Week in social: tutte le novità che Facebook e Instagram ci regalano nella settimana di Natale

Siamo quasi alla vigilia di Natale e la settimana appena trascorsa è stata sicuramente intensa per tutti, a rincorrere chiusure da fare, regali dell’ultimo momento, riunioni impossibili da posticipare. Non preoccupatevi però: i ninja vigilano e vegliano anche per voi per non farvi perdere neanche una novità dal mondo social.

Ecco in dettaglio tutte le novità della settimana che i social media ci hanno riservato.

Facebook

Stare sui social può essere divertente, anche utile in molti casi, ma non è comunque una scampagnata esente da rischi e pericoli.

La spensieratezza dei più giovani nell’utilizzarli e, a volte, la minor dimestichezza dei loro genitori con questi strumenti può favorire situazioni di cui è meglio avere consapevolezza.
Per avere una esperienza positiva e costruttiva nell’uso dei social network sono molte le iniziative a livello globale e nazionale che cercano di educare gli utenti (non solo quelli più giovani), renderli consapevoli dei rischi a cui si può andare incontro e come prevenire o riparare i danni a cui si è esposti. Ebbene, per rispondere a questi bisogno Facebook scende in campo con un portale dedicato ai genitori (ma dateci una occhiata anche se non lo siete!).

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Il Parents Portal è diviso in tre aree: nella prima troverete tutte le risorse per avere una maggiore sicurezza, con un elenco delle regole, strumenti e altre risorse utilizzabili. La seconda area è dedicata completamente al sempre più spinoso problema del bullismo, e da cui adolescenti, genitori ed educatori possono attingere le informazioni necessari per combattere questo sgradevole fenomeno. L’ultima area è dedicata nominalmente ai genitori, ma è utile per chiunque voglia conoscere meglio Facebook e utilizzarlo in sicurezza e con soddisfazione, iniziando dalle basi fondamentali di conoscenza e concludendo con i consigli degli esperti.

Un supporto niente male, che ne dite?

LEGGI ANCHE: Facebook presenta il nuovo Parents Portal

Andiamo oltre. Il colosso di Mark Zuckerberg sembra voler essere sempre più presente nelle vite dei suoi utenti, ampliando la gamma di servizi e strumenti per comunicare e condividere notizie e momenti. Il 19 dicembre è iniziato il rilascio graduale in tutto il mondo del nuovo tool per attivare su Messenger videochat di gruppo, sia da dispositivi mobile con iOS che Android o da desktop.week_in_social_1

Il tool può supportare contemporaneamente fino a sei partecipanti: ognuno potrà vedere e sentire in gli altri interlocutori in un unico schermo. Se invece il gruppo diventa più numeroso (massimo 50 persone) ad ognuno sarà mostrato il video e l’audio della persona che sta parlando in un determinato momento.

Non solo videochat di gruppo, questa è stata la settimana degli annunci a mitraglietta per Facebook: solo un giorno dopo aver annunciato la novità di Messenger, Facebook presenta il live audio. Esaminando l’uso dei video in live streaming e sentendo i feedback degli utenti, Facebook ha notato che spesso i video live erano utilizzati con delle immagini statiche, facendo così diventare il post una sorta di podcast audio.

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Così, deciso a soddisfare questa richiesta degli utenti e colmare una lacuna, il team di Facebook ha deciso di iniziare sperimentare con alcuni partner come la BBC e Harper Collins e alcuni autori come Adam Grant e Brit Bennett la trasmissione del solo audio.

Nel caso di Android sarà possibile ascoltare queste trasmissioni anche uscendo dall’app di Facebook. Gli utenti di iOS potranno invece ascoltarle necessariamente senza uscire, anche se potranno continuare a navigare all’interno della stessa. Non è ancora chiaro se, a fruizione finita, sarà possibile riascoltare il file audio on demand come succede per i video in diretta.

Nei primi mesi del prossimo anno Facebook allargherà la possibilità di effettuare queste trasmissioni ad altri partner e agli utenti in generale.

Nella settimana mitraglietta se ne vedono di tutti i colori, è proprio il caso di dirlo!

Facebook ha infatti dichiarato di aver iniziato il test di una nuova possibilità: animare la propria bacheca (o annoiare gli amici, viste alcune reazioni colte sui social network) con la pubblicazione di aggiornamenti di stato con testo su sfondo colorato, invece che bianco.

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La creazione di status con del testo su sfondo colorato è riservata agli utenti Android, ma tutti potranno leggerli.

Dopo il testo in caratteri più grandi per gli aggiornamenti di stato brevi, questa novità sembrerebbe essere stata introdotta per incoraggiare gli utenti a pubblicare più contenuti originali rispetto alla semplice condivisione di contenuti altrui. Ad aprile scorso infatti, il sito The Information aveva raccontato che Facebook aveva avuto una flessione del 21% di creazione di contenuti originali rispetto al 2015.

Ultima notizia. Ad alcuni di voi sarà già capitato di vederli: per stimolare le conversazioni tra amici e contatti, contrastando così anche il declino delle pubblicazioni di aggiornamenti di stato originali, Facebook inserirà in cima al vostro newsfeed notizie della vostra comunità o del mondo.

In maniera simile ai Google Doodle, saranno evidenziate notizie relative a specifici eventi o momenti culturali e storici, con il dichiarato intento di offrire agli utenti nuovi spunti di conversazione durante le feste, aiutarli a scoprire eventi interessanti e celebrare momenti storici memorabili.

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Saranno invece disponibili 18 modelli di cartoline di natale che potrete usare per inviare i vostri auguri agli amici. Vi comparirà un invito a crearne una sul vostro newsfeed, come potrete vedere nel video: potrete così inviare in pochi passaggi una cartolina speciale!

Instagram

Anche su Instagram novità a ripetizione! Dopo Boomerang, le menzioni e il salvataggio delle foto che ci sono più piaciute, per natale Instagram annuncia la possibilità di inserire stickers nelle immagini (e c’è una collezione creata apposta per il natale!).

Gli adesivi natalizi saranno a disposizione solo per poco tempo, rimarrà invece la possibilità di aggiungerne altri scegliendo tra quelli relativi al luogo o al meteo della località in cui avete scattato la foto e tra gli emoji disponibili nel vostro dispositivo, Più libertà anche nel inserire campi di testo. Con il nuovo aggiornamento sarà possibile aggiungere più di una etichetta alla foto, posizionandole e ruotandole a piacere.

