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Social Media Crisis Management: dal monitoraggio all’azione

Quando parliamo di crisis management, dobbiamo partire da un’osservazione sociologica del fenomeno delle condivisioni sui social network.

Ti sei mai chiesto, ad esempio, come mai sono proprio i cosiddetti social media epic fail i contenuti a diventare più rapidamente virali? Per quanto brand e agenzie si sforzino di creare contenuti ad alto tasso di condivisione, bufale e critiche sono ancora tra i post che si fanno più facilmente strada sulle bacheche degli utenti.

Oggi, proprio questi contenuti hanno grosse opportunità di diventare virali e diffondersi, fondamentalmente perché “ogni utente è di per se stesso un media” e veicola la sua visione del mondo attraverso i canali di diffusione che ha a disposizione, come sostenuto in una recente pubblicazione dal titolo Misinformation, di Walter Quattrociocchi.

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Come gestire, dunque, l’enorme potenziale critico dei social senza esserne sopraffatti? Naturalmente evitando l’errore.

Ma se proprio la necessità dovesse richiederlo, farsi trovare pronti con un corretto piano di crisis management è l’opzione più concreta che le aziende hanno.

Una crisi social, infatti, non sempre è frutto di una fragile e superficiale programmazione da parte del Social Media Manager o dell’agenzia di turno. Spesso può trattarsi di un timing un po’ sfortunato, che magari fa apparire inopportuno un post o un contenuto.

Nei casi peggiori la crisi da gestire a livello social riguarderà un’attività dell’azienda in senso stretto, relativa magari alla produzione o alla gestione del personale. Come fare, quindi, per limitare i danni e soprattutto offrire risposte concrete agli utenti assetati di indignazione?

1. Progettare un piano di azione per la gestione delle crisi

Pensare di gestire una crisi social quando ci si ritrova già nel pieno della bufera e i commenti degli utenti cominciano a piovere da ogni parte è quasi impensabili. Ma con una buona programmazione e una strategia corretta, sono gli stessi social a fornire i primi campanelli d’allarme sui possibili pericoli nascosti dietro un post o un tweet.

Gestire i segnali d’allarme e identificarli prima che scoppi l’incendio, può aiutare a minimizzare i danni.

real time marketing crisis management

2. Monitorare, seguire i trend e gli hashtag

Per prevenire la crisi, in termini generali, il consiglio migliore è quello di osservare cosa accade sui social. Non focalizzarsi solo sulla propria prospettiva e sulle condivisioni dei propri contatti è il primo passo per non rischiare di perdersi un’attività social che potrebbe mettere in pericolo il brand.

Seguire trend e hashtag specifici può dare un quadro un po’ più ampio della situazione e fornire spunti interessanti sugli argomenti da evitare o da commentare con discrezione.

L’implementazione di un Social Command Center consente, invece, di scoprire cosa dicono gli utenti sul proprio brand, rispondendo in maniera tempestiva alle eventuali situazioni di crisi, visualizzando in tempo reale i commenti espressi su prodotti o servizi, analizzando le tematiche più discusse e i contenuti con più engagement.

Il Social Command Center è una piattaforma interattiva che rappresenta in un’unica dashboard i principali KPI per il business e il marketing. Recuperando i diversi analytics da canali come Twitter, YouTube o Facebook, permette alle aziende di analizzare le interazioni ottenute dai propri contenuti, la crescita della fan base, i post più efficaci o le visualizzazioni ottenute dai video.

In sostanza, si tratta di un tracciamento real-time dell’intera strategia di social media marketing, attraverso il quale poter analizzare la concorrenza (account competitor), coinvolgere i dipendenti nella brand advocacy e monitorare campagne di real-time marketing. Grazie a queste molteplici funzioni, il Social Command Center è un alleato irrinunciabile per prevenire e gestire le crisi social.

Una rappresentazione di dati qualitativi, come gli argomenti più discussi su un brand, consente all’azienda di trovare in tempi rapidi eventuali critiche o campagne hashtag negative per la brand reputation.

Agire tempestivamente sul problema, consentirà di evitare di disperdere energie e tempo prezioso per gestire le temutissime social media crisis.

crisis management social command center

3. Stabilire delle soglie di allarme per il crisis management

Un singolo commento negativo o l’azione di uno spammer non potranno certamente definirsi “social media crisis”, ma è necessario avere chiare alcune soglie entro le quali agire per evitare che la situazione degeneri e che il brand diventi un esempio di epic fail.

Grazie al monitoraggio è possibile seguire commenti e condivisioni, ma anche comprendere il sentiment intorno al brand. Ad ogni soglia di allarme dovrà corrispondere una specifica azione da intraprendere.

Dalla semplice risposta da parte del Social Media Manager, fino alla comunicazione alla dirigenza, ogni stadio della crisi social ha una precisa risposta da prevedere.

4. Comunicare con gli utenti e se necessario chiedere scusa, per completare una buona strategia di crisis management

Prima regola in questa fase di gestione della crisi: rispondere sul canale social direttamente interessato. Inutile diffondere il flame anche su altri social media, se la situazione dall’altra parte è tranquilla.

Restare in silenzio, in ogni caso, non farà che far peggiorare la situazione: a nessuno piace sentirsi ignorato quando è arrabbiato o frustrato. Non pensare neanche di cancellare i commenti negativi, rispondi invece con calma e argomentando le tue ragioni.

