Come usare i selfie come strumento di marketing? [INTERVISTA]

Tommaso Sorchiotti

Creative Digital Strategist, Social Media Activist e docente Ninja Academy. Tommaso Sorchiotti ne sa qualcosa su come utilizzare i social media e i trend che li caratterizzano all’interno di una strategia di marketing.

Così, incuriositi sull’esplosione dei selfie e, soprattutto, sul loro utilizzo da parte dei brand, abbiamo colto l’occasione dell’uscita del suo libro, scritto con Alessandro Prunesti, #Selfie: la cultura dell’autoscatto come forma di racconto e appartenenza, per fargli qualche domanda su questo argomento.

#Selfie: la cultura dell’autoscatto come forma di racconto e appartenenza

Prima di tutto, una premessa: si dice il selfie o la selfie?

Vanno bene entrambe le declinazioni di genere. Come termine importato dall’inglese e inserito nella lingua italiana si fa riferimento al concetto corrispondente e più vicino. In questo caso se leghiamo selfie a fotografia l’articolo sarà femminile, se leghiamo il termine a scatto o autoscatto l’articolo diventa maschile. La stessa Accademia della Crusca riporta la fase di incertezza riguardo al genere grammaticale, aprendo ad entrambi gli usi.

Una curiosità è che prima di avere conferma dalla Accademia della Crusca io e Alessandro ci siamo scontrati sul genere da utilizzare. Io infatti spingevo per l’utilizzo del femminile, mentre lui era per il selfie al maschile. Tuttora rimaniamo fermi sulle nostre posizioni, ma questo non ci impedisce di farci selfie assieme 🙂

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Ora possiamo cominciare con la domanda che apre il tuo libro: siamo noi a farci le selfie o sono le selfie a fare noi?

​Entrambe.

Il motivo è abbastanza semplice. Più puntiamo la fotocamera verso di noi per scattarci foto e più le foto che scattiamo rappresentano ​chi siamo, cosa vogliamo rappresentare e quali contesti contraddistinguono la nostra giornata.

Possiamo avere un’idea più o meno precisa della nostra immagine e dell’identità che comunichiamo. Di sicuro abbiamo meno certezze su quanto sia efficace questa comunicazione. Con ogni selfie ci mettiamo in gioco, accettiamo di essere valutati dai nostri interlocutori e siamo disposti a correggere la percezione che abbiamo di noi stessi.

Non è solo l’autoscatto quindi a definire chi siamo. Vederci dall’esterno è un primo elemento. Ma l’effetto che la foto genera, una volta condivisa con i propri contatti, è ancora più potente.

digital marketing

Diciamoci la verità: gli autoscatti ce li siamo sempre fatti. Quando e perché è nata l’esigenza di chiamarli selfie?

​Le selfie si distinguono dagli autoscatti proprio per la loro natura social. Si tratta propriamente di una foto di se stessi (in primo piano, allo specchio, ai piedi o alle cosce, in gruppo o davanti a un determinato contesto) che viene fatta per essere condivisa online.

Prestate attenzione la prossima volta che vi capita di vedere o di essere parte di una selfie. Il gesto ha una ritualità precisa e consolidata: preparazione, batteria di scatti ravvicinati, controllo immediato del risultato, selezione, editing (più o meno impegnativo) e condivisione. Per poi seguire la discussione o comunque verificare l’effetto online.

Difficilmente si sceglie il primo scatto e quasi mai ci si limita ad una sola foto quando si scatta una selfie. Questo perché per una volta abbiamo la possibilità di controllare direttamente l’immagine di noi stessi che viene creata e condivisa. Di conseguenza si dedica generalmente molta cura a come “esce la foto”.

Le selfie sono fatte soprattutto per essere condivise. Quali sono i fattori che determinano il successo di un contenuto?

​Originalità, capacità di condividere un’emozione, bellezza del soggetto e del contesto. Senza considerare che autenticità dello scatto e buona qualità della foto sono due elementi fondamentali.

Su Instagram in questo momento ci sono quasi 300 milioni di foto taggate #selfie. Sicuramente molte altre che non hanno associato il tag.​
Non esiste una formula magica per avere successo, che in questo caso possiamo definirlo come capacità di stimolare una reazione positiva nei propri interlocutori.

