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Social Media Strategy: il vero segreto è saper ascoltare. I consigli di Simone Tornabene

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Per un Social Media Marketing efficace è necessario partire da una Social Media Strategy completa: analisi del mercato e dell’azienda, un piano editoriale concreto, una valutazione dei risultati, il tutto accompagnato da una buona dose di ascolto del target a cui ci si rivolge.

Questo è quello che ci spiega Simone Tornabene, docente del Master Online in Social Media Marketing.

Punto numero uno, da dove partire per progettare una valida Social Media Strategy?

Ascoltare.

Ascoltare il target a cui si vuol parlare, i suoi gusti, le sue abitudini.
Ascoltare i dipendenti, cosa pensano dell’azienda, come la vedono, in cosa sono contenti e scontenti.

I Social Media sono relazione, e se l’azienda accetta che i mercati siano conversazioni, allora deve imparare ad ascoltare prima di comunicare/agire. Occorre “sporcarsi le mani”.

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Competitor Analysis e Swot Analysis sono da sempre considerati pilastri di una strategia marketing efficace, come si applicano ad una Social Media Strategy?

Gli strumenti migliori del marketing tradizionale hanno ancora molto da dire. Questo perché i Social Media hanno introdotto importanti opportunità e sfide (soprattutto legate alla bidirezionalità, personalizzazione e ai tempi della comunicazione) ma si tratta comunque di Media. E quindi soggetti a quello che abbiamo (già) imparato.

La competitor analysis è fondamentale per non ignorare la competizione online che diventa un elemento ancora più rilevante all’interno della mia strategia: quando un’azienda si sposta verso una comunicazione di contenuto più editoriale e meno di prodotto (autoreferenziale) la competizione aumenta! Non ci sono più solo i miei competitor di mercato a farmi concorrenza. Ma sia io che milioni di altri soggetti (familiari, amici, organizzazioni di tutti i tipi) siamo in competizione per ottenere l’attenzione dell’utente. Le aziende oggi affrontano un vero e proprio Marketplace of Attention, come lo chiama James G. Webster nel suo omonimo libro. Cosa fa la concorrenza estesa (tutti coloro che hanno interesse ad ottenere l’attenzione del mio target group) diventa quindi fondamentale.

La SWOT Analysis è diventata dirompente in una funzione aziendale, quella della comunicazione, che sostanzialmente poteva permettersi di ignorarla.
I Social pongono la comunicazione e il marketing davanti a scenari più fluidi e complessi rispetto al passato, scenari in cui si evita di essere inghiottiti dal cambiamento solo se si possiede un’alta focalizzazione interna (quindi una chiara visione di Strenghts e Weaknesses). Scenari così fluidi da richiedere un rapporto costante con l’analisi del contesto (Opportunities e Threats) che da operazione semestrale/annuale diventa quotidiana.

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È nato prima il Piano Editoriale o la Content Strategy? Quali sono i must know per comprederle al meglio e crearne di efficaci?

Il Piano Editoriale decisamente. Contrariamente a quanto credono in molti (accademici soprattutto), l’organizzazione e i modelli nascono sempre dalla realtà e non viceversa. Per cui spesso i modelli che funzionano sono induttivi, non deduttivi. Ovviamente questo meccanismo ha dei limiti, ma anche dei pregi che un processo deduttivo non ha.

Quindi inizialmente si gioca con i contenuti e si struttura il problema: come faccio a gestire tutto in maniera coerente? Allora nasce il piano editoriale, che nella sua forma base non è altro che la calendarizzazione delle attività su più canali.
Dopo arriva un’altra necessità: come esco dall’ottica del breve termine per decidere su quali contenuti mi conviene investire? Ed ecco la necessità della Content Strategy.

I must-have di questo processo per me sono: chiara focalizzazione di target e personas; progettazione a partire dal customer journey; capacità di produzione di contenuti ottimi; infrastruttura di analisi e monitoraggio performance.

Come e perché bisogna misurare la performance di una Social Media Strategy?

Come è abbastanza facile: fra analytics delle singole piattaforme (es. Twitter Analytics, Facebook Page, Audience e Domain Insights) e Google Analytics siamo davvero pieni di dati.

Quello che fa la differenza è: scelta delle metriche appropriate (capacità di eliminare più che di aggiungere); configurazione di dashboard sintetiche per monitorare l’andamento (e in questo Google Analytics è insuperabile); integrazione fra basi dati differenti (dati provenienti dai social, dal sito, dall’IoT su luoghi fisici).

Perché misurare? Perché senza si è ciechi. Attenzione però che la cecità è causata da assenza totale di luce, ma anche da eccesso di luce.

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Quali sono le regole d’oro per creare una campagna di successo? Ci fai qualche esempio di caso di successo o insuccesso?

È un tema difficile da esplorare in poche battute.

Sicuramente occorre essere allineati: con il target, con lo zeitgeist, con il proprio ecosistema interno. E poi trovare una voce autentica. Le aziende che ci riescono escono fuori dalla logica della campagna e creano contenuti editoriali. Tra le mie preferite: Red Bull, Nike, GoPro su Instagram.

Piccole linee guida per iniziare a pensare alla Social Media Strategy della tua azienda. Per trasformarti in un vero guru ci pensa il Master in Social Media Marketing!

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Instagram per il marketing: come coinvolgere la community e attivare conversioni

Con più di 400 milioni di utenti attivi, Instagram è oggi uno strumento di marketing indispensabile per una strategia digital di successo. Una ricerca diffusa da Forrester evidenzia come sia proprio Instagram ad avere in assoluto il tasso di engagement più alto tra tutti i social network: nel 2015 si attesta a circa il 2,2% contro lo 0.2% di Facebook e lo 0,02% di Twitter. D’altronde è ormai chiaro che un’immagine ben pensata e realizzata garantisce generalmente risultati migliori dei testi scritti.

Ma davvero si può “guadagnare” con Instagram? Beh, la risposta è sì se si utilizzano i canali giusti. Nel libro “Guadagnare con Instagram” di Marko Morciano, si legge che la ricetta non è semplice e richiede l’equilibrio di diversi fattori: una community numerosa e attiva, un progetto coerente ed originale, un attento monitoraggio. Dunque, come implementare in maniera strutturata la tua presenza su Instagram?

Personal branding

Secondo l’autore, per essere efficaci su questo social network bisogna iniziare “coltivando il proprio orto”. Per attrarre l’attenzione di un’azienda (che sia per farsi assumere o per diventarne ambassador) è necessario in primis curare il proprio profilo in termini di engagement, audience e progetto editoriale. Quest’ultimo deve essere ben organizzato per permettere ai primi due fattori di crescere. Ogni utente può usare Instagram non solo per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le regole da seguire sono poche ma ferree.Instagram_per_il_marketing

  • Per rendere unico il proprio feed, quindi, è necessario creare un progetto fotografico inedito ed interessante, trovando un fil rouge coerente per tutte le immagini. Un’identità precisa fa diventare un profilo interessante. Se un’azienda dovesse valutare un account Instagram in linea con i propri valori potrebbe avanzare una proposta commerciale o di partnership.
  • Il passo successivo consiste nel creare o inserirsi in una community forte. E qui è fondamentale non illudersi che basti un alto numero di follower (che con il dilagare dei profili fake è diventato una variabile sempre meno cruciale) per potersi definire un influencer. Ciò che conta davvero è il tasso di engagement. Ebbene sì, un account da meno di 10 mila follower ma che riceve centinaia di like e commenti può risultare per un’azienda molto più interessante di un profilo da +10k follower ma con una bassa reattività della propria community.
  • Oltre alle foto è importante avere sempre in mente quali hashtag didascalie utilizzare. Gli hashtag servono ad inserirsi in un dialogo con gli altri utenti che condividono gli stessi interessi. Il resto delle informazioni che si decide di fornire (didascalia, localizzazione, menzioni) rendono ogni immagine un mezzo comunicativo ricco e completo.
  • In generale è consigliabile essere sempre attivi, ma senza eccedere. Sarebbe consono limitarsi ad un massimo di 3 post al giorno. Gli orari migliori sono la mattina verso le 8:30, l’ora di pranzo (13:45) e la sera prima di cena (20:15). Meglio dedicare il resto delle energie ad esplorare altri profili per aumentare le interazioni lasciando commenti e like, cercando sempre nuove ispirazioni, ultime tendenze e utenti interessanti.
  • Un consiglio utile è quello di seguire la attività delle diverse community di Instagram, in particolare quella degli Instagramers, o Igers, che orbitano attorno alla propria zona. Per i più intraprendenti è possibile inoltre organizzare o partecipare a instameet o instawalk.
  • Per postprodurre le foto si può decidere di lavorare sia da desktop che da mobile. Questo perché i filtri forniti in app da Instagram potrebbero non bastare per rendere una foto perfetta.
    Per modificare in maniera davvero originale ogni immagine al momento le migliori app sono due: gratuite e disponibili sia per iOS che per Android. Si tratta di Vsco CamSnapseed.
    Vsco Cam è un app che consente di effettuare modifiche eleganti e vagamente rétro. L’interfaccia è minimale e di facile usabilità, per un editing veloce ma professionale.
    Snapseed è un programma sviluppato da Google e fornisce una delle strumentazioni più complete per lavorare su ogni foto, dall’esposizione ai filtri, dal contrasto ai toni di colore.
  • Eseguendo tutto alla perfezione un profilo potrebbe essere selezionato come utente suggested. Ciò comporta l’essere seguito per alcune settimane dall’account ufficiale di Instagram. Nemmeno a dirlo, è il sogno di ogni Instagramer proprio perché porta una visibilità altrimenti impossibile (in termini di migliaia di follower ogni giorno).

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Instagram per le aziende

Come spiega Marko Morciano nel suo libro “Guadagnare con Instagram“, le aziende trovano in Instagram uno strumento indispensabile proprio per l’immediatezza che le immagini possono avere nel creare engagement. Anche qui, poche regole ma ineludibili se si vuole ottenere un risultato concreto.

