SEO

Dalle Digital PR ai Social Media. Come sfruttare la SEO a nostro vantaggio

Cosa c’entrano le Digital PR con la SEO, come si può integrare quest’area del digital marketing all’interno della nostra strategy. Molto spesso sottovalutata,  l’ottimizzazione dei nostri contenuti in chiave  SEO rappresenta una delle buone pratiche imprescindibili da seguire per avere successo nel web. Una buona SEO  può potenzialmente migliorare il proprio  sito o i propri contenuti e consentire un risparmio di tempo notevole, ma può anche rischiare di danneggiare il tuo sito e la tua reputazione.

Per assicurarci di comprendere quali sono i vantaggi potenziali nonché i danni che un SEO irresponsabile può causare al nostro sito abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Luca De Berardinis, consulente Inbound Marketing e Web Copywriter presso Argoserv e docente di Ninja Marketing per il Master Online in Digital Marketing.

Luca De Berardinis

Digital PR e Social Media. Come interagisce la SEO con questi due settori?

La SEO è l’insieme delle tecniche e delle strategie necessarie a rendere un sito (o le pagine che lo compongono) visibile sui motori di ricerca per determinate keyword. Credo che il digital PR e il social media marketing siano binari paralleli di una stessa strategia di marketing digitale. Occhio a non confondere SEO e SEM.

Facciamo un esempio concreto e proviamo a ragionare insieme: supponiamo che io riesca a posizionare tra i primi 3 o 4 risultati di Google una pagina che parla di un argomento obiettivamente poco “social” come, non so, i “tessuti indiani”. Quest’ultima è una keyword che genera mediamente 260 ricerche al mese su Google Italia. I primi 3 risultati di una query come “tessuti indiani” (malinishop.com , mostraartigianato.it e stile.it) acquisiscono visite di persone interessate all’argomento.

Gli utenti che atterrano su queste pagine, se trovano contenuti utili, interessanti, oltre che coinvolgenti e ben scritti e che riescono a soddisfare la loro curiosità, saranno portati a condividerli sui social network, a suggerirli ad amici e colleghi e a citarli su risorse online da loro create.

Ecco, abbiamo appena visto come una visita su Google possa generare anche condivisioni sui social media e un passaparola di cui non possiamo prevedere lo sviluppo (potenzialmente) positivo. Se questa è interazione, allora la risposta alla domanda iniziale è “sì”, la SEO interagisce con digital PR e Social Media.

seo e contenuti multimediali

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I contenuti multimediali come file audio, video o immagini che ruolo hanno nell’ottimizzazione per i motori di ricerca?

I contenuti multimediali in genere, ma soprattutto le immagini, hanno un ruolo importante nell’ottimizzazione per i motori di ricerca. Tutto ciò che arricchisce e aumenta il potere informativo di una pagina web è assolutamente gradito da Google e, di conseguenza, anche dai suoi utenti.

Foto, immagini, illustrazioni e infografiche sono la parte visuale di una pagina web e contribuiscono drasticamente al suo posizionamento su Google. Ogni immagine sul web ha un tag ALT (che sta per alternative), ovvero un testo alternativo, che ha due funzioni molto importanti: permette ai non vedenti di “ascoltare” l’immagine attraverso gli screen reader e consente ai motori di ricerca di comprendere bene il suo contenuto associando un livello di pertinenza e una rilevanza all’immagine stessa.

Se l’ALT tag viene usato bene, questo contribuisce in modo decisivo all’indicizzazione dell’immagine e della pagina web che la contiene. Ecco 9 regole per creare un URL efficace.

software per l'ottimizzazione SEO

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Quali sono i software che utilizzi di più? In generale quali sono secondo te i migliori per la SEO?

Sono 3 i software che utilizzo normalmente per le attività legate all‘ottimizzazione SEO, alla realizzazione di SEO audit e a tutto ciò che riguarda la visibilità sui motori di ricerca.

Screaming Frog

È un software stand alone (devi scaricarlo e installarlo sul tuo computer) che serve per la scansione di un sito ed ottenere – per ogni pagina che lo compone – tutte le informazioni più importanti a fini SEO.

SEMRush

È un tool online molto utile per stimare il traffico e la visibilità di un sito, le keyword per le quali risulta visibile su Google, i suoi competitor online e il confronto con siti dello stesso settore di business. Il software, nella sua versione free, dà informazioni parziali mentre sottoscrivendo un piano a pagamento è possibile avere tutto ciò che serve per un’analisi completa di un progetto online.

Google Keyword Planner

Strumento imprescindibile per l’analisi e lo studio delle keyword all’interno di un campo semantico predefinito. Il software online, attivabile all’interno di un account di Google AdWords consente, a partire da una parola chiave principale, di ottenere un elenco esaustivo di chiavi correlate alla prima con tanto di volume di ricerche mensili, livello di concorrenza e offerta consigliata per chi intendesse attivare una campagna di pay-per-click.

strategia seo

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Com’è cambiata la SEO e come vedi l’evoluzione di questo settore nei prossimi cinque anni?

La SEO muta, si evolve e si trasforma di anno in anno in maniera proporzionale all’evoluzione degli algoritmi di ranking di Google. Ogni volta che Big G pubblica un nuovo algoritmo che rivoluziona il modo in cui vengono presentati i risultati di ricerca, la SEO cambia di conseguenza anche se le strategie hanno tempi di rinnovamento ben più lunghi.

