Job & breakfast recruiting e food delivery si incontrano

Social Media Trend: buongiornissimo, kaffèèèèè?

Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete un social network, un profilo Facebook, delle pagine da seguire, dei post a cui mettere mi piace. Scegliete come amici gli utenti che non postano il buongiornissimo kaffèèèèè. O forse no?

Ogni mattina il news feed degli utenti è piena di quelle grafiche più o meno disastrose raffiguranti dei fiori con i glitter, delle scritte in comics sans con su scritti dei messaggi surreali inneggianti al buonumore mattutino. Buonumore? Mattina?

Non può essere. Eppure è.

Ogni mattina un social media manager si sveglia e sa che andrà su Facebook e troverà una quantità inaudita di parenti che non sapeva nemmeno di avere che postano catene, che partecipano a concorsi in cui sono tutti il milionesimo utente vincitore e che ti offrono il caffè, con un gattino che dorme in mezzo ai fiori e ad una tazzina con dentro il cielo.

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La domanda, che potrebbe essere retorica, è: perché?

Perché un social media manager che dedica la sua vita ai piani editoriali creativi, che cerca sempre il live content vincente ispirato ai trending topic del momento, che pianifica la strategia di sponsorizzazione e crede fermamente nel sacro Dio Creativo, deve vedere ogni giorno post più o meno trash con migliaia di like? Cosa c’è dietro il successo – meritato o totalmente folle – del buongiornissimo kaffèèèèè?

Costa fatica ammetterlo, ma dietro a questo grande successo c’è la più azzeccata ricerca sul target: i contenuti leggeri, totalmente privi di impegno, che non invitano alla riflessione, generano empatia. Immediata. E come si manifesta l’empatia immediata su un social? Con i like.

Diciamocelo, quando siamo su Facebook siamo in pausa caffè – vedete? -, siamo in una fase in cui non vogliamo, chi più chi meno, ragionare, pensare, disquisire sul perché o il per come le cosa siano come sono.

Vogliamo divertirci. Vogliamo intrattenerci. E vogliamo contenuti che parlino di noi. Ora, non vogliamo dire che il buongiornissimo kaffèèèèè sia una personificazione delle nostre più alte aspirazioni della vita, né che tutti siamo dei gattini immersi in un campo di girasoli con il cielo azzurro, ma sicuramente siamo utenti semplici.  Sui social siamo tutte persone che cercano dei contenuti che ci impegnino poco. Ecco allora che i post di intrattenimento totalmente privi di contenuti risultano essere ciò che il target di Facebook, in termini di engagement, preferisce.

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Come mai un brand come McDonald’s sceglie una campagna dedicata proprio a questo fenomeno? Perché sui social il principale ingrediente per un piano editoriale riuscito ed essere completamente in linea con le richieste del target. Perciò non importa il design perfetto delle grafiche, il copy ricercato o l’allineamento astrale di tutto il piano editoriale, se non è in linea con i bisogni e lo stile degli utenti con cui ci si vuole interfacciare. I post efficaci, ma non bellissimi, hanno il pregio di essere immediati per gli utenti. Quindi funzionano.

Arrendiamoci, dunque, che buongiornissimo kaffèèèèè sia!

The meaning of moments, lo studio social sul rapporto tra brand e utenti

The meaning of moments, lo studio social sul rapporto tra brand e utenti

The Meaning of Moments è la ricerca social che si basa su 10 anni di analisi del contesto dei social a livello globale. Nata nel 2006, oggi è senza dubbio il più vasto e longevo studio nel suo genere.

Quest’anno, attraverso l’analisi di oltre 60 miliardi di interazioni di consumatori online, Wave 9 è in grado di isolare e descrivere centinaia di “Momenti”, all’interno della vita delle persone, in cui i brand hanno la possibilità di essere rilevanti: dai momenti in famiglia a quelli professionali, da quelli quotidiani alle occasioni speciali.

Lo studio fa emergere un messaggio chiaro per i brand: con la progressiva riduzione del tempo di attenzione da parte dei consumatori è di vitale importanza per gli investitori pubblicitari essere in grado di cogliere i bisogni emotivi dei loro consumatori all’interno dei real-life moments in cui i brand acquisiscono rilevanza.

Diversamente i brand non riusciranno a costruire relazioni significative con i loro consumatori.

The meaning of moments, lo studio social sul rapporto tra brand e utenti

Gli stadi emotivi e le aspettative dei consumatori verso i brand

Secondo la ricerca proprietaria dedicata ai social media realizzata su scala mondiale, Wave, all’interno di ogni momento grazie ai dati è stato possibile isolare 20 differenti stati emotivi, che restituiscono un patrimonio di audience insight di ampiezza e profondità ineguagliate e mettono a disposizione dei brand un potente modello di azione per indirizzare i messaggi giusti attraverso i giusti touchpoint.

