Storytelling: 5 piattaforme per le tue narrazioni digitali

Lo storytelling è una tecnica così potente da creare certezze, per questo chi lavora nel digital ha imparato ad applicare questa metodologia così complessa nel suo lavoro quotidiano.

Nel web 2.0 sono nate delle piattaforme meravigliose per lo storytelling: oltre le più conosciute Medium e Steller, oggi abbiamo scelto per te le cinque che più ci hanno colpito.
Pronto a scoprirle?

Storehouse

Prodotta da un team guidato dall’ex designer Apple Mark Kawano, Storehouse è un app che trasforma il tuo iPad in uno strumento di narrazione visiva con cui è possibile condividere le tue esperienze di vita attraverso un mix di testo e contenuti multimediali.

Racontr

Una nuova piattaforma di narrazione, sviluppata da un team francese, basata sul software di storytelling Djehouti. Si possono creare e condividere i propri web-documentari, video interattivi, siti web e applicazioni mobili, fumetti interattivi, e molto altro.

Interlude Treehouse

Se hai familiarità con l’ascesa dei video musicali interattivi, c’è una buona probabilità che tu abbia già visto questo strumento di storytelling in azione. I video musicali Like A Rolling Stone e Chairlift’s Met Before di Bob Dylan sono stati entrambi realizzati con Interlude Treehouse.

LEGGI ANCHE: Lo storytelling è lo strumento giusto per creare brand value e battere la concorrenza.

Exposure

Principalmente rivolto ai fotografi che stanno cercando di pubblicare le proprie foto come parte di una narrazione più significativa e articolata, cosa che ad esempio Instagram ancora (per poco) non permette. Exposure ricorda Storehouse ma in un formato desktop, e proprio come Storehouse l’enfasi la danno le fotografie, che guidano lo storytelling: accattivanti e di grande impatto.

Explory

Dal team che ha creato il famoso software Flash, ecco questa app iOS finanziata su Kickstarter. Pur non essendo visivamente attraente come Storehouse o Exposure, Explory è semplice , ben progettata e trasforma foto e video (con musica, e testi) in progetti di storytelling avvincenti.

Ti consiglio anche un volume fondamentale per maneggiare al meglio gli strumenti dello storytelling: “Storytelling. La fabbrica delle Storie.” di Christian Salmon.

 

Come sfruttare i vantaggi del "pubblico personalizzato" nelle Facebook Ads

pubblico-personalizzato-facebook-ads

Scegliere il pubblico più adatto per le inserzioni su Facebook è fondamentale per ottenere una campagna marketing performante. Tra i tanti target, la creazione del “pubblico personalizzato” relativo al traffico (tramite pixel) del tuo sito web è uno strumento potentissimo, e che in sé presenta numerosi livelli di approfondimento, via via più complessi.

Quale è la scelta migliore nella creazione di questo insieme di persone, e come poi sfruttarlo al meglio?

1. Pubblico personalizzato di visitatori globali del tuo sito

Qui sembra essere tutto semplice: il pubblico personalizzato verrà popolato via via con tutti i visitatori del tuo sito web, in un range temporale personalizzabile, che a meno di esigenze particolari va più che bene fissare a trenta giorni. Quindi in parole povere, una volta pronto, potrai mostrare le tue ads proprio e solo ai tuoi visitatori, nel loro stream di notizie su Facebook!

E ora che ci faccio con questo pubblico?

Magari una campagna di acquisizione fan!

Semplice, diretta, veloce: se vuoi convertire i tuoi visitatori in fan, per poi fidelizzarli con la conversazione e raggiungerli via via con la reach organica, questa è una soluzione davvero performante. Ti stai rivolgendo a persone che nel breve periodo ti hanno già visitato, e ora gli appari anche su Facebook. Difficile trovare una profilazione migliore per la tua base fan!

Magari uno sponsored post!

Visto che sei tanto bravo nella gestione della conversazione (spero…) perchè non mostrare un nuovo post accattivante (che sia una news, un prodotto, una promo, poco importa) a chi già conosce la tua “firma”? Facile prevedere che in questo modo riceverai un CTR della tua ads probabilmente più elevato della media, e in più acquisirai comunque fan come effetto secondario.

2. Visitatori di una specifica sezione

Step successivo alla scrematura: popolare l’insieme con visitatori di una determinata area del tuo sito web, magari contenente una specifica parola chiave nella url.

Beh, qui il SEO che è in te starà già urlando “permalink della categoria! permalink della categoria!“, e in effetti settare come parametro comune proprio lo slug di una categoria così da comprendere tutti i visitatori di tutti gli articoli della specifica categoria è la scelta più immediata, e sicuramente vincente.

Variante sul tema è la scelta di una keyword, che può essere sia relativa ai contenuti (ad esempio “abbronzatura”, “dieta” , “Juventus”) ma anche tecnica (“come fare” , “guida” , “ebook” , “ricetta”) e quindi trasversale alla categoria.

Il passo successivo è usare questo pubblico come target per articoli strettamente legati alla keyword: se nell’immediato passato questi utenti hanno letto articoli sul tema, tutto fa presagire che non disdegnerebbero di leggerne un altro magari più dettagliato, o più aggiornato. Oppure potresti proporgli in regalo un ebook specifico sull’argomento, e acquisire la compilazione di un form di dati.

3. Visitatori di una landing page

Andiamo avanti, sempre più in profondità: perchè allora non creare un pubblico di persone che hanno visitato una tua landing page, sia che l’abbiano fatto autonomamente (ricerca organica, o tramite la navigazione del tuo sito) sia che l’abbiano fatto spinti da una ads come quella che ti ho descritto prima?

