equilibrio vita-lavoro

3 semplici regole per migliorare il tuo equilibrio vita-lavoro

Il lavoro non può essere l’unica attività della tua vita. Hai letto bene – ma per sicurezza, prova a ripeterlo a voce alta, come un mantra. Scherzi a parte, è vero che a volte può essere facile mettere il lavoro al primo posto, e gli imprenditori sono piuttosto noti per preoccuparsi solo dei propri affari.

Ricordarsi di bilanciare il lavoro con hobby e altre attività non solo è importante, ma è cruciale, anche per la propria salute. Dopotutto, la vita nel business e nell’imprenditoria assomiglia molto di più a una maratona che a un semplice sprint, e consumare tutte le energie in poco tempo non facilita di certo l’arrivo al traguardo.

Un buon equilibrio vita-lavoro migliora la produttività, che è ciò che permette di “fare di più in meno tempo”. Ma nessuno è sempre produttivo al 100%, perciò ci sono dei piccoli accorgimenti che i professionisti possono adottare per fare in modo che il proprio equilibrio vita-lavoro non si abbassi mai.

1. Dividi i tuoi compiti in blocchi

hourglass-620397_960_720

Un esempio concreto: Rena Awada. Madre, amante del fitness e del cibo salutare, fondatrice di un’azienda nel settore Food, dopo la nascita del primo figlio, Rena si è resa conto di aver cominciato a saltare gli allenamenti e a mangiare pasti veloci e poco gratificanti, e tutto questo per risparmiare tempo. Tuttavia, questo l’ha portata solo ad avere meno energia e un’alimentazione scorretta.

Ha deciso allora di dividere i suoi compiti in blocchi temporali, senza sgarrare mai. Se non riesce a completare una cosa entro il tempo limite, semplicemente passa al blocco successivo con la nuova attività. E questo le permette di: portare i figli a scuola, allenarsi, lavorare e… fare la mamma!

Un forte equilibrio tra lavoro e vita significa maggiore produttività e migliore salute. A volte può capitare di dover rimandare qualche attività al giorno dopo, ma così facendo la produttività non ne risentirà.

2. Disattiva le distrazioni

snapchat-2480959_960_720

Uno dei modi migliori per massimizzare la propria produttività lavorativa è disinnescare tutte le notifiche – sì, parliamo principalmente dei social media – e usare gli smartphone e gli altri dispositivi solo quando è strettamente necessario.

Ce lo ripetiamo in continuazione, vero?

Oliver Burkeman su Internazionale parla chiaro:

“Disattivate quelle maledette notifiche! Vi lagnate delle distrazioni ma lasciate che un aggeggio che avete in tasca squilli o ronzi ogni volta che lo decide qualcun altro?”

Sì, lo facciamo, purtroppo. Per due motivi. Il filosofo australiano Damon Young nel suo libro Distraction, sostiene che a volte accogliamo con gioia le interruzioni che diciamo di odiare, perché senza quelle saremmo costretti a chiederci se stiamo usando bene la nostra vita.

Benton Turner dell’Università della Pennsylvania ha fatto ricerca sugli effetti psicologici dei media digitali sugli individui, scoprendo che le nostre menti diventano dipendenti dalle notifiche ricevute: ognuna di esse provoca il rilascio di dopamina, facendo in modo che il nostro cervello abbia continuamente bisogno di controllarle.

Per la nostra salute, e per migliorare la produttività, la soluzione è una: limitare il consumo dei media digitali, disattivare le notifiche, allontanarci da queste distrazioni mentre lavoriamo, per poter tornare ad avere il controllo sul flusso di informazioni che ci arrivano. Lasciamoci distrarre solo quando noi lo vogliamo.

LEGGI ANCHE: Le 10 abitudini quotidiane dei leader più produttivi

3. Sii positivo

hands-2227857_960_720

Si tende sempre a concentrarsi sui problemi del proprio progetto, ma un approccio mentale negativo rende più difficile focalizzarsi.

Ecco perché essere positivi è un aspetto importante per l’equilibrio vita-lavoro: aumenta l’efficienza e allontana stress e problemi di salute mentale.

Uno dei modi migliori per rimanere sempre positivi è delineare chiaramente quali attività eseguire, sia a breve che a lungo termine. Allineare il tuo lavoro a breve termine con i tuoi obiettivi a lungo termine aumenta la sicurezza di essere sulla buona strada, anche se si stanno compiendo solo piccoli passi alla volta. Ogni giorno bisogna concentrarsi solo sui primi elementi della lista, senza pensare all’intero, spaventoso elenco!

E ogni tanto è fondamentale congratularsi con sé stessi.

La maratona e un buon equilibrio vita-lavoro

braden-collum-87874

Pensa a te come un corridore di una maratona olimpica. Non importa se sei una madre, uno studente, un uomo d’affari o un dirigente: la tua vita è lunga e il tuo successo non è definito dai singoli giorni di lavoro.

Devi assicurarti di mantenerti in perfetta forma per poter correre questa maratona evitando di ridurre la produttività o il benessere. Il tempo speso per mantenere l’equilibrio tra vita e lavoro ti assicurerà di essere sempre in ottime condizioni, e poter affrontare tutti gli ostacoli che troverai sulla pista.

cyber-bullismo

Instagram favorisce il fenomeno del cyber-bullismo?

Quella che stiamo vivendo potrebbe essere definita “era biomediatica”: gli individui sono totalmente immersi nei media che hanno creato e che li rispecchiano a pieno. Stiamo vivendo una sorta di “smaterializzazione della macchina”, in quanto le nuove tecnologie si presentano così piccole e portatili da poter essere quasi considerate delle vere e proprie appendici degli esseri umani.

cyber

Certo, i social media hanno completamente cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità, hanno migliorato il nostro lavoro, ci hanno permesso di essere costantemente in contatto con tutti. Ma questa completa e totale immersione quanto ci fa bene?

Il peso dell’apparenza

Una ricerca condotta dall’organizzazione anti-bullismo Ditch the Label ha dimostrato che i social media rendono i giovani più ansiosi.

Il 40% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di sentirsi davvero male se in pochi apprezzano i propri selfie e il 35%, invece, sostiene che la fiducia in se stessi dipenda dal numero di seguaci che hanno sui social.

Dati impressionanti, no?

Instagram e il cyber-bullismo

La stessa ricerca ha anche evidenziato come Instagram sia il luogo virtuale più utilizzato per i commenti meschini e offensivi. Il 7% degli utenti del social network ha dichiarato di aver subito atti di bullismo tramite l’app. Le percentuali scendono – di pochissimo – se si fa riferimento agli altri principali social network: il 6% su Facebook, il 5% su Snapchat e il 2% su Twitter e YouTube.

cyber-bullismo

Un sondaggio precedente aveva già evidenziato la tendenza di Instagram a favorire sentimenti negativi nei giovani utenti. La ricerca, che ha coinvolto un campione di 1479 ragazzi tra i 14 e i 24 anni, ha confermato che il social network favorisce l’insorgere di sentimenti come inadeguatezza ed ansia e di episodi di profonda depressione.

