Torna il Master in Social Media Marketing: ecco le novità della sesta edizione

Anche quest’anno Ninja Academy lancia il suo percorso di formazione completo in Social Media Marketing: la tua occasione per diventare un professionista del settore!

Ecco 5 caratteristiche che rendono l’edizione 2018 del Master la più innovativa e completa di sempre!

1. Un battaglione ninja di professionisti

Abbiamo selezionato come docenti i migliori specialisti del Social Media Marketing in Italia: manager di aziende, imprenditori e consulenti che ogni giorno lavorano con alcuni dei brand più importanti al mondo. Con loro nulla sarà più un segreto: dalla strategia alla creatività, dalla gestione delle piattaforme alla pianificazione delle campagne, senza dimenticare il delicato aspetto del monitoring.

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2. 60 ore completamente online

Finalmente avrai la possibilità di seguire un Master completamente online quando e dove vuoi. Dopo la diretta delle lezioni  infatti potrai seguirle on demand.

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3. Oltre 20 ore di Question Time e la tua classe su Facebook

Alle lezioni online dei docenti seguiranno dei momenti di confronto: potrai fare domande ai docenti e confrontarti con gli altri studenti del Master all’interno di un gruppo segreto su Facebook.

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4. Metti in pratica ciò che hai imparato con CERES

Al Master Online potrai abbinare la Social Media Factory e lavorare a 10 brief operativi preparati in collaborazione con Ceres (sì, hai letto bene!). Scopri cosa vuol dire lavorare nel Social Media Team più ammirato d’Italia: devi solo scegliere la città, Milano o Roma. La Factory ha un numero chiuso di 30 posti a città. Non lasciarteli sfuggire.

Ceres

5. Completa il percorso e consegui l’Executive Master con IUSVE

Il Master Online in Social Media Marketing è parte integrante dell’Executive Master in Digital Marketing & Social Media Communication (100% online). Completa il percorso didattico, scrivi un elaborato finale, svolgi un’esperienza di stage o fai riconoscere le attività di marketing che hai già svolto a lavoro ed otterrai un Certificato universitario valido in Italia e nel resto del mondo.

Executive Master Ninja Academy e Università IUSVE

Seguendo il Master Online in Social Media Marketing percorso formativo, unico e completo, riuscirai a:

  • Sfruttare i linguaggi e le peculiarità di ogni singola piattaforma sociale
  • Costruire e coinvolgere comunità di persone interessate ai tuoi prodotti
  • Presidiare in maniera pionieristica i Social Network più innovativi Impostare e pianificare una Social Media Strategy efficace
  • Misurare il ROI e i KPI delle tue attività sui Social Media

Quanto costa il Master Online in Social Media Marketing?

Master Online in Social Media Marketing

1.299€
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Master Online + Social Media Factory (Milano o Roma)

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Scopri il Corso

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Vi aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

Il panino vegano di McDonald’s è (solo) una trovata di marketing?

Impossibile ignorare l’ondata di veganismo che ha coinvolto la popolazione mondiale e anche il colosso McDonald’s ha dovuto adattarsi, onde evitare di perdere una parte di clientela.

Sono passati circa 80 anni dall’apertura del primo ristorante della catena di fast food in California e per la prima volta non troviamo nulla di origine animale all’interno di un panino.

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Perché McDonald’s fa un panino vegano

La motivazione non può essere che meramente economica: si stima che negli USA i vegani siano circa il 6% della popolazione e i numeri sono in continua crescita. Nel Paese dei formati maxi e dell’obesità diffusa già in pre-adolescenza, c’è un miraggio di cambio di direzione e di necessità di sostenere una cultura alimentare, seppur radicale, magari più sana.

Del resto, uno degli attivisti  vegani più seguiti al mondo è proprio lo statunitense Gary Yourofsky e questo è il video del suo discorso più conosciuto e cliccato di sempre.

McDonald’s  offre già nei suoi menù una scelta vegetariana, ma ora ha deciso di restringere il campo e provare ad accontentare anche i vegani: il Mc Vegan  per ora è disponibile solo in Finlandia fino al 21 novembre, nel ristorante di Tampere (a 160 km da Helsinki). L’esperimento prevede quindi un panino con un burger di soya, lattuga, pomodori e sottaceti.