Smetti di chiedertelo, e fallo!

Una grossa percentuale di utenti non diventa una conversione già subito alla prima visita, per tante ragioni: sfrutta questa ottima occasione per “ricordarglielo” ogni volta che vuoi, con copy e creatività che preferisci e su cui devi fare A/B test! Se non riesci a convertire neanche così, fossi in te mi porrei seri dubbi sulla struttura della landing page prima, e poi sulla bontà del prodotto che proponi.

4. Visitatori di una “Thank you” page

Siamo arrivati al fondo della miniera, e abbiamo finalmente trovato la pepita d’oro. Riesci solo a immaginare quanto valga per il tuo business un pubblico composto esclusivamente da persone che hanno già effettuato una lead riguardo un tuo prodotto?

Queste persone non sono più semplici visitatori ma sono tuoi clienti a tutti gli effetti e ti hanno già dato la loro fiducia: sono quindi il target perfetto per effettuare una seconda (o ennesima!) conversione a un prodotto correlato, migliore, o magari a un ri-acquisto di un consumabile. Se sono rimasti soddisfatti della prima conversione hai la strada spianata; se non lo sono, stai vendendo un prodotto scadente. E probabilmente il tuo problema principale non sono le Facebook ads.

Piccolo intoppo: il pubblico deve essere composto da centinaia di persone per essere pronto (qualche migliaio è ancora meglio!), e quindi questa strategia è consigliabile solo a chi ha un grosso numero di conversioni mensili.

Variazione sul tema: visto che di questi visitatori dovresti aver già acquisito anche l’e-mail, una alternativa potrebbe essere la creazione di un pubblico personalizzato tramite “elenco di clienti” uploadando il tuo database. Questo processo però a mio avviso è meno dinamico e più macchinoso, e inoltre tende a non considerare chi utilizza Facebook con una email diversa rispetto a quella che usa per aderire alle promozioni. Nulla vieta però di usare questi due pubblici in contemporanea.

E poi, e poi?

Fatto questo ci si può divertire a fare tante cose simpatiche: chi è patito di videogame sa benissimo che se una mossa funziona bene, quando poi la provi in combo l’effetto è devastante!

L’opzione decisamente più performante è quella di creare un “pubblico simile” al tuo “pubblico personalizzato“. Il vantaggio è che l’algoritmo di Facebook ti consentirà automaticamente di ampliare la tua utenza popolandola di persone che per interessi, età, geolocalizzazione, etc. sono simili al tuo pubblico iniziale. Inutile dire che più il tuo pubblico iniziale è profilato, più questo giochino funzionerà bene!

Ecco quindi che ognuno degli step che ti ho descritto finora può assumere una nuova utilità:

  • puoi ampliare l’audience del tuo portale con persone simili ai visitatori abituali del tuo sito
  • puoi rivolgerti a persone simili a quelle che hanno visitato una specifica sezione, o interessate a una specifica news
  • puoi rivolgerti a un pubblico simile a chi ha già mostrato interesse alle tue landing page, potando con un solo colpo tutti i “rami secchi”
  • puoi ampliare la tua clientela rivolgendoti a chi ha le stesse caratteristiche dei tuoi clienti attuali

Ovviamente questi spunti vanno poi declinati in base sia alla tipologia che al settore del tuo business, perchè chi ha un e-commerce di action figure ha esigenze diverse di chi gestisce un portale di news generaliste.

E se non mi basta?

Puoi combinare questo “pubblico simile al tuo pubblico personalizzato” con i classici strumenti di targetizzazione! E dar vita quindi a un nuovo pubblico, sempre più profilato. Ad esempio: “donne, di Milano, dai 24 ai 36 anni, simili a chi ha già comprato il mio ebook”

Riesci a capirne valore e potenzialità?

– articolo a cura di Carmine Ferro –

Scopriamo News Lab, il nuovo strumento di Google dedicato al mondo del giornalismo

Alcuni giorni fa, Google ha annunciato il lancio del tool News Lab, una piattaforma nata con l’intento di mettere in connessione giornalisti e professionisti dell’informazione con dati, programmi e risorse utili ai loro reportage.

Supporterà un gran numero di strumenti funzionali alle redazioni, tra cui una serie di tutorial e best practice per l’utilizzo dei prodotti Google nei reportage, nonché l’accesso ai servizi aggiornati di Google Trend.

LEGGI ANCHE: Parliamo di giornalismo, strategia e branded content con Huffington Post [INTERVISTA]

Uno sguardo al giornalismo partecipativo

Come fa sapere TechCrunch, il lancio di News Lab è stato accompagnato da una serie di annunci focalizzati sull’impegno di Mountain View verso il giornalismo partecipativo e l’apertura a partnership con i nuovi media. Come quella con l’agenzia di social news Storyful, per esempio, da cui è nato l’hub YouTube Newswire: il nuovo canale raccoglierà soltanto clip già “verificate” tra quelle pubblicate sulla piattaforma da utenti che si trovano a essere testimoni oculari di eventi nel mondo (come già accade con YouReporter).

Sono state anche annunciate una serie di iniziative che mirano a supportare e verificare le video news tra cui WITNESS Media Lab, una piattaforma per approfondire questioni legate ai diritti umani, e The First Draft Collection, una squadra di esperti di giornalismo che formerà le giovani leve in merito alla ricerca video, la verifica e l’etica degli stessi.

