5 idee che stanno cambiando il modo di vivere lo street food in Italia

Italia: popolo di santi, poeti, viaggiatori e… mangiatori!

In effetti, sempre più la componente edonistica pervade i nostri momenti culinari. Format che coinvolgono cuochi diventati vere e proprie star come Cannavacciuolo, Barbieri e Bastianich, nonché opere come “Food Porn. L’Ossessione per il Cibo in TV e nei Social Media” (il libro recentemente pubblicato dall’Editore EGEA sull’argomento) lo testimoniano.

Complice anche l’estate e insieme agli amici Francesca, Michela e Valentino, ho avuto il piacere di testare alcuni format che sono riusciti a mio avviso a innovare l’idea di street food, combinando con sapienza l’arte del made in Italy con le ultime tendenze cul…turali, e non solo culinarie 😀

Buona lettura, dunque!

Pescaria: il mare a Milano, in un panino

Da ormai un anno a Milano (vicino a Corso Como) ha aperto un angolo di Puglia grazie a Pescaria, fishbar che offre agli amanti del pesce – soprattutto crudo – piatti di street food in versione rigorosamente gourmet.

#NiceToFishYou è l’hashtag ufficiale scelto da Pescaria per accogliere online, ma non solo, tutti gli appassionati – o meglio ‘food lover’ –  dei gustosi piatti preparati dallo chef Lucio Mele. Primi fra tutti i panini di mare grazie ai quali questo fishbar è diventato famoso in tutta Italia, dopo l’apertura del primo punto vendita a Polignano a Mare nel 2015.

Un format  ‘saporito’ (e replicabile) che è stato portato a Milano generando una forte attesa sui social, grazie a un’attività di teasing svolta attraverso pagina Facebook del brand che ha fatto venire fin da subito l’acquolina in bocca a molti milanesi. Il risultato? Oggi Pescaria costituisce una tappa fissa per chi ha voglia mangiare ottimo pesce, assaggiando ricette della tradizione pugliese remixate per stupire anche i palati più esigenti. Unico alert: abbiate pazienza!

Bella&Brava, la Pizza italiana che unisce tradizione e innovazione

Avete mai provato ad immaginare una pizza buona, sana e con materie prime di assoluta qualità?

E’ quello che propone Bella&Brava con la sua pizza naturale italiana. L’idea segue un’etica di sana sobrietà, un percorso che porta i visitatori della magnifica Venezia a vivere un’esperienza innovativa, in uno store che propone un mix di tradizione e innovazione interamente Made in Italy.

Bella&Brava offre un alimento completo ottenuto con una preparazione virtuosa, confezionato in packaging riciclabile e promosso con onestà. Nel menu, infatti, è possibile gustare cinque tipi di pizze: Marinara, Margherita, Vegetariana, Capricciosa e Tonno e Cipolle. La specialità della casa, però, ha un solo nome: si chiama Venexiana. Pomodoro, polpa di granchio, rucola fresca, olio di oliva al limone e pepe verde sono gli ingredienti di una ricetta unica e saporita. Una scelta di bevande solo semplici e sane va a completare il concept naturale Made in Venice.

Curioso di scoprire di più? Domenica 3 Settembre nello store di Venezia dalle 12.30 alle 14.30 ci saranno assaggi gratuiti per tutti in occasione dell’evento “Come ti Viene Naturale”.

Squisini, gustose bolle italiane

Prova ad immaginare delle bolle ripiene di gusto e tradizione italiana. Ecco Squisini.

Il progetto di Sergio, Fabrizio e Gianmarco, tre giovani sognatori che hanno deciso di unire il Made in Italy all’interno di piccole bolle ripiene di sapori e gusti provenienti da tutta la penisola.

Roma, Verona, Bari o Napoli, la città di provenienza ha poca importanza. La vera ricchezza si trova nell’italianità e nel concept “squisito” che nasce nel laboratorio di viale Col di Lana, 12 a Milano.

Un prodotto biologico e sano, pronto per il take away da condividere con colleghi e amici o per un pranzo veloce da gustare direttamente in ufficio.

Fancy Toast, il toast che ha fatto impazzire Instagram (e non solo!)

Molti storcono il naso quando si parla di cibo che richiama il mondo USA, perché nell’immaginario collettivo il cibo a stelle e strisce fa necessariamente rima con junk food. È proprio a queste persone che ‘Fancy Toast’ si rivolge con un’alternativa 100% healthy.

Per chi non lo conoscesse, ‘Fancy Toast’ è nato da un’idea di Federica – ragazza italiana in vacanza a San Francisco – che ha portato a Milano il re della ‘west coast’: il toast open bread.

Si tratta di un toast che, come si legge sul sito web ufficiale del brand, è costituito da una sola fetta di pane “one inch thick”, riempita da coloratissimi e saporitissimi ingredienti. Ce ne sono per tutti i gusti, da quelli dolci che richiamano gusti d’infanzia come pane, burro e marmellata, a quelli più innovativi dove il salmone è accompagnato al gelato di passion fruit.

