My Vodafone Hack 2016: il Ninja Report dell’hackathon organizzato da Vodafone Italia

Come anticipato nell’articolo “Chi sarà il Top Innovator? Al via il 12 e 13 aprile la seconda edizione di My Vodafone Hack”, il 12 e 13 Aprile 2016 si è svolto al Vodafone Village di Milano Hack My Vodafone, l’hackathon organizzato da Vodafone Italia.

Una cinquantina di giovani sviluppatori, startupper ed esperti del mondo IT – dal digital design al marketing digitale – si sono confrontati per 24 ore (filate 😉 ) per produrre e proporre l’idea più innovativa per l’app My Vodafone, vero fulcro nella relazione con i clienti e di importanza strategica per gli obiettivi di assistenza, vendita e brand engagement della media company.

… e Ninja Marketing c’era! Vi racconto come è andata, in questo report.

LEGGI ANCHE: Chi sarà il Top Innovator? Al via il 12 e 13 aprile la seconda edizione di My Vodafone Hack

My Vodafone Hack 2016: la tweet-storia dell’hackathon

In primis, ecco uno dei tweet di apertura di Barbara Cominelli, Direttore Commercial Operations di Vodafone Italia.

E voilà un contenuto social di Giuseppe Vironda, Head of Online Services di Vodafone Italia.

Il resto… è tweet-storia! Di seguito, una galleria di tweet e immagini in cui l’azienda e i partecipanti raccontano la bella avventura vissuta tutti insieme tra hard team working, progettazione e momenti più spensierati/divertenti. Come riportato su Vodafone News, si è trattato di 24 ore di lavori intervallate da speech motivazionali da parte di aziende come LG, Facebook, Subito.it e PoliHub e attività per rimanere svegli durante la notte, dallo stretching ai giochi di logica.

Come sviluppare idee vincenti? I consigli dei Tech Innovators 2015 e i vincitori 2016

All’apertura dell’evento erano anche presenti Francesco e Francesco, i due giovani startupper risultati vincitori all’hackathon organizzata da Vodafone Italia nel 2015. Nell’intervista video proposta di seguito, alcuni ricordi e altrettanti preziosi consigli per i futuri innovatori:

“L’Hackathon 2015 di Vodafone è stata un’esperienza immersiva e divertente, un modo ottimo per abbinare lavoro e divertimento. La cosa più bella è stata quella di vedere la realizzazione di un nostro progetto, portato avanti seguendo quello in cui crediamo. Da un punto di vista più divertente, abbiamo fatto capire ai nostri genitori attraverso una soluzione reale, conosciuta e utile come l’app Vodafone quello che facciamo di lavoro! 🙂 Un consiglio per affrontare al meglio sfide di questo tipo? Prepararsi prima: studiare l’azienda permette di recuperare qualche ora iniziale. E seguite i Mentor, sono lì apposta affinché il progetto sia il più bello possibile.”

L’edizione 2016 si è conclusa con la vittoria del Team Rednovation, composto da Giacomo Bertoli, Matteo Caporale, Stefano Fontana, Marco Lucchese, Alessandro Testa e Chen Jiahua (detto Sandro). Complimenti a loro, assicuro che non è stato semplice 😉

“Il gruppo ha presentato “Vee”, un avatar che dall’App My Vodafone può avvisare il cliente quando sta per finire i giga, mostrandogli quali attività può ancora fare (per esempio quanta musica può ascoltare o quante foto può scaricare) e quali offerte eventualmente attivare. Un amico virtuale che fa anche gli auguri di compleanno e dice che tempo fa. La giuria ha premiato il Team Rednovation per competenza e articolazione della proposta che ha toccato tutti gli aspetti, da quello grafico al go-to-market. Al team vincitore Vodafone regalerà smartphone top di gamma del partner LG e offerte personalizzate.”

In conclusione…

Sempre di più, le aziende di qualsiasi tipologia e dimensione stanno esplorando nuovi modi di captare e creare valore in ottica win-win.

Format come l’hackathon permettono di oltrepassare i tradizionali confini organizzativi nella creazione di valore, attingendo da fonti nuove in piena logica di open innovation.

100 di questi hackathon, dunque! #MyVodafoneHack

La Cura: parte dalla Campania il tour di presentazione del libro cult sulla rete (e non solo)

Siamo nell’estate del 2012, allo scienziato/hacker Salvatore Iaconesi viene diagnosticato un cancro al cervello, da quel momento per lui e la sua compagna Oriana inizia una trafila ospedaliera e burocratica alla quale decidono di rispondere in maniera personale riconoscendo non solo il proprio ruolo per affrontare e comprendere la malattia, ma riportandola nella società per interrompere l’isolamento che molto spesso circonda il paziente.

Dal quel momento i dati medici e la malattia diventano la metafora di un’azione globale che coinvolge artisti, designer, ricercatori, scienziati, tecnologi, studenti e tutte le persone che scelgono di prendere parte a una Cura planetaria.