Secondo me la direzione verso la quale va Google è quella di una emulazione sempre precisa del comportamento umano. Questa piccola riflessione mi permette di riallacciarmi ad una bellissima e azzeccatissima affermazione di Luisa Carrada: “Se piace al lettore, piace anche al motore“. Ci vediamo al Master Online in Digital Marketing! 😉

Anche con Luca la nostra chiacchierata finisce qui, ma ti ricordiamo che fino al 28 settembre puoi beneficiare del prezzo Early Booking e risparmiare 400€! Affrettati, l’offerta sul Master Online in Digital Marketing scade il 28 settembre.

Instagram: la guida per giornalisti

Instagram ha da poco rilasciato una guida puntuale e approfondita su come sfruttare al meglio la piattaforma per raccontare news e storie. Un manuale per giornalisti e testate editoriali, che attraverso Instagram hanno un’opportunità davvero interessante per raggiungere un pubblico eterogeneo rispetto al solito, e avere una forza visuale impattante, elemento ormai centrale nel giornalismo di oggi.

La Visual Voice

Su Instagram il visual storytelling è fondamentale. Aperto l’account, è importante fin da subito comunicare con chiarezza il topic, ossia ciò che si vorrà mostrare nella propria galleria. Bisogna dunque essere in grado di fornire all’utente che visita per la prima volta il nostro account un’immagine coordinata e chiara, e non un’accozzaglia di contenuti.

Qual è l’elemento che vi rende unici? Siate autentici, coerenti, riconoscibili.

Ecco alcuni esempi editoriali su Instagram che hanno una identità chiara:@Refinery29, @theeconomist, @voxdotcom, @natgeo, @bleacherreport.

LEGGI ANCHE: Come migliorare la propria presenza su Instagram in 6 punti

Le didascalie

Le didascalie sono basilari, sostanziali: aiutano il tuo account a sviluppare la propria “voce”, il proprio tono. Quando inizi a muovere i tuoi primi passi su Instagram, sperimenta e cerca di capire ciò che il tuo pubblico è più propenso a leggere. Alcuni account hanno successo con caption long-form, mentre altri utilizzano le didascalie per ottenere un feedback dalla community, oppure per scrivere note e pensieri personali ai fan, o semplicemente condividere piccoli frammenti di vita quotidiana. Sviluppate il vostro punto di vista e siate coerenti.

@natgeo, come mostrato nell’immagine seguente, ha voluto offrire un contesto approfondito nel quale è stata scattata la foto, e ha taggato il fotografo.

Instagram: la guida per giornalisti

La fotoreporter @elenadelestal, invece, ha indicato semplicemente luogo e data dello scatto:

Instagram: la guida per giornalisti

@bustle offre una didascalia fatta di una sola parola, che riassume l’immagine:

Instagram: la guida per giornalisti

Hashtag ed Emoji

Gli hashtag possono essere un ottimo modo per entrare in una conversazione a cui la tua community sta già partecipando, o per collegare una serie di tuoi post con un tema comune.

La regola generale è quella di non utilizzare più di due o tre hashtag per didascalia, al fine di rendere comprensibile il resto del testo.

Le emoji sono un modo divertente per comunicare con i follower, o ribadire un piccolo dettaglio nella foto. Provate anche a combinare un hashtag e una emoji insieme.

Strumenti e filtri creativi

Come sapete, Instagram offre molti strumenti che consentono di modificare le foto. Potete raddrizzare una foto, ritagliarla, renderla più o meno luminosa, modificarne colori e ombre, e molto altro. I filtri sono un altro modo divertente per regolare in automatico l’aspetto di una foto, anche se ultimamente vengono utilizzati sempre meno, preferendo i tool di modifica manuale.

Instagram ha anche diverse applicazioni standalone che aggiungono ancora più opzioni:

Boomerang cattura mini-video in loop; Hyperlapse offre la possibilità di creare video in time-lapse; Layout permette di combinare diverse foto insieme, così da creare un collage.

LEGGI ANCHE: Cinque suggerimenti da The Knot: la pagina Instagram che senza Adv ha raggiunto 1 milione di follower

Taggare persone e luoghi

Taggare altri account presenti nella propria foto è un ottimo modo per offrire il proprio contenuto a un nuovo pubblico. Inoltre, l’aggiunta di una posizione o il tag di un evento al post aiuta a essere rilevabili quando qualcuno ricerca quel luogo o quell’evento. Più sarete precisi e completi, più sarete efficaci.

@hollywoodlife ha fatto dell’azione del taggare celebrità e luoghi la sua carta vincente:

Instagram: la guida per giornalisti

@travelandleisure offre bellissime foto di luoghi perfetti per vacanze da sogno, taggando la località con precisione:

Instagram: la guida per giornalisti

Condivisione su altre piattaforme

È consigliabile collegare il proprio account Instagram alle altre piattaforme social, soprattutto Facebook. Se condividete su questo social la fotografia nel momento della pubblicazione su Instagram, la reach organica su Facebook dell’immagine sarà importante, molto più rispetto al caricare in modo nativo la foto su tale piattaforma.

L’autenticità

Su Instagram le foto che ritraggono momenti autentici vissuti in prima persona funzionano splendidamente, soprattutto quando offrono una nuova prospettiva. I giornalisti hanno un vantaggio straordinario qui, dato che si trovano spesso in luoghi affascinanti e hanno l’occhio allenato a individuare dettagli interessanti che rivelano un nuovo punto di vista su una storia.

