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Segway: il trasporto personale continua a marciare

“Sigway”, “sagway”, “seagway”: qualche errore di ortografia non ostacola le ricerche dei fan del famoso “two wheel scooter”, Segway.

Da quando Dean Kamen ne ha presentato il prototipo, nel 2001, questo mezzo di trasporto personale ha continuato a creare buzz sotto varie prospettive. La trazione elettrica e il sistema di giroscopi formano una combinazione che brilla sotto il profilo tecnologico, ma anche ecologico e sociale, senza contare che nella fantasia popolare rappresenta un ulteriore passo verso la realizzazione del famoso hoverboard di Ritorno al Futuro.

La capacità di muoversi imitando l’equilibrio umano grazie ad un sistema di controllo a retroazione non è tuttavia bastata a Segway per evitare qualche inciampo sul suo cammino di sviluppo e commercializzazione.

segway

La via di Segway

Le vendite del primo anno furono pari a soli 6.000 esemplari, circa un decimo del totale pianificato. Successivamente, nel 2003, i Segway furono richiamati in fabbrica a causa di un problema di sicurezza.

La marcia dello human transporter (HT), successivamente ridefinito personal transporter (PT), è comunque proseguita negli USA, per sbarcare oltreoceano nel 2004, in Europa ed Asia.

Nel 2009 il miliardario Jimi Heselden ha acquisito la società, ma l’incidente che lo ha coinvolto a bordo del suo Segway ha messo il mezzo in cattiva luce.

L’anno scorso, Segway è stata acquistata dalla cinese Ninebot, nonostante (o forse proprio perché) la prima avesse accusato la seconda di aver violato alcuni dei suoi brevetti.

Gli ambiti d’uso

Ad esaminare con attenzione Segway sono stati enti pubblici come poste e polizia, i cui rappresentanti possono sfruttarne appieno l’alta mobilità in ambiente urbano senza mettere troppo alla prova i limiti delle batterie (20-30 km). Anche il turismo si è rivelato terreno fertile per i mezzi di trasporto personali, che offrono comodità e relax, divertimento ed avventura.

Segway Police

Segway ha infatti declinato la propria offerta proponendo un modello adatto al fuoristrada, uno monoruota trasportabile a mano e il neo-nato Ninebot Mini, contenuto nelle dimensioni quanto nel prezzo: si passa da cifre a tre zeri a 280 euro.

Questa tecnologia al servizio di mobilità ed ambiente continua a suscitare l’interesse del grande pubblico quanto quello degli investitori: a correre (letteralmente) in questa direzione ci sono ad esempio Solowheel e Hov Board, ma anche Toyota con Winglet e Volksvagen con il suo triruota.

La tensione verso una soluzione ecologica e, perché no, divertente e di tendenza, per la mobilità su breve raggio è alta, anche se al momento il bisogno è egregiamente soddisfatto da un altro mezzo: la bicicletta.

LEGGI ANCHE: Gi Bike: la bicicletta smart che si connette a Internet

Quale dispositivo riuscirà a scalzare il pedale dai nostri piedi?

Gwen Stefani è su LinkedIn: strategia di marketing o influencer?

Il 18 marzo 2016 Gwen Stefani, una delle pop star più famose tra gli anni ‘90 e i 2000, si è iscritta su LinkedIn.

Approdata sul social network proprio lo stesso giorno dell’uscita del suo terzo album da solista This Is What Truth Feels Like, è entrata a far parte della famiglia di influencer del social network insieme a personalità come Oprah Winfrey, Arianna Huffington and Lena Dunham .

Gwen_Stefani_su_linkedin

Il profilo è organizzato e scritto in modo professionale e presenta un elenco dei numerosi successi dell’artista: il tono sembra discostare dalla Gwen Stefani irriverente e anticonvenzionale di “Hollaback girl”, ma riesce lo stesso a restituire il senso di colore ed energia che l’ha sempre caratterizzata.

Nonostante il suo ingresso su LinkedIn sia recente, il profilo è molto ricco e ben studiato.

Il riepilogo è corposo ed esaustivo, le esperienze vengono descritte in maniera pragmatica e completate da hyperlink che rimandano al suo sito personale, a quello dei No Doubt (gruppo che ha formato quando aveva 17 anni e che l’ha resa famosa) e anche allo spazio iTunes degli album dell’artista, per condurre l’utente all’acquisto.

Gwen_Stefani_su_linkedin

Bisogna ammettere che si sente la mancanza di una sezione che metta in luce la sua formazione, ma quest’assenza viene compensata dalla sua lunga carriera, di cui vengono messi in mostra i premi che ha vinto, elencati ordinatamente con una breve descrizione.
Le competenze, invece, sono poche, ma perfettamente aderenti all’attività e alla personalità dell’artista.

Gwen_Stefani_su_linkedin

The Key to Creativity – and Success – is Truth è il titolo del primo post pubblicato dalla cantante su LinkedIn Pulse, il giorno stesso della sua iscrizione. Con questo articolo Gwen Stefani vuole dimostrarsi all’altezza della piattaforma mettendo a disposizione degli utenti la sua esperienza per ispirare i suoi fan.
Donna multitasking, supermamma, già dalle prime righe esplicita che per lei “Il processo creativo è più importante del risultato finale”. Concetto ribadito anche quando racconta le tre costanti della sua vita: “Throughout my life, three constants are: I remain real to myself, pure about the project and true to my whole aesthetic”.
L’onestà verso se stessa e la coerenza rispetto alla sua sensibilità artistica sono state le coordinate che l’hanno guidata al successo, sia nel campo della musica che della moda.

