4 consigli utili per il mobile native advertising

Il mobile advertising rappresenta un mercato in forte espansione per le aziende che vogliono investire in pubblicità e offre un modo unico per raggiungere il proprio target. In termini di native advertising, un annuncio nativo per dispositivi mobile si caratterizza per il suo non essere intrusivo, secondo Robert Wildner, e combacia perfettamente con il contenuto e il flusso dell’app.

La principale differenza in termini di advertising tra desktop e mobile, è che quest’ultimo dispositivo è attivo e con noi 24/7: le persone considerano ormai i cellulari come un’estensione invisibile del proprio corpo, guai a dimenticarlo da qualche parte!

Anche se il settore è relativamente nuovo e non esistono ancora pratiche consolidate, ci sono quattro step che possiamo tenere in considerazione per costruire una solida struttura di base dalla quale partire per la realizzazione della vostra campagna di mobile native advertising. Imparerete poi sul campo qual è la strategia di mobile advertising più adatta a voi.

1. Localizza il tuo target

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La prima operazione da fare è stabilire quando, dove e come i nostri utenti utilizzano i propri dispositivi mobile. Questo step è necessario per rendere i nostri annunci più pertinenti e puntuali e permette di eliminare il rischio di sovraccaricare l’utente di messaggi pubblicitari. Stiamo parlando di raggiungere l’utente giusto al momento giusto.

2. Quali app usano i nostri consumatori per soddisfare i loro bisogni?

Una volta individuate le app utilizzate dai nostri utenti e quale bisogno soddisfano, è necessario capire qual è la struttura di ogni singola piattaforma e come questa possa influire sul processo creativo e strutturale di ideazione della campagna di mobile advertising che stiamo realizzando.

Bisogna ricercare le le caratteristiche specifiche delle piattaforme dei diversi editori sul campo: quale tipo di contenuti offrono e quali sono le politiche in materia di brand safety, per esempio.

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3. Usa una demand-side-platform

Studia i migliori servizi di DSP, le piattaforme tecnologiche che permettono alle agenzie e inserzionisti di pianificare e acquistare spazi pubblicitari in modalità automatizzata. Ti servirà per capire qual è la soluzione più adatta in base a parametri come guadagni, vendite, forma editoriale e retargeting.

LEGGI ANCHE: Native advertising: la perfetta armonia tra contenuto e contenitore

4. Qual è il sentimento finale che vuoi evocare?

A questo punto bisogna incanalare le proprie energie per individuare come produrre, nella maniera più efficace sia creativamente che strutturalmente, quell’esperienza. Mica facile.

Le agenzie e le aziende che ancora non hanno adottato una mentalità orientata al mobile first, devono prepararsi ad affrontare alcune conseguenze. Se lo studio della geo-localizzazione del proprio target è stato affrontato con superficialità, si può andare incontro a una perdita di opportunità nella vendita in real-time e per molti commercianti anche in una perdita della fetta di mercato.

ADworld Experience: i top player del PPC a Bologna

“Sapere cosa fanno i migliori tra di noi”. Per questo nel 2012 nasce ADworld Experience, l’evento-corso interamente dedicato al Pay Per Click più grande d’Italia.

Che tu sia un professionista del keyword advertising, un neofita o il rappresentante di un’agenzia che vuole fare il salto di qualità, l’evento del 13-14 aprile a Bologna è un investimento di valore.

Io ci sarò. Ecco perché.

Imparare dai migliori

Apprese le basi grazie ai tutorial disponibili nelle varie piattaforme, sono aggiornamento ed esperienza a determinare la crescita di un professionista del PPC. Adworld Experience è un connubio di entrambi.

I seminari avanzati che avranno luogo durante la prima giornata dell’evento permetteranno ai partecipanti di effettuare una full immersion in cinque ambiti in continua evoluzione, permettendo a tutti di verificare il proprio grado di conoscenza e comprensione a proposito di:

  • Facebook & Linkedin Ads
  • Campagne Internazionali
  • English eCommerce & Marketplace
  • Conversion Rate Optimization
  • PPC Tools

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Venerdì 14, invece, sarà il giorno dedicato alle best practice, dove numerosi esperti si susseguiranno in una serrata presentazione di casi di studio PPC, suddivisi per mercato di riferimento: italiano e internazionale.

Ogni intervento avrà una durata di 20 minuti, cui faranno seguito 10 minuti di Q&A. Dai un’altra occhiata al Programma Ufficiale dell’edizione 2017.

Networking di alto livello

Oltre all’approccio estremamente pratico, uno dei più grandi eventi al mondo dedicati al PPC vanta almeno altri due elementi di rilievo.