Nuova anche la possibilità di registrare un video senza farvi venire i crampi alle dita: basterà un tocco del pulsante per avviare la registrazione in modalità “Hands free”!

Se desiderate salvare la vostra storia delle 24 ore precedenti e avete un dispositivo iOS, potrete farlo semplicemente toccando il pulsante salva quando la visualizzate.

LEGGI ANCHE: Nuovi aggiornamenti per Instagram Stories: sticker, holiday fun e tanto altro

Per questa settimana le novità sono finite ma niente paura: ci risentiamo a gennaio con un altro anno, ricco di #WeekInSocial!

Facebook e la guerra alle fake news: facciamo il punto della situazione

Al principio era solo Orson Welles, che negli anni ’40 con la sua “burla” de “La guerra dei mondi” aveva generato un grande putiferio negli USA. Ma si sa, i corsi e ricorsi storici non finiscono mai.

“Non siamo solo una compagnia tecnologica, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità”: così parlava Mark Zuckerberg in un post dal suo profilo Facebook qualche giorno fa. L’argomento? La lotta alla proliferazione delle bufale, delle notizie false e dei contenuti fuorvianti sulla piattaforma Facebook.

La decisione di una presa di coscienza e responsabilità (che era comunque attesa da tempo) è arrivata anche contestualmente alle numerose polemiche scaturite durante l’appena trascorsa campagna Elettorale negli USA: molti analisti e giornalisti hanno identificato nei social network (e in special modo in Facebook) uno dei possibili catalizzatori nella formazione dell’opinione di voto nei confronti del neo eletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Un esempio di Fake news made in USA? Yoko Ono: ” Negli anni ’70 ho avuto una tresca con Hillary”

Ad esempio, secondo un’analisi di Craig Silverman di Buzzfeed, negli ultimi tre mesi di campagna elettorale USA sono state proprio le notizie Fake a prevalere rispetto a quelle delle testate mainstream. I loro post hanno infatti generato maggior engagement rispetto agli articoli di testate come il New York Times, Washington Post, Huffington Post, NBC News, Politico e tanti altri.

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La curva di diffusione delle notizie Fake\Reali nell’arco dell’ultimo anno di campagna elettorale USA via Buzzfeed

 

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La top 5 delle notizie vere più diffuse gli ultimi 3 mesi delle elezioni americane.

 

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La top 5 delle notizie fake più diffuse gli ultimi 3 mesi delle elezioni americane.

Ma qual è il valore differenziale che rende possibile tutto ciò? Perché una persona senziente e con un grado di istruzione nella media decide di condividere e credere a buona parte della spazzatura che gli viene propinata dal meraviglioso mondo dell’Internet e dei social network?

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Tutto sta nel riuscire a scalfire le debolezze e i nervi scoperti di chi sta per leggere in quel momento la notizia: infatti parlare alla pancia del lettore cercando di suscitare sentimenti forti come stupore, rabbia o paura e questo misto a tanti altri modus operandi persuasivi. Molti siti di fake news infatti, hanno nomi simili a quelli delle testate giornalistiche esistenti anche in Italia ad esempio. il GioMale, il Fatto Quotidaino o Libero Giornale (che è stato appunto recentemente chiuso dalle autorità).

L’obiettivo finale? Quello di far si che l’utente condivida il contenuto credendo di svolgere un servizio di pubblica utilità, se non altro anche solo per fare un favore al contatto mettendolo al corrente dell’imminente pericolo/scandalo/rivelazione (ovviamente falsa) del momento, dando così il via ad un’infinita catena di Sant’Antonio di diffusione di spazzatura digitale, che permette da un lato, a siti costruiti ad hoc di guadagnare dalla pubblicità dalle visite e dall’altro lato di continuare a fare disinformazione a destabilizzare l’opinione pubblica su temi sensibili come Immigrazione, Politica, Economia e simili.

Fortunatamente esistono tanti siti online come BUTAC o Bufale.net che cercano di combattere la disinformazione tramite il Fact Checking (ovvero il controllo della veridicità della notizia) ma delle volte capita purtroppo che la situazione possa precipitare vertiginosamente.

Un esempio? Sapete che ultimamente negli USA la circolazione di una notizia falsa su Reddit ha causato una sparatoria?

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Es. di una notizia palesemente Fake

Ma quali sono le soluzioni possibili? Torniamo ad analizzare quanto detto in apertura del post di Mark Zuckerberg, che dopo aver ammesso “Siamo una media company (ndr. riferendosi a Facebook) non siamo solo una compagnia tecnologica, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità”, ne ha approfittato per lanciare il suo sistema di Fact Checking proprietario (che verrà rilasciato a breve) che si avvarrà dell’utilizzo di una squadra di giornalisti professionisti totalmente dedicata al compito di scovare, ricercare e segnalare le notizie fake, che non verranno eliminate dalla piattaforma, ma che però verranno contrassegnate appunto da un’etichetta che ne penalizzerà quasi totalmente la visibilità sulle nostre newsfeed, cercando così di debellare il morbo della disinformazione su Facebook”.

Sarà questo il vaccino giusto?

La guerra è appena iniziata e noi ovviamente stiamo a guardare.

Natale 2016: 7 libri su web e tech da regalare ai tuoi amici digitali

Natale 2016 si avvicina: ultimi giorni di lavoro e impegni vari, prima di poterti concedere almeno qualche giorno di meritato riposo con gli amici e le persone più care. Quale momento migliore per ricaricare le pile e concedersi qualche buon momento di aggiornamento e formazione – magari approfittando dei regali di natale per fare una bella sorpresa?

A proposito, ti propongo una lista di 7 libri dedicati a web, tech e digital da non farsi scappare. Si tratta del giusto mix tra nuove uscite e curation di libri già pubblicati gli scorsi mesi.

Eccoli, in ordine random!

a) La Quarta Rivoluzione Industriale

Supercomputer portatili a disposizione 24/7, Robot intelligenti, Veicoli autonomi. Aumento delle capacità cerebrali grazie alla neuro-tecnologia. Scrittura del codice genetico.