Alcuni esperti hanno parlato di una “cultura dell’antagonismo” all’interno della quale i giovani sarebbero abituati a vivere.

Intanto, i vertici di Instagram hanno assicurato di aver sostenuto da sempre la lotta al cyber-bullismo incoraggiando i propri utenti a segnalare comportamenti sfacciatamente illeciti o anche solo sospetti.

“Sappiamo che i commenti pubblicati da altre persone possono avere un grande impatto e per questo motivo abbiamo recentemente investito molto in nuove tecnologie per contribuire a rendere Instagram un luogo sicuro e di supporto per chi ne ha bisogno. – ha affermato Michelle Napchan – Utilizzando sistemi basati sull’apprendimento automatico, i commenti offensivi su Instagram potranno essere bloccati prima di apparire sugli account degli utenti.  Inoltre, metteremo a disposizione delle persone la possibilità di bloccare tutti i commenti o di creare le proprie liste di parole bandite”. 

L’indagine di Ditch the Label

La ricerca condotta su oltre 10.000 giovani di età compresa tra i 12 e i 20 anni ha portato alla luce che il cyber-bullismo sia un fenomeno molto diffuso: quasi il 70% dei giovani ammette di avere – o di aver avuto – un comportamento offensivo nei confronti di altri utenti, il 17% ammette di essere stato vittima di bullismo online.

1 ragazzo su 3 ha dichiarato di aver paura del cyber-bullismo e la maggior parte degli intervistati è convinta che l’aspetto fisico sia l’argomento principale del bullismo.

cyber-bullismo 1

Parallelamente, il 47% – quasi la metà, una altrettanto significativa percentuale! – sostiene di non aver mai assunto comportamenti violenti o offensivi online anche se in molti ammettono di aver mostrato, tramite i social, una versione modificata della loro vera identità.

Liam Hacket, direttore esecutivo di Ditch the Label, sostiene che “Internet ha un grande impatto sull’identità, sui comportamenti e sulla personalità dei giovani utenti” e ha invitato i social network ad impegnarsi di più nel controllo dei contenuti pubblicati e nella risposta tempestiva alle denunce degli utenti.

Anne Longfield, commissario per l’infanzia in Inghilterra, ha chiesto l’istituzione di un organo di governo che possa fare da ponte tra i social network e i giovani che hanno problemi di questo genere.

Altro punto fondamentale sarebbe l’inserimento dell’educazione digitale all’interno delle scuole.

Lo studio dell’Oxford Internet Institute

I risultati esaminati fino ad ora sembrano, invece, contraddire quelli prodotti dall’Istituto di Oxford che parla di cyber-bullismo relativamente raro.

La ricerca dell’ OII – che si è concentrata su utenti di 15 anni – ha evidenziato che, mentre il 30% di essi ha parlato, in generale, di “bullismo regolare, consueto”, solo il 3% ha ammesso davvero di averlo subito sia offline che online.

“L’enorme differenza dei risultati tra le indagini è probabilmente legata al modo in cui le domande sono state poste e alle fasce di età che si è scelto di prendere in considerazione. – ha dichiarato Lauren Seager-Smith, direttore esecutivo dell’organizzazione Kidscape –  Soprattutto gli adulti hanno bisogno di imparare ad utilizzare i social media nel modo giusto per essere in grado di aiutare i propri figli, se necessario. Spesso i genitori sono altrettanto dipendenti dai social. Ma questo che impatto può avere sulla propria vita familiare?” 

In generale, i social network, oltre a dare la possibilità di costruire nuove identità attraverso contenuti multimediali che talvolta hanno davvero poco a che fare con la realtà, favoriscono e incanalano il fenomeno del cyber-bullismo a causa dell’incredibile esposizione a cui gli utenti si sottopongono continuamente e ovunque.

In che modo si può agire per contrastare il fenomeno? 

Certamente, ciò che potrebbe davvero servire sono azioni di carattere educativo e non repressivo nei confronti di vittime e autori (i minori in particolare), attraverso la costituzione di un apposito programma educativo a partire dalle scuole e l’istituzione di un ente apposito a cui rivolgersi in caso di bisogno.

Che ne pensate, amici lettori? Diteci la vostra su Facebook, LinkedIn e Twitter!

Contatti fidati: l’app di Google arriva su iOS

Google ha lanciato finalmente la sua Trusted Contacts anche per dispositivi iOS, sette mesi dopo la prima versione per Android.

Ora anche gli utenti Apple potranno designare alcuni dei loro contatti come “trusted”, dandogli cioè la possibilità di controllare le attività recenti e la posizione in cui si trova il device e, si suppone, anche l’utente.

Un’app molto utile che permette ai tuoi contatti “trusted” di controllare se sei sano e salvo in casi di emergenza, evitando di allarmare amici e parenti in caso tu non possa rispondere al telefono, o più semplicemente permette di sapere la tua posizione e far sapere al tuo partner quando buttare la pasta!

trusted-contacts

In caso di attivazione di “Trusted Contacts” l’utente potrà sempre rifiutarsi di segnalare la propria posizione, ma se non risponderà alle richieste, automaticamente il sistema invierà un messaggio ai contatti dopo un determinato lasso di tempo, anche se sei offline o se il tuo telefono ha la batteria scarica. Questo intervallo temporale dopo il quale scatta in automatico il messaggio è personalizzabile e questa è uno dei primi aggiornamenti inseriti nelle nuova release e disponibili anche per Android (prima l’allarme scattava dopo soli 5 minuti).

Altra novità: Google permette da oggi di aggiungere i propri trusted contacts anche tramite SMS, basterà seguire il link arrivato sul cellulare, loggarsi con il proprio account Google e seguire le istruzioni.

Come funziona “Trusted Contacts” lato utente?

Dopo essersi loggati con il proprio account Google al sistema, è necessario attivare la propria cronologia delle posizioni, che permette, creando mappe giornaliere dei tuoi spostamenti, a Big G e ai tuoi contatti “trusted” di monitorare tutti i tuoi movimenti e conoscere le tue ultime attività.

Esistono già diverse App che permettono la geolocalizzazione degli smartphone e la condivisione della propria posizione, pensiamo anche semplicemente la funzione “Amici nelle vicinanze” di Facebook o il “Safety Check” in caso di emergenza, ma Google ha deciso di entrare da protagonista nel settore del location-sharing e gli avversari sono avvisati!

Trusted Contacts è sicuramente un’app molto utile, che preoccupa sempre un po’ sul lato privacy – ma oramai il concetto di privato è sempre più labile nella società moderna –  che potrà essere di grande aiuto soprattutto nelle situazioni di emergenza o alle coppie più gelose!

Ambient Marketing: 20 campagne che devi conoscere

L’Advertising comunica parlando la lingua dei brand, ma è tanto più efficace quanto più è in grado stupire. E non c’è niente capace di generare stupore più di una campagna di Ambient Marketing ben congegnata.

