Instagram da Zero a Star: 6 strumenti indispensabili

Negli ultimi tempi sto dedicando molto tempo a Instagram perché lo considero la vera novità in ambito social network degli ultimi anni. L’Instagram Marketing (come lo chiama qualcuno) o il Marketing su Instagram (come sarebbe meno scorretto dire) è una specializzazione sempre più richiesta. I migliori account su Instagram annoverano grandi multinazionali come Nike, Redbull, Victoria’s Secret, ma anche le PMI su Instagram raggiungono un pubblico ragguardevole, soprattutto nel mondo della moda come dimostrano I-Am Bikini, Il Maltese Lab o Happiness.

Sei interessato a Instagram? Se stai leggendo questo articolo è molto probabile che sia così. Come me, ti chiederai allora: come ottenere follower (i seguaci) su Instagram? Quando pubblicare post (le foto) su Instagram? E così via. Insomma: come ottenere il massimo dal tempo che dedichi a Instagram? Questo post indica i migliori trucchi per Instagram.

Step 1. Come aumentare i propri follower su Instagram

In attesa del (pare) imminente arrivo dell’advertising su Instagram, il modo migliore per aumentare i propri follower su Instagram resta l‘interazione organica. Pubblicare contenuti interessanti, curare la descrizione e gli hashtag, essere attivi sui contenuti degli altri sperando nella reciprocità.

Esistono dei tool, dei software che ci permettono di automatizzare al meglio le attività su Instagram. Si tratta di piattaforme automatiche che agiscono per tuo conto, utilizzando per te il tuo account Instagram. Il mio preferito tra questi è Instagress.

Instagress Dashboard

Puoi usare Instagress per aumentare i follower impostando la funzionalità “Following” e la funzionalità “Like”. In entrambi i casi il software utilizzerà il tuo account Instagram per mettere like e seguire utenti su Instagram, automaticamente. Impostando correttamente Instagress (orari di azione, hashtags e utenti da utilizzare) il follow-back è garantito.

In un mese di attività si possono raggiungere da zero 1.000-3.000 followers. Reali. Niente utenti fasulli (fake).

Instagress è uno strumento potente, con l’account di un brand puoi usarlo per seguire automaticamente tutti gli utenti che utilizzano i tuoi hashtag (es. #nike) o tutti gli utenti che pubblicano foto geolocalizzate in una specifica location (es. il tuo ristorante). È molto importante non abusarne: se correttamente configurato sostituisce il lavoro umano evitando che tu stia collegato. Se ne abusi rischi di creare una base utenti Instagram senza valore reale: non interagiranno con i tuoi contenuti e il tuo engagement sarà quindi bassissimo.

Step 2. Come aumentare l’engagement con la community

Hai costruito una base di follower. Adesso è importante interagire con loro. Come fare? Innanzitutto pubblicando contenuti con regolarità (diciamo almeno 2-3 contenuti al giorno).

In secondo luogo quello che ti serve sono degli alleati. E gli alleati più preziosi sono fra i tuoi follower. Di chi sto parlando? Dei tuoi migliori follower: sono quelli che commentano (abitualmente) e che mettono like a tutte le tue foto. Interagire con loro (commentando i loro post o ricambiando i like) rafforzerà la loro fedeltà. E grazie agli utenti fedeli il brand si assicura uno zoccolo duro di fan su cui può sempre contare e che fa da traino per gli altri.

Come individuare i top followers su Instagram? Il mio strumento preferito è Crowdfire. A differenza di Instagress, questo è un servizio sia desktop sia con un’app mobile.

Con Crowdfire puoi vedere quali sono gli utenti che smettono di seguirti (defollow) e soprattutto quali sono gli utenti che mettono più like e commenti alle tue foto di Instagram.

crowdfire menu

In effetti potresti avere degli alleati anche fuori dal gruppo dei tuoi followers. Come mai? Magari utenti entusiasti che pubblicano foto dei prodotti su Instagram (ad esempio gli occhiali Super). O di un ristorante (ad esempio Anche Ristorante a Milano).

Anche questi sono preziosi alleati! Come interagire con loro? Instagram continua ad essere carente di una funzione nativa di report dei contenuti. Ma grazie a Repost App è possibile ri-condividere sul proprio account le foto fatte (e pubblicate) dai fan che hanno utilizzato uno specifico hashtag o location.

Step 3. Trovare hashtag per i post

Abbiamo visto fin qui che l’hashtag gioca un ruolo importante su Instagram. Sia per trovare nuovi followers sia per creare engagement. Come trovare hashtag per le foto di Instagram? La migliore app in merito è TagsForLikes Pro (esiste anche una versione gratuita).

tags for likes app

Non sono pienamente soddisfatto delle app come Tags for Likes perché puntano a trovare gli hashtag sulla base della loro popolarità (numero di foto che hanno l’hashtag in questione) e non della reale capacità di portare like. Ad esempio l’hashtag #Italy è molto popolare. L’hashtag #whatitalyis è molto meno popolare, ma molto più seguito. Provare per credere. Questi hashtag sono spesso associati a progetti (come appunto What Italy Is), come scoprirli? Il modo migliore è “spiare” gli utenti instagram con ampio seguito per i temi per te strategici.

Step 4. Programmare la pubblicazione dei post su Instagram

Bene! Abbiamo un pubblico, abbiamo i contenuti giusti ora non resta che pubblicare. Che sarà mai. Beh, in effetti su Instagram programmare la pubblicazione non è possibile. Ma c’è di peggio: Instagram non permette ad app esterne di pubblicare contenuti automaticamente. Questo vuol dire che l’unica possibilità è la pubblicazione manuale.

publish ios app

La app migliore che assiste in questa operazione è Publish, integrabile con Crowdfire (dato che entrambe sono sviluppate dalla stessa azienda). Publish permette di caricare tutti i contenuti in una volta via mobile app e stabilire il giorno e l’ora della pubblicazione su Instagram. La app non può pubblicare automaticamente ma al giorno e ora stabiliti invia una notifica all’utente e con pochi tap sullo schermo la foto e il testo si trovano già pronti dentro Instagram per la pubblicazione manuale. Non il massimo auspicabile, ma sicuramente il meglio possibile.

Bonus. Il migliore orario per pubblicare su Instagram

Se Publish ci permette di pianificare, occorre però decidere quando pianificare la pubblicazione. Non è una domanda da poco soprattutto perché su Instagram è molto facile collezionare un’audience multinazionale. E quindi spalmata su più fusi orari (timezone). Lo strumento migliore è Iconosquare. Si tratta di un ottimo servizio di analisi dell’engagement di un account Instagram. Tra le altre cose, individua giorni e orari in cui i tuoi contenuti (le foto) hanno ottenuto più engagement (like e commenti). In questo modo è possibile testare giorni e fasce orarie e capire quali siano quelle più opportune.

iconosquare

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Google Foto lancia Rediscover This Days

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Come ogni anno, tra fine agosto e inizio settembre si registra un picco di tristezza in tutta la penisola: l’estate sta finendo – come cantava un noto duo elettropop torinese – e ci stringiamo forte ai ricordi, già lontanissimi, delle ultime ferie trascorse al mare o in montagna.

A quanti sarà già capitato di rivedere – e di far vedere – le mille foto scattate nelle rilassanti settimane di vacanza? È di certo una tradizione che accomuna tutti, in questo periodo dell’anno.

Sfruttando questa particolare congiunzione temporale, Google ha deciso di rilasciare una nuova versione della sua app Foto arricchendola di nuove funzionalità e dedicandole quell’attenzione che forse prima era concentrata sul povero Google+.

LEGGI ANCHE: Google lascia Google Plus: amore finito, ma restiamo amici

Oltre alla classica correzione di bug e al miglioramento delle prestazioni offerte, Google Foto introduce alcune interessanti novità: la possibilità di scegliere la copertina degli album creati e quella di creare delle didascalie che servano da commento alle nostre istantanee.

Utile anche la funzione di catalogazione e ricerca, che può essere fatta tramite persone, luoghi e posti.

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Ma la novità più grossa di questo aggiornamento è la funzione Rediscover This Day, che potremmo tradurre con Riscopri il giorno.

Questo nuovo servizio offre la possibilità di rivedere foto del nostro passato, grazie alla funzione Assistente che ci ripropone un nutrito gruppo di foto, riunite, confezionate e animate in un bell’album digitale, pronte per essere condivise su tutti i principali social.

Qualcosa quindi di molto simile a ciò che fa Facebook con il suo Accadde oggi e l’app Timehop (che si presenta al pubblico come come un esempio di macchina del tempo).

In cosa differisce quindi questo servizio?

TechCrunch l’ha chiesto a Chris Perry, Product Lead di Google Foto.

È una sorta di Timehop e Accadde oggi, ma non completamente. Non ti disturberà ogni giorno, a meno che non abbia un buon gruppo di foto da mostrarti.

Ma come può non risultare fastidiosa questa intromissione nel presente dei nostri ricordi?

La qualità visiva delle foto è propria dell’account. Non ci saranno screenshot. Saranno scelte fotografie in un lungo lasso di tempo, foto che siano di più di un semplice evento. Qualcosa che provochi un’emozione. Faremo attenzione alla presenza di punti di riferimento che spingano alla creazione di collage fotografici.

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In poche parole, Google Foto non ci segnalerà casualmente una foto solo perché è passato un anno dal suo scatto o dalla sua pubblicazione (come fa Facebook, spesso insensatamente).

E se Google Foto ci mostrasse le immagini di un’estate passata con chi non abbiamo più intenzione di ricordare (ex fidanzati, per dirne una)?

Purtroppo, il servizio non è ancora in grado di capire quali foto siamo interessati a rivedere e quali no, esponendoci così al rischio di confrontarci con ricordi spiacevoli.

Chi dovesse aver paura di un simile scenario, potrà comunque disattivare il Riscopri il giorno e concentrarsi solo su presente e passato.

Google Foto è pronto per accogliere i GB delle vostre ferie ed è disponibile per Android e iOS.

Pooductive, l’app che ti fa compagnia quando sei in bagno

Pooductive l’app che ti fa compagnia al bagno

Un recente studio ha rilevato come il 75% delle persone ha l’abitudine di utilizzare il telefono in bagno. Un dato piuttosto importante, e allora perché non farne un business? È questa l’idea che hanno avuto Ricardo Gruber e Marco Hernandez, due studenti universitari, lanciando Pooductive. Si tratta di un’app per iOS che permette a chiunque di chattare con altre persone a condizione che entrambi gli interlocutori siano alla toilette contemporaneamente. Eh si, hai letto bene. Un’app per quel momento della giornata in cui sei obbligato a fermarti e non sai proprio come occupare il tempo. Ebbene, adesso un modo c’è!

Pooductive, come funziona?

Pooductive l’app che ti fa compagnia al bagno

Una volta scaricata l’applicazione dall’Apple Store, per creare il tuo account personale non devi far altro che scegliere un nome utente, una password e accettare una serie di condizioni, quali: no all’utilizzo di materiali offensivi, si al rispetto verso gli altri (nessun indirizzo di posta elettronica è richiesto).

Il passo successivo è quello di scegliere la dimensione spaziale delle persone con cui vuoi chattare e quindi indicare un’opzione “local”, che va dai 5 km ai 250 rispetto alla tua posizione, oppure “global” che ti permette di parlare con chiunque in tutto il mondo.

Inoltre sta sempre a te scegliere se partecipare a una conversazione one to one o di gruppo. L’applicazione è gratuita e ad oggi ha già totalizzato più di 20.000 iscrizioni, un risultato positivo ma soprattutto un segno di ripresa visto che inizialmente ne era stata lanciata una campagna su Kickstarter che ha avuto vita breve, a causa della scarsissima quantità di fondi raccolti.

Pooductive, un’app che nasconde uno scopo sociale

Pooductive l’app che ti fa compagnia al bagno

In base a quanto detto fin qui, sembrerebbe di avere di fronte un’altra applicazione di messaggistica, come Whatsapp e Facebook, ma, come dice Gruber dietro a quest’app c’è molto di più. E qui si entra nella strategia di marketing vera e propria, che potrà determinarne il successo.

Innanzitutto la decisione di realizzare un’app da utilizzare proprio in bagno nasce dalla convinzione che: “come la doccia, il bagno è un luogo magico, un incubatore di creatività, un momento di pace e tranquillità dallo stress quotidiano in cui la gente può chattare, filosofeggiare e condividere idee con gli altri”.

Dunque il suo obiettivo è sicuramente quello di creare una comunità di persone che possano produrre qualcosa di nuovo e sensazionale, ma non finisce qui. A un’idea indubbiamente divertente si affianca una missione sociale, in altre parole sensibilizzare l’opinione pubblica su tutte quelle persone nel mondo che ancora non hanno accesso all’acqua pulita. Come? Creando una partnership con enti di beneficenza che si occupano del miglioramento dell’igiene nei paesi in via di sviluppo. Il motto è: “POOPPING FOR A PURPOSE“.

Come dice uno dei fondatori:

“Stiamo lavorando il più velocemente possibile per realizzare la nostra missione e ottenere beneficienza” e aggiunge: “la maggior parte dei nostri soldi personali sono stati investiti nel trasformare questa app realtà. Tuttavia, siamo solo studenti e non abbiamo più le risorse finanziarie necessarie per permettere a Pooductive di sviluppare il suo pieno potenziale”.

Visto lo strapotere di Facebook e Whatsapp, Pooductive ne ha ancora tanta di strada da fare ma l’idea è sicuramente molto originale. Del resto quando siamo al bagno non è meglio far due chiacchiere con qualcuno piuttosto che leggere sempre le stesse istruzioni riportate sul retro dello shampoo?!

La nuova sfida del social business: dalla crescita all'integrazione

La nuova sfida del social business: dalla crescita all'integrazione

Sono passati dieci anni dall’avvio della rivoluzione nella rivoluzione digitale, l’avvento dei social media e, più in generale, della dinamiche del social e del web 2.0. Erano i tempi pirateschi post bolla hi-tech del 2001, momento in cui l’oro ricopriva qualunque startup, o anche ogni semplice business plan, in un nuovo sogno americano della ricchezza per tutti e a portata di tutti.

L’arrivo dei social media segnò una nuova rapida sterzata nelle dinamiche di interazione degli utenti del web, mettendo presto le aziende di fronte ad un nuovo canale, sconosciuto, per comunicare, trovare clienti, e costruire una reputazione digitale.

LEGGI ANCHE: Ecco come il Social Business genera valore per le aziende

E oggi quali sono priorità e sviluppi del social media management per le aziende?

Focus su integrazione cross-funzionale

A fornirci spunti interessanti sulle dinamiche e sul ruolo dei social media è una nuova ricerca pubblicata da Altimeter, che ha chiamato in causa oltre 100 tra social media e digital strategist di aziende di media dimensione (>250 dipendenti), oltre che brand manager di aziende particolarmente attive sui social media.

Emerge un quadro chiaro di un social media ormai “domato” e “metabolizzato” come canale di coinvolgimento dei clienti ed abbastanza integrato con gli altri canali di comunicazione, ma ancora in grave ritardo nella propria amalgama trasversale all’interno dell’azienda. Questo si denuncia sia a livello di coinvolgimento del top management, che dei dipendenti, ancora insufficiente.

La nuova sfida del social business: dalla crescita all'integrazione

Il miglioramento su questo fronte non sarà indolore e richiederà soprattutto uno stile ed obiettivi di leadership in grado di forgiare una visione del social business che parta dal marketing e dalla comunicazione per sfociare in altre funzioni aziendali, in modo da uniformare ed amalgamare l’esperienza social di tutti gli stakeholders, dai fornitori ai dipendenti, e non più solo nei confronti dei clienti finali (il pubblico soprattutto, più che il B2B), gli unici veri “coccolati” oggi attraverso i social media.

Purtroppo, dati alla mano, solo il 27% dei middle managers del campione sono risultati attivi sui social, percentuale che crolla al 9% all’interno del top management nella “C-Suite”.

La nuova sfida del social business: dalla crescita all'integrazione

I risultati chiave

Venendo ai risultati analitici dello studio, risulta che lo sviluppo del social media in senso stretto non è più prioritario, nel senso che viene considerato già essenzialmente sviluppato, spostando l’attenzione verso tematiche di integrazione.

Un dato confortante che emerge riguarda l’integrazione tra social e digitale, che oltre l’80% del campione dichiara di aver “ottimamente integrato almeno entro il 2015”.

Molto più bassa, appunto, la percentuale di quanti ritengono di avere una valida strategia per una social organization trasversale a livello di processi e funzioni aziendali (solo il 36%).

Il dato è confermato chiedendo ai manager quali sono le “top 5 priorità digital/social aziendali”: l’aspetto più gettonato è proprio l’integrazione dei social media con altri programmi digitali (web, e-commerce, mobile) con il 55%, al pari dello sviluppo di una strategia digital integrata, e davanti alla creazione di metriche che dimostrino il valore e l’importanza dei social media (52%).

La nuova sfida del social business: dalla crescita all'integrazione

Per quelli che sono invece i “tradizionaliobiettivi del social business, il brand health (miglioramento opinioni, coversazioni ed attitudine dei consumatori verso il brand) è ritenuto importante/molto importante dall’81% dei rispondenti, seguito da customer experience (76%), marketing optimization (60%) e revenue generation (45%). Fanalino di coda l’innovazione, con solo il 17% di opinioni favorevoli.

Interessante infine la crescente attenzione sull’ingaggio social dei dipendenti, con i programmi di employees advocacy e gli strumenti di lavoro collaborativi in crescita. Secondo il sondaggio oltre la metà delle aziende e organizzazioni ha promosso programmi di coinvolgimento dei dipendenti su temi social business trasformation, ed il 45% degli intervistati che considerano la promozione dei dipendenti in brand ambassadors come un obiettivo di primo livello.

La nuova sfida del social business: dalla crescita all'integrazione

Kamcord, verso una nuova concezione del mobile gaming

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Twitch e YouTube, notoriamente utilizzate dai più famosi gamers al mondo per trasmettere i propri gameplay, sorpassate da una semplice app gratuita?

LEGGI ANCHE: 10 app dalle quali c’è sempre qualcosa da imparare

Sembra che stia succedendo proprio questo con Kamcord, la prima applicazione dedicata al live streaming relativo a giochi per mobile.

Trasmetti live la tua sessione di gioco


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Realizzata dall’omonimo sviluppatore, Kamcord si differenzia da altri applicativi simili in quanto offre, parallelamente alla registrazione audiovisiva dei gameplay, altre features di natura spiccatamente social ed interattiva, come la possibilità di chattare con altri appassionati del medesimo gioco in apposite stanze tematiche, di collegarsi ai propri amici e soprattutto di poter trasmettere in diretta la propria sessione di gioco.

È proprio questo l’innovativo punto di forza di Kamcord. In un’intervista rilasciata a GamesBeat, Aditya Rathnam, uno dei cofondatori di Kamcord, ha infatti sottolineato come l’introduzione del live streaming anche su dispositivi mobile getti le basi di un nuovo modo di videogiocare in cui gamers e followers possono interagire in maniera più significativa.

«The biggest mobile gaming YouTubers are here»

Kamcord è disponibile per dispositivi basati su Android ed iOS, ma anche per PC, qualora l’utente decida di collegare il proprio dispositivo mobile al computer ed utilizzare software di terze parti. Andando a visualizzare la descrizione dell’app sui diversi store, non può non saltarci all’occhio la frase «The biggest mobile gaming YouTubers are here». Eh già, per perseguire l’obiettivo di sottrarre utenti alle corazzate Twitch e YouTube, i fondatori dell’app hanno cooptato i più noti video editor di mobile gameplay, tra i quali Chief Pat, Godson e AviatorGaming, i quali hanno cominciato a pubblicare i propri contenuti video sulla nuova app, diventandone testimonials.

Una gran bella furbata che ha permesso all’applicazione di avere un ottimo trend di crescita nei mesi di giugno e luglio, con prospettive ancora migliori nei mesi a seguire; grazie al lavoro degli sviluppatori, infatti, il lag nei live streaming è stato ridotto a 10 secondi (contro una media di 20-30 secondi di altri software analoghi) e ciò attrae decisamente l’utenza, affascinata dalla possibilità di commentare una partita in tempo reale e senza insopportabili ritardi.

UI Design, in questo sito trovi l'ispirazione perfetta

uimovement ui design

Fonte: uimovement.com

La progettazione di un sito si sviluppa lungo diverse fasi e prevede il coinvolgimento di diverse figure professionali: realizzare il codice di un sito è una cosa, renderlo gradevole e piacevolmente navigabile è un’altra. A rendere realtà questo imprescindibile obiettivo è lo UI Design (o User Interface Design), e chi se ne occupa ora può fare affidamento ad una nuova, ricca e intrigante risorsa da cui trarre ispirazione per i suoi progetti.

UI Movement è un sito che raccoglie i migliori web design della rete, ed è curato e aggiornato quotidianamente dalla sua stessa community di fan: sono i visitatori a proporre le entries e a votarle, permettendo a quelle più apprezzate di essere inserite nella newsletter giornaliera.

LEGGI ANCHE: Material Design, una guida online per un’interfaccia web a prova di Google

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Fonte: uimovement.com

ui design idee

Fonte: uimovement.com

Fonte: uimovement.com

Fonte: uimovement.com

Una risorsa davvero utile, non credete? Voi, ne conoscete altre?

Il naming di alcuni dei brand più famosi nel mondo

Il naming di alcuni dei brand più famosi nel mondo

Il naming di un brand, insieme a tutti gli altri brand elements, deve rispettare sei criteri fondamentali che ne guidano la scelta: memorizzabilità, significatività, piacevolezza, trasferibilità, adattabilità e proteggibilità.

In diversi frangenti, tuttavia, la decisione relativa al nome di una marca non avviene in base a un rigido processo teorico, ma dipende da altri fattori contingenti ed esogeni alle mere logiche di marketing e di brand management.

È questo il caso di alcuni brand universalmente noti, che nascondono significati nascosti all’interno del loro nome o che sono stati scelti in base a circostanze particolari, senza una particolare e accurata pianificazione. Vediamone alcuni esempi.

Il nome del produttore e distributore svedese è stato ottenuto attraverso la combinazione delle iniziali del suo fondatore – Ingvar Kamprad – con quelle di Elmtaryd and Agunnaryd, il villaggio dove quest’ultimo è cresciuto.

L’azienda giapponese era stata originariamente denominata “Kwanon”, nome ispirato alla fede buddhista. Nel 1935 il brand è stato cambiato in quello attuale per ottenere un carattere più internazionale.

L’azienda leader nei giochi per bambini (e non solo) ha preso il suo nome dall’espressione danese “leg got”, che significa “gioca bene”.

Il nome della compagnia giapponese nasce dalla combinazione di due parole: il latino “sonus”, che significa suono, e “sonny boy”, appellativo che nel Giappone degli anni cinquanta veniva utilizzato per indicare un giovane uomo elegante e intelligente.

L’internet service provider americano prende il suo nome dall’acronimo di “Yet Another Hierarchical Officious Oracle”. Yahoo è anche il nome di una creatura de “I viaggi di Gulliver”.

L’azienda americana produttrice di Cola fu chiamata così dal suo ideatore, nel 1898. Il nome deriva dal termine “dyspepsia”, che significa indigestione. Con questo si volevano esaltare le proprietà digestive della bevanda.

Il colosso americano, nato come motore di ricerca e sviluppatosi poi come una delle più grandi aziende del pianeta, è stato così denominato partendo dal termine “googol”, che in matematica indica il numero 1 seguito da 100 zeri.

I suoi cofondatori, Daniel Ek e Mark Lorentzon, arrivarono al nome per caso. Successivamente giustificarono la loro decisione come derivante dalla crasi dei termini “spot” e “identify”.

La più grande catena di caffetterie del mondo, prende il suo nome dal primo ufficiale della nave del libro “Moby Dick”, chiamato appunto “Starbuck“. La decisione è motivata dal tentativo di evocare l’antico commercio del caffè, nelle sue originarie rotte marittime.

Il nome del software che ha contribuito alla rivoluzione della comunicazione nel nuovo millennio, è il risultato di un’abbreviazione del concetto di “Sky Peer-To-Peer”.

Questa straordinaria azienda, interamente nata sul web e che ha stravolto i normali comportamenti di consumo, è stata così denominata dal suo fondatore, Jeff Bezos. Egli desiderava un nome che iniziasse con la A, affinché l’azienda fosse in alto negli elenchi alfabetici. Bezos ha poi pensato che il nome dell’immenso fiume sudamericano potesse rappresentare al meglio quello che sarebbe dovuto diventare un colosso dell’economia mondiale.

Tutto questo ci insegna che, nonostante il brand management sia una disciplina fondamentale per il successo di un’azienda, di una marca o di un prodotto, il caso e l’intuizione, uniti a un’offerta valida e innovativa, possono essere altrettanto vincenti.

LEGGI ANCHE: “Come si progetta una digital strategy?”

Audience web: qualche dato su Internet in Italia

Audience web: come sfruttare le tendenze

Capire il pubblico significa comprendere come esso si “muove” negli ambienti digitali, dalle caratteristiche socio-demografiche, alle abitudini di consumo.
Come fare per ottenere i dati? Bisogna consultare e tenere d’occhio i report aggiornati sulle audience web, pubblicati da Audiweb, Istat, AGCOM, Nielsen e altre società che si occupano di questo tipo di misurazioni.
Ma noi di Ninja Marketing vi vogliamo bene, così abbiamo raccolto per voi qualche dato interessante che fotografa il presente e ci permette di immaginare alcuni trend futuri.
Gli ultimi dati Audiweb rilasciati ad inizio agosto e che si riferiscono al mese di giugno, ci dicono come nel primo semestre del 2015 siano 41 milioni gli italiani che dichiarano di accedere a internet.

Audience web: come sfruttare le tendenze

La diffusione dell’online in Italia continua a crescere in misura maggiore per la disponibilità di accesso tramite dispositivi mobili. Risultano, infatti, 30,6 milioni gli italiani tra gli 11 e i 74 anni che dichiarano di accedere a internet da smartphone (+19,5% in un anno) e 11,6 milioni da tablet (+27,4%).
La possibilità di accedere a internet tramite computer rappresenta, però, ancora la modalità più diffusa tra la popolazione connessa e registra un tasso di crescita che tende a stabilizzarsi (+1,9% in un anno). Per quanto riguarda, invece, la fruizione di internet da mobile, risulta che l’85,5% del tempo trascorso online da questi device è generato dall’uso di mobile applications. Come vediamo nell’immagine che segue, si spende però più tempo online tramite mobile.

Audience web: come sfruttare le tendenze

Ma quali sono le tipologie di siti e applicazioni maggiormente utilizzati? A giugno restano confermati i siti e le applicazioni di ricerca “Search” (il 91,6% degli utenti online), i portali generalisti “General Interest Portals & Communities” (il 90,6%), i social network “Member Communities” (l’87,1%) e, per quanto riguarda le categorie di siti e applicazioni di intrattenimento e informazione, i siti delle categorie “Videos / Movies” (l’80,3%) e “Current Event e Global News” (il 68,9%).
Si raggiungono valori molto significativi anche per i siti e applicazioni dedicati alla gestione delle email (con il 77% degli utenti online), all’ecommerce (con il 71,3% degli utenti online) e alla consultazione di mappe e informazioni di viaggio (con il 60,3%).

