Ragazze e videogiochi? 5 ragioni per renderla la Gamer dei tuoi sogni

Ragazze e videogiochi, gioie e dolori?

Hai trovato la ragazza dei tuoi sogni. L’unica che risulta perfetta in (quasi) ogni scenario possibile e immaginabile della tua mente. Ogni cosa di lei ti allieta, ma c’è un minuscolo neo, un piccolissimo difetto che continui a ignorare… Non è una gamer! Ripeti a te stesso che non è un grosso problema, che non puoi condividere ogni cosa con la tua ragazza. Ma…

Prima di arrenderti e accettare l’idea che lei non massacrerà mai invasori alieni o allenerà alcun tipo di Pokémon, avrei qualche consiglio e beneficio da proporti per portarla verso il lato oscuro del gaming.

#1 Unirai le cose che ami

Sei innamorato della tua ragazza. Non staresti con lei altrimenti. E da bravo maschietto scommetto che ami anche i videogames. Quindi perché tenere separate due cose che fanno parte della tua vita e che, soprattutto, adori? Le cose belle diventano ancora migliori quando vengono unite tra di loro.

Dove è scritto che non si possono mescolare coccole e console? Perché fare il culo a qualche cattivone non dovrebbe essere compatibile allo stare abbracciati alla tua lei sul divano?

Sia passare del tempo con la propria ragazza che passarlo in compagnia di un videogame è fantastico. Poterlo trascorrere contemporaneamente con entrambi è ancora meglio.

#2 Creerai un progetto a lungo termine da realizzare insieme

Introdurre qualcuno nel mondo dei videogiochi è un processo lungo. A seconda del loro livello di partenza può richiedere settimane, o anche mesi, prima che siano pronti a volare da soli.

Il tempo che impiegherai per insegnare i trucchi del mestiere alla tua dolce metà, sarà del tempo che avrete passato insieme seguendo un obiettivo ormai comune: renderla una gamer “professionista”.

Vedrai che il vostro rapporto non potrà che arricchirsi!

#3 Non sarai mai a corto di cose da fare con la tua ragazza

Una volta che la tua ragazza si sarà adattata al mondo dei videogiochi, non vi troverete mai più nella condizione di non sapere cosa fare. Niente più passeggiate in giro per le vie del centro girovagando come se foste usciti da Left 4 Dead. Mai più stressanti piani per passare la serata. L’intrattenimento è dietro l’angolo. Come sfidarsi l’un l’altro al vostro picchiaduro preferito!

Non hai idee per il prossimo San Valentino? Videogiochi! Hai dimenticato di fare progetti per il vostro anniversario? Videogiochi!

#4 Avrai una scappatoia facile per risolvere le discussioni

Quante volte hai avuto un disaccordo con la tua ragazza e hai cercato inutilmente una soluzione semplice per risolverlo? Braccio di ferro non è forse la scelta più adatta, e lanciare una moneta per decidere chi ha ragione è noioso oltre che puerile.

Sedersi sul divano di casa, avviare un gioco a vostra scelta e combattere senza esclusioni di colpi fino a quando non emergerà un chiaro vincitore. Ecco la soluzione.

#5 Non dovrai mai scegliere tra i videogiochi e la tua ragazza

Ogni giocatore, impegnato oltre che con i videogiochi anche con la sua ragazza, ti dirà che è costantemente una battaglia tra passare il tempo con il gioco e trascorrerlo con la persona amata. Ma una volta che sarai riuscito a ottenere la sua complicità sul gioco, non sarai più costretto a scegliere tra i due!

Giocare al tuo videogame preferito e uscire con la tua ragazza diventerà la stessa cosa, e sarai libero di godere il meglio da entrambi i mondi.

Se ti dovessi trovare a che fare con una ragazza disinteressata ai videogiochi, non rinunciare! Piuttosto mostrale il lato oscuro del gaming… Un percorso che la trasformerà in una vera gamer!

Come (e perché) scrivere un business plan per la tua startup

Non vedi l’ora di metterti a lavorare sulla tua nuova idea di business? Ottimo! L’entusiasmo è la prima cosa che serve per avviare una startup.
Ma prima di partire in quarta con l’esecuzione del tuo progetto, hai pianificato tutto nei dettagli? In sostanza: hai fatto il business plan?

Perchè il business plan?

