Expo Milano 2015: analizziamo il volto digital dell’evento [ANALISI – Parte 1]

Manca pochissimo all’inaugurazione di Expo Milano 2015, l’Esposizione Universale sull’alimentazione e la nutrizione che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015.

Una delle più grandi sfide che ha contraddistinto sin dai primi preparativi questo grande evento, ha riguardato la capacità di saper comunicare l’ampiezza del progetto attraverso il web e i social network sensibilizzando l’attenzione verso il delicato tema scelto, quello della nutrizione, e riuscendo a declinarlo su piattaforme e canali diversi.
Facciamo il punto sulla presenza digital dell’evento per capire come sta comunicando nel mondo 2.0 a pochi giorni dalla resa dei conti.

Expo Milano 2015 sarà la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile.

Partiamo dalla presentazione riportata sull’official site http://www.expo2015.org/ per sottolineare come tutta la comunicazione punti a valorizzare l’avventura dell’Esposizione universale in termini di collettività e partecipazione popolare: Expo Milano 2015 rappresenterà l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo.

Il payoff scelto “Nutrire il pianeta, energie per la vita” come tema al centro della manifestazione rappresenta il filo logico che attraversa tutti gli eventi organizzati sia all’interno sia all’esterno del sito espositivo e racchiude una premessa alla base di ogni tipo di crescita e di sviluppo economico. Questo processo partecipativo teso a coinvolgere attivamente attorno a un tema di massima rilevanza, si focalizza su un concept comunicativo tematico, sostenibile, tecnologico e incentrato sul visitatore.
Vediamo come viene declinato tale concept dalla brand identity all’official site.

Brand identity: le scelte fatte in materia di logo e soluzioni tecnologiche

Un segno di luce e di vita in cui tante energie, simbolizzate dai colori, s’incontrano e si moltiplicano in una Expo che unisca saperi diversi per nuove soluzioni di vita. (Andrea Puppa)

Il logo, scelto attraverso un concorso e opera del designer Andrea Puppa, apre a molteplici interpretazioni e riflessioni. I tre colori primari che lo compongono si incontrano e si fondono dando vita a diverse sfumature. Nell’unicum visivo nato dalla sovrapposizione di lettere e numeri, gli effetti cromatici s’intrecciano in una forma inedita, psichedelica, estrosa. Il logo è creativo, fantasioso, morbido.
Il font è contraddistinto da un segno efficace e lineare che irrobustisce il visual molto colorato. Il carattere scelto è Museo Sans geometrico ma particolarmente versatile.

La pulizia formale e l’aspetto contemporaneo che contraddistinguono l’identità del marchio, vengono mantenuti anche nella strutturazione e creazione visiva del sito ufficiale.

Il sito apre con un slider che dà visibilità, con visual e titoli impattanti, ai topic principali strutturati anche nelle voci del menù di navigazione primario: Cos’è, Esplora, Partecipanti, News, Eventi, Partner, Progetti.

Sulla destra dello slider il countdown impostato sul quantitativo di giorni mancanti alla data dell’avvio ufficiale dell’evento; la call to action per la vendita dei biglietti e il box dedicato all’applicazione che permette di vivere un virtual tour di Expo Milano 2015. Questa innovativa app riproduce modelli tridimensionali delle strutture esterne dei padiglioni, aggiornando costantemente con immagini 3D e proponendo esposizioni online, video interviste e approfondimenti sulla cultura alimentare nelle diverse regioni del mondo.

Nella parte centrale del layout vengono esplose le sezioni dedicate a tutte le news e approfondimenti; i progetti e i programmi del palinsesto; la mappa esplorativa e la presentazione dei numerosi partecipanti. Una carrellata di argomenti e curiosità per aggiornare costantemente i visitatori e mantenere una comunicazione partecipata attraverso una serie di contenuti che raccontino giorno dopo giorno come Expo si sta preparando all’apertura.

Sul footer infine si apre la mappa generale con tutte le aree di navigazione, tra cui le disposizioni generali, l’assistenza e la sostenibilità.

Il sito è inoltre ottimizzato per la navigazione mobile; è disponibile in italiano, inglese e francese. La navigazione è immediata, rapida e intuitiva per i visitatori e viene facilitata anche dalla grafica essenziale adottata e dai colori scelti per evidenziare i percorsi, i servizi online e le funzionalità più avanzate dedicate all’interazione.

Nell’ottica di veicolare in maniera capillare il progetto, Expo Milano 2015 ha previsto diverse soluzioni tecnologiche avanzate. Oltre al sito istituzionale e la piattaforma per la visita virtuale, sono stati realizzati:

  • il magazine di approfondimento ExpoNet per raccontare le tematiche relative alla consapevolezza sul cibo;
  • la community Expo worldrecipes, un ricettario online aggiornato grazie al contributo di blogger e fonti referenziate, il cui esito sono 45 mila ricette in italiano e 130mila in inglese;
  • diverse App ufficiali nate per facilitare la consultazione in mobilità e approfondire i contenuti relativi ai paesi partecipanti, ai cluster, alle aree tematiche favorendo la “visitor experience”.

E sui social media, come si muove Expo Milano 2015?