Le innovazioni frutto di scoperte e ricerche scientifiche permeano già le nostre vite e sono sempre più al centro della vita pubblica.
Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, è convinto che siamo tuttavia solo all’inizio di una trasformazione che sta modificando e modificherà sempre più radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo. Da questo pensiero nasce “La Quarta Rivoluzione Industriale”.

Una trasformazione che Schwab (ma non solo) non esita a definire quarta rivoluzione industriale: dopo i servizi e l’industria, le nuove tecnologie stanno infatti completamente modificando il tradizionale modo di lavorare, vivere, comunicare. Un libro da leggere per comprendere l’immediato futuro, da una delle menti certamente più competenti in materia a livello globale.

b) Social Media Journalism. Strategie e Strumenti per Creatori di Contenuti e News

La rete e i nuovi media hanno completamente sovvertito le modalità tradizionali di fare giornalismo. Le dinamiche di creazione, edit e diffusione delle notizie non sono più solo controllate dai media, ma anche (a volte, soprattutto) dagli utenti stessi.

Come cambia il mestiere, e cosa sapere per diventare o rimanere un professionista di successo? Risponde a questi quesiti “Social Media Journalism” di Barbara Sgarzi.

“Questo manuale guida giornalisti e professionisti della comunicazione alla scoperta delle nuove regole del gioco, mostrando come lavorare in un contesto dove l’informazione è multiforme e scorre veloce.”

Buona lettura!

c) Digital Entrepreneur. Principi, Pratiche e Competenze per la Propria Startup

Startupper: una parola chiave tanto diffusa, quanto ancora non del tutto conosciuta. Se il paradigma digitale apre infatti importanti e interessanti possibilità per lo sviluppo di nuovi progetti innovativi, manca ancora quella diffusione di conoscenze e contenuti capaci di “fare il punto” in termini di linee guida, consigli, tips & tricks, esperienze reali su quella che sta diventando per molti una vera e propria professione che crea occupazione e opportunità di lavoro.

A proposito è appena uscito “Digital Entrepreneur”, l’ultimo libro di Emanuela Zaccone. Se vorrai, potrai seguirla al corso in Social Media Marketing organizzato da Ninja Academy. Nell’attesa, ti aspetta il suo libro in tutte le librerie d’Italia!

LEGGI ANCHE: FrancoAngeli: nasce la prima collana di libri dedicata alle professioni digitali

d) Affiliate Marketing. Tutta la verità sull’Advertising che Funziona

“L’Affiliate marketing è un ramo del web marketing basato sulle performance: per raggiungere i risultati l’affiliato utilizza tutti i canali promozionali, sfruttandone tutte le potenzialità. Strumenti come SEO, Copywriting persuasivo, DEM, Video advertising, Mobile advertising, Social advertising, SEM e Native sono delle grandi opportunità se sapete come usarli. Ma se l’obiettivo è capire come migliorare le strategie di web marketing per guadagnare online o acquisire più clienti dovete pensare e agire come affiliati professionisti.”

Così viene presentato “Affiliate Marketing” di Giannicola Montesano, In effetti, quello dell’Affiliate Marketing è uno dei paradigmi più interessanti e di prospettiva futura per l’advertising. Lead generation, content marketing, copywriting, SEO sono solo alcuni dei temi più interessanti che leggerai.

Facci sapere!

e) Etno Blogging per Tribù Digitali. Trasforma il tuo Pubblico in una Community

Quanto sono importanti oggi le community? Tanto, soprattutto nell’ambito digitale, dove si trasformano e aggregano in vere e proprie tribù. Aggregazioni il più delle volte spontanee, unite da una sub-cultura di appartenenza, a cui guardare con interesse per costruire relazioni solide e durature. E il libro di Riccardo Esposito “Etno Blogging per Tribù Digitali” racconta come avvicinare e alimentare questi gruppi di grande valore.

Per ulteriori dettagli, trovi già una recensione all’opera nell’articolo-recensione “Etno Blogging per tribù digitali: con il libro di Riccardo Esposito, trasformi il pubblico in una community!”.

f) Personal Storytelling. Costruire Narrazioni di Sé Efficaci

Nell’era della comunicazione è ormai normale sentir parlare di storie. La narrazione viene considerata alla stregua di un ingrediente indispensabile, che tutti sono convinti di maneggiare con abilità e che, apparentemente, è in grado di cambiare il risultato di una campagna pubblicitaria o una strategia di marketing. Ma quali sono le regole da applicare quando la narrazione riguarda noi stessi? Quanto siamo in grado di “raccontare” noi stessi con l’obiettivo di conquistare chi si ritroverà fra le mani la nostra storia?

Si presenta così “Personal Storytelling”, il nuovissimo libro scritto dal Ninja Francesco Gavatorta e da Andrea Bettini. Due Guru dello Storytelling che si uniscono: non può che nascere qualcosa di interessante! Un’opera consigliata a chiunque voglia o debba conoscere i framework e gli strumenti per raccontarsi al meglio in rete. Dunque, a tutti 🙂

g) Hacking Marketing. Metodologie Agili per un Marketing Moderno ed Efficace

Intervenuto a Milano in luglio come guest speaker del Social Business Forum 2016, per gli esperti di tech e digitale Scott Brinker è un professionista che non ha certo bisogno di presentazioni. Il suo blog Chief Marketing Technologist si sta battendo da anni per conoscere ed esplorare una nuova figura ibrida di marketer, capace di integrare conoscenze di marketing e business con skill informatiche non banali.

E “Hacking Marketing” ne è un risultato eccellente, perseguendo la strada già tracciata. Ne avevamo già parlato all’interno del post “Digital Summer 2016: la lista dei 5 libri tech e digital da leggere sotto l’ombrellone”.

Buon Natale, immersi nella cultura digitale e tech!

Allora, hai già le idee più chiare su cosa regalare a Natale? Spero di sì: tra un morso di panettone e un brindisi con i tuoi cari, non dimenticare che questi giorni saranno anche utilissimi per riflettere e pianificare al meglio il nuovo anno.

Che dire, non resta che augurarci un felice Natale! 🙂

Twitter, il social media scelto per raccontare la guerra

Twitter è nato per raccontare la realtà. Uno dei social media con più account fake al mondo, è nato per raccontare la realtà. Una contraddizione in essere, che però non ha fermato la voglia di proporre e produrre una cronaca in diretta di eventi presenti.