“Oggi, la pervasività dei canali social e dei dispositivi mobile offre agli inserzionisti innumerevoli opportunità di engagement, ma sono i Momenti davvero significativi a mettere in relazione i brand con le loro audience in modo emotivamente rilevante”.

Glen Parker, Head of UM Insight e ideatore di Wave 9.

Uno degli insight chiave individuati nello studio è quello che riguarda le aspettative dei consumatori nei confronti dei brand, oggi più alte rispetto al passato. In base all’ultimo report della ricerca, infatti, l’85% dei consumatori a livello globale utilizza la messaggistica istantanea per rimanere in contatto, momento dopo momento, con la famiglia e gli amici, e si aspetta in risposta lo stesso grado di interattività e immediatezza.

The meaning of moments, lo studio social sul rapporto tra brand e utenti

Proprio questa “urgenza” ha portato al successo di brand che aiutano i consumatori a valorizzare l’esperienza nel singolo momento, come Uber e Lyft, i servizi di food delivery Deliveroo e JustEat, Netflix e Spotify con l’accesso immediato ai contenuti, e i servizi di consegna ultra-rapidi di Amazon Prime.

Guardando alle interazioni dei consumatori con i brand, Wave 9 mostra che il desiderio di contenuti di valore da condividere è cresciuto del 15% a livello globale, mentre il desiderio di accedere alle ultime notizie su prodotti e sviluppi innovativi è sceso del 13%.

LEGGI ANCHE: Le tecniche di storytelling per i tuoi social

Facebook, Twitter e l’influenza delle opinioni condivise

Secondo la ricerca, il 53% degli utenti dei social media concordano sul fatto di essere influenzati da opinioni condivise online, una percentuale che aumenta al 60% nella fascia di età tra i 25 ed i 34 anni.

Ma non tutte le piattaforme hanno lo stesso peso. Facebook, per esempio, è considerato la piattaforma per eccellenza della quale si parla tra gruppi di amici (60% a livello mondiale). Twitter, invece, è più conosciuto come una piattaforma che influenza l’opinione pubblica mondiale (45%).

È chiaro che la capacità di Twitter di raggiungere i diversi gruppi di opinione, unita al suo codice espressivo a volte antagonistico, rende questo social più interessante rispetto agli altri canali e gli consente di avere un impatto significativo sulle attitudini globali – come abbiamo visto con i recenti eventi politici nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Con Facebook, d’altra parte, le persone hanno più probabilità di subire influenze negative per le opinioni espresse.

The meaning of moments, lo studio social sul rapporto tra brand e utenti

Social media e digital stress

A livello globale l’85% degli utenti dei social media gestisce attivamente il proprio profilo social (contro l’81% della precedente ricerca). Inoltre, i social media non rappresentano più un mondo di sola evasione.

Rispetto a sette anni fa, le persone propense a considerare i social network come luogo di svago e divertimento diminuiscono del 40%, mentre aumentano del 30% gli intervistati propensi a considerarli come piattaforma in cui poter promuovere se stessi – più similmente a quanto fanno i brand.

A causa della gestione costante dei nostri profili online, con una conseguente minor genuinità dei nostri rapporti con gli altri, oggi molti di noi sentono la necessità di essere sempre informati su ciò che accade sui social e sperimentano livelli di “digital stress” quando si sentono tagliati fuori. Il 49% degli intervistati si dichiara preoccupato di “perdere qualcosa di ciò che accade nel mio social network”, mentre il 59% si sente ansioso quando non ha accesso a Internet.

Social report UM Wave 9

I momenti di acquisto e i social in Italia

In Italia un insight molto importante è quello relativo al mondo del retail e a come non tutti i momenti di shopping siano gli uni uguali agli altri. Secondo i dati di Wave 9 quando i consumatori acquistano prodotti (online e offline) le loro emozioni ed esigenze sono molto influenzate dal contesto.

“Interesse” (51,9%) e “Ottimismo” (23,2%) sono le emozioni più sperimentate nelle fasi di ricerca di un nuovo prodotto. Di conseguenza, all’interno dello shopping space è sempre alta la fiducia nei blogger capaci di alimentare questa sensazione (37%).

Quando invece si tratta di acquisti di routine, l’interesse cala e la sensazione prevalente è quella di “Noia” (19%): in questo momento il desiderio prevalente è quello di “Evasione/Relax”, per cui diventa strategico per i brand offrire contenuti divertenti e piacevoli.

Con la raggiunta maturità delle piattaforme social e la loro centralità all’interno del contesto attuale dei media, è importante per i brand comprendere realmente quali siano i momenti e le piattaforme giuste, “quando” e “come” i consumatori desiderano essere coinvolti.