Io e Alessandro abbiamo isolato una serie di consigli per realizzare al meglio l’autoscatto, che non si traduce automaticamente nell’avere una tempesta di like e commenti.

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Selfie è solo autocelebrazione, narcisismo e ricerca di approvazione o pensi ci sia qualcosa di più?

​Il libro vuole proprio distruggere questa tesi: le selfie non sono solo narcisismo e autocelebrazione. Di sicuro sono elementi importanti, così come la ricerca e il disperato bisogno di essere riconosciuti e accettati all’interno del contesto sociale di riferimento.

Ma oltre questi aspetti c’è un universo di significati che abbiamo indagato. Le selfie si sono velocemente affermate come un linguaggio espressivo di chi frequenta i Social Network, o per dirla come i media offline, di chi è 2.0. Da lì è partita la corsa di vip, artisti e politici ad autoaffermarsi due-punto-zero.

Le selfie hanno portato l’intimità del mondo social ​nei rapporti con capi di stato, cantanti e altri personaggi irraggiungibili. Che reazione avete avuto quando avete visto per la prima volta la (prima) selfie di papa Francesco, con il suo faccione tagliato a 20 cm dall’obiettivo e accanto a dei normalissimi ragazzi?

Le selfie sono diventate uno strumento di narrazione, semplice e immediato, ma carico di significato. In uno spazio di comunicazione sempre più frenetico e immersivo, non è un caso che le selfie, così come gli sticker, le emoji, le gif animate, abbiamo una rilevanza sempre più importante. E’ una specie di ritorno alle origini, fatto di un linguaggio rappresentativo e di facile fruizione.

oscar selfie

Qual è, a tuo avviso, l’iniziativa di marketing più interessante che ha sfruttato questo trend?

​Dal punto di vista del marketing due iniziative di successo sono state la Selfie Samsung della Notte ​degli Oscar e il video della sfida Turkish Airways di Selfie estremi tra Kobe Bryant e Leo Messi, recentemente premiato come miglior spot da YouTube.

Al di là dei risultati raggiunti in termini di condivisioni/apprezzamenti/visualizzazioni queste due iniziative si sono innestate in un fenomeno di costume dando una loro interpretazione, e non limitandosi a cavalcare il trend come i centinaia di contest praticamente identici che sono nati negli ultimi due anni.

Esistono poi interpretazioni e proposte creative molto belle e divertenti create da diversi artisti sparsi per il mondo che (immagino) presto vedremo adottati dalle aziende. Un progetto che mi piace molto è MirrorsMe di Helene Meldahl. Colorando lo specchio con degli UniPosca e dei gessetti colorati, la ragazza norvegese ha creato una serie di selfie a tema davvero simpatici.

Heisenberg: Blue Ice crea la vodka firmata Breaking Bad

breaking bad vodka

Sono passati quasi due anni dalla fine della serie tv più acclamata di tutti i tempi, eppure gli echi e gli effetti si sentono ancora a distanza. Stiamo parlando proprio di Breaking Bad, serie cult che ha spopolato tra il 2008 e il 2013 e ha tenuto milioni di persone incollate allo schermo, vincitrice di numerosi premi e origine di uno spin off molto apprezzato, Better call Saul.

Tra le mille t-shirt, i gadget e i meme sul web che ci accompagnano ogni giorno non poteva certo mancare qualcosa che ci ricordasse la blue meth creata dai nostri chimici preferiti.

LEGGI ANCHE: Breaking Bad versione Simpson nelle illustrazioni di ADN

L’edizione limitata di Blue Ice è stata lanciata in California per poi aprirsi all’intero mercato statunitense. Le bottiglie riportano varie citazioni tratte da Breaking Bad, diventate altrettanto famose e riconoscibili.

Heisenberg Breaking Bad

Breaking Bad packaging

Breaking Bad gadget

Anche lo spot è stato realizzato in puro stile BB, e il risultato è senza dubbio affascinante.

Perché è importante curare il Personal Branding? I suggerimenti di Luigi Centenaro [INTERVISTA]

Luigi Centenaro

Il Personal Branding aiuta a creare un nuovo spazio di libertà rispetto alla paura di non valere abbastanza e di non saper offrire e comunicare il proprio valore agli altri ed al mercato. Fare Personal Branding significa, quindi, impostare una strategia per individuare i propri punti di forza (conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità, ecc.) e comunicarli poi nella maniera più credibile e tempestiva.