Twitter sta continuando a cambiare il giornalismo, e la relazione tra i lettori e i giornali, tra i lettori e i giornalisti.

Una cosa che di Twitter affascina, è la possibilità di scrivere e chiedere qualcosa in più a chi produce notizie, pareri, visioni sull’accaduto, senza alcuna intermediazione, con semplicità e immediatezza. La stessa semplicità e immediatezza che si riscontra nell’utilizzare i 140 caratteri: pochi, che spesso incontrano la brevità del tempo a disposizione per tweettare, per comunicare al mondo un evento rilevante successo proprio davanti a noi in quel momento.

Twitter, il social media scelto per raccontare la guerra

Secondo una distinzione proposta dal mostro sacro della sociologia dei media Marshall McLuhan, ci sono media caldi e media freddi. Questi ultimi propongono una scarsa qualità e quantità di informazioni, mentre i primi una quantità importante e un’ottima qualità. Twitter è probabilmente partito come medium freddo, per avere sempre più una tendenza al caldo. Un medium temperato, diciamo, sperando che McLuhan non si rivolti nella tomba.

LEGGI ANCHE: Come analizzare i dati su Twitter

Non solo gli asettici 140 caratteri, ma anche fotografie, video (fino a 2 minuti e mezzo), video in diretta in app (da poco con #GoLive), i Momenti. Le interazioni si sono intensificate, i racconti si sono fatti più immersivi.
L’immediatezza resta la qualità più apprezzata della piattaforma di micro blogging, ed è per questo che Twitter è lo strumento social-mediale più usato nelle zone di guerra. Che si tratti di guerra sociale, guerra economica, o guerra nel primo senso del termine.

È il caso, ad esempio, di Bana Alabed, 7 anni, che il Washington Post ha definito la Anna Frank della nostra era. Il diario è Twitter.

Un racconto intenso, grazie anche all’aiuto della sua mamma, dal tragico scenario della città di Aleppo, in Siria. Ogni giorno tweet, fotografie, brevi video, che mostrano al mondo l’orrore e l’incubo che prosegue e che costringe a vivere nella paura migliaia di bambini come Bana, in una città distrutta dalle bombe.

Perché Twitter? Perché è il social media in cui si raggiunge l’editoria, la stampa, i giornalisti, con una velocità a cui nemmeno le agenzie stampa migliori al mondo possono avvicinarsi. Nessun filtro: racconto del reale in tutta la sua interezza.

Dopo il tragico episodio di Berlino, seguito su Twitter con l’hashtag #BerlinAttack, il social media ha cominciato a testare una nuova funzione di alert, attraverso le notifiche push, che è in grado di avvertirci su breaking news, basate sui nostri interessi e sulla rilevanza degli eventi (secondo i criteri di prossimità agli eventi).

Una fonte di Twitter ha confermato a Mashable la novità, che può aprire a diversi scenari, come ad esempio un servizio a pagamento da offrire ai propri utenti, con un servizio di agenzia stampa che non avrebbe pari per immediatezza e completezza di informazioni e punti di vista.

Come poi non ricordare uno dei primi casi di racconto da una “zona calda” del pianeta da parte di un utente Twitter? Stiamo parlando di Sohaib Athar, che non è un giornalista, ma un consulente IT di Abbotabad, la località pachistana dove si svolse il raid dei Navy Seals che portò alla morte di Osama Bin Laden.

Athar tweettò di aver sentito un elicottero e una esplosione, poi rispose a richieste di chiarimento, aggiunse informazioni quando pensava di averne, seguì il filo della storia e offrì il contesto. Divenne così una risorsa per la community di Twitter e per le testate editoriali di tutto il mondo.

Twitter, il social media scelto per raccontare la guerra

Nessun social offre la copertura e l’immediatezza proposte da Twitter, e infatti ogni volta che accade qualcosa di inaspettato di cui veniamo a conoscenza attraverso i media tradizionali, ricerchiamo il fatto su Twitter. È il caso di calamità naturali, come il terremoto nel centro Italia, o di fatti gravi internazionali, come il recente assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia.

Voi, cari ninja, utilizzate Twitter per informarvi? Raccontateci le vostre esperienze sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.

All I want for Christmas is…una campagna di mobile marketing!

Il giorno di Natale quando sarete a tavola con i vostri familiari siete certi che non darete un occhiata al vostro smartphone?

Il tempo che trascorriamo connessi mediante i nostri dispositivi portatili è in costate aumento, la ricerca da mobile sta superando quella da desktop ed è sempre più alto il numero delle persone che preferisce acquistare da smartphone.

Questi dati che impatto avranno sul successo delle campagne natalizie dei brand che come consuetudine anche questo Natale hanno investito  la maggior parte del loro budget in pubblicità televisiva?

Vediamo come alcuni noti marchi hanno saputo cavalcare l’onda delle nuove tendenze realizzando una campagna natalizia multicanale, mentre altri un po’ meno.

Campagna omnichannel per John Lewis con #BusterTheBoxer

John Lewis, la nota catena di grandi magazzini londinesi, anche questo Natale è riuscita a dar vita ad una campagna di successo che sin dal giorno del suo lancio ha saputo coinvolgere con ironia e comicità il grande pubblico.

Protagonista del video mobile friendly realizzato dal brand, Buster un simpatico boxer che la mattina di Natale decide di impossessarsi di un tappetto elastico, regalo destinato alla sua piccola padroncina Bridget. Come si può vedere dal filmato il giocoso Buster si diletta a saltare sul tappeto, regalando un sorriso agli spettatori.   Il comportamento del cane interpreta al meglio quello che è il messaggio conclusivo che il brand ha voluto lanciare: I regali che tutti ameranno.

Lanciato su Twitter, lo spot con il suo hastagh ufficiale #BusterTheBoxer è diventato subito virale conquistando il web.

Non solo video, il brand ha portato gli utenti nel suo magico mondo natalizio attraverso una campagna omnichannel che ha visto protagonisti diversi canali, primo fra questi Snapchat, dove l’azienda ha promosso delle lenti per scattare selfie vestendo i panni di Buster. Anche su Twitter  John Lewis ha puntato sulla personalizzazione realizzando degli sticker per decorare le immagini.