Fornire altri strumenti di contatto, come un indirizzo email o addirittura un numero di telefono dedicato, per dare risposte al di fuori dei social è un primo passo. Spostare le comunicazioni di chi è davvero interessato all’argomento su altri canali permette di calmare gli animi e dare risposte più dettagliate ad ogni utente.

Chiedere scusa per un errore, infine, è una parte della comunicazione indispensabile e va fatto nel modo più delicato possibile. A tutti è concessa una seconda possibilità e questo è il modo per guadagnarsela.

Bad Ads Report 2016: ecco come Google cerca di proteggere gli utenti dalla cattiva pubblicità

“La pubblicità gioca un ruolo chiave nell’assicurare l’accesso a un’informazione online accurata e di qualità, ma la pubblicità ingannevole o pericolosa può rovinare l’esperienza online per tutti”, esordisce così Scott SpencerGlobal Director of Product Management for Sustainable Ads, per spiegare l’obiettivo del Bad Ads Report, il documento che Google rilascia ogni anno per fare il punto su quante “cattive” pubblicità vengono bloccate e come.

Quali tipologie di annunci vengono bloccate?

Alcuni degli annunci pericolosi più comuni che si trovano online sono quelli che promuovono attività o prodotti illegali; pensate, ad esempio, ai prodotti farmaceutici o a quelli legati al gioco d’azzardo. Nel 2016 sono stati rimossi oltre 17 milioni di annunci per violazioni di questo tipo.

Cure miracolose per rare malattie che neanche sai di aver contratto o pillole per dimagrire di 20 chili in tre giorni senza muovere un dito: sono annunci fuorvianti che tentano di ingannare gli utenti, cercando di ottenere click e visualizzazioni attraverso false informazioni. Nel 2016 sono stati rimossi circa 80 milioni di annunci che avevano l’intento di allarmare e truffare gli utenti, i cui inserzionisti non avevano fornito informazioni corrette per permettere alle persone di fare scelte consapevoli.

Gli annunci “self-clicking” sono pericolosi soprattutto da mobile poiché inducono, ad esempio, l’app store a scaricare un’app sconosciuta. Nel 2016 ne sono state disabilitati oltre 23.000, in significativo aumento rispetto all’anno precedente.

Gli inserzionisti sanno che gli annunci su alcuni prodotti – come le cure miracolose o i payday loans (un tipo di prestiti a breve termine che spesso si trasforma in un debito insolvibile per gli alti tassi d’interesse) – non sono permessi dalle policy di Google, per cui cercano di aggirare i sistemi per farli apparire. Sono stati rimossi 7 milioni di annunci che cercavano intenzionalmente di aggirare i sistemi di rilevamento.

In netto aumento rispetto all’anno precedente sono i tabloid cloaking, un nuovo tipo di annuncio ingannevole che cerca di aggirare il sistema spacciandosi per un articolo, con tanto di titolo e descrizione, facendo leva su temi di attualità, come un’elezione, una notizia recente o un personaggio famoso. Ma quando le persone cliccano per leggere vengono indirizzati a un sito che vende, ad esempio, prodotti per la perdita di peso e non a un articolo. Questi annunci hanno successo perché attraggono molti click. Oltre 1.300 account sono stati sospesi per attività di tabloid cloaking. 

Spesso ad una “cattiva pubblicità” corrisponde un “cattivo sito”, quindi in alcuni casi sono stati sospesi anche i siti promossi nell’annuncio.

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Come vengono individuati e rimossi questi annunci?

Nel 2016, Google si è mosso in due direzioni per rimuovere gli annunci ingannevoli o pericolosi. Da un lato ha esteso le policy per proteggere meglio gli utenti da offerte fuorvianti o predatorie, ad esempio introducendo a luglio una norma per escludere le pubblicità sui payday loans o la nuova policy AdSense sui contenuti ingannevoli, che permette di intervenire contro i proprietari di siti che nascondono informazioni sul proprio conto e ingannano le persone con i loro contenuti.

Dall’altro lato ha rafforzato le tecnologie così da poter individuare e rimuovere gli annunci pericolosi ancora più velocemente. Nel 2016 sono stati rimossi 1,7 miliardi di annunci che violavano le policy: se ci volesse un secondo per rimuovere ciascuno di questi annunci, occorrerebbero 50 anni per rimuoverli tutti. Per fortuna la tecnologia è molto più veloce.

“I publisher e i proprietari di siti web usano AdSense per monetizzare sui loro siti e sui loro contenuti grazie alla pubblicità. Le nostre policy rigorose servono proprio per mantenere le nostre piattaforme sicure e pulite per gli inserzionisti, gli utenti e i publisher. Quando un publisher viola le nostre policy, possiamo interrompere la distribuzione pubblicitaria sul suo sito, o perfino chiudere il loro account”, precisa Scott, e continua: “Quest’anno abbiamo rimosso un numero di annunci ingannevoli o pericolosi superiore a qualunque risultato precedente, ma la battaglia è ancora lunga. Mentre noi investiamo per migliorare i controlli, i truffatori investono in sistemi più elaborati per cercare di aggirare i nostri sistemi. Il nostro impegno per individuarli e contrastarli è essenziale per proteggere le persone online e assicurare a tutti la migliore esperienza del web aperto.”

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Perché Snapchat ha scelto Londra come headquarter internazionale?

