The Survival Kit: creativi, ecco come sopravvivere alla vita d'agenzia

Scalare l’Everest? Attraversare a nuoto il Canale della Manica? No.
Per molti creativi l’impresa è (solo all’apparenza) molto meno ardua: arrivare a fine giornata indenne e uscire da lavoro in orario, senza essere placcati all’uscita da inquietanti domande come “Ma come stai messo?” oppure “Dove vai? Non hai visto le email?”.

Impellenti deadline, consegne ASAP e molti altri termini ingiustamente strappati dalle braccia del dizionario inglese, tutto sembra contribuire a rendere più concreto che mai il pericolo del più temibile degli accadimenti: l’imprevisto.

Per fortuna tutto il mondo è paese, ovvero non siete soli a questo mondo: ecco perché l’agenzia creativa canadese Phoenix ha ideato questi imperdibili Kit di Sopravvivenza per Creativi che, se è vero non potranno impedire agli imprevisti d’agenzia di saltare fuori all’improvviso, quantomeno vi permetteranno di sopravvivere con classe strappandovi un sorriso.

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Ecco qui una rapida rassegna dei Survival Kit, ma non dimenticate di fare visita al sito onepage firmato Phoenix!

1. Il Kit di sopravvivenza allo straordinario

Il più frequente degli imprevisti è sicuramente lui, lo straordinario. Ma con questo Survival Kit potrete affrontare al meglio le ore extra passate in ufficio, grazie all’attenta selezione di accessori pensata per voi, tra cui: una confezione di caffè nero colombiano con un indicatore del rapporto caffé/ore di straordinario, una pallina antistress e un simpatico badge che dissuaderà chi vi circonda dall’importunarvi.

2. Il Kit di sopravvivenza al black-out elettrico

Meno frequente ma possibile (soprattutto se si pensa che in certi casi, come si suol dire, piove sempre sul bagnato) è la mancanza di corrente elettrica. Dopo aver provato a cercare su internet il motivo di tale disguido solo per potervi poi ricordare che senza energia elettrica è pressoché impossibile che un router funzioni, non vi resta che consolarvi con questo Survival Kit. Come fare a meno, infatti, di una fisarmonica per allietare i vostri colleghi o dell’importantissimo badge per rassicurare voi e chi vi circonda?

3. Il Kit di sopravvivenza alle presentazioni

Nella frenesia generale è probabile che la vostra memoria faccia brutti scherzi e, si sa, i post-it non potranno salvarvi in eterno da ciò che, ammettiamolo, può succedere: dimenticare la presentazione con un cliente. Nessun problema: questo Survival Kit vi renderà presentabili e convincenti per l’audience che vi aspetta con pochi indispensabili accessori: Papillons per apparire stilosi (o semplicemente hipster), un indispensabile deodorante e, anche qui, un imperdibile badge motivazionale che vi ricordi che: keep calm, potete farcela!

Allora creativi, quale kit scegliereste da tenere sotto vetro per le emergenze? 🙂

Digital, Fashion e Wearable: il nuovo mondo della moda visto da Chiara Dal Ben [INTERVISTA]

Spinto anche dalle innovazioni digitali, il mondo del fashion nazionale e internazionale sta profondamente cambiando. Nuove tecnologie, innovazioni e trend ‘forzano’ brand e aziende a ripensare alla customer experience ed alle proprie attività di comunicazione, che ne risultano più ricche e ad alto impatto esperienziale.

E allora chi meglio di Chiara dal Benapprezzata Digital PR Manager e Blogger italiana – poteva svelarci alcune delle ultime tendenze capaci di integrare digitale e fashion? E’ nata un’intervista ricca di spunti e stimoli, da non perdere per curiosi e fashion addicted! Don’t miss it 😉

Ciao Chiara, benvenuta! Come valuti l’integrazione tra device digitali e mondo del fashion? Siamo già sulla buona strada o c’è ancora molto da fare?

Buongiorno a tutti i lettori! L’integrazione tra device digitali e sistema moda è sempre maggiore. La strada è stata intrapresa, da chi più e da chi meno ovviamente.

Per quanto riguarda il filone della wearable technology si sono mossi bene Luxottica e Diane Von Furstenberg con i Google Glass, Opening Cerimony con la collaborazione con Intel grazie al quale è stato realizzato un braccialetto.

Relativamente al mondo delle sfilate, Burberry ha collaborato con iPhone ai tempi del lancio del 5s: è stato creato uno spot in cui sono state messe in luce le potenzialità del telefono, il contenuto è una sorta di making-of realizzato durante la sfilata al fine di mostrare la qualità video del device.