Ma come si giunge ad un posizionamento personale efficace e coerente? Lo abbiamo chiesto a Luigi Centenaro, specialista del Personal Branding in Italia e ideatore del Personal Branding Canvas, che parteciperà come docente al Percorso Esperienziale in Professional Empowerment [Settembre 2015] della Ninja Academy.

who are you?

1. Ci spieghi in poche parole cosa è il Personal Branding Canvas e a cosa serve?

Serve a semplificare e a rendere più rapido il pensiero strategico.
La grande maggioranza della mia attività di formazione e consulenza è rivolta alle aziende, con l’obiettivo di migliorare l’immagine delle loro risorse chiave, soprattutto online.

L’idea del Personal Branding Canvas è nata nel momento in cui ho dovuto sviluppare un programma di Personal Branding per un’intera rete di promotori finanziari. Il direttore commerciale desiderava che fossero in grado di far leva sulle loro peculiarità per posizionarsi e relazionarsi con maggior autenticità con il loro “pubblico” tramite gli strumenti digital. Per far ciò occorre imparare a pensare in maniera strategica ma serviva uno strumento capace di semplificare e rendere tutto più pratico. Del resto i partecipanti ai miei corsi non sono interessati ad imparare la teoria del Branding ma a cose molto più concrete quali attrarre opportunità, vendere di più, farsi conoscere, posizionarsi, etc. etc.

Ecco perché ho deciso di adattare lo strumento visuale proposto da Tim Clark sul libro Business Model You (edito da Hoepli e curato da me per l’edizione italiana). Questi strumenti visuali rientrano nella metodologia più generale che viene denominata Business Design.

personal branding canvas

2.  E la Personal SWOT Matrix?

La Personal SWOT Matrix serve ad avviare quel processo per individuare ciò che ci rende unici, e a scoprire o sviluppare ulteriormente delle opportunità a cui altrimenti non avremmo pensato e che, soprattutto, non dipendono solo da noi ma anche da fattori esterni.

Ho sviluppato la Matrix dopo aver testato e verificato le logiche e i benefici sulle persone dell’ormai consolidata analisi SWOT in progetti di sviluppo dei Brand Ambassador fatti presso alcune aziende clienti. Si è rivelato subito uno strumento efficace per individuare un piano di azione e prendere delle decisioni in maniera lucida, pratica ed esperienziale.

L’obiettivo era quello di aiutare le loro risorse chiave a individuare i propri punti di forza e debolezza e gestire con più consapevolezza l’idea di affacciarsi maggiormente alla comunicazione con i clienti.

La Personal SWOT Matrix si può usare in tre modi:
1. per fare brainstorming, senza avere particolari obiettivi in mente, con il solo scopo di far nascere delle idee e cogliere delle gustose opportunità;
2. per valutare la fattibilità di un obiettivo specifico, ad esempio una scelta di carriera, per prepararti per un colloquio o per capire come affrontare nuovi scenari;
3. per valutare la fattibilità di una strategia emersa a valle della compilazione del Personal Branding Canvas.

Ho elaborato (e condiviso liberamente) la SWOT Matrix in modo che non fosse solo una mappatura della realtà delle cose, ma rendesse anche possibile attivare un vero e proprio processo, rappresentato anche graficamente con i vari numeri progressivi che identificano ciascun passo.

you are your own brand

3. Come curare il Personal Branding può aiutarmi per l’avanzamento professionale?

Per rispondere occorre partire da due domande:

  • Quante persone conosciamo che sono brave in ciò che fanno, ma non sanno vendersi?
  • Quante persone conosciamo, invece, che sono meno brave di noi eppure hanno più successo?

Curare il tuo Personal Brand significa sapersi valorizzare, comunicare il proprio valore, farti un nome, farti stimare e renderti più visibile; in pratica: individuare e comunicare una ragione per farti scegliere.

Vuol dire anche sviluppare un asset che ti sarà utile per continuare ad essere appetibile e rilevante per il mercato del lavoro. Quando sarà il momento di avanzare nella tua carriera saranno gli altri a cercarti, per le opportunità che più ti interessano.

professional empowerment

4. Sarai dei nostri al Percorso Esperienziale in Professional Empowerment. Come aiuterai i guerrieri più temerari a dare una svolta alla propria carriera?

