Guida al Content Marketing del 2015

guida al content marketing 2015

Scrivere non basta più? La formula “Content is the King” è definitivamente morta? Il 2015 è iniziato con i migliori propositi. A pensarla così è Neil Patel di Forbes che suggerisce tutta una serie di opportunità per le aziende ed i business men interessati a guidare le nuove strategie di Content Marketing per il prossimo anno. Continua a leggere

Google+ Post Ads: perché sono così importanti e come usarli

Google+ post ads

In molti sono abituati a pensare a Google+ come un social network privo di qualsiasi utilità o seguito, tanto che i contenuti ironici sulla piattaforma social del più famoso motore di ricerca si sprecano.

Google+ G+

Oggi però vi proponiamo un motivo per il quale non prendersi totalmente gioco del povero Google+: i Google+ Post Ads.

In una rete in cui il Content Marketing è sempre più importante, e i post sponsorizzati stanno ormai prendendo il sopravvento, queste tre magiche paroline potrebbero essere un’ottima alternativa a Facebook.

Infatti i Google+ Post Ads permettono non solo di sponsorizzare contenuti mirati (immagini, video e Hangout), ma di far raggiungere al post un numero decisamente maggiore di potenziali consumatori.
Mentre i social network classici veicolano il contenuto sponsorizzato sulla loro stessa piattaforma (per poter vedere un contenuto pubblicitario su Facebook bisogna essere iscritto), i post di Google+ vengono creati con AdWords inseriti nella Google Display Network che include una serie di siti che hanno acconsentito a ospitare gli annunci pubblicitari, e sui quali verrà visualizzato il banner del Google+ Post Ads (inoltre sarà possibile monitorare l’andamento della campagna).

Stando a quanto risulta dal mercato, le aziende che hanno usato i Google+ Post Ads hanno incrementato il loro engagement di oltre il 50%.

Ora che è chiaro perché questi post sono così importanti, è arrivato il momento di capire come usarli in una buona strategia di marketing.
Innanzitutto, prima di creare un post sponsorizzato, è necessario possedere i seguenti requisiti:

  • il profilo o la pagina Google+ deve avere almeno 1.000 follower;
  • i contenuti del post devono essere pertinenti per il pubblico di riferimento;
  • devono essere attivati i “consigli condivisi per le pagine Google+”.

Google stesso, poi, consiglia una lista di best practice per poter massimizzare l’efficacia di una campagna di questo tipo:

Testo dell’annuncio

Il mantra dev’essere: call to action. Con le prime parole del post organico si deve invitare a compiere un’azione, ad esempio “Guarda”, “Iscriviti”, “Controlla” e così via.
Google consiglia di visualizzare un’anteprima degli annunci in AdWords prima di promuoverli come creatività, per assicurarsi che il testo abbia l’aspetto previsto.

Immagini

Se si parla di content marketing un motivo c’è: il contenuto prima di tutto. L’immagine dev’essere ad alta risoluzione, pertinente all’azienda, al prodotto o al servizio, e personale: niente foto di stock nei post e niente immagini per cui non si sono ottenute le autorizzazioni adatte.

Vi lasciamo con un caso di successo per quanto riguarda i Google+ Post Ads: Toyota, che aveva deciso di lanciare la nuova Corolla proprio con una campagna di questo tipo. Sviluppando contenuti accattivanti per il pubblico, l’azienda è riuscita a trasmettere il messaggio giusto al momento giusto.

Tre tool digitali a confronto per creare presentazioni originali

Riunioni in ufficio o meeting dal cliente: è il momento della presentazione. Se Power Point vi dà la nausea e gli zoom di Prezi vi fanno girare la testa, ecco tre tool per non fare sbadigliare la vostra platea. Per catturare l’attenzione del pubblico, abbiamo confrontato tre alternative efficaci per ottenere presentazioni originali.

1. Visme

Visme è un tool web-based che consente di realizzare presentazioni animate, senza dovere ricorrere a Flash. Si usa direttamente via browser ed è gratuito. La gamma di presentazioni realizzabili con Visme copre la maggior parte delle necessità di comunicazione per il business: dalle presentazioni alle infografiche, dai banner a schemi base da personalizzare. E in più è multi-platform: i contenuti generati sono perfettamente visualizzati sia su desktop che su dispositivi mobile.
Una volta effettuato l’accesso tramite creazione di un nuovo account (o login via Facebook) si può creare un nuovo progetto, nominarlo e in seguito scegliere tra presentazione, infografica, banner o un template vuoto. L’interazione con il software è semplice e intuitiva. E se siete alla ricerca di effetti emozionali, Visme mette a disposizione migliaia di immagini gratuite e file vettoriali che si adattano a tutti i tipi di temi e argomenti (basta digitale un topi nella barra di ricerca). Uno strumento inestimabile per scatenare la creatività senza svuotare il portafoglio. I progetti si possono scaricare come .jpeg (o PDF per le versioni a pagamento) e condividere tramite l’embed di uno script html (come questo qui sotto).

