Freelance, contratti e compensi: i consigli degli esperti digital – Parte 2

Vi avevamo lasciato due settimane fa con la prima puntata della nostra inchiesta su un tema scottante per un freelance: come gestire la parte “economica” del lavoro, a partire da come concordare compensi e termini di pagamento.
A raccontarci la propria esperienza sono stati due personalità molto importanti del web italiano: Giuliano Ambrosio e Miriam Bertoli, entrambi docenti della Ninja Academy.

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Oggi pubblichiamo la seconda parte di quest’intervista collettiva, coinvolgendo altre due personalità molto importanti, che hanno saputo distinguersi negli anni per competenza e professionalità.

Veronica Benini è blogger dal 2006. Racconta così il suo percorso: “Ex architetta a Parigi, oggi sono una motivatrice femminile e lo faccio usando i tacchi come strumento di empowerment. Ho ideato StilettoAcademy.com proprio su questo blog nel 2010, che oggi è un’Associazione Internazionale che mi porta ad essere sempre in viaggio e confrontarmi con culture diverse nel processo di globalizzazione della nostra espansione. Ho anche una partita IVA italiana dal 2014, che cerco di gestire con fermezza ogni qualvolta che fatturo campagne sui miei canali. Milito perché i blogger dichiarino le markette, e mi batto perché siamo pagati con giustizia perché il nostro è un lavoro. Non è una vita facile, ma qualcuno deve pur farlo. Il mio motto è Tira più un tweet di un carro d’avvocati.”

Veronica

Gianpaolo Russo dal 1999 si interessa di motori di ricerca. Laureato in economia, ha un master in Marketing Management ed è specializzato su in Engine Optimization e Keyword Advertising.
Roche, Arena, Hera, Kerakoll, Mirabilandia, Ferretti Yachts, Datalogic, Technogym alcuni dei gruppi per cui ha lavorato. Dal 2005 è certificato AdWords. Nel 2012 ha ideato ADworld Experience, che è subito diventato l’evento di riferimento italiano per il Search Engine Advertising.
Libero professionista dal 2008.

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Questo è il loro punto di vista.

Quali sono gli accorgimenti che un freelance deve avere per gestire al meglio la propria remunerazione?

VERONICA
Essere freelance in Italia non è facile. Farsi pagare non è facile. Essere indipendenti finanziariamente non è facile.
Io abito a Milano e ho lasciato il mio lavoro d’ufficio all’improvviso nel 2012, sono una guerriera. Ogni giorno mi alzo e so che devo fatturare.
All’inizio mi sono preparata per la guerra e ho comprato un furgone che ho trasformato in camper, dove ho vissuto per periodi alternati per più di 3 anni. La gente mi dava della matta, ma solo con un piano diabolico e finanziariamente minimalista ce la fai veramente quando sei in fase startup. Essere una startup, diciamolo, è il modo fighetto per dire che sei un morto di fame che non sa se ce la farà. Essere startuppari non è figo per niente, ci raccontiamo tutti la stessa balla. Io sono ben felice di essermi lasciata la fase startup alle spalle e di essere Presidenta di una realtà internazionale come Stiletto Academy.
Sono dell’avviso che se vuoi farcela ce la fai, ma devi avere una fame chimica che ti tenga attiva come una molla per 20 ore al giorno. In Italia siamo molto fortunati perché c’è tanta, tantissima fame. Il problema, però, sono i genitori che continuano a voler mantenere i “giovani trentenni” (giovani fa ridere, ma i trentenni italiani credono di essere giovani, non adulti) ospitandoli in casa e dandogli i soldi per la benzina, creando degli ebeti a prova di cocopro e generando un’intera generazione di milleuristi. Di poracci senza midollo, per dirla con le parole giuste.

Molti clienti non vogliono firmare un contratto, ma è la prima cosa da fare. Con un contratto in mano si ha più presa sul cliente e si definiscono bene le mansioni e soprattutto cosa è compreso e cosa no. Il cosa non è compreso è importantissimo, perché altrimenti continuano a chiedere di aggiungere roba, e tu, siccome ti pagano, cedi. Io non cedo e ho tutto un frasario paraculissimo per dire in modo gentile che si, fantastico, facciamo anche quello, adesso ti mando il preventivo e scegli.

La tariffa è anche da mettere nel contratto, così come l’anticipo ed i termini di pagamento. Io senza anticipo non lavoro, ed è molto difficile da far capire ai clienti. I pagamenti per legge sono a massimo 30gg, anche se in questo paese per qualche arcano motivo si fanno passare i 60 o 90. Ecco: a me non piace essere messa a novanta, e lo esplicito fin da subito. Lavoro meno, ma lavoro meglio.

Quando un cliente non paga mando un sollecito via mail con una frase sotto la firma: “Tira più un tweet di un carro d’avvocati” con la quale sto per fare le magliette, e se non mi pagano non esito a dire che procederò non tanto con un avvocato, che costa parecchio e spesso per mille euro non vale la pena, ma con un’esternazione di insolvenza da parte loro sui miei canali social. In quel caso si cagano sotto, in altri casi no e li devi giocarti il rischio di diffida per sputtanarli, allora ho elaborato tutta una serie di frasette molto interessanti, ma che cerco di non avviare perché è un deterrente per altri clienti.
Di solito è meglio mettere alle strette l’agenzia dicendo che nominerai il cliente finale brand, così ti pagano. Loro dicono sempre “Ah, il cliente non ci ha ancora pagati” come se a te interessasse aver fatto un lavoro con un contratto ma che segue altre dinamiche esterne agli accordi. Allora pagano e ci vanno sotto loro, ed è giusto così: tu hai un contratto con un’agenzia, non con il cliente finale, e ti devono pagare. Se non se lo possono permettere, che cerchino qualcuno che gli faccia la marketta gratis. Io non le faccio.