Cosa li accomuna? Tutti strizzano l’occhio alla cultura del “fast-good”: cibo veloce da mangiare e adatto a qualsiasi ora, senza dover rinunciare necessariamente alla salute. Inoltre, sono così belli da vedere e, di conseguenza, da fotografare che hanno già fatto impazzire molte e molti Instagram addicted 🙂  

Panzarotti, dalla Puglia con furore!

Nasce a Milano nel 2013 da un’idea imprenditoriale dei fratelli Terenzio, Panzarotti porta in Lombardia un insieme di valori e di sapori provenienti dalla cucina pugliese, in particolare, un prodotto ricco di tradizione: il panzerotto.

Farciti ad hoc con ingredienti di qualità, dalla Mozzarella di Bufala agli Straccetti di Cavallo, i “panzarotti” possono essere insaporiti con vari tipi di creme e salse: crema di zucchine, salsa al basilico e, tra le altre, c’è anche la Bomba Pugliese. Una selezione finale di panzerotti gourmet completa la vastissima scelta di prodotti.

Dulcis in fundo troviamo un’ampia offerta di birre provenienti da 100 Paesi del mondo che danno un tocco internazionale alla food experience pugliese.

E tu, cosa scegli?

5 idee made in Italy che innovano cibi più tradizionali, 5 “punte” che mi è sembrato interessante segnalarti. Ma certamente, l’Italia è grande e le idee ancora di scoprire sono tante!

Una cosa è certa: il cibo italiano è capace di reinventarsi ed esportare non solo in altre città rispetto a quella di nascita, ma anche all’estero.

Non ci resta che assaggiare tutto e decretare un vincitore: se hai altre idee e proposte, come già anticipato, vediamoci in fanpage di Ninja Marketing!

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Non un designer con i piedi per terra: Fernando Abellanas

Quante volte da piccoli, nei momenti di gioco e svago, ci siamo rifugiati in una casetta sull’albero, nascosti sotto il tavolo o in un armadio, abbiamo costruito dei piccoli “accampamenti” con i cuscini del divano? Proprio queste abitudini d’infanzia sono state d’ispirazione per il designer spagnolo Fernando Abellanas e per il suo studio a Valencia, che sicuramente si distingue per la sua originalità. Il designer, infatti, ha costruito una piccola dimora sospesa sotto un ponte, in cui passa il tempo a progettare, rilassarsi e a volte anche dormire la notte.

Creato interamente a mano, lo studio è realizzato con una base in metallo e compensato, che si muove grazie a delle rotaie da un lato all’altro del ponte, dove si trovano delle mensole, una sedia, una scrivania e alcuni ornamenti, fissati al muro. L’accesso, quindi, ricorda quasi quello di un ponte levatoio.

Abellanas non voleva creare uno spazio di lavoro pratico, comodo, bensì dare vita a uno spazio in cui rifugiarsi, all’interno dell’ambiente quotidiano. La sensazione di potersi nascondere e avere la possibilità di sentire e vedere ciò che ci succede attorno è ciò che ispirava il designer spagnolo, che così ha creato un modo con cui ha potuto allontanarsi dal caos cittadino. Ciò è dimostrato anche dal fatto che al di fuori di lui nessuno sa la localizzazione precisa dello studio, che diventa quindi un perfetto luogo d’isolamento.

“Osservare le macchine o i treni che passano senza che nessuno mi veda mi dà un grande senso di pace” ha dichiarato, aggiungendo che “quando si scopre e si abita posti come questi, ci tornano in mente sensazioni come quelle dell’isolamento, della pace, della protezione che abbiamo provato durante la nostra infanzia, quando nascondersi sotto un tavolo rotondo con una lunga tovaglia durante una cena in famiglia era il nostro passatempo preferito”. Con il suo studio, Abellanas si è inserito in un contesto cittadino alla perfezione, creando un luogo allo stesso tempo vicino ma lontano dalla vita di città. Ed è proprio la sensazione di sentirsi allo stesso tempo sia vicini che lontani, ciò che rende ancora più curiosa la sua dimora.

Il suo studio di design d’interni Lebrel è molto innovativo, costituendo un chiaro esempio della cosiddetta “guerrilla architecture”, e rappresenta pienamente l’animo e lo spirito del designer spagnolo. Per scoprirne di più sulla sua personalità e sui suoi lavori creativi, consultate il suo profilo Instagram.

[Via DesignTAXI and The Spaces, foto di Jose Manuel Pedrajas]

Hater: l’app di incontri che si basa su quello che odiate entrambi

Cristina non sapeva quello che voleva, ma solo quello che non voleva. Così Woody Allen caratterizza uno dei personaggi più interessanti del suo ultimo cinema, descrivendola come una donna senza precisi obiettivi o passioni, se non le cose che non vuole e che non le piacciono. Allo stesso modo, quando parliamo di partner, abbiamo ben più chiari quali sono i difetti a cui proprio non siamo disposti a scendere a compromessi rispetto a quelli che sono gli attributi positivi che distinguono il nostro amante ideale.

