Facebook aiuterà i non vedenti a percepire le immagini

L’obiettivo di Facebook? Connettere tutto il mondo.

Anche chi, purtroppo, non può vedere. Proprio così: Facebook ha sviluppato una nuova feature per rendere il social network utilizzabile anche da chi non ha ricevuto il dono della vista.

A parlarne oggi anche il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

We just launched a tool that uses artificial intelligence to help people who are blind experience photos on…

Posted by Mark Zuckerberg on Tuesday, April 5, 2016

Si tratta dell’ultimo strumento introdotto dal Facebook Accessibility Team, una divisione creata 5 anni fa per rendere utilizzabile facilmente a tutti, per quanto possibile, il social network.

Questo progetto, coordinato da Wieland con Matt King, ingegnere non vedente del team, è stato studiato per poter analizzare, interpretare e descrivere la scena e gli oggetti presenti in un’immagine attraverso l’intelligenza artificiale, permettendo quindi all’utente di “visualizzarne” mentalmente i dettagli, oltre a menzionare chi è presente nella foto e dove è stata scattata.

Consiste in un “testo automatico alternativo” convertito tramite lettore vocale VoiceOver in grado di trasmettere sensazioni, colori ed immedesimarsi nell’esperienza che un utente vuole trasmettere pubblicando una foto di qualcuno che corre in riva al mare, un bambino che gioca in un parco o altro ancora, senza più limiti all’immaginazione.

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Un nuovo modo di vivere la community

Introdotta come prototipo a novembre, questa tecnologia di riconoscimento visivo è da oggi finalmente disponibile (in inglese, successivamente in altri linguaggi) per utenti iOS ed in un futuro prossimo in versione Android e desktop. Una feature che aiuterà le persone con disturbi visivi totali o parziali a vivere al meglio il social network, coinvolgendoli maggiormente nella community e nello scambio di esperienze con la propria rete sociale.

Automatic Alternative Text

Facebook accessibility specialist and engineer Matt King lost his vision completely in college. When he joined our accessibility team after more than 20 years in the accessibility field, one of the projects he was most excited to work on centered on using object recognition technology to automatically describe photos for people who are not able to see those photos. Today, with our launch of automatic alternative text, we're taking an important step towards achieving that goal.Automatic alternative text, or automatic alt text, is a new feature that generates a description of a photo through object recognition technology for someone who cannot see the photo. Before today, people who are visually impaired could only hear the name of the person who posted the photo as they scrolled past photos on Facebook. Now, if they're using a screen reader on iOS, they'll hear a richer description of the photo thanks to automatic alt text. For example, for a group photo on the beach, a person using a screen reader on iOS would now hear, “This image may contain: Three people, smiling, outdoors.” We are rolling this out in English over the next few weeks and will add more languages and platforms soon.Facebook's mission is to make the world more open and connected, and that means everyone, including the visually impaired community. Worldwide, more than 39 million people are blind, and over 246 million have a severe visual impairment. While this technology is still in its early stages, tapping its current capabilities to describe photos is a huge step toward providing our visually impaired community the same benefits and enjoyment that everyone else gets from photos. As Facebook becomes an increasingly visual experience, we hope our new automatic alt text technology will help the visually impaired community experience Facebook the same way others enjoy it.

Gepostet von Facebook Accessibility am Montag, 4. April 2016

Ringraziamo ancora una volta Mark ed il suo infaticabile team per il pensiero rispetto a chi è meno fortunato, sempre attenti alle necessità dei loro fan e clienti globali. Il desiderio di accedere ad un livello di esperienza elevato e maggiormente coinvolgente tramite cui esprimersi e scambiare pensieri è diventato realtà anche per i non vedenti!

Corso Web Design Ninja Academy

Corso in User Experience Design: Usabilità al servizio del Web Marketing

Alcuni siti, app ed eCommerce sembrano ipnotizzarti per quanto sono piacevoli da usare. Ti sei mai chiesto quali skill sono indispensabili per progettare una Digital Experience che, attraverso le best practise di Web Design, sblocchi il potenziale di un business online? Su quali basi poggia la progettazione di siti, app ed eCommerce?

Corso Online in User Experience Design

Al Corso Online in User Experience Design di Ninja Academy con Jacopo Pasquini e Simone Giomi imparerai le basi strategiche e concettuali per valutare e migliorare il design dei tuoi asset digitali. Seguendo questo percorso, infatti riuscirai a:

  • Applicare le principali tecniche di UX Design
  • Progettare l’esperienza d’uso di siti, online shop o applicazioni efficaci
  • Evitare i principali errori di usabilità nelle interfacce digitali
  • Adottare un approccio user-centered sui tuoi siti responsive e mobile app

Corso Web Design Ninja Academy

Come funziona il Corso Online?