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E in Italia intanto aumentano vegani e vegetariani

In Italia secondo l’ultimo rapporto Eurispes   il 7,6% delle persone intervistate segue una dieta vegetariana o vegana. Non ci stupisce poiché ormai in quasi tutti i supermercati troviamo una “Veg Zone” con proposte alternative alla carne e surrogati.

Pare che il consumo di carne sia in picchiata: secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sui consumi delle carni di Agriumbria ogni italiano nel 2016 ha mangiato in media 79 kg di carne: la media più bassa in Europa.

MasterCard odia bitcoin, ma si fa una blockchain tutta sua per il B2B

MasterCard dà il via libera alla blockchain. L’azienda leader nella carte di pagamento permetterà alle aziende della sua Rete di fare transazioni attraverso la tecnologia che è alla base del funzionamento dei bitcoin.

L’operazione si chiama MasterCard Blockchain API e verrà presentata tra qualche giorno in occasione di un hackaton, Money2020, che si tiene a Las Vegas.

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Come racconta CoinTelgraph, la società con sede a New York ha completato le fasi di test e validazione del mercato e renderà la tecnologia disponibile per i suoi consumatori a partire dalla prossima settimana.

I vantaggi della blockchain

Come molti analisi, anche MasterCard ritiene che la tecnologia blockchain sia un’opzione eccellente per i trasferimenti B2B per più di un motivo. I trasferimenti sulla blockchain sono privati e sicuri e, allo stesso tempo, offrono dei modelli flessibili e scalabili per le transazioni. «Combinando la MasterCard Blockchain Technology con le regole del nostro network, abbiamo creato una soluzione che è sicura, verificare e facile da scalare», spiega un portavoce dell’azienda.

LEGGI ANCHE: Bitcoin si scinde (di nuovo), cosa è bene sapere su Bitcoin Gold

Per il capo di MasterCard, i bitcoin sono spazzatura

Se MasterCard apre alla blockchain, stessa cosa non può dirsi per i bitcoin. Aya Banga, il Ceo di Mastercard, ha recentemente dichiarato che qualsiasi forma di cripto moneta che non è controllata da enti governativi è “spazzatura”: «Non funziona. Ogni valuta ha bisogno di stabilità e trasparenza, altrimenti favorirà attività illegali», spiega Banga.

Il Ceo  è in buona compagnia tra i detrattori della criptomoneta. Scettico sul futuro della cripto valuta è anche Jaime Dimon, Ceo di JP Morgan che non è andato per il sottile quando ha dichiarato che  “i bitcoin sono una “frode”.

Brand amati millennial

Amazon e Netflix nella top 10 dei brand più amati dai Millennials nel 2017

Se ti chiedessi di fare una lista dei 10 brand più amati dai Millennial, cosa diresti? Ti assicuro che leggendo questo articolo avrai qualche sorpresa.

Sul podio dell’ultimo indice di YouGov per gli Stati Uniti troviamo Facebook, Netflix e H-E-B. Facebook, granitico e inscalfibile, a tratti insediato sembra comunque non perdere la sua posizione di onnipresenza nelle menti della generazione del nuovo millennio.

Netflix si merita il riconoscimento del secondo posto per aver tradotto il potenziale di internet in una soluzione pratica e comoda, che facilita la vita nella visione di film e serie TV.

Ma se le medaglie d’oro e d’argento non stupiscono granché, forse ti starai chiedendo cosa ci faccia un retailer locale della grande distribuzione (H-E-B) con al collo la medaglia di bronzo.

LEGGI ANCHE: 5 lezioni di business che possiamo imparare dai Big Brand

i brand più amati dai millennial

La classifica (con ribaltone)

Oltre questo inserimento, che sembrerebbe a prima vista una mosca bianca, anche il resto della classifica conferma che stiamo assistendo ad un rafforzarsi di specifici valori che fanno di un brand, un TOM (Target Operating Model) capace di fare parte della vita dei Millennial.

Se il trend di un eCommerce totalizzatore, che punta ad unire luoghi fisici ed online della vendita, porta in classifica anche Walmart, brand come Victoria’s Secret e Monster Energy Drink hanno preso il posto di marchi quali Uber, Instagram and Airbnb, presenti nella classifica del 2016.