Il networking permea le due giornate: pause caffè, pranzo, party serale e tavola rotonda conclusiva sono strutturati per permettere ai partecipanti quel confronto tra addetti ai lavori che difficilmente avviene in modo produttivo al di fuori di simili eventi. Quanto parlare e quanto ascoltare, sta alla discrezione di ciascuno.

LEGGI ANCHE: Campagne PPC? Qualche consiglio da un esperto

Avranno molto da dire, invece, i vari speaker. Tra le i più noti spiccano i nomi di Karl Gilis e Els Aerts. La presenza di questi due esperti di fama mondiale di usabilità e ottimizzazione delle conversioni sarà trasversale durante le due giornate.

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Giovedì 13 Karl interverrà nell’ambito della Conversion Rate Optimization, presentando un intervento su “Come trasformare una persona che ha cliccato su un tuo annuncio in un cliente”. La promessa insita nel titolo è supportata da suggerimenti puntuali su come sfruttare, uno per uno, gli elementi delle pagine, nonché dalle dimostrazioni pratiche del funzionamento dei tool impiegati per migliorare i tassi di conversione.

In tre parole, l’intervento spiegherà “come e perché” certe pratiche convertono, dati alla mano.

Il giorno successivo sarà la volta di un caso di studio, supportato da oltre 20 esempi di A/B testing, che verrà spiegherà “Perché la CRO è come andare ad un appuntamento galante”.

Karl ed Els saranno inoltre a disposizione per sessioni private incentrate sull’ottimizzazione dei tassi di interesse attraverso analisi CRO dedicate. Carta, penna e registratore alla mano, potrete usufruire in esclusiva del parere degli esperti prenotando qui.

Karl ti aspetta a Bologna insieme agli altri top player del panorama PPC  ma, se non potrai esserci, approfitta della diretta streaming!

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WhatsApp ripristinerà il vecchio Stato entro fine marzo

Molte applicazioni mobile dedicate soprattutto alla messagistica hanno ricevuto un grosso contraccolpo dall’avvento di Snapchat: ecco perché non poco tempo fa WhatsApp si è fatta anch’essa contagiare dalla “snapchatification” e ha lanciato un nuovo tipo di Status del profilo in pieno stile Stories.

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Peccato che si sia fatta a tal punto prender la mano da eliminare totalmente il vecchio stato testuale. Le lamentele degli utenti sono arrivate in poco tempo e WhatsApp ha dovuto porre velocemente rimedio: la scorsa settimana le versioni beta dell’app per Android hanno visto tornare sui loro schermi il buon caro vecchio stato testuale.

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WhatsApp ha annunciato a TechCrunch che rilancerà il vecchio stato per tutti gli utenti Android entro la prossima settimana e che questa funzione sarà presto disponibile anche per gli utenti Apple. Ecco come WhatsApp ha spiegato la sua retromarcia:

Abbiamo compreso che ai nostri utenti è mancata la possibilità di impostare un aggiornamento di solo testo nel proprio profilo, quindi abbiamo deciso di integrare questa funzione nella sezione “About” delle impostazioni del profilo. L’aggiornamento di stato apparirà ora accanto al nome dell’utente in qualsiasi momento si visualizzano i contatti, come ad esempio durante la creazione di una nuova chat o nella informazioni di Gruppo. Allo stesso tempo, stiamo continuando a costruire la nuova divertente e coinvolgente funzione “Stato” che dà alle persone diversi modi per condividere foto, video e GIF con i loro amici e la famiglia durante tutta la giornata.

La mossa mostra come le social app devono reagire rapidamente ai feedback degli utenti se non vogliono vedersi superare in breve tempo dalla concorrenza.

Advertising: l’industria dei viaggi ai tempi dei social media

Ricordate quando l’unico modo per ispirarsi e sognare il prossimo viaggio era fermarsi davanti la vetrina di un’agenzia di viaggi, entrare e chiedere un catalogo sull’Oman, Giappone o magari prenotare un weekend per Berlino? Quella vetrina è ora accessibile 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, basta cliccare su una delle tante icone sul nostro smartphone e il catalogo verrà da noi.

I canali per accedere alle informazioni diventano sempre di più, il mondo è ogni giorno più social, noi siamo sempre più social e di conseguenza i canali marketing devono essere più social: Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat, Google, WeChat e messaggistica sono diventate le destinazioni preferite dagli advertiser, anche nel mondo dei viaggi. Vediamo alcuni esempi.

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L’uso di Facebook da parte dei viaggiatori è sempre più in crescita

Il 20% del tempo speso dai viaggiatori sul proprio smartphone viene consumato su Facebook o Instagram, ma le due piattaforme vengono utilizzate per scopi diversi.