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Non da meno le esperienze uniche vivibili in store, regalando ai fortunati clienti in zona Oxford Street la possibilità di entrare virtualmente nel mondo del simpatico boxer attraverso i visori Oculus Rift, o immergendosi in un video a 360° con indosso Google Cardboard, visibile anche da mobile su YouTube.

La storia di Thomas Burberry

Per celebrare i 160 anni del brand, Burberry da vita ad uno spot di 3 minuti, del tutto simile ad un trailer cinematografico,  in cui racconta la storia di Thomas Burberry mettendo in scena gli eventi storici e iconici dell’azienda. Un video mobile friendly che ha appassionato tutti i fan della storica azienda, generando un notevole buzz online.

Il suo essere del tutto simile ad un trailer ha lasciato pensare al pubblico che si trattasse realmente di un’anteprima cinematografica, sono stati infatti numerosi i curiosi che hanno chiesto al brand a quando l’uscita del film completo.

La nota azienda fashion non ha tralasciato del tutto l’aspetto social e mobile del suo Natale dando particolare attenzione alla comunicazione attraverso Facebook Messenger: per tutti gli  indecisi sul regalo da acquistare Burberry ha messo a disposizione un assistente virtuale, un chatbot che guida gli utenti nella scelta del dono perfetto.

M&S “Christmas with love from Mrs Claus”

Marks & Spencer emoziona con il suo video che ha raccolto milioni di visualizzazioni in pochi giorni, in cui racconta la storia del piccolo Jake, che dopo aver trascorso l’ultimo anno a litigare con la sorella Anna, con l’avvicinarsi del Natale decide di voler fare qualcosa di speciale per lei. Così scrive alla signora Claus che volando con il suo elicottero dalla Lapponia a Londra lo aiuta nella sua missione facendole recapitare il regalo perfetto.

Mrs Claus non rende magico solo il Natale del  piccolo protagonista dello spot, ma anche quello dei clienti dispensando attraverso i social con l’hashtag #LoveMrsClaus e una pagina web dedicata a consigli e idee regalo: la campagna punta al pubblico mobile, che utilizza sotto le Feste app come Twitter, Instagram e Facebook alla ricerca di idee e consigli per i regali.

A Natale da Lidl UK il prezzo è dettato dallo “smartphone” dei clienti

campagna mobile

 

Un’azienda che ha saputo senza dubbio cavalcare la tendenza del mobile first è Lidl con la sua campagna The Lidl Social Price Drop rivolta agli utenti inglesi. Niente spot televisivi, protagonisti assoluti i consumatori e il canale Twitter del brand, dove ogni settimana viene proposto un prodotto tradizionale natalizio, più questo viene retwittato più il prezzo si abbassa.

Un modo innovativo per coinvolgere i consumatori che direttamente dal proprio smartphone all’interno dei supermercati del brand saranno in grado di influenzare i prezzi, e risparmiare durante il periodo natalizio.

“Social Price Drop è una novità assoluta nei supermercati britannici, e siamo elettrizzati dal dare ai nostri clienti il potere di abbassare i prezzi di alcuni tra i nostri migliori prodotti natalizi tramite Twitter” dichiara Georgina Hall, responsabile comunicazione di Lidl UK.

Infine qual è il brand che è riuscito ad emozionarvi e a trasmettervi via smartphone la magia del Natale?

dominio

8 modi per trovare il nome perfetto per il dominio del tuo brand

Sei pronto a trasferire la tua azienda sul web, magari con un bel blog, e hai bisogno di creare un dominio? Niente paura! Scegliere un nome di dominio perfetto per te è più semplice di quello che pensi.

Sicuramente il primo istinto sarà quello di registrare il tuo dominio con l’estensione .com, la quale da trent’anni è una delle più versatili, affidabili e riconoscibili al mondo e che anche i maggiori esperti di branding consigliano di scegliere per il proprio dominio. Ma qual è il modo migliore per approfittare dell’affidabilità e del riconoscimento immediato che .com è in grado di offrire?

Ecco alcuni consigli:

Utilizza i modificatori

Se il nome di dominio che avevi intenzione di scegliere non è disponibile, aggiungi dei modificatori: lettere maiuscole o articoli sono elementi che puoi facilmente utilizzare. Se il nome di dominio è per la tua azienda, considera l’aggiunta di parole che esprimono di cosa si occupa la tua attività. Le combinazioni sono infinite.

Adobe Stock #71229456

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Inserisci la tua posizione

Le aziende attive in ambito locale servono alcune zone geografiche specifiche. Inserire la tua posizione all’interno del nome di dominio può contribuire a rendere il tuo sito più rilevante nella ricerca locale, ma anche a dimostrare il tuo orgoglio nell’appartenere ad una comunità. Questo è molto apprezzato dai clienti. La Austin Mattress, un’azienda di materassi, ha registrato diversi domini basati proprio sulla localizzazione, realizzando un incremento del business solo con le ricerche organiche.

Aggiungi parole chiave

Avere un nome di dominio ricco di parole chiave aiuta ad ottenere più click. In questo modo, ci saranno più probabilità che almeno una delle parole chiave inserite siano state ricercate dagli utenti che decideranno, quindi, di cliccare su quel risultato.

Trova un unico modo per descrivere il tuo business

Molte aziende di successo hanno creato nomi univoci, aggiungendo o rimuovendo una lettera da una parola comune, come Tumblr, per esempio. Oppure grazie alla combinazione di due parole comuni o alla fusione di due parole in una sola, come Facebook e Instagram. O ancora utilizzando una parola comune in un nuovo contesto, come Yahoo.

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Cosa fa il cliente per trovare la tua attività sul browser?

Questa è una domanda che devi farti sempre se vuoi trovare un dominio davvero perfetto per te: se ti cercassero online, come ti cercherebbero? Ad esempio, se fossi un’attività di riparazioni a domicilio con sede a Boston, sarebbe una scelta vincente usare il tuo nome e cognome? Forse no, perché difficilmente un tuo prospect cercherebbe quelli. Se invece utilizzerai un nome come bostonhomerepairservices.com, sarà più facile da ricordare e, sicuramente, ci saranno più possibilità che si risponda alle ricerche delle persone.