Pricing: Visme Basic (gratis); Visme Standard (5US$/mese); Visme Complete (14,25US$/mese).

2. Slides

Anche Slides è un programma di presentazioni web-based e consente la creazione di un nuovo account e il login tramite Facebook o GooglePlus. Dopo avere effettuato l’accesso si deve selezionare un “deck”: la dashboard di progettazione è lineare e semplice e offre un breve tutorial per individuare gli strumenti da utilizzare. Slides mette a disposizione dieci template per personalizzare le diapositive, sulle quali si possono caricare immagini di sfondo e aggiungere note vocali. Per i font è possibile scegliere tra 12 opzioni e svariati effetti di colore e transizioni animate. Anche in questo caso, per esportare il file in formato PDF bisogna acquistare la versione PRO del programma. Se ci si accontenta del pacchetto base, è possibile esportare la presentazione come documento html o tramite embedding.

Pricing: Slides Base (gratis); Slides Pro (6US$/mese); Slides Team (12US$/mese).

3. Emaze

Per usare Emaze e iniziare a creare presentazioni è necessario prima registrarsi (non è possibile l’accesso tramite account social). Anche questo tool offre tre pacchetti di servizi. Il punto a favore di Emaze è che sono disponibili molti template di presentazione, da quelli divertenti ai layout professionali, divisi per categorie (la barra di ricerca permette una consultazione più facile e veloce). Il pannello di progettazione è intuitivo e la presentazione viene introdotta da una breve guida agli strumenti principali: al primo accesso, compaiono alcune frecce che mostrano esattamente dove trovare cosa.
Per ricapitolare: semplice da usare e con una gamma molto ampia di template originali e accattivanti. Qualche pecca di Emaze? Dispone di un solo font e i colori da applicare ai testi sono limitati. E inoltre con l’account base i progetti sono accessibili pubblicamente.

Pricing: Emaze Free (gratis), Emaze Pro (4,90 US$) or Emazing (9,90 US$).

Viste, Slides e Emaze sono solo tre esempi di tool gratuiti per presentazioni originali; sul web esistono decine di programmi che – sulla scia di Prezi – offrono la possibilità di presentazioni originali, responsive e condivisibili.

E voi, quale tool utilizzate per i vostri progetti?

Consumer trend: svelati i protagonisti del 2015

Influencer o Millennial? Shopping online o retail experience? Se almeno una volta avete utilizzato questi termini durante un brainstorming, siete pronti per scoprire i consumatori del 2015.

Da una ricerca svolta da Euromonitor International, riguardante i consumer trends a livello globale, è emerso come la nuova sharing economy sia diventata determinante sia per attrarre nuovi target, sia per consolidare una fedeltà già acquisita: ecco dunque i 10 protagonisti dell’anno.

#1 “No perditempo”

Negli Stati Uniti Una delle app del momento è AisleFinder, il Google Maps dei Supermarket, che permette di trovare il reparto giusto, in breve tempo, di ogni prodotto presente sulla lista della spesa. Il motivo del successo? I consumer del 2015 svolgono diverse attività, ma non hanno il tempo per dedicarsi ad ognuna di esse; nell’era del multitasking è dunque importante costruire servizi che permettano loro di risparmiare tempo.

Questo target desidera un servizio veloce ma ricerca anche la convenienza; il consumer di cui trattiamo è dunque un target su cui la GDO potrebbe puntare, costruendo punti vendita smart, ma allo stesso tempo con un’ampia gamma di prodotti con un prezzo accattivante e di qualità.

#2 “Il Consapevole

CSR e le politiche di diminuzioni sprechi e rispetto dell’ambiente, sono stati i temi più discussi durante il 2014.
Il consumatore consapevole desidera contribuire, in modo concreto, alla salvaguardia dell’ambiente e alla coesione sociale; alcuni, infatti, ricercano prodotti con un packaging green o con processi di produzione trasparenti, altri sono più attivi lungo la sfera di sviluppo sociale, come la tutela dei diritti delle donne, declinata attraverso campagne di comunicazione o prodotti ad hoc.

