Storia del Native Advertising, dal 1885 ad oggi

Acclamato come il fenomeno innovativo tra gli ultimi trend del marketing, il Native Advertising continua a suscitare interesse da parte di editori e aziende. Se scaviamo a fondo nella storia della pubblicità, scopriamo però che questa tipologia di annunci non è poi così nuova.

Per orientarci al meglio in questo viaggio, utilizziamo come bussola la definizione del Native Advertising Institute:

Native Advertising è pubblicità a pagamento in cui l’annuncio corrisponde in forma, stile, funzione del contenuto del media nel quale è inserito.

Ora, tenendo bene in mente queste parole, partiamo! Enjoy 🙂

1885 – Buffalo Bill e Toro Seduto

Buffalo

Nel 1883, William “Buffalo Bill” Cody, creò il Buffalo Bill Wild West Show, uno spettacolo circense in cui venivano ricreate rappresentazioni del mondo western di gran successo. Ma è nel 1885 che Buffalo Bill decide di inserire sui poster pubblicitari dello show il personaggio di Toro Seduto: sapeva bene che intorno a questa figura si era creato un pubblico affezionato.

Era il leader spirituale e politico del suo popolo e, inserendolo nei poster l’azienda sapeva che lo spettacolo ne avrebbe tratto beneficio in termini di affluenza. Di fatto, l’azienda fece un’attività di influencer advertising. Vi chiederete come mai è considerato il primo esempio di pubblicità nativa? Riprendiamo la definizione sopra: l’annuncio è pagato, corrisponde alla forma, allo stile e al contenuto del media ospitante.

1900 – Contenuto e contesto

Negli anni a seguire gli eventi pubblicitari, eventi creati per generare pubblicità, venivano coordinati e supportati dalla copertura mediatica: in questo modo le aziende potevano investire ulteriormente in pubblicità a pagamento ed espandere la storia.

Il marchio Ford posizionò i propri annunci accanto ai racconti di gare automobilistiche corse per hobby.

Native Advertising

1910 – Editoriale + pubblicità = Publiredazionale

Nel primo decennio del nuovo secolo, annunci dal copy esteso circolavano sui giornali e le riviste dell’epoca, raccondando le storie aziendali, ma con un taglio editoriale.

Theodore MacManus scrisse la storia “The Penalty of Leadership” per Cadillac e lo posizionò come un annuncio pubblicitario sul Saturday Evening Post.

Native Advertising storia

1920 – Branded Radio

Vera protagonista di quest’epoca è la radio, che inizia ad affermarsi come mezzo di comunicazione di massa. Storie e musiche venivano trasmesse nelle case dei cittadini, senza costi da parte dei brand.

Westinghouse Eletric, società costruttrice di apparecchiature elettriche civili e ferroviarie, ha prodotto radio RCA, ha finanziato la stazione radio KDKA, prima emittente radiofonica, e a livello nazionale la National Broadcasting Company (NBC), tramite la consociata RCA.

1930 – Programmi radio sponsorizzati

Ovviamente il modello di business degli anni ’20, non era sostenibile e nel 1922 la American Newspaper Publisher Association dichiarò che “i programmi radiofonici potevano essere trasmessi, se i brand nel avessero pagato per mandare in onda gli spot pubblicitari”.

General Mills’ – Wheaties sponsorizzò una serie di trasmissioni radionifiche e serie TV incentrare sul tema del baseball, intitolate Jack Armstrong, the All-American Boy.

1940/1950 – “Soap opera”

A metà del nostro viaggio la TV inizia a farsi spazio nelle case dei consumatori mentre i brand producono programmi televisivi per lanciare sul mercato i propri prodotti, indirizzandoli verso un target specifico.

Procter&Gamble per esempio, per lanciare un proprio sapone, creò delle serie drama che vennero trasmesse sia in radio sia in tv. Da qui la nascita del termine “Soap opera”. Lo sapevate?

Insieme a P&G, come Bulova, Sono, Lever e Brothers, furono i primi brand a firmare come sponsor della televisione commerciale.

1960 – La TV diventa un mass media

Il volo nell’orbita spaziale di J. Gleen nel 1962 fu visto da 135 milioni di spettatori, trasformando la televisione nel potente mezzo di comunicazione di massa come lo conosciamo oggi.

Brevi spot commerciali venivano trasmessi per promuovere aziende e prodotti durante la programmazione stabilita.

Un esempio di native advertising lo troviamo nello spot commerciale Kodak’s Instamatic & Flashcube.

https://www.youtube.com/watch?v=N750rL56irw

È un video di 60 secondi “How to” che spiegava come utilizzare la macchina fotografica, ambientato durante una festa. Fornisce intrattentimento contestualizzato ed è integrato nella programmazione TV.

1980 – Pubblicità informativa

Le trasmissioni tv iniziano a diversificare la propria offerta e propongono alle aziende spazi commerciali della durata di 30 minuti, in cui proporre, mostrare e spiegare il funzionamento dei propri prodotti.

Le aziende Soloflex e Life Alert approfittarono di questi spazi, mandando in onda, non in prime time, programmi sponsorizzati chiamati As Seen On TV in cui gli articoli venivano presentati e spiegati: così come funzionavano in TV, altrettanto avrebbero funzionato in casa dell’acquirente.

1990/2000 – Internet e i motori di ricerca

Con l’arrivo di Internet nascono anche gli annunci pubblicitari su motori di ricerca: AOL, Google, MSN (ora Bing) e Yahoo accanto ai risultati della ricerca dell’utente, iniziano a promuovere i siti delle aziende affini, facendo leva sulle intention del consumatore per ottenere ampi risultati di business.

LEGGI ANCHE: 4 consigli utili per il mobile native advertising

Dal 2010: arrivano i contenuti sponsorizzati

Aziende media digitali come BuzzFeed e Mashable evitano la display advertising a favore di contenuti sponsorizzati che aiutino i brand a realizzare contenuti in grado di attirare l’attenzione del proprio pubblico. 

Anche testate storiche come il New York Times, Wall Street Journal e Forbes hanno colto la palla al balzo, supportando gli inserzionisti nella creazione di contenuti sponsorizzati attraverso contenuti editoriali, social media, video e altre digital properties.

Nebo: l’app che converte la tua scrittura in testo

Trasformare gli appunti scritti a mano libera in testo digitale è il sogno di molti: se è anche il tuo dovresti assolutamente conoscere Nebo, l’applicazione sviluppata da MyScript creata per risolvere quest’esigenza!

Pensate agli appunti presi durante una lezione universitaria o quelli scritti durante una riunione di lavoro, al dover poi ricopiare il tutto al computer: quanto tempo potremmo risparmiare se qualcuno lo facesse al nostro posto?

Nebo, l’inchiostro interattivo

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Nebo è una delle migliori app nel riconoscimento della scrittura, ce lo conferma anche Forbes che ha testato l’app in differenti contesti d’utilizzo. È compatibile con iPad Pro e la relativa pencil, ed è completamente gratuita.

Le potenzialità dell’app sono davvero molte:

  • Struttura le note utilizzando titoli, elenchi puntati e paragrafi,
  • Converte la scrittura in testo, e trasforma direttamente in dattiloscritto
  • Aggiunge immagini o scatti delle foto
  • Impaginazione smart: lo spazio è illimitato, e si adatterà a quello che si inserisce nella pagina
  • Aggiunge diagrammi con elementi che si possono modificare e spostare
  • Permette di scrivere equazioni e formule matematiche
  • Organizza le note: esporta o importa le note in formato PDF, Word, testo o HTML

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MyScript per fare tutto ciò si avvale di una tecnologia, l’inchiostro interattivo, che si chiama “ink”, un sistema che permette di catturare e memorizzare i tratti d’inchiostro e visualizzarli sullo schermo.

Fantastica, vero? Non sono la sola a pensarlo: infatti è stata considerata da Apple come la migliore app del 2016, aggiudicandosi un premio anche al Mobile Apps Showdown di quest’anno.

Il trend dell’inchiostro elettronico sta prendendo sempre più piede nell’ultimo periodo: un ulteriore esempio, questa volta in ambito grafico può essere sicuramente AutoDraw, l’esperimento di Google, che attraverso il machine learning permette di creare dei disegni partendo da degli schizzi, potendo poi condividerli in qualsiasi formato.