  • In primo luogo, come per ogni strumento di marketing, è necessario conoscere il proprio target. Solo così è possibile creare una serie di contenuti mirati. Il primo passo è, quindi, individuare e allinearsi con gusti e stile di vita del proprio pubblico.
  • Per accrescere la fidelizzazione sarebbe opportuno condividere esperienze e contenuti esclusivi: rivelare notizie in anteprima o riservare attività originali ai propri utenti Instagram servirà a coinvolgerli in maniera profonda.
  • Inoltre è necessaria molta costanza sia nella pubblicazione, che deve avvenire con regolarità e secondo un piano editoriale preciso, che nel rispondere a commenti e domande da parte degli utenti.
  • Anche in questo caso hashtag e didascalie sono da trattare con cura. Il tono di voce deve essere amichevole ma non frivolo, autorevole ma non ingessato.
  • Infine, il consiglio unico e fondamentale è: usare con creatività tutti gli strumenti che Instagram concede. Oltre alle foto è consigliabile utilizzare i video. Oppure attivare dinamiche di gamification.
    Per trarre un po’ d’ispirazione ecco tre iniziative davvero originali, divertenti e, soprattutto, efficaci:
    GetLolli di Chupa Chups: un gioco a tema Halloween incentrato sullo storytelling e dell’uso sorprendete delle interazioni tra pagine, immagini e tag.
    Fordmustang_itinerary1Fordmustang_itinerary2: iniziativa basata sulla gamification con foto e video interattivi e un progetto fotografico ben delineato.
    Ikea_ps_2014: un vero e proprio catalogo da navigare attraverso le diverse foto.

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Il futuro del travel? Mobile, app e big data

Lo diciamo e sentiamo dire spesso, spessissimo, di quanto i social ed il digitale in generale abbiano cambiato radicalmente molti settori, modificando comunicazione, promozione, processo d’acquisto, addirittura l’esperienza dell’utente. Una vera rivoluzione che ha costretto utenti ed addetti ai lavori ad un vero e proprio cambio di percezione. È innegabile come una semplice azione come un acquisto sia oggi profondamente diversa da anche solo 6/7 anni fa: maggiori informazioni, review su siti di settori, blog, ci permettono di affrontarla come prima non avremmo mai fatto.

Il travel è senza dubbio uno degli ambiti che hanno più risentito di questa evoluzione e che tutt’ora vede una continua crescita in questa direzione. Se inizialmente sono stati i portali ed i siti di review come Tripadvisor i principali fattori di impatto a livello digitale nel mondo del turismo, questi anni stanno portando ad una sempre maggiore rilevanza del mobile e delle app. Già fondamentali a livello comunicativo e ampiamente usate sia chiaro, ma nel prossimo futuro probabilmente con un ruolo ancor più primario.

La domanda però è sempre quella: come sfruttarle al meglio in ambito travel? Ecco alcuni consigli in pieno stile Ninja!

Servizi sempre più mobile e interconnessi

travel e app

Sembrerà ovvio ormai, ma è sempre meglio ribadirlo. La fruizione del digitale ormai passa quasi totalmente da smartphone, social compresi. Basti pensare che nel solo mese di agosto un miliardo di persone si sono connesse a su Facebook in un solo giorno, e circa il 84% di loro lo facevano da mobile. Non poca cosa.

Per questo è fondamentale per le strutture ragionare in tal senso e soprattutto riuscire a centralizzare i servizi il più possibile, così che l’utente riesca comodamente ed in pochi clic a fruirne al massimo. I viaggiatori vogliono essere in grado di rispondere ai messaggi, guardare le offerte speciali, o scaricare i loro biglietti senza dover saltare da una app all’altra. Centralizzare, ecco la parola d’ordine.

Altro elemento fondamentale è la capacità degli operatori di interagire e coinvolgere gli utenti. Un’interazione vera, personale e fatta su misura. Le interazioni con i clienti non devono essere solo all’insegna della promozione, ma verso un dialogo continuo, perché solo con il dialogo si creano relazioni e quindi risultati.

Gli smartphone cambiano la fase di intrattenimento

Sempre il mobile e le potenzialità dei nuovi device stanno riscrivendo la storia dei servizi di intrattenimento delle strutture. Se prima queste erano uno dei plus più ricercati dai clienti ed una grande fetta di guadagno per gli hotel, oggi tutto è radicalmente cambiato. Nessuno utilizza più il telefono dell’hotel o accede ai contenuti di Pay TV, oggi basta il proprio smartphone.

Ma non solo. Molti altri servizi prima ad appannaggio esclusivo degli hotel oggi sono offerti da un terzo su un dispositivo mobile. Servizio in camera? Meglio ordinare da asporto da un ristorante locale. Palestra? Scelgo online la più vicina senza dovermi accontentare della limitatezza di quella interna alla struttura ricettiva in cui dormo. Per questo i servizi offerti devono essere esclusivi e di altissima qualità per distinguersi e vincere la concorrenza di quelli “esterni”, ma ancor di più devono essere a portata di touch. Le app in questo sono davvero indispensabili.