Per questo, periodicamente, ci piace ripercorrere le campagne di Ambient Marketing più belle, per esplorare il potere della creatività quando è libera di esprimersi al massimo, trasformando luoghi e spazi in esperienze uniche per le persone.

Continuiamo a trovare ispirazione dalle agenzie di tutto il mondo e scopriamo le più belle campagne di Ambient Marketing di sempre: si comincia!

1. Jose Cuervo – For National Tequila Day

Per la Giornata Nazionale della Tequila, Jose Cuervo ha installato tre fontane davvero particolari a Los Angeles, per un lunedì più che rinfrescante…

cuervo-detail-2-2017

cuervo-detail-1-2017

Credits
Advertising Agency: CP+B

2. Audi – Snowtagging

audi_snow_eng1

audi_snow_close

audi_snow_fr_

Credits:
Advertising Agency: Taxi, Montreal, Canada
Creative Director: Pascal de Decker
Art Director: Etienne Bessette
Copywriter: Thibaut Delelis
Photographer: Antoine Buteau
Accounts: Jean-Philippe Masse
Production: Jacques Latreille

3. ESPNW – Inequality Court’s

La disuguaglianza tra uomini e donne non è solo nel mondo del lavoro ma anche nello sport, tra atlete donne e atleti uomini ad esempio. Per questo ESPMW ha deciso di portare il dibattito alla luce, trasformando diversi campi sportivi nella rappresentazione grafica di questa disuguaglianza di genere nello sport. Rosa e blu sui campi, rappresentano per antonomasia i due sessi, ma qual è il colore prevalente?

inequality_images_4 inequality_tennis_poster_2

Credits:
Advertising Agency: Africa, São Paulo, Brazil
Creative Director: Sérgio Gordilho
Art Director / Illustrator: Bill Queirogao
Copywriter: Guzera
Photographer: Raoni Madaalena

4. Västtrafik – Proud Timetables

Durante il Göteborg Pride 2017, la società svedese di trasporto pubblico Västtrafik ha voluto dimostrare il suo sostegno, così le linee del tram a Göteborg si sono colorate, mentre i cartelloni digitali per le indicazioni degli orari dei treni in partenza sono diventate color arcobaleno.

5kuAvmXscTI

Credits:
Advertising Agency: Forsman & Bodenfors, Gothenburg, Sweden
Art Director: Lars Jansson
Copywriter: Pontus Caresten
Designer: Christoffer Persson

5. Fincantieri – La nave che spunta dalla Borsa di Milano per l’IPO

16585230-U43010693794310gwH-U43020781356418inD-593x443@Corriere-Web-Sezioni

LA PRUA DI UNA FINTA NAVE FINCANTIERI FUORIESCE DA PALAZZO MEZZANOTTE AD ANNUNCIARE L'INGRESSO IN BORSA DELLA SOCIETA' DI COSTRUZIONI NAVALI (MASSIMO ALBERICO, MILANO - 2014-06-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

foto_fincantieri_ipo_borsa_nave_palazzo_mezzanotte_milano_01

6. FASTWEB – Downloaded with Fastweb

Nel 2014 FASTWEB ha portato il Cristo Redentore di Rio de Janeiro dal colle del Corcovado in Piazza Dante a Napoli, come se si fosse trasferito con un semplice download dalla città carioca al capoluogo partenopeo. Noi Ninja ve lo abbiamo raccontato qui.

Fastweb_Cristo_Redentore_Napoli_Brasile-800x500_c

Cattura

Credits:
Advertising Agency: M&C Saatchi

7. Genertel e Europ Assistance – Il sottomarino a Milano

Nel 2013, invece, a Milano, in pieno centro, in via dei Mercanti, Genertel e Europ Assistance per presentare il nuovo negozio di assicurazioni, ovvero il Life Park Protection Store di piazza Cordusio, hanno addirittura fatto sbucare un sottomarino dall’asfalto.

sottomarino-l1f3-milano.630x360

Sottomarino-L1F3_01

Credits:
Advertising Agency: M&C Saatchi

8. E.ON – Il palazzo ghiacciato a Milano

Anche di questa campagna vi abbiamo raccontato su Ninja Marketing.

7131324_MGZOOM

130414863-84ccbf5f-b0c2-4664-aaf8-8cde23af18c3

Credits:
Advertising Agency: M&C Saatchi

9. McDonald’s – McTollbooth

Nel 2015 McDonald’s ha trasformato un casello autostradale nelle Filippine in un McDrive, per alleggerire le lunghe ore in coda degli automobilisti.

mctollbooth-main08

McTollbooth

mctollbooth (1)

Credits:
Advertising Agency: Leo Burnett, Manila, Philippines
Chief Creative Officer: Raoul Panes
Creative Director: Dante Dizon
Art Director: Sara Sarmiento
Copywriter: Toby Amigo

10. Dislife – More than a sign

Una campagna di Ambient Marketing per mostrare quanto sia importante quel semplice segno a terra nei parcheggi in Russia.

1c892fe8fcd5d0451f9c1e642c81adfc

Dislife-More-Than-a-Sign

hologram-600

Credits:
Advertising Agency: Y&R, Moscow, Russia
Chief Creative Officers: Luis Tauffer, Marco Cremona
Associate Creative Director: Federico Fanti
Art Director: Artem Goncharov
Copywriter: Nikita Bocharov

11. SNCF – Europe, it’s just next door

La società ferroviaria francese SNCF, in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria TBWA di Parigi, ha creato una campagna pubblicitaria davvero particolare, installando una serie di porte colorate con i nomi di varie città europee in alcune piazze di Parigi. Una volta aperte, le porte permettevano di guardare in tempo reale cosa stesse accadendo nelle città collegate.

europe_feeldesain_01

SNCF_EuropeIsJustNextDoor13

europe_next_door

Credits:
Advertising Agency: TBWA, Paris

12. IKEA – Un bagno sorprendente

In occasione del Salone del Mobile di Milano nel 2012, IKEA ha trasformato, letteralmente, un bagno chimico, perché anche questo luogo può essere davvero sorprendente.

02 ikeabagno

03 ikeabagno

Credits:
Advertising Agency: MaiTai Milano

13. Burger King – Scariest BK

burger-king-halloween-mcdonalds-today-161028-tease-01_b969a997e0cf7d969ef3235eea905f91-min

Non era la prima volta che Burger King tentava di coinvolgere lo storico rivale McDonald’s, come vi abbiamo raccontato in questo articolo.

