La funzione per cercare lavoro su Facebook arriva in altri 40 paesi

LinkedIn è stato creato (o almeno si è popolato) per profili professionali specializzati e altamente qualificati. Digital Strategist, eCommerce Manager, formatori, sarà difficile trovare qui annunci per camerieri o commessi. Anche perché sono soprattutto le grandi aziende a proporre posizioni aperte sul social network professionale per eccellenza. Proprio in questo spazio lasciato vuoto, lo scorso anno ha pensato di inserirsi Facebook, il luogo in cui, invece, sono soprattutto le piccole attività a trovare la loro dimensione ideale.

Lanciata nel 2017 solo in Canada e Stati Uniti, la funzione per la ricerca (e l’offerta) di lavoro direttamente all’interno del social network sta per essere rilasciata anche in altri 40 paesi.

Come funziona Facebook Jobs

Le aziende potranno pubblicare le offerte di lavoro nella scheda “Jobs” nella loro pagina, nella dashboard di Google Jobs, nel Marketplace di Facebook e nel feed news tramite annunci a pagamento.

Dall’altro lato, chi sta cercando lavoro potrà scoprire le posizioni aperte e compilare automaticamente la domanda di candidatura, attraverso le informazioni già inseriti sul proprio profilo di Facebook, modificando all’occorrenza e quindi inviando direttamente all’azienda l’application. L’appuntamento per il colloquio di lavoro, naturalmente, si potrà fissare tramite Messenger.

La sfida di Facebook a LinkedIn

“Le imprese locali rafforzano le nostre comunità e creano oltre il 60% dei nuovi posti di lavoro“, si legge nel post di Facebook. “Vogliamo aiutare le persone a trovare quei lavori e aiutare le aziende locali ad assumere le persone giuste”.

Il lancio di Jobs potrebbe aiutare Facebook a rubare parte di quegli 1,1 miliardi di dollari guadagnati da Microsoft grazie a LinkedIn nel quarto trimestre 2017.

Ma l’opportunità più grande per l’azienda è lo sviluppo di una versione delle inserzioni legate proprio alle offerte di lavoro: le aziende pagheranno per promuovere i propri annunci e trovare personale, soprattutto per attività come la vendita al dettaglio o la ristorazione.

LEGGI ANCHE: Lavorare meno per lavorare meglio. Ora lo dice anche una ricerca scientifica

I candidati, nel frattempo, godranno di una semplificazione nella compilazione del proprio curriculum, dato che tutti i dati saranno già disponibili sul social network, e utilizzeranno lo spazio in cui già trascorrono moltissimo del loro tempo anche per la ricerca di lavoro.

Un win win, insomma, soprattutto per Facebook, che punta così anche ad aumentare il tempo trascorso dagli utenti sulla piattaforma.

Infine, Facebook potrebbe collegare automaticamente i profili giusti con le aziende che li stanno cercando, anche senza che un utente stia attivamente cercando lavoro, attingendo alle preziose informazioni del profilo e confrontandole con le richieste delle imprese, proprio come fa LinkedIn con le posizioni suggerite.

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Cercare lavoro su Facebook anche in Italia?

Come ci fa presumere questo link (per ora con annunci solo dalla stessa Facebook), la funzione dovrebbe essere già attiva anche per l’Italia, ma ci lasciamo con alcuni interrogativi.

Potrebbe essere questa una delle svolte di Facebook, ora che il suo pubblico potenziale si avvicina alla saturazione? E le persone vorranno davvero mostrare tutti i dati presenti sul loro profilo (foto comprese) al futuro datore di lavoro?

Vodafone

Vodafone Germania e Nokia vogliono portare il 4G sulla Luna

Vodafone Germania e Nokia hanno annunciato un accordo di collaborazione per la prima missione sulla Luna per costruire una rete dati ad alta velocità fra il satellite e la Terra: un sistema di comunicazioni live interspaziale. La data di realizzazione è il 2019. Le due società (Nokia è partner tecnico) hanno presentato il progetto al Mobile World Congress di Barcellona, la più importante fiera di settore dedicata al mercato del Mobile e degli smartphone.