Non dobbiamo solo vedere i brand usciti dalla top 10 come in declino rovinoso (Uber lo farebbe pensare, forse) ma renderci conto che altri brand hanno assunto un ruolo predominante.

LEGGI ANCHE: Conosci davvero i tuoi marchi preferiti? La ricerca “Branded in memory” svela quanto i loghi dei grandi brand fanno davvero parte di noi

Il sorpasso di Uber, Instagram e Airbnb

Intorno a questi brand si crea un positivo WOM (word of mouth – parametro fondamentale utilizzato da YouGov per stilare la classifica) e questo ha a che fare col tipo di comunicazione e con i benefici che questi marchi apportano. I Millennial hanno molte possibili soluzioni per i loro bisogni e quindi solo chi propone la risposta più efficiente trova spazio. Inoltre, non dobbiamo dimenticarci che la disponibilità economica di oggi è minore rispetto a quella di ieri, per cui il tema del value for money ha un grande rilievo.

Il resto della classifica è occupata da brand tech, a conferma del fatto che internet sia lo strumento per raggiungere in modo capillare gli utenti (anche potenziali), con marchi come YouTube, Netflix, Snapchat e Amazon.com.

top 10 brand millennial

LEGGI ANCHE: Quali sono i brand più influenti in Italia nel 2017?

I “vecchi” Millennials

Potremmo dire di essere di fronte ad un’inversione di marcia verso brand che si pensavano sorpassati e non più interessanti agli occhi dei Millennial? Non proprio. Ai primi posti troviamo marchi capaci di combinare utilità e facilità di utilizzo.

Il messaggio per i brand è chiaro: rispondere ai bisogni dei propri utenti è la strada. Per restare in questa classifica serve prendere direzioni strategiche per il lungo termine, in quanto i Millennial non sono solo un punto di riferimento per la società (affascinata da uno stile di vita giovanile), ma anche i consumatori di domani.

Resta il quesito, caro a molti marchi: essere ai primi posti della classifica si traduce anche in fatturato?

Fare marketing sui viaggi e riuscire nell’impossibile: abbinare storytelling e big data

Storie, miti, leggende, favole, filastrocche, post sui blog, visual ads, social stories. Sono tanti i modi per raccontare una storia e per raccontarci. Lo storytelling dilaga ormai ovunque, ma la vera novità è riuscire ad utilizzare i Big data per personalizzare la customer experience e aumentare l’engagement. E c’è un settore che beneficia particolarmente dell’unione tra storytelling e Big Data, ossia la travel industry.

Storytelling e Big Data: viaggi, ovvero storie

Le storie non sono solo parole, immagini, suoni, gesti, ma sono in grado di creare interazione e connessione con il lettore e aiutano a comprendere un’esperienza non vissuta direttamente.

Se ci pensi, fin da bambini entriamo in contatto con le storie e tutt’oggi le raccontiamo costantemente nella nostra quotidianità.

Stories: Storytelling e Big data

Ovviamente uno strumento così vicino e familiare non poteva sfuggire all’attenzione dei professionisti del marketing, che oggi in modo sempre crescente utilizzano lo storytelling per emozionare, sorprendere e infine coinvolgere l’audience.

LEGGI ANCHE: Corporate Storytelling: quando le aziende sono storie da raccontare

Una buona storia segue dei modelli narrativi ben precisi, come lo schema di Propp o il Viaggio dell’Eroe di Vogler. Il viaggio in particolare (interiore o fisico) è da sempre un elemento fondamentale per creare movimento e svolta alla narrazione (un esempio su tutti: Star Wars Episodio IV) o addirittura esserne “attore principale” (come nell’Odissea o nella Divina Commedia).

La travel industry, proprio per la natura narrativa del viaggio, è il settore che maggiormente utilizza storytelling e Big Data per massimizzare le opportunità di coinvolgimento. I risultati sono incredibili, con un aumento del 67% in engagement e loyalty.

Come iniziare

Nessun viaggio vero ha inizio senza una mappa, un piano, una meta da raggiungere e il giusto percorso per arrivarci. Partendo da semplici domande come “Perché voglio raccontare questa storia? Quale è il mio scopo? Le informazioni che voglio trattare possono interessare la mia audience?”, è importante costruire una mappa con la meta (scopo) da raggiungere e le fermate intermedie.