Il Corso Online in User Experience Design di Ninja Academy è pensato per tutti coloro che hanno l’esigenza di migliorare l’usabilità di siti ed app, aumentandone così le conversioni. Per le nozioni affrontate dal programma didattico, si configura ad un livello fondamentale e consolida le skill dei seguenti sbocchi professionali:

  • Digital Strategist | Digital Marketing Manager
  • Design Thinker
  • Consulenti UX & UI
  • Mobile Marketer
  • eCommerce Manager
  • Responsabili Comunicazione
  • Manager e imprenditori
  • Startupper

Modulo 1 con Simone Giomi: UX Design, Euristiche e Modelli Cognitivi
Modulo 2 con Jacopo Pasquini: Tecniche di UX Design
Modulo 3 con Simone Giomi: UX Checkup
Modulo 4 con Jacopo Pasquini: UX for mobile apps

Inoltre per massimizzare l’esperienza di apprendimento e consolidare al massimo le competenze trasmesse dal Corso Online, Ninja Academy aggiunge una Bonus Track gratuita di 5 ore formative On Demand extra con Paolo Sordi e Federica Pecoraro.

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Puoi seguire le lezioni del Corso Online in diretta per gli appuntamenti Web Live e quando vuoi per la didattica On Demand, accedendo dal web ad un’aula virtuale.

  • La didattica è completamente online: è erogata in parte attraverso dirette Web Live ed in parte attraverso contenuti On Demand
  • I Question Time in diretta sono progettati come momenti di confronto con i docenti in cui potrai esporre dubbi, richiedere approfondimenti e formulare domande in tempo reale
  • Se non puoi partecipare agli appuntamenti live nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di Partecipazione

Un esercito di talenti ha già sperimentato cosa voglia dire sbloccare il proprio potenziale da Ninja!

corso web design ninja academy

  • Webinar Live ed On Demand per apprendere tecniche e nozioni
  • Accesso alla piattaforma online
  • Video e slide dei corsi sempre disponibili e consultabili online in modalità On Demand
  • Servizio di Placement, sezione Jobs e Career Consultant sempre a tua disposizione
  • Syllabus didattici validati da un Advisory Council, a garanzia dell’aggiornamento professionale
  • Certificato di Partecipazione al Corso

PREZZO: 349€

Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

Carlsberg: dalla produzione di birra all’hub di contenuti con il progetto Pegasus

In Carlsberg, noto produttore di birra, hanno le idee chiare. Il progetto Pegasus e la creazione di un hub di contenuti è delineato: unire gli oltre 500 marchi di Carlsberg Group in un’unica piattaforma di contenuti, che combinano perfettamente branding e prodotto per una strategia di marca sempre più ampia.

Da 18 mesi si lavora assiduamente alla piattaforma multicanale: sul fronte dei contenuti Carlsberg si concentrerà sui propri canali social, perfezionando e sviluppando idee e contenuti coinvolgenti. Non mancheranno gli User Generated Content, che diventeranno sempre di più il motore della brand fidelity.

In fondo era già chiaro da tempo: dalla partnership con Falcon Social, il gruppo Carlsberg aveva mostrato l’intenzione di raggruppare un’unica piattaforma online, con l’obiettivo di migliorare il customer engagement.

LEGGI ANCHE: Carlsberg rinnova la comunicazione sui social media

La piattaforma ha vinto un premio molto importante: il Danish Digital Awards 2015 nella categoria Managing Platforms. Pegasus, infatti, pone al centro i consumatori e i contenuti che possono attirare la loro attenzione, per farli sentire veramente parte di una community.

È il giusto compromesso per Carlsberg che riesce a tenere sotto un’unica direzione molteplici brand per una gestione multimarca, creando al tempo stesso siti dalla identità ben definita, ma con un unico concept che li unisce tutti.

Priya Sharma, international brand director di Carlsberg Group per l’Asia, rilasciò un’intervista molto interessante poco tempo fa. La strategia di digital marketing sarà molto rapida ed intuitiva: in un ambiente congeniale per i consumatori, il brand vuole mettere a disposizione linee guida semplici per scoprire tutti i marchi e i prodotti ad essi collegati.

A dispetto del classico advertising, il brand Carlsberg sta realizzando una vera e propria rivoluzione, puntando ad evolvere il rapporto tra marca e cliente.

LEGGI ANCHE: Carlsberg mette alla prova le tue amicizie

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I siti di Tuborg e Somersby sono già sulla piattaforma Pegasus.

Carlsberg Group ha investito nell’acquisto di 150 domini .beer, per mettere in evidenza le caratteristiche del suo marchio, concentrarsi sul mondo delle birre, raccontare storie che possano avere un impatto positivo sui consumatori.

Piuttosto  che investire in pubblicità e campagne di advertising a tutto spiano, Carlsberg punta ad una ridefinizione dei contenuti, uniformando tutti i marchi in un’unica piattaforma, per una strategia di investimento che punta sui canali digitali e sociali.

Sarà la scelta giusta?

