WhatsApp per iOS permette ora di inviare e ricevere GIF animate

Sono passati più di due anni da quel febbraio 2014 quando Facebook acquistò WhatsApp per 19 miliardi di dollari. Molti i cambiamenti, soprattutto strutturali, della piattaforma, per trasformarla da semplice app di messaggistica in qualcosa di più: in un social network. Ultimamente, ad esempio, è stata introdotta la possibilità di personalizzare foto e video, sulla falsa riga delle feauture di Snapchat, il vero grande nemico dell’impero di Zuckerberg.

LEGGI ANCHE: WhatsApp può bloccare la crescita di Snapchat?

WhatsApp implementa le GIF

Su iOS è disponibile dal 6 novembre un nuovo aggiornamento di WhatsApp, e nei “dettagli” recita così:

• puoi ora inviare e ricevere GIF animate;
• puoi ora inviare i video che durano 6 secondi o meno come GIF animate. Basta toccare su GIF dopo aver scelto il video;
• invia Foto Live come GIF animate. Basta toccare in 3D una foto live da “Allega – Libreria Foto/Video” e scegliere “Seleziona come GIF“.

Whatsapp per iOS permette ora di inviare e ricevere GIF animate

Ovviamente si possono inviare le GIF che sono già presenti nel vostro rullino fotografico, oppure potete selezionarle dalla libreria di WhatsApp, che integra quella (quasi) infinta di Giphy.

Avete così l’opportunità di ricercare le GIF attraverso semplici parole chiave, un po’ come accade su Twitter.
Grazie all’editor già implementato nelle versioni precedenti dell’app (di cui facevamo menzione in apertura), potete inoltre modificare le GIF con emoji e testo, per renderle davvero uniche.

Whatsapp per iOS permette ora di inviare e ricevere GIF animate

Come abbiamo potuto leggere tra le novità dell’aggiornamento, l’ultima versione di WhatsApp permette anche di trasformare i video, entro i 6 secondi, in GIF prima di inviarli. Potreste dunque creare un Boomerang sfruttando l’app della suite di Instagram, e poi inviarlo come GIF animata ai vostri amici.

WhatsApp si conferma sempre più come un social network, sfidando apertamente Snapchat.

Avete già provato ad inviare GIF su WhatsApp? Diventerà il nostro passatempo preferito tra noi ninja.

Frontiers Health 2016

Frontiers Health 2016, vieni a scoprire il futuro della sanità

Nel settore della sanità, il termine innovazione è stato tradizionalmente riservato allo sviluppo di nuove terapie, farmaci, o dispositivi medici. Come potrai scoprire durante il prossimo Frontiers Health, oggi si esplora, invece, l’innovazione in un contesto più ampio, grazie alle grandissime opportunità offerte per esempio dall’analisi dei dati e dalla costruzione di un rapporto nuovo con il paziente.

Frontiers Health è la prima conferenza europea sull’Health Innovation, durante la quale potrai scoprire le nuove tendenze ed esplorare le possibilità offerte dall’innovazione, costruendo network e ascoltando gli speaker più interessanti del momento.

Frontiers Health 2016, a Berlino per scoprire il futuro dell’Health

Il 17 e 18 novembre Berlino diventa il centro delle conversazioni su digital disruption e nuove tecnologie nell’Healthcare, grazie alla partecipazione di grandi oratori che stimoleranno la riflessione durante i workshop e i keynote.

Frontiers Health 2016 Berlino

L’evento ti offrirà un quadro completo dell’ecosistema del Digital Health, anche grazie alla presenza di un comitato direttivo d’eccezione, che comprende nomi come David Orban – Founder & Managing Partner Network Society Ventures, Doug Hayes – CEO di Junto Health – Open Innovation Consortium, Marc Sluijs – Digital Health Investment Advisory, Min-Sung Sean Kim – Venture Capitalist, Allianz Ventures, Digital Health, Pascal Lardier – Executive Director Health 2.0, Paul Tunnah – CEO Pharmaphorum Media.

Imprenditori ed esperti provenienti da moltissime discipline ti forniranno la loro visione per il futuro della sanità, per condividere i loro sforzi verso una rivoluzione in chiave innovativa di tutto il settore, con temi legati alle terapie digitali, alla possibilità di sfruttare il design per risultati migliori in termine di salute, all’innovazione nelle assicurazioni sanitarie, alle partnership strategiche e molto altro.

LEGGI ANCHE: Digital transformation nell’Healthcare Marketing. Iscriviti alla Free Masterclass

Chi incontrerai al Frontiers Health

Partecipare all’Health Frontiers, significa innanzitutto incontro. Potrai conoscere le aziende e le startup dell’Health più innovative, ma anche incontrare investitori chiave dell’Ue.

Frontiers Health 2016, vieni a scoprire il futuro della sanità

Potrai ascoltare Thomas Sutton nel suo talk e scoprire come progettare percorsi intorno alle persone; assisterai alla interactive masterclass di Peter Cook su leading innovation, creatività e impresa; scoprirai come si costruisce un futuro digital nella sanità con Roberto Ascione.

