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NUMBER26 in Italia, i servizi bancari che gestisci da smartphone

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Accesso fluido alle tecnologie e servizi flessibili, costruiti intorno alle esigenze del cliente.

Alcune applicazioni riescono a rivoluzionare sistemi esistenti, perfettamente stabili apparentemente ma con una intrinseca necessità di sviluppo, ammodernamento, innovazione.

Questo sta accadendo, per esempio, nell’Health, in cui si cerca di fornire la massima corrispondenza possibile tra servizio offerto ed esigenza dell’utente, e anche nel sistema delle transazioni bancarie, con applicazioni agili e flessibili come NUMBER26.

Aprire un conto corrente, inviare denaro, bloccare la carta di credito. Tutto con lo smartphone e in tempo reale. Lo faresti?

Ho chiesto ad Alex Weber quale sarà il futuro di NUMBER26 dopo l’espansione annunciata in sei mercati europei,: Italia, Francia, Spagna, Irlanda, Slovacchia e Grecia; paesi tra i più strettamente legati alle problematiche della burocrazia e di servizi informatizzati in modo poco efficiente.

Una banca in un app, è il futuro o è già attuale nel sistema bancario?

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Consideriamo NUMBER26 come il futuro del settore bancario.

Esistono già diverse applicazioni bancarie, ma nessuna garantisce un controllo così completo e intuitivo al cliente.

Utilizzando NUMBER26 è possibile eseguire tutte le operazioni bancarie direttamente in app, per esempio aprire un conto corrente in meno di 8 minuti, trasferire facilmente denaro e segnalare o bloccare la carta smarrita, tutto con pochi click.

Lo stato attuale del sistema bancario è decisamente inefficiente e non si adatta per nulla alle esigenze specifiche del cliente. Il nostro lavoro con NUMBER26 è costruito interamente intorno all’esperienza della persona, per fornire agli utenti un servizio bancario veloce e flessibile in mobilità, ovunque si trovi.

Con gli strumenti tecnologici attuali, soprattutto gli smartphone, è impensabile attendere giorni per trasferire denaro sul conto di un amico quando MoneyBeam è in grado di gestire l’operazione istantaneamente e senza alcun costo.

Come può funzionare una banca senza infrastrutture?

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L’infrastruttura c’è: è lo smartphone. La nostra app lavora indifferentemente su piattaforma iOS e Android e crea e fornisce una infrastruttura più veloce e più sviluppata rispetto a qualsiasi altra banca.

Viene eliminato l’oneroso costo delle filiali e tutti gli sforzi sono indirizzati a migliorare costantemente il prodotto mobile: il risparmio rilevante che deriva da questo tipo di approccio, si trasferisce automaticamente ai nostri correntisti, a cui possiamo offrire servizi comuni, come prelievi bancomat e trasferimenti di denaro, senza alcun costo per il cliente.

NUMBER26 non è solo un conto bancario moderno, ma offre anche strumenti finanziari. Finalmente il Fintech è per tutti?

Il nostro servizio si rivolge a tutti i possessori di smartphone e personal computer: verifichiamo i dati in appena 8 minuti per la creazione dell’account e trasmettiamo subito la MasterCard, immediatamente utilizzabile. Quindi il servizio è proprio adatto a tutti.

Con che grado di fiducia i  vostri clienti si servono di una startup per gestire i propri soldi?

A giudicare dall’attenzione per NUMBER26, i clienti non sono affatto riluttanti a gestire questi servizi tramite app.

L’età media di un utente di NUMBER26 ha 34 anni ed è un utente molto attivo online.

I nostri conti offrono due presupposti importanti: trasparenza dei costi e controllo in tempo reale delle finanze.

Scaricando l’applicazione e documentandosi su tanti feedback e recensioni che NUMBER26 riceve sull’Apple Store e Google Play Store, i potenziali clienti aumentano facilmente il grado di fiducia nei nostri confronti.

Che cosa possiamo aspettarci per il futuro da Number26?

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Vogliamo costruire una vera e propria banca pan-europea e creare un hub FinTech. Con la recente espansione in altri sei mercati, l’obiettivo della banca pan-europea ha già mosso i primi passi. Number26 è partita in Germania e in Austria e ora si affaccia alle altre realtà europee.

Anche le nostre vite, oggi, sono decisamente internazionali: ci spostiamo continuamente da un paese all’altro, dovremmo cambiare, ogni volta, anche il conto corrente? Con NUMBER26 questo problema non esiste: creare l’hub FinTech vuol dire costruire una piattaforma sulla quale i clienti possano prenotare prodotti aggiuntivi.

Nei nostri piani è prevista anche una forte collaborazione con i partner che offriranno ottimi prodotti a prezzi competitivi, per fornire una scelta più ampia e flessibile con pochi click, direttamente raggiungibile attraverso la nostra applicazione.

Questo vuol dire ottime tariffe e, soprattutto, trasparenza. Senza dimenticare un accurato design, incentrato interamente sull’esperienza dell’utente.

MindMeister: hai mai creato una mappa mentale collaborativa?

MindMeister

Immagina di poter avere a disposizione uno strumento magico in grado di creare mappe mentali facilmente realizzabili e fruibili, oltre che condivisibili con il tuo team di lavoro. Bello eh? Se stai già pensando che possa trattarsi solo di un bel sogno, ti diamo subito una bella notizia: MindMeister è la risposta ai tuoi desideri.

Prima di tutto, che cosa sono le mappe mentali?

Se non hai affinità con le mappe mentali, ti racconto subito di cosa si tratta: teorizzate dal cognitivista inglese Tony Buzan, le mappe mentali sono una rappresentazione grafica di un pensiero che, partendo da un determinato concetto, si sviluppa attraverso numerosi collegamenti e diramazioni, creando appunto una specie di “mappa” composta da un’idea di partenza, che apparirà al centro dello schema come se ne fosse il nucleo, e dalle sue diramazioni. Nel momento in cui si crea una mappa mentale il cervello viene stimolato in un modo unico, e si attiva un processo creativo di flusso delle idee; inoltre,  le mappe mentali velocizzano incredibilmente la trascrizione delle idee, permettendo di organizzarle rapidamente. Proprio per questo MindMeister potrebbe rivelarsi un elemento prezioso per il tuo lavoro, in singolo ed in team.

LEGGI ANCHE: Tony Buzan: il cervello diventerà il segreto del vostro successo [INTERVISTA]

MindMeister: una piccola guida all’uso

Per spiegarti le potenzialità di un tool come MindMeister, quale cosa migliore di un bell’esempio concreto? Ti racconto la mia esperienza aziendale con MindMeister, e perché si è rivelato così utile. La case history che ti andrò brevemente ad illustrare spiega in maniera concisa quali sono le possibilità a livello produttivo di questo strumento, che in questo caso è stato utilizzato come mezzo propedeutico per il miglioramento dell’indicizzazione SEO di un blog aziendale.