I news tool targati Google

Su News Lab, Google offrirà una lista di strumenti costantemente aggiornati, presenterà le media partnership e i vari progetti. Al momento, il sito raccoglie aggiornamenti sull’acceleratore di media Matter, sull’organizzazione di giornalismo dal basso Hacks/Hackers, e sui meeting per i report investigativi TechRaking. Offre inoltre informazioni circa le maratone di hacking dedicate allo sviluppo di nuovi strumenti investigativi, come l’utilizzo dei droni nel reporting.

Il Google News Lab potenzierà la Digital News Initiative, la partnership nata con l’obiettivo di supportare il giornalismo di qualità in Europa attraverso la tecnologia e l’innovazione. La sezione data di News Lab presenta inoltre il servizio aggiornato di Google Trends, in grado oggi di riportare i dati in tempo reale, ed evidenzia le organizzazioni di media che hanno utilizzato lo strumento nella loro attività di reporting.

Un tesoro di Big Data

Google ha deciso di migliorare gli strumenti e le risorse utili ai reporter in un momento in cui i social media sono ormai il luogo in cui le notizie arrivano prima. Apre il forziere del suo tesoro di dati per offrirli ai giornalisti, poiché il suo punto di forza risiede proprio nella grande mole di dati a disposizione. Garantisce l’accesso ai suoi strumenti riunendoli sotto lo stesso tetto, facilitando coloro che cercano informazioni in modo veloce, migliorando così le possibilità che le informazioni possano comparire nei servizi dei reporter.

Come usare le Showcase Page di LinkedIn per il business

LinkedIn, la piattaforma social per creare reti professionali conta già 364 milioni di utenti (fonte: LinkedIn) e continua a crescere al ritmo di 1 milione di nuovi profili a settimana. Queste cifre da capogiro includono le due macrocategorie che costituiscono la sua user base: chi cerca lavoro e chi, invece, lo offre. D’altronde LinkedIn costituisce ormai una finestra sulle aziende che, per essere degna di essere chiamata con questo nome, deve dare la possibilità di godere di un panorama esaustivo e completo.

Oggi vogliamo concentrarci in particolare su strumento dedicato alla delineazione del panorama aziendale: le Showcase Page.

Cosa sono le Showcase Page?

Le Showcase Page sono un’estensione delle normali pagine aziendali e permettono di mettere in evidenza un brand secondario o una particolare linea di prodotti. Come sappiamo molte di queste, nonostante siano figlie di un’azienda madre, hanno una storia e un percorso a sé stanti, ed è proprio per questi casi che le Showcase Page sono state pensate.

Per aprirne una è necessario avere già una pagina aziendale, ma si tratta comunque di un canale indipendente: ciascuna ha i suoi follower, funzionalità e aggiornamenti – chiamiamola pure una “Mini pagina aziendale”.

Ogni Showcase Page creata è elencata nella colonna destra della pagina aziendale principale. IBM, ad esempio, ne ha un bel po’: IBM Cloud, IBM Analytics, IBM Security e altre ancora.

Ma passiamo al sodo, come si imposta una Showcase Page per i propri prodotti e servizi?

1 – Prima di tutto, il nome

La cosa più importante è il nome della pagina. Le Showcase Page possono essere indicizzate, perciò è fondamentale sceglierne uno specifico per la SEO che includa le parole chiave utilizzate dal proprio target. Una volta scelto, questo farà parte della URL della pagina, e sarà di proprietà del suo creatore; un po’ come quando si registra un dominio.

2 – La Showcase Page

Per crearne una basta loggarsi nella propria pagina aziendale, cliccare su Modifica e poi su Crea una Showcase Page. A questo punto bisogna procedere con la presentazione della linea – o del prodotto – che la la pagina rappresenterà e pensare ai contenuti che andranno ad arricchirla.

È possibile creare fino a 10 pagine per azienda, ma LinkedIn è disposto a concederne di più: basta un confronto con il supporto.

3 – L’ottimizzazione per la ricerca

Google ama le pagine aziendali di Linkedin e, se sono ottimizzate in maniera adeguata, gli offrirà un buon ranking. Questo vale anche per le Showcase Page. Uno dei principali modi per risultare con facilità nei risultati di ricerca è includendo le parole chiave SEO secondo il vostro target nel titolo e nella descrizione. Questa può essere lunga al massimo 200 caratteri, ed è un ottimo spazio per delineare le caratteristiche del prodotto/servizio in maniera ingaggiante. C’è anche un box per inserire l’URL di un sito web, il miglior modo di usarlo è linkando alla pagina dedicata al prodotto.

Dopodiché resta da fare solo una cosa: invitare gli utenti a seguirla e incoraggiarli a interagire con i post condivisi.

Chi le usa già

Molte aziende hanno già dedicato una Showcase Page a una particolare linea. Ecco un paio di esempi:

Adobe Creative Cloud

La Showcase Page dedicata alla suite creativa più usata al mondo conta più di 15.700 follower, e punta ad attirare l’attenzione degli utenti con un’immagine di copertina colorata e originale e con contenuti dinamici.

Office

Anche Microsoft ha deciso di dedicarne una alla sua suite per la produttività; i suoi 33.000 follower garantiscono al colosso di Redmond un pubblico vasto quando si parla di annunci e aggiornamenti riguardanti Office.

Conclusione

Le Showcase Page di LinkedIn sono un altro strumento di cui può beneficiare il vostro business. Come con tutti, bisogna fare molti tentativi per scoprire qual è l’uso più adatto alla propria azienda e ai suoi obiettivi, ma col tempo e la dedizione i risultati si faranno vedere.