@cubareporter: il chief officer della CNN Avana, Patrick Oppmann, utilizza il suo account Instagram per condividere istanti di vita quotidiana a Cuba:

Instagram: la guida per giornalisti

Siate creativi

@slate, dopo la morte di Prince, ha postato questa animazione, che è essenzialmente una versione moderna di una vignetta editoriale.

Dearly beloved…

Un video pubblicato da Slate (@slate) in data: 21 Apr 2016 alle ore 14:52 PDT

Coinvolgere la community

Gli utenti di Instagram sono prosumer, ossia oltre a fruire dei contenuti, li producono. Il New York Times (@nytimes) ha chiesto agli utenti di condividere le proprie foto Instagram del primo giorno d’estate, che avrebbero poi formato un collage interattivo sul sito web della testata. Instagram: la guida per giornalisti @washingtonpost: il Washington Post ha invitato il proprio pubblico a partecipare a un contest e di condividere il prodotto finito con un hashtag scelto a priori. Instagram: la guida per giornalisti

Video

Il video è il contenuto multimediale in crescita su ogni piattaforma social, Instagram compresa. Nella prima metà del 2016, la quantità di persone che hanno trascorso il proprio tempo a guardare video su Instagram è aumentata del 150%.

LEGGI ANCHE: Instagram: arrivano i suggerimenti per vedere i video più belli

L’account del NYT (@nytvideo) è solito offrire video con tagli prevalentemente brevi:

Lake Poopó had long been vulnerable. It was perched 12,140 feet above sea level in the dry Bolivian high plains. Decades of water diversion and cyclical El Niño droughts had brought it to the brink many times. But #climatechange dealt it the finishing blow. The slow warming of the lake was enough to evaporate what little water was left. And in December, the lake basically disappeared. The ripple effects extend beyond the loss of livelihood for fishing families. The vanishing of #LakePoopó threatens the very identity of the Uru-Murato people, the oldest indigenous group in the area. The Uru-Murato survived the conquests of the Inca and the Spanish, but seem unable to adjust to the abrupt upheaval of global warming. The @nytimes staff photographer @joshhaner took this video of Emilio Huanaco, an indigenous judicial official, standing in the dry, salty expanse of what was once Bolivia’s second-largest lake. Visit the link in our profile to see more photos and to read the article written by @caseysalbum, @nytimes’s Andes bureau chief. #nytweekender

Un video pubblicato da The New York Times (@nytimes) in data: 9 Lug 2016 alle ore 07:38 PDT

I video di Civil Beat (@civilbeat) colpiscono per una qualità visuale elevata, su argomenti rilevanti per la comunità delle Hawaii:

MTV News (@mtvnews) offre invece piccole pillole prodotte dai propri giornalisti alle prese con le celebrità nei vari eventi del network americano:

with @gabriellewilson

Un video pubblicato da MTV News (@mtvnews) in data: 3 Mag 2016 alle ore 13:12 PDT

Ma quali sono le migliori specifiche per un video su Instagram?
Carica il video tramite collegamento WiFi o con una connessione 4G estremamente stabile e forte, ed effettuate l’upload della versione a più alta risoluzione disponibile. La dimensione minima di un file video 1:1 è 8 MB per 15 secondi di video, o 31 MB per 60 secondi. Quella per un file 16:9 è 6 MB per 15 secondi o 24 MB per 60 secondi.

E voi quali best practice seguite su Instagram? Suggeriteci tutto sulla nostra pagina Facebook.

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PrestaShop Day: dai un boost al tuo eCommerce per Natale

Nelle scorse settimane ti abbiamo raccontato perché il PrestaShop Day è una grande occasione per tutti gli operatori dell’eCommerce di prender parte ad un incontro interamente dedicato a chi si occupa di questo settore.

Un calendario fitto di impegni, la possibilità di assistere ai workshop, in cui si affronteranno temi concreti, curati dai maggiori player nel panorama internazionale, e tanto networking.

LEGGI ANCHE: PrestaShop Day: scopri come far decollare il tuo business online

Ma perché PrestaShop ha scelto il ritorno dalle vacanze per dare vita ad uno degli eventi che da Parigi a Madrid, segna il pieno di presenze in tutta Europa?

>> Partecipa all’evento!

It’s all about timing

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La piattaforma francese leader nella realizzazione di portali di eCommerce ha operato una scelta strategica che punta al bersaglio grosso.

Chi si occupa di attività commerciali sa che all’orizzonte si affacciano alcuni grandi snodi cruciali che potranno determinare il grado di successo della propria annata: ci riferiamo a tutte le campagne per Halloween, il Black Friday, per finire col grande appuntamento natalizio.

Contenuti efficaci, capacità d’analisi di scenario, competenze tecniche e piattaforme che si adattino come un guanto alle esigenze degli acquirenti sono solo alcuni dei parametri che determineranno il successo delle tue vendite.

Ma acquisire competenze e conoscenze per tempo è qualcosa che va fatto tessendo una rete di relazioni che mettano in contatto merchant e informatici, esperti del content marketing e manager che si occupino di strategie vincenti.

Il PrestaShop Day ha proprio questo intento e la data di fine settembre è stata scelta proprio per convogliare le migliori energie dell’eCommerce del paese.

>> Partecipa all’evento!