Partendo da un argomento comune (nel nostro caso si trattava di abbigliamento donna) sono state create le prime diramazioni, ovvero quelle immediatamente relative all’argomento principale (ad esempio, abbigliamento sportivo donna): ed ecco che abbiamo creato il primo collegamento tra l’argomento principale ed un pensiero immediatamente relativo dal quale sono partite ancora altre diramazioni, ovviamente però ancora più specifiche (ad esempio, pantalone da jogging donna). Da un semplice topic, ovvero ‘abbigliamento donna’, si è creata una mappa ampissima e ricca di spunti, che ha portato alla realizzazione di più di 100 articoli tematici, sviluppati proprio seguendo questa mappa mentale, realizzata in team con altri membri che hanno partecipato al brainstorming e, quindi, allo sviluppo della mappa.

Ed è qui che si cela il segreto del successo di MindMeister: come spiegato sul sito, il tool è stato pensato “come un mezzo che favorisse la collaborazione”, cosa che avviene in tempo reale in modo da rendere la conversazione tra i team member rapida ed estemporanea. La possibilità di poter condividere con i propri collaboratori che ha fatto di MindMeister lo strumento per le mappe mentali, oltre alla possibilità di collegarle ai canali social e di renderle pubbliche e quindi, usufruibili.

Allora, stai già creando la tua prima mappa?

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Social Media Marketing e Community Management

Il Corso Online in Social Media Marketing & Community Management è giunto al termine. È arrivato il momento di fare un recap dei concetti appresi ma prima ringraziamo i docenti Luca La Mesa, Simone Tornabene e Filippo Giotto per le nozioni utili che ci hanno fornito lungo questo percorso all’interno del mondo digital.

1. Che cosa è una Social Media Strategy?

Senti spesso parlare di Social Media Strategy ma ti sei mai chiesto: “ che cosa è realmente”? Si tratta di un documento utilizzato dall’azienda per definire e pianificare, in modo ordinato ed efficace, la propria strategia di azione sui Social Media. Detta così, la questione sembra piuttosto semplice ma non lo è affatto. Affinché possa essere performante, la realizzazione della Social Media Strategy necessita di numerose cure e attenzioni.
Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che “il valore sta nella velocità”: mai dimenticare che l’ambiente in cui agiamo, quello dell’online, è in continua evoluzione per cui è fondamentale che la strategia venga analizzata e, in caso di bisogno, modificata tempestivamente in corso d’opera.

2. Fare una Social Media Strategy in 6 punti

Riassumiamo in sei punti i passaggi principali per realizzare una Social Media Strategy:

• Analisi dello scenario e dei competitor per individuare i micro trend di settore e definire che cosa fanno i nostri competitor rispetto a sito web, social network e search.

• Individuazione del concept di posizionamento comunicativo che vogliamo avere sui Social Media e dei contenuti da veicolare, rispetto ai nostri competitor.

• Definizione del Tone of Voice che meglio esprime l’identità del brand e che meglio si adatta al canale utilizzato per fare comunicazione (perché è sempre bene ricordare che ogni strumento ha un linguaggio proprio). Un trucco del mestiere è quello di immaginare l’azienda come fosse una persona in carne ed ossa, per esempio Francesca, e chiedersi: “come risponderebbe ai commenti Francesca? Come si comporterebbe in questa o quella situazione?”

• Analisi del target, attraverso profilazioni qualitative (personas) o quantitative (segmenti).

È giunto il momento di passare all’azione!

• Costruzione di un modello di Costumer Journey (il percorso del consumatore in termini di awareness, consideration, conversion, loyalty e advocacy), realizzazione del Touchpoint (definizione dei canali che voglio utilizzare, ad esempio Fb, Twitter, Instagram etc.) e ideazione dei contenuti da veicolare.

• Individuazione dei KPI, Key Performance Indicator, cioè una metrica per misurare se la performance della nostra strategia sta andando bene o male (ricorda sempre che: “se una cosa non è misurabile, semplicemente non esiste”).

• Infine, affinché tutti i processi possano essere portati a termine correttamente è fondamentale considerare il fattore tempo. Questo si traduce nella realizzazione della Timeline, cioè la pianificazione di tutte le attività in un calendario che definisce dove finisce un’azione e dove ne inizia un’altra.

3. La tecnologia è solo tecnologia

Grazie agli sviluppi tecnologici, è cambiato il modo di comunicare e siamo diventati tutti “editori”, cioè in grado di produrre e distribuire contenuti sempre nuovi e originali. La selfie è diventato il modo attraverso cui oggi documentiamo gli eventi importanti della nostra vita. L’uso, a volte esagerato, della tecnologia è dimostrato dal fatto che il 2015 verrà ricordato come l’anno in cui i morti a causa di “selfie” hanno superato i morti a causa di attacchi di squali (12 a 8). Questo dato ci fa riflettere e serve a ricordare che “la tecnologia è solo tecnologia. La differenza è nel modo in cui la utilizziamo”.

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Social Media Marketing & Community Management

4. Content is king

Ogni social utilizza una strategia diversa di creazione e visualizzazione dei contenuti. Indipendentemente dalle caratteristiche soggettive dello strumento, la regola è sempre la stessa: pochi contenuti ma buoni! È fondamentale creare contenuti che la gente possa apprezzare, commentare e condividere. Contenuti unici, esclusivi e di qualità. Non è detto che se hai tanti follower avrai tanti retweet; per cui quando stai per pubblicare un contenuto chiediti sempre: “Quel post è rilevante per chi lo sta leggendo? Io lo condividerei sulla mia bacheca?” Tutto questo ti permetterà di instaurare un rapporto di fedeltà con i tuoi utenti.

5. La regola è sperimentare, sperimentare e sperimentare

Quando dovete definire le strategie di pubblicazione dei contenuti sui Social Media può essere utile tenere a mente alcune nozioni che, i dati, hanno definito come best practice. Riferendoci nello specifico a Facebook può essere interessante sapere che i post con migliori performance sono quelli: pubblicati dalle 22 alle 23, che contengono domande, ancor meglio se video e con un totale di 150 max 200 caratteri. Certo, conoscere dei trucchetti del mestiere può dare sicurezza ma nel panorama online, in continuo cambiamento, la vera regola è: non smettere mai di sperimentare! Quello che non andava bene ieri potrebbe andare bene oggi e viceversa.

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Social Media Marketing & Community Management

6. Come gestire una crisi

Se hai deciso di promuovere la tua attività sui Social Media non dimenticare che lo scoppio di una crisi può essere all’ordine del giorno. Il modo migliore per gestirla è:

Non farti trovare impreparato (agisci in modo tempestivo ma sempre ragionato).
Prendi una posizione.
Sii onesto e trasparente.
Accetta e affronta le critiche (potresti imparare qualcosa).
Comunica con tutti i mezzi che hai a disposizione, non solo sui Social (spot televisivi, eventi etc.).
Favorisci il dialogo con l’utente ed elimina l’approccio “top-down” (dall’alto verso il basso).
• Una volta arginata la crisi, cerca di fare tesoro degli errori commessi per prevenire altre possibili crisi future.

