LoveBot, il Bot che trasformerà la tua dolce metà in un partner perfetto

Semplificando la questione ai minimi termini, potremmo dire che un Bot può interagire e conversare con altre persone al posto tuo.

Si tratta di una tecnologia che ha raggiunto il suo hype proprio nel corso di questo 2016 e che rappresenta una grande opportunità per le aziende, le quali, grazie ad un utilizzo più o meno avanzato dell’intelligenza artificiale, possono sfruttare le piattaforme maggiormente utilizzate dagli utenti – le app di messaggistica – per automatizzare alcuni processi.

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E se invece di chattare con un Bot fosse un Bot a chattare per noi? È da questa intuizione che nasce LoveBot, realizzato in sole 20 ore al TechCrunch Disrupt SF Hackathon da Guru Ranganathan Karthikeyan Santana (entrambi dipendenti di Microsoft ma a TechCrunch per svago). Di certo nulla sostituirà mai il valore intrinseco di una conversazione reale, ma era inevitabile che “il Bot che invia automaticamente messaggi ai tuoi cari come se fossero stati inviati da te” facesse parlare di sè.

lovebot

Come funziona LoveBot?

LoveBot ti mette a disposizione una semplice interfaccia dalla quale potrai impostare il numero di telefono del destinatario, scegliere la quantità di messaggi da inviare, indicare l’intervallo temporale entro il quale inviarli e definirne diversi mood:

  • Love: per inviare frasi shakesperiane e altre parole d’amore;
  • Casual: perché essere troppo sdolcinati a volte è controproducente o nel caso vogliate utilizzare LoveBot per “coltivare” una semplice amicizia;
  • Motivational: per inviare citazioni ispirazionali (da usare con scrupolo, perché il confine con la banalità in questo caso rischia di essere davvero sottile e potrebbe risultare piuttosto controproducente!)

gurulovebot

Ti stai chiedendo dove puoi scaricare LoveBot? Spiacente di deluderti: l’app non esiste e quello che vedi sopra è solo un prototipo, nonostante la notizia abbia ottenuto un eco ben al di sopra di ogni aspettativa. Guru, uno dei due ideatori, spiega nel suo blog che le reazioni del pubblico sono state essenzialmente di tre tipi:

  1. quelli che hanno compreso lo spirito del progetto e si sono fatti una risata;
  2. quelli che hanno chiesto dove poter scaricare l’app chiedendo di tradurla e adattarla ad altre situazioni;
  3. quelli che invece non l’hanno presa benissimo e che si interrogano su quali danni possa causare alle relazioni umane un’idea così stupida.

Tu, da che parte ti schieri? E se fosse un Bot anche quello che risponde ai messaggi inviati dal tuo LoveBot? 😉

Week in social: IFTTT, i numeri pazzeschi di Facebook e news dal mondo dei videgiochi

Venerdì per i veri Ninja vuol dire tre cose: consegne da smaltire, fuga verso il primo pub o baretto e la rubrica Week In Social, che riassume alcuni dei fatti principali avvenuti durante la settimana nel mondo del digital e social media marketing. Come al solito, infatti, il mondo del marketing digitale è sempre in movimento e anche per questi sette giorni sono successe alcune cosette piuttosto interessanti.

Salvare la community di Vine è possibile

Vine è morto, lunga vita a Vine! Se la scorsa settimana vi avevamo segnalato la triste decisione di Twitter di chiudere il suo “contenitore” di video brevissimi, non tutta la community è restata a piangere la prossima dipartita della piattaforma. Qualcuno ha infatti deciso di rimboccarsi le maniche e creare questo comodo tool online per salvare non solo i video caricati su un profilo, ma anche la lista dei follower e i diversi “revine. Questo è il web che più ci piace: quello che non si ferma di fronte alle avversità ma è sempre attivo e pronto a trovare una soluzione.

save vine
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Il mobile sempre più padrone del web

Sappiamo tutti che i contenuti sono sempre più fruiti su device mobile che sui cari vecchi desktop. Questa settimana si è aggiunto un ulteriore sorpasso: smartphone e tablet hanno sorpassato il pc anche per quanto riguarda il “surfing” su browser web. Il risultato era in realtà già prevedibile dal 2009, quando i trend cominciavano a mostrare l’ascesa del mobile e il declino del tempo trascorso su desktop. Per avere il sorpasso ci sono voluti circa sette anni, ma è ormai un dato di fatto. È tempo di mandare in pensione i grandi schermi dei personal computer? Non ancora, ovviamente. In alcune zone come Regno Unito e Australia il desktop è ancora saldamente al comando e comunque il web browsing da PC e portatili si assesta ancora a un ragguardevole 48,7%.

 

IFTTT

IFTTT: un acronimo complesso per qualcosa di più semplice

If This Then That, per gli amici IFTTT, è uno degli strumenti più amati dai digital addicted del mondo. Come il nome suggerisce, permette di impostare, al verificarsi di certe condizioni (If This), delle azioni automatiche (Than That) che permettono così di semplificare la vita delle persone che lo utilizzano. È possibile, ad esempio, salvare automaticamente gli allegati su Gmail nel proprio spazio Dropbox o, invece, postare come immagini native su Twitter i propri post su Instagram in presenza di un hashtag prescelto.