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Rover testing in Qatar Credit: Kate Arkless Gray/PTScientists

Anche SpaceX e Audi

Nokia e Vodafone hanno annunciato anche che sarà il Falcon 9 di SpaceX di Elon Musk ad occuparsi del trasporto dei materiali. Insomma, anche la Luna avrà una copertura 4G il prossimo anno, 50 anni dopo che i primi astronauti della NASA hanno camminato sulla sua superficie. La soluzione sarà a supporto del piano Mission to the Moon della società tedesca PTScientists, che ha progettato una missione sul satellite, appunto per il 2019. In esplorazione ci saranno due rover sviluppati da Audi.

Mission to the Moon

La rete 4G consentirà ai rover Audi di comunicare e trasferire dati scientifici e video HD mentre si avvicinano al veicolo lunare della NASA Apollo 17 (utilizzato dagli ultimi astronauti per camminare sulla Luna).  I test Vodafone indicano che la stazione base dovrebbe essere in grado di trasmettere 4G utilizzando la banda di frequenza 1800 MHz e inviare il primo feed video HD in tempo reale della superficie della Luna, che verrà trasmesso a un pubblico di tutto il mondo tramite un collegamento spaziale profondo che interconnette il server PTScientists al Mission Control Center di Berlino.

Sviluppo di nuove tecnologie spaziali

“Siamo molto lieti di essere stati scelti da Vodafone come loro partner tecnologico – ha dichiarato Marcus Weldon, Chief Technology Officer di Nokia Bell Labs – di un’importante missione che supporta, tra le altre cose, lo sviluppo di nuove tecnologie spaziali per il futuro networking, elaborazione e archiviazione dei dati e contribuirà a far progredire l’infrastruttura di comunicazione necessaria per accademici, industria e istituzioni educative nella conduzione della ricerca lunare, che hanno implicazioni potenzialmente vaste per molte parti interessate e l’umanità nel suo insieme. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto con Vodafone e gli altri partner nei prossimi mesi, prima del lancio nel 2019″.

Per il CEO di Vodafone Germania, Hannes Ametsreiter “questo progetto implica un approccio radicalmente innovativo allo sviluppo dell’infrastruttura di rete Mobile ed è anche un grande esempio di una squadra indipendente e multi-specializzata che raggiunge un obiettivo di immenso significato”. Di “primo passo cruciale per l’esplorazione sostenibile del sistema solare” ha parlato Robert Böhme, CEO e fondatore di PTScientists. “Perché l’umanità lasci la Terra, c’è bisogno di sviluppare infrastrutture al di fuori del nostro pianeta. Sulla Luna stabiliremo e testeremo i primi elementi di una rete di comunicazioni dedicata”.

Arriva YouTube Mobile Live, commenti in tempo reale dai followers (e non solo)

YouTuber di tutto il mondo, unitevi! Il nuovo aggiornamento di YouTube Mobile Live offrirà una nuova esperienza di interazione: la nuova versione, da poche ore dà infatti la possibilità ai propri utenti di rafforzare la connessione con la propria community.

Scaricando l’app di YouTube Mobile è possibile infatti usufruire del servizio live streaming che permette a fan, follower e seguaci di guardare il video e chattare in tempo reale, ora con tante funzionalità in aggiunta.

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(c) socialsamosa.com

Sempre sul pezzo

YouTube, social tra i più popolari, ha sempre coinvolto i propri utenti e per rafforzarne la connessione ecco che rende il live streaming ancora più accessibile.

In che modo? Innanzitutto, dando la possibilità agli utenti di seguire la conversazione nella chat posta al fianco del video anche dopo il live, secondo la stessa modalità. In questo modo, sembrerà di rivivere il live dando la possibilità all’utente spettatore di essere coinvolto comunque in prima persona, di essere sempre parte della community, insomma.

Ancora,  per migliorarne l’interazione YouTube continua a scommettere sulle didascalie automatiche live: grazie alla tecnologia LASR, ovvero grazie al riconoscimento vocale automatico, in tempo reale gli utenti potranno usufruire di didascalie e sottotitoli con un tasso di errore limitato.

Tag, ovunque tag

Cari Youtuber che vi accingete a collegarvi in live streaming da mobile, ricordate che nelle prossime settimane, potrete anche aggiungere il tag relativi ai vostri video, dando la possibilità ai vostri futuri seguaci di raggiungervi per tematica grazie alla ricerca tramite filtro.