Neanche in questo post mancano riferimenti al nuovo album, in cui racconta il coinvolgimento artistico ed emotivo durante la sua realizzazione.
Per Gwen è molto importante lasciarsi guidare dall’ispirazione ed esprimere se stessi: la musica è un mezzo potente e in ogni pezzo del suo nuovo album, ma anche in molti dei suoi brani passati, racconta le sue esperienze.

All’inizio del post, inoltre, è presente una video intervista condotta da Daniel Roth, executive editor di LinkedIn, in cui non solo si parla di business, ma anche e soprattutto del rapporto che l’artista costruisce con l’utente che la segue. Gwen Stefani non si è sempre trovata a suo agio con i social network, ma ormai di tempo ne è passato dal primo post e adesso è pronta per conquistare LinkedIn.

Quello che colpisce Roth è la capacità della versatile artista di esprimere se stessa in molti ambiti, non solo la musica, ma anche la moda e il design rimanendo coerente a se stessa, anzi, soprattutto grazie a questo.

Il canale è già seguitissimo (45.374 follower), non solo per il successo consolidato di Gwen Stefani, ma anche perché i follower si sono resi conto di cosa può offrire l’artista: c’è sempre bisogno di esperienze ispirazionali.

Di sicuro Gwen non si è scritta su LinkedIn per cercare un nuovo lavoro. Sembra evidente, invece, che la cantante abbia creato l’account proprio per promuovere il suo nuovo album. Se questo è il motivo che la spinge significa che anche questa volta è riuscita a distinguersi, scegliendo un canale che si differenzia dai più usati e mostrandosi per l’artista fuori dal coro che è sempre stata.

 

Chi è l’influencer che vorresti trovare su LinkedIn?
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Come costruire un piano di comunicazione digitale – Parte 1

Ammettilo. Anche a te, almeno una volta nella vita, è passato per la testa di fare comunicazione digitale per il gusto di provare, senza un vero piano. Perchè tanto “è gratis” (magari!) e perchè qualche post su Facebook qui, qualche email ai clienti lì non possono di certo fare male.

Se lo hai fatto sei perdonato. Ma è ora di affrontare la realtà e di dotarsi di un piano di comunicazione digitale come si deve e fare in modo che la tua voce emerga e arrivi dritta al cuore del cliente che vuoi raggiungere.

In questa rubrica affronteremo insieme i quattro step del piano digitale individuati da Chris Fill. Ci occupiamo oggi della fase preparatoria con i primi due passaggi, per poi scoprire la parte operativa nella prossima puntata.

#1 Check-up della tua organizzazione

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Che tu stia un piccolo imprenditore che si affaccia alla comunicazione digitale o il digital marketing manager di una grande azienda, devi sempre avere in mente a nome di chi parli e in quale contesto ti stai muovendo.

Il contesto esterno

Per iniziare, fai un attenta analisi del tuo business. Come ti differenzi dai tuoi concorrenti? Qual è la tua value proposition? Quanto è affollata la tua arena competitiva? Sforzati di fare un passo indietro e capire quali sono le logiche del tuo business e i fattori di critici di successo.

Ricorda che la comunicazione digitale è semplicamente una parte della comunicazione di un’azienda e deve essere funzionale agli obiettivi di business della stessa. Quello che ci diceva il caro vecchio Porter con il suo modello delle cinque forze negli anni ‘80 è ancora valido. Bisogna considerare non solo i concorrenti attuali, ma tutto quello che può impattare sul nostro business: fornitori, clienti finali, prodotti sostituti e, non ultimi, potenziali concorrenti futuri. A noi il compito di declinare le sue analisi nel contesto digitale.

Il contesto interno

Per concludere questa prima fase di analisi, dai uno sguardo all’interno della tua organizzazione. Per prima cosa, cerca di capire qual è la cultura digitale della tua organizzazione. Pianificare un piano di comunicazione digitale per Amazon è una cosa ben diversa che farlo per un’impresa industriale. Cerca di capire dunque quanto l’azienda capisca il valore di quello che stai facendo e quale sarà il supporto che riceverai.

Quando sarai sicuro che il commitment è quello adeguato (e solo a quel punto!), spostati sul lato pratico per capire quale sarà il budget dedicato alla comunicazione digitale, quali professionalità e quante persone avrai a disposizione. Insomma, assicurati, prima di partire, di avere tutti i mezzi necessari e non trovarti senza benzina a metà strada.

Se conosci le risposte a tutte queste domande, sei pronto a passare allo step successivo

#2 Valuta rischi e opportunità, definisci gli obiettivi

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Il successo di una campagna può dipendere molto da fattori esterni che è bene identificare a priori. Ad esempio comunicare in un momento in cui i tuoi concorrenti sono “in silenzio” può avere un impatto ben più alto rispetto a farlo in un periodo più affollato.

Valuta tutti i piccoli dettagli e fiuta il momento migliore per programmare la tua campagna.

Trova un metro di misura

Pronto a partire? Non prima di aver definito gli obiettivi della campagna e i KPI che utilizzerai per monitorarne l’andamento. Questa fase è fondamentale per generare un’idea creativa non solo bella, ma utile a portare un reale beneficio al tuo business.

I tuoi obiettivi dovranno essere SMART: specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e con un orizzonte temporale definito.
Un esempio: Aumentare la brand awareness del 20% tra i clienti di età 30-40 anni sull’area di Milano entro giugno 2015, misurando i risultati con Google Analytics.