 

A Febbraio 2014 Fendi invece è stato uno dei primi a utilizzare i droni durante la sfilata, che era quindi visibile online da microcamere volanti o in versione classica. Mulberry, dal canto suo, ha iniziato a utilizzare WeChat per aprirsi al mercato cinese.

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Non da meno è il mondo delle fashion app: le più note sono quelle che riconoscono un vestito e ti dicono dove trovarlo simile (chiamate per l’appunto Shazam della moda) come Asap54. Spring, una delle ultime nate, permette di acquistare qualsiasi prodotto direttamente dall’app. Funziona un po’ come Instagram, perché nel feed compaiono solo prodotti dei brand selezionati.

Quale è a tuo avviso la tecnologia digitale più interessante se applicata al mondo Fashion? Quale invece il brand più attivo e che sta facendo bene in tale direzione?

Il brand più attivo a livello digital è senza dubbio Burberry, lo sostiene anche BusinessOfFashion, la loro strategia è storytelling digitale a 360°. Ma non è l’unico. Le tecnologie da tenere d’occhio sono da un lato quella iBeacon e, più in generale, tutto il filone dei retail tecnologici. Dall’altra parte credo che la wearable tecnology entrerà nel nostro uso quotidiano prima di quanto pensiamo.

Più nello specifico, i negozi fisici stanno introducendo i camerini virtuali/virtual fitting room (uno degli ultimi casi italiani è OVS), gli specchi tecnologici (Diesel, ad esempio) e la tecnologia iBeacon che sfrutta la geolocalizzazione.

Per quanto riguarda la tecnologia indossabile, lo smartphone verrà in qualche modo sostituito da accessori come anelli, braccialetti e orologi che diverse aziende stanno iniziano a produrre. Un esempio è Ringly, un anello che permette di ricevere notifiche riguardo mail, social, chiamate, messaggi etc.

E ancora, il gioiello frutto della collaborazione di Intel con Opening Ceremony è un accessorio di lusso prima ancora che smart. Dispone di un display touch con schermo allo zaffiro e fornisce avvisi, promemoria, notifiche e sarà dotato di connessione 3G.

Lulu Guiness invece ha realizzato la prima “wearable camera bag”, una borsa con macchina fotografica incorporata.

A sostenerne l’importanza sempre maggiore è aperto il dibattito su che cosa decreta il lato estetico della tecnologia indossabile; motivo per cui Apple, Intel e Google hanno creato partnership con aziende del lusso per posizionarsi nel mercato moda.

In che modo il mondo del retail sta cambiando, spinto dalle nuove tecnologie? Sono più i brand Fashion o quelli di alta moda a fare affidamento su queste per arricchire brand experience e servizi offerti nei propri punti vendita?

In un certo senso si può dire che siamo nel mezzo di uno dei più profondi cambiamenti che l’industria del retail abbia mai vissuto. Cambiamento che non riguarda solo il retail ma coinvolge molti altri settori, ed è dovuto principalmente al fatto che la tecnologia è sempre più presente nelle nostre abitudini quotidiane. La tecnologia è il driver del cambiamento.

Ad oggi sia grandi catene (Nordstrom, H&M, Harrods, Macy’s, Zara e OVS ad esempio) sia brand (Mc Queen, Karl Lagerfeld, Burberry, Diesel, Pinko) stanno lavorando all’innovazione nei negozi fisici.

Se è vero che  si entra in negozio per vedere, toccare, valutare un prodotto e poi si usa lo smartphone per avere informazioni in tempo reale grazie alle App, ecco spiegata la direzione che le aziende della moda stanno prendendo. I negozi fisici si stanno evolvendo inserendo al loro interno tutta una serie di tecnologie volte a migliorare la user experience del cliente: basti pensare alle app, ai QR code, alla geolocalizzazione, alle etichette RFID e gli schermi touchscreen.

E ancora, come anticipato, iBeacon che sfrutta la tecnologia Bluetooth Smart, la quale consente il trasferimento di dati elaborati tramite un posizionamento GPS e ricevere contenuti in base al contesto in cui ci si trova. Come funziona? Un negozio può inviare sull’applicazione un messaggio di benvenuto al cliente appena entrato, un coupon con uno sconto speciale per acquistare alcuni capi o informazioni e dettagli su un vestito al quale in quel momento il cliente si è avvicinato. Una delle grandi potenzialità del sistema è rappresentata dall’analisi dei movimenti in negozio: posizionando iBeacon nello store è possibile tracciare il comportamento di ogni cliente all’interno. A Regent Street a Londra la tecnologia permette ai negozi di inviare promozioni e offerte ai dispositivi iOS dei passanti.