E voi, avete già una Showcase Page? Ne aprirete una?

HackingTeam: di cosa dovete davvero aver paura

Questo articolo è stato scritto da Matteo Flora, founder di The Fool  e docente Ninja Academy. È stato precedentemente pubblicato sul suo blog mgpf.it.

Sono passati alcuni giorni dalla fuoriuscita di informazioni (in modo quantomeno spettacolare) di HackingTeam, l’azienda italiana tra i leader mondiali per la vendita di soluzioni per l’intercettazione telematica usate in moltissime realtà in giro per il mondo.
La suite di prodotti di HackingTeam in qualunque incarnazione la si contempli (RCS, Galileo, DaVinci, Ornella) rappresenta(va) lo stato dell’arte rispetto alle tecnologie di intercettazione tramite “trojan”, tramite cioè software che veniva installato remotamente (o meno) all’interno dei dispositivi digitali dei soggetti sottoposti ad intercettazione e che comunicava con una “base” centrale a cui mandava dati (telefonate, audio, chat, email, messaggi, fotografie…).

L’affaire HackingTeam non inizia certo ora, ma si protrae da qualche anno, anche dopo che un nucleo estremamente compatto e particolarmente skillato di hacker (nel termine positivo del termine) si è dato pena negli ultimi anni di analizzare le installazioni del software, trovandone applicazioni anche in paesi “diversamente democratici” come il Sudan. Fornire la tipologia di servizi che HackingTeam distribuisce a queste tipologie di clienti rappresenta un pericolo per i diritti umani che non è possibile sorvolare.

Ma non è mia competenza e non sono abbastanza ferrato per disquisire sulle problematiche umanitarie e sulla politica internazionale, e men che meno sui “giochi da avvocati” che paiono essere stati utilizzati nella gestione delle relazioni con il Sudan… HackingTeam dice di non aver avere “venduto” negli ultimi anni tecnologia al Sudan (ma potrebbe averla venduta a qualcuno che la abbia poi “passata), ma sembra strano che continui a mantenere una installazione in Sudan, e a rinnovare peraltro le garanzie e l’assistenza ai server Sudanesi…

Quello però di cui vorrei parlarvi sono un paio di implicazioni che mi sembra non siano ancora state colte né dalla stampa internazionale, né soprattutto da quella nostrana e che appartengono un po’ più alla mia fascia di competenza e sono, nel brevissimo periodo, nella mia modesta opinione estremamente più importanti. Le elenco qui sotto ad un ad una:

Tutte le indagini attuali sono in pericolo

In capo a 24/48 ore gli antivirus inizieranno a rilevare RCS/Galileo come Viruse a notificarlo ai soggetti che ne hanno una copia installata. Il che significa che non solo in 24/48 ore tali soggetti saranno in grado di rimuovere le sonde e quindi non più sotto il controllo dell’organismo di intercettazione, ma anche e soprattutto che una volta individuato il trojan avranno la matematica certezzadi essere stati attenzionati dalle Forze dell’Ordine e quindi saranno perfettamente in grado di prendere contromisure e di provvedere a proteggersi in modo più efficiente. Addirittura alcuni di loro, che nemmeno sapevano di essere oggetto di indagine, potranno in questo modo scoprirlo molto prima che la notizia li raggiunga “per vie legali”.

Inutile spiegare come questa cosa non solamente comprometta in modo anche irreparabile le indagini in essere, ma anche e soprattutto renda ulteriori indagini estremamente complesse se non impossibili, alzando significativamente la barriera di attenzione dei singoli bersagli.

I bersagli delle operazioni sono potenzialmente divenuti pubblici

Per decine di ore nell’intervallo tra la messa online dei dump e l0inizio della attività di prevenzione di HackingTeam, le posizione, gli indirizzi, gli utenti e le password di molte macchine in capo ai clienti sono state pubbliche. Questo significa che potenzialmente qualcuno potrebbe aver avuto accesso ai server di RCS che venivano in quel momento utilizzati in “produzione”.

Qualora la cosa non vi sia ancora chiara, significa che qualcuno potrebbe aver avuto accesso alla lista dei bersagli, alla storia delle intercettazioni ed ai documenti intercettati (telefonate, audio, chat, email, messaggi, fotografie…) delle persone sottoposte a controllo da parte degli organi di indagine. Significherebbe, ad esempio:

– Avere accesso a tutti i nomi delle persone oggetto di indagine e poterle “avvisare”: questo significa che le grosse organizzazioni criminali o terroristiche potrebbero avere informazioni non solamente su quali loro “cellule” sono intercettate ma anche potenzialmente quali sono cellule rivali, contenuti delle comunicazioni e informazioni private;

– Se non vogliono avvisarle è possibile utilizzare le stesse informazioni per ricattarle: tutto sommato se qualcuno ha avuto accesso allora ha anche in mano documentazione estremamente sensibile e fortemente privata con cui potere andare a potenzialmente distruggere la vita dei “bersagli”.

– Molte delle realtà sono “pubblica sicurezza”, ad esempio il cliente “Presidenza del Consiglio dei Ministri” è il nome tecnico con cui vengono designati i “Servizi Segreti” italiani. Avere in mano l’elenco dei “bersagli” dei Servizi italiani non solo è pericoloso, ma lo sarebbe ancora di più se alcuni di questi “bersagli” non fossero strettamente “kosher”.

Ogni software è “firmato” e riconoscibile

Non solamente gli antivirus saranno a brevissimo in grado di rilevare la presenza di RCS/Galileo all’interno dei dispositivi elettronici, ma sarà anche possibile direttamente conoscere quale realtà internazionale o nazionale è responsabile di aver caricato il singolo trojan: tra i dati emersi, infatti, non solamente è stato dimostrato che ciascuna installazione aveva una “firma caratteristica” (cosa ottima per capire eventuali abusi), ma tali firme caratteristiche fanno parte integrante del “leak” che è emerso e, quindi, sono rilevabili.

Significa che se trovo RCS su un mio dispositivo posso sapere non solamente che sono sotto controllo, ma anche se lo sono da parte della Polizia Postale, da parte della DEA Americana o da parte dei Servizi Segreti italiani.

Dubbi di meccanismi di Evidence Planting sono venuti alla luce

Una delle rivelazioni che attende ancora conferma ma che fa più inorridire è la possibilità che all’interno di una serie di file presenti nell’archivio siano stati scoperti meccanismi in grado di creare contenuti sul computer della vittima. Questa pratica, comunemente definita “evidence planting” o “inseminazione di evidenze” è la la più terrificante: se dimostrato significa che il software era in grado di impiantare contenuti all’interno dei computer degli ignari “bersagli”. Pensate, ad esempio, alla possibilità di inserire contenuti pedopornografici all’interno del computer di un “bersaglio” per poi incriminarlo per detenzione di materiale pedopornografico. E pensate questa eventualità in paese “sportivamente democratici”. E poi cambiate il pannolone.

Per ora, però, c’è da dire che l’unico campanello di allarme in questa direzione è un file in Ruby che pare semplicemente creare dei contenuti di test, che si potrebbero benissimo spiegare con la necessità di avere dei file di “demo” per poter testare il prodotto. Solo una analisi più approfondita del codice potrà svelare se vi siano o meno reali minacce. C’è da dire che come contenuti di test un semplice “antani.avi” sarebbe stato molto meno sospetto…

Black Galileo: ora i criminali ascoltano i magistrati

Ed alla fine arriva anche la vera criticità, espressa anche se con giri di parole direttamente sul sito di HackingTeam direttamente per voce del Responsabile Ufficio Stampa:

HackingTeam’s investigation has determined that sufficient code was released to permit anyone to deploy the software against any target of their choice.

Nel caso non vi fosse ancora chiaro, dal 6 di Luglio uno dei più sofisticati e perfezionati sistemi di intercettazione a livello globale è libero e disponibile a chi ha anche limitate capacità di comprendere ed installare il codice che si trova all’interno dei Torrent. Significa che in capo a pochi giorni assisteremo alla messa online di installazioni di “Black RCS” o “Black Galileo”: installazioni “pirata” del software con bersagli decisi dai criminali. E questi bersagli possono benissimo essere politici, magistrati, competitor o anche – nel caso di paesi diversamente democratici – attivisti e oppositori di regime.
“Liberando” il codice si da l’opportunità a chiunque di replicare, migliorare ed installare una delle più sofisticate armi digitali in circolazione.

Coca-Cola: in Medio Oriente contro le etichette

In Medio Oriente Coca-Cola ha rimosso il suo logo dalle lattine per incoraggiare le persone a non giudicarsi a vicenda in base alle apparenze. Questo, apprendiamo, da un pezzo uscito su Business Insider UK. I prodotti senza il marchio rientrano in un’iniziativa valida per tutto il mese del Ramadan (che, iniziato lo scorso 18 giugno, si protrarrà fino al 17 luglio).

No logo

Da una parte, nessuna scritta; dall’altra, si legge: labels are for cans not for people (“le etichette sono per le lattine, non per le persone”). No logo non è, dunque, solamente il titolo di un celebre libro di Naomi Klein.

La campagna è stata realizzata da FP7 Dubai insieme con Memac Ogilvy ed è stata lanciata attraverso un filmato, in cui compaiono sei persone che non si conoscono, invitate ad una cena al buio.

Indovina chi viene a cena

Gli uomini (sì, sono tutti uomini: probabilmente l’unica pecca del bel video) parlano di vari argomenti e di ciò che hanno in comune. Fino a che si riaccendono le luci e possono scoprire i volti dei convitati: un uomo dal viso completamente tatuato, due uomini in abbigliamento tradizionale arabo, un uomo vestito elegante, un ragazzo in sedia a rotelle e un altro ragazzo dai capelli rossi.

Pubblicità e società

L’iniziativa fa parte di un progetto su scala globale di Coca-Cola, dal titolo “Let’s Take An Extra Second”, contro gli stereotipi e i tabù più inveterati. Si tratta di un tema, questo, molto sentito in giorni di dibattiti molto accesi (spesso anche parecchio sterili) su uguaglianza e diritti: là dove le leggi non sono ancora arrivate, è la società stessa a dover intervenire. La società, la pubblicità.

Agli ultimi Cannes Lions la campagna “Love Has No Labels” creata da R/GA per Ad Council ha vinto ben otto premi: un Oro, tre Argenti e quattro Bronzi. Un trionfo assolutamente meritato, a vedere il video.

Love Has No Labels

L’idea, tanto semplice quanto geniale, è stata quella di “nascondere” i corpi di alcune persone che si amano e si vogliono bene dietro ad uno schermo a raggi X. In questo modo, ogni differenza di sesso, di età, di colore veniva meno, annullata nell’identica appartenenza al genere umano. Che è uno, per tutti.