Ti vediamo già lì, dubbioso, che pensi che il business plan non sia una cosa così fondamentale. Dopotutto, se l’idea è buona, che bisogno c’è di fermarsi per pianificare? E poi anche Y Combinator, l’acceleratore più famoso della Silicon Valley non richiede un business plan per l’application.

Tutto vero, ma solo in apparenza. Secondo Brian Tracy, autore di Non fare lo struzzo, il 10% del tempo dedicato alla pianificazione fa risparmiare il 90% di tempo nell’esecuzione. E Sam Altman di Y Combinator, nel corso che ha tenuto all’università di Stanford, spiega che gli elementi fondamentali che utilizza per valutare un business sono quattro: l’idea, il prodotto, il team e l’esecuzione. In due parole, un business plan!

Hai cambiato idea? Ecco qualche consiglio per la scritture di un business plan perfetto per la tua startup!

#1 Sii sintetico

Questa è la ragione per cui a Y Combinator non vogliono che mandiate un pdf ma che compiliate un form online: perchè la maggior parte degli startupper scrive business plan kilometrici.

Niente di più sbagliato! Un business plan deve essere il più sintetico possibile, contenere tutte le informazioni necessarie e non perdersi in giri di parole che non sono utili al lettore per capire la startup che ha di fronte. Barbara Findlay Schenck, autrice di Business Plans Kit For Dummies dice:

La gente pensa che un business plan debba per forza essere un documento di più pagine, discorsivo per natura, ma non è questo il caso. Ciò che ti serve è un testo che racchiuda i fattori che assicureranno il successo al tuo business.

Pensa al Business plan come il CV della tua startup. Abbastanza sintetico perchè un’investitore decida di leggerlo, abbastanza completo per convincerlo ad investire nella tua startup.

#2 La ricetta: ecco gli ingredienti, ma occhio alle dosi

Tieni sempre in mente l’obiettivo: spiegare perché la tua idea avrà successo.
Descrivi il tipo di business in cui opererai e il prodotto o servizio che hai pensato. A questo punto descrivi l’ambiente competivo: quanti e quali concorrenti affronterai e perchè il tuo modo di servire il mercato è migliore del loro.

Fondamentale: spiega come hai intenzione di guadagnare. Spiega cioè il tuo business model: è qui che molto spesso si concentra l’attenzione degli investitori. Se c’è un punto su cui ti è concesso dilungarti è proprio questo.

Descrivi la parte operativa: come hai intenzione di produrre o costruire il tuo prodotto e come pensi di “aggredire” il mercato.
In questa fase un punto chiave è la descrizione del team: chi siete, quali sono le vostre competenze e quanto siete coinvolti, a livello di tempo e risorse, nell’idea. Senza un team di livello, nessuna idea, pur supportata da un piano adeguato, non può trasformarsi in un business.

Per finire, includi la parte finanziaria: stima il mercato potenziale, i ricavi e la crescita nel tempo della tua startup. Cerca in questa fase di chiarire anche di quanti fondi hai bisogno in ogni fase: avrei così chiaro cosa chiedere agli investitori interessati nella tua idea, senza improvvisare in fase di trattativa.

Ora che hai messo tutto nero su bianco, cerca di organizzarlo nella maniera più schematica, razionale e immediata possibile e, soprattutto, elimina tutti i dettagli inutili. Una proiezione dei ricavi mensili non interessa a nessun investitore; fermati un passo prima senza allungare eccessivamente il documento.

#3 Ad ogni business il suo plan

Esistono online molti template che vi permettono di scrivere un business plan in maniera standard. La verità, però, è che ogni business ha le sue particolarità e merita una descrizione su misura, proprio come un vestito da cerimonia. Certamente se ne trovano di misure standard, ma quello del sarto fa un’altra figura. E siccome avviando una startup stai in un certo senso sposando la tua idea (nella gioia e nel dolore, le dedicherai parecchio tempo), conviene probabilmente usare più tempo per presentarsi al matrimonio con un abito impeccabile.

Praticamente impossibile immaginere un documento senza business model o senza descrizione del team, ma a livello di dettagli, di importanza relativa dei singoli argomenti, spazio alla fantasia alla massima personalizzazione per fare in modo che i punti di forza e gli aspetti più particolari vengano a galla nel migliore dei modi.