Il numero delle connessioni e delle storie che ha generato e continua a generare è impossibile da quantificare. In questi giorni è uscito un libro/toolkit edito da Codice Edizione che è gia diventato un cult sia nella rete che tra la stampa convenzionale e che sta registrando un record di vendite.

iaconesi e persico - La Cura

La Cura è un racconto a due voci di questa storia della storia pazzesca dello scienziato Salvatore Iaconesi che ammalatosi di cancro al cervello decide di ribellarsi al codice della malattia e al suo destino di paziente e di sua moglie Oriana Persico esperta di comunicazione e inclusione digitale e cyber-ecologista. I dati medici e il tumore diventano la metafora di un’azione globale che riporta il malato al centro della società.

Salvatore, infatti, decide di pubblicare in rete i propri dati medici e di fare appello all’intelligenza collettiva. Ed ha funzionato. Salvatore oggi è ancora vivo e vegeto ed attivissimo.

La Cura, attraverso un uso creativo e critico delle potenzialità offerte dalle tecnologie di rete, ha dimostrato di essere un metodo per affrontare temi sociali ­dall’istruzione alla salute, dall’ambiente all’innovazione ­ usando le reti, le tecnologie e soprattutto le relazioni umane, scoprendo nuove forme di solidarietà e nuovi modi di agire insieme.

Un metodo in cui l’arte e la creatività svolgono il ruolo di sensori e di catalizzatori dell’immaginario, capace di attraversare contesti differenti, perché basato sul desiderio, non sulla competizione.

alex giordano e salvatore iaconesi - la cura

Nel 2012, al suo lancio, la Cura ha toccato cinque continenti coinvolgendo centinaia di migliaia di persone nel mondo. Dalla Cura sono nate centinaia di opere d’arte, dalla danza, al projection mapping, alla stampa 3D, alla poesia; paper e ricerche scientifiche; servizi e nuovi dispositivi. Il numero delle connessioni e delle storie che ha generato è impossibile da quantificare.

E la prosperità de La Cura continua con un tour di presentazioni/performance che parte proprio in questi giorni dalla Campania.

Gli appuntamenti

Infatti a Rural Hub www.ruralhub.it , il centro di ricerche diretto sull’innovazione applicata all’agricoltura, ospiterà tra il 16 e il 18 aprile Erbe Indisciplinate, una tre giorni in collaborazione con La Casa delle Erbe e l’Università degli Studi di Salerno, in cui si imparerà a riconoscere e raccogliere 150 erbe commestibili e officinali per ribadire l’importanza di aprirsi all’ambiente che ci circonda, in perfetto accordo con quanto sostenuto dalla Cura. Per maggiori informazioni cliccare qui.

Un workshop che si conclude con una giornata di raccolta erbe nei giardini del Campus dell’Università di Salerno per poi cucinarle e mangiarle tutti assieme in gustosissimi piatti che saranno serviti in una festa serale al Rural Pub .

Mercoledì 20 aprile, invece, l’Università Federico II di Napoli aprirà le porte a una conversazione sul libro La Cura, inserita all’interno del ciclo di seminari sulle culture digitali #BitGeneration, in cui i due autori, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, si confronteranno con Aldo Masullo, 93 anni, filosofo e Maria Venditti, 27 anni, cyborg. Qui tutte le info.

La Cura è un metodo per affrontare temi sociali – dall’istruzione alla salute, dall’ambiente all’innovazione – usando le reti, le tecnologie e soprattutto le relazioni umane, scoprendo nuove forme di solidarietà e nuovi modi di agire insieme. 

Un libro che ci sentiamo di consigliare a tutti gli studiosi delle nuove tecnologie perché vi calerà in modo critico, parlando non solo al cervello ma anche alla pancia ed al cuore, di temi cari agli studiosi di comunicazione e societing: Cos’è l’iperconnettività? Perché oggi è ha senso parlare di interface politics, la politica della interfacce? E cos’è la biopolitica dei dati? Come muta il potere nell’era degli algoritmi? Cosa sono e come usare i modelli collaborativi peer-to-peer? Cosa possiamo fare con i big data? E molto ancora. Un utile strumento per navigare i conflitti e le opportunità della società delle reti con cui ci confrontiamo ogni giorno.

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Instant Articles: 10 step per creare il tuo primo articolo

Come promesso a febbraio, oggi Facebook ha aperto gli Instant Articles a tutti gli editori sulla sua piattaforma, permettendo loro così di importare i propri contenuti su Facebook e di renderli fruibili ai propri lettori in modo interattivo e immersivo.

La società di Menlo Park ha dichiarato durante l’evento F8 dedicato agli sviluppatori,  che l’adozione da parte dei publisher finora è stata “enorme”, con più di 1.000 editori di tutto il mondo. Nei mesi precedenti testate come The Atlantic, BBC News, BuzzFeed, The Guardian, National Geographic, NBC, The New York Times, e Spiegel Online hanno potuto testare gli Instant Articles.

Gli Instant Articles hanno generato fin qui il 20% di clic in più rispetto ai link verso siti esterni alla piattaforma, con il 30% in più di successive condivisioni e con il 70% in meno di abbandoni della lettura che solitamente sono dovuti ai tempi di caricamento delle pagine, secondo Facebook.

“Abbiamo la prova evidente che gli instant articles forniscono una migliore esperienza di lettura per le persone e un notevole impulso per gli editori che cercano di raggiungere il proprio pubblico su Facebook”, ha dichiarato Josh Roberts, product manager Facebook.