Utilizza un acronimo

Molte aziende di successo utilizzano acronimi: AOL, IBM o BMW. Ma è possibile anche abbreviare i nomi di stati o paesi come NYC e USA per inserirli più facilmente all’interno di un dominio.

Estendi il tuo nome di dominio sui social media

Molte persone e molte aziende già consolidate iniziano solo ora il proprio viaggio sul web e sui social media. Per mantenere il tuo pubblico e il successo che ti sei costruito con la tua attività, cerca di utilizzare lo stesso nome che le persone già conoscono e con il quale hanno già una certa familiarità.

Utilizza uno strumento di suggerimento per creare il tuo nome di dominio

Domain Scope è un sito che genera nomi di dominio a partire dalle parole chiave digitate dagli utenti. È un esempio perfetto di tool per aiutarsi a trovare una direzione in questo mondo. Inoltre, sono tantissimi gli strumenti per scoprire i domini scaduti di recente, e quindi di nuovo disponibili ed utilizzabili.

Insomma, scegliere un nome efficace di dominio richiede un mix di flessibilità, creatività e furbizia, oltre che rappresentare un passo importante per la propria attività.

Scegliere l’estensione .com è il primo passo da compiere: il secondo è applicare questi otto consigli, per ottenere, attraverso il tuo dominio e per la tua azienda, un grande successo e sbaragliare la concorrenza!

Google, l’Intelligenza Artificiale e il deep learning

Ogni volta che si digita una domanda sul motore di ricerca di Google, questa viene “memorizzata” restituendo all’utente risposte pertinenti rispetto a ciò che sta chiedendo, che siano le indicazioni per arrivare al cinema o che siano prodotti che si stanno cercando.

Dietro al motore di ricerca c’è quindi un “cervello”- che lavora silenziosamente dietro le quinte, in grado di archiviare una moltitudine incredibile di dati e selezionarli al fine di dare delle risposte coerenti alle ricerche degli utenti: una sorta di ‘Big Brain’, insomma, che nella pratica si sostanzia nel team di ricerca Google Brain.

Il team, nel corso degli anni, ha lavorato a più di 1000 progetti di “apprendimento profondo” che hanno riguardato prodotti Google come Youtube, traduzioni, immagini e tantissimo altro. Con l’apprendimento profondo, i ricercatori possono fornire enormi quantità di dati in sistemi software chiamati reti neurali che imparano a riconoscere “autonomamente” dei modelli all’interno della vastità di informazioni che hanno a disposizione, in maniera molto più veloce di quanto potrebbero mai riuscire gli esseri umani.

L’apprendimento profondo e le sue enormi potenzialità

Il deep learning ha potenzialità pressoché illimitate in grado di rivoluzionare ogni settore industriale e lo stesso stesso Jeff Dean, uno dei cofondatori e leader del team di Google Brain, ha detto: “ci saranno profondi cambiamenti ora che i computer hanno aperto gli occhi” anche se ad oggi i network neurali – nonostante siano in grado di riconoscere schemi e modelli anche meglio degli esseri umani- non sono ancora, fortunatamente, in grado di pensare.

“Il modello di apprendimento umano è frutto per la maggior parte di apprendimento non supervisionato: quando sei piccolo osservi il mondo e poi ogni tanto ti vengono dati dei segnali esterni quali “quella è una giraffa” oppure “questa è una macchina”. La chiave corretta dell’apprendimento è nella combinazione tra apprendimento non supervisionato e supervisionato. Per quanto riguarda l’apprendimento automatico, dobbiamo usarla in maniera maggiore, ancora non ci siamo davvero arrivati.”

ha spiegato Jeff Dean in un’intervista rilasciata al Fortune e parte del suo pensiero può essere rintracciato in una delle sue più citazioni più pertinenti e ricche di significato: “Se non riesciuamo a comprendere le varie informazioni, diventerà molto difficile organizzarle.

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Per capire la portata e la complessità di cosa significhi “comprendere” nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, rimando a questa lezione dello stesso Jeff Dean dal titolo “Large-Scale Deep Learning for Intelligent Computer Systems” sul tema del deep learning tenutasi nell’ambito del Google Tech Talk lo scorso 7 Marzo 2016 presso il Campus di Seul.

L’apprendimento per rinforzo, l’AI e le sue possibili applicazioni

Eppure – ricordiamo – un grandissimo risultato è già stato ottenuto con la battaglia tra Alphago e Lee Sedol nell’incredibile match avvenuto tra l’Intelligenza Artificiale e il campione Lee Sedol in cui il programma ha battuto un essere umano nel gioco cinese del Go, tanto da far ritenere possibili scenari apocalittici di sostituzione delle macchina degli esseri umani.

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“L’idea alla base dell’apprendimento per rinforzo è questa: una persona non necessariamente sa quale azione intraprenderà in ogni occasione; vengono perciò esplorate diverse azioni che si potrebbero attuare e poi ne viene scelta una, quella che sembra essere l’idea migliore, poi si osserva come il mondo esterno reagisce. E’ quello che avviene in un gioco da tavolo quando si agisce a seconda del modo in cui l’avversario gioca. Alla fine, dopo un’intera sequenza di queste azioni si ottiene una sorta di segnale di ricompensa. L’idea è quindi quella di assegnare un credito o una penitenza per tutte le azioni che si sono scelte lungo la strada”

ha chiarito ancora il leader di Google Brain a Fortune, spiegando come mettere in pratica tutto questo sia ancora molto complicato, soprattutto laddove il set di azioni da poter compiere siano tante in ogni momento e non ci sia un risultato di vittoria/sconfitta ovvero lo stesso “output-ricompensa” non sia chiaro né univoco (come invece capita nella realtà a ogni essere umano).

Un problema di non facile risoluzione per l’apprendimento per rinforzo è dunque proprio selezionare quale risultato mostrare da parte del motore di ricerca in caso di una query digitata dall’utente e misurare il grado di apprezzamento di questo rispetto alla pertinenza o meno del risultato scelto.