Le potenzialità comunicative che le reti sociali più popolari offrono, sono sfruttate e ottimizzate nella strategia comunicativa elaborata. Gli account attivati su Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, Pinterest vantano numeri cospicui in termini di follower e fan.

  • Facebook: 1.231.271
  • Twitter: 437.000
  • Instagram: 62.700
  • Pinterest: 10.665
  • Linkedin: 42.778

In tutti i profili social dal punto di vista grafico la comunicazione è molto curata. Per quanto riguarda i contenuti, su Facebook generano interesse i post che elencano alcune attività collaterali all’Expo e i post che veicolano le bellezze del nostro Paese, mentre in Twitter l’interazione è meno frequente. Facebook viene usato come medium con l’obiettivo di comunicare con i clienti; Twitter come piattaforma per relazionarsi con gli stakeholder; su Instagram ci sono due account, uno di Expo 2015 e uno che si chiama Expovintage.

La filosofia che sta alla base della strategia social è molto open e mira alla comunicazione partecipata dando la possibilità all’utenza di esprimersi su più fronti. In questo senso è stato predisposto un minisito dedicato alla dimensione social in cui oltre alle pagine social attive, tra i progetti del Team Social Media viene curato un social media hub, un grande wall multicanale che porta in primo piano tutti i protagonisti dell’Esposizione Universale. Un dialogo tra oltre 200 account in sinergia e interazione con la community.

La strategia comunicativa sui canali social viene presentata in uno dei documenti sfogliabili sull’account ufficiale Slide Share.

Campagne di comunicazione integrata di Expo Milano 2015

La strategia alla base del piano di comunicazione declinato sui diversi canali promozionali mira a valorizzare l’Expo e farlo diventare con orgoglio la vetrina di un Paese che ha voglia di rialzarsi, di reagire alla crisi puntando sulle proprie eccellenze.

…il mondo che si sta preparando ad incontrare il mondo.

Expo Milano 2015. Il tuo giro del mondo”: è lo slogan della nuova campagna di comunicazione lanciata sulle principali emittenti televisive e radiofoniche nazionali a partire da domenica 5 aprile. Si intende raccontare la visita a Expo Milano 2015 come un viaggio irripetibile tra i saperi e sapori del mondo, in cui le persone potranno scoprire, scambiandosi conoscenze ed esperienze, oltre 140 paesi in un unico luogo. La pianificazione mediatica prevede una campagna radiofonica con spot da 30’’, trasmessa sulle principali emittenti nazionali e una strategia digitale che interessa i più importanti siti dedicati all’informazione e ai viaggi oltre che sui canali social di Expo Milano 2015 e sul canale ufficiale YouTube.

Conclusioni

Dall’analisi emerge una strategia chiara, tesa a comunicare con semplicità e immediatezza ogni aspetto dell’evento, in modo da incuriosire l’audience verso l’esperienza partecipativa e fornire, in maniera funzionale e in chiave consumer, le informazioni e i servizi per partecipare all’evento stesso.

Gli oltre 20 milioni di visitatori avranno usufruito degli strumenti tecnologici messi a disposizione per l’acquisto dei biglietti e la ricerca di informazioni sulla location? E dalla Cina come valutano la comunicazione dell’evento? La nostra analisi sull’Expo Milan 2015 continua in un nuovo post. Stay Tuned con la seconda parte dell’articolo, di prossima uscita!

Streaming via Facebook? Arriva Streamago Social

Real-time. Ecco quella che sembra essere divenuta la parola chiave per brand e marketer. Cogliere il momento cavalcando l’onda virale di eventi particolari è ormai parte essenziale di qualunque buon piano di content marketing: lo sappiamo noi, e lo sa anche Facebook. Vediamo perché.

Le nuove possibilità date dalla tecnologia stanno sempre più spingendoci verso la forma più pura di real-time, lo streaming. È recente il lancio di Meerkat e Periscope, due app che permettono di realizzare streaming attraverso Twitter offrendo possibilità interessanti d’espressione per gli utenti, ma soprattutto per le aziende.

Twitter certo, ma Facebook? In fondo resta pur sempre il social con il maggior numero di iscritti (dei quasi 2 miliardi di possessori di smartphone i tre quarti sono utenti attivi su Facebook) e, in alcuni paesi come l’Italia, quello più marketing oriented.

A dare risposta concreta a questa domanda ci ha pensato Tiscali con l’app per iOS Streamago Social, la prima capace di rendere possibile la trasmissione live di video e audio direttamente su Facebook. Basta accedere a Streamago Social attraverso un account Facebook e con pochi e semplici passaggi si è subito live, condividendo sul proprio account o su pagine gestite flussi video e audio in tempo reale. Real-time ma non solo: finita la trasmissione il contenuto resta infatti disponibile on demand e quindi totalmente rifruibile.

Mobile oriented ovviamente ma in modo intelligente: è infatti possibile fare live streaming anche da desktop sfruttando l’apposita applicazione Facebook. Un’opzione in apparenza forse poco utile, in grado invece di renderla potenzialmente utilizzabile da tutti ed in qualsiasi occasione.

Per i social addicted non poteva mancare l’opzione tag che permette di far accedere amici e conoscenti che possono vedere lo streaming direttamente dal social. Una funzione davvero interessante, perché permette la visualizzazione di tutte le interazioni alla nostra diretta, come like, commenti e condivisioni.

