Investimenti pubblicitari: la TV è ancora il mezzo più efficace

Con la sfida lanciata da Netflix (anche in Italia da ottobre) e un mucchio di nuove apparecchiature video digitali, l’industria televisiva ha fronteggiato cambiamenti radicali negli ultimi anni. Ma una costante è rimasta: la TV è ancora, e di gran lunga, il più potente degli strumenti che la pubblicità ha a disposizione. Parafrasando i Daft Punk, Television rules advertising. Malgrado tutto.

LEGGI ANCHE: Il 2015? Sarà l’anno della TV in streaming (e dell’Internet of Things) [INFOGRAFICA]

Questo, in buona sostanza, il succo di uno studio sistematico di Turner Broadcasting e Horizon Media, realizzato in collaborazione con MarketShare e riportato da Adweek. MarketShare ha analizzato le performance pubblicitarie degli organi mediatici quali appunto la televisione, l’online display, la paid search, la stampa e la radio.

Altro che superata

E la TV risulta avere l’efficacia più alta nel soddisfacimento dei principali indicatori di performance (detti anche KPI, che sta per “Key Performance Indicators”), come vendite e nuovi clienti. Se paragoniamo prestazioni a livelli simili di spesa, la televisione genera un volume di vendite che è in media quattro volte superiore a quello del digital.

In una ricerca condotta su un marchio automobilistico di lusso e citata in quello stesso articolo, la televisione era l’unico mezzo che conservava quasi intatta la propria incisività (il calo è stato appena dell’1,5%), mentre gli altri media pubblicitari, sia online che offline, registravano riduzioni superiori al 10%.

Videodrome

Secondo un’analisi elaborata da Nielsen intervistando più di 30.000 consumatori online in diversi Paesi, gli italiani manifesterebbero un interesse per la fruizione di video maggiore rispetto agli abitanti di altre nazioni europee.

E se è vero che proliferano i vari device, è ancora la televisione il mezzo più utilizzato per guardare video in Italia e nell’Europa tutta. La TV viene usata soprattutto per vedere film e documentari, e per seguire notiziari. Fanno eccezione i filmati di breve durata, dove predomina il computer (62%) ed emerge anche un buon uso di smartphone (27%) e tablet (24%).

Ripresa italiana

Stando a Business People (ma i dati sono di Nielsen), il mercato pubblicitario italiano sarebbe in ripresa. Nei primi tre mesi di questo 2015 abbiamo assistito ad un graduale avvicinamento alla parità. Gli investimenti, nel solo mese di marzo, sono cresciuti dell’1,2%, portando il trimestre a -2,1% rispetto allo stesso periodo del 2014.

Quanto ai singoli media, la televisione è rimasta stabile e ha chiuso con un calo del 2%. La stampa, quotidiana e periodica, ha recuperato qualche punto, attestandosi rispettivamente a -6,9% e -3,9%. La radio ha confermato il grande momento (+6,2%), mentre internet, pur senza Google e Facebook, è sì tornata in zona positiva, ma il suo bilancio è stato ancora di segno meno (-2,4%).

Perché tutti parlano degli Yuccies?

Né Hipster, né Yuppies, ma Yuccies, una sintesi perfetta tra queste due categorie. Hanno preso solo il meglio dai due stereotipi: la passione per la moda, l’essere ipertecnologici ed iperconessi, il successo creativo al giusto prezzo. Insomma gli Yuccies mettono al centro il loro stile e le loro idee. Sono pagati per inventare app, servizi, prodotti, vivendo in una realtà di impresa come quella delle startup, in continua evoluzione.

Yuccies è un termine coniato da David Infante nel suo articolo comparso su Mashable intitolato, The hipster is dead, and you might not like who comes next, in cui definisce questa categoria di creativi un vero proprio stile di vita, giovani freelance impiegati nella realizzazione delle loro passioni: arte, design, grafica, fotografia, editoria, web design e attraverso le quali vogliono guadagnare.

Essere Yuccie vuol dire essere grandi lavoratori, ma soprattutto lavoratori per passione, facendo della propria Partita IVA e della propria professionalità un brand.

Parola d’ordine: personal branding

Ogni brand che si rispetti rappresenta un prodotto o un servizio universalmente riconosciuto, facilmente identificabile ed anche in questo caso non c’è niente di diverso: ogni Yuccie ha un brand da promuovere, che sia un prodotto o un talento, l’importante è che sia qualcosa che lo distingua dagli altri creativi.

In altre parole uno Yuccie promuove sé stesso, creandosi quindi un personal branding che lo differenzi in mezzo all’offerta creativa, inventandosi un marketing ed una comunicazione tutti personalizzati.

Yuccies non sono solo immagine, creatività o design, ma anche lavoro ed impegno; la passione per quello che fanno viene prima di tutto nella mente di questi freelance, anche prima di un ricco stipendio, rendendoli non solo appagati, ma soprattutto felici.

LEGGI ANCHE: Personal Branding: come scoprire e sviluppare il vostro marchio

Gli “attrezzi” del mestiere

Che siano attrezzi veri e propri, o strumenti messi a disposizione dalla rete e dalla tecnologia, o reti di conoscenze e di clienti, sono gli ingredienti che, se correttamente miscelati, fanno il successo di un Yuccie.

