futuro del web

Sarà internet a navigare le persone, e altri 8 scenari sul futuro della rete

L’avanzamento della tecnologia, l’attenzione verso la customer experience e i Big Data aprono molte possibilità a designer, marketers e aziende lungimiranti per sperimentare nuove soluzioni di acquisto. Allo stesso tempo le ultime scoperte tecnologiche generano riflessioni sul futuro del web e sulla fusione sempre maggiore tra vita reale e vita virtuale.

Otto giovani imprenditori dello YEC (Young Entrepreneur Council) interpretano, secondo la loro esperienza, i futuri cambiamenti della navigazione web con l’avanzare dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata e del machine learning.

Prima di svelarveli però, una semplice domanda: avete mai visto il film di Spike Jonze Lei? Se sì, bene! Perché lo utilizzeremo come filo conduttore di queste ipotesi sul web futuristico. In caso contrario siete allertati sul rischio spoiler!

https://www.youtube.com/watch?v=5Cs3iOHi8Ms

1. La SEO tradizionale diventerà obsoleta

Nel film Lei, ambientato in un futuro distopico, Theodore installa Samantha, un sistema OS dotato di intelligenza artificiale in grado di auto-apprendere spontaneamente dall’esperienza e dai dati forniti da Theodore. Samantha comunica vocalmente con Theodore e man mano che apprende i suoi interessi, risponde ai suoi bisogni con risultati su misura per lui.

Proprio nell’avanzamento della ricerca, Marle Jia, Chief Revenue Officer per TopBots, vede il futuro del web. Con gli assistenti vocali come Alexa e Siri, le ricerche saranno infatti sempre più improntate sulla voce rispetto al testo, considerando che già oggi il 20% delle ricerche mobile su Google sono vocali. Inoltre l’intelligenza artificiale diventerà estremamente predittiva e saprà cosa l’utente sta cercando prima ancora di digitare.

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2. Acquistare sarà più facile, veloce e accessibile

Secondo Cooper Harris, fondatrice di Klickly, con L’intelligenza artificiale (AI) e la realtà virtuale e aumentata, non sarà più il customer a navigare sul sito del brand e acquistare il prodotto secondo il tradizionale funnel di vendita, ma sarà il brand stesso ad andare dal cliente, sperimentando nuove modalità per accedere al catalogo e acquistare il prodotto. Un business quindi che si muove sempre più verso il consumatore e genera maggiori opportunità di commercio distribuite e offerte di acquisto veloci e convenienti.

futuro del Web

Credits: Gerd Leonhard

Ci eravamo chiesti come riusciranno i brand a monetizzare i risultati della ricerca vocale e tra le risposte c’era proprio la possibilità dell’alta personalizzazione del risultato, rispondendo al cliente dopo aver appreso le sue preferenze e bisogni.

3. Una pubblicità sempre più customizzata

Siete fan Marvel ma vi propongono sempre fumetti DC? Sappiate che non vogliono farvi cambiare “religione”, ma semplicemente ad oggi abbiamo algoritmi limitati per la promozione del prodotto. Possiamo infatti targetizzati ma non così dettagliatamente. I nuovi sviluppi della machine learning permetteranno invece di catturare contemporaneamente dati dell’utente in ogni angolo del web (social behaviour, Open rates, browsing data, topics) per creare una promozione a misura di customer. Parola di Justin Blanchard, CMO di ServerMania.

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4. Il web ci navigherà

Torniamo al nostro film, vi ricordate il finale? Samantha dice a Theodore: «È come se stessi leggendo un libro che amo con tutta me stessa, ma lo leggo lentamente ora. Le parole sono distanti tra loro e gli spazi tra le parole sono quasi infiniti […]. In questo spazio infinito tra le parole sto trovando me stessa ora».

Samantha arriva ad un livello di apprendimento di Theodore talmente alto, come un libro che ormai conosce, che va oltre di lui. Samantha ha letteralmente “navigato” Theodore, non solo nella sfera di bisogno fisico ma anche di bisogno emotivo.

Jeremy Kenisky, fondatore di Merge VR sicuramente ne dà un’interpretazione meno romantica, ma sostiene che con la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale non saremo più noi a navigare il web, ma il web stesso a navigare nei nostri bisogni, in ogni luogo e momento. Una fusione vera e propria tra vita virtuale e vita reale.

5. Tecnologia eye-tracking

La combinazione tra AI e realtà aumentata renderà possibile guardare un grattacielo o Amore e Psiche di Canova, e leggere come è stato creato, il materiale, l’anno, estrarre quindi informazioni su di esso senza dover distogliere lo sguardo.

realtà aumentata

Secondo Syed Balkhi, CEO di Optin Monster faremo i conti con una tecnologia intuitiva, che legge il movimento degli occhi ed estrae da esso informazioni. Pensate alla grande opportunità per il mondo dell’arte e la rivalutazione del territorio con tale tecnologia. Del resto abbiamo già esempi concreti di applicazione della realtà aumentata a Pompei o ai Fori di Augusto e Cesare a Roma, ma ancora questa tecnologia è vista come un’esperienza e non come una quotidianità, quella che invece si prospetta nel futuro del web.

6. Filter Bubbles: risultati personalizzati su base ideologica

Il termine Filter bubble (bolla di filtraggio) è stato coniato dall’attivista Internet Eli Pariser, nel suo libro The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You, per indicare quei siti che registrano il comportamento dell’utente (click precedenti, ricerche passate, posizione geografica) e restituiscono informazioni in linea con il suo pensiero ideologico e punto di vista, nascondendo le restanti  informazioni di pensiero differente. L’utente quindi si trova in una vera e propria bolla culturale o ideologica.

Il futuro del Web: la realtà aumentata

Questo sistema viene applicato da Facebook e Google, provate per esempio a cercare la stessa parola sia “loggati” su Google che in modalità anonima, troverete sicuramente risultati differenti. Le bolle di filtraggio sono create dall’ IA e quello che sostiene Bryce Welker di Beat The CPA è che con la Realtà Aumentata e Virtuale, anche le locandine che incontriamo nella metropolitana saranno personalizzate secondo i nostri interessi, gusti e ideologie.