Immaginatevi di costruire una relazione e scoprire, dopo alcuni mesi, che l’altro è un estraneo: facciamo un esempio.

Sapevate benissimo che gli piace seguire le serie TV, fra cui Game of Thrones. A voi non piace tanto, anzi, se c’è una cosa che odiate davvero è Game of Thrones, trovate senza senso i draghi e il fatto che sia una serie che si basa sul vedere scene di nudo in seconda serata, all around cock insomma. Però fate finta di niente e andate avanti. Poi però trovate tra le sue cose il cofanetto BluRay di tutte e sette le stagioni, quattro action figure e due stendardi di Lannister e Stark, sotto la doccia canta the Rain of Castamere, partecipa al FantaGot e guarda gli episodi alle tre di notte piangendo e strepitando mentre voi cercate di dormire dopo la  prolifica lezione di yoga, A letto vi ha addirittura chiesto di chiamarla “khaleesi” (se è donna) o “Re del Nord” (se è uomo). Insomma: più odiate la serie, più lei/lui ne parla. È solo allora che capite che tutto è perduto.

Anche se l’esempio che vi abbiamo presentato è assolutamente irreale (insomma, c’è davvero qualcuno che odia Game of Thrones?) vi dimostra quanto possano diventare rilevanti in una relazione i gusti divergenti.

Bene. Fino adesso le differenze sono state sfruttate solo per capire chi non ci piace: ma se diventassero una leva per individuare chi può interessarci sul serio?

Hater: la nuova app che rileva quello che conta davvero

A risolvere il problema, ci pensa un’app: Hater, che ti permette di trovare persone compatibili in base alle cose in comune che detestate. Mostrarsi al meglio ha fallito, dunque liberate il kraken e lasciate che l’altro vi veda fin da subito nelle vostre psicopatie, piccole manie e grandi crociate per il Bene Superiore (definizione variabile da persona a persona). L’app offre circa 3.000 argomenti da odiare sulla cui base offre le proposte di affinità.

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Dei profili proposti come anime gemelle potrete vedere la top 3 most hated, così da capire fin da subito in che direzione girano i malumori. Hater è stato creato da Brendan Alper dopo che ha lasciato il suo lavoro alla Goldman Sachs, con la speranza di rivoluzionare le app di dating online.

Le tre cose più odiate a dicembre dagli newyorkesi? Le elezioni politiche del 2016, il non rispetto dell’etichetta di mantenere la destra quando si cammina sul marciapiede e i capelli nello scolo del lavandino.

Insomma, anche con questa app si possono raccogliere dati interessanti sulla popolazione (oltre che trovare l’anima gemella).

YouTube ha un nuovo logo e un nuovo design

YouTube ha un nuovo design. Ma non solo. Ad accompagnare la nuova veste grafica, infatti, c’è anche un nuovo logo.

Si tratta del primo cambiamento di logo in 12 anni per la società. Il nuovo logo si distingue dal tradizionale design con la scritta Tube racchiusa nello schermo rosso, il famoso “Tube-in-a-tube”, per aver rimosso proprio questo particolare.

Ora, il pulsante di riproduzione rosso, utilizzato anche come icone dell’app e come identificatore visivo di YouTube, compare a sinistra di una scritta completamente nera.

Anche il rosso YouTube è cambiato, diventando più vivo e brillante.

Un’immagine che, pur discostandosi in modo chiaro dal precedente logo, ne mantiene alcune caratteristiche, rendendolo subito familiare.

YouTube cambia logo, cambia design, cambia caratteristiche

Stando a quanto dichiarato dalla società, la modifica è stata ispirata dalla moltitudine di device con cui il servizio video viene utilizzato: il nuovo logo è più adattabile alle dimensioni dei vari schermi.

“Il logo aggiornato combina una versione ripulita del simbolo YouTube e dell’icona, creando un design più flessibile che funziona meglio in una vasta gamma di dispositivi, anche sulle schermate più piccole. Perché è più flessibile? Quando lo spazio è limitato (ad esempio sullo screen di uno smartphone) è possibile utilizzare la sola icona come un logo abbreviato, che sarà immediatamente più leggibile”.

Logo a parte, YouTube ha testato il suo nuovo design per mesi, aprendolo ad alcuni utenti per farlo provare: più pulito, più in linea con il material design promosso dallo stesso Google e con un utilizzo maggiore degli spazi bianchi. Senza dimenticare però la versione dark, per chi preferisce non guardare uno schermo troppo luminoso e vuole consumare meno batteria.

Altre caratteristiche di questo aggiornamento, riguardano la velocità di riproduzione dei video sui dispositivi mobili e l’applicazione che presto cambierà dinamicamente forma in modo da corrispondere alla proporzione effettiva dei video.

Il nuovo logo è stato lanciato oggi su dispositivi mobili e desktop e arriverà presto su app e servizi di Google.

