Instagram: arrivano le raccolte, la novità che i digital marketers stavano aspettando

Con 700 milioni di utenti attivi è impensabile riuscire a resistere al fascino di Instagram. La piattaforma ha dimostrato di riuscire ad avvicinare in modo inedito brand e consumer, del resto basti pensare a quanto tempo ci trascorrono, ogni giorno, i propri potenziali clienti per convincersi del fatto che comunicare su Instagram sta diventando sempre più importante per i brand. Per questo motivo, Instagram introduce sempre più tool marketers-friendly per incrementare la propria utilità nel mondo del marketing e della comunicazione brand-utente. L’ultimo update vede protagoniste le Raccolte di Instagram.

Vi capita di salvare contenuti su Instagram? Ecco come creare delle Raccolte private su Instagram e organizzare tutti i post salvati.

instagram

Perché dovrebbe interessarvi creare le Raccolte di Instagram

Innanzitutto, vale la pena concentrarsi sul perché collezionare dei contenuti pubblicati da altri. 

Se siete utenti privati le motivazioni possono essere molteplici: prendere ispirazione dagli outfit messi in vetrina dai profili delle fashion blogger di tutto il mondo, ricordarsi la marca degli immancabili oggetti di design presenti nei salotti degli influencer di lifestyle e archiviare tutti quei succulenti piatti a base di avocado da copiare assolutamente, con hashtag #foodporn. Insomma, ispirazione e pettegolezzo sono le principali leve che spingono diversi tipi di utenti a condividere, commentare e salvare i contenuti degli altri. Pinterest ne ha fatto la propria fama.

Ma perché i Marketers dovrebbero essere interessati a creare delle bacheche private colme di contenuti pinnati?

instagram

Per fare un’analisi accurata e gratuita dei competitor

Le Raccolte di Instagram, o Instagram Collections, possono essere un valido aiuto per un’analisi dei competitor accurata e gratis. Basta monitorare i grandi brand, ma anche i business locali per vedere come operano nella loro nicchia, e salvare tutti i post più rilevanti in una collezione dedicata. Analizzando queste collezioni può aiutare a rimanere facilmente aggiornati sulle tattiche dei propri competitor (o dei propri benchmark) a livello di tipologia di contenuti, strategie di marketing, coinvolgimento di Influencer, ecc. Infine, perché no, i post dei propri competitor possono diventare la cartina tornasole con la quale paragonare il livello di eye-catching e di engagement dei vostri contenuti.

Per facilitare il dialogo con i propri follower

Tenere in archivio tutti i contenuti in cui il vostro brand/i vostri prodotti vengono menzionati in una Raccolta dedicata è utile per il monitoraggio del tipo di persone che vi seguono e interagiscono, e il sentiment del vostro brand. Inoltre, cosa non da poco, vi permette di rispondere con calma (e con il giusto tone-of-voice) ad ogni mention: i Community Manager ne saranno infinitamente grati!

Per gestire in modo smart gli User-Generated Content

Allo stesso modo, grazie alle Raccolte di Instagram, sarà più facile gestire tutti gli UGC che vi è permesso usare e ripostare sui vostri canali. Ad esempio, se gestite un brand di orologi e uno dei vostri prodotti viene taggato nel post personale di un qualsiasi utente, condividendolo in una Raccolta potete attingere a quel particolare contenuto in qualsiasi momento, concordandone prima l’uso – ovviamente – con chi ne detiene i diritti.

Per trarre ispirazione

Ispirare e venire ispirati: un mantra da cui nessuno dei frequentatori dei social network può prescindere – né gli utenti privati, né i Marketers. Per questo, salvare le immagini che vi hanno maggiormente colpito, in quanto a bellezza o efficacia del messaggio, in un album dedicato (e privato) può tornare nel momento in cui si cerca ispirazione per il lancio di una nuova campagna o per il riposizionamento del proprio brand e il restyling della propria brand image. Meglio copiare bene che inventare male, dicono.

instagram

Come creare le Raccolte di Instagram

Per iniziare a creare e utilizzare le Raccolte di Instagram vi basterà accedere al vostro profilo, fare tap sull’icona del segnalibro e accedere alla sezione dedicata a tutti i contenuti salvati. A questo punto, cliccando su Raccolte e quindi sul tasto Aggiungi (+) in alto a destra, potrete creare le vostre raccolte tematiche. Una volta assegnatogli il nome, potrete iniziare a popolarle con tutti i contenuti che reputate adatti al tema scelto. Qualora vi ritrovaste a voler salvare un post Instagram senza aver ancora creato la raccolta entro la quale volete archiviato, vi basterà tener premuto sul simbolo del Segnalibro (sotto la foto, a destra): sullo schermo vi appariranno le raccolte già create e il tasto Aggiungi (+), cliccando sul quale potrete creare direttamente una raccolta dedicata al contenuto che desiderate ricordarvi.

instagram

Cosa aspettate? Correte a creare la vostra raccolta differenziata di post su Instagram… non potrete più farne a meno.

Istruzioni per (evitare di) rendersi infelici sui social

Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick è un libro che tutti dovrebbero leggere. Chi si occupa di comunicazione, in particolare attraverso i canali social, dovrebbe averlo sempre accanto.

In maniera molto ironica e divertente, è un testo che esamina i meccanismi e le trappole mentali in cui tutti, prima o poi, siamo caduti.

Per chi non lo conoscesse, Paul Watzlawick è stato uno psicologo e studioso della comunicazione umana. Lavorò a lungo nel Mental research institute di Palo Alto, in California. Professore di Psicologia Comportamentale alla Stanford University, fu autore di un altro importante libro: “Pragmatica della comunicazione umana”. Più specialistico, quest’ultimo rispetto a quello di cui parliamo, in entrambi l’oggetto di studio non è l’individuo ma il suo modo di relazionarsi e comunicare con gli altri.

istruzioni per rendersi infelici

Watzlawick è infatti il creatore di uno dei più noti assiomi della comunicazione: non si può non comunicare. Ogni comportamento umano veicola un messaggio. L’assenza di una qualsiasi azione comunica perciò proprio la non disponibilità a comunicare.

Barricarsi dietro un giornale o uno smartphone, in treno per esempio, è come appendersi un cartellino “non disturbare” al collo.

Rendersi infelici sui social

Sono molti i meccanismi mentali che Waztlawick descrive nel suo libro. Tutti contribuiscono a rendersi infelici nella vita reale, alcuni in particolare trovano applicazione anche nel mondo dei social.

istruzioni per rendersi infelici

Sia che usiate i canali social per fare personal branding o che siano oggetto del vostro lavoro da community manager o social media manager, è bene conoscerli e riconoscerli.

