SEO e SEM: quello che devi sapere per la tua strategia di Inbound Marketing

La scorsa settimana è terminato il Corso Online in SEO & SEM Strategy di Ninja Academy con i docenti Luca De Berardinis, Gianpaolo Lorusso e Fabio di Gaetano. Il corso, articolato in 8 lezioni, 2 Free Masterclass disponibili On Demand (SEO & SEM Checkup: come massimizzare la tua visibilità online e La cassetta degli attrezzi del SEO e SEM strategist) e al quale – il 4 e 5 novembre – si affiancherà anche il SEO & SEM LAB, ha permesso ai partecipanti non solo di acquisire nozioni su come massimizzare il traffico in entrata di un sito, analizzare la salute dei propri asset digitali e migliorare la visibilità nei risultati di ricerca, ma anche di scoprire i tool necessari per affrontare al meglio una strategia in ottica SEO & SEM.

Cosa abbiamo imparato nel Corso Online in SEO & SEM Strategy?

SEO & SEM, quello che devi sapere per la tua strategia di Inbound Marketing

AdWords è il sistema di advertising di maggior successo a livello mondiale

Oltre l’80% delle revenue di Google vengono da AdWords, si tratta quindi di un gradissimo successo promozionale. AdWords ha sbaragliato una lunga serie di competitor che aveva all’inizio della sua storia (più di 10 anni fa) perché, per aggiudicarsi spazi all’interno del motore di ricerca, si sono “inventati” non solo un’asta ma hanno anche inserito dei fattori premiali (punteggio di qualità) legati alla coerenza con la quale si identificano gli utenti ai quali far vedere gli annunci.

Two is meglio che one

La struttura di una campagna AdWords è fatta in modo tale che si debbano definire l’area geografica di pertinenza, la lingua e il tipo di rete. È bene quindi strutturare almeno due campagne dedicate, una per ogni tipologia di rete e una che raggruppi l’area geografica e linguistica alla quale si vuole arrivare con il nostro annuncio.

I tool cambiano, la strategia resta

Per trovare le keyword più adatte per indicizzare al meglio la nostra attività online esistono diversi tool che, come tutto ciò che riguarda il mare magnum del digital, sono in continua evoluzione. Ogni giorno vengono sviluppati strumenti nuovi e sempre più potenti, quello che realmente fa la differenza è una strategia di Inbound Marketing consolidata. La SEO da sola non è sufficiente: alcuni Big Player manterranno sempre le posizioni migliori nella SERP, una delle strategie migliori è quello che viene definito “attacco alla Long Tail“.

L’importanza dei motori verticali

Se fronteggiare i Big Player nella scalata alla SERP può sembrare impossibile, uno dei più importanti trucchi strategici è quello di puntare sui motori verticali: notizie, immagini e video sono motori verticali che hanno la caratteristica di poter essere indicizzati su Google stesso. Se non dovessi riuscire a posizionarti con un post nel tuo blog, ad esempio, potresti invece farlo tramite un video o un’immagine portando ugualmente traffico al tuo sito.

Aranzulla: un business da 1 milione di euro tutto SEO oriented

SEO & SEM, quello che devi sapere per la tua strategia di Inbound Marketing

Chi di voi non ha mai letto un post di Salvatore Aranzulla o è un abile hacker o non possiede una connessione a internet. Aranzulla è l’onnipresente risposta quando si pone a Big G una domanda che sia anche solo vagamente inerente al mondo dei computer, da come si gira un foglio in word a come estrarre file 7z, il primo risultato sarà sempre lui. Aranzulla è stato il primo a sfruttare in maniera intelligente la SERP per rivendere i propri Adsense e, rispondendo alle domande più frequenti in ambito basic tech, è riuscito a posizionarsi ai primi posti nei motori di ricerca. Supportato da un team composto da (solo) due persone è riuscito a creare un business che gli frutta 1 milione di euro annui. Per affinare la sua tecnica, ed essere ancora più visibile sui motori di ricerca, ha utilizzato un algoritmo in grado di dirgli quali siano le SERP più interessanti per poter produrre contenuti ad hoc e continuare la sua scalata.

Long Tail: quando il mainstream non basta più

SEO & SEM, quello che devi sapere per la tua strategia di Inbound Marketing

La long tail (coda lunga) è diventato un concetto fondamentale nella web economy: su Google non possiamo essere primi in ogni ricerca, è molto meglio cercare di occupare tutte le nicchie – un processo tra l’altro più economico in termini di tempo e risorse – sarai in grado di battere anche big player e portali generalisti generando veri frutti sia parlando di vendite che di contatti, in quanto chi cerca keyword a coda lunga è già consapevole dei propri bisogni e predisposto all’acquisto.

Attenti a Google!

La SERP pura non esiste. Ma come, di cosa abbiamo parlato fino ad ora? Ebbene sì, i risultati che ci riporta Google sono sempre specifici, selezionati sulla base della nostra storia, della prossimità e sono personalizzati in base al Social Circle.

La vendetta di Google +

Con buona pace dei locali, Google + è da tempo considerato il Molise dei Social, quello che veniva considerato il Social Network dedicato agli “sfigati SEO”, può invece avere effetti devastanti sulla SERP. Senza fare attività SEO specifica, con Google + potresti farti vedere (e trovare) direttamente sui motori di ricerca se hai scritto in base ad una determinata tematica. Non sottovalutate questo social!

Investire in un buon titolo

L’obiettivo principale del titolo di una pagina è, senza dubbio, catturare l’attenzione del lettore e far sì che non solo apra il tuo contenuto ma che lo legga. Un titolo ben fatto deve avere determinate caratteristiche:

  1. spiegare l’oggetto della pagina in maniera concisa ma esaustiva
  2. deve incuriosire il lettore, fino a spingerlo nella lettura del primo capoverso
  3. affascinare chi legge con parole semplici ma dal forte impatto emotivo
  4. promettere qualcosa che viene poi effettivamente mantenuto in pagina

Oltre ai fattori più squisitamente psicologici, non dimentichiamoci di utilizzare una keyword principale che sia in armonia con il resto del titolo.

Business Blog: quanto e cosa pubblicare?