Uno su tutti lo strumento di promozione per lanciarsi sul mercato: il web.
Si parte dal creare un sito web personale, un portfolio digitale, professionale e che metta in luce la competenza rapportata ad esempi concreti di realizzazioni, si passa poi, in modo consequenziale, ad una presenza social: Pinterest, Instagram, Twitter o Facebook, tutti quei canali che portino ad interagire direttamente con il cliente e che ne provochino il suo coinvolgimento, non solo per semplici apprezzamenti, ma anche per ottenere commissioni o feedback.

Ed è proprio l’insieme dei feedback e delle interazioni che compone lo strumento forse più importante del kit di sopravvivenza per Yuccies: la rete di relazioni, non solo clienti o futuri tali, ma anche altri Yuccies con cui scambiarsi idee, spazi, attraverso sistemi di co-working, e collaborazioni.

Kind Aesthetic, Freelance.com sono sono alcuni esempi di portali dove poter trovare snodi per uno Yuccies’ network.

Parlare di compensi, un male indispensabile

Non si può vivere di sola arte, quindi, seppur parlare di compensi sia scomodo, è necessario farlo ed è importante che uno Yuccie definisca un equo compenso per la sua professionalità e il suo brand. Riuscire a parlare in modo aperto e corretto di prezzi con un cliente è il segreto per arrivare a definire un prezzo realistico, senza sopravvalutarsi o sottovalutarsi.
Un cliente, infatti, sarà disposto a pagare un giusto compenso se intuisce la professionalità che definisce un brand e la sua qualità, chiunque è disposto a investire un po’ di più se il prodotto o servizio che compra è unico, personalizzato e qualitativamente superiore.

Non è facile valutare in modo corretto il proprio lavoro e questo uno Yuccie lo sa bene, vendere un’idea non è così semplice, esistono quindi strumenti, come quello fornito dalla Freelance Union, che aiutano i nostri creativi a valutare in modo economicamente corretto il loro lavoro.

Dopo aver chiarito che Yuccies non è una parolaccia né una moda, lo possiamo identificare in un terziario che vuol avanzare creando una professione il cui centro è la passione creativa, in cui chi lavora lo fa per passione e non per il guadagno, in cui creare un forte brand di se stessi è essenziale, per avere successo ed essere felici.

Ma in concreto dove si possono ammirare questi Yuccies? A Milano tra le vie dei quartieri più “creativi” come Isola, Lambrate e Chinatown; a Roma al Pigneto.

Un esempio di Yuccie? Il creatore di queste grafiche Ruben Piemari Cereda, meglio conosciuto con l’hashtag #rpcdesign, e come graphic designer per il collettivo di freelance SUKA CREW.

 

4 consigli per convertire il traffico web in più contatti e clienti

Finalmente! Dopo tanta fatica, notti in bianco e lavoro duro abbiamo utenti che visitano il nostro sito; ma rimane ancora un problema da risolvere:trasformare il traffico web in contatti e clienti. Dobbiamo quindi concentrarci sulla conversione, ma in che modo?

Devi sapere che hai solo 10 secondi per ottenere l’attenzione delle persone prima che si distraggono, o semplicemente decidano di abbandonare il tuo sito.
Questo significa, quindi, che le prime impressioni contano più che mai.

I visitatori hanno bisogno di capire immediatamente che cosa fai, e come li puoi aiutare. Capire cioè qual è la tua proposta unica di valore, o come dicono gli anglosassoni, la tua Unique Value Proposition.

La proposta di valore deve essere focalizzata sui valori del tuo target di riferimento. Descrivere semplicemente le caratteristiche del tuo prodotto non è sufficiente a smuovere i clienti nel prendere decisioni o a compiere azioni. La tua proposta deve essere specifica, breve e utile.

Una Value Proposition è la risposta alla domanda: “Perché dovrei comprare il tuo prodotto?”
Deve mostrare i benefici specifici del tuo servizio, aiutare le persone a risolvere i loro problemi e spiegare loro perché dovrebbero comprare da te.

Una forte Value Proposition include i seguenti elementi:

  • Un titolo che conquista l’attenzione: una frase chiara e precisa, che offre ai clienti i benefici del tuo prodotto o servizio;
  • un sottotitolo che si compone di 2-3 frasi per spiegare meglio cosa offri;
  • una grafica accattivante che rafforza il messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico;
  • punti che evidenziano la tua offerta di base e definiscono le aspettative con i potenziali clienti.

Quindi, come si fa a convertire il traffico web in clienti? Ecco 4 consigli da seguire.

1. Testa la tua proposta di valore

Non sorprende che molti esperti di marketing online preferiscano fare affidamento sulla propria intuizione nella progettazione di una proposta di valore. Ma questo approccio non sempre dà i risultati migliori o almeno quelli sperati.

Testare approcci diversi, piuttosto che fare affidamento solo sui propri istinti, può essere d’aiuto nel trovare il modo migliore per connettersi con i propri clienti.