Scopri il programma completo e cogli l’occasione dello sconto del 15% riservato ai lettori di Ninja Marketing.

> Iscriviti al Frontiers Health 2016 utilizzando il codice sconto Ninja: ninja20_fh16

Il Frontiers Health 2016 di Berlino promette di essere un momento di vero scambio tra relatori e delegati provenienti sia da grandi aziende che da startup emergenti.

Se vuoi aiutare la tua azienda ad accelerare in materia di innovazione, o se stai appena iniziando a esplorare le opportunità e il potenziale di questi strumenti, i due giorni del Frontiers Health saranno il modo migliore per apprendere le conoscenze di base necessarie a prendere decisioni strategiche, incontrare aziende e costruire nuove collaborazioni.

Twitter, Kashmir, Land Rover: i migliori annunci stampa della settimana

I migliori annunci stampa della settimana, per iniziare bene con la rubrica più creativa di Ninja Marketing.

Self Promotion: Ship

annunci stampa della settimana
L’agenzia PencilWings a Mumbai ha realizzato questi poetici annunci stampa per farsi pubblicità.
annunci stampa della settimana
annunci stampa della settimana

Client: Pencil Wings
Agency: PencilWings, Mumbai
Country: India

Kashmir Blind Spot

annunci stampa della settimana

La questione del Kashmir è annosa e controversa. Per sensibilizzare i Paesi, ciechi alle sofferenze di questa nazione, l’agenzia Black Sheep ha realizzato delle stampe usando il Braille.

annunci stampa della settimana

annunci stampa della settimana

Brand name: Jammu Kashmir Coalition of Civil Society/ JKCCS
Agency: Black Sheep
Country: India
Category: Government & Other Authorities

#LoveTwitter

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Per la nuova campagna in Colombia, il social network cinguettante si è affidato all’agenzia Geometry Global, Bogotá e all’illustratore Oscar Correa.

annunci stampa della settimana

annunci stampa della settimana

Brand: Twitter
Agency: Geometry Global
Creative Directors: Edwin Pineda, Enrique Gonzalez Wilches, Carlos Arredondo
Art Directors: David Chona, Enrique Gonzalez Wilches
Copywriter: Eduardo España
Illustrator: Oscar Correa
Country: Colombia

Super Nature: Made Of Incredible Stuff

annunci stampa della settimana

Per la nuova campagna di Super NatureSHEDcsc ha usato un’atleta davvero speciale: Turia Pitt. Cinque anni fa, Turia è rimasta vittima di un incendio mentre correva una super maratona in Australia. Dopo l’incidente, ci sono volute centinaia di operazioni per  poter riprendere a correre.

Client: VESCO FOODS
Agency: SHEDcsc
Production: The Pool Collective
Country: Australia

Land Rover South Africa: Genuine Parts

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Bucare nel bel mezzo di un safari non è un’esperienza piacevole. Potreste sempre trovarvi faccia a faccia con un gorilla mentre cercate di sostituire la gomma. per evitare ogni rischio, Land Rover invita a utilizzare pezzi di ricambio originali.

Category: Automotive
Client: Land Rover South Africa
Agency: Publicis Machine
Country: South Africa

LEGGI ANCHE: “Bayer, Lincoln, 3M: i migliori annunci stampa della settimana

Che la creatività Ninja sia con voi! Buon lunedì.

Digital Design Days Milano: la rivincita dell’Italia digitale

Questo post è stato scritto da Matteo Botto, Co-founder & Art Director di Fightbean

Si sente spesso parlare dell’Italia come fanalino di coda del mondo tecnologico. Un posto dove non succede mai niente, o se succede è spesso la brutta copia di qualcosa già successo altrove.

A volte però si sentono anche storie diverse, come quella dei Digital Design Days di Milano, “nati per la scommessa di creare qualcosa che non si era mai visto in Italia”, citando Filippo Spiezia, ideatore dell’evento, dal palco dell’Hotel Nhow Milano, in via Tortona 35. Una scommessa vinta grazie anche agli altri founders, The Meeting Lab e Graffiti e soprattutto ad OFFF Barcellona che ha creduto nel progetto ed è stato fondamentale per la creazione del programma.

Tre giorni (dal 27 al 29 ottobre) super fitti di conferenze e workshop, con speakers e partecipanti da tutto il mondo e da tutta Italia, e un contest di progetti digitali (siti web, app, installazioni, motion design) al quale era iscritto anche il nuovo sito Ninja Marketing, realizzato da Fightbean.

La sensazione che abbiamo avuto partecipando all’evento è stata che qualcosa di molto grosso si stia muovendo in Italia. Il livello degli studi che lavorano nel digital design, delle agenzie e dei freelance presenti era veramente alto. Rincuorante anche il fatto che i presenti non provenissero solo dai classici poli industriali e digitali della penisola (Milano e Torino) ma da tutta Italia.