 

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Cos’è Vero, il nuovo social che sta sbancando i download

Se una startup nata nel 2015, basata a New York, riesce a trovare spazio (anche piccolo piccolo) tra i giganti della Silicon Valley, allora sì, possiamo dire che l’ecosistema dei grandi del tech non è immutabile. La mission impossible ha per protagonista Vero, un’app che guarda dritta negli occhi nientemeno che Instagram e che si propone come un nuovo social network.

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Nelle ultime 24 ore, il servizio sviluppato dal milionario libanese Ayman Hariri (Forbes ha stimato nel 2018 il suo patrimonio netto in 1,33 miliardi di dollari),  l’impresario cinematografico Motaz Nabulsi e l’investitore Scott Birnbaum, ha conquistato 600 mila utenti. Un vero esercito in fuga fra Millennials e utenti stanchi di passare tra le maglie strette degli algoritmi: ecco i nuovi ospiti dell’app. In tutto a oggi l’app conta un milione e 200 mila download, in poco più di 24 ore cioè ha eguagliato il numero di download che aveva raccolto dalla fondazione.

Per capire un po’ il senso di questo fenomeno, con tutti i limiti della sua possibile volatilità, forse è il caso di dare uno sguardo al milione e passa di utenti che protestano da giorni contro il restyling di Snapchat e all’aria pesante che si respira intorno a Facebook, tra fake news, post oscurati, strategie di marketing e l’ossessione per i nostri dati.

Visualizzazioni in ordine cronologico

Proprio così, niente algoritmi. Il servizio promette visualizzazioni in ordine cronologico e anche assenza di pubblicità. E questo vale tutti i contenuti da pubblicare: articoli, foto, video, brani musicali, link. E poi non ci sono profili verificati, né influencer a dettare legge. “Rendere genuine le relazioni fra amici e persone connesse al proprio profilo” è la mission della società.

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Solo app

Vero ha un sito web, ma è utilizzabile solo su smartphone e tablet (Android o iOS). Per registrarsi basta cliccare su “Nuova iscrizione” e compilare un modulo dove vi viene chiesto di creare un nome utente, inserire l’anno di nascita, indirizzo e.mail, una password e un numero di telefono. Niente di diverso, questo sì, dagli altri social network. Per pubblicare un contenuto si clicca su “+”, si apre un menu dove si seleziona il tipo di contenuto che si vuole creare e  il gioco è fatto.

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Gratis, per un anno

Al termine dei 12 mesi dall’iscrizione, gli utenti dovranno sottoscrivere un abbonamento annuale per poter continuare ad utilizzarlo. Al momento ancora non è stato ufficializzato il prezzo.

Content Marketing Customer Journey

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Cambiano le piattaforme, cambiano i linguaggi e nasce una nuova customer journey che si arricchisce continuamente di inesplorati punti d’accesso al funnel di conversione digitale. La sfida per i marketer che hanno l’arduo compito di progettare contenuti per evolvere la propria vision strategica è sempre più complessa.

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Knowledge for Change!
BE NINJA

Nomenclatura dei colori Rossi (2)

L’antenato di Pantone, in un libro dell’800

Anche se i campioni e le palette colori sembrerebbero un’invenzione moderna (pensiamo alla notorietà di Pantone), già nell’Ottocento, quando ancora non esisteva nemmeno l’arte della fotografia, si catalogava la gamma dei colori presenti in natura grazie ad approfonditi studi del mondo esterno da parte di naturalisti, geologi e antropologi.

Tra questi spicca un’opera pubblicata all’inizio del XIX secolo, in grado di classificare in modo molto puntuale i colori presenti in natura, utilizzata anche dal celebre naturalista Charles Darwin.

Si tratta della Nomenclatura dei colori di Werner, un piccolo tomo che si può considerare come la prima standardizzazione di colori esistente.

