Vegan e Branding: in che modo i consumatori si relazionano ai brand?

Il Vegan non è più un semplice trend, è un fenomeno. A confermarlo il numero crescente di persone che negli ultimi anni, ha cambiato (spesso stravolto) le proprie abitudini alimentari. Adottare uno stile di vita il più cruelty-free possibile è una volontà che impegna le persone a mutare non solo i propri atteggiamenti culturali relativi all’alimentazione, ma che si ripercuote coerentemente sui consumi e sulle decisioni d’acquisto.

La ricerca del benessere e della salute, l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità, l’affermarsi di criteri etici nella scelta dei prodotti sono matrici che guidano gli acquisti e influenzano di conseguenza la reputation dei brand. Stili alimentari emergenti come il bio, il gluten-free, insieme al vegan hanno avuto nel tempo un bacino di consumatori crescente che hanno incrementato le vendite e determinato la trasformazione non solo dell’offerta a scaffale ma anche di quella della ristorazione e dei fast-food.

Il consumatore, più attento ai consumi etici, ha radicalmente cambiato le sue preferenze: oggi il responsabile degli acquisti del nucleo familiare è più consapevole e presta maggiore attenzione alla reputazione dell’azienda e al suo ciclo produttivo. La spesa al supermercato è diventata l’occasione per sostenere giuste cause o al contrario per manifestare il proprio dissenso, che spesso si manifesta in boicottaggi.

credits: Adobe Stock #120459175

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A guidare questi cambiamenti contribuisce la tecnologia e la sua pervasività nella vita quotidiana:  le conversazioni online, la diffusione di smartphone e connettività, gli eCommerce hanno contribuito a rinnovare profondamente l’approccio alla spesa.

Il Dipartimento di Netnografia di Viralbeat con un occhio sempre attento ai trend di consumo, ha analizzato le conversazioni online sull’universo Vegan all’interno dei due principali forum di settore in Italia, conducendo l’indagine secondo una duplice prospettiva: culturale e commerciale.

Dal punto di vista commerciale abbiamo ricostruito il percepito degli utenti rispetto a quattro brand diversamente posizionati nella fetta di mercato rivolta ai vegani:

  • AlproMuscolo di Grano e Provamel che producono esclusivamente alimenti adatti a chi ha scelto uno stile di vita cruelty-free e specificatamente pensati per il target.
  • Valsoia che produce alternative al latte vaccino a base di soia, non esclusivamente vegane (viene utilizzato l’uovo per alcuni prodotti) e non esclusivamente rivolte al target.

Un argomento su cui ci siamo focalizzati riguarda il modo in cui i vegani accettano la brand extension che molti marchi della grande distribuzione stanno mettendo in atto, lanciandosi nel mercato vegan con nuove linee di prodotti. La questione è controversa e ha a che fare con la cultura di consumo proprie del target.

Oltre alla percezione dei brand, intesa soprattutto in ottica reputazionale, dalle discussioni online relative ai marchi analizzati è stato possibile ricavare delle considerazioni sul rapporto tra l’identità vegana e la cultura di consumo.

Essere vegani è una scelta. Ma è uno stile di vita che può sostenere chiunque? Parliamo di facilità nel reperimento dei prodotti e di possibilità economiche. Ebbene dall’analisi netnografica sono emersi risultati inattesi, uno tra tutti riguarda il costo medio dello stile di vita vegano che, diversamente da quanto vuole il senso comune, secondo gli utenti è inferiore a quello di una spesa che include prodotti animali.

Per un marchio che intende relazionarsi ad un target così delicato e specifico, è fondamentale analizzare le conversazioni interne alle community, così da comprenderne significati, valori e codici culturali di riferimento ed essere in grado di approcciarsi ad esso non solo con una linea produttiva, ma anche con una comunicazione adeguata. In quest’ottica, la ricerca condotta attraverso il metodo netnografico ha permesso di cogliere elementi rielaborabili in chiave strategica per qualsiasi brand interessato ad entrare nel nuovo mercato.

Gli insight culturali e commerciali che emergono da un’analisi qualitativa delle conversazioni permettono di anticipare trend o prevenire crisi: attraverso la comprensione dei codici culturali delle persone con cui intende relazionarsi si possono mettere in atto azioni di marketing davvero efficaci.

La relazione con il target può realmente determinare il successo (o meno) di un brand e delle sue vendite.

>>> Scopri la ricerca completa, scarica il paper

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Social media marketing: cinque nuove feature che dovete assolutamente conoscere

Il mondo dei social media cambia così velocemente che a volte non ci rendiamo nemmeno conto di tutte le opzioni o aggiornamenti quotidianamente introdotti, alcuni più rilevanti, altri meno, o altri che risultano importanti solo a gruppi specifici di persone e che passano inosservati poiché non vengono annunciati.