Credits:
Advertising Agency: DAVID, Miami

14. Ajax – Stronger than dirt

ajax2

ajax_3

ajax3

Credits:
Advertising Agency: ANR BBDO, Sweden
Account Director: Mangus Norman

15. Amazon – Webminster

Vi ricordate questa campagna, di cui vi abbiamo parlato qualche mese fa? Amazon ha perfino cambiato il nome di una delle stazioni più importanti della metro di Londra, per annunciare l’apertura della sua nuova sede.

webminster2

amazon_renamed_westminster_tube

webminster-amazon-833x750

16. IKEA – La casa siriana

Ancora una campagna di IKEA, stavolta per sostenere il crowdfunding della Croce Rossa e riportare l’attenzione sulla guerra in Siria.

ikea_syrian_home_replica_norwegian_red_cross_designboom_07

1478554902_cfc

una-casa-siriana-da-Ikea

casa-siriana-da-Ikea-Norvegia

Credits:
Advertising Agency: POL
Copywriter: Maja Folgerö
Art Director: Snorre Martinsen
Designers: Andrea Engum, Christian Lauritzen, Ole Jakob Böe Skattum
Account Manager: Ina Egelandsdal
Account Director: Monika Augustsson

17. Burger King – The Subway Grill Shelf

burger king ambient marketing

burgerking_006

Credits:
Advertising Agency: Cheil, South Korea
Creative: Dongeon Lee

18. The Art Institute of Chicago – Van Gogh B&B

van-Gogh-Bnb-2

van_gogh_chicago_airbnb019

4a282288-e59f-4a63-874a-31d230d08f19

60f2b430-c076-4f7c-a722-65ee1ecbf823

Credits:
Advertising Agency: Leo Burnett, Chicago, USA
Chief Creative Officer: Mark Tutssel
Creative Directors: Mikal Pittman, Britt Nolan
Associate Creative Directors: Mike Costello, Pete Lefebvre
Associate Creative Director / Art: John Regan
Associate Creative Director / Copywriter: Tor Lemhag
Account Director: Cliff Schwandner
Account Executives: Becca Wilson, Andi Della Chiesa, Ariel Tishgart
Producers: Glennon Schaffner, Laura Stern, Colleen Capola
Photographer: Daniel Shea

19. Smart – City Invasion

Comparse a Roma, Napoli e Milano, le sfere giganti con timer sparse per le città hanno accompagnato il lancio della nuova For Two nel 2014, con un’invasione pacifica a colpi di Ambient Marketing.

i_c26cd7275f

B1ci0EuIEAAXHWM

20. Hjartat – Il billboard che tossisce

In Svezia, la catena di farmacie Hjartat ha ideato all’inizio di quest’anno una campagna particolare e interattiva, per incoraggiare i fumatori a rinunciare al dannoso vizio.

Stesso marchio e stessa agenzia per la campagna del 2014, nella quale i capelli di una donna svolazzavano sui billboard posizionati nelle piattaforme della metro, ogni volta che un treno della passava in una stazione.

apotek-farmacie-svezia-pubblicità-che-tossisce

apotek-campagna-sui-capelli

Credits:
Advertising Agency: Akestam Holst, Svezia

Social Media Gaming, cos’è e perché è utile adottarlo

Il fatto che ci sia un bambino in ognuno di noi non è soltanto un modo di dire, e nemmeno una facile riduzione ai minimi termini di alcune interessanti teorie freudiane. Si tratta di un dato di fatto confermato a più riprese, quotidianamente, da numerosi fattori. Uno di questi è senz’altro il nostro costante bisogno di attività ludiche.

Social_Media_Gaming_cos_è_e_perchè_è_utile_adottarlo_1

Non si è mai troppo grandi, infatti, per una partita a Bubble Saga sul telefono, magari mentre andiamo a lavoro sui mezzi pubblici, così come non si è mai abbastanza eleganti e austeri per rinunciare a tentare di superare quel difficile livello di Candy Crush in cui siamo bloccati da giorni.

Il gaming, fenomeno che ci accingiamo a spiegare, si basa proprio su questa particolarità della specie umana, ovvero l’incapacità di separarsi dalla sua parte infantile.
Ma andiamo con ordine, prima di tutto è utile chiarire alcuni aspetti da non dare per scontati.

Cosa sono gaming e social gaming?

Il gaming, detto anche gamification, può essere tradotto letteralmente come “ludicizzazione” e costituisce una strategia di marketing che prevede l’impiego di giochi per attirare consumatori.

Il social gaming, puntando alla condivisione di dati o di risultati, stimola una “competizione” sana e amichevole. Per i giocatori infatti non è prevista una vera e propria interconnessione nelle fasi di gioco, quanto più un’esperienza solitaria all’interno di classifiche collettive.

LEGGI ANCHE: Touch eSport: il gaming online è mobile

Non bisogna però immaginare il gaming soltanto come gioco vero e proprio, quanto più come attività ludica in situazioni in cui essa non è necessariamente prevista. Non si tratta sempre di incasellare gemme del medesimo colore o incastrare pezzi di Tetris, a volte il gaming può essere il coinvolgimento del pubblico in qualcosa che stimoli la sua curiosità.

Per capirci, vi illustriamo un esempio proveniente dal quartiere londinese di Mayfair. Ci riferiamo al negozio di abbigliamento Ted Baker in cui, un qualsiasi martedì di marzo, fece capolino, in vetrina, questa scritta: “Hello, Nosey Neighbor!” (Ciao, vicino ficcanaso!). Si tratta di una campagna pubblicitaria per la promozione della collezione primavera 2017.

Una volta attirati dalla scritta, si incontra un gruppo di manichini rappresentanti i Bakers (tipica famiglia provinciale, protagonista di TedPix) e soprattutto, premendo la mano su un hotspot posto sulla vetrina, si ha la possibilità di scattare una foto in cui si emanano fasci di luce verdi dagli occhi.

Quali sono le caratteristiche principali del social gaming?

I ‘social game’ uniscono la comune attrazione per i giochi, alla tendenza al seguire le mode e alla sempre più forte presenza delle persone sui social network. Ma come funzionano? Semplice: basta effettuare una registrazione gratuita sulla piattaforma di gioco e assecondare le eventuali limitazioni dovute all’essere registrati o meno su un social network.

L’aspetto social non va ricercato solamente nel luogo in cui si svolge l’attività ludica, ma anche e soprattutto nel suo aspetto comunitario e sociale: condividere i propri risultati, vedere il proprio nome scalare le classifiche e, perché no, poter discutere con altri di un hobby comune, appassiona le persone e difficilmente le porta a stancarsi come invece potrebbe fare il rapporto con una console.

Social_Media_Gaming_cos_è_e_perchè_è_utile_adottarlo_3

Alcuni giochi sono terreno fertile, inoltre, per amicizie (a distanza o vicine) e crea una vera e propria fidelizzazione che si evidenzia nei confronti delle tipologie di giochi preferite. Non è raro, per esempio, trovare nei negozi gadget di giochi nati sui social o per gli smartphone.

Perché adottare il social gaming?

Come visto finora, i vantaggi del social gaming sono molteplici. Tuttavia, per poter davvero comprendere la portata di questo fenomeno, basti pensare a quanto spesso ci troviamo negli spazi “pubblici” chiamati social network.