10 preziosi consigli per pianificare la presenza sui social media del tuo brand con una marcia in più

10 consigli per coinvolgere il tuo pubblico sui social media

I social media sono uno strumento di comunicazione che permette di raggiungere in maniera efficace il proprio pubblico di riferimento. Sfruttandoli, si ha la possibilità di avere moltissimi dati e statistiche, e questo li rende uno dei mezzi più potenti e raffinati. Non è importante solo essere presenti, ma è fondamentale gestire la presenza del proprio brand su ogni piattaforma social per garantirsi un alto livello di coinvolgimento della propria fan base.

Ma come fare ad attrarre persone sempre più esposte a stimoli? Ecco di seguito 10 preziosi consigli da fare propri.

10 consigli per una presenza sui social media engaging

Impara a conoscere bene la tua audience

Se vuoi creare una presenza di successo sui social media, prima di tutto devi conoscere bene il tuo pubblico di riferimento. Devi capire i suoi interessi e i suoi comportamenti, quali piattaforme social utilizza e con chi interagisce.
Sicuramente ti rivolgerai a diverse tipologie di utenti, per questo motivo può esserti utile definire le cosiddette buyer personas, raccogliendo tutte le informazioni necessarie a delineare chi vuoi raggiungere. Immagina di avere di fronte a te delle vere persone e descrivi il loro profilo.

10 preziosi consigli per pianificare la presenza sui social media del tuo brand con una marcia in più

Un consiglio Ninja: può essere interessante infiltrarsi in qualche gruppo Facebook dove si trattano temi di interesse per il tuo marchio/prodotto. Ti aiuterà a capire meglio le dinamiche del tuo target, cosa gli piace e come interagisce con gli altri del gruppo.

Studia i tuoi competitor

Inizia a stilare una lista di tutti i tuoi competitor, dopodiché studia come operano sui vari social media e quali strategie utilizzano per coinvolgere i loro utenti. L’analisi viene prima di tutto: affila le tue armi!

Varia i formati media

Una componente importante dei social media è la dinamicità. Il loro continuo aggiornamento fa sì che i formati media siano sempre in evoluzione. Per questo motivo è importante essere sempre sul pezzo e sperimentare!
Ad esempio Instagram è nato come social media dedicato esclusivamente alle immagini, successivamente è stata introdotta la possibilità di aggiungere video, poi sono arrivate le stories. Bisogna avere la capacità di adattare i propri contenuti nei formati giusti e più efficaci per attirare l’audience sempre in cerca di qualcosa di nuovo!

Stressa le unicità dei vari social media

Ogni piattaforma social è nata con delle determinate peculiarità: è dovere di un social media manager virtuoso, rispettare le unicità dei diversi social media e farne tesoro per trarne dei vantaggi.

Ogni canale infatti dovrà avere un suo piano editoriale con dei contenuti pensati sulla base delle sue caratteristiche. Pensiamo ad esempio a Twitter verso Snapchat o Instagram. Non ha senso infestare di foto e video Twitter, mentre è opportuno pianificare contenuti di questo tipo per gli altri due canali. Oppure non inserire contenuti troppo ironici o personali su LinkedIn, il social media professionale per eccellenza: per quelli, meglio utilizzare Facebook.
Stai attento a dare ai tuoi followers il giusto motivo per seguirti su diversi canali, non riciclare o copiare semplicemente i contenuti!

Genera contenuti inediti dal “dietro le quinte”

Le persone sono curiose e sono attirate da quello che non possono avere o vedere. Per questo motivo fargli vivere il dietro le quinte di un brand, può regalare un’esperienza nuova e gratificante.

Ad esempio: mostragli il lavoro che viene fatto per arrivare al prodotto finale, le persone che ci lavorano, dettagli esclusivi. Si sentirà coinvolto come se avesse ricevuto un accesso privilegiato per scoprire i segreti del marchio!

Usa contenuti generati dagli utenti

Utilizzare e condividere contenuti creati dai followers è un buon modo per generare engagement. L’utente si sente in questo modo protagonista e gratificato perché il suo contenuto è stato scelto dal brand e condiviso.
Inoltre, secondo il principio della riprova sociale, le persone che vedono il contenuto di un determinato marchio creato da un amico o da un altro utente, sono più portate a prenderlo in considerazione.
Inserisci nella tua strategia delle azioni che mirino a far generare contenuti al pubblico. Instagram, ad esempio, si presta molto a questo genere di attività. Puoi creare un hashtag di riferimento per il marchio ed invitare gli utenti a postare immagini indicandolo. Diventeranno così reali ambassador che racconteranno il brand alla propria rete, contribuendo a costruire la sua presenza sul canale!

Testa le partnership con gli influencer

Un’altra arma importante da inserire nella propria strategia social è quella di coinvolgere influencer: personaggi famosi, opinion leader che nel settore sono riconosciuti e possono influenzare le scelte d’acquisto dei consumatori attraverso i loro contenuti. Gli influencer più esperti sanno perfettamente cosa creare per il loro pubblico e sono in grado di aiutarti nel rendere la tua presenza sui social media, ancora più efficace ed attraente!

