Ninja Social Oroscopo della settimana dal 29 Aprile al 5 Maggio

Cari guerrieri dello zodiaco e difensori dei business plan, bentornati al social oroscopo della settimana che va dal 29 aprile al 5 di maggio.

In questa settimana anche Venere , tanto amata dalle donne e da chi vuole comunicare per arrivare dritto al cuore superando il cervello, raggiungerà il Sole e Mercurio nel segno di terra del Toro. Via libera quindi a spot strappalacrime che evocano la forza delle donne e delle mamme. Fiumi di lacrime per quelle donne che si dividono come eroine tra l’ufficio ed il faticosissimo secondo lavoro di mamme perché il Toro è il segno materno e protettivo per eccellenza!

Saranno i due segni di terra del Toro e del Capricorno quindi a piangere davanti al nuovo film di P&G che continua la serie emozionante “Thank you, mom” ma se il Toro reso ancora più morbido ed avvolgente dalla Venere proprio a riscaldare i suoi gradi si riconosce nella mamma delle prime scene, quella che consola e protegge il suo cucciolo, il Capricorno è di sicuro la mamma che piange in prima fila sugli spalti quando il suo pezzettino di cuore sale sul podio. Ed è proprio in questa settimana che il capricorno avrà la certezza che tutte le sue fatiche sono state giuste e premianti.

Cancro e Bilancia sanno che è finalmente giunto il momento di festeggiare! Venere se ne è andata e con lei tutte le insicurezze e timidezze. Quindi via di uscite e rimorchi selvaggi che, si sa, nell’era dei social network hanno anche cambiato dinamiche. La Bilancia chiatta con tre o quattro possibili pretendenti contemporaneamente e per una volta non si sente nemmeno in colpa… deve recuperare tante seratine mancate per il suo cattivo umore delle scorse settimane. Il Cancro è felice perché lui che era timido nel chiedere ad una ragazza di ballare davanti a tutti questa settimana sui social si scalda con frasi piccanti e nessuna inibizione!

Questa nuova opzione di Facebook Instant Articles sta entusiasmando molti segni zodiacali: la Vergine che vede nuove opportunità di guadagni e questa settimana tutto ciò che la fa felice senza troppo sforzo è ben accetto, soprattutto sul lavoro! Il Leone che questa settimana più che mai è affamato di gloria e complimenti… sarà una lotta alla rincorsa del like e della condivisione sia che si tratti di un articolo sia della foto con la sua ultima acconciatura. Infine l’Ariete sarà felice perché avrà sempre meno tempo ma sempre più voglia di conoscere, leggere ed imparare quindi caricare più velocemente gli articoli sarà migliorare le sue performance di lettore onnivoro!

Lo Scorpione con Mercurio e Venere in opposizione viene beccato a fare branded content su Facebook non dichiarati: la comunicazione verbale in questi giorni non è il suo forte ma accetta volentieri di ammettere le sue colpe purché gli si prometta di lasciarlo in pace per tutta la settimana!

L’Acquario sarà di poche, pochissime parole e potrebbe riuscire a litigare anche col camerino smart di Ralph Lauren a Manhattan che a suo parere ha fatto considerazioni poco delicate sulla sua taglia. L’Acquario per colpa di Venere questa settimana si sentirà poco attraente ma per colpa di Mercurio non ve lo manderà a dire!

Pesci e Gemelli hanno letto che esiste un sito che mappa tutti i luoghi della saga di Game Of Thrones e quindi hanno deciso di premiarsi da queste settimane difficili con Marte che provoca stanchezza e nervosismi prenotando le vacanze: i Gemelli andranno in Andalusia perché comunque anche quando sono a caccia di risposte lo vogliono fare nel calore spagnolo mentre i Pesci non possono trovare luogo più mistico per i loro pensieri dell’Islanda.

Infine il Sagittario torna secondo l’oroscopo della settimana ad essere concentrato sul proprio successo mettendosi continuamente alla prova e faticando senza concedersi tregua. Prova e riprova questa settimana l’elevator pitch da pronunciare al Mastercard Priceless Elevator e non si darà pace fino a che il discorso non sarà perfetto in sessanta secondo e tutte le domande possibili passate al vaglio!

Buona settimana…

Facebook cambia le policy sui branded content

Influencer, ecco uno dei termini più discussi delle ultime settimane. Fioccano uno dopo l’altro articoli e post che mettono fortemente in dubbio la natura e la reale utilità di queste particolari figure.

Critiche che trovano fondamento nella scarsa trasparenza che accompagna le attività di coinvolgimento di questi ultimi da parte dei brand. Un segreto molto poco segreto.

Una recente ricerca effettuata in Gran Bretagna riguardo il rispetto del codice di condotta e la regolamentazione delle pubblicità racconta che ben 6 professionisti su 10 non rispettano le norme, evitando di palesare (come dovrebbe essere fatto) la partnership, a pagamento, effettuata con l’influencer.

Nella maggior parte dei casi i post contenenti prodotti aziendali scaturiti da compenso dovrebbero essere sempre accompagnati dall’hashtag #ad o #sponsored, in modo da distinguerli agli occhi degli utenti rispetto a quelli spontanei.

Una problematica che crea dunque insidie legali, ma soprattutto rischia di minare la fiducia degli utenti rispetto ad una risorsa, l’influencer marketing, che trova una continua crescita in termini di utilizzo.

La contromossa di Facebook

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I social sono uno dei principali canali in cui avviene questa forma di comunicazione, non è un caso quindi che Facebook abbia iniziato a valutare la questione, cercando di porvi, in parte, rimedio. È infatti di questi giorni la comunicazione di una modifica della policy riguardante i branded content e di nuove funzionalità in questo senso.

Facebook da tempo cerca di regolamentare i contenuti brandizzati, cioè quelli che vedono inserito un prodotto di terze parti, sia questo un partner, una catena, uno sponsor. Un tipo di content ampiamente diffuso sul social.

La modifica, seppur semplice nell’apparenza, è radicale. L’aggiornamento della policy permetterà alle pagine e ai profili verificati (quelli con la spunta blu, per intenderci) di condividere branded content su Facebook.