2. Utilizza il linguaggio dei tuoi clienti

Utilizzare un linguaggio difficile e una terminologia piena di parole tecniche è la cosa più sbagliata che puoi fare. Per coinvolgere i tuoi clienti, devi parlare con loro attraverso un linguaggio semplice e diretto.

Spesso il linguaggio da te utilizzato è diverso dal linguaggio utilizzato dal cliente. Per capire come i clienti pensano ai tuoi servizi e come li descrivono, potresti fare delle interviste, dei sondaggi, raccogliere feedback o utilizzare i social media.

3. Migliora la tua proposta di valore con elementi di persuasione

Probabilmente ad un paio di elementi di persuasione o “booster” per la tua proposta di valore non ci avevi neanche pensato. L’utilizzo di questi elementi può funzionare bene per aumentare i tassi di conversione.
Alcuni esempi includono:

  • Testimonianze e recensioni da parte dei clienti – o altri tipi di dimostrazione sociale. Questo rende la tua offerta affidabile.
  • Garanzia di rimborso. Piuttosto di scrivere “Soddisfatti o rimborsati” o “Garanzia di rimborso”, prova a scrivere qualcosa di più creativo e accattivante. Alle persone piace sentirsi sicure e certe su ciò che stanno per acquistare.
  • Offerte Bonus. Come ad esempio: la spedizione gratuita, consegna gratuita, consegna il giorno successivo, nessun costo di installazione, aggiornamenti gratuiti ecc..
  • Prova a pensare agli elementi di persuasione che hai a disposizione e come possono influenzare positivamente sul tasso di conversione della tua proposta di valore.

4. Permetti di provare il tuo prodotto/servizio

Quando offri il tuo prodotto o servizio, offri ai clienti un modo semplice per testarlo prima di acquistare. Questo può essere una prova gratuita o la versione demo che può aiutare le persone a controllare le migliori caratteristiche e le specifiche del tuo prodotto.

Riassumendo, quindi, focalizza l’attenzione nel definire una forte proposta di valore. Una volta che avrai qualcosa che descrive in maniera precisa e chiara quello che offri, allora il passo successivo sarà quello di iniziare a ottimizzarlo per aumentare le conversioni. Una proposta di valore con un alto tasso di conversione ti offre un vantaggio competitivo unico.

Questo, di certo, non è sufficiente per raggiungere un business di successo, ma è sicuramente un ottimo punto di partenza.

Ecco cosa ho imparato alla Singularity University [INTERVISTA]

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Andrea Dusi è un imprenditore italiano fondatore di Wish Days, che ha recentemente partecipato all’Executive Program della Singularity University, un ente formativo e business incubator che si trova in Silicon Valley e il cui obiettivo è “informare, stimolare e responsabilizzare i leader ad applicare le tecnologie per affrontare le grandi sfide dell’umanità.”

Cosa ti ha convinto a partecipare all’Executive Program della Singularity University

?

Avevo letto diversi libri sulle tecnologie esponenziali e alcuni trattati di Peter Diamandis, il fondatore della Singularity University. La necessità di capire quali sono le tendenze in atto e cosa ci riserva il futuro è stata la leva fondamentale soprattutto per capire su quali direzioni spingere la nostra azienda (e le nostre vite).

Hai trovato risposta alle domande che ti hanno spinto a partecipare?

Ho trovato più domande di quelle che mi facevo, ma grazie a queste domande sono riuscito ad avere delle certezze. 
Molte cose sono ovviamente spiegate ed approfondite ma il concetto di fondo è la modalità di pensiero: su tecnologie che viaggiano alla velocità della luce, più che gli aspetti tecnici delle stesse la chiave è saperle leggere, anticiparle, cavalcarle.

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Come funziona il processo di selezione?

Cercano molto, attraverso un questionario online, di capire le reali motivazioni che spingono a fare quel percorso e vogliono approfondire qual è la nostra voglia di cambiare il mondo e di impattare su almeno 1 miliardo di persone sulla terra.
 Ovviamente viene valutato anche il curriculum di studi e il percorso professionale. 
Se si passa la selezione, si può entrare in uno dei 5 master annuali (noi abbiamo atteso 8 mesi, ora credo la lista di attesa sia superiore ai 12 mesi)

La tua sembra essere stata un’esperienza straordinaria. Dimmi qualcosa che non hai già scritto nel blogpost.

Capire che l’impatto della tecnologia e della forza dell’uomo non toglie spazio alla spiritualità (nel senso più lato del termine).
 Che le tecnologie avranno un impatto strabiliante nella vita di ciascuno di noi e non solo in quella dei nostri figli e nipoti.
Che viviano nel periodo storico più straordinario di sempre.

Quale il momento più bello e quale ti ha fatto tremare la terra sotto i piedi?

Impossibile selezionarne uno.
 Una situazione in cui ho vissuto contemporaneamente entrambe le emozioni è stata quando sono uscito con il mio trolley dal Campus della Nasa, a fine corso, e mi sono reso conto di quanto poco ho fatto nella vita fino a quel momento e quanto invece posso fare ancora e come l’impatto delle tecnologie e la forza dentro ciascuno di noi possano realmente cambiare le cose.

Tra gli 80 partecipanti del corso, quale ti ha colpito di più e perché?