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Più specifici saranno i tuoi obiettivi, più sarà semplice (e chiaro) misurare l’efficacia delle tue azioni attraverso indicatori precisi e puntuali.
Facciamo qualche esempio. Puoi avere come obiettivo quello di aumentare le vendite di un sito ecommerce, ma il modo per raggiungerlo (e di misurarlo) può variare molto: puoi agire aumentando il numero di visitatori o sulla conversione di quelli che già sono presenti sul tuo sito.

Nel primo caso farai probabilmente azioni per portare traffico, come ad esempio campagne di SEM, newsletter, etc, e misurerai l’aumento degli utenti unici sulla tua piattaforma, oltre a misurare l’efficacia delle singole campagne con indicatori specifici (CPC, open rate). Nel secondo caso migliorerai la user experience e misurerai il conversion rate del tuo ecommerce, la percentuale di utenti che completano effettivamente un acquisto.

Ora è davvero tutto pronto! Nel prossimo post scopriremo insieme gli ultimi due step per costruire il tuo piano di comunicazione perfetto.

Perché non stai ancora sfruttando il potenziale della tua app mobile

Perché non stai ancora sfruttando il potenziale della tua app mobile

Troppe app mobile e interfacce mobili di siti web non prevedono una strategia per coinvolgere il cliente, trascurando quella che può essere a tutti gli effetti considerata la vetrina da smartphone e da tablet della tua attività web e mettendo in pericolo l’efficacia della user experience.

Con il rilascio del primo iPhone nel 2007, è a tutti gli effetti nato un nuovo canale di acquisizione di clienti, quello che si potrebbe più genericamente definire il mercato mobile. E come in ogni mercato, anche qui devi valutare qualunque passo per la sua conquista.

Nonostante la diffusione della tecnologia mobile, esiste tuttora un forte divario tra l’utilizzo dei dispositivi e gli acquisti da mobile, che si configura allo stesso tempo anche come una enorme opportunità per le imprese che sono disposte ad adottare le giuste strategie per coinvolgere gli utenti-consumatori.

Costruire il coinvolgimento dei clienti mobile

Perché non stai ancora sfruttando il potenziale della tua app mobile

Secondo una ricerca del 2014 di Gallup, la stragrande maggioranza degli acquisti dai 50 dollari in su erano realizzati già qualche anno fa, indifferentemente sia in store (60%) che su sito Web da desktop (34%), mentre appena il 4% degli acquisti di valore equivalente erano effettuati da smartphone o altro dispositivo mobile.

Se gli acquisti online sono diventati un’abitudine e anche il numero di utenti che acquistano direttamente da mobile è sempre in aumento, cosa succede per gli acquisti tramite app e in generale per l’uso delle applicazioni mobili sui nostri dispositivi?

Generalmente sono gli utenti più giovani i più abituati all’acquisto da mobile e da app, ma queste ultime rischiano davvero il tracollo se si considerano i numeri. Se ne è discusso, ad esempio, al TodiAppyDays 2015, rilevando che:

A distanza di poche settimane dall’installazione gli utenti ancora attivi in una qualunque app sono davvero una minima parte per la quasi totalità delle app.
Il problema, fino ad ora perlopiù sottaciuto, sta rischiando di emergere in modo dirompente e totalmente distruttivo per l’intero settore.

In una lettera aperta a Mary Meeker, anche Raj Aggarwal, CEO di Localytics, ha invitato a porre attenzione su questo tema nel prossimo Internet Trend Reports, parlando di una vera e propria “App Engagement Crisis”.

LEGGI ANCHE: Dieci consigli per realizzare un perfetto blog per il B2B

Sebbene molte aziende comincino a ritenere ingiustificata una presenza mobile del proprio brand, ritenendo invece più produttiva una semplice presenza web based, le opportunità nascoste in una buona strategia di costruzione di app a livello di engagement e come conseguenza di conversione, sono ancora infinite e inesplorate.

Se finora è mancato una visione realmente strategica di questo strumento di ingaggio degli utenti, valorizzare le specificità delle app come strumento di comunicazione aziendale e di creazione di dialogo con la propria base di clienti permetterebbe di esplorare le opportunità più profonde del mobile engagement.

Sai qual è l’app più utilizzata dagli utenti? Naturalmente Facebook, ossia l’app del coinvolgimento degli utenti per eccellenza. Potrai trarre da solo le tue considerazioni.

Going Mobile, app mobile

Perché non stai ancora sfruttando il potenziale della tua app mobile

Come fanno le aziende a coinvolgere e convertire in clienti un maggior numero di utenti grazie alle applicazioni mobili?

La risposta sta nella domanda stessa: è necessario infatti coinvolgere gli utenti in una esperienza unica, che solo l’app può fornire, sfruttando la propria tecnologia specifica.

Un’applicazione mobile, infatti, non è – o almeno non dovrebbe essere – solo la versione installabile del sito web del brand. Dovrebbe invece garantire un’esperienza all’utente, creando connessione con l’identità di marca, guidando il coinvolgimento del cliente e fidelizzandolo dopo l’acquisto.

Se tra i problemi ancora sentiti degli acquisti tramite app vi è quello della fiducia nel pagamento, bisogna puntare innanzitutto ad offrire spiegazioni che diano garanzia della sicurezza del processo, magari con la possibilità di tracciare l’acquisto passo, passo dallo store fino alla consegna.