L’enorme flessibilità di IFTTT è però storicamente il suo tallone d’Achille: da grandi poteri derivano grandi complessità ed alcuni utenti restavano spesso spaventati di fronte un sistema non sempre intuitivo. Quelli di IFTTT hanno deciso allora di darsi una rinfrescata, migliorando il sistema di “ricette” preimpostate trasformandole in “Applet”, attivabili con un semplice tocco.

Anche il sistema di creazione delle proprie “macro” è diventato più rapido, migliorando generalmente la user experience di utenti meno smanettoni. Insomma, viva l’automazione, amica della pigrizia e risparmiatrice di tempo. Un dubbio però sorge spontaneo: che la mossa di IFTTT sia una reazione alla recente comparsa del competitor Microsoft Forge?

facebookgameroom

Anche Facebook scende in gioco…

Quello dei videogame è un business sempre più importante che, grazie anche alla diffusione sempre più capillare degli smartphone e modelli alternativi di commercializzazione come i cosiddetti free to play, coinvolge sempre un maggior numero di utenti. Non ci sono mai stati nel mondo tanti videogiocatori come oggi, tra i gamer più appassionati che si destreggiano con console e pc di ultima generazione e genitori o addirittura nonni che non disdegnano una partita con i celeberrimi Ruzzle e Candy Crush.

Molti giochi mobile utilizzano intensivamente funzioni social. Probabilmente è stato proprio ciò a determinare la scelta di Facebook di lanciare sul mercato una nuova piattaforma, chiamata Gameroom, interamente dedicata ai videogame.

È noto che Mark Zuckerberg osservi sempre con interesse la scena videoludica: uno dei suoi “acquisti più famosi”, Oculus Rift, è nato infatti come strumento votato al gaming più puro. Prima che i cosiddetti “hardcore gamer” gridino al sacrilegio, è giusto chiarire certe cose: al momento Facebook Gameroom non sembra porsi in diretta concorrenza con piattaforme per appassionati come Steam di Valve o Origin di Electronic Arts. Ma le potenzialità del client di Zuckerberg restano; l’enorme utenza di Facebook e il supporto a Unity la rendono decisamente interessante. Staremo a vedere… e  giocare.

…e macina numeri su numeri

Ma la notizia che più ha fatto chiacchierare i social addicted è questa: Mark Zuckerberg, come un semplice quanto efficace video, ha mostrato al mondo intero i numeri delle piattaforme collegate al suo Facebook. L’ultimo quadrimestre ha mostrato risultati da capogiro, che dimostrano il successo delle Instagram Stories, la sempre maggior diffusione delle Live su Facebook e un numero di utenti attivi su Whatsapp che a momenti rivaleggia con quelli della popolazione della Repubblica Popolare Cinese. Un successo, quello di Facebook e del suo creatore, che sembra davvero inarrestabile. Nonostante la concorrenza sia sempre più agguerrita, insomma, Mr. Z è ancora il re indiscusso della scena.

Queste sono solo alcune delle notizie principali dal mondo dei social network. Restate connessi: un ninja aggiornato è un ninja più efficace e letale!

Social Network Analysis: cos’è e perché dovrebbe importarvi

Facebook, Twitter e tutti gli altri social network che conosciamo sono l’oggetto di studio di una scienza, la Social Network Analysis (SNA), che nasce negli anni ’30 come metodologia a supporto di un gruppo di sociologi, i quali volevano studiare le persone, organizzazioni o altre entità non come strutture a sé stanti, analizzarne le relazioni e scoprire come potessero influire sui comportamenti.

Una scienza da non confondere con la Network Analysis: infatti, sono molti i concetti e i metodi condivisi, ma hanno avuto sviluppi paralleli. La prima si occupa di entità sociali, la seconda di ogni cosa che possa rappresentata con un grafo. La teoria dei grafi, infatti, è alla base di entrambe.

Le antiche origini

La paternità della teoria dei grafi è attribuita a Eulero, uno dei più importanti matematici del ‘700. La usò, pensate, per risolvere un problema di geometria: quello dei sette ponti di Königsberg.

Se volete provarci, il problema è (apparentemente) semplice: in quella città ci sono sette ponti, e si tratta di scoprire se sia possibile, passeggiando, attraversarli tutti, ma una volta sola.

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Nella teoria dei grafi il problema può essere rappresentato con punti (le zone della città) collegati da linee (i ponti). Molti sistemi complessi possono essere rappresentati da un grafo, una specie di mappa fatta di punti (nodi, nel linguaggio specifico) e linee (ariste).

La teoria dei grafi fornisce i concetti e gli strumenti per analizzare e studiare queste mappe, un po’ come la matematica fornisce il linguaggio per descrivere e studiare il mondo.

Il problema dei sette ponti rappresentato come grafo.

Il problema dei sette ponti rappresentato come grafo.

La teoria dei grafi, come la matematica astratta, è una scienza a sé, con gli studiosi concentrati sui problemi teorici che essa pone.