Bisogna arrivare preparati, bisogna arrivare prima di ogni altro, bisogna accedere a ciò che il meglio ci sia da offrire nel panorama nazionale ed internazionale.

Conoscere ed innovare, il #PSDayMilano è la tua grande occasione

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PrestaShop, nella fase di presentazione dell’evento, ha sottolineato quanto il PrestaShop Day sia importante per tutti gli attori dell’eCommerce:

  • gli imprenditori, che vorrebbero lanciarsi nel settore ed avranno la possibilità di entrare in contatto con le migliori soluzioni del circuito italiano
  • gli sviluppatori, coloro che tecnicamente si fanno carico di sviluppare le piattaforme di vendita attraverso PrestaShop ed hanno necessità di fare networking con i player internazionali e con un parco clienti potenzialmente infinito ma che di norma è difficilmente reperibile
  • tutti gli operatori dei servizi connessi all’attività di vendita, come ad esempio coloro che sviluppano servizi finanziari per i pagamenti, o marketer specializzati nei social e sul content e che hanno bisogno di un luogo nel quale presentare la propria offerta ai partner.

Il 29 settembre sarà proprio questo: un grande incontro, in cui ogni tassello dell’eCommerce nazionale comporrà il grande puzzle delle vendite online.

Ninja Academy sarà della partita, e tu, vuoi rimanere fuori dai giochi?

Iscriviti sulla pagina dedicata alla manifestazione e dai una svolta alla tua attività!

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DuoSkin, i tatuaggi intelligenti simili a gioielli

DuoSkin è un progetto del MIT Media Lab che permette a chiunque di creare tatuaggi simili a gioielli, integrando sistemi di controllo basati su tecnologia NFC.

tatuaggi

L’idea di DuoSkin nasce dal mondo dell’estetica, in particolar modo dal settore dei tatuaggi temporanei, ma rivoluziona questo concetto e trasforma un oggetto puramente estetico in un vero centro di controllo applicato sulla pelle.

I dispositivi DuoSkin ti consentono di controllare i tuoi dispositivi mobili, di monitorare le informazioni sul display e di memorizzare le informazioni, attraverso il gioiello che stai ostentando mentre bevi tranquillamente il tuo cocktail in riva al mare.

Il team di lavoro che ha creato DuoSkin ha scommesso che in futuro i device su pelle non saranno più considerati oggetti del mistero su cui aleggia una spontanea diffidenza ma che saranno utilizzati come i dispositivi wereable di oggi, ma convergeranno verso una facilità d’uso e una scalabilità unite ad una forte componente estetica.

Grazie all’utilizzo di una semplice foglia d’oro, un materiale che a dispetto delle apparenze è a buon mercato e ha la caratteristica di essere anallergico ma anche robusto, Il team del MIT Media Lab è riuscito a creare un oggetto che presenta tutte le premesse per diventare a breve un vero e proprio standard nella creazione dei dispositivi wereable.

Le tre classi di tatuaggi DuoSkin

Input

Il team di DuoSkin ha creato elementi che ricordano le tradizionali interfacce utente come i pulsanti, i cursori e i touchpad 2D. L’interfaccia 2D utilizza una scansione riga-colonna con una costruzione a due strati che isola le tracce orizzontali da quelle verticali, che vengono poi unite ed applicate direttamente sulla pelle.

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Output

La tecnologia DuoSkin traferisce display morbidi direttamente sulla pelle, creati grazie ai pigmenti termocromici che hanno caratteristiche simili all’inchiostro.

Questi display hanno due diversi strati e il cambiamento di colore avviene quando vengono riscaldati oltre la temperatura corporea. Per attivare i cambiamenti di colore, sono stati progettati elementi di riscaldamento capaci di resistere al di sotto dello strato termotronico.

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Comunicazione

Per lo scambio di dati attraverso gli strati sulla pelle, la comunicazione deve essere wireless, per questo DuoSkin utilizza la tecnologia NFC. I dispositivi DuoSkin comunicano tramite NFC, i cui tag includono un chip che si collega a una testina anch’essa di foglia d’oro, personalizzabile in diverse forme e dimensioni.

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E tu, cosa ne pensi? Credi che il mercato dell’estetica possa essere rivoluzionato da questa tecnologia o prevarranno le riserve sull’utilizzo di sistemi così invasivi?

iPhone 7 e Apple Watch 2: tutte le novità del Keynote

Il giorno tanto atteso dagli Apple addicted è finalmente arrivato, sul palco del Keynote tenutosi a San Francisco Tim Cook svela tutte le novità che Apple ci riserva con i suoi nuovi dispositivi.

L’apertura dell’evento è avvenuta a tempo di musica sulle note di Sweet Home Alabama cantata dal Ceo di Apple Tim Cook in auto, mentre veniva accompagnato all’evento da James Corden, prima uscita del Carpool Karaoke come esclusiva di Apple Music.

Vediamo quali sono le novità più salienti.

Super Mario sbarca su Apple Store

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Per tutti i nostalgici e gli appassionati del piccolo idraulico Nintendo buone notizie, il celebre videogioco arriverà su iPhone con un’applicazione chiamata Super Mario Run, la cui uscita è prevista per il periodo natalizio.

A dare la notizia salendo sul palco della conferenza è stato il padre del celebre game: Shigeru Miyamoto.

