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Le email vanno in pensione con i Millennial

Le applicazioni di messaggistica istantanea rappresentano il futuro della comunicazione nell’era mobile, questo quanto  è emerso da un nuovo report realizzato dalla società di business analysis  AppAnnie.

Le email che fino a qualche anno fa rappresentavano il principale canale per comunicare via rete, non sembrano avere un futuro del tutto roseo soprattutto tra gli utenti più giovani.

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Dallo studio condotto, analizzando un campione di persone che utilizzano il sistema operativo Android è emerso come l’utilizzo dei dispositivi mobile varia in base all’età degli utenti.

 

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Al primo posto le app di messaggistica

A quanto pare restano fedelissimi alle mail solo coloro i quali non sono cresciuti con uno smartphone in mano,  mentre i giovanissimi mettono al primo posto le applicazioni di messaggistica e dedicano solo l’1% del loro tempo alla tradizionale posta elettronica.

Nello specifico, tra gli utenti di età compresa tra i 13 e i 24 anni è in forte crescita sia il tempo d’utilizzo delle app di instant messaging, prima fra tutte WhatsApp, sia il numero di accessi giornalieri.

Non solo i giovanissimi, anche la fascia intermedia di utenti che va dai 25 ai 44 anni sceglie la comunicazione istantanea da mobile rispetto alla classica posta elettronica.

Gli over 45 invece scelgono di comunicare utilizzando principalmente le email, e tra loro  è diffusa una certa propensione ad utilizzare i dispositivi mobile come se fossero dei piccoli personal computer.

Video e shopping

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I nativi digitali sembrano essere anche i fruitori per eccellenza dei contenuti video da mobile, i dati del report indicano che il tempo impiegato dai Millennial nel visualizzare i filmati è oltre il doppio rispetto a quello degli adulti over 45.

Diverso il discorso se parliamo di shopping da mobile,  gli utenti intermedi tra i 25 e i 44 anni si posizionano primi in classifica per il tempo medio trascorso sulle piattaforme di vendita online.

In questo scenario in  rapida evoluzione in cui la cultura mobile si conferma un trend in forte crescita, e in cui il rapporto degli utenti con gli smartphone diventa sempre più solido molte aziende si stanno già muovendo per  migliorare le proprie applicazioni di messaggistica e offrire un’esperienza d’uso impeccabile e all’avanguardia.

Per fare un esempio Facebook  sta lavorando per far si che i suoi prodotti quali Messenger e WhatsApp diventino sempre più una valida alternativa al semplice sms, e al tempo stesso rappresentino per i brand una nuova opportunità, un nuovo canale per dar vita ad una comunicazione business-to-consumer.

A conferma di quanto detto le ultime indiscrezione trapelate da casa Facebook ci hanno svelato che presto nella chat di Messenger, gli utenti potranno ricevere messaggi pubblicitari esclusivamente dalle aziende con cui hanno intrattenuto una precedente conversazione.

E voi vi rispecchiate nei dati emersi dal report?

Siete affezionati alle tradizionali email o preferite una comunicazione più istantanea da mobile?

Coca-Cola e la nuova campagna “Share a Coke and a Song”

Due anni fa Coca-Cola, con Share a Coke, aveva dato il via ad una lunga campagna di successo nella quale, per la prima volta, lo storico marchio di bibite lasciava il posto sulla confezione alle persone che tutti i giorni scelgono di consumarne una durante i pasti.

LEGGI ANCHE: Condividi una lattina Coca-Cola con il tuo nome e vinci 50.000$

Forti dei risultati commerciali oltre che di marketing, Share a Coke infatti ha fatto registrare un +1% di impatto sugli utili in USA del brand nel 2014, l’azienda con sede ad Atlanta ha deciso di rilanciare quest’anno attraverso una nuova versione, più musicale, dell’iniziativa.

A partire dal 18 Aprile infatti, sarà disponibile sul sito dedicato la nuova modalità Share a Coke and a Song.

Scegli la tua canzone e condividila con gli amici su una lattina di Coca-Cola

Coca Cola Share a Song

La modalità di ingaggio è la seguente: su tutti e 4 i prodotti (Coca-Cola, Coca-Zero, Diet-Coca e Coca-Life) sarà possibile scegliere una strofa tra un parco autori di circa 70 canzoni, almeno in questa prima fase, da poter inserire sulla confezione e condividerla sui social attraverso i canali ufficiali del brand.

Dopo questa prima parte di lancio della campagna, della durata di due settimane circa, avrà luogo la prima grande novità per i partecipanti: sarà infatti possibile utilizzare l’app Shazam per un riconoscimento grafico del testo sulle confezioni.

Una volta individuata la strofa, sarà possibile registrare e condividere un piccolo video in playback che avrà come sottofondo musicale proprio la canzone da cui è tratto il testo.

Coca-Cola

Al momento le canzoni disponibili tra cui scegliere, per il solo mercato americano sono:

We Are the Champions, The Queen
The Way You Loved Me, Faith Hill
Lean On Me, Bill Withers
I’m Proud To Be an American, Lee Greenwood.

 

In Italia abbiamo già avuto modo di apprezzare questa campagna nell’estate del 2014 quando Coca-Cola Italia diede vita al progetto #dilloconunacanzone.