In questo nuovo contesto, amici ninja, dovremo necessariamente fare attenzione non più soltanto alle caratteristiche socio-demografiche dell’audience, ma anche alle loro abitudini di consumo. L’obiettivo sarà dunque quello di andare a comunicare ai cosidetti Golden Shoppers, ovvero quel 20% della popolazione che ha una spesa media del 91%, superiore rispetto al totale in Italia, e che genera il 40% dei consumi totali. I Golden Shopper potrebbero essere gli alto acquirenti della loro categoria, piuttosto che i fedeli al loro brand: un consumatore di valore che finalmente può essere raggiunto tramite un planning di comunicazione mirato.

LEGGI ANCHE: Mashable svela ai Ninja il futuro del content marketing.

5 spot che hanno cambiato il modo di fare endorsement

5 spot che hanno cambiato il modo di fare endorsement

Le attività di celebrity endorsement sono tutt’oggi un tipo di comunicazione ampiamente utilizzata dai brand. Che si tratti di televisione o di web, sono molti gli spot che hanno per protagonisti personaggi famosi impegnati a promuovere qualche azienda e i suoi prodotti, anche oggi che il concetto di “celebrità” ha subito profonde mutazioni.

Questo radicale slittamento di percezione dello status di “personaggio degno di fama” ha tuttavia profondamente influenzato il modo in cui oggi, ai tempi dei social network e della microcelebrità, i creativi scelgono di ideare campagne di celebrity endorsement.

LEGGI ANCHE: Instafame, un documentario sulla celebrità da social network [VIDEO]

Com’è cambiata la percezione della celebrità

La concezione sociale di celebrità è radicalmente mutata con l’avvento dei social media. Da una parte abbiamo le celebrities tradizionali, star dello spettacolo e dello sport, che tramite questi mezzi digitali si espongono e vengono esposte all’opinione pubblica a livelli fino a un decennio fa impensabili.

Dall’altra, sul web assistiamo al nascere di nuove figure socialmente riconosciute come “famose”, ritenute soggetti in grado di esercitare influenza su un pubblico più o meno vasto, in conseguenza di un effettivo merito o talento o semplicemente in virtù del riconoscimento di uno sforzo autorappresentativo che si basa sulla sola quantità dei contenuti prodotti (vi invito a questo proposito a leggere l’interessante riflessione del Ninja Francesco Gavatorta “Instafame all’italiana: per diventare famosi grazie ai social network bisogna essere trash?“).

Che forma hanno, oggi, le operazioni di celebrity endorsement

Le strategie di endorsement hanno via via incluso opinion leader e influencer, e accantonato l’utilizzo di celebrità come semplici promotori del prodotto.

Come conseguenza della democratizzazione della fama, il tono stesso di queste attività di advertising è cambiata. Da una pubblicità di stampo mitico (la celebrity è portavoce dello status raggiungibile tramite il possesso del prodotto reclamizzato), si è passati ad una comunicazione obliqua, che valorizza gli aspetti ludici del prodotto/servizio e utilizza paradossi e ironia nella sua narrazione.

I modelli predominanti nella comunicazione commerciale di oggi sono quelli del documentario-testimonianza, dello stunt, o della messa in narrazione di mondi possibili ed emozionanti dove lo spettatore possa riconoscersi, in cui possa sentirsi in qualche modo coinvolto, accettato. Anche quando questo passa attraverso la “smitizzazione” di personaggio noti e amati.

Evidentemente, gli obiettivi commerciali di una attività di co-marketing tra brand e testimonial rimangono gli stessi: la credibilità della celebrità è tuttora fondamentale ed imprescindibile, ma sono i valori sui quali essi si basa ad essersi modificati.

LEGGI ANCHE: Perché Nespresso ha fatto bene a dire addio a Clooney

Grazie alla rete si può diventare famosi, seguiti ed apprezzati senza aver mai calpestato un red carpet ma avendo migliaia di follower su Instagram e Vine (si può perfino essere un gatto e diventare Grumpy Cat o Lil Bub!). L’empatia con un personaggio noto oggi si fonda anche su valori di competenza, affidabilità, ma anche riconoscimento di una rassomiglianza “interiore”.

Nelle operazioni di celebrity endorsement è quindi ora importante uscire dallo schema narrativo predefinito della campagna con testimonial. L’effetto sorpresa, che rende memorabile uno spot, nasce quando vediamo quello che non ci saremo aspettati. Come Jennifer Aniston che maltratta dipendenti, o Van Damme che fa una spaccata su due camion in movimento.