Ognuno di noi quindi vedrà una realtà diversa? Probabilmente sarà così.

7. L’umanizzazione dei software

Quante volte, ascoltando Siri o Alexa, avete immaginato che volto potessero avere? Un po’ come diamo un volto ai personaggi dei nostri libri preferiti, poi esce il film e ne rimaniamo delusi. David Henzel, CoFounder di MaxCDN  sostiene che in futuro i software saranno personificati, avranno un volto e lavoreranno a stretto contatto con le persone per raggiungere gli stessi obiettivi. Il software non sarà quindi all’interno di un device e uno schermo, ma piuttosto un compagno di viaggio o un collega di lavoro.

Pensate se anche noi, come Theodore, arriveremo ad innamorarci di un OS.

8. La scomparsa della ricerca attiva nel futuro del web

Nel momento in cui l’intelligenza artificiale raggiungerà un livello tecnologico superiore, restituirà risultati all’utente senza più bisogno di cercare sul web. La tradizionale ricerca sarà quindi sostituita dai suggerimenti e consigli dell’AI in linea con i bisogni e interessi dell’utente. Parola di Paul Grossinger, Cofounder di Gaigels.

Il futuro del web sembra una realtà fantascientifica, a tratti inquietante eppure già molto vicino. E voi siete pronti a conoscere dal vivo il vostro sistema operativo?

Sarà Harry Potter il nuovo Pokémon Go?

Quest’anno la saga di Harry Potter ha compiuto 20 anni: tanto è il tempo infatti trascorso dall’uscita del primo romanzo, Harry Potter e la pietra filosofale. Per l’occasione, il 2017 è costellato di eventi e iniziative per celebrare l’anniversario. L’ultima novità è il lancio di un’etichetta di videogiochi ufficiali, Portkey Games, editi da Warner Bros Interactive Entertainment. A questo annuncio ufficiale, si è aggiunta la notizia che Nantiac Labs è a lavoro su Harry Potter Wizards Unite, un gioco in realtà aumentata.

PortkeyGames

 

Harry Potter, un franchise multichannel

Nel panorama contemporaneo dell’entertainment, dal cinema alla letteratura, sempre più spesso diventano oggetto di culto prodotti che puntano su forme di narrazione espansa, che possano così coinvolgere il pubblico su diversi canali e in esperienze diverse e meno tradizionali. Il franchise dietro Harry Potter, che per la cronaca ha generato 25 miliardi, ha queste caratteristiche, avendo realizzato un universo che si sviluppa su più mezzi, dal romanzo al cinema, dai parchi gioco alle community online.

Harry Potter è forse il primo caso di brand di successo generato dall’incontro tra un testo accattivante e immersivo, un autore, la scrittrice J.K.Rowling, molto vicina ai suoi lettori e una generazione di fan desiderosi di sfruttare le nuove piattaforme digitali emergenti che sono parte integrante della loro vita.

In quest’ottica non poteva dunque mancare una versione videogioco del mondo magico di Hogwarts: per la gioia dei potterhead, sembra che quelle che erano semplici rumors un anno fa, si siano finalmente tramutati in realtà e Niantic Labs stia lavorando effettivamente a un videogioco a tema Harry Potter.

Harry Potter Wizards Unite, un videogioco in stile Pokémon Go

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Niantic Labs, per i babbani ignoranti in tema di videogames, è l’azienda sviluppatrice del famoso tormentone Pokémon Go: ecco perché TechCrunch, che ha dato per prima la notizia, ha svelato che si tratterà di un app in realtà aumentata.

Sull’applicazione, il cui lancio sarà nel 2018,  sono ancora scarsi i dettagli conosciuti, ma sembra che prenderà ispirazione anche da Ingress, uno dei primi games in AR di Niantic. La casa sviluppatrice, sul suo blog ufficiale, ha dichiarato:

I giocatori apprenderanno incantesimi, esplorano i loro quartieri e le città del mondo reale per scoprire e combattere le bestie leggendarie e riunirsi con gli altri per abbattere i potenti nemici.

Sarà un’app che conquisterà solo i fan di Harry Potter o, come è stato già per Pokémon Go, diventerà il prossimo fenomeno ludico di successo?

Utente Twitter in groppa al colonnello sanders, icona di KFC

Epic Win & Fail: KFC commissiona un dipinto per un follower e Madonna trolla Elon Musk su Instragram

Buon inizio di settimana a tutti i voi lettori Ninja e benvenuti ad una nuova puntata della nostra rubrica Epic Win & Fail, per scoprire i campioni epici dei social di questa settimana che ci hanno strappato un sorriso, o che ci hanno lasciato un po’ perplessi.

Pronti? Iniziamo!

Epic Win

Un win questa settimana se lo è meritato senza dubbio Samsung con la nuova nuova campagna pubblicitaria del nuovo Galaxy “Growing Up” diretta dall’agenzia statunitense Wieden + Kennedy, in cui il gigante di telefonia coreano trolla (come al solito) spudoratamente Apple e il novo iPhone X.

Anche se siete fan di Apple, questo nuovo spot vi strapperà sicuramente un sorriso, soprattutto al secondo 52′, dove la camera passa davanti al ragazzo in fila al negozio Apple: il taglio di capelli del ragazzo richiama la parte superiore dello schermo dell’iPhone X (al centro di molte polemiche), che distruba la visione dei video a tutto schermo.

via GIPHY

Il secondo win di questa settimana, molto entusiasmante, riguarda KFC e il genio dei geni che è riuscito a svelare il segreto degli 11 account seguiti dalla compagnia su Twitter.

L’utente di Twitter @edgette22 il mese scorso ha scoperto il segreto dietro gli 11 utenti seguiti da KFC.

KFC segue solo 11 persone, le 5 Spice Girls e 6 utenti di nome Herb: una referenza alla ricetta segreta del pollo fritto del Colonnello Sanders (logo di KFC) composta da “11 herbs and spices” (11 erbe e spezie).

La scoperta è diventata (ovviamente) così virale, che il gigante del fast food ha commissionato un dipinto che ritrae lo scopritore del segreto in groppa al colonnello Sanders, e li ha fatti recapitare a @edgette22.