Anche l’audience per cui scrivi è fondamentale: adatta il contenuto a chi leggerà il tuo business plan. Molto spesso si dá per scontato che questo sia un documento ad uso esclusivo degli investitori, dando così molto peso alla parte finanziaria.

La verità è il target del tuo business plan potresti essere tu stesso, insieme al tuo team! Mettere per iscritto la tua idea ti può portare a scoprire aspetti del tuo business a cui non avevi pensato, piccoli problemi di cui non ti eri accorto oppure competitors di cui non eri a conoscenza.

Usa il business plan per minimizzare i rischi e conoscere meglio il tuo business, darti una strategia definita e degli obiettivi a breve, medio e lungo termine. In fondo, sono in pochi quelli che sono partiti alla ricerca delle Indie e hanno scoperto l’America per errore. Tutti gli altri che non avevano un piano sono ancora in mezzo al mare senza una rotta!

Facebook annuncia Instant Articles [BREAKING NEWS]

Facebook annuncia Instant Articles

Per la stragrande maggioranza della sua miliardata di iscritti Facebook è un luogo di svago, per i suoi circa due milioni di inserzionisti sta diventando uno strumento indispensabile e allo stesso tempo un assillo non indifferente: con la presentazione di Instant Articles il social di Menlo Park cambia ancora una volta le carte in tavola.

Dopo la recente notizia del cambio del proprio algoritmo l’azienda di Zuckerberg ha deciso di migliorare la user experience di chi clicca sui link di articoli all’interno del proprio network e soprattutto propria ROI experience, visto che gli Instant Articles saranno coinvolgenti sia per gli utenti che per le tasche dei publisher, che potranno ricavare introiti dagli articoli ma dovranno comunque pagare dazio a Facebook.

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Gli Instant Articles nel dettaglio

Introducing Instant Articles, a new tool for publishers to create fast, interactive articles on Facebook.

Posted by Facebook Media on Tuesday, May 12, 2015

 

Secondo quanto comunica il team di Facebook, il tempo di apertura di un articolo dopo il click sul link nel social network è in media di 8 secondi, in assoluto quindi i contenuti più lenti da visualizzare. Siccome tutti noi stiamo molto a cuore al caro Mark, il buonuomo ha ben pensato di velocizzare gli articoli e renderli maggiormente fruibili e più accattivanti.

I nuovi Facebook Instant Articles saranno quindi:

  • Veloci e responsivi: fino a 10 volte più veloci dei link tradizionali su mobile ed ottimizzati per i vari device;
  • Interattivi: con semplici click si potranno aprire e zoomare le immagini, i video avranno l’autoplay e si potranno inserire mappe interattive e commenti vocali dell’autore;
  • Semplici: sarà possibile pubblicare qualsiasi tipo di contenuti avvalendosi di HTML e dei feed RSS;
  • Misurabili e customizzabili: si potranno inserire e gestire le inserzioni all’interno degli articoli e averne i ricavi. Si potranno avere inoltre i dati di reach dei contenuti pubblicati.

Instant Articles partners

Facebook annuncia Instant Articles

Per testare il nuovo prodotto per gli inserzionisti Facebook ha stretto una partnership con 9 grandi aziende che lavorano nel settore dell’informazione: The New York Times, National Geographic, BuzzFeed, NBC, The Atlantic, The Guardian, BBC News, Spiegel and Bild.

Facebook ha inoltre annunciato di essere sul punto di lanciare per la sull’app per iPhone un set di notizie in pubblicate da The New York Times, BuzzFeed, National Geographic, NBC e The Atlantic.

In base ai feedback dei lettori e dei publisher il team di Zuckerberg lavorerà per migliorare lo strumento di promozione e gradualmente lo estenderà a tutti.

Diventa lo startupper perfetto in poche semplici mosse [INTERVISTA]

Diventare lo startupper perfetto in poche semplici mosse [INTERVISTA]

In attesa di incontrare Gennaro Varriale al Corso Online in Startup Management e allo Startup Pitch Lab, ci siamo fatti svelare qualche piccolo segreto per non perdersi nel mondo a volte un po’ idealizzato degli startupper.

Un buon progetto, ottime capacità di problem solving e una certa dose di concretezza sono la base per realizzare quella che per tutti, prima di avere successo, nasce come una semplice idea.