Ad accompagnare la svolta anche alcune nuove funzioni di supporto. Editor e influencer potranno infatti inserire un tag all’azienda di cui stanno segnalando il prodotto, contrassegnando conseguentemente la natura sponsored. Una news che non è semplice opportunità, ma obbligo: il tag in questi casi dovrà essere sempre inserito.

I brand riceveranno una notifica e avranno modo di avere metriche sull’andamento del contenuto, potendo, addirittura, spingerlo tramite le Facebook Ads. Implementare la funzione sarà semplice ed intuitivo, assicurano i dev di Menlo Park.

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Facebook e branded content, un cambio di rotta

Un cambio di rotta necessario, data la crescente rilevanza e utilizzo degli influencer come medium di contenuti brandizzati. Una risorsa che sarà certamente importante sia per le aziende che per gli influencer, potenziando ancor di più la connessione.

Un incentivo alle aziende ad attivare relazioni e attività di influencer marketing, una spinta a scegliere meglio le partnership e a condividere contenuti di qualità per gli opinion leader. Certamente la nuova policy permetterà di lavorare alla “luce del sole”, dando vita ad attività e content elaborati e molto creativi, ben lontani da quelli troppo spot a cui si assiste oggi.

Il maggiore vantaggio dell’iniziativa sta però nella trasparenza, nel limitare al minimo le tante forme limite di collaborazione brand-influencer che si stavano diffondendo. Una trasparenza che si traduce in credibilità e , conseguentemente, in capacità di coinvolgere e, perché no, fidelizzare.

Restano comunque escluse dalle linee guida sui branded content situazioni smaccatamente promozionali come filigrane persistenti, foto di copertina e immagini profilo con prodotti di terze parti, marchi. Una dimostrazione di apertura e non di tacita e totale accettazione del fenomeno.

Aiuteranno le novità a un uso più etico e trasparente dell’influencer marketing? I prossimi mesi ci daranno risposta.

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Prime: l’app che aiuta le persone affette da schizofrenia

Le persone affette da schizofrenia riscontrano spesso difficoltà nel relazionarsi con gli altri e questo causa un disagio, un senso di isolamento in tutti coloro che vivono questa terribile condizione.

Da qui che nasce l’idea della dottoressa Danielle Shlosser, professoressa di psichiatria dell’università della California, di dar vita ad un’applicazione mobile in grado di connettere le persone affette da schizofrenia con l’obiettivo di farle sentire meno sole e aiutarle a migliorare la qualità della loro vita sociale.

L’applicazione vuole essere un luogo in cui il paziente può trovare conforto e sostegno,  condividere e chiedere consigli alle persone che vivono le sue stesse esperienze e allo stesso tempo trovare nei momenti di difficoltà un supporto istantaneo da parte di medici specializzati.

Un nuovo modo di trattare la schizofrenia

Anche se i progressi farmaceutici hanno reso più facile il trattamento delle crisi e dei deliri che sono i sintomi più evidenti della schizofrenia, spesso non risolvono i problemi meno evidenti di cui i pazienti soffrono come l’ansia e la mancanza di motivazione.

Prime unendo gli elementi caratteristici di un social network alla terapia on-demand, mira a colmare le lacune lasciate dal trattamento chimico, creando una rete sociale fatta di pazienti e professionisti della salute mentale.

Secondo l’ideatrice della applicazione, i pazienti schizofrenici sono inclini all’ isolamento sociale, anche nei casi in cui la patologia viene trattata farmacologicamente:

I metodi tradizionali non portano sempre al successo perché richiedono di recarsi dal medico per poche ore a settimana, ore in cui al paziente vengono trasmesse una serie di informazioni che dovrebbe essere in grado di ricordare e sfruttare nei momenti critici della sua vita. Al contrario, con Prime le istruzioni e le informazioni sono a portata di mano,  il supporto che offre è veloce e istantaneo.

 

Prime: il social network per combattere l’isolamento sociale

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Prime è stata progettata seguendo le logiche proprie dei social network: ogni paziente ha il proprio profilo personale in cui può esprimere interessi e stati d’animo e allo stesso tempo può rendere noti i sintomi di cui è affetto, aggiornare il proprio stato, commentare i post degli altri utenti. Il profilo di ogni singolo utente viene automaticamente associato a quello  di altri pazienti simili che presentano la stessa sintomatologia e ad un coach in grado di offrire tutto il supporto necessario.

L’applicazione è stata anche pensata per migliorare i deficit motivazionali dei pazienti: ogni persona può aggiungere  degli obiettivi che intende perseguire, ad esempio “uscire oggi”, “andare al cinema domani”.

Una cura efficace

Pineda, un paziente affetto da schizofrenia che ha preso parte alla fase sperimentale dell’app, racconta:

Prima di utilizzare Prime vivevo un conflitto di personalità, anche se ero circondato dalla mia famiglia mi sentivo solo e a ansioso, nessuno dei miei familiari poteva capire quello che stavo vivendo, restavo sempre chiuso in casa e iniziai a prendere peso.  Mi sarebbe piaciuto andare in un ristorante, avere degli amici, ma avevo paura. Quando ho ricevuto la telefonata da parte del team della dottoressa Schlosser in cui mi è stato chiesto se volevo partecipare alla prova dell’applicazione , ho accettato subito. Dopo averla installata sullo smartphone ho provato subito una sensazione di sollievo, come se avessi in tasca un’ ancora di salvezza.

Grazie all’utilizzo dell’app il paziente ha iniziato a perdere peso e socializzare di più con il fratello e con la rete dei giovani che stavano vivendo la sua stessa storia.

Pineda non è stato l’unico che ha tratto dei benefici dall’uso di Prime, durante i mesi di fase sperimentale, molti altri utilizzatori dell’applicazione hanno mostrato dei netti miglioramenti, Crandall-Martin un altro paziente coinvolto ha raccontato:

Ora che lo studio di Prime è terminato, mi manca utilizzare l’applicazione, non avrei mai pensato che un’app avrebe avuto un impatto tale sulla mia vita, mi manca la community affiatata di cui facevo parte, ora il mio dosaggio farmacologico è aumentato.