LEGGI ANCHE: Influencer Marketing: la strategia vincente del 2017

 

10 consigli per una presenza sui social media engaging

Produci video

I video ormai la fanno da padrone e pianificare una presenza sui social media, senza prevedere la produzione di video, sarebbe come avere un tavolo con tre gambe. Ancora meglio se si sfrutta la possibilità di generare video live. Secondo Livestream, l’80% di chi ha risposto al sondaggio, dichiara che guarderebbe un video live piuttosto che leggere il post di un blog.
Facebook e anche le altre piattaforme stanno investendo molto in questa direzione. Non a caso il nostro amico Mark Zuckerberg ha appena lanciato la Watch Tab: ” Un luogo dove puoi scoprire i programmi che i tuoi amici stanno guardando e seguire i tuoi creatori preferiti in modo da non farti mancare nessun episodio degli show che segui.  Potrai chattare e connetterti con le persone durante un episodio, e unirti ai gruppi di persone a cui piacciono gli stessi spettacoli, così da creare comunità.”

LEGGI ANCHE: Facebook lancia Watch Tab: la nuova feature che reinventa l’esperienza video

Chiama all’azione

Costruisci dei post in cui viene esplicitamente richiesto al pubblico di fare un’azione. Rendi il tuo utente protagonista e coinvolgilo: i concorsi e la gamification sono gli strumenti più efficaci per attivarlo.

Interagisci con la tua community

Non dimenticarti mai di rispondere ai commenti, alle recensioni, ai messaggi privati. L’utente si aspetta una risposta pronta ed esaustiva e non deve essere trascurato. È il tuo modo per entrare in contatto diretto con il target ed è un aspetto che spesso viene sottovalutato, ma è di massima importanza. Un utente che ha ricevuto attenzioni, avrà un’impressione positiva e si sentirà coccolato. Acquisisci la sua benevolenza e sarai a cavallo!

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FitBit torna alla conquista del mercato dei Wearable

FitBit, dopo un inizio 2017 piuttosto difficile, è pronta a riprendersi la leadership del mercato mondiale dei wearable – i dispositivi che “si indossano”- con un focus sul mercato degli smartwatch.

L’obiettivo di FitBit è duplicare il proprio fatturato entro il 2021. Un obiettivo sicuramente ambizioso considerata anche la flessione del mercato degli smartwatch, in un momento storico in cui, oltre ai consumatori, persino le aziende produttrici si stanno interrogando sulla reale utilità dei dispositivi da polso.

James Park, CEO di FitBit, è però convinto di aver trovato la formula giusta per il rilancio della sua azienda grazie a Ionic, il primo vero smartwatch progettato da FitBit  (prima venivano realizzate solo Fitness Band) e che verrà lanciato sul mercato in ottobre.

 

Contestualmente a Ionic, FitBit, lancerà sul mercato anche delle cuffie wireless, Flyer, con lo scopo di implementare il proprio device anche con app musicali.

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Come FitBit ha sviluppato Ionic

La vera sfida di FitBit è quella di aver sviluppato internamente il nuovo device, massimizzando così i profitti, grazie ad un prodotto creato sulle esigenze aziendali: Ionic non è un prodotto della piattaforma Google Android Wearable, ma un nuovo smartwatch sviluppato grazie a Pebble, una startup acquistata da FitBit con lungimiranza a fine 2016.

Grazie a Pebble è possibile realizzare una piattaforma per smartwatch in open source con l’aiuto della nutrita community di sviluppatori. Questa sinergia con Pebble, permetterà anche di avere pre-installate alcune app molto utili sviluppate dalla community.

Per il lancio di ottobre, FitBit ha previsto altre collaborazioni importanti con Starbucks, Strava e Pandora, ma la vera forza di Ionic sono le sue app di wellness tracking. Con Ionic sarà possibile tenere sotto controllo, oltre alla semplice conta dei passi giornalieri, il battito cardiaco, ma più in generale la salute cardiaca, le malattie croniche, lo stress e i problemi di apnea notturna. Funzioni molto utili che possono risultare fondamentali per la cura di alcune patologie e venire in aiuto anche dei medici grazie al continuo monitoraggio delle attività corporee.

Le sponsorship con il mondo dello sport

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Le altre scelte del marketing di FitBit strizzano l’occhio ai grandi palcoscenici internazionali: l’azienda di James Park, infatti, figurerà come jersey sponsor dei Minnesota TimberWolves, squadra NBA. La Lega di Basket più famosa al mondo ha aperto da questa stagione il via libera agli sponsor di maglia e FitBit ha colto l’occasione al volo, comprandosi un enorme visibilità.

Ma gli uomini di FitBit hanno anche un altro asso nella manica per raggiungere il doppio del fatturato entro il 2021: dovrebbe concretizzarsi entro il prossimo anno un accordo di collaborazione pluriennale con Adidas e il primo step sarebbe uno Ionic brandizzato con le app per il training del gigante Tedesco dello sport business pre-installate.

Il mercato degli smartwatch non è ancora esploso del tutto e si temeva una flessione, ma con tutte queste novità e i grossi investimenti nel marketing sembra proprio che FitBit possa dare veramente la scossa e diventare leader indiscusso del settore.