“Il consapevole” è il consumatore cui le imprese di moda e lifestyle potranno dedicarsi, dal momento che i loro prodotti hanno diverse potenzialità in ambito CSR per attrarre questo nuovo target.

#3 “L’influencer”

Il consolidamento delle strategie social, l’utilizzo sempre più diffuso di smartphone e la iperconnessione, hanno contribuito a creare questa nuova categoria.

Importante ricordarsi però che non è solo un blog o un profilo instagram a fare di un persona un blogger, ma che tutti i nostri consumatori sono dei potenziali influencer.
Ogni nuovo nativo digitale può infatti postare su un profilo social un’opinione riguardante un prodotto, raggiungere una discreta visibilità e diventare motivo d’interesse.

Oltre a mezzi consolidati come Facebook, Instagram o Youtube, un social media da osservare con molta attenzione è Pinterest; esso permette infatti, ad ogni impresa, di classificare gusti e preferenze d’acquisto, creando una vera vetrina per il brand e identificando con molta facilità il target ideale.

Chi dovrebbe osservare gli influencer? Se appartenente al settore make up, lusso e lifestyle iniziate a scovarli!

#4 “Let’s share!”

Condividere: alzi la mano chi non l’ha mai fatto. Questa categoria di consumer è quella cui prestare più attenzione; i contenuti vengono pubblicati non solo per apparire, ma anche per trarre beneficio personale o aiutare le altre persone.

L’esempio migliore è Waze; il potenziale di questa app è dato dal coinvolgere i consumatori nel condividere informazioni utili, come la situazione del traffico, facendoli sentire importanti, come se avessero aiutato se stessi e gli altri.

Considerare queste attività aiuta, da un lato, a far conoscere il brand in modo innovativo e, dall’altro, a sviluppare canali di vendita nuovi, basati sulla condivisione: come ci insegna Depop.

LEGGI ANCHE: Coca-Cola e (RED): con Share The Sound per il World AIDS Day

#5 “I love malls”

In Olanda è stato da poco creato un nuovo shopping center, The Horseshoe, che aiuta ad introdurre questa nuova tendenza: i clienti più affezionati dei grandi magazzini stanno ampliando gli orizzonti desiderando una vera e propria esperienza, attraverso la vendita di prodotti provenienti da più di 228 paesi del mondo.

Se siete attivi nella grande distribuzione, per il 2015 ispiratevi all’esempio olandese per creare mall che offrano anche servizi come il fitness o l’intrattenimento. Entrare in un centro commerciale vuol dire incontrare altre culture, vivere un’esperienza e conoscere prodotti internazionali.

#6 “I Millennial”

Una delle categorie più interessanti del 2014, che ritroveremo anche quest’anno. Chi sono i Millennials? i nuovi nativi digitali, in un’età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Le caratteristiche fondamentali, su cui ogni brand dovrebbe focalizzarsi, sono due: la prima è l’attenzione, la seconda la connessione. Attenzione dal momento che questi consumer sono poco fedeli al marchio e più interessati ad informarsi sulle performance, prima di acquistare un prodotto.

Connessione: i Millennial utilizzano internet 24 ore su 24, per lavoro o per passione. Controllare questi canali, investire su campagne digital, vuol dire assicurarsi il loro interesse e, in futuro, il loro acquisto.

Se siete nel business della tecnologia, questo è il target da monitorare e che potrebbe fare al caso vostro.

#7 “Privacy prima di tutto”

Internet ha due lati della medaglia: facilità il reperimento di informazioni ma allo stesso offre alle imprese dati sensibili riguardanti le persone, che non sembre desiderano condividere.

Un consumer, dall’elevato potenziale, è quello attento alla tutela della sfera personale: molto spesso, però, non è necessario diventare paladini della privacy, ma basterà costruire una brand image forte, la cui parola d’ordine è affidabilità.

Lo sa bene Amazon, ad esempio, che ha sviluppato il servizio di track dei propri ordini: i consumatori, conoscendo il marchio, non hanno dubbi sulla serietà e non importa se, per usufruire del servizio, vengano richiesti dati sensibili. E’ testimoniato che la fiducia costruita è tale, al punto che la policy il più delle volte non viene considerata.

#8 “Shopping the World”

Quanti hanno sognato un viaggio a New York di solo shopping? I consumer di quest’anno hanno già pianificato l’itinerario. In Italia, come nel resto del mondo, si costruiscono vere e proprie esperienze per questi turisti.