Concludendo, la tecnologia che usa l’inchiostro interattivo possiamo considerala come la combinazione della flessibilità della carta e penna con la potenza e la produttività dell’elaborazione digitale per creare la migliore esperienza utente nella scrittura digitale dinamica.

Tutto ciò permette agli utenti di interagire in modo più intuitivo con i propri dispositivi, cosa ne pensate? Quali metodi usate per rendere smart i vostri appunti?

Costume da bagno rosso Instagram

Il costume rosso che sta facendo impazzire i social

Se anche il tuo feed di Instagram oggi è invaso dalla foto di una ragazza con un costume da bagno rosso, ti starai certamente chiedendo il perché.

Un’azienda americana, la Sunny Co Clothingha annunciato la scorsa settimana che avrebbe regalato un costume da bagno gratuito a chi avesse condiviso l’immagine di una ragazza a bordo piscina.

Costume da bagno rosso Instagram

Bene, a causa dell’inaspettato ed eccessivo successo della promozione su Instagram, la Sunny Co Clothing rischia ora di dover regalare migliaia di costumi da bagno.

Sunny Co Clothing e la campagna del bikini rosso su Instagram

Giovedì scorso Sunny Co Clothing ha annunciato la promo della durata di 24 ore: chiunque negli Stati Uniti avesse ripostato l’immagine con il marchio di Sunny Co, avrebbe ricevuto un codice per l’acquisto gratuito di un costume da bagno da 64,99 dollari, pagando solo le spese di spedizione.

Dire che la promozione ha avuto successo è  davvero riduttivo: più di 100mila persone hanno commentato e ripostato l’immagine su Instagram, nell’attesa di ricevere il proprio buono sconto.

Così i feed di Instagram sono stati letteralmente inondati dalla foto della modella in costume da bagno rosso.

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Circa 20 ore dopo il lancio della promozione, Sunny Co ha aggiornato i termini, aggiungendo di “riservarsi il diritto di limitare la promozione se necessario”.

L’azienda non si aspettava che la promo sarebbe diventata virale così in fretta e ha dovuto aggiungere che per i partecipanti i tempi di attesa per ricevere un costume potrebbero essere da tre a sei settimane.

I profili dei due founder della startup, Alan Alchalel e Brady Silverwood, e il profilo Instagram della società sono stati presi quindi d’assalto dalle proteste da parte di chi, pur avendo pagato già le spese di spedizione, si è visto addebitare il prezzo pieno per il suo bikini, o di chi non ha visto convalidato il codice promozionale “SUNNY”.

Sunny co clothing Instagram bikini rosso

I meme ispirati alla storia della campagna diventata troppo virale

Naturalmente la storia è diventata ancora più virale quando in rete hanno cominciato a fare la propria comparsa i primi meme! Qui solo una selezione.

Quale è il presente e il futuro digitale del Pharma? Un’analisi dalla prospettiva privilegiata di Merck Italia

Siamo spesso abituati a intendere e “leggere” le innovazioni digitali in modo astratto, de-contestualizzate rispetto alle specificità – talvolta anche ai limiti – che le diverse variabili in gioco (Sistema Paese, industry di riferimento, etc.) possono presentare. On top, il “sogno americano” sembra relegare in secondo piano tutte le altre realtà nazionali, spesso (e troppo frettolosamente) “bollate” come incapaci di stare al passo con la velocità made in US.

Quanto c’è di vero in questi discorsi, e quali sono le reali sfide che le aziende affrontano day by day per fare la differenza sui e grazie ai media digitali? Per rispondere a questa e ad altre domande di grande interesse con un focus concreto sull’industry Pharma, ho avuto il piacere di intervistare per Ninja Marketing Luca Naponiello, Communication Manager di Merck in Italia.

Luca Naponiello, Communication Manager di Merck Italia

Il risultato? Una conversazione su presente e futuro del digital in ambito healthcare e Pharma che reputo di ispirazione per tutti i practitioner.

Non mi dilungo oltre: non resta che augurarti buona lettura!

Il risultato? Una conversazione su presente e futuro del digital in ambito healthcare e Pharma che reputo di ispirazione per tutti i practitioner. Non mi dilungo oltre: non resta che augurarti buona lettura!

Buongiorno Luca, grazie per l’intervista e benvenuto su Ninja Marketing. Sappiamo che l’industry pharma presenta alcuni elementi specifici che incidono anche sulle azioni in ambito social e digital. Quali sono tali sfide?

Buongiorno Alberto e a tutti i lettori di Ninja Marketing!

La principale sfida del Pharma è legata al fatto che il settore, in ambito social e digital, non ha ancora raggiunto la maturità di altre industry. Già nel 2014, da un’indagine di Capgemini e MIT, il Pharma è stato posizionato come beginner. Sono passati 3 anni da quella rilevazione, ma il settore non è certamente cresciuto come altri.

In Europa, rispetto al budget di marketing complessivo solo il 15,7% è destinato alle strategie e alle attività sui media digitali. C’è consapevolezza sull’importanza del tema, ma spesso le azioni non corrispondono alle promesse. Ciò è dovuto certamente alle difficoltà ad operare in un settore strettamente regolamentato, ma non solo.

Due aree su cui c’è molto interesse sono il mobile health e la possibilità di usare il web nella sua forma più interattiva / 2.0. L’area di mobile health è molto interessante ed offre opportunità potenziali incredibili, come testimoniano anche i vari progetti di open innovation avviati dalle aziende pharma.

Se diamo un’occhiata ai numeri è un paradigma in crescita, come giustamente rimarcato da Eugenio Santoro, Responsabile del Laboratorio di Informatica Medica presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, in un suo recente articolo: nell’ultimo anno le app di salute sono cresciute di 100.000 unità, negli app store ne contiamo circa 260.000. Ma se guardiamo il numero di download, questi non aumentano in modo proporzionale a tale crescita.
Sicuramente questi grandi numeri hanno portato ad una certa saturazione, che si accompagna ad una limitata considerazione dell’utilità di queste app da parte dei professionisti della salute e dei cittadini/pazienti.

Esistono varie ragioni che possono spiegare questo fenomeno.

Innanzitutto le app utilizzabili per finalità diagnostiche o terapeutiche sono da considerarsi dispositivi medici, e questo ha senz’altro un impatto in termini di complessità per chi le sviluppa, che spesso preferisce adottare soluzioni più semplici, ma di minore valore per l’utente finale.

C’è poi il problema della validazione scientifica: esistono diversi studi sulle app mediche, ma spesso tali studi risultano carenti a livello metodologico (ad es. non hanno previsto il coinvolgimento di un gruppo di controllo o il periodo di osservazione è stato molto breve).
Inoltre, molto spesso queste app si interfacciano con i wearable device (activity tracker) per rilevare i parametri vitali delle persone, e ci sono tutt’ora perplessità sull’affidabilità di tali rilevazioni rispetto a strumenti medici professionali.

Per quanto riguarda più specificamente l’uso dei social media, c’è il mito degli USA come paese libero e meno regolamentato. In realtà non si fa molto di più rispetto alle altre nazioni: c’è solo una maggiore possibilità di engagement per via dell’audience all’ascolto. A proposito di audience, uno studio Ogilvy – Pulsar ha comunque rilevato come a fronte di tanti canali digitali attivi la comunicazione pare non avere preso tanto la misura di chi sia effettivamente il target, e non si attiva per favorire un reale coinvolgimento dello stesso: in particolare il linguaggio utilizzato anche dalle Pharma USA è quasi sempre auto-referenziale.

In definitiva, il Pharma è un settore ad altissimo potenziale, ma ancora in ritardo rispetto ad altre industry.

Dopo questa “big picture” a livello internazionale, quali sono le specificità del contesto italiano?

In Italia, in termini di esperienza social e digital nel Pharma, siamo allineati alla realtà europea. Certo, il contesto non ci aiuta: secondo l’ultimo report DESI sul livello di digitalizzazione dei Paesi europei, siamo penultimi, seguiti solo dalla Romania. A penalizzarci soprattutto numero di utenti Web e competenze digitali.

Anche per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica per l’e-health non brilliamo: 1,3 vs il 2/3% degli altri Paesi europei, con picchi in UK e Germania (4%).
Si stima che l’Italia potrà toccare i livelli di questi best in class non prima del 2020. Le aziende private rispetto al pubblico sono comunque in una posizione più accelerata e avanzata nel percorso di digitalizzazione organizzativa. Nel Pharma tutti hanno realizzato che il digitale è uno strumento importante, ma salvo alcune eccellenze non possiamo dire di essere all’avanguardia: pochi account social aziendali, molti più account legati alle campagne; in generale, è molto diffusa una logica di campagna “on/off”.