In quell’occasione, attraverso una partnership con la casa discografica Universal, i fan italiani ebbero la possibilità di personalizzare le proprie confezioni con citazioni tratte dai testi di  “Amami” di Emma, “Però mi piaci” di Alex Britti, “Confusa e Felice” di Carmen Consoli, “Fatto serata ieri?” dei Club Dogo, “Tutti ballano tranne te” di Fabri Fibra e “Che confusione” di Moreno.

La campagna, attraverso il Coca-Cola Summer Festival, si è protratta durante il mese di luglio ed agosto nel susseguirsi delle date della manifestazione e sulle spiagge dello stivale in occasione di tutte le tappe del tour promozionale.

Non ci resta che rimanere sintonizzati sui canali di Coca-Cola ed aspettare che Share a Coke and a Song ritorni in Italia…Tu quale canzone sceglierai?

TOK.tv raccoglie 5 milioni di dollari di nuovi investimenti e si prepara al mercato USA

Nella giornata di ieri Emanuela Zaccone, Marketing Manager di TOK.tv, ha pubblicato un post sul sito ufficale dell’azienda nel quale annuncia i risultati dell’ultima tornata di investimenti conseguiti ed il piano d’espensione che questi ultimi garantiranno.

Curiosi sul destino della piattaforma che i tifosi di Barcellona, Juventus e Real Madrid utilizzano per vivere e condividere le partite dei loro beniamini, abbiamo deciso di bussare alla porta di Fabrizio Capobianco, CEO di TOK.tv, per chiedergli cosa abbia in serbo il futuro e quali siano le sfide che si apprestano ad affrontare dopo avere raccolto quasi 5 milioni di dollari di capitale.

Fabrizio Capobianco

Dopo esservi legati a sport brand come Juventus, Barca e Real, ora concentrerete i nuovi investimenti sul mercato americano. Come pensate che TOK.tv possa integrarsi col modo di vivere lo sport negli Stati Uniti?

Gli Stati Uniti rappresentano già il secondo paese di provenienza dei nostri utenti e ci sono in particolare due aspetti degli sport americani che ci avvantaggiano rispetto al calcio:

  1. sono lunghi e sociali per definizione. Alcune partite durano anche quattro ore e certamente trascorrerle davanti alla TV con gli amici è tutta un’altra esperienza
  2.  hanno numerose pause, che vanno a beneficio del nostro modello di business basato sull’advertising

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Il broadcasting delle manifestazioni sportive in USA è strutturato ed orientato per massimizzare gli investimenti di marketing associati all’evento. Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati e quali invece i rischi in cui pensate di potervi imbattere?

Il modello di business di TOK.tv consente ai team di monetizzare grazie alla sincronizzazione dell’advertising con la TV e i LED a bordo campo, e permette anche ai brand di costruire campagne ad hoc.

Di fatto restituiamo alle squadre quel controllo delle interazioni con la loro fan base che in parte hanno perso con i social media: su Facebook, Twitter, Instagram…I fan non sono “tuoi” ma della piattaforma. All’interno delle nostre app invece puoi “attivarli” valorizzando un asset proprietario (su cui sono già stati fatti specifici investimenti) e monetizzando questa esperienza generando dunque dei ricavi.

Negli ultimi dodici mesi il numero degli utenti che vivono un evento sportivo attraverso TOK.tv è aumentato in maniera esponenziale: come si gestisce una crescita così repentina?

Continuando a migliorare l’esperienza offerta con nuove features. E su questo fronte a breve ci saranno significative novità.

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L’universo dei social si sta spostando verso il formato video, e sembra che sarà il core business per molto tempo. Ci potete anticipare se e come la vostra azienda sta affrontando la nuova frontiera della condivisione?

L’ultimo anno ha segnato il grande successo del personal broadcasting: da Periscope a Facebook Live, passando per il crescente successo di Snapchat la narrazione in tempo reale e con i video ha assunto una sempre maggiore rilevanza.

E anche i tifosi hanno dimostrato di farne un uso crescente condividendo contenuti dagli stadi come da casa propria per partecipare in maniera corale alle partite. E TOK.tv non resterà indietro.

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Netflix promuove Friends usando le ricerche di YouTube

Nell’era dello streaming, dei servizi di SVoD (subscription video on demand), dei grandi investimenti in serie TV da parte delle produzioni hollywoodiane, i vecchi telefilm non hanno vita facile. La concorrenza è grande, ma i diritti di serie di culto come Friends costano ancora parecchio. Lo sa bene Netflix, che ha acquistato tutte le 10 stagioni del telefilm e, per promuovere il nuovo ingresso nel catalogo, ha sfruttato abilmente i pre-roll ad di YouTube.

L’azienda di Reed Hastings ha progettato una campagna di comunicazione tramite annunci video di YouTube indubbiamente brillante. Nella fattispecie, sono stati creati pre-roll ad -corrispondenti a decine di scene del telefilm- collegati a specifiche chiavi di ricerca. Digitando ad esempio “gattini”, ecco apparire, in fase di precaricamento del video, Rachel e il suo gatto sfinge.

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LEGGI ANCHE: Come guarderemo la tv dopo l’arrivo di Netflix?