Tuttavia, Un viaggio attraverso il mondo si può compiere anche online: fate in modo che il vostro canale e-commerce sia visibile a tutti. I prodotti stranieri fanno gola alle persone di tutto il mondo, dal momento che sono indice di esclusività.

#9 “Online e/o Offline?”

Le persone, ad oggi, desiderano essere sempre connesse, senza rinunciare alla loro vita reale. Bilanciano i due aspetti, ma spesso vivono influenzati dalla realtà virtuale o viceversa; basti pensare a quante persone, arrivate in un luogo di villeggiatura, chiedono la connessione Wi-Fi.

Il lato positivo di internet è l’immediatezza, quello della vita reale è l’esperienza. Un esempio di eccellenza è Tigros: la catena di grande distribuzione ha appena lanciato un sistema attraverso il quale si può fare la spesa online e ritirare presso il punto vendita. Vita reale e vita virtuale iniziano dunque ad avere nuovi punti d’incontro.

#10 “Fitnessaholic”

La salute psicofisica è uno dei primi passi per stare bene con se stessi; sembra che le persone, nell’ultimo anno, si siano interessate a questo aspetto, e che cerchino di migliorare le proprie prestazioni, grazie all’aiuto degli smartphone.

Anche il fitness è diventato viral e social: chi non ha, infatti mai visto, i progressi giornalieri del proprio amico su Runtastic. Nike sta costruendo eventi, competizioni e applicazioni proprio su questo argomento, intravedendo un notevole potenziale nella competizione virtuale e a distanza.

Le nuove tecnologie, permettono di monitorare la propria salute fisica, in modo più preciso e stimolante di una bilancia.

Se appartenete dunque al settore sport o lifestyle è dunque il vostro momento.

Qual è secondo voi il consumer su cui puntare nel 2015?

Alcune rivoluzioni portate dalla stampa 3D nella medicina, nell'automotive e nel settore aerospaziale [PARTE 2]

Nella prima parte di questo capitolo, abbiamo iniziato ad esplorare un’innovazione – quella della stampa 3D – che trova possibili applicazioni in numerosi campi e settori. Dopo avere analizzato il settore medico e dell’automotive, proviamo adesso ad esplorare il settore aerospaziale… e quello musicale!

LEGGI ANCHE: Alcune rivoluzioni portate dalla stampa 3D nella medicina, nell’automotive e nel settore aerospaziale [PARTE 1]

Tecnologia 3D per il settore Aerospaziale

Esattamente come per l’industria automobilistica, anche i costruttori aerospaziali devono affrontare continue sfide in termini di crescente complessità dei prodotti e (sempre più) esigenti richieste del mercato. Da qui la necessità, per i produttori, di ricorrere alla tecnologia 3D per rispondere a tali esigenze.

Numerose le applicazioni possibili, che vanno dalla progettazione di nuovi prodotti alla realizzazione degli stessi. E’ ormai realtà il primo prodotto “stampato” nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) grazie alla prima stampante 3D costruita per lo spazio. Si tratta di un progetto seguito e realizzato grazie al supporto direttamente della NASA, a dimostrazione del potenziale di questa tecnologia (si pensi alla produzione direttamente nello spazio di parti di ricambio di componenti a rischio rottura).

Evoluzione degli oggetti complessi: dalle armi agli strumenti musicali

Il suo nome è Liberator, si tratta di una pistola in plastica creata con una stampante in 3D. Il suo creatore Cody Wilson, fondatore della Defense Distributed è riuscito in un’impresa epica che ha disorientato il Pentagono, preoccupato dalla semplicità di fabbricazione e utilizzo dell’arma da fuoco stampata home made, tanto che ha imposto l’eliminazione delle istruzioni di utilizzo dal sito internet dell’azienda produttrice.
Altrettanto performante è Stradivarius, il primo violino stampato in 3D… che suona davvero!

Insomma, la stampa 3D apre nuove frontiere in termini di innovazione e sviluppo di nuovi prodotti. In un momento come quello attuale, economicamente insicuro ed instabile, è forse necessario provare a “distogliere lo sguardo dal nostro cupo presente e godere dell’ingresso nella cosidetta Terza rivoluzione industriale”. Questo è quanto afferma Jeremy Rifkin, consigliere dell’Unione Europea e Presidente della Foundation on Economics Trends di Washington.