Ad esempio la compagnia aerea Alitalia, ha utilizzato le storie di viaggio di un travel blogger per pubblicizzare la business class e i servizi Alitalia.

Si può anche partire da un argomento di attualità specifico come la cancellazione dei voli di Ryanair, per generalizzare il comportamento del viaggiatore o risolvere un bisogno del target di riferimento, come quello delle rotte low cost.

Storytelling e Big data: world

Attraverso l’utilizzo dei Big Data è possibile interpretare i bisogni dei customers e mettersi nei loro panni, raccontando la storia di cui loro stessi hanno bisogno. I Big data danno significato alla storia, rendendola reale, tuttavia è importante non tralasciare l’originalità per catturare l’attenzione e imprimere il messaggio.

Scegliere i dati (reali)

Nel momento di raccolta dati, evita le convinzioni acquisite (confirmation bias), ossia la maggiore attenzione, ricerca e selezione verso quei dati che confermano convinzioni o ipotesi, considerando piuttosto anche quelle informazioni che le contraddicono.

Storytelling e Big data: raccolta dati

Naturalmente un professionista del marketing deve tenere  il brand al centro dello storytelling, senza però mettere i dati in secondo piano o presentarli in maniera poco accurata. Il rischio è di cadere in critiche e commenti negativi, che andranno a indebolire la storia e il brand.

I dati, inoltre, non devono essere forzati per raccontare la storia che vogliamo, se piuttosto dovessero portare in un’altra direzione si può riconsiderare la strategia di storytelling da un nuovo punto di vista.

LEGGI ANCHE: Il revisionismo ai tempi dello storytelling e le scelte dei brand sugli errori del passato

Scegliere il formato

Il formato influisce enormemente sulle modalità di percezione della narrazione da parte dell’audience. È importante quindi selezionare fin da subito il formato che più supporta il messaggio da condividere: per esempio un testo argomentativo tramite un blog post o un visual storytelling che arrivi dritto al punto.

Storytelling e Big data

Anche qui il target di riferimento è determinante. Inoltre, a prescindere dal formato, il messaggio deve essere chiaro e completo, così da poter viaggiare solo e supportare il resto della comunicazione all’interno della mappa. Anche i dati e i metodi di ricerca devono essere chiari, così che l’audience possa ritenere la storia e quindi il brand convincente e affidabile.

LEGGI ANCHE: Visual storytelling, 8 dritte (e i tools) per migliorare subito il tuo content marketing

Il valore della storia

Storytelling e Big data offrono una grande opportunità di customizzazione del contenuto, ma allo stesso tempo ciò che crea connessione e emozione nell’audience rimane la storia.

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I dati contano, ma le storie di più. Non perdere l’autenticità della storia per favorire i dati, entra piuttosto in intimità con i viaggiatori. Potrai ad esempio raccontare storie o aneddoti personali, o approcciare con umorismo il tuo pubblico attraverso le avventure divertenti dei viaggiatori. Interessanti a livello persuasivo anche le domande retoriche che un viaggiatore potrebbe porsi, con risposte magari contenenti proprio quei dati che andranno a generare curiosità e aumentare l’engagement.

Numeri e lettere possono quindi collaborare: i dati daranno reputazione alla storia e affidabilità al brand e la storia dall’altra parte farà emozionare, ridere, o piangere il viaggiatore.

Proviamo a far girare meglio la tua app

Il duro lavoro che precede la creazione di un’app di successo è davvero molto ma alla fine ce l’hai fatta: sei riuscito a creare proprio quella app che avevi in mente da tempo. Complimenti ma abbiamo una brutta notizia: non è il momento di rilassarti, anzi!

Vuoi che i tuoi sforzi vadano davvero a buon fine? Rimboccati le maniche perché un’app non vive di rendita e devi adottare tutta una serie di strategie per far sì che il tuo pubblico sia invogliato ad usarla.

Non smettere mai di parlarne

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Spesso iniziare un percorso può mettere a disagio. Un nuovo cliente ha bisogno di chiarezza e semplicità, solo così potrà convincersi che la strada che sta iniziando a percorrere è rassicurante e forse meglio della precedente. Nell’email di benvenuto non dimenticare mai di presentare la tua app e inserisci sempre il link allo store per il download.

Crea un video che funzioni da preview

In questo modo è più facile capire cosa ci si debba aspettare e se la tua app ha davvero delle caratteristiche uniche, cosa aspetti a mostrarle?!