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In questa importante operazione, Facebook ha anche aggiunto nuovi partner e strumenti, tra cui integrazioni con WordPress, Medio, RebelMouse, ShareThis, Sovrn, Tempest, Adobe Analytics, Chartbeast, Nielsen, Parsely e SimpleReach.

Insieme agli Instant Articles, facebook ha annunciato anche i Brand Content: un tag ai brand accompagnerà gli articoli sponsorizzati, che verranno evidenziati come pubblicità, anche includendo il logo dello sponsor, se richiesto.

Gli articoli interattivi fanno parte del progetto Accelerated Mobile Pages ed entra direttamente in concorrenza con Google: tuttavia, uno dei più grandi vantaggi di Facebook è  proprio l’aspetto social che Big G non riesce ancora ad eguagliare.

“In tutto, applaudiamo l’intenzione di creare esperienze mobile più veloci – più velocemente un articolo viene caricato, più diventa coinvolgente e rilevante”, ha dichiarato Trevor Paulsen, product manager di Adobe Analytics a Venture Beat. “In questi tempi, i consumatori hanno poca pazienza. Un recente studio commissionato da Adobe ha dimostrato che se i contenuti digitali richiedono troppo tempo per caricare, il 78% degli intervistati passa oltre o si ferma del tutto. Catturare un lettore su un dispositivo mobile è una questione di millisecondi”

Come creare un Instant Article

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Instant Articles offre a editor e progettisti una suite integrata di capacità interattive semplici da usare e flessibili per la pubblicazione delle notizie sui dispositivi mobili.

Facebook, nella guida online dedicata agli sviluppatori, spiega così in cosa consiste un articolo interattivo: si tratta di un documento HTML5 ottimizzato per offrire prestazioni ottimali sui dispositivi mobili e notizie coinvolgenti, nonché la possibilità di adattare la progettazione al marchio e di personalizzare l’aspetto visivo.

Ecco i 10 step per creare un articolo interattivo:

1. Accedi agli strumenti di Articoli Interattivi dalle impostazioni della tua pagina;

2. Reclama il tuo URL per pubblicare Articoli interattivi che puntano ai contenuti presenti su quel dominio;

3. Scarica l’app Gestore delle Pagine Facebook (se non l’hai già fatto), perché sarà necessaria per visualizzare un’anteprima degli Articoli interattivi, che potrai testare e sottoporre a debug.

4. Crea un template di stile: Facebook ti permette di personalizzare fino a 19 elementi, come l’occhiello, l’immagine e riga autore;

5. Formatta i tuoi articoli: farlo manualmente è il modo migliore per familiarizzare con il markup personalizzato di HTML 5, che Facebook usa per tradurre i tuoi contenuti nel formato nativo a prestazioni elevate di Articoli interattivi;

6. Scegli il metodo di distribuzione tra API Instant Articles e Feed RSS;

7. Connetti gli articoli alla tua Pagina Facebook

8. Configura inserzioni e dati statistici: se intendi includere inserzioni nei tuoi Articoli interattivi, puoi integrare il server pubblicitario o Audience Network di Facebook direttamente nel tuo codice HTML. Puoi includere in modo analogo anche il monitoraggio dei dati statistici.

9. Verifica la conformità dei tuoi articoli alle normative per Articoli interattivi e alle linee guida di Facebook;

10. Invia 50 articoli per l’analisi di Facebook, che mostrino l’aspetto e le funzioni interattive che intendi usare;

11. Ultimo step: inizia a pubblicare! Facebook ci ricorda che, pubblicando un Articolo interattivo, non viene creato un post di Facebook corrispondente contenente l’articolo nel diario della tua Pagina o nella sezione Notizie. Questo vale sia per la pubblicazione manuale degli Articoli interattivi che tramite API o un feed RSS.

Buona pubblicazione!

Cosa significa avere una Digital Strategy per una PMI

Cosa significa avere una Digital Strategy per una PMI

Ne senti parlare continuamente, forse troppo. Così espressioni come Big Data, omnichannel e personalizzazione potrebbero apparirti come mode passeggere e senza troppo valore, di cui non curarti nella pianificazione del tuo business. Spiacenti, purtroppo la Digital Strategy è qualcosa con cui prima o poi dovrai fare i conti.

Naturalmente, se vuoi che le tue attività digitali siano efficaci, è meglio che cominci a familiarizzare con questi concetti a partire da ora.

Secondo un recente studio di Russell Reynolds Associates, sempre più aziende hanno cominciato ad adottare l’approccio adapt or die per la trasformazione digitale delle loro attività, perché per sopravvivere è necessario farsi trovare pronti, con una Digital Strategy ben strutturata.

Adotta un nuovo approccio grazie alla tua Digital Strategy

Cosa significa avere una Digital Strategy per una PMI

Ecco arrivato quindi il momento di rispondere alla domanda più sensata che tu possa fare in questa circostanza: che cosa significa avere una strategia digitale?

Avere una solida Digital Strategy significa essenzialmente che le decisioni aziendali saranno stabilite in base ai dati raccolti secondo metriche precise e soprattutto che saranno basate su soluzioni digitali.

