Le migliori iniziative di San Valentino degli ultimi decenni

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Scriveva Jacques Prevert, e credo che nonostante siano passati molti anni, in amore funziona proprio così.

È inutile negarlo siamo tutti degli inguaribili romantici; non a caso molti brand programmano molte iniziative di marketing proprio nel periodo più dolce dell’anno.
La festa degli innamorati è ormai un rito sociale, ma anche un’opportunità consumistica.

Se per alcuni San Valentino è una festa inutile, per le aziende può diventare un’incredibile possibilità di guadagno; infatti, siamo tutti più o meno concordi sul fatto che l’amore nella comunicazione non tramonta mai, è l’ingrediente perfetto, quel tocco in più che dà il giusto equilibrio e queste campagne di comunicazione ce lo dimostrano.

#1 Enskilda Bank (1973)

Una barca, un lago romantico, una giornata d’estate ed una proposta di matrimonio. Cos’altro desiderare?

#2 Cornetto Ice Cream (1977)

Un uomo ed una donna, il romanticismo di una gondola, una particolare reinterpretazione di ‘O sole mio’ ed un cornetto.


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#3 Chanel No.5 (1987)

Ms. Bouquet, 30 anni, riflette il mercato di quegli anni per Chanel. Ogni donna è destinata a trovare un uomo troppo vecchio, uno troppo giovane ed, infine, uno giusto.

#4 McDonald’s (1990)

Un appuntamento al buio ed un approccio molto cautelativo, raccontato dal re dei fast food.

#5 MTV Channel (2009)

Livelli di testosterone molti alti per i giovani adolescenti del noto canale televisivo.

#6 Ford (2015)

Ford Italia ha scelto la festa degli innamorati per rivolgere su Twitter un pensiero d’amore alle altre case automobilistiche. Alcuni tra i fidanzati possibili del marchio: ‘Stasera ho prenotato Fortwo’, il riferimento è alla Smart. ‘Almeno oggi vogliamoci bene, Oh’, con l’augurio all’ultima nata della Opel. Infine non poteva mancare il balcone di Giulietta: ‘Stasera lascia che sia io il tuo Romeo’.

Le migliori iniziative di San Valentino degli ultimi decenni

L’amore raccontato negli ultimi decenni in ogni comunicazione può essere tenero, sdolcinato, ma anche erotico e divertente, ma è sempre amore.

Girls in Tech: la lista delle giovani founders italiane

Girls in Tech, il social network enterprise globale che punta a valorizzare il ruolo delle donne nel settore della tecnologia, ha stilato una lista delle imprenditrici italiane da tenere d’occhio. L’elenco comprende 86 imprenditrici nel settore tecnologico, che stanno lavorando nell’ambito delle nuove tecnologie, del fashion, del biotech, della green economy e in molti altri settori.

L’iniziativa, dal titolo “Female Founders in Tech – Italy”, è nata con l’obiettivo di creare consapevolezza sul fatto che le aziende femminili esistono anche in Italia, e che il loro numero è in costante crescita. La lista comprende giovani donne, con un’età media intorno ai 30 anni e con una formazione incentrata nel settore tecnico – scientifico.

La storia delle grandi donne italiane parte da molto lontano e con percorsi diversi tra loro. Potremmo fare una nostra lista personale: da Rita Levi Montalcini, unica donna italiana ad essere insignita del premio Nobel per la medicina, passando per Nilde Jotti prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, ma anche la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle cinque più alte cariche dello Stato e concludendo con Samantha Cristoforetti, la prima italiana nello spazio.

La strada delle grandi donne è stata colma di difficoltà ma sono sempre riuscite a far prevalere la loro grande competenza, la forza, la caparbietà, non ha caso la suddetta lista riguarda un grandissimo numero di donne imprenditrici che sono riuscite a creare qualcosa di nuovo dalle loro intuizioni e dai loro studi. Difficile riassumere tutta la lista delle migliori imprenditrici, nelle slide sopra, potrete quindi leggere le storie relative al loro profilo e alla loro azienda.

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Molte di loro hanno studiato e lavorato all’estero, e ora sono di nuovo in Italia per sviluppare la propria idea di business. Sono fondatori e co-fondatori, amministratori delegati e responsabili divisioni tecnologiche; donne appassionate e ambiziose, che stanno lavorando duramente per avere successo e cambiare le regole in settori in cui gli uomini spesso detengono i ruoli più alti.

Tra le tante donne al top Roberta Minerva, co-founder e CEO di Brainable, che ha creato una piattaforma video che aiuta le persone affette da disabilità cognitive e Diana Piemari Cereda, orgoglio dell’area business di Ninja Marketing e founder di Edilizia Insieme, che ha lanciato un marketplace digitale per i professionisti del settore edilizio.