Facebook e la compagnia di marketing Gfk hanno condotto un sondaggio tra novembre 2015 e maggio 2016, intervistando 2400 viaggiatori negli Stati Uniti tra i 18 e i 64 anni che avevano prenotato viaggi di lavoro o piacere nei tre mesi precedenti. Non tutti i partecipanti erano utenti Facebook, ma il sondaggio ha dimostrato che il 54% di essi aveva trovato idee per il viaggio più recente su Facebook, il 38% su Instagram ad il 31% tramite l’utilizzo di Facebook Messenger.

Vediamo di seguito un esempio di come la chatbot su Facebook Messenger di Expedia assiste i viaggiatori nella fase di prenotazione.

Il 68% dei millenials partecipanti al sondaggio ha invece risposto di aver trovato idee di viaggio su Facebook, il 60% su Instagram, il 41% su Facebook Messenger. Entrambe le piattaforme sono il canale preferito da molti utenti per trarre ispirazione per il prossimo viaggio: Instagram serve ad animare la fiamma di wanderlust che c’è in noi, mentre Facebook è più di supporto nella pianificazione e, in alcuni casi, anche nella fase di prenotazione. Ad esempio nelle nuove city guides lanciate la settimana scorsa è anche possibile per alcuni ristoranti e hotel effettuare una prenotazione senza uscire da Facebook, proprio come accade nell’universo di WeChat al quale Zuckeberg continua ad ispirarsi. Presto vedremo sicuramente arrivare anche il momento in cui si potranno effettuare pagamenti, momento temuto e già anticipato dal CEO di Expedia qualche tempo fa.

LEGGI ANCHE: Vento dell’Est: Benvenuto nell’universo di WeChat 

Le inserzioni dinamiche di Facebook per viaggi

Facebook continua ad essere il canale marketing preferito dagli advertiser, sempre in evoluzione e perfezionamento, soprattutto nel settore viaggi. Il primo passo è stato il lancio lo scorso maggio delle inserzioni dinamiche per viaggi in primis con Mariott e Trivago, le quali permettono ai brand di raggiungere i consumatori su Facebook mentre navigano sui siti di prenotazione online.

Ad esempio chi utilizza booking.com: dopo aver ricercato un albergo in una destinazione con date specifiche, una volta tornati su Facebook o anche Instagram, il servizio mostra sottoforma di carrousel ads la disponibilità aggiornata al minuto degli hotel nella destinazione scelta durante le date selezionate, sia che si effettui l’accesso da desktop o da mobile. Ciò di cui si ha bisogno per iniziare con le inserzioni dinamiche per viaggi è solo l’implementazione del Facebook Pixel sulla propria pagina web, del proprio inventario aggiornato ed il gioco è fatto.

 

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Geo Sticker e filtri

La settimana scorsa, sulla scia di Snapchat, anzi per colmare quel gap tra Instagram stories e Snapchat, Instagram ha lanciato i suoi primissimi Geosticker per stories partendo da New York e Jakarta.

I geofiltri, sono stati una delle fonti di ad revenue per Snapchat a partire dal 2015.

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Fonte: eMarketer

Per esempio il gruppo Starwood Hotel & Resort è stato uno degli advertisers più attivi su Snapchat, sviluppando nel 2016 geofiltri per arrivare a potenziali nuovi clienti, o anche i W Hotel, qui di seguito, con geofitri promozionali disponibili in tutte le sue località.

Un ads è sempre un ads, non importa da come sia mascherato. Per esempio nel caso del W Hotel, il brand è su Snapchat senza avere il bisogno di pubblicare contenuti: a quello ci pensano i viaggiatori, utilizzando i filtri nelle loro stories. Tutto gira intorno al consumatore.

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L’advertising sui social è una comunicazione bilaterale, dove i consumatori interagiscono con i brand e, rispetto all’advertising tradizionale, si ha la fortuna di ottenere un feedback immediato.

I social stanno cambiando l’approccio dei brand all’advertising, ma a volte non è sempre chiaro quanto sia  importante che, come nella vita reale, ogni tipo di comunicazione è più efficace quando c’è interazione da entrambe le parti: siamo sicuri che il messaggio sia ben recepito dal destinatario.

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Come Snapchat Discover sta rivoluzionando l’advertising

Snapchat Discover, dopo un lungo periodo di testing da parte delle case editrici, sembra diffondersi con una maggiore autorevolezza in questi primi mesi del 2017: Cosmopolitan, Daily Mail, People, Vanity Fair, Mashable, Mtv e National Geographic sono solo alcune delle redazioni che ad oggi pubblicano su Discover, ma nel corso del 2017 l’elenco potrebbe ampliarsi.