50 milioni di utenti attivi al giorno in Europa per Snapchat, abbondantemente più di Twitter o PokemonGo, per intenderci.

Tra questi, più del 20% solamente nel Regno Unito. Questi alcuni dei numeri alla base della decisione del colosso della messaggistica effimera, che avrebbe recentemente deciso di stabilire il centro direzionale del suo business internazionale proprio nel Regno Unito (a Londra per la precisione), Paese nel quale registra più di 10 milioni di utenti attivi giornalieri.

Nonostante la stessa Snap Inc. abbia smentito le voci sul trasferimento in blocco del proprio business in UK, i piani per un espansione inglese sono stati confermati, anche per tutta una serie di considerazioni di opportunità.

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Durante l’arco del 2016 Snapchat ha più volte mostrato di essere non solo un’app molto apprezzata dagli utenti, ma anche un portale pubblicitario con un gigantesco potenziale.

Domino’s ed Unilever sono solo alcuni dei grandi brand internazionali che sono stati attirati dalle caratteristiche e dal pubblico di user di Snapchat, sebbene ancora non sia del tutto chiaro il ruolo che l’app possa effettivamente giocare nelle strategie digital di questi colossi.

L’unica cosa certa è che un bacino giornaliero di 150 milioni di utenti sparsi in tutto il mondo, fa gola veramente a molti colossi dei settori più disparati.

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LEGGI ANCHE: Spectacles mania: gli smart glass di Snapchat sono già un successo

Anche Snapchat sceglie Londra per un vantaggio fiscale?

Due le principali considerazioni da fare a seguito dell’annuncio di Snapchat: la prima in ottica fiscale, la seconda in ottica rapporti con le agenzie di comunicazione londinesi.

Nel primo caso, in realtà, nonostante gli incentivi post-Brexit promessi dal governo inglese a chi vorrà investire nel Paese, per Snapchat niente dutch sandwich strategy. La società ha di fatto rinunciato a fissare il suo HQ in un paese agevolante dal punto di vista fiscale, come l’Irlanda, al contrario degli altri colossi digital quali Google o Facebook.

“Vogliamo pagare le tasse dove vendiamo la nostra pubblicità”, ha infatti recentemente affermato la compagnia. Per creare relazioni stabili e piene di fiducia, in quanto ciò contribuisce allo sviluppo del business locale, e soprattutto per dare una nota distintiva e positiva alla reputazione, considerando il confronto con Facebook o Twitter, lo aggiungiamo noi.

I rapporti con le agenzie

Dall’altro lato, un HQ a Londra permette indubbiamente contatti più facili e frequenti con alcune delle principali agenzie di comunicazione a livello globale. In primis, Ogilvy & Mather UK, quasi per certo futura partner del colosso Snapchat.

Come affermato, infatti, i vantaggi principali arriverebbero non tanto dall’offerta immediata e più frequente di report, qualitativi e quantitativi, quanto soprattutto dalla possibilità per Snapchat di costruire relazioni solide e durature.

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LEGGI ANCHE: Snapchat, Uber, Spotify: le IPO più attese del 2017

Quella che a priori potrebbe sembrare una decisione azzardata, alla luce della ancora incerta situazione inglese, potrebbe in realtà essere una attenta mossa strategica. Con in vista una delle più grande IPO della storia, Snapchat si sta continuamente preoccupando sia di crescere e mantenere una buona reputazione pubblica, sia di stringere sempre più i rapporti con il mondo delle agenzie di comunicazione.

Le Dirette Video di Instagram Stories ora disponibili per tutti anche in Italia

Instagram ha annunciato di aver completato il roll-out di Live su Instagram Stories in Italia: a partire dalle prossime ore, tutti gli utenti potranno effettuare delle dirette su Instagram Stories oltre che guardarle.

Ogni giorno 150milioni di persone utilizzano Instagram Stories ogni giorno, e Live rappresenta per loro un’ulteriore possibilità di entrare in contatto con i propri amici e follower.

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Come andare Live

Iniziare una diretta è semplicissimo: basta scorrere a destra sulla fotocamera di Stories e azionare la modalità “Live”.  La diretta video scomparirà nel momento in cui si termina la registrazione.

Durante il live, è possibile mettere in evidenza un commento per farlo vedere a tutti, oppure disattivare del tutto i commenti.

È inoltre possibile scoprire le dirette più interessanti che stanno avendo luogo in un determinato momento, attraverso la funzionalità “Top Live” nella tab Esplora di Instagram. 

LEGGI ANCHE 6 trend di video marketing che domineranno il 2017

Ecco alcuni consigli per i tuoi Instagram Live

  1. Puoi nascondere i tuoi Live a determinate persone

Se vuoi, puoi far sì che alcune persone non vedano le tue dirette. Basta andare su Profilo > Impostazioni  > Impostazioni della Storia > Nascondi la Storia a, e selezionare gli utenti ai quali vuoi nascondere i tuoi Live

  1. Decidi quali commenti sono visibili nel tuo video

Puoi controllare i commenti al tuo video, basta andare su Profilo > Commenti, e selezionare una delle seguenti opzioni: “Nascondi commenti non appropriati” nasconde i commenti in base a un elenco preimpostato, mentre “Parole Chiave Personalizzate” permette di omettere commenti che contengono una serie di parole selezionate dall’utente

  1. Non è necessario essere pronti nel momento in cui premi “Live”

Prima di cominciare la diretta, Instagram farà un count-down di 3 secondi, per darti qualche momento per prepararti

  1. Metti in evidenza i commenti più belli

Quando appare un commento sulla tua diretta, puoi cliccarci sopra e selezionare l’opzione “Pin Comment” per metterlo in evidenza. Potrei poi deselezionare il commento ri-cliccandoci sopra

  1. Puoi disattivare completamente i commenti per il tuo video

È sufficiente cliccare sull’icona con i tre puntini in basso a destra, cliccando su “Commenti”: da qui puoi disattivarli per quella specifica diretta.