Adotta la formula “Try me, buy me”

Concedere un breve periodo di prova può servire a far comprendere davvero cosa offre la tua idea e magari creare un legame indissolubile.

Dai degli incentivi a chi scarica la tua app

Sentirsi gratificati per aver trovato l’app del secolo è uno step successivo, solo dopo averla provata realmente potrà suscitare tali effetti. Ma come spingere al download? Inserisci incentivi: coupon, gift card e simili. Questo potrebbe spingere gli utenti a condividerla tra i loro contatti fin da subito!

Conosci influencer

Raccontare la tua storia a chi è davvero molto seguito nell’ambito mobile potrebbe rivelarsi una mossa vincente ma ancora di più potrebbe esserlo se a parlare della tua app siano loro stessi: il pubblico che li segue si fida!

Premia gli iscritti alla newsletter

Chi ti segue ti ama ma questo non significa che durerà per sempre! Ricordati sempre degli iscritti alla newsletter e invia loro, in anteprima, delle news, falli sentire importanti.

Pensa soprattutto mobile + gamification

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Se ritieni l’esperienza mobile come secondaria rispetto a quella desktop o web, stessa cosa penseranno i tuoi utenti. Metti al centro il mobile: inizialmente potrebbe essere uno sforzo enorme ma vedrai che con il tempo i risultati arriveranno. Se vuoi proprio “esagerare” ricorda che elementi di sfida, reward o incentivi coinvolgono sempre l’utente.

Mobile User Friendly

A questo punto dovrebbe essere assodato ma ripeterlo non fa mai male: progetta l’applicazione assicurandoti che funzioni su quasi tutti i dispositivi mobile; rendila il più possibile user friendly, non dimenticare che è l’experience a dare molto ai tuoi utenti.

Investi in pubblicità

L’obiettivo campagna per effettuare il download delle app pensato da Facebook e Instagram sembra fatto apposta per te, usalo! In questo modo potrai raggiungere un pubblico già predisposto e suggerire il download in pochi e semplici step.

Risolvi un problema con la tua app

La maggior parte delle app viene scaricata una volta e mai più utilizzata, a meno che non sia davvero utile. Pensa a qualcosa che risolva un problema e, una volta trovato, comunicalo.

LEGGI ANCHE: Le app utili nella vita di tutti i giorni

Per un’app di successo non dimenticare l’ASO

L’acronimo sta per App Store Optimization e il suo ruolo è lo stesso del SEO per i siti web: la visibilità ma questa volta all’interno degli app store. Stando ai dati il 63% degli utenti iOS e il 58% degli Android users trovano nuove app navigando proprio all’interno degli store!

Questione di memoria

No, non è uno scherzo e anche dalla tua esperienza puoi confermare. Sembrerebbe che uno dei fattori di abbandono di un’app sia il consumo eccessivo di memoria nel dispositivo in uso. Quindi, se finora non ci avevi pensato, rifletti su come rendere la tua app meno ingombrante.

Il “Download e scappa”

Sembrerebbe uno degli sport più praticati negli ultimi anni. Dai dati emerge che il 95% degli utenti che hanno scaricato un’app dopo 90 giorni non la usa più. Tutti gli sforzi dei marketer nell’ambito app sono focalizzati sul post app marketing, ovvero su come evitare che una volta installata un’app resti inutilizzata. Avevi mai pensato di investire il tuo budget in questo trend?

App Localization

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Un utile suggerimento è inserire la localizzazione nell’app store per individuare diverse regioni geografiche e attivare delle risposte user friendly, come ad esempio creare delle pagine adeguate alla regione dalla quale si proviene, ciò aumenta la visibilità e i download. Localizzare le notifiche push è un altro trucco soprattutto pensando ad engagement e retention. E poi naturalmente tutto il contenuto della app, dalla lingua al formato data, alle unità di misura e così via.

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PayPal arriva su Facebook Messenger

Già lo scorso anno Facebook aveva ricevuto licenza dalla Banca Centrale irlandese per operare come servizio di pagamenti finanziari in UE.

Il social network aveva, in pratica, acquisito il diritto di operare come un servizio di pagamenti e come emittente di moneta elettronica e sarebbe in procinto di acquisire una startup fintech specializzata in trasferimento di denaro.