Siete già pronti a scaricarla? Streamago Social al momento è disponibile esclusivamente per i dispositivi Apple iPhone con sistema operativo iOS, ma a breve arriverà anche la versione per Android.

Noi del clan Ninja siamo molto curiosi di provarla…e voi?

Tempi duri per SEO e SEM: l'eye tracking su Google ci dice perché

Quello che vedete qui sopra è il cosiddetto golden triangle: uno studio del 2005 aveva individuato in questa conformazione i maggiori punti d’interesse della SERP. La ricerca, svolta tramite eye tracking, dimostrava come l’occhio degli utenti  si soffermasse con maggiore insistenza e per più tempo nell’area in alto a sinistra della pagina. Marketer e specialisti SEO si sono avvalsi dei risultati di questo studio proprio per dimostrare alle aziende quanto fosse importante raggiungere le prime posizioni delle pagine di ricerca.

Tuttavia i tempi sono cambiati. Google è diverso e gli utenti anche, hanno imparato a conoscersi a vicenda. In questi anni Google ha ampliato enormemente la quantità di dati che possiede sui suoi utilizzatori finali e ciò rende possibile la creazione di risultati personalizzati in base alle ricerche precedenti di questi ultimi. Le informazioni vengono visualizzate, inoltre, in modo differente rispetto al passato grazie a mappe, foto e il box di Knowledge Graph. Anche gli utenti, però, hanno imparato cosa e soprattutto dove cercare.

Dunque, rispetto a dieci anni fa, non solo è cambiata la rappresentazione visiva delle informazioni ma anche la capacità delle persone di individuare più velocemente i dati che stanno cercando. Un nuovo studio condotto da Mediative su 53 soggetti sottoposti a eye tracking è stato presentato il 03 marzo di quest’anno alla Search Marketing Expo di San Jose in California (SMX West). Insomma, non basta più piazzare la nostra azienda il più in alto possibile nella SERP e credere di aver concluso il lavoro.

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Gord Hotchkiss, presidente di Giro Vacation, che aveva preso parte anche alla ricerca del 2005, ha sottolineato il valore di quello studio, che per la prima volta ha evidenziato tendenze importantissime nell’uso dei motori di ricerca. In media si prendono in considerazione i primi 4 link e si mettono a confronto (circa nell’80% dei casi si sceglierà tra uno di questi). Quasi nessuno si sofferma nella parte in alto a destra, dove si trovano in genere gli annunci pubblicitari.

Lo studio presentato quest’anno tuttavia individua nuovi schemi nell’utilizzo di Google. Questi non solo dipendono dal tipo di ricerca svolta dall’utente, ma anche ai cambiamenti che il motore di ricerca ha subito negli ultimi anni e di cui abbiamo già parlato.

Inizialmente l’occhio si ferma comunque sulla parte in alto a sinistra dove si aspetta di trovare i risultati più rilevanti. Quello che è cambiato è il tipo di contenuti che vi trova: immagini, il Knowledge Graph Box, mappe dei luoghi d’interesse. Inoltre una nuova tendenza è quella di fare una ricerca verticale ovvero scorrendo tutta la pagina per farsi un’idea generale delle varie sezioni. Lo scanning diviene sempre meno orizzontale.

Questo nuovo modo di approcciarsi alla pagina dei risultati ha accorciato di molto il tempo di permanenza dell’utente passando dai 14-15 secondi del 2005 agli 8-9 secondi di oggi, quasi la metà del tempo. Questo è perché Google è diventato bravo a farci trovare ciò che stiamo cercando.

In ogni caso, tutto ciò ha enormi implicazioni per il SEM. Matt Agtarap, business development manager di Mediative ha affermato:

“It’s not always about getting to the No.1 organic result. There are other listing that may be relevant, like local restaurant down the page”

Questo studio infatti apre nuove possibilità per i marketer. Prendiamo ad esempio una campagna basata sul visual: un’azienda può cercare di apparire nel maggior numero possibile di risultati di ricerca per immagini ottenendo una visibilità che prima non aveva considerato.

In conclusione sembra esplicativo quello che è stato un commento alla di Hotchkiss:

“SEO isn’t dead, it’s just a lot more complex than it used to be”

Il Retweet fa spazio ai commenti

Ultimamente gli appassionati di social e gli operatori del settore stanno impazzendo cercando di tenere il passo delle varie piattaforme, Facebook in testa, che stanno annunciando una novità interessante al giorno, o quasi.

Dopo il bombardamento dell’F8 di pochi giorni fa, ecco una bella novità in casa Twitter, che ha finalmente rimesso mano alla funzione “Cita il tweet”, poco utilizzata a causa dell’evidente limite di caratteri disponibili.

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In effetti, a differenza del Retweet, che consente di ripubblicare un tweet di un altro profilo così com’è, la funzione “Cita il tweet” offre la possibilità di editare il messaggio originale, che viene inserito tra virgolette. Ovviamente, essendo un tweet lungo la massimo 140 caratteri, l’aggiunta di testo è inversamente proporzionale alla lunghezza del tweet che si intende quotare; in pratica, più il tweet è lungo meno saranno i caratteri disponibili, e viceversa.