La sfida che mi ha posto Mirko è quella di offrire ai partecipanti la mappa per orientarsi sia durante il corso sia successivamente, per capire come funziona il loro Personal Brand e cosa è necessario fare per svilupparlo e raggiungere i loro obiettivi. Aspetti che verrano poi ulteriormente sviluppati dagli altri docenti che, infatti, svilupperanno poi gli aspetti più importanti dei vari blocchi del Canvas.

È necessario sapere cosa accadrà quando li avremo ottenuti: niente di peggio che raggiungere il proprio obiettivo, inciamparvi sopra, rialzarsi e continuare a camminare senza accorgersene…


Il gruppo di cosmesi Coty ha vinto una serie di aste organizzate da Procter & Gamble aggiudicandosi 43 prodotti di bellezza tra cui Wella, Max Factor e CoverGirl.

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Coty verso l'acquisizione del beauty business di Procter and Gamble

Coty, il colosso americano guidato da Bart Bech ha firmato l’accordo per l’acquisizione del beauty business di Procter & Gamble che comprende 43 marchi, tra cui Wella, Max Factor e CoverGirl.

Il gruppo statunitense, già famoso per la distribuzione di profumi, entra a far parte delle teste di serie del beauty, diventando il terzo colosso al mondo dopo la francese L’Oréal ed Estée Lauder.

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Il gruppo Coty possiede già un portfolio di marchi noti quali Rimmel, Calvin Klein e Davidoff, acquistando parte di P&G potrà contare anche su Olay e sulle licenze di alcuni dei più grandi marchi del mondo tra i quali: Hugo Boss, Dolce & Gabbana e Gucci.

L’intesa tra Coty e P&G beauty

Coty porterà circa 12,5 miliardi di dollari nella casse di P&G beauty business. A transazione avvenuta, gli azionisti Procter & Gamble avranno il 52% di tutte le azioni, mentre agli azionisti di Coty andrà il 48%. Grazie ad una transazione tax free nota come “Reverse Morris Trust”, P&G invece che vendere direttamente i suoi marchi farà uno spin-off, garantendo così la maggioranza ai suoi azionisti.

L’obiettivo è quello di limitare le tasse che gli azionisti delle società dovrebbero pagare con la vendita diretta delle proprie azioni. Dalla fusione tra Coty e P&G Beauty Business nascerà un nuovo colosso da 10,5 miliardi di dollari. A questo proposito è interessante leggere un commento di Bart Bech, presidente e direttore generale di Coty:

“Con il talento nel settore Beauty dei due operatori e con il fantastico portafoglio di marchi di livello mondiale, abbiamo l’opportunità di creare un leader estremamente specializzato ed esclusivo, un colosso del settore in grado di offrire possibilità e vantaggi entusiasmanti per dipendenti, licenziatari, clienti e fornitori. Siamo certi che con la più ampia offerta di marchi leader, con il forte sostegno del marchio, lo sviluppo di una migliore pipeline di prodotti innovativi e la presenza geografica e la portata assai più ampie, Coty rafforzerà la propria posizione competitiva e la capacità di capitalizzare sulle opportunità di fatturato e di crescita dei profitti nel corso del tempo. La nostra piattaforma operativa e finanziaria combinata ci permetterà inoltre di generare significativi aumenti degli utili per azione e maggiori flussi di cassa nel lungo termine, fattori che ci forniranno un solido bilancio con profilo prudente di leverage. Si tratta di una situazione che, nel suo complesso, presenta il potenziale per portare alla creazione accelerata di valore per gli azionisti di Coty,”.

La chiusura dell’operazione dovrebbe arrivare nella seconda metà del 2016 quando Coty si incaricherà dei 2,9 miliardi di dollari di debiti della divisione beauty del gruppo di Cincinnati.

I 5 tool digitali indispensabili per rendere più produttive le tue riunioni

I meeting, momento cruciale della maggior parte dei progetti, momenti in cui si condivide, si crea, si illustrano i risultati. Croce e delizia di ogni professionista, le riunioni hanno spesso la non invidiabile fama di essere considerate una perdita di tempo, un evento che sottrae minuti preziosi ai nostri impegni.
È ora di cambiare idea. Se ben fatti, questi momenti d’incontro possono infatti divenire una proficua risorsa da sfruttare al meglio, soprattutto quando a darci una mano arriva il mondo digital. Grazie a questi 5 tool ripenserai al modo d’intendere i meeting e li renderai davvero produttivi!