Ogilvy Paris, che si è occupata della campagna, ha tratto vantaggio dall’immensa popolarità della serie: trasmesso dal 1994 al 2004, il telefilm di David Crane e Marta Kauffman ha proposto al suo pubblico centinaia di scene e dialoghi esilaranti e realistici, diventati poi parte della cultura popolare. Chi non ricorda, tra le altre, la puntata in cui Monica danza per Chandler con un tacchino in testa?

Di seguito potete vedere il video riepilogativo della case history.

Proprio come riportato nella descrizione video su YouTube, “no matter what you search for on Youtube, there is something in “Friends” related to it“.

Week in social: Facebook e il furto d’identità, Snapchat vs bullismo

Tra un’abbuffata e una grigliata, tra un po’ di cioccolato e un po’ di colomba, siamo arrivati a venerdì e questo, cari Ninja, vuol dire solo una cosa: week in social!

Vediamo tutte le novità social della settimana.

Facebook

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Per quanto riguarda il social network del caro Zuckerberg, la novità di questa settimana riguarda una nuova funzione per targettizzare ed individuare i ladri di profili e per limitarne quanto possibile l’azione, secondo quanto riportato da un articolo di Mashable.
Il tool “Facebook Impersonation Checkpoint” è stato studiato per permettere all’utente di ricevedere delle notifiche nel caso in cui qualche impostore rubasse la sua identità e le sue foto per altri profili sul social network.
Una volta ricevuto l’alert, l’utente dovrà confermare o smentire la segnalazione. In caso si trattasse effettivamente di un furto d’identità, l’account segnalato verrà rimosso.
La funzione è già stata resa disponibile per il 75% degli utenti circa, ma nei prossimi mesi sarà diffusa ulteriormente.

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È stato anche annunciato qualche giorno fa a San Francisco l’arrivo delle app universali di Facebook, Messenger e Instagram per Windows 10.

Come unica app, Facebook dovrà dunque produrre una sola versione per ogni app, che verrà poi adattata tra i dispositivi Windows 10, che si tratti di pc, smartphone o tablet.

Twitter

Il sito di microblogging invece si aggiorna ulteriormente nella grafica per mobile, permettendo a noi utenti di visualizzare da quanto tempo un determinato hashatag è in tendenza.
Questa funzione permetterà ai twitteri di rimanere sempre aggiornati sulle varie tendenze social, cogliendone la popolarità grazie alla durata del topic in tendenza.

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Instagram

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È stata annunciata una grossa novità per quanto riguarda i video: il tempo massimo di durata sarà di 60 secondi.

LEGGI ANCHE: Instagram: estesa la durata dei video

Il limite precedente era di 30 secondi, ma da adesso, con un minuto a disposizione – che per certi versi pare un’eternità – il social network si pone un passo più vicino al mondo di Youtube, perché i 60 secondi di video permetteranno, se ci pensate, all’utente di registrare dei mini documentari.

L’aggiornamento sarà reso disponibile per tutti gli account nei prossimi mesi, nelle fasi iniziali probabilmente potranno usufruire di questa novità solo gli influencer. Cercheremo di portar pazienza.

Snapchat

Una notizia importante ci arriva dal social più in voga del momento: esiste Snap Counsellors, un account di Snapchat che si dedica ad aiutare i ragazzi a parlare di abusi.
L’account è stato lanciato l’8 marzo da tre ragazzi, in India.
“Abbiamo già una media di otto persone raggiunte tutti i giorni e circa 200 persone guardano le storie che trasmettiamo su Snapchat.”, dice Rajshekar Patil uno dei ragazzi fondatori dell’account.

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Gli abusi in una relazione o da parte di un partner sono affar comune tra gli adolescenti in India, ma spesso si ha paura di parlarne. Questo perché capita vengano hackerate le password o controllati i movimenti sugli smartphone.
La peculiare caratteristica di “auto-distruzione” – dopo 10 secondi – dei contenuti su Snapchat rende questa piattaforma perfetta per parlare di queste tematiche e per offrire un aiuto a chiunque lo necessiti.

Un bell’esempio di come un social network pensato per l’entertainment possa svolgere delle importanti funzioni per la comunicazione sociale e per il supporto e magari anche – chissà – la risoluzione di alcune tematiche delicate.

Alla prossima settimana con Week in Social!

La magia dell’editoria digitale, l’innovazione di Google con Editions At Play

“I libri alimentati dalla magia di internet.”

Potrebbe essere il titolo di un fantasy movie e, invece, si tratta del nuovo esperimento di Google e Visual Editions, una piccola casa editrice di Londra: Editions at play prova a reinventare l’idea di libro.

Alla ricerca di un’innovativa esperienza di lettura e di nuovi formati editoriali, il gigante di Mountain View, attraverso il Google Creative Lab, punta sul “potere” di internet e sulla lettura mobile: gli schermi touch diventano alleati (da portare sempre con sé) in grado di fare perno sull’immaterialità della narrativa digitale.

L’idea: la magia del web e del libro per un’editoria ibrida e dinamica

Da cosa nasce l’idea del Google Creative Lab e di Visual Editions? In cosa si differenziano i prodotti editoriali di Editions at play?