Al fine di tenervi aggiornati sulle ultime notizie e insights dal mondo social, è importante per noi ninja informarvi su tutti questi piccoli cambiamenti.
Qui di seguito un resoconto sugli ultimi aggiornamenti, o opzioni ancora in “test mode”, introdotti e testati in alcune delle principali social platform, cominciando da twitter.

Twitter mostra il numero di risposte ad ogni tweet

Cliccando su un tweet, si possono vedere le informazioni essenziali relative al tweet, insieme al numero di retweets e “mi piace” e le foto degli user che vi hanno interagito.

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In aggiunta, ora Twitter mostra anche il numero totale di risposte.

L’opzione è stata testata al momento solo con utenti selezionati. La nuova metrica aggiunta potrebbe motivare ulteriormente gli utenti a cliccare su un tweet. Le “Risposte” di Twitter sarebbero equivalenti ai commenti di Facebook e, come sarà capitato sicuramente anche a te, siamo indubbiamente molto più tentati ad interagire con un post a seconda del numero dei commenti e cliccare per vedere cosa gli utenti dicano a riguardo.

L’opzione fornisce un modo in più agli utenti di capire e studiare le reazioni che provoca ogni singolo tweet, che può solo che è essere uno strumento aggiuntivo per i social manager per monitorare la qualità e quantità di engagement sul social. Per il momento è solo in “trial mode” e non è stato ancora esattamente annunciato quando sarà disponibile per tutti gli utenti.

LinkedIn aggiunge Insights

LinkedIn ha silenziosamente aggiunto nuovi Insights alla mobile app, dando agli utenti accesso più dettagliato su chi, dove e come i propri aggiornamenti sono stati ricevuti attraverso il social.

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Gli insight di LinkedIn sono disponibili per il momento solo per la versione mobile, ma probabilmente disponibili anche su desktop una volta presentato il nuovo aggiornamento.

Nuova possibile opzione per Facebook Targeting – Link Sharers

Recentemente, il Facebook advertising specialist Jon Loomer ha notato una nuova opzione di targeting in Facebook – Link Sharing.

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Come nota Loomer, l’opzione è stata disponibile solo per breve tempo prima di essere rimossa; probabilmente Facebook non aveva ancora programmato di renderla pubblica.

Selezionare come target utenti che hanno condiviso il tuo contenuto potrebbe essere un strumento molto efficace per tutti i Facebook advertisers, al fine di ottimizzare le proprie risorse, puntando a colpo sicuro su chi ha mostrato gia interesse verso i propri contenuti.

Crea il tuo Twitter “Scratch Reel”

Circa un no fa, twitter ha introdotto una nuova opzione chiamata “Scratch Reels” che permette di riavvolgere e mandare avanti una GIF muovendo il cursore del mouse o il dito da sinistra a destra e viceversa per muovere l’immagine, come nel tweet di seguito.

In passato non era possibile per gli utenti creare i propri scratch reels , ma ora Twitter ha aperto lo strumento a tutti, cosi che tutti possiamo creare una GIF interattiva.

Bisogna comunque accedere a media studio per farlo, o si può creare uno Scratch Reel in Twitter ads, come menzionato nel tweet sopra. A seconda del successo riscosso, sicuramente Twitter la renderà accessibile a tutti in futuro.

Fai sapere segretamente ai recruiter che stai cercando lavoro tramite LinkedIn

LinkedIn ha introdotto uno strumento “segreto” per far sapere ai recruiters che stai cercando nuove opportunità senza farlo sapere al tuo datore di lavoro.

LinkedIn: “Chi di noi non ha provato a cercare lavoro senza farci notare dal capo? Ora puoi indicarlo privatamente ai recruiters su LinkedIn senza preoccuparti. Nasconderemo il segnale “Open Candidate” dai recruiters della tua compagnia o recruiters associati”.

L’opzione ora disponibile negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia, e sarà presto disponibile a tutti nel menu “Preferenze” della homepage di LinkedIn Jobs.

Ti sono stati utili questi consigli? Scrivici la tua opinione sulla nostra pagina Facebook!

Come gestire al meglio una crisi aziendale

Come gestire al meglio una crisi aziendale

Una crisi aziendale può colpire chiunque.

Qualsiasi tipo di impresa o organizzazione è vulnerabile a situazioni di crisi, nessuno escluso. Alcuni eventi possono ledere in maniera irreparabile la reputazione dell’azienda e il valore stesso del brand.

Per questo motivo è necessario non farsi trovare impreparati e creare piani ad hoc, procedure e strumenti per superare in maniera efficace possibili avvenimenti negativi e, appunto, crisi aziendali.

Solo così sia il management che i dipendenti potranno essere capaci di intervenire in maniera rapida e affrontare le avversità con successo.

LEGGI ANCHE: Social Media Monitoring: cosa dicono gli utenti del tuo brand?

Ecco, quindi, i cinque punti da tenere a mente per non farsi cogliere alla sprovvista da una crisi aziendale.