LEGGI ANCHE: Carlsberg e la sua nuova linea di beauty care per uomo

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Snapchat, le ultime novità e le opportunità per i brand

Di recente Snapchat ha deciso di rivedere un po’ le funzioni della sua chat e con l’ultimo aggiornamento, disponibile per iOS e Android, si è raggiunto un livello di relazione con il destinatario molto vicino a quello di una comunicazione faccia a faccia. D’altronde il suo team si era posto questo obiettivo già tempo fa ed oggi è ancora più motivato a raggiungerlo dimostrandolo con la nuova Chat 2.0:

Quando abbiamo lanciato Chat il nostro obiettivo era quello di emulare le parti migliori di una conversazione faccia a faccia. Due anni più tardi abbiamo imparato molto di come la gente parla, ma il nostro obiettivo resta invariato. Vogliamo una Chat che sia il miglior modo di comunicare, seconda soltanto alla conversazione face to face.

Facilitare il dialogo

Two young beautiful girls looking at smartphone and laughing

Entrando più nello specifico, le novità che interessano la chat sono proprio orientate a facilitare il dialogo perché diventa possibile disporre di diversi strumenti in maniera molto flessibile e immediata:
– più di 200 sticker per esprimersi in maniera divertente, rintracciabili per parola chiave; ogni chat ti mostrerà gli adesivi più usati in quella conversazione;
– possibilità di effettuare una video chiamata anche verso chi non è presente in chat in quello stesso momento;
– piuttosto che scrivere si può decidere di chattare via audio e, cambiando idea, girare un video e inviarlo. Insomma, usufruire solo dell’audio o subito dopo di un video non sarà così difficile;

Tra le nuove funzioni compare per la prima volta anche la possibilità di entrare nella galleria fotografica dalla schermata della chat o durante una video chat e condividere così foto scattate in precedenza; inviarle più d’una alla volta ed editarle con i filtri Snapchat.

Una importante novità riguarda anche la funzione “Storie“: quando finisci di guardare quella scelta da te, Snapchat ti proporrà autonomamente la storia successiva nel tuo feed.

I numeri di Snapchat

Considerato tutto ciò, Snapchat permette un’esperienza di comunicazione davvero smart e divertente, particolarmente amata dai giovani. I numeri che la riguardano sono esorbitanti: 100 milioni di utenti al giorno contro i 900 milioni al mese di WhatsApp e gli 800 milioni di Facebook Messenger, sempre mensili.

Un pubblico vastissimo, per lo più composto da persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni, un bacino di utenza sempre più in aumento e che ottiene anche un posto di rilievo per quanto riguarda il tempo di permanenza: Snapchat si posiziona secondo, subito dopo Facebook, catturando l’attenzione dei suoi utenti per circa 2 ore e mezza al mese.

Snapchat per i brand

Dal lato dei brand, queste feature aumentano le potenzialità da sfruttare per mettersi in relazione con i propri utenti, e non solo.

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GrubHub ha utilizzato lo strumento per ricevere domande di stage presso la società, incitando gli utenti ad inviare i loro migliori scarabocchi. Un metodo un po’ alternativo di recruiting che ha permesso alla società di rintracciare una risorsa che sapesse sfruttare il linguaggio del social in maniera efficace.

Ora invece immagina un servizio di customer care dotato di tutti questi nuovi strumenti di comunicazione: facili, veloci e di immediato utilizzo. “Meno frustrazioni, più soluzioni” uguale “clienti più felici”!

E ancora: l’opportunità di costruire e sfruttare al meglio l’efficacia delle storie di cui avvalersi per una strategia basata sullo storytelling. Relazionarsi in questo modo con i propri utenti è significativo e le app di messaggistica sono ottimi strumenti per mettere al centro del proprio business il cliente e non il brand.

Infine: inviare coupon direttamente al tuo cliente, magari utilizzando alcune delle nuove caratteristiche? La maggior parte degli Snapchatter in età universitaria afferma di essere propensa a fare acquisti se ha ricevuto la promozione tramite Snapchat.

Creatività e autenticità

Se da un lato ti spaventa l’estrema volatilità a cui sono esposti i contenuti di Snapchat, devi pure considerare che non si tratta di Facebook, YouTube o Instagram: dovrai utilizzare contenuti che saranno in sintonia con l’universo Snapchat, puntare alla qualità e non alla staticità dei tuoi testi.

Per irrompere su Snapchat bisogna lavorare molto sulla propria personalità, dare un tocco autentico ai propri contenuti: gli Snapchatter amano i brand, certo, ma hanno una predisposizione maggiore verso le persone trattandosi di un’app di messaggistica.

Georgio Bassil, Snapchat illustrator nonché influencer, grazie al suo personale modo di costruire storie su Snapchat  oggi collabora alle strategie di alcuni brand, grazie a creatività e capacità di reinventarsi.

Anche su Snapchat è importante puntare dritto alla qualità e dare ai propri contenuti davvero quell’esclusività molte volte ricercata e promessa, raramente mantenuta; e infine, rendere il brand davvero più vicino a quel pubblico che pensa più degli altri al “qui ed ora“.