SEO & SEM, quello che devi sapere per la tua strategia di Inbound Marketing

Quando crei un blog aziendale non devi parlare dei tuoi prodotti/servizi ma concentrarti intorno a tutti quegli aspetti che ruotano intorno ad essi. Ciò serve ad intercettare gli utenti/potenziali clienti che si trovano in quella fase del processo d’acquisto che è ancora distante dall’acquisto in sé; il cliente ha già realizzato di avere un bisogno e si mette alla ricerca di tutto ciò che è utile alla risoluzione dei suoi problemi contingenti. Non stanno quindi cercando la soluzione ma il problema e tu devi dargli la risposta, devi creare fiducia per vendere.  La fiducia è una leva molto forte che consente di creare un punto di stretto contatto tra i nostri prodotti e i nostri clienti. Il blog inoltre aumenta la presenza organica e più sono gli articoli pubblicati, più sono le keyword intercettate; recenti studi dimostrano che, business blog che pubblicano dai 15 ai 20 post mensili, hanno un traffico 5 volte maggiore rispetto ad aziende che o non hanno un blog o non lo curano abbastanza.

L’esperienza Ninja Academy

Lucia si è dimostrata una perfetta assistente virtuale che, oltre a guidarci lungo tutto il  nostro percorso all’interno del mondo SEO & SEM, ha promosso e articolato i momenti di confronto all’interno del gruppo Facebook dedicato che continua ad essere una fonte di ispirazione e condivisione tra noi studenti.

All’interno delle nostre piattaforme Ninja Academy sono caricati i video e le slide di ogni lezione, una serie di materiali indispensabili per non perdersi nulla (ma proprio nulla!) di quello che abbiamo imparato durante il Corso Online in SEO & SEM Strategy!

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Tutto finito?

Assolutamente no! Il 4 e 5 novembre molti di noi seguiranno il Lab in aula, una due giorni di formazione intensa per mettere in opera tutte le nozioni apprese in questo percorso, per diventare esperti SEO & SEM Strategist. Per chi non è ancora sazio invece Ninja Academy propone SEO & SEM Update! con Luca de Berardinis (per chi si iscrive entro il 30 novembre il prezzo di lancio sarà 49 euro anziché 79).

Ci ritroviamo al prossimo corso, perché un Ninja non smette mai di imparare!

Corso in Snapchat e WhatsApp Marketing: Strategy, Content e Campagne

Il mobile è oggi il canale privilegiato per la fruizione di contenuti: per questo motivo è fondamentale costruire nuovi touchpoint di connessione tra aziende e consumatori, tra organizzazioni ed audience. In tal senso sia Snapchat che WhatsApp si sono imposte con forza sul mercato, attirando l’attenzione di Facebook per la loro capacità di aggregare target estremamente appetibili per chi fa digital marketing. Ma come organizzare in maniera strategica l’attività editoriale e le campagne di comunicazione su queste due app?

Scopri il Corso

Corso Online in Snapchat & WhatsApp Marketing [2 ORE On Demand]

Il Corso Online in Snapchat & WhatsApp Marketing di Ninja Academy con Tommaso Sorchiotti trasmette le competenze tecniche fondamentali per portare la tua azienda su Snapchat & WhatsApp ed iniziare ad impostare delle corrette strategie di comunicazione su questo social.

Seguendo questo Corso On Demand, riuscirai a:

  • Comprendere la portata e la diffusione reale di Snapchat & WhatsApp in Italia e nel mondo
  • Progettare attività di marketing digitale innovativo
  • Integrare Snapchat & WhatsApp nelle attuali strategie di comunicazione

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Il tuo docente Tommaso Sorchiotti è Creative Digital Strategist. Sociologo, speaker e formatore, è docente, tra gli altri, per la Business School Sole 24 Ore, AlmaLaurea Bologna e Ninja Marketing. Ha pubblicato “Come si fa un Blog 2.0” per Tecniche Nuove, “Personal Branding” per Hoepli, “Fare Business con i Social Network – Personal Branding” per Il Sole 24 Ore e “Selfie: la cultura dell’autoscatto come forma di racconto e appartenenza”.

Come funziona il Corso Online in Snapchat & WhatsApp Marketing?

Il Corso Online in Snapchat & WhatsApp Marketing consta di 2 ore di didattica: le lezioni sono fruibili On Demand in qualsiasi momento ed ovunque ci si trovi.

  • I moduli didattici – rappresentati da videolezioni e slide didattiche – saranno sempre disponibili e consultabili, senza limiti di tempo, nella propria area utente.
  • Puoi seguire i corsi comodamente da casa o dall’ufficio, nell’orario che preferisci
  • Nessuno spostamento nè viaggio da intraprendere
  • Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
  • Impara al ritmo giusto per te: decidi tu quando e dove imparare!
  • Scarica il Certificato finale dopo aver completato il Questionario finale

Corso in Snapchat & WhatsApp Marketing Strategy, Content e Campagne

Testimonianze

Sono tanti i Guerrieri Ninja che hanno già trovato lavoro grazie ai nostri corsi, i più aggiornati e professionalizzanti del settore. Un esercito di talenti ha già sperimentato cosa voglia dire sbloccare il proprio potenziale da Ninja!

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Quanto costa il Corso Online in Snapchat & WhatsApp Marketing?

119€ iva inclusa
Scopri il Corso

Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

Come riutilizzare i video in diretta di Facebook

Chi non ha mai utilizzato la funzione Live di Facebook?

Pubblicare un video in diretta è un modo semplice ed efficace per incrementare la propria visibilità sui social media e migliorare la propria reputazione online. Si tratta, inoltre, di una funzione che incrementa l’interazione tra chi fa il video e gli altri utenti, i quali reagiscono, sono partecipi, rivolgono domande o propongono idee, anch’essi in tempo reale.

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Ma è possibile scaricare e riutilizzare il proprio video in diretta anche su altri canali? La risposta è sì. E farlo è molto facile.

Scaricare un live video sul proprio profilo Facebook

Tra i tanti contenuti che pubblichiamo ogni giorno su Facebook, può capitare che un video in diretta sia venuto talmente bene da volerlo riutilizzare anche sulle altre piattaforme.

Innanzitutto, è necessario eseguire il download del video. Come? Seguendo queste istruzioni.

Il primo passo da compiere è quello di accedere a Facebook ed arrivare sul proprio profilo, poi cliccare sulla scheda Video in modo da far apparire le miniature di tutti i video pubblicati.

Clicca sulla miniatura della diretta che desideri scaricare. Una volta aperto il video, fai click sul pulsante Opzioni e poi su quello Scarica in definizione standard (SD).