“L’insieme di risultati di ricerca che possono essere mostrati in risposta a query diverse è  molto ampio e il segnale di ricompensa da seguire non è chiaro. Così come del resto non è ovvio se un utente apprezzi o meno il risultato di ricerca che gli compare davanti; questo è un esempio in cui l’apprendimento per  rinforzo forse non  è abbastanza maturo per operare di fronte a un ambiente incredibilmente non vincolato, in cui i segnali di ricompensa sono meno nitidi.”

ha concluso Jeff Dean, senza però dimenticare di comunicare quali sono le attuali prospettive di utilizzo dell’AI nei prodotti che le persone usano normalmente:

“Utilizzando l’apprendimento con rinforzo abbiamo collaborato soprattutto con DeepMind –[n.d.r. la startup AI comprata da Google nel 2014]- e poi, su alcune ricerche, con il nostro team Map che voleva essere in grado di leggere tutti i nomi commerciali e cartelli che apparivano nelle immagini stradali per comprendere meglio il mondo e sapere se un determinato negozio fosse una pizzeria o qualsiasi altra cosa. Attraverso la lettura del testo in queste immagini, è possibile infatti formare un modello di apprendimento automatico che poi può essere ancora utilizzato per altri studi e in altri campi come le analisi satellitari per stimare, ad esempio, la posizione del solare con gli impianti a pannelli sui tetti”.

Tanti sono quindi i settori di applicazione dell’apprendimento profondo per le macchine e ancora, moltissime risultano le evoluzioni  e le opportunità applicative per la ricerca nel campo dell’Intelligenza Artificiale che, a ritmo serrato, sta ottenendo risultati sempre più incredibili.

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10 grandi idee: le startup di cui sentiremo parlare nel 2017

Le grandi idee hanno sempre possibilità di successo, anche quando le condizioni economiche non sono esattamente favorevoli.

Il 2016 ha accompagnato l’affermarsi di alcune startup già ampiamente salde sul mercato e ha visto nascere imprese innovative che spaziano davvero in tutti i campi: dalla ricerca per la lotta al cancro, alle soluzioni per offrire connessioni più veloci e performanti fino alla strenua competizione per accaparrarsi una fetta di sharing economy, come nel caso di Uber.

Vediamo quali di queste realtà, avviate nell’anno che sta per concludersi, svilupperanno nel 2017  tutto il potenziale delle loro grandi idee.

Starry e il wifi superveloce

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Le grandi idee nascono spesso da bisogni semplici. Pochi secondi per scaricare un film di due ore, questa è la promessa di Starry, una antenna ricevitore wireless capace di fornire banda fino a un gigabit al secondo.

Juicero: il succo più fresco che tu abbia mai assaggiato

A tre anni dal lancio sul mercato, Juicero sfrutta la compressione di sacchetti di frutta per l’estrazione di succo e permette di servirsene senza sporcare e poi dover pulire.

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Ovviamente si connette al Wi-Fi e ha altre caratteristiche che lo qualificano come prodotto innovativo, ma il prezzo di partenza, circa 700 $, ha suscitato qualche perplessità e critica.

Gli investitori però assicurano che il prezzo scenderà velocemente con la crescita dell’azienda.

Grail per diagnosticare il cancro nel più breve tempo possibile

Tantissime novità riguardano il settore dell’Health: Grail ha testato un nuovo tipo di esame del sangue in grado di identificare qualunque forma di tumore con tempi decisamente più rapidi rispetto ai test tradizionali.

Juno, la startup anti Uber

Una alternativa a Uber, una versione più friendly e più conveniente per i driver.

Testato da un piccolo numero di persone, il servizio è attivo solo a New York ma è molto probabile che la startup creata dal fondatore di Viber, Talmon Marco,  faccia parlare molto di sé nel 2017.

Otto, il truck self driving che rivoluzionerà il trasporto

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Perché accontentarsi di un’auto a guida automatica quando puoi avere a disposizione un tir?

Parliamo spesso delle driverless car ma secondo Wired, sarà possibile convertire qualsiasi tir “muto” in un veicolo a guida automatica con circa 30.000 $.

C’è la possibilità, quindi, che il trasporto merci su gomma acceleri lo sviluppo delle tecnologie a guida automatica: un team composto da ingegneri Tesla, Apple e Google sta studiando una serie di sensori in grado di creare flotte autonome di camion, i kit di Otto.

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Athletes of Valor

Alex Stone, un ex sergente dei Marines americani ha fondato questa piattaforma che permette ai team sportivi universitari di reclutare veterani, per impiegarli come coach o motivatori all’interno del team e trasformarli in Athletes of Valor.

Grandi idee: i droni di Zipline paracadutano medicinali nelle zone più isolate del Ruanda

Per cinque anni il team di Zipline è stato segretamente al lavoro sulla sua idea di missione umanitaria.

Ad aprile 2016 ha svelato il suo progetto al mondo: un drone in grado di paracadutare scorte di sangue e medicinali in alcune zone del mondo molto difficili da raggiungere, in particolare luoghi isolati del Ruanda.

grandi idee zipline

Il progetto ha riscosso ampio consenso, tanto da permettere i primi contatti con enti governativi.

Recharge, l’affittacamere a minuti

Hai bisogno di fermarti un’ora per ricaricarti?

Coi tempi frenetici di oggi è una esigenza diffusa ma nessun problema!

Un pisolino e una doccia al volo sono ora possibili grazie alla collaborazione in rete di operatori alberghieri.

La startup Recharge sta sviluppando questo business model; il costo della sosta è circa 66 centesimi di dollaro al minuto. Un prezzo non troppo alto per ricaricarsi e tornare a progettare grandi idee.

Nanit, il baby monitor coi super poteri

Il baby monitor non è certo una invenzione rivoluzionaria, ma Nanit fa decisamente di più: attraverso una videocamera combina i dati sul riposo del pargolo con la classica funzione del monitor.

Si può conoscere per quanto tempo il bambino ha dormito, se e quando si è svegliato e anche identificare le sue posizioni preferite.

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Spotted, native advertising per celebrity

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Spotted è una piattaforma online con sede a Boston e si occupa di celebrity native advertising, servizio che coinvolge già alcuni grandi brand come New Balance e Warner Bros.  Il suo fondatore e CEO è Janet Comenos.