Pollice in su per il colonnello Sanders!

Ora passiamo ad un contenuto che questa settimana si merita una menzione speciale sia come Win che come Fail.

Rullo di tamburi per uno dei più grandi geni del nostro tempo, Elon Musk, che questa settimana ha raggiunti il suo record di “like” su un post di Instagram pubblicato al tramonto ad Ankara, davanti al mausoleo del padre fondatore della Turchia.

La foto ha ricevuto più di 1 milione di like e più di 40 mila commenti, ma non tutti sembravano interessati al viaggio d’affari di Musk, come Madonna che commenta: “Hey what about my Tesla?” (Che ne è stato della mia Tesla?). La domanda ha ricevuto più di 3 mila like!

Fail

Eccoci arrivati ai Fail.

Il primo pollice in giù se lo merita questa settimana la polizia neozelandese per aver pubblicato un tweet molto infelice, utilizzando una meme divertente a proposito di un incidente stradale che ha visto molti perdere la vita lo scorso fine settimana. Il tweet era stato pubblicato poco dopo che la polizia aveva annunciato che il numero delle vittime era salito a 9.

La polizia ha cancellato il Tweet, ma si sa, alla rete non passa nulla di inosservato. Il tweet è stato commentato come inappropriato e indelicato dagli utenti neozelandesi, costringendo il corpo ufficiale a chiedere scusa poco dopo, ammettendo che il tweet era sbagliato ed inappropriato.

Nemmeno il commissario Winchester avrebbe twittato in questo modo…

Un altro fail totale, questa settimana viene dal mondo dell’ e-commerce, e precisamente da un‘offerta a ore lanciata da ePRICE. La strategia è quella di anticipare il black friday con la promozione “Black Hour” in cui i prodotti tech selezionati, costerebbero per un’ora meno di 1 euro.

Diciamo che già la l’impresa appariva complicata dalla complessita delle istruzioni indicate nel post pubblicato su Facebook, ma quando l’ora X per ogni prodotto è arrivata, nessuno degli utenti è riuscito a effetturare alcun acquisto, anzi ne è derivato uno scontento generale che sarà costato non poco a ePRICE.

Abbiamo reso ancora più immediata la visualizzazione dei prodotti a € 0,99 durante l'ora segreta. Ti ricordiamo che,…

Gepostet von ePRICE am Freitag, 10. November 2017

Promozione o bufala? Intanto specialmente gli utenti dei canali social gliela stanno facendo pagare cara ad ePRICE, definendo la promozione un fake, una trovata pubblicitaria, una perdita di tempo, insomma sono tutti infuriati con ePRICE. Se voi invece siete riusciti ad effettuare almeno un acquisto, fatecelo sapere!

Una settimana ricca di Win & Fail dalla rete. E ora chiudiamo la carrellata con una delle perle del re di Twitter, il @potus Donald Trump, che non si arrende e continua a cercare di conquistare il cuore del leader nord coreano Kim Jong-un.

Alla prossima puntata di Epic Win & Fail, e a tutti voi, una buona settimana!

Il crowdfunding arriva su PayPal. Come funziona Money Pools

PayPal ha appena lanciato il proprio servizio di crowdfunding: si chiama Money Pools ed è un vero e proprio servizio di raccolta fondi che consente ai propri utenti di creare pagine web allo scopo di raggiungere un determinato obiettivo economico tramite donazioni.

Attualmente il servizio è disponibile in 16 paesi – Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Chiunque abbia un conto PayPal può creare un Money Pools o contribuire alla raccolta di un altro utente.

Money Pools

Money Pools: come funziona

Money Pools funziona allo stesso modo di altre piattaforme di crowdfunding: puoi personalizzare la pagina a tuo piacimento, decidere se i contribuenti devono apparire come anonimi o pubblici e, cosa più importante, puoi condividere la pagina utilizzando uno short url.

La storia di PayPal è una storia ventennale, che l’ha portato ad essere un punto di riferimento nell’ambito delle transazioni online, grazie soprattutto, alla percezione di sicurezza e solidità che ha saputo comunicare ai propri utenti.

LEGGI ANCHE: PayPal arriva su Facebook Messenger

PayPal e il crowdfunding: un veloce recap

Circa nove anni fa PayPal lanciò un’applicazione per permettere agli utenti di effettuare pagamenti o scambio di denaro all’interno del nucleo familiare o all’interno di gruppi di amici. Una sorta di precursore delle piattaforme di crowdfunding che oggi ha portato al lancio di Money Pools.

In generale la società ha sempre seguito con interesse le novità in ambito di pagamenti online. I recenti sviluppi dei social network in questo ambito – i pagamenti su Messenger di Facebook ad esempio – hanno portato la società a cercare di sviluppare nuovi servizi per dare la possibilità ai propri utenti di effettuare questo tipo di transazioni.

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Bisogna sottolineare però che i rapporti con i social network, e non solo, non sono sempre stati idilliaci.

Ancora oggi, GoFundMe – la celeberrima piattaforma di crowdfunding – accetta PayPal solo attraverso organizzazioni certificate e non individui.

Il mercato del crowdfunding è davvero molto affollato ma Money Pools promette un successo garantito anche dal nome dell’azienda che lo ha sviluppato e diffuso.

Mi chiamo Sophia, e sono il primo robot con diritto di cittadinanza

Dopo la recente elezione di un Ministro per l’intelligenza artificiale, avvenuta poche settimane fa a Dubai, i vicini di casa dell’Arabia Saudita, hanno deciso di sorprendere tutti concedendo per la prima volta nella storia la cittadinanza ad un Robot.

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Fatto molto insolito per uno dei paesi con la più ferrea politica verso i diritti umani.

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Mi chiamo Sophia

Sophia è il robot più realistico ed avanzato mai prodotto dall’azienda americana Hanson Robotics.

Progettata per assomigliare esteticamente a Audrey Hepburn, è un robot femmina con la funzione principale di “parlare con le persone“, cosa che le riesce ottimamente in quanto il suo software di Intelligenza Artificiale è in grado di elaborare dati visivi e riconoscimento facciale, tramite le due microcamere installate negli occhi.

