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Utenti e sovraccarico di informazioni: social media, che fatica!

Il sovraccarico di informazioni non è un concetto nuovo: già Alvin Toffler ne parlò quasi mezzo secolo fa nel suo libro “Lo choc del futuro” del 1971.

Quando gli input di un sistema superano la sua capacità di elaborarli, il sistema va in tilt.

Nel caso degli esseri umani questo stress intacca la qualità delle decisioni che prendiamo.

Nonostante la capacità di elaborazione di ciascun individuo differisca e – in generale – non sia quantificabile, alcuni studi hanno cercato di determinare l’impatto che i social possono causare col crescere delle sollecitazioni e informazioni che si ricevono.

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Pensate che in un solo giorno sono pubblicati oltre 322 milioni di tweet, oltre 3700 tweet al secondo! (puoi vedere in tempo reale quanti siano qui: internetlivestats.com)

Per capire, è come se in un giorno fossero pubblicate oltre 100mila copie de “La divina commedia”.

LEGGI ANCHE: Social network e soglia dell’attenzione: come cambia la fruizione del contenuto?

Questo sovraccarico genera un fenomeno che, chi si occupa di social media marketing non può ignorare: “Social media fatigue” lo hanno chiamato in inglese, l’affaticamento da social media.

Un fenomeno preoccupante dato il tempo e denaro che si investe per costruire una presenza online efficace.

Già nel 2013 il PEW research center aveva rilevato che ben il 61% degli utenti Facebook si era preso una pausa dal social, di qualche settimana o più, ed alcuni lo avevano invece abbandonato definitivamente.

Le ragioni dichiarate dagli stessi utenti erano molteplici e se quella maggiore (21%) non è direttamente riconducibile all’affaticamento (mancanza di tempo, dicono), se si aggregano quelle che invece lo sono si raggiunge una percentuale significativa: il 34% non trova contenuti rilevanti, o denunciano troppa conflittività e negatività o che, semplicemente, perdono troppo tempo.

Gli utenti, stressati, non sempre prendono decisioni limpide, e almeno un 20% di essi dichiara di pentirsi almeno una volta al mese di aver pubblicato, condiviso o commentato qualcosa online.

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Il sovraccarico non è solo colpa del maggior numero di notizie che sono generate ogni minuto nei social network ma anche nella tendenza, da parte di molti utenti, a sottoscrivere gli aggiornamenti di più utenti o pagine di quante ne possano in realtà seguire. I ricercatori ipotizzano che in realtà questi utenti non desiderino ricevere ogni aggiornamento, ma che piuttosto ritengano opportuno o interessante seguire quella persona o quella fonte.

Un sovraccarico dovuto forse non alla loro bulimia di informazioni, ma invece alla voglia di socializzare o all’incapacità di sottrarsi a (presunti) doveri di etichetta sociale.

Un altro aspetto di cui tener conto è il meccanismo secondo cui si propagano le informazioni online. Sebbene si usi il termine “virale” sia per le epidemie che per la diffusione di notizie nei social, i meccanismi sono profondamente diversi. Nel primo caso è sufficiente (spesso) essere esposti all’infezione per diventarne veicolo, nel secondo le informazioni ricevute devono superare una certa soglia perché l’utente le condivida.

L’utente deve essere esposto ripetutamente ad una certa informazione, da più fonti, per prendere in considerazione l’atto di condividerla.

Il proliferare delle fonti di informazioni e notizie, inclusi i contenuti generati dagli utenti stessi, i doveri sociali, la paura di essere esclusi o perdere qualche notizia (la FOMO, Fear Of Missing Out) sono alcuni dei fattori che contribuiscono a questo nuovo tipo di disagio, che qualcuno considera al pari di una vera e propria intossicazione e dipendenza.

Secondo digitaldetox.org  in USA almeno il 61% degli utenti ammette di essere dipendente da internet e il 67% confessa di controllare il proprio smartphone anche se non ha vibrato o squillato per dare una qualche notifica.

Organizzano veri e propri ritiri per aiutare le persone a disconnettersi, seguendo un percorso di disintossicazione digitale dal nome evocativo: disconnect to reconnect, disconnettiti (dalla rete) per riconnetterti con la natura, con le persone che ti stanno vicine… al di la del tavolo. 

Cosa puoi fare come utente per ridurre lo stress senza rinunciare ai tuoi social preferiti?

  • Usare le liste di interessi su Facebook e su Twitter per organizzare meglio i tuoi feed.
  • Disattivare le notifiche non rilevanti (p.es: il nuovo post in un gruppo, il mi piace o commento ad un post di semplici auguri).
  • Filtrare e separare le email di lavoro da quelle relative alle sottoscrizioni fatte sui social.
  • Controllare le Email e le notifiche solo durante momenti predeterminati;
  • Riservarti un momento alla fine della giornata per un controllo delle notifiche accumulate.

Cosa puoi fare se sei un social media manager?