Zipline, la startup che utilizza droni per recapitare medicine in Rwanda

Una startup della Silicon Valley inizierà presto a usare i droni per fornire medicine e sangue per i pazienti in Rwanda, e ha in programma di espandersi in altri paesi entro la fine dell’anno. Il nome della startup è Zipline ed ha annunciato questa settimana che inizierà a far volare i suoi droni in Rwanda nel mese di luglio, in collaborazione con il governo.

I veicoli autonomi senza pilota trasporteranno rifornimenti agli ospedali attraverso la piccola nazione dell’Africa orientale, formando quello che Zipline descrive come il primo sistema di consegna drone al mondo ad operare su scala nazionale.

Rwanda map Zipline

Con il sistema di Zipline, gli ospedali saranno in grado di ordinare il sangue o le medicine via SMS, le quali saranno consegnate in pochi minuti da uno dei droni custom-built della società, chiamato “Zip”. Ogni Zip ha una trazione elettrica e pesa circa 22 chili, può trasportare circa 3 chili di medicina e può viaggiare per più di 75 miglia con una singola carica della batteria.

Gli aerei usano il GPS e la rete cellulare del Rwanda per navigare, fornendo il sangue o le medicine in scatole di cartone che vengono consegnate con paracaduti da bassa quota, la sua rete è in grado di fornire pacchetti entro 30 minuti, eliminando la necessità di refrigerazione a bordo.

La startup Zipline

Zipline è stata fondata nel 2014, ed ha ricevuto sia finanziamenti da società di venture capital come Sequoia Partners e Google Ventures, sia da investitori tra cui il co-fondatore di Microsoft Paul Allen. Grazie alla partnership con il governo del Rwanda, la flotta di 15 droni servirà circa la metà del paese, prima di espandersi al resto del Rwanda all’inizio del prossimo anno. I piani di Zipline sono stati sviluppati da ingegneri che in precedenza aveva lavorato in organizzazioni come Boeing, SpaceX, e la NASA.

Keller Rinaudo, CEO di Zipline, sostiene che il sistema di Zipline potrebbe essere esteso per fornire vaccini, anti-veleno, o altre forniture mediche, e spera di poterle incorporare nelle consegne a domicilio il prima possibile. Sostiene inoltre che l’azienda espanderà i suoi servizi al di fuori del Rwanda entro la fine di quest’anno.

Sei consigli per un social media manager nato negli anni ’80

I social media sono strumenti, come lo è il termostato con cui lotti ogni stagione per programmare il
riscaldamento di casa tua. Sarà sempre un po’ troppo caldo o un po’ troppo freddo, ma dopo un po’ ti ci abitui. O impari ad utilizzarlo meglio. I social media sono innanzitutto strumenti, e non serve un  genio per utilizzarli; tutti possono anche prendere dimestichezza con l’infinito elenco di tool che accompagnano Facebook, Twitter, Instagram e co. Ma un conto è conoscere com’è fatto un motore, un altro conto è essere un pilota o, almeno, sapersi godere il viaggio.

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Se la tecnica si impara, per tutto il resto non c’è un manuale di istruzioni: lavorare con i social implica affrontare una serie di ostacoli di cui l’uso dello strumento si rivelerà il minore. La buona notizia è che la creatività può essere stimolata e oggi andremo ad elencare alcuni suggerimenti non richiesti (e poco conformi), dedicati a chi è nato e cresciuto nel mondo analogico. Dedicati anche ai nostalgici di quel mondo e a chi si avvicina “da grande” si social media e magari ne vuol fare un mestiere. A loro diciamo: concentratevi su quello che gli anni ’80 vi hanno insegnato: saper stare al mondo con curiosità ed entusiasmo.

1. Pensa da imprenditore e usa il fax

Non importa che tu sia un impiegato o un tirocinante: riuscirai a ragionare da imprenditore? Non pensare alle azioni per promuovere un brand come degli stimoli provenienti dall’esterno: l’unica visione possibile è “calarsi nel personaggio”. Essere embedded all’azienda come lo erano certi giornalisti con le truppe sul campo. Prova a pensare come penserebbe chi quell’azienda l’ha creata e ci ha messo la vita dentro, il tuo punto di vista cambierà radicalmente. Ci sono tanti social media manager concentrati solo ad essere aggiornati sull’ultimo strumento, senza guardare oltre. Non commettere questo errore: tu prova a ragionare da imprenditore. E non smettere di usare il fax: in un mondo di mail e post a volte basta vedere un foglio che scorre e un numero che si compone per dare quella concretezza in più che ti è utile per restare con i piedi a terra.