Facebook cambia con Product Ads

Facebook cambia con Product Ads

Nella propria curva del ciclo di vita Facebook è sulla cresta dell’onda, nella fase di maturità del servizio: per non iniziare la fase di declino deve costantemente rinnovarsi. Nel mondo del web poi si cresce in fretta (solo un paio di settimane fa auguravamo un buon compleanno a Facebook) e se non si cambia si è presto fuori moda.

Non ci tragga in inganno il fatto che Mark Zuckerberg gioca a fare il filantropo proponendo la #GiornataDegliAmici o il club del libro, c’è chi lavora duro al posto suo: Facebook Ads ha di recente introdotto il Conversion Lift e ora ci presenta Product Ads.

Promuovere più prodotti con Product Ads

Facebook cambia con Product Ads

Molti venditori non hanno un solo prodotto da pubblicizzare e promuovere tutta l’offerta del proprio sito può diventare un arduo compito: come mettere in evidenza i prodotti in offerta? Come raggiungere il giusto target per ciascun oggetto?

Product Ads è la soluzione che permetterà con facilità di pubblicizzare molti item o l’intero catalogo del tuo store, su tutti i tipi di device: si potrà scegliere di targettizzare i prodotti in base alle proprie caratteristiche o lasciare che sia Facebook a proporre i prodotti più rilevanti al giusto pubblico; si potrà inoltre scegliere se presentare i prodotti nel formato pubblicitario singolo o multiplo.

Gli ads potranno essere personalizzati per l’uso nella customer journey per arrivare all’acquisto in due modi:

  • Gli inserzionisti potranno raggiungere automaticamente coloro che hanno visitato il sito web o l’app o raggiungere le persone in base agli interessi e alle caratteristiche demografiche;
  • Chi pubblicizza potrà scegliere di dare maggiore rilevanza ai prodotti più venduti o ricercati nello store o potrà creare inserzioni multiprodotto che permettano di mostrare le differenti qualità del singolo prodotto.

Nel caso si scelga di lasciar promuovere automaticamente a Facebook Ads i propri prodotti, il sistema provvederà a sospendere la promozione di quei prodotti che non saranno più disponibili nel negozio.

La nuova funzione Product Ads è disponibile da subito tramite Facebook Marketing Partner e sarà implementata nell’editor delle inserzioni nelle prossime settimane.

I risultati di questa nuova modalità di promozione (testata tra gli altri da Target e Shutterfly) parlano di un incremento del 20% nelle vendite e nell’efficacia delle inserzioni.

Le 5 campagne Ferrero che non dimenticheremo mai

Le 5 migliori campagne di Ferrero

Il segreto del successo? Pensare diverso dagli altri e non tradire il cliente.
Michele Ferrero.

Ferrero è l’azienda dolciaria più famosa al mondo ed è senza dubbio uno dei pochi brand che riesce a mantenere con i consumatori un legame indissolubile. Quello che Ferrero crea con i propri clienti è una vera e propria relazione d’amore fatta di sincerità, affetto e fedeltà.

Il prodotto più conosciuto è, senza alcun dubbio, Nutella che ha reso il brand famoso in tutto il mondo.

Ecco la storia di Ferrero raccontata attraverso le campagne che hanno reso il brand noto.

#1 Ferrero Rocher

Nei primi anni ’90, la Ferrero lancia una fortunatissima serie spot TV per i suoi cioccolatini Ferrero Rocher, che fa scoprire agli italiani la figura del maggiordomo-autista più famoso della pubblicità italiana: Ambrogio. Tutti ricordiamo la famosa frase: ‘Ambrogio ho un leggero languorino‘.

Molto famoso anche lo slogan finale degli spot: ‘Ferrero Rocher soddisfa la voglia di buono.

#2 Happy Hippo

Una coppia di bizzarri animali: un ippopotamo ed un cagnolino, che si muovono sulle note del popolare brano ‘the sleep tonight’. Il protagonista dello spot? Kinder Happy Hippo.


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#3 Grand Soleil

Il signor Ferrero ci ha provato in tutti modi a farcelo piacere. Il Gran Soleil è stato presentato come uno dei prodotti più innovativi dell’azienda e nonostante gli investimenti di marketing si è rivelato un flop. Ma non è detto, ancora, che sia una scomparsa definitiva.

#4 Mon Chéri

Lo spot del 2013 ‘Lasciati stupire’ è un vero e proprio gioiello creativo. Infatti, oltre a conferire al messaggio la funzione commerciale riesce, con maestria, a dare al brand ed al prodotto un’immagine di alto profilo: classe, eleganza, messaggi subliminali e raffinatezza; tutto in 30 secondi.

#5 Nutella

Come non citare la campagna di personalizzazione che ha permesso, a tutti i consumatori, di avere l’etichetta con il proprio nome da attaccare sul vasetto Nutella. Una strategia che ha rafforzato maggiormente il legame di fiducia con il brand.