LEGGI ANCHE: “Love Has No Labels”: una bella campagna contro le discriminazioni

Home restaurant e social eating, arriva il codice etico di Gnammo [INTERVISTA]

Walter Dabbicco Gnammo

Nelle scorse settimane il parere del MISE sulla necessità della comunicazione di inizio attività anche per gli Home restaurant ha messo in moto un meccanismo che ha erroneamente coinvolto anche l’attività della più grande community italiana di Social Eating, Gnammo.

Dalla necessità di fare chiarezza sulla propria attività è nata però una bella opportunità, dato che Gnammo ha colto al volo un’esigenza sentita da molti: comprendere la distinzione tra Home restaurant e Social Eating e conoscere le implicazioni normative della sharing economy con forchetta e coltello.

Nasce in collaborazione con i consulenti legali di Gnammo, per gettare le basi di una vera e concreta riflessione sul percorso normativo della grande galassia della sharing economy, il Codice Etico di autoregolamentazione del Social Eating e degli Home restaurant.

Pubblicato in forma aperta, il Codice Etico è pronto ad accogliere i contributi di tutta la community.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Walter Dabbicco, uno dei creatori di Gnammo, per saperne qualcosa in più.

Dopo il parere del MISE il codice etico di Gnammo fa chiarezza sulla distinzione tra Home restaurant e Social Eating. Come fanno gli Gnammers a stare tranquilli?

Home restaurant e social eating, arriva il codice etico di Gnammo

E perché non dovrebbero? L’esigenza di fare chiarezza si è fatta sempre più forte dopo che, dal parere del MISE, molte testate hanno messo in atto la tecnica del “clic facile”, pubblicando titoli sensazionalistici senza alcun approfondimento.
Questo ha generato davvero troppa confusione, abbiamo quindi scelto di rompere gli indugi e spiegare chiaramente cosa vuol dire per noi Social Eating e cosa Home Restaurant.

Era un atto doveroso nei confronti di una community di quasi 100mila persone che credono nei valori dell’incontro e della condivisione a tavola.

Da quando è nato Gnammo non vi è stato un solo episodio spiacevole ed il tasso di qualità dei feedback si aggira tra il 4,5 ed il 5 su una scala di 5 punti, sia per chi cucina che per chi mangia.

LEGGI ANCHE: Sharing economy: i trasporti costano meno grazie alle startup italiane

La filosofia dello sharing entra anche in questo codice etico, in che modo gli utenti possono contribuire?

Home restaurant e social eating, arriva il codice etico di Gnammo

Prima di iniziare a scriverlo ci siamo detti “non possiamo farcela da soli”! E quindi l’idea di aprire il codice etico al contributo dei cittadini ne ha permeato la stesura stessa.

Abbiamo inteso dare una traccia di riflessione, ora chiunque può commentarlo ed aiutarci a migliorarlo, contribuendo così anche alla maturità della community

Attualmente quanti Home Restaurant avete censito? Quali sono le previsioni di crescita?

Home restaurant e social eating, arriva il codice etico di Gnammo

La community di Gnammo consta di quasi 100mila persone. Di queste un buon 15% ha decisamente il mestolo in mano e sono sia semplici appassionati che persone con un po’ di esperienza.

L’ingrediente fondamentale resta quello della socialità e della scoperta del prossimo. Chi non è di questo avviso – abbiamo avuto modo di verificarlo direttamente – si tiene alla larga da Gnammo: pagamenti online e quindi tracciati, più feedback della community sono una ricetta forse un po’ indigesta per chi non crede nei valori dello stare insieme…

Se voglio organizzare un evento di Social Eating a quali regole devo attenermi?

Home restaurant e social eating, arriva il codice etico di Gnammo

Semplicemente quelle riportate nelle FAQ del sito. Andando su Gnammo.com c’è un tasto con una bella scritta “come funziona” al centro della pagina e lì ci sono tutte le indicazioni operative, fiscali, se si è un ristorante o un B&b… Insomma tutto quello che serve sapere.

Abbiamo scelto di fare le cose per bene e farle in Italia e dall’Italia, cosa che per qualunque altra app o servizio di sharing economy, foon o no food, non è una priorità e viene spesso liquidato con una semplice riga “ti consigliamo di verificare la legislazione del tuo paese”.

Quanto è importante un feedback corretto degli Gnammers per la crescita degli eventi?

È l’ingrediente fondamentale ed uno dei paradigmi base della sharing economy. Sono parte di una community ed essa stessa garantisce sull’esperienza che andrò a vivere!

Shazam: un'evoluzione social per tenere il passo di Apple Music

Se sei un appassionato di musica, ti sarai di certo accorto delle novità delle ultime settimane.

Il 30 giugno c’è stato il lancio di Music da parte di Apple, un nuovo servizio per l’ascolto di musica in streaming per rivaleggiare con i principali competitor mondiali (Spotify, Deezer, Soundcloud e Google Play Music).

LEGGI ANCHE: Apple Music punti di forza e debolezza

Come sovente accade, Apple presenta le sue novità e innesca un meccanismo di rinnovamento anche in tutti i suoi principali rivali.

Aspettarsi la risposta di Spotify, per citarne solo uno, è dunque scontato e anche auspicabile, mentre stupisce di più il percorso intrapreso da Shazam.

Shazam è forse una delle prime app che ha decretato il successo degli smartphone.

Ti ricordi quando guardavi con occhi sgranati e bocca spalancata i tuoi amici che riconoscevano al volo le canzoni che passavano alla radio, grazie al loro telefonino?

Per noi che scriviamo, questa magia tecnologica era il futuro racchiuso in uno scatolino!

