Periscope: la rivoluzione della comunicazione video passa da qui?

periscope_ascesa_o_discesa

L’uso di Periscope, dalle confessioni delle teenager bisognose di consigli alla trasmissione illegale delle puntate di Game of Thrones, non è molto cambiato dalla sua nascita a oggi.

L’applicazione suscita ancora un forte interesse: i brand non hanno timore di avvicinarsi alla piattaforma, riconoscendone un potenziale narrativo che permette loro di mostrare in diretta gli eventi e il dietro le quinte delle loro attività; gli utenti, invece, sono diventati sempre più disinibiti e incoscienti sul suo utilizzo.
Di recente negli USA, ad esempio, una giovane ragazza alla guida ha confessato in diretta il suo stato di ebbrezza: fortunatamente la polizia, proprio grazie al video Periscope, è riuscita a individuare dei punti di riferimento, rintracciando e fermando la ragazza.

periscope_ascesa_o_discesa

Periscope però non è solo i suoi contenuti scandalo: è un’app che cresce e si evolve. Di recente ha introdotto la possibilità di condividere il video su Facebook, migliorato lo stream privato tra gli utenti che si seguono a vicenda e trasportato sul web i profili degli utenti, visibili al link periscope.tv/Username.
Nel profilo web è possibile trovare le informazioni generali dell’utente, il numero di follower, le ultime trasmissioni, che potranno essere ritrasmesse, e visualizzare i live.

periscope_ascesa_o_discesa
Difficile prevedere l’evoluzione dell’app, sulla quale gli esperti non sono d’accordo: chi ne preannuncia un inevitabile declino e chi il ritorno alla ribalta.

periscope_ascesa_o_discesa

periscope_ascesa_o_discesa

periscope_ascesa_o_discesa

Perché questa bipolarità nell’interpretazione del futuro dell’applicazione?

Possiamo definire Periscope una mobile tv che permette agli utenti – che siano persone o aziende – di aprire una finestra sulla loro vita o attività, e di farlo in diretta.
Le differenze rispetto alla tv tradizionale sono la mancanza di un palinsesto, trasmissioni esclusivamente in real time e la possibilità di interazione diretta.
Cosa succederebbe se questa piattaforma riuscisse ad oltrepassare le barriere del mobile approdando sul grande schermo?

Forse la tv è ancora un media troppo ingessato, ma un passo concreto verso il cambiamento sarà l’approdo di Periscope nello store di Apple Tv, punto d’incontro tra televisione tradizionale e internet.

Il passaggio è stato favorito dalla recente possibilità di trasmettere i video anche in modalità landscape. Riprodurre i video orizzontalmente facilita la resa televisiva, permettendo all’applicazione di adattarsi agli schermi più diffusi.

periscope_ascesa_o_discesa
Uno dei vantaggi che Periscope trarrà dall’arrivo sugli schermi domestici sarà quello di riuscire a superare le difficoltà di visione sullo smartphone che ancora alcuni utenti riscontrano: gli user potranno godersi un video Periscope e commentarlo comodamente seduti sul proprio divano, direttamente dalla propria tv.

Da non sottovalutare è anche la facilità di interazione che l’app concede, capacità spesso ricercata dai programmi televisivi, ma che a volte non riesce a dare i risultati sperati: gli strumenti digitali utilizzati al momento dalle tv per offrire agli spettatori possibilità di interazione, si dimostrano ancora troppo macchinosi.

Questo è il motivo per cui la televisione si appoggia ai social network come Twitter e  fa entrare il pubblico nei backstage con Periscope.

Stiamo virando verso un nuovo concetto di tv innovativa e sembra sempre più vicina la possibilità di influenzare direttamente dallo smartphone i programmi, le serie e i film preferiti, dando la possibilità all’utente di condizionarli, permettendogli di creare contenuti unici, personalizzati e adatti alle sue esigenze.

Periscope potrebbe cambiare la concezione attuale che lo spettatore ha della televisione: abituandolo all’interazione  e spingendolo a desiderare un ruolo sempre più influente e attivo anche nella fruizione televisiva.

 periscope_discesa_o_ascesa
Con tutto questo fervore, come si può preannunciare il declino di Periscope?
Probabilmente ci prepariamo a una grande rinascita.

Tu che ne pensi?

LinkedIn, come il Job Search ha cambiato l'uso del social professional

linkedin_come_il_job_search_uno

Linkedin, il social network professionale per eccellenza, negli ultimi anni ha ingranato una vera e propria macchina energica di professionisti e lavoratori.

Quando inviare il cv per email o andare alla ricerca delle opportunità di lavoro sui siti specifici diventa obsoleto, come se non bastasse, ecco che viene fuori un’altra app in casa Linkedin: Linkedin Job Search, gratuita per iPhone e per Android, nata con lo scopo di aiutare le persone a trovare subito lavoro.

Leggi anche: 8 foto da non usare sul vostro profilo LinkedIn

Quindi, la domanda sorge spontanea: a cosa serve un altro servizio di questo tipo? Con questa nuova app (ma mica tanto, considerando che è uscita già da quattro mesi) in versione mobile, puoi essere subito aggiornato sulle nuove offerte di lavoro e candidarti all’istante per il posto di lavoro desiderato.

linkedin_come_il_job_search_quattro

 

Hai in mente quei momenti in cui sei in fila al tabacchino in cui il vecchietto di turno sta comprando tutte le caramelle per i nipoti? O quel momento in cui stai bevendo un caffè al volo? Bene, ora è sempre il momento giusto per cercare lavoro.

Farlo è davvero semplice: grazie ad un tool di ricerca avanzata, è possibile trovare lavoro in base alla parola chiave, al titolo e alla località. Così, ogni offerta può essere visionata nello specifico. L’unica cosa da fare è  tenere il proprio profilo Linkedin aggiornato con tutte le informazioni necessarie (ed una foto adatta) e cliccare su CANDIDATI: il tutto sarà inviato in automatico.

Leggi anche: LinkedIn: 5 Consigli per il successo delle vostre pagine aziendali

Ma se sei troppo pigro per inserire due parole e digitare, allora è sufficiente cliccare su SCOPRI: Linkedin, in automatico, ricerca le posizioni più “popolari tra le persone come te”. Se qualcuna è di tuo gradimento, puoi salvarla e valutarla in seguito.
Non solo! È possibile anche avere tutte le informazioni utili sull’azienda e ricevere una notifica se ci sono nuove ed interessanti opportunità di lavoro.

linkedin_come_il_job_search_tre

 

Se la tecnologia accorcia le distanze, dall’altro lato complica ed intensifica il traffico di richieste: ora le offerte di lavoro sono facilmente accessibili a tutti e tutti, di conseguenza, possono candidarsi. Per cui, la soluzione è sempre nel valore aggiunto: TU!

Food, sport e tematiche LGBT: scopriamo la comunicazione di Althea [INTERVISTA]

campagna Althea

Lara Ampollini ed i ragazzi di Libera

In questo ultimo periodo abbiamo molto sentito parlare di Althea e delle sue campagne di comunicazione.  Il marchio Althea si contraddistingue da qualsiasi altro brand per la sua capacità di essere unico ed innovativo.  Le iniziative del brand sono state curate da creativi molto bravi, tra cui  Francesca Magliani, art director dell’ ultima campagna del brand.

Ma oggi abbiamo voluto scoprirne di più, e per questo motivo abbiamo fatto quattro chiacchiere con Lara Ampollini, Strategy director e fondatrice di Lampi. Comunicazione illuminata, agenzia specializzata nella comunicazione integrata innovativa. Tra i suoi clienti, tanti brand noti: Althea, Barilla, Brioschi, Simmenthal, Cna, Confartigianato ecc.

Althea è da sempre collegata alla causa LGBT dalla campagna Amore e Sughi. Come si inserisce nella strategia quest’ultima iniziativa #liberatutti?

Il brief che ci è stato dato sin dall’ottobre scorso, quando abbiamo avuto l’incarico di gestire tutta la comunicazione Althea, era di mantenere l’immagine alternativa, distintiva e anche un po’ trasgressiva del brand. Althea è un player nuovo nel mercato. Pur avendo una lunga storia, il brand si è riproposto a fine 2012, come alternativa dichiarata a quanto già esisteva nel settore dei sughi pronti.

campagna Althea

Qualità senza compromessi, gusto sorprendente, ‘non’ da sugo pronto, orientamento al consumo moderno con i monodose e i sughi bio. Automaticamente il pubblico d’elezione non è più solo la famiglia tradizionale ma anche tutti gli altri.

#liberatutti, l’evento e la campagna hanno reso protagonista Libera, la prima squadra di rugby gay-friendly d’Italia, è stato il modo per passare dalle parole ai fatti. Non eravamo favorevoli a tutti i tipi di amore solo a parole, ma anche felici di dimostrarlo. D’altra parte le strategie integrate tra on e offline, per usare un termine food, sono la specialità della nostra agenzia.

Food, sport e tematiche LGBT: come è nata l’idea di unirli?

L’occasione è nata da una mail di un giocatore di Libera che, conoscendo l’apertura di Althea verso le tematiche LGBT, ci chiedeva se l’azienda sarebbe stata interessata a sponsorizzarli. L’idea è stata immediata: ovviamente no ad una sponsorship classica, ma assolutamente sì a fare qualcosa di bello insieme.

Sostenere una squadra amatoriale gay-friendly, nello sport apparentemente più macho di tutti, ma anche più leale di tutti, farla giocare insieme ai più grandi giocatori del mondo, campioni storici delle nazionali italiana e neozelandese, nel tempio del Rugby, l’Arena Civica di Milano, ci sembrava un modo fantastico di raccontare la success story di outsider che portavano con sé un grande valore, un bellissimo messaggio.
campagna althea

Una storia che assomiglia per certi aspetti a quella di Althea e che comunque ne rispecchia l’apertura al nuovo e la propensione a guardare le cose da punti di vista originali, senza stereotipi e ipocrisie.
I ragazzi di Libera sono fantastici e ci hanno aiutato tantissimo nel costruire lo storytelling della preparazione dell’evento, delle loro ansie e delle loro emozioni, anche rispetto all’essere gay.

Ne è uscito un diario del pre, durante e post-evento, emozionante che tutti hanno potuto seguire sui nostri (e loro) canali social.

Com’è stata accolta l’iniziativa?

Con un entusiasmo superiore a tutte le aspettative. Abbiamo avuto anche un po’ di fortuna. I giorni di maggiore diffusione coincidevano con quelli della legalizzazione delle unioni gay da parte della Corte Suprema Usa, del famoso hashtag di Obama #lovewins e della colorazione arcobaleno di tutte le foto profilo di Facebook.

Con un tool che abbiamo realizzato internamente e che ora è in fase beta, abbiamo analizzato il diffondersi degli hashtag collegati a questa tematica. Il buzz è stato enorme, e abbiamo favorito la viralizzazione della nostra campagna tra gli utenti collegati dalle diverse hashtag-cloud sul tema. La cosa ha suscitato un dibattito in tutto il mondo, perché l’Italia è l’unico paese dell’Europa occidentale a non aver ancora approvato una legge per le unioni civili.

Sono usciti dall’ombra moltissimi utenti a favore che hanno dimostrato con grande calore il loro appoggio alla campagna e alla copertina di Sportweek, che è stata citata da tutti i siti più importanti (corriere.it l’ha tenuta una settimana in home page!); nel resto del mondo, anche grazie alla pubblicazione della notizia su testate importanti come il Daily Mail, O Globo, Attitude e moltissime altre, se ne è parlato tantissimo: considerando solo Twitter, abbiamo contato oltre 90 milioni di impressions.