Stop ai Curriculum Vitae: Unilever assume grazie all’Intelligenza Artificiale e alla Gamification

Il brand Unilever, a partire da Luglio 2016, ha rivoluzionato il proprio modo di fare recruiting, utilizzando le potenzialità del mondo digital per superare i tradizionali canali. Il tutto non con un processo in beta e aperto a pochi, ma a tutti i neo assunti di livello junior.

In un’intervista a Business Insider Mike Clementi, VP of human resources for North America, ha dichiarato che “Unilever, con i suoi 170.000 dipendenti sparsi in tutto il mondo e con un portfolio di più di 400 brand, non poteva più continuare ad assumere in maniera tradizionale”.

Andare nelle università, raccogliere ogni tipo di curriculum, scremare quelli non adatti alle posizioni aperte è sicuramente un’attività molto dispendiosa in termini di risorse, sia umane che temporali, con un’incerta efficienza per l’azienda e per i candidati.

Come migliorare quindi? Utilizzando lo strumento che i potenziali nuovi assunti hanno come riferimento tecnologico nella propria vita online: lo smartphone!

Superando il concetto stesso di Curriculum Vitae, Unilever ha infatti puntato direttamente al Personal Branding. Il tutto tramite un processo inizialmente tradizionale, che si apre pubblicando la posizione lavorativa su Facebook e LinkedIn, inviando poi i candidati ad un sito dedicato dove fare Apply semplicemente tramite il proprio profilo LinkedIn.

Il tutto senza inviare alcun curriculum.

LEGGI ANCHE: Gli errori da non commettere per essere davvero efficaci su LinkedIn

Una volta effettuata l’application, i dati sono processati da un algoritmo, che si occupa di scannerizzare solo le richieste in linea con la posizione cercata. Unilever dichiara che, nel 2016, sono state 275.000 solo negli Stati Uniti.

Se i candidati superano lo step dell’Intelligenza Artificiale, si passa poi al gioco, grazie alla Gamification. Sullo smartphone del candidato vengono sottoposti 12 giochi in 20 minuti, mettendolo alla prova in attività basate sulle neuroscienze, che evidenziano skills come la concentrazione sotto pressione e la memoria a breve termine.

Credits: misskyokokasamatsu.wordpress.com

Credits: misskyokokasamatsu.wordpress.com

Unilever dichiara che, grazie alla Gamification, vengono scremati dal 60% all’80% dei candidati.

LEGGI ANCHE: L’importanza dello Storytelling per progettare sistemi efficaci di Digital Gamification

A quel punto, l’ultima tessera del puzzle: un’intervista video con messaggi pre-registrati.

hirevue.com

hirevue.com

Un sistema estremamente ricco di tecnologia: tramite la cam dello smartphone, vengono misurati vari parametri, quali il tono della voce, la velocità di risposta, la quantità e la varietà dei vocaboli e, persino, le espressioni facciali.

Pronto a sfoderare la tua espressione migliore? “Lie To Me” insegna 🙂

A questo punto, come avrai intuito… se l’app dà l’ok, finalmente il candidato potrà incontrare un recruiter di Unilever che, entro la fine della giornata, deciderà se assumere o meno il candidato.

Apparentemente il processo è lungo e complicato, in realtà apporta due vantaggi sensibili:

  1. L’azienda ottiene candidati estremamente in linea con la posizione richiesta e, ovviamente, motivati. Unilever dichiara che 4 candidati su 5, approdati alla selezione umana, vengono assunti in azienda. Il tutto con un’alta probabilità che si integrino bene nei team di lavoro, grazie alla precedente profilazione.
  2. Il candidato impiega solamente una giornata di colloquio, e non viene più coinvolto in colloqui multipli. Questo significa rapidità e alta efficienza anche per il candidato (una media di 4 settimane totali dall’inizio della selezione, rispetto ai precedenti 4 mesi. Un risparmio di ben 50.000 ore!)

Dopo un anno dall’inizio dell’esperimento (Luglio 2016 – Luglio 2017), la Corporation dichiara di aver assunto più di 450 candidati in tutto il mondo.

In particolare:

  1. Le applications sono raddoppiate nei primi 90 giorni facendo un raffronto nello stesso periodo da anno ad anno: si è passati da 15.000 candidature a 30.000 solo negli Stati Uniti
  2. Una crescita di candidati provenienti da 2.600 università differenti, rispetto alle 840 precedenti
  3. L’accettazione dell’offerta di lavoro da parte del candidato è salita all’82%, contro il precedente 64%
  4. Il tasso di completamento dei 12 giochi è del 98%, con una media di valutazione di 4.1 su 5.

Tutti questi dati positivi porteranno, sempre nelle intenzioni della società, all’estensione del processo di assunzione tech non solo ai junior ma anche ai mid-senior managers.

Stop ai CV: Unilever assume grazie all'Intelligenza Artificiale e alla Gamification!