Gli speaker dell’evento sono tutti citati in questo fantastico video in stile arcade anni ‘80 dei NERDO, creative animation studio di Torino, che ha curato i titoli di testa dell’evento.

DDD + OFFF Italy 2016 Main Titles from NERDO on Vimeo.

Alcuni dei talk più interessanti

Vasava (ES)

Vasava, importante studio di Barcellona, ha esposto alcuni dei lavori più rilevanti degli ultimi anni indagando il loro rapporto con clienti importanti come Nike e Adobe. Impressionante anche il concept per la celebrazione dei 15 anni dell’OFFF Festival di Barcellona. Il fondatore dell’evento Hector Ayuso si è addirittura tatuato una parte del progetto sulla gamba.

OFFF UNMASKED INTRODUCTION 2015 from Vasava on Vimeo.

Dog Studio (BE)

Mentre il mondo del digital design è sempre più orientato al flat design e a Google Material, Dogstudio cerca di essere innovativo creando delle grafiche immersive, che giocano su effetti di sovrapposizione e trasparenze pur mantenendo un’elevata attenzione all’usabilità.

L’intervento è stato molto tecnico, analizzando in dettaglio il rapporto tra wireframes e layout, i primi incredibilmente curati e vicini al risultato finale.

Anton and Irene (US)

Ex Directors di Fantasy Interactive, una delle agenzia di UX e UI più famose al mondo, sono da alcuni anni sulla cresta dell’onda come studio di Digital Design Indipendente.

Partendo dall’assunto che “Se progetti prima la UX il design poi sarà noioso, se cominci con il design la UX sarà un disastro”, i due hanno sviluppato un sistema di lavoro simultaneo, progettando contemporaneamente UX e UI e andando a rifinire l’uno il lavoro dell’altro in degli step successivi.

(Anton and Irene)

(Anton and Irene)

Media Monks (US)

I Media Monks hanno invece raccontato come è organizzata un’azienda così grande con sedi in tutto il mondo, con diversi team di lavoro (cluster) e un workflow che nasce dal metodo “lean design” ovvero suddiviso in sprint.

(Media Monks)

(Media Monks)

AQuest (ITA)

Agenzia di Verona che da anni spopola sui siti di Awards, AQuest si è presentata con uno speech molto emozionante e personale, parlando del coraggio di lavorare al di fuori degli schemi e della propria comfort zone.

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I vincitori dei Digital Design Awards

Ha fatto incetta di premi AQuest, ben quattro, vincendo i riconoscimenti per le categorie Game Design, Uso della Fotografia, Realizzazione Tecnica e Progetto E-Commerce. Gli altri vincitori, distribuiti equamente tra le altre categorie, sono stati Razorfish, DLVBBDO, Thinkng About, Studio Aira, Vergani e Gasco, Antonella Sinigaglia, Awd Agency, Roll Studio, Lab81, Monogrid, Vertigo, Nicola Selleri, Roberto Miroddi, Adoratorio, Nicolas Blaisot-Balette e Riccardo Giraldi.

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Quattro invece i premi principali: Preferito del Pubblico (Awd Agency con il progetto Annie), Digital Agency of the Year (AQuest), Digital Freelance of the Year (Filippo Bello), e Digital Project of the Year (Nerdo con il progetto Beer di Charles Bukowsky).  

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’ideatore e founder di DDD, Filippo Spiezia.

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Questo evento celebra il Design Digitale in tutte le sue forme. Com’è secondo te la situazione in Italia e come è cambiata la tua percezione dopo l’evento?

In Italia ci sono tantissimi bravi professionisti. È sempre importante confrontarsi con le grandi realtà internazionali e c’era assoluto bisogno di ricompattare una community fervente spaesata tra tanti piccoli eventi differenti. Siamo contenti che si siano ritrovati in questo appuntamento che abbiamo indicato da subito come imperdibile, e il successo dell’evento e i feedback ricevuti (tantissimi e tutti positivi) ce lo hanno confermato.

Come è nata la collaborazione con OFFF e quanto è stato importante nella creazione del programma?

Ho partecipato a circa 10 edizioni di OFFF, sia a Barcellona che on tour. Ho creato una grande rete di contatti, ho conosciuto Hector Ayuso,  ed è salito in me il desiderio di portare in Italia questo evento fenomenale che tanto ha dato a tutti i designer europei (e di tutto il mondo). Siamo contenti di esserci riusciti, ed è solo l’inizio.

OFFF ha creduto nel nostro progetto e ci ha dato fiducia da subito, tanto che siamo esclusivisti di OFFF in Italia. Sono tutti, peraltro, rimasti molto colpiti dal successo del nostro evento. Una grande partenza!

Qual è stato il tuo talk preferito?