La Network Analysis e la Social Network Analysis la usano per creare dei modelli semplificati della realtà da studiare o del problema da risolvere. Come la matematica sta alla fisica o ad altre scienze, così la teoria dei grafi sta alla SNA.

Dopo i sociogrammi usati da Jacob Moreno per rappresentare le relazioni tra gruppi di persone, già nel 1950 si parla di social network quando J.A. Barnes usa i grafi per rappresentare i legami sociali all’interno di un villaggio di pescatori scandinavo.

Nel 1967 un esperimento di Stanley Milgram lancia l’espressione sei gradi di separazione, un concetto oramai noto grazie ai moderni social network e ad un film: si presume che ogni persona sia collegata ad una qualsiasi altra persona nella terra da una catena di conoscenze fatta da non più di 6 persone.

L’esperimento originale prevedeva il recapito di lettere da diverse zone degli Stati Uniti ad una specifica persona di Boston. Molti anni dopo l’esperimento fu ripetuto ma utilizzando le e-mail. Recentemente il gruppo di analisti di Facebook lo ha ripetuto all’interno della rete del social network.

Negli anni la catena sembra essersi accorciata: dai sei gradi di separazioni rilevati da Milgram (ma egli non usò mai questa espressione!) si passa ai 4 scarsi rilevati dagli studiosi Facebook.

Gli usi

La Network Analysis può essere usata per studiare sistemi complessi di qualsiasi genere, purché rappresentabili con un grafo. I campi di applicazione sono moltissimi e le scoperte spesso sorprendenti. In biologia la si è usata per studiare le interazioni tra i geni di un organismo, in logistica per studiare le reti di trasporti, in informatica per ottimizzare l’instradamento dei pacchetti di informazione in internet.

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La usarono i servizi segreti americani per catturare Saddam Hussein, e alcuni dipartimenti di polizia per rilevare l’esistenza di organizzazioni terroristiche o criminali.

Ma c’è anche chi la usa per scoprire l’indice Kevin Bacon: un numero che indica i gradi di separazioni tra Kevin e un qualsiasi altro attore. Volete scoprirlo? Basta andare su Google e digitare il nome dell’attore preceduto dalla frase “bacon number”. Scoprirete così i film che, in qualche modo, legano entrambi.

Perché può essere importante usarla

Capire i collegamenti tra le persone e come le informazioni si propagano nella rete di relazioni che le legano può aiutare a migliorare la comprensione del proprio pubblico e ottimizzare sia il messaggio che la spesa per sponsorizzarlo.

Secondo alcuni studiosi, tra cui Duncan Watts, esperto teorico delle reti e autore di libri come “Six degrees: the science of a connected age” e “Everything Is Obvious: Once You Know the Answer”, non bisognerebbe preoccuparsi troppo di identificare e coinvolgere gli influencer per lanciare un prodotto. Sarebbe preferibile, e forse meno costoso secondo Duncan, identificare nella rete le persone sensibili al messaggio da propagare e raggiungerne il maggior numero possibile incoraggiandole a condividerlo. La struttura della rete farà il resto.

Secondo gli studiosi infatti, non è il numero di persone quello che conta, ma come sia strutturata la rete che li lega.

Incoraggiare le connessioni tra le persone aumenta il numero di possibili vie di propagazione delle informazioni. Maggiore è il numero di vie che le informazioni da propagare potrebbero percorrere, più alta sarà la possibilità che viaggino più velocemente (tecnicamente la lunghezza media del percorso tra due punti della rete si accorcia).

Sarebbe consigliabile dunque seminare le informazioni in una rete ben strutturata.
La SNA conferma anche, e per motivi simili a quelli appena esposti, che sia deleterio aumentare artificialmente il numero di followers o fan della vostra rete:  il rischio è quello di diluire le connessioni tra di esse e quindi rallentare la diffusione delle notizie. Proprio il contrario di ciò che vorreste.

Cento persone disseminate in un grande parco cittadino difficilmente si parleranno tra loro. Aggiugerne altre 10 o 20 non migliorerà la situazione. Se invece create una occasione di incontro (una festa? Un barbecue?) cominceranno a parlarsi e a costruire una rete più fitta, che veicola meglio le informazioni.

Una curiosa ricerca della Nothwestern University relativa ai musical di Broadway fece una scoperta interessante: il successo di un opera teatrale non era tanto legata al budget per il marketing o alla notorietà del regista. Per il successo e per un maggior numero di critiche positive risultò invece determinante quanto fossero strette le relazioni tra il cast e gli altri lavoratori.

Infine, una adeguata conoscenza della rete può aiutare a fare previsioni accurate sulle reazioni possibili delle persone, anticipando possibili crisi e permettendone una gestione migliore.

Esattamente come per le epidemie è possibile identificare gruppi di persone che possono favorire il contagio. Uno studio relativo all’epidemia di influenza aviaria del 2009 permise di scoprire che si sarebbe potuto fermarla con due settimane di anticipo e vaccinando un minor numero di persone, identificando il gruppo, nella rete, più connesso.

Certo, analizzare una rete, specie se complessa come quelle presenti nei social network online non è semplice sia per le competenze necessarie che per la disponibilità dei dati. Non sempre i social network li mettono completamente a disposizione o lo fanno a condizioni particolari.