Popplet

Tenere traccia di tutte le idee scaturite durante la furia di un brainstorming può essere complicato, se non impossibile. Il rischio di perdere per strada intuizioni vincenti è sempre dietro l’angolo.
Con Popplet tutto questo non accadrà più. Popplet è un tool che racchiude in un unico strumento la possibilità di realizzare presentazioni, generare mappe mentali e avere a disposizione una bacheca virtuale.
La caratteristica più interessante è certamente la rappresentazione visuale delle idee, mappe mentali 2.0, a cui è possibile aggiungere testo, immagini e molto altro. La possibilità di esportare in pdf lo rende ancor più pratico e funzionale.
Uno strumento davvero completo che permetterà di ottimizzare il flusso creativo del vostro team.

Google Drive

Lo so, stai già pensando “Google Drive? Hai scoperto l’acqua calda”. Vero, la piattaforma online di Mountain View è uno degli strumenti online più famosi ed utilizzati, ma oggi voglio descriverti un suo utilizzo particolare, strettamente legato alle necessità di una riunione.
Molte persone spesso non si trovano a proprio agio a parlare in pubblico. Una difficoltà diffusa e comprensibile che spesso però può frenare sul nascere idee e pareri cruciali. La scrittura condivisa di Drive ci viene in aiuto, dando la possibilità ad ognuno dei partecipanti di esprimere la propria opinione senza dover parlare davanti a tutti.
Con Googlre Drive e la scrittura condivisa non rischierai di perdere niente.

Taskclone

Uno dei maggiori problemi delle riunioni è tradurre le tante idee prodotte in azioni concrete. Succede spesso che le numerose proposte vincenti partorite si perdano per strada, non tramutandosi in realtà. Nella maggior parte dei casi ciò avviene per una semplice questione di programmazione, non riuscendo a trasformare gli spunti in attività.
Oggi grazie a Taskclone non succederà più. Questo pratico tool permette infatti di importare le action item di Evernote nei principali strumenti di gestione delle attività.
Una volta raccolte nella tua to do list sarà più facile dare forma alle idee nate nell’ultima riunione.

Remember The Milk

Sono ormai numerosi i servizi online che permettono di gestire i propri impegni. Tra questi uno dei più interessanti è senza dubbio Remember The Milk.
Il tool è un vero “veterano” del web, dato che sono ormai anni che offre agli utenti la possibilità di annotare, aggiornare e consultare le attività da qualsiasi dispositivo connesso a Internet.
Non lasciatevi confondere dall’interfaccia molto scarna, questa app offre un livello di performance ottimale, proponendo numerose funzioni per registrare e richiamare gli impegni.
L’organizzazione dei task è in forma cronologica, divisi in completati e non completati e raggruppati in liste personalizzate. Una volta che un’attività viene creata è possibile modificarla in ogni caratteristica, dandoci completo controllo sulla stessa.
Un’applicazione che una volta usata conquista, capace di unire all’estrema semplicità di utilizzo una notevole ricchezza di funzionalità.

Evernote

Lo accennavo prima. Spesso è complicato riuscire a fermare ogni concetto che nasce dalle conversazioni di una riunione. Il consiglio è sempre di prendere nota della stessa su Evernote, uno degli strumenti più completi in questo senso.
I plus che fanno preferire questo tool ad altri sono la ricchezza di funzioni a cui è possibile accedere: le note sono infatti ricercabili in modo semplice e veloce, riducendo al minimo la possibilità di perdere documenti importanti.
Non solo. Con Evernote è possibile raccogliere tutto ciò che può essere importante, come note scritte a mano, foto scattate al momento e molto altro.
La possibilità di condividere tutto questo con i propri collaboratori è poi l’elemento capace di trasformare una semplice riunione in una vera attività di team working.
I vostri meeting online e sempre a portata di touch? Con Evernote è possibile!

E tu quali tool utilizzi nelle tue riunioni? Dicci la tua!

Cari marketer, pensate almeno (e per davvero) "mobile-first"

Leggiamo su Marketing Land che il termine “mobile-first” è talmente impiegato a sproposito che ha cominciato a perdere significato. C’è chi si chiede se voglia dire, sic et simpliciter, creare un’app mobile, e chi invece pensa sia da riferirsi ad un sito con un’interfaccia responsive. Dunque: cerchiamo di fare chiarezza.