Sfruttare le proprietà dinamiche del web: è questo l’obiettivo dal quale nasce il progetto in casa Google. Libri e storie dalla natura mutevole e dinamica che, grazie alla forza del web, puntano a un engagement in grado di ammaliare una nuova generazione di lettori attraverso l’utilizzo degli smartphone e sfruttando la “magia” di tool disponibili in rete utilizzati quotidianamente, come Google Maps. Le storie raccontate da Editions at Play fanno eco ad emozioni che, sempre più, scorrono veloci tra le nostre dita ed i touchscreen dei device mobile, emozioni di una realtà 2.0 che avvertono il bisogno di nuovi strumenti per potere essere raccontate.

“Libri che non possono essere stampati”

Prova a stampare una delle pagine dei titoli (per ora soltanto due e disponibili soltanto in lingua inglese) editi da Editions at Play… Mission impossible. Le due opere disponibili, “Entrances and exits” di Reif Larsen e “The truth about cats & dogs” di Sam Riviere e Joe Dunthorne, ti guideranno alla scoperta di una narrativa che si racconta attraverso luoghi reali e visibili su Google Maps e di una scrittura in fieri, quasi il lettore diventasse un personaggio integrante della storia che assiste al suo sviluppo in prima persona, percorrendo insieme ai protagonisti le stesse strade e sbirciando lo schermo alle spalle dello scrittore, diventando un testimone diretto di emozioni che scorrono sullo schermo.

LEGGI ANCHE: Conosci Google? Evoluzione e rivoluzione del gigante digitale

Disponibili unicamente in lingua inglese, le opere prime pubblicate da Editions at play sono, per ora, soltanto due:

“Entrances and Exits” è un racconto che consente al lettore di esplorare i luoghi nei quali si sviluppa la storia. Si accede, letteralmente, al primo capitolo ritrovandosi davanti ad un’immagine di Google Maps, una porta ci introduce in una narrativa che mescola flashback, strade e porte che materializzano i ricordi raccontati in prima persona dal protagonista.

“The truth about cats & dogs”, invece, si presenta come un’opera in continuo sviluppo in grado di condurre il lettore ad osservare il racconto come se si dipanasse davanti ai suoi occhi: un racconto a quattro mani che nasce da una collaborazione fallita tra uno scrittore ed un poeta. Una storia raccontata da due diversi punti di vista, scritta in tempo reale. Così, il lettore si ritroverà a fare i conti con le esitazioni, le incertezze, gli errori e le correzioni tipiche in fase di scrittura.

Con una breve scheda tecnica che indica i requisiti necessari per poter leggere i “super-libri” (fruibili attraverso device Android e iOS), non bisogna dimenticare che si tratta di un esperimento e una letteratura ancora in fase embrionale, che prova a muovere i suoi primi passi, quindi non perdere la tua calma zen se non riuscirai a visualizzare tutte le street view di Google Maps! In fondo, nessun ninja curioso e desideroso di vivere una nuova esperienza di lettura mobile può fermarsi alle prese con piccoli bug 😉

“Libri alimentati dalla magia di internet”

Cosa significa esattamente? Editions at Play non dichiara guerra al libro cartaceo, prova invece a guardare oltre la natura tradizionale del prodotto editoriale, ad esplorarne nuove potenzialità.

“Il romanzo stampato sotto forma di ‘libro’ esiste da circa 400 anni. I lettori digitali sono apparsi verso la fine degli anni Novanta e nel 2016 gli smartphone diventeranno i device favoriti per la lettura di ebooks. Molti ritengono che i libri cartacei abbiano qualità che non possano essere trasferite in digitale. Noi vogliamo dimostrare che il digitale possiede qualità narrative che non possono essere trasferite su carta.

Un’idea che mescola la conoscenza del web alla voglia di progresso, uno sguardo visionario. È questo quello che emerge dalle parole, raccolte nella pagina web ufficiale, degli ideatori della casa editrice Editions at Play.

Qual è, quindi, il valore aggiunto di questi libri “alimentati dalla magia di internet”? La dinamicità: è questa la keyword scelta per descrivere la natura sperimentale che rende così diversi e speciali i propri prodotti dai loro precursori cartacei e dai contemporanei ebook. Libri in grado di sfruttare le qualità dinamiche del web. Cosa significa, esattamente? I libri pubblicati dalla neo casa editrice digitale possono essere, ad esempio, espandibili, aumentati, collaborativi, condivisibili, geolocalizzati, ma anche “cookie-ish”, avvalendosi quindi di dati ed informazioni, ma anche di algoritmi, in grado di rendere l’esperienza di lettura sempre più personalizzata e responsive alle esigenze di una nuova generazione di lettori.

La letteratura in tasca: l’esperienza di lettura diventa mobile e frammentata

Il libro diventa, insomma, un oggetto ibrido ed i titoli proposti da Editions at Play provano a rispondere a ritmi frenetici di una quotidianità che rende i momenti di lettura sempre più frammentati, superficiali e rapidi. I nuovi device tecnologici e l’esperienza mobile mutano il nostro approccio alla cultura e alla sua fruizione. Così Editions at Play prova a reinventare l’idea del libro con l’obiettivo di ammaliare un target specifico: una nuova generazione di lettori, quelli che non possono fare a meno del proprio smartphone.