Startupper, developer, hacker fino al midollo e costantemente alla ricerca del Santo Graal, Gennaro ci parlerà delle sue creature-startup e ci fornirà preziosi consigli per scoprire se la nostra idea è quella giusta, per valutare la completezza del team e per capire come sfruttare a nostro favore il web anche nella fase di promozione dell’idea.

Hai iniziato a programmare nel 1981 e ora sei CTO e founder di Buzzoole. Il perfetto startupper deve essere un po’ hacker e un po’ nerd?

Non credo sia necessario. L’importante è avere un buon progetto e la forza di crederci. Ovviamente, avere una filosofia hacker aiuta. L’innata curiosità e la continua sfida con sé stessi permette di trovare sempre nuove strade e trovare soluzioni ai tanti problemi che si incontreranno.

Diventare lo startupper perfetto in poche semplici mosse [INTERVISTA]

Il tuo mashup tra Instagram e Pinterest, Pingram.me, è diventato famoso soprattutto grazie alla condivisione sui canali social. La rete resta il canale preferenziale per il successo di una startup?

Dipende dalla tipologia di startup. Per una startup tecnologica ovviamente è essenziale. La diffusione del proprio prodotto in rete e il coinvolgimento degli utenti nei canali sociali è alla base del successo.

Dici di te che sei costantemente alla ricerca del Santo Graal. Qual è il tuo Santo Graal?

Quando lo scoprirò, finirò di cercarlo 😉

A parte gli scherzi, il mio Santo Graal è questo continuo cercare di migliorarmi e di studiare nuove tecnologie senza mai esserne sazio, mettendo ogni volta in discussione quanto imparato. Questa è una passione che ho sempre avuto e che mi permette di divertirmi lavorando.

Diventare lo startupper perfetto in poche semplici mosse [INTERVISTA]

Quanto è rilevante il team nella costruzione di una startup di successo?

Fondamentale. Il team è tutto. Probabilmente, più dell’idea in sé. Un team valido permette di avere una base solida per qualsiasi progetto e durante la vita della startup di affrontare serenamente le continue sfide del mercato.

Samsung da oggi può trasformarti in uno degli Avengers

Quale sarebbe la tua prima missione se all’improvviso, diventassi, uno degli Avengers?

In occasione dell’uscita del film “The Avengers: age of UltronSamsung e l’agenzia 72andSunny hanno creato un’esperienza in tre dimensioni per tutti gli appassionati del famoso fumetto della Marvel.

L’obiettivo del brand è quello di lanciare il nuovo prodotto, Samsung Gear VR, sul mercato; studiato in partnership con Ocolus, regalerà ai consumatori delle nuove esperienze 3D, portando una rivoluzione nel mondo della tecnologia.

Per uno strumento che farà vivere i tuoi film e i tuoi videogiochi, facile e comodo da usare, quali testimonial scegliere se non dei supereroi? L’obiettivo del brand è proprio quello di regalare un nuovo, ed impareggiabile, superpotere.

LEGGI ANCHE: The Superhero Project: bambini con esigenze particolari si trasformano in supereroi

L’attività di comunicazione studiata con l’agenzia si divide in tre fasi:

The Avengers in training

Per il lancio di Gear VR non si sarebbe mai potuto pensare di costruire un brand video: troppo passivo e poco coinvolgente.

Per questo motivo 72andSunny ha pensato di chiamare alcuni Avengers del mondo reale, tra cui il calciatore Lionel Messi, recapitargli una misteriosa confezione, per trasformarli in supereroi attraverso Gear VR.

Un breve training, dei nemici improvvisi, ecco gli elementi della storia che Samsung ha scelto di raccontarci: attraverso il nuovo prodotto possiamo vivere in prima persona, le avventure e possedere i poteri degli eroi che abbiamo sempre desiderato.

The Avengers in azione

Un video, seppur coinvolgente, da solo non sarebbe mai potuto essere efficace al cento per cento per il lancio di uno strumento così particolare e vicino al mondo dei videogiochi.
Per questo motivo Samsung ha scelto di creare questo video: aprendolo con un dispositivo Android potrete vivere un’unica esperienza a 360°, totalmente in 3d.

Gli spettatori potranno infatti lentamente prendere parte alle fasi di diversi combattimenti, prima con Iron e poi con Thor, per affrontare insieme nel finale il temuto nemico, Ultron in persona.