  1. Puoi disattivare le notifiche relative alle dirette di utenti che non ti interessano

Se non ti interessano le dirette di determinati utenti, è sufficiente cliccare sulla loro foto in alto sul tuo feed (nella barra di IG Stories): apparirà una finestra pop-up con alcune opzioni tra cui “Disattiva la Storia di”. In questo modo, non visualizzerai né le loro Storie né i loro Live.

  1. Ciò che registri è Live solo in quel momento

La tua diretta scomparirà al termine della registrazione: quindi sentiti libero di divertirti e sperimentare coi Live!

6 trend di video marketing che domineranno il 2017

Il video marketing è il trend più in crescita dell’era digitale, che si tratti di una campagna social, un video esplicativo, un “How to” oppure un webinar.

Gli utenti digital – che siano consumatori o marketer – vogliono creare, consumare e condividere video.

Analizzando un recente sondaggio fatto ad un gruppo di 49 individui, comprensivo di marketer e consumatori, è emerso che il 63% degli intervistati hanno dichiarato di usare i video come parte integrante della propria marketing strategy.

Alla luce dei dati analizzati, abbiamo selezionato qui di seguito i migliori strumenti del video marketing da integrare nella vostra marketing strategy del 2017 se volete giocare d’anticipo. Diamo un’occhiata.

Facebook Live

Il 78% degli utenti che ha utilizzato Facebook Live fino ad ora, lo ha trovato uno strumento marketing efficace.

Facebook Live è un ottimo strumento da adottare, è versatile, si può adattare in ogni situazione e non necessita di un piano studiato nei minimi dettagli. La vostra audience può farvi domande al momento, spingendo la conversazione in direzioni anche inaspettate. Ed in più è gratuito.

Non dovete preoccuparvi del marketing budget di quest’anno, basta solo cliccare su “Live” e Facebook penserà al resto. Quando si è live, Facebook si preoccupa di avvisare la vostra audience tramite push-notification, invitandola a sincronizzarsi sulla vostra diretta. Qui di seguito uno dei tanti modi che il New York Times utilizza per coinvolgere la propria audience, per esempio, con le parole crociate live. Trovata simpatica, no?

Live Crossword

Help us solve The New York Times crossword puzzle. Deb Amlen, the NYT's Wordplay columnist, is here to give you solving tips. Put your guesses in the comments.

Gepostet von The New York Times am Donnerstag, 17. November 2016

Ninja tip: Prendete i Facebook Live video come un’opportunità per familiarizzare con la vostra audience. Tenete una sessione di Q&A, domande e risposte, e leggete le risposte delle persone che prendono parte alla sessione, è un’opportunità per crescere ancor di più la vostra Facebook community.

Instagram Video

Instagram ovviamente non poteva non classificarsi tra gli strumenti top della nostra video marketing strategy.

L’85% degli utenti che ha inserito i video di Instagram nella strategia di social media marketing lo ha reputato uno strumento marketing efficace.  Instagram ha recentemente lanciato, sulla falsariga di Facebook, i video live: l’unica differenza è che quando lo streaming è finito, il video non viene salvato.

LEGGI ANCHE: Instagram Stories: arrivano i Video Live e i “contenuti effimeri”

Nonostante questo particolare, per ogni marketer, blogger o celebrity, i video su Instagram sono uno strumento molto efficace. Tenere una Q&A su Instagram per esempio, conferisce quel senso di esclusività, proprio per la sua caratteristica “effimera”. Inoltre, Instagram continua ad offrire le “story” della durata di 10 secondi (da qualche giorno disponibili anche in versione “live”): un’altra soluzione sempre più friendly per gli utenti, per sfruttare il canale.

Ninja tip: fate uso dei video su Instagram quando lanciate un nuovo prodotto o ad un evento. Rendete il contenuto divertente ed esclusivo. Il limite dei 10 secondi potrà aiutare a catturare la vostra audience e coinvolgerla, per farla rimanere sul vostro profilo (e magari visualizzare il video successivo).

Snapchat

L’88% dei marketer che ha utilizzato Snapchat nell’anno appena concluso lo ha trovato utile. Snapchat ha un sacco di opzioni fra cui poter scegliere, tra cui i video a pagamento da distribuire come stories agli utenti, e i geofiltri creati ad hoc per promuovere la propria attività, gli eventi e anche il proprio logo.

Snapchat è sicuramente il social media che più si concentra  su contenuti leggeri e divertenti, piuttosto che orientati alle vendite. Ecco un esempio di un marchio americano di caramelle Sour Patch Kids che ha utilizzato Snapchat come strumento di intrattenimento, creando una sorta di mini ads.

https://youtu.be/EG-1DpHvi8s

Ninja tip: un video su Snapchat performa meglio se pienamente focalizzato sulla brand awareness. Non siate troppo orientati alla conversione in vendite su Snapchat, ma utilizzatelo come uno strumento per accrescere la vostra audience, divertitevi e create una storia divertente che coinvolga i vostri fan.