Gestione Crisi aziendale

#1 Una crisi aziendale è una crisi, quindi sii pessimista

Questo è uno dei pochi casi in cui è necessario ipotizzare che il problema sia più grande e peggiore di quello che è realmente.

Potrebbe sembrare strano ed è probabilmente tutta la vita che ci viene consigliato il contrario: quando si parla di gestire bene una crisi non bisogna lasciare nulla al caso, ma curare i minimi dettagli, senza mai abbassare la guardia.

Meglio essere pronti al peggio e poi scoprire che il problema era poco significativo che lasciare che avvenga il contrario.

come gestire una crisi aziendale

#2 Non nasconderti dietro un dito, sii sincero

Non esistono segreti e la notizia inizierà a circolare, qualunque precauzione tu prenda per impedirlo.

Casi aziendali importanti – ti dice nulla il nome di una nota casa automobilistica tedesca?- insegnano che cercare di nascondere i problemi li aggrava: non solo è impossibile impedire la circolazione delle informazioni ma tentare di occultare la questione vi renderà più colpevoli agli occhi del vostro pubblico.

#3 Le catastrofi non accadono solo nei disaster movie: pensa al peggio

Per essere pronto a fronteggiare davvero una crisi aziendale devi già aver immaginato lo scenario nel quale la tua organizzazione si trova nella peggiore luce possibile, sia che si tratti di quello che dicono i media sia che si tratti di accuse da parte di membri del tuo stesso team.

Come reagiresti? Inizia a preparare il tuo piano per arginare i danni. Anche se sarà un brutto momento, avere una strategia ti garantirà la capacità di superare la crisi brillantemente.

cose da ricordare per gestire una crisi aziendale

#4 Cambia completamente modo di approcciarti al problema, fai tabula rasa

Ipotizza cosa potrebbe succedere se fossi costretto a cambiare persone e processi.

In caso la crisi sia stata causata dalle azioni di un gruppo di dipendenti o nel caso sia un fallimento dell’intero sistema, questo dovrà essere sostituito in maniera da impedire che il problema possa ripetersi.

È inoltre necessario comunicare all’esterno i provvedimenti presi per assicurare che il problema è stato identificato e che sono state prese delle decisioni effettive a riguardo.

Non nascondere ai nuovi membri della squadra i motivi dietro il cambiamento, anzi aiutali a individuare gli errori da non ripetere.

gestire una crisi aziendale

#5 Se sei preparato, anche per te c’è la luce in fondo al tunnel

Ok, hai ipotizzato il peggio del peggio, hai rivoluzionato ipoteticamente la squadra aziendale, hai fronteggiato la crisi mediatica.

Ora è il momento di rilassarsi: pensa che l’organizzazione sopravviverà alla crisi e ne uscirà più forte di prima.

Qualsiasi situazione difficile può essere superata se si corre presto ai ripari e imparare dagli errori commessi in passato non può che giovare all’esperienza dell’impresa.

Insomma, nei momenti difficili è importante non lasciarsi scoraggiare e non entrare nel panico: con la giusta preparazione è possibile gestire qualsiasi crisi ed uscirne più forti di prima.

5 best practice per il marketing su LinkedIn

Ricorderete come nel giugno scorso la piattaforma LinkedIn sia stata acquisita da Microsoft, per 26,2 miliardi di dollari (in contanti). LinkedIn, ad oggi, conta circa 450 milioni di utenti e 4 milioni di aziende attive, di cui 9 milioni di utenti attivi in Italia, e più di 40 mila aziende.

Si conferma uno strumento potentissimo per creare reti e scambi professionali duraturi, una piattaforma ottimale per il personal branding e, per quanto riguarda le aziende, per il social media marketing e il rafforzamento della brand awareness.

5 best practice per il marketing su LinkedIn

LEGGI ANCHE: LinkedIn lancia Programmatic Buying, targetizzazione estrema negli annunci display

In un case study proposto da LinkedIn, l’American Institute of Certified Public Accountants (AICPA) ha registrato un aumento del 40% di nuovi associati grazie alla costruzione di relazioni e fiducia su LinkedIn: la piattaforma social-mediale è stata infatti la prima fonte di traffico per il sito AICPA.

5 best practice per il marketing su LinkedIn

Abbiamo così raccolto per voi 5 pratici consigli per sfruttare questa piattaforma a vantaggio del proprio business: creare una community attenta e attiva, coltivare la propria audience, intercettarne i bisogni e offrire soluzioni.

Scegli con attenzione il contenuto

La miglior cosa da fare su LinkedIn, utilizzando la propria pagina aziendale, è quella di pubblicare contenuti, con ritmo e cadenze ben definite. LinkedIn dovrebbe entrare a tutti gli effetti nei vostri piani editoriali, con aggiornamenti costanti (ancor più che su Facebook). Ovviamente però bisogna prestare attenzione alla tipologia del contenuto e al suo messaggio.

Proponi contenuti cliccabili, accattivanti e seducenti. Qual è il modo migliore per farlo? Innanzitutto, aggiungete un’immagine ad alta risoluzione: è dimostrato come una bella foto aumenti di 11 volte i click sul link del post (provate a utilizzare strumenti semplici e intuitivi come Canva o Piktochart).

Scegliete inoltre la giusta call to action per richiamare l’attenzione dell’utente verso il link inserito (ad esempio “inizia la tua prova gratuita”).

Di cosa parlare? Sicuramente della vostra attività, ma anche di argomenti di interesse per la vostra nicchia di settore, e di eventi riguardanti il vostro business.

5 best practice per il marketing su LinkedIn

Incoraggia dipendenti e/o collaboratori a condividere i contenuti

I dipendenti sono i migliori ambassador del vostro marchio (o di quello che rappresentate).
Invogliateli a condividere i contenuti aziendali: certo, non tutti saranno felici di farlo. Secondo un report di Sprout Social, i motivi per i quali i dipendenti dell’azienda non condividono contenuti del brand si ritrovano nelle seguenti motivazioni:

• il 21,6% dei dipendenti non sanno che il brand vorrebbe condividessero i contenuti;
• il 15,7% non sanno quali siano i contenuti;
• il 77,3% non si sentono incoraggiati a condividere le news aziendali.

Si rivela dunque necessario invogliare i propri dipendenti nel condividere i contenuti del brand, magari attraverso soluzioni di gamification aziendale, poiché i risultati saranno davvero soddisfacenti, sia per l’azienda, sia per i dipendenti. Sempre secondo il report accennato poc’anzi:

• il 42% dei dipendenti sente di avere più successo lavorativo quando è informato sulle notizie e gli aggiornamenti della società;
• 3 dipendenti su 4 desiderano essere in cima nella lista delle attività dell’azienda;
• il 40% dei dipendenti controlla LinkedIn quotidianamente.

LEGGI ANCHE: Come essere dei buoni cittadini di LinkedIn

Includi LinkedIn Pulse nella tua strategia

La piattaforma di pubblicazione LinkedIn Pulse, offre al pubblico uno sguardo più approfondito sui temi focus dell’attività del brand. Pulse consente di raggiungere un gran numero di utenti, arrivando a raccogliere migliaia di interazioni in poche ore. A differenza dei post contenenti link che rimandano ad articoli esterni al social, gli aggiornamenti di Pulse sono nativi, quindi maggiormente veicolati in LinkedIn. Gli articoli su Pulse che funzionano meglio hanno queste caratteristiche:

• titoli esplicativi;
• articoli sotto le 1000 parole;
• articoli con molte immagini ad alta risoluzione;
• articoli che non siano guidati che non riporti.

5 best practice per il marketing su LinkedIn

Non stare mai fermo

Mantenere costanza e ritmo su LinkedIn è vitale per la propria strategia di social media marketing aziendale. Quanti contenuti? Almeno uno al giorno. Inserisci video, report, immagini, articoli, post di Pulse: tutto sempre con un taglio professionale. Per lo storytelling aziendale è meglio utilizzare altre piattaforme, come ad esempio Facebook. Non basta pubblicare contenuti: è vitale l’interazione con gli utenti, commentate, rispondete. È necessario creare un sentimento di fiducia tra il brand e gli utenti: tra loro si confondono dipendenti, clienti, stakeholder.

5 best practice per il marketing su LinkedIn

Utilizza LinkedIn Analytics

Il monitoraggio dei dati insight è fondamentale. Nelle prime due settimane utilizzate LinkedIn come banco di prova: postate in diversi orari e registrate le risposte. Tenete sempre sott’occhio i dati demografici, quelli temporali, e cercate di capire dove avete sbagliato e cosa invece è andato bene. Avete tre parametri da tenere in considerazione: impression (ossia quanti utenti hanno visualizzato il vostro contenuto), engagement (cioè quanti hanno interagito col post) e click. Il vostro obiettivo è duplice: aumentare l’engagement (attraverso la costruzione della fiducia di cui si parlava in precedenza) e incrementare i click al sito web.

LinkedIn ha bisogno di tanta costanza, e un po’ di creatività per far evadere l’occhio degli utenti dal solito bianco e grigio della home.

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Bruce Sterling, l’intervista al grande scrittore in occasione di IF! Italians Festival

Pochi giorni fa si è tenuto a Milano l’IF! Italians Festival, evento dedicato ai professionisti della pubblicità e della comunicazione. Tra i suoi illustri ospiti c’era lo scrittore di fantascienza e guru del web Bruce Sterling.

LEGGI ANCHE: “No show, no business” il tema di IF! Italians Festival 2016

Sterling, che ha partecipato al Festival grazie alla partnership con la boutique creativa Souldesigner™, ha bisogno di ben poche presentazioni. Con le sue opere ha contribuito a definire il filone del cyberpunk, collabora con testate internazionali e italiane come Wired, Discover, Architectural Record, The Atlantic, La Repubblica XL e La Stampa; è docente presso la European Graduate School ed esperto di futurologia, disciplina a cavallo tra arte e scienza che utilizza strumenti razionali per ipotizzare “futuri possibili” in campo tecnologico, politico e sociale.

In collaborazione con la nostra Content Manager Nunzia Falco Simeone, abbiamo intervistato Bruce Sterling proprio a proposito di questi temi.

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L’arte ha il compito sociale unico di porre domande e innescare il dialogo su temi importanti. Come si immagina un presente nel quale il cyberpunk e il suo impatto politico e culturale non sono mai esistiti?

Non ci sarebbero ovviamente punk e l’industria cyber, non avremmo i bohémien degli anni ’70, avremmo una base industriale totalmente differente, probabilmente analogica. Credo sarebbe come i primi anni ’60, con un sacco di grandi automobili, televisori a tubo catodico e molta conformità sociale. Potrebbe essere un presente più prospero di quello attuale, in un certo senso, ma sarebbe più sporco; ci sarebbero un sacco di sforzi per la corsa allo Spazio e l’aviazione sarebbe una tecnologia molto potente.

bruce sterling

Fonte: Pagina Ufficiale Facebook IF! Italians Festival

Liberarsi dei bohémiens è piuttosto difficile: hanno cambiato il loro nome molte volte, ma c’è sempre questa fetta della popolazione disaffezionata; sarebbero forse più affini alla beat generation che non dei punk; non sarebbero interessati alla tecnologia, sarebbero disaffezionati rispetti ai temi del ritorno alla terra, sarebbero dei woodstokiani, dei tipi “anti-vaccinazione”.

E probabilmente non ci sarebbe stata nemmeno la Guerra Fredda, perché se non ci fossero stati industria cybernetica e dominio tecnologico dell’Occidente, probabilmente l’Unione Sovietica non sarebbe stata in grado di competere e sarebbe collassata.

Conosciamo già il suo pensiero a proposito dell’Internet of Things, ma ci piacerebbe sapere qual è il suo punto di vista su ciò che accadrà in futuro a tal proposito.

Una battaglia epica tra le major. Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, Samsung, Huawei, Weibo… L’Internet of Things non sembra affatto ruotare intorno all’Internet of Things, ma al controllo cybernetico della proprietà. Ne abbiamo già visto i primi segnali. Apple Home non collaborerà con Google, e ci sarà competizione tra le nuove chatbox, che non comunicheranno tra loro e si divideranno il mondo fisico come una torta.

La gente pensa all’Internet of Things come ad applicazioni domestiche da utilizzare in casa, ma penso che il cambiamento avverrà negli utilizzi militari e industriali. È un fenomeno in continua evoluzione, lo osservo da trent’anni e ancora continua a stupirmi. Ogni settimana sembra esserci una situazione fino a prima impensabile. Non avremmo mai pensato che le telecamere di sicurezza cinesi potessero diventare dei dispositivi di attacco per gli hacker (in questo articolo di Motherboard Italia potete trovare più info sulla vicenda, ndr). È una cosa incredibile a cui assistere.

bruce sterling intervista

Fonte: Pagina Ufficiale Facebook IF! Italians Festival

Restiamo su questo tema. Privacy e marketing della sorveglianza sono tra gli argomenti a lei più cari. Pensiamo al recente data-gate di Yahoo: come pensa che potremo fidarci delle aziende che esercitano un così grande potere sulle nostre informazioni?

Semplicemente, non possiamo farlo. Come ci si può fidare dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza? Per natura ciò che è nascosto è illegale. Possono evadere la legge ogni volta che vogliono, perché dovremmo fidarci? Sarebbe come domandarsi se i preti siano sempre fedeli alla loro teologia. No, non può funzionare.

Il marketing della sorveglianza è una forma di marketing in cui la gente non paga direttamente per beni e servizi, ma dà qualcosa in cambio della possibilità di essere spiata; è una forma di accordo sociale, ma non penso che si tratti di una situazione davvero stabile, né che ruoti attorno alla privacy. Credo che il vero problema sia la sorveglianza che le major esercitano l’una sull’altra, e che destabilizzerà il mondo dello spionaggio industriale, a causa di questa possibilità di trovare tutte queste informazioni archiviate. Questi database saranno attaccati, e le persone saranno vittime di leak.

È ovvio che Yahoo abbia spiato a lungo le email, ma penso che solo ora i guai siano davvero seri, e non perché sia sorprendente che stessero spiando le email -perché tutti sanno che lo stavano facendo. Il problema è l’irritazione delle persone su questi temi, che non si placherà. Si tratta di pessime relazioni pubbliche per Yahoo: erano già nei guai economicamente e hanno dovuto vendere a Verizon, per cui è un’azienda facile da prevaricare al momento, ed è un atteggiamento frequente nell’industria tech, che si assume per dimostrare di essere migliori. “Oh, in Apple avremmo avuto un’etica migliore nel farlo”. No, non sarebbe stato così, non del tutto, ma come minimo sono obbligati ad opporsi rispetto a qualcuno che ora è oggetto di sdegno. Non è una situazione in cui la legge possa funzionare, ma è una situazione in cui ci sarà una specie di consolidamento. Immagino ci saranno grossi sforzi per tradurre tutto questo in una forma normale e accettata di business.

Facebook Recommendations: ora i tuoi amici possono consigliarti cosa fare

Facebook ha annunciato sulla sua newsroom di aver appena rilasciato nuove funzionalità che renderanno il social network per eccellenza «più utile nella vita di tutti i giorni», secondo il vice presidente Andrew Bosworth.
Oggi (mercoledì 19 ottobre, ndr) la società californiana ha aggiunto uno strumento con il quale poter raccomandare luoghi, attività, eventi e servizi ai tuoi amici.

Sarà inoltre possibile acquistare i biglietti per un evento senza abbandonare l’app, e sono state resi disponibili nuovi tasti call to action nelle pagine aziendali.

Ora su Facebook i tuoi amici possono consigliarti cosa fare

Il vice presidente ha spiegato come oggi si debbano utilizzare troppe app di entertainment, quando Facebook potrebbe farci comodamente gestire tutto al suo interno: cerchi un film al cinema? Devi uscire con la tua compagna e vorresti una babysitter per i tuoi figli? Non sai dove andare a fare jogging? Ci pensa Facebook. O meglio, i tuoi amici su Facebook.
Con più di 1,65 miliardi di utenti mensili attivi, Facebook ritiene di avere le capacità per risolvere ogni tipo di problema del quotidiano di ognuno di noi: le Facebook Recommendations, attive in app negli Stati Uniti da oggi, vanno proprio in questa direzione. Si parte dal presupposto che ognuno di noi si fida del consiglio di un amico, piuttosto che di punteggi e commenti di clienti random su altre piattaforme. Quindi perché affidarsi al gusto di uno sconosciuto quando su Facebook il consiglio arriva dall’ amico d’infanzia?

Ora su Facebook i tuoi amici possono consigliarti cosa fare

 

Per ottenere le Facebook Recommendations basta creare un post di aggiornamento di stato, dopodiché Facebook analizzerà le parole utilizzate al fine di attivare questa funzione. Ad esempio, un post con scritto “sto cercando ristoranti a Torino” o “dove posso trovare un locale notturno a Venezia?” (questa sarà difficile), innescherà il nuovo meccanismo delle raccomandazioni. Da qui, i tuoi amici potranno offrirti spunti e suggerimenti, e, se verrà consigliato uno dei qualsiasi 60 milioni di ristoranti, aziende, fornitori di servizi, hotel, attrazioni, o luoghi aventi una pagina su Facebook, il sistema includerà automaticamente le pagine nei commenti.

Ora su Facebook i tuoi amici possono consigliarti cosa fare

Facebook posizionerà i consigli su una mappa dinamica che ti apparirà nel post, e che potrai consultare fino a quando non deciderai di eliminarla. Questa mappa avrà un link e potrà essere inviata agli amici che necessitano della stessa informazione.

Oltre alle Facebook Recommendations, il social netowork ti darà nuove possibilità di interazione con le pagine aziendali, grazie ai nuovi pulsanti call to action. Potrai quindi: ordinare cibo; richiedere un appuntamento; richiedere una consulenza; e acquistare biglietti.

Proprio a proposito di biglietti, come anticipato all’inizio, Facebook ha attivato la possibilità di acquistare i biglietti degli eventi in app, senza dover uscire dal social per trasferirsi su altre piattaforme, grazie alle partnership con Eventbrite e Ticketmaster. Alla fine della transazione verrà fornito all’utente un comodo QR code.

Ricordi la proposta da sogno di Tempo? A distanza di mesi, parliamo dei risultati con la Marketing Manager Elisa Albanese

13 milioni di visualizzazioni, 127 milioni di impression e 463mila click: questi i risultati della campagna Happy Tears – Una proposta da sogno che ha permesso a Tempo e al team di DLV BBDO di ricevere il premio speciale “Best use of YouTube” istituito da Google Italia all’interno degli ADCI Awards per i video che hanno utilizzato al meglio le properties e le potenzialità della piattaforma.

Se non te la ricordi, ti consigliamo di rimediare subito, assicurandoti di avere a portata di mano dei fazzoletti. Perché la storia di Martina e Michelangelo e il corto che racconta il loro amore, realizzato dal regista Luca Lucini, lo scorso marzo ha fatto commuovere un bel po’ di italiani.

La storia d’amore romantica dei protagonisti dal primo appuntamento a Milano alle Colonne di San Lorenzo al primo bacio, fino alla fatidica proposta in una sala cinematografica gremita di amici, è uno dei migliori esempi di applicazione delle regole dello storytelling per la capacità di entusiasmare milioni di utenti attraverso le emozioni, generando condivisioni in rete.

In occasione della consegna del premio durante l’IF! Italians Festival, abbiamo chiesto a Elisa Albanese, Marketing Manager Hankies & Facials South Europe (IT Tempo, FR Lotus, ES Colhogar), di commentare l’innovativa campagna e di raccontarcene i retroscena, oltre a spiegarci come il brand Tempo si stia guadagnando un post tra i top brand sui Social.

digital design days

Digital Design Days 2016, Milano torna capitale del design

Digital Design Days & Awards è in arrivo a Milano, dal 27 al 29 ottobre 2016: tre giorni di conferenze, workshop, digital showcase, insieme alla prima edizione di OFFF Milano e la cerimonia di consegna del Digital Design Award.

Obiettivo di questo imperdibile appuntamento è la celebrazione della creatività nel design digitale: per questo motivo, Digital Design Days ospiterà i migliori e più innovativi designer, storyteller e pensatori italiani e internazionali.

I panel di #DDD2016

All’nhow Hotel di Milano verranno ospitati numerosi panel con relatori d’eccezione, pronti ad intervenire sui temi legati al digital design. Tra di loro Claudio Guglieri, former design director di Fi e creative director di Elephant; David McCandless, autore, data journalist e information designer; Unit9, compagnia multimediale di cinema, gaming, realtà virtuale e digital technology; Saizen Media, agenzia creativa con uffici a Los Angeles e Milano specializzata in prodotti digitali interattivi; Alex Jenkins, direttore creativo e interactive storyteller; Alex Brunori head of creative agencies Google EMEA; Jakob Kahlen, designer & creative director con base a Copenhagen; Accurat, information design agency; Mediamonks, società di produzione digitale specializzata nella creazione di siti web, giochi e film.

In occasione dei Digital Design Days, nella giornata di giovedì 27, la Commissione Europea dedicherà una tavola rotonda gratuita a ragazzi, scuole e studenti per discutere del futuro e delle opportunità nel settore del digitale per i giovani talenti in Italia e all’estero.

La prima edizione di OFFF Milano

digital design days 2016

Organizzato ogni anno a Barcellona, il Festival della Cultura Post Digitale arriva ora anche da noi nelle vesti di OFFF Italia. Come gli stessi ideatori raccontano sul sito ufficiale, OFFF è “più di un semplice festival che ospita speaker internazionali e innovativi, è più di un punto d’incontro per la collaborazione tra i talenti del mondo, è molto più che nutrire il futuro. Offf è una comunità che invita tutti coloro che sono desiderosi di imparare e trarre ispirazione a partecipare a un viaggio tra conferenze, attività e spettacoli. Una combinazione di creativi, designer offline/online, motion designer, pensatori, sound designer, graphic designer, teorici, sviluppatori, professionisti, studenti e semplici curiosi.”

Workshop e installazioni

Durante i Digital Design Days sarà possibile partecipare anche a numerosi laboratori dedicati al mondo del responsive environment, della digital post-production, sviluppo webGL e altro ancora.

Tutti i visitatori potranno inoltre godere delle numerose installazioni presenti, vere e proprie opere d’arte coinvolgenti pensate per sorprendere ed emozionare attraverso percorsi di narrazione digitale ogni volta diversi.

Digital Design Award e Networking Party

Il Digital Design Award premia l’eccellenza creativa italiana nel design per il mondo digitale. Della sua giuria internazionale e indipendente (qui trovate la lista completa), fanno parte esperti e leader nazionali ed internazionali. Le iscrizioni al concorso possono essere effettuate sul sito www.digitaldesignaward.com.

La cerimonia di consegna del Digital Design Award avverrà il 29 ottobre 2016 al nhow Hotel di Milano durante il Gala Dinner conclusivo dei Digital Design Days.

Durante la serata del 28 ottobre, all’interno del T35 dell’nhow Hotel, si svolgerà invece il Networking Party, un’occasione per incontrare e conoscere i professionisti della scena digitale internazionale.

Partecipare al #DDD 2016 è semplice: potete prenotarvi su Eventbrite e scegliere uno dei pacchetti disponibili. Sul sito ufficiale trovate tutte le informazioni sull’evento.

Piattaforme, strumenti ed applicazioni di Visual Storytelling: segui il Ninja Talk con Adobe Stock

Come scegli le immagini per le tue campagne digital? Quali riflessioni occorre fare per adottare un approccio di Visual Storytelling? Quali strumenti possono supportare il raggiungimento dei tuoi obiettivi di comunicazione?