Come funziona PayPal su Messenger

Il sistema di pagamento tra utenti (peer-to-peer) di Facebook Messenger già attivo negli Stati Uniti, però, non è ancora arrivato in Europa.

Sembra comunque che il gigante dei social stia già preparando il campo anche nel Vecchio Continente per i pagamenti via chat, dato che è comparsa sia su mobile che su desktop l’icona marketplace, che consente agli utenti di vendere o acquistare qualsiasi tipo di prodotto direttamente tramite il proprio account, semplicemente associando al proprio profilo una carta di credito.

Se fino ad ora tutti i servizi per lo scambio di denaro, e quindi anche il marketplace social, erano legati a Mastercard e Visa, oggi a questi si aggiunge anche la possibilità di utilizzo di un conto PayPal.

La nuova banca secondo Facebook

Facebook continua a non poter operare come una banca vera e propria, quindi non può prevedere depositi e conti correnti, ma si tratta dei primi passi di integrazione dei servizi bancari in un social network in Occidente (WeChat Pay in Cina, infatti, è già ampiamente utilizzato).

LEGGI ANCHE: Tra i 2 litiganti Facebook gode: il futuro dei soldi non passa solo da fintech e banche

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Come effettuare i pagamenti dall’app

Gli utenti di Facebook negli Stati Uniti, quindi, saranno ora in grado di pagare e scambiare denaro con gli altri utenti su Messenger anche attraverso un nuovo metodo di pagamento.

Per impostare PayPal, basterà attivare la funzione per il pagamento, toccando il pulsante ‘+’ e quindi selezionare l’icona verde per i pagamenti. Una volta inserito l’importo e tappando su “pay”, si potrà selezionare, tra gli altri, anche PayPal.

La nuova modalità di pagamento introdotta da Facebook ingloba nella piattaforma la possibilità di non fornire le informazioni sulla propria carta di credito direttamente al social network, dato che queste sono già inserite su PayPal al momento della registrazione.

La feature, per ora attiva solo per iOS, arriverà presto anche su Android e probabilmente approderà anche su desktop e secondo quanto dichiarato da PayPal garantirà anche un servizio di customer care tramite chatbot.

In Italia, intanto, non ci resta che aspettare e stare a vedere quando le condizioni ci permetteranno di utilizzare questo servizio.

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Facebook lancia la pubblicità su Instant Games

A distanza di un anno dal suo lancio, Instant Games di Facebook diventerà una fonte di monetizzazione per i sviluppatori. Nel novembre del 2016 Facebook ne aveva lanciato la sperimentazione in 30 Paesi: 17 giochi tra cui grandi classici come Pacman, Space invader e Track&Field 100M, ma anche Zookeeper e Puzzle booble.

In maggio 2017 Instant Games è arrivato sui profili di tutti gli utenti di Facebook: da una piccola icona sulle chat di Messenger si può accedere ad una lista di giochi con cui sfidare i propri amici. Facebook ha infatti pensato di renderli un’esperienza sociale, sebbene molti di questi giochi siano single-player.

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Perché Facebook mette la pubblicità sui giochi

Fino ad oggi gli Instant Games sono stati totalmente gratuiti: positivo per gli utenti, molto meno per i developer che ovviamente non trovano molti incentivi nello sviluppare nuovi giochi. Ora Facebook cambia rotta e annuncia di aver lanciato la pubblicità per monetizzare Instant Games:

“Dal momento del nostro lancio, la piattaforma ha continuato ad evolvere con più giochi e funzionalità per gli sviluppatori per costruire un gameplay flessibile e ricco”, ha dichiarato Mike Weingert, Product Manager di Facebook. “Ciò include il supporto per leaderboard e tornei, messaggi di gioco visivamente coinvolgenti e personalizzabili e pulsanti CTA, insieme alla possibilità di introdurre funzioni significative per il re-engagement grazie a game bot. Oggi stiamo lanciando la fase successiva dell’evoluzione della piattaforma Instant Games, avviando il test per annunci video interstiziali e a pagamento con sviluppatori di giochi selezionati”.

Come avviene in altre games experience, anche su Instant Games gli annunci pubblicitari compariranno agli utenti tra un livello e un altro del gioco, senza interrompere l’esperienza ludica: nonostante ciò, sarà interessante vedere se gli utenti di Facebook sapranno tollerare comunque la pubblicità che già devono sopportare in chat oltre che durante la navigazione sul loro newsfeed.