Chi critica Twitter da tempi non sospetti batte spesso su questo punto, sul limite di caratteri che costringerebbe l’utente ad essere sintetico – qualcuno potrebbe dire che lo costringe ad essere efficace, e questo è un bene – ma è evidente a tutti quelli che lo utilizzano con criterio che questo limite è tale solo per chi non ne ha capito il senso pienamente. Twitter non è un clone di Facebook, quindi va usato diversamente.

Cosa cambia ora?

Poche ore fa Twitter ha annunciato l’aggiornamento della funzione “quote” attraverso questo tweet:

Come potete vedere, cliccando su “Cita il Tweet” viene generato un nuovo tweet che ha come allegato quello originale, con la possibilità di scrivere un commento per un totale di 116 caratteri, praticamente uno in meno di quelli disponibili quando si allega una foto.

Perché è importante? Perché in questo modo è stato eliminato il limite dei caratteri disponibili presente con la precedente versione della funzione, consentendo agli utenti di poter ricondividere contenuti generati da altri personalizzandoli con un messaggio originale.

Per ora la funzione è disponibile per la versione web e per i dispositivi iOS, a breve anche per Android.

Cosa dobbiamo aspettarci ora? Beh… questa è una bella domanda alla quale non è semplice dare una risposta, non senza aver atteso qualche giorno per vedere come gli utenti sfrutteranno questa nuova opportunità.

Sarà la fine dei RT a pioggia, a favore di un’interazione più consapevole e matura? Forse! Non ci resta che attendere… e twittare.

TAG Heuer, accordo con Google e Intel per lo sviluppo di un luxury smartwatch

La rivalità tra Apple e Android non si affievolisce mai: smartphone, computer, e – ovviamente – orologi.

Dopo l’Apple Watch, annunciato lo scorso settembre e la cui distribuzione è prevista a partire dal 10 aprile 2015, Big G non è rimasto in disparte, e dopo il lancio di ZenWatch, è stato svelato quello che potrebbe essere un prodotto davvero competitivo anche per quel che riguarda i dispositivi da polso, che proietterebbe Google nel settore luxury goods permettendogli cosi di aggiungere un tassello fondamentale alla propria strategia, quello relativo all’appetibilità: dal lancio della tecnologia Android Wear (versione del proprio Sistema Operativo in formato da polso) ad oggi i risultati sono stati decisamente inferiori rispetto alle aspettative, con 720.000 dispositivi spediti su un totale di 4,6 milioni di devices (fonte: Canalys).

La risposta potrebbe essere quindi celata nell’accordo stretto con Intel e TAG Heuer, maison svizzera specializzata in orologi di lusso appartenente al gruppo LVMH il cui cartellino può arrivare anche a 10.000 €.

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Una contromossa alle azioni del colosso di Cupertino: lo scorso giugno Apple ha fatto di Patrick Pruniaux, vice presidente delle vendite di TAG Heuer, il nuovo direttore senior dei propri progetti speciali, evidenziando un preciso interesse verso l’high-end market come ribadito anche dal recente annuncio della produzione di iWatch top-tier, il cui costo oscillerebbe tra i 5.000 $ ed i 17.000 $.

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Alone di mistero per TAG Heuer Smartwatch (che no, non sarà come AppleWatch)

In occasione di Baselworld, fiera internazionale dell’orologio di Basilea, il marchio svizzero facente parte dell’holding di Bernard Arnault ha svelato tramite il proprio presidente Jean-Claude Biver la partnership stretta con i due colossi tecnologici, il cui scopo è appunto lo sviluppo di uno smartwatch in grado di competere davvero con l’Apple Watch. Ma facciamo qualche passo indietro: all’epoca della presentazione di iWatch, Jean-Claude Biver ha espresso le sue perplessità sul prodotto etichettandolo come “disegnato da uno studente” e “senza sex appeal”, per poi manifestare sulle pagine del newspaper svizzero NZZ am Sonntag il suo interesse nel “lanciare un TAG Heuer smartwatch, che non sia una copia di Apple Watch”. Evidentemente, qualcuno in Google aveva le antenne ben ricettive, e tutto il resto come si suol dire, è storia.

Il dispositivo sfrutterà le tecnologie Google Android Wear e Intel, che unite all’heritage ed al know-how di TAG Heuer fanno dello smartwatch, il cui arrivo sul mercato è previsto entro la fine dell’anno, un prodotto di sicuro interesse e che potrebbe realmente dare del filo da torcere all’orologio della Mela. Al momento si sa che si tratterà di “un prodotto di lusso, costantemente connesso alla vita quotidiana di chi lo indosserà e che rappresenterà l’apice dell’innovazione, della creatività e del design della Silicon Valley in California e della Watch Valley di La Chaux-de-Fonds in Svizzera”, secondo quanto scritto sul comunicato. Tuttavia, quello che sarà il risultato dell’accordo Google-TAG Heuer-Intel è protetto da un alone di mistero, e non sono ancora stati resi noti costo e funzioni del dispositivo. Quello che si sa, è che il design dovrebbe rifarsi al modello Black Carrera.

“La Silicon valley e la Svizzera si preparano a conquistare il mercato degli orologi connessi a internet”, ha affermato Biver nel corso di una conferenza stampa. ”Non vogliamo che i nostri competitor sappiano cosa stiamo facendo. Vogliamo che siano sorpresi.”