Prima di tutto, sii fedele a te stesso

La regola fondamentale secondo Watzlawick, per essere veramente infelici è la completa e assoluta fedeltà a se stessi e i propri principi. Una fedeltà che porta inevitabilmente ad una convinzione: l’unico punto di vista valido è il proprio.

Se applicherete questa regola anche ai canali social che avete deciso di presidiare, avrete gettato le basi per una sana crisi, e forse il fallimento.
Sia dentro che fuori i social, è bene mantenere una mente aperta, pronta ad accogliere consigli e a cogliere le novità. Watzlawick illustra bene il concetto con una storiella.

Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa ha perduto. “La mia chiave,” risponde l’uomo, e si mettono a cercare tutti e due. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto gli chiede se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: “No, non qui, là dietro; solo che là è troppo buio.”

La strategia che avete pensato di adottare deve essere in continua evoluzione, come lo sono i canali scelti. Una soluzione efficace, per quanto abbia funzionato in passato, può e deve essere messa in discussione e non può essere considerata l’unica possibile. Applicare sempre e soltanto quella unica soluzione porta all’infelicità o, nel nostro caso, all’insuccesso nella comunicazione sui social.

Il metodo Cuè, ovvero l’arte di auto-suggestionarsi

Waztlawick propone nel suo libro alcuni esercizi mentali per affinare le tecniche di auto-suggestione, che, se ben applicate, potranno portarvi ad una sicura catastrofe nelle vita e nei social.

Convincetevi che nulla accadde per caso, che certe azioni sono state fatte apposta per danneggiarvi, che oscure potenze complottano ai vostri danni ed il gioco è fatto.

Nel rispondere ai commenti ai vostri post, non attribuite al loro autore motivazioni o intenzioni che forse sono solo il frutto di queste fantasie. I problemi o crisi vanno gestiti, ma non creati confondendo la propria percezione con la realtà.

Applaudite e scaccerete gli elefanti

I problemi immancabilmente sorgeranno. Fare finta che non sia possibile o che non ci siano, non aiuterà a risolverli, ma, anzi, probabilmente accadrà che si ripresentino in maniera ancora più pressante e pesante.

Watzlawick di nuovo usa una bella storiella per descrivere il meccanismo.

C’era un uomo che batteva le mani ogni dieci secondi. Interrogato sul perché di questo strano comportamento, rispose: “Per scacciare gli elefanti.”

“Elefanti? Ma qui non ci sono elefanti!”

E lui: “Appunto.”

rendersi infelici

Non si può prescindere dalla stesura di un buon piano strategico per comunicare bene sui canali social. E sicuramente una parte del piano dovrà prevedere la gestioni delle possibili crisi.

Ma mettetevi il cuore in pace: non è possibile prevedere ogni singolo potenziale rischio. E farlo, se fosse possibile, probabilmente porterebbe alla paralisi.
Ma è possibile dotarsi di una meta-strategia: i problemi vanno affrontati, se e quando si presentano, senza fare affidamento a tic superstiziosi come l’applaudire dell’uomo nella storiella.

Le profezie auto avveranti

Ne abbiamo già accennato nel paragrafo dedicato al metodo Cuè, parlando di auto-suggestione. Ma convincersi che qualcosa possa andare male, o che tutto è contro di voi non basta.
Per rendersi infelici e scatenare una catastrofe ancora migliore sui social basta convincersi di essere le potenziali vittime di macchinazioni universali: adottare quindi le migliori strategie per evitare tali presunte macchinazioni, è il modo corretto per farle avverare.

Molto probabilmente identificherete delle azioni che faciliteranno proprio l’avverarsi del problema temuto. Come Edipo che cercando di sfuggire alla profezia dell’oracolo finì per farla avverare, potrebbe succedere anche a voi di adottare soluzioni che lo sono solo in apparenza e finiscono per far accadere proprio ciò che temevate.

Un esempio potrebbe essere la decisione di eliminare i commenti o di togliere la possibilità di farli. Molto probabilmente ne sarete sommersi, in uno shitstorm. Meglio, come si diceva, affrontare il problema, se e quando si presenta.

Scegliere gli obiettivi giusti

Citando George Bernard Shaw, come fa lo stesso Watzlawick, si potrebbe dire che “nella vita esistono due tragedie. La prima è la mancata realizzazione di un intimo desiderio, l’altra è la sua realizzazione”.

Se volete dunque rendervi infelici votandovi al fallimento, almeno sui social, la strategia migliore è quella di fissare degli obiettivi e mete così ambiziose ed elevate che forse, tutto sommato, sia meglio non intraprendere proprio il viaggio. Se comunque lo si facesse, la giustificazione al loro mancato raggiungimento è già pronta.

Studiate invece la vostra mappa e stabilite mete raggiungibili anche a piccoli passi, misurabili durante il percorso.

Conclusioni

Il libro di Watzlawick è divertente e pieno di esempi ironici, con altri meccanismi interessanti come gli ordini paradossali o le illusioni delle alternative.

Sono, i primi, quegli ordini cui è impossibile ubbidire. Il più famoso esempio è l’ordine di essere spontanei. Se ci pensate bene, è impossibile accontentare chi ve lo impone. O si agisce spontaneamente, di propria iniziativa (e quindi disubbidendo) oppure si esegue l’ordine, quindi non più spontaneamente (e disubbidendo ancora).

L’illusione delle alternative è invece quel meccanismo per cui se offrite a qualcuno l’alternativa A e quella B, potrete rimproverarlo se, scegliendone una, non ha invece scelto l’altra.

Sono insidie spesso presenti in qualunque tipo di relazione, comprese quelle che si stabiliscono sui social network quindi.

Sfuggirne non è facile, ma la consapevolezza della loro esistenza potrebbe almeno ridurre il loro impatto.

Scomodando la Teoria dei Giochi, come fa lo stesso Watzlawick verso la fine del libro, ci si dovrebbe ricordare che le interazioni tra persone dovrebbero essere considerate dei giochi a somma non zero.
In altre parole, e a differenza dei giochi a somma zero in cui c’è sempre un vincitore e un perdente (le vincite di uno si equivalgono alle perdite dell’altro, ecco spiegata la somma zero), nei giochi a somma non zero è possibile che tutti vincano o tutti perdano.