  • Affidati al passaparola: annunci e influencer contano, ma pagano anche l’autencità e la fiducia che ispira una raccomandazione di un utente per il buon servizio ricevuto.
  • Controlla se la sovraesposizione e affaticamento colpisce solo i tuoi lettori/fan o anche quelli del tuo concorrente. Agisci di conseguenza.
  • Controlla se ci sono altri social o nicchie di audience che non hai ancora coperto
  • Concentra i tuoi sforzi: analizza i dati e seleziona i canali che portano maggior traffico al tuo sito
  • Dosa le promozioni e i post: non sempre occorre pubblicare ad una frequenza così alta.
  • Integra le conversazioni sui social con conversazioni nel mondo reale (incontri, eventi, dimostrazioni)
  • Fai che la “fatica” di leggerti valga la pena: che i contenuti siano interessanti (e basta di post col buongiorno e la tazzina di caffè!) o siano legati ad un particolare benefit (uno sconto, un omaggio, per esempio).
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I 10 spot più virali del Super Bowl

Quali sono stati gli spot più virali trasmessi al Super Bowl negli ultimi 10 anni? Lo sport, si sa, unisce e mobilita l’attenzione di un gran numero di persone.

Il Super Bowl è l’evento più atteso dell’anno in America, ma anche il momento in cui tutti i Brand cercano di aggiudicarsi uno spazio pubblicitario. Basti pensare che l’anno scorso gli spot trasmessi in prima visione sono costati circa 4,5 milioni di dollari per 30 secondi.

La classifica, che usa come valore di riferimento il “numero di condivisioni“, è stata resa nota da Business Insider, da un’indagine condotta dall’azienda Unruly tramite un proprio sistema di analisi statistico. Le tematiche trattate sono tra le più originali, quale avrà conquistato il cuore degli utenti di Facebook, Twitter e dei blog?

LEGGI ANCHE: il valore dei brand: la classifica di Forbes 2015

10. Volkswagen: “The Bark Side” — 0.9 milioni di condivisioni (2012)

L’intramontabile colonna sonora di Star Wars colpisce Volkswagen, che arruola un gruppo di animati cagnolini per cantarla. Il titolo dello spot, “The Bark Side” richiama ad un gioco gioco di parole fra Dark (oscuro) e Bark (abbaio).

9. Paramount: “Fast and Furious 7” trailer — 1.31 milioni di condivisioni (2015)

Come si può resistere a Vin Diesel, Paul Walker e Dwayne Johnson? Un film incredibile che al suo settimo appuntamento non fa che rinnovare un grande consenso di pubblico.

8. Chevrolet: “Needing/Getting” — 1.34 milioni di condivisioni (2012)

Per presentare la Chevrolet Sonic, la nostra Aveo, la casa automobilistica scomoda un gruppo musicale indie, gli OK Go. Sulle note della canzone “Needing/Getting“, i quattro ragazzi dell’Illinois suonano 55 pianoforti, 288 chitarre e 1157 strumenti musicali fatti in casa, tutto mentre sono al volante di un auto. Bella prova!

7. Fast & Furious 6: “Big Game Spot” — 1.5 milioni di condivisioni(2013)

Continua il successo di Fast & Furious. In fondo, auto super accessoriate, velocità, donne avvenenti e chi più ne ha più ne metta, fanno sempre un certo effetto.

6. Ram Trucks: “Farmer” — 1.9 milioni di condivisioni (2013)

So God mad a farmer“: un video commovente quello proposto da Ram Trucks nel 2013.

Si scardinano le regole del gioco e da video provocatori si passa ad un tributo unico alla vita degli agricoltori: lavoro, preghiera, fatica, sudore, questi i veri valori della terra.

5. Budweiser: “Puppy Love” — 2 milioni di condivisioni (2014)

https://www.youtube.com/watch?v=BPAPCkeL-fU

Aumenta il numero di condivisioni con il video targato Budweiser. “Puppy Love” scomoda un piccolo cucciolo di Labrador e un cavallo. Stessa cosa avverrà nel 2015 con “Lost Dog” e nel 2013 con “Brotherhood“: Budweiser ha senza dubbio fatto centro più di una volta durante il Super Bowl.
I video, ma soprattutto i loro protagonisti, sono tenerissimi: associare i cavalli al cucciolo di Labrador é stata una mossa sopraffina. I Budweiser Clydesdales, cavalli da lavoro allevati in Scozia, sono legati alla Anheuser-Busch Brewing Company dal 1933.

4. Budweiser: Lost Dog — 2.5 milioni di condivisioni (2015)

https://www.youtube.com/watch?v=xAsjRRMMg_Q

3. Budweiser: “Brotherhood” — 2.9 milioni di condivisioni (2013)

https://www.youtube.com/watch?v=E0HI4DAmVDo

2. Budweiser: “9/11 Commercial” — 3.5 milioni di condivisioni (2002)

Uno spot per non dimenticare: patriottico e significativo. I Clydesdales arrivano fino a New York per rendere onore a tutti gli eroi dell’11 Settembre.

1. Volkswagen: “The Force” — 5.3 milioni di condivisioni (2012)

https://www.youtube.com/watch?v=R55e-uHQna0

Se vostro figlio crede di essere il cattivo Darth Vader di Star Wars cosa fareste? Divertentissimo!