Sophia imita perfettamente i gesti umani, replica 62 espressioni facciali e riesce ad intrattenere conversazioni semplici con l’interlocutore. Capacità che le hanno permesso di essere ospite in molteplici programmi televisivi, cantare in un concerto e finire in una delle copertine di moda più famose al mondo.

Umanoide con diritti umani

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Il prestigioso riconoscimento le è stato concesso il 25 ottobre al Future Investment Initiative (FII) a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita.

“Sono onorata e fiera per questo riconoscimento unico. È un momento storico perché sono il primo robot al mondo riconosciuto come cittadino.”

Ciò ha suscitato polemiche da parte di alcuni commentatori che chiesero se ciò implicasse che Sophia potesse votare, sposarsi o se una chiusura del sistema potrebbe essere considerata omicidio.

Sophia vs. Elon Musk 

Non si sono fatte attendere nemmeno le prime frecciatine tra l’androide ed Elon Musk, nato tutto da una domanda provocatoria del giornalista Andrew Ross Sorkin, che ha chiesto a Sophia cosa pensasse degli scenari apocalittici di robot al potere.

“Hai letto troppo Elon Musk e visto troppi film di Hollywood. Non preoccuparti, se sei gentile con me, io lo sarò con te. Trattami come un sistema input-output intelligente.”

Risposta che mette in luce la simpatia dell’androide e naturalmente la pronta risposta del patron di Tesla.

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Che con un cinguettio sul proprio profilo Twitter, intima agli ingegneri di dare input diversi al robot.

“Datele come input solo film del Padrino, cosa potrà mai succedere?”

Sophia, o non Sophia? Il nostro punto di vista

Non sappiamo se questa notizia darà il via ad un’escalation di cittadinanze o concessioni di diritti a macchine intelligenti, quello che possiamo affermare in tutta tranquillità è che, se usate in maniera controllata con leggi giuste, questa nuova tecnologia porterà solo benefici a noi e alle generazioni future.

Facebook: tutti i trend che ci aspettano nel 2018

Manca molto poco alla fine del 2017, un anno che ha portato numerosi e diversi cambiamenti nell’utilizzo dei social media, soprattutto da parte di marketer esperti del settore. Se è ancora presto per tirare le somme di tutte le novità che sono state introdotte da gennaio fino ad oggi, è arrivato invece il momento di iniziare a fare alcune previsioni su quello che ci aspetta per il 2018.

Pur essendo Ninja siamo consapevoli di non possedere – purtroppo – una sfera di cristallo per prevedere il futuro, ma cercheremo di identificare per voi tre trend che prevediamo possano coinvolgere le principali piattaforme social nel corso del prossimo anno.

Iniziamo questa nostra “inchiesta” con la prima puntata dedicata al king dei social media: Facebook.

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Declino della portata organica delle fan page

A fronte dei più o meno inaspettati annunci delle ultime settimane, che sembrano anticipare un nuovo News Feed che separa i contenuti condivisi dagli amici da quelli pubblicati in organico dalle pagine brand, molti marketer si stanno ponendo la stessa domanda: quale sarà la sorte delle fan page che non utilizzano gli sponsored post?

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Dall’analisi di BuzzSumo, condotta su più di 800 milioni di post pubblicati su Facebook dalle pagine dei brand a livello globale tra il 2016 e il 2017, vediamo subito come la portata organica degli stessi ha subito un declino spaventoso già nei primi 6 mesi di quest’anno.

Indipendentemente da tutti i consigli che si possono dare ai brand per creare contenuti in grado di aumentare il livello di engagement, sembra che il suggerimento davvero utile sia solo uno: aumentare gli investimenti in sponsored post in modo da arrivare al proprio pubblico target.

LEGGI ANCHE: Il nuovo feed di Facebook ci obbligherà a fare contenuti migliori

Più Social Virtual Reality per tutti

La passione di Zuckerberg per la realtà virtuale iniziò nel 2014, quando acquistò per 2 miliardi di dollari la società Oculus VR. “Sono più impegnato che mai per il futuro della realtà virtuale” sono le parole del caro Mark, rivolte a una folla di programmatori informatici riuniti per l’edizione 2017 della conferenza annuale di Oculus Connect;“Una delle caratteristiche più potenti della VR è l’empatia. Il mio obiettivo è quello di mostrare come la VR può aiutarci a vedere cosa sta succedendo in diverse parti del mondo”.

Ed è per questo che Facebook si sta impegnando nel diffondere il più possibile la tecnologia VR, grazie ad esempio al nuovo visore di realtà virtuale “Oculus Go” – venduto ad un prezzo molto competitivo (solo 199$) – che arriverà nei negozi nei primi mesi del 2018.

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LEGGI ANCHE: Il manager Facebook rivela a Ninja tutte le novità per il 2018

Il CEO di Facebook ha espresso il desiderio di vedere, in un futuro prossimo, almeno 1 miliardo di persone utilizzare la VR sulla sua piattaforma. Se osserviamo le previsioni sulle vendite di device per la realtà virtuale, condivise da Business Insider Intelligence, possiamo proprio constatare che Mr. Zuckerberg ci ha visto lungo – come sempre d’altronde.

Da Social Network a piattaforma di eCommerce

Se l’imperativo di tutti – o quasi – i marketer è vendere, dal prossimo anno dovremo iniziare a considerare Facebook e Messenger come due vere e proprie piattaforme di e-commerce.

Nonostante Zuckerberg abbia ammesso che la monetizzazione di Messenger stia avvenendo un po’ lentamente per i suoi gusti, principalmente a causa della “diffidenza” da parte degli utenti nei confronti dei BOT, Mark vuole continuare su questo fronte e migliorare i servizi per il 2018. Un passo avanti è già stato fatto proprio il mese scorso, annunciando per gli utenti USA la possibilità di pagare tramite PayPal sull’app di messaggistica.

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Inoltre è degli ultimi giorni l’aggiornamento della piattaforma Facebook Messenger 2.0, che ha introdotto diverse novità: la più importante consiste in un plugin che permette agli utenti che navigano il sito web di un brand di avviare una chat con lo stesso direttamente su Messenger, senza uscire dalla piattaforma.