Nomenclatura dei colori Gialli (1)

Nomenclatura dei colori Gialli (2)

Tutte le foto – archive.org

Così Darwin descriveva i colori

Alla fine del 1831 Charles Darwin salpò dal porto inglese di Plymouth a bordo del brigantino da guerra HMS Beagle, riconvertito in quegli anni in una nave da esplorazione, per una spedizione che avrebbe completamente cambiato la nostra visione del mondo. Il viaggio durò più di cinque anni, che Darwin passò a osservare, catalogare e appuntare ogni dettaglio della natura dell’emisfero australe, portandolo alla scrittura del libro Viaggio di un naturalista intorno al mondo. La nave circumnavigò l’America del Sud per poi arrivare in Nuova Zelanda, Australia, attraversare l’Oceano Indiano, superare il continente africano e ritornare in patria.

Nelle numerosissime osservazioni di flora e fauna incontrate durante questo viaggio, ciò che si nota nel libro di Darwin non sono solo le sue ottime qualità da scrittore, ma soprattutto le sue precise e puntuali descrizioni dei colori. Ad esempio la sua descrizione dell’Oceano Indiano: “I had been struck by the beautiful color of the sea when seen through the chinks of a straw hat […] It was according to Werner nomenclature ‘Indigo with a little azure blue’ [and] the sky at the time was ‘Berlin [blue]’ with a little Ultramarine” – “Ero stato colpito dal bellissimo colore del mare attraverso le fessure di un cappello di paglia […] Secondo la nomenclatura di Werner, era ‘Indaco con un poco di azzurro’ [e] il cielo in quel momento era ‘Berlino [blu]’ con un pizzico di Ultramarino”.

Indicazioni come queste, però, si trovano anche in altri trattati di quel periodo, che descrivevano in modo esaustivo le tinte di piante, animali o minerali.

Nomenclatura dei colori Verdi (1) Nomenclatura dei colori Verdi (2)

Il colore e la natura

D’altronde, la relazione che c’è tra natura e colori è qualcosa di indescrivibile. Ogni sasso, pietra, minerale, pianta o fiore offre una varietà di sfumature infinita.

Come fecero Darwin e molti altri autori ottocenteschi a fornire indicazioni così precise riguardo alle varie colorazioni, senza che la fotografia non fosse ancora stata inventata? Si parlava, infatti, di tonalità come grigio francese, bianco latte-scremato, blu scozzese, blu Berlino, viola campanula, verde montagna, verde anatra, giallo del re, rosso sangue arterioso.

La risposta sta nell’impresa di un geologo tedesco, Abraham Gottlob Werner, conosciuto per famose ricerche sui minerali e sulla stratificazione della crosta terrestre. Insieme al pittore scozzese Patrick Syme, infatti, fece uno studio approfondito su molti aspetti del mondo naturale che sfociò in quella che conosciamo oggi, appunto, come Nomenclatura dei colori di Werner.

Nomenclatura dei colori Rossi (2)

Nomenclatura dei colori Rossi (1)

LEGGI ANCHE: Pantone annuncia tutti i colori che indosseremo nella primavera 2018

Il catalogo dei colori prima di Pantone

Pubblicata nel 1814, questo “catalogo dei colori” consiste in una guida in grado di illustrare i colori visibili in natura, suddividendoli in numerose tonalità, ciascuna rappresentata da un piccolo riquadro. Da qui nascono i nomi fantasiosi assegnati a ogni colore, a cui vengono affiancati anche un numero preciso e una descrizione quasi poetica, scritta a mano. Questi vennero elaborati da Syme, che utilizzò gli studi di Werner per fornire anche degli esempi su come trovare ogni colore in natura nei tre regni animale, vegetale e minerale.

Alcuni esempi? il Verde Mela, oltre che sul frutto di cui porta il nome, può essere ammirato anche sulla “parte inferiore delle ali della falena Green Broom”, o  il Blu di Prussia, il colore di una “macchia di bellezza” sull’ala dell’anatra selvatica. Tutte queste annotazioni rappresentavano una catalogazione utilissima non solo a naturalisti, ma anche a pittori o antropologi dell’epoca.

La Nomenclatura di Werner racchiude un totale di 110 colori, che sembrano pochi se si pensa alle palette oggi a nostra disposizione. Tuttavia, contando che la prima pubblicazione di questa guida risale a più di 200 anni fa e considerando le preziose descrizioni fornite per ogni tonalità, questo documento è più attuale che mai, se si pensa a cosa può nascere dall’osservazione del mondo attorno a noi.

Ecco che un catalogo del 1814 diventa estremamente attuale, talmente attuale che la casa editrice Smithsonian Book ha deciso proprio a febbraio 2018 di ripubblicarlo.