Che mondo sarebbe senza Nutella? Beh, sicuramente un mondo più triste.

Le 5 Migliori Campagne di Ferrero

Ed a te quale campagna è piaciuta di più?

Smart Food, il buon cibo vince il contest di Barilla

L’italianissima Smart Food si aggiudica la vittoria nella categoria Good4 our Wellbeing della stimolante competition Good4 Startup the Future.

Oggi la cerimonia conclusiva presso la sede Barilla a Parma, dove il vice presidente del gruppo emiliano, Paolo Barilla, ha premiato i vincitori provenienti da tutto il mondo. I sei finalisti under 30 hanno presentato i loro progetti lunedì 16 febbraio alla SDA Bocconi, davanti a una giuria internazionale composta da rappresentanti del mondo accademico, dell’imprenditoria e della società civile.

“Questo progetto ci permette di dare un’opportunità a giovani talentuosi provenienti da tutto il mondo. Colpisce molto la passione che hanno nelle loro idee e la voglia di cambiare e migliorare il mondo”, ha sottolineato Paolo Barilla.

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L’iniziativa è nata nell’ambito di “Buono per Te, buono per il Pianeta”, strategia dell’azienda per uno sviluppo attento non solo agli aspetti economici e di corretta alimentazione, ma anche agli impatti di tipo ambientale e sociale che ogni attività di business comporta, ed ha assegnato un premio totale di 200.000 euro, suddiviso nei vari premi, per permettere la concretizzazione dei progetti presentati, anche grazie al sostegno dell’incubatore Speed MI Up. I vincitori, infatti, saranno supportati con un tutoring continuativo di sei mesi.

Il concorso e i partecipanti

Mentre per l’area dell’educazione alimentare, Good4 our Knowledge, erano già stati i scelti tre vincitori, le novità rese note oggi riguardavano le altre tre categorie: Good4 our Wellbeing (progetti nutrizionali e di sicurezza alimentare); Good4 our Planet (soluzioni innovative mirate alla sostenibilità del pianeta); Good4 our Communities (progetti che riguardano il benessere degli individui).

Alla call hanno risposto centinaia di ragazzi, provenienti da tutto il mondo, con il desiderio di realizzare la propria idea di business basata su modelli alimentari e di benessere per l’uomo e per il pianeta nuovi e sostenibili. Scorrendo i progetti si nota come il focus sia sulla qualità del prodotto, sull’equità della distribuzione delle risorse, ma anche sulla promozione della consapevolezza nutrizionale.

Smart Food tra i vincitori di Good4 Startup the Future

Nell’ambito della sostenibilità, Gaurav Sharma e Abhishek Sharma hanno proposto un modello di business per superare tre problemi che affliggono il sistema agricolo indiano: l’indebitamento, la scarsa educazione e gli sprechi.

Junior Beauvais, Fang Wan e Enel Delice, sono stati premiati per Haitian Heirloom Seed Bank, con l’obiettivo di promuovere l’utilizzo di semi Heirloom di Haiti a beneficio delle comunità, dell’economia e dell’ambiente.

Tra i progetti nutrizionali e di sicurezza alimentare è emersa  la startup di Cesare Alfredo Guerreri e Marco Casassa: Smart Food, more than an e-commerce.

L’obiettivo di Smart Food è quello di creare una nuova forma di vendita online basata sui valori nutrizionali certificati da un Comitato scientifico, con una particolare attenzione alla stagionalità degli alimenti. L’idea della startup è in effetti abbastanza semplice: consegnare a domicilio prodotti freschi e selezionati da aziende biologiche certificate, sottoposti a un severo e accurato controllo qualità. La particolarità è certamente nella localizzazione, dato che il servizio è disponibile per Milano, città che per antonomasia non assoceremmo all’idea di natura o campagna.

Il Protocollo di Milano sull’Alimentazione e la Nutrizione

Il lavoro dei giovani vincitori di Good4 Startup the future si inserisce così, con idee innovative, nel contesto del lavoro della Fondazione Barilla, che già due anni fa ideò e propose il Protocollo di Milano sull’Alimentazione e la Nutrizione, una sorta di protocollo di Kyoto in ambito alimentare. Questa iniziativa è poi confluita anche in Expo2015, come spunto nel lavoro per la redazione della Carta di Milano, il documento più importante di Expo.

I tatuaggi di Ibrahimovic contro la fame nel mondo [VIDEO]

tatuaggi di ibrahimovic

Gli appassionati di calcio ne avranno già sentito parlare, e magari avranno visto in diretta Zlatan Ibrahimovic che, durante la partita del Paris Saint-German di sabato scorso, si toglieva la maglietta mostrando il torso completamente e inaspettatamente tatuato.

