10 modi per usare i video nel web marketing

I video sono il format di contenuto più visualizzato sui social media, ma come utilizzarli nel modo giusto? Ecco dieci consigli per implementare le tue strategie di web marketing traendo tutti i benefici possibili dalle immagini in movimento.

Fai prove sulla durata

Posto che la durata ideale non esiste, ma dipende dal tipo di contenuto che proponi, puoi comunque provare con minutaggi diversi per vedere quale è più efficace. Questo, ovviamente, tenendo presente le restrizioni poste da ogni singola piattaforma:

  • Facebook: 120 minuti
  • Twitter consiglia di restare al di sotto dei 30 secondi
  • Instagram: 60 secondi
  • Snapchat: 10 secondi
  • Vine: 6 secondi

Se il limite massimo è imposto, quello minimo sta a te. Spesso meglio ricordarsi che se riesci a dire tutto in minor tempo, meglio. Se, invece, il tuo video richiede necessariamente una maggiore durata, puoi ricorrere a un link e caricare il contenuto su Youtube.

Imposta l’opzione Autoplay

O no? Se scegli di fare in modo che il video parta in automatico, cosa che puoi fare su Twitter, Facebook, e Instagram, è probabile che un maggior numero di utenti siano spinti a guardarlo. Però, attenzione: chi sta utilizzando uno smartphone potrebbe infastidirsi per l’utilizzo non voluto dei dati. Per ovviare al problema puoi scegliere di attivare l’opzione soltanto per video brevi o limitare il contenuto alla connessione wifi per mobile.

Attira subito l’attenzione

Tipo adesso. Non c’è tempo da sprecare quando si tratta di attirare l’attenzione dell’utente: anche perché se non scocca la scintilla passati i primi 10 secondi, lo hai perso. Quindi sii conciso e vai dritto al punto.

Come? Ad esempio utilizzando dei testi che richiamino subito l’attenzione e spieghino che cosa si sta per vedere.

I video How To

Non ci si stanca mai di imparare, soprattutto quando vedere come si fa qualcosa risulta semplice, ordinato e curioso.

Qualunque cosa tu decisa di mostrare (concetti, ricette, trucchi di web marketing) fai in modo che siano semplici e i concetti chiari. Anche qui ricordati del punto 1 e taglia tutte le scene non necessarie.

Emozioni e storia

Anche se alcuni possono funzionare benissimo solo puntando alle emozioni e raccontando una storia significativa, se riesci a far coincidere le due cose è piuttosto sicuro che il tuo video avrà maggior successo.

Per dare forza all’aspetto emozionale utilizza musica e un tono di voce adeguato. Per creare una storia non pensare di dover scrivere molto: ma scrivi tutto! Ricorda che ti servono un inizio, un corpo centrale e una fine e che, anche in un video da 30 secondi, hai molte più possibilità che con una singola immagine.

Attenzione all’audio

Abbiamo appena detto di utilizzare l’audio per rendere più emozionale il video e creare empatia. Vero. Ma è vero anche che l’85% di video viene visto senza audio (in posti affollati, in ufficio).

Niente panico, però: con un piccolo accorgimento si può fare in modo di non essere esclusi a priori da chi ha disattivato l’audio. L’importante è inserire sempre i sottotitoli, soprattutto quando c’è una storia da seguire (cosa che, abbiamo detto, è importantissima!).

In aggiunta, è bene prestare una maggiore cura a composizione, luci e colore, in modo da rendere “catchy” l’immagine a prescindere da parole e musica.

Coinvolgi i tuoi fan

Non dimenticare che i social media dipendono dalla rete, che è fatta delle persone che per qualche motivo hanno deciso di seguire il tuo brand. Ringraziali e rendili partecipi utilizzando UGC (User Generated Content). Condividili, editali in un the best of, in ogni caso aumenterai le possibilità di condivisione e le potenzialità di engagement.

Un accorgimento però: ricordati di inserire il tuo logo, così che anche nel momento delle condivisioni il contenuto potrà essere ricollegato al tuo brand.

La Call to action

Qualunque sia il tipo di contenuto che posti, dovresti farlo per un motivo specifico. E la cosa vale anche per i video, per cui non dimenticarti di includere, alla fine, una call to action chiara e precisa: vai al sito, condividi il video, compra il prodotto!

Il bello di Youtube è che la call to action può essere cliccabile direttamente dallo schermo, ma non per questo puoi farne a meno anche sulle altre piattaforme.

Video Marketin

Ottimizza, ottimizza sempre.

Il video, come qualunque altro contenuto deve essere trovato e visualizzato e, quindi, ottimizzato per i motori di ricerca. I testi che inserisci all’interno del video non contano, per cui fai in modo che titolo e descrizione contengano le tue parole chiave e frasi che potrebbero aiutare gli utenti a trovarlo. Su Twitter e Instagram non dimenticare di scegliere gli #hashtag più rilevanti.

Analisi dei dati

E poi il video finisce, ma non il tuo lavoro! Una delle parti più interessanti consiste, infatti, nell’analisi dei dati e nella stesura di un report. Su Facebook puoi utilizzare l’opzione dedicata all’analisi dei video, che ti mostra quante persone hanno visto quanti minuti del tuo video e capire, così, come migliorare nel prossimo.

Twitter Analytics mostra le visualizzazioni totali negli ultimi 28 giorni, oltre che la media giornaliera dei minuti di visualizzazione. Youtube ha informazioni sul numero di visualizzazioni, sulla durata media e un’analisi più specifica relativa ai commenti e a like e dislike.

Ora non hai più scuse per non utilizzare i video nella promozione del tuo brand attraverso i social, anche perché il 90% degli utenti dice che li considera utili quando si tratta di fare scelte in merito all’acquisto di un prodotto!