Portare avanti una discussione per provare le proprie ragioni, potrebbe farci vincere la disputa. Ma la relazione? Nel serio gioco della vita e dei social, meglio giocare cercando di vincere tutti insieme.

In Google c’è un team che fa esperimenti per trovare la pubblicità perfetta

“Le persone non odiano la pubblicità, odiano la brutta pubblicità”. Si presenta così Ben Jones, Global Creative Director in Google a capo di Unskippable Labs.

Lo abbiamo incontrato in occasione dell’IF Italians Festival, l’evento più atteso dai pubblicitari italiani, durante il quale ha raccontato della sua mission: rendere ogni pubblicità così bella da essere impossibile da skippare.

 

 

Prova fotografica dell'intervista

Prova fotografica dell’intervista

Cos’è Unskippable Labs di Google? Il nome fa immaginare una specie di laboratorio nell’Area 51 in cui vengono svolti strani esperimenti…

Vorrei che avessimo un laboratorio fisico per fare esperimenti, ma non è così!  Unskippable Labs è un team che si occupa di rispondere all’esigenza di ottenere una pubblicità efficace, e lo fa testando diversi tipi di contenuti, di montaggio e di durata fino ad arrivare alla pubblicità perfetta.

Durante i nostri esperimenti, abbiamo mostrato finte pubblicità, persino schermate nere, e abbiamo analizzato le diverse reazioni degli utenti. Ciò ci permette di aiutare gli inserzionisti e i creativi a migliorare e identificare opportunità di crescita. 

Non svolgiamo test in una stanza in cui le persone vedono le pubblicità e ci dicono cosa ne pensano, perché ci direbbero come una pubblicità dovrebbe essere. Ciò che facciamo è analizzare il comportamento delle persone per capire cosa funziona e cosa no, e questo è determinabile attraverso una semplice considerazione: se prestano attenzione vuol dire che l’annuncio funziona, altrimenti c’è qualcosa che non va.

È come un gigantesco A/B test o qualcosa del genere?

Non lo definirei un enorme A/B test, perché con un semplice A/B test la risposta che si ottiene è solo quale annuncio sia meglio dell’altro. Noi, invece, effettuiamo sempre un confronto da tre fino a cinque ads, partendo da un’ipotesi che vogliamo dimostrare. Chiediamo quindi ai creativi di provare o smentire queste ipotesi e non di creare il migliore annuncio possibile.

Se si testano cinque pubblicità da 30 secondi, ad esempio, si potrà dimostrare qual è il migliore annuncio da 30 secondi, ma non si scoprirà quanto dovrebbe essere lungo l’annuncio. Il nostro è un approccio molto diverso da quello di un classico A/B test.

Quindi testate la combinazione di fattori diversi come contenuto, velocità, timing e dispositivi?

Sì, non lavoriamo in una sola direzione, perché c’è molto spazio di miglioramento in un singolo annuncio. Anche una sola modifica può apportare valore, che si tratti di uno spot per la tv o di un video per YouTube.

italians festival
Ben Jones sul palco di IF!

Durante la presentazione hai mostrato la campagna per The Sinner come esempio dell’importanza della distribuzione dei vari contenuti rispetto ai vari step del funnel. È importante mostrare alle persone ciò che vogliono realmente vedere?

Sì, certo. Ciò che stiamo capendo ora è che le persone sono molto raffinate nelle loro scelte e abbiamo riscontrato che è meglio mostrare annunci diversi di una stessa serie che lo stesso per tre volte. È molto più persuasivo e ha più senso, perché vediamo migliaia di annunci ogni giorno.

Le persone sono cambiate, ma non c’è stato un cambiamento nella stessa direzione nella creatività e nei video. 

Riguardo ai video brevi: si può dire molto in 15 o in 6 secondi. Puoi svelarmi la formula segreta degli short content?

Ho cominciato a lavorare sugli annunci da 6 secondi all’inizio di quest’anno e mi sono reso conto che non si può raccontare un’intera storia in sei secondi. Abbiamo provato a ridurre: passare da 30 secondi a 15 e poi ancora a 6. È venuto fuori che tagliare semplicemente la durata non funzionava, perdeva di emozione. Non si può raccontare una grande storia in 6 secondi, si può dare però un assaggio e questo funziona.

Nei video da 6 secondi non è necessario comprimere tutto in un annuncio così breve, mentre in un annuncio da 30 secondi devi dire tutto. Ogni annuncio da 6 secondi può essere diverso, offrire un altro punto di vista, un assaggio leggermente differente e permette di costruire la storia un po’ alla volta.

Ben Jones e Marianna Ghirlanda all'IF!
Ben Jones e Marianna Ghirlanda all’IF!

Hai detto e ti cito: “Se vuoi essere contenuto, dovresti essere contenuto, non un contenuto che sembra una pubblicità”. Qual è la linea sottile che separa un buon branded content dalla classica pubblicità?

Credo che l’idea che abbiamo di pubblicità inquini il nostro modo di creare contenuti. È facile che i brand che vogliano fare branded content si perdano nell’idea di un brutto contenuto.

La campagna di Campari di quest’anno, per esempio, è uno splendido esempio di come sia possibile lasciare che la storia sia raccontata e immersa nell’universo del brand. A volte siamo così impegnati a dire “non devo mostrare il mio prodotto…”, che non ci rendiamo conto che in realtà a nessuno importa.

Un altro fantastico esempio può essere quello di Clorox, una candeggina che si vende negli Stati Uniti, che ha rilasciato una bellissima serie di short-video sull’essere puliti. Una straordinaria storia che non spinge il prodotto, ma richiama quello che il prodotto in realtà fa.

Sfortunatamente ci sono ancora annunci noiosi di prodotti affascinanti (sto pensando alle auto). Si può fare di meglio?

Certo, assolutamente. Questa è la mia missione! La parte più difficile sta nel fatto che ormai non è più possibile usare un annuncio noioso che funzioni davvero, perché l’attenzione è massima e diventa sempre più alta sulla pubblicità. I consumatori possono ascoltarti attentamente o ignorarti del tutto e i brand devono essere interessanti e avere belle storie da raccontare o nessuno li guarderà.

A cosa state lavorando attualmente?

Attualmente stiamo facendo alcuni esperimenti con Coca-Cola, Unilever e altri brand per verificare come le strategie di ottimizzazione mobile potrebbero cambiare anche la pubblicità broadcast. Prendiamo gli spot televisivi, li ottimizziamo per mobile e poi li riportiamo in TV per vedere se performano meglio (e per il momento è così).

