Tumblr introduce una nuova feature: segui i tuoi topic preferiti!

la_nuova_feature_di_tumblrFinalmente, il 29 ottobre, Tumblr ha accontentato i suoi utenti annunciando l’introduzione di una nuova feature: la possibilità di poter seguire specifiche ricerche.

Se prima era possibile solo fare “follow” su altri blog, adesso si possono seguire intere categorie tematiche: basta digitare il tag e successivamente cliccare “Segui”, che compare sulla barra di ricerca stessa.

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Questo non vuol dire che la propria dashboard sarà  infestata dai post che riguardano le ricerche, perché soltanto i migliori post di ogni categoria seguita si integreranno insieme a quelli dei blog già presenti nel flusso.

Distinguere l’origine dei due tipi di post è intuitivo: ogni articolo che deriva da una delle ricerche seguite mostrerà in basso a sinistra un’icona verde con il nome del tema e una lente di ingrandimento.

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Un click sopra questa icona conduce l’utente direttamente nella pagina di ricerca.

I nuovi post offrono anche la possibilità di smettere di seguire il topic, segnalare il singolo post come inopportuno o semplicemente non vedere più sulla propria dashboard uno specifico articolo, il tutto in pochi passaggi.

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Adesso la bacheca Tumblr sarà colorata dalle foto dei piatti preferiti, dei cuccioli più teneri, ma anche arricchita di valore dagli articoli degli argomenti che ti stanno più a cuore!

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Quali sono le altre feature che vorresti da Tumblr?

SOS colloquio di lavoro, assumeresti te stesso?

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Tutti i segreti per superare un colloquio di lavoro. I sette passi da compiere per arrivare al successo. Come farsi assumere da una grande azienda in cinque minuti.

Sono solo alcuni degli approfondimenti che abbiamo promosso, per dare ai giovani qualche indicazione in più nell’intricata ricerca di lavoro oggi. Tanti sono gli studi che spesso anch’io ho cercato di affrontare. Fin qui però abbiamo scordato qualcosa d’interessante.

Hai mai provato a rovesciare la medaglia? A guardare l’altra faccia del lavoro? In parole povere, tu – sì, proprio tu che stai leggendo il mio articolo – assumeresti te stesso?

Di fronte al tuo futuro boss cerca di essere chiaro e conciso

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È ovvio. Ognuno di noi sogna di superare un colloquio, allo stesso modo di Ted, nel noto film di Seth McFarlane.

Riuscire a superare il tuo esame lavorativo, però, è spesso molto più difficile. Un piccolo consiglio può essere proprio quello di mettersi nei panni del responsabile delle risorse umane. Mettiamo che lavorassi per una grande azienda e che stessi cercando un nuovo impiegato per il tuo business, vorresti una persona chiusa o una che sia aperta, chiara e concisa?

Se io cercassi un nuovo dipendente vorrei che questo fosse semplice, deciso e diretto.

Perciò schiarisci la tua voce, parla piano e vai. Questo sarà senz’altro apprezzato dal tuo intervistatore.

Mostra di conoscere il lavoro che stai cercando

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Caso due. Cerco nuove persone da assumere nel mio team di sviluppo software. Che cosa voglio dai miei impiegati? Conoscenza del campo. Anche in questo caso la chiave è immedesimarsi nel tuo intervistatore e capire cosa si aspetta da te.

LEGGI ANCHE: Cinque domande da non sottovalutare per prepararsi ad un colloquio

Sai che cosa è un’applicazione? Conosci le sue caratteristiche e le sue potenzialità? Se un candidato riesce a trasmettermi la sensazione di conoscere a menadito il mio campo di lavoro, beh, allora ha fatto bingo.

Dimostra sempre passione ed entusiasmo

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A medaglia rovesciata, io vorrei che il mio candidato avesse entusiasmo.

Assumeresti mai una persona svogliata e schiva? O che per lo meno dia quell’impressione? Ovviamente no. Se fossi il tuo intervistatore, avrei un buon motivo per credere che cercherò in te entusiasmo e voglia di imparare cose nuove.

La verità è da sempre la qualità più apprezzata

Non voglio un bugiardo nella mia azienda. Se fossi alla ricerca di una nuova risorsa per il mio ufficio, vorrei avere una persona sincera e onesta al mio fianco.

Ricorda che le bugie hanno le gambe corte. Se ad esempio esigessi una persona che conosce bene l’inglese, l’ultima cosa che vorrei è che il mio candidato per fare bella figura mi dicesse di sì. Il rischio è che alla fine la verità salti fuori, portando danni consistenti non solo per l’affidabilità del candidato, ma anche per la mia stessa azienda.

Fammi vedere che cosa sai fare

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Parlami di te, mostrami quello che sai fare. Non m’interessano voti eccellenti, lauree magistrali o grandi effetti speciali. Molti responsabili delle risorse umane in un candidato vogliono semplicemente una persona che sappia che cosa vuol dire il lavoro, come raggiungerlo e che lo sappia fare bene.

La laurea conta, ma fino a un certo punto. Che cosa se ne fa un talent scout di un brillante studioso ma incapace di vivere nelle grandi aziende? La vita aziendale è differente da quella studentesca, inizia a impararlo.

Se stai cercando i trucchi per superare il tuo prossimo colloquio allora hai preso la strada sbagliata. Per quello ci vuole Mago Merlino ed io francamente non lo sono. Puoi però iniziare a guardare la faccenda del colloquio da un’ottica differente.

Così facendo magari potresti trovare una chiave di lettura inaspettata, una chiave che, perché no, potrebbe un giorno aprirti le porte del lavoro della tua vita.

La silver economy varrà 15 trilioni di dollari nel 2020, ma pochi ne parlano

Senior woman texting on mobile phone at supermarket

I media italiani e internazionali parlano copiosamente di millennials, Y generation, sharing economy e tanti altri argomenti in gran parte inerenti al mondo del consumo giovanile. Tutta quella parte dell’economia dei paesi avanzati che si basa sui consumi realizzati dalle fasce di popolazione meno giovani viene invece troppo spesso dimenticata.

“La Silver Economy può essere definita come il risultato delle opportunità che nascono dalla spesa pubblica e dalla spesa dei consumatori relative all’invecchiamento della popolazione e alle esigenze specifiche della popolazione over 50”.

Questa è la recente definizione di Silver Economy data dalla Commissione Europea.

La Silver Economy sta acquisendo e acquisirà in futuro una grandissima rilevanza, in relazione ad alcune trasformazioni demografiche a cui saranno sottoposti i paesi avanzati e, in particolar modo, l’Unione Europea, che già attualmente ricopre il ruolo di continente più vecchio al mondo.
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La popolazione europea sta invecchiando rapidamente a causa del combinato disposto dell’incremento dell’aspettativa di vita e di un basso tasso di natalità. Le stime prevedono che nel 2060 l’aspettativa di vita in Europa sarà di 84,8 anni per gli uomini e di 89,1 per le donne. Nello stesso anno il tasso di natalità sarà dell’1,76, lontano dal tasso naturale di sostituzione del 2,1.

In Europa, sempre entro il 2060, ben un cittadino su tre avrà più di 65 anni, generando così una composizione demografica senza eguali e antecedenti nel mondo. In base ai dati riportati nel report “The Silver Dollar: longevity revolution primer” di Merril Lynch il numero di persone con più di 60 anni nel mondo passerà dagli 841 milioni del 2013 agli oltre 2 miliardi del 2050.

Sempre in base alle risultanze di questo report gli individui over 65 supereranno in quantità i bambini under 5 per la prima volta nella storia dell’uomo nel 2047. Appare chiaro come un fenomeno di queste proporzioni non possa che avere delle ripercussioni economiche di almeno pari entità.

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Secondo dati Euromonitor riportati nello stesso report già citato entro il 2020 la disponibilità di spesa della fascia di consumatori con più di 60 anni raggiungerà i 15 trilioni di dollariEntro il 2030 i consumi generati da questi segmenti demografici peseranno addirittura il 50% del PIL di paesi come Stati Uniti e Giappone (dato di Oxford Economics).

Considerando che attualmente questa parte dell’economia ha un valore di circa 7 trilioni di dollari possiamo fin da subito comprendere quanto rapida e decisa sarà l’evoluzione in questo senso nel futuro più immediato.

Dal punto di vista qualitativo possiamo identificare questi consumatori come i baby-boomers degli anni ’60. Questa generazione ha vissuto pienamente gli anni del boom economico dell’Occidente, ha avuto occupazioni fisse e generalmente ben remunerate e gode pertanto di una disponibilità economica molto spesso superiore a quella delle nuove generazioni.

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I settori che potranno beneficiare maggiormente di questa evoluzione saranno ovviamente quelli dei farmaceutici, delle assicurazioni, dei servizi finanziari, dei beni di consumo, dell’healthcare e altri simili. Tutti questi mercati dovranno comunque subire degli importanti cambiamenti per poter affrontare al meglio le nuove sfide rappresentate dal mutamento demografico.

Anche l’amplissimo settore del retail, trasversale a molti dei mercati di cui abbiamo appena parlato, dovrà adattarsi a questo trend di invecchiamento della popolazione: i negozi dovranno avere corsie più ampie, con più sedute in prossimità delle code e indicazioni chiare, con scritte con caratteri di grandi dimensioni e colori più accesi.

Anche i prodotti di tipo FMCG, soprattutto nei loro formati e packaging, dovranno subire degli adattamenti sostanziali per venire incontro alle specifiche esigenti di questa crescente classe di consumatori. Le porzioni assunte dai consumatori più anziani, infatti, sono più contenute rispetto alle altre fasce d’età e la loro propensione allo spreco è assolutamente minima.

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I camerini dei negozi di abbigliamento dovranno essere di maggiori dimensioni, per facilitare i movimenti a persone con lievi difficoltà di deambulazione. Gli store della GDO dovranno diventare sempre più luoghi di aggregazione e condivisione sociale, dotati di veri e propri salottini con giornali e libri, ospitali per individui spesso soli e che richiedono un surplus di socialità.

La stessa disintermediazione e l’automazione dei processi di acquisto e di consumo, che hanno caratterizzato la nostra società in questi anni, dovranno conciliarsi con le necessità di maggiore tradizionalità da parte di questi consumatori. La disponibilità di commessi capaci di informare e guidare i consumatori più anziani nel loro consumer journey potrà essere ancora decisiva.

Anche nel mondo dei beni semi-durevoli si sta muovendo qualcosa: è infatti significativo che L’Oréal abbia scelto Helen Mirren, attrice di 70 anni, come una delle sue testimonial. È pertanto chiaro che le grandi multinazionali e i brand più importanti abbiano compreso già da tempo la direzione verso la quale andrà il mondo del consumo del futuro.

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LEGGI ANCHE: “Tutte le reazioni che si provano appena iscritti a Netflix”

Anche il marketing e la comunicazione, quindi, nell’ambito della pianificazione della value proposition aziendale, non dovranno commettere l’errore di concentrare tutte le loro risorse nell’innovazione sfrenata per intercettare i consumatori più giovani, certamente i più formati come tali e conseguentemente i più difficili da conquistare.

Tali sforzi dovranno infatti essere necessariamente conciliati con un’adeguata attenzione al segmento di consumatori più anziani, che dovranno essere raggiunti tramite canali comunicativi più tradizionali e campagne ad hoc per conquistare la loro attenzione e intercettare le loro preferenze.

A fronte di un’evoluzione, continua e vivace, delle dinamiche di consumo tradizionali, che si stanno sempre di più orientando verso soluzioni alternative quali il consumo condiviso, il leasing al posto della proprietà dei beni, i gruppi di acquisto e altri simili, i consumatori più anziani potranno costituire un’importante gommone di salvataggio per quelle imprese poco innovative che rischierebbero altrimenti di naufragare nell’economia del terzo millenio.

Legge e social media: cosa devi sapere per essere un buon cittadino digitale [INTERVISTA – PARTE 1]

 

legge e social media cosa devi sapere per essere un buon cittadino digitale

I social media e, più in generale, il web e internet sembrano essere, nella mente di molti dei suoi utenti, terra di nessuno.

Un territorio fuori dalla giurisdizione di qualsiasi legge.

Abbiamo sentito parlare e letto infinite volte di legge sulla privacy, cookie, di datagate e spionaggi, di cyberbullisimo e stalking nonché di pirateria e altri abusi. Per fare chiarezza su questi temi e approfondire le nostre responsabilità, diritti e doveri come cittadini digitali, abbiamo chiesto a quattro avvocati specializzati in diritto e internet di rispondere ad alcune domande.

Ecco le risposte di Ernesto Belisario e Valentina Frediani. Nel prossimo post le risposte di Roberta Rapicavoli e Andrea Lisi.

Ernesto Belisario

Avvocato, Senior Partner Studio Legale E-Lex 

Ernesto Belisario (Foto di Alessio Jacona)

Ernesto Belisario (Foto di Alessio Jacona)

Ai social media si possono applicare le leggi e codici (penale e civile) esistenti, come sembrano far pensare alcune recenti sentenze?