Una donna di 50 anni, a capo di un impero di 5 miliardi di dollari, che cerca di capire come può avere un impatto su un miliardo di persone con una modestia senza uguali.
O la rockstar argentina che scopro essere tale dopo una settimana passata gomito a gomito, con lui che non si è mai sognato di criticare il mio “California dreaming” cantato a squarciagola.
 O il ragazzo di 19 anni, laureato da due in una università della Ivvy League statunitense, il classico genio che incontri solo in quale film americano che nei tavoli di discussione riusciva sempre e comunque a dare un punto di vista a cui nessuno aveva mai pensato.

Hai scritto: “dopo cena e fino alle prime luci dell’alba, si discuteva dei grandi problemi della vita”. Avete concordato che la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto è 42? 😀

Ciascuno ha una risposta diversa, è qualcosa di così profondo come concetto di cui servirebbe parlare per ore ed è quindi impensabile trovare una risposta che si possa riassumere in poche righe.

Social media: se la crisi spirituale diventa 2.0

Fede & social media: a che punto è il connubio tra tradizione e nuova comunicazione? Il messaggio cristiano è stato tramandato con successo di generazione in generazione per millenni ma adesso sembra smarrirsi, specialmente nei più giovani, a causa di Facebook e Co. O almeno è quello che emerge dall’analisi pubblicata su PLOS One che ci rivela che un crescente numero di ragazzi americani ammette di essere “senza Dio”, sebbene la maggioranza dei giovani americani si identifichi ancora con la fede.

La ricerca compara i millennial ai baby boomers e alla cosiddetta generazione X, con conclusioni preoccupanti, almeno per chi ha il compito della divulgazione religiosa alle nuove generazioni: ad ogni passaggio generazionale si perdono ampie fette di fedeli.

Jean Twenge, Professoressa di Psicologia all’Università di San Diego è l’autrice dello studio e spiega così la questione: “Il cambio generazionale in fatto di religiosità è dovuto al crescente individualismo, che non si sposa con la fede“. La religiosità, specialmente negli Stati Uniti, si è da sempre basata sui gruppi, sull’idea della comunità reale di persone e non sulla community virtuale. L’avvento dei Social Media avrebbe isolato i ragazzi l’uni dagli altri.

Marco Respinti, giornalista, saggista ed editorialista per il magazine cattolico “La Nuova Bussola Quotidiana“, la pensa diversamente:

L’individualismo (quello negativo) non aspetta i social media, esiste indipendentemente da essi. La crisi della religiosità è dovuta alla post-modernità, con tutto quello che si porta dietro; i social sono solo un tassello del problema, non certo la causa. Anzi, se usati in maniera appropriata, possono essere un ottimo mezzo per fare comunità: io stesso ho conosciuto tante persone che, ad esempio, hanno organizzato ritiri spirituali a partire da Facebook. Se vuoi parlare alla gente devi andare dove è la gente: e adesso le persone sono qui“.

Fede e social media: via in Michigan la Acton University 2015

I social possono diventare un potente strumento di divulgazione religiosa, per chi è in grado di utilizzarli nel modo giusto per il proprio scopo. Proprio ieri si è aperta nella cittadina di Grand Rapids (Michigan), il tradizionale appuntamento con l’Acton University 2015, il grande convegno promosso dall’Acton Institute, Think Tank USA fondato dal Rev. Robert Sirico (autentica “Faith Star” in Nord America e autore di best seller come “Defending the Free Market“).

L’Acton University (per seguire i lavori: #ActonU) si propone come un “campus” di formazione, al cui interno prospera un caleidoscopio di pensieri, suggestioni e panel pensati per far prendere confidenza ai giovani e ai meno giovani, con il connubio tra fede, libero mercato e innovazione comunicativa.

Tra gli animatori della kermesse c’è anche Padre Peter Damian (già sacerdote in Toscana, adesso in servizio proprio nella diocesi di Grand Rapids), lo abbiamo raggiunto per una dichiarazione: “La religiosità dei millennial è effettivamente poca, ma la colpa a mio parere non è dei social media, che sono uno strumento neutro: possono confondere come far passare un messaggio di chiarezza. L’Acton cerca di utilizzarli proprio in quest’ultimo modo, utilizzando molto Twitter, Facebook (la pagina veleggia oltre 600 mila Like) e Pinterest

Tra gli invitati più “naif” anche il Rev. John Zuhlsdorf, meglio conosciuto con il nickname di “Father Z”, vera web star. Il suo blog è tuttavia visitatissimo e i suoi social-sermoni sono apprezzati e condivisi in tutto il paese.

Father Z è uno dei maggiori sostenitori del fatto che “I social media possano giocare un ruolo di primo piano nella divulgazione della fede e nell’incoraggiare le persone ad andare a messa”.

Proprio dalle colonne del suo Blog è stato tra i primi a dare notizia del “Mass Mob“, una sorta di flash mob cristiano organizzato tramite Facebook: si decide una data, una chiesa e si chiama i fedeli a raccolta. L’idea, partita da Buffalo (New York), sembra vincente e nel sito si possono trovare le linee guida su come organizzare un “Mass Mob” nella propria città. Le idee? Chiarissime: ” Il segreto dei social è far sì che la gente condivida il messaggio”.

