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Conosci davvero i tuoi marchi preferiti? La ricerca “Branded in memory” svela quanto i loghi dei grandi brand fanno davvero parte di noi

La classifica dei marchi più memorizzati stilata da Sign.com ci fa scoprire dove si nasconde il segreto della notorietà

Per entrare nel vivo della ricerca targata Sign.com, basterebbe porsi una semplice domanda: conosciamo davvero così bene i nostri marchi preferiti? Se la risposta è sì… bene, allora disegnamoli!

Con Branded in memorySign.com ha voluto chiedere a un campione di 150 americani tra i 20 e i 70 anni di rappresentare dieci loghi di big Company partendo semplicemente dalla loro memoria. Con ben 1500 disegni  e un risultato sorprendente, è stata stilata una classifica dei marchi più memorizzati.

Ne analizzeremo quattro più da vicino,  sfatando o avvalorando i miti intorno ad essi.

Niente paura, se sei curioso di conoscerli tutti, in fondo all’articolo troverai anche la classifica con i loghi più memorizzati! Intanto, ecco un assaggio della ricerca: ti basterà cliccare su uno dei loghi in basso per vedere i diversi risultati della memoria dei consumatori. Buon divertimento 😉

Burger King: panino o corona?

La famosa azienda fondata nel 1954 in Florida, si colloca a metà classifica con solo il 18% di rappresentazioni fedeli. Il dato interessante è che il 21% rappresenta il logo di Burger King con una corona.

branded in memory

Siamo andati allora ad analizzarne i motivi. Nel primo logo , realizzato nel 1954, c’era proprio una corona. Nel 1957 una nuova versione vede un re seduto in cima ad un hamburger con lo slogan “Home of the Whopper” (Patria del Whopper). Solo nel 1969 il logo cambia aspetto così come lo conosciamo oggi: l’hamburger con all’interno il nome del marchio.

Nonostante però il re sia stato rimosso nella grafica, rimane nel nome dell’azienda e gioca un ruolo fondamentale anche nell’advertising (avete presente le corone di cartone negli store?). Il risultato è una fusione tra nome, advertising e logo stesso, come se la corona identificasse Burger King più dell’hamburger presente oggi.

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Starbucks: mitologia e sirene troppo complessi per essere ricordati

A Burger King tuttavia non è andata così male, infatti nell’ultima posizione della classifica troviamo nientemeno che Starbucks.

Starbucks, la più grande catena di caffetterie del mondo, deve il suo nome al primo ufficiale della Pequod di Moby Dick. Fondata nel 1971 a Seattle, ricrea nel suo primo logo l’ambiente navale marinaresco, già presente nel nome, con una sirena a due code dal seno scoperto. Nella mitologia greca le sirene seducono i marinai con il loro canto, così come il caffè di Starbucks ne seduce gli amanti.

marchi starbacks

Nel 1986 l’azienda cambia assetto e così anche il suo logo diventa più pulito, la sirena posta all’interno di un cerchio verde e il petto coperto dai capelli. Fino al 2011 subisce molti restyling con una crescente semplificazione. Questa tuttavia non è bastata a scolpire il logo nella mente dei partecipanti al test, o almeno nella gran parte, infatti solo il 6% rappresenta il logo in maniera accurata. Il 90% ricorda la sirena, ma il 55% ne dimentica la doppia coda e il 45% la corona. Il 31% rappresenta invece il logo prima del restyling del 2011.

In questo caso possiamo affermare che proprio la complessità del logo è determinate sul risultato.

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Apple: il principe dei loghi

Passiamo adesso alle prime posizioni. Come poteva mancare tra i marchi più accuratamente rappresentati la famosa mela?

Con il 20% Apple si posiziona terza. Il logo Apple, che conosciamo oggi, fu realizzato nel 1977 dall’agenzia Regis Mckenna. Inizialmente il logo rappresentava Isaac Newton seduto sotto un albero di mele, ma l’Art Director Apple Rob Janoff voleva un logo più semplice, adatto al business e come chiese Steve Jobs, “non carino”. Il morso fu incluso per evitare di confondere la mela con un pomodoro e per dare un gusto geek (“Byte into an Apple”). La prima mela a strisce colorate (in onore del primo computer a colori), rimase dal 1977 al 1997. Successivamente con il ritorno di Steve Jobs nel 1997 fu scelto di passare ad un colore monocromatico, più versatile e semplice.

marchi: apple

Nella rappresentazione del logo Apple gli errori più commessi sono stati: la direzione del morso (84% lo ha ricordato ma 1 persona su 5 lo ha inserito a sinistra anziché destra); l’inserimento del gambo, anziché la foglia (1 persona su 3); il 15% ha ricordato la foglia ma ne ha sbagliato direzione e il 3 % ha disegnato il vecchio logo a colori.

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IKEA: primo tra i marchi rappresentati

Ed eccoci arrivati alla prima posizione: il logo di IKEA, con il 30% di riproduzioni quasi perfette e il 56% buone, sbaraglia i competitor nella classifica di Branded in Memory.

IKEA è la più grande azienda al mondo per la fornitura di mobili, fondata nel 1943 da Ingvar Kamprad, un imprenditore appena 17enne. Il nome IKEA è un acronimo, le prime due lettere rimandano al nome e cognome dell’imprenditore, le due restanti fanno riferimento alla fattoria di famiglia Elmtaryd e Agunnaryd al piccolo paese a sud della Svezia e luogo di nascita del fondatore.

marchi: ikea

La semplicità del logo IKEA, come si intuisce, è nel lettering con l’utilizzo del carattere sans-serif della famiglia Futura. Non è presente un simbolo sostitutivo o integrato come per gli altri marchi. I colori giallo e blu rimandano alla bandiera Svedese e inoltre il blu richiama fiducia e il giallo gioia, ottimismo e immaginazione. Non viene difficile immaginare come il marchio IKEA sia stato il più memorizzato e rappresentato. La sola difficoltà riscontrata tra i partecipanti al test è stata la scelta del maiuscolo o minuscolo (8%). Se poi si ricorda IKEA con o senza la forma ovale gialla, retrostante la scritta, dipende dal riferimento al logo sugli store (senza ovale) o al logo stampato sui prodotti (con l’ovale). Il 40% include comunque l’ovale.

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Branded in memory: cattiva memoria o amnesia?

Ogni giorno vediamo ma non osserviamo, per questo motivo, anche se i loghi delle big Company sono così diffusi, da non necessitare di una memoria fotografica particolarmente allenata per riconoscerli ed esserne attratti, ne ricordiamo solo quanto basta. Questo processo è stato chiamato “amnesia non intenzionale”, nonostante vediamo qualcosa milioni di volte non lo tratteniamo totalmente nella memoria.

E tu, hai già provato a disegnare a memoria qualcuno di questi loghi dai ancora per scontato di avere una memoria infallibile? Rispondi a questa semplice domanda: di che colore è la seconda lettera del logo Google?

No, non abbiamo dimenticato nulla e dato che ogni promessa è debito, ecco la classifica dei 10 loghi più memorizzati.

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