Il progetto Wattway: in Francia la prima strada fotovoltaica

A volte le vere rivoluzioni non si fanno, come accadeva un tempo, con le armi o le baionette ma con le scelte e con gli investimenti.

Aprire la strada all’energia di domani: a puntare sul “verde” e sulla sfida alla sostenibilità, oggi è la Francia che, con l’imponente progetto Wattway, ha scelto di coprire 1000 chilometri di strada con pannelli fotovoltaici della società Colas. L’operazione durerà 5 anni e la posa della prima lastra è prevista entro la fine dell’anno.

La realizzazione di quest’opera costerà allo Stato francese circa 300 milioni di euro, che verranno ricavati dall’aumento delle tasse sul carburante e che saranno destinati al miglioramento energetico delle infrastrutture, comportando così una svolta notevole a favore della sostenibilità ambientale.

“L’effetto massimo del programma, in caso di successo, potrebbe essere quello di soddisfare il fabbisogno elettrico di 5 milioni di persone, pari a circa l’8 per cento della popolazione francese,” ha sostenuto il Ministro dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile e dell’energia Ségolène Royal.

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Il progetto Wattway: come funziona?

Il progetto Wattway, nato da una ricerca durata cinque anni e dalla collaborazione tra la società Colas, l’Istituto Nazionale per l’Energia Solare (INES) francese e l’Agenzia Francese dell’Ambiente e dell’Energia, è rivoluzionario anche dal punto di vista “tecnico”.

Innanzitutto utilizza un materiale poco spesso – solo 7 millimetri- ma molto resistente ai carichi “pesanti”, come quelli delle auto, dei tir e dei camion; inoltre, è caratterizzato dalla facilità di installazione dei pannelli, intervenendo sull’asfalto esistente, senza rimuoverlo.

Solar Panels

LEGGI ANCHE: IKEA si impegna a produrre tanta energia quanta ne produce entro il 2020

I pannelli fotovoltaici “posati” sul manto stradale preesistente, eviteranno interventi di rimozione e sostituzione dell’asfalto. All’interno di ogni lastra – che è di circa venti metri quadrati – vi sono celle fotovoltaiche capaci di produrre continuamente energia e non subire danni dalle sollecitazioni stradali.
L’azienda produttrice dell’asfalto speciale ha garantito il progetto per 20 anni.

L’installazione del progetto Wattway da molti è definita “la strada rivoluzionaria” e in effetti, con la sua realizzazione, le strade potrebbero diventare un prezioso strumento per la lotta all’inquinamento.

Gianfranco Chicco, un nuovo direttore marketing europeo per i Lovie Awards

Gianfranco Chicco, un nuovo Direttore Marketing europeo per i Lovie Awards

I Lovie Awards, il più prestigioso riconoscimento in Europa per l’eccellenza in siti web, online advertising, internet video, mobile e app, social, ha da qualche settimana un nuovo Direttore Marketing Europeo. Si tratta di Gianfranco Chicco, già direttore esecutivo per la Social Media Week di Londra, che porterà la sua esperienza e le sue profonde conoscenze in fatto di tecnologia e industria creativa al servizio di uno dei premi più ambiti dai pubblicitari.

Con Gianfranco Chicco si apre una nuova strada per la crescita dei Lovie Awards e le grandi attese per questa esperienza si possono leggere nelle parole con cui il nuovo European Marketing Director ha accolto la propria nomina:

“Sono entusiasta di portare ai Lovie Awards i miei anni di esperienza nel marketing e come creativo”.

Recentemente Gianfranco Chicco ha rinnovato la Social Media Week di Londra come Direttore Esecutivo, ma conosce bene anche l’ecosistema italiano attuale, con la sua esperienza di Conference Director e Program Curator della Social Media Week di Milano.

Responsabile per il lancio del World Business Forum di Milano e successivamente primo Direttore Marketing, è stato Marketing Director anche dell’innovativo PICNIC Festival di Amsterdam e Conference Director del Frontiers of Interaction, con all’attivo una serie di progetti gestiti in Germania, Italia, Spagna, Turchia, a Buenos Aires e in Giappone.

Gianfranco Chicco, un nuovo direttore marketing europeo per i Lovie Awards

Anche noi Ninja siamo curiosi di sapere quali novità Gianfranco Chicco porterà nella sesta edizione dei Lovie Awards –  le cui iscrizioni sono aperte fino a venerdì 29 luglio – e per questo gli abbiamo rivolto alcune domande sulla sua esperienza, sui trend da seguire e sulle novità che potrebbe riservarci il prossimo futuro.

Social Media Week Milan e London, PICNIC Festival Amsterdam, Frontiers of Interaction. Ci racconti il viaggio intorno al mondo che ti ha portato fino ai Lovie Awards?

Alla base di tutto c’è stata la serendipity. Dopo aver lanciato il World Business Forum in Italia avevo bisogno di una pausa e mi sono preso un periodo sabbatico in Giappone dove, lavorando come volontario per un progetto di CreativeCommons, ho poi conosciuto una persona che mi ha introdotto a PICNIC e mi sono trasferito ad Amsterdam e successivamente a Madrid. Dopodiché mi son trovato a viaggiare così tanto che per per circa tre anni non ho avuto una dimora fissa, fino al trasferimento a Londra circa quattro anni fa.

Picasso diceva “L’ispirazione esiste, ma deve trovarti già al lavoro”. Credo funzioni in modo simile con la buona fortuna…

Gianfranco Chicco, un nuovo direttore marketing europeo per i Lovie Awards

Gianfranco Chicco European Marketing Director dei Lovie Awards: cosa porterai di te e delle tue esperienze in questo nuovo incarico?