La connessione istantanea fornita dalla tecnologia mobile può essere un nuovo e potente strumento nella lotta contro una malattia in cui il senso di isolamento dei pazienti è elevato, e potrebbe giocare un ruolo importante nel futuro del trattamento della schizofrenia.

L’applicazione è attualmente in fase di test ma gli sviluppatori e la dottoressa Danielle Shlosser e tutto il suo team sperano di renderla disponibile entro il prossimo anno.

Potrà questa applicazione cambiare il trattamento della schizofrenia?

P&G torna ad emozionarci con Thank you, Mom

Ormai manca poco sia all’inizio delle Olimpiadi di Rio che alla Festa della Mamma e P&G torna puntuale con un altro emozionante spot della serie Thank you, Mom.

Se i video precedenti si concentravano sullo sforzo e i sacrifici che le mamme affrontano ogni giorno affinché i propri figli abbiano successo nello sport, Strong, creato dall’agenzia Wieden + Kennedy e diretto da Jeff Nichols, pone l’accento sulla loro forza, indispensabile non solo durante gli allenamenti e le gare, ma nella vita di tutti i giorni.

Proprio per questo le scene iniziali sono piuttosto drammatiche: i figli sono spaventati da uragani, incidenti stradali, atti di bullismo, ma le loro mamme sono una roccia a cui fare affidamento.

Alla fine il video riprende i momenti di vittoria, gioia e felicità e le immancabili lacrime con la chiusura “La tua forza, la mia forza. Grazie di cuore, mamma”.

https://www.youtube.com/watch?v=0az2vWugws8

La strategia di storytelling incentrato sulle mamme di P&G è partita nel 2012 con lo spot Best Job.

Credits:
Client: Procter & Gamble
Project: “Strong”

Agency: Wieden + Kennedy, Portland, Ore.
Creative Directors: Karl Lieberman/Eric Baldwin
Copywriter: Matt Mulvey
Art Director: Lawrence Melilli
Integrated Executive Producer: Erika Madison
Account Team: Jordan Cappadocia/Ebony Francis/Eric Gabrielson

Production Company: Rattling Stick
Director: Jeff Nichols
Executive Producer: Joe Biggins
Line Producer: Sally Humphries
Director of Photography: Adam Stone

Editorial Company: Joint
Editor : Peter Wiedensmith
Assistant Editor: Dylan Sylwester
Post Producer: Jen Milano
Post Executive Producer: Leslie Carthy

VFX Company: The Mill
Executive Creative Director: Phil Crowe
2D Lead Artist: Glyn Tebbutt
3D Lead Artist: Nick Lines
Executive Producer: Enca Kaul
Senior Producer: Chris Harlowe
Production Coordinator: Mary Hayden

Company: Company 3
Colorist: Tom Poole
Producer: Rochelle Brown

Music Supervision: Walker
President/Founder: Sara Matarazzo
Music Track: “Experience” by Ludovico Einaudi
Sound Design: Brian Emrich
Additional Sound Design/Mix: Noah Woodburn @ Joint

Mix Company: Eleven
Mixer: Jeff Payne
Producer: Suzanne Hollingshead

The Mastercard Priceless Elevator Pitch, 60 secondi per dare voce alla tua idea

Un vero ascensore, un ragazzo “dell’ascensore” in carne ed ossa, 60 secondi, ecco come si è trasformato il celeberrimo Elevator Pitch per Mastercard e Mashable.

Si chiama The Mastercard Priceless Elevator Pitch. La possibilità che Mastercard e Mashable danno a tutti gli imprenditori presenti al Social Good Summit per dare voce alle loro idee attraverso un viaggio in ascensore di 60 secondi in cui si viene filmati e social condivisi mentre si espone la propria idea; per i migliori premi in denaro oltre ad una buona dose di notorietà.

Elevator Pitch, 120 secondi di gloria

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Elevator Pitch, letteralmente “discorso da ascensore”, è una presentazione aziendale di massimo 2 minuti con lo scopo di mettere in luce le migliori caratteristiche dell’idea di business attraverso un discorso persuasivo ed esaustivo destinato ad un probabile investitore e con l’obiettivo di fissare un secondo incontro con l’interlocutore.

Riassumere la propria azienda in 2 minuti massimo non è facile, ecco perché ci sono alcuni punti fondamentali che non puoi tralasciare per incuriosire l’investitore e passare al secondo round:

  • Obiettivi e Interlocutori, modulare il proprio pitch sull’identità di chi ci sta di fronte e sull’obiettivo che vogliamo centrare è fondamentale;
  • Presentati e chiedi un nuovo appuntamento: presenta la tua idea con entusiasmo, riportando anche evidenze concrete del tuo successo e richiedi un nuovo incontro di approfondimento. Nella tua presentazione aziendale è importante, oltre a descrivere genericamente cosa vuoi fare da grande, anche sottolineare che problema andrai a risolvere e come, insomma la raison d’etre della tua azienda.
    Un occhio di riguardo, infine, anche per il mercato e il target, voci immancabili nel tuo pitch, completezza che renderà la tua idea sempre più valida agli occhi di chi ti sta di fronte;
  • La squadra e i traguardi: non dimenticarti di trasmettere all’investitore che non sei da solo, ma hai un team a disposizione e che insieme avete già raggiunto traguardi importanti che incrementano il credito all’idea;
  • Business Model: anche i numeri vogliono la loro parte, riassumi brevemente il business plan sul quale stai costruendo l’azienda;
  • Interruzioni, certezze: l’interlocutore ti interromperà e ti farà alune obiezioni, è normale, preparati ad affrontarle e a non perdere il filo;
  • Allenati e cronometrati: è fondamentale prepararsi all’incontro provando e riprovando il pitch avvalendosi anche di un cronometro per evitare di sforare il tempo massimo.

Il pitch così elaborato ti sarà utile non solo per accaparrarti quel secondo appuntamento a cui fortemente ambisci, ma anche il riassunto essenziale per presentare l’azienda su siti o social.
Elevator Pitch è un’allegoria, salvo che tu ti trovi in Mastercard in cui l’Elevator esiste davvero e il discorso dovrà essere fatto veramente da una cabina di ascensore!