Tutti ci siamo chiesti a chi appartenessero le decine di nomi che il calciatore si è fatto “marchiare” temporaneamente sulla pelle. Il giorno dopo è comparso in rete questo video, e grazie ad esso abbiamo scoperto che non eravamo di fronte ad un eccesso del solito, carismatico Ibrahimovic, ma ad una importante iniziativa sociale di World Food Programme: come dichiara l’organizzazione, tatuarli sul corpo di uno sportivo così seguito e rispettato era l’unico modo per portare in prima pagina quei 50 nomi, una piccola parte degli 805 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo.

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Come non sempre accade (consiglio a questo proposito l’articolo di Roberta Leone aka Sayaka5 casi in cui l’uso del testimonial ha fatto discutere“), questa campagna ricava dalla scelta del testimonial gran parte della sua potenza: Zlatan Ibrahimovic ci ha abituati negli anni a giocate di grande talento così come a provocazioni pungenti e sarcastiche. Un personaggio considerato da molti una spanna sopra a tutti gli altri, per meriti sportivi e per spavalderia caratteriale. E così un gesto già di per sè forte (perché gioca tutto sull’immagine, la sua replicabilità e potenziale viralità) risuona ancora più potente.

Il copy di questa campagna è incredibilmente robusto e incalzante: come sentirete, non c’è un generico invito all’azione, ma un appello esplicito e personale da parte del testimonial che mira a “pungere nel vivo” lo spettatore/amante di calcio/fan di Ibrahimovic.

Voi cosa ne pensate?

Credits:

Agency: Forsman & Bodenfors
Writer: Fredrik Jansson
Art directors: Staffan Lamm, Andreas Malm
Account director: Hans Andersson
Account executive: Martin Johansson
Agency producer: Jens Odelbring
Web producer: Peter Gaudiano
Production companies: New Land, Iconoclast
Director: Gustav Johansson
Director of photography: Niklas Johansson
Executive producers: Erik Torell, Solal Michenmacher
Editor: Robin Siwe
Producer: Sophie Tamm Christensen
Production managers: Sophie Hedberg, Arnaud Le Méné

Tago arc, il bracciale che cambia design grazie al tuo smartphone

tago arc

Non siamo poi così lontani dal giorno in cui indosseremo indumenti che si personalizzeranno con un colpetto di smartphone. Tago arc ne è un chiaro esempio. Un nuovo ingresso hi-tech nell’universo della moda. Il progetto è stato pubblicato dal team di L!BER8 sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo e sono stati richiesti 40,000 USD come budget finale.

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A soli 26 giorni dal termine della chiusura del progetto, il budget è stato già superato, incamerando ben 66, 221 USD. Ma di che cosa si tratta? Apparentemente di un semplice bracciale dalla forma avvolgente, ma grazie alla superficie in E-ink, utilizzata dai dispositivi e-reader Kindle, permette di visualizzare un campione di immagini sulla superficie-display dell’oggetto.

Inoltre non richiede una ricarica di batteria, e ha infinite possibilità di design, per esprimere l’umore del momento e personalizzarlo abbinandolo al proprio outfit. Dal display bianco e nero, le rifiniture di alta qualità argento/oro conferiscono grande eleganza all’oggetto. La possibilità di modificare in qualsiasi momento e in qualsiasi modo l’immagine su display, con diversi design, motivi e testo, viene resa attraverso l’app scaricabile sul vostro smartphone.

Cambia look con un semplice tocco

Cerchiamo di capire come funziona esattamente seguendo 3 semplici passi. Partirete con il creare o comprare un’immagine tago dalla tago app, indosserete il bracciale e premendo il pulsante di trasferimento dell’app sul vostro cellulare Android, dovrete solo aspettare il tempo necessario, (circa 15 secondi), affinchè il vostro bracciale acquisisca l’immagine dal vostro telefonino. Facile no? Un’operazione che potrete ripetere ovunque in qualsiasi momento.

Il trasferimento dell’immagine avviene tramite l’utilizzo del modulo NFC che fornisce allo stesso tempo l’energia necessaria al processo. La grande particolarità di questo oggetto di moda e design è da attestare nella totale assenza di pulsanti, cavi e dispositivi per effettuare ricariche. Infatti, il bracciale non necessita una carica perché si serve di dispositivi passivi, NFC e E-ink, entrambi eco-friendly che operano senza alimentazione. Per il momento è disponibile solo su Android e non è supportato da alcun dispositivo iOS.

 

Personalizza il tuo stile

1000 outfits diversi in un solo bracciale. La personalizzazione, il fatto di avere un oggetto completamente studiato a misura della persona che lo indosserà, si riscontra nella cura posta nel definirne ogni singolo centimetro con perfezione.