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2. Guarda molta TV

Una delle frasi più celebri che vi sarete sentiti dire da qualche comunicatore è: “Io non guardo la televisione”. Ma il media tradizionale per eccellenza è tutt’altro che morto: è vivo e detta le tendenze perfino ai social. Guardate gli hashtag del giorno e scoprirete che gran parte vengono direttamente da trasmissioni TV o da “eventi” che la TV ha coperto, rilanciato, perfino creato. Nell’era post-moderna, quando l’intrattenimento si fa discorso con i social media, allo show possiamo finalmente partecipare in prima persona, ma è la TV a dirigere ancora l’orchestra. Sempre più spesso le narrazioni più interessanti le possiamo riscontrare nelle serie a puntate e le storie più suggestive in un documentario di History Channel. Tanto basta per riempire mesi di piani editoriali e allenarti al problem solving come un novello MacGyver.

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3. Non arrenderti ai sequel

Ci sono forse due ragioni per questa mania dei sequel anni ’80. La prima è la scarsa propensione al rischio: una nuova produzione è un salto nel buio, una “parte 2” ha già una base di pubblico pagante e per tutti gli altri è una bella novità. La seconda ragione riguarda l’età degli sceneggiatori: molti di loro sono nati in tempo per l’uscita di Ghostbuster. Non cercare la tua ispirazione nei sequel quando puoi andare dritto agli originali di cui conosci i dialoghi a memoria.

4. Mangia molti tacos

Dire che devi viaggiare è troppo scontato: ci auguriamo tu lo faccia già, low o high budget poco importa. Ovunque tu sia, un buon esercizio, è cominciare dalla cucina: conoscere altre gastronomie è un modo per farsi venire delle buone idee che, come si sa, vengono meglio a pancia piena. Se negli ’80 in America spopolavano gli “yuppie” in italia erano in voga i “paninari”: il fast food ha giocato sempre una parte fondamentale nell’immaginario positivo e spensierato dell’epoca.
Soffermarsi sui sapori sarà solo il primo step del viaggio: informati su quello che stai mangiando, scopri se qualcuno ha pensato di farci su una catena. Una catena di successo è la cartina tornasole di una tendenza di massa. La comunicazione delle catene è una fonte inesauribile di idee, stimoli, suggestioni.

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5. Ascolta musica rap

Ascolta cosa ti piace di più, ovviamente. Ma per fare un buon allenamento con le parole ti sarà utile ascoltare un po’ di hip hop. Il decennio in cui sei nato è stato l’età dell’oro di questo genere: tra versi, metafore e allitterazioni ci sono molte cose da salvare e ricordare. Un po’ come una corsetta quotidiana, l’ascolto delle rime è un buon esercizio per tenere allenata la mente.

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6. Pensa scorretto come J.R.

Pensa scorretto come J.R. di Dallas o Mr. T di A-Team ma resta buono come i fratelli Duke di Hazzard. Il vero allenamento a cui dovrebbe sottoporsi ogni giorno un comunicatore è l’esercizio della scorrettezza. Un social media manager si spegne nel momento in cui si uniforma alla massa. Spesso può succedere che, costruendo una narrazione per il grande pubblico, le sirene del pensiero comune possano essere un forte richiamo. Tieni fede a te stesso e non si lasciarti ammaliare. Sfoglia un quotidiano la mattina, leggi le opinioni di una parte e divertiti a fare da contraddittorio, e così via. Fino nelle cose in cui un contraddittorio sembrerebbe proprio impossibile. I social sono l’avanguardia del discorso contemporaneo: prova ad essere avanguardia anche tu. Le nuove idee nascono spesso da una messa in discussione delle opinioni correnti.

Non ci sono buoni consigli per tutte le stagioni, dunque deciderai da solo da cosa farti ispirare per il tuo piano editoriale. Da dove partire? Naturalmente leggendo subito qualcos’altro dopo questo articolo, e qualcos’altro ancora. Libri, giornali, ancora libri, e poi riviste, cartelli, bugiardini. Non importa cosa, importa essere curiosi. Se dimenticherai in fretta quest’articolo vuol dire che avrai avuto molti stimoli migliori, e sarà un bene. Per i tuoi social, per il tuo lavoro e soprattutto per te.

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La startup dallo psicologo: la terapia per il successo

La terapia psicologica aiuta le persone a prendere in mano le redini della propria vita, per far sì che queste siano in grado di acquisire la consapevolezza delle proprie risorse al fine di migliorare il proprio benessere e la propria vita.

Il lavoro dello psicologo può aiutare a vedere le cose da una diversa prospettiva. Si può fare una terapia individuale, di coppia o di gruppo.

Perché allora non affidare il benessere della propria startup ad uno psicologo?

Lo psicologo per l’imprenditore

La startup dallo psicologo la terapia per il successo

Molti imprenditori intraprendono un percorso di aiuto psicologico: c’è chi inizia un percorso terapeutico a prescindere dall’attività lavorativa e chi invece va in terapia a causa dello stress e delle tensioni dovute al proprio ruolo.

Spesso i fondatori di startup non hanno precedenti esperienze di leadership e ciò può creare conflitti interiori e con il gruppo. Il novello CEO può non essere abbastanza autoritario e carismatico da far valere la propria impronta personale alla sua creatura imprenditoriale o può semplicemente essere incapace di assumere e licenziare i collaboratori senza perderci il sonno.

Cosa ti tiene sveglio la notte? È la prima domanda che lo statunitense Jeff Himan rivolge ai propri clienti. Si definisce lo Startup Therapist e per 1.500 dollari al mese offre la propria consulenza agli imprenditori. Si tratta di una consulenza e non di una terapia in quanto Jeff non è uno psicologo, ma solo un uomo d’affari che forte della propria esperienza dispensa consigli per alleviare lo stress.

In molti però preferiscono affidarsi a professionisti che offrono metodologie scientifiche: meglio scegliere uno psicologo o uno psicoterapeuta che un coach.

Finchè il mercato non vi separi

Se credi che la terapia di coppia possa salvare solo l’amore ma non gli affari, dovresti fare due chiacchiere con Sunny Sabbini, uno psicologo che supporta le coppie della Silicon Valley.

In un articolo del Los Angeles Times racconta di come ha aiutato i due cofondatori di una startup a superare i loro problemi relazionali, riuscendo a salvare così la loro amicizia e l’azienda che avevano creato.

Spesso i coworker vivono a stretto contatto e passano gran parte della propria giornata insieme: ciò porta ad accumulare tensione e incomprensioni simili a quelle coniugali che non sempre vengono chiarite; ciò porta a logorare il rapporto personale e di conseguenza quello lavorativo.

La supervisione della startup

La startup dallo psicologo la terapia per il successo

Se lo stress lavorativo del singolo può far emergere la necessità di una terapia individuale, in un gruppo di lavoro dinamico e in continuo adattamento come il team di una startup possono accrescersi problematiche che possono pregiudicare la buona riuscita del progetto imprenditoriale.

Nelle professioni sociali è ormai consuetudine affidare a un terapeuta la supervisione dell’equipe lavorativa: attraverso la guida di una figura non coinvolta nel lavoro quotidiano del team ci si confronta sulle dinamiche interne al gruppo.

La condivisione dei vissuti, delle emozioni, delle fantasie e di tutto ciò che scaturisce dalla convivenza all’interno del gruppo aiuta il team a migliorarsi giorno per giorno.

E se all’estero esistono già terapeuti (come The Startup Couch o The Founders Couch) che offrono i loro servizi alle startup, in Italia manca ancora una consapevolezza dell’importanza dell’intraprendere un percorso con uno psicologo per migliorare il benessere dei propri collaboratori.

I disegni originali di Super Mario Bros, su carta e penna

Appassionato di videogiochi (e di retrogaming in particolare), drizza le orecchie e aguzza la vista: come racconta Coolhunting, durante l’ultimo E3, l’Electronic Entertainment Expo, Shigeru Miyamoto e Takashi Tezuka, co-creatori di Super Mario Bros, hanno mostrato i primi disegni del leggendario videogioco: su carta, tratteggiati a mano e colorati con quelli che sembrano essere pastelli (o pennarelli).

I due creatori hanno poi passato i disegni ai programmatori che li hanno trasformati in codice. Anche così nascono i videogiochi-capolavoro: da un disegno fatto a mano, colorato come a scuola. Perché la realizzazione tecnica conta, ma l’idea conta sempre un po’ di più.

LEGGI ANCHE: 5 consigli preziosi per acquistare i videogiochi preferiti senza spendere una fortuna

Mario, storia di una leggenda

Mario è senza dubbio il simbolo di Nintendo così come Sonic è il simbolo di Sega. La sua prima apparizione avviene nel lontano 1981, nel videogioco Donkey Kong, con il nome di Jumpman: faceva ancora il carpentiere, non l’idraulico. Diventa protagonista nel gioco Mario Bros, dove con l’aiuto del fratello Luigi combatteva delle antipatiche tartarughe verdi, i koopa, nemiche giurate dell’idraulico coi baffoni per tutta la lunga saga videoludica.

Super Mario Bros è del 1985: esce per il Nes, il Nintendo Entertainment System, ed è il primo vero successo. Mario deve salvare la Principessa Peach sconfiggendo nemici come le piante carnivore, i già citati koopa, i pesci, i funghetti (goomba) e Bowser, il dragone che torna in ogni episodio. È un grande platform, un gioco che ancora manda in visibilio gli appassionati di retrogaming.

Se Super Mario Bros 2 passa in sordina e non viene pubblicato in Europa, Super Mario 3, uscito nel 1988, è considerato uno dei più bei platform della storia dei videogiochi. Mario ha nuovi poteri, vola grazie alla foglia di procione, sputa fuoco, lancia i martelli e può diventare invulnerabile grazie alla Stella del Potere.

Corre l’anno 1990 quando Nintendo fa uscire Super Mario World per il neonato Super Nintendo. Compare il dinosauro Yoshi. Se la formula rimane la stessa, la grafica sbalordisce: le notevoli potenzialità della nuova console permette ai programmatori della casa videoludica giapponese di migliorare sprite e colori.