Daryl Lee, Global CEO, UM

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Beauty brand e app: quando il mobile marketing funziona davvero

Essere mobile friendly, possiamo (quasi) considerarla una necessità; ormai tutte le aziende devono esserlo o quanto meno fare i conti con questo trend che si afferma ogni giorno sempre di più. Ce lo conferma StatCounter Global Stats, quando per la prima volta lo scorso novembre i dispositivi mobile hanno generato maggior traffico internet rispetto a quello generato da desktop: la percentuale dei dispositivi connessi da desktop è del 48,7%, contro quella da mobile che è del 51,3%.

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Il crescente impatto dello smartphone ha fatto sì che le strategie fossero incentrate sul concetto di mobile first, con il conseguente miglioramento delle piattaforme dove poter comunicare. È per questo che i siti sono sempre più mobile responsive e l’uso di app dedicate rivestono un ruolo sempre più centrale. Le applicazioni sono un metodo di comunicazione in grande espansione nell’ultimo periodo e le aziende dovrebbero investire sul loro sviluppo o miglioramento in quanto, se utilizzate nel modo corretto portano numerosi vantaggi, tra cui:

  • Creazione di solide relazioni con i clienti
  • Coniugazione dell’esperienza offline con il brand
  • Maggior traffico all’e-commerce
  • Creazione di un contatto con i clienti più fedeli

Quali sono le caratteristiche di un app “utile”?

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Un brand prima di decidere di creare una propria app deve essere sicuro di poter offrire dei servizi aggiunti ai suoi clienti, questo perché il 25% degli utenti afferma di utilizzare app una sola volta e poi di non aprirla più.
Gli aspetti che ogni azienda dovrebbe tenere in considerazione prima di creare un app sono:

  • Offrire servizi utili: l’app deve essere interessante e migliorare l’esperienza dell’utente fornendo dei contenuti che altrimenti farebbe fatica a reperire, evidenziandone il suo valore.
  • Mantenere vivo l’interesse degli utenti: è importante evitare che le persone perdano interesse nell’utilizzare quel contenuto. Bisogna trovare il giusto modo per coinvolgere le persone, evidenziando che l’utilizzo di una determinata app ottimizzi le loro attività giornaliere.
  • Fare in modo che il valore dell’app sia chiaro: importante è far emergere che il potenziale dell’app va oltre il download iniziale. Una best practice può essere quella di incentivare nuovamente le persone che hanno abbandonato l’app mediante degli annunci che gli ricordino il valore e che susciti in loro la voglia di riutilizzarla.

Dalla teoria alla pratica: analizziamo le case study di tre brand che hanno saputo coinvolgere gli utenti creando valore aggiunto nelle loro app, mettendo in pratica quanto raccontato poc’anzi. Le tre aziende selezionate provengo tutte dal mondo beauty e sono Sephora, Kiko e L’Oréal.

Sephora: dallo store fisico a quello online

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Sephora è riuscita a cogliere quello che i clienti desiderano e a coinvolgerli nel loro percorso di acquisto. L’app in questione oltre a illustrare tutti i prodotti presenti nei loro store premette alle persone in negozio di ricevere informazioni aggiuntive e recensioni sui prodotti attraverso la scansione dei codici a barre. Tra i vari servizi si aggiunge anche quello della consultazione e utilizzo della fidelity card e la possibilità di ritirare i prodotti ordinati online.

Kiko: fidality card in formato “app”

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L’applicazione di Kiko ricerca il continuo contatto con l’utente attraverso la propria fidelity card, utilizzabile solo dall’applicazione, “obbligando” l’utente ad averla e a navigarci all’interno. Il servizio loyalty è ben strutturato in quanto ad ogni acquisto si accumulano dei punti che ti permettono di avere degli sconti futuri, questi punti si possono guadagnare anche in altri modi come ad esempio facendo delle recensioni sui vari prodotti. Oltre a questa funzione, sono presenti le info più classiche come il catalogo prodotti, store locator e la segnalazione di eventuali offerte in corso.

L’Oréal: realtà aumentata e engagement

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L’Oréal ha creato MakeUp Genius che permette di coinvolgere gli utenti in modo interattivo. L’applicazione permette di far provare direttamente tutti i vari prodotti usando il telefono come specchio. In pratica attraverso un sistema di realtà aumentata la fotocamera frontale dello smartphone fa una scansione del viso e applica i prodotti selezionati. Infine è possibile vedere gli ultimi look creati dal brand.

Questi tre brand hanno saputo trovare il giusto equilibrio per coinvolgere gli utenti tra online e offline, trovando il valore aggiunto che gli utenti apprezzano e li coinvolge a tal punto di continuare ad utilizzare l’applicazione con costanza.