Conversazioni generate dalla copertina Sportweek nel mondo

Conversazioni generate dalla copertina Sportweek nel mondo

I ragazzi della copertina sono stati contattati da giornali e tv. E anche richiesti per un famoso reality ed uno di loro sta ora partecipando alle riprese per un canale Sky; inoltre sono stati contattati per eventi contro l’omofobia da numerose realtà tra cui l’Università di Roma Tre, l’Acea, l’azienda dell’energia di Roma e diverse scuole superiori.
El Pais, inoltre, ha appena inviato il loro corrispondente in Italia per fare uno speciale sulla squadra e sul suo impegno sociale.

La copertina su Sportweek si inserisce in una campagna più ampia. Ci parli delle altre fasi?

Come sempre abbiamo costruito una strategia integrata, ad hoc per il nostro obiettivo e per parlare a target precisi e sensibili. Come teaser abbiamo unito un flight di digital adv, con banner su siti in target, e una campagna di stoytelling sui diversi social con instant-video virali, specificamente targettizati, dove i ragazzi di Libera rispondevano a domande in parallelo sul giocare a rugby e sull’essere gay.

Il conto alla rovescia verso l’evento ha raccolto sempre più attenzione, anche grazie ad azioni di digital PR con gli stakeholder della comunità LGBT sui social, già sensibile e attenta ad Althea. La strategia ha ovviamente incorporato l’evento, una giornata bellissima, nel cuore di Milano, con gli ex All Blacks e la loro Haka travolgente, gli ex azzurri guidati da campioni come Marcello Cuttitta e Massimo Giovanelli, e i bambini, le famiglie, tanti giovani.

campagna althea

Insieme all’evento abbiamo lavorato sull’ufficio stampa. Luca Castaldini, il giornalista di Sportweek, ha passato un’intera serata con i ragazzi di Libera, ha voluto approfondire ogni aspetto della loro sfida a cui ha dedicato questo bellissimo e ampio servizio.

E il suo direttore ha poi deciso di farne la storia di copertina. Abbiamo poi passato la notizia della copertina alle agenzie internazionali ed è stato boom. L’hanno pubblicata ovunque, in Europa, Usa, Sudamerica, Australia, Giappone; i media generalisti e quelli LGBT l’hanno rilanciata ovunque.
La diretta social dell’evento è andata su tutti i canali Althea e su un’apposita pagina del sito, dove sono confluiti tutti i contenuti, creando una cronaca a più mani. Abbiamo realizzato video e foto della giornata che nei giorni successivi sono stati viralizzati nelle community trasversali, non solo quella LGBT ma anche quella del rugby, oltre che tra i nostri fan.

Prima, durante e dopo l’evento abbiamo sempre condotto un monitoraggio in real time con il nostro tool proprietario che ci è servito per indirizzare la viralizzazione dei contenuti e le diverse azioni là dove si accendeva l’interesse.

Qual è per il brand l’obiettivo principe di una campagna simile?

Segnalarsi in maniera netta, con un’azione originale e importante. Far capire che anche un brand che fa sughi ha una visione della società, della vita, una visione etica non inventata per fare pubblicità, ma vera perché condivisa e interessante per i suoi consumatori.

campagna althea

Che siano i valori il patrimonio della marca ormai è risaputo. Ecco, possono essere anche valori moderni, aggiornati e che non temono di toccare temi su cui il dibattito è ancora acceso. Affermare una brand voice non stereotipata, aggiornata all’estremo oggi, è il modo migliore di far fremere le reti sociali, di suscitare l’intervento degli utenti, di far alzare la loro voce.

Anche una campagna di un brand di sughi pronti può diffondere uno stile di vita aperto, curioso dei cambiamenti.

10 cose che abbiamo imparato sul Facebook Marketing al Corso Online con Luca La Mesa

 corso facebook marketing

Il Corso online in Facebook Marketing della Ninja Academy si è appena concluso, ma è già tempo di far tesoro dei concetti appresi. Luca La Mesa, uno tra i migliori professionisti del settore, ci ha fornito sia delle linee guida sia degli esempi pratici sul modo corretto di fare Facebook Marketing e incrementare la notorietà e la credibilità dei brand.

Difficile fare un sunto dei concetti più significativi, ma cercheremo comunque di presentarvi le 10 cose più interessanti che abbiamo imparato durante il corso.

1. Come sta cambiando il modo di comunicare e di fruire delle notizie attraverso Facebook

Che il mondo della comunicazione stia cambiando non lo impariamo certo adesso. La pratica di scattarsi un selfie, condividerlo e commentarlo è entrata nel nostro fare quotidiano, così come la raccolta di notizie attraverso i social media.

Viviamo e condividiamo attraverso gli smartphone le esperienze più importanti della nostra vita, tutto ciò (giusto o sbagliato che sia) è possibile grazie alla grande diffusione della tecnologia e delle piattaforme di distribuzione di contenuti. Facebook, in particolare, è il centro di scoperta per molte persone dove trovano nuovi contenuti, articoli, video e foto dei loro amici.

2. La struttura e le funzionalità di una Fan Page

10 cose che abbiamo imparato sul Facebook Marketing al Corso Online con Luca La Mesa

Abbiamo imparato quanto sia sbagliato tentare di promuovere un brand attraverso un profilo personale. Il motivo principale è relativo alla ridotta funzione che questo mette a disposizione degli amministratori, oltre ad un limite massimo di 5.000 amici. Al contrario una Fan Page dà la possibilità di descrivere e identificare meglio il nostro business attraverso l’inserimento di info, indirizzo, mappa, tel, orari, descrizioni, mission, prodotti, ecc.

Inoltre grazie alla Fan Page è possibile visualizzare tramite gli Insight, dati statistici fondamentali e utilissimi per capire i risultati che stiamo ottenendo, correggere, migliorare e cosa fondamentale per chi fa Facebook Marketing, creare campagne di Ads.

3. Cos’è l’edge rank, quali sono i fattori dell’algoritmo e come aumentarli

Se ne parla tanto, ma cos’è l’algoritmo di Facebook? Noto come edge rank, stabilisce in termini sia quantitativi, che qualitativi, il peso da dare ad ogni aggiornamento di stato o a ogni post pubblicato su Facebook. Stabilisce, inoltre, quali dei contenuti pubblicati su una pagina compariranno poi nella sezione notizie di alcuni fan.

I fattori principali dell’algoritmo sono Affinità (quanto sono affini gli utenti e il post di una pagina in base agli interessi e le preferenze espresse durante la nostra vita social), Peso (questo è in base al numero di condivisioni, commenti e mi piace) e Tempo (quanto più tempo ha vita un contenuto più il valore assegnato sarà alto).

Esistono alcuni fattori che possono influenzare positivamente l’algoritmo e altri, al contrario, che lo influenzano negativamente. Un fattore positivo è legato alla strutturazione di una Fan Page: ad esempio, un post pubblicato da una pagina con una sezione informazioni completa avrà migliori possibilità di spiccare tra gli altri mentre quei post che contengono termini come: Mi Piace, Commenta o Condividi, saranno facilmente penalizzati dall’algoritmo.

4. Come gestire una community

 Come gestire una community

Una gestione ottimale di un community prevede dei passaggi ben precisi. Tra i più importanti c’è la definizione dei flussi di informazione tra l’azienda e il cliente. Spesso, infatti, ci si trova davanti a richieste e domande per le quali non abbiamo informazioni necessarie per rispondere prontamente e in modo esatto. È importante avere un tono amichevole, rispondere velocemente e (quasi) sempre.

Definire le regole della Community, netiquette, è un escamotage per evitare comportamenti spiacevoli da parte degli utenti. Si tratta di un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti. Stabilire delle regole permette agli utenti di capire quali sono i temi affrontati dalla fan page e che tipo di richieste è possibile fare e all’azienda di tutelarsi qualora un utente infranga le stesse regole.

5. Crisis Management, cosa fare?

La mansione di community manager prevede di identificare immediatamente un’eventuale crisi. Grazie al corso in Facebook Marketing abbiamo appreso che ci sono delle linee guida da seguire per gestirla al meglio.

Tali linee guida sono riassumibili in tre punti: il tempismo di identificazione del problema e di risposta è fondamentale, il tono di voce è importantissimo sia per risolvere il problema sia per migliorare l’immagine del brand e infine una crisi superata può rivelarsi un’opportunità per l’azienda.

6. Le opportunità offerte dal Real Time Marketing

 real time marketing

Il Real Time Marketing è una grandissima opportunità per i brand se questi riescono ad inserirsi con logica ed intelligenza nei temi più caldi del momento. Il criterio deve essere solo e solo uno: la rilevanza del tema di attualità con il brand.

Come farlo bene? Per farlo bene è importante avere una rapida capacità decisionale e una chiara organizzazione interna su chi sia responsabile di approvare l’idea. È importante non improvvisare e pubblicare contenuti discutibili perché si potrebbe avere un effetto indesiderato e contrario.

7. Come creare un social media contest

Durante il corso in Facebook Marketing abbiamo appreso quali sono i passi importanti per la creazione di un social media contest. Nonostante i tanti fattori di natura legale per la creazione di un contest, tale strumento è un ottima opportunità di marketing perchè consente di acquisire registrazioni, portare gli utenti in un luogo fisico, se pensato in un’ottica online/offline, costruire database molto grandi di indirizzi email potenzialmente interessati al prodotto/servizio e infine acquisire fan reali per una pagina Facebook.

8. I diversi modi di fare pubblicità su Facebook

Esistono diversi modi di fare pubblicità su Facebook ognuno dei quali prevede un diverso livello di personalizzazione del target. Dai semplici post sponsorizzati fino ad arrivare all’utilizzo di tools di creazione e monitoriggio esterni, le possibilità sono tante.

Durante il corso in Facebook Marketing abbiamo anche avuto modo di esercitarci e imparare quali sono i dati da tenere sotto controllo e quali fattori devono essere modificati in corsa per ottimizzare al massimo il risultato delle nostre campagne.

9. I parametri di Facebook Ads

 parametri facebook ads

Per ogni campagna Facebook che si rispetti è opportuno capire e scegliere l’obiettivo delle nostre inserzioni.

La domanda da porci è questa: cosa vogliamo raggiungere? Le possibilità di scelta sono tante, è possibile promuovere la pagina per incrementarne i like, mettere in evidenza un post che sta ottenendo un buon successo organico, qualunque sia l’obiettivo è indispensabile tenere presente i dati forniti da Facebook per poter migliorare l’inserzione in corsa.

10. Consigli utili per le campagne pubblicitarie: scelta delle immagini

Infine abbiamo ricevuto due consigli ottimi per creare delle campagne pubblicitarie perfette attraverso Facebook: bisogna mettere in risalto l’azienda scegliendo per le inserzioni immagini che mostrino le persone mentre usano il prodotto anzichè il solo prodotto per poter suscitare l’attenzione di tutto il target prescelto.

Il secondo consiglio è prettamente tecnico: la regola del 20%. Attraverso una griglia messa a disposizione da Facebook, bisogna assicurarsi che il testo non occupi il 20% o più dei pixel dell’immagine per poter essere accettate e pubblicate.

La Ninja Academy Experience

Il corso è terminato, ma i materiali (slide e video delle lezioni) sono sempre pronti da consultare. La possibilità di rivedere all’occorrenza le lezioni e di consultare le slide anche dopo la fine del corso ci permetteranno un rapido ripasso per fugare tutti i nostri dubbi.

commenti fb sul Corso Online in Facebook Marketing

Infine, il gruppo privato su Facebook riservato ai partecipanti del Corso Online diventa un vero e proprio forum in cui confrontarsi, scambiarsi idee e fare networking.

E ora?

Il Corso online è terminato, ma dai un’occhiata ai prossimi corsi in programma:

Toyota è pronta a presentare le sue concept car al Tokyo Motor Show 2015

Toyota si prepara a presentare le sue concept car altamente tecnologiche al Tokyo Motor Show 2015, dove dal 29 ottobre all’8 novembre il pubblico potrà ammirare i veicoli del futuro.

La casa nipponica mostrerà la hot rod Kikai dall’aspetto steampunk, la compatta ecofriendly FCV Plus e la coupé sportiva S-FR dal sapore vintage.

LEGGI ANCHE: 5 + 1 validi motivi per cui il Digital rivoluzionerà il settore Automotive

Kikai

Come suggerisce Nick Jaynes nel suo articolo per Mashable, l’auto sembra uscire direttamente da una scena del film Il quinto elemento con Bruce Willis. Progettata per enfatizzare la bellezza e il complesso lavoro artigianale della meccanica automobilistica, Kikai mostra pezzi che normalmente vengono nascosti sotto gli strati di metallo della carrozzeria. Gli ammortizzatori e il motore situato nella parte posteriore sono completamente a vista e possono essere facilmente ammirati da tutti. All’interno nell’abitacolo, due finestrelle poste vicino ai pedali del guidatore mostrano il movimento delle sospensioni, degli pneumatici e la strada al di sotto.

Il posto del conducente è nel mezzo dell’auto, per far sentire il guidatore letteralmente al centro dell’esperienza di guida e fornire una sensazione di controllo totale del veicolo. Nel retro c’è spazio per due passeggeri, fino a creare una forma triangolare che offre il giusto spazio ai tre occupanti.

FCV Plus

FCV Plus è un concept fuel cell a idrogeno dal design futuristico. La linea aerodinamica della sua carrozzeria è enfatizzata dagli ampi cristalli e dai led che illuminano scocca e cerchi.

Le componenti del sistema fuel cell sono bilanciate nel peso tra la parte anteriore e posteriore, per facilitare la drive experience. Lo stack del fuel cell (l’unità che trasforma l’idrogeno in elettricità) è posizionato tra le due ruote frontali e il serbatoio di idrogeno è montato dietro le ruote posteriori; in questo modo la cabina risulta sorprendentemente spaziosa, nonostante le dimensioni compatte. Ognuna delle quattro ruote include inoltre il proprio motore elettrico, evitando così di sottrarre spazio all’abitacolo.

L’elemento di novità di FCV Plus sta nella sua capacità di trasformarsi da mezzo di trasporto a generatore di potenza. Quando non utilizzata, l’auto può infatti generare elettricità attingendo anche a serbatoi esterni di idrogeno per alimentare i sistemi elettrici domestici.

S-FR

La più convenzionale delle tre è una sportiva compatta, denominata S-FR.

Non sono state ancora rivelate le sue capacità prestazionali, ma sembra che la S-FR sia dotata di una trasmissione manuale a sei velocità in grado di offrire un’accelerazione morbida. Caratteristica che, aggiunta alla leggerezza e alla forma compatta, garantirebbe agilità e reattività, accentuando il piacere di guida della vettura. Può ospitare fino a quattro passeggeri; il design è semplice e dalle linee arrotondate.

L’abitacolo mostra una strumentazione completamente digitale e pochi pulsanti, in grado di rendere l’interno minimale e il più possibile spazioso.

Il pubblico potrà ammirare i concept Toyota e quelli delle altre case automobilistiche nella capitale nipponica, sognando che un giorno non troppo lontano possano “approdare” sul mercato.

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu [INTERVISTA]

Renée Mauborgne al Forum delle Eccellenze 2015

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Andrea Favarin.

Renée Mauborgne sarà al Forum delle Eccellenze 2015, quindi abbiamo colto l’occasione per fare qualche domanda alla persona che teorizzato la famosa strategia Oceano Blu.

Nel tuo bestseller, l’idea di base è che la competizione è per i perdenti. Si dovrebbe sempre evitare i competitor e posizionare sé stessi in un solido mercato di nicchia. Quali sono i passi chiave per raggiungere questo Oceano Blu?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

Il primo passo è tracciare una mappa delle imprese Pionieri – Migratori – Coloni e pianificare dei portafogli prodotto. I Coloni sono definiti con business-model simili, i Migratori hanno offerte commerciali migliori della maggior parte del mercato, e i Pioneri di una società sono le aziende che offrono un valore senza precedenti. In quest’ultimo caso si tratta di strategie Oceano Blu attinenti ad una società, e sono le più potenti fonti di crescita redditizia; le uniche ad avere un seguito di clienti di massa.

Hai scritto il tuo libro nel 2005 e molte cose sono cambiate da allora. Sto pensando al nuovo ruolo dei social media, l’importanza data alla responsabilità sociale delle corporate e così via. Quali pensi siano gli elementi che hanno cambiato maggiormente la competizione e qual è il loro impatto sui principi dell’Oceano Blu?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

La tecnologia è una componente fondamentale nella creazione di una strategia aziendale Oceano Blu ed è un fattore che tutte le aziende dovrebbero tenere in grossa considerazione nell’analisi delle proprie strategie aziendali. Si è evoluta nel tempo e si evolverà ancora, è in continuo mutamento. L’impatto che ha è quello di poter accelerare alcuni processi aziendali nel trovare la propria nicchia di mercato.

Come i principi dell’Oceano Blu si applicano alla scena delle startup, al maker movement e alla sharing economy?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

Tutti devono pensare dal punto di vista della domanda, per cui i processi che si innescano rimangono gli stessi. Essa delinea tutte le leve su cui possono puntare le società per fornire un’utilità eccezionale per gli acquirenti, così come tutte le varie esperienze che gli acquirenti possono avere con un prodotto o servizio. Questa mentalità aiuta gli startupper e le nuove sharing ecnonomy a identificare l’intera gamma di spazi di utilità che un prodotto o un servizio può potenzialmente riempire.

Quale pensi sia il settore industriale con le migliori condizioni per una azienda o un imprenditore che vogliono evitare la competizione con questo tipo di strategia?

La strategia Oceano Blu può essere adottata indistintamente in ogni settore ed in ogni mercato, non esiste un mercato più favorevole di un altro. Non mancano esempi di aziende che la applicano in settori completamente differenti. Le aziende devono essere brave a trovare il giusto approccio nel proprio mercato di riferimento.

I mercati sono conversazioni. Cosa possono fare le aziende per creare oceani blu sui social media?

Renée Mauborgne e la strategia Oceano Blu

Le aziende dovrebbero in primis coinvolgere gli utenti sollecitando il loro contributo e raccontare l’azienda anche attraverso i valori aziendali, ricordando che il processo giusto trasforma l’esecuzione in strategia, creando in anticipo il desiderio di acquistare.

Il caso Reevèr: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Il caso Reevèr: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Innovazione di valore, Made in Italy e Storytelling: ecco i tre ingredienti alla base di Reevèr, startup e ultima nata  nello storico network tessile napoletano della Famiglia Carillo.

Debuttato ufficialmente lo scorso settembre alla fiera Homi a Milano, il nuovo brand nasce da una precisa visione: trasformare il modo tradizionale di vivere la casa con una collezione che trasforma il bello in oggetti capaci di esaltare i sensi, scardinando allo tempo le regole che governano il settore del tessile per la casa.

Per saperne di più abbiamo chiesto ad Alessandro Carillo, AD di Reevèr, di parlarci della sua creatura.

Come è nato il brand Reevèr?

Emozionalmente è il prodotto di un mio sogno, di un mio desiderio di tradurre in oggetti il bello oggettivo. Nasce come nuovo modo di viversi e di vivere la casa come luogo d’incontro conviviale, accogliente, informale, che suscita un continuo senso di emozione, curiosità, sofisticazione e personalizzazione. La combinazione dei colori a cui penso per ciascun elemento delle collezioni comunica senso di unicità, di insolito, di autorealizzazione, piacevolezza e leggerezza dell’essere.
Passando alla fredda logica aziendale, invece, nasce dalla necessità di una nuova proposizione di valore ad un mercato che sconta una crisi strutturale e vive una fase di rimodulazione della domanda. Il settore del tessile arredo, da sempre, coordina in verticale la propria offerta – ad esempio tenda a fiori coordinata con cuscino a fiori, tappeto a fiori, etc.. La proposizione di valore è nell’ingegnerizzare delle collezioni che non richiedano competenza d’arredo o un mindset necessariamente in grado di abbinare due oggetti diversi, poiché, a monte, i tool che consentono al cliente di scegliere sono embedded, contenuti nelle collezioni medesime. In parole povere: non scelgo più in verticale – fiori con fiori della stessa collezione – ma in orizzontale – fiori con cuori di due collezioni diverse – e qualunque siano gli oggetti da me acquistati e scelti in maniera casuale, istintiva, sensoriale, si coordineranno senza rischiare accostamenti improponibili indipendentemente dal mio livello di gusto nella scelta.
Scegli anche a caso, in ogni scelta c’è una casa di design.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Quanto è importante per voi il legame con il territorio e con il concetto di Made In Italy?

Pensato in Italia e realizzato nel Sud. Per esteso, nel sud del nostro continente, dunque italiano per tutto ciò che è creatività e ingegno, tipico del nostro territorio. Il rapporto è strettissimo, la stessa fase produttiva è realizzata anche attraverso il contributo di sapienti artigiani locali che curano degli elementi sartoriali.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

In che modo Reevèr punta a rompere le regole, proponendosi come un’alternativa al tessile classico?

Disruption. Ecco la chiave o il certificato di nascita di Reevèr. E’ il momento in cui la necessità di guadagnare oceani blu, di sfuggire a logiche di dumping, origina il cambiamento di una determinata attività e modifica completamente il modello di business precedente. Nel nostro settore, come detto prima, abbiamo agito sulla regola della verticalità, a parità di fattori produttivi disponibili ma intervenendo a monte, in fase di progettazione e ingegnerizzazione delle collezioni. Allegando al prodotto, appunto, gli strumenti concettuali per essere orizzontali.

Ci puoi raccontare come è nato lo storybook che avere presentato a Homi lo scorso settembre?

Il book è un elemento di presentation e di comunicazione da storytelling, coerente con la proposizione d‘offerta al mercato. Se l’intenzione è quella di far scegliere in orizzontale in collezioni pensate in verticale, allora le collezioni raccontano storie, sono esse stesse una storia. Ogni collezione è presentata come una storia di uomini. Ne ha il nome e si muove nell’archetipo di Jung del “Mago, Esploratore, Ribelle” rispetto al quale viene posizionato il brand ed ogni azione comunicativa. Lo stesso “catalogo” già a Milano è uno storybook, nel rispetto della citata proposizione d’offerta del coordinamento orizzontale: 6 personaggi che vivono in una metastoria di cui sono personaggi e che acquistano, di volta in volta, consistenza propria nei close-up verticali. Facendo ciò, abbiamo allineato la proposta di offerta-prodotto alla comunicazione, il coordinamento in orizzontale di 6 collezioni verticali a cui corrisponde il coordinamento orizzontale (la metastoria) di 6 storie verticali.

Se le storie sono uomini e ciascun uomo è una storia, allora raccontiamo uomini.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Negli ultimi anni nel settore del tessile accanto a players tradizionali si sono affiancate realtà diverse (es. Ikea, Zara Home). Come vi relazionate a questo nuovo e più vasto mercato?

L’unico modo per battere la concorrenza è cercare di smettere di battere la concorrenza. ‎Renée Mauborgne insegna. Sarebbe un atteggiamento suicida provare a competere contro dei giganti che, per capacità finanziaria e formula distributiva, sono inattaccabili. L’innovazione di valore è la nostra arma di attacco e difesa allo stesso tempo, è più di una semplice innovazione: rappresenta una strategia che abbraccia l’intero sistema delle attività di una azienda. L’innovazione di valore ci ha spinto a ri-orientare l’intero sistema per arrivare ad un aumento significativo del valore creato, per gli acquirenti e per se stessi. In questo senso va ben oltre un approccio commerciale pionieristico o una formula dispendiosa e facilmente imitabile dai colossi citati. Proviamo a sfidarli su territori non coperti, guardando soprattutto ai non-clienti e creando nuovi spazi-mercato incontaminati. Con questo approccio mentale è possibile superare i confini tradizionali del nostro settore per esplorare nuovi territori e nuove modalità con cui costruire la nostra proposta valore. Reevér, appunto. Riprogettiamo il verso, invertendolo.

Il caso Reever: innovazione e Made in Italy [INTERVISTA]

Ninja Factory: al via a Roma e Milano!

12106935_1083840061627238_4215641512806269008_n

Avere una formazione completa nel settore digital, studiare casi concreti e sporcarsi le mani in una competizione con i colleghi per la creazione di un nuovo progetto: è questo l’obiettivo della Ninja Digital Factory della Ninja Academy che ha preso il via sabato 10 ottobre nelle sedi di Roma e Milano del TIM #WCAP partner dell’evento.

Ma com’è andata la giornata formativa? Ecco il racconto dei due inviati Ninja all’evento!

Qui Roma, di Felicia Mammone

È con grande piacere che per la seconda volta seguo l’edizione romana della Ninja Factory. Tante novità, ma una certezza: anche in questa edizione il primo incontro si è avviato in ritardo 😕 Guerrieri ai posti, alle 10.00, è partita la giornata formativa nella sede di Roma dell’acceleratore Tim#Wcap. Adele Savarese, Chief Content Officer di Ninja Academy, ha presentato il progetto della Factory indicando i 9 brief e le task: dalle strategie SEO e SEM al videomaking fino ai social network. Abbiate perseveranza, il digitale si muove molto velocemente ma è importante la diversità che, nel digital, è quella cosa che ti fa fare 100 click in più ha detto il tutor Raffaele Pironti, Digital Product Manager presso il Gruppo Editoriale L’Espresso.

12088269_1083840244960553_5402661436013198255_n

 

Dopo la call per la presentazione dei colleghi della Factory di Milano, Carmine Esposito, coordinatore dei tutor, ha provveduto a organizzare i team di lavoro: saranno 4 le squadre in competizione a Roma, tutte molto eterogenee. I Guerrieri romani, infatti, hanno competenze molto vaste: c’è chi viene dalla comunicazione e chi dal mondo della medicina o anche chi, come Giampiero appena trasferitosi da Sidney a Lecce, si è iscritto alla Factory per cercare nuovi stimoli. Fatte le squadre inizia il bello: i ragazzi si riuniscono per conoscere e porre e basi del loro grande lavoro!

12088056_1083839898293921_4490564057178680271_n

Qui Milano, di Federico Damiani

11218991_1083840558293855_8032362719493619982_n

Sono ben trenta gli iscritti alla Ninja Factory di Milanese che puntualissimi si sono presentati alla sede dell’acceleratore Tim #Wcap sabato mattina. Dopo la presentazione del business case e di tutti gli step che vedranno protagonisti i team da qui a marzo, è stato il turno della presentazione dei tutor.

Primo a raccontarsi Marco Magnaghi, chief digital officer di Maxus Italia, con un passato in Accenture e in Amadori. Ninja Factory è una palestra in cui allenarsi e poter sbagliare e imparare dai propri errori. Fuori da questo ambiente protetto si può sempre imparare dai propri errori” ha detto Marco. È stato poi il momento di  Michaela Matichecchia, che nella vita è consulente web marketing e project manager. È fondamentale avere una visione a 360° del panorama digital: focalizzarsi solo su un singolo strumento o su una metodologia rischia di compromettere l’intera strategia” ha detto Michaela.

12106818_1083840044960573_2019728559088979023_n

Conosciuti i tutor, è stato il turno della presentazione dei Guerrieri. Un gruppo molto eterogeneo, quello della Factory di Milano. I partecipanti hanno un’età che vai dai 20 anni del più giovane ai 55 del Guerriero più esperto, con background che spaziano dal campo medico a quello imprenditoriale, passando per quello pubblicitario. I tutor hanno poi annunciato la divisione dei team di lavoro. Per Milano avremo sei team in competizione che, prima di lasciare Tim#Wcap, si sono riuniti per organizzarsi al proprio interno, decidere gli strumenti che utilizzeranno e approfondire meglio le competenze che ognuno potrà mettere in campo.

 

Riusciranno i nostri Guerrieri a portare avanti i task? Lo scopriremo il 16 gennaio sempre tra Roma e Milano! 😉

Intanto Buon lavoro… and Be Ninja! 

Video e social network: la prima impressione è quella che conta

la_migliore_prima_impressione_e_con_i_video

Quanto è veramente importante la prima impressione?

Si pensa solitamente che abbiamo pochi istanti per creare una buona prima impressione e che l’occasione non si ripeta. Dovremmo sempre essere quindi sempre pronti a mostrarci al meglio.

Nonostante molti studi e libri sembrino confermare  l’importanza delle prime impressioni che provochiamo, la realtà è che spesso sono condizionate da molti fattori arbitrari e, al limite, possono essere completamente sbagliate.

Pare, insomma, che non dovremmo preoccuparcene, no?

Secondo altre ricerche, una prima impressione è condizionata anche dalle aspettative: se in qualche modo abbiamo già avuto qualche informazione sulla persona che incontriamo, la prima impressione sarà positiva o negativa, a seconda di come fossero le informazioni ricevute.

La prima impressione che causiamo sembrerebbe non dipendere totalmente da noi stessi: i bias cognitivi della persona che ci giudica e le pre-informazioni ricevute la condizionano.

Come si potrebbe allora causare una prima impressione positiva?

Uno studio condotto dalla studentessa Tricia Pricket su un campione di colloqui di lavoro video registrati, ha rivelato che, per un osservatore esterno, bastavano 15 secondi per predire se l’intervistato avrebbe avuto una offerta di lavoro oppure no.

Il Professore Frank Bernieri , dell’università dell’Oregon, supervisore dello studio, consiglia di comunicare in maniera aperta ed espressiva e di cercare di scoprire gli interessi che si hanno in comune con la persona da incontrare.
Quest’ultimo consiglio è particolarmente importante, poiché si basa sul principio di attrazione dei simili, un processo cognitivo che agisce come un riflesso e non come pensiero analitico consapevole.