La qualità dei relatori è stata altissima, incedibile! Tutti bravi e ognuno ha dato qualcosa di diverso e di nuovo. Per citarne alcuni: Hello Monday, Anton e Irene, Mucho, Riccardo Giraldi, Dog Studio, Media Monks, senza dimenticare tutti i nostri bravissimi connazionali.

Durante la chiusura dell’evento hai accennato alla nuova edizione. Quando si terrà? Hai qualche anticipazione da darci?

La prossima edizione si terrà in giugno, e sempre a Milano. Comunicheremo le date precise il prima possibile.

Abbiamo già iniziato a lavorare e avremo ospiti altrettanto eccezionali: David Martin – Fantasy Interactive, Matias Corea – Behance, Rob Ford – FWA, Field, solo per citarne alcuni.

Siamo fiduciosi che la prossima edizione sarà ancora più imperdibile, ci stiamo divertendo molto nell’organizzarla e siamo molto emozionati a riguardo!

Migliorare se stessi come si migliora un prodotto

Migliorare se stessi come si migliora un prodotto

La rivoluzione digitale ha portato con sé molti cambiamenti concettuali, uno dei più importanti è quello dell’aggiornamento, termine caro a tutte le aziende.

Lo smartphone che abbiamo acquistato meno di un anno fa è già considerato superato se non obsoleto, la versione dell’app Facebook che abbiamo aggiornato la settimana scorsa ha già una nuova versione con miglioramenti delle funzionalità, eliminazione di bug e nuova interfaccia.

Il cambiamento è continuo, persistente e obbligato per le aziende che devono rimanere ai vertici del mercato di riferimento.

I prodotti e i servizi non sono gli unici ad essere soggetti a continui cambiamenti e miglioramenti. I processi di lavoro, le dinamiche di gruppo, le strutture organizzative e le funzioni aziendali lo sono allo stesso modo.

In Giappone, il concetto di Kaizen, letteralmente “cambiare in meglio”, è stato applicato al mondo del lavoro facendo riferimento alle attività che possono aiutare a migliorare i processi che coinvolgono i dipendenti, i lavoratori della catena di montaggio, ma anche il CEO.

È possibile migliorare se stessi come si migliora un prodotto?

Migliorare se stessi come si migliora un prodotto

Pensiamo per un attimo alla giornata tipo di un individuo qualunque: incontra il suo analista per discutere dei suoi problemi, va in palestra per dimagrire o potenziare i muscoli, partecipa a workshop per aggiungere skill al suo curriculum; in sostanza lavora giornalmente per rilasciare una nuova versione di se stesso, eliminando i bug e aggiungendo nuove funzionalità.

Il nocciolo della questione è che migliorarsi non è affatto facile: serve volontà, capacità di cambiare e di far fronte alle conseguenze del cambiamento, bisogna resistere agli ostacoli che si incontreranno durante il lavoro ma è anche necessario avere quella personalità che ci eviti di perdere di vista la nostra identità.

Migliorare se stessi come si migliora un prodotto, in che modo?

Affidarsi ai feedback degli utenti

Un team che si occupa dello sviluppo di un prodotto o di un servizio ha l’obbligo di costruire le funzionalità delle nuove versione basandosi, in parte, sul feedback degli utenti.

Ci sono casi in cui i feedback possono essere negativi. Cosa succede allora? Il team si riunisce e cerca la soluzione ideale per migliorare il prodotto.

Lo stesso funzionamento dovrebbe essere valido per noi. Dovremmo ascoltare con estrema attenzione i feedback di coloro che ci circondano (colleghi, amici, famiglia) per identificare le aree di auto-miglioramento.

LEGGI ANCHE: Come il neuromarketing può migliorare il tuo business

Ottimizzare il tempo

Migliorare se stessi

Il rilascio della versione migliorata di un prodotto richiede tempi precisi.

Occorre ottimizzare il tempo per rilasciare il prodotto al momento giusto. Allo stesso modo, dovremmo stabilire le nostre scadenze per l’auto-miglioramento.

Dare una scadenza al nostro obiettivo di miglioramento è un passaggio cruciale e obbligatorio.

Identificare gli elementi che ci differenziano dagli altri

I prodotti vengono creati o aggiornati per riempire i buchi del mercato. Per fare questo occorre creare un elemento di differenziazione unico.

La stesso concetto è facilmente applicabile alle persone, soprattutto nei luoghi di lavoro.

I dipendenti di un’azienda dovrebbero guardarsi intorno e individuare una competenza unica attraverso la quale differenziarsi dagli altri per riuscire ad aiutare l’azienda in una particolare area di lavoro ed essere indispensabili.

Zygmunt Bauman definisce la nostra società col termine “liquida”:

una società può essere definita liquido-moderna se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.

Ci sarà sempre la prossima versione, della nostra applicazione preferita, di quel fastidioso bug nel software, della fotocamera del telefono, e lavorando in modo costante anche di noi stessi.