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Una volta scaricato, il video si aprirà come contenuto autonomo da Facebook. Successivamente, basterà cliccare con il tasto destro del mouse sul video e selezionare Salva video come per rinominarlo e salvarlo tra i documenti del tuo computer.

Semplice no? Ma adesso vediamo come scaricare un video in diretta che non hai pubblicato sul tuo profilo personale.

Scaricare un live video sulla propria pagina Facebook

Una pagina Facebook è un ottimo modo per promuovere se stessi o la propria azienda e, presumibilmente, se ne hai aperta una, allora sei presente in rete anche attraverso altri canali. Per ottimizzare il proprio piano di social media strategies potrebbe essere utile pubblicare un video in diretta anche su altri social media per migliorare le tue prestazioni ed arrivare ad un pubblico più vasto.

Il primo passo è quello di accedere alla tua pagina Facebook e poi alla sezione Strumenti di pubblicazione, situata lungo la linea in alto della schermata. Successivamente, a sinistra, clicca su Video per visualizzare quelli che avete pubblicato sulla pagina.

Prima di scaricare il video è necessario ottimizzarlo e modificarlo. Ti basterà scorrere il mouse di fianco al link del video che vuoi scaricare e cliccare su Modifica video.

Nella sezione Informazioni di base puoi aggiungere titolo e tags al video che vuoi riutilizzare.

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Cliccando su Didascalie si possono inserire dei sottotitoli al video. Nella sezione Avanzate, invece, è possibile selezionare l’opzione per evitare che il video venga incorporato su un sito esterno.

Infine, basterà cliccare sull’icona delle Impostazioni, in alto a destra del video, e selezionare la versione da scaricare.

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Riutilizzare un live video su altri social media

Adesso che hai scaricato il tuo video in diretta Facebook, riutilizzarlo su altri canali sarà molto semplice. Vediamo in che modo. 

Un’ottima trovata per “promuovere” il tuo video è quella di pubblicarlo su YouTube, su altri siti di hosting video o su canali che permettano ad un pubblico più ampio di fruire del contenuto che avete creato. In questo caso, puoi usare i comuni strumenti di editing messi a disposizione da YouTube, ad esempio, e inserire una filigrana di marca, una descrizione e tags.

Se hai utilizzato la funzione video in diretta di Facebook per fare un’intervista, uno dei modi che hai a disposizione per riutilizzare il contenuto è spedirlo agli utenti che fanno parte di una newsletter. In questo modo, condividere con altri i contenuti di una conferenza, di un convegno o di una intervista face to face non solo sarà molto più veloce, ma anche più facilmente fruibile.

Un ulteriore modo di riutilizzare i propri live video è pubblicarli direttamente sul proprio sito web oppure sul proprio blog. Innanzitutto, clicca sul video che ti interessa utilizzare e, tra le opzioni, scegli Incorpora.

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Subito dopo, ti apparirà il link del video da ricopiare ed inserire direttamente sul tuo sito.

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Riutilizzare i propri video in diretta Facebook è un’attività di marketing da non sottovalutare. Si tratta, infatti, di sfruttare a pieno il proprio brand, promuovendo la propria azienda, se stessi, o qualunque cosa si desideri far conoscere al pubblico in maniera crossmediale ed incisiva con poche semplici mosse. La spontaneità e l’autenticità che caratterizzano, molto spesso, i video in diretta sono un ottimo modo per ottenere visibilità e fiducia da parte di chi dovrebbe usufruire dei servizi che stiamo proponendo. Dunque, ri-pubblica i tuoi live video e fai in modo che un pubblico sempre più vasto possa conoscerti e conoscere la tua azienda.

Amazon Music Unlimited: il servizio di musica in streaming on demand approda in UK, Germania e Austria

Amazon ha lanciato anche fuori dagli USA il proprio servizio di musica in streaming on demand – Amazon Music Unlimited (AMU) . Da non confondere con Prime Music e lanciato proprio negli Stati Uniti solo poche settimane fa, il servizio offre una scelta di 40 milioni di pezzi, playlist generate grazie a machine learning e algoritmi e (naturalmente) l’accesso via app mobile (Android e iOS). In particolare, la roadmap ha previsto l’ingresso sul mercato UK e l’imminente entrata in Germania e Austria.

Il costo in territorio britannico? £9.99 al mese per i membri non-Prime o £7.99 al mese/£79 all’anno per gli iscritti. Utilizzando il servizio esclusivamente attraverso Amazon Echo – lo speaker a comando vocale di cui ti abbiamo parlato nell’articolo “La battaglia della Domotica: Google Home vs Amazon Echo” – è possibile pagare £3.99 al mese.

Cosa ne pensi di questo servizio? Offre un servizio realmente differenziante oppure soffrirà la competizione dei big player come il già affermatissimo Spotify?

Contextual Marketing: il tuo prodotto nel posto giusto al momento giusto

Anticipare le necessità, i desideri e le aspettative del cliente migliorando il proprio rating in termini di brand reputation e customer experience grazie all’impiego di tecnologie in grado di registrare le identità e i comportamenti d’acquisto del cliente. Ecco cosa significa, in breve, fare Contextual Marketing.

Sebbene non ci sia ancora una definizione precisa del Contextual Marketing, questo nasce con il Contextual Advertising – per intenderci le pubblicità di prodotti per bambini all’interno di un programma di cartoni animati -, e si evolve, grazie alle piattaforme tecnologiche, nella possibilità di donare buoni sconto per un particolare esercizio o attività nel momento in cui l’utente vi passa vicino, come nel caso di Taco Bell per Waze.

I trend? Prevedono offerte sempre più personalizzate!

Contextual Marketing, la strategia evergreen per individuare di cosa ha bisogno il tuo pubblico

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Tracciare i comportamenti d’acquisto dell’utente, passati, presenti e futuri, in base ai dati anagrafici, al luogo in cui si trova, al dispositivo che sta utilizzando, raccogliendo tutte le informazioni possibili in tempo reale e prepararsi a ricomparire nel momento perfetto.

È questa la magia del Contextual Marketing, la tecnica per la quale un’azienda ricompare nella mente e sullo schermo dell’utente contemporaneamente ad un’altra ricerca, non correlata, che sta compiendo.