Intanto Weingert ha chiarito che “l’integrazione di ulteriori funzionalità di monetizzazione e l’aggiunta di strumenti migliori sono due componenti fondamentali da realizzare prima di aprire completamente la piattaforma di Instant Games”.

I nuovi giochi “brandizzati”

Facebook ha anche specificato che i primi giochi ad avere video promozionali saranno “Everwing” di Blackstorm e “Basketball FRVR” di FRVR: “Everwing” in particolare sarà il primo gioco ad avere un sistema di micro-transazioni, attraverso il pagamento tramite Google Play

Al momento dunque Instant Games resta una piattaforma in beta aperta esclusivamente a partner sviluppatori su Messenger per iOS, Android e Newsfeed. Vedremo quanto tempo occorrerà perché nuovo strumento di monetizzazione attiri l’attenzione anche delle maggiori case sviluppatrici di giochi e come reagiranno gli utenti ai nuovi annunci pubblicitari.

Come dovrebbero cambiare i nostri KPI per adattarsi alle soluzioni del digitale

Inutile negarlo, fino a pochi decenni fa la pubblicità era più semplice: non c’erano tutti gli strumenti odierni e la vita degli esperti di comunicazione era molto meno complicata. Nessuno doveva farsi troppe domande o ragionare sul mezzo migliore da utilizzare, senza dimenticare il budget ed i risultati.

Oggi, purtroppo – o per fortuna – gli strumenti sono tantissimi ed i KPI probabilmente ancora di più: chi non hai mai sentito parlare di CTR, CPC, Impression, e via dicendo? Ogni giorno, siamo bombardati da novità, sia in merito agli strumenti che in merito alle metriche da considerare.

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Dati e stime: quali conoscere per valutare al meglio la digital strategy

Per questo il responsabile di comunicazione è costretto a correre più veloce di Beep Beep, in termini di formazione, e a chiedersi quale KPI utilizzare per misurare i risultati del proprio investimento.

Le ultime stime di Zenith affermano che la TV nel 2017 continuerà a dominare il mercato con una quota di investimento pari al 47%. Sempre rimanendo nei contesti tradizionali, la radio crescerà leggermente (+1%), a differenza di affissioni e stampa che registreranno una decrescita. Anche il digital aumenterà del 7,4% spinto dai social, dagli online video  e dai programmatic buying.

Per quanto riguarda, invece, i dispositivi: il mobile crescerà del 18% e proprio in tal senso è bene sottolineare che il 90% del tempo speso online avverrà attraverso le applicazioni.

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KPI

E per i KPI? Quali scegliere?

Quindi, cosa fare concretamente? Data la complessità del mercato, è indispensabile, concentrarci sull’efficacia dell’annuncio, lasciando perdere i KPI generici.

Attenzione, però, efficacia non significa visibilità! Un annuncio può essere visibile, ma non destare alcun interesse;  l’efficacia è il risultato aziendale in termini di vendite online ed offline e, non giriamoci troppo intorno, questo è ciò che importa davvero ad ogni imprenditore.

Per tutti questi motivi dobbiamo ragionare sul comportamento del consumatore, prima di definire i nostri investimenti media, e proprio in tal senso la ricerca a cui abbiamo accennato sottolinea che un numero crescente di individui si informa su internet e sui social, non considerando le testate stampa come il primo mezzo di informazione.

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Tuttavia, è bene dire che nel momento in cui pensiamo all’efficacia è necessario porsi degli obiettivi realistici: giusto essere ambiziosi, ma non è altrettanto giusto sognare di ottenere tutto e subito. Si deve capire esattamente cosa possiamo fare nel medio periodo e capire quanto queste azioni siano davvero utili per il marchio.

Non solo numeri che riguardino visualizzazioni di un video, sessioni sul sito web, o percentuali di visualizzazione di un annuncio. Il digitale può essere un mezzo molto importante per il successo solo se riusciamo a creare messaggi efficaci e che legano il brand al cliente, permettendoci di misurare in modo crossmediale i risultati ottenuti applicando la strategia a diversi canali.