Mobile-first

Si tratta, in realtà, di ripensare completamente la customer experience, ridisegnarne la mappa, specialmente in quanto concerne la generazione Y dei consumatori e dei lavoratori, quella dei cosiddetti millennials. Un gruppo di persone che si discosta parecchio dalle generazioni più vecchie, totalmente immerso com’è nel mondo digitale dall’infanzia, se non addirittura dalla nascita.

Ora che il traffico da mobile ha superato quello da desktop è indispensabile pensare al mobile-first nella strategia di creazione dei contenuti. Questo vale anche nella scrittura, suggerisce Digiday: chi scrive deve figurarsi il proprio pubblico innanzitutto come un insieme di persone con uno smartphone o un tablet in mano (o un orologio al polso).

LEGGI ANCHE: Perché il Mobilegeddon non ti ha fatto così male (ma lo farà) 

Authentically mobile

Si spiega così la recente scelta da parte del New York Times di interdire ai propri redattori la navigazione desktop per qualche ora, onde sensibilizzarli alle necessità dei lettori che per il 47% leggono da dispositivi mobile il prestigioso giornale.

Tuttavia, anche i servizi che si presentano come mobile-first spesso non sono all’altezza nell’offerta di nuove funzionalità che supportino la produttività e il profitto. Allora: c’è vita dopo il mobile-first? Secondo TechCrunch sì e la risposta si chiama “authentically mobile”.

Il panorama

Le applicazioni mobile-first certamente rappresentano già un progresso rispetto al classico approccio “paving-the-goat-path” (letteralmente, “pavimentare il sentiero delle capre”: indica uno spreco di nuove competenze) che scimmiotta le funzionalità desktop su piattaforme mobile.

I servizi mobile-first hanno UI (User Interface) eleganti e intuitive, e traggono vantaggi consistenti da alcune proprietà esclusive degli smartphone e dei tablet. Ma fanno (ancora) leva sull’ottimizzazione di flussi di lavoro già esistenti piuttosto che sulla creazione di funzionalità nuove di zecca.

Le prospettive

Le app “authentically mobile”, invece, mettono l’accento soprattutto sulla raccolta e l’analisi dei dati che di volta in volta alimentano i loro innovativi procedimenti. Ma diciamolo subito: le app autenticamente mobile sono ancora piuttosto rare.

Uber, che ne è un esempio, usa a proprio vantaggio la peculiare estemporaneità del mobile e sfrutta il GPS per tracciare la posizione delle persone. Sarebbe ridicolo pensare di sviluppare un’app del genere di Uber per il desktop: può essere questa la cartina da tornasole per stabilire se un’applicazione è autenticamente mobile oppure no.

Dress Sketches Food, il progetto che unisce food e fashion

Come l’arte imita la vita, nel progetto Dress Sketches Food il cibo e la moda danno vita ad un connubio che riesce ad essere insieme divertente, semplice ed evocativo.

Gretchen Roehrs, illustratrice di moda ed artista di San Francisco ha realizzato tredici bozzetti di abiti e accessori dove ogni creazione è completata da un alimento manipolato ad arte. Stupendi outfit da vera houte couture dove fette di pane, frutta, ortaggi e persino il guscio di alcune ostriche diventano parte del vestito.

Un progetto incredibile nato dalla voglia di sperimentare e di giocare con il cibo, dando vita a creazioni uniche: una fragola diventa uno sfizioso abitino corto, la buccia una banana da vita ad una morbida jumpsuit e una fetta d’anguria un colorato vestito con una gonna ampia perfetto da sfoggiare in una calda sera d’estate.

In un’intervista per Harpersbazaar Gretchen Gretchen Roehrs afferma che ”la moda è un po’ come cucinare.. Christina Tosi di Milk Bar fa delle creazioni con con i suoi deliziosi biscotticosì come Rei Kawakubo può trasformare un sacco della spazzatura in un bellissimo abito”.

Queste sono solo alcune delle creazioni di Gretchen Roehrs, le trovate tutte sul suo sito e sul suo profilo Instagram.

Voi quale indossereste?

Nintendo: la social sfera celebra Satoru Iwata

Come avrai certamente letto, è mancato all’età di 55 anni il Presidente di Nintendo, Satoru Iwata.