Secondo un articolo pubblicato di recente da Harvard Business Review, The science of sounding smart (“La scienza del sembrare intelligenti”) per ottenere un lavoro è determinante anche il modo in cui ci si presenta.

Nello studio presentato si è infatti notato come usando un video per presentarsi, al posto di una lettera scritta, abbia più favorevolmente condizionato i giudizi di chi doveva valutare i candidati.

Anche se la forma scritta sembrerebbe quindi il modo migliore per comunicare le vostre ragioni per essere assunti, ed essere valutati più favorevolmente, la voce e, ancor di più, l’immagine, sono in realtà vincenti.

Nello studio tre gruppi diversi avrebbero dovuto valutare i candidati per competenza, intelligenza, e  serietà.

Un gruppo avrebbe giudicato i candidati da un video, un secondo gruppo dal solo audio registrato e infine l’ultimo gruppo da una trascrizione del audio, depurato da ogni intercalare e interiezione.

In media, i candidati giudicati dal video hanno ricevuto giudizi più positivi sulle loro capacità intellettuali, sono risultati più piacevoli, con una migliore impressione generale e giudicati con maggiore probabilità di essere assunti.

La_migliore_prima _impressione_è_con_i_video_1

Come sfruttare queste informazioni e studi a proprio vantaggio?

I video sono oramai diventati un mezzo facile da creare e divulgare, e, anzi, sono spesso privilegiati nei social network: ovviamente in quelli che li hanno come loro caratteristica principale, ma anche in quelli che, come Facebook, li stanno ora adottando con decisione.

In alcuni la durata è fissa e predeterminata (il video profilo di Facebook, per esempio può durare al massimo 7 secondi), in altri casi no: ma è consigliabile non superare i 25 secondi.

Con un po’ di esercizio, non preoccupatevi, saranno sufficienti per dare una buona prima impressione.

Altri consigli da seguire per un buon video di presentazione:

  • se usate uno smartphone o un tablet, girate il video in orizzontale.
  • girate il video in un posto tranquillo, senza rumori o altre fonti di distrazione per chi lo guarderà.
  • assicuratevi che l’ambiente sia bene illuminato.
  • fate diverse riprese.
  • chiedete a qualche amico fidato di rivederle insieme a voi.
  • non abbiate paura di fare ancora altre riprese.
  • considerate la possibilità di fare e seguire un copione

Oltre agli aspetti tecnici (ed il contenuto!) dovrete curare anche il modo in cui vi presenterete nel video, *in particolare^ alcuni aspetti del vostro linguaggio corporale, questi:

  • non sedetevi in modo goffo.
  • non tenete le braccia incrociate.
  • cercate di apparire sereni e rilassati.
  • stabilite un contatto visivo, sorridete (anche con gli occhi!).
  • variate il tono di voce e le espressioni facciali.
  • mostrate la vostra passione!
  • scegliete con cura l’abbigliamento che ritenete adeguato a chi vi giudicherà.
  • muovetevi e mantenete i vostri gesti all’interno dell’inquadratura.
  • mantenete una postura aperta ed eretta.

Ora è il vostro turno! girate il vostro video, mostrate chi siete!

 

 

You Can Be Anything: Barbie ed il Girl Power

You_can_be_anything_Barbie_ninja_1

Puoi essere ciò che vuoi. Barbie rivoluziona il concetto di “bambola” perfetta e senza cervello chiedendo al pubblico: “Cosa può accadere se una ragazza è libera di immaginare ciò che potrà diventare?” Era dai tempi delle Spice Girls che non si sentivano più messaggi così energici sulle possibilità delle bambine, future donne, di sognare in grande. Da qui parte il nuovo spot Imagine The Possibilities con cui la Mattel rilancia l’immagine della Barbie conferendole un ruolo più rassicurante, affidabile, formativo.

Sogni di diventare veterinaria? Allenatrice di una squadra di calcio? Una docente universitaria? Giocare con Barbie è immergersi in un mondo fatto di sogni che un giorno diventeranno realtà. Se un tempo la Mattel è stata aspramente criticata per voler vendere a tutti i costi un giocattolo che veniva associato a concetti come finzione, artificiosità, ricerca del bello e dell’ostentazione irreale, oggi il marchio cambia completamente la sua strategia di comunicazione.

[yframe url=’https://www.youtube.com/watch?v=l1vnsqbnAkk’]

 

Il messaggio è chiaro e ricco di speranza: tutte le bambine possono sviluppare la propria immaginazione giocando con una Barbie, possono sognare di diventare un giorno ciò che desiderano ardentemente. Insomma, abbattiamo tutti gli stereotipi e tutti i preconcetti sulla bambola più famosa al mondo. Chi di noi non ha mai avuto una Barbie tra le mani? Chi non ha mai giocato con le amiche immaginandosi nelle situazioni più disparate?

LEGGI ANCHE: 5 Barbie che Mattel dovrebbe produrre per ispirare le nuove generazioni

L’inversione di tendenza dell’azienda è evidente. Nel corso del tempo si è passati da una Barbie sempre perfetta, con tacchi altissimi e vestiti mozzafiato, ad un modello di vita, più sano, più propositivo, in cui le bambine possono guardare al proprio futuro concreto, fatto di lavoro e responsabilità. Ne saranno orgogliose le mamme che possono vedere finalmente in Barbie un esempio positivo per la crescita delle proprie figlie.

You_can_be_anything_Barbie_ninja_2

Le dichiarazioni di Evelyn Mazzocco, direttore generale di Barbie, sono andate dritto al punto:

È l’inizio di un evoluzione del marchio, progettata per incoraggiare i genitori a rivalutare il ruolo che Barbie può svolgere nella vita dei bambini. Questa iniziativa nasce per ricordare ai genitori di oggi che, attraverso il potere dell’immaginazione, Barbie permette alle bambine di esplorare il loro potenziale illimitato.