La tolleranza zero dopo qualche mese è d’obbligo, e non lo dobbiamo soltanto a noi stesse, ma a tutta la categoria. Punzecchiare un cattivo cliente aiuta tutti e migliora la nostra situazione, si tratta di militare per migliorare la reputazione e condizione dei lavoratori di un mestiere bistrattato, e dobbiamo farlo tutti insieme. Non è una vergogna dichiarare che le campagne sono pagate con un hashtag #ad, anzi, dovrebbe essere un motivo di vanto. Chi non dichiara le campagne sta truffando il proprio followato, ed è ad altissimo rischio di sputtanamento. Ricordiamoci sempre che noi non siamo nessuno senza i fan, e bisogna rispettarli.

GIANPAOLO
Se hai a che fare con aziende e budget medio-piccoli conviene sicuramente standardizzare i costi con un fisso per impostare l’account e una parte variabile periodica per controllo e ottimizzazione. Il variabile può essere una percentuale del budget speso, o un canone fisso, o ancora un costo orario commisurato a quanto si lavora effettivamente sulla campagna.

Io personalmente preferisco quest’ultima opzione, anche perché lavoro principalmente con aziende medio-grandi e quindi parliamo di cifre che hanno un’incidenza bassa rispetto ai budget investiti. Però, se hai a che fare con clienti più piccoli, è più difficile impostare il contratto in questo modo, perché invece ti vengono chiesti riferimenti certi sui costi di gestione.

Qui, non essendoci standard di settore, ognuno però può fare come crede.

Per quanto riguarda invece la gestione dei budget investiti, a meno che non si tratti di cifre molto piccole o non si abbia grande fiducia nel cliente, sconsiglio vivamente di utilizzare la propria carta di credito o la fatturazione consolidata (con cui paghi Google a 60 giorni attraverso un bonifico), per usare invece una carta del cliente o un RID sul suo conto bancario.

Questo perché, in quanto professionisti AdWords noi non possiamo non pagare Google, mentre i clienti potrebbero invece non pagare noi!

Indirettamente collegata a questa è anche la scelta se dare al cliente l’accesso al pannello di controllo (magari in sola lettura) oppure no. Lavorando soprattutto con clienti che già usano AdWords da tempo e con budget abbastanza elevati per me è abbastanza automatico farlo, se non altro per permettergli di scaricare le fatture. Tuttavia in questo modo si rischia che il proprio know how venga trasmesso ad altri fornitori a fine rapporto. Io però ho formato generazioni di web markettari! Se dovessi aver paura di trasmettere il mio know how a qualcuno, dovrei forse cambiare mestiere! 😉

In ogni caso, se non si dà l’accesso al pannello le norme di gestione dei professionisti AdWords certificati impongono di dare dei report periodici al cliente. E mi sembra cosa buona e giusta anche per i non certificati.

Asana, i segreti dietro il successo milionario di un'app

Che consigli daresti su come impostare i contratti con i clienti, quotare le proprie ore di lavoro, gestire i report per rendicontare i propri servizi”?

VERONICA
Sul contratto è utile mettere la dicitura sui termini di pagamento legali a 30 giorni, e descrivere tutti i termini certosinamente. Non dimentichiamoci anche di incluedere o no la clausola di esclusività (e di farsela pagare correttamente), o di esplicitare una non esclusività, e in quali termini. Chi paga pensa spesso che ci possiede, ma non è così. Noi blogger non vendiamo la nostra opinione bensì il nostro spazio, e sono cose diversissime. Spesso i clienti mi mandano anche i titoli che vogliono dare ai post. Non ci siamo. Se scelgono di veicolare una campagna con un blogger è perché vogliono una voce spontanea e molto personale. Obbligare a scrivere certi titoli in nome della SEO è controproducente, perché la SEO e i blogger non vanno sempre d’accordo: noi abbiamo una tribù alla quale l’acronimo SEO può voler significare una congiunzione in portoghese, e va bene così.

Dare un prezzo al proprio lavoro, se si tratta di fare l’influencer, è molto difficile. A un certo punto mi sono fatta un tariffario valutando il valore del mio brand e le possibilità di generare conversazioni e mi attengo sempre a quello, a meno che non mi chiedano dei pacchetti con altre cose e mi adeguo. Non avendo dei grandissimi numeri, sono un’influencer da conversation, non da awareness, e bisogna esserne coscienti. Ogni Spesso la parola magica è: “Dimmi che budget hai e ti faccio un design to cost”, e li vedi che vorrebbero fare l’impossibile con 100€. Bisogna dire di no, perché abbassando i propri prezzi si abbassa il valore del lavoro dell’intera categoria. E se scopro che lo fai ti aspetto in bagno e ti meno coi tacchi.