The Avengers, la sfida continua

La terza parte del lancio porterà i supereroi nella realtà: Samsung distribuirà infatti 1000 kit con all’interno i Gear VR con una missione Avengers già caricata. L’obiettivo sarà quello di trasformare quanto visto nei due brand film, in una vera e propria realtà. Nulla dunque sarà davvero più impossibile.

Samsung sta per realizzare i nostri sogni: affidarci dei nuovi poteri per formare un nuovo gruppo di Avengers… nella realtà!

Parliamo di giornalismo, strategia e branded content con Huffington Post [INTERVISTA]

jimmy-maymann

Una giornata piena al Festival of Media Global. Dopo aver raccolto la sua dichiarazione sull’acquisizione di AOL da parte di Verizon, abbiamo continuato la chiacchierata con Jimmy Maymann, CEO di Huffington Post, spostando la conversazione su giornalismo digitale e branded content.

Festival of Media Global

Cosa ti ha insegnato la partnership tra HuffPo e Leo Burnett sull’evoluzione delle tempistiche nel media planning?

Una delle cose che abbiamo visto negli ultimi due anni e mezzo, è l’evoluzione di native advertising e branded content. Le campagne di native adv così come erano state impostate agli inizi funzionano ancora, ma hanno una natura molto tattica.

Naturalmente vogliamo vedere un’evoluzione. Come publisher vorrei far parte dell’intero processo creativo, far parte della content strategy in modo che possa inserirsi bene all’interno della brand strategy. Questo è il presupposto che ha fatto partire la collaborazione con Leo Burnett, sbloccare i potenziali del brand.

Bisogna pensare in maniera olistica e creare un rapporto a lunga durata tra l’inserzionista e chi crea il contenuto.

Quale criterio utilizzi nella scelta dei partner?

In molti modi. Noi siamo tra i più grandi publisher online, abbiamo un’audience vastissima ma allo stesso tempo dobbiamo accettare che anche se i social media sono il punto focale, non vuol dire che non ci siano altre opportunità con altri canali importanti per i consumatori. Ad esempio noi non facciamo niente in TV, anche se un mezzo ancora molto utilizzato, quindi, a meno che non facciamo qualcosa con delle persone che capiscano di TV, stampa e radio, non riusciremmo ad ideare una campagna olistica.

Leo Burnett è una delle più importanti agenzie creative al mondo, avevo lavorato in quest’agenzia quindi è stato facile pensare a questa partnership.
Non si tratta di dividere e conquistare, ma di sedersi tutti ad una tavola rotonda e dirsi: noi facciamo questo e voi fate quello e accettare che non possiamo fare tutto. Questo è ciò che è successo con Leo Burnett, così si crea una buona partnership. La sintonia anche è importante.

È lo stesso per La Repubblica, immagino.

Sì, quando cerchiamo una partnership cerchiamo un brand forte non troppo lontano e diverso dal nostro, e allo stesso modo deve essere importante sul mercato. Come ho già detto è anche una questione di sintonia: cerchiamo persone interessanti con cui lavorare per instaurare un rapporto a lungo termine.

Il branded content è come l’uva passa nascosta in un cookie al cioccolato come ha detto John Oliver? Data la recente controversi BuzzFeed e Dove, dove si traccia il confine tra modi accettabili ed inaccettabili di fare branded storytelling nelle news?

Sono assolutamente d’accordo su ciò che ha detto John Oliver. È molto importante mantenere dei confini, ad esempio noi separiamo i redattori da coloro che si occupano di branded content. Alcuni publisher hanno deciso di mischiare contenuti informativi e pubblicità e credo sia una cosa molto pericolosa. È una cosa che noi non condividiamo. Credo che in questo modo non funzioni, perché si rischia di perdere credibilità. Dal mio punto di vista non è un buon lavoro, quando John Oliver punta il dito non ha tutti i torti.
Noi abbiamo deciso di tracciare un confine e sembra sia la direzione giusta perché le persone ci apprezzano ancora.

Come prosperi? [thrive come il titolo del libro appena pubblicato da Arianna Huffington, ndr]

Dopo una settimana passata in ufficio 🙂 Siamo presenti in decide di Paesi in tutto il mondo, quindi puoi immaginare la mia settimana tipica. Tornare a casa, giocare a calcio con i miei figli e rilassarmi con la mia famiglia, questo è ciò che mi fa sopravvivere.