Per moltissimo tempo Shazam è stato solo questo: uno strumento meraviglioso con cui riconoscere le canzoni che più ci piacevano per poi comprarle su iTunes o ascoltarle in streaming su Spotify o vederle in video su Youtube (nella prima fase, servizi che si andavano a cercare al di fuori dell’app stessa, poi integrati internamente).

Ma solo di gloria passata non si vive a lungo e col tempo Shazam ha aggiunto nuovi funzioni, per cercare di essere sempre più social e non solo un ineguagliabile strumento di decodifica musicale.

E così ecco arrivare le modalità a pagamento Shazam Encore, (Shazam)RED, le classifiche dei più ascoltati, la possibilità di vedere cosa hanno taggato i tuoi amici su Facebook, le condivisioni e molto ancora…

E, a giudicare dalle statistiche del 2014, i clienti hanno sempre risposto benissimo a tutte le trasformazioni, dato che se ne contano sempre di più: 100 milioni di utenti attivi ogni mese per 500 milioni di download totali in 200 paesi nel mondo!

Ma nel mondo dei social, non si può mai dormire sugli allori!

E allora Shazam rinnova la sua anima social grazie a una partnership con famosi artisti della scena musicale: Coldplay, OneRepublic, Pitbull, Maroon 5, Alicia Keys, Selena Gomez, Linkin Park e tanti altri sono sbarcati su quest’app e possono condividere le canzoni che amano di più, quelle che li hanno influenzati e quelle che vogliono promuovere al grande pubblico.

È possibile seguire queste star (un po’ come avviene su Spotify), creare uno storico dei loro brani preferiti e ricevere news sulle loro novità (magari sperando in un rilascio in anteprima di qualche brano).

Questa novità sembra proprio voler rispondere con decisione alla funzione Connect presente in Apple Music, sebbene il servizio della casa della mela morsicata sia un po’ più simile a Facebook, con la possibilità per gli artisti di condividere non solo musica, ma anche fotografie e video.

Una mossa che non dev’essere letta come una dichiarazione di guerra nei confronti di Apple!

Quelli di Shazam sanno benissimo che, come in passato, hanno bisogno di lavorare in sinergia con i giganti della tecnologia mondiale.

E infatti, come si può leggere su TechCrunch, nonostante la scommessa di essere sempre più indipendenti come app, hanno integrato il supporto ad Apple Music, per consentire all’utente un passaggio veloce allo sterminato archivio di brani di Music.

Partire da una specificità, migliorare e allargare le proprie offerte e rimanere connessi con i grandi nomi della scena musicale mondiale: sono questi i segreti di un’app vincente come Shazam.

Tu che ne pensi?

Come ottenere la promozione che stai aspettando

Come ottenere la promozione che stai aspettando

Stai cercando di impressionare il tuo capo per ottenere una promozione e le hai provate proprio tutte, dalla versione stakanovista con arrivo in ufficio alle 7.30 e uscita alle 21.00 (rigorosamente saltando la pausa pranzo), a quella tecnologica e super innovativa per dimostrare che con te in quella posizione chiave l’azienda farà un salto di qualità. Ma per il momento nessuna delle tue strategie ha funzionato.

Se davvero aspiri a quella promozione sul lavoro, dovrai dimostrarti capace di una leadership di successo in ufficio e sottoporre le giuste domande ai tuoi supervisori. Solo così potrai proporti come candidato ideale per un avanzamento di carriera, senza bisogno di ricorrere a cestini di Natale o imbarazzanti avances non ricambiate.

Il modo giusto per ottenere la promozione che stai aspettando lo hanno spiegato gli esperti di carriera e gli imprenditori che hanno condiviso le loro conoscenze sul tema durante la chat Twitter di MashBusiness.

James Caan, imprenditore seriale e CEO di Hamilton Bradshaw Group, Laurie Ruettimann, esperta di human resource, Lisa Gates, consulente ed executive coach per SheNegotiates.com, Marla Gottschalk, consulente senior presso Allied Talent, Suzy Welch, giornalista di Economia e coautrice del bestseller The Real Life MBA, Trish McFarlane, CEO di H3 HR Advisors, hanno fornito i loro consigli ai lettori di Mashable durante un interessante cinguettio online.

Le caratteristiche giuste dell’impiegato che vuole guadagnarsi una promozione

Come ottenere la promozione che stai aspettando

Aiutare gli altri, essere entusiasta e comprendere a pieno la cultura aziendale. Sono queste le prime caratteristiche che il tuo capo noterà.

Essere produttivi, innovativi, appassionati e desiderosi di migliorarsi certamente aiuta, ma un lavoratore davvero motivato, riesce ad ottenere risultati concreti. Se desideri una promozione, poi, hai bisogno anche di una buona capacità organizzativa, dato che l’anzianità in un ruolo o un avanzamento di carriera non ti regaleranno questa caratteristica, mentre conoscere il proprio valore, avere autostima, abilità ed esperienza aumenteranno la percezione del tuo valore anche da parte del capo.

Soprattutto non dimenticare: per ottenere una promozione devi andare al di là di ciò che ti viene chiesto, prevedendo quello che deve essere fatto e facendolo bene.

Strategie per ottenere la grande promozione

Come ottenere la promozione che stai aspettando

Ricordati di gestire la tua carriera, senza aspettare che le novità cadano dal cielo. Cercale, non aspettarle. Se vuoi una promozione devi avere un piano ben chiaro in mente.