Durante il tuo intervento hai detto che i video orizzontali e i video verticali hanno lo stesso impatto, mentre tutti oggi sostengono che i video verticali siano il futuro. Non dobbiamo dire addio ai video orizzontali, quindi?

Penso che dipenda dal contesto in cui si guarda il video. Su Snapchat tutti i miei contenuti sono verticali, quindi mi aspetto di vedere video verticali. Ma non c’è solo Snapchat. Su YouTube le persone girano lo smartphone quando guardano una storia che gli piace. Sai una cosa? Se una storia è bella e girata bene a nessuno interessa se è verticale o orizzontale. Non rinchiuderti in una scatola per fare ciò che pensi che le persone vogliono.

Immagine di copertina: IF Italians Festival

Viaggio tra le App della Pubblica amministrazione per il turismo

Turismo e applicazioni mobile sono indubbiamente un connubio vincente. Considerando poi che il nostro Paese è ricco di attrazioni turistiche e che noi italiani siamo fervidi utilizzatori dello smartphone, verrebbe logico pensare a una nutrita offerta di app mobile da parte della Pubblica Amministrazione.

Non è ancora così.

Nel Report e tourism 2017 (Terrorismo e web: quale impatto sul turismo straniero in Italia) BEM Research ha dedicato una parte all’analisi delle applicazioni mobile di quei siti storici statali a pagamento tra i più visitati in Italia, secondo il Ministero dei Beni Culturali.

Quel che è emerso è che solo 4 siti storico-artistici su 20 dispongono di un’applicazione mobile ufficiale, ovvero: Basilica di Sant’Apollinare, Rocca di Gradara, Galleria di Palazzo Reale e Forte di Bard.

Town Walls of Gradara, La Marche, Italy

Town Walls of Gradara, La Marche, Italy

Applicazioni fantastiche e dove trovarle

La cosa ancora più “interessante”, se possibile, è che in alcuni casi trovare le applicazioni ufficiali è stato abbastanza complicato, per alcuni motivi.

Innanzitutto negli store non esiste una categoria del tipo “applicazioni ufficiali” della PA. In altri casi, pur esistendo, l’applicazione non veniva (erroneamente) linkata dalle pagine del sito web dell’ente locale.

In altri ancora, altrettanto erroneamente, nella descrizione dell’applicazione non si faceva riferimento al fatto che fosse l’app ufficiale di un comune o di un sito archeologico.

A ciò si aggiunga che il settore turistico in generale è ricco di applicazioni mobile e cercando negli store la parola chiave di una destinazione è abbastanza facile trovare svariati risultati.

googleplay

Per fare un esempio, provando a digitare in Google Play la parola “Roma” i risultati sono giustamente di “diversa natura” perché la parola chiave è decisamente generica.

Analizzando i suggerimenti che Google Play restituisce associati a questa parola ci si rende subito conto che gli utenti hanno specifiche necessità che, in alcuni casi, sarebbe opportuno venissero soddisfatte (anche) dalla PA: l’utente non è un “oggetto astratto”, l’utente può essere “il cittadino” o il “turista”.

Esistono diversi tool anche gratuiti che possono aiutarci nella ricerca dei suggerimenti, ad esempio Appkeywords.net. Digitando la parola Roma, selezionando Italia e tutte le categorie, il sistema restituisce l’elenco di parole chiave associate maggiormente digitate in Google Play.

Tra queste si trova “Roma audio guida”. Soffermiamoci su questa per cercare di capire quanto la PA avrebbe la possibilità di posizionare una sua applicazione mobile all’interno dello store e sulla search con questa specifica ricerca.

Il livello medio di competition di questa long tail ci suggerisce che, a parte l’ottimizzazione dei classici fattori on-site della scheda dell’app, sarebbe un’opportunità da non perdere quella di poter linkare una possibile app “audio guida” dai vari siti web tematizzati della PA, penso per esempio al sito del comune di Roma o Turismoroma.it (che ad oggi nella pagina dedicata alle applicazioni mobile commette ahimè qualche errore).

Ovviamente occorrerà anche un costante aggiornamento, oltre all’interazione con gli utenti che lasciano recensioni, soprattutto nel caso fossero negative.

In conclusione

Considerando alcuni punti fermi come l’aumento degli accessi ai siti web provenienti da dispositivi mobile e l’inequivocabile esigenza espressa da ricerche specifiche effettuate dagli utenti, appare decisamente importante fare in modo che la Pubblica Amministrazione possa offrire applicazioni mobile, realmente funzionanti, che siano veri e propri strumenti utili a diposizione di cittadini e turisti e non semplici vetrine dove riproporre, più o meno bene, gli stessi contenuti del sito web.

E questo non solo per un mero fattore di posizionamento sugli store (ASO) o sul motore di ricerca ma anche (e soprattutto) perché le applicazioni mobile potrebbero davvero sopperire ad alcune carenze che rendono il nostro Bel Paese un po’ meno bello e ancora troppo “Paese”.

Schegge di software: innesti, Augmented Human, transumanesimo, cyberpunk e biotecnologie

Vorrei che leggessi questo frammento di brano con molta calma ed attenzione; vorrei che che provassi a visualizzare la scena descritta, cercando di ricrearla nella tua mente, come se fosse un esercizio di visualizzazione; vorrei che per un attimo tutto si fermasse, e facessi un piccolo sforzo per essere li, in quel momento, come se fossi tu a vedere e descrivere.

“Gli stand erano allineati nella sala centrale. La clientela era composta da giovani, alcuni non più adolescenti. Pareva che tutti avessero delle prese al carbonio impiantate dietro l’orecchio sinistro, ma Molly non focalizzò l’attenzione su di loro. I banchi sul davanti degli stand esibivano centinaia di schegge di microsoft, frammenti angolosi di silicio colorato montati sotto bolle trasparenti oblunghe su quadrati di cartone bianco. Molly andò al settimo stand lungo la parete sud. Dietro al banco, un ragazzo con la testa rasata fissava con sguardo assente il vuoto, una dozzina di punte di microsoft sporgevano dalla presa dietro il suo orecchio.

[…]

Larry tirò fuori un piatto astuccio di plastica dalla camicia sportiva rossa e l’aprì con uno scatto, infilando il microsoft nella sua fessura, accanto a una dozzina di altri. Con la mano sospesa in aria scelse un chip nero, lucido, che era leggermente più lungo degli altri, e lo inserì con un gesto fluido nella propria testa. I suoi occhi si strinsero.”

Posso dirti che è stato scritto nel 1984, ma penso che le considerazioni più interessanti non siano chi e quando, ma il fatto di avere una certa “visione” in merito a come la tecnologia possa innestarsi, interfacciarsi e fondersi profondamente con il nostro corpo.

Larry è un ragazzo, non uno scienziato o un facoltoso appartenente all’elite, e questa tecnologia è anche alla sua portata economica. L’innesto che ha gli permette di utilizzare schegge di microsoft che, interfacciandosi direttamente con il cervello tramite l’innesto stesso, gli danno accesso ad una forma di “potenziamento”,  variabile in base alle sue esigenze e volontà.

L’innesto e le varie schegge di software che Larry usa, gli permettono di fare cose o avere sensibilità che naturalmente non potrebbe mai avere, come ad esempio soddisfare il suo desiderio di interfacciarsi direttamente con apparati. Molly, dal canto suo, al posto degli occhi ha degli specchi che chiudono le cavità orbitali e celano visori che le permettono di vedere perfettamente al buio, con la stessa naturalezza e livello di dettaglio con cui noi vediamo di giorno.  

Assecondami un attimo, solo per un istante, quanto basta per poter provare a vedere le cose da un punto di vista differente. Non devi fare una scelta. Ricordati che con te hai sempre la pillola azzurra, che puoi prendere in qualsiasi momento, per svegliarti in camera tua e credere a quello che vorrai. Io voglio solo mostrarti il paese delle meraviglie, perché forse non sai quant’è profonda la tana del Bianconiglio.

Notizie croccanti under the skin

Qualche mese fa mi sono imbattuto in una notizia, riportata da molte testate internazionali, che mi ha decisamente colpito, e che riguarda il sistema dei trasporti pubblici Svedese.

SJ Rail è una società a responsabilità limitata, di proprietà dello stato Svedese, incaricata di gestire servizi di trasporto ferroviario, sia indipendentemente che per conto delle autorità nazionali e regionali del traffico.

Tramite il suo portavoce, ha dichiarato che accetterà la verifica del corretto possesso e pagamento del biglietto ferroviario anche tramite scansione di chip biometrici sottocutanei; quindi tutti i possessori di innesti di chip RFID o NFC potranno caricare direttamente li sopra il loro biglietto.

Inizierà quindi un periodo di sperimentazione, durante il quale il personale di servizio sui treni potrà verificare che i viaggiatori sono muniti di biglietto sia tramite tutti i metodi ordinari e già attivi (biglietto cartaceo, mail di conferma a seguito di acquisto online, QR code tramite app mobile), sia tramite scanner di chip sottocutaneo.

In sintesi:

  • SJ Rail è una società di trasporti, non sviluppa tecnologie di questo genere, non si occuperà di fornire impianti ma investirà per dotarsi degli opportuni strumenti che le consentiranno di ampliare i propri metodi di controllo e verifica del pagamento del biglietto.
  • La sperimentazione non parte dalla volontà di SJ Rail di ampliare il suo ventaglio di servizi, ma da un’esplicita richiesta degli utenti; sono quindi i viaggiatori che hanno manifestato tale esigenza,
  • I clienti “chiedono” e la società, attenta nell’ ascoltarli, decide di far partire un progetto di adeguamento per soddisfare le loro esigenze.
  • In Svezia le persone attualmente dotate di un impianto sottocutaneo, attivo ed utilizzato giornalmente,  sono stimate intorno alle 2.000 circa.
  • Epicenter, una start-up Svedese che si occupa di affiancare e aiutare le aziende in percorsi di crescita e innovazione tecnologica, inizia una collaborazione con SJ Rail per lo sviluppo del progetto. Una buona parte dei dipendenti di Epicenter stessa sono dotati di innesto.

Poco tempo dopo, nemmeno a farlo apposta, post per ogni dove in merito al fatto che la Three Square Market propone ai suoi dipendenti l’innesto del chip sottocutaneo come sostitutivo del badge aziendale, funzionante addirittura con i distributori aziendali di bevande e snack.

Stesso tipologia di chip, stessa tecnologia Rfid, stesso posto per l’innesto (tra il pollice e l’indice della mano) e lettori sparsi per ogni dove; il tutto per semplificare il più possibile la vita agli utenti, che non dovranno più preoccuparsi di avere con se badge, chiavette, smartcard e amenicoli vari in tasca.

Su questa notizia, Gloria Esposito ha scritto veramente un bellissimo articolo dal titolo “Microchip sottopelle per i dipendenti di un’azienda americana”, che ti consiglio assolutamente di leggere.

Ti ricordi ancora di Larry? Ok, nel futuro di Larry la cosa è decisamente più spinta, le conoscenza in merito al funzionamento del corpo umano e alla neurotecnologia talmente estreme da poter generare qualcosa di accessibile a molti, magari non a tutti ma sicuramente a molti.

So che ti stai chiedendo “Ma questo cosa c’entra?”. La parola che mi viene in mente a legare queste cose è “trend”. Non avrò il piacere di conoscere Larry, anche se mi piacerebbe un sacco; non saprò mai se Larry sarà in realtà il mio pronipote, ma una cosa è chiara, e te la spiego semplicemente: ci stiamo arrivando.

Science Android Cyborg Technology Robotic Robot

Te lo dicono anche i Doris: i tempi corrono

I post di commento alle notizie come quelle che ho riportato sopra, che riguardano persone che per mille motivi decidono di farsi impiantare chip o altri dispositivi, sono qualcosa di veramente gustoso e per me spassosissimo; si va commenti apocalittici degni di associazioni di rivolta degli umani uniti contro Skynet, a sapienti distillati di paranoia pura sul controllo totale globale degli esseri senzienti.

Senza ovviamente notare il trend di crescita del numero delle società che investono pesantemente nello sviluppo di questi dispositivi, che questo tipo di tecnologia rimane ancora una nicchia ma sta diventando emergente e si stanno facendo passi veramente importanti in questo settore.

Ricordo che non tutti i chip sono muniti di modulo GPS, che sono assolutamente rimovibili in qualsiasi momento, e che alla domanda “Ci sono studi in merito a potenziali danni fisici provocati ?” la risposta è si, ci sono studi che analizzano i pro e i possibili contro, su cui serve ancora lavorare.

E’ per questo che ho visto con affetto il nuovo spot di Banca Mediolanum, che da la possibilità ai possessori di carta di debito Mediolanum Card di pagare tramite Apple Pay su iPhone e Apple Watch.