I manager del domani? Studenti Erasmus

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Sono più di 27 anni che si parla di Erasmus solo come di un’opportunità di studio, ma, ad oggi, fare un’esperienza all’estero sembra significare anche migliori opportunità per il futuro.

Chi ha “respirato” aria Erasmus ha una maggiore possibilità, secondo la ricerca europea, di trovare impiego in posizioni lavorative a livello manageriale rispetto a chi non è partito: un’esperienza internazionale conta davvero a curriculum ed è considerata un vero plus, non solo per le capacità tecniche che ti fa acquisire, ma anche per quelle personali.

Lo dicono le cifre

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Il 31% degli studenti Erasmus ha la possibilità di diventare manager in posizione bassa, rispetto al 25% di chi non lo ha fatto. In posizione intermedia la percentuale si assottiglia  fin a diventare irrilevante per la posizione lavorativa apicale, l’amministratore delegato: 7% contro 6%.

Essere ex-studente Erasmus sembra essere un fattore di misurazione della fiducia anche da parte del capo: il 64% dei datori di lavoro attribuisce maggiori responsabilità al personale con esperienza internazionale.

Quella marcia in più con l’Erasmus

Tra le competenze acquisite in Erasmus la più apprezzata in ambito lavorativo è ovviamente la padronanza della lingua con la quale si è convissuto per mesi.

Studiare in Erasmus significa imparare ad usare una lingua non solo in ambito accademico, ma e soprattutto in un contesto quotidiano. Certo non è facile esprimersi come un madrelingua, ma dopo aver superato le prime gaffe e aver scoperto che il burro può trasformarsi da un derivato del latte a significare addirittura asino, la strada è tutta in discesa e nel mondo lavorativo di oggi, oltre all’inglese, è importantissimo conoscere altre lingue, quindi cogliete al volo questa opportunità!

LEGGI ANCHE: Maturità 2015, TecnicaMente avvicina i diplomandi al lavoro

Linguisti ma non solo

Erasmus docet nell’ambito delle personal skills.

Si diventa Project Manager della propria vita, organizzando e pianificando le fasi e i documenti prima della partenza come un vero e proprio processo di gestione operativa, si continua poi con  la tolleranza verso altre culture, imparando a lavorare in ambienti multiculturali e gruppi multietnici, ma anche per i coinquilini: non è proprio come stare “a casa da soli”, la fiducia, la serenità, l’intraprendenza, la consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza.

Per non parlare della capacità di Problem Solving che si acquisisce ad organizzare la spesa e lo studio, il tutto accompagnato da una buona dose di indipendenza data dalla vita lontani da casa.

La ricerca europea ci mostra un altro curioso risultato: gli studenti Erasmus hanno già dentro di sé, prima della partenza, queste skills con valori più alti della media ed, al loro ritorno, la padronanza di queste capacità aumenta fino circa al 42% rispetto agli altri studenti.

“Una volta che hai sperimentato Erasmus resti per sempre uno studente Erasmus” – Francesco Cappè

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Altri casi di ex studenti Erasmus che hanno trovato la loro strada dopo aver studiato all’estero disponibili qui.

Forse è proprio questa la ragione del successo, essere uno studente Erasmus è un po’ come essere manager: organizzato, leader, che non si lascia prendere dal panico, una figura che vede nelle difficoltà la principale motivazione e la spinta giusta per ottenere il lavoro dei sogni.

Da chef scienziato a celebrità: il caso Marco Bianchi firmato da Show Reel

Show Reel firma il successo di Marco Bianchi

Tutti pazzi per Marco Bianchi: così titolava un recente articolo dedicato a uno dei personaggi più influenti nel panorama Food, il divulgatore scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, chef della salute e volto noto della tv, di recente nominato Ambassador di EXPO Milano 2015.

Questo importante incarico consacra definitivamente il sentiment ed il prestigio che ruotano attorno a Marco, risultato essere il personaggio Food più apprezzato del web nel Febbraio 2015 secondo Blogmeeter.it, a seguito di un’indagine, svolta in vista dell’apertura dell’Esposizione Universale, sulle Social Top Celebrities del settore.

Il meritato successo di Marco Bianchi è stato – ed è tutt’oggi – possibile anche grazie al continuo supporto di Show Reel, la prima agenzia di Branded Content in Italia.