Se ad esempio non ricevi valutazioni per le tue prestazioni, chiedile, senza paura. Non sapere se il modo in cui stai lavorando è corretto e produttivo o se ci sono punti di debolezza da migliorare, è molto peggio che ricevere una critica. Se possibile richiedi un incontro regolare con il tuo capo per conoscere i punti di forza e di debolezza che riscontra in te.

Chiedi qual è il percorso di crescita per ottenere quella promozione e di cosa hai bisogno per salire di livello.

LEGGI ANCHE: 6 modi per diventare leader di un team di successo

Non dimenticare di essere attivo pubblicamente nella tua professione: contribuire ai contenuti, partecipare alle chat, insomma essere visibile, ti rende rilevante.

Un’ottima tecnica per focalizzare gli step da seguire è quella di segnare piccoli obiettivi e riflettere sui tuoi progressi nel corso del tempo. Puoi anche utilizzare alcune app per tenere traccia dei tuoi obiettivi personali e professionali, in modo da averli sempre ben chiari in tempo reale.

Ricordati di scrivere report settimanali delle nuove competenze che hai acquisito. Quantifica i tuoi successi e mantieni un portfolio aggiornato di tutti i tuoi goal, grandi e piccoli, durante la carriera in azienda.

Poniti degli obiettivi e cerca di seguirli, tenendo conto che il tuo personal branding si costruisce anche fuori dall’azienda e quindi non devi trascurare le attività extra lavorative.

Aggiorna i tuoi profili aziendali per lasciare traccia dei tuoi progressi.

Come dimostrare di possedere doti da leader e ottenere la promozione

Come ottenere la promozione che stai aspettando

Senza bisogno di fare arringhe e far indossare a tutto l’ufficio la t-shirt con la tua faccia stampata su, per dimostrare di avere caratteristiche da leader, ti basterà fare bene il tuo lavoro, magari prendendo l’iniziativa e aumentando la produttività nell’ambito degli obiettivi del tuo team.

Un grande leader, poi, fa in modo che gli altri si sentano valorizzati, mostra gratitudine, è in grado di motivare, ma anche di delegare alcuni compiti, consentendo così anche ad altri di fare carriera e diventando una vera e propria guida. Una leadership di successo infatti riesce ad ispirare gli altri attraverso l’azione. “The greatest leaders are the greatest servants”.

Questo non significa però dimenticarsi del proprio valore, anzi, devi essere sempre capace di dimostrarlo, magari anche mettendo gli obiettivi del gruppo davanti a quelli personali.

Per dimostrare che sei tu la persona giusta per quella promozione, devi dimostrare di essere una risorsa per il team e per l’azienda. Se i tuoi colleghi verranno da te per ricevere aiuto e risposte, starai dimostrando il potenziale della tua leadership.

Condividi la conoscenza e le idee, ma non condividere i pettegolezzi. Oltre alla caduta di stile, potrebbero metterti in situazioni davvero imbarazzanti.

Infine ricorda, i più grandi leader in ufficio creano positività ed una energia contagiosa per il solo fatto di esserci. Con questo atteggiamento il successo arriverà da solo.

Ecco il digital dream team del Ninja Master Online #‎NinjaDigitalMaster‬

Se ci seguite anche sui social, lo avrete letto stamattina su Facebook, su Twitter, su Google Plus o su LinkedIn: sono aperte le iscrizioni al “Master Online in Web Marketing & Social Media Communication + Ninja Digital Factory” della Ninja Academy.

Dopo il grande successo delle scorse edizioni siamo orgogliosi di presentare la terza edizione, aggiornata e rinnovata, del Ninja Master Online. Si tratta di un percorso completo che permette di sviluppare competenze digitali a 360° gradi attraverso 15 corsi intensivi ed altrettanti appuntamenti di Question Time per approfondire i contenuti in diretta con i docenti, professionisti protagonisti del digital italiano.

Ecco il ‪#‎digitaldreamteam‬ dei 15 superdocenti che abbiamo arruolato nel Ninja Master Online

Vincenzo Cosenza è il TomTom del Digital Marketing. #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

Posted by Ninja Academy on Giovedì 9 luglio 2015

Miriam Bertoli è la regina delle strategie digitali.#DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Gianpaolo Lorusso diminuisce lo spread dei tassi di conversione.#DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Luca De Berardinis ha il mantello della visibilità sui motori di ricerca#DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Edoardo Scognamiglio mette 44 gattini virali in fila per 6 col resto di 2 #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Roberto Fumarola sposta i carrelli abbandonati con la forza del pensiero #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Lorenzo Viscanti teletrasporta la tua app sulla vetta delle classifiche #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Marco Massara invia DEM così perfette che si aprono da sole #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Luca La Mesa controlla fuoco, acqua, aria e terra su ogni social network #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Massimo Guerci scrive meglio di Shakespeare sui Social Media #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Jacopo Pasquini guarisce ogni sito che si è fatto male #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Matteo Flora vede gli influencer con gli occhiali ai raggi X #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Roberta Rapicavoli conosce la ricetta segreta della Cookie Law #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Simone Tornabene ha gli attrezzi per viaggiare nel futuro ed anticiparlo al presente #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Damiano Ferraioli lavora con algoritmi talmente intelligenti che leggono nel pensiero dei clienti #DigitalDreamTeam #NinjaDigitalMaster http://bit.ly/1H36qS2

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Se vi va di sostenere il nostro progetto, trovate tutti i materiali che stiamo pubblicando in Rete per promuovere il Ninja Master Online con gli hashtag #‎NinjaDigitalMaster‬ e ‪#‎digitaldreamteam‬.

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BE NINJA!