I Lovie Awards, i cugini europei dei Webby Awards, sono nati per onorare il meglio dell’Internet in Europa (persone, aziende, istituzioni, campagne, tecnologie, apps e mobile, video originali, etc.) e per questo secondo me serve una maggiore presenza e interazione sul territorio, quindi dopo aver lavorato in vari mercati europei, vorrei mettere questa esperienza, le persone e le organizzazioni con le quali ho interagito in questi anni, a disposizione dei Lovies.

Una delle mie prime “missioni” è quella di intraprendere un tour di presentazioni, le LovieTalks, iniziando da Londra (altre città previste comprendono Amsterdam, Parigi, Berlino, Stoccolma e Milano), visitando le migliori agenzie, aziende di tecnologia, e società di media per presentare la nostra “The Internet Can’t Be Stopped” con particolare focus su come internet sta trasformando i nostri processi decisionali e il cambio nelle interazioni tra esseri umani e software, e trend che vediamo grazie alle più di 15.000 entries che riceviamo ogni anno per i Lovie e Webby Awards da oltre 70 paesi.

Considerando i millennial, i nuovi device e la realtà virtuale, esiste ancora un gap tra mondo reale e mondo digitale o ci dirigiamo verso una completa compenetrazione?

Gianfranco Chicco, un nuovo direttore marketing europeo per i Lovie Awards

La creazione di esperienze, prodotti e servizi che uniscono i mondi fisici e digitali è uno degli argomenti che più mi interessa dal punto di vista professionale. Ogni giorno ha meno senso parlare di “vita reale vs vita digitale”, sono due strati della nostra (unica) vita! Vero, serve trovare un giusto equilibrio, far sì che il digitale aumenti la nostra umanità e non che ci allontani di essa. Tra qualche anno non ci accorgeremo del fatto che Internet sarà ovunque: le macchine si guideranno da sole, l’intelligenza artificiale – i robot – saranno un nostro alleato non solo per i lavori che non vorremmo più fare ma anche per quelli che garantiranno la nostra sopravvivenza ed evoluzione.

È molto eccitante essere in mezzo a questo processo e questo vale non solo per i cosiddetti millennial (che forse non esistono neanche) ma per tutti. L’imperatore romano Marco Aurelio scriveva che l’universo è in cambiamento costante e quindi la nostra vita deve essere il risultato di pensieri e azioni che si adattano costantemente a queste nuove condizioni.

Previsioni per il futuro: quali saranno i trend del tech più interessanti e a cosa invece nessuno ha ancora pensato?

Gianfranco Chicco, un nuovo direttore marketing europeo per i Lovie Awards

Ah, se sapessi a cosa nessuno ha ancora pensato avrei la possibilità di fare tanti di quei soldi! 😉

Sicuramente la profonda compenetrazione tra mondo fisico e digitale sarà sempre più rilevante. Questo cambierà il modo nel quale ci rapportiamo con noi stessi e con gli altri essere umani e non. Kevin Kelly, fondatore editoriale di WIRED, prevede che l’intelligenza artificiale sarà “embeddata” sempre di più in prodotti e servizi di ogni natura, non solo tecnologica. Da professionista del marketing, mi chiedo spesso cosa dovrei fare e imparare di nuovo per mantenermi competitivo tra 20-30 anni. Accade lo stesso per i brand: devono costantemente sperimentare con le nuove tecnologie per non essere colti di sorpresa da nuovi concorrenti con meno storia ma con una maggiore comprensione del mondo che ci circonda.

Chi vuole lavorare oggi nella pubblicità con quale spirito e con quale metodo dovrebbe avvicinarsi a questo mondo?

Gianfranco Chicco, un nuovo direttore marketing europeo per i Lovie Awards

Credo la curiosità sia essenziale e l’accettare che dovremmo imparare in continuazione. Leggere, sperimentare, non restare ancorati nel passato che non tornerà, perseguire idee e modi di fare nuovi, senza però dimenticare le basi del comportamento umano.

10 milioni per le startup che promuovono il Portogallo

Dopo la vittoria agli Europei di calcio e in vista del prossimo Web Summit di Lisbona, che si terrà il prossimo novembre, il Portogallo si sta trasformando nel Paese più attrattivo d’Europa anche in fatto di startup, grazie alla prima edizione del bando lanciato da Portugal Ventures e supportato da Turismo de Portugal, che offre investimenti per un valore complessivo di 10 milioni.

500 mila euro per le startup che promuovono il Portogallo come destinazione turistica

10 milioni per le startup che promuovono il Portogallo

Destinatarie del bando – la cui fase di candidatura scade il 31 luglio – sono tutte le imprese innovative per la promozione del territorio e del suo patrimonio culturale.

Portugal Ventures, Venture Capital & Private Equity investments, che concentra i suoi investimenti sul settore tecnologico e turistico, con il supporto di Turismo de Portugal, si è impegnato a promuovere l’attrattività della destinazione portoghese nel mondo con una serie di finanziamenti fino a 500 mila euro, per un valore complessivo di 10 milioni di euro.

LEGGI ANCHE: Startup turistiche, in Italia l’innovazione non va in vacanza

Il programma che include il finanziamento da 10 milioni complessivi si inquadra nella strategia nazionale Start UP Portugal, il piano quadriennale che mira a supportare l’imprenditoria, stimolando anche l’emersione di startup innovative.

“+Patrimonio+Turismo”, la call for entries

10 milioni per le startup che promuovono il Portogallo

La call for entries “+Patrimonio+Turismo” è stata lanciata con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di attività turistiche legate alla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale del Portogallo e accoglierà dai diversi Paesi tutte le proposte innovative, tecnologiche e non, che avranno come focus la promozione della regione lusitana e le sue caratteristiche distintive.