Il tasto più dolente, che da una prospettiva complementare si traduce in sfida di tutto il comparto healthcare, è quello dei contenuti: non a caso si tratta anche dell’area per cui si ricorre con maggiore probabilità all’outsourcing.

Per quanto riguarda le metriche da monitorare e i KPI, ci si focalizza molto su elementi quantitativi, perdendo spesso di vista la parte qualitativa. Vedendo gli strumenti di marketing e interazione multi-canale più utilizzati facciamo poi un salto indietro: si parla molto di website, eDetailing, direct e-mail marketing. Sforzi più innovativi sono stati recepiti da pochi player, e solo di recente. Questo però è ancora una volta in linea con la situazione europea.

Chris Ross ha descritto il pharma come la “la la land” del multi-channel, una bella metafora per rappresentare una vittoria già celebrata prima ancora che sia stata conseguita. In realtà, in molti casi, siamo ancora lontani da una piena integrazione tra la strategia digitale e strategia aziendale. La comunicazione mai come questi in ultimi anni ha avuto tante possibilità in termini di indicatori per monitorare la performance: nonostante ciò, o proprio per tali numeri così solidi, si fatica a “vedere” e individuare l’impatto reale sugli obiettivi aziendali.

A proposito di strategia digitale, quali sono i principali pilastri del posizionamento online di Merck in Italia?

In Merck Italia abbiamo disegnato un piano di comunicazione unico e pienamente integrato sia tra i canali che con la strategia aziendale complessiva. Tenendo in considerazione i canali digitali e l’ecosistema online, identifichiamo 3 pillars:

  • Sviluppo delle competenze digitali e dell’advocacy all’interno dell’organizzazione. Questo primo pillar è la conseguenza di due considerazioni. Prima di tutto, in un settore regolato come il nostro, è essenziale che tutte le professionalità coinvolte nell’approvazione e produzione dei contenuti digitali conoscano peculiarità e dinamiche dei principali canali digital.
    Inoltre, mai come negli ultimi anni ho visto venire a mancare qualsiasi separazione tra comunicazione interna ed esterna, a seguito soprattutto dell’imporsi del digital e dei social media. È per questo che penso che,  sempre di più, tutti i componenti dell’organizzazione possano e debbano diventare un soggetto attivo della comunicazione aziendale. Se ben progettata, organizzata e gestita l’advocacy costituisce una notevole leva di engagement, nonché un valore importante per tutte le aziende. Credo si debba uscire da una logica di hub unico (l’azienda) diffusore top-down dei valori aziendali, verso processi innovativi di comunicazione diffusa e P2P.
  • Ascolto del contesto: nel momento in cui un’azienda dichiara di posizionare i propri stakeholder al centro, deve effettivamente ascoltarne i bisogni, cercando se necessario di anticiparli. Noi abbiamo iniziato già diversi anni fa a fare web listening: allora i luoghi dell’interazione si riducevano ai forum, e non era difficile raccogliere insights interessanti. Oggi con i blog e i social media gli utenti del web sono diventati prosumer e le fonti da cui attingere e da analizzare si sono moltiplicate. Per le aziende esistono comunque obblighi specifici: si pensi solo alle responsabilità di farmacovigilanza, da ottemperare nel caso in cui nel corso dell’attività si venga a conoscenza di potenziali eventi avversi.
    Da questo approccio all’ascolto si crea comunque un valore che si traduce poi in iniziative concrete. Cito per esempio Spot My Trial, un sito ed una app che includono una serie di contenuti video per spiegare il mondo degli studi clinici ai pazienti, ed un motore di ricerca per orientarsi tra le sperimentazioni attive in Italia. Spot My Trial è nato con un duplice obiettivo: aiutare il paziente, che deve valutare l’opportunità della propria partecipazione ad un’eventuale sperimentazione clinica, a orientarsi in una situazione complessa e delicata, dove spesso si devono affrontare informazioni e termini di difficile comprensione; favorire  l’individuazione dello studio clinico che potrebbe essere utile alle necessità di un paziente con una particolare condizione. Un altro esempio è l’app La Mia Voce, un simulatore vocale personalizzabile che prevede una serie di messaggi chiave costruiti sull’analisi dei bisogni specifici del paziente affetto da tumore del testa-collo che ha subito la totale o parziale perdita della voce. Oltre all’ascolto delle community c’è infine anche l’analisi dei dati di “performance” (engagement, fidelizzazione, etc.) dei nostri contenuti online, da cui riusciamo anche a renderci conto di quali sono i messaggi / contenuti più premianti ed efficaci in termine di coinvolgimento e gradimento.
  • Attenzione verso la creazione di un ecosistema digitale integrato ma sostenibile: la sfida che abbiamo definito non è quella di accendere tanti touchpoint di contatto con l’utente, ma scegliere quelli giusti in linea con la strategia e che siano davvero in grado di creare valore per i nostri interlocutori.
    La nostra “palestra” è stata la comunicazione social per i nostri progetti di Corporate Social Responsibility: Premio Letterario e Scienza Narrata. Nel 2015 abbiamo iniziato a concentrare attenzione e sforzi sulla comunicazione corporate prima con l’apertura del canale YouTube Merck Italia, poi di Merck for Life (un sito dedicato alle iniziative che possono fare una differenza nella vita dei pazienti). In questo periodo stiamo proseguendo nella promozione delle attività di social advocacy. Per il 2017 pensiamo ad altre attività, al fine di creare step by step un ecosistema di asset digitali ad alto valore aggiunto.

Quali sono le principali iniziative digitali di Merck Italia?

La prima che voglio segnalare consiste nel Fertility 2.0 Awardquest’anno alla terza edizione: è un riconoscimento, dedicato a giornalisti ed utenti di Internet, volto a premiare coloro che, con i loro contributi, contribuiscono alla diffusione di corrette informazioni sul tema della fertilità.  Come azienda leader in questo campo, siamo coscienti che un elemento centrale per la tutela della fertilità è appunto rappresentato dalla conoscenza, dalla consapevolezza.

In questo, il web può costituire uno strumento potentissimo, fornire informazioni preziose per preservare la propria fertilità, o per riconoscere tempestivamente eventuali difficoltà e sapere come gestirle.
Inoltre, con la sua interattività, il web può consentire un confronto ed una condivisione su questi temi che spesso le persone non amano discutere “dal vivo”.

Il Fertility 2.0 Award nasce proprio per premiare questo utilizzo virtuoso del web, sia da parte dei giornalisti che degli utenti della rete.

 Siamo felici perché negli anni il numero di contributi è aumentato: quest’anno sono stati candidati 123 contenuti tra articoli (69) e testimonianze (54). Ciò a conferma che l’intuizione è stata corretta.

Un secondo progetto che ricordo con piacere è l’hackathon H-ack Merck for Health, un evento che si allinea con il paradigma dell’integrazione digitale tra online e offline: in realtà la maggior parte delle nostre iniziative prevede questo taglio integrato tra dimensione digitale e offline. L’hackathon è un esempio di iniziativa dove digitale non significa per niente virtuale. A Bari, Milano e Roma abbiamo incontrato giovani e startupper, ai quali abbiamo lanciato le nostre sfide in ambito healthcare. Abbiamo poi organizzato un hackathon finale a TAG Cinecittà: un evento che ha visto la partecipazione di ben 120 ragazzi da tutta Italia!

Il percorso è appena iniziato. Ora un gruppo di mentor interni all’azienda sta supportando i team a concretizzare le loro idee, anche tramite un’interazione virtuale che si basa sulla piattaforma Yammer.

Concludiamo l’intervista e salutiamoci segnalando il trend digitale del 2017.

Un trend che in realtà si sostanzia in attività che svolgiamo da tempo è il live broadcasting (dirette video):  nel 2015 abbiamo effettuato la nostra prima diretta Periscope, relativa ad un evento via Web sui linguaggi della comunicazione nell’ambito della salute sul Web. Nel 2016 i momenti cruciali dell’hackathon sono andati in diretta sui canali del nostro partner H-Farm; quest’anno solo a Marzo abbiamo fatto due dirette YouTube: il lancio del concorso La Scienza Narrata e la cerimonia di premiazione del Fertility 2.0 Award.

Si tratta di un approccio che stiamo cercando di perseguire sempre di più perché è un messaggio molto importante di apertura verso l’esterno per un settore che – come già anticipato – tende spesso a fare una comunicazione un po’ auto-referenziale. Inoltre, Merck ha circa 1000 dipendenti sparsi nei diversi siti italiani, che, ovviamente, non possono partecipare a tutti gli eventi. Ci piace l’idea di coinvolgerli nelle nostre iniziative attraverso live ed eventi, trasformando gli asset digitali rivolti al pubblico esterno anche in potenti leve di comunicazione ed engagement interno.

Grazie davvero a Luca Naponiello per questa intervista davvero interessante su presente e futuro digitale del Pharma, visto da una prospettiva privilegiata come quella di Merck Italia.

Ninja, l’industry Pharma presenta certamente diverse limitazioni, ma anche altrettante novità. Qualche lettore all’ascolto addetto ai lavori che vuole condividere sulla nostra pagina Facebook buone pratiche ed esperienze personali?

Conversion Rate Optimization: le nuove evoluzioni del Pay Per Click

Quest’articolo è stato scritto da Gianpaolo Lorusso, Web Marketing & Usability Professional e Docente del Master Online in eCommerce Management di Ninja Academy.

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Quando ho organizzato il primo ADworld Experience nel 2012, c’era solo un grande player nel mondo PPC: Google AdWords.

Il logo dell’evento addirittura scimmiottava il loro (giusto per essere perfettamente chiaro per i potenziali partecipanti), e l’obiettivo principale al tempo era quello di migliorare le mie stesse capacità di gestione delle campagne scoprendo le best practice utilizzate con maggiore successo dai miei concorrenti più bravi.

Facebook stava ancora cercando disperatamente di trovare un modo per raggiungere la redditività con improbabili annunci intargettizzabili e a quel tempo non lo presi nemmeno in considerazione.

AdWords, almeno in Europa, non aveva concorrenti reali. E questo era un fatto.

Solo 3 anni dopo, nel 2015, la situazione era già radicalmente cambiata.

Lo spostamento progressivo da uno scenario dominato da AdWords ad un mercato pubblicitario online più aperto era già una realtà.

Facebook stava guadagnando posizioni con opzioni di targeting sempre più efficaci, insieme ad altre piattaforme pubblicitarie native.

Il Real Time Bidding era ormai una realtà consolidata in tutti i mercati online più avanzati del mondo (il 30% del mercato pubblicitario online in USA era su RTB).

Amazon aveva cancellato la propria piattaforma interna di annunci “AdWords Style” a favore dei prodotti sponsorizzati.

LinkedIn, Pinterest e Twitter avevano lanciato i propri programmi pubblicitari su scala globale.

Bing era ancora presente e guadagnava visibilità grazie al fortunato lancio di Windows 10.

Il paesaggio PPC nel mondo era radicalmente cambiato. Probabilmente per sempre.

Molte cose erano avvenute in soli 3 anni ed ho dovuto riconoscerlo.  Anche il payoff della conferenza è cambiato dall’originale “casi di successo dei migliori inserzionisti AdWords” a “casi di successo dei migliori inserzionisti online” e nel 2017 lo abbiamo di nuovo cambiato in “Online advertising success stories”.

I casi reali AdWords sono ancora uno dei punti di forza principali dell’evento, ma Facebook & altre piattaforme PPC più la Conversion Rate Optimization hanno guadagnato il loro meritato spazio nel programma.

Modern Meeting Hall with Laptop Showing Landing Page with Text Conversion Rate Optimization. Closeup View. Blurred. Toned Image. 3D Rendering.

Mi è capitato poco tempo fa di sentire Larry Kim (fondatore di Wordstream e uno dei professionisti PPC più conosciuti nel mondo) affermare in un conferenza che “la CRO è sostanzialmente inutile“.  A suo dire le cose realmente importanti per avere successo online oggi sono un marchio forte e un’offerta credibile e ben presentata.  Sono completamente d’accordo sull’importanza del brand e dell’offerta, ma penso invece che la Conversion Rate Optimization sarà uno dei trend dominanti nel mondo PPC (e non solo) nei prossimi anni.  Altrimenti perché lui avrebbe sentito la necessità di negarlo ?.

Io normalmente uso la “regola dei 6 mesi” per valutare le nuove tendenze nel web marketing.  Se spunta fuori una cosa nuova e rimane viva ancora dopo 6 mesi, comincio a considerarla.  Altrimenti ho solo risparmiato tempo.

Conversion Rate Optimization

La CRO ha attirato la mia attenzione per la prima volta nel 2015 ed ora è una realtà ormai consolidata con aziende ed eventi specializzati in tutti i mercati più avanzati.

Di fatto questa è un’evoluzione normale in un mondo PPC a più piattaforme, visto che può influire direttamente sui ricavi di tutti i canali pubblicitari.

Lo abbiamo visto accadere più volte nel nostro settore.  Bisogna adattarsi (migliorare le tue conoscenze) o si è destinati a soccombere!

Se stai facendo SEO o PPC oggi senza conoscere almeno le basi dell’usabilità e della CRO, avrai serie difficoltà a realizzare i tuoi obiettivi nei prossimi anni. Puoi scommetterci.

Ecco perché nel programma di quest’anno di ADworld Experience ho aggiunto un intera sessione di seminari avanzati sulla CRO e vari casi reali, ed ho scelto 5 top specialist come John Ekman (fondatore di una delle prime aziende CRO europee e di Conversion Jam, il più grande evento CRO del mondo), Karl Gilis & Els Aerts (AGConsult), Dave Walker (Segmatic) e Rossella Cenini (la “regina” della CRO italiana).

È anche per questo che mi sorprendo molto quando sento specialisti di Search Engine Marketing (inclusi i SEO) considerare l’ottimizzazione dei tassi di conversione come un settore separato (e facoltativo).  Anche se posso comprendere perfettamente quanto sia difficile e faticoso specializzarsi in un settore che richiede tutto un insieme di nuove competenze non facilissime da acquisire.

E tu cosa ne pensi? CRO, PPC e SEO dovrebbero continuare ad essere considerate come mondi separati o come parti integranti dello stesso processo?  In altre parole, credi nell’iper-specializzazione o in un approccio più olistico?

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Treoo: il nuovo social game che ti farà votare con un emoji

Vi piacerebbe comunicare le vostre opinioni in modo divertente ma siete stanchi dei soliti sondaggi? Oggi parliamo di Treoo, la nuova applicazione mobile che permette di esprimere il proprio giudizio con un emoji. Curiosi?

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Treoo, disponibile gratuitamente per iOS,  è un social game che coinvolge le persone attraverso un linguaggio che ormai viene utilizzato quotidianamente: quello delle emoji.

Diversi sondaggi a disposizione dell’utente, che potrà scegliere a quale partecipare navigando tra le diverse sezioni presenti all’interno dell’app, quali: fashion, musica, film, sport, politica e food. Esprimere il proprio voto sarà semplicissimo, basterà  trascinare una delle emoji che meglio rappresenta la sensazione che si prova nei confronti dell’argomento in questione.

Oltre alle classiche emoji che tutti conosciamo,  Treeo lascia spazio allo user generated content: gli utenti potranno personalizzare le emoticon con delle foto o delle GIF provenienti dalla fotocamera o dalla galleria del proprio smartphone.

All’interno dell’app non manca di certo la componente social: sarà possibile infatti curiosare tra le preferenze espresse dagli amici, e scegliere di  interagire con  loro commentando il voto con un messaggio.

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Le applicazioni dedicate ai sondaggi non sono nuove, e possono diventare popolari, basti pensare all’app Wishbone, che conta milioni di utenti attivi. Questa tipologia di applicazioni mobile rappresentano dei barometri sociali all’interno di una generazione di giovani che si preoccupano molto del parere condiviso dai propri coetanei.

Lo sviluppatore Mike Rundle, insieme ad un amico, ha deciso di studiare il motivo per cui il meccanismo della votazione può diventare così popolare e virale:

Due sono le ragioni principali: la prima è perché è soddisfacente per gli essere umani classificare le cose in modo secco e deciso, la seconda è perché spinge le persone a fare delle scelte che a volte possono risultare leggermente scomode, ciò rende tutto molto più divertente, dando vita ad una sorta di sfida mentale.

Da questa analisi è nata l’idea di dar vita a Treeo.

L’app sicuramente risulta essere maggiormente attrattiva per un target giovane, ma Rundle è convinto che anche le persone più mature potrebbero subire il fascino del meccanismo della votazione:

Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare un nuovo tipo di social network simile ad  un gioco interattivo in miniatura, in grado di attrarre tutte le fasce d’età.

L’esordio di Treoo sembrerebbe essere promettente, a sole 24 ore dal suo lancio all’interno dell’applicazione sono stati espressi più di 40.000 voti, e il tempo medio di permanenza di un piccolo numero utenti è stato di un’ora circa.

E voi avete già espresso le vostre preferenze con Treoo?

Vendere online da 0 a 4,5 Milioni di Euro di corsi partendo da un blog

Vuoi conoscere il segreto per vendere online per oltre 4,5 milioni di euro? La verità (e te lo diciamo subito) è che non ci sono formule magiche per farlo. Ma qui puoi trovare i preziosi consigli del CEO di Ninja Marketing, che, partendo da un blog, ha costruito una delle “edtech company” più importanti nel panorama italiano della formazione professionale.

In questo Ninja Live, che abbiamo tenuto il 9 maggio, vi spieghiamo “Cosa abbiamo imparato progettando la nuova piattaforma Ninja Academy”:

Poi mettitevi comodi, e se vi va, ascoltate questa storia…

 

Sono Mirko Pallera, immigrato al contrario nel Sud Italia alla ricerca del senso della vita dopo essermi stancato di Milano. Mia madre sessantottina in una lettera a sua madre, mia nonna, mi definì “il figlio della rivoluzione”.

Faccio l’imprenditore nel settore del digitale da più di un decennio ormai e come molti di voi sanno il sito che mi ha trasformato da collaboratore e account di varie agenzie a titolare di un’impresa digitale è stato un blog di marketing: Ninja Marketing.

È attraverso un blog, realizzato quando ancora lavoravo per altri, che ho costruito – grazie al contributo di tanti guerrieri – prima la notorietà del brand Ninja e poi le basi economiche della mia azienda, nonché la mia attuale posizione in termini professionali e di personal brand.

La prima versione del blog fu realizzata gratuitamente su un CMS (content management system) di proprietà di una piccola agenzia campana, la MTN Company, che affiancò me e il mio socio nella realizzazione di uno dei primi siti italiani che iniziavano a trattare i temi del marketing creativo e non-convenzionale. Era il 2004.

Si trattava della stessa struttura informatica di un portale di notizie locali, il “Portico di Cava” trasformato in un blog ante literam: il sito infatti parlava di marketing riportando articoli dal taglio personale in ordine cronologico.

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La prima versione di Ninja Marketing

A quei tempi non esistevano le piattaforme gratuite di blogging (o perlomeno non erano diffuse), non c’era WordPress e per farsi un blog bisognava rivolgersi a qualche società che ti affittava a pagamento una piattaforma. Ninja Marketing nel 2005 si presentava così. E quise volete, trovate un po’ di storia dei primi 10 anni di vita ninja 😉

Prima di questo progetto di sito avevo già avuto esperienze di web, ovviamente.

Il mio primo sito Web

La prima che ricordo fu la creazione di un sito che realizzai da solo alla fine degli anni ‘90 per il T-Clan, la mia band musicale “nu-metal”: sono addirittura riuscito a ritrovarne i resti grazie all’archivio storico del web. Roba da antiquariato digitale.

Si trattava di uno di quei siti con le gif animate che giravano, bruttissimo ma a suo modo efficace.

Avevamo il sito con le foto, qualche file audio dei brani caricato su Vitaminic (la startup musicale di Gianluca Dettori antesignana di MySpace), la lista dei prossimi concerti e addirittura un guestbook – una prima piattaforma di relazione con il pubblico dove chiunque poteva lasciare un messaggio alla band!

Non avendo competenze di designer o di programmazione, mi spaccavo di notte la testa per capire come aggiungere man mano nel sito i vari elementi che consideravo importanti.

Non avevo un piano su come farlo, non ero un designer nè un programmatore e procedevo per tentativi. Il risultato non poteva che essere una specie di Frankenstein fatto di pixel.

Nonostante mia madre mi avesse mandato a dodici anni anche in una specie di vacanza-studio sperimentale a base di inglese e linguaggio “Commodore basic”, la mia competenza informatica e progettuale su come realizzare un progetto web è rimasta per molti anni più o meno la stessa.

Tanto entusiasmo, una certa dose di intraprendenza, nessun metodo.  

Da Ninja Marketing a Ninja Academy

Non ricordo esattamente fino a quando Ninja Marketing restò su quella piattaforma proprietaria, ma ho chiarissima memoria delle fatture piuttosto salate, di oltre mille euro, che a un certo punto avevano iniziato ad arrivare a fine mese semplicemente per hosting e utilizzo del software.

Per questo motivo iniziammo a realizzare un nuovo sito con un nuovo CMS, e poi in un secondo momento grazie a Francesco “Fullo” Fullone e alla sua Ideatopassammo a WordPress, una spettacolare tecnologia open source (e quindi gratuita in termini di licenze), nata proprio per realizzare contenuti editoriali.

Era perfetta per un sito di contenuti ed è per questo che ci siamo restati fino ad oggi che il nostro blog ha oltre 17.000 articoli.

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La versione attuale di Ninja Marketing realizzata da Fightbean

Mi ricordo che durante il primo trasferimento da una piattaforma all’altra perdemmo molti dei commenti agli articoli del blog, ovvero uno degli elementi di contenuto più importanti del sito: i commenti si erano mischiati tra gli articoli e quindi diventavano inservibili perché li trovavi a commento sotto un testo quando in realtà si riferivano ad un altro.

Un grandissimo casino insomma.

Anche qui il tutto fu affrontato senza un piano strutturato: la nuova versione di Ninja Marketing non partì da uno studio accurato, ma procedendo per approssimazioni e affidando subito il compito di realizzare un nuovo sito ad un grafico, senza passare dalla progettazione dell’esperienza utente.

Fortunatamente, al Master in Accademia di Comunicazione che avevo frequentato a Milano dopo la laurea, già nei primi anni duemila si era iniziato a introdurre “Internet” fra le materie di studio. Era lì avevo che avevo imparato il concetto di flow chart: in pratica la rappresentazione in uno schema dell’albero di navigazione di un sito.

Quella semplice nozione mi permise più avanti, quando diventai account di agenzia e consulente, di progettare molti siti per i miei clienti.

Si partiva con la flow chart che rappresentava l’home page del sito, il menù di navigazione e tutto quello che ogni pagina conteneva. Poi si metteva il tutto in mano ai grafici, che spesso non si occupavano solo di web ma anche di brochure, depliant e di altre cose del genere, e alla fine, dopo aver visto alcuni layout, si passava a programmare il sito.

Ma c’era un problema in quel modo di lavorare…

  • Non c’erano, o meglio non sapevamo che esistessero degli UX designer,
  • Non c’erano tutte le problematiche relative alla fruizione del sito da mobile e tablet,
  • Non ci si faceva troppe domande sul tipo di linguaggio di programmazione da utilizzare, ecc.

E soprattutto c’erano molti “cugini” pronti a realizzarti un sito gratis o per poco!

Questo è quello che più o meno abbiamo fatto anche quando è stata realizzata la prima versione del sito della Ninja Academy, ovvero la scuola di marketing nata dal blog Ninja Marketing.

Il tutto è partito da una ricerca che ho fatto online. Volevo realizzare un sito che presentasse la nostra scuola, non certo una piattaforma di corsi online, visto che l’idea di realizzare il primo Master in Digital Marketing completamente online arrivò dopo qualche anno.

I primi corsi ninja erano infatti tutti in aula e l’iscrizione al corso avveniva compilando un pdf e mandandolo via fax. Oddio non riesco proprio a pensarci che facevamo così! Sì, ho detto fax! E ovviamente si pagava solo tramite bonifico bancario. 

Avevo visto alcuni siti che mi piacevano e sulla base di questi chiesi a Fabrizio Loveri detto T1000 – ormai diventato un web designer di una certa esperienza grazie ai lavori realizzati per i clienti della nostra agenzia, il Ninja LAB – di replicarne la struttura.

Qualcosa di semplice, con fondo bianco e con il tocco Ninja, che desse vita alla nostra scuola di comunicazione. 

ninjacademy_story1Qualche illustrazione carina, qualche foto fatta ai corsi in aula et voilà! Ecco il primo sito Ninja Academy.

La prima piattaforma di e-learning per vendere online

Un giorno realizzai che la formazione che erogavamo in aula, nella sede milanese del Ninja LAB in via Zanella, non poteva per sua stessa natura arrivare a tutti. Chi faceva i nostri corsi a Milano, oltre al costo del corso, si doveva sobbarcare le spese di viaggio e pernotto in città.

Il primo corso Ninja Academy

Il primo corso Ninja Academy

E c’era gente che arrivava dalla Sicilia, perfino dalla Spagna e dalla Germania. Professionisti motivatissimi a frequentare i nostri corsi, che potevano permettersi di affrontare quelle spese. Ma gli altri?

Non era giusto.

Un giovane professionista in una piccola isola o in un paesino di provincia non avrebbe mai avuto accesso all’alta formazione professionale che riuscivamo a rendere disponibile attraverso i nostri corsi. Diventare un Ninja del Marketing non era ancora per tutti.

E noi avevamo deciso di essere dei veri Rivoluzionari.

Pensai di realizzare una nostra piattaforma di vendita e di e-learning che permettesse a tutti ovunque di fare i nostri corsi e mi rivolsi ad una piccola società di tre programmatori che ne avevano realizzata una per un altro cliente.

La piattaforma doveva integrarsi con il sito vetrina che avevamo realizzato e che non era adatto a vendere corsi in maniera efficace. Ci fu quindi qualche piccolo aggiustamento:

  • L’aggiunta di un catalogo prodotti in home page,
  • L’inserimento di un eCommerce che permettesse l’acquisto online anche con carta di credito.

Ora ci si poteva iscrivere e pagare i corsi online direttamente con Paypal, una tecnologia facilmente disponibile a tutti che aveva democratizzato l’accesso ai pagamenti elettronici. Chiunque poteva incassare su un proprio conto facendosi pagare online con carta di credito e non era più necessario fare grossi investimenti o rivolgersi alle vecchie ed inefficienti banche tradizionali.  

Che tra l’altro non ci avevano mai dato retta, nemmeno per avere un piccolo fido o un anticipo fatture. 

 

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Ancora una volta l’esperienza utente non venne studiata da dei professionisti, ma il tutto fu affidato al buon senso, al gusto del designer e alle mie premure da potenziale utente e severissimo beta tester.  

La struttura che i tre programmatori riuscirono a realizzare era semplice ma performante:

  • Webinar dal vivo tramite un servizio esterno chiamato GoToWebinar,
  • che poi diventavano registrazioni video fruibili on-demand in un Area Utente,
  • Test di apprendimento a fine corso, 
  • Certificati scaricabili.

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  • E poi, per l’interazione fra studenti, pensai ad una idea semplice ma non banale: dei gruppi chiusi di Facebook! Era lì che le persone si trovavano tutti i giorni e non avrebbe avuto senso costringerli ad interagire in un altro ambiente.

Fu un successo strepitoso.

Dopo il primo percorso sperimentale online e pioneristico sui temi che meglio conoscevamo, ovvero il Master in Marketing Non-Convenzionale e Social Media Marketing – che univa le nostre competenze di guerrilla marketing, viral, con l’emergente disciplina del social media marketing -, ne lanciammo un secondo che raccolse i migliori professionisti e influencer trasformandoli in docenti.

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Il segreto fu mettere in primo piano i docenti, come se fosse un album di calciatori. Erano le facce più note del web.

 

Tutti avrebbero voluto avere dei famosi professionisti come docenti in un corso di specializzazione da realizzare completamente online. Era una rivoluzione.

Le altre scuole più blasonate non dichiaravano i membri della propria faculty ma puntavano sul brand della scuola e organizzavano le lezioni e i docenti molto spesso last minute. Spesso come docenti non sceglievano volti noti. Noi invece sì, e giocavamo a carte scoperte: il meglio dell’Alta Formazione professionale, a costi ragionevoli e con l’accessibilità universale del web.

Boooooom!

Fu il prodotto che ci cambiò la vita, che permise alla società di fare un salto in avanti come fatturato trasformandola in una vera e propria industria e poi in una edtech company che avrebbe puntato tutto sulla formazione, soprattutto online, ponendosi come Missione quella di “rendere l’Alta Formazione Professionale accessibile e democratica”.

Il mio destino di “figlio della rivoluzione” si stava manifestando, anche se non attraverso il percorso che forse aveva immaginato mia madre nei primi anni settanta.

Il primo Master con il Ninja #DigitalDreamTeam fece numeri impressionanti: M213 era il codice del prodotto ed è stato il primo Master Online in Digital Strategy & Social Media Communication con risultati oltre le nostre aspettative con oltre 300 master venduti!

  • Iscritti al Master: 276 iscritti paganti (fatturato 215.940 euro)
  • Iscritti alla Factory (la formula premium con Master online + Lab in aula a numero chiuso: 30 iscritti paganti (fatturato 46.274 euro)

Fatturato venduto online con un corso: poco più di 262.000 euro in un solo colpo ????

Dopo il pivoting della nostra società, ovvero il cambiamento di modello di business da agenzia di comunicazione unconventional (Ninja LAB) a scuola di formazione sui temi dell’innovazione (Ninja Academy), questo fu il risultato che ci convinse a puntare tutto su questa strada e che fruttò dei cospicui bonus di fine anno per le tasche dei nostri collaboratori che avevano investito con noi in un progetto rischioso e innovativo.

Fu un momento di svolta, che mi ha insegnato qualcosa. 

Tip1: Il lancio di un prodotto straordinario, molto atteso e ben comunicato ad una community appassionata e ben alimentata porta a numeri strabilianti.

Il resto è storia, da quel momento in avanti, vendendo ed erogando i corsi Ninja Academy online

ABBIAMO VENDUTO ONLINE CORSI PER OLTRE 4,5 MILIONI DI EURO di fatturato arrivando a formare più di 40.000 persone attraverso 800 tra corsi a pagamento, Free Masterclass e Ninja Talk e facendo diventare Ninja Marketing Srl una delle realtà principali della formazione online in Italia.

 

E la cosa che mi ha sempre sorpreso è che abbiamo fatto questi numeri con un sito che non era stato progettato per essere un eCommerce, ma solo un sito vetrina e con un’esperienza utente “altamente migliorabile”, sia durante l’acquisto sia nella fruizione dei corsi online.

Dalla forza del Brand all’ottimizzazione delle Conversioni

Vi confesso un segreto.

Il nostro marketing online non è mai stato molto elaborato né propriamente “data driven”.

Seppur variegato e basato su più strumenti (sito, newsletter, social, paid media) e su una notevole capacità comunicativa – devo ammettere che la nostra forza è sempre stata quella del Brand e della nostra Community, non certo la scientificità del nostro web marketing.

La nostra SEO per anni non ha avuto una visione strategica e nonostante questo i siti ninja si sono sempre ben posizionati sui motori grazie alla storia dei domini, alla costanza delle pubblicazioni e alla qualità dei contenuti.

La spesa del nostro paid media è cresciuta sempre con prudenza: dopo aver provato ad aprire i rubinetti e aver buttato decine di migliaia di euro senza ben controllare cosa stesse succedendo siamo tornati a dei budget di spesa plafonati.

Insomma il nostro digital marketing doveva e poteva migliorare.

Ma quello che in qualche modo ci costrinse a iniziare a pensare ad una nuova piattaforma fu il litigio dei tre soci programmatori che avevano sviluppato il nostro sito e che ci lasciarono a piedi a mantenere un sito programmato in Symfony – che non è un gruppo epic metal ma un framework php conosciuto forse da cinque o sei nerd italiani, di cui tre erano quelli che ce l’avevano gentilmente rifilato.

(mi scuso se con questa frase ho offeso qualche nerd)

In pratica avremmo dovuto trovare nuovi programmatori in grado di mantenere e far evolvere la nostra piattaforma che era stata sviluppata in un linguaggio di nicchia, poco usato e poco conosciuto.  

Tip2: Se stai realizzando una piattaforma digitale per la tua azienda assicurati che venga sviluppata in un linguaggio conosciuto e che i programmatori rilascino un codice commentato che possa essere preso in mano da altri programmatori

La nuova Ninja Learning Platform

Da un lato costretti dagli eventi a cambiare piattaforma, dall’altro convinti a far evolvere il nostro marketing verso tecniche e processi di vendita più evoluti e performanti, abbiamo iniziato lo studio di possibili nuove strade tecnologiche.

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Il team di progettazione al lavoro sul nuovo sito Ninja Academy

Le esperienze passate non propriamente positive ci consigliavano di affidarci ad un consulente per iniziare a fare una valutazione delle migliori tecnologie da implementare.

Il board della società mi consigliò di evitare di continuare ad occuparmi dell’evoluzione tecnologica e uno dei miei soci si propose di prendere in mano la situazione sulla base dell’esperienza maturata come imprenditore del digital e titolare di una web agency.

Decise di affidare ad un programmatore di sua fiducia la redazione di una relazione tecnica preliminare.

Questa relazione, sulla base di uno studio di benchmark delle piattaforme di e-learning (LMS) esistenti scartò soluzioni open source e troppo accademiche come Moodle e ci consigliò di puntare ancora una volta sull’ecosistema WordPress e sulle sue funzionalità di eCommerce.

Tutto avrebbe ancora una volta girato intorno a questa piattaforma, tra le più conosciute e con una vasta comunità di programmatori.

Il dubbio sulla scalabilità del progetto rimase, ovvero sulla possibilità di far evolvere la piattaforma su grandi numeri, ma l’apparente semplicità di integrazione di sistemi basati su WordPress e il basso costo di questa tecnologia ci spinsero a scegliere questa strada.

Tip3: Non ti affidare subito al team di programmatori ma chiedi ad un consulente esterno (e non interessato) lo studio dell’architettura informatica del tuo progetto

Questa volta però Ninja Marketing non era più il progetto imprenditoriale allo stato nascente di due ragazzi squattrinati, ma una società capace di visione e di investire in un’infrastruttura tecnologica strategica per l’azienda.

C’era bisogno di un nuovo modo di approcciare la progettazione e per questo mi rivolsi al mio network per chiedere i contatti di buoni web designer in grado di fare il lavoro come si deve, ovvero di:

  • partire da un serio studio della concorrenza,
  • di realizzare una solida architettura dell’informazione
  • e di progettare dei wireframe (User Experience) prima di arrivare alla grafica e all’interfaccia utente (User Interface).

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In fondo è come costruire una casa. Ti serve un architetto ma anche dei buoni progettisti per gli impianti. Tutto deve essere studiato il più possibile nei dettagli prima di iniziare i lavori. Altrimenti ti troverai ad avere le prese nel posto sbagliato.

E quando arriverà il momento del trasloco magari i vecchi mobili non si adatteranno bene nelle nuove stanze.

La progettazione fu alla fine affidata a due giovani designer di Torino: Fightbean mi aveva convinto per l’approccio al web design che pochi in Italia avevano. E così per diversi mesi progettammo la User Experience (UX) e poi la User Interface (UI) del sito fino a quando non arrivò il momento di scegliere a chi affidarne la programmazione.

Questa volta non avremmo tralasciato gli aspetti più importanti della progettazione.

  • Le landing di vendita sono state ottimizzate per la conversione
  • Tutto il sito reso responsive e ovviamente fruibile dai device mobili
  • Particolare attenzione è stata riservata ai momenti di iscrizione, di “Inizia Gratis” e di vendita
  • sono stati studiati meccanismi di upselling e valutati sistemi di marketing automation, ovvero di gestione automatizzata di processi di marketing sulla base di diversi comportamenti dell’utente.
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Lo studio del nuovo “Inizia Gratis” di Ninja Academy

Abbiamo iniziato ad esplorare le nuove frontiere del nostro modo di fare marketing, un marketing finalmente finalizzato all’ottimizzazione delle conversioni.  

 

Dopo la fase pionieristica, basata sull’entusiasmo e sulla capacità comunicativa era arrivato il momento di diventare “una macchina da guerra”, scientifica, basata sui dati e sul testing.

L’organizzazione doveva crescere, i processi, la qualità, la vendita, il supporto ai clienti. Anche perché nel frattempo era arrivata la concorrenza e il settore è diventato più competitivo.

Tutto il marketing dell’azienda doveva essere riorganizzato. Abbiamo inziato a concepirci in Team (Content Team, Conversion Team, Sales Team, Experience Team) e ad ogni team abbiamo assegnato:

  • Key Performance Indicators (KPI) da monitorare settimanalmente
  • Un Weekly Report da consegnare ogni settimana
  • Uno Smart Number, ovvero un obiettivo prioritario sintesi dei diversi KPI, da raggiungere per ottenere dei bonus a fine anno.

Ma soprattutto, finalmente abbiamo progettato una piattaforma flessibile e aggiornata che ci permette di fare cose prima impensabili. Ad esempio oggi possiamo utilizzare tecniche di marketing e lead generation più evolute e basate su dati più precisi, conoscere meglio i nostri clienti e dare migliore assistenza.

In quest’ottica abbiamo infatti deciso di iniziare ad usare un CRM e di integrarlo con un software di marketing automation chiamato Wixab e realizzato da una società italiana. Il nostro marketing può quindi ora diventare sempre più scientifico e orientato alla conversione.

È l’inizio della nuova era di Ninja Academy.

Tip 4. Non pensare di fare tutto bene e subito. Inizia a fare e poi fai evolvere i tuoi processi, la tua tecnologia. Oggi potenzialmente tutto è disponibile e a basso costo. Serve solo una visione e tanto lavoro ogni giorno.

Verso un team di sviluppo interno

Chi avrebbe realizzato il nostro progetto? Questa volta abbiamo deciso di internalizzare la produzione. Invece di affidarci a società esterne che poi ci avrebbero seguito male (o lasciato a piedi) abbiamo costruito il nostro team di sviluppatori dedicati.

Del resto il nostro business è oggi quasi completamente digitale: la nostra fabbrica in cui si costruiscono e si assemblano i prodotti e il nostro negozio sono online.

I nostri asset sono digitali, bisognava investire in risorse umane e tecnologie nostre.

La difficoltà più grande è stata trovar il giusto team leader, in grado di coordinare un piccolo gruppo di programmatori: un CTO Chief Technical Officer, il punto di riferimento aziendale per lo sviluppo e la manutenzione delle nostre digital property.

Creato il gruppo di lavoro composto da CTO, front end developer e back end developer, si è iniziato a lavorare alla realizzazione in codice:

  • delle prime pagine del sito partendo dai layout grafici,
  • poi si è passato alla progettazione dell’ “area utente”
  • e infine al trasferimento di tutto il database del vecchio sito sulla nuova piattaforma.

È stato un lavoro decisamente impegnativo. Oltre 800 corsi con video, test di apprendimento, ordini, fatture, certificati e 40.000 registrati.

Oggi siamo su un livello di business decisamente industriale. Ad ogni nostro corso lavorano una decina di persone tra progettazione didattica e marketing, video maker, grafici, progettisti, docenti, editor, copywriter, social media manager, amministrativi, customer support, programmatori.

Siamo diventati “grandi”, aziendalmente parlando, nella visione, nei processi, nella produzione, ma restiamo sempre “i ragazzi di Ninja Marketing” nel cuore.

La storia di Ninja Academy prosegue. Anzi ci abbiamo preso gusto, vogliamo renderla ancora più epica e vogliamo puntare alto, come sempre. E finalmente fra qualche giorno saremo in grado di presentarvelo il nostro nuovo eCommerce e di farvi testare la nuovissima Ninja Learning Platform. 

Una curiosità:  prima ancora di essere rilasciata è stata già comprata da un grande istituto finanziario per costruire la propria academy online. Non male come inizio!

È il frutto del nostro lavoro. Non credo sia perfetto, e mancano ancora tante funzionalità che abbiamo previsto e che rilasceremo nei prossimi mesi. Ma a noi piace molto e siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Soprattutto sappiamo quanta fatica, entusiasmo, studio e lavoro c’è dietro. E speriamo che questo sia servito anche a voi, per realizzare i vostri progetti online. 

Buon lavoro (e be ninja, siempre).

Mirko Pallera, CEO Ninja Marketing & Ninja Academy

Cosa c’entra Tinder con Arek Milik e con il Napoli?

Nella sua ultima campagna, Tinder ha invitato i fan del Napoli a celebrare Arek Milik, il bomber recentemente tornato al goal.

L’applicazione, in genere più conosciuta come app per cercare l’amore, incontrando nuove persone, ci mostra stavolta un nuovo potenziale, mettendo al centro i tantissimi tifosi del Napoli e il loro beniamino.

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Tifi Napoli? Swipe right!

Per l’attivazione di marketing, unica nel suo genere, infatti, il giocatore sarà presente sull’app per due settimane, al termine delle quali sceglierà personalmente quattro dei suoi fan, che avranno la possibilità di incontrarlo e conoscerlo di persona.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di mostrare che la tecnologia può essere uno strumento sano e innovativo di interazione, che avvicina le persone proprio come lo sport, permettendo ai fan di esprimere in modo ancora più caloroso la loro accoglienza anche online.

Milik ha presentato l’iniziativa con un video su YouTube.

Per mostrare al calciatore il proprio supporto i fan non dovranno far altro che Swipe right – cioè strisciare verso destra come nel classico gesto di Tinder – sul suo video profilo e inviargli un messaggio.

Il calciatore risponderà e selezionerà gli autori dei testi che lo avranno colpito di più. La creatività quindi sarà un elemento chiave anche per i fan, che dovranno ideare pensieri divertenti e sinceri da inviare al calciatore del Napoli. Non a caso la scelta della città partenopea da parte di Tinder!

“Tinder è prima di tutto una piattaforma per incontrare nuove persone e per questo non vediamo l’ora di mettere in contatto i fan con il loro idolo”, ha dichiarato David Wyler, VP of Partnerships di Tinder.

LEGGI ANCHE: Iniziano i Salotti ADCI: primo appuntamento a Salerno con Stefania Siani

Tinder, lo sport e l’advertising

Non è la prima volta che Tinder lega l’utilizzo della sua app allo sport e ai fan. Solo per citare un esempio, un paio di anni fa gli Atlanta Hawks avevano creato un’esperienza simile per i fan di basket, incoraggiandoli a swipare e destra per avere la possibilità di vedere la partita insieme ad altri fan in una apposita “Love Lounge”.

Tinder si mostra così sotto nuova luce, in tutto il suo potenziale pubblicitario, al pari di qualsiasi altro social media.

“Alzati e cammina”: come essere più felici, creativi, produttivi

Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Jack Dorsey. Tre persone importanti fan di un’abitudine semplice, ma che allo stesso tempo è in grado di portare numerosi e immediati benefici al nostro corpo e alla nostra mente: camminare.

Si sono diffusi, infatti, tra molti imprenditori e persone di successo, i cosiddetti walking meetings, nient’altro che delle riunioni svolte mentre si cammina, one-to-one o a piccoli gruppi, preferibilmente all’aria aperta. Questo perché camminare aiuta a essere più ispirati, rilassa, contribuisce alla concentrazione.

Non sono solo semplici studi a dimostrarlo: Aristotele era noto per parlare ai suoi studenti mentre passeggiava, Sigmund Freud teneva spesso sedute psicoanalitiche durante delle camminate, il presidente statunitense Harry Truman aveva inserito nella sua routine giornaliera una camminata in giacca e cravatta di 2-3 chilometri, Charles Dickens camminava anche per trenta chilometri al giorno, pur di non stare incollato alla propria scrivania, e sono solo alcuni esempi di personaggi importanti che sono o erano soliti adottare questa pratica.

Steve Jobs

Non è necessario essere degli atleti, e non è obbligatorio collegare l’app di Runtastic ai profili sui social network, ma camminare è sicuramente un’abitudine semplice, adottabile da tutti, che può aiutare sotto diversi aspetti.

#1 Ha un effetto positivo sulla propria salute, e sul proprio giro vita

Iniziare a camminare è la prima cosa da fare, se si vuole perdere peso e stare meglio dal punto di vista fisico. In un mondo sempre più in balìa delle nuove tecnologie, il rischio di diventare delle persone sedentarie con lo sguardo incollato sul pc e il sedere alla sedia è sempre più alto. Purtroppo, in molti casi, ciò sfocia a obesità o altre problematiche, oltre che a improduttività.

Invece, camminare anche per brevi periodi al giorno può ridurre il rischio di una morte prematura, aiuta ad abbassare i rischi di infarti o problemi cardiaci, riduce la produzione di geni che stimolano l’obesità (come il gene FTO), rafforza il proprio sistema immunitario, stimola le articolazioni, e contribuisce anche ad altri benefici fisici, come addirittura contenere problematiche legate alla dentatura, o ridurre i rischi di cancro al seno nelle donne.

Walk Nature

#2 Aiuta la produttività e la concentrazione

Iniziare a svolgere le riunioni camminando, come faceva abitualmente Steve Jobs, non è affatto sbagliato. Ciò aiuta, infatti, a minimizzare le distrazioni. Passeggiare aiuta a sfuggire alle distrazioni, oltre che a contribuire all’attività cerebrale, rendendo le proprie menti più forti ed efficienti; ciò significa trasformarsi in una versione più capace e produttiva di sé stessi. Lasciare da parte il sedersi a controllare le home di Facebook o Instagram, quindi, e iniziare a camminare, anche solo per una decina di minuti al giorno, può essere un buon inizio.

#3 Stimola la creatività

Alla maggior parte delle persone si accende la famosa “lampadina” proprio mentre sono attive. Potrebbe sembrare solo un’impressione, ma molte ricerche hanno provato che muoversi e camminare aiuta l’immaginazione e l’ispirazione. È stato dimostrato, infatti, che mentre si passeggia lo stimolo creativo cresce in media del 60%. Nel caso ci si trovi bloccati (sia fisicamente che mentalmente) alla scrivania senza alcuna ispirazione o idea nuova, uscire per una camminata e ripulire la mente è la giusta cosa da fare, soprattutto se in mezzo alla natura.

Walk Work

#4 Migliora il proprio stato d’animo, e l’attitudine a rilassarsi

Rimuginare sui propri problemi è sicuramente una pratica comune alla maggior parte delle persone. Moltissime persone possono infatti definirsi stressate, non solo in campo lavorativo; è importante, quindi, intraprendere azioni in grado di aiutarci a controllare i nostri livelli di stress. Una delle soluzioni è camminare, specialmente se immersi nel verde, attività che aiuta a combattere stati d’animo negativi. Fare qualche passo contribuisce, inoltre, a renderci più sereni e a combattere la depressione. É innegabile, poi, che rimanere da soli con sé stessi senza alcuna distrazione a volte può essere davvero rilassante, diventando uno sfogo con cui “scappare” da qualsiasi responsabilità o problema. Il motto dev’essere, quindi, “Walk, take it easy!“.

Più di duemila anni fa Ippocrate disse che «camminare è la miglior medicina». Prenderlo alla lettera, non solo nel senso “salutistico” del termine, è un consiglio utile a ciascuno di noi.

Iniziano i Salotti ADCI: primo appuntamento a Salerno con Stefania Siani

Questo weekend ci sarà a Salerno il primo appuntamento con #iSalottiADCI, una serie di eventi-incontro che, con la presenza di vere Guest Stars della pubblicità italiana, documentano, aggregano, informano i professionisti del settore ma anche i semplici appassionati di comunicazione.

A partire dalle 18:30 al co-working space Cantera (il vivaio della creatività dei giovani di Salerno), sarà presente l’Executive Creative Director della famosa agenzia pubblicitaria milanese DLVBBDO, Stefania Siani: talentuosissima creativa del sud, che ha realizzato campagne per clienti di rilievo sia nazionali che internazionali, vincendo importanti riconoscimenti presso l’Art Directors Club Italiano ed Europeo, il D&AD, il New York Festival, l’Epica, il Clio.

Nel 2010, la sua campagna “Wake up” per Rolling Stone ha vinto un leone d’argento nella categoria Web film a Cannes.

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Grazie alla professionalità di Stefania Siani si esploreranno le linee guida del manifesto dell’Art Directors Club Italiano, e si parlerà di futuro della comunicazione, di nuovi impegni e idee per evolvere i diversi generi in advertising, ma anche di creatività nella sua essenza più pura.
Un evento imperdibile per i creativi campani: voluto fortemente da Angela Pastore, Direttore Creativo e Fondatrice di Antville Multicreatives, designata dall’ADCI come Local Ambassador Campania.

Come partecipare

L’evento è gratuito ed aperto a tutti. Potete iscrivervi direttamente su Eventbrite e/o partecipare all’evento su Facebook.
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