Ma in molti casi può essere sufficiente utilizzare strumenti disponibili gratuitamente in Rete per avere almeno una conferma di certe vostre intuizioni.

Se si volesse approfondire si può sempre ricorrere a strumenti a pagamento messi a disposizione da società specializzate.

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eCommerce Manager

eCommerce Manager: le sfide e le opportunità della professione

Il trend della vendita online attraverso l’utilizzo di siti eCommerce è in continua crescita con un incremento di eBuyer dal 30% nel 2007 al 53% nel 2015 e le aspettative sono sempre più alte anche per il 2016. Per questo la scelta di formarsi per diventare eCommerce Manager è stimolante e lungimirante.

L’eCommerce Manager si preoccupa di rendere l’esperienza di acquisto online sempre più emozionale per il target ed è una figura manageriale essenziale.

Cosa non può mancare in un eCommerce Manager di successo?

Lavorare come eCommerce Manager

Credits: Adobe Stock #103494285

Le skill adatte, l’istruzione giusta e un buon bagaglio di esperienza sono il punto di partenza.

Per diventare un eCommerce Manager di successo e ottenere buoni risultati, è importante creare un’efficace user experience che attragga e mantenga il pubblico sul sito.

Come? Anche impiegando le soft skill e le attitudini personali proprie e del team.

Una personalità creativa e propositiva, una forte determinazione in grado di motivare sé e gli altri, capacità di coordinamento e conoscenza del settore in cui ci si va ad inserire sono caratteristiche indispensabili, ma le attitudini personali non bastano.

Istruzione ed esperienza sono requisiti essenziali per intraprendere questo tipo di carriera.

Laurea in marketing o economia e specializzazione sul mondo eCommerce sono valide basi su cui costruire la propria offerta nel mondo del lavoro e l’esperienza precedente nella vendita online costituisce certamente una via d’accesso preferenziale.

Come rimanere sempre aggiornati e non rischiare di restare indietro in un mondo fatto di rapidissimi cambiamenti?

La formazione, come quella offerta da Ninja Academy nel Master Online in eCommerce Management, ti consente di conoscere i trend del momento, studiare i casi di successo, ricevere aggiornamenti utili su tool e piattaforme dedicate, per essere sempre preparato in un settore che promette ancora un enorme sviluppo, anche in Italia.

Il capitale umano rappresenta uno dei punti di forza di qualunque progetto vincente, specie di uno impegnativo come la gestione di uno store online: il team, una squadra coesa e motivata, capitanata da un eCommerce Manager di successo, porterà alla conquista di risultati importanti.

Ultimo, ma non per importanza, saper amministrare il budget: un eCommerce Manager che si rispetti deve avere ben presente scadenze e budget a disposizione per creare una strategia efficace.

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Compiti e campi applicativi

eCommerce manager 3

Se ti riconosci in queste caratteristiche e pensi che la posizione dell’eCommerce Manager sia giusta per te, vediamo di capire meglio il ruolo di questa figura all’interno del panorama aziendale.

L’eCommerce Manager deve conoscere la piattaforma eCommerce, sia a livello tecnico basico, sia a livello di contenuti e capacità di gestione, sicurezza compresa.

L’abilità di gestione del rapporto acquirenti e fornitori è un altro aspetto importante, con la creazione di economie di scala e di un sistema di logistica integrato.

Il coordinamento e la supervisione del team di lavoro, uniti ad uno sviluppo coerente e aggiornato dei piani marketing, permettono un miglioramento delle prestazioni; infine l’analisi dei dati aggregati per valutare l’andamento dei risultati e la prontezza di reazione in caso di malfunzionamenti o lamentele da parte degli utenti contribuirà a migliorare l’esperienza dei visitatori.

Un eCommerce Manager è una risorsa importante in diversi ruoli aziendali e lo sviluppo tecnologico che accompagna la crescita dell commercio online colloca questa figura lavorativa tra quelle più richieste nei prossimi anni.

A seconda del settore e della dimensione dell’azienda, le opportunità di carriera cambiano, così come la busta paga, ma il settore è in grande espansione e si presenta come una scommessa sicura, investendo su una formazione specifica.

Tutti i numeri di un settore in crescita

come diventare un ecommerce manager

Credits: Adobe Stock #120894562

Fare acquisti online sta diventando sempre più un’abitudine tra i giovani, 25-34 anni, che rappresentano il 74% degli acquisti via eCommerce.

Questo modo di fare shopping risulta sempre più comodo per coloro che passano la maggior parte del loro tempo al lavoro o fuori casa e per chi cerca beni e servizi non disponibili nel suo mercato di riferimento.

Nel 2015 gli eBuyer hanno comprato online di tutto, preferendo vestiti e attrezzature sportive, vacanze e viaggi, casalinghi e giocattoli, biglietti per concerti o eventi ed infine libri e riviste.

Sul tema geotrend, al primo posto in Europa troviamo la Gran Bretagna, seguita da Danimarca e Germania (noi con l’Italia siamo solo terzultimi), mentre nel panorama internazionale l’Europa è solo terza per volumi di transato, preceduta dalla regione asiatica e dal Nord America.