Il Portogallo, insomma, si candida a nuovo centro d’innovazione europeo:

“Basti pensare alla vivace e dinamica atmosfera che si respira nella multietnica Lisbona, nuova patria del Web Summit mondiale. Questo bando è un’ulteriore testimonianza del costante impegno del Portogallo nei confronti dell’innovazione. Speriamo di ricevere tante candidature da un Paese fervido di giovani intraprendenti come l’Italia”

Marcelo Rebanda, Ufficio Turistico del Portogallo in Italia

Le opportunità per le startup vincitrici

10 milioni per le startup che promuovono il Portogallo

I progetti vincitori potranno:

  • beneficiare di un finanziamento di fino a 500 mila euro;
  • contare sul supporto di un partner esperto e dedicato e affidarsi alla supervisione degli esperti di Portugal Ventures;
  • essere inseriti in una comunità che crede nel potere dell’innovazione e del networking;
  • avere la possibilità di essere selezionati e incubati in hub internazionali.

Il finanziamento sosterrà lo sviluppo di prodotti e servizi turistici innovativi, su scala non solo nazionale o regionale, ma anche mondiale, che coinvolgono turismo e valorizzazione del patrimonio culturale e naturale del Paese, offrendo un’esperienza della destinazione a tutto tondo che includa aspetti quali storia, arte, architettura, patrimonio religioso, enoturismo e gastronomia, sport e geoturismo.

Cosa aspetti a candidare la tua idea? Trovi maggiori dettagli sul sito di Portugal Ventures.

E se Pokémon GO fosse uno strumento di sorveglianza digitale?

Dalla sua uscita lo scorso 5 luglio in USA, Nuova Zelanda ed Australia Pokémon GO è diventata di fatto la notizia di questo mese.

LEGGI ANCHE: Pokémon GO: Nintendo riconquista il mondo delle gaming app

Nelle scorse ore alcuni media hanno iniziato a sollevare un tema critico che potrebbe coinvolgere anche chi non gioca con quest’app.

Condizioni e termini di utilizzo: Pokémon Go chiede troppo?

pokemon go

La prima ad accorgersi che ci fosse qualcosa di strano in Pokémon GO è stata la redazione di TechCrunch che in un articolo di Natasha Lomas pubblicato ieri ha mostrato come, in fase di installazione dell’app, vi fosse una richiesta massiva di permessi per l’accesso ai dati del giocatore:

Pokémon Go richiede praticamente di conoscere tutto dell’utente: la sua posizione, il contenuto visualizzato dal browser, ciò che viene catturato dalla videocamera etc.

Inoltre l’app inverte l’onere di tutela della privacy tipica dei mercati angolosassoni: bisogna autorizzare tutto salvo poi andare nei settaggi dell’applicazione e revocare i permessi di gestione.

Va precisato che presi singolarmente, ognuno dei permessi richiesti non è da considerarsi fuori dalle norme vigenti o sospettoso – del resto sono tutti necessari affinché si possa giocare nel modo giusto. La necessità per esempio d’avere accesso al GPS del device su cui è installata l’app è tale perché solo in quel modo il server può piazzare uno dei pokémon a cui dare la caccia ed inviare le giuste coordinate.

Il problema nasce nel momento in cui la somma di tutti i permessi accordati si traduce in una finestra molto più ampia sulla privacy del giocatore.

Il ruolo (in)diretto di Alphabet in Pokémon GO

Pokemon Go Niantic

Una volta stabilita la pericolosità teorica della cessione di dati che viene fatta per poter giocare a Pokémon Go, si apre un nuovo fronte nel momento in cui si analizzano le aziende che danno vita all’app ed i loro legami, più o meno indiretti, con Alphabet.

Per registrarci al gioco possiamo scegliere di utilizzare il nostro account Google ed effettuare il login.

Questo significa che di fatto Pokémon Go oltre a tutte le informazioni di gioco può avere accesso anche alla nostra casella di posta elettronica.

Ma cosa c’entra Google con Pokémon GO?

Pokèmon Go è prodotto e sviluppato da Niantic, una società di software che sino al 2015 è stata di proprietà… di Alphabet.

Ora ha due investitori principali così come ricostruito dal portale Buzzfeed:

  • il primo è Nintendo, il quale detiene anche la maggioranza azionaria di Pokémon
  • il secondo è Keyhole

Per chi non lo sapesse, Keyhole è una società che è stata fondamentale nello sviluppo di applicazioni come Google Maps e Google Earth. Un ruolo svolto in maniera tanto cruciale da farsi acquisire nel 2004 da Google.

Di fatto quindi Alphabet ha un coinvolgimento in Niantic; se aggiungiamo poi la questione login con account Gmail, un giocatore di Pokémon GO potrebbe trovarsi nella condizione di cedere informazioni sensibili contenute nel suo dispositivo a Google.

UPDATE: In seguito alle richieste pressanti degli organi di informazione, Niantic ha emanato un comunicato nel quale attesta che per “full access” si intendono solo le informazioni essenziali dell’account, ovvero User ID ed indirizzo email. Nei prossimi giorni verranno effettuate nuove restrizioni da parte di Google di modo che Pokémon Go non abbia accesso ad alcun ulteriore dato degli utenti.

Pokémon Go e l’Intelligence: un mezzo per “spiare”?

Pokemon Go Security

 

C’è infine tutto un filone che si apre nel momento in cui si va a leggere nel concreto l’informativa sulla privacy prevista da Niantic:

Pokèmon Go

Il punto 4 dell’informativa riguarda la cessione ad aziende ed enti terzi delle informazioni raccolte durante le sessioni di gioco.