Naturalmente anche nel caso delle app il vantaggio che si può ricevere grazie all’uso dell’applicazione è una notevole leva nei confronti del cliente. Pensare dunque di coniugare gamification e attività di acquisto online, garantendo step di sconti successivi a seconda dei livelli di spesa o di interazione con il brand raggiunti, diventa la chiave per rendere le app il luogo ideale dell’utente, che con un clic può accedere alla sua vera passione: il tuo brand.

Un esempio calzante è dato dalle app di home banking: moltissimi utenti le utilizzano per la comodità di accedere con pochi clic ai pagamenti o al proprio conto, ma anche per le informazioni aggiuntive che in molti casi forniscono, come il bilancio personale di entrate e spese che consente all’utente di avere un’utility aggiuntiva nella propria gestione economica.

Le aziende che creano una vetrina mobile coinvolgente, utile e semplice da utilizzare possono così guadagnare un vantaggio competitivo rispetto ai competitor, generando un nuovo canale di entrate, alternativo e aggiuntivo rispetto a quelli già esistenti.

Costruire la tua app mobile awareness

Perché non stai ancora sfruttando il potenziale della tua app mobile

Il segreto per costruire il coinvolgimento dell’utente, naturalmente, è nella strategia. Programmare la costruzione dell’app con la giusta funzione, individuando l’obiettivo e il target da raggiungere per quello che è un canale alternativo rispetto al sito web, significa innanzitutto costruire un’esperienza nuova per l’utente, che solo sentendosi coinvolto e trovando un’effettiva utilità nell’utilizzo dell’applicazione mobile effettuerà i suoi acquisti e diventerà ambasciatore del brand anche tramite il passaparola sui social.

La differenza tra un’app qualunque e un’app utile ed efficace è nel valore che riuscirai a costruire focalizzando sull’esperienza utente.

Un ultimo consiglio, da non dimenticare: esattamente come Facebook, ogni app mobile dovrebbe prevedere un continuo aggiornamento delle proprie funzioni, per essere al passo coi tempi e non deludere le aspettative degli utenti.

Tempo: la proposta di matrimonio che ogni donna sogna è realtà!

Tutto è iniziato grazie al brand Tempo che ha voluto realizzare una proposta di matrimonio da sogno.  Tuttavia, in questa avventura è stata fondamentale la presenza di un team di eccellenze: un famoso regista di film d’amore (Luca Lucini), uno sceneggiatore (Luca Speranzoni), un musicista (Fabrizio Campanelli) e uno storyboardista (Matteo Nuti), i quali hanno creato la campagna più romantica di tutti i tempi; superando tutti gli ostacoli e le difficoltà, perché si sa l’Amore trionfa sempre!

Ho raccontato diverse storie d’amore nei miei film, ma è la prima volta che mi capita di raccontarne una in questo modo.
Luca Lucini

Tempo: la proposta di matrimonio che ogni donna sogna è realtà!

La ricerca del candidato non è stata semplice: più di 300 innamorati hanno raccontato la propria storia d’amore, ma solo uno è riuscito a realizzare la proposta che ogni donna desidera ricevere e che sogna fin da bambina.

https://www.youtube.com/watch?v=P-tl-NOZG6k

LEGGI ANCHE: I 10 brand più amati dai Millennial

Il vincitore

Michelangelo, 27 anni. La sua storia d’amore con Martina è quella che ha conquistato i cuori del team. Un ragazzo semplice e dal cuore tenero.Il brand più sentimentalista di tutti i tempi ha, quindi, deciso di trasformare la sua storia d’amore in un cortometraggio unico e strappalacrime.

https://www.youtube.com/watch?v=CnDd7qw1fx4

Il finale della storia (la parte senza dubbio più bella) è stato girato in diretta al cinema con Michelangelo che ha chiesto a Martina di sposarlo. Nascosti in sala, c’erano anche i parenti e gli amici più importanti.

 

Hai le lacrime agli occhi? Non preoccuparti ci pensa Tempo alle tue emozioni! 

TIM #Wcap 2016: parte da Bologna la Call for Startups

Il processo di selezione per accompagnare una startup verso il lancio e l’affermazione come nucleo aziendale è sempre lungo e difficile. Si parte da un’idea ma il viaggio che porta una determinata intuizione a diventare fonte di business è tortuoso, caratterizzato spesso da una corsa alla ricerca di competenze e (soprattutto) di fondi.

Per questo invitiamo gli imprenditori di domani a fare un salto oggi in quel di Bologna per l’inizio di #Wcap 2016 a cura di TIM.

#Wcap: il programma di accelerazione di startup di TIM

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Nato nel 2009 col nome di Working Capital, negli anni ha supportato 260 startup, vagliando oltre 8.000 progetti raccolti da tutta italia, con un monte investimenti di circa 5,5 milioni di euro complessivi.

Gli acceleratori sono dislocati su 4 grandi poli di innovazione del nostro paese: Milano, Bologna, Roma e Catania.
Il programma dura un intero anno nel quale i progetti scelti avranno una prima fase di 4 mesi nei quali i partecipanti verranno seguiti da tutor e mentor specializzati. Il percorso indicato è volto alla costruzione di un patrimonio di competenze tale da poter rendere quei progetti competitivi ed appetibili da parte di possibili investitori.

La fase di mentorship prevede sia momenti d’aula collettivi, in cui acquisire i necessari rudimenti nel settore d’impresa, sia delle sessioni individuali nelle quali tarare le proprie conoscenze ed adattarle alle proprie necessità.