Il protagonista del gioco correrà su e giù sul vostro dispositivo e starà a voi guidare i suoi salti e movimenti con pochi e semplici tap sullo schermo, l’obbiettivo sarà ovviamente quello di raccogliere più monetine possibili.

Super Mario diventa social grazie alla nuova modalità di sfida chiamata Toad Rally: potrete decidere di sfidare i vostri amici o scegliere uno sfidante da una lista di giocatori online, l’importante è vincere!

Apple Watch 2

iPhone 7

 

Grandi novità in vista per l’Apple Watch, nella sua nuova versione ribattezzato come Watch Series 2.
Waterproof, resistente fino a 50 metri di profondità, dotato di un sistema altamente tecnologico in grado di respingere tramite pressione i liquidi al di fuori del dispositivo.

Tra le novità più importanti del nuovo gioiellino di casa Apple l’introduzione del GPS, l’integrazione di un chip s2 con processore dual core più veloce del 50 % e una grafica raddoppiata rispetto al precedente modello.
Evoluzioni e miglioramenti per il sistema di monitoraggio della salute e delle attività sportive.
Il sistema operativo watchOS3, così come spiega sul palco Jeff Williams, include l’aggiunta di molte funzioni tra cui quella di disegno nei messaggi e quella SOS.

Per quanto riguarda i colori, sarà disponibile oro, oro rosa, argento, e grigio siderale per la versione in alluminio, grigio e nero per la versione in acciaio e bianco per la ceramica.

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Eleganza per gli Apple Watch, resi unici dai  cinturini realizzati da Hermes.  Non solo stile, l’Apple Watch si presenta anche nella sua versione speciale Nike + dedicata agli amanti dello sport.

La versione sport prodotta in quattro colori , include un applicazione creata dal brand Nike per il monitoraggio avanzato delle attività sportive. Questa modello ” è un vero e proprio compagno di corsa” come lo definisce Trevor Edwards, presidente della Nike.

Ma ciò che davvero ha entusiasmato il pubblico è stata la notizia che l’app Pokèmon GO, presto arriverà sarà disponibile per Apple Watch. L’app notificherà gli utenti informandoli sulla presenza dei pokemon nelle vicinanze e in un attimo il giocatore sarà pronto per catturarli!

iPhone 7 e iPhone 7 plus

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È finalmente arrivato il momento di conoscere tutte le caratteristiche e le novità del nuovo melafonino, in realtà già anticipate dall’azienda di Cupertino sul suo canale Twitter con un video di 15 secondi , in cui mostra le caratteristiche dei nuovi dispositivi, tweet che di fatto ha spoilerato il CEO di Apple, scatenando l’ironia dei fan.

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iPhone 7 e’ lo smartphone più avanzato mai realizzato prima d’ora, il gold standard per gli smartphone, quello a cui tutti aspirano.

È cosi che Tim Cook definisce il nuovo e attesissimo dispositivo firmato Apple, un device  dalle prestazioni eccellenti.

Cosi come lo Smart Watch l’iPhone 7 sarà waterproof, resistente alla polvere, batteria più efficente, non avrà nessun jack per le cuffie ma solo un connettore Lightening e sarà disponibile nei colori: black, jet black, silver, gold, rose gold.

Fotocamera completamente ridisegnata, e doppia fotocamera per iPhone 7 Plus, i nuovi dispositivi promettono foto eccellenti grazie ad un sensore da 12 mega pixel dotato di stabilizzatore ottico, in grado di scattare foto in modo più veloce rispetto ai precedenti modelli.

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iPhone 7 e iPhone 7 Plus saranno compatibili con le nuove cuffie AirPods senza fili, collegabili ai dispositivi in modo automatico semplicemente aprendo il case protettivo, dotato di una batteria che consente di ricaricarle anche in movimento.

Nuovo look anche per il display che sarà più luminoso e avrà un ampia gamma di colori.

L’iPhone 7 e 7 Plus saranno pre-ordinabili dal 9 settembre, mentre saranno acquistabili anche in Italia dal 16 settembre.

Se vi siete persi la presentazione e volete godervi tutte le novità in pochi minuti, Apple ha pubblicato una video sintesi del suo keynote:

https://www.youtube.com/watch?v=GeoUELDgyM4

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Amazon Restaurants, il restaurant delivery a Londra

Sì, Amazon Restaurants è realtà!

Gli utenti londinesi di Amazon Prime Now possono ora ricevere a domicilio, nel tempo di un’ora, i piatti del ristorante preferito.

Nessuna maggiorazione sui listini e consegna gratuita per gli utenti Prime per ordini superiori alle 15 sterline.

Attivo soltanto in alcuni quartieri di Londra, Amazon si lancia nell’avventura del food delivery in diretta concorrenza con Deliveroo e UberEats.

Amazon Restaurants, la sfida a UberEats e Deliveroo

In questo contesto si inserisce Amazon Restaurants: scardinare l’inamovibilità dei competitors approfittando dei problemi di Uber e Deliveroo riguardo ai tentativi di sindacalizzazione dei lavoratori e alle retribuzioni.

Quello che è certo è che la mossa di Amazon condizionerà fortemente il mercato dei corrieri e delle consegne, potendo puntare su una forte rete già strutturata e consolidata.

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Se il servizio sarà efficiente come lo è Amazon di solito, il successo può dirsi assicurato.