Qual è il tuo parere? Diccelo nei commenti!

Accelerazione, mentorship e coworking al TIM Wcap di Bologna [INTERVISTA]

Accelerazione, mentorship e coworking al TIM WCAP di Bologna

Dal 2009, TIM #Wcap ha supportato 220 progetti di business, selezionandoli tra circa 7.000 idee, e ha inserito tra i fornitori delle business unit oltre 20 startup tra quelle accelerate, in Italia sono attualmente presenti con quattro acceleratori a Milano, Bologna, Roma, Catania.

Il 4 marzo ha preso il via la Call for Ideas 2015 di TIM #Wcap Accelerator, il programma di open innovation di Telecom Italia che accelera startup con idee disruptive in ambito digitale, che ha selezionato 40 startup sparse su tutto il territorio italiano per trasformare le idee in imprese pronte a entrare sul mercato.

Qualche domanda a Marco Lotito, responsabile di TIM #Wcap di Bologna per capire meglio quali siano i requisiti necessari per fare innovazione in Italia e in che modo orientarsi tra i numerosi programmi a disposizione.

Cosa significa fare innovazione al TIM #Wcap di Bologna?

A Bologna sono nate e continuano a nascere interessanti esperienze comunitarie. È una città vivace, sempre più social e smart, in cui l’innovazione trova una declinazione molto caratterizzata, fortemente legata al tessuto sociale e al territorio. In questo contesto è molto stimolante proporre la nostra visione di open innovation.

Ma la comunità basta per fare innovazione?

È un ottimo punto di partenza per progettare il futuro. Da Bologna arrivano startup che sono casi di successo planetario come Yoox, PizzaBo, Musixmatch e anche la nostra Wiman, di recente supportata da TIM Ventures con un coinvestimento di 700.000 euro. È chiaro quindi che ormai esistono dei tratti distintivi che portano gli investitori ad avere un’attenzione particolare per la nostra città.

Qual è secondo te il modo giusto per costruire un ecosistema dell’innovazione?

Accelerazione, mentorship e coworking al TIM WCAP di Bologna

Credo si debba essere inclusivi e positivi. Il nostro è un approccio aperto che si riconosce anche nella varietà degli eventi che organizziamo ed ospitiamo in via Oberdan. Ecosistemico, appunto, con l’obiettivo di creare sinergie intorno alle idee migliori. Inoltre, in una città carica di storia come Bologna, bisogna costruire dei solidi ponti tra passato e futuro.

E questo vale per tutta l’Italia: non perdere il contatto con la nostra storia può rappresentare un vero punto di forza e una qualità unica anche per il modo in cui si fa innovazione.

Il segreto del successo di un team?

Prima di tutto la serietà, l’affidabilità, l’impegno. Tutte qualità senza le quali non si arriverà mai all’execution. Ci vuole sacrificio. Almeno nella fase iniziale, la grinta può sopperire anche alle carenze tecniche.

E la creatività?

È fondamentale, se viene intesa non tanto come capacità di partorire idee, ma di realizzarle.

Come funziona quello che voi di TIM #Wcap chiamate Digital Innovation Year?

Accelerazione, mentorship e coworking al TIM WCAP di Bologna

Si tratta di quattro mesi di accelerazione e di altri otto di mentorship e coworking. Mettiamo a disposizione delle startup dei mentor, ovvero esperti che forniscono tutto il supporto le informazioni di cui hanno bisogno i team. Inoltre nel coworking si crea sempre una dinamica virtuosa: le startup (anche quelle delle edizioni precedenti) si aiutano a vicenda condividendo competenze e soluzioni.

In che modo una startup cresce e si sviluppa con TIM #Wcap Accelerator?

Quando una startup entra in TIM #Wcap viene subito inclusa nell’Albo Veloce che la certifica come fornitore Telecom Italia. Viene accelerata e in pochi mesi è in grado di aggredire il mercato di riferimento con una maggiore consapevolezza. Nel corso degli anni inoltre abbiamo attivato anche altri strumenti come il Basket Innovazione e il fondo investimento di TIM Ventures.

Funziona?

Accelerazione, mentorship e coworking al TIM WCAP di Bologna

Certo! Ovviamente con risultati diversi a seconda della squadra. I team che stanno andando meglio sono quelli che hanno instaurato un rapporto di fiducia con noi, penso a Kopjra, una startup che si occupa di tecnologie legali, a Localjob (unico team italiano che ha vinto Start-Up Chile), ma anche ad Awhy, Efesti, Work Wide Women. Gruppi di ragazzi e ragazze che sono consapevoli di aver contribuito a scrivere una parte importante della storia di TIM #Wcap Accelerator.

Visual Content Marketing: tutto ciò che devi sapere [GUEST POST]


Questa serie di articoli sono stati scritti in collaborazione con LikeHack, un’azienda che si occupa di content curation. Questo post è la traduzione di un articolo scritto da Brett Relander, Growth Hacker, Consultant, Speaker.

Quando si tratta di marketing digitale il contenuto rimane ancora un elemento molto importante. Al fine di ottenere risultati è diventato sempre più indispensabile integrare contenuto visivo di marketing nelle campagne.