Una nuova era per Coca-Cola, tra nuove varianti, diversi formati e una comunicazione più chiara e accessibile

Poco più di un anno fa Coca-Cola presentava la nuova strategia marketing globale ‘One Brand’ che, per la prima volta raggruppava tutti i differenti marchi dell’azienda (Cola-Cola, Coca-Cola light, Coca-Cola Zero e Coca-Cola Life) sotto l’unico e iconico posizionamento del brand Coca-Cola, nella campagna creativa globale Taste the Feeling.

#TasteYourTalent: diventa un Champion di Coca-Cola HBC Italia

Oggi il brand annuncia una nuova era per Coca-Cola, un’evoluzione fondata sulla responsabilità delle aziende di rispondere alle esigenze dei consumatori e che segue quattro direttive: riduzione dello zucchero, ampliamento della gamma di prodotti, confezioni in formati ridotti e informazioni sempre più chiare e accessibili.

In 130 anni di storia (di cui 90 in Italia) l’azienda non ha mai smesso di evolversi, adattando la sua strategia di crescita e il suo modello operativo ai gusti e alle abitudini di acquisto, in continuo cambiamento.

Essere nella quotidianità di così tante persone, significa avere un dialogo con tutti e ci impone l’obbligo di ascoltare le necessità di ognuno, per crescere e cambiare di pari passo con la società in cui operiamo e con i gusti e le esigenze dei nostri consumatori. Lo abbiamo sempre fatto, ma ora è tempo di dare un’ulteriore accelerata in questa direzione”, spiega Evguenia Stoitchkova – Direttore Generale Coca-Cola Italia.

L’obiettivo di Coca-Cola è essere una Total Beverages Company, e offrire ai consumatori una gamma più ampia possibile di prodotti. Sono già 400 i prodotti che l’azienda vende in 207 Paesi, 26 sono quelli commercializzati in Italia, un terzo di questi sono a nullo o basso contenuto calorico.

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Anche in una multinazionale come Coca-Cola, non si pensa globale, ma locale. L’Italia ha dimostrato di essere un mercato particolarmente sensibile all’esigenza di diminuire il consumo di zuccheri: tra le cole il 15% delle vendite è rappresentato da varianti a contenuto calorico ridotto, basso o nullo, una tendenza in crescita anno su anno.

Sulla base di questa esigenza nasce Coca-Cola Gusto Limone Zero Zuccheri Zero Calorie, un prodotto pensato proprio per venire incontro ai gusti locali.

Con l’introduzione nel 2016 di ‘Taste the feeling’, la campagna marketing a supporto della strategia ‘One Brand’, abbiamo investito il 60% in più in pubblicità nelle varianti a ridotto, basso o nullo contenuto calorico” dichiara Annalisa Fabbri – Direttore Marketing di Coca-Cola Italia. “L’introduzione di Taste the Feeling ha reso possibile l’estensione del valore globale e il fascino iconico di Coca-Cola a tutti gli altri marchi, così da unire la grande famiglia Coca-Cola sotto il brand della bevanda numero uno al mondo”.

https://www.youtube.com/watch?v=wWBQP-bxfX0

Il collante di queste iniziative è l’impegno a informare correttamente i consumatori, anche grazie a una politica di etichettatura trasparente. Coca-Cola è stata la prima nel settore del beverage a introdurre già 10 anni fa di propria iniziativa nuove informazioni nutrizionali più complete.

Per questo non indirizziamo campagne di comunicazione ai bambini al di sotto dei 12 anni di età, non comprando spazi pubblicitari nelle fasce orarie e sui mezzi di comunicazione in cui il pubblico minore di 12 anni di età costituisce più del 35%, in linea con il codice di Assobibe – la nostra associazione di categoria – e secondo le indicazioni di Unesda”, conclude Annalisa Fabbri.

Snapchat

Snapchat: gli scenari futuri dopo il debutto in Borsa

Snapchat, Snap Inc., IPO. In questi giorni ne abbiamo sentito parlare tantissimo, in occasione del tanto atteso lancio in borsa del fantasmino giallo. È chiaro a tutti di cosa stiamo parlando, vero? Uhm.

Forse è meglio fare un po’ di chiarezza, anche per comprendere meglio qual è lo scenario attuale e quali le prospettive future di Snapchat.

Snap Inc. è il nome della società a capo del social, ma non solo: è in realtà una “Camera company”, da quando si è ribattezzata così qualche mese fa, proiettandosi verso il mercato dei prodotti hardware – come gli Spectacles, gli occhiali da sole che realizzano video da condividere sui social, e probabilmente i droni (così si vocifera, come riporta TechCrunch).

Snapchat

A novembre dello scorso anno la società aveva annunciato l’imminente lancio in borsa, e di conseguenza si era reso necessario condividere i numeri sull’andamento di Snapchat (gli ultimi resi noti risalivano all’estate 2016).

Dai dati emersi, sappiamo che Snap si è lanciata in borsa così:

  • 169 milioni di utenti attivi al giorno su Snapchat (in pratica, poco più dei 150 milioni raggiunti da Instagram Stories in soli sei mesi di vita, mentre Instagram in totale ne vanta 600 milioni)
  • 165,7 milioni di dollari di ricavi nell’ultimo trimestre del 2016 (nell’ultimo trimestre del 2015 erano 32,7, quindi decisamente niente male)
  • 400 milioni di dollari di fatturato nel 2016 (contro i 59 del 2015, dato ancora più sorprendente )

Se i dati sulle entrate sono chiaramente in crescita, allo stesso tempo però la monetizzazione è stata ostacolata negli ultimi tempi da ingenti spese, dedicate soprattutto alle infrastrutture e alla ricerca e sviluppo. Tanto da portare le perdite a 515 milioni di dollari nel 2016 (contro i 316 del 2015).

Insomma, un quadro per molti versi positivo, ma allo stesso tempo non del tutto rassicurante.

E passiamo quindi all’IPO. L’Initial Public Offering, offerta pubblica iniziale, è il primo step che una società deve affrontare per quotarsi in Borsa. Costituisce infatti lo strumento attraverso il quale si ottiene la diffusione dei titoli tra il pubblico, requisito necessario per ottenerne la quotazione su un mercato regolamentato. In parole ancora più povere? L’offerta di prezzo iniziale delle azioni.

Nel caso di Snap Inc., l’IPO era attesissimo: il primo test reale per capire il gradimento degli investitori su un social amatissimo, che però non ha ancora registrato profitti.

Snapchat

Com’è andata? Il debutto in borsa di Snap Inc. è andato oltre le aspettative: il prezzo di 17 dollari per azione è arrivato fino a 25,99 dollari, per poi chiudere a 24,48 dollari (+44%). I titoli acquistati sono stati 200 milioni, per un controvalore di 3,4 miliardi di dollari. (Si tratta però di titoli che di fatto danno diritto solo a dividendi, ma chi li possiede non ha potere decisionale e di voto. Il 90% di Snap Inc. rimane nelle mani del CEO Evan Spiegel e del CTO, Robert Cornelius Bobby Murphy).

In una sola settimana, però, la situazione si è ribaltata. Al momento si registra un calo precipitoso.

Molti investitori sono già in modalità noi l’avevamo detto. I dubbi, in effetti, erano stati manifestati a gran voce sin dall’inizio. E ora lo scenario che si prospetta per Snapchat e la società che ne è a capo è sempre più incerto. Sono tante le domande che rimangono ancora aperte.

Snapchat

Spectacles, gli occhiali “social” di Snap Inc.

L’avventura di Snapchat in borsa sarà simile a quella di Twitter (non proprio una storia di successo), o a quella di Facebook (l’esatto contrario)? Per ora, visto l’esordio impressionante e il drastico e repentino calo in borsa, non ci è dato sapere.

Come affronterà la spietata concorrenza dei social di Zuckerberg? I vertici di Snapchat continueranno a ignorare il coinvolgimento di influencer e creatori di contenuti illustri, puntando semplicemente sulla fortissima fanbase dei giovanissimi?

E con il formato Stories, che ormai rimbalza da Instagram a Facebook, fino a WhatsApp, il suo pubblico rimarrà davvero fedele?

Per molti, il focus della società rimane ancora poco chiaro e sicuramente sempre meno incentrato sul social. TechCrunch sostiene che siano in corso trattative per l’acquisto di Twitter, mentre per altri  l’AI e i prodotti hardware sposteranno sempre di più l’attenzione da Snapchat. In ogni caso, il futuro è tutto da disegnare.

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Spotify a quota 50 milioni: tutte le tappe del successo e i piani per il futuro

Spotify ha annunciato pochi giorni fa di aver raggiunto i 50 milioni di abbonati al servizio. Un fenomenale aumento del 25% in soli sei mesi.

Spotify
Fondata nel 2008 in Svezia, Spotify è diventata una delle app più utilizzate per lo streaming musicale, nonostante le numerose critiche al suo modello freemium da parte dell’industria musicale, secondo la quale la musica verrebbe svalutata a causa delle interruzioni pubblicitarie che permettono agli utenti di ascoltare gratuitamente le canzoni.

Un modello vincente però, considerando un tasso di crescita degli abbonamenti che non ha mai rallentato in questi anni.