Video 360

L’86% degli utenti che hanno utilizzato i video 360 li ha trovati efficienti. I video 360 sono piuttosto nuovi, ma ciò non ha fermato gli addetti ai lavori di impiegarli con facilità. Un esempio efficace per impiegarli ce lo mostra l’ex Presidente degli Stati Uniti Obama, che con un video in 360 (realizzato con Facebook) ci conduce in una visita guidata all’interno della Casa Bianca.

“This house belongs to you, and to every American. For eight years, just a short chapter in the long story of our democracy, my family also had the privilege of calling the White House home.” —President Obama. Join the President and the First Lady for a preview of a 360° tour of the White House taking you into some of the most historic rooms of the People’s House, from the Situation Room to the Oval Office.(Created by Félix & Paul Studios and Oculus)

Gepostet von The Obama White House am Freitag, 13. Januar 2017

Ninja tip: Il video 360 può riprendere qualunque cosa, ma siate sicuri che la location scelta sia insolita o mozzafiato. Il loro punto di forza è infatti il contesto che mostrano: mancando quello, anche la technicality risulta essere poco efficace.

Video Interattivi

Il 92% degli utenti che ha utilizzato video interattivi ne ha tratto dei benefici. I video interattivi fanno parte delle ultime tendenze del mondo del marketing digitale, il loro punto di forza sta nel fatto che sono personalizzati: la storia prende direzioni diverse a seconda delle scelte fatte. Date un’occhiata a questa pubblicità di Philips di qualche anno fa, che si proponeva di educare i clienti su un nuovo prodotto.

Ninja tip: Pensate alla vostra audience. Che tipo di percorso farebbero? Se avete diversi prodotti da offrire, o diversi modi di utilizzarli come in questo video, allora questo formato vi risulterà utile per creare diverse esperienze.

Webinar

Il 94% degli utenti intervistati ha ritenuto il webinar uno strumento molto efficace. Un webinar è, senza ombra di dubbio, uno strumento da integrare in tutte le strategie marketing, essendo uno dei modi più efficaci per attirare l’audience.

Come funziona?
L’dea alla base di un webinar, il più delle volte gratuito, è discutere un topic utile. Deve essere una tematica rilevante: in più bisogna essere convincenti abbastanza per far si che gli utenti si registrino, lasciando i propri dati. Dobbiamo offrire qualcosa in cambio, che conferisca un valore al tempo prezioso che ci stanno concedendo. Un po’ come le masterclass di Ninja Academy!

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Ninja tip: Siate sicuri che il contenuto del vostro webinar sia rilevante e stimolante. Fornendo informazioni utili e rilevanti, la vostra audience potrà considerare eventualmente di utilizzare i vostri prodotti o servizi.

Conclusione

Questo è lo scenario che si prospetta nel 2017 rispetto al mondo del video marketing. Ognuno di questi spunti risulta molto versatile, rendendo possibile l’impiego dei video in modi molto differenti fra loro.
Inoltre, molte delle soluzioni suggerite non richiedono alcun budget, e possono essere introdotte nel vostro marketing plan in qualsiasi periodo dell’anno. L’importante è essere creativi, e fornire alla vostra audience contenuti originali e coinvolgenti.

video o long-form, come scegliere su cosa investire

Video o post long-form: come scegliere su cosa investire?

Chiunque lavori nel campo della comunicazione sa bene che l’oggetto del comunicare è importante quanto il modo in cui lo si fa. Lo strumento che si sceglie per portare avanti un messaggio è fondamentale e mai come in questi ultimi anni si studiano i formati e i meccanismi più adatti a trasmettere un’idea.

Una recente analisi di Parse.ly è riuscita ad approfondire l’argomento, sfatando alcuni miti che circolano da tempo nelle agenzie e nei reparti marketing. Ha analizzato quattro differenti tipologie di contenuto: i video, i long-form, gli slideshow e gli short-form.

La leggenda dei contenuti video

Uno dei grafici della ricerca di Parsely

Uno dei grafici della ricerca di Parse.ly

La ricerca di Parsely ha come risultato principale quello di sfatare il mito secondo cui il miglior modo per generare interazioni sia attraverso i contenuti video. Secondo lo studio, sarebbe vero esattamente l’opposto.

I video sono i contenuti che ottengono meno engagement rispetto agli altri formati presi in considerazione. Si parla di un tasso inferiore del 30%.

I motivi possono essere molteplici:

  • l’autoplay, che potrebbe spingere l’utente ad abbandonare la pagina quando il filmato parte in automatico (magari producendo rumore in un ambiente silenzioso)
  • il lento caricamento, spesso necessario, specialmente da dispositivi mobile, che portano l’utente ad “arrendersi”.

A qualcuno (a molti!) piace long-form

informazione long-form

Negli ultimi anni sta tornando alla ribalta il genere giornalistico chiamato long-form.

Questo tipo di contenuto si contraddistingue per la lunghezza superiore alle 1000 parole e per il livello di approfondimento della notizia: secondo il New York Times, la stessa definizione “long-form” nobilita da sola il contenuto, conferendogli un risvolto speciale e letterario, distinto dalla massa di informazioni volatili.

Quella che è partita come una “moda per intenditori” si sta rivelando una strategia vincente per quanto riguarda l’engagement. Secondo la ricerca di Parsely, infatti, i contenuti long-form sono quelli che ottengono il tasso di interazione maggiore, e riescono ad agganciare nuovi lettori da Google, generando il doppio dell’engagement rispetto agli articoli considerati normali.

Quindi? Gli editori digitali in cerca di nuovi lettori possono investire nello sviluppo di contenuti long-form per attrarre utenti e interagire con loro.

Spezziamo qualche lancia a favore dei video

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Sarebbe troppo facile concludere che i long-form sono sempre e comunque la soluzione migliore. Come al solito, esistono le eccezioni, e tutto dipende dalla strategia utilizzata, dal canale scelto per la comunicazione e, naturalmente, dal tipo di contenuto.

I video, per esempio, si confermano un ottimo strumento di engagement su social network come Facebook, dove è uno dei modi più efficienti per generare traffico.

Inoltre, la potenza dei video esplode soprattutto se sono presenti sulle landing page dei siti web, che incrementano del 100% la variabile del tempo speso sul sito. Senza contare che il 79% del traffico di internet è costituito da video. Per finire, le nuove tecnologie come le immagini a 360° collocano i video tra i maggiori trend del 2017.

Oltre long-form e video: slideshow e short-form

Hand holding the digital tablet with Picture gallery

Gli altri due formati di contenuto analizzati da Parse.ly portano risultati modesti, ma meritano una piccola descrizione.

Gli slideshow e le gallery riescono a generare un elevato tasso di interazione su Facebook (più basso, invece, è il tasso generato dai motori di ricerca) e posseggono il non trascurabile vantaggio di essere molto più economiche rispetto ai video.

Gli short-form sono quei contenuti costituiti da meno di 200 parole. Funzionano abbastanza bene su Facebook e sui social network, ma generalmente non riescono ad attrarre nuovi lettori.

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Ora è possibile targetizzare gli annunci su YouTube in base alle ricerche su Google

Google sta per introdurre una sostanziale e importantissima novità per gli inserzionisti su YouTube: consentirà infatti di targetizzare gli annunci sulla base della storia delle ricerche degli utenti, dando così ai brand una nuova prospettiva sulla mentalità del consumatore.

Ogni marketer vorrebbe sapere cosa cercano davvero i potenziali clienti di un’azienda, perché un dato come questo può aprire universi infiniti rispetto alla profilazione millimetrica per gli annunci. E venerdì scorso Google ha annunciato tra gli aggiornamenti per la sua offerta YouTube per gli inserzionisti anche la promessa di nuovi strumenti di misurazione per aiutare i marketer a targettizzare le loro campagne.

Nuove possibilità di targeting su YouTube: cosa significa per i brand

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L’introduzione dei dati di ricerca nel targeting degli spot video di YouTube è stato l’aspetto che più di tutti ha solleticato la curiosità degli inserzionisti, dato che le aziende potrebbero considerare l’ipotesi di destinare i propri annunci a segmenti sempre più precisi di utenti, che magari hanno già effettuato ricerche su quei prodotti.

Cosa accade durante le ricerche per gli utenti

La novità introdotta da Google per gli inserzionisti, naturalmente, ha degli effetti diretti anche sulla registrazione dei dati degli utenti. D’ora in avanti infatti, tutti i dati raccolti sulle ricerche, cioè la Google Search History, quando si è loggati con un account Google, potranno essere utilizzati per targettizzare gli annunci che saranno visibili.

Annunci più pertinenti ai propri interessi, dunque, ma gli utenti di Google potranno sempre disattivare la personalizzazione degli annunci attraverso le impostazioni del proprio account.

novità youtube ads

Su mobile annunci più utili e rilevanti

Secondo le statistiche di Google oltre il 50% dei video di YouTube viene visualizzato su dispositivi mobili.

“Dato che un’audience sempre maggior di YouTube si sposta sul mobile, stiamo rendendo più semplice per gli inserzionisti fornire annunci più rilevanti sui loro schermi”, ha spiegato Diya Jolly, direttore del product management di YouTube, in un post sul blog di YouTube.

Come organizzare un evento di digital PR

Le digital PR nascono da una costola delle PR tradizionali, ma si sbaglia di molto se si crede che ne siano una naturale evoluzione in chiave online. Essere un digital PR richiede una serie di conoscenze e abilità relazionari e strumentali piuttosto diverse da i PR classici, pronti a lanciarsi in aperitivi con giornalisti a parlare di politica ed economia. Ovviamente il presupposto alla base è lo stesso: intessere una rete di conoscenze  e operare reciproci benefici per gli influencer e i brand, organizzando occasioni di reciproca visibilità e di collaborazione.

Le digital PR ricoprono un’importanza diversa – e ugualmente grande – per un brand. Le digital PR, infatti, hanno il privilegio di arrivare direttamente ai destinatari  del proprio messaggio riducendo e ridisegnando la disintermediazione. Il blogger e influencer infatti, che abbia una grande audience o una più ristretta, ha il privilegio di parlare a un pubblico sempre più selezionato e perfettamente targettizzato per il nostro prodotto. Loro sono gli ambassador più credibili per il nostro messaggio perchè lo incarnano. Tante cerchie di influenza di nicchia possono diffondere maggiormente un contenuto che un grande testimonial: è il motivo per il quale valutiamo di andare a mangiare dove ci consiglia Dissapore, ma non sappiamo se fidarci dell’imparzialità di una rivista commerciale. Potere ai blogger!