App a dimensione del cliente (e delle sue esigenze)

Ma come dev’essere una buona app per il travel? Sono 3 i punti chiave, punti che ricalcano pienamente le principali esigenze dell’utente:

  1. Essere collegati: gli utenti vogliono aver un canale preferenziale per poter comunicare al meglio e rapidamente con le strutture o le realtà del travel business;
  2. Customizzazione: l’abitudine è ormai questa, una totale personalizzazione, perché l’app si adatti al meglio sulle caratteristiche, i gusti e le necessità del singolo;
  3. Semplicità: resta uno degli elementi più ricercati. Sul cellulare la gente si aspetta che le cose siano facili. Devono poter raggiungere il loro obiettivo con pochi clic.

Prima di pensare alle funzionalità o a plus mirabolanti sono queste le esigenze a cui una buona app deve rispondere.  Non è infatti tanto il “quante cose fa”, quanto il farne anche solo una, ma bene. Facebook ne è l’esempio. Partito come piattaforma multiuso anche su mobile a poi virato sul dar vita a tante singole app, così che la gente potesse raggiungere i propri obiettivi in ​​modo rapido e semplice.

Capire il contesto digitale e sfruttare le informazioni dei big data

travel e big data

Tante realtà odierne del mondo travel nascono come digitali ed è quindi per loro semplice capirne andamenti e dinamiche. Ma non per tutti e così. Ci sono tante agenzie e strutture che vengono da lontano e che quindi si trovano di fronte un mondo “nuovo”, spesso affrontato con l’approccio usato da loro fin qui nel offline.

Ascoltare gli utenti, magari con attività di web listening, diventa una risorsa vitale per comprendere al meglio come muoversi. Un’opportunità che il web propone e che è troppo rilevante per non essere sfruttata. Il valore dei dati, i cosidetti big data, in grado di darci una quantità di informazioni incredibili e di poter settare al meglio le nostre attività digitali. Molto del futuro del travel passa certamente da qui. Conoscere significa infatti poter semplificare, personalizzare, rendersi utili e quindi migliori.

Una prassi che se fino a qualche anno fa era immensamente costosa e quindi fruibile solo dai grandi player, oggi è accessibile anche da realtà più piccole, in molti casi persino le singole strutture. Le tecnologie sono enormemente migliorate ed i costi ridotti. Proposte come ad esempio come l’italianissima Travel Appeal rappresentano risorse interessanti per rendere più performante la propria presenza web e social.

Perché non basta solo esserci.

Natale 2015: 5 libri sull’innovazione da mettere sotto l’albero

Per moltissimi di noi, le vacanze (o ferie) di Natale sono già iniziate. Il momento perfetto per concedersi un po’ di meritato relax, e programmare il nuovo anno con la giusta lucidità e il pieno di forze.

Proprio per queste ragioni, il periodo natalizio è anche un ottimo momento per dedicarsi alla lettura professionale. Ma come districarsi dall’offerta di libri e manuali sui temi più disparati? A proposito, ne approfittiamo per stilare la nostra consueta lista di titoli di libri pubblicati nel 2015 e dedicati più o meno direttamente al tema dell’innovazione. Sotto l’albero faranno un vero figurone!

The Open Organization: Igniting Passion and Performance

Se da un lato il panorama delle startup e delle digital companies spinge interi mercati e settori a cambiamenti di rottura nei business model tradizionali, molte aziende faticano a muoversi con lo stesso metodo e la stessa agilità, costrette tra value chain complesse e management piramidali.

Come fare per ritrovare la retta via e tornare rapidamente sulla rotta della competitività? Lo spiega molto bene The Open Organization, attraverso alcuni dei più importanti principi dell’apertura, della trasparenza e dell’inter-scambio.

Un libro indispensabile per i leader di oggi e domani, che vogliono fare la differenza e traghettare le aziende verso il futuro. A questo link di Harvard Business Review trovate più informazioni sul libro.

Fisica Sociale. Come si Propagano le Buone Idee

Alex Pentland è una delle menti accademiche più interessanti a livello internazionale in fatto di studi sulla creatività, l’utilizzo smart dei dati e l’innovazione, spalancando di fatto le porte di un campo scientifico completamente nuovo: la fisica sociale.

La fisica sociale si occupa del flusso delle idee e di come le reti sociali le diffondano e le trasformino in comportamenti.

Fisica Sociale è un libro che porta il lettore verso nuovi paradigmi e un nuovo modo di vedere il mondo intorno a sé. Dopo averlo letto, farai fatica a tornare indietro!

Design to Grow. How Coca-Cola Learned to Combine Scale & Agility

Nel contesto economico contemporaneo così rapido e sensibile alle rivoluzioni nei business model, come fare a evitare il Kodak Moment, ovvero la condizione di flessione che, se mal gestita, può portare l’azienda a una situazione fallimentare?

Il segreto per tutte le realtà è di adottare un approccio scalare e agile tipico delle startup di successo. Facile a dirsi, molto meno a farsi! Ecco allora Design to Grow, il libro dove un senior executive del team di innovazione Coca-Cola (David Butler) e una giornalista di Fast Company (Linda Tischler) spiegano insieme come fare il ‘salto quantico’, portando direttamente il caso di una delle realtà più ammirate (dai fan), seguite (dai media) e invidiate (dai competitor) a livello globale. Coca-Cola, appunto.

Giochi da Prendere sul Serio. Gamification, Storytelling e Game Design per Progetti Innovativi

La Gamification – ovvero l’applicazione di aspetti propri del gioco (elementi di gioco, meccaniche di gioco, tecniche di Game design) a contesti non giocosi, è un tema ormai sulla bocca di tutti, da diverso tempo. Sta (finalmente) diventando una cosa seria, anche per manager e consulenti d’impresa.

Attraverso un approccio multi-disciplinare che affronta il tema dal punto di vista del marketing, del business, della psicologia, dello storytelling, del game design, gli autori di Giochi da Prendere sul Serio tracciano un quadro completo del paradigma della Gamification, abilitato di recente dalla diffusione massiva dei media digitali e dall’ingresso dei Millenials (nati dopo il 1980) in quanto consumatori maturi e professionisti, tracciandone al contempo le linee di sviluppo futuro ed entrando nel merito delle pratiche di Game Design. Curiosi di saperne di più? Non perdete la nostra recensione completa.

Leggi anche: Millennial, la generazione più potente della storia

Il Metodo LEGO Serious Play per il Business

Stanco dei workshop tradizionali e delle riunioni infinite, così poco pratiche e inefficaci? Apriti al nuovo: Lego Serious Play rappresenta un approccio innovativo alla generazione di nuove idee e di stimolo all’innovazione attraverso l’utilizzo dei celebri mattoncini. Indispensabile per aziende di ogni tipologia e dimensione, il libro Il Metodo Lego Serious Play diventa un pratico toolkit per leader, HR e formatori che vogliono sostenere l’efficienza e il miglioramento dei risultati di business e organizzativi.

Last but not the least, l’autore Per Kristiansen è oggi uno dei guru di riferimento della disciplina. What else?

Allora, sei pronto per un Natale 2015 all’insegna dell’innovazione?

Adidas: un nuovo prodotto in difesa degli oceani

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Non hanno ancora un nome, ma già sono famose. Stiamo parlando del nuovo modello di scarpe Adidas realizzate in collaborazione con l’organizzazione Parley for the Oceans e ottenute grazie al recupero della plastica gettata negli oceani e ad un processo di stampa 3D.

Tecnologia e ambiente: una coesistenza possibile

Per ora si tratta solo di un prototipo che il noto brand ha messo a punto assieme a Parley for the Oceans, un’organizzazione nata con lo scopo di ridurre lo scarico di rifiuti e di preservare la salute degli oceani. La collaborazione con Adidas ha proprio l’obiettivo di sensibilizzare le persone sull’inquinamento dell’ecosistema marino e mostrare loro che produrre oggetti di qualità e fare business è possibile, anche salvaguardando l’ambiente.

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Un designer visionario

Alexander Taylor è il designer inglese che ha creato le scarpe Adidas x Parley. Lo ha fatto utilizzando i processi di fabbrica dell’azienda e sostituendo i normali materiali con fibre ottenute dalla plastica riciclata e dalle reti da pesca. Come ha dichiarato Taylor stesso al Dezeen magazine:

Non c’è motivo per cui i materiali che hanno simili caratteristiche e che usiamo tutti i giorni nei processi di produzione, non possano essere sostituiti dalla plastica recuperata dagli oceani.

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Una scarpa fatta con la rete da pesca

A leggere come è stato realizzato questo modello di scarpe c’è da riflettere. Basti pensare che la rete da pesca con cui è stata rivestita la parte superiore del prototipo, è stata recuperata da Parley for the Oceans durante una spedizione di 110 giorni per rintracciare una nave di bracconieri vicino alle coste dell’Africa Occidentale.

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LEGGI ANCHE: Adotta una specie in pericolo, la campagna social virale del WWF

Quando saranno acquistabili?

Adesso Adidas sta lavorando per fare il passo da semplice prototipo a prodotto commercializzabile. Il percorso non è immediato perché, come ha spiegato il suo creatore nell’intervista concessa a Dezeen magazine, i materiali utilizzati per la fabbricazione delle scarpe sono del tutto nuovi e ancora da mettere a punto. Il brand spera di riuscire a proporre sul mercato la “scarpa amica degli oceani” il prossimo anno. Per ora Taylor e il suo team lavorano duro per renderlo possibile.

L’impegno Adidas continua

Ma il brand tedesco non ha intenzione di fermarsi. Sempre un passo avanti nella ricerca di materiali innovativi e di tecniche di produzione all’avanguardia, Adidas conferma il suo impegno anche nel campo ambientale. Come membro fondatore dell’organizzazione Parley for the Oceans, continua anche su altri fronti, quello della comunicazione e dell’educazione, la battaglia contro l’inquinamento degli oceani.

Un altro esempio da imitare? Adidas ha deciso di eliminare le borse di plastica dai suoi negozi monomarca. L’iniziativa è già cominiciata e il gruppo prevede che sarà completata entro fine del 2016. Chi si ricorderà il prossimo dicembre di fare un giro per controllare?

Ninja Social Oroscopo delle feste

Cari guerrieri, è giunto come ogni anno il momento di abbassare le armi ed affilare i coltelli… Ma per tagliare cotechini ed affettare panettoni artigianali!

E per chiudere un anno cosa c’e di meglio delle classifiche, dei tormentoni e degli amarcord che ci facciano ripercorrere le tappe social di questo 2015?

Ecco quindi nel Ninja Social Oroscopo delle feste un fenomeno web per ciascun segno, pronti a salutare un anno e ad incominciarne uno nuovo in cui tante sorprese ci attendono…

Partiamo dal segno del Capricorno che in queste vacanze di natale avrà tanta voglia di chiacchierare, chattare e polemizzare tanto che sarà impossibile distoglierlo da twitter ed userà il respond live anche per chiedervi un bicchiere di vino al cenone di capodanno… Altro che Eni!

Lo Scorpione con Venere nel segno vorrà sperimentare le gif animare per mandare messaggi d’affetto, d’amore, d’amicizia e di buon Natale. Insomma, va bene la voglia di comunicare e di abbracciarvi ma resta pur sempre uno scorpione… Una gif animata smorza l’eccessovo coinvolgimento emotivo!

L’Acquario arguto più che mai sfrutterà ogni occasione per dire ciò che pensa… Senza che lo spirito del natale possa intaccare minimamente la sua lingua biforcuta che striglia come un frustino da fantino! Ecco quindi che il real time marketing fa proprio per lui: attento e con la battuta pronta.

I Pesci si accoccoleranno grazie a Venere nel segno e si faranno abbracciare anche dall’operatore del customer service… Non sarà difficile trovare un pesci infatti intento a mandare emoticons coi cuoricini all’account twitter dell’ikea … Perchè se di social caring vogliamo parlare lui farà volemtieri da cavia!

Il Toro ci stupirà ed affogherà per una volta i suoi malumori sentimentali (a causa di Venere opposta per tutte le feste natalizie!) non nel fritto misto di alici bensì nello shopping… Ancor più inevitabile adesso che il social shopping è una tendenza da veri intenditori delle mani bucate!

Il Sagittario non perderà occasione nemmeno a natale per studiare soluzioni alle domande esistenziali o professionali che si sta ponendo… E forse proprio grazie alla sua indipendenza e a quell’urano favorevole opterà per la disintermediazione: insomma, chi fa da se fa per tre!

La Vergine si sente affine a Linkedin ed alla sua decisione di diventare più social slacciando quella camicetta da brava segretaria. Questo non significa che la Vergine sia diventata lavativa, anzi! I suoi pensieri sono sempre business oriented ma al posto della tazza del caffè si tiene di fianco una birretta fredda!

L’Ariete amerà nelle vacanze ed anche per quasi tutto il 2016 le grandi sfide e quindi nulla di meglio per lei che la battaglia tra Facebook e YouTube per l’engagement di utenti sui video.

I Gemelli con Marte nel segno per tutte le vacanze di Natale continuerà a coltivare la sua voglia di fare e disfare e quindi apprezzerà l’essere coinvolto dalla sua azienda attraverso i social… Se ad attenderlo è un periodo di faticose riflessioni allora meglio sentirsi davvero parte di un gruppo solido ed unito. Facebook at work è il suo nuovo trend!

Il Cancro comodamente sdraiato sul divano fino alla ripresa dei lavori a gennaio sarà incuriosito dalle nuove tendenze in fatto di stile punzecchiato da Venere… La cosa migliore per essere sul pezzo senza muovere un passo sarà sfogliare uno ad uno tutti i 100 post di pinterest sulle tendenze 2016!

La Bilancia per queste feste ha intenzione di comunicare attraverso il suo sex appeal abbandonando ogni altra forma di comunicazione, prima tra tutte quella verbale! Così toccherà seguire il suo profilo instagram che sarà senza dubbio concorrenziale a quello degli angeli di Victoria’s secreets!

Infine il Leone co terrà in queste vacanze di Natale a condividere con parenti ed amici delle chicche di stile che ritiene debbano necessariamente far parte della vostra cultura ma, per colpa di Venere quadrata che lo rende un po stronzetto, userà Snapchat come fa Louise Vuitton per gli eventi. Così se non siete attenti sono affari vostri!

eCommerce, il segreto del successo è nello studio

eCommerce, tutti ne parlano, molti lo cercano, tanti vorrebbero lanciare il loro business online. Soffermati un secondo però, quanti sono quelli che riescono ad avere davvero successo in questo campo? Gli eletti delle vendite in rete non sono quelli con il prodotto giusto, al momento giusto, ma raggiungono i loro obiettivi con studio e sacrificio.

Una buona strategia e la conoscenza attenta del tuo target potranno aprire anche per te la strada del mercato globale.

eCommerce: sai da dove provengono le tue vendite?

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La prima domanda da farsi quando ci si lancia in questo mercato (perché di mercato si tratta) è questa: sai chi è il tuo acquirente? Del resto è una delle più antiche regole del commercio. Niente di nuovo, il cliente ha sempre ragione. Bisogna conoscerlo, capire i suoi bisogni e le sue necessità, in modo da aggiustare la mira e soddisfare ogni suo desiderio.

Come fare? Cerca di studiare il suo profilo, capire da dove proviene e perché sceglie i tuoi prodotti.

Realizzare una ricerca sui tuoi clienti può aiutarti a capire i loro bisogni per guidarli durante i futuri acquisti. Questo può essere non solo un’arma vincente per il tuo business, ma anche un piccolo regalo da fare a tutti i tuoi consumatori.

eCommerce: questione di conversion rate

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Alla fine l’unica cosa che conta è il tasso di conversione, ovvero la percentuale di quante di queste visite riescono a divenire conversione in vendita. Il termine, di origine chiaramente americana, deriva dalla parola conversion rate e significa nello specifico vendita, o in altri termini obiettivo raggiunto. Impara questa parola e fanne un tuo mantra personale.

Alla fine quello che conta è la vittoria e questa teoria validissima negli sport è interessante anche per il tuo lavoro. Ecco, pensa di essere come José Mourinho. Alla fine solo una cosa è importante: il titolo. La conversion rate rappresenta il tuo titolo, senza di lui difficilmente vedrai decollare il tuo business.

E i successi, come nel calcio, non arrivano senza sudore, studio e fatica: sono questi tre ingredienti che ti porteranno diritto verso il successo. La cosa più importante è lavorare su questo punto.

LEGGI ANCHE: E-commerce e social media: 3 idee per aumentare le conversioni

eCommerce: impara a conoscere i tuoi clienti

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L’ultimo punto, non meno importante del primo, è legato proprio alla provenienza delle tue vendite.
È importante sapere da quale indirizzo provengono i tuoi clienti, da dove arrivano e che tipo di strada percorrono.

Un esempio: se le tue analisi dicono che il 95% dei clienti arriva sul tuo sito attraverso gli annunci di Facebook, sfrutta questa informazione, impara a leggere ogni segnale.

L’eCommerce non è affatto una scienza esatta, è una strada ricca di ostacoli e di difficoltà, ma se l’affronti con impegno, dedizione e studio raggiungerai il successo.

Adobe Post, l’app iOS per grafiche social d’impatto

Rinunciare a belle grafiche perché sei da mobile? No grazie!
Questa è l’intenzione della nuova app lanciata da Adobe, Adobe Post che, in linea agli altri programmi della suite non vuole limitare in alcun modo la creatività, anzi punta ad estenderla anche per chi non possiede un’ottima formazione in termini di grafica.

Adobe Post, attualmente scaricabile a costo zero solo per iOS, ha come obiettivo quello di regalare un output grafico di buon livello da poter essere condiviso su tutti i social network che desideri. D’altronde l’importanza delle immagini, insieme ai video, nelle strategie social è un trend sempre più in crescita e possedere le skills e gli strumenti giusti è qualcosa da cui non si può prescindere.

Come funziona

A volte, soprattutto per chi non è pratico, non appena si nomina Adobe vengono in mente schermate piene di strumenti in cui perdersi e trasformare un’idea all’apparenza banale in qualcosa di semi-impossibile da realizzare.

In effetti anche questa app porta quel nome e un po’ sfrutta i concetti tipici di Photoshop e Indesign, dunque livelli per sovrapporre immagini e testo, filtri, e tante altre “diavolerie” ma, in Post è tutto più semplice e immediato.

Nella schermata principale troverai subito dei modelli preimpostati per la condivisione social che l’azienda promette di aggiornare costantemente.

Se su Instragram tutto ruota intorno al concetto di filtri fotografici per dare effetti ai tuoi scatti, qui devi confrontarti con il concetto di Design Filters, ovvero la combinazione di filtri, layout, colori e font che, tutti in una volta, modificano completamente la tua immagine con un solo tocco.

Interessante anche la funzione Auto Recolor: non stare più lì a testare mille colori per capire quale valorizza veramente la tua grafica, Post ti suggerisce la combinazione di colori più giusta estraendo le tonalità dallo sfondo, così da andare più sul sicuro e regalare maggiore armonia all’immagine.

Comodo anche l’accesso, dall’interno della app, a database di foto gratuite e di alta qualità.

Una volta creata la tua immagine da condividere, puoi salvarla e considerarla come modello per le tue prossime pubblicazioni social, modificarla ed avere pronta in pochi step una nuova grafica d’impatto per il tuo piano editoriale.

Sì, perché in effetti anche se l’app può essere utilizzata da tutti, già dal nome “Post”, è molto chiara l’intenzione di Adobe di rivolgersi a Social Media Manager, Community Manager e a tutti coloro che hanno a che fare con il “business social”, e che necessitano molto spesso di cavalcare trend e organizzare i loro contenuti in un tempo molto breve, senza dover per forza rinunciare alla qualità.

Epic social: i win e i fail della settimana

È stata una settimana in cui tutti i riflettori erano puntati su Star Wars 7, tanto da indurre
il nostro team a creare un articolo ad hoc per raccogliere i post migliori in tema Guerre Stellari.
Non sono stati tutti degli epic win come quello, ad esempio, di L’Oréal:

Epic social: i win e i fail della settimana

Ma ci sono stati anche degli epic fail francamente evitabili, come quello del PD:

Epic social: i win e i fail della settimana
Alessia Rotta (responsabile Comunicazione del Partito Democratico) non sei stata tu, vero?