Mario compare anche su Nintendo 64: e se la console non godrà di molta fortuna e non reggerà il confronto con la Playstation, Super Mario 64 è ancora una volta un successo, considerato uno dei migliori della saga, uno dei primi platform in 3D veramente convincenti.

Mario non è mai sparito dall’orizzonte videoludico e ancora oggi è molto amato dagli appassionati. Se ami i videogiochi e soprattutto sei un retrogamer, apprezzerai senz’altro i disegni originali di Super Mario Bros: sarà un piacevole tuffo nel passato.

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Facebook Strategy: l’enorme differenza fra “quanto” e “perché”

Stai pianificando la tua strategia su Facebook e ti trovi di fronte ad alcuni dubbi: se presti attenzione noterai che il comune denominatore di tutte le tue domande si basa sul concetto di “quanto… quanto… quanto?“. Dovresti smetterla, provare a ribaltare convenzioni e ragionamenti, uscire dalla classica “comfort zone” e cominciare a impostare una social media strategy basata sul perché. Capiamo come fare!

La strategia del “quanto”

È quella più semplice e che crea meno grattacapi. Basarsi sulle quantità infatti rende tutto tangibile e accessibile: ecco quindi  che si materializzano le classiche domande da neofita (o da fantomatico professionista), che abbiamo letto tutti in giro.

  • Quante volte a settimana dovrei pubblicare aggiornamenti su Facebook?
  • Quanti fan posso raggiungere con la reach organica?
  • Quanto devo pagare per acquisire fan tramite le Facebook ads?

Vuoi sapere le risposte giuste? Non esistono, perché sono già le domande ad essere sbagliate!

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In realtà questo approccio parte da un presupposto errato, ovvero che i fan siano dei pupazzi inanimati da poter muovere, spostare, colpire a piacimento. Non è così: i seguaci dei tuoi canali social, quelli veri, quelli che davvero ti interessano, sono persone che hanno deciso di darti fiducia (volontariamente, anche se magari li hai facilitati con le inserzioni), o perchè già ti conoscono o perchè gli hai promesso qualcosa.

La strategia del “perché”

Ecco che allora la strategia davvero utile non è quella del “quanto“, ma diventa quella del “perché“: ovvero basarsi non sulle quantità ma sulle motivazioni. E’ molto più complicato e faticoso perchè occorre costantemente analizzare e pianificare i motivi per cui i fan siano motivati a cominciare a seguirti, o a continuare a farlo. Ribalta quindi le tue domande!

Perché dovrei postare X volte a settimana, e non 2X?

La frequenza dei tuoi post sulla pagina Facebook è legata indissolubilmente alle cose interessanti e utili che hai da dire. Non serve che tu faccia “volume”, o che segua un calendario editoriale super rigido (tranquillo.. non c’è nessuno che ti controlla e ti bacchetta se per una volta salti una pubblicazione!). È sufficiente che tu sia onesto con il tempo, l’energia, e i contenuti che la tua attività può proporre, in modo da farlo al meglio.

Se hai poco tempo da dedicarci, pubblica pochi post. Se hai pochi soldi da investire sui social, pubblica pochi post. Se hai poche cose interessanti da dire, pubblica pochi post!

Perché raggiungo X persone, e non 2X?

La reach dei post è influenzata dal numero di interazioni sociali. Senza interazioni sociali, raggiungerai mediamente sempre la stessa percentuale di persone (dall’1 al 10%, in base al tuo “storico” della pagina, e al numero dei fan che ti seguono).

Invece di chiederti quante persone vedono le tue cose, pensa a perché le tue cose debbano essere viste da più persone. Facebook, anche se tanto criticato, è quasi sempre molto meritocratico. Pubblica cosa interessanti, e raggiungerai più persone interessate!

Perché pago X€ per acquisire un fan?

Invece di chiederti quanto “dover” pagare un fan (manco fosse una escort!) prova a pensare a perché stai acquisendo fan a quel prezzo. Forse perché il tuo bacino di utenza è ristretto? O perché è un settore complicato e ad alta concorrenza? O magari stai semplicemente sbagliando strategia? Fatto questo, calcola quanto vale per te un fan. Se Valore > Costo allora va tutto bene!

guida facebook manager 21

Do ut des!

No, non è l’ultimo status della Ceres: come detto prima un seguace su Facebook ti sta dimostrando un atto di fiducia, che però non è disinteressata. Per te ogni fan vale soldi (e se non li vale, perché sei su Facebook?!) e devi quindi dargli qualcosa per ricambiare. Ecco che quindi si arriva al “perché” principale.

Perché la mia Facebook strategy potrebbe funzionare?

Principalmente perché stai regalando qualcosa ai tuoi fan, che sia tangibile o meno! Ad esempio:

Vantaggi economici: puro e semplice, avere un tornaconto economico ti fa apprezzare l’essere fan di una pagina. Proponi buoni sconto, iniziative promozionali specifiche, offerte lampo. Attento però a non entrare nel girone dantesco dei concorsi a premio, perchè sono una disciplina severamente regolamentata e che necessità di tanta attenzione.

Informazioni/risoluzione dei problemi: la pagina Facebook sta diventando sempre di più il primo canale per la risoluzione di problemi o il chiarimento di dubbi. Orari, prenotazioni, informazioni su prodotti, aiuto nella scelta o nelle modalità di acquisto, o anche semplici informazioni sulla tua attività.  Fare CRM (Customer Relationship Management) è un’arma utile sia alle aziende che ai clienti!

Svago/divertimento/emozioni: uno degli scopi principali di Facebook è ovviamente il cazzeggio. Ecco quindi che un motivo per seguire una pagina è quello di provare qualche tipo di emozione. Questo non vuol dire però svilire il proprio brand e parlare di tutt’altro, solo per scatenare un like o una condivisione in più: occorre comunque essere focalizzati sui prodotti della propria azienda.

In definitiva se stai pianificando la tua Facebook strategy, invece di porti dubbi sulle quantità, riempiti la testa di domande sui perché.

Una volta giunto alle risposte, puoi star sicuro di esserti fatto stavolta le domande giuste. E non potrai fallire!

e-Health: 4 progetti internazionali che anticipano il futuro della ricerca scientifica

e-Health, una parola con molteplici significati ed accostamenti ma con un unico scopo: rendere l’assistenza sanitaria odierna futuribile e smart. Cartelle cliniche elettroniche, app dedicate, telecontrollo dei parametri vitali, ricerca scientifica collaborativa.

Alla base di questa rivoluzione, oltre ai device più o meno dedicati come gli smartphone, troviamo il web. Nel cyberspazio è possibile reperire molti casi di partecipazione collaborativa e iniziative atte a migliorare il futuro della sanità e (soprattutto) la vita delle persone. Vediamo insieme 4 casi internazionali estremamente interessanti.

#1 Experiment.com

Experiment.com è una realtà estremamente interessante assimilabile a Kickstarter, ma sul fronte scientifico. Nel sito infatti è possibile partecipare, lanciare e finanziare ricerche in tutti i campi, dalla matematica alla biologia per arrivare alla paleontologia.

In un’epoca in cui i fondi per la ricerca sono sempre più difficili da ottenere, questa realtà (nata ormai da qualche anno) potrebbe permettere a molteplici talenti di sviluppare e realizzare ricerche atte a migliorare la nostra vita – e non solo.

#2 Health APIx Portal powered by apigee

Health APIx Portal è una realtà completamente differente dal caso precedente, anche se ovviamente connessa dal macro argomento e-Health. Il portale raccoglie una serie di API (acronimo di Application Programming Interface) utilizzabili nello sviluppo di App mobili per il monitoraggio della salute dei pazienti – o per qualsiasi altra attività implementabile nel settore sanitario.

In sostanza, si tratta di una vera e propria raccolta di risorse per gli sviluppatori del globo (previa registrazione).

#3 RE(ACT) Community

La RE(ACT) Community è una community dove è possibile collaborare e sostenere finanziariamente campagne di ricerca scientifica relative alle cosiddette rare & orphan deseases, ovvero malattie rare che, purtroppo, spesso non vengono supportate per gli elevati costi.

La community è anche (soprattutto) un luogo di incontro internazionale non solo tra scienziati ma tra tutte le entità coinvolte (pazienti, ricercatori e sostenitori) uniti intorno all’hashtag #RAREvolution.

#4 Hacking Health

e-Health: il futuro della ricerca scientifica diventa Smart

L’ultimo caso che prendo in considerazione è quello che riguarda il cosiddetto Hacking Health (non solo un sito, ma soprattutto un concetto). Queste realtà uniscono due grandi categorie di esperti ed appassionati, gli Innovatori e gli Esperti/Ricercatori in materie scientifiche.

La Hacking Health è una organizzazione sociale globale che vuole sfruttare le maggiori risorse disponibili (in termini soprattutto cognitivi) per la risoluzione attraverso l’innovazione dei problemi che affliggono la salute pubblica, soprattutto per quelle persone che per vari motivi non possono accedere alle cure più adeguate.

Il connubio tra innovazione e healthcare avrà un respiro sempre più ampio e di importanza crescente.

A supporto di questa affermazione e dell’importanza di “hackerare” questo settore, anche il MIT di Boston ha creato il portale MIT Hacking Medicine a supporto delle più svariate attività di innovazione in ambito Medico (eventi, collaborazioni e risorse). Da non dimenticare il MIT Grand Hack 2016 – Infect Healthcare: un grande evento dedicato all’incontro dei più volenterosi con uno scopo (come recita lo slogan), Infect Healthcare.

Quello dell’e-Health, ma più in generale la rivoluzione Smart Healthcare, è uno degli argomenti più interessanti ed innovativi del nostro secolo con potenzialità enormi.

E tu Ninja, cosa ne pensi?