Ricorda: “non tutti i mali vengono per nuocere”. Una crisi, se ben gestita, può trasformarsi da un ostacolo in un opportunità di miglioramento e di crescita.

7. Il Real Time Marketing come trend del momento

Il Real Time Marketing è una grandissima opportunità per i brand se riescono ad inserirsi con logica nei temi più caldi del momento, sempre rispettando il criterio di rilevanza del tema di attualità con il brand. Per fare bene è importante avere una rapida capacità decisionale ed una chiara organizzazione interna su chi deve fare cosa ma attenzione ad avere l’ambizione di “voler sempre cavalcare l’onda”! Se non siete in grado di realizzare un contenuto di qualità è meglio lasciar perdere altrimenti quello che doveva essere un punto di forza si potrebbe trasformare in una criticità.

8. Valuta l’efficacia delle tue inserzioni su Facebook con gli A/B Test

Gli A/B Test sono degli strumenti utili a capire qual è l’inserzione che ottiene le migliori performance all’interno di un gruppo di inserzioni, risparmiandoti così la fatica di andarlo a scoprire da solo. Per essere efficaci gli A/B Test devono seguire alcune regole: bisogna creare delle inserzioni identiche tranne che per un dettaglio, bisogna farle funzionare a parità di condizioni e infine vedere quale delle due funziona meglio e ottiene più risultati. È fondamentale che sia solo uno il fattore di differenza tra le inserzioni, altrimenti non potrai sapere che cosa ha funzionato o meno.

9. Leggere i dati è importante. Come farlo?

Pianificare una campagna pubblicitaria su Facebook è piuttosto facile, la vera difficoltà ma anche il vantaggio lo hai quando dedichi del tempo alla valutazione delle performance ottenute. Solo così potrai realizzare, al bisogno, delle azioni correttive efficaci. Facendo riferimento a Facebook uno degli indicatori più utili per misurare la bontà di un post è l’engagement rate, che definisce le persone che hanno fatto like, share e click sul post; se invece vuoi sapere quanti utenti, tuoi fan, interagiscono effettivamente con la pagina è bene utilizzare l’engaged audiance. Da non sottovalutare sono i feedback negativi degli utenti, come: nascondi il post, segnala come spam e rimuovi mi piace alla pagina. Se stai esagerando con la pubblicità e non te ne accorgi in tempo il rischio è non solo di realizzare una campagna pubblicitaria fallimentare ma ancor peggio di perdere il tuo utente.

10. La pubblicità sui social funziona come un’asta

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Social Media Marketing & Community Management

La pubblicità, sia su Facebook sia su Twitter, segue la logica dell’asta: si vince anche per un solo centesimo di differenza. È un meccanismo dinamico per cui con l’aumentare del numero di investitori pubblicitari che vogliono colpire lo stesso target nello stesso momento crescerà il budget da investire nella campagna per vincere l’asta. Per cui, se hai un budget da investire da qui alle prossime settimane è meglio farlo il prima possibile perché ci stiamo avvicinando al momento più caldo per gli acquisti: il periodo di natale. Twitter ha scelto la metodologia dell’asta per dare visibilità a tutte le aziende, anche le PMI. Questo, però, non significa che chi offre di più vince! Diverse sono le variabili da considerare. Per esempio chi ha un elevato livello di engagement viene agevolato. Questo perché Twitter e Facebook non vogliono far vedere sempre e solo gli investitori che hanno più soldi ma premiare chi ha fatto le pubblicità che sono piaciute di più e hanno riportato alti livelli di engagement. È una logica corretta altrimenti i nostri account social sarebbero pieni esclusivamente della pubblicità dei grossi brand.

La Ninja Academy Experience

Un’occasione di crescita non solo professionale ma anche relazionale. Infatti, il gruppo di Facebook riservato ai partecipanti del corso è stata un’ottima occasione per confrontarsi e consigliarsi l’un l’altro, offrendo ognuno la propria esperienza.

I feedback hanno contributo ad invogliare ancora di più i partecipanti e i docenti a fare sempre meglio.

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Social Media Marketing & Community Management

Dopo aver seguito il corso puoi metterti alla prova con un test di verifica delle nozioni apprese.

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Social Media Marketing & Community Management

Il Corso online è terminato, ma dai un’occhiata ai prossimi corsi in programma: il Master Online in Social Media Marketing e il Corso Online in eCommerce Management.

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MVC: il valore di una consulenza per le startup

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Una startup nasce da un’idea di business, i cui attributi principali sono l’innovazione e la scalabilità. Molte altre caratteristiche vengono associate a questo genere di impresa, ma si tratta di dettagli, più o meno ricorrenti, che non rientrano nella definizione di base.

Tra questi, vi è il mito degli startupper rinchiusi in un garage a perfezionare il software che diventerà il loro prodotto di punta, completamente autonomi e impegnati a gestire ogni aspetto della loro idea imprenditoriale.

Nella realtà, le nuove aziende che possiedono internamente tutte le competenze necessarie alla crescita sono ben poche. L’alternativa è rappresentata dalle consulenze, che richiedono da un lato l’organizzazione necessaria per valorizzare gli interventi degli esperti e dall’altro l’inevitabile base economica.

A rendere questi servizi accessibili a PMI e startup ci ha pensato la Milano Venture Company, società di consulenza con una forte specializzazione in business digitali e in grado di seguire i novelli imprenditori in tutti i processi del business, al fine di rendere la realtà dei clienti il più performante possibile.

Abbiamo chiesto a Andrea Eusebio, CEO di MVC, una panoramica sul valore aggiunto che una società come la sua può fornire alle nuove idee di business.

Da startupper a consulenti per startupper: come è nata l’idea di MVC?

Milano Venture Company nasce tre anni fa da un gruppo di professionisti che operano nel campo della finanza e della consulenza accortisi di come, applicando alcuni driver fondamentali, si potesse garantire un incremento sostanziale delle possibilità di successo di una startup.

Quello che abbiamo evidenziato dai nostri studi è che l’idea, per quando geniale, non è nulla senza un buon piano di execution e una serie di attenzioni che, se fatte in una fase troppo avanzata, ne pregiudicano il risultato. Da qui l’idea di creare un gruppo giovane e dinamico, specializzato in business digitali, che potesse coprire i tre bisogni fondamentali di una startup: CONSULTING, DEVELOPING e FUNDING.

Il gruppo Milano Venture Company, che comprende oltre ad MVC anche una società di sviluppo IT Silicon Make App e un portale di crowdfunding equity based Crowd4Capital, è un punto di riferimento per Startup e PMI digitali, offrendo loro una consulenza a 360 gradi.