Se desideri approfondire queste tematiche non puoi perderti il prossimo Ninja Talk con Massimo Nava Creative Director, Digital Artist e Adobe Stock Influencer – in cui esploreremo come coinvolgere un pubblico concentrandosi sulle potenzialità del linguaggio visivo-emozionale, parleremo delle piattaforme, degli strumenti e delle applicazioni più utili per chi lavora con le immagini.

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Cosa imparerai

Durante il Webinar di Ninja Academy & Adobe Stock verranno affrontati diversi argomenti: da una panoramica generale sulla comunicazione digitale faremo un focus sulla valorizzazione delle immagini (scelta, griglia, colori, fast parallax effects); parleremo anche di video creativi e animazioni, format, transmedialità e storytelling fino ad arrivare alle app e alle risorse disponibili per la tua strategia.

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Dopo aver seguito il Ninja Talk saprai:

1. Scegliere le immagini dal potenziale comunicativo più ampio per le tue campagne
2. Adottare strumenti professionali per lavorare con immagini e video
3. Orientarti tra i formati più persuasivi per i tuoi obiettivi di comunicazione

Ricapitoliamo:

“Piattaforme, strumenti ed applicazioni di Visual Storytelling”

con

Massimo Nava – Creative Director, Digital Artist e Adobe Stock Influencer

Mercoledì 26 ottobre dalle ore 13 alle ore 14

Hashtag ufficiale: #NinjaTalk

ISCRIVITI SUBITO

Official Partner:

Adobe Stock

I posti per la diretta sono limitati ma se non riesci a collegarti potrai recuperare la sessione in modalità On Demand nell’arco di un paio di giorni dalla diretta direttamente nell’Area Utente di Ninja Academy.

Grazie alla memoria condivisa, i Robot che imparano da altri Robot diventano sempre più umani

Nonostante la massiccia evoluzione della tecnologia, azioni che per gli esseri umani sono banalissime, come afferrare un bicchiere, riporre i calzini appallottolati, spostare una spazzola per capelli da un tavolo all’altro, per i robot risultano ancora molto difficoltose.

Per imparare a spostare una ciotola da un ripiano all’altro o afferrare la penna, infatti, ogni robot impiega ore e ore a ripetere sempre lo stesso movimento, studiando l’oggetto da ogni angolazione attraverso una camera e gli infrarossi. Una volta analizzata la situazione, prova e riprova diversi tipi di presa fino a che non è davvero sicuro che sia ben salda. Capito poi come afferrare l’oggetto, il robot cerca infine di non far cadere a terra l’oggetto e di spostarlo senza perdere la presa che ritiene più corretta.

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La memoria condivisa sarà la nuova infanzia dei robot

Secondo quanto sostiene Stefanie Tellex, professoressa di informatica presso la Brown University, quello che differenzia l’apprendimento degli umani da quello degli automi è il periodo dell’infanzia in cui impariamo e processiamo “un enorme quantitativo di dati”.

Partendo da questo assunto, la professoressa Tellex sta mettendo a punto una ricerca chiamata “Million Object Challenge”: l’esperimento è quello di “agganciare” tanti robot di tutto il mondo ad una sorta di memoria condivisa (questo è possibile perché i robot usano la stessa struttura standard di programmazione, il ROS)  e permettere così lo scambio collettivo di informazioni per riconoscere, afferrare e spostare un milione di oggetti differenti. In questo modo, una volta che una macchina ha appreso il modo giusto in cui afferrare un oggetto, passa i dati agli altri robot, che a loro volta rilasciano un feedback, perfezionando le istruzioni avute e impartendole alle altre macchine.

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Secondo la professoressa Tellex, le informazioni complessive sui movimenti da effettuare su tutti gli oggetti potranno poi essere compresse in appena 5-10 Megabyte, cioè la dimensione di un brano in una libreria musicale.

Esplosione delle abilità dei robot: i nuovi campi di azione

“Nei prossimi 5-10 anni, ci aspettiamo di vedere un’esplosione nelle abilità dei robot… grazie al numero sempre maggiore di ricercatori che ci aiutano ad affinare le conoscenze basate sulla cloud, le macchine avranno accesso a tutte le informazioni di cui avranno bisogno, a portata di mano” spiega il collaboratore della Tellex, Ashutosh Saxena, adesso CEO della startup “Brain of Things”.

Confezionare articoli nel magazzino, assistere pazienti allettati, aiutare soldati nelle zone di guerre, perciò, saranno solo alcuni dei campi in cui i robot potranno essere utili, senza più problema del non riconoscere e maneggiare oggetti di uso comune.

Insomma, se ancora avessimo ancora qualche dubbio sul fatto che in un prossimo futuro  i robot sostituiranno gli esseri umani in molti settori lavorativi, le ultime ricerche che gli scienziati stanno mettendo a frutto lasciano poco margine all’incertezza.

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