“Il libro appartiene a quella generazione di strumenti che, una volta inventati, non possono più essere migliorati. […] Il libro è ancora la forma più maneggevole, più comoda per trasportare l’informazione. Si può leggere a letto, si può leggere in bagno, anche in un bagno di schiuma.”

La pensava così Umberto Eco ed è forse proprio questa la portata innovatrice del progetto di Editions at play: non è il libro in sé a cambiare, non sono le storie o le emozioni da raccontare a mutare. Non è, forse, l’esperienza di lettura a trasformarsi? A partire dall’esperienza sensoriale (dall’odore delle pagine di un libro alla street view di Google Maps), per giungere ad una narrativa formato tascabile, interattiva e immateriale. Il libro diventa, con Editions at play, un medium che si reinventa con la “magia” degli strumenti del web.

E tu, ninja amante della magia dei libri e del web, hai già testato questo esperimento di Google?

Pesce d’Aprile: in tempo reale i brand che si stanno prendendo gioco di noi

Raccogliamo in questo post e in tempo reale, tutte le campagne di questo April Fool 2016. Aiutateci a capire se si tratta di veri pesci d’aprile o di reali azzardi di marketing!

Mark Zuckerberg x H&M

Presentata proprio oggi la capsule collection di Hennes & Mauritz dedicata al genio dei social. La collezione si intitola “ONE LESS THING TO THINK ABOUT IN THE MORNING” ed è dedicata a chi proprio non ha tempo per decidere cosa indossare. Consiste in 7 modelli di t-shirt grigie e 1 solo paio di jeans.

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Virgin America

Ieri è stato diffuso questo video su YouTube che presenta al mondo il nuovo logo della compagnia area di Richard Branson.

Grandi aspettative per questo fantastico rebranding (guardate il video fino alla fine per scoprire il nuovo marchio).

Google Cardboard Plastic

Dopo la messa in vendita di Oculus Rift, Google oggi ci propone la sua soluzione: un dispositivo che ti fa vivere un’esperienza di realtà reale (e non virtuale), immersiva al 100%.  

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Visione a 360°, risoluzione ottimale (quella dell’occhio), sensazioni tattili incredibili”– queste le caratteristiche dell’innovativo dispositivo.

Gmail Mic Drop Minions

Oggi è stata presentata una nuova feature per Gmail che ti permetterà di terminare bruscamente qualsiasi conversazione via mail. Come? Cliccando sul pulsante “Invia + Microfono” apparirà un Minion che getta via il microfono e chiude qualsiasi discussione.

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via GIPHY

La rivoluzione in casa Google Photo

Samsung presenta la collezione “Internet of Trousers”

I pantaloni intelligenti della casa coreana presentano numerose funzioni ipertecnologiche: 706_fool Wi-Fly: sono finiti i giorni in cui dimenticavate la zip dei pantaloni aperta. Con il modulo ZipARTIK verrà inviata una notifica al vostro smartphone per avvisarvi e così da evitare ulteriori imbarazzi. Get Up! Alert: in caso di eccessiva inattività, i dispositivi integrati nelle tasche posteriori dei pantaloni invieranno piccole scosse elettriche per ricordarti di muoverti. Keep-Your-Pants-On Mode: a volte può essere facile lasciarsi trasportare dal momento. Ma i bio sensori Samsung che rivelano battiti e livello di traspirazione invieranno una notifica per ricordarti di stare tranquillo.   Fridge Lock: se la cintura proprio non si chiude più, un chip invierà direttamente un segnale che bloccherà il tuo frigorifero. dualpixel_final_CS6    

Il quirky deal di Groupon

Oggi gli iscritti alla newsletter di Groupon Italia hanno ricevuto una mail con delle offerte un po’ singolari: groupon_offer Cliccando sulle offerte venivano rimandati a questo quirky deal che propone numerose fotografie di pesci. I più audaci che acquisteranno il Deal a 0€ riceveranno un codice promozionale.

Deliveroo

Deliveroo sta lavorando con i migliori scienziati per proporre ai clienti un nuovo canale per ordinare cibo: la tua mente. Grazie all’ordine telepatico non dovrai più neanche cacciare il tuo smartphone dalla tasca per ordinare del buon cibo!

YouTube lancia SnoopaVision

Cosa manca ai video a 360°?Snoop Dogg. Da qui sono partiti gli sviluppatori di YouTube che hanno creato SnoopaVision. Come funziona? Basta cliccare sull’apposito bottone all’interno del tuo video per vedere le reazioni di Snoop Dogg ai tuoi video.

Pornhub diventa Cornhub

Oggi il famoso sito pornografico ci propone nuove sezioni e nuove proposte: tutte basate sul mais.

cornhub

>>> Continuate a seguirci, l’articolo verrà aggiornato in tempo reale dalla nostra redazione!

Freelance, contratti e compensi: i consigli degli esperti digital – Parte 1

Fisco. Fatture. Iva. Versamenti all’Inps. E poi: preventivi, quotazioni del monte ore, contratti: la vita di un freelance non è fatta solo di clienti da cercare e progetti che si accumulano, ma anche di una quotidianità fatta di “ordinaria amministrazione” a tutti gli effetti.