WCAP_2016

 

Verranno conseguite anche le capacità per comporre un pitch che sia accattivante e faccia presa nei vari concorsi in cui si ha accesso a fondi di sviluppo, insomma un programma in cui ogni imprenditore capirà come passare dal piano delle idee a quello esecutivo, all’interno di un contesto competitivo com’è quello degli acceleratori di startup.

Completata la fase 1, i restanti 8 mesi saranno impiegati per lo sviluppo in proprio delle startup negli spazi di incubazione, con la costante presenza dei mentor a fare da garanti della prosecuzione dei progetti.

Terminato l’anno solare, oltre a tutte le possibilità di incontro con investitori istituzionali e di privati nei vari contest organizzati, ci sarà l’opportunità di essere inseriti all’interno del programma di TIM Ventures, la società di Telecom Italia che investe su startup accelerate da TIM #Wcap.

30 marzo 2016: The Call is Open @ TIM #Wcap 2016

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Il 30 marzo è previsto il lancio del programma annuale di lancio e sviluppo delle migliori startup nostrane attraverso l’evento Call to Startups.

A partire dalle 17 Mario Di Mauro, Head of Strategy & Innovation Telecom italia, farà da gran cerimoniere con un keynote che illustrerà le strategie di innovazione decise dall’azienda.

Subito dopo di lui saranno i responsabili dell’acceleratore di Bologna a prendere la parola, mostrando al pubblico quello che è l’ecosistema bolognese che si fa carico di aiutare le startup italiane nella via verso lo sviluppo.

Alle 17.50 Ilaria Potito, Head TIM #Wcap ed Antonio Perdichizzi, Innovation Ecosystem Managing Partner TIM #WCAP e CEO Tree, daranno il vero e proprio via all’evento che si protrarrà sino alle 19.00 con la chiusura ad opera di Lucy Lombardi, Head of Innovation & Industrial Relations per Telecom Italia.

Da parte di noi Ninja non ci resta che dare il nostro personale in bocca al lupo a tutti coloro i quali parteciperanno al programma, nell’augurio che da qui a 12 mesi possano essere nostri ospiti per raccontarci come i loro progetti sono divenuti realtà aziendali di sviluppo ed innovazione per il nostro paese!

Dieci consigli per realizzare un perfetto blog per il B2B

Il blog B2B è un hub di contenuti focalizzati ed esaustivi dove il potenziale cliente, attraverso la partecipazione e i commenti, entra in relazione con i referenti aziendali, l’azienda e i suoi prodotti.

Lo scopo di un blog B2B è:

  • far diventare l’azienda il punto di riferimento del settore/segmento
  • far nascere e crescere la reputazione che l’organizzazione, pubblicando contenuti e idee, abbia l’autorità per discutere dei temi d’interesse per l’utente;
  • aumentare la redemption.

Con gli articoli pubblicati attiriamo l’interesse della buyer persona, che potranno anche essere un’anteprima di quanto troveranno in un eventuale approfondimento come eBook o webinar, creando così l’occasione per profilare l’utente, facendolo diventare un lead.

Ma di cosa si deve scrivere per creare l’interesse?“: questa è una domanda ricorrente, soprattutto dopo il primo mese di blogging, nel quale si sono esaurite le vostre fantasie creative.

La risposta è semplice, ma al contempo complessa: è necessario scrivere di soluzioni a problemi di interesse per gli interlocutori, non concentrandosi sul vendere il prodotto ma sulla capacità di risoluzione del problema.

Ecco dieci consigli per riuscire a far diventare il blog B2B uno strumento efficace nell’ecosistema di comunicazione.

Blog di successo

Attirare l’attenzione dell’utente

Il contenuto non è nulla senza un ottimo titolo: bisogna instillare il desiderio di leggere il contenuto, di cliccarlo subito, di dedicarci un momento di attenzione.

Solo dopo aver fatto quel click sul titolo, l’utente potrà iniziare il lungo viaggio che lo porterà a diventare un cliente affezionato!

Essere multimediali

Le statistiche parlano chiaro: i video sono il format di contenuto che oggi ha più presa sull’audience.

Dotarsi di contenuti in grado di rispondere alle attese degli utenti, offrendo contenuti engaging che siano fedeli a questo trend può essere un ottimo modo per stimolare le reaction del nostro pubblico.

Un altro vantaggio del video sta nel consentire all’utente di vedere la realtà aziendale, facendone scoprire il “dietro le quinte”: un modo per porsi in maniera più empatica, sfruttando le capacità narrative di questo format.

Un’idea per iniziare subito: provare a collegare la pagina Q&A del blog a una playlist di video. Il risultato sarà sicuramente più appealing di una serie di lunghe risposte testuali, senza contare la spendibilità nel piano editoriale dei canali social aziendali!

Il Visual è un must have

Le infografiche mostrano in modo creativo e ingaggiante le informazioni, organizzate in un percorso logico in grado di attirare l’attenzione dell’utente, rimanendogli impresse più facilmente.

Sono facili da capire, veloci da memorizzare, da seguire e da condividere: contribuiscono alla notorietà del blog e attirano il pubblico della parte più vasta delle platea dei prospect.

Per cominciare con poca fatica, se non si è dei grafici professionisti, uno degli strumenti più utili è Canva: un tool che in pochi minuti permette di creare un’infografica, partendo da zero!

Essere sempre mobile-friendly

È necessario verificare che tutti i  post e le call to action contenute siano correttamente visibili e usufruibili dall’utente, facendo attenzione alle call to action leading, che devono essere ottimizzate per l’inserimento dei dati da mobile.