Twitter, il social network abbandonato (anche dai dirigenti)

Twitter: quattro dirigenti hanno lasciato l’azienda

Quattro dirigenti hanno lasciato improvvisamente Twitter in una burrascosa domenica notte.
Ovviamente in questo caso non è stata la tempesta Jonas a scuotere i piani alti della compagnia di Jack Dorsey, ma i quattro importanti ruoli chiave hanno lasciato il proprio posto nella società.

I capi dei settori prodotto, media, sviluppo e Vine avrebbero abbandonato i propri incarichi, lasciando la compagnia in subbuglio, anche se forse l’impatto dei licenziamenti è già perfettamente previsto. Stando a Re-code e al New York Times, il CEO sta tentando un ennesimo stravolgimento dei dirigenti per dare una nuova forma a Twitter. Il social network, infatti, non riesce a ritrovare la sua collocazione in un mercato fatto di utenti che ormai utilizzano abitualmente anche servizi come Snapchat e Instagram. In migliaia hanno abbandonato il social media, visto come il più tecnologico al momento del suo lancio, ma che ormai ha perso appeal anche in Borsa, con il crollo del prezzo delle azioni.

Quattro posti da rimpiazzare, quattro grandi cambiamenti

Twitter, il social network abbandonato (anche dai dirigenti)

Secondo Re-code, il capo del settore media, Katie Jacobs Stanton, e quello del prodotto, Kevin Weil, stanno lasciando l’azienda, senza peraltro avere ancora nuovi incarichi in un’altra società. Il loro posto a Twitter sarà ricoperto con sostituzioni ad interim per il momento.

La più grande innovazione apportata da Weil a Twitter era stata il suo Twitter Moments, la carrellata di notizie su un determinato evento direttamente sulla timeline di Twitter. E anche Dorsey aveva dimostrato di apprezzare la novità, dichiarando ad ottobre che: “Moments rappresenta un vero e proprio cambiamento nel nostro modo di pensare”.

E il cambiamento sembrava dietro l’angolo anche con l’annuncio della rimozione del limite di 140 caratteri, marchio di fabbrica del social, da più parti considerata però anche il suo vero limite.

A seguire il New York Times ha riferito che il vice presidente dell’area engineering di Twitter, Alex Roetter, sarebbe sul punto di lasciare l’azienda. Secondo le informazioni del NYT, anche Jason Toff, responsabile per Vine, avrebbe lasciato la compagnia.

Un nuovo CMO per Twitter

Twitter, il social network abbandonato (anche dai dirigenti)

Stando alle ultime notizie Twitter annuncerà ufficialmente i cambi al comando tra oggi e domani, insieme all’assunzione di un nuovo importante Chief marketing officer, che potrebbe provenire da un grande marchio, secondo indiscrezioni.

Mashable riporta che uno dei principali investitori di Twitter ha confermato che gli addii sono stati il risultato di una ristrutturazione a lungo pianificata. I quattro dirigenti che hanno lasciato, infatti, sarebbero stati tutti sostenitori dell’ex CEO Dick Costolo e “non erano persone di cui Jack Dorsey aveva fiducia”.

Per il momento nessun commento da Twitter, ma oltre ai quattro dririgenti, secondo Re-code ci saranno ancora altri cambiamenti.

I Worksumer: la nuova generazione di lavoratori

Il sopravvento della camicia a quadretti del giovane startupper non è, necessariamente, causa della fine del colletto bianco. In realtà il cambiamento è dettato dall’evoluzione del contesto socio-economico e dai mutamenti in atto nei mercati e nei modelli lavorativi che hanno spinto alla creazione di nuovi bisogni e desideri.

La linea che separa la sfera privata da quella lavorativa è sempre più sfocata e la ricerca di un equilibrio tra le due dimensioni porta il lavoratore a prediligere spazi funzionali al lavoro con un’attenzione al benessere: ambienti activity-based e flessibili, corredati da servizi che gli permettano di prendersi cura di sé e divertirsi allo stesso tempo.

Nel contesto socio-economico attuale, molti sono i segnali di una sorta di “nuovo rinascimento del lavoro”: la soggettività, l’individualità e la flessibilità prendono il sopravvento sulla schematizzazione e uniformità dei comportamenti e degli ambienti. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano questa nuova “mobilità della postazione di lavoro” potrebbe valere 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi.

In questi ultimi anni si evidenziano nuovi modelli di fruizione degli spazi e del tempo del lavoro che incrocia modalità e nuovi schemi del lavoro ormai “liquido” – Bauman docet – e flessibile in termini di spazio e tempo ed esigenze di consumo funzionali al lavoro. Ecco la nascita del Worksumer.

Chi è il Worksumer?

Worksumer: la nuova generazione dei lavoratori

Questa nuova figura non corrisponde solo al giovane startupper, al creativo digitale, o al libero professionista ma anche professionisti e società più mature e tradizionali che trasferiscono in questi nuovi spazi gruppi di lavoro o interi rami di azienda con l’obiettivo di avviare e stimolare scambio e innovazione.

Lo smartworking innesca processi di condivisione e soddisfa appieno le esigenze del Worksumer soprattutto in spazi in grado di offrire un’esperienza di lavoro che favorisca innovazione e creatività e faciliti le conoscenze grazie ad eventi di formazione e networking.