È parte integrante del lavoro di un libero professionista, infatti, imparare a gestire il proprio tempo e il proprio lavoro imparando a stimare il prezzo dei propri servizi, la quantificazione del proprio compenso, fino alle proiezioni di guadagno per il futuro. Una sfida non semplice, che richiede oltre che attenzione e obiettività, soprattutto se si è un freelance alle prime armi.

Per aiutare i lettori che si trovano nelle condizioni di partire con un’avventura imprenditoriale “in autonomia”, abbiamo pensato di contattare alcuni freelance italiani che si sono fatti largo sul mercato grazie alla loro competenza e bravura.

Questi sono i primi consigli che ci sono arrivati, rispettivamente da Giuliano Ambrosio e da Miriam Bertoli.

Giuliano Ambrosio, noto anche come JuliusDesign, è uno dei blogger più influenti della blogosfera italiana. Docente della Ninja Academy, dopo diversi anni come freelance in cui collabora con molte agenzie diverse fra cui J. Walter Thompson, M&C Saatchi e HUB09, oggi è Creative Strategist Freelance in esclusiva per la Social Business Unit di AQuest.

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Miriam Bertoli è docente e consulente di digital marketing dal 2000, ha pubblicato “Web marketing per le PMI” (editore Hoepli), un manuale di successo dedicato in particolare alle Piccole e Medie Imprese, alla seconda edizione. Tiene seminari e corsi di formazione sia in azienda che per associazioni di categoria, è docente al Corso di Laurea Magistrale in Marketing dell’Università IULM e co-fondatrice delle Girl Geek Dinners Nordest.

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A entrambi abbiamo posto due sole domande: queste sono le loro risposte!

Quali sono gli accorgimenti che un freelance deve avere per gestire al meglio la propria remunerazione?

GIULIANO:

Quando nel 2009 ho intrapreso la carriera di Freelance nel mondo della comunicazione ho fatto diversi sbagli, da quelli più banali come non avere neanche un preventivo firmato a quelli più complessi che si evitano e risolvono con l’esperienza. Questi errori non li nascondo e durante alcuni eventi li condivido agli aspiranti Freelance, perché mi hanno insegnato davvero tanto, e la capacità a prevederli, evitarli o ancora correggerli nel tempo è stato solo grazie di averci provato, sbagliato e corretto nel tempo.

Per un Freelance avere una gestione corretta della “cassa” è fondamentale perché ci permette di avere uno scenario completo di mese in mese delle entrate e uscite. Solo in questo modo potremo decidere quali budget sono necessari per accettare un nuovo lavoro. Se non abbiamo una risposta corretta a queste domande, “nei prossimi mesi sai quanto incasserai?” oppure ancora “attualmente quanto guadagnerai nel 2016?” vuole dire che abbiamo un serio problema di organizzazione e gestione della nostra remunerazione.

Organizziamo di anno in anno la nostra cassa, possiamo utilizzare un semplice foglio excel o strumenti più complessi come tools online. Su questo documento dobbiamo avere idea delle nostre uscite fisse ed entrate, segnando la data corretta. Se oggi facciamo un lavoro e ci pagano tra 60 giorni, dovremo avere nel nostro foglio l’entrata a 60 giorni.
In questo modo avremo quella famosa panoramica, molto semplice ma essenziale, che ci mostrerà giorno per giorno il nostro flusso di cassa.

Overworked

MIRIAM:

Primo, deve dare il giusto valore al proprio lavoro. Che significa non lavorare gratis – diverso è un investimento commerciale, che come tale deve avere dei ritorni previsti in lavoro remunerato – e assegnare un valore economico minimo e massimo ai suoi servizi.

Il valore economico va parametrato alle sue competenze, a quanta richiesta c’è per quello che il freelance offre, al prezzo di mercato a cui il cliente può acquistare gli stessi servizi. Qual è il compenso degli altri freelance che servono la stessa fascia di clienti per lo stesso tipo di servizio?

Importantissimo avere bene in mente un fatturato obiettivo per l’anno – può partire dall’importo netto di cui vuole disporre al mese, una specie di stipendio, aggiungendo poi la percentuale che servirà per coprire spese collegate al lavoro stesso, tasse e INPS – e darsi poi degli obiettivi mensili o trimestrali.

Che consigli daresti su come impostare i contratti con i clienti, quotare le proprie ore di lavoro, gestire i report per rendicontare i propri servizi?

MIRIAM:

Il primo consiglio è: sempre per iscritto. Anche solo per aiutare la memoria o facilitare il passaggio di consegne se cambia il referente nell’azienda cliente. E la mia esperienza di questi anni mi ha insegnato che prima di cominciare a lavorare è importante avere a disposizione l’accordo formale firmato. Sia per sgombrare ogni dubbio su che cosa è previsto, che per testare l’affidabilità del futuro cliente. Che cliente sarà un cliente che, dopo aver concordato tutte le condizioni, tergiversa e non invia l’accordo firmato per accettazione?