Se c’è chi ancora preferisce coltivare un rapporto personale con i commessi del negozio o toccare con mano il prodotto prima di acquistarlo, e chi ha ancora paura della tutela della sua privacy online o di non sentirsi sicuro nell’ambito pagamenti, il 70% degli eBuyer è soddisfatto dei propri acquisti e non ha trovato nessun problema nel processo di acquisto.

tetti solari e pannelli solari tesla

Tetti solari, la rivoluzione di Musk parte dalle nostre case

Con tetti solari rivoluzionari Elon Musk cambierà il mercato mondiale dell’energia.

Non con fantascientifici treni superveloci, né con razzi in grado di decollare, atterrare e decollare nuovamente.

Un pannello solare attraente, in grado di rivoluzionare il concetto stesso di abitazione, attraverso la realizzazione di coperture più innovative, efficienti e belle di quelli attuali.

In poche parole? Tetti solari, tetti migliori, in grado di contenere i costi di installazione e manutenzione. E produrre energia.

Si tratta del primo prodotto nato dalla collaborazione di Tesla con Solar City, dopo la recente acquisizione che aveva destato qualche perplessità fra gli investitori. Un considerevole passo avanti nelle applicazioni tecnologiche del settore, presentato durante un evento agli Universal Studios di Los Angeles il 29 Ottobre.

Una volta che i pannelli solari di Musk saranno sul mercato, non ci sarà motivo per comprare altro.

Tesla, indiscusso simbolo di innovazione e tecnologia sostenibile a livello mondiale, possiede l’appeal necessario per trasformare un comune pannello solare in un prodotto desiderabile, puntando sulla creazione di uno status symbol

Sembra che Musk abbia fatto propri i preziosi insegnamenti Apple.

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Il lungo percorso dell’autonomia energetica parte dai tetti solari

Già nel 2006 Elon Musk aveva dichiarato i suoi sforzi in ricerca per alimentare, in un presente prossimo, le nostre case, imprese e veicoli con energia pulita, libera da emissioni di carbonio.

La semplicità apparente dell’obiettivo condivisibile pagava la totale assenza di infrastrutture e formazione specializzata: le differenti legislazioni ostacolano la diffusione di standard unici per le nuove forme di mobilità e i veicoli elettrici faticano ad affermarsi come vera alternativa ai roboanti, obsoleti e inquinanti motori a combustione.

tetti solari e pannelli solari tesla

Utilizzare energia elettrica per alimentare i nostri strumenti non è tecnicamente impossibile.

Più difficile risulta rendere le tecnologie accessibili e comprensibili. Impresa ardua è fornirle a prezzi accessibili e, in questo modo, modificare lentamente abitudini e comportamenti.

Il co-founder di PayPal ha quindi programmato un percorso preliminare, su cui instradare le grandi rivoluzioni che aveva (e ha) in mente.

Costruire batterie efficienti a prezzi finalmente competitivi, renderle facilmente utilizzabili e compatte.

Immagazzinare energia in queste batterie e montarle su sistemi progettati per fare a meno del combustibile fossile.

Ancora più importante, rendere questi prodotti attraenti per i consumatori e redditizi per le aziende.

Quindi vendere tanto, tanto e tanto ancora.

 

Si tratta di slegare la produzione di energie rinnovabili e oil free da temi meno lucidi, legati all’inquinamento o a inclinazioni personali riguardo la soggettiva sensibilità ambientale, e spostare il focus su una serie di prodotti competitivi e dal design moderno, innovativi e molto, molto smart.

I tetti solari di Musk, il futuro si fa attraente

Il nuovo tetto solare di Solar City punta proprio a questo: le tegole di Musk sono bellissime, un prodotto di lusso che riproduce le raffinate striature dei vetri della tradizione toscana e, con la stessa cura del dettaglio, l’ardesia.

Questi pannelli, insieme alla nuova versione della Powerwall che garantisce una performance superiore del 100% rispetto al modello precedente, permettono di alimentare senza problemi un appartamento di quattro camere.

Il costo della Powerwall 2 è adesso inferiore ai 5.000 euro.

Lo sviluppo del tetto solare di Solar City era nei piani di Musk da parecchio tempo.

Per approcciarsi adeguatamente a questo mercato, era necessario sdoganare una tecnologia ancora troppo di nicchia: i pannelli solari venivano commercializzati da anni con successo moderato.

tetti solari e pannelli solari tesla

Il sistema fotovoltaico standard era poco competitivo, il silicio e i metalli impiegati costosi.

Installazione e manutenzione potevano essere eseguite solo da personale altamente qualificato e le performance non particolarmente brillanti scoraggiavano molti curiosi.

E poi erano brutti, brutti davvero. Non erano affatto un buon investimento.

Sebbene la prima versione della Powerwall non sia stato un best seller delle società affiliate di Musk, la sinergia con i prodotti di Solar City può contribuire a spingere anche la nuova versione della batteria e portare nelle nostre case un nuovo modello energetico, più sostenibile.

Riuscirà Musk a vincere la resistenza delle abitudini attraverso il bello?