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The Mastercard Priceless Elevator Pitch, cos’è e come funziona

The Priceless Elevator Pitch nella cornice del Social Good Summit, rappresenta l’opportunità per dare voce alle idee: 60 secondi dentro un vero ascensore in cui l’imprenditore può presentare il suo pitch e la sua azienda spiegando come il suo business si impegni nella diminuzione della povertà mondiale e che ruolo gioca Mastercard Center for Inclusive Growth nella mission, il tutto mentre l’imprenditore viene filmato e condiviso sui maggiori social Mastercard, come Twitter e LinkedIn, un po’ di notorietà e premi in denaro non hanno mai fatto male a nessuno.

La condivisione social che accompagna l’Elevator Pitch in tutta la sua durata, si giustifica grazie alla cornice del Social Global Summit dove creare nuove connessioni è centrale e alla mission del Center for Inclusive Growth, movimento che punta a valorizzare le connessioni e la tecnologia per combattere la povertà nel mondo.

Ma quindi come funziona The Mastercard Priceless Elevator Pitch in generale? Tutto ha inizio con l’apertura delle porte dell’ascensore dove l’imprenditore è invitato ad entrare. Una volta dentro scattano i 60 secondi utili durante i quali verrà presentata l’azienda mentre si viene filmati e giudicati da una commissione di esperti e business angel; il filmato verrà condiviso anche sui social di Mastercard per dare voce alle migliori idee imprenditoriali e permettere alle stesse di entrare in contatto con potenziali investitori o interlocutori, più le connessioni crescono, più si dà energia alle idee.

Durante il Social Good Summit, The Center for Inclusive Growth ha voluto utilizzare l’Elevator Pitch con un obiettivo leggermente diverso: esaltare le idee che si sono poste come mission quella di sconfiggere la povertà nel mondo attraverso la connessione tra persone. Il vincitore si è aggiudicato un premio in denaro, oltre che un buon grado di notorietà.
Insomma un Elevator Pitch benefico oltre che business oriented.

Mashable Social Good Summit e Mastercard per un Social Elevator Pitch

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E’ il momento di presentare i due registi di questo Elevator Pitch molto particolare: Mastercard con il suo Inclusive Growth Center e Mashable impegnata nel Social Good Summit.
Il primo è un ramo indipendente all’interno della big company Mastercard nato con l’obiettivo di promuovere un’economia inclusiva e partecipativa da parte dell’intera scena economica mondiale attraverso un approccio filantropico, economico, statistico ed analitico, in cui la tecnologia ed i social network assumono un ruolo fondamentale in quanto strumenti fondamentali per connettere le persone e le comunità tra loro.

La keyword per questa organizzazione è Inclusive Growth, ovvero il processo per il quale ogni segmento della società benefici del potenziale economico della comunità attraverso la connessione ai più importanti network e la creazione di nuovi modelli di collaborazione da parte del mondo economico, politico ed accademico.

Il secodo regista è Mashable ed in particolare la sua iniziativa chiamata Social Good Summit, una conferenza di due giorni in cui professori, imprenditori e studenti si confrontano su temi come le comunità, gli strumenti social come vie di connessione, il ruolo della tecnologia nel costruire un futuro migliore. Tre sono gli spazi fondamentali: la via 92nd Street Y considerata a New York il luogo ideale per creare connessione tra le persone, Global Meet-ups luoghi di incontro e discussione sulle principali tematiche, Digital Media Lounge lo spazio per blogger e giornalisti dove seguire in diretta e recensire il meeting.

The Mastercard Priceless Elevator Pitch rappresenta uno dei modi migliori per farsi conoscere ed entrare in contatto con diversi potenziali investitori, ma se non passate per New York, preparare un buon Elevator Pitch è il giusto allenamento per presentare al meglio la propria idea.

I camerini connessi di Ralph Lauren e il futuro prossimo del Retail

La tecnologia fa parte della nostra vita di tutti i giorni e la usiamo per fare tutto, compreso lo shopping.

E se ti dicessimo che l’evoluzione digitale è arrivata all’interno dei camerini di prova, rendendo l’esperienza d’acquisto un momento unico e personalizzato?

Ralph Lauren: se il camerino diventa ‘smart’

Fare shopping presso lo store Ralph Lauren in Fifth Avenue, Manhattan, potrebbe rivelarsi un’esperienza assolutamente innovativa.

A occuparsi della progettazione dei camerini interattivi Oak Labs, realtà che si occupa di trasformare l’in-store experience in un momento unico, andando ad abbattere i confini che dividono online ed offline. Perché sì, il punto è proprio questo: rendere il momento dell’acquisto in negozio pratico ed intelligente tanto quanto quello che avviene tramite e-commerce sotto ogni aspetto compresa la raccolta dati, come afferma Healey Cypher, CEO di Oak Labs:

“L’idea che [l’acquisto] online raccolga dati in maniera più efficace del retail fisico è sbagliata. Quando puoi raccogliere dati ‘live’, l’impatto è forte.”

Ma come funzionano i camerini “intelligenti” di Ralph Lauren?

Questa perfetta fusione tra online e offline si avvale della tecnologia RFID, vale a dire che quelli che rivestono le pareti delle fitting room non sono specchi qualsiasi, ma superfici riflettenti altamente sofisticate, dotate di un sistema di riconoscimento dei prodotti portati in camerino e di un touchscreen, tramite il quale avviare una navigazione personalizzata all’interno della selezione dei prodotti presenti in negozio.

Lo specchio mostra infatti la disponibilità di taglia e colore dell’articolo che si desidera provare, che una volta selezionato verrà portato direttamente in camerino da un addetto dello store, ed i prodotti suggeriti per completare il look. Inoltre è possibile provare il capo selezionato sotto luci differenti, e la scelta di diverse lingue rende la navigazione ancora più fruibile.

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Il futuro del retail, è qui!