Il secondo è avere un vero e proprio contratto, con delle condizioni generali a cui fare riferimento, scritte da un avvocato. E’ un investimento, certo, ma tutela entrambe le parti, è subito una modalità professionale di presentarsi e aiuta a scongiurare spese ben maggiori e tanto tempo perso in caso di contestazioni.

Oltre alla descrizione dei servizi, più dettagliata possibile, vanno sempre inseriti durata dell’accordo (quando comincia? Fino a quando dura?) e il compenso. Su quest’ultimo punto non ci possono essere equivoci. Ci sono spese da rimborsare? Vanno indicate le modalità e i tempi.

Closeup shot of a woman signing a form. She's writing on a financial contract. Shallow depth of field with focus on tip of the pen.

GIULIANO:

Nel mondo Freelance abbiamo essenzialmente due strade. La prima è quotare il nostro servizio a ora, mentre la seconda strada è quotare la nostra attività a progetto. Si esiste anche una terza strada, ovvero il mix della prima e la seconda. Quotare un’attività a progetto e poi aggiungere per attività extra un costo orario.

Per il costo orario è semplice, di solito un Freelance nella sua specialità può essere valutato dai 30€/h fino ai 100/h, ovviamente un range molto ampio che cambia a seconda della consulenza, urgenze, cliente, tempistiche e infine anche delle capacità e seniority dello stesso Freelance. Per quanto riguarda il costo a progetto di solito si quotano diversi fattori, dall’impegno richiesto in termini di giornate, tempistiche e il valore che il Freelance può apportare.

Come sappiamo, nel mondo Freelance non esiste un listino prezzi, ognuno a seconda delle sue esperienze, cliente e zona geografica propone un costo diverso. Per non andare fuori mercato quello che consiglio è prima di tutto avere conoscenza dei propri competitor a livello territoriale e area geografica e poi conoscenza dei potenziali clienti. In questo modo avremo un’idea di quanto potremo quotare una nostra ora per il cliente X o per un progetto Y.

Per quanto riguarda la fase dei contratti, ricordiamoci sempre di avere un preventivo o contratto firmato dal cliente in cui ci viene confermato il lavoro con tutte le specifiche e nostre richieste, dalla modalità di pagamento alle tempistiche. Questo documento ci servirà sicuramente per tutelare noi stessi e il cliente. Suggerisco sempre, per la modalità di pagamento, qualora stiamo lavorando su un’attività a progetto, di farci pagare una percentuale del saldo a inizio lavoro, il 20%/30% a metà lavori e il saldo a progetti ultimato o X giorni stabiliti insieme al cliente.

Non è facile e ne sono consapevole, anche io 7 anni fa avevo gli stessi dubbi e poca esperienza. Per questo motivo in questa pagina “Diventare Freelance” ho selezionato i migliori articoli da conoscere per chi vuole diventare Freelance con alcuni suggerimenti maturati con la mia esperienza.

 

Continuate a seguirci: nella seconda parte altri interessanti pareri per cominciare a costruire la propria nuova vita da freelance del mondo digitale!

Il 25Dx25K Challenge è aperto, startup fintech fatevi sotto!

Le previsioni annunciano: fintech sparso ovunque per il 2016, dal m-commerce al mobile payments, il trend si fa sempre più chiaro e le startup del settore sempre più protagoniste.

Si è appena chiusa la call (il 25 marzo) per partecipare al 25Dx25K Fintech Challenge, la prima flash open call organizzata da b-ventures dedicata alle startup del mercato fintech e mobile payment, attori che inizieranno a farsi strada tra le stelle già nate negli anni scorsi sia in Italia che nel mondo.

25Dx25K Fintech Challenge, le regole del gioco

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Come in ogni gara che si rispetti, anche b-venutures ha stabilito delle regole di partecipazione per la sua 25Dx25K Fintech Challenge che renda la partecipazione il più chiara e vantaggiosa possibile per le startup che hanno presentato domanda entro il 25 marzo, giorno di chiusura delle selezioni.

La sfida è aperta alle startup impegnate nel campo fintech e mobile payment, senza limiti di anni o di fantasia: le startup scelte saranno quelle che si distingueranno per l’idea innovativa. Esse saranno invitate ad esporre il progetto precedentemente inviato alla commissione attraverso lo specifico form e, tra queste prime selezionate, verrà eletta la startup vincitrice che si aggiudicherà un premio in denaro, 25.000 euro, la possibilità di utilizzare gli spazi co-working dell’organizzazione sparsi per l’Europa e sedute dedicate di coaching e mentoring per 6 mesi intensivi.

Il vincitore andrà quindi ad affiancare le startup già presenti nei programmi di attività di b-ventures, dall’accelerazione, all’incubazione, all’internazionalizzazione, sostegni concreti a nuove idee imprenditoriali.

Si chiama b-ventures ed è l’acceleratore di startup fintech

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b-ventures è il progetto per le startup voluto da Buongiorno Spa e DOCOMO Digital per dare voce alle startup fintech.

b-ventures nasce nel 2013 con lo scopo di accelerare startup innovative coinvolgendole in un programma dal sapore internazionale e innovativo, sono infatti 12 le aziende incubate dalla nascita ad oggi, idee italiane nei campi fintech e del mobile payment, mobile advetising e mobile content a cui sono stati offerti finanziamenti, spazi di lavoro e lezioni di business grazie alla collaborazione con i più importanti mentor internazionali, giusto per ricordare ai neo imprenditori che non si finisce mai di imparare!