Lifestage: l’app di Facebook per gli under 21 arriva anche su Android

Non è una novità che Facebook, uno dei social network di più vecchia data, non abbia fatto presa sulle nuove generazioni. Complice la ridotta privacy dei teenager nei confronti di genitori e parenti, presentissimi tra la cerchia di amici, che costringono i ragazzi a filtrare la pubblicazione dei loro aspetti più intimi sul social.

Questo fenomeno fa sì che le nuove generazioni defluiscano naturalmente su altri social meno “formali“, in primis Snapchat. Sono in particolare gli utenti tra i 13 ed i 17 anni a essere scappati da Facebook: tra il 2015 ed il 2016 il gruppo con questa fascia di età rappresenta solamente il 16,5 % degli user.

 

Un social off-limits per gli over 21

Su queste basi nasce Lifestage, un social network dedicato ai ragazzi under 21. Ideata da Micheal Sayman, l’app è stata introdotta in agosto per i sistemi iOS e solamente da qualche giorno è disponibile anche per i dispositivi Android. La particolarità? I contenuti pubblicati da utenti under 21 non sono visibili a utenti con un’età superiore, i quali si devono accontentare di pubblicare i propri post senza poter sbirciare quelli degli altri.

In questo senso, uno dei problemi legati a questo nuovo social, riguarda la difficoltà di riuscire a far rispettare le linee guida legate all’età. Lifestage infatti, non ha modo di poter verificare l’esattezza dei dati anagrafici inseriti dagli utenti. Per i controlli il nuovo social network si affida esclusivamente sull’aiuto degli utenti stessi, i quali possono segnalare la presenza di profili sospetti o abusivi.

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I protagonisti di Lifestage: le scuole e gli studenti

Non è altro che un ritorno al principio quello di Zuckerberg, che decide di tessere la sua nuova rete sociale usando come fili collanti i luoghi più frequentati dai teenager: le scuole. Infatti, al momento dell’iscrizione a Lifestage, ogni utente è tenuto specificare l’istituto scolastico che frequenta e potrà visualizzare altri profili solo nel momento in cui almeno 20 compagni si siano iscritti al social e abbiano inserito e confermato la scuola frequentata.

Per raggiungere questo giovanissimo target Zuckerberg usa come esca l’entertainment, ideando un social dal design colorato e divertente in cui poter raccontare brevi storie della propria quotidianità, attraverso video e  foto da arricchire con cornici, stickers e scritte.

Data la fitta concorrenza, rappresentata da Snapchat e Instagram Stories, riuscirà davvero Zuckerberg nel suo intento di catturare i giovani nella sua nuova rete sociale?

Uno, nessuno e centomila: l’identità digitale tra Ologrammi e Realtà Aumentata

Alzi la mano chi non ha mai sognato di poter teletrasportarsi come in un episodio di Star Trek. Non bisogna essere nerd per sognare ad occhi aperti divorando serie tv e libri di fantascienza, perché la tecnologia riesce spesso a sorprenderci rendendo reale ciò che la mente umana è in grado di immaginare.

Stampanti 3D, realtà virtuale, ologrammi: le tecnologie che negli ultimi anni ci stanno sorprendendo e proiettando verso un “futuro fantascientifico” stimolano entusiasmo – ma anche qualche domanda.

Come cambieremo con l’AR e gli ologrammi?

“Essere presenti”: ecco il plus che secondo Tim Cook rende così unica una delle tecnologie più promettenti del futuro che lentamente sta muovendo già i suoi primi passi nelle nostre vite. L’interesse di Cook, CEO Apple dal 2011, verso la realtà aumentata non è di certo una novità e rivela – in una recente intervista per la BBC – quanto l’appeal dell’Augmented Reality diventi sempre più forte anche per l’azienda di Cupertino, decisa ad esplorare, integrare e sperimentare la tecnologia in modo innovativo nei propri hardware.

Come cambierà il nostro modo di percepire con l’integrazione della realtà aumentata nelle nostre vite?

La realtà virtuale è già entrata nel nostro presente e ne diventerà una parte integrante grazie a dispositivi come Oculus Rift di Facebook e PlayStation VR di Sony o Microsoft HoloLens. La realtà aumentata disegna un futuro che integra sempre di più i pixel nella nostra vita quotidiana, in grado di definire nuovi modi di vivere la routine: dalle interazioni alle esperienze di gioco, dall’apprendimento al modo di vivere le distanze.

Per percepire le potenzialità della realtà aumentata, secondo Tim Cook, è sufficiente osservare l’impatto che ha già avuto nelle esperienze di gaming. Anche chi è risultato immune al fascino di Pokémon Go, infatti, ha potuto notare quanto il progetto di Niantic sia stato in grado di rivoluzionare non soltanto l’esperienza di gioco dei consumatori, ma anche il modo di guardare la realtà, attraverso schermi mobile e abitudini di gioco che hanno ridefinito azioni quotidiane, fino al verificarsi di momenti pericolosi o peculiari.