Visual Content Marketing: perchè utilizzarlo

Se hai bisogno di una ragione per l’utilizzo del Visual Content Marketing, basta sapere che il numero di post di contenuti video è aumentato del 75% di tutto il mondo. Negli Stati Uniti, si è addirittura registrato un aumento di un sorprendente 94%. Non rappresenta, quindi, una sorpresa che il 70% dei responsabili di marketing ha dichiarato di avere in programma l’aumento di Visual Content Marketing per il prossimo anno.

Generare più risposte

Il Visul Content Marketing è in aumento ed, è innegabile che post con le immagini possono anche aiutare a generare più attenzione ed interazione. Usi Twitter? Tweets con immagini o foto possono generare fino a 150% in più di retweet rispetto a Tweet senza immagini, secondo la ricerca di Buffer. Quando si parla di Facebook, invece, post con le foto generano la maggior parte delle azioni, un impressionante 87% delle interazioni totali, come riportato da eMarketer.


LEGGI ANCHE: I consumatori non scelgono da soli, sono influenzati dai gruppi sociali [GUEST POST]

Creazione di informazioni semplici

Per i marchi che vogliono distribuire un sacco di informazioni, dati e statistiche, lo strumento migliore è: un’ infografica. Lo scorso anno il 39% dei buyer  ne ha condiviso una.

Ottenere un buon contenuto di Visual Marketing

Oltre a sapere che il contenuto di Visual Marketing è “the king” e può dare ai tuoi messaggi più esposizione, è anche importante capire come implementare correttamente questi messaggi.

  • Il Visual Content Marketing dovrebbe sempre migliorare l’esperienza degli utenti. In nessun caso il contenuto deve avere l’aspetto di un messaggio pubblicitario. Invece, dovrebbe essere integrato, perfettamente, con l’esperienza dell’utente. Il tuo approccio può variare in base alla piattaforma che utilizzi. Per esempio, l’approccio che si utilizza su Twitter potrebbe essere molto diverso dall’approccio usato su Facebook. Le differenze di ogni piattaforma possono avere un impatto significativo sui tuoi sforzi di marketing.
  • Meglio dare che ricevere. L’obiettivo di contenuti visivi dovrebbe sempre essere quello di fornire agli utenti qualcosa di valore, piuttosto che fare richieste. Tra i più diffusi tipi di Visual Content Marketing vi è il “racconto”, ma ci sono anche molte altre opzioni. Indipendentemente dal tipo di contenuto che si sceglie di utilizzare, bisogna sempre chiedersi ciò che l’ utente riceverà da esso.
  • Mantieni la semplicità. Proprio per questo un’infografica tende a rendere così bene; consente agli utenti di avere un sacco di informazioni in un breve lasso di tempo. Nel 2014, l’uso di un’infografica è aumentato del 9%, secondo le tendenze riportate da Demand Gen , indicando che gli acquirenti desiderano chiaramente brevi contenuti di marketing.
  • Essere coerenti. Non c’è niente di sbagliato nell’utilizzare diversi approcci e/o sfruttare piattaforme diverse. In realtà, questo può essere un potente strumento per ottenere esposizione e raggiungere un pubblico ancora più ampio. Indipendentemente dal metodo o dalla piattaforma utilizzata, fai in modo, però, che la tua identità di marca e la personalità rimangono coerenti.

La varietà è il sale del Visual Content Marketing

Tra i grandi vantaggi di contenuti visivi vi è la capacità di mantenere le cose interessanti, con una presentazione sempre variabile. Non cadere nella trappola di usare lo stesso post o messaggi noiosi. Scopri tutte le opzioni, eccone alcune:

  • Statistica: da sole, le statistiche possono essere un pò scarne e noiose. Proprio per questo si può ravvivare l’atmosfera combinandole con immagini. Con strumenti come Visual.ly , è possibile creare video condivisibili, infografiche ed esperienze interattive per l’utilizzo in campagne di content marketing.
  • Memes : i memes non sono adatti per ogni marca, ma se il tuo brand utilizza umorismo, i memes possono essere un ottimo modo per attirare l’attenzione e mostrare il tuo lato divertente. Ci sono molte fonti disponibili online per memes, ad esempio Memes oppure è possibile creare il proprio meme.

Il Visual Content Marketing è grande e sta diventando ancora più grande. Incorporandolo in campagne di marketing può aiutare a guadagnare la giusta esposizione, riuscendo a sconfiggere la concorrenza.

Ecco il videomaker italiano che racconterà lo Sziget Festival 2015

sziget festival 2015

Il tempo stringe, l’edizione 2015 di Sziget Festival si sta avvicinando, ed è giunta per noi l’ora di annunciare il nome del vincitore del contest lanciato a maggio da Ninja Marketing in collaborazione con L’Alternativa srl e Sziget Kft.

Approfittiamo per ringraziare tutti i talentuosi ragazzi che ci hanno inviato le loro entries: continuate così, la vostra videocamera sta facendo grandi cose 😉

Il vincitore del Sziget Festival Video Contest 2015 è…

Tra i candidati uno ci ha colpito in modo particolare, per la sua evidente attitudine come videomaker di eventi live e l’abilità nel catturarne anche i dettagli. Siamo certi che il vincitore sarà un bravissimo narratore del prossimo Sziget Festival!