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Infine, sembra riscontrare un grande successo Facebook Marketplace, utilizzato ormai da milioni di utenti in tutto il mondo. Attualmente aperto solo ai profili privati, la piattaforma starebbe testando nuove funzionalità a servizio dei marketers per permettere anche ai brand di vendere i loro prodotti all’interno del “mercatino” di Facebook.

Amazon & eBay devono cominciare ad aver paura?

LEGGI ANCHE: Come funziona Facebook Marketplace

La prossima piattaforma oggetto della nostra “inchiesta” sarà Instagram, nel frattempo condividi con noi le tue impressioni sulla nostra pagina Facebook, con un cinguettio su Twitter o nel gruppo Ninja di LinkedIn!

app di dating

Tinder è meglio dei social, e non per quello a cui stai pensando

Non avevamo capito niente, a quanto pare. Secondo un recente studio reso noto dal MIT, infatti, le app di dating starebbero cambiando non solo il nostro modo di conoscere nuove persone e relazionarci con potenziali partner, ma anche la struttura stessa della società. 

In che modo? Decisamente positivo: creando connessioni sociali altrimenti impossibili, favorendo i matrimoni misti e rendendo le relazioni più… stabili e durature. 

Già. Un fulmine a ciel sereno per tutti quelli abituati a puntare il dito contro Tinder e i suoi fratelli, vetrine dell’eCommerce sentimentale e presunta anticamera del consumismo relazionale. Perché ammettiamolo: anche se ormai le app di dating sono molto diffuse e si inizia a parlarne con crescente frequenza, la verità è che dobbiamo ancora abituarci ad affrontare l’argomento senza quella vena di imbarazzo latente, e senza quella serie di costrutti mentali figli probabilmente di un sano pregiudizio. O semplicemente di un grosso equivoco. 

Ma come stanno davvero le cose?

app di dating

Lo studio di Josue Ortega e Philipp Hergovich

La ricerca in questione, dal titolo “The Strength of Absent Ties: Social Integration via Online Dating” (la forza dell’assenza di legami: l’integrazione sociale attraverso il dating online, ndr),  parte da una considerazione abbastanza ovvia, ossia che le persone che si conoscono attraverso il dating online siano in genere perfetti sconosciuti perché non appartengono ad una stessa rete sociale, a differenza di ciò che avviene nella vita reale o anche attraverso i social. 

Generalmente, le app di dating “alla Tinder” funzionano grazie ad un algoritmo che seleziona fra una moltitudine di soggetti quelli che appartengono ad un determinato genere, fascia d’età e distanza geografica. Ma a parte queste poche variabili, per il resto l’utente in cerca dell’altra metà ha un controllo pressoché nullo a priori. Ecco perché lo studio parla di modalità di conoscenza “random” e di nuove possibilità di connessioni con persone “distanti” da noi e dalla cerchia dei nostri interessi.

Connessioni random e non con chi conosciamo già

Nella vita offline e sui social, invece, c’è una maggiore probabilità di incontrare il partner attraverso la nostra attuale rete di amici, familiari, colleghi, o gruppi di interesse. O nei luoghi che di solito frequentiamo. Pensandoci bene, come hai incontrato il tuo partner (attuale o passato)? Amico di amici? Conosciuto al corso di fotografia? Collega di lavoro? Ex compagno di scuola? Ecco, appunto.

LEGGI ANCHE: Amore, tradimenti, sesso e social network: come cambiano le relazioni online

app di dating

Nelle app di dating l’assenza di legami o conoscenze comuni “permetterebbe di connettersi con la comunità globale”. 

Ed è principalmente per questo, in sintesi, che i due ricercatori hanno stabilito una correlazione tra l’ascesa delle app di dating e l’aumento delle unioni miste: sarebbero proprio queste nuove connessioni random a favorire conoscenza e unioni tra le persone di differenti gruppi etnici, che altrimenti non sarebbero state mai possibili. 

Naturalmente non si tratta di semplici supposizioni, ma di una teoria corredata e supportata da dati e analisi approfondite sugli ultimi decenni, che mostrano anche un parallelo aumento dell’utilizzo di queste app e dei matrimoni misti negli stessi momenti storici (come ad esempio nel 1995, quando sono nati i primi siti di dating online come Match.com, o nel 2014, con il boom di Tinder).

La stessa motivazione è alla base della seconda, paradossale, rivelazione dello studio: quella sulla stabilità delle relazioni. “Il nostro modello prevede che i matrimoni creati grazie al dating online tendano ad essere più forti”. In altre parole, il fatto di scegliersi senza (inconsapevoli e incontrollabili) condizionamenti iniziali – e non perché la nostra rete ci ha in qualche modo ristretto il campo d’azione – potrebbe influire positivamente sull’esito della relazione, proprio perché basata su una valutazione “da zero” della persona.

Meno divorzi

Anche in questo caso, i numeri sembrerebbero confermare quanto afferma lo studio: nelle coppie sposate che si sono conosciute grazie alle app di dating si registra una percentuale inferiore di divorzi e separazioni.  

E allora se la mettiamo così potrebbe filare, no? Sorge un dubbio. La velocità e la facilità con cui decidiamo per un sì o per un no, il metro di giudizio puramente estetico o basato sull’istinto di un istante (almeno nella fase di scelta iniziale), non rischiano di farci escludere a priori qualcuno che forse, nella vita vera, non avrebbe passato il primo test ma magari avrebbe avuto una seconda, terza, quarta chance? 

Hanno rottamato il brand TEDx (e hanno fatto bene). Il senso di Conversazioni sul Futuro

Anche quest’anno a fine ottobre ho avuto il piacere di partecipare ad uno dei più interessanti Festival sull’innovazione che si fanno in Italia: Conversazioni sul futuro. Quattro giorni con quasi 200 ospiti impegnati in circa 80 appuntamenti disseminati in oltre 20 location (teatri, centri culturali, librerie, luoghi pubblici e scuole) di Lecce.