Van Damme e Volvo Trucks

Jennifer Aniston e Smartwater

Justin Timberlake e Sauza901

Liam Neeson e Clash of Clans

Salma Hayek e Got Milk

Questi sono solo alcuni esempi di spot che mostrano un modo differente di fare campagne con testimonial, che esulano dal semplice product endorsement e senza cadere nella trappola del trash (“So good”, vi dice niente? 😉 ). Ne conoscete altri? Cosa ne pensate di questo modo di fare pubblicità?

10 template per un social media marketing senza perdite di tempo

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Aggiornare pagine e profili, stendere report, scrivere il giusto aggiornamento e ricordarsi quando pubblicare possono prendere molto più tempo di quanto ci si aspetti. Soprattutto nel mondo dei social media c’è il costante bisogno di assimilare nuove abitudini e andare in direzioni nuove, e per fare questo a volte c’è bisogno di un sostegno in più. Per questo ci sono i template, pratiche formule che aiutano a ricordarsi sempre cosa fare e che aiutano a farlo più in fretta.

Oggi vogliamo condividere alcuni template perfetti per risparmiare tempo.

1 – Report completi

Questo template serve ad analizzare la crescita delle pagine/profili gestiti e sapere quali punti andare eventualmente a rinforzare. Basta riempirlo con i dati ricavati dagli insight delle piattaforme utilizzate e lui provvederà a creare confronti e grafici. Inoltre, se dovete mostrare il report a qualcun altro, è facile da esportare in pratiche slide.

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C’è anche quest’altro, per chi preferisce un’impostazione diversa.

2 – Per non dimenticare nessun post

Con questo template sarà facile tenere sotto controllo i nuovi post da mandare online o dare un nuovo respiro a quelli pubblicati. D’altronde bisogna cercare di ricavare il massimo da ogni contenuto creato: è semplice come mettere un tick in una tabella.

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3 – Tenere traccia degli influencer

Gli utenti posso rivelarsi grandi alleati dei brand attraverso la condivisione di contenuti e le interazioni con chi vi segue, ma è più scettico. Questo template è perfetto per non lasciarseli scappare e ricordarsi dove trovarli in futuro. C’è anche una colonna dedicata al numero di follower di ciascuno di loro, per ordinarli anche per popolarità.

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4 – Editoriali attuali

Uno sguardo generale sugli eventi futuri può aiutare a programmare al meglio gli articoli e gli editoriali, che in questo modo saranno legati all’attualità. Questo calendario è un aiuto per tenere d’occhio tutti gli eventi del mese e assicurarsi che il proprio marketing sia sempre al passo con l’attualità.

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5 – Strategia senza buchi

Prima di lanciarsi sui social c’è bisogno di una strategia di marketing adeguata ai propri obiettivi. Questa pratica tabella è perfetta per non dimenticare di affrontare nessun punto e attuare una strategia coi fiocchi: fidatevi, l’ha fatta Hootsuite!

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6 – Contenuti sotto controllo

Semplicemente per non dimenticare mai cosa, quando e dove pubblicare tutti i contenuti che create. Questo calendario ha tutte le colonne di cui si possa avere bisogno: titolo del post, copy, link e anche una per tenere d’occhio le visualizzazioni.

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7 – Le misure contano

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Ogni post funziona meglio se le immagini sono grandi quanto richiede la piattaforma. Noi diciamo basta al cercare ogni volta su Google le dimensioni dell’immagine di copertina di Facebook! Sprout Social ha preparato un articolo e un Google Doc (sempre aggiornati) che raggruppano le misure precise per ogni social.

8 – Perfetto per ogni piattaforma

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Per creare contenuti organici con ciascun social è bene ricordare dove inserire tutti i pezzi che costituiscono i post. Ogni canale ha uno spazio dedicato alla località, alle immagini – Google+ addirittura ne ha uno tutto suo per gli hashtag. Questi sono quattro template perfetti per non dimenticare mai quali parti riempire su:

9 – Immagini sempre fresche

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Le immagini sono una componente chiave di ogni contenuto online, è per questo che è necessario crearne sempre di nuove. Questo template di HubSpot contiene 30 template quadrati e 30 rettangolari pronti da riempire con testi e colori adatti ai vostri post.

10 – Formule magiche

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Il titolo di un post è come un trailer: deve dare un assaggio dell’avventura che aspetta lo spettatore e deve invogliare a andare al cinema a vedere tutto il film. Diciamocelo, ci sono titoli che creano più curiosità di altri, e queste formule stanno solo aspettando di essere riempite per attirare i vostri lettori.

Tocca a te

Che ne pensate di questi consigli? Avete già preso qualcuno di questi accorgimenti? Fatecelo sapere nei commenti e condividete con noi i vostri trucchi!