Il Washington Post e il New York Times solo qualche settimana fa hanno annunciato le loro iniziative su Discover, una notizia che ha smosso l’intero mercato dell’editoria tanto da creare una vera e propria corsa al mobile ed all’adozione di strategie di marketing idonee. Un cambio netto di strategia che evidenzia la voglia di raggiungere il proprio target lì dov’è presente, cioè sui dispositivi mobile o principalmente sullo smartphone.

Un cambio direzionale sottolineato anche dalle parole di Thomas Cilius, founder and CEO at Snaplytics, che ha affermato:

“La millennial generation non legge i siti web dei giornali, ma molti di loro leggono la maggior parte delle notizie sui social media.”

Le ADV in Snapchat Discover

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Ma come si realizza l’advertising su Snapchat Discover? Non esiste un sistema collaudato di ADV, ma ciò che esiste è una strategia che molti media (soprattutto statunitensi) hanno ben pensato di adottare. Discover ospita una gran varietà di canali d’informazione ed ognuna di esse sviluppa contenuti molto coinvolgenti sfruttando pienamente le peculiarità della piattaforma come la possibilità di leggere a schermo intero e l’utilizzo di animazioni e di file audio e video per attrarre l’attenzione dei lettori.

Tutto ciò ha innescato un ingegnoso sistema di advertising molto accattivante: le Snap Adv. Possono durare circa 10 secondi e si tratta di piccoli clip video che le aziende scelgono di pubblicare nei canali d’informazione più vicini al settore del proprio brand. Un’azienda impegnata nella moda potrà scegliere di pubblicare un proprio Snap ADV, ad esempio nel canale di Vogue, ottenendo in questo modo una straordinaria occasione per colpire il proprio target.

Ma non perdiamo altro tempo ed analizziamo subito alcuni dei brand che in occasioni differenti hanno colto le possibilità di Snapchat Discover ottenendone un notevole vantaggio.

Gatorade

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La famosa marca di integratori alimentari è stata a lungo uno degli sponsor ufficiali degli US Open. Nel 2016 Gatorade ha non solo strategicamente sponsorizzato il proprio brand sul canale Discover dell’ESPN (Entertainment & Sports Programming Network) con degli Snap ADV particolarmente accattivanti, ma ha promosso un vero e proprio mini-game.

Un gioco con una grafica vintage e con numerosi livelli nei quali era possibile sfidare alcuni campioni dell’US Open. Un gioco che ha avuto, oltre ad un grande successo, un notevole e positivo effetto sull’Adv promosso da Gatorade: difatti l’azienda ha dichiarato di aver incrementato di circa 3 minuti la permanenza dei propri lettori sulle proprie Snap Adv.

BMW

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Molto interessante è anche il caso legato a BMW: l’azienda tedesca è stata una dei primi marchi a conquistare Discover. Sin da subito è stata lo sponsor della CNN caratterizzando le pubblicazioni del canale.
L’azienda ha compreso subito l’occasione di potersi inserire trasversalmente in tematiche sociali,  politico ed ambientali.
Da qui la scelta di promuovere sui canali di Snapchat Discover unicamente i modelli di auto elettriche ponendo una grande attenzione sull’innovazione tecnologica e sull’ambiente: un’iniziativa geniale che ha aiutato il brand a posizionare i nuovi modelli ecologici nel settore.

Sony

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Anche Sony Pictures ha ben pensato di sfruttare l’occasione delle Snap ADV per promuovere l’uscita di Angry Birds Movie. L’estate scorsa l’ufficio marketing della casa produttrice ha intuito che durante le Olimpiadi il numero di famiglie che avrebbe seguito le competizioni in tv sarebbe aumentato notevolmente: per questo motivo ha scelto di promuovere il video con clip divertenti e coinvolgenti durante gli spot dei Giochi Olimpici.

Snapchat Discover non è più solo un posto per leggere nuove storie, ma si sta affermando come una piattaforma dinamica dove i brand possono scoprire il loro potenziale pubblicitario e confrontarsi in modo innovativo e creativo.

Serie A: la classifica sui social network

Le squadre di calcio utilizzano sempre di più e con attenzione i social network, strumenti in grado di limitare la distanza tra i tifosi e la squadra, aprendo un dialogo continuo e senza filtri. Facebook, Twitter, Instagram e Snapchat, ma non solo: l’Inter, ad esempio, è il primo club di Serie A iscritto a Weibo, il social cinese ibrido tra Twitter e Facebook. L’agenzia di data analysis tedesca Result Sports ha da poco rilasciato un report con la classifica dei principali club europei sui social. Le uniche squadre italiane che spiccano sono Juventus, Milan, Inter, Roma e Napoli. Noi ninja, nella nostra analisi, aggiungiamo anche Lazio, Atalanta e Fiorentina, che con Milan e Inter si contendono gli ultimi posti disponibili per il palcoscenico europeo.