La collaborazione tra Marco Bianchi e Show Reel va oltre il semplice rapporto di management: l’agenzia milanese, infatti, crea e produce in collaborazione con il talent tutte le attività con firma Marco Bianchi, dalle produzioni di eventi ai contenuti digitali e non, dalla comunicazione all’ideazione di nuovi format seguendo l’approccio innovativo, distintivo di Show Reel, che unisce le logiche del marketing a quelle dell’intrattenimento.

L’origine di questo vincente e duraturo sodalizio professionale nasce dall’incontro tra Marco e Luciano Massa, co-fondatore di Show Reel insieme a Luca Leoni nonché docente di Branded Entertainment presso l’Università IULM di Milano

Il contesto sociale che cominciava a mostrare un interesse sempre maggiore verso i temi dell’alimentazione, le competenze scientifiche unite alle naturali doti comunicative di Marco e la visione innovativa e lungimirante di Show Reel sono gli ingredienti che stanno alla base del percorso che ha portato Marco Bianchi a diventare, nel giro di pochi anni, un vero e proprio influencer e “guru” del benessere e della sana alimentazione.

La consacrazione arriva nel 2014: grazie al suo blog di cucina Bello&Buono, ai numerosi libri e alla tv, il pubblico lo reclama sempre di più nella propria città, per informarsi e sperimentare al suo fianco, tra chiacchiere e fornelli.
homepage di bello&buono

Grazie al team di Show Reel che lavora sinergicamente tra produzione, comunicazione e web marketing, si concretizza insieme a Marco un progetto che soddisfa questo desiderio.

Nasce, quindi, A scuola con Marco: il suo primo e fortunato tour di corsi di cucina che in 6 mesi, 21 tappe e 10 città ha coinvolto centinaia di utenti entusiasti e che ha gettato le basi per organizzare un secondo tour al fine di soddisfare le migliaia di richieste pervenute dai suoi fan.

L’ultimo anno di Marco vede anche un’importante evoluzione della sua filosofia: il concetto di prevenzione, finora associata prettamente alla “sola” sana alimentazione, si estende sempre più all’esaltazione dell’importanza del movimento.

io mi muovo di marco bianchi

Il processo è veloce: a maggio 2014 Marco lancia la campagna web di sensibilizzazione contro la sedentarietà #IOMIMUOVO e il successo è talmente coinvolgente che, nel giro di sei mesi, questo messaggio cambia veste e si trasforma prima nell’omonimo best seller, e poi in un grande evento.

Il 6 e il 7 giugno, infatti, l’esclusivo contesto della Triennale di Milano diventerà scenario della prima edizione del MILANO FOOD & WELLNESS – #iomimuovo, una manifestazione ideata e prodotta da Show Reel e interamente dedicata alla sana alimentazione ed all’attività fisica, concentrate in due giorni di incontri, show cooking, workshop e sport.

DataXu ci spiega perché le agenzie devono unire scienza e marketing [INTERVISTA]

Siamo al secondo giorno di Festival of Media Global. Stamattina abbiamo conosciuto Bill Simmons, CTO di DataXu, azienda impegnata nel programmatic advertising.

Bill ha un passato da ingegnere aerospaziale, ha sviluppato e testato il sofware di volo per la guida, la navigazione e il controllo dei veicoli per lo spazio Atlas. Eppure si è ritrovato in un’azienda che si occupa di pubblicità, DataXu, dove ha cominciato a programmare mentre prendeva il suo dottorato di ricerca in Aeronautica e Astronautica.

Con lui abbiamo parlato di scienza, digital marketing e innovazione.

 

Dall’aeronautica alla pubblicità – hai catturato la mia attenzione! Dimmi qualcosa di più della tua vita e delle tue scelte di carriera 🙂

Ho sempre studiato ingegneria e ho sempre voluto lavorare nello spazio. E l’ho fatto, per 10 anni. Nel momento in cui ho cominciato la mia carriera nel settore aerospaziale, nel 1999, c’è stato anche il boom di internet. Ho visto il mondo cambiare intorno a me ed era così entusiasmante! Così sentivo che un giorno avrei voluto farne parte. Dieci anni dopo ho avuto l’opportunità di avviare un’azienda ed è così che mi sono avvicinato ad Internet.

La scienza sta al marketing come l’innovazione sta ai media: cosa ti entusiasma di più riguardo la contaminazione di discipline e settori?