Per capire se un blog B2B è ottimizzato per i diversi dispositivi mobili, è possibile usare Google per Webmaster, un tool che è in grado – inserendo semplicemente l’url del sito – di definire il grado di compatibilità con i device mobile.

Creare contenuti per blog b2b

Dare continuità all’attività editoriale

La creazione continua dei contenuti è il grande problema che affligge tutti i blogger: dare però una continuità al piano editoriale è essenziale per costruire uno strumento che sia efficiente, in termini di performance.

Spaziare quindi fra gli argomenti diventa essenziale per sviluppare, oltre che una regolarità nelle pubblicazioni, anche una varietà di contenuti che possa rendere sempre fresca e credibile la comunicazione del blog B2B: spiegare come eseguire una determinata attività aggiungendo il contenuto multimediale, come raggiungere un obiettivo inserendo un’infografica, pubblicare delle analisi su trend futuri grazie alle competenze acquisite, creare delle recensioni di articoli o di prodotti, mantenere una lista di tool o di fonti autorevoli di interesse per i vostri utenti.

Per aiutarvi nella pianificazione del vostro piano editoriale, uno strumento utile da utilizzare è Hootsuite, disponibile anche nella versione gratuita.

Proporre contenuti realmente interessanti

Sembra una banalità, ma non è così.

È necessario fare informazioni e offrire soluzioni agli utenti, non limitandosi a raccontare le attività aziendali, scegliendo il momento migliore per farlo e lavorando anche alle modalità di condivisione.

Ad esempio, un contenuto di natura più professionalizzante e immaginato per la divisione HR potrebbe essere più apprezzato dai partecipanti a un gruppo su LinkedIn dedicato al tema, rispetto a una pagina generica di Google Plus.

Un suggerimento: create dei contenitori digitali che possano essere “sfogliati” dai vostri utenti, sfruttando strumenti come Flipboard o Pocket: l’utente avrà la possibilità di accedere ai contenuti in ogni momento e con qualsiasi strumento, Kindle compreso.

Agevolare la redemption

Come già detto, lo scopo di un blog B2B è anche quello di creare business: a differenza delle cold call, il processo è più lento.
L’utente si avvicinerà all’azienda a piccoli passi, andrà guidato e supportato, inserendo delle call to action che lo esortino a prendere parte del blog o a fornire dei dati di profilazione.

In ogni articolo del blog B2B è necessario inserire una call to action in correlazione diretta tra il contenuto, il lettore e la fase di redemption in cui questo si trova. Ad esempio, se un articolo è pensato per i potenziali lead, si potrà inserire una call to action leading con la quale, in cambio di dati di profilazione, l’utente riceverà una ricompensa (ad esempio, un eBook).

Comunicate sempre e ovunque

Con la creazione di un articolo sarà necessario darne risalto sui diversi canali sociali, distillando le uscite in diversi giorni e orari; in questo modo sarà possibile capire quale canale cattura maggiore attenzione e quali sono gli orari della giornata più proficui.

Non bisogna dimenticare di inserire all’interno di ciascun articolo, i bottoni di condivisione social affinché il lettore possa condividere con facilità il contenuto a tutta la sua rete.

Un suggerimento: far capire al pubblico la competenza aziendale inserendo nel testo degli articoli degli anchor text a contenuti già pubblicati; questo vi permetterà di far conoscere altri lavori e di approfondire maggiormente la vostra professionalità e le soluzioni già prospettate.

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Keep in touch!

Il rapporto fra blog B2B e utente è equiparabile a una relazione, che per crescere va stimolata: è necessario quindi incentivare la partecipazione attiva degli utenti, sostenendo in ogni articolo pubblicato la richiesta di commenti e di condivisioni.

Gli utenti, sottoponendo il loro punto di vista o condividendo un problema specifico in un commento, inviteranno l’azienda ad esporsi rispondendo con un nuovo contenuto, fruibile anche da altri utenti: un modo per approfondire il tema e, contemporaneamente, fidelizzare il lettore.

Ospitate e fatevi ospitare

Per far crescere un blog è necessario compiere delle attività che incrementino la quantità di pubblico con cui questo viene in contatto.

Per raggiungere lo scopo, un’ottima cosa è ospitare autori che abbiano uno standing specifico per un determinato argomento o problema: professori locali, esperti, clienti, analisti, blogger possono dare un valore aggiunto se sul blog B2B è presente uno spazio in cui scrivere.

La stessa cosa può essere fatta dal blogger autore, che può diventare a sua volta special guest: dando il vostro contributo attivo all’articolo o ad un commento di un altro partecipante. Un modo per accordarsi credibilità, e contemporaneamente raggiungere nuovi pubblici, potenzialmente interessanti.

Vi sono serviti questi consigli? Se volete integrare la nostra lista, scriveteci la vostra opinione sulla nostra pagina Facebook.

SEO e Social Media: 3 consigli per renderli amici inseparabili

Ti sei mai chiesto perché le persone usano i motori di ricerca? Semplice, perché hanno domande a cui vogliono dare una risposta.

Forse il compito più importante della SEO è rendere un sito web comprensibile sia agli utenti che ai motori di ricerca. Anche se questi ultimi sono diventati molto sofisticati, non sono ancora in grado di capire il contenuto e il significato di una pagina web allo stesso modo di un essere umano. La SEO aiuta quindi i motori di ricerca come Google a comprendere il significato delle pagine web, e come queste possono essere utili agli utenti.

social media

Perché la gente va su Facebook?