La sentenza, come sempre, spetta ai volumi di vendita ma è innegabile che Musk sappia guardare lontano ed è probabile che abbia già in mente una distribuzione capillare dei prodotti Tesla e Solar City attraverso l’apertura di store fisici al dettaglio, per fornire alle persone una esperienza d’acquisto aderente al 100% alla vision aziendale.

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I fondatori di Vine lanciano Hype, una nuova app di streaming

Live-streaming è un mercato affollato: Facebook la fa da padrone in questo mondo, così anche app come Vine sono finite nel dimenticatoio. Eppure Vine non ci sta: così i suoi co-fondatori, Colin Kroll e Rus Yusupov, non mollano la presa e hanno lanciato Hype, un’applicazione per lo streaming video che promette di offrire molto di più rispetto alla concorrenza.

Hype sembra infatti avere molte funzionalità multimediali che vanno oltre la solito esperienza live-streaming. Il pubblico può interagire con le dirette live attraverso i sondaggi, i voti, le domande, e gli streamers possono scegliere di evidenziare eventuali commenti nel video stesso.

Introducing Hype from Hype on Vimeo.

Gli streamers possono anche spostare sullo schermo la finestra del video e inserire all’interno dello stesso, durante lo streaming live, qualsiasi contenuto multimediale presente sul proprio smartphone, come una canzone, un video, un’immagine, emoji, temi in background o una GIF. Una particolare funzione, chiamata Sparkle, permette inoltre agli utenti della community di selezionare ciò che si avvicina maggiormente ai loro gusti e ai loro interessi.

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Questo crea molte opportunità divertenti per il live streaming: c’è molto potenziale in Hype ma bisognerà vedere quanto la community saprà trovare in queste novità delle modalità per fare video in diretta.

Al momento la versione iOS di Hype è disponibile gratuitamente nell’App Store; per quanto riguarda Android gli sviluppatori hanno promesso che Hype arriverà su Google Play molto presto.

MySMark, destination personality

MySmark, il viaggio è questione di personalità

Il suo nome è Mysmark ed è una startup italiana emigrata all’estero, in Irlanda, impiegata nel settore della customer experience.

Il suo scopo è quello di fornire alle aziende tool e dati in grado di misurare e incrementare la fidelizzazione dei clienti, migliorando la brand reputation.

Questa volta nel mirino di Nicola Farronato e del suo team è finito il settore turistico e la relazione e identificazione che il turista prova con la meta scelta per il viaggio, paragonata allo stretto rapporto esistente tra consumatore e brand.

La ricerca a tema destination personality ha portato MySmark a intervistare circa 2000 viaggiatori italiani in partenza per l’Irlanda, dimostrando la realtà della loro tesi: il viaggiatore sceglie la meta in base all’identificazione della propria personalità con il luogo di destinazione.

mysmark

Abbiamo rivolto alcune domande a Nicola, per saperne di più sulle ricerche nel settore Travel.

Che cos’è MySmark e cosa significa destination personality?

MySmark è una innovativa tecnologia che, partendo dalla misurazione e profilazione dell’esperienza dei consumatori nel settore turismo, fornisce strumenti e soluzioni per migliorare la conversione e l’acquisizione dei clienti online.

MySmark è stata sviluppata dal team B-sm@rk sulla base di cinque anni di ricerca e sviluppo, partiti dall’importanza che i dati emozionali (su tutti personalità, profilo emozionale e sentiment) hanno sul comportamento dei consumatori.

Destination personality è un nuovo filone di ricerca specializzata per il settore travel e turismo nata per rispondere alle esigenze di marketing che le destinazioni e i loro stakeholder devono affrontare nel complesso mercato odierno.

Il concetto di fondo di questo nuovo prodotto è il legame e valore che la personalità umana (dei consumatori) può avere rispetto alla personalità di un luogo (destinazione).

Il nostro team ha potuto sviluppare metodologie e strumenti innovativi per misurare, monitorare e predire la possibilità di una destinazione di attrarre un certo tipo di turista/consumatore, esplorando sentieri di estremo valore per il marketing del turismo e del territorio.

Le destinazioni pilota sono state Dublino, Bergamo e Venezia.

Si potrebbe dire che “le mete sono lo specchio dei viaggiatori”. Quanto conta questo in termini di marketing per i brand di travel?

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Assolutamente sì. Dalle nostre recenti ricerche, che hanno coinvolto un campione di oltre 5000 consumatori, abbiamo potuto misurare degli effetti diretti tra la personalità dei turisti e la scelta della destinazione, il motivo del viaggio e il tipo di accomodation prenotata, l’aspettativa pre-partenza e il feedback durante e dopo la visita.

Abbiamo identificato e modellato dei driver molto interessanti che hanno un impatto sulla soddisfazione del turista, la sua identificazione con il luogo visitato, la sua raccomandazione della destinazione rispetto al suo network di familiari e amici. Non da ultimo la sua intenzione a ritornare nel luogo visitato.

Queste scoperte possono rappresentare delle novità assolute in termini di marketing del turismo e dei brand di travel. In particolare pensiamo alla misurazione del gap tra immagine del brand/destinazione e identità dello stesso, ovvero come i diversi punti di vista di consumatore e business possono essere avvicinati tramite tecniche e tattiche di marketing capaci di premiare la soddisfazione del cliente e la vendita del servizio, prodotto o brand ottimale.