Il titolo di uno dei miei primi articoli in materia di diritto delle tecnologie era “Internet non è il far west”. Da anni, ormai, ci battiamo contro il falso mito per cui il web (e quindi i social media) sia uno spazio che sfugge alle regole applicabili nel mondo reale.
È quindi giusto ribadirlo con chiarezza: non esiste una contrapposizione tra reale e virtuale (l’uno regolato e l’altro no). Esistono comportamenti che sono vietati: tanto al bar o sulle pagine di un giornale, quanto in chat o in un post sui social media.
Qualunque utente, quindi, deve avere la consapevolezza che eventuali reati saranno perseguiti (così come dimostrano i precedenti giurisprudenziali in materia)

L’unione cronisti italiani (UNCI) e l’associazione nazionale giuristi informatici forensi (ANGIF) propongono delle leggi ad hoc: servono davvero?

Sono convintamente contrario alla promulgazione di leggi ad hoc per i social media. E ciò per un molteplice ordine di ragioni. Innanzitutto perchè non sono necessarie, in quanto sarebbe sufficiente applicare le regole che esistono già. in secondo luogo perchè, come ci dimostrano numerosi progetti di legge in materia, molto spesso con la scusa delle nuove norme si tenta di introdurre disposizioni di censura o comunque liberticide (come l’assai contestato obbligo di rettifica che vorrebbe equiparare tutti i blogger alle testate registrate). Infine, perchè focalizzare una disposizione su uno specifico strumento è errato sotto il profilo della tecnica normativa, dal momento che gli strumenti tecnologici sono soggetti a una veloceissima obsolescenza.

Quali sono i comportamenti che possono essere sicuramente perseguibili, e per quali altri invece non vi è accordo tra giuristi?

Ritengo che, allo stato dell’arte, tra gli addetti ai lavori inizi ad esserci accordo tra i comportamenti che sono perseguibili. E questo anche grazie ai precedenti giurisprudenziali che ormai ci sono e ci forniscono preziose certezze.
Sappiamo, ad esempio, che le offese (e in generale tutti i comportamenti lesivi dell’onore e della reputazione di altri soggetti) sono perseguibili, così come lo sono le abusive violazioni dei profili di altri utenti, ma anche i veri e propri casi di stalking che vengono consumati attraverso gli strumenti del Web 2.0. Così come pure è possibile attivarsi per la pubblicazione di contenuti senza l’autorizzazione e il consenso del soggetto titolare dei diritti su quei contenuti.
Mi sembra che tali certezze coprano alcuni dei comportamenti più importanti (e pericolosi).

Nei social a farla da padrone sono i contenuti generati dagli utenti, gli UGC. Con quali rischi e responsabilità, per chi li pubblica e diffonde?
Gli UGC presentano diverse problematiche legali. Innanzitutto bisogna ricordare che nessuna piattaforma può darci la garanzia – a priori – che i contenuti che ospita siano legittimi o che il loro uso non leda diritti di terzi.
In poche parole, riusare i contenuti degli utenti è un’azione che ci espone al rischio di contestazione relativa alla violazione di diritti di terzi. Per non parlare della circostanza per cui non si ha mai effettiva certezza in ordine all’identità e all’età degli utenti di cui si vuole riutilizzare i contenuti. Un terzo elemento da considerare poi è quello di verificare con attenzione la licenza con cui questi contenuti vengono rilasciati (dalla piattaforma o dal singolo utente) che condiziona il tipo di pubblicazione che è consentito fare degli stessi.

Da cosa dipende la competenza ad agire di un giudice italiano?
Naturalmente dipende dal tipo di azione che vogliamo intraprendere. Se si tratta di un’azione di responsabilità contrattuale, dovremo verificare le clausole in materia di foro competente contenute nell’accordo sottoscritto e, più in generale, quale legge sia applicabile.
In caso extracontrattuale, invece, esistono altri criteri che dipendono dalla tipologia del danno oppure dalla qualificazione giuridica dei soggetti danneggiati.
Diverso è invece il discorso in materia penale, nella quale i criteri che determinano la competenza del giudice italiano variano a seconda dell’illecito (luogo in cui la condotta è stata commessa, luogo in cui si è verificato l’evento offensivo, luogo in cui la generalità degli utenti avrebbe potuto fruire del sito).

Jobs act e controllo a distanza: chi ne può essere oggetto e fino a che punto?
La riforma dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori supera uno storico ‘tabù’. Il Jobs Act conferma la necessità dell’accordo sindacale ai fini dell’installazione di un impianto di sorveglianza fisso, ma ammette controlli “liberi” (senza autorizzazione) per quanto riguarda tablet e cellulari in dotazione dei dipendenti nonché per gli strumenti di registrazione degli accessi e delle uscite.
Il datore di lavoro dovrà, naturalmente, “informare adeguatamente” il lavoratore sulle potenzialità di controllo sia degli impianti che degli strumenti e rispettare le norme sulla privacy.

Chi, come e con quali limiti, può raccogliere elementi per provare un reato monitorando un account social?
Sicuramente non vi è alcun problema nel monitorare l’attività pubblica svolta da un utente (ad es. verificando quanto postato in gruppi o sul proprio profilo), mentre dovranno essere ritenute vietate tutte quelle attività volte a vilolare gli account degli altri utenti (per accedere, ad esempio, alle loro conversazioni private).
Può essere interessante ricordare che la Corte di Cassazione, in proposito, ha affermato che spiare un dipendente che usa Facebook durante l’orario di lavoro non è reato né intercettazione, anche se si è usato un account fake per indurlo a chiacchierare.

Usando i social concediamo l’uso dei nostri contenuti, dati, metadati e licenze perenni per il loro utilizzo: esiste un modo per limitare o revocare queste concessioni previste da alcuni TOS?

I contratti che sottoscriviamo quando accediamo ai social network (i cc.dd. TOS) sono contratti per adesione in cui tutte le condizioni (a partire dall’eventuale licenza), sono unilateralmente predisposte dal fornitore; in poche parole, non abbiamo la possibilità di incidere sul contenuto del contratto, ma solo di scegliere se accettarlo o meno.
A noi utenti non resta quindi che:
scegliere quale provider utilizzare (e quindi quale contratto sottoscrivere) sulla base proprio delle condizioni contrattuali e delle facoltà che il fornitore si riserva sui nostri contenuti;
utilizzare il social in modo consapevole, ad esempio non postando contenuti su cui non vogliamo perdere il controllo.

Testamento digitale: quali gli strumenti, oltre a quelli previsti dagli stessi gestori?

Il quadro giuridico è incerto. In Italia non esiste una legislazione specifica e non è detto che venga approvata in futuro (anche se il Notariato ha costituito un gruppo di lavoro); anche negli USA solo 5 stati su 50 hanno regole in materia, e neppure troppo chiare.

Analogamente a quanto accade nel mondo reale, anche in quello dei bit la soluzione consigliabile è sempre quella di pensarci prima, scegliendo con il testamento quale assetto dare ai propri averi e rapporti digitali. In tal modo, infatti, avremo il pieno controllo delle nostre identità digitali e potremo evitare situazioni spiacevoli.
Ad esempio, se siamo presenti sui social network potremmo decidere di affidare i nostri profili ad un erede, incaricandolo della gestione; oppure, se desideriamo essere ricordati per una determinata attività (benefica, di impegno sociale o in una specifica branca del sapere), disporremo in modo che i nostri profili e le nostre pagine Web vengano affidate ad una fondazione che, senza scopo di lucro, provveda ad usare la nostra presenza online (ed i nostri contatti) per raggiungere determinati obiettivi e preservare i valori che più ci sono stati cari nel corso della nostra “vita terrena”.
Allo stesso modo disporremo a chi lasciare i dispositivi che contengono i nostri file nonché gli account sui diversi servizi di cloud computing cui siamo iscritti,precisando – se lo vogliamo – l’uso che i nostri eredi potranno fare di quei dati. Ovviamente, questo implica che non ci sia nulla che abbiamo intenzione di tenere nascosto ai nostri cari; al contrario, se per motivi di opportunità, non vogliamo che alcune informazioni vengano conosciute (ad esempio, un aborto, un matrimonio o un licenziamento) potremo nominare un esecutore testamentario che si occupi di far chiudere i nostri profili sui social network, o di cancellare le nostre email e tutti i file che desideriamo non sopravvivano a noi.

Consigli per un uso responsabile e consapevole dei social?
Una constatazione poco giuridica che però aiuta nell’uso dei social è quella di usare il buon senso. Di rileggere attentamente prima di postare o, in generale, di interagire con gli altri utenti, magari osservando le regole della netiquette, tanto cara ai primi utenti del web. Tuttavia, visto che il buon senso non è così diffuso nell’utilizzo dei social, può essere opportuno adottare nei diversi ambiti (a scuola, in azienda) dei documenti chiamati social media policy in cui obbligare gli utenti ad un uso consapevole ed accorto degli strumenti del Web 2.0, evitando spiacevoli contenziosi.

 

Valentina Frediani

Avvocato, titolare dello Studio Legale omonimo attivo dal 2002, fin dall’inizio della sua attività ha fatto una scelta precisa: scommettere su un settore, quello del diritto informatico e delle nuove tecnologie, all’epoca poco esplorato, oltre che scarsamente valorizzato. Privacy, proprietà intellettuale, digitalizzazione e reati informatici connessi al DL 231/01, sono le principali tematiche di cui si occupa ogni giorno con i suoi collaboratori.
Una passione, quella per gli aspetti normativi delle nuove tecnologie, che negli anni l’ha portata ad affiancare, all’attività puramente legale, quella formativa e divulgativa.

 

Valentina Frediani

Valentina Frediani

 

 

Ai social media si possono applicare le leggi e codici (penale e civile) esistenti, come sembrano far pensare alcune recenti sentenze?
Sicuramente possiamo applicare la normativa vigente anche ai social media; il punto però è un altro: alcuni passaggi normativi sono palesemente anacronistici rispetto all’evoluzione del mondo social. Da una parte abbiamo un’Autorità Garante in materia di protezione dati personali molto presente su questi aspetti e coordinata anche rispetto alle riflessioni che vengono fatte su fronti internazionali, ma dall’altra abbiamo anche una forte carenza di interventi legislativi.

L’unione cronisti italiani (UNCI) e l’associazione nazionale giuristi informatici forensi (ANGIF) propongono delle leggi ad hoc: servono davvero?

Assolutamente sì. Concordo su queste posizioni e ritengo che al tavolo per lo sviluppo di proposte normative veramente efficienti debbano sedere attivamente diversi interlocutori. Seguendo lo stile professionale sul quale mi baso, direi che sia anche essenziale prestare attenzione a quello che sta succedendo a livello internazionale perché non si può pensare di produrre norme avulse da quelle di altri Paesi considerata l’estensione degli effetti dei social media.

Quali sono i comportamenti che possono essere sicuramente perseguibili, e per quali altri invece non vi è accordo tra giuristi?

La risposta non renderebbe giustizia a quelle che sono le singole posizioni. Personalmente ritengo che dovrebbe essere importante adottare un criterio prioritario sulla base di quelle che sono le casistiche più diffuse: ci sono delle problematiche che rappresentano ormai degli evergreen e che non vengono sviscerate. Si pensi alle problematiche connesse all’identità digitale piuttosto che alla libertà di espressione.

Nei social a farla da padrone sono i contenuti generati dagli utenti, gli UGC. Con quali rischi e responsabilità, per chi li pubblica e diffonde?

Purtroppo spesso i fruitori dei social non possiedono una conoscenza giuridica della portata delle proprie pubblicazioni. Talvolta ci sono condotte giuridicamente rilevanti che vengono poste in essere in buona fede ed è proprio l’ignorare la rilevanza lesiva che genera la pubblicazione e la diffusione da parte dell’utente. Sono sempre più frequenti casi in cui l’utente volutamente pubblica informazioni, immagini e quant’altro conscio della volontà lesiva nei confronti dei soggetti che vuole colpire. È incredibile pensare che gli utenti in particolare di fascia di età 25/40 anni pubblichino contenuti senza rendersi conto delle responsabilità talvolta penali, spesso civilistiche, cui potrebbero andare incontro. In questo momento la nostra società sta pagando quello che io definisco “ lo scotto del cambio generazionale”. A fronte dell’evoluzione degli strumenti di comunicazione sociale, si è assistito ad un arresto culturale delle generazioni che maggiormente stanno utilizzando questi strumenti. Sono fermamente convinta che i bambini di oggi saranno degli utenti molto presenti ed istruiti sia durante il periodo adolescenziale che in quello successivo proprio perché saranno cresciuti in un ambiente sociale completamente diverso da quello in cui storicamente è cresciuta la mia generazione e la generazione antecedente alla mia.

Da cosa dipende la competenza ad agire di un giudice italiano?

A farla da padrone è il criterio inerente la competenza per territorio di commissione del reato. Ci sono poi varie variabili che possono essere caratterizzate dalla residenza del soggetto leso piuttosto che da quella relativa a chi ha adottato la condotta lesiva.

Jobs act e controllo a distanza: chi ne può essere oggetto e fino a che punto?

Qui si apre un mondo. Proprio in questi giorni sto affrontando il tema sotto svariati punti di vista. Personalmente ritengo il secondo comma dell’articolo 4, come è stato introdotto, alquanto “elastico”: mi sentirei di confermare solo ed esclusivamente gli aspetti inerenti la videosorveglianza per cui si aggiunge la possibilità di adozione nell’ipotesi di volontà datoriale di tutelare il patrimonio aziendale; su adozione di sistemi biometrici, geolocalizzazioni ed altri strumenti di controllo diretto o incidentale a distanza, a mio parere occorre fare una valutazione di volta in volta dimensionata al core business, le necessità oggettive ed organizzative ed ad altri aspetti che possono essere caratterizzati anche dalla singola tecnologia che verrà adottata

Chi, come e con quali limiti, può raccogliere elementi per provare un reato monitorando un account social?

Provare un reato è una prerogativa delle autorità competenti ovvero quelle autorizzate in sede di indagini sia per scopi di parte che pubblici. In particolare la Polizia Postale e delle Comunicazioni, sui reati informatici e via web. Può comunque intervenire nella fase preliminare anche l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali e chiaramente le forze di Polizia su indicazione delle Procure competenti.

Usando i social concediamo l’uso dei nostri contenuti, dati, metadati e licenze perenni per il loro utilizzo: esiste un modo per limitare o revocare queste concessioni previste da alcuni TOS?

Beh non tutti gli strumenti social comportano di default una rinuncia al dominio sui propri contenuti. Sicuramente essere consapevoli dei rischi collegati alla rinuncia a molti dei propri diritti su quanto si pubblica può diventare uno stimolo personale alla selezione di quanto diffondere tramite i social. Ci sono alcuni social media che consentono di limitare attraverso la sottoscrizione di apposite clausole in materia di privacy i rischi legati all’immissione dei nostri contenuti. Il concetto è sempre lo stesso: non è ammessa ignoranza per chi naviga sulla rete. Come sappiamo, recentemente la Corte Europea ha messo in discussione alcuni aspetti relativi alla trasmissione negli Stati Uniti dei dati personali proprio a seguito di una denuncia contro un colosso dei social media: a breve sicuramente con l’introduzione del regolamento in materia di trattamento dati personali, il panorama relativo all’esercizio dei diritti inerenti la gestione dei contenuti immessi nei social subirà dei cambiamenti; nel frattempo informarsi e capire le possibili conseguenze dell’immissione dei nostri contenuti è fondamentale. Basti considerare che ormai oggi sono molte le aziende che preselezionano candidati sulla base delle risultanze emerse da un’analisi dell’uso dei social media. Altrettanto pesante risulta l’influenza sulle relazioni sociali.

Testamento digitale: quali gli strumenti, oltre a quelli previsti dagli stessi gestori?

A mio parere i tempi sono prematuri per parlare seriamente di testamento digitale da un punto di vista delle opportunità normative. Il nostro legislatore ha stabilito dei criteri in tempi in cui i social media non erano nemmeno nell’immaginazione di pochi eletti. Su questo mi sentirei di dire che lasciare a un accordo tra privati questo delicato tema non è da società civile.

Consigli per un uso responsabile e consapevole dei social?

Bisogna sempre partire dal concetto che come minimo quello che non è ammesso nell’ambito sociale ordinario è tantomeno ammesso in quello social ed occorre essere consapevoli che la portata dei social, sia a livello di storicizzazione dei nostri punti di vista sia a livello di lesività ha una portata incalcolabile e non perimetrabile con effetti sia sul fronte personale che nei confronti degli altri, spesso non controllabili. Detto questo sono una grandissima sostenitrice dei social pur se il loro utilizzo è condizionato dalle mie conoscenze legate alla professione: prima di creare un profilo leggo i contenuti di adesione perché se si intende rinunciare ad alcuni diritti è bene esserne giustamente consapevoli.

L'interior design prende vita con la stampa lenticolare

stampa lenticolare metropolitana napoli

L’abbiamo vista sui cartelloni pubblicitari e nei punti vendita, ci ha stupito nelle pensiline degli autobus e ha dato nuova vita alla comunicazione in toto: stiamo parlando della stampa lenticolare.

Questa tecnica, infatti, non sta solamente rivoluzionando il modo di intendere la comunicazione visiva ma sta letteralmente “mettendo in movimento” il più vasto mondo del design e dell’arredamento. Tutto grazie alla scelta sapiente e creativa di effetti di animazione e tridimensionalità da parte di sempre più artisti e designer in tutto il mondo.

È il caso della recente ristrutturazione dello Stora Hotel in Svezia, che ha visto la stampa lenticolare protagonista dell’allestimento dei suoi interni. Grazie all’utilizzo di XD®, il nuovo prodotto di casa H3D System, le decorazioni delle porte delle stanze dell’albergo nordeuropeo hanno preso vita, con un alternarsi di paesaggi artistici e oceanici dalla profondità e nitidezza a dir poco suggestive.

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Mari in tempesta, aurore boreali, mondi subacquei sono solo alcuni dei soggetti che caratterizzano ogni pannello 3Dimensionale dando l’impressione di entrare non semplicemente in una stanza ma in un vero e proprio mondo!

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Ma le potenzialità della stampa lenticolare non si fermano qui, come ci dimostra l’architetto australiano Fabio Ongarato con il suo intervento presso il WHotel di Hong Kong. Entrando nell’atrio dell’hotel si è subito spettatori di una scenografia spettacolare realizzata proprio con tre grandi pannelli lenticolari che personalizzano ciascuna delle tre pareti antistanti l’ingresso. Un esordio niente male per ciò che è meritatamente considerato l’“hotel boutique di design” più lussuoso del mondo.

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Non solo alberghi, però: la stampa lenticolare invade anche i panorami urbani come nella spettacolare installazione della stazione Università della Metropolitana di Napoli a opera del designer newyorkese Karim Rashid.

stampa lenticolare metropolitana napoli

Una superficie lenticolare di 250 mq, la più grande del mondo, realizzata in occasione del progetto “Stazioni dell’Arte” per la costruzione delle linee metropolitane partenopee. La stampa lenticolare H3D System non è una novità per Rashid che ancora una volta ha dato libero sfogo alla sua creatività con una combinazione di effetti 3Dimensionali supercolorati e coinvolgenti.

stampa lenticolare metropolitana napoli

Insomma, l’arte è in continua evoluzione ma il digitale non è il suo solo futuro: la stampa ha ancora tanto da raccontarci, e se è lenticolare ancora di più!

Comprare in negozio con i vantaggi dell'online? Ecco Papèm [INTERVISTA]

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Quante volte hai sperato di poter usufruire delle offerte online, senza rinunciare al privilegio di poter toccare con mano, provare ed indossare un prodotto?

Chissà quanti negozianti hanno sperato attirare solo i clienti davvero interessati ai loro prodotti, con mezzi diversi dal solita e costosa e poco eco-sotenibile mega affissione??

Parla italiano, ma con un marcato accento internazionale, ed una solleticante brezza da silicon valley, la startup che sta entusiasmando angels (già 100 mila euro impegnati) e competizioni di startup, incassando premi e riconoscimenti con un servizio capace di attrarre un audience ben targettizzato nelle attività commerciali, creando delle esperienze di acquisto multicanale uniche per i potenziali clienti.

LEGGI ANCHE: Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter [INTERVISTA]

Abbiamo intervistato in esclusiva per Ninja Marketing Alberto Lo Bue, CEO e founder di Papèm

Che cos’è Papèm?

Papèm è la prima app che abbatte le barriere tra negozi fisici e online.

Come mai avete scelto questo nome? Cosa c’è dietro?

Papèm è il suono onomatopeico di un’esplosione, di una sorpresa. Ogni giorno proponiamo nuove offerte esclusive che sorprendono e lasciano senza parole i nostri utenti.

Compra in negozio con i vantaggi dell'online. Moda e design, è il momento di Papèm!

Non potevamo fare a meno di un’altra app sul nostro cellulare? Perché siete unici?

Papèm è l’app che aiuta a trovare ogni giorno offerte esclusivamente riservate alla nostra community, garantite per 24 ore dal momento della “prenotazione” dai migliori negozi di moda e design in città.

In questo modo garantiamo il vantaggio di prezzo tipico dello shop online, senza però l’effetto collaterale dei resi, che quando si tratta di abbigliamento e arredo, possono arrivare al 40% dei casi.

I consumatori infatti vorrebbero combinare la disponibilità immediata e la prova prima dell’acquisto tipici dello shopping fisico con la varietà e il vantaggio di prezzo tipici dello shopping online

E per i negozianti?

Papèm è uno strumento innovativo e misurabile per attrarre un pubblico targettizzato in negozio, aumentare le vendite e fidelizzare nuovi clienti.

Utilizziamo la tecnologia iBeacon e un algoritmo che permette di mandare il contenuto giusto, al cliente giusto, al momento giusto, massimizzando le chance che una visita in negozio converta in acquisto.

Questo si contrappone fortemente agli strumenti classici attualmente a disposizione (cartellonistica e marketing offline) che sono 1) Non misurabili, 2) Non targettizzabili 3) Costosi

Il nome di Papèm si legge spesso in competizioni e forum dedicate alle startup, potete farci una sintesi? 

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Abbiamo in effetti girato molto, come di consueto nel settore digitale.

Di recente siamo stati nominati tra le 8 startup europee (di cui solo 2 italiane!) vincitrici di Welcome Startup Europe, un programma finanziato dall’UE che ci permette di presentare Papèm a San Francisco e in 4 hub europei (Web Summit a Dublino, SMAU a Milano, poi Berlino e Madrid).

Quale pensi sia la vostra più grande forza?

La nostra più grande forza è il team. La nostra squadra è un mix di ex-Rocket Internet, data scientists, fondatori di startup, sviluppatori con 10+ anni di esperienza in mobile e esperti del mondo retail.

Papèm è già attiva? Che impronta avete sul territorio?

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Abbiamo già più di 80 partners tra cui negozi mono-marca di brand come Lacoste, Vans, Max Mara, Timberland, e decine di boutique multi-brand, designer emergenti e artigiani.

Abbiamo appena concluso il beta test a Palermo e Milano, ed abbiamo appena rilasciato l’app per IoS. L’App per Android è invece prevista nei primi mesi del 2016.

Toglieteci una curiosità: chi sta mostrando più voglia di Papèm, i milanesi o i palermitani?

Devo dire che entrambe le piazze stanno riservando tante sorprese. In fase di beta test i negozi hanno mostrato grande entusiasmo e gli utenti hanno già iniziato a visitare e acquistare nei nostri negozi partner in entrambe le città. Al momento è un pareggio.

Come pensate di attirare l’attenzione degli utenti finali?

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Oltre ad utilizzare i tradizionali canali di marketing online (organici e a pagamento), faremo leverage sulla presenza capillare dei nostri partner sul territorio.

Papèm realizzerà eventi in collaborazione con i suoi negozi per alimentare la crescita della community di utenti, ricevere feedback, favorire la conoscenza del brand ed accrescere la fiducia nel servizio offerto. Inoltre, collaboreremo con bloggers e influencers per lanciare a breve un blog di moda, design e lifestyle.

L’obiettivo è quello di creare un canale organico per ispirare costantemente utenti già esistenti e raggiungerne di nuovi.

Quanto sarà difendibile il vostro vantaggio di first mover?

Compra in negozio con i vantaggi dell'online. Moda e design, è il momento di Papèm!

Il nostro è un mercato “winner takes all“. Costruire una solida rete di retailers prima degli altri, instaurare un rapporto di reciproca fiducia con i partners, e mantenersi sempre sulla frontiera dell’innovazione nel mondo retail saranno le migliori barriere all’ingresso.

A noi non resta che augurare in bocca al lupo!

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

In questi giorni abbiamo partecipato al World Business Forum, uno degli eventi di business più attesi dell’anno. Il tema dell’edizione 2015 è stato il non limitarsi ad essere storyteller ed essere, piuttosto storymaker.

Ecco qualche citazione tratta dagli ispiranti panel di quest’anno.

La linfa di ogni azienda è l’innovazione e la capacità di essere sempre un passo avanti al cambiamento.

Sir Ken Robinson ha aperto i lavori, mettendo al centro del suo discorso la creatività e l’innovazione. Ci ha mostrato questo video facendoci riflettere: io sarei stato in grado di tirare fuori la nocciolina?

Siamo in un momento di crisi, ma crisi è cambiamento e cambiamento è opportunità.

Cosa ci riserva il futuro in un mondo sempre più connesso? Matt Brittin ci ha suggerito come cogliere al meglio le opportunità della nostra epoca.

Il fallimento è il tentativo della vita di farti cambiare direzione.

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

L’insuccesso è un dono? Secondo Sarah Lewis sì, perché è proprio dal fallimento che nasce il processo creativo che porta alla scoperta.

Se non discutiamo, le migliori idee non vengono fuori.

Greg Brandeau ha citato aziende come Pixar, eBay e IBM come esempi di come mantenere viva l’innovazione attraverso vari cicli di vita e in tutta l’organizzazione.

Non conta il talento naturale. Il maggiore talento, quello più importante, è la capacità di imparare.

Toni Nadal ha il merito di aver creato un campione. I segreti del successo di Rafael? Disciplina, attitudine, innovazione.

Se fai una lavatrice perfetta, ma non la sai raccontare, non esiste.

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

Da Alessandro Magno a Obama, passando per la pasta Rummo, Alessandro Baricco ci ha spiegato perché applicare lo storytelling non significa  solo raccontare una storia. Il gioco dello storytelling è complicato e per farlo ci vuole gente molto in gamba.

Tutti voi siete preparati ma nessuno è pronto, perché avete paura di rischiare.

Il nostro guru preferito, Seth Godin, ci ha insegnato che per essere dei buoni leader bisogna essere un po’ come degli artisti, dobbiamo trovare il coraggio di trattare il nostro lavoro come una forma d’arte.

Sono convinto che i business leader possano risolvere i problemi del mondo

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

Sir Richard Branson ci ha parlato di come identificare i talenti giusti per garantire la propria cultura d’impresa e di perché le aziende possono e devono fungere da agente positivo di cambiamento nel mondo.

 

 

 

 

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Frontiers of Interaction è l’evento che unisce business e design e che da quest’anno dà spazio alle startup, con una serata interamente dedicata: la Startup Night del Frontiers of Interaction.

Per anni Frontiers of Interaction ha favorito e contribuito allo sviluppo di startup e innovazione, ma quest’anno con la Frontiers Startup Night gli organizzatori hanno voluto aggiungere al programma una straordinaria opportunità per fare networking all’interno dell’ecosistema dell’innovazione, per unire e celebrare i successi attuali e futuri.

Tre buoni motivi per partecipare alla Frontiers Startup Night

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Partecipare alla Startup Night il 12 novembre significa poter esplorare nuove tendenze e infinite possibilità, partecipare a workshop e masterclass, sviluppare la propria rete di connessioni.

Potrai farti ispirare da alcune delle menti più brillanti del mondo in termini di innovazione e tecnologia, con un format unico in grado di unire musica, installazioni interattive e artistiche e talk, rendendo l’evento il luogo di incontro ideale per creatori e innovatori.

Partecipando a Frontiers of Interaction vivrai una due giorni di tecnologia d’avanguardia e tendenze future che cambieranno il mondo.

Startup Night, il programma

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Ti ho già parlato dello strepitoso programma del Frontiers of Interaction 2015, ma cosa ci riserva la Startup Night?

Durante la serata del Frontiers of Interaction di quest’anno dedicata alle startup potrai assistere ai keynote dei maggiori player italiani e internazionali dell’health, del retail e del fintech.

Apriranno le danze Matteo Penzo e Leandro Agrò, Fondatori di Frontiers of Interaction, seguiti dall’inspirational keynote di Peter Cook di Human Dynamics e The Academy of Rock.

Sul palco principale, per il fintech panel, potrai ascoltare Alexis Brion di Digital Allianz Accelerator (Germania), Valentin Stalf, fondatore e Ceo di Number26 (Germania), Edoardo Raimomdi, Fondatore di SOLO – Solo.sh (Italia) e Poornima Vijayashanker, ingegnere fondatore di Mint.com (USA).

LEGGI ANCHE: Frontiers of Interaction 2015, scopri il futuro del business [EVENTO]

Per il panel dedicato al retail saranno presenti Ditto (USA) e Logograb (Irlanda), mentre per il panel del digital health, moderato da Roberto Ascione, CEO di Healthware International, ascolterai Michael Smolens, CEO, founder e Presidente di Dotsub (USA), Bruce Blausen, Presidente e CEO di Blausen (USA), Min-Sung Kim Sean, Partner di XL Health (Germania) e Martijn F. Grinovero, CMO di Amiko.io (Italia).

Con la partnership di Talent Garden e Ninja Academy, la Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 si chiuderà in musica, con un DJ set dal vivo, per scatenarsi al ritmo dell’innovazione fino alla notte.

Frontiers Startup Night: save the date

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Frontiers of Interaction è tra le più importanti conferenze internazionali in Italia, dedicata ai temi del design, della tecnologia e del business, con speaker, tutor e partner provenienti dalle principali aziende, agenzie, studi e centri di ricerca del digitale, come Google, Twitter, Yahoo!, Razorfish, QNX e tanti altri.

Non perdere l’occasione di vivere in anteprima il futuro dell’innovazione, iscriviti alla Startup Night!

L’appuntamento è giovedì 12 novembre 2015 dalle 20.00 alle 23.30 a Milano.

Calcio e buoni contenuti: il caso Serie A Operazione Nostalgia [INTERVISTA]

operazione nostalgia

Ci sono centinaia di pagine dedicate al mondo del calcio sui social media, ma soltanto alcune riescono ad entrare davvero nel cuore delle persone.

Serie A – Operazione Nostalgia è una di queste: creata e gestita da Andrea Bini,  28enne che è riuscito a realizzare una pagina con oltre 170000 fans, un’interazione pazzesca e aggiornamenti continui a base di nostalgia calcistica anni ’90.

Come si gestisce una community così grande, evitando le limitazioni della portata organica di Facebook ed in crescita costante? Abbiamo pensato di contattarlo, per chiedergli di raccontarci la sua esperienza.

Serie A Operazione Nostalgia

Come gestisci la pagina? C’è una redazione dietro Serie A Operazione Nostalgia?

Ciao a tutti gli amici di Ninja Marketing! No, da quando ho cominciato gestisco la pagina da solo.

Usi delle applicazioni per la programmazione dei post? Hai un piano editoriale?

Non mi piace utilizzare programmi esterni, perderei entusiasmo e non voglio arrivare a questo. Non mi piace programmare quando c’è di mezzo la passione, non seguo un piano redazionale ben definito e questo è molto apprezzato dai nostalgici, perché il “prossimo post” potrebbe arrivare quando meno te lo aspetti.

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Come superi i problemi legati alla portata organica dei post? I numeri sono sensazionali, è tutto virale o fai anche inserzioni a pagamento?

Non nego che alcuni video siano sponsorizzati, soprattutto i video saluti nostalgici (es. Bruno Pizzul, Francesco Toldo, Javier Zanetti, Carlo Mazzone) ma la pagina è forte grazie alla parte organica, in virtù dell’engagement spontaneo degli utenti.

Serie_A_Operazione_Nostalgia

Dedichi molto tempo alla pagina?

Lavorando non è facile, ma sono abbastanza aiutato dal fatto che lavoro come Social Media Manager per un’agenzia di comunicazione di Milano. Il tempo da dedicare non è mai troppo, non riesco a quantificarlo.

Qual è stata fino ad oggi la soddisfazione più grande che ti ha dato la pagina?

La grande soddisfazione, soprattutto per una pagina di calcio, è vedere l’entusiasmo di diverse tifoserie sotto un’unica bandiera, la bandiera della nostalgia.

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Vedere il tifoso della Roma che mette “Mi piace” ad una foto della Lazio dello scudetto o viceversa, oppure vedere un tifoso del Napoli che mette “Mi piace” a una foto bianconera, be’, questo non ha prezzo.

Serie_A_Operazione_Nostalgia2

Quando hai capito che la tua idea stava funzionando?

Dai centinaia di messaggi di stima e apprezzamento dei nostalgici, 30enni come me che mi spingono ogni giorno ad andare avanti. Loro sono il vero motore della pagina.

Dove vuole arrivare veramente Serie A Operazione Nostalgia?

Non so rispondere a questa domanda… il mio sogno è far conoscere a tutti cos’è l’operazione nostalgia, cos’è stato per noi crescere in quel periodo fantastico.
Mi piacerebbe avere una mia rubrica su una testata autorevole o chissà, anche avere un programma in TV, aprire una pagina con un’idea e completare questo percorso è il mio sogno nel cassetto. Certamente se arriveranno queste opportunità lo farò con lo stesso entusiasmo del primo giorno, quando avevo 10 fan. Io, mio padre e qualche amico…

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline [ANALISI]

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline
Da fine settembre, giorno più giorno meno, quando si fa il logout su Facebook si ottiene l’immagine qui sopra. L’artwork appare decisamente differente rispetto a quelli in cui siamo soliti incappare qua e là sul social (soprattutto nell’help center), e di cui potete trovare una collezione sul canale Medium ufficiale di Facebook Design.

L’interesse però non è tanto per la resa grafica, bensì per il significato sociologico che esprime. In Facebook la ricerca sociale è tanto importante quanto quella tecnologica: nella newsroom di Zuckerberg è Chris Cox, Chief Product Officer, con il suo team, ad occuparsene. Nella versione italiana l’immagine è accompagnata dal testo “grazie per aver usato Facebook, speriamo di rivederti presto”, mentre in inglese la prima parte ha una sfumatura di significato diversa, che tradotta sarebbe come dire “grazie per essere passato”.

Facebook dunque è un luogo, digitale, nel quale ci si può fermare per qualche ora, per leggere, per guardare contenuti o semplicemente per chiacchierare. Ma Facebook, così come gli altri social network, non sostituisce il mondo offline, lo amplifica proprio con quelle chiacchiere.

Screenshot da Facebook Moments (disponibile solo in USA)

Facebook Moments (disponibile al momento solo in USA)

La continuità

Tra la strategia offline e quella online deve esserci continuità.

Come riporta Fausto Colombo all’interno del volume “Il potere socievole”, in ambienti digitali come Facebook si riscontra la dimensione “sociale”, laddove il termine, curiosamente, non richiama la complessità della società, ma una delle sue dimensioni, quella che Simmel (sociologo a cavallo tra Ottocento e Novecento) definisce della socievolezza, tipica delle occasioni di amicizia, di incontro salottiero, di gossip.

La socievolezza simmeliana rimanda al piacere tutto umano di stare insieme senza obiettivi determinati e funzionali, al di fuori del contesto produttivo. Dunque una buona strategia di comunicazione integrata deve saper sfruttare la dimensione della socievolezza per ciò che è, ovvero un ambiente in cui la parola e la chiacchiera diventano veicolo di un messaggio, che grazie al passaparola – il famoso WOM word of mouth – si può potenzialmente espandere in modo logaritmico.

Ma se non hai nulla da dire, nulla di concreto su cui modellare quelle chiacchiere, perché dovresti usare i social al fine di comunicare il tuo brand (e quello per cui lavori)?

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline
LEGGI ANCHE: Online vs offline: perché il marketing integrato funziona

Offline, online, poi ancora offline

Innanzitutto quando si parla di offline non ci si riferisce solo a media più tradizionali, come TV e giornali, in cui attuare strategie di comunicazione e marketing. Con offline si intende il rapporto umano, il door-to-door, l’evento, la conferenza, e così via. Ricordiamoci inoltre che in Italia, oggi, una gran parte dei cittadini non è nemmeno digitalizzata. Secondo gli ultimi dati Istat la popolazione italiana supera di poco i 60 milioni, e di questi 41 milioni hanno la possibilità di accedere a Internet, dati Audiweb. Sempre secondo Audiweb, una media di circa 29 milioni di utenti accede a Internet almeno una volta al mese, dunque, meno della metà della popolazione.

Un esempio di “prodotto” che ha bisogno di una comunicazione offline capillare ed efficace è quello politico: un candidato non può fare a meno di una strategia di comunicazione incentrata sull’offline. I social network servono come cassa di risonanza e come follow up per mantenere attiva la community e ri-mobilitarla nell’offline. Questo meccanismo è replicabile per qualsiasi altro prodotto, delle più disparate categorie merceologiche.

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline

Espandi il tuo network

Spostandoci ora verso il personal branding, il rapporto tra online e offline rimane fondamentale. Tra i due ambienti deve esserci continuità di immagine, ossia come decidi di comunicarti online dovrà rispecchiare il tuo modo di essere offline: la verosimiglianza paga (un margine di menzogna c’è, ma senza esagerare), la verità ancora di più. Immagina di camminare su una corda sospesa nel vuoto tra due estremità: devi restare in equilibrio. Quando saprai comunicare te stesso (usa il personal branding canvas, può aiutarti), potrai dedicarti agli altri: sii disponibile, sia online che offline, senza aspettarti nulla in cambio. Espandi il tuo network, in questo modo sarà più semplice ottenere occasioni, lavoro e possibilità.