Per rendicontare i propri servizi suggerisco di fare uno Storify anche con le reazioni che non includono tag ma che sono perfettamente in relazione con la campagna. Non tutti i clienti hanno agenzie che spulciano le conversazioni e sono in grado di tracciarle e archiviarle, e mi è capitato di ricevere mail chiedendomi di conversations su Twitter avvenute più di sei mesi prima per i report annuali di certi clienti avuti in diretta, o con agenzie un po’ improvvisate. Ho capito che dovevo farlo io, e che lo dovevo fare ogni singola volta. Storify è perfetto e le conversazioni intorno ad una campagna rimangono da curriculum per presentarsi ad altri clienti, lo trovo utilissimo.

LEGGI ANCHE: Storify, atto secondo: la piattaforma di Storytelling si evolve

In linea generale, però, trovo molto utile non pensare solo al dopo ma soprattutto al prima, a come vendersi e farsi valere. Avere sempre pronta ed aggiornata una buona presentazione da inviare ai clienti interessati è il top. Io mi sono fatta un kit in PDF su issuu, che ho associato ad un bit.ly. I link bit.ly non si possono modificare, ma l’issuu si e quindi lo aggiorno cambianto il PDF. Creo un bit.ly personalizzato come bit.ly/stilettoacademy così me lo ricordo sempre, e non appesantisco le mail e posso digitarlo a memoria anche su un whatsapp. Con questo trucchetto sono sempre pronta, provatelo!

GIANPAOLO
Non date ai clienti delle statistiche che non sono in grado di comprendere. Più la sua conoscenza dello strumento è basica e più semplici dovranno essere i rapporti. Questa è un’indicazione di pura sopravvivenza! 😉

Cosa ne pensate di questi consigli? Scrivetecelo nella nostra pagina Facebook!

Basta pubblicità fastidiose: ci pensa Adobe Co-op

Il 22 marzo 2016, a Las Vegas, Adobe ha annunciato la seguente sentenza: I dispositivi non comprano i prodotti, le persone sì. 

Questo è il principio ispiratore della nuova direzione che ha preso la società e attorno a cui ruota lo studio presentato all’Adobe Summit.

Adobe fa luce su una questione che per anni ha fatto dannare migliaia di persone che con il digital marketing ci lavorano ogni giorno: le persone migrano da un dispositivo all’altro – da una piattaforma desktop in ufficio passano al proprio smartphone in treno, e poi navigano sul tablet a casa – perdendo così la possibilità di un’esperienza di navigazione complessiva soddisfacente.

Il dispositivo Adobe Co-Op consentirà alle aziende di utilizzare i big data per raggiungere e coinvolgere efficacemente i clienti con contenuti di marketing altamente personalizzati; grazie all’arrivo del dispositivo Adobe Co-op, la rete consentirà ai grossi brand in tutto il mondo di identificare i consumatori e quindi le persone, non i dispositivi, raggiungendo fino a 1,2 miliardi di dispositivi in tutto il mondo.

A cosa serve Adobe Co-op?

Basta pubblicità fastidiose: ci pensa Adobe Co-op

Oggi, ogni strategia di digital marketing si fonda sulla raccolta e sull’utilizzo dei dati che gli utenti lasciano durante la navigazione, ma principalmente si tratta di indirizzi IP e cookie, che sono per lo più riferibili ai dispositivi utilizzati.

Secondo il rapporto “Get personal quasi otto consumatori su dieci (79 per cento) e il 90 per cento dei Millennial cambia dispositivo mentre compie operazioni on-line. Due terzi (66 per cento) dei proprietari di dispositivi trovano frustrante quando il contenuto non è sincronizzato su più dispositivi. Attualmente, i big di Internet come Google e Facebook riescono a tener traccia delle persone entro un limitato numero di spostamenti, ma a quanto pare ancora non basta.

Si sente ancora la necessità di metriche più accurate, di contenuti più personalizzati, e di pubblicità più mirate sulla rete di ricerca, sulla rete display e sui social: ecco il bisogno delle persone a cui vuole andare incontro Adobe.

Ha dichiarato Brad Rencher, vice presidente esecutivo e direttore generale Digital Marketing di Adobe:

Adobe Marketing Cloud Co-op consentirà ai brand di impegnarsi in modo intelligente con i propri clienti attraverso tutti i diversi dispositivi che stanno utilizzando.”

“Una comprensione specifica dell’identità del cliente sta diventando la caratteristica distintiva del marketing digitale e della pubblicità”, ha detto invece il Research Analyst Scott Denne, aggiungendo “senza prima conoscere i collegamenti tra dispositivi, è sempre più difficile capire i clienti e quantificare i risultati di ogni singola campagna.”

LEGGI ANCHE: Millennial, la generazione più potente della storia

Come funziona Adobe Co-op?

Basta pubblicità fastidiose: ci pensa Adobe Co-op

La classica esperienza fastidiosa di pubblicità on-line è quella che ci si presenta dopo che abbiamo cercato prodotti o servizi da acquistare, e siamo tartassati da annunci che non ci servono per ore, se non giorni.

Immagina di essere in procinto di prenotare una vacanza a Londra grazie all’App TuttoViaggi. Cerchi un hotel su TuttoViaggi sul tuo tablet scegliendo una data precisa, ma non acquisti subito. Successivamente, prenoti una camera, però lo fai dal tuo computer portatile tramite il sito web di TuttoViaggi. Oggi, pur avendo già prenotato, continuerai a vedere annunci di camere d’albergo, mentre con Co-op, TuttoViaggi può interrompere immediatamente le pubblicità di camere d’albergo, e proporti eventualmente annunci pubblicitari relativi a visite guidate a Londra, ristoranti di Londra e qualunque cosa possa interessare a chi ha prenotato una camera d’albergo a Londra e cerca cosa fare a Londra.