Molte della aziende prese in considerazione nella ricerca Digital Pulse 2015 hanno strategie digitali già ben radicate nella loro pratica commerciale, permettendo un approccio decisamente più disruptive. Ma anche i proprietari di piccole e medie imprese potrebbero trarre profitto dall’adozione di soluzioni digitali, come una automazione di alcuni processi aziendali o l’implementazione dell’analisi dei dati delle vendite, o ancora il miglioramento della customer care.

LEGGI ANCHE: Le quattro metriche più comuni che possono indurti in errore

In particolare, proprio la gestione dei clienti e il Web Marketing sono i due settori che avanzano e si modificano con maggiore velocità insieme alle nuove tecnologie digitali.

Dalla teoria alla pratica

Cosa significa avere una Digital Strategy per una PMI

Strategia digitale, insomma, può significare cose diverse, coprendo aspetti differenti del lavoro e del business, per questo alcuni esempi pratici ci aiuteranno a spiegare meglio cosa si intenda per Digital Strategy in una piccola o media impresa.

La tua è una piccola attività di ristorazione che affida gli ordini ancora a penna e taccuino, o hai già un’applicazione per sapere quale cliente ti sta chiamando e cosa gli piace ordinare in genere, segnando in automatico il buono che riceverà al suo terzo ordine nella stessa settimana?

Forse hai aperto un negozio di abbigliamento qualche anno fa e affidi ancora i tuoi inviti per il lancio della nuova collezione Primavera Estate alle buste da lettera imbucate nelle caselle di posta del tuo quartiere. In questo caso potresti valutare l’idea di creare una campagna mirata sui social media, intercettando solo le persone davvero interessate agli abiti che proponi, magari acquisendo nuovi clienti e puntando sulla fidelizzazione.

Potresti anche essere l’assicuratore che costringe ancora i suoi rappresentanti a utilizzare il software che ha fatto creare appositamente dieci anni fa. Che ne pensi di  diventare quello che mette a disposizione dei propri collaboratori un sistema di acquisizione e analisi dei dati in grado non solo di raggiungere il successo, ma addirittura di eccellere?

La Digital Strategy, insomma, investe tutta l’organizzazione del tuo business e assumere le persone giuste, in grado di guidarti in questo processo è certamente il primo passo per il cambiamento. Le aziende che investono in una strategia digitale sono quelle per cui la crisi è diventata un’opportunità e che sono riuscite a capire che i Big Data sono il nuovo punto di partenza per il loro lavoro quotidiano.

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Mamba Day: i brand celebrano Kobe Bryant

Era il 3 Novembre 1996, un giovanissimo ma promettente Kobe Bryant esordisce in casacca gialloviola nel match Los Angeles Lakers – Minnesota Timberwolves. Oggi, 13 Aprile 2016, Kobe calcherà per l’ultima volta il parquet dello Staple Center nel match contro gli Utah Jazz, salutando per sempre il basket giocato.

Per salutare il fenomeno dei Lakers nel giorno della sua ultima gara, Nike ha inaugurato il “Mamba Day” nome che deriva dal soprannome di Bryant, Black Mamba, nomignolo ispirato dal Mamba del film Kill Bill in cui si racconta del serpente agile e aggressivo, letale nei momenti decisivi, un po’ come il modo di giocare di Kobe.

Una carriera impressionante quella del giocatore (cresciuto cestisticamente in Italia), che vanta 5 titoli Nba, 18 partecipazioni agli All Star Game, ed ha ottenuto il titolo di terzo giocatore più prolifico della storia della lega.

Le statistiche e i record si sprecano: in 20 anni di carriera Bryant ha più volte sfidato la leggenda di questo sport, Micheal Jeffrey Jordan, e al contempo ha gareggiato contro i fenomeni di oggi della palla a spicchi, come LeBron James e Stephen Curry.

Per il “Mamba day” Nike ha coinvolto più di 30 atleti, suoi testimonial, tra cui Serena Williams, Tiger Woods, Neymar e Roger Federer per rendere omaggio a Bryant e raccontare la sua natura competitiva e la sua dedizione allo sport. In più nei giorni che anticipano e seguono il “Mamba Day” gli atleti vestiranno delle Nike nero e oro durante le loro gare per omaggiare Bryant.

Lo spot tuttavia si chiude con un claim “Love or Hate” e invita i fan ad andare su un mobile website dedicato in cui poter esprimere le proprie emozioni sull’atleta. Il binomio tra amore e odio è un richiamo al primo commercial del 2006 che ha inaugurato il sodalizio tra Nike e l’atleta dal titolo “Love me or Hate me”.

In questi 20 anni di carriera Kobe si è dimostrato un campione autentico, ciò nonostante ha sempre generato dei pareri discordanti, spaccando l’opinione pubblica (soprattutto negli States) e non riuscendo a ricevere un consenso unanime, non tanto per le sue abilità quanto per il suo personaggio.

Nike ha voluto quindi chiudere il cerchio, giocando con l’antitesi Love and Hate anche nello spot di addio di Kobe realizzato per Nike China, Paese in cui l’atleta è venerato.