In Italia Coin, in partnership con CheckBonus, ha realizzato un’app per smartphone che usa iBeacon per premiare il cliente ad ogni ingresso in un negozio convenzionato.

Alla Maker Faire 2014 di Roma, ha avuto luogo una delle prime sfilate di SmartClothes con abiti ispirati a Coco Chanel ed altri, realizzati da CuteCircuit (azienda con sede a Shoreditch). Cosa pensi di questa passerella hi-tech?

Hanno sfilato abiti impreziositi con trame di LED che possono essere controllati attraverso un’app per iPhone. Abbiamo visto capi in grado di reagire al movimento di chi li indossa, attraverso sensori, e abiti di cui si può cambiare colore sempre tramite app.

Trovo che sia uno degli esempi che mostra l’importanza che la tecnologia sta acquistando nel settore moda. Il futuro della moda è sempre più legato alla connettività.

Detto questo, il mix tra tecnologia e sartorialità suona ancora strano: il sistema moda è ancora scettico a riguardo, così come è restio su quanto concerne device come braccialetti tecnologici e Google Glass.

Grazie Chiara per la tua disponibilità! Ninja, cosa ne pensate di queste innovazioni? Avete altro da aggiungere alla (già ricca) discussione?

Lo storytelling è lo strumento giusto per creare brand value e battere la concorrenza

Narrare è una necessità che ci portiamo dietro sin dagli albori della civiltà. Non stiamo certo parlando di quei “c’era una volta” con i quali i nostri nonni usavano cominciare le favole, ma dell’atto stesso di comunicare. Le narrazioni però, hanno molte analogie con il business che, ora più che mai, ha necessità di trasmettere emozioni per colpire dritto al cuore dei suoi pubblici.

Eppure non molto tempo fa molti degli esperti in materia credevano al paradigma antico per cui: il marketing deve essere chiaro, razionale ed oggettivo, capace di persuadere, senza nessuno spazio per le emozioni. Errore madornale se consideriamo i trends in crescita di quelle azienda all’avanguardia che hanno capito il vantaggio della “prima mossa”.

Sono molte le aziende che hanno fatto fortuna grazie allo storytelling. Una fra tutte è Barbie, la famosa bambola della Mattel. La storia d’amore tra Barbie e Ken, dal primo litigio alla riscoperta dell’amore, ha creato sui social network un’incredibile interesse dei fans che hanno seguito con passione le loro vicende amorose. Risultato: fedeltà dei consumatori e acquisizione di nuovi.

Come sostiene l’autrice Annette Simmons nel suo libro Whoever Tells the Best Story Wins: How to Use Your Own Stories to Communicate with Power and Impact, l’obiettivo delle aziende è quello di attivare l’immaginazione dei clienti (consumatori), così che possano ascoltare, vedere, sentire, odorare, toccare e assaporare la nostra storia come se fosse veramente successa loro.

In effetti lo storytelling non è esclusivamente il raccontare storie o aneddoti, ma la creazione di rappresentazioni (testuali, visive, sonore, percettive), che un brand o più semplicemente un prodotto/servizio possono realizzare per emozionare e relazionarsi meglio con un pubblico.

Uno storytelling può realmente aiutare ad impostare un business capace di distinguersi dalla concorrenza, donando personalità al brand, con l’obiettivo di creare engagement con i pubblici attraverso la loro risposta emotiva e la loro immedesimazione alla storia.

Secondo Peter Guber, autore di Tell to Win, esistono tre elementi fondamentali che possono aiutare un imprenditore a creare una storia memorabile sul brand che miri al target di riferimento:

Avere un protagonista

Una buona strategia di marketing incentrata sullo storytelling ha bisogno di un eroe, un protagonista, con il quale i pubblici possono immedesimarsi.

Creare un’antagonista

L’antagonista ha una parte fondamentale della storia. Se volessimo fare una similitudine, l’antagonista sarebbe il cliente che chiede di risolvere un problema e l’azienda deve essere pronta alla soluzione. Se ci pensiamo bene stiamo proprio parlando delle basi della narrazione, dove gli elementi principali sono fabula e intreccio al grado zero mentre protagonista e antagonista gli interpreti utilizzati.

Presentare un aha moment

Guber ci parla poi degli aha moment, termine che ha avuto popolarità grazie a Oprah Winfrey. Si tratta del momento esatto di comprensione in cui i pubblici mettono ordine alle cose, in questo caso nella narrazione.

LEGGI ANCHE: Qual’è la tua storia? 7 regola di storytelling per startup.