Rende fede alla velocità di “digestione e metabolizzazione” che le persone hanno delle nuove tecnologie; nel nostro caso disumanamente lenta, ma almeno in corso; siamo ancora fermi alla tecnologia contactless, vista peraltro con sospetto, mentre nel resto del mondo “i tempi corrono” veramente.

Perché la fantascienza di ieri, spesso e volentieri, è la scienza di oggi e di domani. Con molta calma, estrema calma, ma il trend di evoluzione tecnologica è che ai tempi di Larry ci arriveremo (speriamo presto, aggiunto io personalmente).

Stay turned, non abbiamo ancora finito. Io e Larry abbiamo ancora un sacco di cose interessanti da raccontare.

industria 4.0

Appunti per sapere cos’è l’Industria 4.0

L’industria 4.0 o, come molti la chiamano, quarta rivoluzione industriale non è solo un bel parolone per acchiappare l’attenzione di amici e parenti, ma la prossima fase nella digitalizzazione del settore produttivo che vedrà sfruttare l’automazione e lo scambio di dati tra le diverse tecnologie produttive.

L’obiettivo è di creare le cosiddette smart factories, che utilizzano algoritmi automatizzati per monitorare processi fisici e che quindi permettono decisioni decentralizzate, con la capacità di autogestire qualsiasi anomalia e processo interno. In questo scenario, il sistema fisico diventa Internet of Things e comunica e coopera con gli umani in real time via web.

Ovviamente, visti i presupposti, numerose sono state le critiche a tale definizione. In effetti, molti concordano sul fatto che il concetto stesso di industria 4.0 non abbia senso in quanto l’innovazione tecnologica è in continuo e costante sviluppo. Ciononostante, c’è il potenziale perché diventi una innovazione dirompente proprio come le precedenti, tanto da essere definita “rivoluzione”, appunto.

Industria 4.0

Industria 4.0: ecco i trend

Sono quattro i trend che guidano l’industria 4.0 e che ne permetterano il successo:

  • il sorprendente aumento dei volumi di dati, il potere computazionale e la connettività, in particolare le nuove reti a bassa potenza
  • l’emergere di capacità analitiche e di business intelligence
  • nuove forme di interazione umano-macchina, quali le interfacce touch e gli augmented system
  • miglioramenti nel trasferire le istruzioni digitali al mondo fisico, come la robotica avanzata e la stampa 3D

Come è chiaro, la maggior parte di queste tecnologie sono in cantiere ormai da qualche tempo, ma in generale non si è ancora pronti per l’applicazione su larga scala. Se da un lato tali tecnologie già consentano maggiore affidabilità e costi minori – e quindi hanno senso per l’applicazione industriale – molte aziende non sono consapevoli delle innovazioni emergenti e non ne capiscono le grosse potenzialità.

LEGGI ANCHE: No, la Realtà Virtuale non è un hype (e cambierà davvero le nostre vite)

What’s next?

Industria 4.0

Alcuni imprenditori e manager pensano ancora che molte di queste tecnologie non possano avere applicazione nelle loro aziende. In realtà, è vitale prendere in considerazione l’intero concetto di industria 4.0 quando si pensa alle direzioni future di qualsiasi società, per essere in grado di sfruttarne a pieno il potenziale.

Il business produttivo è in cambiamento e ci sono nuovi modelli che emergono: le aziende sul mercato devono essere rapide nel riconoscere e reagire a queste sfide competitive per trarne vantaggio.

Tutto quello che chi ti vende lo smartphone fighetto non ti dirà mai

Tu compreresti il nuovo iPhone X? Forse qualcuno ti ha già posto la domanda e ti sei limitato ad alzare le spalle e a rispondere che dell’ultimo smartphone modaiolo ti interessa poco o nulla.

Ma se puoi restare indifferente alle battaglie pro-contro sull’ultimo melafonino, puoi comunque rispondere a un’altra domanda: tu, se non hai la tecnologia più recente, puoi essere felice? Ecco, forse ora sei in imbarazzo.

Non tutti cediamo alle ultime novità del mercato ma questo spesso perché il costo delle new entry è molto elevato, specialmente quando si parla di personal tech. Altrettanto spesso scegliamo comunque l’equivalente sul mercato che abbia caratteristiche tecniche simili al top di gamma ma con un costo più accessibile: possiamo cioè rinunciare al brand, all’oggetto feticcio del momento, al logo in bella vista, ma non sappiamo rinunciare all’ultima novità tecnologica.

La tecnologia è come la moda

La rivoluzione mobile ha accelerato i tempi dell’innovazione tecnologica: la convergenza digitale ha contribuito poi all’esigenza crescente di stare al passo con i cambiamenti, per non sentirsi tagliati fuori dalle tendenze e dimenticati come consumatori. Oggi si acquista un nuovo modello di smartphone per poter avere l’ultimo aggiornamento di un sistema operativo e si abbandona un modello vecchio di due o tre anni ancora funzionante perché gli accessori non sono più facili da reperire in quanto la loro tecnologia è già obsoleta.

Eppure la delusione è spesso dietro l’angolo: l’innovazione promessa offre sollievo solo per un piccolo periodo di tempo, perché già nel giro di un anno una nuova tecnologia può prender piede e scavalcare quella precedente. Stiamo parlando di obsolescenza pianificata e il settore tecnologico, specie quello dei device per uso personale, è il campo fertile per questo modello di business.

La supercazzola della batteria

batteria-smartphone-innovazione

Depositphotos #59359443

Il passaggio dalla batteria removibile a quella integrata è stato un cambiamento drastico nel settore dell’elettronica di consumo: abituati spesso a superare i problemi di un modello di device vecchio con il cambio della batteria (ricordi i tempi del buon vecchio Nokia 3310?), i maggiori player del mercato ci hanno presto educati all’idea che se la batteria non è più performante, meglio sostituire il dispositivo.

Come ci hanno convinto che una batteria integrata è meglio di quella removibile? Intanto con la scusa più appetitosa: se vuoi un design più compatto, più leggero, più sottile, più audace, la batteria è la prima cosa da sacrificare. Aggiungiamo poi il fatto che la batteria integrata permette di avere un device resistente all’acqua e molte altre feature, dalle fotocamere più performanti agli schermi ultracurvi.

Mentre i nuovi smartphone diventano sempre più complessi e gestiscono un numero di operazioni sempre più elevate a discapito dell’energia, i caricabatteria sono diventati più performanti. E anche su questo aspetto abbiamo modificato le nostre abitudini: ricordi il momento del passaggio di Apple al cavo USB Lightning che ha mandato definitivamente in pensione i vecchi modelli di iPhone, iPod e iPad? In quanti hanno criticato l’azienda per essere approdata in ritardo a una tecnologia già adottata dai maggiori competitor?