Naturalmente Nike non è stato l’unico brand a capitalizzare questo evento. Anche Apple, ad esempio, ha rilasciato uno spot che ha per protagonisti proprio Kobe Bryant assieme all’attore Michael B. Jordan.

https://www.youtube.com/watch?v=1CxQW3bzIss&feature=youtu.be

ESPN ha collaborato con Kendrick Lamar per questo emozionante video tributo.

L’Nba sta vivendo una vera e propria golden age negli ultimi anni, ricchi di campioni che fanno vivere agli appassionati entusiasmanti stagioni; l’addio di Kobe Bryant porta con sé un’idea romantica di pallacanestro: basta pensare alla lettera con cui Kobe ha ufficializzato il suo addio alla pallacanestro.

4 tool per sfruttare al massimo il potenziale di Instagram

Giorno dopo giorno Instagram diventa sempre più importante nel panorama dei social network e i brand si lasciano sedurre dalle sue feature.

L’arrivo dell’attesissimo nuovo algoritmo ha sicuramente destato scompiglio nei suoi appassionati. Presto i post non saranno più mostrati cronologicamente, ma, come avviene su Facebook, verrà data maggiore visibilità ai contenuti ritenuti interessanti per l’utente.

Questo ha preoccupato i brand che, convinti del cambiamento imminente, hanno esortato gli utenti a seguirli per ricevere una notifica. 

❤️ Attiva le #notifiche relative ai post #opsobjects ❤️❤️❤️ Basta cliccare i tre puntini in alto a destra ❤️ follow us ❤️ WE ALL ❤️ OPS!

Una foto pubblicata da OPS! OBJECTS OFFICIAL (@opsobjects_official) in data: 29 Mar 2016 alle ore 04:41 PDT

Una convinzione infondata, leggendo però l’account ufficiale del social network.

Quando questo cambiamento sarà attivo, e solo Instagram ci dirà quando, i social media manager dovranno stare attenti alle scelte che prenderanno per non perdere visibilità.
Sarà fondamentale riuscire a mantenere alti i livelli di engagement per persuadere l’algoritmo a mostrare nel feed il proprio contenuto.

Molti gli strumenti a disposizione per studiare e approfondire i risultati ottenuti dai social, ma quali sono i veri alleati per i marketer che vogliono sfruttare al massimo il potenziale di Instagram?

Quei tool che permettono l’analisi approfondita degli utenti e delle interazioni.

Purtroppo Instagram non offre un sistema di insight: per colmare questa mancanza servono strumenti all’altezza della situazione.

Simply Measured

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Simply Measured è uno strumento di misurazione dei dati che dà la possibilità di creare report delle proprie fan page.
Questa piattaforma risulta molto utile per i marketer perché permette di analizzare e approfondire i risultati di pagine che hanno già strumenti di analisi, come Facebook, scoprire informazioni di piattaforme che ancora non hanno strumenti di analisi integrati, come Instagram, e fare analisi incrociate sui diversi social network.

Quando si entra per la prima volta sul sito, si può usufruire del report gratuito dedicato agli account Instagram con meno di 25.000 follower. A che prezzo? Seguire Simply Measured su Twitter.

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Questo report gratuito permette di analizzare l’attività degli ultimi due mesi, includendo quali sono i post migliori, i giorni che hanno avuto più successo, gli orari di maggior engagement, i migliori tag per le foto, i filtri preferiti dagli utenti e il tipo di attività che si è riusciti a generare.  

Queste informazioni possono davvero fare la differenza in una strategia social, perché danno indicazioni chiare su chi sono i follower, su cosa cercano e su quando lo vogliono.

Invece, spendendo “solo” 500 dollari al mese, Simply Measured da la possibilità di fare analisi cross-platform, monitorare il brand e gli hashtag d’interesse, senza dover tener conto del limite di utenti.

Un prezzo all’altezza delle opportunità che offre.

Iconosquare

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Per gli amanti degli hashtag Iconosquare è lo strumento giusto. L’ex Statigr.am (nome precedente del tool) fornisce un elenco degli hashtag più popolari, partendo da una keyword.

Non solo, questa super piattaforma fornisce statistiche dettagliare sui post pubblicati, sull’attività della community, sulla qualità della gestione dell’account e sulla crescita e perdita dei follower.

Quello che rende indispensabile Iconosquare, per ogni brand intenzionato a creare strategie dinamiche, è la possibilità che offre di realizzare concorsi su Instagram (funzionalità, purtroppo, a pagamento).

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La prova gratuita è di sette giorni. Una volta scaduta, se si è ancora interessati, ed è difficile non esserlo, è possibile attivare il plus plan a solo 28.80 dollari all’anno.

Con questa cifra si può usufruire di report quotidiani inviati tramite newsletter, suggerimenti per migliorare i post e l’analisi delle metriche chiave.

Sprout Social

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Sprout Social è un tool di reportistica dettagliata sull’attività di Instagram molto usato dalle aziende.

Per accedere agli analitycs basta andare nella sezione Report. Qui si possono vedere le informazioni dettagliate sugli utenti e sulla loro crescita giornaliera, i post condivisi e i risultati che hanno ottenuto, gli hashtag più popolari e usati, e la misurazione dell’engagement.