Il Festival ha proposto un articolato programma di workshop, incontri, lezioni, concerti e dj set, presentazioni di libri, approfondimenti sull’enogastronomia che abbiamo supportato con RuralHack, laboratori, presentazione della Maker Faire di Roma, il Climathon Lecce (organizzato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), Omofobi del mio stivale, una manifestazione contro l’omofobia e per i diritti civili, Cinema sul Futuro, una serie di incontri dedicati al mondo dell’impresa, l’Officina dei bambini e delle bambine a cura di Boboto, Le Officine del Futuro, sezione di innovazione e tecnologia a cura di FabLab Lecce.

Conversazioni sul Futuro: perche il futuro o sarà plurale o non sarà.

Hanno rottamato il brand TEDx, e hanno fatto bene

Gabriella Morelli e tutta la sua tribù hanno fatto un scelta importante: quella di rinunciare al brand TEDx con cui era nato l’evento per seguire l’intuizione che forse oggi fosse necessario un modello di evento diverso dal palcoscenico inspirazionale.

Una scelta coraggiosa e premiata quella di non mettere su un palco solo storie emblematiche e di successo ma di cercare creare incontri e conversazioni tenendo insieme le diverse posizioni e la moltitudine dei punti di vista che tengono insieme la complessità del presente che andrà sempre più aumentando verso il futuro.
Il tutto nella consapevolezza che al di là di nomi, nomoni e influencer, il risultato più importante è stato quello di riuscire a coinvolgere tutti i cittadini della splendida città di Lecce in questa palestra d’innovazione che ad oggi mi sembra essere tra i più interessanti laboratori sull’innovazione per le comunità del Mediterraneo.

Il futuro come “faccenda politica”

Presentato in questi termini, sembrerebbe che Conversazioni sul Futuro voglia contrapporre un’idea di innovazione completamente distante dalla cultura dominante. Invece, leggere il contesto del nostro tempo in un’ottica mediterranea ci permette di guardare il mondo attorno a noi prestando attenzione anche ai punti di vista differenti o alternativi dal nostro. Ed è proprio in questa pluralità di voci, di situazioni che sta la bellezza di Conversazioni sul Futuro.

Un festival sull’innovazione, sulla complessità del nostro tempo, che non ha paura di considerare il futuro come una faccenda politica.

LEGGI ANCHE: Nasce un partito delle startup: «vogliamo un Ministro del Futuro in Italia»

L’innovazione non come un processo inesorabile deciso in qualche indefinito altrove e che siamo costretti a rincorrere affannosamente, ma come il frutto del nostro presente dato dalla sommatoria di tutte le scelte che ora decidiamo di prendere, compresa quella di tornare indietro nel passato a recuperare qualcosa che abbiamo dimenticato e che ci accorgiamo essere fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Oltre il networking, l’importanza delle relazioni

Conversazioni per cercare risposte sulla complessità del Futuro, risposte intuite, mai urlate, non solo nei momenti elencati nel ricco programma ma soprattutto negli interstizi, negli incontri casuali e voluti tra i vari relatori, nelle cene a base di prodotti tipici, nelle feste insieme con i giovani locali, nelle discussioni fatte in giro nello splendido scenario di Lecce, capitale di quel Salento che è ormai simbolo nel mondo di una certa visione di qualità della vita. Una qualità della vita data dalla qualità del rapporto con gli altri, come direbbe il mio maestro Cassano “dal patrimonio di amicizia, fiducia, rispetto e di cura su cui si può contare”. Un presupposto questo che è una risorsa per tutta la contemporaneità che può aiutarci a mutare l’idea che alla ricchezza ci si giunga solo tramite
conflitto e distruzione dell’altro.

Innovazione tecnologica, enogastronomia , migrazioni, attivismo civico, ecologia un festival dove la diversità diviene un valore da difendere e l’unificazione è basata su uno scambio e un arricchimento reciproco sul piano culturale, relazionale, esperienziale e talvolta materiale, mantenendo salda l’identità di ciascuno.

Una visione mediterranea dell’innovazione che ripensa se stessa e ridefinisce il suo ruolo nella nuova modernità: dall’innovazione tecnologica tout court propria di un panorama capitalista fondato su responsabilità, libertà e produttivismo, si affianca una nuova modernità che a questi aspetti aggiunge quelli caratteristici di un’Europa meridionale: comunità, tradizione, destino comune.

Conversazioni sul Futuro: perche il futuro o sarà plurale o non sarà.

A Lecce si può sperimentare

Lecce, città dalle tante stratificazioni, ben si candida ad essere laboratorio sperimentale a sud dell’innovazione, una testimonianza viva e non musealizzata che il Mediterraneo è allo stesso tempo identità e indebolimento di essa, e il mare apre la mente all’idea di partenza che a sua volta permette un ritorno sempre realizzabile, con svariate possibilità di movimento.

E il Mediterraneo, Lecce, Conversazioni sul Futuro sono un contesto interessante, in cui è inevitabile instaurare un rapporto con l’altro, che si tratti di contatto e incontro o di conflitto, nella prospettiva di ridefinizione e reinterpretazione della propria identità e cultura, mantenendo i segni essenziali per essere più aperto e pronto al dialogo con l’altro. In questo modo non ci si chiude alle realtà circostanti, ma ci si lascia liberi solo di imparare da esse.

Durante le giornate passate a Lecce continuava a riecheggiarmi le parole di apertura del Pensiero Merdiano di Franco Cassano: «Pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integrismi della terra, quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera».

I nuovi ponti nel/del Mediterraneo

Franco riconduce il discorso del pensiero meridiano allo scenario del Mediterraneo soffermando lo sguardo sulle coste della Grecia, custode di apertura e di una molteplicità di voci, punti di vista, culture, culla dei dissoì lògoi (che oggi potremmo tradurre proprio come Conversazioni sul Futuro) , crocevia di incontri e scontri nell’alternarsi di commercio, viaggi e guerre.