Il presidente ci ha tenuto anche a ribadire che “le differenze tra TAG Heuer smartwatch ed Apple Watch sono sostanziali: uno si chiama Apple, l’altro TAG Heuer”.

Asus, Swatch e gli altri

I competitor dei due colossi non se ne stanno però con le mani in mano, seppur con proposte decisamente più orientate verso il segmento entry-level; tra gli altri, sono avvenuti di recente due debutti.

Il primo è Asus con il suo ZenWatch: come il prodotto TAG Heuer sfrutta la tecnologia Android Wear oltre ad avvalersi di funzioni come Watch Unlock, che permette di sbloccare il telefono o il tablet associati premendo un bottone sul retro dell’orologio. Il tutto, per la modica cifra di 229€.

Altra new entry nell’universo wearable è quella di Swatch con Touch Zero One, una versione economica che presenta un numero minore di funzioni rispetto ad Apple Watch. E’ stata inoltre notificata dalla casa svizzera l’intenzione di produrre orologi con standard NFC e possibilità di ricevere notifiche dello smartphone.

Realtà come Breitling, Frederique Constant e Gucci non sono da meno, e hanno provveduto anch’essi a presentare i propri smartwatch, ed Intel ha già siglato un accordo con Fossil relativo all’utilizzo della tecnologia SoCs, sempre in ambito orologi smart.

Facebook incorpora Whatsapp nella timeline

Facebook incorpora Whatsapp

Foto da Geek Time

No, non è l’ultimo pesce d’aprile del 2015: Facebook incorpora Whatsapp per davvero!

Ad annunciarlo è Geek Time: ad alcuni utenti nell’ultimo aggiornamento dell’app Android di Facebook accanto ai tradizionali tasti like/comment/share è apparso un tasto send con l’icona di Whatsapp.

La funzione potrebbe essere quindi in fase di test e come di consueto potrebbe essere poi estesa alle altre piattaforme.

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Facebook incorpora Whatsapp: inizia la fusione?

A un anno dalla costosa acquisizione che ha fatto discutere tutti gli utenti del servizio di messaggistica istantanea, ecco il primo passo verso l’integrazione tra i due principali servizi di Mark Zuckerberg.

Ma chi crede che l’intenzione di Facebook sia quella di sottomettere il sistema di messaggistica si sbaglia: l’acquisizione di Whatsapp non sembra certo la classica annessione che si conclude rinominando l’acquisto.

Non avrebbe avuto molto senso un esborso del genere per far sparire il primo competitor dal mercato, lasciando gli altri lì dove sono.

La mossa con cui Facebook incorpora Whatsapp sembra piuttosto voler rafforzare l’app di messaggistica (oltre che il social network) in quanto permette all’utente di condividere con maggiore facilità i contenuti che vuole inoltrare ai propri contatti.

Il vantaggio per i membri del team di Menlo Park è duplice: Facebook può raggiungere con i suoi contenuti in maniera più semplice i circa 700 milioni di utilizzatori di Whatsapp; l’app di messaggistica può invece contare sull’appoggio del social con oltre un miliardo di iscritti, un plus di un certo rilievo nei confronti dei competitor.

Questa mossa rivela che le strategie dei vari servizi di Zuckerberg sono sì indipendenti tra loro, come testimonia il fatto che Messenger ha da poco introdotto il money transfer mentre gli altri mebri della scuderia sono rimasti a guardare, ma anche che  fare gioco di squadra arricchisce tutto il team!

Oxfam Behind the Brands: una nuova idea di Corporate Social Responsibility


Il concetto di Corporate Social Responsibility (CSR) nacque nel 1984, con la “teoria degli stakeholder” del filosofo e docente americano Robert Edward Freeman. Egli sosteneva che l’azione delle imprese dovesse rappresentare differenti “portatori di interessi”, compresi soggetti esterni all’azienda ma in interazione con la stessa (consumatori, ambiente e società in generale).

Negli ultimi trent’anni l’idea di CSR è progressivamente mutata, così come l’approccio delle aziende alla stessa. Nel passato, infatti, queste si limitavano a un impegno, generico e più o meno rigoroso, al rispetto dell’ambiente fisico e sociale nel quale operavano.

Oggi, invece, una corretta politica di CSR richiede un approccio proattivo, nel quale le aziende devono impegnarsi fattivamente nel miglioramento delle condizioni delle realtà in cui sono presenti e attive.

La loro azione in questo senso è continuamente monitorata da organizzazioni no-profit ed enti istituzionali preposti a questo fine. Questi analizzano, giudicano e comunicano all’opinione pubblica le iniziative e i risultati raggiunti dalle imprese, spesso attraverso classifiche, comparazioni e quantificazioni tangibili di quanto prodotto in termini di beneficio sociale.

L’organizzazione non governativa (ONG) Oxfam, network internazionale che riunisce 17 differenti realtà nazionali, ha lanciato nel 2013 l’iniziativa Behind the Brands – scopri il marchio, che si occupa di controllare l’azione delle 10 più grandi multinazionali del food, giudicandola su parametri specificamente definiti e redigendo una classifica, periodicamente aggiornata, sulla base dei risultati conseguiti.