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Questo strumento sembra fatto apposta per migliorare la propria attività sul social network. L’unica pecca, rispetto alle altre piattaforme descritte, è che si possono analizzare solo le informazioni ottenute dal momento dell’iscrizione. Non si può studiare la passata attività e questo può essere un limite per l’analisi.

Sprout Social si può usare gratuitamente per 30 giorni e se si vuole usufruire del pacchetto premium basta investire 59 dollari al mese.

Latergramme

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Oltre a strumenti di analisi, un social media manager potrebbe sentire l’esigenza di un supporto desktop a Instagram: se così fosse, Latergramme è una web application che permette di caricare su Instagram i post comodamente dal proprio computer.

Per usare questo tool basta iscriversi sul sito web e fare login sull’applicazione mobile.  

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Programmare un post Instagram su Latergramme è molto semplice: sull’applicazione desktop si procede a caricare la foto e la didascalia, specificando la data e l’ora in cui si desidera pubblicarlo. Quando arriverà l’ora esatta della programmazione, una notifica sul dispositivo mobile avvertirà che è il momento di caricare il post: con un semplice swipe si accederà al post pronto per la pubblicazione.
Comodo, semplice e veloce.
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Per sfruttare al meglio Instragram gli strumenti di analisi non sono opzionali, soprattutto adesso che bisogna prepararsi al grande cambiamento dell’algoritmo.
Ti senti pronto? Facci sapere sulla nostra pagina Facebook e raccontaci se utilizzi questi strumenti o se ne conosci degli altri di cui non puoi far a meno.

F8 2016: tutte le novità presentate il primo giorno

Ecco le novità presentate ieri da Mark Zuckerberg & soci alla Facebook Developer Conference. Oggi si terrà sempre a San Francisco la seconda giornata dedicata agli sviluppatori.

Live API: Sulla scia del grande successo ottenuto dal nuovo tab dedicato allo streaming video, Facebook rende noto che le API per sviluppare e personalizzare la piattaforma, sia per i singoli utenti che per gli editori saranno rese disponibili.

Bot su Messenger: Parte integrante della nuova interfaccia di Messenger, i bot possono essere utilizzati sia per fornire informazioni in automatico rispetto a sottoscrizioni per servizi meteo o aggiornamenti sul traffico, sia per confezionare contenuti su misura come notifiche di avvenuta spedizione, risposte in tempo reale automatiche, il tutto col fine di interagire direttamente con gli utente senza l’intervento umano. Le API per inviare e ricevere messaggi saranno progettate non solo per processare testo in entrata ed uscita, ma anche per condividere immagini e proporre call-to-action pertinenti con lo svolgersi della conversazione.

David Marcus F8 2016

Facebook Surround 360: È stato presentato una sistema di camere 3D a 360 gradi chiamato appunto Facebook Surround 360 in grado di produrre filmati sferici in tre dimensioni. L’infrastruttura consente di far convergere in automatico il flusso di immagini proveniente da 17 differenti videocamere, riducendo al minimo l’attività di post produzione. Le specifiche ed il codice necessario per poter avvalersi del Surround 360 saranno rese pubbliche in estate durante il GitHub.

Profile Expression Kit: Le persone potranno adesso utilizzare app esterne da integrare sul social per produrre dei video-profili personalizzati e divertenti, il tutto attraverso poche operazioni. La versione beta del kit è disponibile a partire da oggi e si avvale dell’apporto di 6 applicazioni: Boomergang (direttamente da Instagram), Lollicam, BeautyPlus, Cinemagraph Pro a cura di Flixel, MSQRD e Vine.

Deb Liu F8 2016

Simulatore Free Basics & Insights demografici: Da oggi è più facile per gli sviluppatori costruire Free Basics con il simulatore Free Basics, che permetterà loro di vedere come il loro servizio apparirà nel prodotto, ed alcuni insights demografici, che li aiuteranno a capire meglio la tipologia di utenti che utilizza i loro servizi.

Account KitPermette alle persone di eseguire l’accesso nelle app utilizzando solo il proprio numero di telefono o l’indirizzo mail, per aiutare gli sviluppatori a far crescere le proprie app ad una nuova audience.

Update di Facebook Analytics per le App: Sono oltre 450,000 le app che già utilizzando questo prodotto per comprendere, raggiungere ed espandere la propria audience a ora sono state presentate nuove feature per aiutare sviluppatori e marketer a far crescere il proprio business con insight più profondi sull’audience, e notifiche push e in app (beta).

Quote Sharing: Un nuovo modo di condividere facilmente citazioni trovate in giro nel web o nelle app con i propri amici di Facebook

Pulsante Salva: Permette alle persone di salvare articoli interessanti, prodotti, video e altro trovato sul web direttamente nella cartella “Salvati” su Facebook, a cui possono facilmente accedere da qualsiasi device.

 

Fonte: Facebook Newsroom

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PostPickr, il primo social media tool al mondo ad integrare Telegram

Alla ricerca dell’assistente digitale perfetto, facciamo oggi luce su una startup tutta Made in Italy, che, con nostro grande orgoglio tricolore, è nata tre anni fa dall’idea di tre amici pugliesi, Antonello Fratepietro software developer, Maurizio Lotito product designer/social media manager e Maria Miracapillo, finanziata con  successo da una raccolta crowdfunding su Eppela.

PostPickr è la prima piattaforma per i più esigenti social media manager completamente in lingua italiana, compresi supporto ed assistenza, pensata per pianificare piani editoriali, gestire più profili,  rispondere ai commenti dei fan e dei follower, monitorare, analizzare performance, e con il prossimo update proporrà una nuova, interessante feature: la possibilità di gestire, parallelamente agli altri canali, l’app di messaggistica istantanea più in voga del momento, Telegram.

Sembra proprio che l’utilizzo di app per chattare via smartphone per distribuire contenuti abbia superato quello dei social network: i bot sostituiranno le app, avviandoci così ad una nuova frontiera del marketing conversazionale?

LEGGI ANCHE: Telegram: come sfruttarlo per le proprie strategie? [HOW TO]

Forse è per esser pronti in caso la risposta alla domanda fosse positiva, che PostPickr ha deciso di lanciare questo nuovo update. Un punto di forza che va ad aggiungersi ad esempio alla sua grafica accattivante, e che permetterà all’utente di sorvolare su qualche persistente, perdonabile mancanza (ad esempio, l’assenza di Google+ dai canali monitorabili).

L’update che fa la differenza rispetto ai social monitoring competitor

Come è noto, Telegram è disponibile gratuitamente per qualsiasi sistema operativo, smartphone o web e funziona attraverso il cloud, perciò il plus sono le conversazioni rimangono sincronizzate su ogni dispositivo da cui accediamo. Simile a Whatsapp, vanta da sempre fra i suoi punti di forza l’estrema attenzione al tema della privacy (cui il più famoso collega dall’icona verde si è dedicato in questi giorni), oltre che funzionalità di gestione del contenuto simili a Snapchat (un timer per programmare l’autodistruzione del messaggio). Con Telegram è possibile coordinare gruppi, inviare documenti e molto altro.

LEGGI ANCHE: Telegram, l’app più interessante nella guerra sulla privacy

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Da poco è diventata disponibile una versione con funzionalità base come publishingscheduling e content management di canali pubblici, che stanno diventando ampiamente impiegati da brand e influencer per condividere contenuti.

Attraverso Postpickr sarà possibile condividere sul proprio canale Telegram testi, link, foto con caption e prossimamente anche video (feature che introdotta servirà anche per gli altri canali).

La pubblicazione potrà essere immediata o programmata uno sfruttando le rubriche, utili per salvare ed organizzare i contenuti divisi per argomenti, tipo o categoria: tutta la programmazione potrà essere visualizzata sul Calendario Editoriale.

Infine, con Postpickr sarà possibile agganciare ai vari canali uno Smart Feed per condividere automaticamente contenuti da feed RSS dei profili social considerati interessanti.

Alla luce di questa nuova introduzione, l’obiettivo per Postpickr sembra essere dominare il mercato italiano, in attesa dell’uscita della versione in lingua inglese per aggredire i mercati esteri e diffondere il saper fare Made in Italy.
L’integrazione di nuove funzioni e il continuo miglioramento della user experience faranno il resto.
Insomma, non ci resta che sperimentare!

I 40 anni di Apple in pubblicità

Apple è senza dubbio uno dei brand più popolari in tutto il mondo. La sua storia è piena di grandi creatività ricche di ingegno e fantasia.

Nel tempo il brand è riuscito a diventare un punto di riferimento per tutti gli esperti e gli appassionati di marketing. Non a caso, gli spot del colosso informatico non parlano solo di prodotti, ma ci mostrano la sua filosofia e il suo stile unico.

Le migliori campagne adv firmate Apple

Concordi nel dire che oggi: tutto nella pubblicità è Apple!

Il 2016 non è pero un anno come un altro per l’azienda di Cupertino, in quanto proprio in questi giorni sono state spente ben 40 candeline; per tale motivo vogliamo prendere, anche noi, parte alla festa con un mega regalo: le più belle adv della storia del brand statunitense.

Una raccolta degli spot che consentono di intravedere l’evoluzione nel tempo di questa azienda e dei suoi vari prodotti di punta. Per cui mettetevi comodi e scartiamo insieme questo omaggio dedicato ad Apple.

Apple Mac-1984

iPod Touch 4g-2010

iPod Touch-Share the Fun-2011

https://www.youtube.com/watch?v=-LsFT1YYp1c

iPhone 5c-2013

https://www.youtube.com/watch?v=heV0CNzC9OI

iPad Air-2014

https://www.youtube.com/watch?v=1mYCIKTX0ug

iPhone 5s-2014

https://www.youtube.com/watch?v=rv9q_61anHk

MacBook Air-2014

iPad-Everything Changes with iPad-2015

https://www.youtube.com/watch?v=SgxsmJollqA

iPhone 5s-Dreams-2014

https://www.youtube.com/watch?v=bwf-6N6CqSc

The App Effect-2015

https://www.youtube.com/watch?v=fSiDIaab2nY
LEGGI ANCHE: Apple: Tim Cook scrive una lettera aperta ai propri consumatori sulla privacy