LEGGI ANCHE: Gli effetti di Pokémon Go su Nintendo e sulle persone

L’esperienza di gioco immersiva ed integrata nella realtà che ha saputo creare Pokémon GO è solo un esempio delle caratteristiche, modalità di fruizione e potenzialità che l’Augmented Reality è in grado di sviluppare anche in altri settori.

Holoportation: il teletrasporto made in Microsoft

L’azienda di Redmond sta rendendo l’AR il suo cavallo vincente, con diversi esperimenti – tra gli ultimi il progetto sviluppato in collaborazione con il Jet Propulsion Laboratory della NASA, grazie all’utilizzo dei visori HoloLens Microsoft, per consentire l’esplorazione e lo studio virtuale e realistico della superficie di Marte attraverso la sua riproduzione olografica.

Ma qual è il quid che potrebbe portare i visori Hololens di Microsoft nelle nostre vite? La possibilità di “teletrasportarsi”, per esempio. Grazie agli ologrammi, come ha spiegato di recente Shahram Izadi,  responsabile presso Microsoft Research, saremo in grado di cambiare il nostro modo di comunicare e interagire nell’ambiente circostante.

Attraverso la proiezione e la riproduzione in 3D della persona, saremo in grado non soltanto di “materializzarci” in ambienti distanti da quello in cui ci troviamo ma potremo anche interagire in tempo reale grazie alla riproduzione in 3D degli ologrammi visualizzabili indossando il visore HoloLens.

Come cambierà la customer experience con l’utilizzo della tecnologia Microsoft? Cosa proveremo riguardando i nostri ologrammi in 3D in miniatura? In che modo vivremo le relazioni a distanza attraverso visori in grado di smaterializzare e, allo stesso tempo, restituire la distanza e la presenza dei propri affetti in ambienti familiari? Come ridefiniremo i nostri percorsi di acquisto utilizzando i nostri “avatar digitali” per provare prodotti e servizi?

Immersività, interazione e condivisione: queste alcune delle caratteristiche sulle quali puntano Microsoft ed Apple, insieme ad altri grandi player in campo tech, dando forma ad un futuro che è già presente e che, probabilmente, inciderà anche sulla nostra identità.

Sono le esperienze a diventare più reali e tangili o è la nostra identità a smaterializzarsi e a percepire e vivere in modo diverso la realtà (reale e virtuale)?

Non ci resta che osservare come la realtà aumentata e gli ologrammi reinventeranno le nostre vite di consumatori e di esseri umani.

Vine e altre storie di startup chiuse dopo l'acquisizione

Vine e altre storie di startup chiuse dopo l’acquisizione

La scorsa settimana Twitter ha annunciato la chiusura di Vine, celebre app per la pubblicazione di video loop di massimo sei secondi.

La startup era stata acquisita nel 2012 per 30 milioni di dollari, con la speranza che video brevi e facilmente condivisibili potessero aumentare il traffico su Twitter.

Vine

In questi quattro anni Vine ha però dovuto fronteggiare concorrenti agguerriti come Instagram, Snapchat e lo stesso Facebook, senza nessun rinnovamento o integrazione nelle sue funzionalità, eccetto qualche piccolo aggiornamento. Ha finito così per perdere progressivamente il suo potere di attirare nuovi user.

Nonostante ciò, l’app è rimasta molto apprezzata dai suoi utenti più fedeli e alcuni tra i Top Viner hanno persino tentato un accordo per salvarla, non solo proponendo un piano di pubblicazione di contenuti per generare visite ed engagement, ma anche proponendo una serie di miglioramenti del prodotto che avrebbero potuto renderlo più semplice da utilizzare e quindi più appetibile ai nuovi utenti.

Vendere o non vendere? Alcune considerazioni dopo la chiusura di Vine

Vine e altre storie di startup chiuse dopo l'acquisizione

Gli interrogativi sulla scelta di Twitter non si fermano, ma rinunciando alla vendita gli utenti potranno preservare il proprio archivio video e di conseguenza anche i tweet collegati.

L’opzione chiusura, inoltre, mette a riparo il brand da un altro rischio: la proposta di acquisizione da parte di Pornhub.

Non ultima, infine, la motivazione economica: il processo di vendita potrebbe essere troppo costoso per una società che dichiara di voler abbattere i costi. Offrire la tecnologia dietro Vine potrebbe significare regalare delle competenze per la creazione di un altro prodotto competitor per Twitter.

LEGGI ANCHE: Twitter chiude Vine: quando le potenzialità del contenuto non bastano

Anche WhatsApp a rischio?

WhatsApp

Vine non è la prima app ad essere chiusa dopo un’acquisizione importante.

Rimanendo in Italia, possiamo pensare alla vicenda di Pizzabo: dopo essere stata venduta al suo maggior competitor, Justeat, la startup e i suoi dipendenti hanno visto definitivamente svanire i sogni di grandezza, in un’altra delle comuni storie di colossi che acquistano realtà minori non solo per espandersi, ma anche per soffocare una concorrenza che potrebbe diventare temibile.

