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Apple: Tim Cook scrive una lettera aperta ai propri consumatori sulla privacy

L'azienda di Cupertino rifiuta la richiesta del Governo USA e chiede all'opinione pubblica di esprimersi sul tema

Che Apple non sia mai andata d’accordo con il governo USA sui temi legati alla privacy era cosa nota ma oggi se ne chiariscono meglio le dinamiche. Martedì scorso infatti, il CEO di Apple Tim Cook ha pubblicato una lunga lettera aperta ai clienti della società, che spiega come Apple sta sfidando l’FBI.

Secondo Cook, il governo sta chiedendo ad Apple un vero e proprio modo per spiare i dispositivi.

“Ci hanno chiesto di costruire una backdoor per l’iPhone. In particolare, l’FBI vuole che rilasciamo una nuova versione del sistema operativo che aggiri diverse funzioni di sicurezza, da installare sugli iPhone recuperati durante le inchieste. Nelle mani sbagliate, questo software – che non esiste oggi – avrebbe il potenziale per sbloccare qualsiasi iPhone” scrive Cook.

 

Un pericoloso precedente

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Secondo Cook, una volta che tale strumento è stato costruito, il vaso di Pandora viene aperto e non ci sarà alcun modo di limitare l’utilizzo di questa backdoor a casi isolati di reale necessità.

“Nel mondo digitale di oggi, la ‘chiave’ per un sistema crittografato è un pezzo di informazione che sblocca i dati. Una volta che l’informazione è nota, o un modo per bypassare il codice si rivela, la cifratura può essere sconfitta da chiunque ne venga a conoscenza”, prosegue Cook.

La richiesta dell’ FBI ha effettivamente implicazioni terribili e crea un pericoloso precedente.
Effettivamente, se Apple cedesse ora “il governo in futuro potrebbe chiedere ancora che Apple costruisca software per intercettare i messaggi, accedere alle cartelle cliniche o dati finanziari, tenere traccia della località, o anche l’accesso al microfono del telefono o alla macchina fotografica senza che lo sappiate”.

Apple per la privacy

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Apple è sempre stata dalla parte della trasparenza e della privacy più totale del cliente, infatti già nel 2014 Tim Cook aveva dichiarato in una precedente lettera:

Per finire, voglio mettere bene in chiaro che non abbiamo mai collaborato con le autorità governative di alcun Paese per creare backdoor nei nostri prodotti o servizi, né abbiamo mai fornito l’accesso ai nostri server. E non lo faremo mai.

Ad ottobre 2015 invece l’azienda ha detto ad un giudice degli Stati Uniti che non è possibile sbloccare un iPhone protetto da password, anche se richiesto da parte delle autorità.