Ci piace affermare, quindi, che le stampanti tridimensionali potranno portare ad una sorta di democratizzazione della produzione; tutti (potenzialmente) possiamo diventare produttori di qualcosa, fabbricanti degli oggetti di cui abbiamo bisogno. Dagli abiti agli alimenti, dai mobili alle armi, fino a parti del nostro stesso corpo. In conclusione, nel mondo iper-connesso attuale, la stampante 3D diventa uno dei pilastri portanti.

Insomma avete proprio capito bene: quella chitarra tanto desiderata potrete finalmente stamparla direttamente a casa!

Molte startup cadono in errori banali quando decidano di entrare nel vasto mondo dei social media, ma seguendo queste consigli saranno pronte a dimostrare il loro potenziale

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Social Media per startup: dieci domande sul loro utilizzo

Le startup per loro natura hanno necessità di essere, il più velocemente possibile, note al grande pubblico. Molte di esse, loro malgrado, vorrebbero sfruttare i social media solo per avere immediatamente un ritorno in termini di business, ma il potenziale è molto più ampio. Il panorama dei social media è chiaramente uno dei più vasti e di difficile lettura per le startup che si apprestano a farne parte, noi abbiamo risposto a dieci questioni cruciali sul loro uso per rendere l’entrata meno traumatica possibile.

1. Ci sono più di 700 social media, qual è quello giusto per noi?

È del tutto naturale sentirsi sopraffatti dalla scelta di strumenti e tecnologie. Molti founder pensano che il fulcro della questione sia essere presenti sul maggior numero di piattaforme possibili, in realtà essere “presenti” sui social media, non significa creare un account. Avere un profilo inattivo crea una reazione esattamente contraria, infatti la scelta delle piattaforme da utilizzare dovrebbe dipendere da queste domande: 1. Qual è il nostro target audience?, 2. Qual è il nostro obiettivo? Facciamo un piccolo esempio, se la startup in questione fosse un ristorante Facebook sarebbe la piattaforma migliore per far sentire la propria presenza.

2. Il content marketing è utile alla nostra startup?

Assolutamente sì, ma più che seguire il lavoro degli altri, ci si deve concentrare a fare il nostro al meglio possibile trasmettendo contenuti di alta qualità e soprattutto di valore per il nostro target. Il punto di partenza per una social media strategy è quello di creare contenuti da promuovere facilmente, uno strumento ottimo per iniziare è la creazione di un blog aziendale.

3. I social media sono utili al B2B?

Lo sono certamente. La chiave sta nel definire una solida social media strategy che includa la definizione degli obiettivi che si desidera raggiungere, selezionando le piattaforma giuste, misurando costantemente i risultati e quindi affinare man mano le strategie da tali misurazioni e dalle valutazioni personali.

4. Si possono ottenere nuovi clienti tramite i social media?

Facciamo un esempio: Supponiamo di essere una società di servizi software. In uno dei gruppi su Linkedin abbiamo notato una conversazione che ci interessa e decidiamo di parteciparvi dando il nostro punto di vista sulla questione. Attraverso questa interazione un membro del gruppo si collega col nostro account. Cosa è successo? Abbiamo ottenuto un nuovo potenziale cliente, senza utilizzare strategie push.

5. Dovremmo spendere denaro in advertising?

La prima domanda da porsi è: che cosa si vuole raggiungere attraverso gli annunci? Sappiamo tutti che gli annunci sono disponibili in diverse piattaforme, quindi sulla base degli obiettivi dovremmo scegliere quella migliore per noi e in base al bilancio capire la cifra da investire. Molto interessante è il fatto che gli annunci funzionano meglio per cose specifiche come eventi, post, e specifiche offerte.

LEGGI ANCHE: Strategie social: alcuni consigli per le startup

6. Quanto è importante il personal brand dei founder?

Il personal brand è molto importante, soprattutto se si parla di startup. Infatti mentre il valore del servizio è misurabile solo dopo la sua utilizzazione, il valore dell’azienda va misurato sulla base della fiducia che i clienti ripongono nei loro founder, per i clienti è molto importante sapere chi sta dietro al prodotto.

7. I social media possono aiutarci a venire a contatto con i migliori talenti?

In primo luogo bisogna porsi questa domanda: Perché i migliori talenti dovrebbero voler lavorare con noi? Supponiamo di essere una startup all’avanguardia con un’infrastruttura impressionante e un ambiente di lavoro che crea grandi opportunità di crescita. Mostriamo adesso tutte queste caratteristiche sui social media. Il risultato? Certamente positivo. Ci troviamo infatti in un’era in cui i candidati non si limitano ad aderire ad una società solo leggendo la descrizione del lavoro che svolgeranno, assicurarsi di creare la giusta impressione è quindi la chiave per ottenere la collaborazione dei migliori talenti in circolazione.