Diventare un leader grazie all'intelligenza emotiva

Diventare un leader grazie all’intelligenza emotiva

“Non sei adatto a rappresentare la nostra azienda”, “Se fossi stato più competente avresti raggiunto gli obiettivi di questo trimestre”, “Questa relazione è patetica, riscrivila”. Come ti sentiresti se il tuo capo usasse con te una di queste frasi? Probabilmente non saresti motivato a fare bene il tuo lavoro, ti sentiresti frustrato e poco stimolato a migliorare. Eppure sono moltissimi i leader di azienda che non si rendono conto che è la loro scarsa intelligenza emotiva a limitare i risultati aziendali.

In un report di Talent Smart, ripreso anche da Forbes, abbiamo trovato tutti gli step che un leader dovrebbe seguire per sviluppare la propria intelligenza emotiva, entrare in empatia con colleghi e dipendenti e migliorare il proprio modo di lavorare.

Allena la tua intelligenza emotiva

Un atteggiamento aggressivo e distruttivo verso il team a lungo andare è deleterio e provoca disimpegno da parte dei componenti della squadra, che penseranno di non essere mai all’altezza dei loro compiti, rinunciando in partenza ad impegnarsi. Ecco perché allenare l’intelligenza emotiva è un utile strumento, non solo per vivere meglio nel proprio ambiente di lavoro, ma anche per produrre di più.

Intelligenza emotiva per i leader

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1. Prova a capire cosa senti e come ti senti

Essere in sintonia con le tue emozioni è essenziale, poiché è sinonimo di auto-consapevolezza.

Non inviare quella mail nel momento esatto in cui sei così arrabbiato. Aspetta di calmarti, perché anche se una email non può esprimere le tue espressioni facciali, la tua postura o il tono di voce, dalle parole che scriverai potrebbe trasparire rabbia e disappunto e l’effetto che otterrai sarà solo di creare frustrazione nel destinatario.

Gestisci la situazione con calma e spirito di collaborazione, rispetto e gentilezza. Il risultato che otterrai sarà collaborazione e disponibilità a risolvere immediatamente il problema.

diventare un leader migliore con l'intelligenza emotiva

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2. Prenditi un attimo di respiro

Dopo aver tenuto a bada l’istinto di scrivere o parlare immediatamente alla persona che ha causato la tua reazione, probabilmente non sarai ancora calmo, ma dovrai gestire le emozioni, di cui ora hai piena consapevolezza.

L’auto-gestione delle emozioni è fondamentale per sviluppare la tua intelligenza emotiva e il modo migliore per calmarsi e ritrovare la serenità giusta per agire è quello di decomprimere gli stimoli visivi, uditivi e di movimento che hai accumulato.

Fermati e respira. Inspira ed espira per sette volte. Ritroverai la calma giusta per non reagire in modo stizzito e compulsivo.

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3. Valuta il tuo destinatario

Mentre stai auto-gestendo le tue emozioni, prendi in considerazione come potrebbe sentirsi il tuo destinatario dopo aver ricevuto la tua comunicazione.

Questa è quella che viene chiamata consapevolezza sociale. L’altro è una persona diversa da te e probabilmente interpreterà soggettivamente la tua comunicazione, sulla base del proprio background, delle proprie risorse e del proprio bagaglio emotivo. Il rischio di un fraintendimento è altissimo e comunicare in modo poco sereno rischia di amplificare questo rischio.

Tutti noi abbiamo una mappa diversa con cui leggere il mondo ed essere coscienti di questo significa avere acquisito consapevolezza sociale.

Leadership e intelligenza emotiva

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4. Metti a fuoco il risultato

Qual è il risultato che desideri effettivamente raggiungere? Come vorresti che si sentissero i tuoi dipendenti per andare avanti e migliorare? Questo è il momento giusto per scrivere il messaggio che ti farà ottenere il risultato che desideri, facendo sentire il tuo destinatario capace, efficace, impegnato, in grado di raggiungere il risultato, motivato.

Questa è la fase della gestione delle relazioni e se sarai in grado di arrivare fin qui, i tuoi risultati si moltiplicheranno facilmente grazie all’intelligenza emotiva, qualcosa di intangibile, che si trova in ciascuno di noi e che costituisce il punto di svolta verso il successo personale e lavorativo, grazie allo sviluppo delle competenze personali e di quelle sociali.

Alla ricerca delle campagne natalizie più cattive

Ok, diciamo la verità: non tutti sono più buoni a Natale. Anzi, certe persone proprio non sopportano le canzoncine in loop in tutti i negozi, gli auguri forzati di semi sconosciuti e l’impellente lista di regali originali e personalizzati da doversi inventare nel poco tempo libero. Ecco perché siamo andati a cercare se un po’ di questo spirito da Grinch si riuscisse a trovare anche tra i brand nella settimana più zuccherosa e bianca dell’anno.

Ecco, non è stato facile. Sembra infatti che, nonostante ci si sia allontanati dalle pubblicità che puntano alla lacrimuccia, il vero win del Natale 2016 è la simpatia. Uno su tutti la campagna di John Lewis su Buster the Boxer. Questo perché l’anno che sta finendo è stato pieno di momenti scoraggianti per i consumatori (Brexit, Trump, Aleppo, devo continuare?) e un sorriso rubato, a questo punto, vale più di un singhiozzo.

Tesi confermata nella pratica da numerosi brand. Un esempio su tutti è PornHub, che non finisce tra i cattivi, ma sicuramente tra i più simpatici. Il titolo è Lonely Night, e il video è questo.

Currys PC World, invece, si concentra sull’idea di Get it right, con un padre che cerca di stupire la famiglia con effetti speciali.

Icelandic Glacial Water aggiunge al fattore simpatia un sacco di pettorali e addominali e anche grazie alla social media star Brock O’Hurn si guadagna tanti sorrisi.

https://youtu.be/iUQoeVks-LQ

Ma qualcuno un po’ più cattivo degli altri, alla fine, lo abbiamo trovato. Hotel Tonight  parla alle paure di molti con la sua campagna Visit, don’t stay: perché sorbirsi il cugino Gary e le sue storie sugli appuntamenti online o le battute stantie di zio Tony? Scappa appena puoi!

In Italia la cattiveria non emerge molto, ma Ceres si fa sentire con la sua ricerca dei maglioni brutti.

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E tu, hai trovato un po’ di cattiveria nei brand questo Natale? Se anche tu sei un po’ Grinch condividi le tue scoperte sulla nostra pagina Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn… E, ovviamente, niente auguri.