I temi su cui è valutato l’impatto sociale dell’azione economica di queste imprese sono 7:

1. Trasparenza dei processi aziendali;

2. Trattamento delle donne che lavorano nella filiera produttiva;

3. Diritti dei braccianti agricoli all’interno dell’intera filiera produttiva;

4. Trattamento economico e commerciale dei piccoli produttori agricoli;

5. Terra, intesa come diritti d’accesso alla terra e uso sostenibile del suolo;

6. Acqua, intesa come diritti e accesso alle risorse idriche e uso sostenibile delle stesse;

7. Cambiamento Climatico, sia in materia di riduzione delle emissioni di gas serra che di aiuto agli agricoltori nell’adattamento ai cambiamenti climatici.

Gli indicatori sulla base dei quali le imprese sono valutate su ciascun tema sono raggruppati in 4 categorie:

1. Consapevolezza dell’azienda riguardo a uno specifico tema e realizzazione di progetti ad esso relativi;

2. Conoscenza, intesa come misurazione, valutazione e segnalazione, da parte dell’azienda, di questioni e fatti chiave sul tema nelle sue filiere di produzione;

3. Impegno attivo dell’azienda nell’affrontare le questioni chiave relative a questo tema nelle sue filiere di produzione;

4. Gestione della filiera, intesa come azione diretta da parte dell’impresa sui propri fornitori per spingerli a rispettare le norme pertinenti al tema di riferimento.

Ciò che è più interessante, nell’approccio al pubblico di Oxfam, è la call to action che viene realizzata attraverso la campagna Agisci ora. Accedendo all’omonima sezione del sito e compilando un apposito form è possibile richiedere a una multinazionale di impegnarsi direttamente in una causa sociale.

In questo momento, ad esempio, viene richiesto a Coca Cola e Pepsi di porre fine agli espropri di terra per coltivare piantagioni di zucchero.

Un altro elemento che differenzia Oxfam è la facile consultabilità per il pubblico dei risultati della sua attività. In una sezione della piattaforma dedicata behindthebrands.org è infatti possibile inserire, in maniera intuitiva e interattiva, il proprio brand preferito e, risalendo automaticamente alla multinazionale proprietaria, leggere le “prestazioni sociali” della stessa e la sua conseguente posizione in classifica.

Adottando una prospettiva di consultazione e approfondimento inversa, è anche possibile, sullo stesso sito, partire dal tema di maggiore interesse per l’utente e valutare gli impegni e i risultati delle diverse multinazionali a riguardo.

Oxfam offre infine anche diversi contenuti e approfondimenti facilmente fruibili, anche dai non addetti ai lavori, che arricchiscono la sua azione dandole un senso e una concretezza maggiori.

Nell’ultima pagella di marzo 2015 Unilever, con un punteggio del 71%, ha superato Nestlé (69%), salendo così al primo posto della classifica. Le differenze prestazionali tra differenti multinazionali rimangono considerevoli, come si può notare dal misero 30% della britannica ABF.

Contemporaneamente, anche l’impegno e i risultati ottenuti nell’ambito dei diversi temi hanno pesi notevolmente differenti. Il trattamento delle donne lavoratrici e il rapporto con i piccoli produttori agricoli appaiono infatti come le note più dolenti della rilevazione di Oxfam, sui quali è quindi auspicabile un impegno maggiormente produttivo di risultati tangibili.

E’ chiaro quindi come l’azione sociale delle imprese debba ormai necessariamente interfacciarsi e collaborare con realtà come Oxfam, universalmente riconosciute come competenti, imparziali e quindi attendibili.

La credibilità e l’immagine di un’azienda, soprattutto se multinazionale, dipendono sempre di più dal rapporto che questa riesce a stabilire con il tessuto sociale, culturale, economico e ambientale con il quale questa è portata a relazionarsi.

Oggi, tuttavia, un’opinione pubblica sempre più informata, istruita ed esigente, anche grazie all’azione di realtà come Oxfam, non si accontenta più di semplici impegni generici.

Le multinazionali sono quindi obbligate a darsi degli obiettivi specifici e misurabili in ambito di CSR e, soprattutto, a rispettarli.

Solo in questo modo, infatti, esse potranno creare e mantenere una relazione di fiducia con i propri consumatori, proponendosi come attori economici credibili e attrattivi per la domanda finale.

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3 strumenti interattivi per il tuo content marketing

scrittore

Il content marketing di oggi? White Paper, infografiche e calcolatori

No, il content marketing non è tutto un quiz. Si potrebbe parafrasare e ribaltare così la famosa sigla di un vecchio programma di Renzo Arbore, leggendo un recente articolo del Content Marketing Institute. Nel pezzo si parla di contenuti interattivi e di tre strumenti efficaci nell’ottenimento della maggiore percentuale di engagement e di conversione possibile. Vediamo un po’ di che si tratta.

1. Il white paper

C’era una volta il venerando white paper. E c’è ancora, anche se i marketer preferiscono chiamarlo “guida definitiva” o “ebook completo”. Cambiate le diciture, la sostanza è rimasta la medesima: è giunto il momento che i libri bianchi si mettano davvero al passo coi nuovi tempi.