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Su Facebook

La classifica vede, anche qui, la Juventus in testa con quasi 25,5 milioni di fan, seguita a ruota dal Milan che si attesta sui 24,8 milioni. Terzo posto per la Roma con 8,5 milioni, poi Inter con 6,1 milioni, Napoli con quasi 4 milioni, Fiorentina con circa 2 milioni di follower. Chiudono la Lazio con appena 700 mila fan e l’Atalanta con 180 mila. Per quanto riguarda la creatività nella gestione della pagina e l’engagement delle campagne di comunicazione su Facebook, contro la Juventus non c’è partita. Non solo video, fotografie, card con citazioni: la Juventus mette al centro due parti fondamentali di una società di calcio: i tifosi e i giocatori.
Bene anche la Roma, che nel 2016, secondo il report di Result Sports, è stata la seconda squadra europea che è cresciuta di più nella presenza sui social, in particolare su Facebook. Ottima iniziativa il Facebook Live per porre domande ai calciatori.

#AskPeres: il brasiliano risponde alle domande dei tifosi!

We are live with Bruno Peres!Eccoci LIVE con Bruno Peres! #AskPeres

Gepostet von AS Roma am Dienstag, 14. März 2017

Twitter

Su Twitter vince il Milan, con 4,5 milioni di follower, seguito dalla Juventus con 4,1. Terzo posto per la Roma con 1,3 milioni, poi Inter con 1,2, Napoli un milione, Fiorentina con 524 mila follower, Lazio 418 mila e Atalanta con 220 mila follower. Nessuna delle squadre in esame, però, dialoga con i follower, utilizzando il canale in modo unidirezionale.

Instagram

Anche su Instagram la Juventus è prima, con 6 milioni di follower più di 4700 immagini postate. Le squadre, in generale, non brillano per creatività. Solo il Milan si è spinto nel postare un mosaico di 9 immagini per festeggiare i 3 milioni di follower.

Squadre di serie A sui social network: non c'è partita

Snapchat

Tutte le squadre hanno un canale YouTube, nel quale postano video di allenamenti, conferenze stampa, spezzoni di partita, highlight. Ma l’utilizzo più innovativo dei video è dato da Snapchat, che anche in Italia resta una delle piattaforme più apprezzate dai millennial (la terza, dopo Facebook e Instagram).

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Soltanto due le squadre che utilizzano Snapchat: Juventus e Inter. Il pre e il post-partita sono i momenti preferiti per raccontare le storie attraverso l’app del fantasmino.

Attualmente, per numero di seguaci, creatività e presenza, la Juventus vince nettamente il campionato dei social network. Hanno anche playlist su Spotify, insomma…

Snapchat alla conquista di Twitter?

Negli ultimi giorni, voci e fonti indiscrete sembrano confermare che il colosso dei giovani social, Snapchat, abbia intenzione di acquistare Twitter. Sarà vero? Sarà falso? E perché dovrebbe? Proviamo a capirlo insieme.

Twitter, gli US Open e la crisis management

Prima di tutto, una certezza: sia Snapchat che Twitter non hanno fatto trapelare nulla che potesse far pensare a una trattativa. Però nel tempo si è parlato di grandi brand e potenti aziende interessate a entrare nel mondo dei social network attraverso quest’acquisizione: Apple, Disney, Google, Microsoft sono stati per un po’ di tempo attenti corteggiatori di Twitter, i quali però sembrano essersi nel tempo tirati indietro lasciando, alla fine, il social “sedotto e abbandonato”. Perché non pensare quindi a un’entrata in scena di Snapchat?

Probabilmente per la valutazione: 18 miliardi è la valutazione fatta di Twitter, il quale continua comunque a essere considerato “in vendita”. Pare però che nessuno sia interessato ad andare oltre il 60% di tale valutazione.

Al di là del tema strettamente economico, i vantaggi di tale acquisizione per Snapchat sarebbero notevoli. L’app di video-chat, nel tempo, acquisisce sempre più utenti, e dopo l’entrata in Borsa la sua ascesa sembra essere infinita. Dall’altra parte, Twitter è una certezza dei social network, fra i più amati (e non compresi), rimane il canale prediletto del Presidente Trump (!) ma non sta vivendo il suo periodo migliore. L’unione di questi due canali potrebbe dare nuova linfa al sito di microblogging, creando un polo social che potrebbe, con i suoi oltre complessivi 500 milioni di utenti confrontarsi quasi alla pari con gli altri grandi player del mercato.