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Come raccogliete i vostri dati e in che modo li misurate per gestire le informazioni sulla destination personalitiy?

L’approccio destination personality è quello di ottimizzare la raccolta di dati esplicita e implicita, guardando al percorso del consumatore prima-durante-dopo il suo viaggio.

Nei recenti progetti fatti tra Italia e Irlanda abbiamo cercato di declinare punti e momenti di raccolta dati (touchpoints) complementari, dalle survey assistite ai form online, da punti di contatto di prossimità a chioschi digitali self-service.

Nello specifico per la destination personality abbiamo adottato delle scale specifiche, frutto dello stato dell’arte della letteratura scientifica in materia, capaci di coprire con un numero di dimensioni che variano da cinque a sei le caratteristiche salienti di quello che si chiama destination personality e brand personality di una destinazione.

La vostra ultima ricerca è stata “italiani in Irlanda”: ci racconti il dietro le quinte e i risultati ottenuti?

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Abbiamo coinvolto circa 2000 turisti italiani che hanno visitato l’Irlanda nell’estate 2016.

È stato un progetto piuttosto articolato dal punto di vista logistico, visto che ha coinvolto ben quattro aeroporti italiani (Venezia, Treviso, Bergamo, Bologna), alcune attrazioni di Dublino, oltre 30 uffici per il turismo irlandese sparsi in tutta l’isola, e oltre dieci persone di staff sul campo.

I risultati sono stati molto molto interessanti. Abbiamo cominciato a mappare aspettativa e reale esperienza percepita da ciascun profilo di turista considerando sia l’Irlanda come macro destinazione che alcune micro-destinazioni come Dublino, la Wild Atlantic Way, il Sud-Est irlandese e l’Irlanda del Nord.

Abbiamo analizzato i principali trend che mettono in relazione il profilo socio-demografico del turista, la sua personalità e la motivazione del viaggio, la scelta dell’alloggio e l’immagine che i turisti avevano delle destinazioni principali.

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Abbiamo potuto constatare con molta soddisfazione che le scale di destination personality utilizzate sono capaci di differenziare bene i luoghi presi in considerazione e che possono ritornare delle informazioni molto utili in termini di:

  • customer satisfaction;
  • promozione della destinazione da parte del turista (net promoter score);
  • intenzione di rivisita.

Prima destination Irlanda, quali sono i progetti futuri?

Stiamo raccogliendo interesse su questo nuovo filone di ricerca da parte di nuove destinazioni sia in Irlanda che in Italia e Svizzera.

Naturalmente il nostro obiettivo è quello di coinvolgere in questo progetto tante destinazioni in Europa e di espanderci presto su altri continenti, come Asia e Sud America.

Continueremo anche il nostro sodalizio con l’Ente per il turismo Irlandese, in particolar modo focalizzando nuove categorie di turisti, come i flussi di visitatori asiatici, in rapida crescita.

Social Media Hacks: recupera la Free Masterclass On Demand

Mercoledì 28 settembre Filippo Giotto, Luca La Mesa  e Simone Tornabene docenti del Corso Online in Social Media Marketing,  hanno tenuto la Free Masterclass Social Media Hacks – Tecniche, trucchi e strumenti per dominare sui social. Se te la sei persa non temere, perché la trovi disponibile On Demand sul sito di Ninja Academy.

Social Media Hacks

Ognuno di noi ha attivato un profilo Facebook, un account Twitter e Instagram, e ne conosce peculiarità e dinamiche di base. La gestione professionale dei social network è però un tipo di attività che presuppone la conoscenza di precisi strumenti e tecniche atti a migliorare la presenza e la visibilità di aziende, prodotti e servizi.

La gestione e il monitoraggio dei canali social passa quindi attraverso la definizione di un piano editoriale e la capacità di intercettare il pubblico di riferimento.

Nel loro lavoro quotidiano, i professionisti affrontano questa gestione con tecniche avanzate che permettono di far emergere i propri contenuti nel miglior momento e al giusto target, di incrementare efficacia ed efficienza delle campagne paid, di creare un equilibrio armonioso tra comunicazione social e attività di marketing offline.

Quali sono i trucchi per migliorare la social media strategy che solo gli addetti ai lavori conoscono?

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Be Ninja!

Twitter: nuove funzionalità per combattere gli abusi

Twitter promette alcune migliorie nella lotta per gli abusi sulla sua rete: la società ha comunicato che introdurrà nuove funzionalità che gestiscano in modo efficace la spinosa questione della sicurezza sul social network.

Una mossa, questa, che si presenta come un rimedio e un riscatto nei confronti della reputazione ultima del social network: l’habitat naturale ed ideale per i troll. Reputazione che, a quanto pare, sembra aver impedito l’acquisizione della piattaforma da altri investitori.

Lo stesso Twitter ha detto che il suo team ha lavorato duramente negli ultimi mesi per costruire “importanti misure di sicurezza aggiornando le proprie policy per dare un maggior controllo agli utenti sulla propria esperienza sul social”. I cambiamenti saranno aggiornamenti significativi, dicono, e noi vogliamo credergli.