Da una prima lettura risulta evidente che, così come osservato dal magazine TechCrunch, con le giuste leve (pensiamo al Patriot Act negli USA ad esempio) una qualsivoglia organizzazione di intelligence potrebbe chiedere ed ottenere tutti i dati di un utente di Pokèmon GO per utilizzarli all’interno di un’indagine in corso.

E di qui il grande quesito attorno al quale ruotano le obiezioni di molti osservatori internazionali: chi garantisce i giocatori? Chi garantisce soprattutto i non-giocatori?

Con Pokémon Go, e ci teniamo a sottolineare come questa sia una ipotesi remota seppur possibile, un’agenzia potrebbe monitorare gli spostamenti di un soggetto senza alcun procedimento in corso, ottenere uno storico dei suoi spostamenti, una ricostruzione degli ambienti che frequenta in virtù degli scatti prodotti durante le fasi di cattura di uno dei personaggi.

Pokémon GO

Volendo spingerci più in là potrebbe addirittura ottenere la collaborazione da parte della piattaforma di modo da spingere dei giocatori a recarsi in un determinato luogo d’interesse per produrre immagini di quella particolare location.

Per non parlare poi dei possibili rischi di attacchi hacker e conseguenti fughe di dati, una possibilità decisamente inquietante e potenzialmente invasiva sulla vita degli utenti.

Attendiamo quindi quanto prima una risposta più articolata da Niantic per capire se e come sia possibile migliorare lo stato dell’arte prima del lancio previsto in Italia per il 18 luglio.

Locandine cinematografiche: quando il marketing incontra l’arte

Avete già sentito parlare di BIG JELLYFISH? No, non stiamo parlando di meduse, ma di un’agenzia tutta italiana che aiuta a rendere ancora più magico il mondo del cinema e delle serie tv.

Come? Con delle locandine a regola d’arte. BIG JELLYFISH® nasce nella camera di Daniele Moretti, oggi abile e stimato art designer che, fin dalla tenera età, ha coltivato la sua grande passione per il lavoro degli illustratori trasformandola nelle locandine dei suoi film preferiti.

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“Copiavo le loro opere disegnando e appendevo i loro poster e i miei disegni sulla porta e sui muri della mia camera, non mi interessava se il film fosse bello o brutto, amavo i loro disegni. Artisti come Renato Casaro o Drew Struzan sono tutt’ora fonte d’ispirazione per me.”

Un’ispirazione che, unita ad una grande esperienza nel mondo della creatività, ha portato Daniele a fondare l’agenzia che, tra i tanti lavori, si è occupata della realizzazione della locandina di “Lo chiamavano Jeeg Robot”.

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Abbiamo avuto il grande piacere di scambiare quattro chiacchiere con Daniele Moretti, ecco qui la nostra intervista:

Ciao Daniele, parlaci di BIG JELLYFISH. Come nasce, qual è la sua storia?

BIG JELLYFISH nasce non appena compresi che era arrivato il momento di crescere. Per molti anni ho lavorato come dipendente, finché le cose non andavano così male che il salto nel buio era l’unica soluzione possibile. Spesso per fare la scelta giusta devi essere messo alle corde.

Da “Gomorra” a “Lo chiamavano Jeeg Robot“: da cosa vi lasciate ispirare per realizzare le creatività?

Inutile negarlo, il lavoro che svolgono grandi agenzie di L.A. o più vicino di Londra e Parigi sono senza dubbio un punto di riferimento, e lo sono per un motivo molto semplice: curano il loro prodotto, impiegano risorse e fanno della qualità un obiettivo. D’altronde se si fa un lavoro che sai che tutto il mondo guarderà, criticherà o amerà perché farlo male?

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Sentono la responsabilità che gli è stata affidata e il livello tende sempre al massimo, arrivarci poi è un altro discorso ma non si può negare che anche per produzioni minori il gusto estetico e le capacità tecniche sono di alto livello. Questo per quanto riguarda il look generale, poi c’è la specificità del film che porta con sé idee, suggerisce la strada, ti trasmette delle emozioni e bisogna lavorare un po’ su quelle.

Cerco di lasciarmi influenzare da tutto, se trovo delle similitudini con altri film, fumetti o serie vado a vedere come sono state realizzate, come hanno risolto alcuni problemi; osservare costantemente il lavoro degli altri, in ogni campo visivo e artistico è per me un punto fondamentale e una delle parti più interessanti del mio work flow, contribuisce alla mia crescita personale e spesso ti offre delle soluzioni ponendoti di fronte ad altre domande.

LEGGI ANCHE: Jeeg Robot, tutto il marketing del supereroe

Qual è la difficoltà più grande da affrontare, da un punto di vista comunicativo?

Cosa deve raccontare una locandina? È questa la grande domanda e la risposta è 42. Una domanda a cui a cascata si aggiungono “Cosa vuole che racconti per la distribuzione” e “Cosa vuole che racconti per il regista” e la risposta è sempre 42 [fa riferimento al libro Guida galattica per autostoppisti, ndr]

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Quindi la confusione è sempre molta. Un film ti lascia delle sensazioni e colpisce in maniera diversa sensibilità diverse. La difficoltà maggiore è raccogliere tanti feedback da più parti, spesso contrastanti e cercare di dare una rotta unica a tutto il progetto. All’inizio si va un po’ per tentativi perché la mia visione può essere diametralmente opposta a quella di chi ti commissiona il lavoro; cerco sempre di trovare una strada comune che non cerchi solo di mettere d’accordo tutti ma che sia anche bella. Il più delle volte ci si riesce e dalla confusione iniziale si esce con la calma dell’obiettivo raggiunto.

Quale progetto ti piacerebbe realizzare in futuro? E quale invece avreste voluto realizzare?