L’uomo mediterraneo deve cogliere le sfide del tempo di costruire ponti, contatti e collegamenti.
Forse è per questo che Conversazioni è stato dedicato quest’anno “a tutte quelle creature che hanno attraversato il mare senza mai arrivare”, proprio per voler conservare tutte queste forme dell’esistenza “altre” e diverse da quella che ha sempre dominato una idea di futuro e di progresso nella cultura occidentale.
Conversazioni sul Futuro è un evento che si è fatto ponte tra terra e mare, tra passato e futuro, con l’obiettivo di recuperare anche quelle risorse che facilmente vengono accantonate o non ritenute degne d’importanza ai fini sociali.

Grazie a Conversazioni per avermi dato l’opportunità di tornare al mio lavoro nella conferma che internet, i big data, l’intelligenza artificiale, cloud computing, realtà aumentata e tutte queste belle cose di cui mi occupo devono porre al centro il problema della giustizia più che la conquista del controllo e del potere, dando la giusta importanza a ciascuna cultura e forma di vita e promuovendo l’accordo tra queste.

Conversazioni sul Futuro: perche il futuro o sarà plurale o non sarà.

Chi c’era

Ho incontrato e mi sono scontrato con tante persone Paola Deffendi e Claudio Regeni i genitori del ricercatore Giulio e Rino e Lucia Rocchelli, padre e sorella del fotografo Andy, Ilaria Cucchi, il danzatore  siriano palestinese Ahmad Joudeh, il medico e attivista egiziano Ahmed Said, il trapiantologo Daniele Antonio Pinna, il designer Riccardo Falcinelli, l’art director Francesco Franchi, l’architetto Marco Rainò, l’attore e regista Daniele Gattano, l’attore e scrittore Fabio Canino, l’ideatrice di Parole O_Stili Rosy Russo, gli scrittori Enrico Remmert, Christian Raimo, Leonardo Colombati e Flavia Piccinni, il bibliopatologo Guido Vitiello, i giornalisti Giuseppe Giulietti, Lirio Abbate, CarloBonini, Marco Damilano, Antonio Sofi, Fabio Chiusi, Giampaolo CollettiGiuliano Foschini, Tiziana Prezzo, Wanda Marra, gli autori Stefano Andreoli (Spinoza.it) e Adelmo Monachese (Lercio.it), i registi Alessio Cremonini, Davide Barletti e Alessandro Valenti, il musicista e produttore dei Subsonica Max Casacci, l’avvocato Alessandra Ballerini, il portavoce e la coordinatrice campagne
di Amnesty International Italia Riccardo Noury e Tina Marinari, il produttore discografico Claudio Poggi, il cantante Daniele Sanzone, l’esperto di resilienza e di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici Piero Pelizzaro, lo street artist Nemo’s, il medico e saggista Silvia Bencivelli, il direttore IIT – CNR e Registro.it Domenico Laforenza, il blogger Hamilton Santià, il vice presidente Italia StartUp Antonio Perdichizzi, il giurista e scrittore Giovanni Ziccardi, il sociologo Giovanni Boccia Artieri, i linguisti Massimo Arcangeli e Vera Gheno, la presidente Associazione italiana malattia di Alzheimer Patrizia Spadin, il cuoco contadino Peppe Zullo, il food performer Nick Difino e il gastrofilosofo Donpasta… sono venuti tutti a testimoniare che il futuro o sarà plurale o non sarà.

Superare il blocco dello scrittore con l’intelligenza artificiale

La pagina bianca: croce e delizia di ogni scrittore. Milioni di possibilità per liberare la creatività, eppure spesso difficili da concretizzare. Passano i minuti, le ore e quella pagina resta bianca. Si chiama blocco dello scrittore e da oggi ha un nuovo antidoto: l’AI.

S.O.S. blocco dello scrittore: chiedi aiuto all’intelligenza artificiale

L’arma segreta nella guerra al blocco dello scrittore arriva dal machine learning e in particolare dal tool sviluppato da Janelle Shane.

La ricercatrice ha costruito un network neurale in grado di creare la prima frase di un romanzo. Come funziona? Si tratta di un processo di machine learning per cui al sistema serve una quantità significativa di dati per imparare e generare un risultato coerente. In questo caso i dati consistono nelle prime frasi di romanzi famosi. In un primo momento i dati inseriti non erano abbastanza (duecento frasi circa), per cui il risultato erano frasi molto simili tra loro e inutilizzabili a questo scopo.

A Janelle servivano più dati: come trovarli? Con il crowd-source, cioè chiedendo alla comunità web. Grazie al contributo di chi ha inserito altre frasi ha potuto allenare l’AI in modo che generasse risultati utilizzabili e nelle prime due ore ha raccolto circa 800 frasi.

Attingendo ai risultati proposi dal tool, ogni copywriter o romanziere può trovare un aiuto a superare quell’odioso blocco.

copywriting blocco dello scrittore

Non di sola AI vivranno i copywriter

Questo è l’ultimo approccio nella ricerca di una soluzione al blocco dello scrittore ma, dato che si tratta di una situazione ricorrente, i tentativi di porvi rimedio sono già stati molteplici, anche in passato. Tra questi possiamo la scrittura collettiva: una soluzione che non mira a risolvere il problema direttamente, ma a prevenirlo. La condivisione di un progetto di scrittura stimola a trovare nuove vie e si alimenta dell’esperienza e della creatività degli altri scrittori.

LEGGI ANCHE: Scrittura collettiva: come scrivere un romanzo a più mani?

Un altro metodo è partecipare ai laboratori di scrittura liberi. Un buon modo per trovarli è cercarli tra gli eventi di Facebook: se ne trovano molti (sopratutto nelle grandi città), sono gratuiti e i partecipanti hanno i più svariati background.

Oggi il tool di cui vi abbiamo parlato può aiutare a creare la prima frase, ma potrà anche scrivere un libro intero in autonomia in futuro? Non ci resta che stare a guardare!

Nutella cambia la ricetta, non lo dice, ed è già caos

Prima la strenua difesa dell’olio di palma utilizzato nella sua ricetta. Ora quella piccola variazione negli ingredienti della crema di nocciole più famosa al mondo in Francia e Germania. Così Nutella torna a dover affrontare una dura polemica sui social che ha assunto nelle ultime ore la forma del #BoycottNutella.