Per quali ragioni una startup si avvicina a MVC? Terrore verso la burocrazia o voglia di concentrarsi sul core business?

Mi verrebbe da rispondere “cognizione di causa”. L’attività di una società come la nostra è fornire tutti quegli strumenti necessari a un imprenditore e al management della società affinchè il business model possa applicarsi senza intoppi o imprevisti.

Sono solito rapportarmi giornalmente con realtà, progetti e idee, alcune davvero interessanti ma la burocrazia e il mercato in generale richiedono degli standard che difficilmente possono essere raggiunti “self made”. Risulta quindi evidente che essere seguiti da professionisti – noi per primi in Italia li abbiamo uniti sotto lo stesso tetto – possa aumentare di molto la percentuale di successo della propria impresa.

In realtà la nostra attività prevede servizi che le grosse società di consulenza già offrono, con la differenza che loro si rivolgono ad un target molto limitato di grosse corporation, mentre noi ci rivolgiamo a startup e PMI garantendo un pricing accessibile.

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Legale, fiscale, finanziaria: di quale servizio di consulenza startup e PMI hanno più bisogno?

In realtà tutte e tre. Nella quasi totalità dei casi i business model delle startup prevedono round di finanziamenti, ingressi di fondi, strategie di exit etc, una serie di operazioni finanziarie che non hanno un collegamento diretto con l’operatività dell’attività ma che sono essenziali per lo sviluppo della stessa. Nella fattispecie, per fare un esempio concreto, al fine di essere appetibili nei confronti degli investitori – siano essi istituzionali o non – (operazione finanziaria), la contrattualistica (consulenza legale) dovrà essere redatta secondo determinati standard e la forma della società meriterà un’attenzione particolare al fine di poter ottenere alcuni status privilegiati (es. “startup innovativa”) che garantirebbero un credito di imposta per chi decidesse di investire del 19% per società costituita in Italia o fino al 50% per società costituite in UK (consulenza fiscale).

Passiamo all’altro lato della medaglia. Cosa cercano gli investitori vostri partner nelle startup?

Dopo l’idea, che sicuramente è l’elemento distintivo di una startup, gli investitori pongono l’accento sulla scalabilità, l’organizzazione, il managment e la capacità di execution del progetto.

LEGGI ANCHE: IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

Networking. Da 1 a 10 quanto è rilevante per uno startupper?

11! Il networking, per ogni tipo di attività oggi più che mai risulta fondamentale.

Il business è da anni globalizzato e quindi le società, in particolare le startup, per svilupparsi, devono creare un fitta rete di collaborazioni e contatti. Quest’attività oltre a garantire, come appena detto, una crescita più veloce assicura anche alla società di giovare di numerose sinergie che vanno ad incidere positivamente sulle disponibilità di cassa.

Community: verificarne la salute e misurarne i risultati

Sei sei un social media manager, saprai benissimo che l’aspetto che più viene tenuto più in considerazione dai tuoi clienti è la crescita della tua community.

“Di quanto siamo cresciuti questa settimana?”

“Quel post non è andato bene come il precedente… Come mai?”

“Perché così poche visualizzazioni?”

I numeri contano, ma non sono tutto.

LEGGI ANCHE: Community Management: tutto quello che devi sapere per gestire una social community

Riprendiamo qui alcuni passaggi dell’interessantissimo studio pubblicato da David Boswell per il sito cmxhub.com, nella speranza possano fornire un punto di vista diverso sul tema “salute di una community“.

Come misurare la salute di una community_2

Al Mozilla Summitt del 2013, Chris Hofmann, Direttore dei Progetti Speciali, ha raccontato la storia incredibile di un contributor della community open source che ha corretto oltre 3.000 bug di Firefox e creato 5.000 articoli di supporto.

Se si fossero accontentati di misurare la crescita di questa community, non si sarebbero accorti di questo suo fondamentale membro.

Perché allora si usa sempre il parametro della crescita?

Perché è quello più semplice, quello utilizzato in tutte le attività commerciali, online (e soprattutto offline), per decretare i successi delle compagnie.

Chi ha raccolto più mele, sarà l’azienda che sta meglio.

Ma ci sono altre voci che devono essere monitorate: mantenimento, diversità e maturazione.

1. Mantenimento

Il valore del mantenimento serve a misurare il numero di persone attive nella community, comparato al numero di quelle che invece se ne vanno o restano inattive.

Questo valore è fondamentale soprattutto perché la maggior parte della storia, delle informazioni e del know-how della stessa comunità sono in possesso dei membri storici (proprio quelli che vanno trattenuti e non fatti scappare).

Sarà quindi importante sondare questo aspetto, stabilendo un periodo di tempo entro cui analizzare l’attività dei membri della community, siano essi veterani o reclute.

2. Diversità

Questo valore è chiamato a fornire informazioni sulle diversità che distinguono le persone che popolano la comunità in oggetto: per esempio sesso, età, nazionalità.

Wikipedia Statistics dashboard, ad esempio, utilizza questo parametro per capire da quale nazione arrivino i propri contributor.

Per Wikipedia la salute della propria community è rappresentata dalla varietà di nazioni presenti (prima ancora che dal numero stratosferico di contributor).

Come misurare la salute di una community_3

3. Maturazione

Studiare i criteri di maturazione permette di ottenere informazioni sulla salute della community: sei appena partito con il tuo business oppure sei già ben strutturato per aver successo? Quanto è matura la tua attività?

Lo studio di questo valore è molto indicato per mostrare i progressi durante i primi giorni, quando la strategia è in rampa di lancio verso gli obiettivi che ti sei prefissato.

Un modo per tenere sotto controllo la maturazione della propria community è seguire realtà simili alla propria, ma un po’ più avanti nello sviluppo: sei sulla strada giusta, o stai sbagliando qualcosa?

Un lato negativo di questo strumento è però il suo modificarsi nel tempo, se utilizzato in relazione a un altro strumento di ricerca. Per esempio, per le nuove community, la crescita e la maturazione potrebbero andare di pari passo, ma dopo un po’ di tempo, all’avanzare della maturazione, la crescita potrebbe rimanere ferma.

È quindi importante prestare attenzione ai dati che vogliamo ricavare.

Crescita, mantenimento, diversità e maturazione non sono i soli criteri che possono essere utilizzati. A seconda degli obiettivi della tua community, potresti anche essere interessato a conversione, soddisfazione, capacità o sviluppo.

Vale però la pena di ricordare che nessuna metrica ti dirà mai tutto quello che ti serve sapere.

Se saprai raccontare una storia che intreccia i diversi strumenti di ricerca che stai utilizzando, ti ritroverai tra le mani un racconto molto più stratificato e degno di analisi.

Tu cosa ne pensi?