Spotify, il leader della musica in streaming

Nel 2015 anche Apple ha fatto il suo ingresso nel mercato dei servizi di musica in streaming con Apple Music. Ciononostante, la crescita di Spotify non ha accennato a rallentare e al momento quest’ultima conta più del doppio degli abbonati a pagamento rispetto ai 20 milioni del rivale.

Ancora più indietro restano gli altri competitor, come Pandora e SoundCloud.

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Spotify ha investito costantemente per migliorare la sua piattaforma e l’esperienza di ascolto, fidelizzando così i propri clienti.

Qualche anno fa, con l’obiettivo di perfezionare i suggerimenti delle canzoni, ha acquisito The Echo Nest, che ha avuto come risultato funzioni come la Discover Weekly. Lo scorso novembre è stata invece la volta di Preact, una startup che si occupa di acquisire e trattenere nuovi user.

Ancora più fresca è invece la notizia dell’acquisizione della startup inglese Sonalytic che permetterà di migliorare ulteriormente le playlist personalizzate.

LEGGI ANCHE: Snapchat, Uber, Spotify: le IPO più attese del 2017

Spotify pronta all’IPO?

Nel 2016 è stato raccolto un miliardo in debito convertibile con la condizione che, dopo una eventuale proposta IPO entro i 12 mesi, i finanziatori possano convertire il prestito in azioni, valutate il 20% in meno del prezzo di vendita. In caso contrario, l’investimento costerebbe il 5% di interessi annui con un aumento di un punto percentuale ogni sei mesi.

Per questa ragione in molti si attendono l’entrata in borsa a breve. Nonostante questo però si vocifera che probabilmente l’IPO verrà rimandata al 2018, in maniera tale da bilanciare meglio il business model e incrementare i margini.

NAStartUpDay: un’edizione speciale dedicata al potere delle donne

NAStartUp è il principale appuntamento mensile in Italia per chi fa o è appassionato d’innovazione; considerato un punto di riferimento per l’ecosistema dell’innovazione grazie alla sua formula innovativa di contaminazione di idee, competenze ed esperienze.

Un appuntamento sviluppato in maniera open e partecipativa da tre anni, durante i quali sono stati organizzati 30 eventi pensati per facilitare (e accelerare) chi fa e chi vuole avviare nuovi progetti e imprese innovative.

Oggi, 8 marzo 2017, a partire dalle ore 18 prende il via il 31esimo NAStartUpDay: un’occasione, spiegano, per festeggiare il quarto anno d’attività dell’acceleratore e per scoprire il Woman Power della community.

NAStartUpDay Woman Power edition: parola alle donne

NAStartUpDay dedicato al potere delle donne

A fare innovazione e lavorare per creare nuove opportunità di crescita per il territorio ci sono tantissime donne. Ecco perché molte storie d’innovazione e impegno Made by Woman Power saranno le protagoniste di questo NAStartUpDay.

La palestra degli innovatori di NAStartUp darà spazio a quattro nuove startup business al femminile, pronte a farsi conoscere da tutta la filiera dell’innovazione attraverso una breve presentazione.

LEGGI ANCHE: Scopri come dominare i mostri del futuro: unisciti a noi al Ninja Camp!

Nel corso dell’evento si conosceranno le esperienze di donne che con il loro lavoro quotidiano stanno creando opportunità di crescita per il territorio. Roberta Madonna, showstartupper e promotrice di NAStartUp, spiega così l’importanza di questo appuntamento dedicato al Women Power:

“L’8 marzo è anche la festa di NastartUp perché come la donna è motore dell’universo così lo è la nostra community perché acceleratore dell’ecosistema delle innovazioni”.

Si tratta di un evento gratuito e per partecipare basta registrarsi qui.

NAStartUp: l’Acceleratore dell’Ecosistema Made in Naples delle Startup

NAStartUpDay dedicato al potere delle donne

NAStartUp è un Acceleratore d’Ecosistema, un appuntamento periodico e una community che senza scopo di lucro e dal basso, punta a far nascere, crescere e accelerare le innovazioni e le startup con tutti i talenti del Made in Naples.

NAStartUpDay è un format di partecipazione sviluppato in filiera, dalla community stessa, dai professionisti e dalle imprese che facilitano e accelera la diffusione dell’economia delle startup e dell’innovazione.

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

A quasi due anni da Dismaland, Bansky ha aperto in Palestina niente meno che un piccolo hotel di 9 stanze chiamato “The Walled Off Hotel” ricavato in un ex laboratorio di ceramica e subito ribattezzato l’hotel con la vista peggiore del mondo.

Situato vicino alla controversa West Bank, il muro che dal 2002 divide Israele dai territori Palestinesi che in passato è stato decorato dall’artista inglese, l’hotel è stato costruito in segreto negli ultimi mesi ed arredato in stile coloniale e a partire dal prossimo 20 marzo sarà perfettamente funzionante.