Per fare nuove conoscenze, per curiosare nella vita degli altri e per condividere informazioni che pensano possano essere utili ai propri amici. Credo che la funzione principale dei social media sia quella di favorire le relazioni tra le persone, siano esse professionali o di puro divertimento.

Dalle definizioni che abbiamo dato capisci bene che l’atteggiamento di una persona che sta su Google è molto diverso da quello di una che sta su Facebook. Nel primo caso ha un approccio attivo, sta cercando qualcosa, vuole ottenere informazioni, desidera acquistare qualcosa, vuole chiarire alcuni dubbi. Nel secondo caso non è in cerca di nulla, vuole semplicemente vedere cosa fanno i suoi amici, cosa dicono, cosa hanno condiviso. È un comportamento passivo.

Una strategia di marketing online ben congegnata può sfruttare appieno questi due approcci. Un utente, su Google, esprime un bisogno esplicito, consapevole. Lo stesso utente su Facebook non esprime nessuna esigenza particolare ma probabilmente ha dei bisogni latenti. Gli stessi che possiamo intercettare attraverso una campagna FB Ads specificando gli interessi delle persone potenzialmente interessate ai nostri prodotti/servizi.

SEO, Search Engine Optimization

Integrare strategia SEO e Social Media

I fattori che incidono maggiormente sul posizionamento di un sito su Google sono due: i contenuti e i link. Ognuno di essi ha dei sotto-fattori che in questa sede non ci interessa analizzare. Quando parlo di link non mi riferisco a quelli che arrivano dai social network, in quanto hanno l’attributo no-follow; ovvero quella specie di comando che dice agli spider dei motori di ricerca di ignorare quel collegamento rendendolo di fatto privo di influenza sui risultati nelle SERP.

I link che danno peso e valore rispetto al posizionamento su Google sono quelli che provengono dai siti in tema col nostro e autorevoli nel settore di competenza. Ciononostante abbiamo delle buone ragioni per integrare SEO e social media. Qui di seguito ne elenco 3. 

SERP, Search Engine Results Page

1. SEO e Google My Business

Le schede My Business sono quelle che vengono mostrate da Google nelle ricerche di tipo locale. Normalmente vediamo una mappa seguita dal cosiddetto local pack, tre riquadri con altrettanti link alle pagine Google My Business delle attività più vicine a noi. Ottimizzare queste schede con le giuste keyword e le descrizioni più appropriate significa avere maggiori chance di apparire nelle prime posizioni delle SERP.

2. SEO e YouTube

YouTube è il secondo motore di ricerca più utilizzato. Ogni volta che carichiamo un video su questa piattaforma abbiamo delle ottime probabilità che Google lo mostri nei risultati delle ricerche. Ad una condizione: che sia ben ottimizzato dal punto di vista SEO, ovvero che il suo titolo, la descrizione, i tag e le altre meta informazioni rispecchino bene il contenuto del video. 

3. Le immagini di Pinterest su Google

Sapevi che le immagini di Pinterest vengono indicizzate su Google e che spesso sono mostrate in Google Immagini? Bene, sappi però che ogni volta che carichi un pin devi ricordarti di aggiungere una descrizione che sia SEO-friendly, cioè che sia composta da una breve frase contenente le keyword principali per cui vogliamo posizionarci.

Sei curioso di sapere quali sono gli altri motivi per i quali vale la pena integrare SEO e Social Media?

Questo articolo è stato scritto da Luca De Berardinis, Consulente Inbound Marketing di Argoserv e docente del Corso Online in Content Marketing + Content Marketing Lab di Ninja Academy. Approfitta del Prezzo Early Booking: 699€ se ti iscrivi entro il 21 aprile 2016. 

Luca De Berardinis - Docente Ninja Academy

Discovery, l’assicurazione che promuove lo stile di vita sano… regalando un Apple Watch!

Quante volte hai pensato: “Devo muovermi di più, uscire dall’ufficio ed andare a correre, mettermi a dieta… ma inizierò da domani“?

Chi ti scrive, moltissime volte 🙂

Ma se ti regalassero un Apple Watch in cambio di movimento costante e di uno stile di vita più sano, accetteresti?

Questa è la domanda che Discovery, società di assicurazioni mediche del Sudafrica, ha posto ai propri clienti. L’idea è contenuta nel programma Vitality Active Rewards: un Apple Watch (quasi) in omaggio a coloro che decideranno di muoversi di più, documentando il tutto tramite l’app Attività dello smartwatch.

discovery.co.za/portal/individual/apple-watch-benefit

Credits by www.discovery.co.za

Coloro che sottoscrivono la polizza assicurativa dedicata ottengono un Apple Watch Sport (da 38mm, con possibilità di upgrade) per circa 23€, a fronte di un impegno di 24 mesi volto a centrare una serie di obiettivi legati all’attività fisica. Tra questi è dato un notevole focus su quelli suggeriti dall’OMS per garantire una migliore condizione di salute, ovvero 10.000 passi al giorno uniti ad un certo tempo dedicato all’attività fisica (principalmente, di tipo cardio).

Qualora l’utente non raggiunga l’obiettivo mensile prefissato, dovrà sborsare una penale. L’accordo dura 24 mesi (e, nel peggiore dei casi – ovvero non raggiungendo nessun obiettivo – si pagheranno 13$ ogni 30/31 giorni).

