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Come creare il tuo primo Facebook Canvas

Li avevano annunciati a settembre e ora sono arrivati: Facebook ha introdotto un nuovo formato per la pubblicazione di post organici e inserzioni pubblicitarie, i Canvas. Un’esperienza definita immersive perché quando l’utente clicca sul contenuto – che apparentemente sembra un link, con anteprima e didascalia – il post si apre su tutto lo schermo, lasciando la libertà di navigare fra video e foto come se fosse la pagina di un sito. La differenza però è che i canvas sono decisamente più veloci nel caricare e permettono una navigazione coinvolgente offrendo diversi tipi di contenuti multimediali con cui interagire.

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Ogni canvas infatti può contenere uno o più formati. Vediamoli nel dettaglio:

  • L’ intestazione che rimane fissa sulla parte superiore del canvas e deve avere come altezza e larghezza massima 66 x 882 pixel;
  • Blocco di testo da 500 caratteri massimo con opzioni di base per l’editing;
  • Il pulsante con il link al sito web;
  • Il carosello che può contenere fino a 10 immagini, tutte obbligatoriamente delle stesse dimensioni e meno di 1080 x 1920 pixel;
  • L’insieme dei prodotti fino a 40, collegato al catalogo prodotti precedentemente configurato nella pagina Facebook;
  • Uno o più video con risoluzione minima di 720 pixel, che in totale non possono superare i due minuti per ogni canvas. Il video sarà visualizzato sempre in formato verticale per avere la stessa forma sia su tablet che su smartphone, perciò se dovessi caricarne uno in formato verticale questo verrà poi ristretto e presenterà delle barre nere ai lati.

Le foto però sono il vero punto di forza nel coinvolgimento dell’utente, perché oltre alla classica modalità statica ci sono altre due opzioni di visualizzazione che ci permettono di interagire con il contenuto, ovvero:

  • Tocca per espandere, che consente di adattare l’immagine alla larghezza dello schermo e permette a chi la visualizza di ingrandirla o ridurla alle dimensioni originali semplicemente poggiando e usando le dita sullo schermo. Per ottenere questo effetto è necessario caricare immagini superiori a 1920 pixel e selezionare l’opzione di visualizzazione adatta alla larghezza;
  • Inclina per la visualizzazione panoramica che consente di adattare subito l’immagine all’altezza dello schermo di chi la visualizza e permette di vedere le parti dell’immagine che vanno oltre la larghezza dello schermo ruotando il dispositivo verso sinistra o destra. Per ottenere questo effetto è necessario caricare immagini superiori a 1080 pixel e selezionare l’opzione di visualizzazione adatta all’altezza.

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Come creare un canvas

Per creare un canvas basta accedere al pannello strumenti di pubblicazione, dove troverai l’opzione disponibile in basso dopo la libreria moduli. Una volta inseriti i contenuti del canvas puoi scegliere se salvarlo come bozza o come unità completa: verrà salvato nel pannello strumenti, pronto per diventare un post della pagina. Il canvas pubblicato non sarà visibile da desktop, perciò se vorrai modificare il post pubblicato potrai farlo solo attraverso l’applicazione pagine di Facebook, da mobile.

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Vuoi utilizzarlo come inserzione? Innanzitutto deve contenere almeno una foto o un video e rispettare la regola del 20% del testo rispetto all’immagine. Poi dal pannello strumenti pubblicazioni clicca sul canvas completato e incolla il link: le uniche campagne in cui è possibile utilizzarlo sono con obiettivo click o conversioni sul sito web. Una volta selezionato uno di questi due obiettivi poi dovrai incollare il link del canvas e infine selezionare il formato immagine o video nella sezione crea un’inserzione.

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Per una fruizione ottimale le caratteristiche dei contenuti sono:

  • Proporzioni delle immagini: 1.9:1
  • Dimensione consigliata delle immagini 1200 x 628 pixel
  • Testo massimo 90 caratteri perché poi viene tagliato nell’anteprima
  • Titolo massimo 45 caratteri

La possibilità di utilizzare i canvas come inserzione però non è ancora attiva per tutti gli account, se vuoi richiedere di usarli in anteprima compila questo modulo. Nel frattempo possiamo prendere l’ispirazione da alcuni grandi brand che hanno iniziato a usare i canvas nelle loro inserzioni: l’operatore di crociere Carnival sfrutta la possibilità di ruotare le foto offrendo agli utenti uno sguardo grandangolare sulle lussureggianti spiagge del Grand Turk. Si intuisce come l’esperienza sia stata progettata per guidare l’utente, suggerendogli di inclinare il cellulare per scoprirne di più.

 

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La grande forza dei canvas è sicuramente la capacità di raccontare storie complesse con una serie infinita di combinazioni fra i formati e modalità di visualizzazione. Ad esempio BMW regala un’anteprima della sua nuova serie 7 utilizzando perlopiù foto ma con diverse opzioni di visualizzazione.

Anche Wendy’s ha fatto largo uso di foto ma sfruttando invece la combinazione tra dimensione verticale e orizzontale:

I canvas si presentano dunque come delle esperienze native che però difficilmente potrebbero trovare spazio in strategie non focalizzate sul mobile: il costo di produzione di questi formati è particolarmente elevato, ed esclude tutte le connessioni che navigano da desktop.

Se hai già provato i canvas, raccontaci la tua esperienza sulla nostra fan page di Facebook!