Snapchat e gli over 35, Pascoli e la poetica del fanciullino

Si valuti ad esempio la solida base di partnership strategiche di Snapchat con aziende come NBC Universal ed eventi come le Olimpiadi. Twitter già da un po’ lavora sul binomio sport/live streaming e sull’eSport: con un’eventuale acquisizione, si potrebbero aprire scenari interessanti riguardanti il mercato per lo streaming video di eventi sportivi, da molti considerati uno dei mercati più floridi. Ed è solo uno degli esempi.

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Infine, una nota sul pubblico. Con Twitter, Snapchat avrebbe dalla sua un’altra piattaforma live per attirare utenti/spettatori e potrebbe andare anche oltre la Generazione Y, senza però allontanare gli utenti attuali che frequentano la piattaforma: insomma, un “tutti insieme appassionatamente” + “l’unione fa la forza”, per la gioia di tutti gli inserzionisti che in questo modo potranno anche puntare su nuovi prodotti e target.

Twitter, conseguentemente, si potrebbe aprire a nuovi pubblici, andando a tamponare il primo problema che si sta palesando in questi anni: quello della mancata crescita della base utenti. Problema che invece non ha Snapchat, con un trend di crescita molto sostenuto.

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Senza considerare, infine, le possibilità anche economiche che si genererebbero: il secondo endemico problema di Twitter è infatti fare soldi, nell’accezione più pratica del termine. Il suo modello di business non funziona più ed è chiaro che una scossa potrebbe rivelarsi un toccasana per le finanze di Jack Dorsey e co.

Verde di dollari, insomma, che a volte è anche il verde della speranza. Unito al blu di Twitter e al giallo di Snapchat potrebbe creare un nuovo, incredibile arcobaleno di business e contenuti. E poi dicono che i social non ne combinano di tutti i colori!

Come funziona la verifica delle notizie su Facebook

Ne abbiamo già parlato qualche tempo fa ma ora più che mai a Menlo Park continua la battaglia contro le fake news, e più precisamente contro il proliferare di notizie false e tendenziose che ormai da anni infestano le timeline del social network e contro le quali Zuckerberg nel suo Manifesto ha deciso di combattere aspramente.

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È di qualche giorno fa la notizia del primo missile lanciato dalla “nuova arma” nemica dei generatori seriali di panzane: ecco che arriva il bollino con un triangolo rosso, che indica che la notizia è “Disputed”, ovvero contestata (da uno o più testate che si occupano di fact checking per Facebook).

E manco a dirlo, di cosa potrà mai parlare la prima fake news contestata da Facebook? Ovviamente: Donald Trump, il neoeletto presidente americano già famoso per la sua controversa campagna elettorale zeppa di fake news, della quale Buzzfeed si è occupato in questo report. Quale sarebbe la fake news? Un articolo pubblicato da The Seattle Tribune ha riportato la notizia che le varie fughe di informazioni riservate sul Presidente sarebbero state causate dall’utilizzo di uno smartphone Android, il quale sarebbe stato crackato e dal quale sarebbero state prelevate informazioni top secret.

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Ma, sorpresa e colpo di scena, l’articolo in realtà è stato pubblicato “ad arte” da un sito che sembra si sia sempre occupato di fare satira (una sorta di Lercio malfatto in salsa USA), il quale aveva proposto il post solo per ricevere quante più condivisioni possibili. Il “triangolo rosso”, insomma, se l’è guadagnato di default.

Analizzando quindi nello specifico: come fa Facebook a scovare le fake news e ad etichettarle come inattendibili?

La piattaforma si avvale della collaborazione di numerose testate giornalistiche, tra le quali anche Snopes.com e Politifacts (le quali hanno effettivamente identificato la bufala su Trump sopra citata), che hanno il compito di scovare le fake news attraverso un minuzioso processo di fact checking che si rifà al codice etico redatto dal Poynter Institute, una famosa e prestigiosa scuola di giornalismo americana.

Tutto bello, bellissimo, tranne che per il piccolo problema: a svelare la bufala – tranne nei casi più eclatanti –  deve essere prima praticamente sempre qualche utente, il quale si fa carico della segnalazione.

Il processo infatti ad oggi risulta essere il seguente:

• l’utente o gli utenti (e solo nei casi più eclatanti) segnalano il contenuto fake e lo inviano a Facebook per l’analisi;
• le segnalazioni all’articolo devono essere maggiori di un certo numero, affinché venga preso in considerazione da Facebook;
• il contenuto in questione viene sottoposto al vaglio di due società “terze”, che di fatto poi svolgono i processi di fact checking attenendosi ai processi prestabiliti dai codici etici;
• al termine di questo lavoro – che comunque richiede il suo tempo per essere svolto a regola d’arte – qualora si prefiguri la presenza di una fake news, il contenuto viene contestato e quindi bollato con il triangolo rosso.