Tanto per cominciare ce ne sono troppi e gli addetti ai lavori non saprebbero indicare chi effettivamente li legga: come l’ironico Manzoni dei Promessi Sposi, possono solo azzardare un numero di lettori.

La versione interattiva del white paper  coinvolge più media e aumenta la capacità d’engagement. Pone quesiti, offre parametri di riferimento e conduce il lettore verso un modello a sua misura, basato sui dati che condivide.

infografica

2. L’infografica

Le infografiche sono un grande strumento per presentare conclusioni tratte dall’analisi di dati. Quasi l’80% di chi fa marketing afferma di condividere infografiche di tanto in tanto o frequentemente.

Tuttavia, con l’aumento di popolarità scaturito da CTR più alti e da software che permettono di realizzarne facilmente, anche questi strumenti si stanno moltiplicando considerevolmente. Le impiegano i governi (l’attuale legislatura Renzi, ad esempio, ne fa larghissimo uso), le sfruttano i talk show: sono dappertutto. E rimane, inoltre, il buco nero sulla questione dei lettori.

Un’infografica interattiva prende quello che è già uno degli strumenti più efficaci del content marketing e lo rende ancora migliore, dal momento che consente un dialogo a due voci tra il brand e il suo destinatario. Il frutto di questo dialogo può poi essere usato per aggiornare la stessa infografica e fornire dati per le successive trattative tra le due parti.

3. Il calcolatore

I calcolatori sono un’idea grandiosa, un’idea accessibile, però, soltanto a quei pochi marchi che possono permettersi di svilupparne uno. I software di calcolo possono tabulare il ROI sull’investimento fatto in un’esposizione fieristica, i costi dei computer fuori uso o quelli derivati dalla perdita di dipendenti e/o di clienti, e molto altro ancora.

A prescindere dal tuo settore industriale o dal tuo reparto aziendale di riferimento, prima di avere l’autorizzazione per un investimento, sei tenuto a verificare il ROI atteso. Come fai? A meno che tu non abbia il genio dei numeri del matematico John Nash, l’impresa s’annuncia ardua. Meglio andare sul sicuro: presentare prospetti con un metodo semplice di calcolo del ROI è una soluzione dal grande impatto.

interattività

Interattivo è meglio

Con una percentuale media di clic del 50% e con un tasso di conversione in contatti (i cosiddetti “leads”) del 40%, il content marketing interattivo potrebbe essere proprio la risposta che cercavi per spingere al massimo la tua lead generation.

Il tuo compito da content marketer è, in primo luogo, quello di catturare l’attenzione del tuo pubblico e, subito dopo, di mantenere vivo quell’interesse. Devi cioè in-trattenerlo, come se fosse seduto nella tua platea interattiva. E allora sì che potrai, come De Niro in Raging Bull, scatenarti in un liberatorio: “That’s entertainment!

Meerkat o Periscope, ecco i primi brand ad usare il live streaming

Meerkat Versus Periscope, ormai se ne parla da un po’ e quando un argomento diventa così diffuso non si può restare in disparte e alcuni brand hanno colto subito l’occasione per mettersi in gioco scegliendo proprio il live streaming da utilizzare ai fini di marketing.

Vi state chiedendo in che modo?! Intanto possiamo dirvi che, se non vi è già chiaro, la potenzialità di app del genere è molto alta e se siete un brand potreste sfruttarla facilmente a vostro vantaggio in tutta una serie di importanti occasioni come l’annuncio di un prodotto, la dimostrazione delle funzioni dello stesso, la partecipazione in diretta nel retroscena di un evento o come mezzo per trasmettere interviste o conferenze dal vivo direttamente da mobile.

Non siete ancora convinti?
Allora guardate come hanno già agito alcuni tra i più noti brand di fama mondiale.

C’è chi preferisce Meerkat

Billboard

 

La nota rivista statunitense specializzata in ambito musicale ha usato Meerkat per catturare alcuni istanti del “dietro le quinte” della cantante country Kelsea Ballerini e regalare così ai suoi fan un contenuto esclusivo e davvero emozionante!! Semplice, di qualità e certamente social, non trovate?!

Red Bull

Non stupisce l’attenzione alla dimensione social da parte di questo brand, che si trova già tra i trenta account di Instagram più popolari. Ma detto ciò era impossibile farsi sfuggire una tale occasione e Red Bull ha trasmesso in streaming il “dietro le quinte” della gara su halfpipe, di cui il brand è promotore, così da far emozionare gli spericolati amanti di questa specialità.

CNN

Chi ha detto che la live streaming app debba essere solo per l’intrattenimento?! La CNN ha voluto proprio dimostrare il contrario e ha utilizzato le sue funzionalità in modalità educativa con un chat video live che vedeva protagonista il fondatore di Meerkat, Ben Rubin, per spiegare meglio il funzionamento della app. Un esempio su come non perdere tempo e restare solamente a guardare.

…E chi preferisce Periscope

 

Spotify

Sempre a tema musica è stato il primo utilizzo di questa app da parte di chi la musica la trasmette e perciò Spotify ha filmato il dietro le quinte insieme al cantante folk dei The Villagers, Conor O’Brien. Durante la diretta streaming erano sintonizzati 382 spettatori e sono stati raccolti 1.534 cuori, in un certo senso un indice di gradimento che corrisponde un po’ al like di Facebook.