Cinque consigli per migliorare il tuo email marketing

L’email marketing è lo strumento più utilizzato da piattaforme e siti eCommerce per promuovere servizi e novità, in modo efficace e diretto, al proprio consumatore.

Pensando al tuo business, quante volte hai desiderato comunicare in modo immediato ma, allo stesso tempo, anche accattivante?

Il punto chiave è affidarsi ad un software certificato, con un’interfaccia intuitiva e che ti assista in tutte le fasi di definizione della tua campagna. Con uno strumento di questo tipo, come il  programma di Newsletter2Go, avrai a disposizione diversi modelli gratuiti, un design responsivo, un servizio di integrazione con la tua piattaforma eCommerce CRM o CSM e un monitoraggio costante delle tue campagne.

cinque consigli per migliorare il tuo email marketing

Una volta scelto il software giusto, seguendo cinque semplici passi potrai mettere in atto una strategia di email marketing mirata e che porti, in breve tempo, ottimi risultati.

1. Esserci

strategia email marketing

Spesso il primo ostacolo si incontra proprio nell’invio: non sempre si possiedono, infatti, dei software certificati e risulta difficile raggiungere la casella di posta in arrivo dei propri utenti e non solo quella dello spam. 

Uno strumento come Newsletter2Go può assicurarti che la tua newsletter arrivi direttamente nella casella di posta dei tuoi clienti; avrai infatti a disposizione dei certificati di garanzia che ti assicureranno il raggiungimento del tuo obiettivo.

L’uso di indirizzi IP certificati e la certificazione Return Path, ad esempio, garantiscono la consegna del proprio messaggio, aumentando il ROI dei propri investimenti.

2. Fai una prova generale

macchina da scrivere

Quante volte ti è capitato questo messaggio e quante volte ti sei chiesto se fosse un problema del tuo device

Il risultato è una perdita di interesse del lettore, dal momento che, nell’era della velocità e dell’immediatezza, è richiesto sempre di più un testo rapido, semplice ed intuibile.

Il software di Newsletter2Go ti aiuterà anche in questo caso. Potrai infatti effettuare diversi test che ti consentiranno di verificare la corretta visualizzazione della newsletter sui diversi client di posta elettronica, la correttezza dei link e non ultimo di effettuare il test A/B e mettere a confronto fino a 9 varianti di newsletter diverse (nell’oggetto e nel nome del mittente) e inviare in modo automatico quella che ottiene la percentuale migliore di aperture.

Newsletter2Go fornisce una prova generale prima del tuo grande debutto.

3. Cogli l’attimo

Cinque consigli per migliorare il tuo email marketing

Quando si parla di target nel marketing si cita, spesso, il consumatore giusto al momento giusto. Anche nel caso delle email è fondamentale utilizzare lo stesso principio.

Innanzitutto, attraverso le ricerche di mercato, bisogna considerare il momento della giornata in cui l’utente consulta la mail ed essere i primi della lista, perchè no anche con un titolo accattivante.

Il suggerimento più importante è quello di segmentare i tuoi contatti sulla base di criteri determinati, come ad esempio la fascia di età, genere e o professione.

Anche in questo caso Newsletter2Go può aiutarti a rendere efficace la comunicazione con i tuoi consumatori, aiutandoti nella fase di segmentazione, offrendoti la possibilità di creare dei gruppi dinamici

I gruppi dinamici consentono di segmentare gli utenti sulla base di criteri da te stabiliti, come ad esempio il sesso, la fascia d’età o il comportamento d’acquisto.

I gruppi dinamici creati sull’account di Newsletter2Go si aggiornano automaticamente anche dopo l’importazione di nuovi contatti o dopo l’allineamento con le tue rubriche, reso possibile dalle diverse integrazioni messe a disposizione dal software.

In questo modo i nuovi utenti che soddisfano i tuoi criteri saranno inseriti automaticamente nel gruppo dinamico.

Potrai così raggiungere in modo più efficace la persona giusta al momento giusto e coinvolgere i tuoi consumatori oltre che creare dei contenuti originali e personalizzabili; più il messaggio risulterà studiato più sarà facile catturare l’attenzione.

4. A portata di click

Newsletter2go, cinque consigli per migliorare il tuo email marketing

Parola d’ordine? Velocità. Quante volte ti sei trovato a scrivere e trascrivere informazioni, riguardare più e più volte che tutto fosse corretto.

Il risultato che hai spesso ottenuto è stato quello di dedicare molto tempo a controllare le informazioni e poco tempo impiegato a creare newsletter dai contenuti accattivanti.

Condizione necessaria ma non sufficiente, quando ti appresti a creare una newsletter, è quella di stilare una tabella di marcia, dando la precedenza a ciò che ritieni strategico e prioritario.

Il secondo step è quello di affidarti ad un software che ti aiuti con un solo click.

Newsletter2Go, attraverso il suo servizio premium ti permette di inserire i tuoi prodotti dal tuo negozio online, progettato, tra le altre, su piattaforme Magento o PrestaShop, alla tua newsletter con un solo gesto.

La potenzialità di questo strumento è molto elevata: potrai dedicarti alla cura dei particolari e importare, inserendo solo l’ID del prodotto, descrizione, prezzo e altre informazioni relative a questo. Con un solo passaggio.

5. Testare, monitorare, ottimizzare: in una parola migliorare

Newsletter2go, cinque consigli per migliorare il tuo email marketing

Le newsletter non sono solo un efficace strumento di comunicazione, ma anche un supporto da controllare e monitorare in modo costante, per ottenere risultati sempre migliori.

Diventa necessario dunque scegliere software in grado di analizzare il tasso di conversione, il tasso di cancellazione e di apertura delle email, per comprendere quali contenuti hanno margini di miglioramento e per quali invece è già stata scelta una soluzione ottimale.

Un software come Newsletter2Go è in grado di fornirti un’analisi costante ed efficace delle tue campagne, monitorando in modo costante i tuoi risultati, fornendoti nuove idee di miglioramento.

Il primo strumento scelto dai consumatori per aggiornarsi riguardo alle novità sono proprio le newsletter, ed è un supporto utilizzato dal 93% dei possessori di siti eCommerce.

Affidandosi ad un software completo, efficace e seguendo allo stesso tempo questi cinque piccoli passi, si potrà creare un strumento di marketing strategico, che garantisca un ROI elevato al tuo business.

Facebook Live Video: un pericolo reale per Periscope e Meerkat?

Facebook si dimostra sempre più competitivo nel panorama dei social network.

Unastrategia che mira a pareggiare l’offerta di tutti gli altri competitor, creando nuovi tool e feature che replichino tutte le funzionalità più richieste dagli utenti e dando la possibilità all’utente di compiere, direttamente dentro l’ecosistema Facebook, azioni che prima l’avrebbero portato al di  fuori di esso.

facebook_introduce_una_nuova_feature_per_conquistare_ilAd esempio, la possibilità di visualizzare i video Youtube direttamente nel feed, o Instant Articles, che permette di leggere le notizie di determinate testate senza dover andar fuori dal social network.