I rischi dopo una acquisizione sono tanti. Innanzitutto quello che venga fagocitato da parte dell’acquirente tutto il possibile in termini di tecnologie e competenze, mentre il resto venga fatto morire, senza investimenti in aggiornamenti e miglioramenti nella startup acquisita.

C’è chi si domanda se un futuro simile sia previsto anche per WhatsApp in favore di Messenger.

Per il momento però, dato il numero di utenti dell’app, questo è un rischio ancora lontano. In più, Zuckerberg sembra non lasciare intentato nulla nella sua strategia, per questo non ha lasciato che WhatsApp diventasse obsoleta. Tutt’altro, sono stati molteplici gli aggiornamenti dell’app rilasciati e le nuove funzionalità introdotte.

Black Friday: la check list per una strategia vincente

Il più grande giorno dedicato allo shopping e ai super saldi è dietro l’angolo: Black Friday, il venerdì nero, una delle tante tendenze che l’Italia ha acquisito dagli USA e che quest’anno cadrà il 25 Novembre,  segnando l’inizio dello shopping pre-natalizio.

Sapevate che più del 55% dei consumatori decide di fare acquisti sia online che in-store proprio in occasione del Black Friday? Bene, allora è tempo per i brand di iniziare a pianificare la propria strategia di comunicazione per un Black Friday di successo.

Nell’era digitale in cui viviamo, di certo non mancano i modi e la creatività per coinvolgere il proprio pubblico, ma vediamo le mosse giuste da compiere per essere pronti e preparati ed emergere nella folla della concorrenza durante il giorno dei mega sconti.

Studiare le campagne di successo del passato

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Il primo passo da compiere per un team di esperti di marketing dovrebbe essere quello di rivedere le campagne dedicate al Black Friday degli ultimi anni, cercando di capire cosa ha funzionato bene e cosa invece non ha portato grossi risultati.

Ogni azienda dovrebbe guardarsi indietro cercando di individuare i prodotti e i servizi più venduti, in modo tale da capire in quale direzione spingere la propria strategia di marketing.

Un’attenta analisi consentirà di prevedere quali saranno i mezzi giusti da utilizzare e di conseguenza preparare il messaggio perfetto con il linguaggio giusto in base ai vari canali.

Premiare i clienti più fedeli

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Date un occhiata alla vostra lista contatti, individuate il segmento dei vostri clienti Vip, e inviate loro delle offerte e degli sconti esclusivi. È un modo per ringraziarli che di certo non passerà inosservato agli occhi dei fedelissimi!

Scegliere il giusto canale social

Non tutti i social network sono uguali, in base al vostro business alcuni possono portare più traffico e conversioni di altri. Fondamentale è dunque pianificare una strategia, scegliendo i canali in cui i vostri clienti sono più attivi.

I consumatori fedeli che decidono di seguire un brand sui social sono in attesa di ricevere buone notizie e soprattutto promozioni a loro dedicate.

Ottimizzare il sito per il mobile

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Da un recente studio condotto da StatCounter è emerso che per la prima volta a livello mondiale, il numero degli utenti connessi da mobile supera quello di coloro i quali accedono ad internet da desktop.

L’anno scorso, durante il giorno del Black Friday, le vendite avvenute da mobile sono arrivate a raggiungere i 900 milioni di dollari negli Stati Uniti, e il Gruppo Alibaba ha raggiunto l’incredibile cifra di 9,3 miliardi di dollari durante il Singles Day in Cina.

Le previsioni per quest’anno sono più che positive, i numeri saliranno non solo all’estero ma anche in Italia. Sito mobile friendly e user experience diventano dunque  le parole d’ordine per raggiungere il successo, sia in termini di visibilità che di vendita.

Che i clienti riescano ad accedere al vostro shop online da dispositivi mobili non basta, è necessario che ci sia un design responsive e che le dimensioni si adattino agli schermi dei device, rendendo facile l’esperienza di navigazione.

E voi avete già programmato la vostra campagna per il balck Friday? Avete altri suggerimenti da aggiungere alla nostra check list?

Come il neuromarketing può migliorare il tuo business

Il fatidico momento arriva per tutti, prima o poi: notti insonni, riunioni infinite, brief alle otto di sera per lavorare sul prodotto dell’anno, ma qualcosa, alla fine, è andato storto. E qui, la domanda sorge spontanea: “Perché la campagna che ho realizzato non ha funzionato?”. Insomma, i dubbi e le domande diventano pian piano infinite.

Sì, diciamocelo. Dal principiante al miglior professionista del mondo, la domanda da un milione di dollari non manca mai; non importa quanto voi siate bravi o quanta esperienza voi abbiate, ci sarà sempre quel momento che mette in dubbio tutto il vostro lavoro.