“Londra offre alcuni dei migliori piatti della cucina di tutto il mondo, quindi siamo felici che i clienti Amazon Prime possano ora godere della consegna a domicilio direttamente dai loro ristoranti preferiti tramite il servizio ultra veloce di Amazon”, ha detto Al Wilkinson, UK Responsabile Amazon Restaurants in un comunicato.

Sulla base della nostra ricerca su ciò che è importante per i consumatori in rapporto alla consegna del cibo, il nostro team ha raccolto una selezione dei migliori ristoranti locali a Londra. Siamo entusiasti di aiutare molte di queste piccole imprese ad offrire la consegna a domicilio per la prima volta.

Perché a molti non è piaciuta l’ultima campagna di Victoria’s Secret

Che nei primi anni settanta gli accappatoi in spugna o le camicie da notte in nylon fossero considerabili abiti quasi succinti e provocanti, ci sono pochi dubbi.

Che non lo fossero affatto, ce ne sono ancora meno.

Motivo per cui Roy Raymond, imprenditore statunitense, decise di investire nell’allora curioso ed inesplorato mercato della biancheria intima, nonché della sexy lingerie: nasceva così nel 1977 Victoria’s Secret.

Sin dai primi anni ottanta, un successo strabiliante: espansioni in tutta America in franchising, estensione della linea di prodotto, aggiungendo profumi e prodotti beauty alla tradizionale linea di lingerie, sfilate con milioni di spettatori (Victoria’s Secret Fashion Show in primis) e dagli anni duemila una forte differenziazione anche sulle proprie modelle (Victoria’s Secret Angels), a sottolineare la cura e l’attenzione che il brand dedica alla propria immagine.

Se la lingerie all’improvviso fa scandalo

Nel panorama del brand ha sempre ricoperto un ruolo centrale la pubblicità, sì dei propri prodotti ma soprattutto delle proprie modelle: anche se sembra, non è mai facile mostrare a milioni di clienti una perfetta modella in biancheria intima. Ma su questo fronte, Victoria’s Secret è sempre rimasto un brand trasparente, mostrando apertamente e pubblicamente tutti i suoi prodotti, dai più ai meno piccanti.

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Il paradosso è che qualche problema è sorto nella situazione contraria. Come abbiamo detto, le sexy pubblicità di modelle in lingerie sono sempre state ben accette dal genere maschile e, tutto sommato, anche dal genere femminile. Al contrario, hanno suscitato molto scalpore le ultime campagne pubblicitarie, dove gli angeli di Victoria si presentano tutto sommato vestite.

Wanna take it inside out? Click ahead for lingerie looks you can work into your real-life wardrobe: http://i.victoria.com/db7

Gepostet von Victoria's Secret am Freitag, 26. August 2016

“Victoria, smettila. Adoro questo brand, ma questa pubblicità è ridicola!”

“Questa lingerie non è appropriata a luoghi pubblici!”

Perché tanto scalpore? Non proprio per la mancata nudità, ma per l’occasione di consumo del prodotto. La scena si è infatti spostata: se prima le pubblicità avevano come protagonisti gli angeli in biancheria intima a casa o in un luogo astratto e non definito, adesso troviamo le modelle, sempre in lingerie ma più vestite, e con accessori (borse, copri-spalle) all’aperto, fuori casa, per strada.

Ricapitolando: modelle praticamente seminude in giganteschi cartelloni in tutto il mondo sono più che ben accette, seppur in luoghi consoni all’abbigliamento che si sta indossando. Non appena si esce dalle mura domestiche, il popolo dei social network sembra ribellarsi al brand, non apprezzando la trasposizione della lingerie da indumento rigorosamente privato a comune abbigliamento quotidiano.

Il ragionamento, in linea di principio, fila.

Occorre però, ovviamente, cercare di ampliare la lente di ingrandimento: torniamo infatti al 2014, quando Victoria’s Secret decise di tagliare la maggior parte dei suoi prodotti di abbigliamento non sexy, concentrandosi sulla biancheria intima e sui prodotti di beauty e makeup.

Recentemente il passo indietro, ovvero un’idea di ristrutturazione della gamma di abbigliamento che ritorni alla precedente offerta. Ed è in questa ottica che è più opportuno guardare alle nuove campagne pubblicitarie.

Victoria’s infatti sta probabilmente cercando un ritorno lento e graduale alla linea di abbigliamento, lavorando più sul contesto e l’occasione d’uso piuttosto che sul prodotto stesso: modelle in lingerie (core business del brand) in luoghi aperti e pubblici (occasione di consumo del nuovo prodotto).

The Midi Slip, plus 6 more ways to take your lingerie look outside: http://i.victoria.com/tRE

Gepostet von Victoria's Secret am Sonntag, 28. August 2016

Dando dunque uno sguardo più generale, la nuova campagna pubblicitaria di Victoria’s Secret vorrebbe accompagnare il brand dalla sola proposizione di capi di intimo verso un ritorno all’abbigliamento nel suo insieme.

Nell’esecuzione però qualcosa è andato storto, la transizione si è persa ed il messaggio è diventato la nudità da esibire nel quotidiano, scatenando le ire della community.

Quanto guadagnano influencer e celebrity sui social?

Prendi una celebrity del calibro della Kardashian (una qualunque del clan) e fanne la tua testimonial sui social. Il risultato è scontato: nel bene o nel male, farai il botto. Un po’ meno scontata, però, è la cifra che i brand devono investire per potersi permettere una campagna promozionale con influencer del genere.