8. Come definisco la frequenza dei messaggi di stato sui social media?

Domanda molto semplice ma anche molto importante. Dobbiamo postare tre o dieci tweets?, quante aggiornamenti di stato devo programmare su Facebook?, dovrebbero essere fatti tutti i giorni?, quante volte dovremmo postare un aggiornamento della pagina aziendale su LinkedIn? Dovremmo scrivere due post a settimana o uno al giorno sul nostro blog? Tutto dipende da quello che ci siamo prefissati, se quindi avessimo deciso di postare tre tweets al giorno occorre che siano postati ogni giorno, la cosa fondamentale è la coerenza.

9. Va bene programmare gli aggiornamenti?

Come startup è del tutto naturale non poter essere onnipresente sui social media. Siamo tutti a conoscenza dell’utilità di strumenti di programmazione come Hootsuite o Bufferapp, basta stare attenti che i post non siano irrilevanti in certi periodi orari. Se ad esempio si programma un tweet relativo ad una conferenza, ma la conferenza viene annullata, è più che opportuno eliminare tale programmazione per evitare terribili fails.

10. Meglio gestire i social media in-house o con l’aiuto di un’agenzia?

Nessuno conosce il nostro business meglio di noi. Sappiamo bene di aver bisogno di essere strettamente coinvolti nelle attività sui social media. Non è qualcosa che si può solo consegnare a qualcuno per poi non pensarci più. Per rendere tutto ciò più efficace è necessario essere il più coinvolti possibile. Se avessimo tempo e competenze sarebbe opportuno gestire personalmente le attività social, anche se utilizzare esperti del settore ha molti vantaggi. Probabilmente la nostra startup ha anche bisogno di uno specialista per curare l’aspetto cruciale dei social media, almeno inizialmente, e una volta ottenuto il massimo, iniziare a gestire personalmente i propri account.

Ninja social oroscopo dal 22 al 28 gennaio

Aria…di novità??

Questa settimana zodiacale presenta l’elemento dell’Aria come protagonista assoluto, data la grande preponderanza di pianeti nel segno dell’Acquario: Sole, Venere e Mercurio renderanno la sua settimana spumeggiante come una danza di cui ricordare assolutamente i passi…anche digitali!

Grande armonia e conferme nel lavoro per la Bilancia e forte intesa in amore per i Gemelli, mentre il Toro è ancora alle prese con molti cambiamenti e il Leone pare che abbia nella mente una stampante 3D per la capacità di realizzare i propri desideri.

Pole position assoluta per l’Ariete che se questa settimana dovesse postare un’immagine su social sarebbe una coppa gigante, e ottimo momento anche per il Capricorno, più convinto che mai delle proprie scelte.

Il Cancro vive tra malumori ed entusiasmi a seconda del “pezzo” di vita, da assemblare come lo smartphone delle nuova era, il Sagittario cerca di smettere con la dipendenza da affetto e forse riesce a staccarsi persino da Tinder, i Pesci sfrutteranno tutta la magica aurea di cui sono dotati per stregare il pubblico che si troveranno davanti grazie a Marte nel segno e la Vergine…si reinventa e si evolve, come la nuova era del mondo pubblicitario.

Buona settimana a tutti segni!

WhatsApp arriva sul desktop del tuo PC [BREAKING NEWS]

WhatsApp desktop PC

WhatsApp, l’app di messaggistica che vanta 600 milioni di utenti, ha fatto la sua fortuna con i messaggi gratuiti tra smartphone. Il suo punto di forza è stato l’averci reso possibile chattare con i nostri contatti telefonici in maniera gratuita (a parte l’abbonamento da 0,89 centesimi per anno) e con l’utilizzo di una quantità di traffico dati irrisoria.

Svariate app hanno imitato (e migliorato) le caratteristiche di WhatsApp ma, come spesso accade nel marketing, il primo amore non si scorda mai.

Molte sono state le novità che nel tempo hanno fatto discutere coloro che utilizzano questa applicazione: l’introduzione dell’abbonamento, l’acquisto record da parte di Zuckerberg, la bufala della terza spunta, l’ormai famosa spunta blu…

Ma la novità annunciata da TechCrunch è rivoluzionaria: una app per utilizzare WhatsApp da PC, mediante l’utilizzo di Google Chrome, che sembra essere l’unico browser abilitato per ora (vuoi provare? clicca qui!).