Nomenclatura dei colori pantone

INFOGRAFICA: Tutti i numeri della pubblicità su smart tv in Europa entro il 2020

SpotX, la principale piattaforma di video advertising e monetizzazione per i proprietari di media, presenta oggi un’infografica sulla previsione di crescita delle opportunità pubblicitarie per la TV connessa in Europa. La rappresentazione visiva della ricerca commissionata da SpotX illustra la crescita dell’advertising su TV connessa, definito come contenuto trasmesso sullo schermo televisivo tramite internet aperto per mezzo di dispositivi quali smart TV, console di gioco, servizi di streaming multimediale come Amazon Fire Stick, Chromecast ed Apple TV, oltre agli abbonamenti ai canali TV a pagamento. È prevista una rapida crescita pari a oltre il 200%: dai 225 milioni di euro del 2016 agli 825 milioni di euro del 2020.

spotx

L’infografica si basa sulla ricerca curata da MTM, una società di consulenza strategica e di ricerca, incaricata da SpotX di delineare le dimensioni delle opportunità pubblicitarie per la TV connessa in Europa. Sono in costante crescita il progresso della tecnologia AVOD (advertising-funded Video-on-Demand) e il desiderio, da parte di brand e agenzie, di abbinare le inserzioni pubblicitarie ai programmi premium; la ricerca dimostra che il mercato è ormai pronto per una rapida crescita tra i 5 principali mercati europei per la pubblicità televisiva.

Locomotiva UK

Il Regno Unito, secondo l’infografica, è il principale mercato europeo in termini di pubblicità su TV connessa, con un valore previsto di 250 milioni di euro nel 2020. Il mercato britannico sarà caratterizzato da un tasso di crescita annuo composto (CAGR) pari al 19%, ottenuto tramite la maggiore interazione degli utenti con la tecnologia della TV connessa unitamente all’impegno delle emittenti verso l’offerta di servizi leader del settore, come ITV Hub e BBC iPlayer.

Italia

Una rapida crescita dell’advertising su TV connessa viene evidenziata per l’Italia, con i partecipanti alla ricerca che prevedono un CAGR dell’80% tra il 2016 e il 2020. L’infografica mostra che nel prossimo biennio, in base alle previsioni, il mercato raggiungerà un valore di 105 milioni di euro rispetto ai 10 milioni del 2016. I miglioramenti nella rilevazione dell’audience indicano che l’industria italiana si sta preparando a questa innovazione con l’aumento dell’interesse, da parte dei consumatori, verso il video on demand.

Francia

Oltre a una solida cultura dell’IPTV, l’infografica mette in evidenza che la Francia si caratterizzerà per il secondo reddito pubblicitario più elevato per la TV connessa, con un valore quantificato in 240 milioni di euro dagli esperti del settore e generato, secondo le previsioni, dalla pubblicità trasmessa tramite internet aperto agli schermi TV entro il 2020. A supporto di questa crescita sono già in essere fattori determinanti del mercato, come una buona diffusione e velocità della banda larga, e inoltre le emittenti aumenteranno gli investimenti in app e servizi TV.

Germania

L’infografica traccia la crescita della pubblicità su TV connessa in Germania: dai 50 milioni di euro del 2016 ai 125 milioni di euro del 2020, con un CAGR del 24%, e previsioni che la indicano come terzo paese più importante del prossimo biennio. I catalizzatori riportati nell’infografica evidenziano gli investimenti in corso nel mercato tedesco, ma con un’adozione leggermente inferiore da parte degli utenti rispetto ad altri paesi europei, con il 50% della popolazione che possiede una smart TV.

Spagna

L’advertising su TV connessa è valutato in 45 milioni di euro nel 2016 in Spagna, con una crescita che dovrebbe attestarsi a 105 milioni di euro nel 2020, pari ai ricavi generati in Italia. In Spagna il CAGR previsto sarà del 24%, trainato dalla domanda di inventario per la TV connessa da parte di inserzionisti e agenzie, e dalla maggiore penetrazione della smart TV nel mercato.