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Twitter: libertà, sì. Ma nel rispetto di tutti

Twitter è un social che funziona proprio perché libero e aperto nei confronti del mondo che si propone di osservare: tuttavia, si sa, la libertà d’espressione implica anche il rischio di esporsi ad attacchi spesso gratuiti, offensivi e spiacevoli. Soprattutto sui social.  Nasce così l’esigenza di tutelare gli utenti per evitare che i comportamenti messi in atto da alcuni di questi, che mirano ad intimorire, molestare o utilizzare la paura per mettere a tacere la voce di altri utenti, possano avere spazio sulla piattaforma twittera.

Non più tardi di quest’estate, l’attrice Leslie Jones, annunciata con entusiasmo su Twitter, si è presa una pausa dal social a seguito di attacchi razzisti a lei rivolti. Questa vicenda ha spinto il co-founder e CEO di Twitter – Jack Dorsey – ad affrontare pubblicamente la questione: sono infatti state introdotte già alcuni cambiamenti sul social.

Nel mese di agosto, Twitter ha aggiunto due nuove funzionalità che permettono agli utenti un maggior controllo sulle notifiche che ricevono e sui tweet che vedono.

L’obiettivo è quindi quello di trovare il giusto equilibrio fra la libertà di espressione e la sicurezza e la tutela degli utenti, confidando nel fatto che ognuno possa essere libero di dire quello che vuole, ma sempre nel totale rispetto degli altri.

Con queste nuove introduzioni, siamo sicuri che Twitter sia sulla strada giusta.

Cinque TED talk che ogni Social Media Manager dovrebbe guardare

Che cos’è TED? È un’organizzazione no profit che ha come obiettivo quello di diffondere idee di valore (ideas worth spreading è il pay off). Il primo evento TED si tenne in California 32 anni fa, e col passare degli anni ha proposto molteplici iniziative oltre alla conferenza annuale negli Stati Uniti. In questi eventi, i maggiori protagonisti del “pensare” e del “fare” a livello internazionale sono invitati a raccontare le loro idee in un tempo stabilito, della durata massima di 18 minuti. Gli interventi sono messi a disposizione, gratuitamente, sul sito del TED e su YouTube (oltre che sull’app mobile ufficiale).

I 5 TED talk che ogni Social Media Manager dovrebbe guardare

I TED talk sono una vera fonte di ispirazione: spaziano in ogni campo e settore, offrono spunti interessanti e punti di vista unici. Abbiamo quindi deciso di raccogliere i 5 TED talk più utili per un Social Media Manager, idee di valore che potranno sbloccare la vostra creatività, per rendervi più produttivi e brillanti quando si tratterà di creare una nuova strategia social per i vostri clienti.

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Matt Cuts: Try Something New For 30 Days

Uno dei modi migliori per mantenere alta l’ispirazione è quello di sperimentare, provare cose nuove. Matt Cuts crede che se ci impegnassimo per 30 giorni a provare qualcosa di nuovo (qualsiasi cosa) ogni giorno, otterremmo risultati incredibili. Nel social media management tentate nuove soluzioni, così da costruire nuove abitudini, migliorare la fiducia in voi stessi e accrescere la vostra creatività.

Derek Sivers: How To Start A Movement

Focalizzatevi sulla costruzione di una community: forte, unita, attenta, pronta a interagire con voi. La base utenti è il vero cuore pulsante del social media management e del marketing online. In soli 3 minuti di TED talk, Derek ci mostra come avviare un movimento. Perché ciò che realmente volete, è influenzare con la vostra comunicazione le azioni di qualcuno.

Alexis Ohanian: How To Make A Splash In Social Media

Ecco come, in poco più di tre minuti, Alexis Ohanian spiega come tuffarsi nel mondo dei social e ottenere un largo consenso. Think out of the box, stupire le persone con contenuti inediti, che riescano a saltare all’occhio degli utenti nel mare magnum delle bacheche social.

Seth Godin: The Tribes We Lead

Seth Godin è un vero e proprio guru nel mondo del marketing. In questo talk egli sostiene che Internet abbia posto fine al marketing di massa, riportando l’uomo (ora utente) a una dimensione passata, quella delle tribù. Ogni tribù online si fonda su idee e valori condivisi, e i brand devono capire a quale tribù parlare e come fare per ingaggiarla.

Tim Leberecht: 3 Ways To (Usefully) Lose Control Of Your Brand

Lasciatevi andare! Perdete il controllo del vostro brand. Tim Leberecht parla della possibilità di mollare la presa sulla costruzione della reputazione online del brand per permettere una maggiore crescita dopo una fase stagnante. Se il marchio è focalizzato sul mantenimento del controllo su ogni aspetto della comunicazione online, non lascerà che la genuinità delle conversazione e il loro libero e “biologico” flusso possano davvero costruire una reputazione sana e vera del brand.

Ora ti senti ispirato, motivato e creativo? Se conosci qualche altro TED talk che credi possa essere utile per il social media management, postalo sulla nostra pagina Facebook.