Il focus si sposta, quindi, dal consumatore alla persona, con sempre maggiore attenzione a comportamenti, abitudini, obiettivi e contesto che la caratterizzano rispetto all’acquisto di prodotti per la soddisfazione di bisogni e desideri; ha spiegato Pietro Martani, CEO di Windows on Europe e ideatore di COPERNICO:

“La relazione tra tempo, spazio, contenuti e valori è centrale per capire il Worksumer. Si tratta di un lavoratore evoluto, allo stesso tempo protagonista e attore di una dimensione lavorativa dinamica e innovativa che va oltre il contesto tradizionale, creando un’esperienza diversa”.

Banconote al microscopio per il videogioco Tom Clancy’s The Division

Il lancio del nuovo videogioco Tom Clancy’s The Division è supportato dal teaser Cash Contagion.

Per creare il tema del teaser, gli ideatori della campagna sono partiti dalla causa scatenante della trama. Gli Stati Uniti sono caduti nel caos in seguito ad un contagio batterico diffuso tramite le banconote. Il giocatore ha il compito di ristabilire l’ordine. Secondo il sito spaziogames.it il gioco è ben fatto e permette di giocare in autonomia ma collegati ai server Ubisoft.

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La novità è la creazione di una versione console e una versione per il pc, in modo da avere la migliore risoluzione per entrambi i supporti.

Quindi il videogioco ha caratteristiche molto interessanti ed è necessario attirare l’attenzione degli appassionati di videogiochi. Come fare?

LEGGI ANCHE: Best 2016 Ever: l’ultima campagna firmata Booking.com

Il teaser è veicolato su internet quindi l’interfaccia è il pc, in modo da sottolineare la possibilità di avere anche questo supporto. La campagna è basata sull’ esperienzialità e sulla scoperta progressiva che generano coinvolgimento.

L’esperienzialità si realizza nel coinvolgimento personale, cioè nel concreto agire di chi vuole indagare lo stato di salute della propria banconota. Infatti, la schermata ti invita a inserire alcuni parametri e ti comunica località geografica e grado di presenza di sostanze varie. A questo punto non ti accontento, vuoi saperne di più.

Ed ecco che inizia la tua scoperta progressiva perché dopo l’analisi si aprono pagine successive, che ad ogni step svelano qualcosa in più.

A chi si rivolge?

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Veniamo al target. Chi non ha una banconota? Chi non è curioso di scoprire cosa nasconde la propria banconota? Tu ne hai una e sei curioso. Come te, tanti, quindi molti. Allora diciamo tutti.

Perciò un bacino enorme di potenziali curiosi. La forza di questa campagna è la capacità di arrivare a tutti, anche a chi non è appassionato di videogiochi ma semplicemente curioso di svelare un mistero. Così, si crea una grande aspettativa, rafforzata dal countdown per i giorni che mancano alla disponibilità del videogioco. Poi il passaparola ed ecco che la condivisione esplode!

E tu? Cosa aspetti a scoprire cosa racconta la tua banconota?

Escile, Chupa Chups ci crede e Family-Italo: epicwin ed epicfail della settimana

epicwin_fail_copertinaAnche la settimana scorsa ha regalato tante emozioni: come sempre il mondo social è sempre ricco di colpi di scena, avvenimenti a volte epici e altre volte incerti. Insomma, ogni settimana è sempre una sorpresa.

Al quinto posto, sulla scia di quella precedente, ci sono ancora loro: il sapientino Bill e il candidato Oscar più discusso degli ultimi tempi, Leonardo DiCaprio. Come tutto ciò che è in rete, la loro presenza continua ad essere una costante sui social network. Anche quando poi subentra la monotonia e si passa agli avvisi-minaccia come “Be Like Uma. Kill Bill“. L’ironia su Leo e Revenant, in realtà, non avrà fine sino alla settimana successiva alla notte degli Oscar.
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Salendo di un posto, ecco come l’hashtag sbarca all’università. Qualche  tempo fa divenne virale: valanghe di utenti commentavano al suon di “Escile” ogni foto provocante su Facebook ed ora, ecco che torna alla ribalta, seppur in un ambiente diverso, l’hashtag #escile.

Partita da Milano e diffusa in tutta Italia: la campagna social che ha visto numerosi studenti rivendicare il proprio ateneo d’appartenenza seguito dall’hashtag #escile non avrebbe suscitato poi tanto clamore se non fosse per le molteplici foto pubblicate ritenute troppo spinte.

Seni prosperosi, muscoli scolpiti e via dicendo hanno intasato le bacheche e fatto discutere l’Italia intera. Da Milano a Macerata, in tutto il Bel Paese ognuno è stato particolarmente impegnato a far uscire qualcosa. Ma c’è chi, d’altro canto, propone uscite alternative. Epic, sì!

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Leggi anche: La settimana sui social: da Facebook per gli sportivi al crollo di Twitter

Medaglia di bronzo per i mood of the day. Le divertenti gif che stanno spopolando sul web sono diventate un oracolo giornaliero: dal cibo agli insulti, dalla banalità all’argomento serioso. Diciamo la verità: la scorsa settimana ognuno di noi, almeno una volta, ha fatto click su una gif che riteneva divertente. E quando si tratta di stare sul pezzo, Ceres c’è.