DKNY

 

 

Il brand d’abbigliamento ha annunciato prima l’utilizzo di Periscope via Twitter e poi ha trasmesso un video in cui mostrava il retroscena della fashion company in cui sono riposti gli abiti, per gli occhi delle più curiose!

Adidas

Il noto brand ha deciso di trasmettere in live streaming il momento in cui il calciatore James Rodriguez stava firmando un prolungamento di contratto con Adidas, un modo nuovo di dare una notizia con contenuti reali, un piccolo gesto che assume un significato importante per chi ama quel brand più degli altri, un legame che si rinnova con piccoli sforzi.

Ancora Red Bull

Non solo la bevanda è energetica, in casa Red Bull non riescono proprio a star fermi e dopo aver testato Meerkat hanno voluto fare il bis con Periscope e questo fine settimana (dal 26 al 29 marzo) hanno deciso di mandare in streaming ciò che avveniva all’interno della Red Bull Guest House durante la Miami Music Week.

E anche Katy Perry non poteva mancare

 

Per annunciare la messa in onda del tour Prismatic in tv sull’emittente Epix la stessa ha pensato di mandare in live streaming tramite Periscope, in uscita proprio quel giorno, l’intervista a Katy Perry lanciando anche l’hashtag #PerryScope (spazio alla creatività), ricevendo un’infinità di ringraziamenti da parte dei suoi fan, già avvezzi a seguire virtualmente la loro star che ama le nuove tecnologie e le tendenze, tanto che afferma “Phones are the new applause, selfies are the new autographs”.

 

In un mondo social bisogna dire che queste due app danno una grande opportunità ai brand, quella di cavalcare ancor di più la logica del real time ed avvicinarsi in questo modo ai propri affezionati, regalando loro contenuti reali e inediti…Attenzione però a non cadere nella banalità e ad imparare ad usufruire delle due app in maniera davvero originale! Staremo a vedere cosa succederà!

Startup Revolutionary Road, nuove possibilità per i giovani


Al via la terza edizione di Startup Revolutionary Road, un progetto che si pone l’obiettivo di creare opportunità per i giovani nel campo della formazione, dell’occupazione e della nuova imprenditorialità. Presentato da Microsoft Italia, Fondazione Cariplo e Fondazione Filarete ha avuto, negli anni, il merito di accumulare grandi risultati. Oltre 50.000 giovani raggiunti con attività di formazione, più di 5.500 ragazzi formati durante le Startup School, 280 startup nate e oltre 1.500 occasioni di lavoro create.

Il progetto si inserisce nell’iniziativa globale di Microsoft, YouthSpark, impegnata dal 2012 a eliminare il divario economico-sociale tra coloro che hanno accesso alle competenze e alla formazione per avere successo, e quelli che non lo hanno.

Gli obiettivi di Startup Revolutionary Road

Microsoft, Fondazione Cariplo e Fondazione Filarete hanno come primo ambizioso scopo quello di supportare la strategia di occupazione del Paese. Per questo motivo hanno introdotto tre nuovi partner, raggiungendo quota nove: a ItaliaCamp, Fondazione Filarete, TechGarage, Polihub, I3P Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino e InnovAction Lab si aggiungono Giardino dei Talenti – TAG, presente in 8 città italiane e europee, CYFE – Center for Young and Family Enterprise e il Parco Tecnologico Padano.

Grazie a questa serie di importanti partner, Startup Revolutionary Road ha la possibilità di raggiungere un gran numero di giovani su tutto il territorio nazionale. A questo proposito interessanti le parole dell’Amministratore Delegato di Microsoft Italia, Carlo Purassanta:

“Abbiamo visto triplicare il numero delle startup nate grazie a Startup Revolutionary Road, segno di come il nostro Paese sia ricco di giovani talenti che hanno bisogno di essere supportati e indirizzati. Una volta avviate le startup, i ragazzi hanno la possibilità di entrare a far parte del programma BizSpark attraverso il quale hanno accesso gratuito alle tecnologie più all’avanguardia, utili a far crescere la loro impresa, ed anche al network di contatti necessari per sviluppare più velocemente il proprio business”.

Startup Revolutionary Road: le stratup presenti nel progetto 2014

Tra le tante Startup create grazie al progetto abbiamo preso ad esempio alcuni casi particolarmente significativi. Filo Track, la startup che ha creato un piccolo ed elegante dispositivo bluetooth che si attacca agli oggetti che vengono spesso persi: l’hardware è abbinato ad una app che ci avvisa mostrando l’ultima posizione GPS nota dei nostri oggetti.

Pandora Group, che si occupa di ricerca e sviluppo per migliorare prodotti esistenti o inventarne di nuovi. L’azienda si interessa di utilizzi di materiali innovativi e materie prime seconde, trattati per essere riutilizzate nei cicli produttivi.

Menuale è invece il sito che aiuta a trovare il piatto di cui si ha voglia. Si può interrogare il motore di ricerca interno al sito chiedendo dove preparano la nostra ricetta preferita, ma anche cercando informazioni su un ristorante di cui abbiamo sentito parlare. E se non abbiamo un’idea precisa in testa, è lo stesso Menuale a suggerire cosa cercare.