Per poter comunicare bene, bisogna essere degli ottimi ascoltatori

Quando si comunica è importante saper ascoltare il nostro pubblico. Pensare un evento di digital PR è come pensare a una risposta brillante da dare a un amico: dobbiamo aver non solo ascoltato bene la sua battuta ma averla anche compresa profondamente. Così la prima azione da fare è il listening della rete, comprendere i comportamenti della nostra community di riferimento e studiarne le preferenze. Monitorare, monitorare, monitorare.

L’idea è tutto

Ora che avete studiato la vostra community è importante e non banale avere un’idea creativa che crei una relazione tra blogger e brand. Comunicare è raccontare una storia, più interessante e solida è la nostra storia più potremmo creare un evento di digital PR coinvolgente e forte. Spesso gli influencer online più importanti si muovono soprattutto perchè gli piace la storia che raccontate e l’idea nella quale li state coinvolgendo. Per questa ragione cercate il punto d’unione tra il brand e il blogger: può essere un tema, una causa sociale, una passione. Partite da quel fil rouge per tessere un evento in linea con la community, immedesimatevi, mettetevi perfino in discussione domandandovi: se fossi io l’utente XY cosa vorrei leggere? Cosa ritwitterei? Di quale tipo di evento vorrei essere parte?

 

Il sarto di Sua maestà

Il digital PR non deve semplicemente conoscere gli influencer online e proporli ai brand, ma deve ideare una strategia digital solida e credibile. In altre parole deve essere l’artigiano che pensa all’evento – tanto a eventi reali, come una cena, tanto a eventi digitali come un commento live a una trasmissione – giusto sia per gli influencer sia per il brand.  È importante creare un evento che sia tailor-made, fatto su misura, di entrambe  le parti: è molto comune che si pensino eventi perfetti per il brand – spesso proposti dallo stesso cliente – e li si voglia in qualche modo adattare a tutti i costi a un determinato influencer e/o blogger. Ad esempio immaginatevi di essere i digital PR di McDonald’s Italia, il quale lancerà il meraviglioso nuovo panino McPorky (un panino che, deludendo alcuni lettori, non esiste) e riflettete la catastrofe digitale che potrebbe scatenare utilizzare come influencer Chiara Ferragni. In tre secondi avrete già scalato tutte le classifiche virality della rete. In negativo. Apriamo una postilla: ovvia

 

La mappa del tesoro

Ogni PR custodisce il suo strumento più prezioso: una lista di influencer e blogger per ogni diversa piattaforma, divisi per settori. La lista però non basta, è solo un foglio Excel. Quello fa la differenza siete voi, le vostre relazioni con ciascuno di loro. Quando saprete come zuccherare il loro caffè (o non zuccherarlo!) allora potrete dire di “avere” in lista un blogger. Ci vuole tempo e passione: con le PR non si bara, bisogna davvero tenerci alle persone per tessere relazioni perciò metteteci il cuore, studiate e divertitevi. Inventiamo una storia per spiegare meglio in concetto: Nicola  faceva il rappresentante. Girava l’Italia nella sua macchina e pianificava con cura i clienti da cui andare. Insomma, un rappresentante di mestiere fa engagement perchè non vende un prodotto, vende una relazione e su quella base vende, poi, effettivamente, qualcosa. Nicola conosceva tutti i suoi clienti e con ognuno aveva un rapporto diverso: con alcuni andava a pranzo, con altri parlava per ore di musica, con altri ancora si vedeva per aperitivi business, diremmo noi. Questo perchè aveva relazioni con loro: non erano clienti a cui propinare qualcosa a forza. Se vorrete legare con insistenza qualcosa a un influencer, siate sicuri che fuggirà da voi: dovete fare (e pensare) il bene sia del brand sia dell’influencer, dovete curare entrambe le loro reputazioni.

Call me!

Dopo aver pensato l’evento, organizzato e invitato i blogger entrerete in una sorta di zona grigia in cui aspetterete pazientemente in riva il fiume le conferme e anche qualche disdetta. Qui dovete fare affidamento al vostro cuore ninja e curare il rapporto: chiamate, scrivete, aperitivi, segnali di fumo. Non siate passivi spettatori, ma siate l’anima della festa!

Cesare era nessuno senza Tito

Chi ha trascorsi classicisti sa di cosa parliamo: qualsiasi fosse la traduzione in questione in cui Cesare raccontava di conquiste e popoli, strategie e sommosse, c’era sempre  il fedele Tito Labieno, il suo braccio destro. Lavorare in team è importante e l’interdiscorsività mediale è oggi la chiave del nostro nuovo linguaggio, perciò non dimenticatevi l’ufficio stampa la vostra controparte lavorativa. “Pic or it didn’t happen” è tremendamente vero: se nessuno al di fuori di voi scrive del vostro evento è un po’ come se non fosse mai esistito. Aiutate gli influencer tessendo una rete di diversi media che trattino l’evento.