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Secondo classificato è Friendz, l’app che unisce brand e foto, che ha trovato un modo divertente e simpatico per far conoscere l’arte. Alla domanda “Chi saresti se fossi un quadro?”, centinaia di utenti hanno risposto indossando panni..artistici!  #MiTroviAgliUffizi per noi è epicwin.

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Rullo di tamburi: vince la rubrica epicwin/ epicfail della settimana, Chupa Chups con la sua gif provocatoria. La promessa è stata: A 100mila like, l’asciugamano cadrà. Giudicata da alcuni geniale e divertente, da altri ritenuta inopportuna e sessista: ai social l’ardua sentenza.

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Destare curiosità, aumentare i like, far parlare di sé, non danneggiando l’immagine di qualcuno in particolare. Chupa Chips è stato comunque (ed in ogni caso) epic!

Fuori da ogni classifica, polemica, giudizio: qualcosa di fantastico è accaduto lo scorso sabato, quando l’Italia intera si è dimostrata unita e sveglia dinanzi ad una tematica così importante. Così come il popolo nelle piazze, anche i brand hanno espresso la loro. Come Yamamay che, senza parole, rende bene il concetto. Epicwin, mode on.

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Tante, tantissime segnalazioni per la Fb fan page della Regione Lombardia che in seguito all’illuminazione del Pirellone con la scritta “Family Day” ha ricevuto centinaia di commenti negativi. Per il mondo social, quindi, un epicfail.

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Foto Saverio Tommasi

Sempre a tema #FamilyDay, chiudiamo con un piccolo riassunto della faccenda Italo.

La compagnia di trasporti su rotaia lancia una campagna sconti dedicata a sabato prossimo, e i loro clienti/fan non sembrano prenderla troppo bene.

Certo, la community non è stata molto aiutata dalle comunicazioni aziendali..

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Resta da capire quanto sul lungo periodo certe reazioni portino veramente l’utenza a rinunciare a un servizio, in favore di quello di un competitor diretto.
Continueremo a studiare, osservare e interpretare i social media (anche) per rispondere a domande come questa!

Ed ora? Pronti per cominciare un’altra settimana epica?

Telegram, l’app più interessante nella guerra sulla privacy

Velocità, sicurezza, chat segrete, tutela assoluta della privacy, saranno queste le armi vincenti  dell’applicazione di messaggistica istantanea Telegram?

12 miliardi di messaggi inviati ogni giorno, 60 milioni circa gli utenti attivi mensilmente, questi i numeri registrati nell’ultimo anno, periodo in cui l’applicazione si è affermata tra i giganti dell’instant messaging, diventando per molti il principale mezzo di comunicazione da mobile.

Sarà la voglia di comunicare in libertà a spingere gli utenti all’utilizzo di Telegram? Ma soprattutto chi sono coloro che la usano maggiormente?

“Gli utilizzatori più assidui sono soggetti influenti, politici e uomini d’affari. Persone che insomma hanno qualcosa da nascondere”

Ironizza cosi Pavel Durov , Founder di Telegram, spesso definito lo “Zuckerberg di Russia” per aver lanciato con successo Vkontakte, il  social network che ha coinvolto ampie fasce di utenti russi offrendosi  come valida alternativa al re dei social Facebook.

Pavel Durov: Ribelle o paladino della privacy?

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Chi è Pavel Durov?

Un anarchico con una personalità fuori dagli schemi o semplicemente una persona che tiene molto alla difesa della privacy?

I suoi trascorsi lo rendono senza ombra di dubbio un personaggio fuori dal comune e imprevedibile, di certo non disposto a scendere a compromessi, neanche se dall’altra parte si trovino autorità e governi sempre più ostili all’istant messaging “fuori controllo”.

Cittadino del mondo, dopo aver venduto le quote della sua azienda per proteggere i dati dei suoi utenti minacciati dal governo Russo, abbandona il paese e inizia a viaggiare tra Berlino, New York e San Francisco. Nel 2014 dalla sua insoddisfazione per le applicazioni di messaggistica istantanea presenti sul mercato, da lui ritenute irrispettose nei confronti della riservatezza degli utenti, lancia insieme al fratello Nikolai Telegram.

Telegram è un servizio di messaggistica istantanea molto simile a Whatsapp, ma con una notevole differenza attribuibile ad un sistema di  copertura e criptaggio dei dati che secondo Pavol Durov lo renderebbe invulnerabile e quindi totalmente sicuro. Le conversazioni che avvengono mediante l’applicazione, oltre ad essere crittografate, vengono salvate sul server di Telegram così da essere inaccessibili a chiunque compresi i dipendenti aziendali.

La libertà di comunicazione nel rispetto della privacy è  l’obiettivo dell’applicazione, simboleggiato dal suo stesso logo un piccolo aeroplano di carta.