Le migliori campagne pubblicitarie “in rosa”

Oggi è l’8 Marzo, il giorno in cui si celebra la donna, per alcuni un giorno come tanti altri, per altri un giorno per non dimenticare. Indipendentemente dal tuo punto di vista in merito, a modo nostro oggi parleremo di donne e del nuovo ruolo che ricoprono all’interno delle campagne pubblicitarie.

Infatti, da un po’ di tempo il mondo della pubblicità ha scoperto che inneggiare alla forza femminile, ai diritti delle donne, alla bellezza non stereotipata fa vendere (e molto). E così ci si ritrova bombardati da campagne pubblicitarie che una volta promuovevano le donne mezze nude ed oggi invece inneggiano quasi al disgusto per il maschilismo.

Donne che parlano alle donne dunque, e non soltanto modelli irraggiungibili da inseguire e fisicità espresse per stuzzicare le fantasie dell’ universo maschile.

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Non a caso molti brand costruiscono strategie di advertising sfruttando il concetto di empowerment femminile. Proprio per questo abbiamo voluto creare una raccolta delle migliori campagne in rosa:

Procter&Gamble

Procter & Gamble sembra avere capito benissimo le dinamiche di questo nuovo trend, infatti nella sua campagna istituzionale per le Olimpiadi Thank you Mom, ha scelto uno storytelling emozionante, dove la donna è protagonista in tutta la sua semplicità.

Un’iniziativa capace di coinvolgere tutti: le mamme, gli sportivi, i figli e semplicemente chi sa ancora emozionarsi. La grande affinità con l’universo femminile da parte di P&G si conferma con #LikeAGirl, lo spot sull’autostima delle ragazze che ha conquistato il web, diventando un inno per il rispetto della femminilità.

Le migliori campagne pubblicitarie "in rosa"!

Dove

Parlando di marketing “woman-oriented” non si può prescindere dal citare i lavori creati da Unilever per il suo marchio cosmetico Dove. Chi non ricorda la campagna pubblicitaria Real Beauty?

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Il messaggio è chiaro: la bellezza percepita dalle intervistate è decisamente inferiore da come la vedono le altre donne.
“Sei più bella di quello che pensi” con questa comunicazione Dove mette in primo piano i suoi consumatori piuttosto che i suoi prodotti, toccando la sfera emozionale della maggior parte delle donne.

Dove, inoltre, è da anni che promuove diversi progetti ed iniziative per migliorare il benessere della donna, un linguaggio che va oltre il marketing convenzionale e che continua ad avere seguito perché entra nel cuore delle donne.

Pantene

Anche il brand Pantene ha deciso di intercettare il linguaggio femminile con la campagna Sorry, Not Sorry! Basta scusarsi per ogni cosa: al lavoro, in famiglia, con gli estranei. L’obiettivo che ci si prefigge è quello di aiutare le donne a superare gli ostacoli che intaccano la loro forza personale.

https://www.youtube.com/watch?v=p73-30lE-XE

Sport England

This girl can, lanciata da Sport England vuole motivare le donne a fare sport, dando loro il coraggio di fare quel che si sentono senza preoccuparsi troppo di come appaiono, di esporsi tranquillamente, a maggior ragione se quello che fanno è per migliorarsi.

Il tutto senza timore del giudizio altrui, senza sentirsi in difetto, senza fissarsi sui canoni estetici, senza fare paragoni inutili. Uno spot realistico che comunica attraverso donne vere.

E tu, quale non riesci a dimenticare?

Il futuro dei nuovi talenti digitali parte da Scampia

Ninja Academy conferma la propria partecipazione al progetto Resto al Sud Academy che si propone anche quest’anno di aggregare i talenti digitali presenti nelle realtà periferiche delle città del sud.

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I ragazzi selezionati per questa seconda edizione sono: Orazio Giammona (Lampedusa), Eliana Riva (Caserta), Lia Giannini (Cosenza), Antonella Guerriero (Potenza) e Ilario Falcone (Foggia).

L’accademia web gratuita permetterà a questi ragazzi che risiedono in quartieri disagiati del sud Italia, di conoscere il
mondo del digitale e capire che si può rimanere su questo territorio (e lavorare) anche senza inquinare, senza cedere alle mafie, senza deturpare il territorio.

Il corso

I partecipanti seguiranno online un corso di social media, web grafica e web tv. Inoltre potranno sperimentare ciò che hanno appreso attraverso la piattaforma web Resto al Sud. Ogni corsista dunque seguirà le lezioni in modalità delocalizzata, formando, assieme agli altri partecipanti, un team che avrà come riferimento un docente-coordinatore. Ogni studente dell’Academy riceverà in regalo un tablet con connessione gratuita per un anno.

corso social media

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L’evento di presentazione

Il 22 marzo prossimo nel quartiere Scampia di Napoli si terrà la presentazione ufficiale della seconda edizione alla presenza del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. All’evento saranno presenti inoltre l’amministratore delegato del gruppo Conad Francesco Pugliese, il fondatore di Tiscali Renato Soru ed il nostro Mirko Pallera, co-fondatore e CEO di Ninja Marketing e Ninja Academy, che dichiara:

Siamo orgogliosi di contribuire alla seconda edizione di questo meraviglioso progetto, un’occasione incredibile di conoscere e valorizzare le nuove leve del digital provenienti dalle periferie del Mezzogiorno.
Da sempre con i nostri progetti – da Ninja Marketing a Ninja Academy fino ad arrivare al più recente programma Digital for Italy – proviamo ad accorciare in ogni modo ciò che può rappresentare un gap, una distanza che crea uno svantaggio che sia di tipo geografico, culturale (inteso anche come cultura aziendale) o sociale, trasformandola in una opportunità.