Cosa ne pensi di tutto questo? Un sistema che può funzionare? Quanto sarà necessario raffinarlo, specie per fare posto ai casi particolari?

Dati alla mano, per imprese e per le multinazionali in particolare è importantissimo cercare tutti i nuovi sistemi che la tecnologia permette per accogliere un ampio e vario numero di candidati, risparmiando tempo e massimizzando la propria efficienza operativa.

Del resto, anche altri giganti come Goldman SachsWalmart stanno utilizzando la Gamification e l’AI per attrarre candidati, sempre con ottimi risultati.

Discutiamone insieme sulla nostra pagina Facebook e come noi Ninja ripetiamo di continuo: ottimizza la tua presenza online, il futuro del recruiment passerà sempre di più da questo aspetto!

Come raccontare al meglio una Brand Story sui media digitali?

È la storia che richiama l’audience, o l’audience che trova la storia?

Con questa domanda, raccontata come episodio personale, il mitico Robert Rose – uno dei maggiori esponenti ed esperti di Digital Content Marketing & Strategy al mondo e curatore della prefazione di “Customer Experience Design. Progettare Esperienze di Marca Memorabili sui Media Digitali”, l’ultimo libro che ho avuto il piacere di scrivere insieme a Joseph Sassoon – apre un articolo dal titolo emblematico (“Finding Story”) e una riflessione per me di grande interesse.

Dalla Creative Excellence al Data-Driven Storytelling

In effetti, quando ci troviamo ad applicare lo Storytelling a progetti, brand e organizzazioni più o meno complesse, teniamo necessariamente conto dell’audience a cui ci rivolgiamo. Non a caso, oggi si parla spesso di data-driven storytelling e di data-driven creativity. Generare storie irrilevanti per le persone che le fruiranno è non solo rischioso, ma soprattutto altamente inefficiente. In altre parole, vengono buttati via molti soldi per cercare di convincere gli stessi individui che questa storia fa proprio al caso loro. Come puoi immaginare, un Content Designer che parte con tale piglio, non andrà molto lontano.

Quindi, tenere in considerazione e porre al centro l’audience come variabile cardine di progettazione della Storia di Marca è essenziale. In fondo, gli insights tanto osannati dai Creativi nascono per tale motivo. E i media digitali hanno la proprietà fondamentale di tenere traccia di tutti i movimenti (dal click in poi) che fanno le persone, fornendo una marea di dati che un bravo analista riesce a tradurre in informazione indispensabile per un bravo Content Designer. Non a caso, Alessandro Giaume – Innovation Director che ho avuto il piacere di coinvolgere per un guest post su Ninja Marketing – parla dell’imminente possibilità di vedere i Data Scientist nel ruolo di Content Marketer.

C’è Audience, e Audience

Quando si parla di audience, però, il dubbio si insinua. Quale audience? Non sto parlando di segmentazione, ma di iper-segmentazione: mobile moments, frammentazione dei media, digital trends in continuo cambiamento muovono le aziende e le marche a progettare e proporre strategie di personalizzazione, spinte da colossi come Adobe, IBM, SAS e Salesforce capaci di offrire le migliori tecnologie per interagire (potenzialmente) in modalità 1-to-1.

Tale spinta propulsiva pone a sua volta una domanda essenziale al Content Designer: è ancora possibile raccontare un’unica, esplosiva, convincente, rilevante Brand Story, oppure dobbiamo parlare in modo diverso a persone differenti?

La risposta, secondo Robert Rose e che mi trova certamente d’accordo, è la seconda. Dobbiamo parlare in modo diverso. Ma non a livello di storia: quella deve rimanere uguale, unica, univoca, non ambigua.

A cambiare è il punto di vista, la prospettiva, lo “scorcio” con cui comunichiamo tale Brand Story a persone diverse.

Sempre Robert Pulizzi porta un esempio semplice ma di impatto:

Prendi, per esempio, la storia di quando hai chiesto (o ti hanno chiesto) il primo appuntamento. I fatti e il nocciolo della storia sono gli stessi: tutto sta nel come li racconti. Da dove parti? Cosa enfatizzi? Tutto dipende dal tuo pubblico. Ciò che racconti al tuo migliore amico è diverso da quello che racconti ai tuoi genitori. Ed essi sono ancora diversi da ciò che spieghi ai tuoi genitori. Ogni versione della storia è vera: semplicemente, la adatti al fine che sia allineata ai diversi pubblici. 

Quindi, per concludere: sui media digitali la Brand Story deve “incontrare” la propria audience, o meglio tutte le micro-audience, prima che succeda il contrario. E sempre il digitale ci offre tutti i “luoghi” e gli strumenti per lavorare al meglio.

Disegnare le audience personas

Già, ma quale audience?

Qui viene la vera sfida per marche e aziende: se infatti fino a 10-15 anni fa la segmentazione delle persone in target poteva essere fatta con relativa semplicità e precisione, oggi – anche a causa dell’arcipelago di media e nuove tecnologie in costante aumento – ciascun individuo “ha i piedi in più scarpe” nello stesso momento.