Per intenderci: se si è ricercato su Amazon o qualsiasi altro portale di shop online, un fantastico paio di scarpe, ma non si è finalizzato l’acquisto, queste scarpe diventeranno il nostro incubo tentatore ogni qualvolta ci accingeremo ad effettuare ricerche di qualsiasi altro tipo in internet, finché non cederemo e le compreremo (esempio di remarketing con soluzioni di targeting contestuale).

Il nostro comportamento di ricerca e di acquisto nell’ambito shoes rimarrà tracciato nei motori di ricerca che ci proporranno sempre più frequentemente offerte di scarpe ed accessori tra le pubblicità di nostro interesse.

La definizione, infatti, di Contextual Marketing è:

“raggiungere un determinato target quanto è in un determinato momento, luogo e stato d’animo”.

Aggiungerei, il più possibile vicino alla nostra offerta personalizzata, creata ad hoc per raggiungere l’utente giusto al momento giusto, migliorandone l’esperienza online. Il Contextual Marketing si traduce, per i brand, in un incremento delle vendite ed un miglioramento del ROI, andandosi sempre di più ad affermare come modello di creazione di offerte iper-personalizzate, quasi uniche per ogni persona.

LEGGI ANCHE: Inbound Marketing, come pianificare una strategia vincente

Dal turismo ai grandi brand

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Chi non ha mai sognato il viaggio perfetto nel luogo perfetto e chi non ha mai cercato di andarci spulciando tra mille offerte disponibili?

Ora immagina che l’offerta adatta alle tue esigenze compaia in un’uggiosa giornata d’autunno sullo schermo del tuo computer, mentre stai smistando noiosissime mail. Se sei riuscito ad immaginare tutto questo, hai appena incontrato un esempio di Contextual Marketing nel campo dei viaggi e turismo.

Le grandi travel company, infatti, si stanno sempre di più affidando a esperti specializzati in Inbound Marketing per creare offerte dedicate e personalizzate, in base alle esigenze dei consumatori, tracciate grazie all’incrocio dei diversi dati a disposizione.

Il risultato è quello che ogni utente possa vedere primariamente l’offerta che più desidera, in base al viaggio dei suoi sogni, migliorandone, non solo il numero delle vendite, ma anche l’esperienza di acquisto.

Anche i grandi brand non sono da meno, il Contextual Marketing ha colpito tutti, sia nell’ambito vendite personalizzate, sia nel dimostrare all’utente di essere al passo con le notizie e le mode del momento, sia nel riuscire ad essere presente esattamente dove il proprio target si trova in quel momento.

Per citare alcuni esempi, non possiamo dimenticarci di Oreo e della sua campagna durante il Super Bowl del 2013 quando un black out colpì lo stadio. Il claim “Puoi inzupparlo anche al buio” si rivelò efficace soprattutto per aver dimostrato che il brand era online in tempo reale.

Possiamo pensare a 16Handles, lo yogurt americano, che ha deciso di usare Snapchat come canale principale di comunicazione per attrarre il pubblico dei millennial avvicinandosi puntualmente al target, esattamente dove questo comunica con più facilità.

O, ancora, WestJet, che in veste di Babbo Natale esaudiva i desideri dei suoi passeggeri nell’anno 2014 come a voler sottolineare che viaggiare con loro fosse davvero magico.

Infine, The Sports Den, che, durante le Olimpiadi di Sochi, è riuscita a creare claim diversificati a seconda delle partite e dei tifosi di riferimento.

Contextual Marketing: dove stiamo andando

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I trend per la creazione di campagne ed offerte sempre più personalizzate e mirate al target di riferimento, è in continua crescita e questo è anche supportato dal miglioramento di tecnologie in grado di profilare il più precisamente possibile utenti e consumatori dei diversi brand.

Anzi, è il consumatore stesso che si aspetta sempre più un’offerta creata appositamente su di lui e sulle sue esigenze di acquisto, in cambio di autorizzazione all’utilizzo dei loro dati sensibili.

In particolare, il mondo online è l’ecosistema migliore per raccogliere dati e comportamenti d’acquisto dei consumatori, grazie alla tracciabilità della loro navigazione e alla raccolta di cookies e profili Facebook.

Grazie al mobile marketing gli utenti possono anche essere geolocalizzati grazie ai sistemi GPS inseriti nei telefoni cellulari, che sono in grado di indicare precisamente dove si trova il consumatore in ogni momento e recapitargli, all’occorrenza, buoni sconti o coupon da spendere negli esercizi vicini.

Un’altra manovra all’interno del Contextual Marketing è il retargeting, la pratica che permette di tracciare le visite ai diversi siti internet da parte degli utenti, così da inserire nelle ricerche future del medesimo utente banner di prodotti già ricercati, per tenere vivo il suo desiderio d’acquisto.

Per il futuro la sfida più grande sarà creare offerte sempre più efficaci grazie al Contextual Marketing, senza però dare all’utente l’impressione di essere spiato, nonostante le informazioni che lascerà dietro di sé saranno sempre maggiori.

Trump e Clinton, Black Mirror, Germania vs San Marino: Epic Win & Fail della settimana

Make social great again! Eccoci qui per un nuovo entusiasmante capitolo della rubrica dedicata che premia il meglio e il peggio della comunicazione social! Ma non perdiamoci in un bicchier d’acqua e cominciamo subito:

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Come tutti sappiamo, finalmente alla Casa Bianca sembra abbiano trovato un nuovo inquilino, il Tycoon Donald Trump è uscito vincitore contro (quasi) ogni pronostico dallo scontro elettorale con la ex First Lady Hillary Clinton. Il neo presidente, che ha sbaragliato anche la dura concorrenza degli altri candidati del GOP (il partito Repubblicano) aveva in precedenza pubblicato, già dopo aver ricevuto la nomination da candidato, un video dal titolo They are not laughing anymore (Trad. Loro non stanno più ridendo) che trolla alla grande tutti gli esperti, giornalisti e opinionisti, che ritenevano impossibile una sua vittoria, prima alla convention e poi alla tornata elettorale. Old but gold.

 

E sulla scia della vittoria di Trump, ecco che anche Ryanair coglie la palla al balzo pubblicando quest’annuncio:

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Seguito poi a sua volta da Volagratis, che ha immaginato un luuuuungo out of office dell’ormai quasi ex-presidente degli USA Barack Obama

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#EpicWin anche per Alitalia, che durante #GiornataMondialeDellaGentilezza twitta così all’account delle Frecce di Trenitalia:

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Chiudiamo con un commento “distopico“, quello della serie cult Black Mirror, che ci ricorda che anche la fiction ha dei confini, talvotla superati anche dalla realtà.