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

Oltre alle stanze per gli ospiti, decorate con opere e installazioni di Bansky da “Presidential Suite” a “Room With A View” e “Out of Service”, l’hotel ospita anche una galleria d’arte che espone le opere di artisti palestinesi, scelte dal curatore e storico dell’arte Ismal Duddera.

L’obiettivo dell’artista è lanciare una provocazione per creare un dialogo costruttivo tra le due fazioni.

Vorremmo invitare tutti a venirci a trovare, soprattutto i civili isrealiani”, ha commentato il manager dell’albergo Wisam Salsaa. “Vogliamo che imparino a conoscerci meglio, perché quando lo faranno capiranno che ci sono molti stereotipi da abbattere, e le cose potrebbero cambiare”.

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

La nota amara tuttavia è che, per una strana ironia della sorte, gli israeliani non hanno il permesso di visitare Betlemme e i suoi luoghi sacri, e anche se l’albergo di Banksy si trova ufficialmente in una porzione di territorio controllata dai militari israeliani, tutte le strade per raggiungerlo includono almeno un passaggio attraverso zone a controllo palestinese.

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

Banksy tuttavia è ottimista riguardo questo progetto ed ha ironizzato: “Il mio commercialista sostiene che le persone avranno paura di venire qui, a causa della location militarizzata e rischiosa, ma io gli ho ricordato che in occasione del mio progetto precedente, la gente ha trascorso una giornata intera a Weston-super-Mare.” E continua: “I muri vanno molto di moda in questo momento, ma io me ne sono occupato molto prima che Trump li rendesse cool”.

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel

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4 spunti creativi per sfruttare le Instagram Stories per il tuo Business

Dopo soli 4 mesi dal lancio ufficiale delle Instagram Stories, i numeri raggiunti dal “clone di Snapchat” sono impressionanti: su 400 milioni di utenti attivi al mese sulla piattaforma quasi la metà, ovvero 150 milioni, utilizza quotidianamente le Storie.

Questa frequenza di utilizzo è destinata a crescere giorno dopo giorno, grazie anche alle novità che Mr. Zuckerberg continua ad annunciare (Live Stories, stickers e filtri, fino all’ADV aperto a livello globale a tutti i profili Business proprio nel mese di Marzo).

Non sorprende sapere che un terzo delle Stories su Instagram vengono create dalle aziende, ma attenzione! Quante di queste Storie riescono davvero a catturare l’interesse dell’utente?

Anche per Instagram, infatti, vale la stessa regola che vige per le altre piattaforme Social: Content is King, quindi l’unico modo per riuscire davvero a distinguersi in mezzo all’oceano infinito di contenuti è pianificare una strategia che garantisca originalità alle Stories del Brand.

Un esempio concreto di Instagram Stories di qualità? Quelle di National Geographic. Se ancora non segui il famoso magazine dedicato al mondo della natura, ti consiglio vivamente di rimediare! La sua strategia, infatti, si basa quasi unicamente sugli UGC (User Generated Content):  National Geographic affida periodicamente la gestione delle Stories a fotografi professionisti internazionali, che raccontano in prima persona i loro viaggi e le loro avventure in giro per il mondo.

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Questa è solo una delle tante content strategies che funzionano per le Instagram Stories. Ecco altre quattro idee creative da provare:

Backstage & behind the scenes

Ideale per brand del settore della moda e dell’intrattenimento, permette di condividere con i propri followers quello che succede dietro le quinte di una sfilata, un photoshooting, le riprese di un film o di uno show TV. Un contenuto “improvvisato” che a volte fa nascere vere e proprie gag divertenti che conquistano l’utente.

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Micro blogging

Hai scritto un contenuto editoriale nel tuo blog e cerchi un nuovo modo per condividerlo con i follower? Crea una Storia su Instagram: pubblica in sequenza il titolo, un breve abstract e infine il link all’articolo per suscitare l’interesse degli utenti e farli atterrare direttamente sul sito web.

Celebrazione di una company milestone

Anniversari, awards, apertura di nuovi store, riconoscimenti e altri traguardi importanti devono essere condivisi con i propri consumatori, che hanno contribuito (almeno in parte) al raggiungimento degli stessi; le Stories si prestano perfettamente a questo obiettivo, soprattutto se integrate con il live streaming.

Tips per l’utilizzo di un prodotto

La struttura delle Storie permette di spiegare in modo semplice le diverse fasi e i procedimenti di utilizzo di un prodotto: una ricetta culinaria, un tutorial per il make-up, suggerimenti per creare diversi outfit con lo stesso indumento. I contenuti how to sono sempre apprezzatissimi dai consumatori.