Per accedere bisogna scannerizzare un codice QR col proprio telefono e una volta autenticati si può chattare coi propri contatti senza più utilizzare lo smartphone.

L’utilizzo di Chrome non è l’unica restrizione per l’utilizzo. WhatsApp da PC è utilizzabile solo da chi ha la versione più recente dell’app sul proprio device Android, Windows Phone e Blackberry. Purtroppo chi possiede un prodotto Apple dovrà ancora attendere per provare il servizio…

This Girl Can: l'empowerment femminile passa anche dallo sport [VIDEO]

this girl can

Il giudizio è una barriera che può essere abbattuta. Questo il messaggio di “This Girl Can“, campagna lanciata da Sport England per avvicinare più donne alla pratica sportiva. Perché queste esigenza? Da una ricerca commissionata dall’ente nazionale emerge che sarebbero moltissime le inglesi a rinunciare all’attività fisica per paura del giudizio altrui.

Il filmato ha per protagoniste donne di tutte le età, con corpi e forme diversi, che si divertono nel praticare ogni tipo di sport, dalla corsa al nuoto, senza trattenersi né sentirsi in imbarazzo.

this girl can sport england

LEGGI ANCHE: Henna Heals: un tatuaggio all’henné per far sentire più belle le donne con il cancro [INTERVISTA]

this girl can sport

this girl can video

Il mondo sarà certamente pieno di persone così, ma da qui al vederle occupare uno spazio il più delle volte loro negato (quello televisivo e pubblicitario) il passo è tutt’altro che breve.

La responsabile del casting per “This Girl Can” ha scelto le partecipanti cercandole fuori dalle palestre, dai campi da calcio, sulle piste da jogging.

I più grandi brand di sport costruiscono la propria immagine di marca attorno ai valori di autodefinizione, di coraggio, di sfida dei propri limiti: concetti condivisibili e ispiratori che finiscono quasi sempre per essere incarnati ed espressi attraverso la rappresentazione di corpi atletici e allenati. Un approccio totalmente diverso, che si rivelò apprezzato benché discusso, fu quello adottato da Nike con la sua campagna “Find Your Greatness“, che associò una verità umana (i nostri corpi non sono tutti uguali, ma ciò non deve essere considerato un limite) con una verità di prodotto (Nike ha tutto quello che ti serve se vuoi fare attività fisica).

Il video, online da meno di due settimane, ha giù superato i 3 milioni di visualizzazioni e i riscontri sono in maggior parte positivi. Voi cosa ne pensate?

Credits:

Agency: FCB Inferno
Managing director: Sharon Jiggins
Chief creative officer: Al Young
Creative director: Bryn Attewell
Art director: Raymond Chan
Copywriter: Simon Cenamor
Planning director: Vicki Holgate
Senior account director: Hollie Loxley
Producer: Ally Mee
Media company: Carat
Production company: Somesuch & Co
Director: Kim Gehrig
Producer: Lee Groombridge
Editor: Tom Lindsay Trim

Meet Magento Italy, la seconda imperdibile edizione [INTERVISTA]

La settimana scorsa ho acquistato un libro online e sono andato a ritirarlo in libreria. Questo è ecommerce o commercio offline? Entrambi, un po’ l’uno e un po’ l’altro: la forte integrazione tra sistemi online e offline sarà uno degli argomenti di Meet Magento Italy, l’evento dedicato alla community di Magento, la popolare piattaforma dedicata al commercio elettronico.

Ho fatto qualche domanda a Diego Semenzato, responsabile di Meet Magento Italy, che ha svelato anche qualche anteprima sugli ospiti presenti.

Meet Magento Italy seconda edizione, ci racconti il format?

Meet Magento nasce nel 2009 in Germania ed è l’evento che raccoglie la community di Magento. La seconda edizione italiana si svolgerà a Milano il 5 e 6 marzo ma nel 2015 sono previsti circa 30 eventi in tutto il mondo.

L’evento è aperto a tutta la community di Magento e in generale al mondo ecommerce, indipendentemente dal fatto che un merchant utilizzi una versione enterprise o una versione free, l’evento vuole rappresentare tutta la community, a differenza di altri eventi legati invece specificamente alle versioni  pagamento.

L’idea originale di Meet Magento è infatti quella di connettere le persone tra loro.

Attraverso il call 4 paper ci sarà la possibilità di far partecipare praticamente tutti

Come lo scorso anno, chiunque ha avuto la possibilità di esporre un progetto o proporre uno speech su un argomento specifico: fino a martedì 16 dicembre è stato possibile inviare proposte attraverso il portale di Meet Magento e ritrovarle poi nel programma dell’evento.