LEGGI ANCHE: Nintendo annuncia la scomparsa del Presidente Satoru Iwata [BREAKING NEWS]

Il papà della DS (2004) e della Wii (2006) ha lasciato orfani milioni di videogiocatori in tutto il mondo e nelle ultime ore il web e i social si sono popolati di meme commemorativi, per celebrare la sua figura.

Ne abbiamo selezionati alcuni per te (con l’aiuto di Quartz.com).

Il personaggio che torna più frequentemente su Twitter, Facebook e Instagram è di certo Super Mario, storica icona di casa Nintendo:

 

 

 

 

Bellissimo anche l’omaggio dell’Art Director Federico Mauro (nello stile che l’ha reso famoso):

 

Il mondo Nintendo però, non si esaurisce con Mario; ecco qui alcuni eroi dei più grandi successi della casa giapponese, tutti riuniti attorno al loro Presidente Satoru Iwata:

 

Chibird, popolare illustratrice con 54,5K fan su Instagram ha dedicato un personale addio a Iwata:

 

 

E c’è chi ne ha approfittato per passare in rassegna tutte le console Nintendo che hanno regalato migliaia e migliaia di ore di divertimento ai ragazzi di tutto il mondo!

 

 

Sui social tuttavia, non regna solo l’amore.

Twitter e Facebook sono anche i luoghi delle freddure e di tante battute ironiche e cattive (a volte fatte a ogni costo, giusto per il gusto di sparala più grossa degli altri)!

Potevamo non riportarne una – e anche delle più raffinate – a esempio delle tante lette?

 

Tu hai trovato qualche altro post, foto o commento che vuoi proporci?

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Samsung, Suzuki e Coca-Cola: i migliori annunci stampa della settimana

Come iniziare bene la settimana? Ma è chiaro! Con i migliori annunci stampa pubblicati la scorsa settimana. Go!

Coca-Cola: Battle

Lo scontro finale palesa la classica silhouette della Coca-Cola.

Advertising Agency: Mccan, Shanghai, China
Creative Director: Jeremy Guo
Senior Art Directors: Kevin Chen, Kris Yang
Traffic: Riki Jin
Illustrator / Retoucher: Huang Cheng

Samsung: Housewife/Teacher/Office Executive

Il mondo conosce il problema degli abusi sulle donne in India. Samsung prova a dare una soluzione con i suoi servizi geo-localizzati.
Notevole e drammatica la forza espressiva dei soggetti accovacciati che formano il pin.

Advertising Agency: Cheil Worldwide, Gurgaon, India
Art Director / Creative Director: Sarabjit Singh
Copywriter / Associate Creative Director: Amit Karwasra
Graphic Designer: Khima Nand Pandey
Production Manager: Prantik Dutta
Photographer: Mukul Raut
Executive Creative Director: Anupama Ramaswamy

Dollar Shave Club: Your new stash

Less is better.

Art Director: Stephen Flynn
Photographer: Mike Postma

Suzuki: Text or drive

H di Hospital o linea stradale? Un altro buon esempio sul filone (don’t) text and drive.

Advertising Agency: Fcb, Tel-Aviv, Israel
Chief of Creative: Tal Perlmuter
Art Director: Tal Perlmuter
Copywriter: Assaf Appelboim
Account Director: Lital Ben Zaken

Jeep: Horse/Lion

Non alterare la tua natura. Tu sei un 4×4! 

Advertising Agency: Paistudio, Bogotá, Colombia
Creative Director / Art Director: Artiom Eduardo Gelvez Kostenko
Copywriter: Maxim Artemenko
Illustrators: Artiom Eduardo Gelvez Kostenko, Carlos Ribero
Additional credits: Carlos Ribero

HomeToGo raccoglie 6 milioni di euro [INTERVISTA]

HomeToGo raccoglie 6 milioni di eruo

HomeToGo, il motore di ricerca europeo per l’affitto stagionale di case vacanza, ha raccolto 6 milioni di euro come round di un investimento di serie A.

A guidare il round, DN Capital e Acton Capital Partners, che si sono aggiunti ai 2 milioni già raccolti. La startup con sede a Berlino, prevede di utilizzare il nuovo capitale per una rapida espansione internazionale, dato che già nelle ultime due settimane HomeToGo si è proposto anche a Regno Unito e Spagna, che vanno ad ampliare l’offerta esistente per Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Svizzera e Austria.