Ma qual è il vantaggio dal punto di vista assicurativo? Molto semplice: l’attività fisica e lo sport sono una delle migliori forme per prevenire problematiche fisiche, riducendo sensibilmente, per l’assicurazione, malattie e ricoveri a proprio carico.

Credits by www.apple.com/it/watch/health-and-fitness/

Credits by www.apple.com/it/watch/health-and-fitness

Anche dal punto di vista aziendale la questione è molto sentita, specialmente negli USA, dove il sistema sanitario è quasi totalmente basato sulle assicurazioni mediche private. Tenendosi in buona forma fisica infatti, i dipendenti saranno più disposti a fare team, avranno vantaggi sia di umore che di salute, con grossi risparmi sul fronte assicurativo ed economico per la società stessa.

Per questo, il programma di Discovery ha iniziato a varcare i confini africani proprio per approdare negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta con Apple Watch sarà inizialmente riservata ai lavoratori di tre compagnie statunitensi: Amgen Inc, una compagnia biotech, DaVita HealthCare Patners (operante nell’ambito dei servizi sanitari), Lockton John Hancock, che si occupa di assicurazioni.

Quello di Vitality è solo uno dei tanti programmi di fitness dedicato alla salute dei lavoratori statunitensi. Nel 2015, sempre secondo il Wall Street Journal, le aziende americane hanno speso mediamente 693$ per impiegato, al fine di incentivare a partecipare a programmi fitness e regalando dispositivi wearable, come Fitbit.

Credits by www.flickr.com/photos/josiahmackenzie/3414064391

Credits by www.flickr.com/photos/josiahmackenzie/3414064391

Cosa ne pensi quindi? Solo una geniale e innovativa trovata di marketing? Forse non è solo questo. Qui infatti puoi assistere ad un esempio concreto di come un vantaggio economico, legato ad un obiettivo nobile e sano, possa trasformarsi ed essere un arma vincente.
I benefici dell’esercizio fisico infatti possono non essere immediatamente visibili, ma l’avere nelle proprie mani un prodotto decisamente cool in anticipo (ed essere motivati a mantenerlo) rende il payoff immediato, ed è questo che può fare la differenza per essere costanti nel tempo.

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Ti ho convinto quindi a preparare le scarpe da corsa?

Se si, non ci resta che attendere lo sbarco in Italia di questa tipologia di promozione assicurativa. E, nel frattempo, fare del buon allenamento, senza rimandare a domani!

Festival of Media Global: una giuria di eccellenze da scoprire

Il Festival of Media Global si terrà dal 18 al 20 maggio a Roma. In quest’occasione si sfideranno brand che sperimentano, creano e fanno del media uno strumento di successo. Il livello è alto e per giudicare le eccellenze servono eccellenze.

Ecco la giuria sotto la lente d’ingrandimento: 126 giurati, divisi tra shortlist e giuria finale. I loro percorsi sono unici e li hanno portati ad una vasta conoscenza del mondo dei media: senior marketing executives, responsabili di agenzie, creativi ed esperti digital, fondatori di agenzie indipendenti. Conosciamone alcuni:

Allan Soares

Festival of Media Global una giuria di eccellenze da scoprire 1

 

Allan rappresenta il mondo dell’industria ed è Harley Procter Brand Director P&G e sarà uno dei due senior marketer che presiederanno la giuria (divisa in due parti parallele per gestire il volume dei progetti in gara). Crede nel media come elemento fondante della strategia di brand-building e veicolo per entrare in connessione con il consumatore.

 JC Oliver

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Eclettico e geniale JC, è attualmente Global Head of Innovation per Microsoft. Uno dei pilastri del mondo media, ha costruito la propria professionalità attraverso 15 anni passati tra ruoli di carattere commerciale ed editoriale. BSKYB, BBC, The Economist per citarne alcuni: una straordinaria esperienza che guiderà le sue scelte nella Final Jury.

Stacy Minero

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Stacy è Director, Content Planning per Twitter. Da 18 anni si occupa di massificare l’impegno delle aziende nel campo della comunicazione e del media supportando i marketers nel creare valore per i brand tramite la gestione delle strategie di content. Inoltre, collabora per Adweek.

Valentino Cagnetta

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Per il CEO di Media Italia la parola chiave è fiducia. Per costruire una strategia media, planning e buying sia online che offline di successo è necessario costruire un rapporto basato sulla stima reciproca e sulla condivisione deglio obiettivi. L’esperienza di Valentino passa anche attraverso il ruolo di Chief Executive Officer presso TDH, che gli ha permesso di acquisire un’ampia conoscenza del mondo advertising.

Caspar Schlickum

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Caspar è l’esempio di chi mette in gioco il proprio percorso professionale per creare qualcosa di indipendente. Sarà parte sia della giuria preliminare che quella finale. Ricopre il ruolo di CEO presso Xaxis EMEA, oltre ad esserne co-fondatore. Membro del WPP European Digital Advisory Board, Caspar ha una vasta conoscenza di marketing e digital, grazie alle esperienze di ricerche di marketing, pubblicazioni e agenzie.

Cornelia Lamberty

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Cornelia ha fondato Moccamedia, agenzia della quale è anche CEO e Shareholder. La sua strategia si basa sulla creazione di contenuti media non standard ma personalizzati e locali. Da 25 anni la sua agenzia è il punto di riferimento nel marketing planning a livello regionale. Anticipando questo trend, Cornelia ha distinto la sua agenzia dalle altre, fornendo alle industrie un servizio fondamentale per il business.

 

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