La particolarità del personaggio continua a confermarsi in ogni sua dichiarazione, per lui Telegram non è un progetto di business:

Telegram non è pensato per produrre profitti, non venderà mai pubblicità e non accetterà mai investimenti esterni. Non è in vendita. Non stiamo costruendo un database ma un programma di messaggistica per le persone”

Che Pavel sia molto legato al concetto di privacy e soprattutto all’idea di proteggere quella dei suoi utenti si era palesemente capito: è stato lui stesso a dichiarare che dal giorno in cui l’app esiste non è mai stato rivelato ne a terzi ne a governi un singolo dato degli utenti.

Telegram: sorvegliato speciale in Cina

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Telegram in alcuni paesi sembra non risultare molto simpatico agli occhi dei governi locali che considerano le chat protette potenziali pericoli per l’intera nazione.

È il caso della Cina, dove le autorità locali hanno da poco sollevato un polverone sul caso Telegram: tutti coloro che fanno uso dell’applicazione di messaggistica, devono essere ritenuti sospetti.

Si corre seriamente il rischio che venga emanata un ordinanza dalle autorità che imponga la rimozione di questa tipologia di servizi nel paese.

È la prima volta che in Cina si verifica un fatto del genere, non era mai stato vietato l’utilizzo di un software se non motivato da un eventuale uso illecito dello stesso.

Agitazioni per Telegram in Medio Oriente

Anche in Medio Oriente il caso Telegram crea agitazioni. Nei giorni passati  il servizio di Telegram è stato rallentato in Arabia Saudita, lo ha confermato Pavel Durov sul suo profilo Twitter, dichiarando di non conoscerne le motivazioni.

Inizialmente si è pensato ad un problema tecnico, ma poi è apparso evidente come il blocco fosse opera del governo saudita.

Dopo gli attacchi avvenuti a Parigi lo scorso Novembre, Telegram è stato e continua ad essere nel mirino delle autorità, in quanto accusato di essere il canale di comunicazione dell’ISIS e di altre organizzazioni estremiste.

I contenuti di Telegram, privi di restrizioni, rappresentano un punto a favore verso la libertà di comunicazione ma allo stesso tempo un potenziale pericolo per la sicurezza. Attualmente l’azienda di Durov sta lavoranado  per eliminare il materiale a rischio e tranquillizzare le autorità.

Anche se la missione è dura, ogni volta che Telegram blocca un canale dell’ISIS, ne nascono altri due in quello stesso momento. Un altro paese dove i servizi di messaggistica istantanea sono seriamente messi in discussione è l’Iran.

Il governo iraniano insiste sulla rimozione dei contenuti ritenuti pericolosi e  immorali,  come quelli relativi alla pornografia  o appartenenti ad attività criminali. Durov si sentirà in colpa per questa situazione?

A quanto pare no, queste le sue parola al riguardo:

“La privacy è in definitiva più importante delle nostre paure per le situazioni spiacevoli, come il terrorismo. E’ un dato di fatto che in Medio Oriente c’è una guerra legata all’ISIS. Ammettendo che questa organizzazione criminale utilizzi Telgram per comunicare, ciò  non implica che noi dobbiamo sentirci in colpa, noi stiamo proteggendo solo la privacy dei nostri utenti. Anche se non ci fosse Telegram o le sue modalità di fruizione fossero differenti, l’ISIS non trovandolo un mezzo sicuro, ne troverebbe di certo un altro per comunicare con le sue cellule.”

Cosa succederà nel prossimo futuro e quale sarà l’evoluzione della vicenda Telegram? Vincerà la voglia di comunicare liberamente o la paura che la sicurezza della collettività sia minacciata?

30 Under 30: chi sono i giovani Italiani da tenere d’occhio selezionati da Forbes

Forbes ama le classifiche e inaugura il 2016 con con la nuova 30 Under 30 Europe, una Top 300 dei migliori giovani europei per le dieci categorie individuate.

Dopo aver letto con attenzione la classifica dei 300 migliori giovani leader, inventori, creativi e imprenditori dei dieci diversi settori, alla ricerca degli Italiani per le varie categorie, le considerazioni sulle posizioni ricoperte dagli Under 30 made in Italy ovviamente sono moltissime, a partire dall’assenza di nomi nostrani in settori come quello dell’Entertainment e dei Social Entrepreneurs.

30 Under 30 Forbes Italia

Ma ci sono anche sorprese riservate dalla classifica, perché per tutte le altre categorie, a dispetto delle dimensioni geografiche dell’Italia, c’è sempre almeno un rappresentante del tricolore.

Abbiamo chiesto a tre rappresentanti degli Under 30 italiani cosa significa essere stati inclusi in questa lista e come proseguirà il loro lavoro.

Gli artisti della 30 Under 30 di Forbes

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Sono coloro che creano e disegnano il futuro, dalla cucina alla moda. Per l’Italia troviamo in questa categoria il ventottenne Guglielmo Castelli, illustratore per Vogue Italia. Con diverse personali all’attivo, anche all’estero, dalle sue tele e dai suoi colori è in grado di far emergere poesie evanescenti che lo classificano pienamente come artista.

Nella stessa sezione della classifica, meglio conosciuta come The Blond Salad, Chiara Ferragni svetta nell’impero del fashion. Ad appena 28 anni il suo blog di moda si è trasformato in un magazine digitale e la linea di calzature, lanciata nel 2010, è ormai venduta in tutto il mondo. Con oltre 5 milioni di follower su Instagram, Chiara Ferragni è anche un’attenta imprenditrice in grado di generare guadagni per milioni di dollari.

A seguire, Simone Colombo e Matteo Meraldi, rispettivamente 27 e 25 anni, designer e Cofounder di FORMILIZ3D.

Dalle politiche energetiche all’innovazione edilizia, gli Italiani dell’Industry

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Scalabilità è la parola chiave di questo settore. Dai robot ai pezzi di ricambio, i giovani under 30 della categoria Industry hanno saputo costruire la proprio fortuna sulla produzione.

Esperto di politiche energetiche, Andrea Bonzanni, con l’esperienza dei suoi 29 anni, è consigliere per il trading desk EDF ed ha sviluppato punti chiave della legislazione energetica europea sulle tariffe di trasmissione e sul carbon trading.

In sua compagnia Marco Morini, 27 anni, Cofounder di Sbskin, startup che si occupa di innovazione edilizia. Con i suoi soci Morini sta creando gli edifici solari, in grado di produrre autonomamente il 10% dell’energia totale necessaria all’edificio stesso. L’idea è basata sull’attività di ricerca, condotta ormai da diversi anni presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, finalizzata all’ottimizzazione energetica ed all’incremento delle prestazioni degli elementi di captazione della luce naturale, da impiegare per la realizzazione di involucri edilizi.

Sono molto onorato, essere fra i primi 30 in Europa secondo Forbes rappresenta un riconoscimento al nostro duro lavoro, al nostro impegno e alle nostre idee E soprattutto ci convince che dobbiamo continuare a lavorare per raggiungere obiettivi sempre più alti e difficili! Spero che la 30 Europe Under 30 List diventi una vetrina di rilevanza internazionale per la nostra SBskin – Smart Building Skin che proprio quest’anno farà la sua entrata sul mercato.

Marco Morini, Cofounder di Sbskin

Categoria Media: vince il self-made man

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Definire e condurre un mondo in continuo mutamento, quello delle notizie e dei contenuti. Per queste capacità Forbes ha scelto di incoronare tra gli italiani Francesco Maesano, reporter de La Stampa. Definito come un professionista serio, partito da un piccolo giornale per arrivare alle pagine del quotidiano nazionale, Maesano è un po’ il self-made man della carta stampata, apprezzato soprattutto per il suo lavoro come inviato al Parlamento.

Italiani: santi, poeti e… politici

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Forse nessuna sorpresa nello scoprire che è quella della Policy la categoria più ricca di rappresentanti dell’Italia. Tra la ventottenne Anna Ascani, eletta come deputato al Parlamento italiano ad appena 25 anni, e il Vicepresidente della Camera dei deputati Luigi Di Maio, la futura classe politica promette davvero un cambio generazionale.

Ma in questa sezione c’è posto anche per Jacopo Mele. Ad appena 22 anni è presidente della fondazione tecno-filantropica Homo Ex Machina e cofondatore di AREEA, una società che lavora per proteggere le persone dalle sostanze inquinanti. Mele ha contribuito allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale per aiutare in caso di catastrofi naturali e ha influenzato le politiche in materia.

Certamente è una bella soddisfazione essere inclusi nella lista di Forbes. Personalmente non noto ancora una vera differenza, anche se la percezione da parte degli altri è cambiata. Devo ancora rendermi conto di questo bel riconoscimento. È bello sapere che qualcuno ha notato il lavoro che faccio, che spesso è difficile da raccontare.
Credo che i giovani in Italia non si rendano ancora conto delle grandi opportunità che hanno, perché ricevono poca fiducia da parte dell’ambiente in cui crescono e si formano.
Io sono stato fortunato: ho ricevuto fiducia e non sono rimasto “solo uno smanettone”. Ho avuto una rete di persone che mi hanno spinto, educato e supportato. Proprio da questo nascono i miei progetti anche nel sociale. Quando fai networking fai proprio questo: semini e poi raccogli. Probabilmente in Italia si fa poca rete e si è ancora troppo chiusi, soprattutto nel rapporto tra senior e junior. I giovani così non capiscono di poter brillare e restano ancorati agli stage, senza mai provarci davvero. Ora è il momento di puntare sugli under 18, perché quella è l’età giusta per cominciare a provare.
Jacopo Mele, presidente di Homo ex Machina

E sempre nella stessa categoria troviamo altri due nomi italiani: il ventitreenne Leonardo Quattrucci e la ventinovenne Giulia Pastorella. Quattrucci ome più giovane consigliere alla Commissione europea, coordina sei team, è specializzato nel futuro del lavoro e in innovazione istituzionale e fa parte del World Economic Forum Global. Giulia, invece, è consulente di HPInc., attualmente impegnata a completare il suo dottorato in Studi europei alla London School of Economics.

I giovani del retail e dell’eCommerce

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Impegnato a ripensare il modo in cui facciamo acquisti on e offline, è Federico Schiano di Pepe a portare la bandiera italiana per l’eCommerce. A 28 anni è Cofounder di CoContest, la piattaforma di crowdsourcing per l’interior design con più di 25.000 iscritti.

Sono onorato di essere tra gli startupper italiani della classifica 30 Under 30 di Forbes. Questo riconoscimento premia gli sforzi ed i traguardi raggiunti da tutto il team di CoContest, in particolare dai miei soci Filippo e Alessandro. Per noi è l’occasione di sottolineare l’incredibile paradosso secondo cui il valore di CoContest viene riconosciuto da più parti a livello internazionale, mentre in Italia veniamo a volte osteggiati. Speriamo che quest’ulteriore riconoscimento internazionale possa contribuire a cambiare le cosa anche qui in Italia.

Federico Schiano di Pepe, Cofounder di CoContest

30 Under 30: la scienza ci regalerà un motore innovativo made in Italy

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Cercano di scoprire nuovi mondi, dal microscopio alle sonde spaziali, e portano alto il nome dei rispettivi Paesi anche all’estero. Sono i tecnici e gli scienziati selezionati da Forbes per la sua 30 Under 30 Europe, tra cui troviamo anche l’italiano Matteo Lostaglio. “Lascia una tazza di tè caldo sul tavolo e si raffredderà. Ma nel mondo dei quanti, perché non potrebbe riscaldarsi?” Lostaglio studia la termodinamica per esplorare le profonde connessioni tra energia e informazioni. Il suo lavoro potrebbe portare ad una nuova generazione di motori su scala nanometrica.

Puntano sul Food gli Under 30 della Finanza italiana

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Anche nel mondo della finanza spiccano due nomi nostrani. Sono quelli di Stefania Boroli e di Dario Galbiati Alborghetti. La prima ex consulente di Bain ha contribuito a lanciare Idea Taste of Italy, un fondo di private equity focalizzato sul settore food&wine; il secondo, a capo di Food Labs, che aiuta nella costruzione e nell’investimento in startup del settore food.

Under 30: la tecnologia è italiana

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Trasformano i nostri smartphone in remote control per la nostra vita quotidiana. Sono i giovani della sezione Tech scelti da Forbes. Per l’Italia il ventottenne Claudio Guarnieri, ricercatore per la sicurezza e membro di CitizenLab, ha fatto parte del team che ha scoperto come i Paesi con precedenti discutibili in ambito di diritti umani utilizzino la tecnologia contro gli attivisti. Forse più noto come creatore di due strumenti di analisi contro i Malware open source ampiamente utilizzati: Cuckoo Sandbox e Malwr.

La street art degli Orticanoodles colora la ciminiera Branca

di Silvia Scardapane

A Milano, in via Resegone, svetta una ciminiera altissima e coloratissima: è la #ciminierabranca, simbolo della storica Fratelli Branca Distillerie, divenuta protagonista, soprattutto nell’ultimo periodo, di grandi attenzioni mediatiche. Il merito di tanto interesse, inutile dirlo, va alla Street Art.

Infatti l’azienda italiana ha scelto di promuovere un progetto di restyling atto a trasformare un elemento architettonico tanto imponente in una vera e propria opera d’arte, contando sulla collaborazione del duo di street artisti milanesi Wally e Alita, insieme noti come Orticanoodles, artisticamente nati appunto nel quartiere meneghino dell’Ortica, dove ha sede il loro laboratorio.

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L’esperienza degli Orticanoodles nasce dunque tra le strade di Milano, prima con la poster-art e poi, successivamente, con l’utilizzo della tecnica dello stencil, fino ad approdare al nuovo concept dello stencil on stencil, dove i ritratti di leader famosi o artisti si sovrappongono alle parole per creare un rapporto reciproco e continuo tra il soggetto e il messaggio.

Per la Fratelli Branca, invece, gli Orticanoodles hanno optato per la tecnica dello spolvero, la stessa usata anche da Michelangelo nel Cinquecento. La scelta non è casuale: si sceglie di celebrare ed onorare una tradizione, anche se si opera nella contemporaneità; un concetto vicino all’impresa Branca che, proprio per questo, ha prediletto la Street Art per festeggiare i suoi 170 anni di storia.

Il grande murale – il più alto d’Italia con i suoi 55 metri di altezza e tra i più alti d’Europa – rappresenta le 27 erbe che hanno reso famoso Fernet-Branca nel mondo, aggrovigliate tra bottiglie storiche e simboli iconici, tra cui anche il noto marchio ufficiale con l’aquila che sorvola il mondo.

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La Fratelli Branca Distillerie, tramite il leitmotiv aziendale del “Novare Serbando” (rinnovare conservando), consolida così anche il rapporto con i propri dipendenti, che hanno direttamente partecipato ad un’esperienza di pittura collaborativa con gli Orticanoodles, confermando quella comunicazione d’avanguardia che contraddistingue l’impresa da anni, in particolar modo dal 2009, anno in cui l’azienda ha portato la creatività nella propria sede con l’inaugurazione del Museo Collezione Branca.

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Streetness non può dunque che felicitarsi della scelta aziendale, non solo perché è con la Street Art e con il racconto per immagini che la Fratelli Branca Distillerie raggiunge e coinvolge il più ampio numero di persone possibili, ma anche perché, puntando sull’originalità e sull’innovazione, conserva un legame interessante con il territorio milanese, tratto nient’affatto scontato.