Let the show begin

Adesso che il fatidico giorno è giunto, oltre a mettere il vostro abito migliore, la vera sfida inizia. Avete predisposto ogni cosa ed è arrivato il momento di vedere se l’ingranaggio funziona. Siate il punto di riferimento dell’organizzazione, dei media, degli influencer. Ricordatevi i nomi di tutti e i ruoli di tutto: passate più tempo a parlare e ascoltare che a twittare. Dietro il sorriso gentile e il bicchiere di vino controllate che tutti stiano facendo il loro lavoro e… non dimenticatevi di divertirvi.

Campari Red Diaries, la serie si apre con il corto di Paolo Sorrentino

Il concetto più difficile da trasmettere quando si parla di content marketing e di storytelling è quello della “creazione di valore” per il pubblico. Da oggi, grazie a Campari, abbiamo un esempio in più su come si possa creare valore per un’audience.

Il progetto Campari Red Diaries era già stato reso noto ad ottobre. Ne conoscevamo caratteristiche e punti chiave: lo storytelling, un grande regista come Sorrentino, già molto noto all’estero dopo l’Oscar e impegnato in altri progetti internazionali, un importante attore, una pianificazione dei contenuti su dodici mesi, per sostituire il classico calendario con una serie di short movie.

Al primo cortometraggio del regista italiano, infatti, farà seguito una raccolta di 12 storie di cocktail, realizzate in video dal giovane regista emergente Ivan Olita.

Il talento di 14 bartender da ogni parte del pianeta, raccontato attraverso storie che parlano della mixology in tutte le sue declinazioni.

Campari, Sorrentino e storytelling: gli ingredienti di un cocktail perfetto

campari red diaries sorrentino

Foto: Campari Group

Campari si ricollega in modo ideale alle sue più celebri campagne d’autore, firmate da nomi come Federico Fellini e Franco Scepi. Ma declina questa tradizione in modo nuovo, grazie alla sostituzione del web alla tv, come canale di distribuzione.

Ma lo short movie di Sorrentino per Campari porta con sé anche l’immagine forte di un attore come Clive Owen, la fotografia altamente riconoscibile Daria D’Antonio, le musiche evocatrici di Lele Marchitelli.

Il concept geniale dell’intera campagna è di J. Walter Thompson Milano e la produzione è targata Filmmaster Productions.

Dolce e amaro, come i migliori cocktail Campari

campari red diaries

Ogni scena, ogni frame di Killer in Red rivela la firma del regista, e anche le parole chiave e il brand sono utilizzati con parsimoniosa ma costante presenza. Sempre sullo sfondo il marchio, nella parete di bottiglie che incornicia il bartender protagonista del corto, sempre in primo piano il tipico rosso Campari.

“Dolce o amaro”, proprio come il gusto di un cocktail Campari, proprio come il noir che lascia il classico finale in sospensione alla Sorrentino.

Una perfetta fusione, o forse è più giusto dire un perfetto cocktail, tra storia, brand e artisti.

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13 minuti di video in totale (compresi i titoli di coda, da non perdere come per le migliori pellicole), lanciati in concomitanza delle nomination agli Oscar, a fare da cassa di risonanza.

Impossibile guardarlo senza che venga voglia di sorseggiare uno dei cocktail citati, ognuno con la sua storia, ognuno con la sua personalità.

Non vedi l’ora di guardarlo? Eccolo qui, facci sapere cosa ne pensi anche tu!

#FordSocialHome, lo spazio ipertecnologico per gli amanti di MasterChef

Anche quest’anno Ford Italia è sponsor di MasterChef e ha lanciato l’iniziativa #FordSocialHome.

Nello spazio iper-tecnologico allestito al Bou-Tek, locale di Milano, Ford re-interpreta ancora una volta il concetto di diretta social, invitando, ogni giovedì sera fino al 9 marzoinfluencer, web star e i concorrenti eliminati a seguire insieme la puntata di MasterChef, il programma di cucina più seguito in Italia!

Anche i Ninja erano presenti. Volete saperne di più?

Appena suonato il citofono social, veniamo accolti dal padrone di casa Francesco Facchinetti che, per farci sentire a nostro agio, ci invita ad un aperitivo cucinato direttamente da Alain, ex concorrente di MasterChef. Il risultato? Solo come i migliori chef sanno fare!

L’inizio del programma è alle porte e cosa c’è di meglio, dopo una lunga giornata di lavoro, che sedersi sul proprio divano e gustarsi la cena twittando insieme agli amici? Ford ha pensato soprattutto a questo aspetto nel riunire sul divano gli influencer e permettendo loro di conoscersi di persona, twittando in compagnia.

fordsocialhome

Il tutto mentre, al piano di sopra, l’agenzia GTB del gruppo WPP dedicata alla comunicazione del cliente Ford Italia, fomentava l’engagement dei contenuti fuori e dentro la casa con contenuti originali e divertenti.

Risultato? Successo assicurato, #FordSocialHome e #MasterchefIt stabilmente in trending topic e una grande mangiata per gli invitati! 🙂

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Ancora una volta quindi, la strategia di Ford è chiara: riunire le voci del web in un ambiente molto intimo, informale ed iper-tecnologico (con twitter wall e specchi interattivi), permettendo al brand di acquisire, contestualmente a MasterChef, nuovi followers ed interazioni, grazie alla spinta della propria “casa“.

Il tutto unendo Digital PR e brand entertainment, oltre al product placement già presente nel programma con la nuova Ford Ecosport.

Appuntamento quindi al prossimo giovedì, con Masterchef e la prossima apertura della Ford Social Home!