Ancora per restare un attimo nello spazio con Star Wars, ecco la bellissima idea di un servizio di pompe funebri… sì, avete letto bene, pompe funebri:

Epic social: i win e i fail della settimana

Dal cinema passiamo alla TV, con il teaser della quarta stagione di House Of Cards.

Con le presidenziali USA alle porte, Frank Underwood lancia la sua campagna, con un sito web fantastico e con la sigla FU16, che oltre ad essere le iniziali del protagonista, richiamano anche la colorita espressione f***k you, in linea col personaggio.

Epic social: i win e i fail della settimana

Flickr, invece, ha aperto una call per nuove assunzioni. Come? Attraverso stringhe di codice, così:

Epic social: i win e i fail della settimana

Virando su argomenti più seri, domenica sera è andata in onda l’inchiesta di Report su Eni: dato che il format della Gabanelli non prevede interruzioni e contraddittorio, l’azienda ha risposto su Twitter con un contro-dossier, con tanto di documenti, infografiche e smentite. Insomma, Marco Bardazzi e il team ci hanno mostrato come si reagisce sui social ad una crisi.

Concludiamo con un nuovo protagonista del panorama social italiano, Radio Maria, che su Twitter e su Facebook inizia a spopolare e ad essere presa di mira da troll di varia natura. Guardando però l’immagine di copertina che hanno scelto non c’è da stupirsi:

Epic social: i win e i fail della settimana

E voi? parteciperete alla Mariatona?

Sharing economy e disruptive technologies: verso il futuro uberizzato delle istituzioni bancarie

Googlare, twittare, taggare, spammare: il mondo digital muta costantemente il nostro modo di conversare.

E proprio con un neologismo il Wall Street Journal ha provato a descrivere il futuro di una finanza sempre più “uberizzata”.

Il potere della sharing economy e delle disruptive technologies

In un momento storico che mette a dura prova la credibilità e la crescita delle istituzioni bancarie, i modelli di sharing economy hanno tanto da insegnare e rivoluzionare anche nel mondo finanziario.
Il Wall Street Journal ha provato ad immaginare come evolveranno nei prossimi anni i sistemi bancari e le interazioni dei singoli e delle aziende, paragonando questa rivoluzione al modello Uber.
La keyword di questa trasformazione, infatti, diventa disintermediazione: così come la popolare applicazione è riuscita a determinare una vera e propria disruption nelle modalità di trasporto colpendo duramente il corporativismo dei tassisti, così le attività bancarie potrebbero bypassare i tradizionali sistemi di mediazione previsti, ad esempio, in caso di prestiti.
In cosa saranno diverse le banche “uberizzate”?

I servizi finanziari saranno in grado di raccogliere la sfida lanciata dalle tecnologie disruptive per offrire una digital customer experience efficace?

 

Keyword: disintermediazione

Per capire a quale sfida potrebbe andare incontro la finanza nei prossimi decenni, dovremmo prima chiederci come davvero mutano la nostra esperienza le tecnologie disruptive. Qual è la formula segreta di servizi di sharing economy come Uber e Airbnb Non potevamo, forse, muoverci in taxi o affittare una stanza anche prima dell’avvento di queste applicazioni e piattaforme? Il vero catalizzatore del successo diventa l’esperienza offerta al consumatore: una customer experience che rende più diretto, semplice e immediato il servizio offerto e richiesto sul mercato. Il numero di attori coinvolti, grazie ai servizi di sharing, si moltiplica grazie alla disintermediazione e all’apertura di un mercato che si ridefinisce fino ad avvertire la necessità di nuove regolamentazioni.

Connettività via smartphone, dati geolocalizzati, surge pricing: saranno queste alcune delle parole d’ordine del modello Uber con le quali si ritroverà a fare i conti il sistema finanziario.

Oltre alla capacità di rispondere ad un bisogno ben definito del consumatore, i servizi online come Airbnb e Uber ridisegnano un nuovo sistema nel modello di business tradizionale che vanno ad insediare, rendendolo più semplice, intuitivo e, soprattutto, diretto.

Il vero protagonista di un modello basato sulla disintermediazione? L’algoritmo. Da una delle più famose piattaforme di crowdfunding come Kickstarter ai servizi di consulenza personalizzati per la gestione di risparmi su basi algoritrmiche come Wealthfront, MoneyFarm e tante altre realtà, tra le quali Betterment e Personal Capital, la digital wave diventa l’asso nella manica in grado di ricostruire una reputation del sistema bancario duramente compromessa dalla crisi finanziaria del 2008.

Banking without banks

Quale sarà, quindi, il futuro dei servizi finanziari prefigurato dal modello Uber?
La banca uberizzata del futuro dovrà adattarsi alla velocità della disruptive tech e rispondere alle esigenze di un consumatore abituato ad ottenere i servizi desiderati alla velocità di pochi click, fruibili dai propri device mobile.