Mi auguro prima di tutto che i film di genere prendano nuovamente il posto che meritano nella produzione cinematografica italiana. Sarebbe come aprire le finestre in una stanza rimasta chiusa troppo al lungo. L’aria che si respirerà sarà così fresca e creativa che ogni progetto ne trarrà il suo beneficio.

Detto questo, un bel film Western mi gaserebbe da morire: mi vedo già chiuso con lo stereo a palla e Ennio Morricone nel petto. In realtà lo faccio a prescindere dal film ma con un western funzionerebbe meglio. Alla seconda domanda, giusto per sognare, Suicide Squad: stanno facendo un lavoro talmente folle che hanno tutta la mia stima e invidia.

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Quella delle locandine cinematografiche nel corso della storia del cinema è diventata una vera e propria arte da collezione. Perché, secondo te?

Credo che le locandine, anzi solo le belle locandine, riescano a comunicare qualcosa che va oltre il film, un po’ come un quadro che restituisce all’osservatore molto più di quanto l’artista stesso volesse esprimere. Molte locandine sopravvivono ai film che promuovono, alcune diventano iconiche perché il film le ha rese tali, altre invece brillano di luce propria.

Dietro un artwork, passato o moderno, spesso si nascondono dei gioielli artistici. L’arte si nutre di arte e questo da sempre. Il cinema nutre la sensibilità artistica della persona che lavora dietro una locandina, e non di rado il risultato è straordinario.

Le migliori offerte di Amazon Prime Day

Lontano dai freddi e uggiosi giorni del Black Friday e del Cyber Monday c’è lui, l’Amazon Prime Day: anche quest’anno l’ecommerce di Jeff Bezos propone una selezione vastissima di prodotti a prezzi super scontati disponibili in esclusiva per i proprietari di un account Prime (una sottoscrizione offerta da Amazon, al costo di 19,99€ all’anno, che da diritto a numerosi vantaggi, tra cui la spedizione prioritaria).

Le offerte sono così tante che potreste perdervi in questo labirinto di smartphone, videogiochi, consolle, oggetti per la casa, per il vostro tempo libero, per… praticamente qualsiasi cosa! Per aiutarvi a non perdere l’orientamento oggi i Ninja saranno il vostro filo d’Arianna: ecco per voi una selezione delle migliori offerte Amazon Prime Day!

Hawkers

La salute degli occhi prima di tutto. Così potrete leggere tutte le Ninja news anche al mare, sotto il sole accecante, in tutta sicurezza 🙂

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Huawei P8 Lite

Se il vostro smartphone ha iniziato a perdere qualche colpo e state meditando di acquistarne uno nuovo, oggi potrebbe essere il giorno giusto. Huawei P8 Lite è disponibile ad un prezzo super vantaggioso.

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Drone Pro

Se ne avete sempre desiderato uno, questa è l’occasione giusta per fare il grande passo.

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Philips Hue

Queste lampadine a LED sono in grado di donare ad ogni stanza un’atmosfera sempre nuova, grazie alla possibilità di scegliere il loro colore direttamente dall’app dedicata. Provare per credere.

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Polaroid Digital Instant Print Camera

Se non vi accontentate di archiviare le vostre foto in formato digitale e amate toccarle con mano, oggi potete acquistare un’instant camera ad un prezzo davvero interessante!

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Spillatore Heineken

È un peccato che gli Europei di calcio siano già finiti, ma c’è sempre una buona occasione per invitare gli amici e bersi una birra tutti insieme. Se costa meno, é anche meglio 😉

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Il Trono di Spade – Cofanetto Stagioni 1- 5

Sarà probabilmente una delle offerte di maggior successo di questo Prime Day. Probabilmente non esiste nessuno tra voi che non sia in trepidante attesa della nuova stagione di GOT, giusto?

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E se proprio non potete fare a meno di serie tv trovate anche la prima stagione di Gomorra ad un prezzo esclusivo.

 

Avete già scelto il vostro acquisto? 😀

Come Euro2016 nessuno mai: dati e curiosità sull’evento sportivo più social

Désolé mes chéris.

Sono conclusi da poco, pochissimo i campionati europei di calcio 2016. Discussi come sempre, ancora più chiacchierati grazie all’eco fornito in assist dai social.

Chi ha sollevato la coppa, si sa, è stato il Portogallo. Ma non solo: quest’anno ci sono state squadre e giocatori da record. Infatti, il Portogallo anche su Twitter è stato acclamato campione di #Euro2016 con oltre 14,2 milioni di tweet.

La discussione su #PORFRA non si è limitata però solo alle due nazioni interessate, trasformandosi in un momento di vero coinvolgimento globale. Questa mappa mostra come la conversazione si sia diffusa in tutto il mondo durante il match.

Incredibile, ma vero. Non stupisce, invece, che Cristiano Ronaldo sia stato il giocatore più twittato di questa finale, sebbene sia stato sostituito già al 24° minuto dopo aver subito l’ infortunio al ginocchio. Ronaldo, Eder, Dimitri Paget sul podio dei giocatori più cinguettati durante la finale, mentre i primi 5 giocatori con maggiori tweet nell’ultimo mese sono stati:

  1. Cristiano Ronaldo (@cristiano)
  2. Antoine Griezmann (@AntoGriezmann)
  3. Dimitri Payet (@ dimpayet17)
  4. Gareth Bale (@ GarethBale11)
  5. Olivier Giroud (@_OlivierGiroud_)

Le 5 squadre più twittate, invece, sono state: Portogallo (@selecaoportugal), Francia (@equipedefrance), Germania (@DFB_Team), Galles (@FAWales) e Inghilterra (@england),

Dall’inizio del torneo, cominciato un mese fa, sono stati più di 109 milioni i Tweet relativi a #EURO2016.