La carica veloce esisteva già

Batteria, cavi di alimentazione e l’ultima tanto discussa “ricarica rapida”: tutte tecnologie che erano possibile fin da subito ma che sono state svelate pian piano e mai completamente. Un esempio: già nel 2013 alcuni dispositivi mobile avevano tra le loro caratteristiche la Quick Charge che altro non è che un brevetto della Qualcomm  progettato per i nuovi processori Snapdragon che permette di forzare l’alimentazione ad una tensione più elevata rispetto a quella con cui normalmente  viene ricaricata la batteria. In questo modo i tempi di ricarica diminuiscono al punto che per ottenere un 50 % di autonomia bastano circa 15 minuti.

Il primo sistema di ricarica rapida non era così efficiente come lo sarà invece già nel 2014 con la release 2.0; la 3.0 è invece già in alcuni dispositivi top di gamma, come si può leggere in questa lista ufficiale.

Ebbene, con quale caratteristica “innovativa” qualche settimana fa sono stati presentati i nuovi iPhone X, iPhone 8 e iPhone 8 Plus? La ricarica rapida! Attenzione però qui alle parole: non si tratta di Quick Charge di Qualcomm, bensì del fatto che i nuovi melafonini possono supportare la ricarica rapida grazie ad appositi alimentatori e adattatori Lightning-USB-C. Insomma, nuovamente nessuna innovazione, solo un nuovo modo per distoglierci l’attenzione mentre la batteria va giù dopo qualche foto, due telefonate e un video su YouTube.

Presto potrebbero piangere anche i grandi

smartphone-obsolescenza

Depositphotos #148946465

Ricapitolando: sempre più smartphone, tablet, cavi, cuffie, batterie e via discorrendo finiscono nell’immondizia, mentre i consumatori acquistano sempre più dispositivi e accessori e in tempi più brevi li cambiano. Non è difficile dedurre quanto queste scelte siano poco ecologiche.

Inoltre in un settore dove i consumatori sono portati a cambiare velocemente il proprio dispositivo, le aziende coinvolte vanno incontro a un elevato rischio di mercato, all’aumento dei costi, al problema della merce invenduta e alla necessità di modificare velocemente strategia se non addirittura modello di produzione.

Non pagheremo per avere ma per usare

Cosa potrebbe risolvere intanto il problema legato all’obsolescenza degli strumenti elettronici? Green Alliance ha analizzato a proposito sei modelli di economia circolare (pdf) del settore dell’elettronica di consumo e ha indicato come sia importante che le aziende prendano in considerazione nuovi modelli di leasing e noleggio dove il consumatore accede alla tecnologia pagando un pacchetto che includa dispositivo e servizi in bundle. In questo modello alle aziende è richiesto di mantenere uno standard adeguato, di realizzare dispositivi in grado di durare nel tempo così da poter essere successivamente riutilizzati da altri consumatori.

Il concetto di proprietà in sostanza deve cambiare e in parte è quello a cui già il cloud e il mondo della app ci stanno abituando da tempo: forse non risolverà il problema della durata della batteria, ma quanto meno ci renderà consumatori più responsabili e coscienti.

sondaggi instagram

Instagram Stories: arrivano i sondaggi

Instagram ha appena introdotto un nuovo sticker interattivo per le sue Stories. Si tratta di una novità che consentirà di effettuare sondaggi tra i propri follower, rivolgendo loro delle domande e vedendo i risultati del voto in tempo reale.

sondaggi instagram

Come funzionano i sondaggi nelle Stories

Per condividere un sondaggio con due diverse opzioni di risposta e ottenere feedback in tempo reale, ti basterà:

  • selezionare il nuovo sticker “sondaggio” e posizionarlo dove preferisci all’interno della tua Storia, dopo aver scattato una foto o girato un video;
  • una volta condiviso il sondaggio, amici e follower potranno subito cominciare a votare e vedere il risultato in tempo reale;
  • scorrendo la schermata della tua storia verso l’alto, per aprire la lista delle persone che l’hanno visualizzata, potrai vedere i risultati del tuo sondaggio e sapere chi ha votato tra le persone che hanno visualizzato la storia, e quale opzione hanno scelto.

Le possibilità di utilizzo della nuova feature sono davvero tantissime. Un esempio? Se consideriamo il settore editoria, per un magazine di moda sarà possibile chiedere ai propri lettori di votare l’outfit preferito di un red carpet; per un media di beauty e cosmetici sarà possibile chiedere l’opinione su un nuovo trend di make-up; per una rivista musicale si potrà chiedere ai lettori di esprimere il loro gradimento per un nuovo pezzo o un nuovo album.

Proprio come le Stories, i sondaggi e i risultati scompariranno dopo 24 ore.

sondaggi Instagram Stories

I nuovi strumenti creativi di Instagram Stories

In aggiunta a questa interessante novità, sono da oggi disponibili altri due aggiornamenti creativi per le Storie:

  • lo strumento contagocce per colorare sia testi che pennelli
  • lo strumento di allineamento per testi e adesivi (disponibile al momento solo per gli utenti iOS)

Sei pronto a cominciare a sperimentare queste nuove funzionalità? Quale sarà il tuo primo sondaggio?

Ecco “Inter Media House”, la nuova casa digitale dei tifosi nerazzurri

FC Internazionale Milano ha presentato la sua nuova Inter Media House, uno spazio fisico e digitale per la creazione di nuovi contenuti che regaleranno ai milioni di tifosi nerazzurri, presenti in tutte le parti del mondo un’esperienza unica, rinnovata e immersiva.

Inter Media House si trova nel cuore del Suning Training Center, la vecchia “Pinetina” dove i nerazzurri si allenano tutti giorni. Un’area completamente ristrutturata e dotata di nuovi spazi, tra cui proprio la nuova Sala Stampa, gli studi di InterTv  e una serie di strutture all’avanguardia sia per la parte sportiva che per quella organizzativa.