Forte impennata

“I dati dimostrano la forte impennata nell’adozione della pubblicità su TV connessa in tutta Europa, il che riflette la crescita già registrata negli Stati Uniti. La storia evidenziata dall’infografica è confermata dalla nostra espansione: SpotX collabora con importanti innovatori europei del calibro di STV, TV Player, Zattoo, The Box e Dugout, nell’ambito delle loro strategie per la generazione di entrate dall’advertising su TV connessa. Regno Unito, Francia e Germania trainano l’adozione di questo settore pubblicitario in Europa, seguite da mercati emergenti con un potenziale elevato, come Spagna e Italia”, ha spiegato Mike Shehan, co-fondatore e amministratore delegato di SpotX. “Questa infografica illustra la ricerca da noi condotta e dimostra come la pubblicità su TV connessa sia destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni. Le emittenti stanno adottando la stessa mentalità del loro pubblico, che utilizza più dispositivi diversi e sceglie principalmente il digitale. Gli inserzionisti riconoscono chiaramente l’impatto della loro pubblicità trasmessa a un pubblico mirato sullo schermo della TV”, ha aggiunto Nick Thomas, direttore associato di MTM.

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Amazon ha comprato una (ex) startup per 1 miliardo

Dopo aver acquisito le telecamere di sicurezza di Blink appena due mesi fa, Amazon continua a investire nei sistemi smart home e si è comprata Ring, società specializzata nella produzione di sistemi di sorveglianza per la casa, che ha sviluppato e commercializzato un campanello omonimo e una serie di altri dispositivi di allarme.  Più precisamente i dispositivi di Ring permettono ai padroni di casa di seguire in remoto cosa succede nei pressi della loro abitazione, o meglio, è una sorta di spioncino, che ti fa vedere in diretta chi suona alla porta. Secondo Reuters il prezzo di vendita è stato superiore a 1 miliardo di dollari. Ring dovrebbe continuare a operare con il proprio marchio e integrare le funzionalità dei suoi prodotti in quelli di Jeff Bezos.

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twitter.com/ring

Combatte il crimine

“Ring è impegnata nella missione di ridurre il crimine nei quartieri fornendo strumenti di sicurezza domestica efficaci ma accessibili ai nostri vicini che hanno un impatto positivo sulle nostre case, le nostre comunità e il mondo –  ha detto un portavoce di Ring – saremo in grado di ottenere ancora di più collaborando con una società creativa e incentrata sul cliente come Amazon”.

Anche su Shark Tank

Ring è stata fondata nel 2012 da James Siminoff (CEO e Chief Inventor) ed è basata a Santa Monica in California. Dalla sua costituzione ha raccolto circa 209 milioni di dollari. Nel 2013, con il nome di DoorBot, ha anche debuttato sul programma tv Shark Tank (chiedevano  700 mila dollari in cambio del 10% della società, ma nessuno ha accettato l’accordo).

 

“Se non fosse per mia moglie, il campanello video Ring  non esisterebbe. Lei lo ama! Non solo per l’ovvia convenienza, ma per la sicurezza di essere ora in grado di rispondere in sicurezza alla porta da qualsiasi luogo” ha scritto Siminoff sul sito della società.

 

I nuovi trend del content marketing: ecco cosa preferiscono i consumatori

Chi si occupa di marketing sa bene che il content ha un ruolo fondamentale all’interno di ogni strategia.

In molti infatti, al grido di battaglia “Content is King”, affermano che la creazione e la cura dei contenuti rappresentano il cuore di tutto ciò che riguarda il mondo del digital marketing:  blog, social media e online advertising sono alimentati dai contenuti.

Oltre ad avere queste certezze, il professionista della comunicazione deve mantenersi costantemente aggiornato sulle evoluzioni della disciplina, in particolare focalizzandosi sui trend del consumo di contenuti e sulle tipologie di formati più efficaci di oggi e del futuro.

Questi e molti altri temi vengono affrontati nell’ultimo report rilasciato da HubSpot Research, frutto di uno studio a cui hanno partecipato oltre tremila utenti provenienti da USA, Germania, Colombia e Messico.

LEGGI ANCHE: L’approccio zen al Content Marketing: come e perché farne tesoro

Branded content

Quali sono i migliori formati per i contenuti prodotti dai brand? La risposta fornita dal campione intervistato non rivela particolari sorprese dato che il formato più accettato dagli utenti è il video, seguito dalle email/newsletter e dalle immagini pubblicate sui social media.