Riportiamo fedelmente, l’analisi di Ketchum, la lista dei 10 momenti, dalla fase a gironi fino alla finale, che hanno suscitato maggiori interazioni su Twitter:

  1. Il fischio finale: il Portogallo ha vinto #EURO2016! #PORFRA
  2. Il gol di Eder porta in vantaggio il Portogallo durante i supplementari #PORFRA
  3. Ronaldo è costretto a uscire dal campo per infortunio e viene sostituito da Quaresma #PORFRA
  4. L’Islanda elimina l’Inghilterra! Inghilterra Vs Islanda 1-2 #ENGICE
  5. Jonas Hector realizza l’ultimo rigore (il 18°). La Germania accede alle semifinali. L’Italia è fuori #GERITA
  6. Griezmann segna grazie a una grande giocata di Pogba! Francia Vs Germania 2-0 #GERFRA
  7. Payet segna un gran goal da fuori area. Francia Vs Romania 2-1 #FRAROU
  8. Il rigore realizzato da Ricardo Quaresma suggella la vittoria del Portogallo sulla Polonia (5-3 ai rigori) #PORPOL
  9. Griezmann segna dagli undici metri, Francia Vs Germania 1-0 #GERFRA
  10. Gran goal di Griezmann! 4 – 0 per la Francia! #ICEFRA

E cosa accadeva nel nostro Bel Paese in tutto ciò? In particolare, ci sono stati picchi social in due momenti durante la finale:  l’infortunio di Ronaldo con i suoi 30 mila messaggi e il gol di Eder, con oltre 47 mila post.

E poi, che l’Italia abbia sempre un occhio particolare per il mondo della moda e del  fashion è risaputo: basti pensare che nel web italiano è stato il look piumato di “Quaresma”  a spopolare, insieme alla “falena” che è volata sul viso di Ronaldo durante l’infortunio, ottenendo ben 3,8K citazioni.

Anche se, il giorno dopo la nostra ultima partita, dopo la famosa sconfitta, Zaza e Pellè (su Facebook) non hanno avuto rivali:

LEGGI ANCHE: Zaza dance, Kate Perry e Ivana Spagna: win e fail dell’ultima settimana

Durante la partita finale però, secondo il report svolto da Blogmeter sono più di 54 mila gli autori italiani che hanno commentato la finale sui social: insomma, non si può negare che, nel nostro piccolo, anche noi siamo dei commentatori sportivi innati.

Curiosi di vedere alcuni tra i tweet più popolari di #Euro2016? Cliccando qui, ne scoprirete delle belle. E ancora, questa visualizzazione interattiva dei dati illustra come Twitter ha reagito in tempo reale ad ogni goal che è stato segnato durante #EURO2016. Noi di Ninja Marketing, siamo senza parole: mai vissuto un campionato europeo o mondiale così social!

Infatti, a distanza di due anni dall’ultimo evento sportivo estivo, la Coppa del Mondo 2014, Twitter ha fatto passi da gigante in termini di popolarità e di condivisione istantanea di contenuti.

Leggi anche: Rapporto tra social e TV: dati e statistiche 2015

Dai giocatori ai brand, durante questo evento sono state  individuate anche le campagne di maggiore successo durante #EURO2016, secondo il criterio del volume di Tweet che hanno menzionato l’hashtag della relativa campagna:

  • #tifiamoinsieme – Coca Cola Italy
  • #CarrefourTifaAzzurro – Carrefour
  • #OrangeSponsorsYou – Orange
  • #GetIn – Vauxhall UK
  • #ThisBudsForYou – Budweiser
  • Volkswagen – Emoji in tempo reale

Ed ora: in attesa di Rio 2016, ci chiediamo: supereranno le Olimpidi, in termini social, i campionati europei? Non vediamo l’ora di scoprirlo!

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I pagamenti diventano contactless con OVS, Vodafone e Microsoft

Si amplia il fronte dei pagamenti contactless da mobile, una modalità sempre più richiesta da chi acquista, soprattutto tra i più giovani. Le ultime novità in fatto di pagamenti da smartphone arrivano da OVS, Vodafone e Microsoft.

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OVS introduce il Digital Payment Contactless nei suoi store

Dal mese di luglio negli store OVS si può fare shopping anche senza contanti e carte di credito. È infatti  possibile pagare avvicinando il proprio smartphone al terminale POS, utilizzando un’app wallet NFC o una carta di credito contactless. La catena di fast fashion sceglie il periodo dei saldi per rafforzare la propria strategia digitale, proseguendo il percorso di innovazione e miglioramento dell’esperienza di acquisto intrapreso da qualche anno.

pagamenti-contactless-smartphone-ovs1 Lo scorso anno al gruppo OVS è stato conferito il premio Demandware per l’Innovazione nella Customer Experience per le tecnologie offerte ai propri clienti, sia online che offline: dalla visita virtuale degli store al servizio click & collect, dai camerini virtuali e magic mirror ai servizi di proximity marketing attraverso gli iBeacon. Ed oggi il lancio dei contactless payment.

Vodafone Pay, l’accordo con PayPal

Vodafone e PayPal hanno siglato un accordo che consente i pagamenti contactless attraverso Vodafone Pay utilizzando le carte di credito registrate su PayPal.
Possono essere aggiunte le carte di credito del circuito Visa e Mastercard, così come la maggior parte delle prepagate, purché supportate da PayPal.