Ovviamente il sistema è ancora allo stato embrionale, ed è solo un primo passo nell’attuazione di contromisure adeguate nel contrasto alla proliferazione e distribuzione di contenuti falsi, materiale altamente nocivo alla salute della buona informazione e che talvolta è riuscito a generare situazioni spiacevoli, come nel caso del Pizzagate. Ciò non toglie che sia perfettibile: la lentezza del sistema è ancora un problema da risolvere, e che rende i risultati ottenuti sostanzialmente inefficaci. Nel caso della notizia su Trump, ad esempio, Facebook ha impiegato cinque giorni ad applicare del bollino, arrivato quando erano già state effettuate più di 80k di condivisioni (e il danno era ormai già fatto).

Per capire se il sistema di fact checking funzionerà anche da noi, dovremmo attendere ancora un po’: il sistema non è ancora disponibile in Italia.

In ogni caso, sembra che il percorso per arrivare a disporre di una serie di misure automatizzate efficaci contro il proliferare di fake news sia ancora lungo: staremo a vedere.

SXSW 2017: tutte le novità e le curiosità del festival

Per 10 giorni nel mese di marzo, in occasione dell’SXSW festival , la Città di Austin in Texas diventa un parco giochi interattivo che attira curiosi ed esperti di tecnologia da tutto il mondo.

Il South by Southwest Festival è un appuntamento annuale molto atteso, nel corso del quale attraverso speech e panel vengono presentate grandi idee riguardanti tecnologia, design, cultura e innovazioni. Vediamo cosa è successo e di cosa si è parlato durante il SXSW 2017.

Gli abiti smart finalmente diventano realtà

L’iconico brand Levi’s in collaborazione con Google ha lavorato alla progettazione di una nuova giacca rivoluzionaria che grazie alle nuove tecnologie diventa smart. Si chiama Levi’s Commuter Trucker Jacket il nuovo capo che a prima vista sembra una normalissima giacca di jeans, ma che nasconde all’interno della manica sinistra un sensore touch screen che permetterà a chi la indosserà di controllare il proprio dispositivo mobile attraverso dei semplici gesti.

Pensata soprattutto per i ciclisti , la giacca Commuter consentirà di rispondere alle chiamate, controllare il volume della musica, ottenere indicazioni stradali, sarà acquistabile nel corso del prossimo autunno al prezzo di 350 dollari.
Ivan Poupyrev, Technical Program Lead di Google ATAP, ha affermato:

In futuro tutto sarà connesso.

Campagne non convenzionali coinvolgono gli utenti

Durante il SXSW le strade di Austin diventano una vetrina in cui i brand cercano di attirare l’attenzione dei partecipanti per promuovere i propri prodotti o servizi. La campagna che è riuscita ad attirare maggiormente l’attenzione dei passanti, suscitando un buzz online è stata quella del servizio di video on demand Hulu per promuovere l’uscita della nuova serie “ Il raccolto delle ancelle”.

Donne vestite da ancelle simbolo dello show, camminando per strada in fila per due, in completo silenzio, sono riuscite a coinvolgere le persone facendogli vivere da vicino quella che è l’atmosfera dello spettacolo.

Una notte con Ridley Scott

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Fonte @Comingsoon

Una folla di fanatici del cinema, dopo due ore di fila davanti il teatro Paramount di Austin, è riuscita ad ascoltare l’acclamato regista di Alien, Ridley Scott. Il teatro, colmo di persone, è esploso in un caloroso applauso, quando Scott è salito sul palco per presentare il suo nuovo film.

Dopo l’esordio del regista sul palco ha preso vita una rapida sessione di domande e risposte tra il pubblico e il cast del film. La notte si è conclusa con la proiezione del film Alien nella sua versione originale del 1979, suscitando un grande entusiasmo negli spettatori presenti.

Amazon presenta i suoi droni

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Fonte @Fortune

In occasione del festival il colosso Amazon presenta per la prima volta dal vivo i droni progettati per il suo futuro servizio di consegna noto come Prime Air. Tutti coloro i quali speravano di vederli in movimento, sono rimasti delusi, i velivoli, sono stati mostrati all’interno di una teca di vetro sotto l’occhio attento della sorveglianza.

Il drone mostrato in Texas risulta simile a quello utilizzato da Amazon per effettuare al prima consegna test, lo scorso anno in Inghilterra. Ed è proprio nel Regno unito, che il colosso dell’e-commerce ha stretto un accordo con il governo, finalizzato a portare avanti i test con i suoi droni per le consegne.