Gli specchi presenti nei camerini ideati da Oak Labs permettono al retailer di conoscere il tasso di conversione di ogni singolo prodotto, e di avere un feedback costante ed immediato su quali capi vengono acquistati dopo essere stati selezionati. Spiega Cypher:

“Sappiamo quali articoli vengono misurati ma non acquistati, e posso dire che in questo negozio ad esempio c’è una giacca che viene provata più spesso ma non viene poi acquistata. Il management dello store terrà quindi in considerazione questa informazione e prenderà provvedimenti per capire perché questo si verifica. Ad esempio, il capo è esteticamente bello ma non ha una vestibilità corretta. Informazioni come queste possono cambiare in maniera radicale come viene condotto il business retail.”

Ma non solo: gli impiegati dello store Ralph Lauren sfruttano internamente la tecnologia RFID per tenere d’occhio lo stock e il collocamento dei prodotti all’interno del magazzino, così da avere costantemente un quadro della situazione molto preciso.

Ralph Lauren crede molto nel progetto Oak Labs fitting room: a marzo è prevista l’implementazione della tecnologia in un secondo store – questa volta posizionato a Dallas. Una tecnologia che ha permesso al brand di essere considerato un esempio da seguire secondo il report Digital and Physical Integration: Luxury Retail’s Holy Grail recentemente proposto da Contact Lab in collaborazione con Exane BNP Paribas. Dopo aver analizzato 61 luxury stores di New York City, l’analisi ha posizionato Ralph Lauren come il retailer che più di tutti ha saputo integrare questo tipo di tecnologia nei propri store con maggior successo. Afferma ancora Cypher: 

“I consumatori si evolvono più velocemente di quanto faccia il retail. Si aspettano che tutto sia più semplice e veloce, ma quando entrano in un negozio in realtà le cose non sono cambiate molto.”

Ralph Lauren è sicuramente una delle realtà fashion che, in questo momento, stanno puntando maggiormente sulle tecnologie innovative per rendere l’esperienza d’acquisto entusiasmante e personalizzata. Ma anche altri retailer come Nordstrom e Bloomingdale stanno intraprendendo la stessa direzione – ovvero, quella del futuro dello shopping.

Game of Thrones e crossmedialità, fra giochi online e viaggi

Il 24 aprile è arrivata la prima puntata della sesta stagione di Game of Thrones. Che tu sia rimasto sveglio fino alle 3 di notte per guardarla in diretta, che tu abbia smesso di comunicare con il mondo fino a che non sei riuscito a sederti sul divano e gustartela, o addirittura se non l’hai ancora vista, qui non troverai spoiler ma solo qualche novità sul mondo GOT.

Anzi, sui mondi. Perché Game Of Thrones è riuscito a creare come poche serie una relazione concreta tra reale e immaginario. E non stiamo parlando soltanto della trama, bensì del rapporto tra quello che HBO ci mostra sullo schermo e il mondo vero, quello in cui la neve manda in tilt le città e il sole ti ricorda che la prova costume è vicina.

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Uno dei modi in cui questa relazione si manifesta è il viaggio, perché nonostante l’uso massiccio della tecnologia CGI, le ambientazioni scelte dalla produzione hanno dato un contributo fondamentale al successo della serie. E i set sono diventati vere e proprie mete turistiche.

Nella quinta stagione il fiero regno di Dorne ha trovato casa in Andalusia, precisamente all’Alcazar di Siviglia, rendendo Game Of Thrones la prima produzione a girare nel bene protetto dall’UNESCO. Ma la stagione numero 6 sarà ancora più spagnola, tanto che a Siviglia, Cordoba e Osuna, dovrebbero aggiungersi Girona, alcune località della Catalogna e della Navarra, Guadalajara, Peñíscola e Almeria. Queste location dovrebbero essere utilizzate per ricreare Sunspear, ma anche parte di Meereen e King’s Landing, oltre che Braavos e il Dothraki Sea. Perchè incrementare i siti dedicati a Game Of Thrones?  Perché i veri fan vogliono vivere l’esperienza e, parlando un po’ di ritorno di investimento, ecco qui un grafico che ci riassume il senso di tutto questo.

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La sola Siviglia nel 2015 ha registrato un aumento di arrivi totali del 25%, e ora tutti vogliono essere la prossima Siviglia.

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Ma la formula vacanze GOT non si ferma alla penisola iberica, infatti i numeri continuano a incrementare anche in Croazia dove nel 2015 il turismo è arrivato a 14.150.00 ingressi, rispetto agli 11.456.000 del 2011. Certo, la Croazia era bellissima anche prima di diventare King’s Landing, ma è stato stimato che lo show della HBO porti 10 milioni di dollari annuali al turismo di Dubrovnik.

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Stesso discorso vale per l’Islanda, che però è anche legata ai set di Prometheus, Die Another Day, Interstellar e l’ultimo capitolo della saga di Star Wars.

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Ma per fare un viaggio degno di GOT ci vuole una mappa adeguata. Ed ecco che Wimdu, uno dei principali portali di appartamenti vacanze in Europa, ha creato una mappa interattiva che vi guida in un viaggio tra set e location, dando la possibilità di prenotare il vostro regno preferito.

Mappa realizzata da Wimdu

Se invece non sapete aspettare al topico momento vacanziero e volete vivere GOT tutti i giorni, oltre i confini dello schermo, Seriangolo viene in vostro soccorso con FantaGot2016, il gioco online che lo scorso anno ha intrattenuto oltre 12 mila giocatori. Auto definito come “una sorta di fantacalcio con i personaggi di Game of Thrones”. Ecco il regolamento.

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 Una commistione interessante fra digital e contenuti, che regala un’esperienza di fruizione a 360° e che conferma la bontà delle narrazioni che sanno approfittare delle tecniche di comunicazione crossmediale, oltre che dell’utilità delle risorse grassroots, le quali viralizzano grazie ai canali social diventano ottimi strumenti di promozione anche per la produzione sociale.

Non ci resta che salutarci con il claim di lancio dell’ultima stagione: “Make no mistake, the dead are coming.”.