Citando Mirko Pallera in Marketing non Convenzionale, infatti, stiamo passando dagli stili di vita ai momenti di vita: un individuo è al contempo un centauro (quando si mette in sella alla propria moto), un maestro (nel momento in cui con tale moto si reca in casa di qualcuno per fargli ripetizioni), uno studente (appena si sposta al corso di cucina).

La challenge dei racconti di marca diventa allora non solo quella di parlare in modo diverso a persone diverse, ma anche di “sdoppiare” la comunicazione in seno a un singolo interlocutore. Ti dicono niente i micro-momenti di Google?

Grazie al mobile, i micro-momenti possono accadere in qualsiasi momento, ovunque. In tali situazioni, i consumatori si aspettano dai brand un soddisfacimento dei propri bisogni con una rilevanza real-time.

Il risultato? Il disegno delle personas si fa più fluido, e deve prevedere in tempo reale alcuni “pezzi” di tali personas come malleabili / modificabili. Tutto, senza perdere la consistenza e la solidità complessiva di un metodo di marketing comunque ancora valido ed efficace.

Parola chiave: rilevanza

La rilevanza diventa quindi la chiave di lettura e progettazione delle strategie narrative digitali per i brand e le organizzazioni. Rilevanza “orizzontale” – ovvero, parlare in modo diverso pur mantenendo unica e univoca la storia di marca – ma anche rilevanza “verticale”, captando i singoli micro-momenti delle persone all’interno della giornata.

Questi sono a mio avviso gli assi su cui impostare un discorso di Brand Narrative, all’interno di un posizionamento digitale più allargato e complesso.

Buon lavoro a tutti noi Guerrieri.

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Consigli per creare un social media contest di successo

Il concorso è da sempre uno strumento di marketing particolarmente utile per raggiungere obiettivi differenti: spingere il lancio di un prodotto o aumentare l’awareness di un brand esistente, trovare nuovi consumatori o coinvolgere gli acquirenti più fedeli.

Solitamente veicolati e promossi tramite i media tradizionali, come televisione e carta stampata, grazie ai social media i contest assumono nuove forme e permettono agli utenti di partecipare attivamente in prima persona tramite i loro profili privati.

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La natura stessa delle piattaforme social e il loro funzionamento consentono di inventare decine di modi diversi per sviluppare un concorso: giveaways, creative photo & video contest, quiz & test,  crowdsource, Do-It-Yourself Ideas, etc. Con un po’ di fantasia si possono davvero creare concorsi divertenti e originali!

Indipendentemente dal tipo di concorso che avete in mente, vi proponiamo alcuni semplici consigli per lanciare un social media contest di successo.

Concentrati sul tuo target obiettivo per attivare nuovi consumatori

Prima di sviluppare il contest, identifica il pubblico che vuoi raggiungere e con il quale vuoi interagire: è inutile cercare di coinvolgere qualsiasi tipo di utente, perché ogni contenuto prodotto deve essere targetizzato per riuscire a funzionare al meglio.

Per aiutare gli utenti ad identificarsi nel target, ad esempio, si può sfruttare il copy per inserire delle etichette: se il tuo brand si occupa di moda, utilizza le parole chiave giuste come “Sei una vera fashion-addicted? Partecipa al nostro contest!”.

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Stimola il social sharing grazie ad un incentivo

Trattandosi appunto di contest promossi sui canali social, la condivisione dei contenuti da parte degli utenti e il passaparola sono fondamentali per una maggiore diffusione del contest.

A volte però gli utenti hanno bisogno di una sorta di incentivo che li spinga a condividere tramite i loro profili personali: una buona idea è quella di premiare le share aumentando in modo proporzionale le possibilità di vincita, magari utilizzando un pop-up che appare sulla landing page creata per il contest.

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Utilizza gli sponsored post per promuovere il concorso

Brace yourself, sponsorship is coming! Volente o nolente, il paid media è l’unico strumento davvero in grado di promuovere a grandi masse di utenti il vostro contest. Che sia su Facebook o Instagram, investire un budget per sponsorizzare il contenuto è fondamentale, specialmente nella fase iniziale di lancio del concorso.

Sponsorizzare i vostri post può aiutarvi anche a capire quale tipo di contenuto funziona meglio, ad esempio attraverso un A/B Test.

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Rinforza il social media contest con una strategia di email marketing

Una volta che l’utente ha partecipato al concorso, la mossa migliore consiste nel ringraziarlo per aver dedicato parte del suo tempo al tuo brand, attraverso una landing-page oppure un pop-up.

In caso l’utente abbia lasciato il proprio indirizzo email, il consiglio è quello di supportare il social media contest con l’email marketing: inviare subito dopo la partecipazione al concorso una email che, oltre a ringraziare, contenga una call-to-action differente o un follow-up che permetta al brand di acquisire maggiori informazioni sul potenziale consumatore, in modo da instaurare o rafforzare una relazione.

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Cosa ne pensate dei Social Media Contest? Partecipate volentieri o li evitate? Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook o sul gruppo LinkedIn, oppure parliamone un po’ su Twitter!