Oggi anche grazie al digitale e ad iniziative come Resto al Sud è possibile accedere alla migliore educazione possibile, quella che un tempo era riservata solo alle classi agiate. Ovunque ci si trovi, pensate ai MOOC, oggi si può studiare ai livelli delle migliori università del mondo e inserirsi in contesti professionali che prima erano appannaggio di pochi privilegiati.
La nostra missione come ninja è permettere a tutti di realizzarsi professionalmente grazie alle opportunità informative, didattiche, di personal branding e networking che offriamo attraverso le nostre property.

Il coinvolgimento nel progetto Resto al Sud Academy conferma inoltre il nostro impegno nel contribuire in tutti i modi allo sviluppo del sud dell’Italia: abbiamo recentemente aperto a Salerno il “Create Dojo”, un luogo di lavoro aperto alle comunità di innovazione e catalizzatore di energie propulsive per tutto il territorio.

 

All’evento verranno anche consegnati gli attestati di partecipazione ai ragazzi che hanno partecipato alla prima edizione e che si apprestano ad affrontare le nuove sfide professionali del mondo digitale.

Scopri di più sul progetto cliccando qui ->

Snapchat: come creare geofiltri per gli eventi

Mai sentito parlare dei geofiltri di Snapchat? Si tratta di quelle figurine che a volte si possono applicare oltre ai tradizionali filtri (con uno swipe a destra o sinistra prima di pubblicare lo snap) quando ci si trova a un evento speciale o in una grande città.

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Se li avete già notati allora vi sarete anche chiesti se sia possibile crearne di personalizzati, e la risposta è : Snapchat permette a tutti di creare geofiltri in modo che gli utenti che si trovano in particolari località o eventi possano dare un tocco in più agli snap pubblicati.

Caratteristiche principali

Ci sono due tipi di geofiltri:

  • quelli per privati: non possono includere loghi, nomi di aziende, branding di nessun tipo e contenuti promozionali. Sono progettati per feste di compleanno, lauree ed eventi personali;
  • quelli per attività di business: possono includere nomi di aziende, loghi, contenuti promozionali e marchi registrati. Non possono però includere fotografie di persone, URL, numeri di telefono e, chiaramente, tutto ciò di cui non si detengono i diritti o che non si ha il permesso di usare. Questi ultimi sono pensati per promuovere brand e grandi o piccole aziende.

In entrambi i casi l’area geografica coperta deve essere tra i 2 e i 500 km quadri e non possono essere attivi per più di 30 giorni.

Come crearli

Prima di tutto bisogna andare sulla pagina Geofiltri On-Demand e cliccare sul tasto Create Now.

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Vi verrà chiesto di loggarvi con il vostro account personale e di leggere le linee guida per la creazione. Snapchat offre inoltre alcuni template da cui partire per creare i filtri con maggiore facilità. Questi sono adatti per essere modificati sia con Illustrator che con Photoshop, ma non sono strettamente necessari. Basta usare un qualsiasi editor grafico.

Tutto ciò che bisogna fare è creare un’immagine PNG con misure 1080×1920 pixel (larghezza per altezza), lo sfondo trasparente e che sia sotto i 300KB di dimensione.

Una volta caricata sulla piattaforma vi verrà offerta un’anteprima del filtro applicato.

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A questo punto dovrete scegliere il periodo di tempo e l’area geografica in cui dovrà essere attivo il filtro. Il prezzo per la pubblicazione sarà calcolato in base a questi parametri e non varia a seconda che siate privati o aziende.

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Dopo aver pagato riceverete una mail di conferma. Un’ulteriore messaggio vi informerà dell’approvazione del geofiltro, che deve prima passare sotto gli occhi del team di moderazione.

A questo punto il filtro sarà utilizzatile da chiunque si trovi nell’area prescelta. È anche possibile conoscerne le metriche e le statistiche d’uso a questa pagina.

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Qualche consiglio per le aziende

Per chiunque stia pensando di creare un geofiltro per la propria azienda, ecco tre consigli:

  1. Un volto ai vostri snap.
    Se pubblicate regolarmente contenuti su Snapchat, allora il geofiltro personalizzato potrebbe essere un ottimo mezzo per etichettarli, in modo che abbiano qualcosa di davvero caratterizzante per gli utenti che ogni giorno seguono la vostra Storia.
  2. Non solo grandi eventi.
    State organizzando un evento o una conferenza? Offrite a tutti i partecipanti la possibilità di pubblicare uno snap diverso, grazie a un filtro dedicato all’occasione.
  3. Servizi o business locali con una marcia in più
    Che siate un parrucchiere, un cuoco o un tatuatore, il geofiltro potrebbe essere un mezzo simpatico per dare carattere al vostro locale e agli snap pubblicati dai vostri clienti.

Avete mai usato i geofiltri di Snapchat? Pensate che possano essere utili per dare un tocco in più a contenuti di eventi e business? Scrivetelo sulla nostra fan page!

Mc Donald’s, MINI e gli Oscar: i migliori annunci stampa della settimana

Svegliaaa! Siamo qui per rifocillare di creatività le tue cellule grigie dopo un week-end di bagordi. Ecco per te i migliori annunci stampa della settimana, selezionati da Ninja Marketing.

Let’s go!

Mc Donald’s is closer to you

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Nessuno può competere con il numero di punti vendita Mc Donald’s, nemmeno Burger King, e questo è chiaro a tutti. Il primo conta oltre mille fast food in Francia, mentre il secondo circa una ventina. Tuttavia Mc Donald’s non si accontenta e non perde occasione per fronteggiare il rivale. L’ultima? Ha fatto istallare questo enorme e lunghissimo cartellone che fornisce ai viaggiatori le indicazioni per arrivare al primo Burger King disponibile lungo la strada.