Buongiorno spa e DOCOMO Digital sono gli attori che hanno voluto il programma b-venutures con l’idea che anche l’Italia abbia da dire la sua in campo fintech.

In particolare, la prima azienda, nasce in Italia nel 1999 e dal 2012 è diventata parte integrante di NNT DOCOMO; la sua attività spazia nel campo del m-commerce attraverso la creazione e gestione di pagamenti ed app con l’obiettivo di fornire al cliente un’esperienza di pagamento e di utilizzo di internet il più agevole e piacevole possibile.

DOCOMO Digital, invece, ha gli occhi a mandorla e si occupa di gestire le piattaforme di mobile commerce per creare un ecosistema in cui l’esperienza mobile risulti regolamentata e le transazioni sicure attraverso il coinvolgimento di tutti gli operatori del settore, dal negozio al cliente.

Insomma, il braccio gestionale e operativo si uniscono per fornire il miglior sostegno possibile alle startup fintech in b-ventures.

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2016 anno del fintech, previsioni positive anche per l’Italia

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Dal 2014 il trend non sembra arrestarsi, tutt’altro: le startup fintech nel 2016 saranno sempre di più, e non solo all’estero, ma anche in Italia per la quale le previsioni annunciano 3/6 miliardi di transato nel mercato del mobile payments per il 2017.

Le startup già attive nel campo del mobile payment in Italia contano nomi come Satispay, in cui lo scambio di denaro tra i privati diventa possibile, o Jusp il mobile Pos che rende facile la vita ai commercianti che potranno ricevere pagamenti da un semplice pc o smartphone e che ha attirato su di se l’attenzione di Fastweb, o ancora Solo, in cui l’hardware è superfluo, il pagamento avviene tramite link, Uvet ne ha già approfittato e Paypal con PayPal.me lo cerca di imitare.

Poi, abbiamo chi pensa che il sistema banche come è oggi non sia più ciò che serve e crea un app di mobile banking adattabile alle diverse banche, Jiffy, chi pensa ai prestiti personalizzati come Moneyfarm e chi anticipa gli incassi delle fatture alla pmi che ha bisogno di liquidità trasformando i crediti in titoli sui quali investire come Instapartners.

Infine anche la pubblica amministrazione si cimenta con la app PagoPA per pagare multe, ticket, bolli, direttamente sul conto della pubblica amministrazione o Smarticket e Pyng che permettono all’utente di addebitare direttamente sul conto corrente i costi di biglietti per il trasporto pubblico o il parchimetro.
La tecnologia, secondo gli imprenditori fintech italiani, avrà la capacità di eliminare gli intermediari, diminuendo quindi il rischio di transazione oltre che avere il controllo sull’intera filiera di pagamento, ma come ogni novità i problemi di regolamentazione e di concorrenza, anche estera, sono alle porte ed il fintech chiede un mercato unico.
E’ il momento di investire nel tech e nel m-commerce, le previsioni per il futuro lo confermano.
Il team di b-ventures ha iniziato le selezioni, i giochi sono fatti, curiosi di scoprire i nomi dei vincitori?

Google lavora alla propria app per il Live Streaming

Come durante una corsa agli armamenti, o al confronto tra super potenze per il dominio dello spazio di metà novecento, le grandi aziende che ruotano intorno a Internet si sfidano senza esclusioni di colpi.

Quel che fa Twitter, viene replicato e migliorato da Facebook; quel che fa Facebook, dà il là a Google.

È notizia di qualche giorno fa che Google starebbe preparando la propria app per il Live Streaming.

Poteva, la grande G, non dire la sua sulla novità più interessante degli ultimi mesi?

Da quando Twitter ha comprato Periscope – intuendo il successo che Meerkat stava riscuotendo – e Facebook si è lanciato con decisione (e fondi) sul perfezionamento del suo Live, le dirette live da smartphone sono diventate un business su cui Google non poteva non dire la sua.

Certo, esisteva già l’app YouTube Creator Studio, ma non è mai stata di facile utilizzo, né di particolare presa sull’audience.

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Ecco allora l’idea di lanciare YouTube Connect!

Cosa fa?

Tutto ciò che già fate con Periscope e Facebook Live (e che facevate con Meerkat, prima che i due colossi appena citati lo stritolassero e gli facessero perdere il suo posto al sole).

Potrai fare delle dirette live, vedere quelle persone che segui, salvare le preferite e rivederle in replay.

Ci si potrà collegare usando il proprio account Google o Youtube e, per il momento, non pare che sia possibile l’integrazione da altri account social.

YouTube Connect potrebbe essere presentata prima della prossima convention per svluppatori organizzata da Google (18-20 maggio 2016), girerà sia su dispostivi iOS e Android e, all’inizio, immaginiamo sia una novità che non toccherà il nostro Paese.

Niente di nuovo, dunque, nella corsa al dominio del web; solo una mossa per non perdere terreno nei confronti dei principali competitor.

In questa gara interminabile tra grandi brand, tu hai deciso da quale parte stare?