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Ti togliamo subito la curiosità. A svelare qualche dato è stata l’agenzia Captiv8 di San Francisco, che fa da intermediaria tra grandi brand e grandi influencer. Per un profilo con almeno 7 milioni di follower, le compagnie possono arrivare a pagare fino a 75.000 dollari per un post su Instagram o Snapchat, e 30.000 per un singolo tweet. In media, le social media star guadagnano oltre 187.000 dollari per ogni video.

Cifre da capogiro.

Soprattutto se facciamo due conti (in tasca) ad una delle regine di Instagram – Kim Kardashian – che di follower ne ha quasi 82 milioni ed è molto avvezza a questo tipo di collaborazioni.

Da qualche settimana, però, qualcosa è cambiato. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato un post per promuovere un prodotto vitaminico per capelli. E come prima cosa, nella caption, ha inserito l’hashtag #ad.

Come mai? Un recente studio condotto nel mese di giugno ha rivelato che marketer e PR sono sempre più propensi ad affidarsi alle campagne social con influencer, piuttosto che ai canali tradizionali che coinvolgono le celebrity. Soprattutto negli Stati Uniti, il canale prediletto sembra essere YouTube.

influencer

Tuttavia, non sempre è così evidente che si tratti di pubblicità e che dietro la foto con il prodotto di turno si nasconda in realtà un lauto compenso.

Ecco perché la Federal Trade Commission, che tutela i consumatori americani, ha avuto qualcosa da ridire: la natura  promozionale di un messaggio deve essere chiara anche sui social, nessuno spazio ad ambiguità. Non ci sono regole prescrittive, ma l’inserimento di un hashtag inequivocabile come #ad, #sponsored o #partner potrebbe essere la scelta migliore da adottare.

Almeno negli Stati Uniti, non sarà solo il clan delle Kardashian a dover modificare nuove e vecchie caption sui social – come già sta accadendo. In generale, anche influencer con meno follower – e chiunque abbia un accordo di natura economica con un brand per promuovere un prodotto o un servizio sui suoi canali social – dovrà esplicitare che si tratta di un post promozionale.

Turks and Caicos, courtesy of @Airbnb

A photo posted by Kendall Jenner (@kendalljenner) on Aug 15, 2016 at 9:02am PDT

Lo scenario degli accordi tra brand ed influencer potrebbe cambiare, perché spesso i contenuti esplicitamente  pubblicitari ottengono molto meno engagement rispetto agli altri, sui social.

Gli influencer che già lo fanno – e ce ne sono tanti – lo sanno molto bene. Ma la trasparenza con i loro follower – che spesso diventano consumatori proprio grazie a loro – in fondo non ha prezzo.

 

Come migliorare l’efficienza del tuo customer care con i Chatbot

Nell’era dei social network la relazione tra azienda e cliente segue un modello di interazione costante e in tempo reale, 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. Un consumatore che si rivolge al brand attraverso un suo canale social si aspetta di ricevere una risposta rapida e, soprattutto, soddisfacente.

Il Customer Care, quindi, è divenuto una leva di marketing fondamentale: se rispondo bene e in tempi rapidi in modo pubblico mi dimostrerò un brand affidabile ed attento ai bisogni dei miei clienti, i quali parleranno con altri possibili lead che si trasformeranno in nuovi acquirenti.

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Secondo una ricerca di Microsoft del 2016, il Social Customer Care assume un ruolo centrale nel guidare i comportamenti di acquisto. Il 97% dei consumatori, infatti, lo utilizza nel processo decisionali d’acquisto e il 60% dei rispondenti afferma di aver cambiato azienda dopo aver riscontrato un servizio di assistenza scadente.

Ma non solo, i canali online hanno sostituito, quasi totalmente, i canali offline tanto che il 55% dei consumatori dichiara di aver avuto il primo contatto con il venditore proprio online, di questi ben il 31% ha utilizzato i social come canale privilegiato. Infine, i dati profilano un cliente sempre più esigente: il 72%, si aspetta che il brand ricordi la sua storia d’acquisto, le precedenti conversazioni già intavolate e pretende un’elevata preparazione da parte degli operatori.

Proprio con riferimento a quest’ultimo punto, è importante che un’azienda fondi una vera e propria divisione aziendale in grado di sostenere il servizio di Customer Care, sia attraverso la creazione di una Knowledge Base completa e in grado di offrire soluzioni self-service all’utente (per intenderci la sezione FAQ o le istruzioni di prodotto) sia attraverso l’utilizzo di Chatbot, intelligenze virtuali, con un’anima, in grado di rispondere in modo automatico, ma completo, alla richieste più frequenti e di far intervenire un operatore in carne ed ossa solo quando necessario.

Soluzioni Self- Service, l’importanza della Knowledge Base e come farla al meglio

La prima strada per rendere il nostro cliente felice è la creazione di una sezione all’interno dei nostri portali in grado di fornire all’utente soluzioni self-service. Per Knowledge Base si intendono quelle nozioni che rispondono ai quesiti più frequenti e che guidano il consumatore verso l’ottenimento di risposte in modo autonomo.

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Affinché la Knowledge Base sia efficace deve avere alcune caratteristiche e, soprattutto, deve essere scritta ponendosi nei panni dell’utente finale senza, quindi, dare nulla per scontato. Inoltre, deve essere facilmente accessibile e concisa: poche macro categorie rispondenti alle domande più frequenti per poi strutturare delle sottocategorie più specifiche aggiungendo, immagini ed infografiche, che rendano la lettura più scorrevole e leggera. Non facciamo perdere il nostro utente in un mare di parole.