I bracciali saranno prodotti in tre differenti misure (S,M,L) in acciaio inossidabile, con un prezioso rivestimento di metallo per i bracciali standard e un rivestimento in oro e argento per i bracciali luxury. Altrettanta cura è posta nella definizione e ricerca di materiali anallergici e duraturi, in funzione di una portabilità quotidiana. Il prezzo di base per i sostenitori della campagna di crowdfunding è di 259$ per bracciale e la prima spedizione sarà disponibile a partire dal prossimo dicembre.
Le immagini per customizzare il vostro bracciale saranno solo quelle presenti all’interno della libreria di immagini tago, per motivi di sicurezza. Ma la rete di personalizzazione è nata per espandersi, infatti è stata creato un negozio virtuale, dando così la possibilità a diversi artisti di entrare a far parte della community di tago, per proporre, condividere e creare grafiche in una fusione di stimoli creativi sempre nuovi. Tutti coloro che lo desiderano potranno entrar a far parte della tago community, visionando grafiche e immagini, caricandone di nuove e scaricando le proprie preferite da indossare a partire da 1$.

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Nelle intenzioni del CEO dell’azienda Kovács, lo scopo non è quello di creare un oggetto che presenti caratteristiche aggiuntive quali chiamate ed email visualizzate sul display, ma di renderlo un accessorio rivoluzionario. Sono stati annunciati miglioramenti sul fronte del trasferimento delle immagini, attualmente stimato intorno ai 15 secondi, causati dall’assenza di compressione dell’immagine.

Una volta pronti per la grande produzione, verrà utilizzata una compressione dell’immagine di ¼ rispetto a quella originale e anche i tempi si contrarranno considerevolmente. Quando la tecnologia e la moda si combinano, nasce un oggetto che massimizza l’esperienza dell’utente e va oltre i semplici esempi di wearable tech.

 

Perché il tuo content marketing non decolla? Le 5 ragioni di MOZ

Il content marketing è un libro che prosegue, pagina dopo pagina, verso un epilogo che non è mai definitivo. Il content marketing è una saga letteraria.

I contenuti possono invecchiare ed esaurire la loro utilità, ma verranno sempre rimpiazzati da nuovi protagonisti, che interagiranno tra di loro sapientemente mossi dallo scrittore; attraverso di essi, quest’ultimo continuerà ad affascinare il proprio pubblico, raccontando la storia del proprio mondo… o brand.

Rand Fishkin, “stregone” di Moz.com, ci svela dunque i cinque motivi più comuni per cui il content marketing fallisce.

Il content marketing non è una catena di montaggio

Il mondo digitale non è composto da una serie di volumi ordinati, ma da un carnevale di anteprime, annunci e offerte. Ben difficilmente un utente apre un browser, accede ad un sito specifico per uno scopo preciso, lo porta a termine e si disconnette.

La dinamica dei collegamenti, chiave del World Wide Web, favorisce le inferenze, i collegamenti spontanei e la distrazione. Il primo clamoroso errore che si può commettere quando si investe in una campagna di content marketing, è ipotizzare che i link siano corridoi senza porte, per cui ad una certa azione ne consegua un’altra.

Facciamo un esempio: accedo a Twitter, leggo un tweet, clicco sul link incluso, leggo la pagina di destinazione, compilo il form e scarico l’ebook gratuito presente sul sito, seguo l’azienda in Facebook, compro il loro prodotto. Non è così che funziona. Uno scenario più probabile è che oggi io legga diversi tweet, clicchi distrattamente su qualche link, presti perfino attenzione alle pagine di destinazione e, forse, se i contenuti sono interessanti, mi ricordi di loro.

Allora magari tornerò in quel sito, mi scoprirò interessato ai loro contenuti, lo dimostrerò stringendo una relazione e mi ricorderò di loro quando avrò bisogno di quel genere di prodotti/servizi, magari senza dover “googlare” il nome dell’azienda perché è troppo lungo da ricordare.

Il content marketing si basa quindi sul costruire relazioni di familiarità e fiducia.

I contenuti non si diffondono per magia

L’unica cosa che si propaga da sola, viralmente, è l’influenza.

La diffusione dei contenuti online non avviene “per magia”, ma attraverso delle logiche di distribuzione, basate su una community che si interessi alla narrazione del brand al punto da entrare a farne parte, alimentandola.

Allo stesso modo, testi, immagini e video viaggiano in Rete e nella mente delle persone solo se esse si sentono coinvolte, ispirate. Più esattamente, un buon contenuto si propaga se:

  • Rinforza una convinzione
  • Confuta una tesi opposta
  • Inizia o contribuisce a una discussione appassionante
  • Rientra negli interessi economici delle persone
  • Aumenta le meccaniche di inclusione del gruppo
  • Alimenta l’immagine di chi condivide.