Tanti complimenti allora a… Alfonso Scognamiglio!

Ecco cosa spetta ad Alfonso in qualità di vincitore del contest:

  • 2 pass per il Festival
  • 2 biglietti bus per il viaggio dall’Italia, o un contributo economico di 150 €
  • 2 pass Alternativa Camping (il vincitore potrà quindi essere accompagnato da una persona)
  • la possibilità di utilizzare il backstage di Europe Stage per lavorare e lasciare custodita la propria attrezzatura
  • visibilità sulle piattaforme di Sziget Italia e quindi Facebook, Twitter, Youtube, newsletter e sito ufficiale; su quest’ultimo saranno pubblicati due articoli, per annunciare il vincitore e per presentare il video.

Ancora complimenti ad Alfonso e un grande in bocca al lupo dai Ninja per questa bellissima esperienza!

Empowerment: impara a liberare il tuo potenziale inespresso [INTERVISTA]

Mirko Pallera

L’Empowerment è un approccio dinamico ed incisivo che utilizza una comunicazione schietta e diretta, richiamando alla responsabilità, all’intraprendenza e al coraggio. Si basa su un processo di crescita, individuale e di gruppo al contempo, finalizzato all’incremento di tre aspetti chiave del proprio comportamento: autostima, autoefficacia e autodeterminazione.

Il Percorso Esperienziale in Professional Empowermentorganizzato dalla Ninja Academy, mira essenzialmente ad un miglioramento del Sé che faciliti l’evoluzione professionale desiderata.

Per capire in che modo è possibile liberare il potenziale inespresso che ciascuno di noi cela e come creare valore partendo dall’evoluzione personale, abbiamo chiesto approfondimenti a Mirko Pallera, fondatore di Ninja Marketing e Ninja Academy e co-fondatore del CREATE! Groupche, come docente, attraverso la co-creazione punterà ad unire lo spirito creativo dei guerrieri coinvolti nel percorso.

professional empowerment

1. Aprirsi con fiducia a nuove esperienze formative è difficile. Convincici che non si tratta solo di teoria e filosofia.

Questo è un corso, o meglio un Percorso, altamente innovativo. Ci stiamo mettendo davvero tutto noi stessi per far sì che sia una esperienza straordinaria per i partecipanti. Abbiamo messo insieme elementi presi da contesti molto diversi e abbiamo tracciato un fil rouge. Quello che ne è uscito è un Viaggio tra Competenze ed Ispirazioni, un viaggio dentro di sé e insieme al gruppo.222

Ogni tappa del Percorso sarà condita da esercitazioni pratiche che permetteranno di autoanalizzare la propria situazione professionale e motivazionale e di visualizzarsi e proiettarsi in futuro prossimo in cui realizzare a pieno le proprie potenzialità vitali. Il Ninja Book sarà uno strumento indispensabile in cui ancorare modelli operativi appresi e momenti trasformativi in modo che tutto il percorso possa radicarsi nella vita personale e professionale di ognuno.

L’unconvention 2014 del team Ninja

2. In barca a vela per sviluppare capacità di collaborazione. Che tipo di esercizi verranno effettuati?

Rispetto a questa domanda dovrebbero risponderti i trainer professionali di Virvelle, che come azienda abbiamo testato sul campo prima di reclutarli come partner in questa nuova esperienza formativa.

Quello che posso dire è che i partecipanti verranno messi in condizione di realizzare qualcosa che solo qualche ora prima sembra impossibile. Si renderanno conto di essere in grado, con la forza del Gruppo, di realizzare imprese straordinarie. E questo sarà altamente motivante e trasformativo. Saranno da quel momento in grado di comprendere le dinamiche di squadra che determinano la vittoria o la sconfitta e potranno decidere consapevolmente di essere attori partecipativi e attivi di queste dinamiche che esaltano le potenzialità del singolo e portano il gruppo a raggiungere un traguardo.

Team Building

3. In che modo sfiderai i partecipanti a scoprire le potenzialità ancora inespresse?

Cercherò di far loro comprendere che tutto è possibile, davvero. Che la realtà è costruita prima di tutto dentro di noi e che possiamo manifestare all’esterno la vita professionale e personale che vogliamo.

Attingere alla fonte più autentica e pura di noi, quella che l’Istituto Hoffman chiama “Io Essenziale” è la strada per una vita di realizzazioni e di felicità, per creare valore partendo dall’evoluzione personale, che si trasforma in successi professionali. Queste riflessioni partono dalla mia esperienza diretta e dallo studio delle filosofie spirituali e psicologiche, che mi hanno portato ad introdurre anche nel marketing e nel management concetti spirituali e transpersonali. Proverò a trasmettere la mia fiducia nell’infinito potenziale umano.

professional empowerment

4. La tua parte del percorso è dedicata alla co-creation. Di cosa si tratta?

Insieme a Gianluca Lisi, esperto nella gestione e conduzione di gruppi, utilizzeremo delle tecniche di co-creation, ovvero di creazione collettiva di un’idea, di un progetto. Dopo aver illustrato quali sono le forze interiori personali e collettive che si manifestano durante le dinamiche lavorative, cercheremo di sensibilizzare i partecipanti all’elevazione dei desideri professionali e all’armonizzazione con le energie del gruppo.