Rimorchiare al tempo dei social media

Claudio ha 33 anni e da cinque vive all’estero. Si è trasferito per lavorare come molti della sua generazione. Non è un nativo digitale ma in qualche modo è un pioniere. “Da fine anni ’90 rimorchio in chat”, ci racconta con candore. “Non l’ho mai vissuta come una cosa da sfigati, è forse da sfigati uscire con 50 ragazze e andare a letto con oltre 40 di loro?”. Numeri importanti, in effetti. “Se non fossi fidanzato continuerei, adesso con i social è diventato tutto più facile”.

Il darwinismo del rimorchio

C’era un tempo in cui se eri timido e impacciato, se non ti alzavi da quel tavolo, per invitare a ballare la ragazza del tuo paese, rimanevi solo. Il darwinismo del rimorchio – da millenni una certezza delle relazioni umane – salta nell’era dei social media: nel nostro tempo anche i più impacciati hanno la chance di conoscere una ragazza, riprodursi e trasmettere i propri geni.

È vero che la timidezza può fermarti, ma è anche vero che per rimorchiare oggi, su questi strumenti, servono competenze mica da ridere“. Marco Scarcelli è un giovane e brillante sociologo, docente allo IUSVE di Venezia. L’argomento lo appassiona e non ne fa mistero: “Pensate a Tinder: sfogli le foto, metti i tuoi cuori e poi arriva il primo match. Solo allora ti poni il problema: cosa scrivere? Cosa scrivere per distinguersi dalla massa, per esser notato, per risultare interessante? In una parola, cosa scrivere per piacere? È lo stesso meccanismo di selezione che c’è là fuori“.

Scarcelli

Lo aveva capito prima di tutti Neil Strauss, geniale autore di “The Game, best seller americano autobiografico che parla proprio della competenza sociale. Come nello sport, così nel rimorchio: più ti alleni più sei bravo. Più persone conosci, più interazioni riesci ad avere più possibilità hai di piacere. Ecco perché le donne sono più brave a capire le regole del gioco: perché sono abituate, loro malgrado, ad avere più interazioni.

Si rimorchiava meglio quando si stava peggio

Fatevene una ragione: è finito il tempo delle telefonate a casa a cui rispondeva la nonna, tramontati gli anni degli “squillini” ai primi cellulari, archiviate pure le Christmas Card e gli SMS. Oggi basta chiedere il nome: “Aggiungimi, ci sentiamo”. Ed è così che prima di scoprire cosa fa nella vita la ragazza (o il ragazzo che ci piace) scopriamo il suo “album del mare” su Facebook. Marco non ci casca, non è tipo da facili nostalgie: i “Tempi d’oro del rimorchio non esistono“, ci tiene a puntualizzare, “Paradossalmente diamo più accesso adesso alla nostra vita privata di quando lasciavamo solo il numero. Se telefonare sembra una cosa molto intima (si pensi solo al patrimonio che rappresenta per un’azienda avere un database di numeri ndr) è vero anche che al telefono devi giocoforza rispondere, o almeno richiamare. Almeno per educazione. Sui social permettiamo, è vero, a sconosciuti di guardare i nostri album del mare, ma la grammatica del mezzo ci dice anche che poi possiamo non rispondere, escludere, cancellare. Senza per questo rimanere vittima di sanzioni sociali“.

Il trailer di noi stessi

Sfogliando le vite degli altri si rischia l’effetto-postalmarket: un catalogo sempre aggiornato di persone che condividono la parte più brillante di loro stesse; un facile best of tra cui scegliere a chi dar corda e a chi no.
Il social è solo una parte dell’incontro: non decidiamo in virtù di quell’album o di quello status se la persona ci piace oppure no, lo decidiamo dopo averla conosciuta. I social ci danno solo qualche informazione in più. Una sorta di trailer? Sì, in cui il film sembra sempre bellissimo e avvincente“.
Sui social si mostra la felicità, il proprio lato vincente. Abbiamo già parlato di quanto possano essere stressanti le vite degli altri, e di quanto possa essere miope credere nelle foto di quella tua ex sorridente dopo averti lasciato. Tuttavia un filtro in quello che comunichiamo di noi stessi, c’è sempre stato, ben prima di Instagram:

Nessuno ama farsi vedere fuori forma, triste, brutto sui social. Ma, anche in questo caso, sono solo cambiati i mezzi non le persone: ricordate per caso un album di famiglia con le foto dei parenti brutti e tristi? Si stampavano i momenti migliori, non certo i peggiori. Persino nel secolo scorso, nei primi dagherrotipi, le persone sfoggiavano l’abito della domenica e si mettevano in posa“.

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Siamo soli

La tecnologia non ci rende più soli. A renderci soli è un mutamento di più ampia portata, che parte con la crisi delle strutture associative“. Quel “bowling alone” teorizzato già in America svariati anni fa.
Ma la solitudine non piace, specialmente da adulti.
Ed è così che “Il rimorchio online non è cosa per giovani: spesso è più usato dagli adulti. Il perché è semplice: meno tempo a disposizione, meno voglia di restar da soli“.
Lo smartphone è realtà, non è una fuga. Parliamoci chiaro: nessuno si è isolato nella sua cameretta a causa della tecnologia. Chi lo ha fatto era predisposto a farlo e lo avrebbe fatto comunque, anche ai tempi delle lettere“.

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Un mondo per timidi?

Viviamo un mondo a misura di timidi? “Può darsi, ma l’intimità è una cosa che si costruisce strada facendo con la conoscenza, quella fisica. Quindi la timidezza prima o poi va vinta“.

La prossimità resta un fattore decisivo nell’approccio: rimorchiamo, frequentiamo e ci innamoriamo più spesso di chi è vicino a noi, non solo per valori e modo di vivere ma anche fisicamente. La ragazza della porta accanto, alla fine, è quella da sposare.Lo dicono anche le ricerche: i contatti con cui interagiamo di più sono quelli più familiari e vicini“. E la storia degli opposti che si attraggono? Tutte balle. Ci piacciono le persone simili a noi perché ci rendono più sicuri e perché spesso facciamo inferenze negative su quelle che non condividono le nostre opinione.