Un altro beneficio affatto trascurabile è che, se anche dovessimo perdere qualche colpo e divulgare qualcosa di qualità relativa, una community affiatata non mancherà di enfatizzare gli aspetti positivi piuttosto che le defaiance.

Succede lo stesso ai comici di successo: sono loro a strappare la risata, più che le loro battute, perché si sono guadagnati un posto nell’immaginario del pubblico, da cui difficilmente verranno scalzati.

Prima di creare un contenuto chiedetevi chi lo condividerà e perché. Il vantaggio, come sosteneva Aristotele, è che l’uomo è un animale sociale, un comunicatore per natura: quello che dobbiamo fare, è entrare spontaneamente nei suoi discorsi.

I contenuti non vanno solo creati

I buoni contenuti devono raggiungere le persone, in modo da esprimere tutto il loro potenziale; in una parola, i contenuti vanno amplificati. Ma quali sono i mezzi distributivi? E come vanno usati?

Dipende dalla vostra audience. Per cominciare, identificate la vostra nicchia, e informatevi su quali contenuti di successo vengano trasmessi al suo interno: potete prendere spunto da ciò che fanno concorrenti, aziende della vostra filiera o stakeholder della vostra azienda.

Esistono poi servizi di analytics in grado di tracciare chi parla del vostro argomento e dove lo fa: Buzzsumo, Topsy, Reddit, Feedly, Flipboard e tanti altri.

Elemento molto importante sono gli influencer, ossia persone che trattano il vostro argomento con competenza, riconosciuti e acclamati come tali dallo stesso Popolo della Rete. Probabilmente qualcuno lo conoscete già, ma se volete una panoramica più completa, provate per esempio a fare un giro su Twitter, Klout e Followerwonk.

Ricordate inoltre di non limitarvi a sondare i social network, ma di sfruttare fino in fondo i motori di ricerca, le e-mail, e i servizi di pubblicità a pagamento (Google Adwords, Facebook Ads) facendo lavorare in sinergia tutti questi strumenti.

Quello che più conta è la costanza nello sperimentare, imparare e applicare, perché una content strategy non è un fuoco d’artificio da accentere e lasciar volare via, bensì un fuoco da caminetto da mantenere vivo e scoppiettante.

La content strategy non ignora la SEO

Ragionare a compartimenti stagni è una trappola mentale pericolosa. Puntare sui contenuti non significa ignorare il canale di distribuzione più potente: la Search Engine Optimization (SEO).

Tutto quello che abbiamo visto finora è stato chiamato in causa da una prospettiva prettamente umana. A consentire la navigazione, tuttavia, sono i link. Come abbiamo già visto, essi sono il fulcro del World Wide Web, nonché la chiave della quasi totalità delle strategie di comunicazione online.

Sono i link a portare le persone verso i nostri contenuti, direttamente dai risultati dei motori di ricerca, dalle newsletter, dai siti esterni, dalle pagine interne al sito proprietario, e via dicendo.

I link portano “autorità” al nostro contenuto, consentendogli di collocarsi nelle posizioni più alte delle Search Engine Results Page (SERP), e influenzando di conseguenza anche tutte le altre pagine del dominio. Questo avviene, come abbiamo già detto, perché le relazioni sono il tessuto costituente della Rete, le maglie attraverso cui scorrono tutte le informazioni.

Il minimo sindacale? Effettuare una corretta selezione delle keyword, ed implementarle nei contenuti. A questo proposito, Google Keyword Planner è uno strumento gratuito e di uso intuitivo.

Mai arrendersi troppo presto

Quanto visto finora evidenzia che il content marketing è una soluzione di medio-lungo termine. Funziona perché unisce dimensione umana e logiche tecniche sotto lo stesso tetto, ma occorre tempo perché si crei e si stabilizzi la giusta alchimia.

Il post che farà il salto di qualità è dietro la prossima flessione della curva delle analytics, e quando succederà, consentirà di capitalizzare tutti gli sforzi fatti finora, risvegliando i contenuti dormienti.

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Come utilizzare i video di Facebook per aumentare il coinvolgimento del pubblico?

Nel mondo dei social network le persone parlano un linguaggio universale, costituito da foto, emoticon, sticker e video. Tra interazioni e condivisioni immediate sui social, l’online video sta assumendo una valenza di marketing rilevante nel panorama mediatico. Solo su Facebook in un solo anno, il numero dei post video per persona è aumentato del 75% a livello globale e del 94% negli Stati  Uniti.

“Dal momento che le persone creano, postano e interagiscono sempre con più video su Facebook, la composizione del News Feed sta cambiando” – spiega il team di Facebook nel post The New Universal Language. “Le imprese dovrebbero ottimizzare la loro creatività per diversi schermi, dispositivi e velocità di connessione per raggiungere le persone nella maniera più convincente ed efficace.”

Facebook consiglia dunque di dare molta importanza ai video. Il social network sta aggiornando le funzionalità per diventare una piattaforma di distribuzione e diffusione orizzontale di contenuti di qualità e i video rappresentano un elemento centrale.

Suggerimenti per creare un video di qualità

  • deve essere di breve durata: due minuti al massimo;
  • deve apparire professionale: occorre utilizzare editing ristretto e una buona illuminazione;
  • deve essere movimentato nei primi due o tre secondi: questo attirerà l’attenzione di persone che hanno attivo l’Autoplay;
  • deve avere una buona miniatura come preview scelta: la creatività vince;
  • deve catturare l’attenzione anche senza audio: occorre coinvolgere partendo dalle immagini.

Prepariamoci a utilizzare nuove funzionalità di Facebook e scopriamo come ottenere più coinvolgimento e più traffico con i video, partendo dai consigli di Socialmediaexaminer.

1. Inspirate gli spettatori

Raccontate una storia, coinvolgendo gli spettatori con un linguaggio diretto e un messaggio incoraggiante. L’attrice Marie Forleo, ad esempio, invia regolarmente risposte al suo pubblico con una sorta di rubrica motivazionale e li incentiva a credere nella propria attività. I suoi video sono molto professionali.

2. Educate il vostro pubblico

Date un consiglio veloce o insegnate qualcosa di utile per il pubblico che vi segue. La Food Networkad esempio, posta video molto rapidi ma ricchi di contenuti rilevanti: in 15 secondi la chef mostra una ricetta e indirizza il traffico sul sito per scoprire ulteriori dettagli.

3. Siate divertenti

La gente va su Facebook soprattutto per divertirsi. Questo non significa che dobbiate pubblicare video solo su gattini o qualcosa di completamente off-topic rispetto al vostro business, solo per ottenere attenzione. Occorre intrattenere con riprese insolite o creare qualcosa di umoristico con animazioni simpatiche orientate a far conoscere la vostra realtà aziendale, come fa esempio BuzzFeed.

4. Aggiungete un video di presentazione e create una playlist

Due le grandi innovazioni che presto potremo trovare nelle nostre consolle di gestione Facebook:
1)  la possibilità di indicare un video in evidenza, visibile in cima alla pagina e con un formato più grande;
2) un design con un look più evoluto rispetto all’attuale e più simile a quello attualmente utilizzato da YouTube, con la possibilità di creare playlist;

Postando i video in evidenza, con la gestione avanzata della pagina dedicata ai video, si apre a molte aziende la possibilità di utilizzare questa efficacissima modalità di comunicazione per interagire con i propri clienti: ponendo in evidenza, ad esempio, un video di presentazione della propria azienda e pubblicando uno o più playlist, si potrà indirizzare gli spettatori verso un percorso consigliato e comunicare in modo nuovo e coinvolgente la propria brand image.

5. Utilizzate il pulsante “Guarda il video” come call to action

Il pulsante di Facebook “Guarda il video” permette di attirare l’attenzione in maniera evidente essendo posto sull’immagine di copertina di Facebook. Questo può essere un modo per veicolare traffico anche verso il proprio sito/blog e accrescere la conoscibilità del brand.

6. Utilizzate i video negli annunci sponsorizzati

Se il video realizzato è stimolante o insegna qualcosa, otterrà molte visualizzazioni in modo naturale e organico. Tuttavia, un’allocazione strategica di budget sulle adv sponsorizzate di Facebook servirà ad assicurare più visualizzazioni e a facilitare la veicolazione del messaggio anche su target non raggiunti spontaneamente.

7. Embeddate i Facebook video sul vostro blog

I video di Facebook hanno una funzione embed disponibile proprio come su YouTube: i video vengono riprodotti automaticamente anche nei post del proprio blog e sarà facile vedere tutti i commenti e interazione sul post stesso.

Per incorporare i video di Facebook, basta passare alla visualizzazzione del post completo con il video e cliccare su Incorpora post dal menu a tendina; apparirà una finestra pop-up e si potrà copiare e incollare il codice su un post di un blog o un sito web.

Secondo Socialbakers, i brand stanno caricando più video su Facebook che sulla piattaforma Youtube e sembra essere questa una tendenza in crescita. Quindi nuova sfida all’orizzonte! I marketer digitali dovranno creare contenuti unici e divertenti/informativi sia per YouTube sia per Facebook.
Voi, amici Ninja, fatevi trovare pronti e iniziate a preparate video professionali e comunicativi, sempre con un coinvolgente sorriso.

Perché condividiamo? La risposta nella ricerca Wave 8 – The Language of Content

social media

Il 12 febbraio Universal McCann Italy ha pubblicato i risultati del suo studio globale sui social media, Wave.