Vittoria schiacciante anche per gli amici della Nazionale di Calcio di San Marino, che dopo essere stati affrontati dalla Germania campione del mondo, si sono visti sbattere in faccia queste dichiarazioni da parte del calciatore Thomas Müller e Karl-Heinze Rummenigge che rispettivamente con “Non capisco il senso di partite così impari come queste, a maggior ragione con un calendario così fitto. Capisco che per loro è particolare giocare contro i Campioni del mondo, capisco anche che si possano difendere solo con interventi duri. Proprio per questo però mi chiedo se queste non siano partite che portano a rischi inutili”. e con Partite come quella contro il San Marino non c’entrano nulla col calcio professionistico.” hanno pensato bene di apostrofare la gara appena finita.

Ma la replica dell’ufficio stampa dei nostri cugini Sanmarinesi non si è fatta attendere e Alan Gasperoni responsabile della comunicazione della Nazionale di Calcio di San Marino, ha subito risposto ai teutonici con 10 buoni motivi secondo i quali la partita è stata invece molto utile:

E cari amici tedeschi, avrete pure vinto sul campo, ma nel terzo tempo la magra figura da cioccolatai sembrate proprio averla fatta voi.

Concludiamo infine gli #EpicWin della settimana con quello che sembrava essere un SuperIperMega #EpicFail, ma che ci ha dimostrato invece, ancora una volta, quanto la gestione delle crisi sui social network sia fondamentale: parliamo del caso della pagina Facebook del Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Matteo Renzi e della “Foto col Disabile” (qui segnalato da Selvaggia Lucarelli):

Certamente a vederlo a primo impatto farebbe accapponare la pelle a chiunque sia dotato di buon senso. Numerose sono state le polemiche, gli assalti e le condanne al gesto, ma ecco che Franco Bellacci, incaricato della gestione dei contenuti Facebook del Premier ha svelato l’arcano assumendosi la responsabilità del gesto e motivando ogni cosa:

Cosa ci insegna questo #EpicWin? Sicuramente a rileggere più volte un testo prima di pubblicarlo, ad avere sempre un piano di gestione delle crisi sui social ben congeniato e soprattutto che spesso ragionare di pancia e reagire di getto può generare reazioni spropositate ed insensate.

Fail

Internet non dimentica, mai.
E se da un lato (quello umano) dovremmo quasi tutti (chi se la sente) una pacca sulla spalla ad Hillary Clinton per aver perso le elezioni contro Donald Trump, anche solo per la “settimana difficile” che ha avuto, non possiamo esimerci però dal ricordare quando lei nel maggio dello scorso 2015 faceva il suo esordio su LinkedIn con queste parole sibilline:

 

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“Yes, I’m looking for a new Job”. Presagio nefasto o profetico? Alla luce di quanto successo però magari chissà se le tornerà veramente utile essersi aperta un profilo sul social network dedicato ai professionisti…

Facebook ci sta facendo morire tutti, ma per fortuna solo virtualmente. A causa di un bug infatti su numerosi profili è apparso l’annuncio del “Remembering” ovvero del Ricordo dell’amico defunto, persino su quello del suo papà, Mark Zuckerberg: per la serie Tu quoque, Brute, fili mi!

RIP MARK

 

E chiudiamo infine anche questa metà della SocialRubrica dedicata ai peggiori scivoloni dell’Internet con questa segnalazione che ci giunge fresca fresca dal mondo della campagna online del prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre. Sembra infatti che a causa di un errore di battitura, poco visibile ma comunque presente nel testo delle lettere che il Partito Democratico ha inviato ai cittadini italiani all’estero ci sia un errore nell’indirizzo del sito web, che da bastaunsi.it è diventato bastausi.it.

Ed è proprio qui che Ruggero Barbetti, Sindaco di Capoliveri (Li) e sostenitore del No al referedum, ha avuto la geniale idea di comprare il dominio bastausi.it e piazzarci il redirect al sito “Costituzione Bene Comune – Comitato per le ragioni del No”: ecco il post direttamente dal profilo del blogger e startupper Roberto Esposito

Anche per questa settimana è tutto, vi diamo l’ appuntamento alla prossima con nuovi e mirabolanti #EpicWinFail

app per il tuo business

Come le App possono migliorare il business

Che si parli di PMI o di grandi aziende, il mobile è considerato l’ultima frontiera in fatto di business. Non parliamo della semplice creazione di un sito vetrina o ecommerce aziendale ma proprio dello sviluppo di app atte al miglioramento delle funzioni e dei processi aziendali.

Quello che vogliamo fare oggi è guidarvi alla scoperta della vasta gamma di soluzioni che un’app può offrire al vostro business.

App per la raccolta dati

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Possiamo trovare numerosi vantaggi utilizzando la tecnologia mobile per la raccolta di dati e questo per ogni tipo di obiettivo e ambito aziendale.

Innanzitutto va detto che le app possono acquisire una vasta gamma di dati, tra cui audio, video, foto, posizione GPS e testo, eliminando così la necessità di utilizzare diverse attrezzature e ridurre così le difficoltà di trasporto di quest’ultime.

Un altro vantaggio è quello di avere una minore percentuale d’errore nell’elaborazione dei dati stessi.
I moduli di raccolta dati digitali, infatti possono anche incorporare funzionalità di controllo che aiutano la compilazione dei dati stessi, segnalando in tempo reale l’eventuale errore o inesattezza. Esempi di controllo dei dati sono i campi obbligatori, o funzionalità più sofisticate come il rifiuto di determinati caratteri o l’esecuzione di query.

La visualizzazione immediata dei dati attraverso applicazioni basate su mobile consente inoltre di identificare rapidamente eventuali problemi prima dell’analisi. L’applicazione nel quotidiano di tutte queste possibilità e davvero variegata.

Ad esempio, se avessimo la necessità di interagire con le Autorità rispetto ad attività illegali, la raccolta mobile dei dati consentirebbe una soluzione veloce e tempestiva.

App per la Lead Generation

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Uno dei ruoli più importanti che un app mobile dovrebbe ottemperare all’interno di una strategia di marketing globale è quello di strumento di lead generation. Su molti livelli, le applicazioni mobili sono migliori dei social media perché favoriscono l’interazione e la personalizzazione della comunicazione a livello localizzato.

Dato che la corsa alla fidelizzazione diventa sempre più competitiva, le aziende hanno bisogno di impiegare tutti gli strumenti per ottenere contatti qualificati e costruire relazioni durature con clienti nuovi e soprattutto esistenti. Con la capacità di raccogliere dati molto precisi relativi alla posizione dell’utente, operatore telefonico, modello di telefono e altre informazioni simili, un’applicazione mobile è uno strumento prezioso per la profilazione della clientela.

Ad esempio, la localizzazione consente di creare notifiche push, offrendo ai clienti un codice promozionale ed allo stesso tempo, indicare in tempo reale come raggiungere la vostra attività a piedi o in auto.

L’uso delle notifiche push rispetto alle classiche notifiche, aumenterà la probabilità che vengano visualizzate immediatamente e, di conseguenza, il maggior coinvolgimento del cliente. Inoltre, se gli utenti capiscono che le promozioni sono create appositamente per loro, si sentiranno speciali e saranno più disposti a condividere informazioni personali e a interagire più frequentemente con il tuo business attraverso la app. Questo rafforzerà molto il rapporto cliente-azienda dando una spinta notevole al business.

App per demo prodotto

Una dimostrazione convincente è il miglior modo per far risaltare le qualità di un prodotto.
Le applicazioni create al fine di far visualizzare delle Demo sono un supporto eccezionale per il lancio di un nuovo articolo contribuendo a dimostrarne le sue prestazioni. Questo guiderà il possibile futuro acquirente attraverso un processo di apprendimento che lo porterà ad apprezzare il prodotto già prima dell’acquisto vero e proprio.

App per supportare gli agenti di vendita

Molte aziende basano il loro business sul lavoro degli agenti di vendita.
In questo caso, lo sviluppo di un’app dovrebbe essere incentrato sulla creazione di una piattaforma che permetta l’accesso ai cataloghi dei prodotti, alle presentazioni di vendita e a tutti gli strumenti per assistere l’agente durante gli appuntamenti con i clienti. L’applicazione permetterebbe di fornire analisi migliori e feedback più veloci.

App per i dipendenti

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Lavorare da casa con performance uguali a quelle che si ottengono in ufficio è possibile. Molti software stanno, infatti, introducendo app che permettono al personale di lavorare in maniera efficiente anche da mobile.

Essere smart, per un’azienda, significa rispondere ai bisogni delle persone ed ora più che mai si necessita di soluzioni innovative e alla portata di tutti. Lo sviluppo di applicazioni che forniscono servizi aziendali, basate sullo studio dei dati, sono ormai un imperativo per un business efficace.

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Medeaterranean, la dieta mediterranea come stile di vita nel mondo

I popoli del Mediterraneo hanno tante storie da raccontare.

Sono girovaghi e viaggiatori curiosi e passionali. Hanno tante storie da raccontare perché molte ne hanno vissute e qualcuna immaginata, romanzata, magari a tavola, davanti a un buon bicchiere di rosso primitivo.

Conoscono paesi molto diversi e con loro parlano del sole e del mare, dei sapori genuini della loro terra e delle bellezze dei luoghi, mai lasciati davvero.

Portano con sé la loro cultura, i popoli del Mediterraneo, lo stile di vita che ha regalato longevità e salute ai loro nonni.

Ma c’è una cosa che fanno sempre i viaggiatori del Mediterraneo: come Ulisse, presto o tardi, tornano a casa.

La dieta mediterranea ha viaggiato da sponda a sponda, ogni volta più carica di esperienza, per approdare oggi nel complesso mondo del commercio elettronico.

Claudio e Alessandro sono i founder di Medeaterranean, la startup che vuole portare nel mondo la cultura dello stile di vita mediterraneo attraverso la creazione di una rete fra i Paesi che hanno la fortuna di affacciarsi su questo splendido pezzetto di mondo, così ricco di sapori e colori in apparenza dissonanti.

dieta mediterranea

Gli ho chiesto perché hanno scelto questa zolla di paradiso per coltivare il loro sogno.

Qual è il background del vostro team e come è nata l’idea di Medeaterranean?

Claudio: Sia io che Alessandro venivamo da un decennio trascorso in una multinazionale del settore turistico. Al netto della grande esperienza umana e professionale, a un certo punto ho messo a fuoco un aspetto abbastanza comune a chi vive la frenesia e le dinamiche della grande azienda: vita privata e vita lavorativa andavano in direzioni opposte.

Questo mi ha aiuto a capire che era arrivato il momento di avere un progetto di vita dove valori, sogni, passioni e competenze potessero trovare un punto di equilibrio. Ho preso un anno sabbatico ed ho innescato un circolo virtuoso: Alessandro di lì a poco ha fatto la stessa scelta lavorativa, abbiamo unito le forze, le risorse, le visioni e gli obiettivi.

Medeaterranean insomma è l’ambiziosa sfida di chi ha trovato il coraggio di dar senso a vari pezzi di vita: gli studi umanistici (dove la visione del mediterraneo come culla di civiltà dello storico Braudel è ricordo indelebile), la centralità del cibo e della tavola nella famiglia di nascita e il profondo piacere nell’essere italiano ora possono coesistere con ciò che serve a fare impresa.

Metodo, dedizione al lavoro e skill tecniche.

Alessandro: Nel concreto, l’ispirazione nasce grazie ai numerosi viaggi di lavoro all’estero; durante le cene con i colleghi notavo sempre una rappresentazione dell’italianità superficiale e stereotipata.

Ho iniziato ad immaginare una realtà a cavallo tra l’educational ed il business, identitaria ed autentica, molto più coerente con l’accezione che noi diamo al concetto di italianità .
Questa ispirazione, sulla base della lunga esperienza acquisita lavorando per anni in aziende che fondavano la propria leadership sul tema della mediterraneità, ha trovato l’humus ottimale per diventare un progetto di business.

Quali sono gli aspetti più complessi da considerare per chi fa impresa nelle esportazioni?

Claudio: Abbiamo presto dovuto familiarizzare con un mondo complesso dove gli aspetti tecnici (le norme sanitarie e le regole di etichettatura che variano da paese a paese, le prassi della logistica internazionale , i tempi e le modalità di consegna delle merci) sono tanto importanti quanto la capacità di creare fiducia, di farsi percepire come affidabili .

Alessandro: Sappiamo bene che l’originalità non è il punto forte della nostra idea, non abbiamo inventato né Facebook né Google. Siamo però altrettanto convinti che il metodo valga quanto l’idea.

Abbiamo puntato molto sull’organizzazione, su persone con profili coerenti con il ruolo che ricoprono e su consulenze esterne in materia commerciale e finanziaria con esperienza internazionale.

Sotto il profilo marketing, quali competenze e professionalità richiede un progetto internazionale?

Claudio: Oltre alle competenze linguistiche e culturali che abbiamo posto come condizioni necessarie ma non sufficienti, le scelte, sia per il team interno sia per i consulenti, si sono sempre ispirate a due concetti: l’attitudine alla flessibilità e la visione d’insieme.

Alessandro: Viste le caratteristiche di questo settore dove ogni mercato ha delle sua specifiche peculiarità , un elemento distintivo su cui puntiamo molto è saper fare bene più cose.

In buona sostanza, ad ogni mercato il suo marketing mix.

credits: Adobe Stock #81112089

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In che modo, secondo voi, Expo ha spinto la rinascita dell’interesse verso il Made in Italy nell’enogastronomia?

Claudio: Anche se i numeri non sono ancora ben chiari, la risposta che sento di darti è che ci vorrebbero più eventi come Expo, non perché producano immediatamente fatturato per una startup, ma perché fanno branding per il Made in Italy. E a una startup serve che il Made in Italy abbia valore all’estero.

Serve per essere ascoltati a livello internazionale come portatori di eccellenze e sedersi a tavoli a cui non è concesso di sedersi a startup di altri Paesi. Già questo di per sé è un valore.
Sedersi con un buyer tedesco, ad esempio, che pur non conoscendoti è disponibile ad ascoltarti per il solo fatto che tu venda cibo italiano è già un’enorme opportunità.

Alessandro: Per i buyer esteri, scegliere di acquistare cibo italiano da un’azienda che opera su un territorio di eccellenza per quanto riguarda la dieta mediterranea, è un modo di rimanere legati all’Italia, perché spesso si tratta di persone che hanno fatto business nel nostro Paese o si tratta di italiani di seconda o terza generazione, che ci tengono molto a mantenere un rapporto con il territorio.

E sull’Italia come vi muovete ?

Claudio: Anche in un mercato competente e con un pubblico preparato come quello italiano, vogliamo dire la nostra proponendo una selezione di prodotti con dei cofanetti regalo molto ricercati che sono disponibili sui principali marketplace come ebay e Amazon.

Alessandro: L’italia per noi, azienda a vocazione b2b, è anche un vero e proprio laboratorio, una grande opportunità per sperimentare soluzioni e proposte rivolte al consumatore finale.

dieta mediterranea

Mangiare italiano seguendo la dieta mediterranea è più una moda o una filosofia di vita?

Claudio: In un momento storico come questo, dove fanno parecchio tendenza le filosofie orientali per la loro capacità di proporre modelli e abitudini comportamentali sostenibili, la dieta mediterranea è l’unica proposta che viene da Occidente in grado di impattare sulla nostra qualità di vita.

Non si tratta di una moda passeggera e conserva ancora un enorme potenziale non ancora espresso

Alessandro: Anche nel naming ci è sembrato giusto ricordare che il progetto nasce per diffondere all’estero lo stile di vita mediterraneo.

Madeaterranean non significa altro che “mangia mediterraneo”. Tanti colleghi imprenditori ci hanno consigliato di portare la sede di Medeaterranean a Milano, ma noi abbiamo scelto di lasciarla a Salerno perché è qui che nasce la dieta mediterranea.

Fu infatti a Pioppi, nel Cilento, che il medico americano Ancel Keys studiò la correlazione tra salute, longevità e abitudini alimentari mediterranee.

Quali sono i progetti per il futuro di Medeaterranean?

Claudio: Abbiamo cominciato con 45 prodotti tra pasta, olio, pomodori . Insomma la base dell’alimentazione italiana. Ma nella nostra idea la mediterraneità è qualcosa di più complesso e articolato, composta da Paesi e culture apparentemente divergenti, ma che invece hanno ambiti di sovrapposizione molto ampi.

La vera sfida, da qui a qualche anno, è quella di disporre di un listino di 200 prodotti, tra cui annoverare anche eccellenze dagli altri 17 Paesi che affacciano sul Mediterraneo.

Alessandro: Dopo la fase di consolidamento vorremmo essere riconosciuti come un marketplace e come punto di riferimento per tutti i prodotti della dieta mediterranea (non solo di quelli a marchio Medeaterranean),  facendo gioco di squadra con tutti gli operatori del settore che hanno a cuore la diffusione di uno stile di vita mediterraneo.

Vogliamo diventare un punto di riferimento per le aziende, più o meno grandi, che vogliano mantenere vive le tradizioni di questa dieta, sia che si tratti di piccoli produttori che di aziende più grandi, offrendo a tutti la possibilità di internazionalizzare i propri prodotti ad un prezzo adeguato per l’eccellenza che rappresentano, senza dimenticare l’etica della sostenibilità.

week in social

Week in Social: da LinkedIn Salary alle reazioni all’Election Day

Non poteva che essere altrimenti, una settimana a stelle e strisce anche e soprattutto sui social. Non è di certo passata inosservata la vittoria (anche sui social) di Donald Trump, prossimo presidente degli Stati Uniti. Tra sostenitori, critici, euforici e scettici la battaglia a colpi di voti ha infiammato anche le urne virtuali. Tra duelli politici, nuovi aggiornamenti e novità inaspettate si conclude un’altra intensa settimana social. È venerdì, è Week in Social. Ma andiamo con ordine.

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Twitter e la lunga #ElectionNight

Dopo la crisi, tutt’ora in corso, che vede scomparire giorno dopo giorno papabili acquirenti, Twitter sembra rinato, almeno temporaneamente, grazie all’incredibile scossone dell’election day. Nella giornata del voto, e fino all’annuncio della vittoria di Trump, sono stati circa 75 milioni i tweet condivisi a livello globale su tema elezioni USA. Un vero e proprio record considerando che nel 2012 l’election day aveva totalizzato appena 31 milioni di tweet. The American dream così potremmo definire il successo del microblog per eccellenza.

Piccola spazio curiosità. Il tweet più condiviso di tutta la campagna elettorale è stato quello di Hillary Clinton che a giugno invitava Trump a cancellare il suo account sul microblog.

Ma forse questo successo non sarà bastato a risollevare le sorti sempre più in bilico del social del cinguettio. Dopo la sofferta chiusura di Vine e un taglio deciso sul personale è notizia di qualche giorno anche l’abbandono da parte del Chief Operating Officer Adam Bain, che da gennaio ricopriva la carica di vicepresidente. A sostituirlo, ha annunciato Twitter, è Anthony Noto, Chief Financial Officer.

Instagram potenzia le sue social Stories

week in social Volano sempre più in alto le Stories di Instagram. Apprezzatissime dagli utenti, da qualche giorno l’esperienza sul social network delle immagini è ancora più divertente grazie all’introduzione di due nuove strumenti: Boomerang e le menzioni. Niente di nuovo, sono entrambi tool ampiamente utilizzati. La novità sta proprio nella possibilità di utilizzarli anche nelle storie temporanee, che diventano così più divertenti e coinvolgenti. Ma non è tutto. È partito il roll out per la funzione “Scopri di più” in fondo alle Stories. Si tratta di un test che consente agli account verificati di aggiungere link per scoprire di più. Insomma, Instagram non si ferma mai.

Facebook e l’elezione di Trump

Non si sono fatte attendere le prime impression di Mark Zuckerberg sul futuro politico degli Stati Uniti. Con toni velati e indiretti, il papà di Facebook in un post, in cui evita di nominare il presidente eletto, invita gli americani a “lavorare ancora più duramente” per un mondo migliore. Il fondatore di Facebook ha postato una foto che lo ritrae mentre segue l’esito delle votazioni in tv insieme alla figlioletta.   Dopo la parentesi patriottica Facebook torna a lavoro su nuovi progetti. Nasce una nuova applicazione ispirata a Snapchat. Secondo quanto riporta il sito Recode la nuova applicazione si chiama Flash ed è una piattaforma per inviare e ricevere messaggi con video e foto che si cancellano dopo un tempo determinato, condite con filtri e animazioni. Il lancio è avvenuto in Brasile con la versione per Android. Ma le novità non finiscono qui. Da oggi tutti gli inserzionisti potranno raggiungere il proprio target sul News Feed e poi indirizzarlo su Messenger. Avete capito bene.

LinkedIn calcola gli stipendi

LinkedIn lancia il nuovo servizio Salary, una sorta di calcolatore di quanto dovremmo guadagnare. Attraverso questo innovativo servizio gli iscritti anonimamente possono inserire i dati del proprio stipendio e sapere quanto la propria posizione lavorativa viene retribuita ad esempio in altre città o altri Paesi. Lo avete già provato? LEGGI ANCHE: Lo stipendio non è più un tabù: ora LinkedIn ti dice quanto dovresti guadagnare week in social In conclusione di questa intensa settimana social non potevamo che concludere con alcune notizie di colore. Come vi sentireste se la vostra vita girasse esclusivamente intorno alla vostra reputazione social e il vostro percorso privato e professionale fosse influenzato h24 dal giudizio di amici e sconosciuti? È la storia raccontata in Nosedive, primo episodio della terza stagione di Black Mirror, la celebre serie inglese creata da Charlie Brooker. Se nei vostri newsfeed di Facebook vi siete imbattuti in strani giudizi social associati ai profili dei vostri amici virtuali non allarmatevi. Netflix, con un ottima strategia di marketing propone Rate Me, un’app che permette alle persone di conoscere il proprio “voto social” proprio come accade nell’episodio surreale di Black Mirror. Sempre dal profilo social di Black Mirror il tweet sulle elezione USA che ha spopolato sul web. Voi lo avete capito?

Per questa settimana è tutto: buon social-weekend!

Quanto vale un iscritto a Facebook? Una manciata di dollari

Quanto vale un iscritto a Facebook?

Gli iscritti al popolare social network sono poco meno di due miliardi di persone. Circa un quarto della popolazione mondiale.

In Italia si arriva quasi al 65% della popolazione. Numeri impressionanti, mai visti prima, per l’attuale colosso dell’occupazione dei tre minuti liberi in qualunque occasione, dal semaforo rosso all’attesa del caffè alle macchinette.

Social Flow’s ha recentemente diffuso una ricerca che contiene un dato tanto interessante quanto poco rassicurante: ciascuno di noi ha un valore preciso. Poco più di una manciata di dollari.

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Il modello di Facebook si basa su due rami distinti: la raccolta di informazioni e la pubblicità.

valore utente iscritto a Facebook

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Possiamo individuare due macro-categorie di pubblicità: il primo tipo è una pubblicità interna a Facebook, la seconda esterna.

Ogni iscritto a Facebook visualizza dieci pubblicità al giorno

Chiunque abbia una pagina sul social network sa bene come esso permetta una sponsorizzazione su misura, dando la possibilità di scegliere un target mirato: fasce d’età, interessi, localizzazione geografica. Tutte variabili che possiamo scegliere nella promozione di un evento o di una pagina.

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Facebook si è poi confermata ottima piattaforma pubblicitaria grazie al suo bacino di utenti estremamente ampio.

Che valore ha ogni iscritto a Facebook?

Hai presente quando la domenica mattina cerchi su google “voli economici Thailandia” ed il giorno dopo trovi su Facebook la pubblicità di un ostello a Bangkok? Stiamo parlando esattamente di questo.

Facebook come piattaforma pubblicitaria adattiva, personalizzata e in continuo aggiornamento che viene  integrata e visualizzata tra le news che ogni iscritto a Facebook visualizza quotidianamente.

Valore di un iscritto a Facebook

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La pubblicità è infatti la fonte di reddito primaria del social network: i guadagni hanno sfiorato i 7 miliardi di dollari durante quest’anno, in crescita di oltre il 55% rispetto al 2015.

I dati arrivano da una precisa analisi di SocialFlow’s, che ci illustra anche come il CPM (cost-per-thousand) di Facebook sia direttamente correlato al numero di pubblicità che il social netowrk deve mostrare a ciascun utente per mantenere elevati profitti.

Dieci, sono le pubblicità cui mediamente siamo sottoposti ogni giorni su Facebook. Quattordici virgola diciassette, sono i dollari che vali tu, lettore., sono i dollari che valiamo tutti.

Un po’ poco, no?