Con la pioggia o con il sole, durante un lungo viaggio in treno o nel breve tragitto di un paio di fermate di autobus, tutti noi finiamo per fare capolino o lunghe passeggiate nelle piazze di Facebook, Instagram, o Twitter.

Social_Media_Gaming_cos_è_e_perchè_è_utile_adottarlo_2

Se a questo aggiungiamo qualcosa che è sempre esistito e che sempre esisterà (come giochi e divertimento) ecco che diamo origine a una riproduzione digitale (più o meno innocua, ma certamente familiare) del Paese dei Balocchi di Collodi.

Considerato quanto osservato da Mushahwar di Intel, ovvero che la gamification ha reso possibile ridisegnare l’esperienza dei clienti, è facile comprendere come il social gaming sia un valido strumento di marketing per avvicinare il cliente al prodotto e fidelizzarlo nei confronti del marchio, senza che questo avvenga in maniera passiva e invasiva ma anzi coinvolgente, divertente e, soprattutto, attiva.

LEGGI ANCHE: Mobile Gaming: dove ci porterà questo settore in crescita?

Da social a sociale, con XTRIBE lo shopping è intorno a te

Geolocalizzazione, è questo l’aspetto che Mattia ha voluto fortemente sottolineare tra i diversi punti di forza e di differenziazione che rendono XTRIBE unica rispetto alle diverse app-mercatino presenti sul mercato.

XTRIBE, infatti, è una app pensata per privati e store che porta i clienti dalla vetrina online, dove gli iscritti possono pubblicizzare fino a tre prodotti e tre servizi in modo gratuito, all’acquisto instore, tornando alla vera natura dello shopping, solo un po’ più targettizzato sui desideri del cliente.

XTRIBE Team

Scopriamo insieme a Mattia Sistigu, co-founder e COO di XTRIBE, l’idea di origine della app i traguardi raggiunti, come il lancio negli USA, e i progetti ancora in cantiere.

XTRIBE vuol rivoluzionare il mondo del social commerce, da dove nasce l’idea e come funziona?

Con la nostra idea volevamo soddisfare un bisogno ben preciso degli utenti: la possibilità di acquistare, noleggiare, barattare prodotti e servizi intorno a loro eliminando, così, i costi di intermediazione e le lunghe attese e portando, invece, l’utente a scegliere e a cercare gli interlocutori vicini stimolati dalla curiosità di guardare una vetrina online, ma tornando a valorizzare gli acquisti offline.

Con XTRIBE, ci piace dire che lo shopping sul nostro portale nasce social, ma diventa sociale tornando a valorizzare scambi, relazioni e strette di mano tra venditore ed acquirente.

XTRIBE nasce nel 2012 dalla collaborazione tra me, Mattia, Enrico Dal Monte e Marco Paolucci e da allora ne abbiamo fatta di strada, l’ultima news di quest’anno è che siamo tra le aziende italiane approvate per la quotazione alla borsa americana.

Per quanto riguarda il funzionamento dell’applicazione è importante dire che le inserzioni sono gratuite se riguardano massimo tre servizi e tre prodotti e questo spazio vetrina, sei posti totali, può essere utilizzato tutte le volte che si vuole. Se si volesse avere più spazio a disposizione, però, basterebbe acquistare dei crediti in app utili anche per comprare servizi aggiuntivi che il team mette a disposizione, come la visibilità a pagamento tra gli annunci presenti.

Dimenticavo, XTRIBE è la prima app in cui non solo i prodotti possono essere acquistati, venduti, noleggiati o barattati, ma anche i servizi!

Un utente che decida di acquistare in app può navigare tra tutte le offerte presenti per poi uscire ed incontrare direttamente il venditore di persona, previa conversazione e contatto diretto attraverso la chat a disposizione, il tutto accompagnato da una geolocalizzazione precisa che localizza la controparte ed un navigatore integrato che conduce il cliente direttamente a destinazione.

Ovviamente il profilo in app segue l’utente e la sua localizzazione, quindi un utente può spostarsi liberamente e trovare acquisti geolocalizzati in ogni suo viaggio, sulla base di quelli più vicini disponibili in base a dove si trova in quel momento.

Come vi differenziate dai competitor? Perché un utente dovrebbe scegliere voi?

XTribe1

Sono quattro gli aspetti che ci rendono unici agli occhi del pubblico, in particolare:

  1. Geolocalizzazione: in assoluto il primo e il più importante fattore di differenziazione. Con noi l’utente trova il prodotto o servizio che sta cercando disperatamente, che magari è proprio dietro l’angolo e non dall’altra parte del mondo, tornando, quindi, a valorizzare lo shopping a km 0
  2. Il desiderio al primo posto: la ricerca non è fatta per negozi, ma per prodotti o servizi. Torno a sottolineare che con XTRIBE si possono vendere, noleggiare o barattare sia prodotti che servizi, nessuna discriminazione 🙂
  3. Niente più attese e costi di intermediazione: acquistare con XTRIBE, essendo il venditore vicino a te, non dovrai più aspettare impazientemente il tuo pacco o rimediare a ritardi di consegna, quello che vuoi, acquistato quando vuoi, e subito disponibile
  4. Privati o store, l’importante è avere qualcosa da mettere a disposizione. XTRIBE è per tutti e con una vetrina composta da tre prodotti e tre servizi utilizzabile gratuitamente, sempre e per sempre, permette a chiunque di farsi vedere e di promuoversi

LEGGI ANCHE: Mogees, la startup che cambia il modo di fare musica

XTRIBE mette in contatto venditori e clienti, come viene regolamentato il rapporto tra loro? Esiste un sistema di rating che classifichi gli utenti?

Ovviamente sì, esiste un sistema di rating come in ogni sistema di sharing economy che si rispetti, venditore e compratore possono lasciare dei commenti basati sulla loro esperienza d’acquisto per valutare la reputazione degli utenti.

Oltre a ciò XTRIBE dispone di una chat diretta tra le controparti che permette loro di accordarsi direttamente sui termini dello scambio.

Per quanto riguarda, invece, fiscalità e rapporto legale tra le parti, il tutto viene regolamentato a norma di legge, idem per resi o disposizioni in materia di truffa o non conformità della realtà con la vetrina online.

Un consiglio però ci piace dare ai nostri utenti: il buonsenso prima di tutto!

XTRIBE Store aiuta gli store fisici fornendo una vetrina per gli acquisti offline. Che risultati state ottenendo da questa applicazione?

xtribe2

A noi piace dire che con XTRIBE Store lo shopping passa dall’online all’offline in quanto il cliente può dare uno sguardo alla vetrina online dello Store fisico per poi contattare il venditore direttamente, tramite chat in-app, e recarsi nello store fisico per effettuare gli acquisti.

La tecnologia che XTRIBE Store fornisce ai punti vendita gioca un ruolo fondamentale per i negozi fisici nel mantenimento della loro importanza sul territorio, gli utenti, infatti, grazie alla feature di navigazione e geolocalizzazione saranno più portati ad acquistare vicino casa se trovano proprio nel negozietto dietro l’angolo l’oggetto dei desideri e, dall’altra parte, il negozio non è obbligato a fare sconti o promozioni per attirare il cliente, ma gli basterà essere online nell’universo XTRIBE pagando una fee fissa all’anno.

La diffusione dell’app XTRIBE Store conta più di 2.000 negozi iscritti con un numero di download che si attesta intorno ai 200.000 ottenimenti da parte di privati, professionisti e commercianti.

Marketing, penetrazione del mercato e diffusione in Italia, quali sono le strategie per il futuro?

Ad oggi la nostra app è largamente diffusa nelle città di Milano, Roma, Torino, Napoli, ma per il futuro le nostre mete recitano Italia e le sue aree metropolitane, per rafforzare la nostra immagine come geomarketplace italiano, e USA con la prima apertura a New York, prefissandoci l’obiettivo di portare una app Made in Italy oltre confine, partendo da una città in continua evoluzione.

Oltre all’espansione territoriale i progetti per il futuro riguardano una nuova release dell’app, da vera public company tecnologica dobbiamo rimanere al passo coi tempi, accompagnata da nuove strategie di comunicazione che riguardano pubblicità su media classici come la tv.

Fino ad oggi il nostro marketing ha riguardato il coinvolgimento di influencer e una comunicazione social, che ci ha permesso di ottenere un’elevata penetrazione di mercato soprattutto tra il nostro target principale, ossia uomini e donne tra i 15 e i 35 anni, permettendo ai nostri utenti di ottenere download in target, ma per il futuro è necessario che il nostro modo di comunicare cresca con il nostro business.

master in social media

Ninja Factory: l’ultimo incontro a Roma e Milano del percorso pratico del Master in Social Media Marketing

Il 22 luglio a Roma e Milano si è svolto l’ultimo dei tre incontri pratici previsti del Master Online in Social Media Marketing, un percorso di formazione learning by doing che ha permesso a tutti i partecipanti di mettersi alla prova e “imparare facendo”, collaborando in team.

Quando ci si saluta c’è sempre una vena di tristezza, si dice che “Tutte le cose prima o poi finiscono”, ma ne siamo proprio sicuri?!

Noi che eravamo lì vogliamo raccontarvi cosa è successo e provare a sfatare questa massima, focalizzando l’attenzione invece sul nuovo che arriverà!

LEGGI ANCHE: Social Media Factory 2017: ai nastri di partenza Milano e Roma

LEGGI ANCHE: Ninja Factory a metà percorso, come è andato l’incontro intermedio?

Qui Milano, di Andrea Pitturru

master_social_media2

Il sabato milanese di luglio è una ghiotta occasione per salire su un’auto, un treno o un aereo verso le più famose destinazioni balneari. Ma oggi succede esattamente l’opposto: Milano si trasforma in punto di arrivo da tutta Italia, come sede della terza e ultima giornata della Ninja Factory per il Master Online in Social Media Marketing! Appuntamento in Copernico, direttamente nel covo milanese dei Ninja.

All’arrivo i partecipanti si sono incontrati come dei vecchi amici, dopo aver lavorato per quattro mesi distanti fra loro ma sempre connessi, con in testa l’obiettivo finale: la presentazione dei loro progetti di agenzia, di fronte ad una giuria d’eccezione composta da Giulia Decina, Strategic Planner presso Dentsu Aegis Network, ed Emma De Longis, Digital Performance Assistant in Omnicom Media Group.

I sei team infatti, capitanati dai tutor Michaela Matichecchia e Stefano Besana, hanno fatto tesoro dei suggerimenti del secondo incontro di maggio, sviluppato le loro strategie seguendo l’Envisioning 2.0 e si sono preparati duramente, ovviamente… per stupire!

I brief su cui hanno lavorato sono stati preparati in collaborazione con Ceres ed incentrati su sfide reali, pratiche e concrete. Come può un marchio così prestigioso nel mondo delle birre migliorare ulteriormente la sua (già) eccellente performance social?

I team hanno dato le loro soluzioni, facendo attenzione ai canali social di destinazione, al target da colpire e alla sua profilazione ed infine al budget.

Il tutto con alcuni punti in comune:

  • una strategia multicanale, che non insegua a tutti i costi l’essere su “qualunque social”. Se il canale non è adatto, è stata argomentata l’idea di non intervenire o, addirittura, di uscire se già presenti. E questo, di fronte ad un cliente, richiede una grande dose di preparazione e concretezza.
  • Veicolare le emozioni aumentando l’awareness del marchio, con l’obiettivo finale di impattare positivamente sulle vendite: stimolando un forte engagement con la community, anche tramite Influencer declinati per canale, i partecipanti al master hanno dato la loro soluzione per influire positivamente in ambito sales, sia nel mercato Horeca che nella GDO.
  • Utilizzare le ultime tecnologie disponibili: video live e 360, filtri e Stories, il tutto unito a interventi fisici anche sul packaging e sull’etichetta (QR code). Il target di Ceres, infatti, è attento alle ultime tendenze ed estremamente social. La birra, non può che adeguarsi!

master_social_media3

La giuria, dopo le domande e i feedback rivolti ad ogni agenzia, si è chiusa in camera di consiglio e ha emesso il seguente verdetto: tutti i team partecipanti hanno lavorato con grandissimo impegno e dedizione in questi mesi, meritandosi quindi il Digital Creativity Update il percorso di aggiornamento con Sergio Spaccavento.

Congratulazioni a tutti per i progetti presentati!

Qui Roma, di Marzia Fiori Andreoni

master_social_media4

Una nuova ondata di caldo ha invaso la città ma i veri Ninja non sentono nulla e vanno avanti a testa alta. È andata esattamente così al TIM #WCAP di Roma, dove tutti i partecipanti a questo incontro hanno affrontato una nuova sfida: presentare alla giuria il loro progetto, proprio come una vera agenzia!

Dopo giorni intensi di lavoro, studio con cronometro alla mano per riuscire a rispettare i 20 minuti di tempo, i sei gruppi, guidati dai tutor Simone Mariani e Cinzia Gallenzi, si sono ritrovati faccia a faccia con Paolo Lanzoni Product Marketing Manager Mercedes-Benz Cars; Giulia Ferrazzani, di Rai Pubblicità; Simona Sinagra Head of Digital P&G – Carat; Daniela Celentano Digital Media Supervisor – Carat.

I ragazzi hanno presentato il frutto del loro lavoro, prima un’analisi di background del brand Ceres e poi hanno dato voce alle loro proposte.

Un viaggio diverso attraverso i social network che il noto brand potrebbe affrontare, evidenziando pregi e difetti (chi non ne ha?!) e adattando codici e messaggi di ultima generazione (vietato rimanere indietro!) per rivolgersi al target di riferimento; sono sorte interessanti proposte di partnership con altri brand e Influencer per rafforzare la propria presenza, aumentare l’engagement, stimolare la community; immancabili le linee guida e suggerimenti da tenere a mente per affrontare una crisi, tasto dolente ma che ogni vera agenzia deve pur affrontare!

Insomma tante idee, tanta creatività che i giurati hanno apprezzato facendo complimenti, evidenziando alcuni aspetti e dando consigli: uno su tutti di cui fare tesoro è “crederci sempre, fino in fondo!”

master_social_media5

Dopo questa full immersion nel mondo Ceres, la giuria si è riunita per deliberare. Sono stati attimi di suspense ma alla fine… buone notizie!

I sei gruppi sono stati talmente bravi da lasciare la giuria senza parole, tutti i progetti sono stati considerati lodevoli e ben strutturati per cui… meglio premiare tutti con l’accesso alla formazione firmata Ninja Academy!

Quando si parla di social media sappiamo quanto è importante aggiornarsi, non si smette mai di imparare e allora ecco perché ci sentiamo di sfatare il mito che tutto prima o poi finisce! Da questa esperienza ci auguriamo abbiate imparato tanto, stretto contatti e amicizie e che vi sentiate i protagonisti di una nuova strada, soprattutto professionale!

Che il Ninja Power continui ad essere con voi!

master_social_media6

Vuoi vivere anche tu l’esperienza della Factory? A settembre parte il Master Online in Digital Marketing + Digital Factory!
Scopri il programma qui e approfitta dello Sconto Early Booking!

Genius, la guida smart per ridurre i consumi di casa

Sapevi che 100 ricerche su Google consumano quanto 28 minuti di una vecchia lampadina a incandescenza? Inoltre, un frigorifero di classe A+++ può farti risparmiare il 60% di energia rispetto a un elettrodomestico di classe inferiore. E poi, hai mai calcolato che tenere la console videogiochi sempre accesa, e non in standby, può costarti caro sulla bolletta? Per conoscere queste e molte altre dritte sul risparmio energetico non serve un corso ma basta affidarsi a Genius, la guida intelligente per i clienti Eni gas e luce. 

Che cos’è Genius

Genius è la generazione di strumenti digitali in grado di fornire tutte le informazioni e le buone pratiche utili a ottimizzare i consumi in casa, per evitare sprechi, ma soprattutto per una diminuzione dei consumi domestici. La guida funziona in maniera molto semplice: Genius propone tre percorsi per personalizzare l’impiego dell’energia in casa: calcolare Il Tuo Profilo Energetico, scoprire La Tua Offerta Ideale, redigere Il Tuo Diario Energetico.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=TmtZnbrRJbE

Il tuo profilo energetico

In casa hai caldaia o scaldabagno, infissi in vetro singolo o doppi, quante lampadine a incandescenza e quanti led? Sono alcune delle domande che Genius ti pone, dopo il login in My Eni, calcolando Il Tuo Profilo Energetico, per conoscere il modo in cui usi luce e gas, scoprire quali elettrodomestici consumano di più e individuare le cattive abitudini che pesano sulla tua bolletta.

Ammettiamolo, in fondo nessuno di noi si è mai chiesto quanta energia impiega la nostra casa, forse se avessimo maggiore coscienza e conoscenza di quanto e come sprechiamo sarebbe più semplice risparmiare. E così Genius, una volta stilato il profilo energetico, ti svela come ottimizzare i consumi fornendo consigli utili, pratici e su misura per rendere più efficiente la tua abitazione. Ad esempio, sapevi che quando utilizzi una lavatrice di classe A+++ se eviti il prelavaggio e imposti il programma Eco puoi risparmiare il 15%?

Eni Luce e Gas

credits: depositphotos # 138404156

La tua offerta ideale

Se presti attenzione all’orario in cui fai le lavatrici meglio scegliere un’offerta bioraria, e ancora, fissando una quota con un contratto di tre anni risparmi se nel tempo cala il prezzo di luce e gas. Sono tante le soluzioni di consumo proposte da Eni, ma solo una è quella adatta a te perché dipende da come usi l’energia e Genius in pochi minuti può aiutarti a trovare La Tua Offerta Ideale. La guida digitale, in base alle tue abitudini e alle tue esigenze prioritarie, individua l’offerta gas e luce più consona alle tue necessità, ti spiega passo per passo i dettagli e ti offre la possibilità di attivarla immediatamente online.

Il tuo diario energetico

L’ultima bolletta della luce è stata più cara? Come mai hai consumato di più? Per monitorare la tua spesa puoi accedere all’area personale My Eni e consultare la sezione Il Tuo Diario Energetico. Controllando costantemente quanta energia consuma la tua casa è più semplice risparmiare. Per ridurre gli sprechi, poi, Genius fornisce suggerimenti mirati sul tuo stile di vita e confronta i tuoi consumi con quelli di case simili per dimensione e area geografica. Osservando quindi la spesa energetica, tramite il diario, si può essere più efficienti e scoprire ad esempio che per magiare il gelato cremoso e non congelato la temperatura da impostare per il congelatore è -18°.

Risparmio consumi casa

Ma per capire in maniera divertente l’importanza del risparmio energetico, è arrivato il videogioco Genius che ti coinvolgerà in un’avvincente sfida contro Lord Sprecus. Ecco dove è possibile scaricarlo:

Apple Store
Google Play Store

Stay tuned per saperne di più!

McDonald's

Perché McDonald’s ha appena lanciato una linea di vestiti?

McDonald’s presenta una linea di abbigliamento per celebrare il lancio del servizio di consegna a domicilio con UberEats. La McDelivery Collection comprende accessori, cuscini, felpe, ciabatte e una tovaglia da picnic su cui sono raffigurati diversi prodotti culinari della nota catena di hamburger.

McDonald's

McDonald's

La special capsule collection di McDonald’s

La promozione non sarà disponibile ovunque, i capi d’abbigliamento saranno consegnati esclusivamente oggi, durante il Global McDelivery Day, in città e Paesi selezionati, come Usa, Canada, Francia, Olanda, Hong Kong e Regno Unito. Sul sito ufficiale è possibile verificare le varie località.

McDonald's

Gli utenti che ordineranno a domicilio tramite l’app di UberEats, avranno la possibilità di mettere le mani su uno dei prodotti gratuiti e limited edition.

McDonald's

La contaminazione tra food e moda

La McDelivery Collection non è il primo esperimento moda della catena di fast food americana. Già nel 2015 McDonald’s aveva creato una linea ispirata al Big Mac con Colette.

McDonald's

Il connubio tra cibo e moda sta interessando soprattutto i grandi player della ristorazione che, attraverso il lancio di speciali collezioni di abbigliamento, stanno rendendo le loro strategie di marketing sempre più ‘fashion’.

McDonald's

“In McDonald’s, continuiamo a migliorare per i nostri clienti con nuove ricette, un aspetto più fresco e ora nuovi livelli di convenienza attraverso McDelivery con UberEATS” ha affermato il portavoce di McDonald’s Lauren Altmin.

McDonald's

“Per festeggiare, abbiamo creato la McDelivery Collection, una linea divertente di oggetti pensati per le persone che vivono l’esperienza di consegna, sia per chi vuole un Big Mac mentre è sul divano, sia per chi vuole condividere delle patatine con gli amici nel parco”.

McDonald's

Al momento l’azienda non ha intenzione di mettere in vendita i capi della collezione. Con questa mossa McDonald’s si allinea ad altri colossi, come KFC e Pizza Hut, che di recente si sono cimentati e hanno investito nella creazione di collezioni fashion ispirate ai loro prodotti.

Visual marketing e creatività post-web: le immagini parassita

Questo articolo è stato scritto da Paolo Schianchi, docente delle cattedre di Visual communication e interaction design e Creativity and problem solving presso l’Università IUSVE. Dirige i contenuti editoriali del portale internazionale Floornature.com. Si occupa di saggistica sulla cultura visiva contemporanea.

Paolo Schianchi (PH. Mario Consilvio)

Paolo Schianchi (PH. Mario Consilvio)

Un principio base del visual marketing post-web

Quando navighiamo in rete i nostri occhi si riempiono di immagini e queste passano messaggi. Il loro scopo? Fare breccia in ognuno di noi per diffondere informazioni e cultura. Diventa quindi facile comprendere che per funzionare le raffigurazioni devono continuamente evocare nuove e coinvolgenti narrazioni.

Tale principio base del visual marketing post-web appare semplice, ma poi arriva il momento del progetto con tutta la sua carica di incertezza creativa.

In questa fase di esitazione prendono la parola personaggi, solitamente non appartenenti alla cultura visiva, che incasellano ogni immagine in un fiorire di consigli legati al gusto dominante, quindi già in uso e annodati ad altri concetti informativi o culturali. Ovvero danno forza a un immaginario condiviso e di facile consumo che non è in grado di rivelare la propria autentica falsità.

La nascita delle immagini parassita

Tale atteggiamento, utilizzato per bypassare un processo non semplificabile come quello creativo, ha dato vita alle immagini parassita, ovvero a tutte quelle raffigurazioni talmente annidate in noi da non accorgerci nemmeno della loro esistenza. Per fare un esempio si prenda un uomo barbuto e gli si scatti un primo piano. Cosa vedo? La pubblicità di un prodotto per la cura del viso? Un’immagine di moda dedicata agli hipster? E se gli mettiamo un turbante in testa che accade? Diventa immediatamente un terrorista, senza alcun margine di dubbio.

A questo punto però non si cada nell’errore di confondere le immagini stereotipo con quelle parassita, in quanto differiscono in alcuni punti. Proviamo a vederli.

  • Le immagini stereotipo sono cliché facilmente riconoscibili. Ad esempio la casalinga è sempre attenta al pulito della sua abitazione, felice di avere più tempo da dedicare a se stessa e vestita con i colori del brand che pubblicizza. In questo caso però un bravo creativo riesce facilmente a individuare ed eliminare il luogo comune. Oppure, in alternativa, sa come utilizzare consapevolmente questa tipologia di immagine nel proprio progetto comunicativo.
  • Le immagini parassita invece albergano in ognuno di noi, quale frutto del dilagante perbenismo visivo web e quindi più difficili da individuare. Per intenderci sono tutte quelle raffigurazioni considerate di gusto e ritenute belle, spesso caldeggiate dal marketing in cinque mosse. Si comportano come quei gesti o quelle parole che tendiamo inconsapevolmente ad associare, si pensi ad esempio alle virgolette mimate con le dita quando si vuole sottolineare una parola del discorso. Oppure a come venga spontaneo, quando si parla o scrive, unire LUPO a SOLITARIO, GENIO a INCOMPRESO o SVOLTA a EPOCALE. Nonché uomo con barba e turbante a TERRORISTA.

Allora la differenza sostanziale fra queste due tipologie di immagine alberga nell’atteggiamento che assumiamo guardandole. Nel caso delle immagini stereotipo tendiamo a delegarle, ponendole fuori di noi, poiché crediamo appartengano solo agli altri. In quello delle immagini parassita, percependole piacevoli e di gusto, per riconoscerle dobbiamo invece agire su noi stessi, mettendoci in discussione e facendo un lavoro di introspezione. Ovvero sono talmente dentro di noi che perdiamo di vista la loro prevedibilità.

Proviamo a descriverne altre.

Le famiglie sono sempre composte da due genitori, giovani e belli, e due figli, possibilmente un maschio e una femmina, altrettanto belli, simpatici e sorridenti.

In alcuni casi diventano multietniche o più anziane, ma rimangono comunque tutti sorridenti e belli. In questo caso l’immagine è in bilico e appare come uno stereotipo, ma in realtà si comporta da parassita. Infatti a una visione più attenta ci si accorge che è presente anche nelle famiglie arcobaleno, le quali, pur proponendo nuove possibilità all’idea di famiglia, riproducono gli stessi stilemi visivi.

Questo atteggiamento vale anche per altri concetti come l’ecologia, sempre legata alla natura e declinata quale foglia, albero o foresta e con una predominanza del verde. In alternativa si può utilizzare l’acqua. E via di gocce, ruscelli, fiumi e oceani, il tutto ovviamente con un primeggiare dell’azzurro. Oppure si pensi alla tecnologia, sempre raffigurata da immagini digitali, simboli web o l’inconfondibile rete. E non dimentichiamo le nuvole di parole, quelle valgono per tutto. Per capirci nel momento in cui tali stilemi vengono utilizzati nella realizzazione di un’immagine è lo stesso in cui ci stanno parassitando.

A inciampare in queste immagini, pur volendo divulgare un cambiamento, una particolarità o l’individualità di un contenuto, sono quasi sempre i comunicatori inesperti di cultura visiva. Così a questo punto, per creare una comunicazione efficace, innovativa e d’effetto, bisogna porsi una serie di domante. Facciamolo sugli esempi riportati, ma ovviamente valgono per ogni comunicazione di tipo commerciale o culturale e ampliabili all’utilizzo di altri oggetti.

Verso una nuova creatività post-web

É possibile comunicare visivamente il concetto di famiglia, diciamo con un papà esageratamente alto, una mamma grassa e tre figli non certo sorridenti e perfetti, o in alternativa dei fagioli? Si può comunicare l’ecologia attraverso delle caramelle, un bicchiere di plastica o un tatuaggio? Si può mostrare la tecnologia con delle rotelle di liquirizia, delle ciabatte di pezza o degli schizzi infantili?

La risposta per tutte è sì, basta applicare i principi della creatività post-web e imparare a guardare tanto dentro di noi quanto fuori di noi, operando sul significato e la percezione delle cose. Lo scopo è quello di cambiare significato a ciò che si vede, pur lasciando immutata la sua espressione figurativa. Oppure si può agire sull’interpretazione e il cambiamento del gusto estetico, aggiornando la forma visiva di un concetto o prodotto per renderlo il più interessate del suo momento storico.