Verrà dato spazio anche a temi riguardanti l’ecommerce in un prospetto più generale, rivolti quindi anche a chi utilizza piattaforme o sistemi diversi da Magento, rendendo il programma appetibile per tutti gli operatori del commercio elettronico.

Se Meet Magento nasce per connettere le persone tra loro, anche l’ecommerce sta diventando social?

Assolutamente sì, sono previsti anche meeting e coffee break per stimolare il networking. Ovviamente questo non è fine a se stesso: si tratta di un pubblico legato a Magento e al mondo del commercio elettronico, merchant ma anche freelance e agenzie, che hanno interesse ad allargare la propria rete di partner e di contatti, attraverso quei servizi e quelle professionalità reperibili in rete che diversamente sarebbe difficile incontrare.

Ci sarà anche un evento serale, una buona occasione per socializzare davanti ad un aperitivo e sviluppare gli argomenti emersi su Magento e sull’ecommerce, con possibilità di approfondimento in tutti i momenti.

Nel 2014 c’è stato, complice il mobile, un boom dell’ecommerce anche in Italia. Nel prossimo futuro compreremo e venderemo servizi esclusivamente online?

Possiamo parlare di presente per moltissime attività economiche italiane ed estere. In paesi come la Gran Bretagna, che può essere considerata punto di riferimento per il mercato europeo, accade che anche grandi catene inizino a ridurre i punti vendita fisici per investire maggiormente sull’online e si tratta ovviamente di investimenti considerevoli.

L’ecommerce, anche se in pochi casi è ancora visto come competitor del commercio tradizionale, in realtà contribuisce molto all’acquisto dei prodotti in-store. Una integrazione molto forte tra off e online risulta un enorme vantaggio per quelle attività che già dispongono di una rete fisica.

Guardando nell’ottica del cliente si tratta di una differenza superata: ciò che gli interessa davvero è l’esperienza di acquisto unica. Né gli importa di effettuare acquisto da mobile o da desktop: cresce il numero dei clienti che, dopo aver acquistato online, preferiscono ancora il ritiro nel negozio fisico. O, al contrario, non trovando la taglia adatta o il colore preferito in negozio, capita che il cliente paghi il prezzo in loco al negoziante, che ordina il capo online per lui.

La forte integrazione tra online e offline permette al merchant di fare cross selling, che oltre ad agevolare la nuova forma di vendita, permette di acquisire informazioni sui gusti e le abitudini di acquisto di ogni cliente, sviluppare per lui delle offerte su misura e incentivarne la fidelizzazione.

Chi si incontrerà a Meet Magento? Qualche anteprima per i lettori di Ninja Marketing?

Una delle più importanti novità sarà la presentazione di Magento 2, che verrà rilasciato probabilmente entro marzo del 2015. Ci saranno due o tre talk che tratteranno in maniera più approfondita proprio questo argomento, un rinnovamento della piattaforma atteso con grande interesse da anni.

Tra gli ospiti illustri ci sarà David Orban, docente della Singularity University che ha sede presso la NASA in California. Imprenditore, visionario, conosciuto al grande pubblico come il primo uomo ad essersi fatto impiantare un chip sottopelle per effettuare pagamenti Bitcoin. Ascolteremo le parole di questo affascinante docente nel keynote “Networked Exponentials — Achieving More In A Hyperconnected World“.

Ma gli argomenti trattati saranno tanti, dalla compilazione del business plan per realizzare un ecommerce, alle strategie per incrementare le vendite attraverso un utilizzo più evoluto delle email transazionali, che sono importanti punti di contatto con l’acquirente e che invece vengono spesso sminuite. O, ancora, come dimensionare una struttura cloud, gestire sistemi di caching per migliorare le prestazioni, ottimizzare il processo di check out per aumentare le vendite. Ci saranno più di 30 talk sviluppati su due giorni di evento, il 5 e il 6 marzo 2015.

Perché è importante partecipare a Meet Magento 2015?

Alla presentazione del tanto atteso Magento 2 sarà presente Magento stesso per illustrarne aspetti innovativi e potenzialità. Sono attesi circa 400 partecipanti, tutti addetti del settore, con un numero in crescita rispetto all’edizione dello scorso anno, che trasformano l’evento in una vera e propria occasione di networking. Gli oltre 30 talk e gli ospiti completano il quadro di un evento adatto agli operatori di Magento ma che si rivolge a tutto il mondo degli operatori ecommerce.