Inter Media House, un nuovo quartier generale per creativi e tifosi

Inter Media House è un progetto realizzato prevalentemente con l’utilizzo di risorse interne alla società che nasce dall’esigenza di coinvolgere maggiormente i tifosi interisti e più in generale gli appassionati di calcio nel mondo che sono la community più grande del mondo dell’entertainment (community di circa 3 miliardi di persone) producendo e distribuendo contenuti con l’obiettivo di proiettare il brand F.C.Internazionale al di fuori dei confini nazionali: «Il mondo del calcio sta cambiando – ha spiegato l’Amministratore Delegato nerazzurro Alessandro Antonellole società di calcio stanno diventando sempre di più delle società di intrattenimento e delle media company. L’Inter, che il 9 marzo compirà 110 anni, è un Club con una lunga storia di successi che ne hanno fatto uno dei principali brand a livello mondiale. Vogliamo mantenere la nostra leadership in questa era di grandi trasformazioni e cambiamenti proiettando il nostro brand al di fuori del territorio italiano».

Al momento la presenza web dell’Inter raggiunge circa 11 milioni di fans, su 9 piattaforme social differenti e in 8 lingue diverse. L’obiettivo è quello di allargare la fan base, arrivando ai livelli di squadre come il Real Madrid (che solo su Facebook conta oltre 100 milioni di Like) producendo contenuti di alta qualità per migliorare la visibilità e aumentare i ritorni di immagine e quindi i ricavi, derivanti per la maggior parte da merchandising e pay-tv.  

inter_digital_network

Prima il contenuto

Il fulcro centrale di questa operazione non saranno tanto le piattaforme che si è scelto di utilizzare, piuttosto, il focus principale sarà dato ai contenuti e ai momenti in cui i contenuti verranno fruiti dai propri tifosi.
Un nuovo modo di pensare da parte della società meneghina che si fonderà su 3 pillars fondamentali: tecnologia, mondo dei dati e universo di contenuti costruiti ad hoc per ogni utente. «Content is the king and distribution is the Queen», commenta Giuliano Giorgetti, Media Content Director Inter F.C., che tiene a sottolineare l’importanza e il valore che la nuova società ha voluto dare al tifoso. «Per il fan è stata pensata una User Experience a 360° che favorisca l’interazione con il brand e offra contenuti personalizzati a seconda del luogo in cui l’utente si trova, creando così per il tifoso un’esperienza totalmente personalizzata e facendolo sentire parte della squadra in ogni momento».

E anche la tv dell’Inter parlerà cinese

Il mondo è cambiato, basti pensare al mondo dell’automotive, dei taxi, della musica: il mondo del calcio è rimasto immune a questi cambiamenti per anni ma, oggi, sembra faticare nello stare vicino ai propri aficionados ed è proprio seguendo le finalità di relevance del contenuto per i propri tifosi che Inter Channel subirà questa operazione di rebranding trasformandosi in InterTV. Cambia la tecnologia di trasmissione che da SD passa ad HD, cambia palinsesto e cambia soprattutto la lingua con cui comunicare, si parlerà infatti italiano, inglese e cinese. La produzione televisiva diventerà sempre di più un polo di produzione multicanale, una produzione di contenuti che saranno distribuiti ai tifosi sui vari touchpoint.

Un’App per i tifosi

Contestualmente alla nuova Inter Media House, sono state presentate anche due novità molto interessanti sul lato Mobile Marketing.
La prima è la release della nuova Inter Official App (presente sia su Apple Store che Google Play), un prodotto mirato a creare un’esperienza sempre più personalizzata ed esclusiva per il tifoso. Un’app ancora in fase di sviluppo che al momento permette di avere a portata di mano tutte le news e le statistiche aggiornate in tempo reale dal mondo nerazzurro e dà la possibilità di acquistare direttamente i biglietti per le partite. Nel prossimo futuro Inter Official App proporrà contenuti personalizzati, probabilmente in versione freemium, per regalare al tifoso una vera esperienza customizzata e immersiva.

Di immersività si parla proprio con la seconda novità: la creazione di contenuti a 360° per la Realtà Virtuale: sui media nerazzurri verranno infatti creati sempre maggiori contenuti premium, che racconteranno la vita della squadra, portando il tifoso dentro un’esperienza unica (l’abbiamo testata, è davvero unica).

zanetti_intermediahouse

Perché l’Inter diventa digital

La società calcistica nerazzurra, con la nuova proprietà e grazie anche alla sua Media House, vuole diventare una protagonista nello scenario internazionale nella sfida di digitalizzazione e competere con gli altri players come Manchester United, Real Madrid e Barcellona per conquistare il tempo delle persone.
Per Giuliano Giorgetti, Media Content Director, «L’Inter deve porsi l’obiettivo di creare contenuti e delle esperienze sempre più ingaggianti e “ispirazionali”, fornendo ai fans l’opportunità di vivere il brand e di farli sentire vicini al club ovunque essi siano. Abbiamo la necessità di pensare non più solo ai fans di Milano ma ci vogliamo rivolgere ai supporter di tutto il mondo affinché possano sentire e vivere il club in prima persona».

a cura di Federico Oggioni e Alessandro Brancati

Social Media ROI: come massimizzare i risultati del Social Media Management. Segui la Free Masterclass

Social Media Management vuol dire creatività, analisi, piano editoriale, qualità dei contenuti, ma anche budget e quindi Social Media ROI.

Se nella creazione di una strategia social di successo la qualità vince sempre sulla quantità, non si tratta del solo elemento di valore che rende i nostri contenuti visibili a tutta l’audience desiderata.

In un mondo in cui gli algoritmi privilegiano il paid content piuttosto che quello organico, è essenziale maturare le competenze per massimizzare il ROI delle campagne social e investire correttamente ed efficacemente il budget dedicato alla comunicazione.

La domanda che segue è: come valutare e ottimizzare gli investimenti social all’interno del business che rappresentiamo?

Nella Free Masterclass “Social Media ROI”, Luca La Mesa e Filippo Giotto, docenti del Corso Online in Social Media Marketing, ci spiegano le nozioni fondamentali da tenere in considerazione per migliorare il ROI delle attività social.

>>> Guarda ora tutta la FREE MASTERCLASS!

Strategia, engagement e metriche: cosa imparerai nella Free Masterclass

Dopo la Masterclass “Social Media ROI – Come massimizzare i risultati del Social Media Management” saprai:

  • Migliorare la tua visione strategica sulla comunicazione social
  • Ottimizzare le campagne in base agli obiettivi d’impresa
  • Capire quali step intraprendere per migliorare il ROI del budget social

La Free Masterclass è online e gratuita, iscriviti ora per vederla subito o quando vuoi.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
Corso in Social Media Marketing (Formula online + Lab)

Social Media ROI: Come massimizzare i risultati del Social Media Management
con
Luca La Mesa e Filippo Giotto

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554
dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!

BE NINJA.