Arriviamo dunque ad un punto fondamentale: esiste l’intimità da tastiera? “Esiste, e i social possono perfino aumentarla, a patto che non si viva solo lì”.
Salutiamo Marco con il nostro solito cruccio: ma tutti questi ragazzi, sempre a guardare lo smartphone, non è che si fanno sfuggire tutte le belle ragazze che hanno intorno? “Dite? Magari chattano con qualcuna ancora più bella“.

Dozen Design, una startup al confine tra arte e design

Li abbiamo conosciuti durante il Fuorisalone e subito gli oggetti creati da Margherita Paleari e Matteo Facchi hanno suscitato la nostra più profonda curiosità. Solo dopo abbiamo scoperto che in realtà i prodotti di Dozen Design erano lì proprio per osservare le nostre reazioni.

Verrebbe quasi da chiamarle opere, più che prodotti, perché il confine tra arte e design nella ricerca di questa giovane startup è davvero sottile, sostenuto anche dall’abilità nella lavorazione del legno del collettivo di legnamé Co-Mo-Co, che materialmente realizza le idee concepite da Margherita e Matteo.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i fondatori di Dozen Design, che ci hanno aiutato a capire in che direzione si muove oggi il design e qual è il vero valore del Made in Italy, in un settore che sembra sempre più spostarsi dal funzionale al rapporto tra oggetto e cliente-fruitore.

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Come sta cambiando oggi il design in relazione alla nuova consapevolezza del valore artigianale del Made in Italy?

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Margherita: Si sono aperte nuove strade, nuove opportunità di sperimentazione progettuale, lontane dalle logiche della produzione di serie, dalle logiche dei numeri.

In questo nuovo territorio di confine fra design e arte i numeri diventano quelli delle limited edition e la qualità della manifattura diventa centrale. I prodotti possono rispondere liberamente alle esigenze di micro-nicchie. È lo step verso un certo custom-design, un made-to-order che permette libera espressione creativa del designer e può riportare il cliente in un ruolo attivo di committente ovvero, usando una chiave di lettura del mondo digitale, di early adopter.

Il cliente ha il piacere di scoprire, scegliere e adottare per primo nuovi linguaggi, scegliendo oggetti di design non-industriale dall’alto valore progettuale, estetico ed emozionale.

Matteo: La consapevolezza del valore artigianale del Made in Italy è più sviluppata negli USA e in Cina che in Italia.

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“Scienza delle soluzioni immaginarie”. Definireste così il design?

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Margherita: Allontanandosi da logiche iperfunzionaliste che vedono al centro del progetto e, quindi, dell’intero processo di design, un problema, un bisogno concreto, un’esigenza reale, possiamo trovare uno spazio in cui gli oggetti rispondono ad un legittimo e diffuso desiderio di freschezza, di ironia, di immaginazione.

In determinate occasioni, come quelle che stiamo creando con la nostra sperimentazione, il design smette di essere scienza delle soluzioni formali a problemi concettuali o reali per diventare, semplicemente, gioco progettuale dagli esiti formali, ci auguriamo, interessanti.

Matteo: Definirei così il matrimonio.

Il simbolismo, in particolare nei vostri prodotti realizzati sul tema del triangolo, è un tipo di ricerca più artistica o più funzionale?

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Margherita: Il simbolismo è la chiave che mette in relazione i nostri oggetti con significati più alti e universali e senza tempo e al contempo più intimi e fugaci.

Quando si gioca con forme archetipiche così forti come il triangolo equilatero e la funzione degli oggetti non è iperdefinita, il fruitore apre alla sua interpretazione, come farebbe davanti ad un’opera d’arte.

Al Fuorisalone abbiamo incontrato grafici, galleristi, cristiani, architetti, liberi muratori, tatuatori… Persino una sedicente occultista. E ognuno si è riconosciuto in questo simbolo per ragioni diverse. La discussione davanti a questi oggetti si fa sempre quindi molto interessante (e talvolta anche un po’ surreale).

Si tratta quindi di una ricerca funzionalista se definiamo come obiettivo quello di mettere in discussione alcuni schemi del design e di riportare al centro il legame emozionale fra persone e oggetti.

Matteo: Più… geometrica. Non facciamo ricerche simboliste. Sono i simboli a cercare noi. Noi li svuotiamo, il pubblico li riempie nuovamente.

Come è nata la collaborazione con il collettivo di legnamé Co-Mo-Co e in che modo completa i prodotti di Dozen Design?

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Margherita: Abbiamo disegnato oggetti dall’alto valore simbolico in cui la qualità della manifattura ha un ruolo centrale. Quanto più gli oggetti sono minimalisti, tanto più è il dettaglio che conta.

Il collettivo canturino Co-Mo-Co ci ha permesso di utilizzare tecniche tradizionali e materiali di altissima qualità, in una forma di artigianato sperimentale e contemporaneo che è frutto di una collaborazione attiva, di uno scambio di idee ed opinioni sempre costruttivo. Questa è la magia del Made in Italy per noi designer italiani.

Matteo: La collaborazione con Co-Mo-Co è nata per magnetismo. Sono persone straordinarie prima che straordinari professionisti del legno. Io invece sono una pessima persona prima che un pessimo falegname, quindi il colpo di fulmine è stato inevitabile.

È vero che avete cominciato tre mesi fa? Cosa significa per una startup del design essere al Fuorisalone?

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Margherita: Presentarsi al Fuorisalone, in particolare nel cuore storico di Tortona – il SuperStudio Più – è intanto un modo per celebrare e formalizzare il lancio del proprio progetto, è il modo per definire un prima e un dopo nella propria storia di startup nel mondo del design. Si tratta quindi essenzialmente di un debutto.

Nel nostro caso la sensazione che fosse arrivato il momento giusto è arrivata a pochi mesi dal Salone, un tempo sufficiente, potendo contare su un collettivo come Co-Mo-Co e sul supporto di amici e collaboratori, per far nascere nuove idee, finalizzare i prototipi, definire la comunicazione e divertirsi.

Matteo: Tutti passavano dallo stand Dozen credendo di osservare i nostri prodotti, ma in realtà i nostri prodotti erano lì per permetterci di osservare chi passava.