Dalle corse forsennate di Suburra ai sondaggi di Libero: tutti gli Epic Win e Fail della settimana

Eccoci alla rubrica più epic(a) della settimana e sicuramente – stavolta – la più femminista. Cosa è successo? Libero ha lanciato i sondaggi stile asilo su chi butti giù dalla torre, Lactacyd vince tutto con la nuova campagna minimal ma ad effetto, seguito dal nuovo spot provocatorio (ma non così tanto eh) di Nuvenia. Saclà ha sperimentato i limiti dell’istant markewting e MINI, invece, quelli delle dirette streaming, mentre Netflix resta il re della risoluzione delle controversie.

Volete saperne di più? Di seguito gli Epic Win e Fail della settimana.

 

Win

Lactacyd ha deciso che è ora di dire basta agli imbarazzanti advertising che parafrasano l’organo genitale femminile dando vita a una serie infinita di spot dove la protagonista corre, salta, ha terribili pruriti intimi: questa settimana lancia una campagna minimal e piena di vulva pride. In maniera elegante celebra la femminilità con un pizzico di ironia, mostrando senza veli l’oggetto dei loro studi da sessant’anni.

Una vagina per un sapone intimo femminile? Scontato ma rivoluzionario.

Le reazioni del pubblico sono state largamente positive e l’amore ha vinto sull’odio e sull’invidia. Lo stesso è valso anche per Nuvenia che ha lanciato a livello globale il suo nuovo spot.

Queste le immagini in anteprima del nuovo spot di Bodyform, in Italia conosciuta come Nuvenia, marca celebre di assorbenti. Il nuovo spot rientra nella campagna #BloodNormal per un racconto autentico di un fenomeno normalissimo che coinvolge le donne dall’alba dei tempi: le mestruazioni. Dopo le censure non solo televisive, ma anche social (ricordiamo la famosa artista Rupi Kaur censurata da Instagram sul suo lavoro sul ciclo mestruale); Nuvenia si riappropria di un’immagine diretta sotto lo slogan “Periods are normal, showing them should be too” mostrando che, contrariamente alle credenze popolari, le donne non perdono sangue blu in quei giorni lì.

 

Epic Fail che diventano Epic Win

La potenza è nulla senza control(lo), recitava un famoso spot, e nel mondo dell’iperconnesso è sempre più vero. Molti brand e istituzioni sperimentano sulla loro pelle i rischi e le opportunità di imprevisti dettati dalla contemporaneità della comunicazione.

Un primo esempio è MINI, che durante una diretta streaming di presentazione di un concorso per volare in Perù, si è trovata a fronteggiare un imprevisto decisamente HOT.

Come far fronte a tanto impeto amoroso? Il social media manager di MINI ha tirato un profondo respiro e ha seguito la regola d’ora del digital management: mai negare i propri errori e usare l’ironia.

I veri maestri in quest’arte sono quelli del team digital di Netflix. Online si sprecano sempre i commenti di dottori e scienziati che passano alla lente d’ingrandimento le maggiori leggi della fisica e dell’ingegneria per dimostrare la fallacia di determinate sequenze o fatti all’interno di serie tv e film.

Dottorati di ricerca sprecati nell’affannoso tentativo di dimostrare che no, Dumbo non può fisicamente volare. é successo anche a Netflix, per la nuova serie Suburra dove il personaggio Aureliano Adami percorre una notevole distanza in apparenti tre secondi scarsi. Come avrà reagito Netflix? Con un Epic Win.

Fail

E ora veniamo alla parte più dolente: gli epic fail. Questa settimana siamo caduti particolarmente in basso mediante l’uso poco saggio di sondaggi. Oggi il social media manager sa che la prima regola per un buon tasso di engagement è coinvolgere il pubblico. Lo sa anche Libero, ma ha deciso di farlo nel mondo sbagliato soprattutto per un quotidiano nazionale.

Dalla torre, noi di Ninja Marketing, buttiamo giù questo genere di contenuti che istigano all’odio, ma allo stesso modo osserviamo un po’ sconsolati i risultati poco felici dell’instant marketing di Saclà. Purtroppo questo genere di strategia di comunicazione può essere molto rischiosa, soprattutto se a sostenerla non c’è umorismo.

Per questa settimana è tutto! Il prossimo appuntamento per questa Rubrica Epic Win/Fail è a lunedì prossimo.