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Al termine di ogni acquisto, il cliente riceve una notifica con l’esito della transazione e accedendo all’app può controllare lo storico degli acquisti effettuati, i dettagli di spesa, data e luogo delle operazioni.
Vodafone Pay rappresenta l’area di Vodafone Wallet dedicata ai pagamenti: l’app è disponibile per il download su Google Play ed è compatibile con la maggior parte degli smartphone con sistema operativo Android dotati di SIM NFC Vodafone.

LEGGI ANCHE: Mobile Payment: breve guida ai pagamenti con smartphone

Microsoft Wallet

Anche il colosso di Redmond ha lanciato la propria piattaforma che supporta la tecnologia contactless.
Microsoft Wallet è il servizio che consente di effettuare pagamenti dal proprio smartphone Windows 10 Mobile tramite NFC.
Per ora Microsoft Wallet è disponibile solo per gli iscritti del programma Insider residenti negli Stati Uniti ed è compatibile con un numero limitato di device mobili.

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Il servizio supporta carte Visa, Mastercard ed alcune emesse da istituti statunitensi. Da Redmond, dichiarano che ad oggi 1 milione di punti vendita negli USA consentono i pagamenti attraverso questa piattaforma.
A dispetto dei propri competitor, Microsoft non ha ancora lanciato sul mercato smartphone Lumia con lettore di impronte digitali. Per autorizzare la transazione, l’utente deve quindi effettuare l’autenticazione e inserire un particolare codice di conferma.

Pagamenti contactless, i dati

Dalla nuova edizione dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, emerge che oltre il 15% degli acquisti eCommerce nel 2018 si svolgerà attraverso le nuove forme di digital payment. Un dato che conferma la corsa alle piattaforme contactless delle aziende più attente all’evoluzione digitale.

Nel 2015 i pagamenti con carta di credito hanno registrato un incremento del 5,6% rispetto all’anno precedente e gli acquisti effettuati via smartphone sono aumentati del 48%.

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In Italia ad oggi, un POS su quattro si avvale di tecnologia contactless registrando un incremento del 100% rispetto al 2014, un dato che posiziona il nostro Paese tra i primi per diffusione di terminali.

Oltre 16 milioni di italiani possiedono inoltre uno smartphone abilitato ai pagamenti contactless, con un aumento del 33% rispetto al 2014. Quale sarà la prossima azienda a lasciarsi travolgere dalla rivoluzione contactless?

The Floating Piers: i numeri sui social confermano il successo dell’opera

Dopo quasi una settimana dalla chiusura ufficiale dell’evento, è tempo di fare bilanci per The Floating Piers, il passaggio sospeso sul lago d’Iseo. I dati ufficiali parlano di 1 milione e 200 mila persone giunte per ammirare e testare con le proprie gambe l’opera dell’artista francese Christo.

L’istallazione, durante i suoi 16 giorni di apertura al pubblico, ha totalizzato circa 75 mila presenze al giorno, calamitando l’attenzione dei presenti sulla bellezza dell’opera architettonica e del paesaggio circostante.

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Arcadya, società attiva nel campo del social audit, si è “imbarcata” (sempre per restare in tema) nel delicato compito di monitorare le attività degli utenti sul web e in generale il sentiment scatenato dall’opera di Land Art.

I dati raccolti parlano chiaro: quasi 100 mila contenuti relativi a The Floating Piers condivisi sui social, con un numero di impression pari a 143 milioni in tutto il mondo: indubbiamente un risultato straordinario per l’opera artistica di Christo e una bella vetrina per il lago d’Iseo e le zone limitrofe.

Infatti, anche grazie agli hashtag distintivi (#lagodiseo, #lakeiseo, #iseolake), per un totale di 25mila contenuti nel complesso “giunti” a 19,3 milioni di utenti, il lago ha incrementato la propria awareness e affascinato anche i visitatori più scettici.

lago

Leader del buzz mediatico generato sul web è stato Instagram che, incline per natura a veicolare contenuti dal forte impatto visivo, ha vinto il confronto con Facebook e Twitter: oltre 70.400 immagini condivise contro circa 22mila tweet, 2.600 post su Facebook e 3.700 su Tumblr.

Certamente interessante l’analisi delle affinity su Twitter svolta da Alkemy Lab, che si concentra sulle tematiche di interesse di influencer e semplici utenti correlate ad hashtag ufficiali e non relativi ai Floating Piers (#thefloatingpiers e #christo su tutti): chi parla dell’opera parla anche del lago d’Iseo, di arte, di Sulzano, della Lombardia in generale, quindi in fin dei conti di turismo.

hashtag

Da queste evidenze si può dedurre che i social si stanno confermando un rilevante strumento di promozione turistica, abili nel creare curiosità ed engagement con gli utenti e, in ultima analisi, ad aumentare la risonanza dell’attrazione turistica in oggetto (il padiglione del Giappone ad Expo vi ricorda qualcosa?)

In ultimo, conta ben 2.176 membri il gruppo su Facebook chiamato “The Floating Piers in tempo reale” con tanto di link alla web-cam per controllare la fila prospiciente la casa comunale di Sulzano. Alla chiusura dell’esposizione il 3 luglio, il gruppo è stato rinominato in “The Floating Piers: io c’ero” con l’impegno di realizzare una selezione delle foto più memorabili delle persone che hanno visitato l’opera.

Non potevano mancare le parodie che rendono omaggio all’autore dell’opera e la celebrazione della stessa da parte di Google che, realizzando uno street view che abbraccia tutte le passerelle del progetto, offre una panoramica ad ampio raggio di una delle opere più memorabili degli ultimi tempi.

Christo è riuscito a coinvolgere un pubblico eterogeneo, masse di turisti provenienti da differenti parti del mondo,  accomunate dal richiamo di un’opera sensazionale, per originalità e facilità di fruizione.

E voi? Potete vantare un selfie o una testimonianza della vostra presenza all’evento?