Giunta alla sua ottava edizione, la ricerca più longeva e accreditata sul mondo dei social media quest’anno ha puntato i riflettori sul content: quali sono le reali motivazioni dei consumatori alla condivisione di contenuti online?

Basata su un campione di circa 50.000 persone in 65 diversi Paesi del mondo, Wave 8 – The Language of Content, mostra quali caratteristiche debbano avere i contenuti per accrescere il proprio “valore di scambio” all’interno di una strategia social mirata ed efficace.

Glen Parker, Head of IPG Mediabrands Marketing Sciences G14 e autore della ricerca, ha spiegato come  lo studio si focalizzi non tanto su come le cose stiano cambiando, ma sul perché.

glen parker

Content Overload

“Siamo così sopraffatti dai contenuti che non abbiamo più abbastanza tempo”, Glen ha esordito così, per spiegarci come il branded content competa ormai con troppi, troppi contenuti. Come può quindi emergere dalla massa?

È il momento per i brand di andare oltre all’idea che basti creare qualcosa di semplicemente “divertente” o “piacevole”. Wave 8 ci mostra come la motivazione alla condivisione cambi sensibilmente all’interno di categorie di utenti differenti e di diversi mercati.

Il successo di un contenuto non sta in cosa dice, ma in come quello che dice può essere utilizzato. Il mio articolo, il mio video, il mio post su Facebook soddisfano un bisogno?

La ricerca riassume i bisogni dell’essere umano in 5 categorie: apprendimento, relazione, riconoscimento, diversione, crescita.

piramide bisogni maslow

Italiani, popolo di condivisori

La ricerca focalizzata sul mercato europeo rivela un dato molto interessante: l’Italia condivide più di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.

La content strategy non è prerogativa delle aziende: ognuno di noi applica una strategia per scegliere i contenuti da condividere ai propri follower. Condividiamo per esprimere il nostro punto di vista, ma attenzione: esiste una differenza sostanziale tra il valore che i consumatori attribuiscono ai contenuti ed il tipo di contenuti stessi. Solo l’11% degli intervistati considera “qualcosa che esprime il suo punto di vista” come un contento di valore, ma il doppio dichiara di voler condividere lo stesso contenuto con altri.

Gli italiani, ad esempio, utilizzano i social network soprattutto per soddisfare il bisogno di relazione. Siamo emozionalmente legati alle cose che condividiamo e al momento della condivisione cerchiamo riconoscimento. Più dei nostri colleghi europei, ci sentiamo felici quando riceviamo feedback positivi, e ci sentiamo tristi – “molto tristi” – specifica Glen – se veniamo ignorati o bloccati.

Gli utenti sono emotivamente coinvolti quando si parla di contenuti. Quando condividiamo, stiamo dicendo qualcosa di noi e influiamo sulla nostra reputazione online.

Il 54% degli intervistati della fascia d’età 16-20 dichiara che vorrebbe diventare famoso online: i blogger sono diventato i nuovi role model e la loro opinione conta.

Il contenuto è un prodotto sociale

Probabilmente vi sarete già imbattuti in questo video, ideato per promuovere la partnership tra Coca Cola Zero e la pellicola Skyfall. Ciò che forse non sapete è che questo branded content ha raccolto più visualizzazioni nella prima settimana che il trailer ufficiale del film in sei mesi.

L’utilizzo dei social media sta maturando poiché le persone si stanno rendendo conto del loro potenziale per un miglioramento personale. Il 19% degli intervistati ha dichiarato di pensare ai social media come ad uno strumento per fare soldi (contro il 13% dello scorso anno).

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Al centro del content c’è lo smartphone

Non è una sorpresa che lo smartphone stia diventando lo strumento principale di comunicazione. Rispetto all’anno scorso, il desktop è ancora in crescita, così come i tablet, mentre l’utilizzo dei laptop cala drasticamente.

Tre delle quattro principali attività sul web sono mobile: scaricare app, condividere posizione e utilizzare servizi di microblogging sono attività strettamente legate all’utilizzo di un dispositivo mobile.

“Non abbiamo idea di cosa funzioni e cosa no”

Prende la parola Eric Weaver, chief social officer di IPG Mediabrands, rivela i tre problemi che le aziende oggi devono affrontare per quanto riguarda il content marketing:

1. C’è troppo content! Ogni volta che aggiorniamo il feed di Facebook compaiono 1500 nuovi post. Come faccio a rendere il mio contenuto visibile ai miei fan?

2. Le paid social ad non sono più una scelta, ma un obbligo. Se nel 2008 si parlava di engagement e nel 2012 di content, questo è l’anno delle ads.

3. È difficile misurare quanto valgano like, retweet e share. Il 47% delle aziende ha rinunciato a misurare il ROI.

La metrica di cui le aziende hanno bisogno è l’earned media value. Solo giustificando le spese in adv il social media manager può sedersi al tavolo del budget.