… e la privacy?

Tutto questo sarà possibile senza rivelare l’identità dell’utente. Il dispositivo Co-op non condividerà i dati personali, come il nome, e-mail o numero di telefono, affrontando un problema di privacy solitamente associato alle tecnologie cross-device.

“Una delle principali sfide dei sostenitori della privacy e delle aziende di tecnologia è stata raggiungere la capacità di offrire ai consumatori la trasparenza e la scelta significativa in un ecosistema che è sempre più complesso”, ha detto Jules Polonetsky, CEO, Future of Privacy Forum. “Facendo in modo che la scelta di un consumatore verrà rispettata tra i dispositivi e che sia garantita la visualizzazione di annunci pubblicitari facile da comprendere e da gestire, Adobe vuole aiutare gli editori e gli esperti di marketing nel rispetto della privacy dei consumatori.”

LEGGI ANCHE: Arriva HAT, finalmente il controllo dei tuoi dati è possibile

E gli altri player, che fanno?

Question mark heap on table concept for confusion, question or solution

Question mark heap on table concept for confusion, question or solution

Certamente, Adobe non è l’unica azienda fare grandi passi con il Cloud Marketing.

Google ha recentemente rivelato un agglomerato di strumenti chiamato Google Analytics 360 Suite. Tuttavia, la posizione di Adobe è molto diversa rispetto a Google: Google è una società che vende spazi pubblicitari, Adobe no, ed è su questo punto di forza che Adobe sta cercando di fare chiarezza.

Sei pronto a vivere una nuova esperienza di navigazione grazie ad Adobe Co-op?

#TasteYourTalent, diventa un Champion di Coca-Cola HBC Italia

Coca-Cola HBC Italia organizza i #TasteYourTalent Days, giornate di orientamento e formazione che si svolgeranno presso le sedi dell’azienda, dove confrontarsi con i Manager delle Risorse Umane delle principali realtà nazionali e multinazionali.

Gli obiettivi principali del progetto #TasteYourTalent di Coca-Cola Hbc Italia è avvicinare i giovani laureati al mondo del lavoro in modo che possano capire le dinamiche interne delle aziende.

Coca-Cola HBC Italia

#TasteYourTalent: diventa un Champion di Coca-Cola HBC Italia

Coca-Cola HBC Italia è il più grande produttore e distributore di prodotti della The Coca-Cola Company in Italia. Con 2.000 dipendenti, dispone di 3 stabilimenti per la produzione di soft drink situati a Nogara (VR), Oricola (AQ) e Marcianise (CE) e un impianto d’imbottigliamento di acqua minerale a Rionero in Vulture (PZ).

Coca-Cola HBC Italia si occupa inoltre del merchandising dei prodotti, della relazione con i clienti, dell’implementazione delle promozioni, delle attività inerenti ai temi di Responsabilità Sociale d’Impresa, delle relazioni pubbliche e istituzionali e della distribuzione dei prodotti in tutta Italia ad esclusione della Sicilia.

Il progetto Coca-Cola #TasteYourTalent

#TasteYourTalent: diventa un Champion di Coca-Cola HBC Italia

Il progetto #TasteYourTalent è diviso in 3 giornate di orientamento al lavoro e di formazione. I partecipanti all’evento potranno confrontarsi con i manager delle Risorse Umane delle migliori aziende italiane e straniere e potranno prendere parte a workshop tematici per approfondire le dinamiche del mondo aziendale.

Nel corso delle giornate sarà possibile effettuare delle simulazioni di colloquio, ricevere dei consigli pratici sulla stesura del curriculum vitae e della lettera di presentazione, ed essere supportati nell’identificare il percorso formativo e lavortivo migliore, in base alle proprie inclinazioni.

Durante le giornate del #TasteYourTalent si approfondirà l’importanza delle esperienze lavorative all’estero, il valore dei master post-universitari e l’importanza dell’utilizzo degli strumenti e delle piattaforme web per cercare un’occupazione. Si tratta di un’ottima opportunità per apprendere le tecniche migliori per valorizzare le proprie competenze e il proprio profilo professionale.

Il primo appuntamento è previsto per il 28 aprile nello stabilimento di Marcianise, il secondo il 19 maggio presso la sede centrale a Sesto San Giovanni.

Per candidarsi basta visitare il sito TasteYourTalent, registrarsi inserendo i propri dati, il curriculum vitae e compilare un breve test. Testate il vostro talento e buona fortuna.

Webby Awards 2016, ecco i nominati di quest’anno

Nell’era digitale i Webby Awards sono il più alto riconoscimento che si possa ricevere per il proprio progetto, idea o strategia digitale.

I Webbys sono ogni anno annunciati dalla International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS), che vanta più di 1000 membri, esperti digitali, luminari di internet, digital influencer mondiali. Tutti i componenti giusti per decretare i migliori vincitori dei Webby Awards.

Webby Awards 2016, ecco i nominati di quest'anno

I candidati vengono selezionati in base alla capacità di fornire un’esperienza digitale a 360°, che sia rilevante per i consumatori.

I progetti sono suddivisi in diverse categorie: Advertising, Mobile sites, Web sites, Social Media e Online Film & Video. Il giorno tanto atteso, in cui verranno dichiarati i vincitori per ognuna di queste categorie, è fissato a maggio.

La caratteristica principale dei Webby Awards è che i nominati possono essere votati non solo dall’Academy ma anche dal pubblico. Come? Basta osservare tutti i candidati per ogni categoria e votare direttamente sul sito.

Ecco alcuni dei protagonisti di quest’anno: per la sezione Best overall social presence troverete CNN, ma anche la celebre saga di Games of Thrones con “The Sight”.

Webby Awards 2016, ecco i nominati di quest'anno

Per la categoria Entertainment tra i nominati anche i fenomeni di Star Wars, Marvel con i creatori dell’app; infine, Snapchat trova spazio nella categoria Social con l’esperienza Tastmade, piccole ricette protagoniste dell’app del momento.

Webby Awards 2016, ecco i nominati di quest'anno

Oltre ai nomi più celebri troverete tante altre idee, innovative, sempre più legate al modo social e non.

Scoprirete che la tendenza sempre più crescente nel mondo del web è quella di creare delle esperienze complete, che colpiscano e coinvolgano il consumatore in tutte le fasi della sua vita quotidiana: un’app per giocare, una storia per scoprire le anticipazione della sua serie preferita e, ancora, un’applicazione utilizzata per rendere più semplici le attività quotidiane.

Tutti dettagli che non passeranno sicuramente inosservati ai giudici e che saranno determinanti per nominare i vincitori finali.

Cos’aspettate allora a votare? I Webby Awards stanno arrivando!

#innovaconnoi: inventa il futuro digitale con TIM

Qual è la tua idea di futuro digitale? Vuoi diventare protagonista del cambiamento?

Metti alla prova il tuo talento progettando una soluzione alle sfide di domani con TIM. Partecipa al contest #innovaconnoi, proponi un progetto originale e innovativo, che sia di interesse sociale e si dimostri fattibile sul piano economico e operativo.

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TIM ti invita a immaginare nuove e originali prospettive nell’uso delle risorse digitali: per risolvere problemi di tutti i giorni, connettere in maniera intelligente le persone, migliorare la qualità della vita, offrire servizi, educare, intrattenere. In una parola: innovare!

L’iniziativa è aperta a studenti o neolaureati, in qualunque disciplina, di età non superiore ai 28 anni.

Deadline.

Hai tempo fino al 18 aprile 2016 per iscriverti al contest. Potrai partecipare da solo o in un team composto da un massimo di tre persone. Al momento dell’iscrizione potrai decidere di invitare tramite mail altri 2 amici ad unirsi al progetto. Scopri il Regolamento completo qui.

I membri dei team dei progetti finalisti parteciperanno ad un evento esclusivo nella sede di TIM #WCAP Accelerator Milano: sarà un’occasione per conoscere e incontrare manager e recruiter di TIM, e proporre la propria candidatura per un eventuale inserimento in azienda.

L’App

Puoi iscriverti al contest anche tramite l’app dell’iniziativa, disponibile per Android, iOS e WindowsPhone. L’app ha anche una sezione Carriera dove troverai informazioni riguardo le politiche del personale di TIM, novità ed eventi e Opportunità di inserimento.

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>>> Cosa state aspettando ninja? Proponete la vostra idea vincente!

Frank Underwood, Barilla, #bastatacere: epic win ed epic fail della settimana

Ancora una volta, il web ha regalato grandi emozioni. Sempre merito dei fedelissimi Twitter e Facebook: a colpi di win e fail, anche questa settimana siamo soddisfatti. Ora la domanda è: a quando un epic win o un epic fail su Snapchat? Nel frattempo: gustatevi questi post epici.

Win

..E il premio epic win degli ultimi sette giorni va a un’anguria! Sì, non ci sono vip, politici, modelle seminude ad incantare tanti, tantissimi spettatori nella diretta Facebook. Visto da oltre 800.000 visitatori e cliccato quasi 8 milioni di volte, il video live ideato dal portale di Buzzfeed, dimostra -in diretta- come far esplodere un’anguria mettendoci degli elastici intorno. Per fare audience, ci vuole un po’ di sale nell’angur..ehm, in zucca!

Watch us explode this watermelon one rubber band at a time!

Pubblicato da BuzzFeed su Venerdì 8 aprile 2016

Cosa si dice solitamente sulle bionde? Giusto: “se sono fresche, sono la fine del mondo”. E se sono social, sono insuperabili, potremmo dire. La provocazione di Carlsberg? Win.

E la risposta di Ceres? Probably. Nell’incertezza: epic win!

Ancora un altro win. Lo citiamo perché è quello che vorremmo porti ad una vittoria concreta alla fine. Lo scorso 4 aprile è stata avviata una campagna social #bastatacere per denunciare la violenza ostetrica, ovvero per cercare di dare fine agli abusi verbali, psicologici e chi più ne ha più ne metta, contro le donne  in un momento epico della loro vita. Una campagna social per sensibilizzare: e vince, vincono tutti coloro che vogliono diffondere i problemi reali rendendoli accessibili per tutti. Ci siamo anche noi: #bastatacere.

 

Chi dorme non piglia tweet, ma il social che cinguetta non è rimasto impassibile al video di Mark Settle, un giornalista della BBC. Due pezzi di un binario di legno, visibilmente diversi dal punto di vista delle dimensioni, riescono a combaciare perfettamente una volta sovrapposti. Ma che mistero è? Non lo sappiamo, intanto Twitter impazza.

Chi vince sempre? Frank Underwood. Lo sa bene il primo ministro inglese David Cameron dopo aver pubblicato un tweet sul tema scottante delle tasse. Ehi David, non male! Oltre 3000 retweet.

Dalla Casa Bianca di House of Cards arriva però una risposta. Ops..

Una gif vale più di 12ooo tweet. Frank, un epic win tassativo per te.

Fail

Social Media Manager cercasi. Lo abbiamo capito, la politica non è per tutti. Ma a quanto pare, anche qualcos’altro. Tutto win tranne quello che è fail. 

Un epico epico epico fail per tutti i tweet riguardanti il bacio in diretta nella trasmissione serale Amici del sabato sera. Commenti omofobi e persone perplesse? Strategia mediatica o no, che ad oggi ci siano ancora commenti negativi a riguardo questo produce solo un grande epic fail. Però, siamo d’accordo con chi dice, forse ironicamente o forse no, “l’amore vince sempre”.

[UPDATE] Questo no, questo agli italiani non si deve fare. Ma come, Messieurs? Non sapete che la pasta è sacra nel Bel Paese e che ci sono tempi di cottura e procedimenti esatti?

Seguiteci su Sai cosa mangi?5 minuti di silenzio per la morte della carbonara in Francia.Vi prego, perdonateli perché non sanno cosa stanno facendo!E voi, come la preparate?

Pubblicato da Cibamus su Martedì 5 aprile 2016

Per fortuna, ci pensa Barilla Italia a recuperare.

Ci sono tanti modi per preparare la #Carbonara. Poi c’è quello giusto. Ve lo mostriamo in questa ricetta realizzata con HuffPost Italia. Bon Appétit!

Posted by Barilla on Saturday, 9 April 2016

 

E come sempre, che il social ce la mandi buona (e al dente!). Alla prossima settimana epica.

Nella prima versione dell’articolo era stato attribuito a Barilla un Epic Fail che invece non merita. Non abbiamo conferme che Barilla sia legata a questo video.

5 step per gestire gli aggiornamenti nei gruppi Facebook con Trello

Hai un blog e sei attivo nei gruppi Facebook? Sei in cerca di un modo migliore per gestire gli argomenti che condividi?

Ecco Trello, un tool utilissimo per diversi task – dal project management al social media management – in modo efficace ed efficiente.

In particolare, questo articolo è focalizzato sui 5 step indispensabili per utilizzare Trello al fine di organizzare i contenuti da postare nei gruppi Facebook attraverso etichette, liste e schede.

Cinque step per gestire i post nei gruppi Facebook con Trello

LEGGI ANCHE: 5 consigli per una pagina Facebook sempre aggiornata

Step 1: organizza i tuoi gruppi Facebook

Non importa quali siano gli strumenti utilizzati: provare a gestire 25 o più gruppi Facebook può risultare molto complicato.

Il trucco sta nel capire quali gruppi possano essere risultare più utili e adatti per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Se stai considerando di postare in un nuovo gruppo Facebook, prenditi un periodo di prova di 14-30 giorni per farti un’idea del tipo di contenuti che vengono condivisi nel gruppo.

Fai inoltre attenzione agli altri membri, così che tu possa capire se il pubblico sia in linea con le tue prospettive di promozione.

Step 2: crea una board Trello

Una volta aver stabilito i gruppi che vuoi gestire con Trello, il passo successivo è quello di creare una lavagna di gestione dei gruppi Facebook.

Cinque step per gestire i post nei gruppi Facebook con Trello4

Organizza i gruppi attribuendo un’etichetta a ciascuno e utilizza una classificazione a colori che ti aiuti a ricordare quale tipo di argomento puoi condividere in ogni gruppo.

Per esempio, alcuni gruppi hanno regole specifiche di promozione e altri hanno semplicemente un focus di nicchia.

Magari potresti utilizzare un’etichetta rossa per denotare gruppi che proibiscono la promozione e una verde per evidenziare i gruppi che la consentono.

Usando queste etichette sarà inoltre più facile vedere dove hai condiviso un argomento in passato, in modo da evitare duplicati nello stesso gruppo ed essere certo che tu non abbia per sbaglio copiato e incollato lo stesso contenuto senza aver effettuato alcuna modifica.

Step 3: crea liste per i tuoi argomenti

Puoi aggiungere una lista per ogni tipo di argomento che desideri condividere nei gruppi. Puoi anche pensare, per esempio, di creare un elenco di promozioni per chi si iscrive al tuo sito offrendo podcast, omaggi e webinar.

Dovresti anche avere un elenco immediato di domande e risposte, tips and tricks, ispirazioni e divertenti off topic.

Sarebbe meglio anche avere una colonna di possibili introduzioni (con alcune variazioni) utili quando ci si aggiunge ad altri gruppi.

Crea tutte le liste di cui hai bisogno per essere certo che ogni argomento abbia il proprio elenco sulla tabella Trello.

Cinque step per gestire i post nei gruppi Facebook con Trello5

Scrivi il testo per 8 o 10 post per ognuna delle tue liste argomento. Porta via tempo, ma anticipare il lavoro consente poi di potersi dedicare maggiormente all’engagement.

Ognuno di questi post può essere condiviso in diversi gruppi Facebook in giorni e momenti differenti, non preoccuparti quindi se dovessero risultare simili.

Puoi trovare ispirazione guardando agli argomenti passati del tuo blog e costruire i post di Facebook intorno a quel tema.

Fai in modo che alcuni dei tuoi post rimandino ad uno specifico topic sul tuo blog o che ne includano un consiglio per apportare valore ai contenuti pubblicati su Facebook.

Step 4: aggiungi le schede dei tuoi argomenti

Inizia la tua prima lista e clicca su add per creare una nuova scheda.

Al posto del titolo copia il contenuto del post così che tu possa vedere a colpo d’occhio quali post sono disponibili in ogni lista.

Se preferisci un layout visivamente chiaro che ti consenta di vedere più schede alla volta, attribuisci un titolo breve e aggiungi il testo del post nella descrizione.

Cinque step per gestire i post nei gruppi Facebook con Trello3

In questo step puoi anche aggiungere le immagini che desideri utilizzare, cliccando sulla scheda creata e utilizzando l’icona graffetta nel box Comments per caricare le foto.

Per postare il contenuto, basterà semplicemente scaricare le immagini da Trello.

Quando decidi di postare nei gruppi Facebook, fai attenzione ad applicare alla scheda l’etichetta adatta a quel gruppo, così saprai subito cosa hai postato dove.

Step 5: mantieni Trello aggiornato

Una volta al mese fai manutenzione nella tua tabella Trello: aggiungi nuove schede e liste a seconda delle tue esigenze e – se ti sei aggiunto a qualche nuovo gruppo – aggiungi una nuova etichetta.

Questo aggiornamento mensile ti consentirà di far ruotare gli argomenti regolarmente così che non sembrino mai “vecchi”.

Non mi resta che augurarti buon lavoro!

#Caprai4Love: il fundraising per il restauro degli affreschi del Gozzoli

Il vino al servizio della cultura: dall’edizione numero 50 di Vinitaly (Verona, 10-13 aprile), la Arnaldo Caprai lancia un fundraising 2.0 con una limited edition di sei bottiglie esclusive del cru Montefalco Sagrantino Docg Vigna del Lago 2012 che potranno essere acquistate online, per completare il restauro del ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli nell’abside della chiesa di San Francesco a Montefalco (in tutto, 1.200 bottiglie numerate).

#Caprai4Love: la campagna giunge alla sua quarta edizione

6bottiglie

La cantina leader del Sagrantino di Montefalco scrive un nuovo capitolo di #Caprai4Love, progetto fondato sulla sostenibilità intesa come massima valorizzazione del territorio, per restituire un dividendo sociale alla comunità che dà il Sagrantino. E lo fa, questa volta, con al fianco sei testimonial d’eccezione.

Il Dj Claudio Coccoluto, il DIavolo, Lia Celi, Matteo Grandi, Insopportabile ed Iddio, tra i più seguiti e popolari influencer di Twitter che diffonderanno sui social l’hashtag del progetto, oltre ad aver “marchiato” ogni bottiglia con uno dei cinguettii che ne hanno sancito la popolarità.

Queste bottiglie limited edition di Montefalco Sagrantino Docg Vigna del Lago 2012 potranno essere acquistate direttamente online, per contribuire al restauro.

Marco Caprai, colui che è alla guida della Cantina, definisce così i contorni della campagna:

Il nostro impegno del vino per l’arte si compie con la
raccolta fondi per completare il restauro dell’affresco “Grandi Francescani”. Perché per noi questa è sostenibilità: esaltare tutti i nostri valori, dalla natura alla cultura, dalla società al lavoro, dall’impresa al territorio, in un complesso armonico. Del resto sono Montefalco e la sua comunità che ci danno il Sagrantino e noi a Montefalco e alla comunità dobbiamo restituire il “dividendo sociale”.

Questo insieme di valori legati alla sostenibilità li abbiamo chiamati New Green Revolution e sono valsi il titolo di “European Winery of the Year 2012” da Wine Enthusiast e il riconoscimento come “Modello della Sostenibilità”da
Expo 2015.”

 

La chiesa di San Francesco ed i suoi affreschi da salvare

L’affresco che sarà restaurato è quello de La vita di San Francesco, alla cui base ci sono “I Grandi
Francescani”, dipinto da Benozzo Gozzoli nel 1452 nell’abside della chiesa di San Francesco a Montefalco, che raffigura, tra gli altri, tre terziari francescani di valore universale: Francesco Petrarca (laureatus Petrarca – omnium virtutum monarca), Dante Alighieri (theologus dantes – nullius dogmatis expers) e Giotto di Bondone (pictorum eximius – iottus fondamentum et lux).Chiesa San Francesco Montefalco

Il valore artistico dell’affresco è assoluto, ma ancora più pregnante è il suo spessore storico. Con questi tre intellettuali Benozzo Gozzoli intende promuovere la “regola francescana” come guida della civiltà (Petrarca compare nell’affresco perché l’8 aprile del 1431 viene coronato d’alloro in Campidoglio come sommo poeta per la sua opera latina Africa, Dante per la teologia universale esposta in volgare nella Divina Commedia, Giotto
inventore della prospettiva per aver affrescato la vita di San Francesco nella basilica di Assisi) e questo suo anelito giustifica anche il “gran rifiuto” che egli oppose ad una potente famiglia fiorentina che lo richiamava
in patria perché doveva terminare gli affreschi di Montefalco.

Proprio da quell’episodio ha preso avvio il progetto #Caprai4Love che oggi compie un ulteriore sviluppo.

Tutto è stato possibile grazie alla splendida collaborazione del Comune di Montefalco e del Museo di San Francesco.

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Photobmb, l’app che trasforma i tuoi scatti in uno spasso

Il photobombing è un’esperienza che tutti abbiamo provato nella vita: tra le foto dell’ultima vacanza e lo scatto del matrimonio del tuo migliore amico, c’è sempre l’elemento fastidioso di turno che occupa un angolo, spesso con risultato esilarante!

I social network hanno reso il photobombing una vera tendenza: pagina Facebook dedicate al fenomeno, meme e gif che ci divertono con personaggi famosi, animali e cartoni animati che invadono la scena. Vuoi divertirti anche tu? È appena arrivata negli app store l’applicazione per te: si tratta di Photobmb  ed è già disponibile per iOS e Android.

Come funziona

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Photobomb permette di personalizzare le tue foto grazie ai BMB, layer e sticker divertenti che come immagini vettoriali puoi incollare sui tuoi scatti: il risultato è simile a quello che si può ottenere con programmi come Photoshop ma il procedimento è intuitivo come Instagram.
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Dopo aver inserito il BMB, puoi modificare l’immagine con filtri o correggere colore, saturazione, contrasto e molti altri aspetti.
Photobmb è un’applicazione che mette alla prova la creatività dei suoi utenti, che possono caricare nuovi sticker tramite l’uploader del sito. In questo modo ogni persona può contribuire ogni giorno con nuovi contenuti, che potrà mettere a disposizione per la community di photobmb di tutto il mondo, o geolocalizzando il contenuto e rendendolo visibile solo per una determinata area.
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Photobmb e i brand

Photobmb è un’idea di tre italiani, Gioele Meoni, Mattia Procopio e Eros Verderio che hanno realizzato questa applicazione anche con l’idea di offrire uno strumento originale di marketing per i brand: la localizzazione dei contenuti e degli sticker può essere infatti molto utile per promozioni, eventi e campagne adv creative. Pensa ad esempio ad un concerto o al lancio di un prodotto in cui tutti possono scattare e personalizzare le foto grazie a sticker localizzati e dedicati.

Photobmb può rivelarsi un media in grado di avvicinare i brand a un target come i millennial, abituato a queste tecnologie e sensibile ai contenuti divertenti e virali.

La categoria sponsorizzata conterrà una landing page in-app ad hoc, contenente  video/audio/immagini/link che il brand potrà sfruttare e personalizzare per fare push e awareness.

In attesa che i brand scoprano Photobmb, questo weekend mi divertirò a condividere foto esilaranti con i miei amici: saprai resistere alla tentazione di farlo anche tu?

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L’inno di IMG Academy allo sport, ai giovani e al futuro

Il mondo dello sport è sempre affascinante, e ancora di più lo è il mondo patinato del college sportivo americano, così distante da noi, ma tanto invidiato nel panorama europeo. Forse per questo motivo lo spot di IMG Academy ci è piaciuto tanto.

IMG academy ha sede a Bradenton, in Florida, e offre un programma di formazione per giovani dai 6 ai 20 anni per svariate discipline sportive: tennis, golf, baseball, basket, football americano, calcio e atletica. L’accademia sportiva attrae più di 12.000 atleti da circa 80 nazioni in tutto il mondo.

Come esordio (si tratta del primo video commercial nella sua storia) il management di IMG non poteva scegliere partner migliore: si è infatti affidato a Droga5 per comunicare i valori dell’organizzazione, raccontando il più classico dei confronti generazionali.

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Set del video sono i diversi campi di allenamento dell’accademia, in cui giovani atleti all’imbrunire continuano ad allenarsi in solitaria, fino a notte fonda, per superare i propri limiti. Gli allenamenti si susseguono mentre una serie di voci, di età adulta, elencano clichè e luoghi comuni sui giovani, sulle nuove generazioni stanche, svogliate e senza futuro: “They don’t wanna work hard/They’re lazy/unmotivated”.

Il contrasto è forte, soprattutto grazie alla costruzione precisa dello spot che trasmette il senso di sacrificio degli allenamenti degli atleti, in un climax che si conclude con il claim “Keep Talking, Tomorrow is Our” (Lascia che parlino, il domani è nostro).

“I loro studenti sono i leader del futuro, lavorano per essere ogni giorno migliori del giorno precedente. Mentre il resto del mondo sogna il loro futuro gli ateti IMG lo costruiscono”.

Droga5 ha dichiarato che la campagna è stata ispirata dall’insight secondo cui gli studenti IMG sono ispirati non solo dai migliori atleti al mondo, ma da quelli che hanno dovuto superare degli enormi ostacoli e sono riconosciuti per la grinta e il duro lavoro svolto negli anni.

Sul sito è possibile visionare, per sport, i diversi tagli video da 60 secondi sui singoli protagonisti che raccontano la loro storia.

Dopo il Leone d’oro a Cannes per “I will what I want” con Gisele Bundchen e l’ultimo capolavoro sempre per Under Armour con Micheal Phelps, Droga5 si riconferma impeccabile e sempre più protagonista nel mondo dello Sport.