Agency: TBWA\Paris
Executive Creative Directors: Benjamin Marchal, Faustin Claverie
Art director: Philippe Taroux

Copywriter: Benoît Leroux

MINI Traffic Lights in Vienna

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Per questa idea MINI Austria e Demner, Merlicek & Bergmann si sono aggiudicati l’Epica Awars Outdoor Grand Prix. Un’istallazione composta da tre manifesti raffiguranti una MINI rossa, gialla o verde e sincronizzati con i semafori del traffico viennese. I pannelli, collocati proprio nelle strade più frequentate, cambiavano colore non appena scattava il semaforo.

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Agency: Demner, Merlicek & Bergmann

Creative director: Francesco Bestagno

Academy of Motion Picture Arts and Sciences: We all dream in gold

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L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences per promuovere gli Oscar 2016 ha lanciato questa campagna in cui le star di Hollywood vengono immortalate mentre stringono il loro trofeo. Tutte le immagini sono rigorosamente bianco e nero, unica nota di colore? La statuetta d’oro!

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Creative director: Ford Oelman

Chief marketing officer: Christina Kounelias.

United Performing Arts Fund

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“Without your support, it’s just an empty stage”(senza il vostro supporto, è solo un palco vuoto), ecco lo slogan di United Performing Arts Fund per conquistare il cuore di nuovi finanziatori.

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Advertising Agency: STIR, Milwaukee, USA
Executive Creative Director: Bill Kresse
Creative Director / Copywriter: Scott Shalles
Art Director: Matt McNulty

Ti aspettiamo lunedì prossimo. Carico eh?

8 trucchi per una food photography a prova di pubblicità

L’avvento degli smartphone e il prezzo sempre più accessibile di buone macchine fotografiche ci ha reso tutti un po’ più propensi a “spacciarci” per photographer o, nella migliore delle ipotesi, a dilettarci con la splendida arte della fotografia e, perché no, condividerla con amici e follower nei più svariati canali social.

Se poi questa passione si unisce a quella per il cibo, il successo della food photography è assicurato! Nonostante la bravura, però, molti di voi si saranno chiesti almeno una volta: perché i miei scatti non vengono mai come quelli delle campagne pubblicitarie? La postproduzione fa miracoli, certo, ma ci sono dei trucchi che i fotografi professionisti utilizzano al momento dello scatto che agevolano di molto il loro lavoro e, neanche a dirlo, il risultato finale!

Eccone qui alcuni. Potrete provarli o semplicemente ammirarli, ma una cosa è certa: il vostro interesse per la food photography farà passi da gigante, ma da questo momento bistecche e gelati non avranno più l’appeal di prima!

LEGGI ANCHE: Tasty: l’evoluzione del foodporn e i contenuti di valore

1. Bolle di sapone su latte e caffè al posto della schiuma

Fonte: www.storypick.com

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Non importa quanto ci proviate, mai un caffè o un cappuccino sarà così schiumoso come quello delle pubblicità. A meno che non vogliate guarnirlo con delle soffici bolle di sapone, il vero ingrediente usato dai fotografi per la sua persistenza dopo molti e molti scatti.

2. Olio motore al posto dello sciroppo d’acero

Fonte: www.storypick.com

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Quei pancake vi fanno venire l’acquolina in bocca, vero? Forse risulterebbero un tantino pesanti considerato che sono guarniti con del non proprio salutare olio motore, dall’effetto più attraente dello sciroppo d’acero (perlomeno secondo le regole della food photography).

3. Colla al posto del latte nella tazza dei cereali

Fonte: www.storypick.com

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Li guardate dritto negli “occhi” ogni mattina eppure i vostri cereali non appaiono mai come quelli delle pubblicità. In pochi secondi il latte avrà inzuppato, rammollendolo, ogni fiocco croccante, a meno che non lo abbiate inondato con una bella cascata di…. colla? Ebbene sì, colla. Buon risveglio!

4. Purè di patate al posto del gelato

Fonte: www.storypick.com

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Gelato comprato, smartphone tirato fuori dalla tasca, tutto è pronto per lo scatto, veloce, veloce… troppo tardi, sta già gocciolando tutto. Ma come faranno i fotografi pubblicitari? Semplice, il gelato lo lasciano in freezer e condiscono i loro coni con del succulento purè di patate tinto con coloranti artificiali. Non proprio gustoso, ma impossibile che si sciolga!

5. Fogli di cartone tra gli strati della torta

Fonte: www.storypick.com

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Le torte, ovvero: il trionfo della food photography. Cosa ci sarà di più semplice che farcire una torta? Nulla, certo, ma il risultato potrebbe non essere proprio a prova di scatto. Gli strati premono tra loro, schiacciano il ripieno che fuoriesce e addio scatto dell’anno. A meno che non farciate la vostra torta con dei fogli di cartone e completiate l’opera con la sac à poche!

6. Glicerina sulle bottiglie di birra per l’effetto “sudato”

Fonte: www.storypick.com

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Cosa c’è di meglio di una bella birra ghiacciata in estate? Potrebbe essere un po’ difficile agguantarne una, però, se questa fosse appena uscita da un set fotografico: per renderne l’effetto lucido e refrigerato, infatti, le bottiglie di birra vengono impomatate con della glicerina per un look perfetto a prova di scatto!

7. Lucido per scarpe sulla carne grigliata

Fonte: www.storypick.com

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Niente è meglio di una bella bistecca ai ferri e quelle delle pubblicità sono così invitanti che ti sembra già di sentire il sapore di quella croccante crosticina bruciacchiata… e invece no. Nella maggior parte dei casi, quel bel marroncino che vedete sulla superficie altro non è che lucido per scarpe. Forse è meglio scegliere un bel piatto di verdure questa volta…

8. Argilla per posate sempre al loro posto

Fonte: www.storypick.com

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Quante volte vi è capitato di dover lottare con le posate per mantenerle al loro posto durante lo scatto del vostro piatto? Da adesso potrete prendere in prestito un trucco da veri food photographer, usando un po’ di argilla per fissare cucchiai e forchette al piatto da portata e impedire che vi guastino la festa. Ma fossi in voi, poi mangerei qualcos’altro…

Frank Underwood

Epic win/fail: Burger King, Meloni, un parmigiano e un reggiano

Lunedì: cosa ti viene in mente? Ok, a parte la depressione post-weekend e una vagonata di caffeina per correre ai ripari, è anche il momento della rubrica epica con i migliori social win e fail della settimana.

Anche stavolta il web ci ha regalato momenti di soddisfazione su entrambi i fronti. Dai grandi brand alla politica, passando ovviamente per un po’ di sano trash televisivo che non guasta mai, ripercorriamo insieme il meglio e il peggio della settimana appena trascorsa.

Win

Il confine tra win e fail è spesso molto labile e il gioco delle parti può ribaltarsi in fretta, trasformando i perdenti in vincitori assoluti e viceversa.

È il caso, ad esempio, della risposta di Burger King al suo acerrimo rivale di sempre. Mc Donald’s lancia un video il cui il messaggio di fondo è più o meno questo: il McDrive è a 5 km, il Burger King più vicino a oltre 250. Con più di 1000 McDrive, McDonald’s è sempre vicino a te. L’hashtag #McDriveKing in breve schizza tra i trend topics e sembra già epic win.

Ma il Re dei Burger sa come reagire. Ecco un secondo video che riprende il primo, ma con un epilogo decisamente diverso: grazie Mc Donald’s per essere presente ovunque, avevamo proprio bisogno del tuo caffè per essere belli svegli e percorrere la lunga strada verso il Whopper. King of epic win, insomma.

Proseguendo la settimana è la volta di un altro win che vede stavolta protagonista Francesco Facchinetti e il suo botta e risposta con un suo (non proprio) fan. Con l’incipit Ciao mi chiamo Francesco, l’ex capitano lancia sul suo profilo Facebook un appello per dare vita ad un non ben definito nuovo movimento. I commenti entusiasti piovono a migliaia e lui inizia a rispondere a raffica a tutti. Un utente, nel frattempo, solleva qualche dubbio sul fatto che sia proprio tutta farina del suo sacco e avanza l’ipotesi che ci possa essere lo zampino del solito SMM di turno. La risposta potrà suonare un po’ da sborone, ma tant’è. Per noi è comunque win. Almeno per il coraggio.


Epic win e fail

Ciao mi chiamo Francesco e sono prima di tutto un padre. Ho 2 figli, Mia e Leone e tra pochissimo verrà al mondo una…

Pubblicato da Francesco Facchinetti su Mercoledì 2 marzo 2016

Ci avviciniamo al weekend del 4 marzo e per molti questo significa una cosa sola: il ritorno in grande stile di Frank Underwood. I fan impazzano su Twitter per ingannare l’attesa fino all’ultimo secondo, e dall’account ufficiale di House of Cards piovono tweet di risposta personalizzati per la maggior parte di loro. Comunque vadano le presidenziali, caro Francis, è già win!

Arriviamo finalmente al sabato sera, che per chi rimane a casa significa spesso due cose: Maria e Milly. Ormai guardare la tv senza sbirciare e commentare sui social è divertirsi a metà. Ecco da entrambi i fronti due simpatici win.

Nel primo caso è Ceres a iniziare su Facebook, punzecchiando con la sua impareggiabile ironia.

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C’è Posta Per Te è sul pezzo e rilancia, stando al gioco. Ma Ceres non molla.

Ceres e C'è Posta per Te

Il compromesso è trovato, il win smezzato in compagnia. Cheers!

Ceres e C'è Posta per Te

Sul fronte Ballando con le Stelle, assolutamente degna di nota è invece la gif di Guillermo Mariotto che impazza su Twitter e che, non abbiamo dubbi, ci darà il tormento anche nei prossimi giorni. Vittoria assicurata.

Par condicio è fatta, c’è win per tutti.

Fail

Sul fronte dei fail questa settimana c’è una regina indiscussa: stiamo parlando di Giorgia Meloni e del suo ormai famoso commento al vetriolo sul tricolore “sbagliato” del nuovo aereo di stato di Matteo Renzi. Rosso, bianco, verde: sembrava un errore, e anche di quelli epici, e invece l’ordine dei colori era proprio giusto. Si tratta semplicemente di una convenzione utilizzata in aeronautica. E anche di un epic fail.

Tricolore rovesciato

Peccato che il tweet e il post su Facebook siano già spariti.

Andiamo invece oltreoceano e sentiamoci più fortunati anche se è lunedì pensando alla storia di “trolling Ted Cruz”: il giovane YouTuber Zach Etkind spende una barca di soldi per produrre un video che sarebbe dovuto diventare virale, considerando il noto protagonista coinvolto. E infatti il video diventa popolarissimo, visualizzato da oltre 4 milioni di utenti e ripreso anche da BuzzFeed. Peccato che quello in circolazione (e condiviso) non sia l’originale, ma il Vine di qualcun altro che gliel’ha rubato. Adesso probabilmente starà ridendo alle sue spalle, un po’ come noi. Fail!

Ma via i sensi di colpa. In fondo è lunedì: ce lo meritiamo.

E per fare le cose fatte bene vi lasciamo con un ultimo fail, di quelli simpatici. Così simpatici che quasi vorresti dargli un win. Ecco il titolo apparso qualche giorno fa su La Repubblica. Fate voi!

La Repubblica

Heineken ci svela cosa si nasconde dietro alle stelle

Anche questa volta Heineken ha colpito nel segno. Inaspettato e ironico, il nuovo spot promette una campagna social coinvolgente e divertente.

Ironia ed empatia

Il video, per ora on air solo negli USA, è un’invito a non prenderci troppo sul serio. Nel nuovo spot l’attore Benicio del Toro con aria di sufficienza si concede ad una foto con alcuni turisti, convinti però che si tratti di Antonio Banderas.

L’effetto sorpresa ci strappa un sorriso e ci conquista. Nello spot il protagonista si trova in una situazione ironica e il suo ruolo non è quello del testimonial al quale siamo abituati, ma in antitesi. Una scelta che indica uno spirito leggero e dinamico.

https://www.youtube.com/watch?v=ZSpdcbhjXJU

Un brand deve saper comunicare, stabilire un legame affettivo con i consumatori. Lo staff di Milano e di New York di Publicis sa che, come in una relazione, il segreto è divertirsi e creare empatia. Infatti, Benicio del Toro si rivolge poi allo spettatore con il leitmotiv della campagna: There’s More Behind The Star.

Cosa c’è quindi dietro una star del cinema? Molto di più di quello che dice l’apparenza, che a volte ci confonde. Un invito a scoprire cosa si cela dietro una stella del cinema, ma soprattutto dietro alla stella rossa che ben conosciamo.

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Globalità e artigianalità

Lo spot di Heineken ci insegna che globalità e artigianalità posso convivere.

Heineken è un brand al passo coi tempi, capace di cogliere ed interpretare i trend. Infatti, accanto a questo spirito dinamico e ironico, la campagna adv prevede un focus sulla famiglia fondatrice e sulla ricetta originale. Intercetta in questo modo il trend di ritorno all’autenticità e all’artigianalità.

Tramite i canali social come Facebook e Twitter, ogni utente a livello globale potrà dialogare direttamente con un mastro birraio avendo la sensazione di un rapporto esclusivo, locale e ristretto.

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Heineken ci ha abituati a spot che diventano esaltazione di momenti di condivisione e festa, come The Odyssey o The Date, con scene corali ed esplosive degne del regista Baz Luhrmann.

Nel 2016, il colosso della birra punta su una comunicazione più ironica, meno corale e più intima per instaurare un dialogo esclusivo che coinvolga.

Tra qualche mese lo spot sarà on air anche in Italia, curiosi di vedere gli sviluppi di questa promettente campagna?

La street art calza a pennello con Oybō

di Silvia Scardapane

Quando un’originale azienda italiana ricerca ed incontra l’unicità della Street Art, nascono limited edition ancora più interessanti. È questo il caso degli odd socks disegnati da Joys, tra i più noti street artisti italiani, per Oybō, azienda padovana specializzata nella produzione di calze.

Joys, al secolo Cristian Bovo, classe ‘74, vive e lavora a Padova, città dove ha avviato la sua oramai lunghissima carriera artistica come writer nel corso degli anni Novanta. Ben presto la sua ricerca sul lettering è diventata sempre più raffinata ed il suo alfabeto ha inglobato numerose stratificazioni e linee continue, dando origine ad una nuova tridimensionalità.

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L’esito visivo di una ricerca tuttavia ancora oggi in pieno fermento, ha condotto l’artista a creare e sviluppare veri e propri labirinti impervi, realizzati sui muri di tutto il mondo ed esposti in molte gallerie d’arte, distendendosi, negli ultimi anni, anche su altri materiali a favore di ulteriori linguaggi, tra installazioni, scultura ed arti applicate.

Il segno inconfondibile e preciso dell’arte di Joys è perfettamente rintracciabile nelle fibre naturali della produzione targata Oybō, azienda già nota per la realizzazione di calze coloratissime, ironiche ed eleganti (anche eco-compatibili), come i celebri untuned socks, calzini spaiati (non identici, ma coordinati) per tutte le età.

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Questo ultimo prodotto disegnato, realizzato e confezionato in Italia è acquistabile soltanto online e in pochissimi punti vendita fisici, per gli amanti della Street Art, ma non solo: Oybō conta, infatti, numerosi follower sui social network (grazie all’hashtag #OYBOFRIENDS) e moltissimi clienti soddisfatti, tra i quali vale la pena citare il deejay Linus e il critico d’arte Philippe D’Averio.

Oybō, attualmente con sede in Riviera dei Mugnai, è stata fondata nel 2011 da Lionello Borean ed Eusebia Lupu: un esempio brillante di giovane imprenditoria italiana che produce un interessante numero di calze l’anno puntando, per la promozione, solo sull’uso del web.

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L’asimmetria mai estrosa di Oybō ha scelto di puntare quindi sull’ipnotico pattern e sui cromatismi di Joys, rinforzando l’unicità del prodotto con la Street Art e rimarcandone l’origine tutta italiana: due punti davvero rilevanti per un felice incontro tra arte e aziende, e per questo sempre desiderati e preferiti, tra i casi-studio analizzati da Streetness, con fiducia di riuscita dello sviluppo nostrano.

SEO e SEM: cosa sono e come funzionano bene assieme

In una fase del digital marketing in cui vi è una totale esplosione di contenuti, un buon marketer deve tenere in considerazione non soltanto la peculiarità nel proporli e la bontà degli stessi.

Se la creatività è condizione necessaria affinché un suo post sia letto, condiviso e sfoci in una transazione con un potenziale cliente, non è affatto condizione sufficiente affinché il suo prodotto editoriale risulti competitivo.

Raggiungere un utente, interessarlo e fare in modo di essere sempre rintracciabili nel mare magnum della rete è quindi un requisito dal quale non si può prescindere.

Ecco perché fare SEO e SEM (search engine optimization & search engine marketing) sono attività sulle quali fare investimenti costanti affinché si possa svolgere un’attività di successo online.

Differenze e analogie tra SEO e SEM

Differenze e analogie tra SEO e SEM

Ma perché SEO e SEM vanno sempre a braccetto? Partiamo da un introduzione generale:

    • Fare SEO significa ottimizzare una pagina web affinché abbia un ranking di valutazione da parte dei motori di ricerca tale da risultare in cima alla SERP (search engine result page) rispetto alla parola chiave ricercata.
    • Fare SEM significa mettere in atto tutte quelle tecniche di web marketing affinché si possa incrementare il traffico in entrata di un sito web dalla ricerca di una o più parole chiave.

Queste definizioni, seppur parziali, individuano il primo grande punto di contatto tra le due attività, l’orizzonte entro il quale si mettono in pratica: la reperibilità sui motori di ricerca.

Bisogna però fugare ogni dubbio rispetto a cosa identifichiamo di norma con SEM: molto spesso infatti si confonde l’insieme delle attività di marketing sui motori di ricerca come se non fosse altro che creare campagne AdWords.

Niente di più sbagliato! Lavorare con AdWords, il search engine advertising o la SMO (social media optimization) sono solo una parte del fare SEM, anche la stessa SEO lo è.

Più in generale potremmo dire che SEM è il cappello delle attività all’interno del quale possiamo trovare SEA SMO e SEO.

La seconda similitudine è relativa alle keyword: fare SEO e SEM significa sempre scegliere con cura le parole chiave che faranno da marcatore di un contenuto web.

Il terzo fattore che accomuna SEO e SEM riguarda la programmazione: entrambe si inseriscono nella determinazione di un piano editoriale, votato ad un ritorno di investimento. Se faccio SEO in maniera corretta un determinato contenuto, sia esso nuovo di zecca o datato, verrà sempre riproposto in cima alla SERP ogni qual volta le parole chiave scelte per connotarlo saranno ricercate da un utente. Se scelgo bene le mie campagne SEA o costruisco un sistema di condivisione su social media soddisfacente sarò in grado di pubblicizzare al meglio il mio sito web e garantirmi visualizzazioni costanti.

Veniamo adesso a quali sono gli aspetti che differenziano i due settori.

Si potrebbe dire che al di là del fatto che SEO è parte della SEM, molto ruota attorno al concetto di TEMPO.

Fare SEO di per sè è un lavoro che guarda al breve come al medio e lungo periodo. Innanzitutto per naturale evoluzione dei motori di ricerca: più Google e soci aggiornano i loro parametri di ranking, più le tecniche di ottimizzazione che ieri potevano essere sufficienti domani potrebbero non bastare.

Chi lavora con la SEO, volendo muoversi per iperbole, è uno e trino: costruisce un contenuto online affinchè sia più facilmente reperibile oggi, aggiorna con costanza ciò che ha prodotto ieri e sa che tutto ciò che ha fatto potrebbe non essere sufficiente domani.

Il Search Engine Marketing ha un orizzonte temporale di riscontro molto più ristretto: fare una campagna su AdWords ha parametri di performance sul brevissimo periodo, idem per quanto riguarda i social media. In un certo senso poi utilizza la parte della SEO che quantifica il presente.

Se chi fa SEO ha un respiro ampio in un continuum di tempo, chi si occupa di SEM tende a costruire il proprio lavoro sul tempo presente, cercando di migliorare i risultati che in quella porzione di tempo gli sono richiesti.

Volendo quindi proporre una metafora sportiva, SEO è il grande corridore da corse a tappe come Tour o Giro d’Italia, lo scalatore che deve mantenere la stessa condizione (in questo caso competitività) nell’arco delle tre settimane. SEM è lo sprinter da arrivo in volata o il passista da corse per un giorno: se lavora bene saprà subito quali saranno stati i suoi risultati.

Anche in termini di natura e modalità degli investimenti vi è una profonda differenza. Investire in SEO significa per lo più investire in risorse umane, siano essi interni all’azienda o contrattualizzati come free lance o attraverso attività di consulenza. Agendo sul lungo periodo il costo può essere ammortizzato e non gravare sulle casse di una società.

Fare SEM nel suo complesso invece significa gestire budget che vengono allocati (e spesi) con una certa velocità. Oltre ad investire su figure professionali che si dedichino alla SEA, devo anche destinare loro una quota spese per realizzare campagne pay per click ad esempio, questo vuol dire che i costi non sono ammortizzabili se non rendono nel breve periodo.

Realizzare una strategia integrata tra SEO e SEM

Realizzare una strategia integrata tra SEO e SEM

Concentrando la nostra attenzione su come la specificità della SEO si orienti sul lungo periodo mentre invece il complesso della SEM verta sul breve, capiamo del perché le due attività non possono che integrarsi l’un l’altra affinché entrambe diano risultati soddisfacenti.

L’investimento in ottimizzazione sui motori di ricerca è molto lungo. Se ho un sito web e voglio che migliori il suo ranking rispetto alle keyword che lo caratterizzano posso impiegare mesi prima che il sito stesso risponda a tutte le caratteristiche necessarie.

Facciamo un esempio: negli anni passati Google aveva un approccio quantitativo nella revisione di un post.

Ciò significa che in passato alcune agenzie stilavano post in cui una determinata keyword veniva utilizzata con una certa ripetitività pur di soddisfare i parametri del motore di ricerca.

Nel momento in cui Google è passato all’approccio qualitativo nell’analisi di una pagina web quello stesso contenuto ha visto precipitare il suo valore, e di conseguenza la sua classifica nella SERP.

Recuperare posizioni significa metter mano ad una quantità di contenuti non indifferente, che si tratti di un sito istituzionale che non ha una aggiornamenti continui così come di un blog aziendale che viene arricchito anche più volte nell’arco di una giornata, o di un eCommerce con cataloghi in costante mutamento.

Stesso discorso per quanto riguarda la struttura stessa di una pagina, o l’inserimento di uno o più link ad altre sezioni del sito o a fonti esterne e così via.

Fare SEO insomma significa lavorare con la credibilità di un prodotto editoriale, creando contenuti che piacciano al motore e che contemporaneamente piacciano anche al lettore.

Ma la credibilità non ha alcun valore se non riesco ad ottenere l’esposizione massima dei miei contenuti a regolare scadenza. Fare SEM vuol dire attirare nuovo traffico verso il mio sito web, potremmo dire che che decreta quanto sia popolare un contenuto rispetto a determinate keyword.

Analizzando poi dalla prospettiva inversa lo scenario si capisce quanto fare bene SEO e SEM alla stessa maniera sia importante.

Attraverso campagne AdWords con investimenti massicci posso decretare una grandissima popolarità del mio sito per un breve lasso di tempo. Fare in modo che sia tra i primi risultati della sezione annunci di una pagina di ricerca e fare in modo che convogli quanti più utenti possibili sul mio sito.

Ma se quest’ultimo è scritto con contenuti di scarsa qualità, se la navigazione tra le varie sezioni risulta incomprensibile o difficoltosa, se la costruzione in html non tiene conto del traffico da mobile essendo pesante da caricare per chi è arrivato tramite una ricerca sullo smartphone, il risultato sarà che quella grande affluenza cesserà nel momento in cui non investirò più in SEA perchè non avrò fatto nulla per rendermi credibile e favorire la permanenza nel presente e nel futuro sul mio sito.

Ecco perchè una strategia integrata di SEO e SEM è l’ABC del digital marketing: per avere risultati bisogna necessariamente essere credibili e popolari allo stesso tempo.

Le nuove linee guida di Google per il 2016

Le nuove linee guida di Google per il 2016

Sulla scia delle nuove tecniche di ottimizzazione per i siti web e sulla modalità con cui vengono visualizzati i contenuti online (è stato oramai certificato il sorpasso del mobile sulla visualizzazione da desktop), Google ha deciso di aggiornare le sue linee guida per i webmaster, al fine di aiutare i professionisti a produrre contenuti che siano in linea coi parametri di ranking attualmente in vigore.

Riprendiamo un post ad hoc scritto da Mino Bedin per l’agenzia TSW in cui vengono riportate le modifiche più significative.

I cambiamenti maggiori rispetto allo scorso anno sono rispetto ad un grande tema che da Google ritengono essenziale per lo sviluppo di piattaforme web ovvero quello della usabilità.

Ad esempio questo passaggio sul mobile è stato aggiunto nella nuova edizione ed è chiarificatore su quale sia il punto di arrivo a cui tendere nella costruzione di un sito web:

Progetta il tuo sito in modo che sia adatto a dispositivi di ogni tipo e dimensione, inclusi computer desktop, tablet e smartphone. Utilizza lo strumento di test di ottimizzazione mobile per verificare il funzionamento delle pagine sui dispositivi mobili e ricevere feedback relativi agli aspetti che è necessario sistemare

Qui invece vogliamo sottolineare come un passaggio sia stato eliminato dalla guida:

Il crawler di Google non riconosce il testo contenuto nelle immagini

Cosa significa? Nella valutazione di una pagina Google non prendeva in considerazione le infografiche, strumenti che invece favoriscono l’apprendimento di nozioni o comunque il passaggio di un messaggio proprio perché il testo è all’interno di una immagine.

Ciò vuol dire che il motore di ricerca ha compreso che la semplicità può essere declinata anche attraverso la multimedialità.

Altri cambiamenti significativi riguardano i link a la sitemap di un sito, con la creazione di una pagina web che abbia come unico scopo quello di guidare un visitatore a navigare al suo interno con facilità.

Si tratta di variazioni che sottindendono ad un unico scopo: la linearità e la pulizia in ottica SEO.

Più una pagina è ricca di contenuti ma “povera” di comandi html sconclusionati, plug in java non determinanti e chi più ne ha più ne metta, maggiore sarà velocità con la quale potrà essere consultata, specie su dispositivi mobili, e questo avrà un peso sempre più elevato nella valutazione dei contenuti web.

Questo ovviamente al netto del fatto che in un sito web refusi di varia natura, link a pagine inesistenti, pagine duplicate senza alcun costrutto e via discorrendo sono errori pacchiani che non bisogna mai commettere al fine di avere la user experience più alta possibile.