Microsoft Health e Microsoft Band: soluzioni e device per migliorare la vita delle persone

Da qualche giorno, in casa Microsoft non si parla di altro: stiamo parlando di Microsoft Health e Microsoft Band, rispettivamente la nuova piattaforma ed il dispositivo wearable di Redmond dedicati a fitness, salute e benessere.

Microsoft Health

Nello specifico, l’approccio alla progettazione della prima piattaforma va verso una visione olistica dello stato fisico del corpo, attraverso l’aggregazione (in ambiente sicuro) di dati provenienti da fonti differenti tra loro. Il risultato? Consigli e insights rilevanti e profilati sulle proprie caratteristiche personali! Come riportato dall’annuncio ufficiale dell’azienda, infatti:

“Al lancio, il nostro Intelligence Engine mostrerà insights come:

  • Quali esercizi hanno bruciato il maggiore numero di calorie durante un allenamento;
  • Il tempo di sosta ideale in funzione dell’intensità dell’allenamento;
  • La quantità di sonno restful e restless.”

LEGGI ANCHE: Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare [PARTE 1] e Ecco come i Google Glass rivoluzioneranno il mondo dell’Healthcare [PARTE 2]

Microsoft Band

Microsoft Band è invece un dispositivo quasi esclusivamente dedicato ad applicazioni biometriche. In vendita per ora negli USA a 199 Dollari, il device è focalizzato sulla gestione ed il monitoraggio della salute personale. Le specifiche tecniche?

“Lo schermo touch è da 1,4 pollici e 320×106 pixel, la batteria da 100mAh dura 48 ore (meno se si usa il GPS).”

Un video mostra le potenzialità del device.

http://www.youtube.com/watch?v=CEvjulEJH9w

Quando potremo vederlo anche in Italia? Speriamo presto. Il grande sforzo dell’azienda verso l’utilizzo di soluzioni ad alto contenuto tecnologico per migliorare la vita delle persone è sottolineato anche da Carlo Purassanta, AD di Microsoft Italia:

“Il lancio negli Stati Uniti della piattaforma Microsoft Health e di Microsoft Band sottolineano un altro importante tassello nel forte impegno di Microsoft sul fronte dell’innovazione.

Con oltre 9.5 miliardi di dollari di investimenti annuali in Ricerca & Sviluppo e grazie al lavoro della divisione Microsoft Research e della sua rete di laboratori in tutto il mondo, ci stiamo focalizzando su aree di ricerca all’avanguardia come Machine Learning e Intelligenza artificiale, mettendo al servizio di  persone e aziende prodotti e servizi capaci di semplificare la vita quotidiana e creare valore per tutti, realizzando la propria visione strategica all’insegna di cloud e mobilità.”

Thumbs up dunque per Microsoft! In attesa di provare Microsoft Band il prima possibile 😉 Stay tuned!

Fai la tua domanda a Mark. Il 6 novembre risponderà in livestream

Qua in Facebook abbiamo una tradizione per la quale ogni venerdì si tiene un Q&A (domanda e risposta, ndr) e tutti i dipendenti possono venire e farmi domande riguardo ciò che vogliono. È una parte importante della cultura di Facebook. Mi chiedono perché la nostra azienda stia andando in una certa direzione, cosa penso di ciò che succede nel mondo, come possiamo continuare a migliorare i nostri servizi per tutti. Imparo molto da questi Q&A e le domande che mi vengono fatte ci aiutano ad offrire servizi migliori.

Ora voglio estendere questa tradizione a tutta la nostra community.

 

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Dopo avere condiviso con tutti un’usanza di Facebook in quanto azienda, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO, invita tutti gli utenti di Facebook in quanto social network a porgli una domanda di qualsiasi natura, sul social stesso, sul mondo, sulle sue idee. Domande alle quali risponderà con un livestream di un’ora direttamente sulla pagina appositamente creata per l’occasione.

Fare una domanda è semplice, basta recarsi sulla pagina e commentare il post con la propria domanda; oppure si può scegliere di dare maggiore visibilità ad una formulata da qualcun altro cliccando Mi Piace, in modo da aumentare le possibilità che venga scelta.

Ci sono già domande di ogni tipo, dalle più serie e legate a Facebook e ai suoi servizi, a curiosità riguardo la persona che è Mark Zuckerberg, ma anche domande prettamente ironiche e simpatiche:

  • Qual è la tua funzione preferita tra quelle che avete sviluppato, ma che non avete rilasciato?
  • Perché ci hai obbligati a installare Facebook Messenger?
  • Non twitti da un paio d’anni ormai. Entri mai su Twitter a leggere tweet? Pensi che Twitter sia un servizio utile?
  • Che birra stavi bevendo quando hai creato Facebook? Devo saperlo!
  • Quanti Instagram ci sono in un Kilogram?
  • Quanto tempo stai su Facebook mediamente al giorno?
  • Hai mai la tentazione di spegnere tutto senza avvertire nessuno solo per vedere l’impatto sociale?
  • Possiamo riavere il reach organico per le nostre pagine?
  • Come proteggi la nostra privacy?