Per conoscere meglio il funzionamento di questo motore di ricerca, che consente di filtrare case vacanza per località, date, budget e servizi, e per capire cosa cambierà dopo l’ultimo round di finanziamento, abbiamo intervistato Fabrizio di Fulvio, General Manager Italy per HomeToGo

6 milioni di euro in un round di investimento serie A. Cosa cambierà per HomeToGo?

HomeToGo raccoglie 6 milioni di eruo

I miei colleghi nel 2014 sono riusciti a fare un lavoro eccellente nel mercato tedesco e grazie al loro specifico know-how accumulato in anni di esperienza noi tutti abbiamo beneficiato del loro approccio. Ora che il business lì è avviato e ci sono sempre più utenti che si affidano ad HomeToGo è arrivato il momento di diventare grandi.

C’è inevitabilmente ancora tanto da fare, l’obiettivo è strutturare un settore, quello delle case vacanza, estremamente frammentatoe ciò richiede un grande sforzo. Direi che continuare su questa strada ancora più forti di prima sia l’unica opzione che ad ora possiamo considerare.

Quanto conta l’esperienza del team per raggiungere un risultato così importante?

Il team è internazionale e questo è senza dubbio un vantaggio. Ognuno si approccia diversamente al proprio mercato e ciò ci dà l’occasione di sperimentare continuamente. L’esperienza è essenziale e qui chi ne ha, la mette a completa disposizione di chi ne ha meno. Si è liberi di provare modi e tecniche che più si ritengono opportuni e il risultato è quello che conta: così facendo l’ambiente è super produttivo.

Entrare e posizionarsi nel mercato italiano è difficile, forse un po’ di più rispetto a UK o Spagna dove le aziende sono più strutturate e sono già abituate a certi discorsi, ma stiamo lavorando duramente e i risultati sono buoni.

LEGGI ANCHE: Il futuro del Customer Engagement è nelle mani degli sviluppatori

Siete già presenti in buona parte dell’Europa, a quali altri mercati puntate?

HomeToGo raccoglie 6 milioni di eruo

È vero in Europa siamo quasi dappertutto, ora sarà fondamentale consolidare questi mercati e guadagnare credibilità. Abbiamo in programma di implementare diverse caratteristiche e features nella modalità di ricerca già dai prossimi mesi, vogliamo continuare a fornire all’utente una user experience sempre migliore e ad alto valore aggiunto.

Inoltre ad agosto verrà lanciata la versione per gli Stati Unitiche rappresenta per noi una grande opportunità oltre che un ulteriore salto di qualità.

In che modo una campagna televisiva in Germania può aiutarvi a crescere?

Offriamo un servizio che può essere solo di beneficio per chi lo usa, ovviamente è gratuito e permette di avere una visuale completa su quali siano le offerte da prendere in considerazione in un mercato che ancora oggi a volte soffre di situazioni di prezzo poco trasparenti.

Lì fuori ci sono tantissime case fantastiche che nessuno conosce e che aspettano solamente di essere prenotate! Con le campagne televisive vogliamo che il grande pubblico ci conosca, ci inizi ad apprezzare per la facilità di utilizzo e la chiarezza delle nostre offerte.

Inoltre vogliamo costruire un brand che abbia la forza di essere collegato al concetto delle vacanze indipendenti e diverse dai soliti hotel. Il nostro obiettivo è quello di trasferire, così facendo, un notevole valore tangibile ai nostri partner.

Cosa rende vincente il modello di business di HomeToGo anche fuori dal mercato europeo?

HomeToGo raccoglie 6 milioni di eruo

Alla base di HomeToGo c’è il concetto di creazione di valore per gli utenti così come per i provider e nostri partner: aumentiamo l’efficacia dei loro business convogliando traffico targettizzato sulle loro piattafrome.

L’utente riesce a capire quali offerte sta prendendo in considerazione in maniera ampia e quindi ottenere senza eccessivi sforzi ciò per cui è arrivato sulla nostra piattaforma, i partner così sono contenti.

Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che nessuno in questo settore offre un servizio del genere per qualità e quantità (2.8milioni di offerte) e che il mercato di riferimento continua a crescere il gioco è fatto!