LEGGI ANCHE: Notify: in arrivo la nuova app firmata Facebook

Facebook, adesso, vuole di più: conquistare il mondo del live streaming.
Per questo giovedì 3 dicembre ha lanciato Facebook Live Video, una nuova feature che ha l’intenzione di attirare l’utenza già conquistata da Periscope e Meerkat.

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Il punto di forza di Facebook Live Video, rispetto ai competitor, è dar vita a video di live streaming senza dover utilizzare un’applicazione esterna alla piattaforma, rendendoli visibili sul proprio feed Facebook.
Comodo, no?

Molto, perché anche il suo utilizzo è semplice e intuitivo: per iniziare un live streaming su Facebook basterà andare su “aggiorna stato” e cliccare sull’icona creata appositamente per il nuovo servizio.

Come Periscope, quest’applicazione darà la possibilità di scegliere il pubblico a cui ci si vuole rivolgere, scrivere una breve descrizione, vedere chi sta seguendo il live e leggere il flusso di commenti in diretta.

Il video, appena si concluderà il live, non andrà perso nella rete, ma diventerà disponibile sulla propria bacheca.

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E se questa feature finora è stata disponibile solo per VIP e celebrities grazie a Facebook Mentions, proprio in questi giorni è messa alla prova da un ristretto gruppo di utenti iOS.

L’intenzione, da parte di Menlo Park, è quella di rilasciare una versione a portata di chiunque voglia raccontare se stesso e il suo mondo, il prima possibile. Ancora, purtroppo, non si sa quando.

Quello che però Facebook vuole davvero ottenere non è soltanto attrarre a sé gli utenti di Periscope e Meerkat, ma i brand consapevoli del potenziale comunicativo del live streaming.

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Questa introduzione potrebbe seriamente minacciare Periscope: le analogie sono evidenti, ma Facebook Live Video per di più declina lo stesso servizio in meno passaggi e senza la scomodità di utilizzare un’applicazione esterna.

Le differenze con Meerkat, invece, sono più nette: questo potrebbe fargli risentire meno il confronto.

Infatti quest’applicazione è riuscita a creare una cerchia di user, un elite di veri appassionati, probabilmente più difficili da portar via, rispetto agli utenti di Periscope.

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Come? Meerkat ha mostrato di aver alcuni assi nella manica come la programmazione dei video streaming e il sistema di punteggio che crea stimoli e competizione tra gli utenti: sono queste a  rendere l’applicazione più appetibile e interessante.

LEGGI ANCHE: Intervista doppia a Periscope e Meerkat

Riuscirà Facebook a farsi spazio tra Meerkat e Periscope?
Tu per chi fai il tifo?

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miglior spot natalizio 2015

Qual è lo spot natalizio più bello da mettere sotto l’albero?

Dicembre è arrivato e Natale è ormai alle porte. La maggior parte di noi comincia solo ora a pensare al regalo per mamma, papà, fidanzato/a, amici e amiche del cuore, ma come sempre le aziende hanno giocato d’anticipo nel tentativo di farci entrare nello spirito giusto – quello dello shopping.

Quale sarà lo spot natalizio più visto? Quali i più belli, i più magici, i più emozionanti? E invece quelli che proprio non ci sono piaciuti, i più furbetti, i meno originali?

Vediamoli tutti in questa raccolta dei video di Natale 2015 e proviamo a decretare il nostro spot natalizio preferito (finora 😉 ).

John Lewis

Iniziamo con i classici. Nello spot natalizio di John Lewis troviamo tutti gli elementi di sempre: il tema della lontananza o della mancanza, il viaggio, l’oggetto magico (il regalo di Natale) che permette la riunione.

Questa volta i protagonisti sono una dolce e curiosa bambina e un misterioso e solitario uomo della Luna. Di metafora in metafora, il retailer inglese riesce sempre a creare storie emozionanti per comunicare il valoro emotivo di un regalo.

Sainsbury’s

Un mirabile lavoro di computer grafica ha dato vita a Mog, il goffo gatto protagonista dello spot, nato dalla penna della famosa scrittrice Judith Kerr. Una serie di eventi catastrofici innescati da Mog distruggono metà della casa dei suoi padroni, ma la solidarietà del vicinato salva ancora una volta il Natale. Old but gold.

Macy’s

Anche qui un oggetto magico è al centro della narrazione. Due dolci e tenerissimi bambini, fratello e sorella, scoprono i poteri di una matita apparsa inspiegabilmente nel loro salotto: qualsiasi desiderio venga scritto utilizzandola, si avvererà.

La lampada del genio è storia vecchia, è vero. Ma fa sempre bene al cuore vedere esprimere un desiderio per la felicità di altre persone (come ci invita a fare Macy’s per supportare il progetto Make A Wish).

https://www.youtube.com/watch?v=sBMg1bpFK7w

Apple

Un biglietto di auguri musicale cantato da due voci straordinarie come quelle di Stevie Wonder e Andra Day. Come a dire “facciamo le cose semplici, ma sempre nella maniera più bella”.

https://www.youtube.com/watch?v=hjBZoOs_dXg

Microsoft

Ad Apple risponde Microsoft con un video che è in assoluto tra i nostri preferiti. Sì, è vero, quest’anno i grandi brand hanno giocato un po’ troppo la carta della pace (McWhopper vi ricorda qualcosa?), ma se ce la fanno loro anche voi questo Natale potete stringere la mano al vostro collega che proprio non sopportate.

https://www.youtube.com/watch?v=TMATD2qk564

Duracell

Frutto di un co-marketing tra Duracell e Star Wars, questo spot natalizio rinnova la classica comunicazione del brand di batterie (ricordate il coniglio rosa, vero?) attraverso il potere evocativo della saga più amata di sempre.

E, finalmente, vediamo una bimba conquistare il centro del palco con la sua spada laser.

https://www.youtube.com/watch?v=YBh0hgP8wWk

Burberry

Gli inglesi tengono molto alle tradizioni e ai loro simboli, lo sappiamo. Molti brand di moda sono divenuti essi stessi, negli anni, portabandiera dell’eleganza inglese. Uno di questi è certamente Burberry, che quest’anno ha voluto a sua volta celebrare i 15 anni di Billy Elliott, una delle pelliccole inglesi più amate e conosciute al mondo.

M&S

Lo storytelling negli ultimi anni è passato ad essere una norma della comunicazione commerciale. È lo è diventato per un motivo: perché emoziona, coinvolge, colpisce parte sensibili della nostre mente. Ma non tutti, mentre cercano un regalo di Natale per la zia, apprezzano che gli si venga raccontata una storia assolutamente non rilevante in quel momento. Oppure sono in estasi consumistica dopo aver fatto scorpacciata di haul video su YouTube e non vedono l’ora di vedere prodotti, prodotti, prodotti. Ecco allora perché marchi come M&S creano questi funky cataloghi dal video, dritti al punto e godibili.