L’innovazione per dare nuova vita agli spazi abbandonati con il bando culturability

Sostenere progetti culturali innovativi ad alto impatto sociale che riattivano e danno nuova vita a spazi, edifici, ex siti industriali abbandonati o in fase di transizione. Questi gli obiettivi di “culturability – rigenerare spazi da condividere”, il nuovo bando della Fondazione Unipolis che sarà presentato venerdì 17 marzo a Napoli, presso gli Ipogei della Basilica del Buon Consiglio (via Capodimonte 13, ore 18).

Rigenerare spazi da condividere, una nuova concezione di città

La rigenerazione e il riuso di spazi a partire dalla cultura e dalla creatività, è un tema di rilevante attualità, che sta assumendo una dimensione quantitativa e qualitativa sempre più importante. Da un lato, c’è una disponibilità crescente di spazi dovuta, oltre che alla crisi economica, ai processi di cambiamento e trasformazione dei processi produttivi, assieme all’affermarsi di una diversa concezione delle città. Numerosi sono anche i luoghi culturali che hanno perso la propria funzione originaria (teatri, cinema, musei chiusi) e necessitano di ridefinire la propria identità con forme nuove.

Culturability

Dall’altro lato, la crescita di spazi ibridi che presentano una vocazione culturale e creativa innovativa, diventano occasioni di socialità e di percorsi partecipativi dal basso, generano risposte nuove ai bisogni emergenti. In molte di queste iniziative, la cultura può rappresentare il punto di partenza per avviare progettualità dal forte impatto sociale, con processi di collaborazione e co-progettazione tra cittadini, organizzazioni private e istituzioni pubbliche.

Tuttavia, nonostante la crescente diffusione di queste esperienze, sono ancora molti i limiti di questa tendenza, soprattutto per le difficoltà di coordinamento, nella creazione di rapporti efficaci di partnership con il pubblico e la capacità di assicurare loro una effettiva sostenibilità economica nel tempo.

È sulla base di questo insieme di valutazioni che Fondazione Unipolis, dopo la positiva esperienza del 2016, indice un nuovo bando che si propone di intercettare e supportare progetti che abbiano queste nuove modalità di fare cultura nei diversi territori del Paese.

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400 mila euro per riempire gli spazi vuoti di creatività col bando culturability

bando culturability

Con questa quarta edizione del bando, la Fondazione mette a disposizione complessivamente 400 mila euro per supportare quelle iniziative in grado di riempire di creatività gli spazi vuoti e restituirli alle comunità locali, unendo cultura, innovazione e coesione sociale, collaborazione, sostenibilità e occupazione giovanile. Fra le proposte pervenute, ne saranno selezionate 15 che avranno l’opportunità di partecipare a un percorso di formazione nei mesi di giugno e luglio.

Tra queste, nel mese di settembre, una Commissione di Valutazione selezionerà i 5 progetti finalisti che riceveranno 50 mila euro ciascuno e continueranno l’attività di mentoring.

Gli altri 150 mila euro saranno utilizzati per realizzare le attività di formazione e accompagnamento per l’empowerment dei team, rimborsi spese per partecipare ai programmi di supporto.

L’iniziativa è sviluppata in partnership con Avanzi/Make a Cube³ e Fondazione Fitzcarraldo, che coadiuveranno Unipolis nel percorso di accompagnamento ai team.

Un ulteriore contributo verrà messo a disposizione grazie alla collaborazione con la Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Fra i 15 finalisti, in aggiunta ai 5 beneficiari del contributo di Unipolis, la Commissione di Valutazione selezionerà altri 2 progetti ai quali attribuire una menzione speciale e un contributo del valore di 10 mila euro ciascuno.

L’appuntamento è a Napoli il 17 marzo, alle ore 18

bando culturability

La call di “culturability” è aperta dal 16 febbraio al 13 aprile 2017. Organizzazioni sociali, imprese o cooperative culturali e team informali, composti in prevalenza da under 35, possono candidare i propri progetti online sul sito www.culturability.org.

All’incontro di presentazione a Napoli saranno presenti: Roberta Franceschinelli – responsabile culturability Fondazione Unipolis, Alessandra Clemente – assessore ai Giovani Comune di Napoli, il nostro co-founder di Ninja Marketing Alex Giordano – docente di Marketing, Comunicazione e Pubblicità dell’Università degli Studi di Napoli Federico II°, Antonio Giuseppe Martiniello – Made in Cloister, Enzo Porzio – socio fondatore Cooperativa La Paranza.

Ingresso libero con iscrizione su Eventbrite tramite questo link http://bit.ly/2mIf48l.