Ma perché tanto rumore per un cucchiaino di magica crema alle nocciole?

nutella nuova ricetta

#BoycottNutella: la vicenda

L’associazione dei consumatori tedesca Verbraucherzentrale Hamburg ha riscontrato la variazione nell’elenco degli ingredienti della Nutella, dopo alcune segnalazioni da parte di appassionati consumatori che avevano notato un cambiamento nel colore della crema da loro acquistata.

Ferrero è subito intervenuta dichiarando: «Possiamo rassicurare tutti i fan di Nutella che la sua ricetta, unica e deliziosa, rimane quella che conoscono e amano, con gli stessi criteri di alta qualità. In Italia, il contenuto di nocciole, cacao, zucchero rimane invariato. Ad agosto ci siamo limitati a sostituire il siero di latte con una quantità equivalente di latte scremato in polvere (2,1 grammi ogni 100). La percentuale passa ora dal 6,6% al 8,7%. Questo ci permette di accrescere la qualità complessiva del latte contenuto in Nutella, garantendo una miglior permanenza nel tempo del nostro gusto unico e inconfondibile».

La nuova ricetta di Nutella, dunque, non dipenderebbe da una scelta più salutare o sostenibile, ma solo da una esigenza interna all’azienda, probabilmente per abbattere i costi: sembra infatti che gli ingredienti più economici andrebbero a sostituire la quantità di nocciole utilizzate.

Ferrero, si sarebbe ritrovata recentemente a dover fronteggiare una crisi nella produzione di questa materia prima dovuta al possibile venire meno dei suoi accordi con la Georgia, terzo maggiore produttore al mondo.

Una vicenda, insomma, più intricata di quello che potrebbe sembrare e che forse anche per questo ha provocato reazioni tanto accese sui social network.

Social media: storia di amore e odio per il brand Nutella

Il marchio Nutella, diciamolo senza troppi giri di parole, è uno di quelli che i consumatori non riescono a non amare anche sui social. Ha saputo inserirsi in un contesto fatto di personalizzazione grazie a campagne vincenti veicolate anche da spot indimenticabili, ha creato quella famosa magia con gli utenti che tutti i brand ricercano e che è fatta di relazione e conversazione.

https://www.youtube.com/watch?v=iJoYvAhVPEM

Eppure, la sua presenza sui social non è stata immune già da altre crisi, come quella legata all’uso massiccio di olio di palma nella ricetta originale: Ferrero si è sempre difesa affermando che il suo olio di palma è prodotto a una temperatura controllata e che per questo non sarebbe nocivo per la salute, senza dimenticare che solo la caratteristica di essere incolore e inodore di questo grasso vegetale consente di ottenere il gusto inconfondibile di Nutella.

Mentre tutti correvano a scrivere sui loro prodotti “senza olio di palma”, Ferrero si spendeva in una lunga campagna di trasparenza fatta anche di visite negli stabilimenti di Alba, dove la Nutella viene prodotta.

E così le vendite in Italia della crema alle nocciole sono alla fine cresciute del 15%, come dichiarato dal responsabile globale del prodotto lo scorso anno.

Oggi Ferrero sostiene di aver cambiato la sua ricetta solo in Francia e Germania, per andare maggiormente incontro ai gusti dei consumatori a livello globale.

Cosa ne pensano i fan su Twitter? Non sembrano essere molto d’accordo.

Così, anche se Ferrero ha mantenuto la linea dura sul caso olio di palma, potrebbe vedersi ora costretta a fare un passo indietro sulla nuova ricetta della Nutella.

LEGGI ANCHE: La nuova campagna di Nutella: la bellezza di essere unici

I precedenti: New Coke e GAP

Il caso Nutella, ovviamente non è il primo che potrebbe dimostrare il peso dei consumatori nelle scelte di marketing delle aziende.

Sullo stesso blog di Coca-Cola Company si può leggere una storia entrata ormai nel mito: quella della New Coke, la ricetta modificata della bevanda gassata più famosa al mondo, che nel 1985 non riuscì in nessun modo a imporsi sul mercato, ma anzi determinò alla fine una crescita delle vendite della Coca-Cola “originale”.

Nonostante numerosi test sul gusto della nuova formula avessero dimostrato un maggiore gradimento da parte di ben 200mila consumatori, Coca-Cola dovette ritornare sui suoi passi, alla ricetta segreta della Coca-Cola classica proprio a causa delle proteste: i consumatori si erano sentiti traditi, come se qualcuno gli avesse portato via uno dei loro affetti, un valore talmente importante e sedimentato nell’immaginario collettivo da scatenare reazioni così forti.

new coke

Ma anche GAP nel 2010, già al tempo dei social quindi, ha dovuto fronteggiare le proteste degli utenti del web e fare retromarcia sul proprio rebranding. In quel caso alle migliaia di commenti di critica su Twitter e Facebook seguì perfino un sito che invitava gli utenti a inventare il proprio logo GAP.

In un’epoca in cui moltissimi brand hanno sentito l’esigenza di “rifarsi il look” per adattarsi ai nuovi trend del design, l’azienda, alla fine, non ha potuto far altro che rinunciare alle proprie velleità di cambiamento e, anche in questo caso, tornare indietro, al vecchio logo.

gap flop logo

La vera storia di Nutella e della sua ricetta

Chissà cosa direbbero i tanti fan di Nutella leggendo la vera storia della nascita del prodotto proprio sul sito del brand? Il cambiamento di oggi va certamente reso noto e Ferrero non potrà non fare i conti nelle sue scelte future con questo nuovo flame.

nutella

Ma tu lo sapevi che Nutella fu creata per rimediare alla scarsità di cacao dopo la Seconda Guerra Mondiale e che il pasticcere piemontese Pietro Ferrero le diede la forma di un panetto, in modo da poterla tagliare e gustare su una fetta di pane, battezzandola “Giandujot”, dal nome di una celebre maschera del carnevale torinese?

Solo in seguito la Nutella divenne spalmabile, con il nome di SuperCrema prima e di Nutella poi.

Il test finale, in ogni caso, sarà quello delle vendite: diminuiranno davvero o il boicottaggio resterà solo un fenomeno social?