Boots

Anche in questo caso lo spirito commerciale privale, con in più una spruzzata artistica di Jesse J e un richiamo (l’abbiamo visto solo noi?) a “La fabbrica di cioccolato”.

Harvey Nichols

Siamo stati ostaggio della duck face, ora del fish gape. L’unica vera espressione che merita di diventare virale, ora, è la #giftface!

Aldi

Non vi siete già dimenticati dell’uomo sulla Luna di John Lewis vero? Aldi, catena tedesca di discount, ha amato così tanto lo spot da farne immediatamente una parodia per promuovere i suoi, di prodotti. Brillante, non c’è che dire.

https://www.youtube.com/watch?v=wzsMiCBzciY

LIDL

LIDL ci manda tutti a scuola, la sua “School of Christmas“. Non è mica facile passare indenni per regali, reazioni controllate post regalo orribile (sempre sia lodata la #giftface), cibo, avanzi, cerimoniali, e chi più ne ha più ne metta.

https://www.youtube.com/watch?v=KWVO_VDd2_8

Porn Hub

Quelli di Porn Hub sono tornati.

H&M

Uno spot perfetto per il pubblico americano, abituato a show natalizi fatti di luci, lucine e lucette.

Edeka

L’anno scorso la catena di supermercati tedesca si era fatta conoscere dall’intero globo con uno spot stupendamente sciocco e magnetico. Ce li ricordavamo così quei mattacchioni tedeschi, intenti a farsi bagni di cereali e annusare wurstel, capaci di un’autoironia e di un senso dell’humour che in questo spot cedono il passo ad un racconto dalle note amare. Il commercial vuole essere commovente ma è anche, soprattutto, molto triste. Ci stiamo immaginando un finale riscritto come una piccola commedia nera (cosa c’è di meglio per una comunicazione natalizia originale?) e siamo già molto più soddisfatti.

Li avete visti tutti? Cosa ne pensate? Qual è il vostro spot natalizio preferito? Noi siamo indecisi tra Microsoft e Porn Hub, proprio non sappiamo scegliere. Nell’indecisione, li guardiamo un’altra volta 🙂

IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

La strada di una startup verso il successo è fatta di grandi e piccole sfide e solo le migliori idee raggiungono il loro obiettivo: diventare realtà di business. Innovation Factory, l’incubatore certificato di AREA Science Park, lancia IFChallenge, programma di sostegno alla creazione e allo sviluppo di startup innovative. Le due sezioni del bando, aperto fino al prossimo 15 dicembre, sono dedicate alla creazione di nuove startup e ad accelerare lo sviluppo di startup innovative già costituite.

IF investirà risorse proprie per sostenere lo sviluppo delle startup selezionate, mettendo a disposizione un programma di accelerazione, servizi di accompagnamento, “in-kind” e apporto di capitale nelle startup per un importo massimo di 50.000 euro a impresa, acquisendo quote di minoranza.

Nella prima fase del bando verrano individuati sei progetti imprenditoriali e sei aziende già costituite, che accederanno ad un programma di accelerazione dell’iniziativa imprenditoriale. Mentre durante la seconda fase saranno scelti i migliori due progetti d’impresa e la miglior startup, nei quali Innovation Factory investirà a fronte di una partecipazione di minoranza.

Per conoscere i dettagli del bando e del programma di accelerazione, ma anche per fare il punto sull’ecosistema italiano delle startup abbiamo rivolto qualche domanda a Fabrizio Rovatti,  ‎Managing Director di Innovation Factory, Area Science Park.

In Italia per una startup è più importante ricevere supporto economico o formazione e networking?

IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

Le risorse finanziarie sono spesso l’unico elemento ricercato da chi intende avviare una startup. In realtà, sulla base della nostra esperienza, le iniziative che hanno avuto più successo sono quelle in cui, prima di fare il vero e proprio lancio dell’attività, vengono validati, attraverso un processo, la proposta di valore e il modello di business. In questo modo, prima di investire le risorse – che sono sempre limitate – il test iniziale permette una raccolta di indicazioni e feedback molto utili a impostare correttamente il percorso e migliorare la futura azienda.

Per questo motivo sono fondamentali gli altri elementi che lei ha indicato: in particolare la formazione, che definireiformazione tailor-made e coaching, intendendo quindi un vero e proprio accompagnamento in cui si acquisiscono e sviluppano conoscenze e strumenti utili alla gestione del proprio progetto d’impresa.

Proprio su questo ambito Innovation Factory mette a disposizione i seguenti servizi:

  • l’affiancamento di un coach d’impresa dedicato;
  • l’assistenza manageriale rivolta alla definizione di: value proposition, strategia marketing e commerciale, business model, pianificazione economico-finanziaria, piano di sviluppo aziendale;
  • una rete di contatti professionali dove attingere ulteriori risorse e competenze
  • locali attrezzati (spazio co-working e sala riunioni).

Con le nuove norme dedicate alle startup innovative, cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa?

IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

Con l’obiettivo di promuovere la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico e l’occupazione, in particolare giovanile, nel 2012 il Governo ha adottato una normativa per sostenere la nascita e la crescita dimensionale di imprese innovative ad alto valore tecnologico di nuova o recente costituzione: le startup innovative (Legge 221/2012).

Innanzitutto c’è stato il riconoscimento dello status di queste realtà, molto importanti nell’ecosistema dell’innovazione, e un tentativo di riconoscere la professionalità degli incubatori che hanno l’obiettivo di sostenerne la crescita e lo sviluppo.

A questo ha fatto seguito un insieme di iniziative mirate, infatti tale normativa ha introdotto molte, interessanti misure di sostegno a vantaggio delle start up innovative: non devono ad esempio pagare il diritto annuale ed i diritti di segreteria dovuti in favore delle Camere di Commercio; godono di facilitazioni nel ripianamento di eventuali perdite e di procedure volte a rendere più rapido e meno gravoso il processo che si mette in moto nel caso in cui la startup non decolli; beneficiano inoltre di una disciplina del lavoro tagliata su misura che consente ad esempio la remunerazione flessibile e di compensare i propri collaboratori attraverso strumenti di partecipazione al capitale (come le stock option), e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity.

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Alle start up innovative è consentito un accesso semplificato, gratuito e diretto per le startup al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari e copre fino allo 80% del credito erogato dalla banca alla startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro.

La normativa introduce inoltre degli importanti incentivi fiscali per investimenti in startup sia provenienti da persone fisiche che giuridiche (favorendo quindi l’accesso al capitale di rischio); introduce lo strumento dell’equity crowdfunding rendendo l’Italia primo Paese al mondo ad aver regolamentato il fenomeno con uno strumento normativo dedicato.