È molto importante che queste siano accessibili, quindi poste in punti del sito o della pagina dove siano facilmente individuabili dall’utente, senza che questo perda troppo tempo a cercare la sezione giusta per poter risolvere i suoi dubbi.

Infine, la Knowledge Base non deve essere una sezione statica, al contrario, deve essere costantemente aggiornata da parte dello staff, coinvolgendo gli utenti in un processo di continuo miglioramento.

Social Customer Care, l’era dei Chatbot

Quando la conoscenza Self-Service non basta ecco che scendono in campo i Chatbot, vere e proprie intelligenze artificiali in grado di interagire con gli utenti.

Chatbot significa avere a disposizione un’interfaccia a misura di utente che dialoga con linguaggio umano in grado di rispondere in modo istantaneo e preciso ai quesiti più diffusi nell’ambito della tua assistenza clienti.

L’assistente virtuale può essere implementato in qualsiasi settore merceologico, dalle compagnie telefoniche, conosciute per call center lenti, alle aziende turistiche o produttive, l’importante è personalizzare il bot sulle proprie esigenze per guadagnarne in brand reputation e customer care.

Infine, è errato pensare che un assistente virtuale sia in grado di sostituire a 360° un’intelligenza umana: il bot deve rappresentare per gli operatori di customer care un alleato in grado di risolvere le questioni più semplici, per le quali l’assistenza di un operatore umano risulterebbe un surplus, lasciando loro lo spazio per dedicarsi alle questioni complessi e approfondite.

L’esperienza di Responsa con i chatbot di Facebook

Facebook Messenger è uno dei sistemi di messaggistica istantanei più conosciuti ed utilizzati al mondo, per questa ragione Zuckerberg ha deciso di condividerne le API per programmare chatbot dialoganti attraverso la sua piattaforma.

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La startup Responsa, in collaborazione con Pitchtarget, ha colto al balzo la sfida lanciata da Facebook realizzando un chatbot per Messenger per un customer care in self-service ad alto contenuto conversazionale.

La tecnologia utilizzata coniuga analisi contestuale e algoritmi propri del linguaggio naturale (NLP), assicurando un’esperienza spontanea e immersiva per i tuoi clienti (o potenziali tali). Un customer care ibrido che permette un passaggio semplice e veloce dall’assistente virtuale all’operatore umano in caso di necessità.

Grazie a questa soluzione potrai rendere il tuo customer care “automatico” e sollevare il tuo team dai soliti dubbi e interrogativi legati al tuo prodotto o servizio.

>>> Scopri di più sul sito di Responsa

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Microsoft acquisisce Genee rendendo Office 365 molto più smart

Dopo Apple anche Microsoft investe in piccole startup innovative. La società di Redmond ha infatti annunciato l’acquisizione di Genee, startup che ha sviluppato un software in grado di pianificare le riunioni senza consultare il calendario.

Gli obiettivi di Microsoft

L’obiettivo di Microsoft sembrerebbe quello di integrare Genee in Office 365, dotando la piattaforma di un sistema intelligente in grado di interpretare richieste di incontro e trasformarle in appuntamenti sul calendario.

Microsoft acquisisce Genee rendendo Office 365 molto più smart

Non è un’acquisizione della stessa portata di quella con la quale Microsoft ha rilevato LinkedIn ma l’operazione conferma che la società è sempre più interessata a far crescere il suo patrimonio di competenze e di funzionalità dei prodotti offerti.

LEGGI ANCHE: Microsoft compra LinkedIn per 26,2 miliardi di dollari

L’operazione conferma inoltre un trend su cui di recente hanno investito anche Apple e Intel, che hanno acquisito rispettivamente Turi e Nervana Systems, a loro volta specializzate nell’intelligenza artificiale. Non sono ancora stati divulgati i termini della transazione, la società di Redmond si è limitata a specificare che il team di Genee lavorerà ad Office 365.

Quando nasce Genee? Ma saprattutto, che fine farà?

Microsoft e Geene

Genee è stata fondata nel 2014 da Be Cheung e Charles Lee con l’obiettivo di semplificare le attività di programmazione e riprogrammazione di meeting, eventi e appuntamenti. Dopo l’acquisizione da parte di Microsoft, gli stessi fondatori hanno comunicato alla community dei loro utenti che il servizio è stato chiuso, anche se al momento non è chiaro se Genee verrà subito integrato solo in Office 365 o se la società intende portarlo anche su altri prodotti e servizi.

Come si legge sull’articolo pubblicato sul blog ufficiale di Microsoft, Genee utilizza un linguaggio naturale e algoritmi decisionali ottimizzati per questa attività.

Nel caso dell’appuntamento per pranzo citato ad esempio, sarà Genee che contatterà direttamente i partecipanti proponendo già un ventaglio di date possibili, completando il processo di definizione dell’appuntamento senza nessun intervento diretto da parte dell’utente proponente.

Non è mancato l’elogio dei fondatori di Genee che hanno commentato l’acquisizione in questo modo:

We consider Microsoft to be the leader in personal and enterprise productivity, AI, and virtual assistant technologies, so we look forward to bringing our passion and expertise to a team that is committed to delivering cutting-edge language and intelligence services.