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L’assetto cambia leggermente se gli stessi dati vengono analizzati per area geografica e non più a livello complessivo.

Da questo punto di vista il formato video, così come le immagini social, risultano particolarmente efficaci per gli utenti dell’America Latina, i tedeschi sono invece più propensi ad accettare i contenuti veicolati via email.

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Contenuti per l’advertising

È proprio vero: “un’immagine vale più di mille parole” e quando si parla di contenuti per l’advertising la questione è ancora più evidente.

Gli utenti intervistati difatti sono più propensi a visualizzare annunci pubblicitari basati su immagini anziché basati su video o testo.

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Focus: contenuti video

Una volta compreso il “cosa” è fondamentale studiare anche “il dove” ponendosi questa domanda: quali sono le piattaforme online più frequentate dagli utenti per la fruizione dei contenuti video?

A livello aggregato YouTube mantiene saldamente il primato, tuttavia ci sono diversi aspetti degni di nota.

Il primo fenomeno interessante è rappresentato dall’avanzata di Facebook che, stando ai dati, a breve raggiungerà YouTube, situazione che si è già verificata nel caso dell’America Latina.

Netflix ha ottenuto numerose preferenze in particolare tra gli utenti US i quali sono propensi a visualizzare contenuti anche sulla piattaforma Amazon Video, utilizzata prevalentemente per ottenere informazioni sui prodotti.

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Come si evince dal grafico precedente, il rapporto tra video e social media è sempre più consolidato, quando navigano tra i social gli utenti preferiscono vedere contenuti di intrattenimento e divertenti, ma anche informativi ed educativi.

LEGGI ANCHE: Come sponsorizzare i video su YouTube, usando Google Adwords

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Questa è solo una parte della ricerca, ma il quadro che emerge è piuttosto chiaro e le implicazioni di marketing sono numerose.

In primo luogo è evidente che il content continuerà ad essere un elemento cardine della customer experience: gli utenti vogliono contenuti, meglio se visuali.

Parlando di social media e di traffico organico (che ultimamente viene paragonato ad un essere mitologico), va evidenziato che per i brand c’è ancora uno spazio che è rappresentato dai video e dalla loro corretta gestione. Si dovranno ricredere poi tutti coloro che periodicamente dichiarano morta l’email perché, niente da fare, l’email è più viva che mai!

Infine il report ci mostra l’importanza di porre l’attenzione anche alle dinamiche delle piattaforme di produzione e distribuzione dei contenuti. Conoscere il quadro e fornire le giuste chiavi di lettura ai fenomeni è il primo passo per anticipare le mosse ed effettuare scelte corrette per il futuro.

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Gli arabi vogliono investire 400 milioni negli occhiali AR di Magic Leap (che ancora non esistono)

Quattrocento milioni di dollari: è questa la cifra, secondo il Financial Times, che il Fondo Sovrano dell’Arabia Saudita potrebbe investire in Magic Leap, startup che ha sviluppato occhiali per la realtà aumentata. Il quotidiano ha riferito che l’accordo dovrebbe essere annunciato nelle prossime settimane ed è un’estensione di un precedente round di finanziamento. L’investimento si baserà su una valutazione aziendale di 6 miliardi e porterebbe l’importo totale raccolto da Magic Leap a 2,3 miliardi di dollari: anche se la società deve ancora rilasciare il suo prodotto.

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credits magicleap.com

Interessati al software

A dicembre, Magic Leap ha annunciato il design e il nome del suo The Magic Leap One Creator Edition. E’ il primo prodotto della società di realtà aumentata, utilizza un paio di occhiali intelligenti e un computer montato sulla cintura. Gli occhiali di Magic Leap vengono descritti a “realtà mista” e sono equipaggiati con tecnologia “lightfield”, che consente a chi li indossa di visualizzare oggetti virtuali in ambientazioni reali. Si dice anche che la società stia sviluppando una cuffia, ma ciò che sembra essere davvero interessante per gli investitori è il software e i sistemi ottici che alimentano le immagini digitali della luce in un dispositivo così piccolo. Poche settimane fa la società ha annunciato un accordo con la NBA per vedere le partite di basket in modo “diverso”.