Qual è la direzione per le startup di oggi e quali i più produttivi campi di azione?

IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

Il settore principale dove si concentrano gli investimenti di venture capital e business angel è l’ICT. Nel settore rientrano progetti che riguardano l’e-commerce, il cloud computing, i big data, ma anche l’internet delle cose e quindi la sensoristica e le telecomunicazioni.

Oltre a questo esistono molti altri campi in cui l’avanzamento delle frontiere tecnologiche potrebbe consentire interessanti ritorni commerciali: le scienza della vita, il biomedicale, il cleantech e le energie alternative, ma anche l’Artificial Intelligence, la realtà aumentata, la robotica, il food, l’educazione, i trasporti, i servizi finanziari, i nuovi materiali e molti altri.

IFChallenge accompagna gli startupper nelle prime fasi del loro business. E dopo?

IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

IFChallenge è un programma di sostegno alla creazione e allo sviluppo di start up innovative che si pone l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di progetti imprenditoriali, favorendo la creazione/crescita di start up innovative ma anche quello di individuare le startup innovative in cui IF investirà, in un secondo momento, a fronte dell’acquisizione di una quota minoritaria per sostenere lo sviluppo di impresa.

Nella fase successiva del business IF effettua un investimento sotto forma di apporto di capitale nelle startup innovative più promettenti (fino a 50.000 per impresa) entrando in società, ed opererà quindi a tutti gli effetti come socio delle imprese accompagnandole attivamente nelle fasi di sviluppo con la sua esperienza, le competenze gestionali e le connessioni ad un importante network di tecnici ed esperti nei più diversi settori della ricerca e della tecnologia oltre che del mondo del capitale di debito e di rischio.

Questo si sostanzia nell’affiancamento nelle attività aziendali grazie alla messa a disposizione di un coach di impresa dedicato; nella partecipazione al consiglio di amministrazione; nell’assistenza manageriale rivolta alla validazione della value proposition, del business model e della strategia di marketing e commerciale; alla protezione della proprietà intellettuale; alla strutturazione dell’organizzazione; al networking; al reperimento di fonti di finanziamento; formazione dedicata secondo specifiche esigenze.

C’è tempo fino al 15 dicembre per candidare progetti e aziende ad IFChallenge. Come saranno selezionate le idee più interessanti?

IFChallenge, la sfida tra startup verso il successo

I progetti di impresa verranno valutati considerando numerosi, differenti criteri: il profilo dell’impresa, che considera soprattutto fattori quali l’innovatività, la fattibilità tecnica e la strategia della protezione intellettuale; il progetto di sviluppo dell’impresa che prende in considerazione gli obiettivi del progetto di impresa e il piano di attività a breve medio termine; le motivazioni del progetto di impresa in cui si valutano le prospettive di mercato, la domanda, la competitività ed i sistemi concorrenti od alternativi in uso; la struttura organizzativa dell’impresa che tiene in considerazione delle risorse umane a disposizione rispetto alle attività e competenze richieste per lo sviluppo imprenditoriale ; infine vengono valutate le prospettive economico e finanziarie dell’impresa con attenzione al business model.

Si tratta quindi di una valutazione completa che entra nel merito del progetto di impresa. Accanto a questa valutazione sulla carta, è previsto poi un colloquio di approfondimento necessario a dissipare eventuali dubbi ed approfondire gli aspetti di cui parlavamo prima, con un confronto diretto con il team per valutare anche la predisposizione e la capacità di affrontare la sfida imprenditoriale. Sul bando è comunque riportata la griglia di valutazione ed i punteggi relativi.

Per avere maggiori informazioni o scaricare la scheda di partecipazione vai su www.innovationfactory.it.

Turismo e Social Network: qualche trucco per il successo

Si è tenuto la scorsa settimana il grande evento BTO2015 (buytourismonline), giunto ormai all’ottava edizione, dedicato interamente al turismo sul web. Sono stati numerosi gli esperti che sono intervenuti per approfondire un tema così attuale e al contempo estremamente dinamico come quello del settore turistico che richiede un aggiornamento continuo e costante.

Fra i temi trattati ovviamente i social network, che si confermano come fattori determinanti per il successo. Di seguito, alcune tra le informazioni più rilevanti emerse:

Instagram

Raccontare un evento su Instagram è fondamentale ai fini del coinvolgimento. Nel 2015, solo il 27% degli operatori turistici ha promosso la propria attività online: per invertire la rotta, ed essere allo stesso momento sia attore che regista e spettatore, è necessario usare strumenti precisi per attrarre maggiori follower: secondo Morena Menegatti – editor in chief di Instagramersitalia.it, usare determinati hashtag permette di definire maggiormente la tipologia di evento ed il giusto target. Ovvero: instawalk per le passeggiate e le escursioni, instameet per gli incontri tematici, instagramerstour per la promozione territoriale ed instagramersteam per sport e festival.

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Leggi anche: Instagram multiaccount: una svolta storica

TripAdvisor

Quello della reputazione online è un tema scottante e delicato. Quanto incidono le recensioni dei social sul portale di viaggi più grande al mondo? Varner Ferrato e Nicola Zoppi di Mind Lab Hotel definiscono il tutto un equilibrio instabile. La giusta strategia nella gestione delle recensioni è rispondere sempre, anche nei casi negativi, ad ogni commento che viene pubblicato riguardo la propria struttura ricettiva o il proprio portale.

Dare un feedback ad una recensione negativa su Facebook  permette di gestirla fin da subito e bloccarla, anticipandone la pubblicazione su TripAdvisor. Da non trascurare, le recensioni su Google: Facebook a volte dimentica, ma “peggio di TripAdvisor negativo, c’è Google negativo”. La reputazione sul web è sempre multicanale e deve essere continuamente gestita sotto tutti gli aspetti.

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Facebook

Qui, il settore dei viaggi è quello più forte rispetto agli altri. Parola di Andrea Lai, Sales Manager di Facebook, che spiega come questo social, insieme ad Instagram, sia il luogo ideale su cui costruire conversazioni in ambito turistico. Fondamentale per la promozione è l’utilizzo dei video: su Facebook una persona su due ne vede almeno uno al giorno. A differenza di Youtube, il quale rimanda sempre al link, il video su Fb porta traffico qualificato direttamente al sito che si intende promuovere o la destinazione che si vuole pubblicizzare . In tal senso, il suggerimento è di dare valore ai primi secondi del video che si pubblica. Infatti, per avere successo nel settore dei viaggi e del turismo, sono di fondamentale importanza i primi tre secondi del video. Superato questo brevissimo lasso di tempo, l’utente è stato già coinvolto.

© Sondem - Fotolia.com

 

Per concludere, una frase di Barbara Sgarzi in un suo intervento su Twitter: “Se dite che i social media sono pieni di stupidaggini, probabilmente state seguendo le persone sbagliate“.