Apple Watch Up-2015

https://www.youtube.com/watch?v=a8GtyB3cees

Apple-Perspective-2014

Apple Watch-Choose Colorfully-2015

https://www.youtube.com/watch?v=JZJHbvDWzFQ

iPhone 6s-Less Time-2016

https://www.youtube.com/watch?v=oU-_O9gslgo

Apple Watch–Style-2015

https://www.youtube.com/watch?v=_ptePcnGEHs

iPad Pro-A Great Big Universe-2015

https://www.youtube.com/watch?v=4AZR8a5XVSs

Discovery-2015

https://www.youtube.com/watch?v=RrM6rJ9JPqU

The Future of Television-2015

https://www.youtube.com/watch?v=OON2bZdqVzs

iPhone 6s-Timer-2016

https://www.youtube.com/watch?v=CCbWyYr82BM

Dillan’s Voice-2016

https://www.youtube.com/watch?v=oMN2PeFama0

Father Time-2016

https://www.youtube.com/watch?v=1CxQW3bzIss

La lista potrebbe continuare all’infinito, ma ora tocca a te! Quale adv del brand è per te indimenticabile? Scrivicelo nei commenti!

Le quattro metriche più comuni che possono indurti in errore

Il ROI è misura di tutte le cose

direbbe Protagora se fosse vivo oggi e facesse il consulente aziendale anzichè il filosofo.

Siamo fortunati, noi che a differenza sua viviamo veramente nell’era digitale in cui veramente tutto può essere misurato, emozioni comprese, valutato da numeri e analizzato da algoritmi. Il tutto, molto spesso, in maniera quasi istantanea, in modo che possiamo capire gli effetti delle nostre azioni e, se necessario, correggerle il prima possibile.

I numeri da soli, però, non dicono nulla. La cosa più importante è saperli interpretare in maniera corretta: leggere male i dati è peggio che non averli a disposizione. Ecco qui dunque quattro metriche che usiamo tutti i giorni e a cui (troppo) spesso, secondo una ricerca del MIT Sloan Mabagement review, diamo un significato sbagliato.

1. Quota di mercato

quattro-metriche-comuni-possono-indurre-errore

Andiamo alla grande, abbiamo guadagnato 3 punti di market share

dice tronfio il direttore marketing che già pregusta il bonus. Certo, aumentare la propria quota è sempre positivo, ma bisogna ricordare che in una frazione il nominatore e il denominatore hanno la stessa importanza. In questo caso il denominatore è il mercato totale: guadagnare quote in un mercato che decresce non è proprio il segnale più incoraggiante del mondo.

Un esempio: Kodak ha aumentato sicuramente la propria quota nel mercato delle pellicole fotografiche, peccato che il mercato sia imploso e si sia spostato sul digitale. In ultima analisi, quindi bisogna tenere presente quanto è profittevole la propria quota e come è fatto il numero finale.

2. Net promoter score

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È un indicatore che mostra sinteticamente quando i nostri clienti sono entusiasti (o meno) del nostro prodotto/servizio.

Anche in questo caso, attenzione alla lettura “facile” di questa metrica. Posto che avere clienti felici è il massimo per ogni business, anche in questo caso dobbiamo ricordarci che servire meglio i clienti può significare aumentare i costi. E clienti più felici non necessariamente coincidono con clienti più profittevoli.

Anche in questo caso, prima di farsi prendere da ansie o entusiasmi da NPS, confrontiamolo con altre metriche e capiamo se il suo aumento può portare nuovi clienti o aumentare il valore di quelli attuali.

3. Quanto vale un like

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La pagina Facebook del nostro brand ha 2 milioni di like, la nostra strategia social è perfetta!

Wrong! I like a una pagina non misurano (quasi mai) la bontà di una strategia di social media marketing. Un cliente è portato a mettere un like alla pagina di un brand per il suo vissuto e la sua relazione con il brand stesso. E questa relazione molte volte può durare da prima che Facebook fosse anche solo un’idea nella testa di Mark.

Un esempio? Nutella ha più di 30 milioni di like. A quanti di questi piace Nutella perchè l’avevano nello zaino dai tempi delle elementari? Sicuramente tanti; sta poi alla strategia social il compito di coinvolgerli, generare conversazioni e mantenerli attivi. E anche in questo Nutella è eccezionale 🙂

4. Il ROI

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Anche quando si parla di ROI, ogni tanto ci facciamo portare fuori strada. Spesso ci troviamo a valutare tra due investimenti, ad esempio con un ROI del 20% e uno del 10%. Di istinto sceglieremmo tutti il primo e scarteremmo il secondo. In realtà se consideriamo il profitto totale, la scelta corretta sarebbe quella di effettuarli entrambi: essendo positivo, anche il secondo potrerebbe valore aggiuntivo.

In mancanza di altre possibilità e se non hai problemi di budget, non fermarti al ROI o il risultato finale non sarà il più alto possibile.

Ricordati dunque di non fermarti alle apparenze e di leggere i numeri profondità, non solo su questi quattro indicatori, ma ogni volta che ti troverai a misurare qualcosa. Perchè in fondo, pur avendo a disposizione tutti questi dati, Protagora ci era arrivato nel V secolo a.C.: i dati da soli non valgono nulla, è l’uomo la misura di tutte le cose!