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Hai altri suggerimenti?

LEGGI ANCHE: Come utilizzare Instagram Stories per acquisire nuovi contatti

Le tecniche di storytelling per i tuoi social

Si parla spesso di storytelling, la capacità di coinvolgere il proprio mittente raccontando un messaggio come fosse una storia. L’arma della narrazione è stata sempre usata infatti, sin dalla notte dei tempi, per tramandare conoscenza, convincere della bontà delle proprie posizioni o anche solo per trasmettere insegnamenti in maniera più appetibile.

Lo storytelling infatti non è affatto un’invenzione moderna. Il Vangelo e le parabole al suo interno, non sono altro che storie la cui utilità è quella di diffondere gli insegnamenti della religione cristiana; uno dei testi filosofici più importanti della Grecia Antica, il Simposio di Platone, utilizza il racconto di un Socrate che si intrattiene con dei commensali per esporre diverse teorie sull’Eros, il concetto di Amore. E così fino ad arrivare ai grandi nomi della comunicazione pubblicitaria, tutti in grado, con il proprio stile, di creare immaginari, mondi e personaggi in grado di far sognare prodotti, al punto di renderli desiderabili e familiari.

Quel che cambia, nel mondo dei social, è la necessità di dover condensare questo approccio in poche parole, per incontrare l’attenzione di utenti la cui newsfeed è sempre più ricca mentre il tempo a disposizione scarseggia. Vediamo insieme quindi alcune tecniche base per creare dei post che, si spera, possano risultare accattivanti, gradevoli ed efficaci.

I tre atti

È lo schema probabilmente più usato nel mondo della narrativa. Tutto inizia con un’introduzione che presenta i protagonisti, c’è poi un problema ma infine si giunge a una soluzione. Spesso l’epilogo positivo si deve a un “aiutante magico” che potrebbe essere il prodotto, servizio o evento che intendi promuovere. Pensa a quante volte Mastro Lindo ha salvato le massaie in difficoltà: perché allora non rendere la tua attività l’eroe della storia?

 

via http://neilpatel.com/

via http://neilpatel.com/

Il prima e il poi

Quante volte avete visto immagini di persone prima sovrappeso e poi incredibilmente in forma? O un bagno ricoperto dal calcare e infine brillante più di uno specchio? Ebbene sì, raccontare il problema presente inizialmente e i risultati ottenuti in seguito è efficace, specialmente se in chiusura si mostra ciò che ha causato questa benefica trasformazione e in quanto tempo. Usalo per raccontare i vantaggi della tua attività. Un esempio? Potresti dire come il tuo podcast, in soli quindici minuti, ha rallegrato la noiosa pausa pranzo di un tuo potenziale ascoltatore!

L’enfasi

Simile alla struttura del prima e poi, anche questa formula si articola in tre parti. È una delle più utilizzate nel mondo del copywriting: nella prima si presenta velocemente il problema mentre, nella seconda, lo si enfatizza, utilizzando un linguaggio fortemente empatico o accentuandone le caratteristiche. Infine, “spezza” completamente il mood proponendo la soluzione, ancora una volta, sotto forma del servizio o prodotto che offri. A differenza del modello più classico de “i tre atti”, si giunge più velocemente al nocciolo del problema, raccontando sin da subito qual è il problema che poi si andrà a risolvere nella conclusione.

copywriting

Le tre domande

Sì, il tre sembra proprio il numero perfetto dello storytelling. Questo schema è anche stato definito da Simon Sinek, in uno dei TED Talk più visti di sempre, il “Golden Circle”. Le tre domande, cui rispondere nell’ordine sono “Perché?”, “Come?” e “Cosa?”. Perché esiste la tua attività? Perché fai proprio quel tipo di lavoro?. Inizia descrivendo la tua mission o la ragione di esistere delle tue professionalità e di ciò che fai. Poi spiega come lo fai, come persegui la tua missione prima dichiarata. E infine dimostra con cosa porti a termine la tua mission, ovvero il prodotto o servizio che intendi promuovere. Hai dubbi sulla bontà di questo schema? Ok. Sappi solo che è la struttura narrativa di molti keynote o spot Apple.

Consigli generali

Ricordati però: sui social devi essere completo, ma semplice. Non incedere nel superfluo, arriva subito al sodo di ogni “atto” e scaraventa subito la tua pillola di storytelling nel vivo dell’azione, senza inutili preamboli. Ma, soprattutto, cerca di porre esempi e storie che siano vicine alla vita reale della tua audience. Il tuo racconto avrà successo quanto più susciterà empatia nel tuo lettore, ancor di più se offrirà, con una formula accattivante, un suggerimento per risolvere un vero problema. D’altronde, cosa cercano le persone online se non svago e soluzioni?