La coscienza collettiva, transpersonale, che attinge dalla forza della comunità è la sola in grado di risolvere problemi complessi. La creatività più potente risiede nel gruppo di lavoro e nella società, non nel singolo. E quando si sprigiona può realizzare qualunque cosa.

Mirko Pallera

Mirko Pallera durante l’esperienza di team building in barca a vela

5. I partecipanti del Percorso Esperienziale in Professional Empowerment cosa potranno mettere in pratica una volta tornarti alle loro vite?

Prima di tutto si porteranno a casa una esperienza indimenticabile, fatta di luoghi straordinarie e di calore umano. Sarà bello ritornare a casa e al lavoro con un bagaglio di motivazione, di energie e di strumenti nuovi per ripartire con un nuovo anno di sfide professionali. Saranno in grado di vedersi come professionisti realizzati, in un contesto sociale e dinamico, che diventerà una risorsa invece che un limite.

Avranno una visione chiara di quello che vogliono essere e che diventeranno nei mesi e negli anni seguenti, raggiungendo i propri traguardi. Personalmente sarò vicino alla loro crescita personale e professionale e le loro vittorie saranno per sempre anche le mie.

Facebook: arriva Moments, l'app per organizzare i propri ricordi [UPDATE]

Ormai è chiaro anche ai non addetti ai lavori che il quartier generale di Facebook lavora duramente per raggiungere il golden goal: il coinvolgimento completo dell’utente.

L’obiettivo di Zuckerberg, infatti, è quello di concentrare quanti più servizi è possibile all’interno dell’universo Facebook, in modo da spingere gli utenti ad entrare senza la necessità di uscire per reperire contenuti interessanti.

Gli Istant Articles, ad esempio, non sono altro che questo, un modo per evitare che l’utente esca dalla piattaforma per raggiungere un sito terzo dove il contenuto è stato pubblicato, un contenuto ed un sito che Facebook non può controllare. Non avere controllo vuol dire potenzialmente esporre gli utenti ad un pericolo, perché sono tantissime le pagine che fanno phishing e click baiting su Facebook, e l’unico modo per proteggerli è quello di farli restare nelle mura blu, come se questo garantisse qualcosa.

Questa, almeno, è la motivazione ufficiale, in realtà più tempo un utente attivo trascorre all’interno della piattaforma maggiore sarà il numero di contenuti sponsorizzati che si troverò nel news feed.

Comunque, al di là delle intenzioni, nobili o meno, avere sempre più servizi integrati nell’ambiente Facebook è indubbiamente una cosa molto positiva per gli utenti, anche perché, va detto, si tratta sempre di soluzioni molto ben sviluppate.

Moments

Ieri sul blog ufficiale è stato annunciato il rilascio di un nuovo servizio, Moments. Il punto di partenza è molto semplice e banale, se vuoi, ma anche geniale: lo smartphone ormai è una vera e propria estensione del nostro corpo, ed una delle cose che facciamo tutti è immortalare ogni singolo momento della nostra vita, interessante o meno che sia, per poi postarlo sui social.

Nasce così Moments, un’app stand alone, ovvero separata da Facebook, disponibile per ora solo negli Usa sia per dispositivi Android che iOS, che ti consente di salvare le tue foto e condividerle con i tuoi amici in forma privata, selezionandoli manualmente, oppure attraverso il riconoscimento facciale.

Come funziona?

Immagina di andare ad un matrimonio, o ad un concerto, insieme ad amici e parenti. Al momento di scattare la foto ricordo collettiva accade sempre la stessa cosa: si fanno dieci foto con dieci smartphone diversi, in modo che ognuno abbia la sua. E se tu volessi visualizzare o condividere le foto di quell’evento con altre persone in forma privata, come potresti fare? Dovresti creare un album, pubblicarlo sul tuo profilo e taggare tutte le persone coinvolte, ma è una proceduta spesso molto noiosa, senza contare i limiti previsti da Facebook nei tag. Moments, al contrario, permetterà di organizzare i contenuti in maniera semplice e snella, semplificando il processo di condivisione solo con gli utenti che sceglierai tu.


In questo modo, tutti quelli che erano con te al matrimonio, al concerto, in vacanza, alla festa di compleanno, in gita – e così via – potranno salvare le foto in Moments, creare un album con un’etichetta dedicata, e condividerle con tutti gli altri in modo semplice e veloce.

Che ne pensi di quest’ennesima idea?

[UPDATE]

Secondo Business Insider UK, la nuova app Moments non verrà introdotta ancora in Europa: la motivazione sembra esser legata alla normativa per la privacy, più restrittiva nel vecchio continente che non negli Stati Uniti.
Infatti, il funzionamento di Moments è basato sulla tecnologia di riconoscimento facciale: uno strumento borderline se analizzato, appunto, dal punto di vista della privacy. Un tema ancora molto sensibile, appunto, in Europa.
Quanto ci sarà da attendere ancora per il nostro paese?