Il Fuorisalone è un focus group interessantissimo: in una settimana abbiamo potuto registrare centinaia di feedback e reazioni di addetti ai lavori, studenti e pubblico generalista. Abbiamo anche raccolto l’interesse commerciale di operatori internazionali, ma quel che ci interessa è fare indagini sociologiche design-driven, non business.

29 aprile: #InternetDay a Napoli per creare ponti a sud dell’Innovazione

Venerdì 29 aprile, per coinvolgere tutte le scuole d’Italia, il Premier Matteo Renzi assieme a Riccardo Luna e con il supporto degli “animatori digitali” e la regia del MIUR, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, festeggeranno i 30 anni di Internet!

Infatti era il 30 aprile 1986 il giorno in cui l’Italia scoprì Internet. Il giorno della prima connessione su quella che sarebbe diventata la grande rete del mondo. Il segnale partì da Pisa, da un glorioso istituto del CNR,  passò per le antenne di Telespazio al Fucino, per arrivare alla stazione satellitare di Roaring Creek, negli Stati Uniti.

Sono centinaia gli eventi che si terranno in tutta italia e che sono recensiti sul sito italianinternetday.it ma a Napoli nel Complesso Monumentale dei Santi Marcellino e Festo, dalle ore 10 alle 14 l’Ateneo Federico II di Napoli promuove “#InternetDay – Creare ponti a Sud dell’innovazione”, in collaborazione con UnionCamere Campania, Contamination Lab Napoli e Osservatorio Territoriale Giovani.

L’edizione “a sud” dell’evento, collegata con l’evento madre da Pisa, è inserita nel ciclo di seminari “Bit Generation 2.0” diretti da Lello Savonardo ed Alex Giordano del Dipartimento di Scienze Sociali, una giornata di incontri e riflessioni sul senso di una rete che crea ponti e che annienta le distanze tra  nord e sud del mondo.

diego ciulli - google italia

L’Università Federico II°,  con il dipartimento di Scienze Sociali è stata l’università che per prima ha istituito un corso di Laurea in Culture Digitali creando ponti tra l’accademia e le menti più brillanti del pensiero innovativo come Derrick DeKerckhove, fino a qualche anno fa, e col sottoscritto oggi. Il 29 aprile si celebrerà la rete come innovazione tecnologica ma anche e soprattutto come etica con tanti contributi preziosi come quello di Diego Ciulli –Manger Public Policy  Google Italia  ; di Laura Bononcini Head of Public Policy di Facebook Italia ; dello svedese Adam Ardvisson esperto di societing e di economia etica e tanti altri.

laura bononcini - facebook

 

#InternetDay: il ruolo dell’innovazione

E’ dagli anni settanta che le fabbriche sono robotizzate, ma producono sempre le stesse cose, ed è dagli anni novanta che abbiamo internet, ma rimane in gran parte un medium pubblicitario.

Per andare avanti dobbiamo ripensare tutto in modo radicale- non possiamo aspettarci che il futuro sarà come il passato: dobbiamo ripensare i nostri sistemi di produzione materiale in un modo che integra il riciclo e il recupero come un elemento centrale, dobbiamo ripensare i nostri sistemi di trasporto, di produzione energetica, di produzione e consumo agroalimentare etc.

Le nuove idee che potranno guidarci in questa impresa verranno da strutture agili capaci di governare le nuove sfide alla complessità che lo spirito del Tempo ci richiede.

C’è stato un vuoto istituzionale negli passati 30 anni che ci porta a considerare parti essenziali del nostro ecosistema vitale ancora  come nuovi media.

Ci piace pensare che forse è l’Università che deve cogliere la sfida di ripensarsi radicalmente per poter fare da anello tra i diversi attori del territorio facendo da guida verso nuove forme di futuro dove le tecnologie sono al servizio delle comunità e non il contrario.

alex giordano - tedx

Il 29 sarà una festa che non guarderà al passato ma che vorrà sancire la volontà di aprire e connettere sempre di più l’università nella sua missione di creare ponti tra istituzioni e società civile, tra aree interne e rurali e bacini metropolitani, tra micro-piccole e medie imprese e grandi colossi come Facebook e Google; tra strutture istituzionali di ricerca e la moltitudine di iniziative dal basso, di esperimenti quotidiani, che ci suggeriscono strade importanti per uscire dal fallimento del presente.

#Internetday Programma

PROGRAMMA

Introduce: Alex Giordano – Docente di Comunicazione, Marketing e Pubblicità

Modera: Lello Savonardo – Coordinatore scientifico del Contamination Lab Napoli e dell’OTG

Napoli, la Campania e il Mediterraneo come incubatore di innovazione

  • Arturo De Vivo – ProRettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II;
  • Alessandro Fusacchia – Capo di Gabinetto del MIUR;
  • Enrica Amaturo – Direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali;
  • Andrea Prete – Presidente di UnionCamere Campania;

Google per il Made in Italy

  • Diego Ciulli – Manger Public Policy Google Italia;

In Collegamento: Massimo Inguscio, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR);

Modelli di formazione innovativa per le nuove generazioni

  • Chiara Marciani – Assessore Regionale alla Formazione;
  • Alessandra Clemente – Assessore Comunale ai Giovani, Innovazione e Creatività;
  • Mauro Calise – Responsabile del progetto Federica E-learning dell’Ateneo Federico II;
  • Rappresentante del MIUR *TBC

Corporation della Rete, piccole imprese e comunità

  • Domenico Mauriello – Centri Studi UnionCamere: il progetto “Eccellenze in digitale”;
  • Laura Bononcini – Facebook Italia: come Facebook può sostenere le PMI;

Innovazione tecnologica VS innovazione sociale

  • Giorgio Ventre – Direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione;
  • Antonio Pescapè – NM2, spin off dell’Università degli Studi di Napoli Federico II;
  • Stefano Consiglio – Coordinatore del corso di studi magistrale in Management del Patrimonio Culturale;
  • Achille Centro – VasciTour, startup del Contamination Lab Napoli;

Conclusioni: Adam Ardvisson – Docente di Sociologia della Globalizzazione e co-direttore Centro Studi Etnografia Digitale;