Quello che tutti vorremmo, per limitare l’incertezza dei risultati, è avere a disposizione strumenti e conoscenze che possano permettere di valutare in anticipo il modo in cui il consumatore si relaziona con il brand, le sue motivazioni profonde e gli effetti della comunicazione sulle scelte istintive che compie. Di questo, nello specifico, si occupa il neuromarketing, disciplina che studia i processi decisionali inespressi del consumatore.

Infatti, forse non tutti sanno che il 95% di tutte le decisioni, comprese quelle relative all’acquisto, avvengono infatti in maniera non conscia ed è proprio la disciplina del neuromarketing che permette di indagare su questa altissima percentuale che non sarebbe possibile cogliere con altri metodi.

Paper head with cogwheels inside. Brainstorming concept. Abstract conceptual image with copyspace

credits: Adobe Stock #123304081

Se qualcuno di voi se lo sta chiedendo, la risposta è sì: tutti coloro i quali lavorano nell’ambito del marketing e della comunicazione devono necessariamente acquisire nozioni in tal senso. Non solo perché è un mondo affascinante ed immenso, bensì perché permette di anticipare i tempi, coinvolgere emozionalmente i consumatori nel modo più efficace e ottimizzare la progettazione.

L’approccio al Neuromarketing nel Retail

In questo settore il neuromarketing propone un approccio esatto e completo poiché incide sul posizionamento e sulla percezione che i consumatori hanno del brand. Capire cosa pensano e cosa desiderano le persone? Sembra un’utopia, ma è un sogno possibile.

La disciplina fornisce strumenti in grado di indagare l’area di risposta fisiologica inconscia dell’esperienza di shopping. L’aspetto olfattivo e l’illuminazione hanno una capacità di influenza molto forte sui consumatori, questo perché gli odori vengono associati più facilmente ai ricordi rispetto a segnali visivi o uditivi e la giusta luce può migliorare il senso di benessere e far sostare le persone più a lungo nel negozio, così come può aumentare il loro livello di attivazione e incrementare il fatturato.

credits: Adobe Stock #106801650

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In media infatti, ricordiamo solo il 5% di ciò che vediamo, contro il 35% degli odori che sentiamo. In uno studio condotto qualche anno fa da Nike, due paia identiche di scarpe da corsa sono state posizionate in due diversi spazi: il primo caratterizzato da una piacevole e sottile fragranza floreale, il secondo senza odori percettibili. L’84% dei visitatori ha valutato le scarpe dello spazio “profumato” come nettamente superiori, nonostante tale odore non fosse assolutamente collegato alle caratteristiche intrinseche del prodotto.

Scoprirete tante cose che vi lasceranno a bocca aperta. Per esempio, sapevate che mettere di buonumore i consumatori può influenzare in modo misurabile il comportamento d’acquisto? Regalare un piccolo dono al cliente, come un fiore, all’ingresso del negozio, focalizza l’attenzione dello stesso più sul prodotto e meno sul prezzo, aumentando la probabilità di acquisto e di spesa (risultato di uno studio effettuato tramite la misurazione delle alterazioni fisiologiche).

I cosiddetti “random acts of kindness” (letteralmente gesti di gentilezza casuali) sono molto apprezzati dai clienti anche in comunicazione pubblicitaria. Vi ricorderete l’esempio di qualche anno fa della compagnia aerea KLM:

Se questo argomento vi sta appassionando almeno un po’, abbiamo un’occasione per voi da cogliere al volo: l’agenzia di comunicazione Ottosunove, specializzata in brand development, in­store marketing e retail design che integra la disciplina del neuromarketing come solida base per il proprio lavoro, lancia i workshop aziendali Neurotaste.

Come funzionano i workshop

Si tratta di meeting gratuiti riservati alle aziende per promuovere e diffondere le neuroscienze applicate al business.

Un’ammirevole iniziativa quella dell’agenzia che prevede l’approfondimento di temi che, al di là della retorica e della teoria, si pongono degli obiettivi pratici, ben definiti e tangibili. Partecipando ai workshop, si definiranno dunque degli obiettivi pratici di business: a fine percorso si sapranno ottimizzare al meglio i propri progetti e migliorare la customer experience. Ancora, i partecipanti saranno poi in grado di evitare gli sprechi di budget e di aumentare le vendite. Durante i workshop one­-to­-one con le aziende, si affronteranno quindi le ricette, i metodi, i consigli e gli strumenti più adatti per il proprio business, sia che si parli di retail che di packaging o di advertising, branding o web.

Il payoff di Ottosunove – membro di NMSBA​ (Neuromarketing Science & Business Association) – è proprio “Motiviamo alla scelta” e queste tre parole racchiudono perfettamente l’essenza di questi workshop.

Apprendere queste preziose informazioni permette alle aziende di migliorare il proprio business attraverso strategie di marketing più efficienti – Luca Fiorentino, CEO di Ottosunove

Noi ninja, un pensierino, lo abbiamo già fatto…