Credo sia molto entusiasmante che per molti anni la gente abbia pensato al marketing come ad un’arte, come a qualcosa che riguardasse i sentimenti e la motivazione. Ma ciò che davvero mi entusiasma è il fatto che tutte le attività di marketing possono raddoppiare la propria efficacia se viene applicata un po’ di scienza.

Quindi tu vorresti vedere molte più persone con background scientifico nei team di marketing e nelle agenzie?

Decisamente. Credo ci sia bisogno di un mix di creatività e analisi per raggiungere il massimo potenziale. Alcune agenzie stanno cominciando ad assumere personale analitico, ma credo che il team dovrebbe essere metà creativo e metà analitico.

Festival of media global 2015

Cosa distingue DataXu dalla concorrenza?

Molte aziende oggi fanno Programmatic Marketing, ma noi non vogliamo solo comprare digital media e raccogliere click. Si tratta di aiutare le aziende a crescere. A Dataxu cerchiamo di conoscere le aziende con cui lavoriamo per aiutare a costruire il proprio business, a conoscere cosa vogliono raggiungere e perché. Non si tratta solo di raccogliere click.

L’ultima domanda è una domanda che l’umanità si pone dall’inizio dei tempi. C’è vita… in un’agenzia pubblicitaria? Oggi le persone tendono a vedere l’innovazione nel mondo delle startup. Come possono le agenzie ispirarsi a loro?

Le agenzie devono capire che il mondo sta cambiando e che dovrebbero diventare partner di tech company come DataXu per sentire davvero il cambiamento.

Il Jobs Act spiegato in 2 video infografiche

Il jobs act spiegato in 2 video infografiche

Sembra esserci ancora molta confusione intorno alla legge che ha riformato il mercato di lavoro in Italia, il Jobs Act.

Il 3 dicembre dello scorso anno il Senato ha approvato la legge delega per riformare il mercato del lavoro. Il 20 febbraio di quest’anno sono stati approvati in via definitiva i primi due decreti legislativi del Jobs Act e i testi sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 6 marzo 2015.

Le misure riguardano ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro e politiche attive, semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro, riordino delle forme contrattuali, sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di lavoro e di vita.

Jobs Act facile, facile con le video infografiche di Adecco

Il jobs act spiegato in 2 video infografiche

In particolare uno degli aspetti più interessanti della riforma riguarda quello che è stato definito Contratto a a tempo indeterminato a tutele crescenti. Adecco Italia ha preparato due video infografiche per capire quali sono le principali novità di legge e per offrire risposte chiare e informazioni pratiche su questi aspetti.

Alle prime infografiche seguiranno nelle prossime settimane altri video dedicati ai cambiamenti che riguardano le aziende con più di 15 dipendenti, la flessibilità in uscita, il riordino delle tipologie contrattuali, sempre sul canale youtube di Adecco Italia.

Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, più difficile a dirsi che a farsi

In particolare, secondo quanto previsto dal Jobs Act il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti ha l’obiettivo di rendere il contratto a tempo indeterminato il principale canale di ingresso nel mondo del lavoro, disciplina i licenziamenti e prevede il diritto a reintegro e risarcimento e il diritto all’indennizzo in alcuni casi specifici.

Questa tipologia contrattuale si applica ai lavoratori assunti a tempo indeterminato dall’entrata in vigore del provvedimento, nonché ai casi di conversione, successiva all’entrata in vigore, di contratto a tempo determinato o di apprendistato in contratto a tempo indeterminato.

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Le novità per il lavoro nella Legge di Stabilità

Il jobs act spiegato in 2 video infografiche

Anche la Legge di Stabilità, entrata in vigore a Gennaio 2015, introduce alcune misure relative al mondo del lavoro, con l’obiettivo di facilitare l’inserimento di lavoratori con contratti a tempo indeterminato, offrendo ad esempio l’esonero contributivo Inps per i datori di lavoro che assumono lavoratori a tempo indeterminato dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2015.

La durata massima dell’esonero è di 36 mesi e comunque fino a un massimo di 8.060 euro/anno, ma spetta in caso di assunzioni a tempo indeterminato a scopo somministrazione di lavoro, se l’assunzione a tempo indeterminato costituisce attuazione di un obbligo di legge o contratto collettivo, in caso di trasformazione di un rapporto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato.