Facebook permetterà di inviare inserzioni su Messenger?

La notizia esclusiva – rivelata dal blog TechCrunch –  è stata ottenuta da una fonte interna all’azienda che ha confermato che sarà possibile per le aziende inviare inserzioni agli utenti attraverso Messenger a partire dal secondo trimestre di quest’anno.

Come funzionerà

Le aziende potranno pianificare le proprie campagne Facebook Ads all’interno di conversazioni Messenger già avviate con i clienti/fan. Dunque ad esempio se avete già contattato tramite messaggio privato un’azienda per ottenere assistenza, quest’ultima avrà la possibilità di proporvi campagne ad hoc attraverso questa conversazione.

Numerose le speculazioni sui formati di queste nuove campagne Ads: quali saranno?L’azienda potrà usare le informazioni ottenute precedentemente tramite la conversazione per pianificare una campagna costruita ad hoc per quel cliente? Quale linguaggio verrà utilizzato?Ci saranno degli standard proposti da Facebook?

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Un esempio fornito da TechCrunch

La notizia destabilizza un po’ il sistema, soprattutto rispetto alle precedenti affermazioni di Mark Zuckerberg poco dopo l’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook:

Non credo, a mio parere, che le inserzioni tramite messaggistica istantanea (riferendosi a WhatsApp) siano la modalità giusta per monetizzare.

Ovviamente di acqua ne è passata sotto i ponti da quel giorno, la strategia potrebbe essere completamente cambiata.

Proprio recentemente era stato annunciato da Mark Zuckerberg che la community di Messenger ha raggiunto 800 milioni di utenti al mese in tutto il mondo.

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Lean Startup Machine torna a Milano con un Worksho

Lean Startup Machine torna a Milano con un Workshop

Sai qual è il rischio più grande nella fase di avvio di un’impresa? Non acquisire un numero sufficiente di clienti  e quindi aumentare fin da subito le possibilità di fallimento.

Se ti sembra un concetto banale, ti sbagli di grosso: le statistiche parlano chiaro, sono moltissime le startup che partono con idee spesso geniali, ma che a causa di una serie di errori, commessi soprattutto in fase iniziale, non riescono a raggiungere i risultati sperati.

È quello che è successo anche a Trevor Owens, fondatore di Lean Startup Machine Workshop, nella prima fase di creazione di una startup di scooter che appariva fallimentare, almeno fino al momento in cui non si è reso conto che esistono modi più efficaci per costruire un’impresa.

È proprio questo lo spirito della metodologia Lean: aiutare gli imprenditori a fare i passi giusti per avere successo, in maniera veloce.

Come funziona il workshop di Lean Startup Machine

Lean Startup Machine torna a Milano con un Workshop

Le idee delle startup vengono convalidate attraverso numerose attività “hands on”, sperimentazioni e mentoring.

“Fail Fast. Succeed Faster”, recita il claim di Lean Startup Machine. E in effetti lo scopo del workshop è quello di fallire velocemente per avere successo altrettanto velocemente, perché l’errore è e deve essere parte del processo di costruzione di un’azienda, ma sapere come gestirlo e riformulare le proprie idee in breve tempo è fondamentale per fare andare l’impresa nella giusta direzione.

LEGGI ANCHE: Google Ideas si trasforma e diventa Jigsaw

L’evento di Milano, un gioco di squadra

Lean Startup Machine torna a Milano con un Worksho

Tre giorni intensi di formazione, brainstorming, testing e mentoring  a ritmi serratissimi ti aspettano a Milano per poter permettere a ciascun team di terminare il workshop con tutti gli strumenti necessari a far partire il proprio business o a rivalutare la propria idea.

Tutto partirà dai pitch delle idee, per poi passare alla suddivisione dei partecipanti in squadre. Ciascun team lavorerà su una delle idee presentate e svilupperà il suo esercizio problema- ipotesi, soluzione-ipotesi in maniera indipendente.

Grazie anche all’aiuto dei mentor, ogni gruppo cercherà di sviluppare la propria idea e costruire un’azienda/prodotto in meno di 36 ore.

Alla fine dei tre giorni, tutte le squadre dovranno “esibirsi” nella loro presentazione per decretare un solo team vincente.

La selezione non avverrà sulla base dell’idea migliore, ma a seconda della capacità di svolgere gli esercizi applicando correttamente la metodologia Lean. Una splendida occasione per mettersi alla prova quindi, ma soprattutto per lavorare in un contesto stimolante e ricco di energia.

Il Lean Startup Machine Workshop  si terrà a Milano dall’ 1 al 3 Aprile 2016, presso lo STARTMIUP.

Per informazioni ed iscrizioni puoi consultare il sito ufficiale o contattare gli organizzatori all’indirizzo: andrea.romoli@gmail.com.

Instagram Advertising: a che punto siamo?

“Capture and share the world’s moment”: questa è la mission di Instagram, il social network focalizzato sulle immagini, che in pochissimi anni ha acquisito 400 milioni di utenti (ne erano “solo” un milione nel 2010) che pubblicano 80 milioni di foto al giorno. Una crescita esponenziale, avvenuta per il 75% al di fuori degli USA, in particolare in Europa, Asia e Brasile.

Con l’acquisizione da parte di Facebook, nel 2012, un’app fortunata, a cui lavoravano solo 13 dipendenti, è diventato uno dei player più importanti del panorama mobile.

Il suo segreto? Secondo una ricerca di Audiweb, i messaggi su Instagram appaiono agli utenti più “coinvolgenti, inspiring e cool”, rispetto a quelli delle altre piattaforme. È un social passion driven.

LEGGI ANCHE: 10 funzioni di Instagram che tutti dovremmo conoscere

L’advertising su Instagram

Rendere la pubblicità disponibile su Instagram era una svolta prevedibile, dopo l’acquisizione da parte di Zuckerberg. Nel 2015, Instagram ha reso disponibili le API Advertising e negli scorsi mesi la possibilità di fare pubblicità sul social network è stata aperta a tutti.

Abbiamo avuto la possibilità di fare una chiacchierata con Alberto Mazzieri, Sales Manager, e Stefano Cirillo, Regional Measurement Lead, di Facebook Italia, i quali ci hanno raccontato le novità recentemente implementate e quali sono i dati sull’efficacia della pubblicità su Instagram.

Vivere e surfare a Bali lavorando nell’eCommerce

Oggi vi presentiamo, attraverso un’intervista di ampio respiro, Pietro Bonomo, docente dell’eCommerce Update targato Ninja Academy.

Pietro Bonomo

Ciao Pietro, puoi raccontarci un po’ qual è la tua esperienza nell’eCommerce e fin dove ti ha portato in questi anni?

Ciao Massimo, grazie per questa occasione. Ninja Marketing è stato un riferimento per me, per anni. Nei tempi in cui il focus era il Guerriglia Marketing, era uno dei posti in cui la mia mente analitica si rifugiava in cerca di ispirazioni e per alimentarne la creatività.

La mia esperienza nel mondo eCommerce nasce in modo piuttosto bizzarro, agli albori degli anni 2000. Il mio percorso formativo inizia nei meandri del codice negli anni 90. All’epoca ricordo il mio professore di Sistemi che entrò in aula e proclamò: “Oggi è la nascita di una nuova era… È stato rilasciato Java 1.0”. A me sembrò più una minaccia, che una rivelazione, all’epoca del C++.

Poi, il mondo dello sport, la parentesi di vita londinese e poi… E poi nel 1999 apro un circolo culturale a Torino e senza né arte, né parte, provo a farlo funzionare. Nel frattempo navigo il Web con una delle prime Adsl in commercio, alla fantasmagorica velocità di 1 Mbps e scopro, grazie ad un articolo del Time, che c’era una nutrita schiera di coltivatori “abusivi” di Cannabis che s’incontravano sui forum per scambiarsi informazioni sulla coltivazione indoor. Lampade, ventilatori, terricci, vasi… Ed eccomi diventare, da snowboarder/dj, venditore online di articoli da giardinaggio indoor.

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La nostra iniziativa fu da subito un boom! Ebbe enorme risonanza tra forum, magazine e apparizioni televisive. Erano bei tempi. Non esisteva Adwords, che fu rilasciato un paio d’anni dopo. Il deep web impazzava e Google lo fregavi con i testi nascosti con centinaia di keywords. All’improvvisato custom made eCommerce, affiancammo un modulo contatti per l’apertura di negozi in Franchising. Aprimmo 13 negozi in tutta Italia nei primi 300 giorni di attività.

Il seme della omnicanalità era già piantato nel mio cervello, pur non sapendolo. Abbiamo portato avanti la nostra avventura fino al 2012, quando mi sono trasferito a Bali, in Indonesia, ed ho aperto la mia agenzia di consulenza E-Commerce, Viral Octopus con cui gestisco eCommerce operanti su diversi mercati mondiali.

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Nella tua bio leggiamo che ti consideri un “evangelizzatore” del concetto di eCommerce Olistico. Puoi spiegare meglio ai nostri lettori che cosa si intende?

14 anni di gestione di un eCommerce di quelle dimensioni, con più di 10.000 articoli spediti al mese, ti fa scontrare con verità che non trovi sui libri, né sui corsi o sui blog degli esperti. Ci sono dei dettagli da considerare che non sono minimamente legati alla vendita online. Così, ad un certo punto, tutti questi dettagli erano diventati una serie enorme di azioni da compiere giornalmente, che ti obbligavano a lasciare sempre qualcosa indietro. Ad avere, quindi, una struttura sovradimensionata e lavorare sempre in emergenza e sotto-pressione.

Per natura, rendo meglio quando sono felice, anziché sotto pressione, per cui mi sono seduto a tavolino e ho cercato di unire i puntini per comprendere se avrei potuto ridurre tutte le micro-operazioni che portavano via così tanto tempo. Esse, infatti, creavano dei “colli di bottiglia” che mi impegnavano nella relativa risoluzione, facendomi perdere occasioni preziose. Volevo trovare una soluzione al problema, considerando l’interrelazione tra le operazioni necessarie per lo svolgimento delle attività, eseguendole in una precisa sequenza guidata da buone pratiche.

Internet shopping, online purchase, e-commerce and packages delivery concept, merchandise cardboard boxes on laptop keyboard

Insomma, il famoso “affilare l’ascia prima di tagliare il bosco”. Ovviamente, evitando che qualcuno cominci a tagliare il bosco prima di me, mentre gozzoviglio affilando l’ascia.

A quel tavolo ci sono rimasto per 4 anni, durante i quali ho sviluppato il mio concetto di eCommerce Olistico che ho riassunto in un framework, il Viral Octopus Loop.

Per darvi un esempio… La base di partenza di un qualsiasi business è il Modello di Business. Nel Modello di Business cerchi di progettare come realizzare la tua idea, come potrebbe essere competitiva sul mercato e a chi è rivolto il tuo prodotto. In questa fase non puoi esimerti dal pensare chi è il tuo cliente, quali sono i risvolti che il tuo prodotto, inevitabilmente, avrà sulla sua vita e quali problemi andrai a risolvere.

Chiaramente, stiamo evolvendo nella progettazione di un’esperienza utente che implicitamente dovrà essere comunicata ed ecco che la tua strategia di comunicazione si è formata da sola. Così come non sarà un problema scegliere la tecnologia, perché le funzionalità necessarie sono state già evidenziate dalla fase di progettazione antecedente.

E più ti sposti ad un livello più basso di operatività, come può essere il Customer Care o la logistica, più ti accorgerai di quanto queste operazioni siano legate al tuo funnel d’acquisto e quindi al Marketing. Se ci pensi, ti renderai conto di quanto tutto sia interconnesso e quanto, la modifica di un parametro a monte, influirà su tutto il resto.

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Infatti, con la consapevolezza di questo processo, potrai ottimizzare centinaia di operazioni soltanto rifinendo quelle che a monte, hanno generato le successive. Scientificamente, seguendo un filo logico. Semplice no?

L’Update della Ninja Academy propone un vero e proprio aggiornamento professionale sul tema. Cosa impareremo di nuovo?

Mi è stato chiesto di aggiornare gli studenti su cosa è accaduto nel mercato eCommerce dal 2015 ad oggi. Mi sono detto: “Vediamo come potrei essere utile. Proviamo a spiegare come trovare occasioni, ispirazioni e a leggere il mercato, strutturando il corso secondo il Viral Octopus Loop”.

E così è stato. Ho preso il monte di informazioni acquisite durante il 2015 e le ho strutturate con un approccio olistico.

Quindi, in questo aggiornamento, non solo fornisco una panoramica riguardo l’eCommerce 2015 azzardando qualche previsione per il 2016, ma, attraverso case studies ed esempi pratici, cerco di spiegare come “arrivare a fare”, anziché “come fare”. Tutto con la pratica! Niente teorie mostrate su strani diagrammi, iperboli e parabole. Devo ammettere che è stato molto utile anche per me.

Work-life balance: sappiamo che vivi a Bali ma siamo curiosi di conoscere come si svolge la tua giornata tipo.

Ve lo dico, ma non fatelo sapere ai miei clienti! La mia vita non è scandita da orario di lavoro, giorno o notte, pranzo, cena, ma da maree, vento, direzione e dimensione delle onde.

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Ho lasciato la mia molto proficua attività italiana alla ricerca di un’estate senza fine ed onde perfette. E Bali è stato il mio approdo. Quindi, la sera, verifico le condizioni meteo per capire dove e a che ora si svilupperanno le onde migliori ed a partire da tali informazioni, organizzo la mia giornata lavorativa.

Come sapete c’è solo una cosa che non può ricominciare in questo mondo. Il conto dei giorni che ci rimangono prima di morire. Quindi le priorità sono importanti. Con questa consapevolezza vivo la mia vita e con la stessa consapevolezza affronto il rapporto con i miei clienti.

Nonostante la mia gestione non convenzionale del tempo, riesco ad essere impeccabile nei miei impegni. Il loro tempo è importante quanto il mio. Non va mai sprecato, neanche un minuto.

Concluderei con “SI PUÒ FARE!” Be Smart!

 

Scopri attraverso il corso Update tenuto da Pietro, tutti gli aggiornamenti sull’eCommerce Management: tool, piattaforme e trend.

Instant Articles per tutti gli editori, di qualsiasi dimensione e provenienza

Josh Roberts, il Product Manager di Facebook, ieri intorno alle 20:30 (ora Italiana), ha annunciato che il prossimo 12 aprile alla conferenza F8 di Facebook (conferenza per sviluppatori e developers), Instant Articles sarà disponibile per tutti gli editori, di qualsiasi dimensione, in ogni parte del mondo.

Instant Articles, dal 12 aprile per tutti gli editori

Fino ad oggi erano poche centinaia i giornali che hanno potuto testare la velocità e l’efficacia di Instant Articles, ossia la possibilità per gli utenti del social network di aprire in immediato i link degli articoli, senza attese di caricamento delle pagine, e con una vista pulita e coinvolgente che facilita la lettura.

Durante la fase di test, gli sviluppatori di Facebook hanno lavorato in parallelo alla costruzione di strumenti intuitivi, che verranno implementati tra i tool delle pagine, utilizzabili da chiunque per offrire i propri contenuti con Instant Articles.

Instant Articles, dal 12 aprile per tutti gli editori

Perché Instant Articles

Instant Articles nasce come soluzione a un specifico problema: i tempi di caricamento sul mobile delle pagine web dei magazine e dei giornali (e molte volte offrendo una lettura difficile perché non responsive).
Con Instant Articles, racconta Roberts, i media hanno la possibilità di inserire la pubblicità raccolta dalle proprie agenzie pubblicitarie, trattenendo il 100% delle entrate, tenendo traccia dei dati sugli annunci pubblicati attraverso la sezione “Insight” di Instant Articles. In alternativa possono affidarsi a “Facebook Public”, una sorta di agenzia pubblicitaria interna, e guadagnare con essa.

Tutto questo è possibile grazie al tool che verrà reso disponibile dal 12 aprile per tutti (e no, non è necessario avere il blue badge di verifica nella pagina), chiedendo ai gestori di conoscere il linguaggio HTML (semplice e intuitivo) al fine di scrivere le stringhe necessarie per adattare il proprio articolo al format di Instant Articles.

Instant Articles, dal 12 aprile per tutti gli editori

Gli strumenti a disposizione

Con Instant Articles l’obiettivo di Facebook è quello di connettere le persone alle storie. Al fine di permettere a tutte le testate di partire lo stesso 12 aprile con la pubblicazione dei loro articoli in questo nuovo formato, Facebook ha già reso disponibili le pagine di tutorial per l’utilizzo del tool, con tanto di esempi di codici e schermate.

Per accedere alla schermata degli Instant Articles basta seguire questi semplici passi:
– Accedi alla tua pagina dal tuo account Facebook oppure dal Business Manager (accedendo poi a “usa pagina”;
– Clicca su impostazioni;
– Clicca su Instant Articles.

Instant Articles, dal 12 aprile per tutti gli editori

LEGGI ANCHE: Facebook Business Manager: strumento da sogno o da incubo?

Per vedere i singoli articoli del tuo feed, clicca su “strumenti di pubblicazione” nella parte superiore della pagina, quindi fai clic su Instant Articles nella colonna di sinistra. Potrai così visualizzare l’elenco degli articoli che hai caricato e accedere al mark-up per ogni articolo, creandoli e gestendo la pubblicazione.

Instant Articles, dal 12 aprile per tutti gli editori

Da mobile, per visualizzare la preview dei tuoi Instant Articles, dovrai installare l’app Pagine.
Instant Articles ha uno style editor davvero ricco, offrendo la possibilità di scegliere tra 19 layout diversi, offrendo l’opportunità di customizzarli con font differenti (lo stesso usato dalla testata nell’online), e con il logo in alta risoluzione del giornale.

Grazie al RSS Feed, è possibile connettere la propria pagina Facebook con il proprio sito web in cui sono presenti gli articoli, così da automatizzarne la pubblicazione nel nuovo formato.

Prima di poter pubblicare, il tuo giornale deve essere approvato. Come? Preparando 50 articoli, completi in ogni parte (pubblicità compresa), inviarli per la revisione (un po’ come accade per le inserzioni pubblicitarie) e attendere l’approvazione (dopo le 24-48 ore).

Dopodiché sarai pronto per pubblicare i tuoi contenuti con Instant Articles.

lampadina illuminata

L’inserzione Facebook perfetta? Una su un milione!

Sembra tutto facile: con pochi click e una carta di credito è possibile dare visibilità alla tua azienda o al tuo prodotto su Facebook! In realtà impostare una campagna di marketing professionale richiede uno studio molto più approfondito per le tante variabili in gioco nella creazione delle inserzioni.

Andiamo allora ad analizzare le varie possibili combinazioni che gli strumenti di Facebook ci offrono per capire come riuscire a separare la lana dalla seta, o come trovare finalmente l’ago nel pagliaio: la ads perfetta!

ago nel pagliaio

Tipologia (7x)

E’ la prima variabile da considerare; semplificando all’estremo il concetto è: cosa vogliamo far fare agli utenti che vedono la nostra ads, e come vogliamo farglielo fare?

Possiamo banalmente scegliere di acquisire fan (una pratica quasi sacrilega ormai, ma che in realtà in alcuni casi ha perfettamente senso!), oppure spingere gli utenti a cliccare per raggiungere il nostro sito web, possiamo sponsorizzare un post (che sia un link, una foto o un video o un carosello) e spingere sulle interazioni, possiamo acquisire lead con il nuovo formato lead ads.

Considerando poi anche il metodo d’asta (CPC, CPM) possiamo sicuramente arrivare a sette combinazioni diverse.

LEGGI ANCHE: Lead Ads di Facebook: ecco come sono!

Posizionamento (4x)

Questa variabile spesso si rivela davvero incisiva soprattutto a causa del CPC molto variabile in base agli spazi selezionati: newsfeed desktop, newsfeed mobile, colonna destra desktop, audience network. Un errore da non compiere è quello di disattivare a priori la posizione “colonna destra” perchè in effetti a prima vista risulta visivamente meno appetibile sia come posizionamento che come dimensioni.

Questa però è in realtà un’opportunità da sfruttare perchè, proprio per questa ragione, il CPC è notevolmente più basso.

Età (3x)

Certo, il tuo prodotto potrebbe essere specifico per una fascia d’età; ma nel caso non sia possibile stimarlo a priori o in caso di prodotto ad ampio target di pubblico potrebbe essere utile suddividerlo in tre fasce d’età: (18-30)(31-45)(46-65).

Sesso (2x)

Poco da dire anche qui. Classica distinzione di sesso per capire se il tuo prodotto risulta più appetibile ai maschietti o alle femminucce. In realtà ci sarebbe da poter fare anche un ulteriore approfondimento sui gusti sessuali (si, Facebook lo consente!) ma dovrebbe essere abbastanza ininfluente per la maggior parte delle inserzioni. Per comodità, teniamoci su due possibili combinazioni.

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Geolocalizzazione (3x)

Pensi davvero che il tuo prodotto sia appetibile allo stesso modo in tutta Italia? Se escludiamo vendite local, e quindi targettizzate su un raggio intorno all’attività, per tutte le campagne di marketing a livello nazionale possiamo quantomeno dividere il nostro bel paese in tre aree: Nord, Centro, Sud (e ci stiamo tenendo anche belli comodi!)

Interessi (10x)

La scelta degli interessi è una delle caratteristiche migliori della pubblicità su Facebook. Scegliere un target giusto interessato al proprio prodotto è allo stesso tempo sia facilissimo in un primo step (le categorie e gli interessi sono davvero molto precisi) sia difficilissimo in seguito quando occorre cercare nicchie meno battute dalla concorrenza affini a quelle classiche.

A ciò si aggiungere la possibilità di puntare a pagine specifiche, siano esse dei competitor diretti o dei prodotti simili, nonchè la possibilità di varie look-alike audience sempre più vaste.

Non è finita qui, perchè ci sono ulteriori opzioni sul grado di prossimità della pagina (sei fan, non sei fan, sei amico di un fan). Vista l’ampia varietà di scelta, è buona norma prevederne almeno dieci. Se però ti piace ragionare fuori dagli schemi si può arrivare facilmente anche a venti!

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Orario (4x)

Il target delle tue ads ha abitudini diverse durante l’arco della giornata (pensa ai pendolari, agli studenti, a chi lavora in ufficio, etc) ma anche nella differenziazione tra giornata lavorativa e week end. Ne vengono fuori quindi quattro suddivisioni temporali diverse, che hanno peculiarità e risultati necessariamente poco sovrapponibili!

Testo della descrizione (4x)

E’ il momento di dar sfogo alla creatività, creando un testo che sia al tempo stesso sintetico, descrittivo ma anche accattivante, senza però scadere nel click-baiting (a meno che non sia questo il tuo reale obiettivo!). Le variabili qui sono davvero infinite: stile del linguaggio, parole da utilizzare, maiuscole e minuscole, forma diretta o impersonale, etc. Assumendo di avere un po’ di esperienza, possiamo limitarci a quattro descrizioni diverse.

Creatività e colori (4x)

E’ davvero poco il tempo che un utente presta alla tua inserzione mentre “scrolla” il newsfeed di Facebook, quindi la grafica delle ads deve essere di impatto immediato. Ci sono tante teorie e test al riguardo sia sui colori da usare (chiari o scuri? arancione o blu?) che sullo stile migliore (a volte un’immagine brutta e sgranata converte meglio di una immagine “da copertina”). L’ideale sarebbe avere almeno tre grafiche diverse, e tre declinazioni per ogni grafica, ma accontentiamoci di un totale di soli quattro test.

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Call to action (2x)

Facebook consente di scegliere di inserire in calce alla ads un pulsante che spinga l’utente al click, (iscriviti, acquista, prenota, installa, scopri di più, etc). Solitamente la scelta è abbastanza semplice e univoca in base alla tipologia di prodotto e di obiettivo, ma nulla vieta di fare un A/B test secco su due pulsanti diversi.

Landing page (2x)

Ok, l’utente ha cliccato sulla tua bella ads, ma ora probabilmente il tuo obiettivo è quello di fargli compiere un’azione, come ad esempio un acquisto o una lead. Un errore comune è sottovalutare questa ultima fase perchè “…io faccio solo le ads“, e il risultato è fare ads bellissime, perfettamente in target, che costano anche poco ma che non convertono una mazza!

LEGGI ANCHE: Sono il CPC: non trasformarmi in una vanity metric!

Fissato il concetto che la landing page deve essere in ogni caso comoda, chiara e funzionale, possiamo comunque fare dei test per vedere qualche converte meglio: ad esempio provarne una più precisa e ricca di informazioni, e una invece più “markettosa”.

Una su un milione!

Moltiplicando quindi tutte le possibili variabili superiamo abbondantemente il milione di possibili combinazioni: ovviamente non tutte queste inserzioni rispecchiano l’esigenza di ogni piano di marketing, ed è assurdo anche solo pensare di provarle tutte!

La ads perfetta, se pur rientra in una di questo milione di combinazioni, in realtà non esiste, o meglio non è questo il reale obiettivo a cui devi rivolgerti. Invece di usare la forza bruta e cominciare a testare a capo chino, è molto meglio investire tempo e soldi in un’analisi preventiva profonda per scegliere un ristretto set di ads che si ipotizzano migliori, per poi aggiustarle in base ai risultati, alle piccole “spie” che ci vengono dal monitoraggio e dall’esperienza acquisita in passato.

Sei sorpreso da tante possibilità?

Pensa a questo la prossima volta che crei una sola, singola, ads e ti chiedi poi: ma come mai non ottengo risultati?

Google Ideas si trasforma e diventa Jigsaw

Google Ideas si trasforma e diventa Jigsaw

Lo ha appena annunciato Eric Schmidt, presidente esecutivo di Alphabet Inc.: parte oggi l’espansione di Google Ideas, think tank di Google, come incubatore tecnologico. Si chiamerà Jigsaw e la missione del team sarà quella di utilizzare la tecnologia per affrontare le più difficili sfide geopolitiche, contrastando l’estremismo violento e la censura online per mitigare le minacce associate agli attacchi digitali.

Jared Cohen, che gestiva Google Ideas, diventerà presidente di Jigsaw e continuerà la sua attività di consulente direttamente per Alphabet.

Con Jigsaw Google si prepara ad affrontare le sfide geopolitiche del nuovo puzzle mondiale

Google Ideas si trasforma e diventa Jigsaw

Google Idea era nato cinque anni fa come in-house think tank, per esplorare le modalità con le quali la tecnologia avrebbe potuto aiutare i cinque miliardi di persone che nel futuro si connetteranno per la prima volta. Molti dei nuovi utenti di Internet, infatti, vengono catuputalti in un luogo in cui censura, corruzione e violenza sono realtà quotidiane, online.

Nel corso degli anni, Google ha assunto ingegneri, product manager e ricercatori in grado di creare strumenti e prodotti che pensassero a questi nuovi utenti. Così, molti dei prodotti attualmente realizzati dalla squadra hanno avuto lo scopo di proteggere l’accesso alle informazioni, incluso Project Shield, che sfrutta l’infrastruttura informatica di Google per proteggere le voci indipendenti dagli attacchi DDoS, vale a dire dai malfunzionamenti dovuto ad attacchi informatici.

Nella stessa direzione si muovono i contributi all’open-source con prodotti come uProxy, che consente agli utenti di accedere a un servizio Internet libero e aperto; o Password Alert, che aiuta a proteggere contro il phishing.

Tra le altre iniziative del team di Jigsaw ci sono quelle volte a contrastare il riciclaggio di denaro, la criminalità organizzata, il traffico di esseri umani e il terrorismo.

Rimanendo fedele alle sue radici di think tank, il team di Google Ideas ha esplorato le sfide globali usando le visualizzazioni di dati, come la Digital Attack Map, che mostra gli attacchi digitali nel mondo in tempo reale

“E siamo solo all’inizio”, ha sottolineato Schmidt.

Perché il nuovo servizio di Alphabet si chiamerà Jigsaw?

Google Ideas si trasforma e diventa Jigsaw

Jigsaw come puzzle, perché il nuovo nome riconosce che il mondo è un puzzle complesso di sfide fisiche e digitali, spiega il chairman di Alphabet in un post su Medium, ma anche perché dall’altro lato il nuovo nome riflette la convinzione che la collaborazione al problem-solving produca le migliori soluzioni.

Proprio come un incubatore tecnologico, Jigsaw investirà in tecnologia per ampliare l’accesso alle informazioni per le popolazioni più vulnerabili del mondo e per la difesa contro le minacce alla sicurezza più difficili.

“Il mondo è diventato complesso come mai prima d’ora, ma crediamo fortemente che una combinazione di competenze nella ricerca e nella tecnologia può aiutare a mettere insieme il puzzle un pezzo alla volta”.

Ha concluso così Schmidt, presentando al mondo il nuovo piccolo pezzo di Alphabet Inc.

Intanto Google cresce, anche fisicamente dato che il colosso ha appena inaugurato un ampliamento del suo campus a Kirkland, vicino Seattle. Ci lavorano mille persone in totale, divise tra i team di Hangouts, Cloud e Chrome.

Big data, user targeting ed etica: quale tutela per i soggetti più vulnerabili?

Sembra mostrarsi sempre più difficile la convivenza fra big data ed etica nell’ottica dell’innovazione data driven.

La Federal Trade Commission ha di recente rilasciato un report sulla discriminazione involontaria attraverso i data analytics.

Formulare offerte specifiche ai segmenti di pubblico attraverso l’utilizzo dell’enorme mole di dati potrebbe infatti danneggiare gruppi maggiormente vulnerabili.

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Big data e settore bancario

Il reportBig Data: uno strumento di inclusione o esclusione?” suggerisce ad esempio alle compagnie che promuovono carte di credito, conti bancari e prestiti, di porre molta attenzione alla targetizzazione dei propri segmenti.

Poniamo un caso specifico: cosa accadrebbe se una donna single fosse in grado di qualificarsi per un prodotto prime, ma a causa degli analytics dei big data le venisse proposto un prodotto sub-prime con un tasso di interesse più alto?

Come spiega l’articolo di Advertising Age, proibire alle donne single di richiedere una carta prime basandosi sul loro stato civile significherebbe violare l’Equal Credit Opportunity Act, ossia il regolamento statunitense che tutela minoranze e soggetti deboli dell’economia proibendo l’uso di alcune informazioni nella formalizzazione del processo decisionale.

I big data e il pericolo discriminazione5

La commissione del report, che si è in parte costituita nel 2014 in un workshop sul tema, ricorda agli inserzionisti che nelle loro pubblicità le compagnie non possono scoraggiare una persona dal presentare una richiesta.

Le azioni di marketing possono condizionare le future offerte, rischiando di rivelarsi discriminatorie o comunque affette da pregiudizi.

Attenzione agli analytics, raccomanda la FTC

E’ difficile quantificare quanto frequentemente si presenti la discriminazione da data analytics, ma “avvertiamo le compagnie di procedere con cautela in questo campo” ha detto Andrea Arias, rappresentante legale della FTC – Divisione Privacy e Protezione Identità e “desideriamo accendere i riflettori su cosa sta iniziando ad accadere”.

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L’agenzia ha già intrapreso azioni nei confronti di alcune compagnie in relazione alle discriminazioni del passato. La società CompuCredit, ad esempio, ha dovuto risarcire 114 milioni di dollari ai propri clienti, dopo essere stata denunciata dalla Federal Trade Commission nel 2008 per pratiche commerciali ingannevoli. Tra le accuse, l’omissione di una corretta comunicazione per i titolari di carta che venivano puniti per gli acquisti effettuati presso bar e sale da biliardo.

Prevenire la discriminazione dei dati

Secondo l’agenzia, le compagnie dovrebbero assicurare che la loro raccolta di dati sia rappresentativa anche di minoranze (come la popolazione LGBT) e che i pregiudizi nascosti negli algoritmi non possano in alcun modo danneggiare questi gruppi.

La FTC ricorda alle compagnie che sebbene certe correlazioni possano risultare interessanti in un’ottica di marketing, possano in realtà rivelarsi non significative andando comunque ad incidere negativamente su gruppi vulnerabili.

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“Può essere utile avere un controllo umano sui dati e gli algoritmi quando i big data vengono utilizzati per prendere decisioni importanti, come quelle che riguardano la salute, il credito e l’impiego”, aggiunge il report, ma la correttezza deve essere più importante degli analytics.

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Apple: Tim Cook scrive una lettera aperta ai propri consumatori sulla privacy

Che Apple non sia mai andata d’accordo con il governo USA sui temi legati alla privacy era cosa nota ma oggi se ne chiariscono meglio le dinamiche. Martedì scorso infatti, il CEO di Apple Tim Cook ha pubblicato una lunga lettera aperta ai clienti della società, che spiega come Apple sta sfidando l’FBI.

Secondo Cook, il governo sta chiedendo ad Apple un vero e proprio modo per spiare i dispositivi.

“Ci hanno chiesto di costruire una backdoor per l’iPhone. In particolare, l’FBI vuole che rilasciamo una nuova versione del sistema operativo che aggiri diverse funzioni di sicurezza, da installare sugli iPhone recuperati durante le inchieste. Nelle mani sbagliate, questo software – che non esiste oggi – avrebbe il potenziale per sbloccare qualsiasi iPhone” scrive Cook.

 

Un pericoloso precedente

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Secondo Cook, una volta che tale strumento è stato costruito, il vaso di Pandora viene aperto e non ci sarà alcun modo di limitare l’utilizzo di questa backdoor a casi isolati di reale necessità.

“Nel mondo digitale di oggi, la ‘chiave’ per un sistema crittografato è un pezzo di informazione che sblocca i dati. Una volta che l’informazione è nota, o un modo per bypassare il codice si rivela, la cifratura può essere sconfitta da chiunque ne venga a conoscenza”, prosegue Cook.

La richiesta dell’ FBI ha effettivamente implicazioni terribili e crea un pericoloso precedente.
Effettivamente, se Apple cedesse ora “il governo in futuro potrebbe chiedere ancora che Apple costruisca software per intercettare i messaggi, accedere alle cartelle cliniche o dati finanziari, tenere traccia della località, o anche l’accesso al microfono del telefono o alla macchina fotografica senza che lo sappiate”.

Apple per la privacy

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Apple è sempre stata dalla parte della trasparenza e della privacy più totale del cliente, infatti già nel 2014 Tim Cook aveva dichiarato in una precedente lettera:

Per finire, voglio mettere bene in chiaro che non abbiamo mai collaborato con le autorità governative di alcun Paese per creare backdoor nei nostri prodotti o servizi, né abbiamo mai fornito l’accesso ai nostri server. E non lo faremo mai.

Ad ottobre 2015 invece l’azienda ha detto ad un giudice degli Stati Uniti che non è possibile sbloccare un iPhone protetto da password, anche se richiesto da parte delle autorità.

Barbie: l’evoluzione è un successo sui social!

Mattel Inc., la casa produttrice di giocattoli proprietaria di Barbie, il 28 gennaio 2016 ha inaugurato una nuova linea di bambole, Barbie Fashionistas: “Quattro diverse silhouette, sette tonalità di carnagione, ventidue colori di occhi e ventiquattro pettinature”.

 

L'immaginazione ha diverse forme e dimensioni. Volete essere tra le prime a ricevere le nuove Barbie Fashionistas? Da oggi potete ordinarle su Amazon.it! http://po.st/Fashionistas2016IT #TheDollEvolves

Gepostet von Barbie am Mittwoch, 10. Februar 2016


La nuova Barbie si trasforma e sarà acquistabile esclusivamente online.

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La bambola più famosa della storia ha finalmente preso la decisione tanto richiesta dai fan di tutto il mondo: il canone di bellezza verrà interpretato da bambole più umane, realistiche, che rispecchiano la varietà della bellezza femminile.

La reazione immediata? Sicuramente sorpresa, ma anche tanta immedesimazione.

Con questa nuova collezione ogni tipo di bellezza verrà celebrata.

Quello che Barbie vuole fare è esaltare il corpo, nelle sue differenze, soprattutto i piccoli cambiamenti che vivono le bambine che crescono e che piano piano si trasformano in donne.

 

https://youtu.be/vPETP7-UfuI

Come sottolinea Tania Missad, Director Consumer Insights di Mattel: “È grazie alle differenze che tutto è possibile”.

Adesso smetteremo di parlare del corpo di Barbie, criticarlo o desiderare di emularlo?

Se prima le critiche vertevano su come il corpo di Barbie potesse influire sull’accettazione del corpo femminile, adesso sono sicuramente state messe a tacere: saranno le bambine stesse a decidere a quale bambola si sentono più vicine.

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Di sicuro la scelta di dar vita a una nuova produzione non è solo un tributo ai differenti tipi di bellezza, ma anche una risposta al calo delle vendite che dal 2012 ha messo in crisi l’azienda.

Così, per non sbagliar colpo, la Mattel ha sfruttato le potenzialità dei social network, raccontando questa novità sul web, su ogni account, sia di Mattel che di Barbie, e lanciando anche un hashtag:  #TheDollEvolves, diventato presto Top Trends.

 

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La bambola si evolve, è vero, e anche l’attività social del brand si vivacizza: il buzz negativo si è trasformato in una risposta positiva ed entusiasta.

Eppure non manca chi è più scettico riguardo a questa nuova linea di bambole, facendo notare che la scelta non è stata casuale e che porterà sicuramente un ingente ritorno economico: i vari modelli di Barbie hanno anche la necessità di avere abiti di misure diverse e richiederanno accessori differenti e difficilmente scambiabili, per esempio.

Non sappiamo ancora a cosa porterà questo cambiamento, quello che però è certo è la risposta generata sul web.

 

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Prendendo in esame Facebook, Twitter e Instagram, già solo nei tre giorni successivi all’annuncio, si nota un aumento del 7% dei follower.

I post che hanno annunciato l’arrivo della nuova bambola hanno visto numeri che le pagine non vedevano da tempo.

 

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Questa è la pagina Facebook di Barbie Italia: numerosi sono i like, ma ciò che colpisce sono le condivisioni. Per non parlare dei commenti.

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La pagina Instagram ufficiale ha accolto con entusiasmo l’arrivo della Barbie Curvy.

Su Twitter, invece, i retweet quasi raggiungono i like del post.

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Giovedì 28 gennaio, insomma, per Barbie è stato un giorno di grandi cambiamenti, e molto fruttuosi: in una sola giornata ha battuto tutti i suoi record!

I numeri sono ancora oggi in continuo aumento.

Di sicuro la nuova collezione di Barbie non è solo una rivoluzione nel mondo delle bambole, ma è anche riuscita a catturare l’attenzione dei media.

Di recente l’account Instagram Barbiestyle sta ospitando numerosi scatti che ritraggono una Barbie bellissima e alla moda con… Derek Zoolander, protagonista di Zoolander 2, uscito questo mese nei cinema.

I risultati sono davvero notevoli.

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Quest’evoluzione della Barbie potrebbe dunque raccogliere nuovi consensi oltre che ispirare chi gioca con lei. Non è solo un’icona di bellezza e di moda: lei può tutto, non solo in ambito lavorativo, ha la forza per amare se stessa in tutte le sue, bellissime, forme.

Chissà se questa sarà la prima di una serie di strategie vincenti.

E tu cosa ne pensi della nuova Barbie? Scrivicelo sulla nostra fan page di Facebook!