Il live sarà trasmesso giovedì 6 Novembre alle 2 PM ora del Pacifico, quindi per chi di voi vorrà seguirlo sappia che dovrà stare in piedi dalle 11 a mezzanotte. E se per caso non potrete, non demordete; sulla stessa pagina sarà pubblicato un video di riassunto.

E voi, che domanda vorreste fargli? Condividetela nei commenti e sulla pagina dedicata al Q&A! Chissà, potrebbe venire scelta!

Vuoi davvero smettere di procrastinare?

Se anche tu fai parte del clan dei procrastinatori, la tua giornata parte con innumerevoli snooze della sveglia, e si conclude con altrettanti innumerevoli rimandi di attività, sappi che esiste una cura, e pian piano si può guarire.

1. Procrastinare non è un crimine

Procrastinare è semplicemente una modalità controproducente di affrontare le famose “to do list”, un’abitudine malsana che influisce negativamente sulla produttività. Non è un crimine perché chi ci rimette di più è il procrastinatore stesso, che lavora e decide sempre troppo a ridosso delle deadline.

La buona notizia è che si può cambiare, da subito, ora, in questo momento, a piccoli step, e soprattutto senza rimandare. Pronti, partenza, via !

2. Partire dal peggio

La scadenza delle consegne si intravede in lontananza, si inizia dalle attività meno piacevoli, più complesse. Mettersi alla prova affrontando le sfide più difficili, in modo semplice e organizzato, come spiegano i prossimi due punti.

3. Suddividire in micro attività

Suddividere un macro lavoro  in micro attività, semplificare le decisioni più complesse, i nodi più difficili da srotolare, senza farsi spaventare dalla montagna, affrontandoli per sotto-attività  in tempi ridotti. 

4. Fissare un obiettivo

La suddivisione è una tecnica per semplificare i processi, mentre Imp Non si tratta di un obiettivo in termini di tempo, capire dove si vuole arrivare, puntare, mirare, fuoco.

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5. Eliminare le distrazioni

Sembra banale ma la concentrazione è l’ingrediente segreto della produttività, e produttività significa singletasking. Fare più cose contemporaneamente è improduttivo e disumano, non distraetevi pensando di essere in grado di svolgere più mansioni contemporaneamente. Il multitasking non esiste.

6. Premiare

Ebbene sì, ad un certo punto, stabilite voi in corrispondenza di quale risultato ottenuto, vi sarete meritati un bravo/a, una pausa o un ovetto Kinder. La premiazione fa parte del lungo cammino verso la disintossicazione da snooze.

7. A volte serve un complice

Si può chiedere aiuto ad un amico, ci si può supportare tra procrastinatori, oppure si può ricorrere ad un servizio online. C’è la app Timeful oppure c’è il buddy con buddyhive.

8. Focus sul risultato

All’inizio è probabile che il passaggio da procrastinatore seriale a procrastinatore in via di guarigione sia duro, per cui non si può pretendere di fare tutto, immediatamente e alla perfezione. Quindi a volte il mantra, a discapito del risultato, sarà la velocità, perché come ci ha consiglia Francesca Romano CEO di Atooma “done is better than perfect”.

9. Perdono, perdono, perdono

Sempre in tema di perfezione, l’ultima mossa è sapersi perdonare. Se da un lato bisogna sapersi gratificare, dall’altro non bisogna pretendere la perfezione da subito. Come ogni malsana abitudine, ci vuole del tempo per smettere.

A che punto è il crowdfunding? Risponde Danae Ringelmann, founder Indiegogo [INTERVISTA]

Indiegogo è una piattaforma di crowdfunding nata nel 2008 per aiutare creativi, innovatori e inventori a raccogliere finanziamenti per realizzare le proprie idee. Danae Ringelmann, founder,  ci racconta le sue idee sul crowdfunding e il dietro le quinte delle campagne di Indiegogo di maggior successo.

Ci sono ancora dei “custodi” che bloccano l’accesso al capitale per le nuove e piccole imprese?

I “custodi” esistono ancora, ma non è più necessario per gli individui o le imprese fare affidamento su di loro per stabilire se debbano ricevere finanziamenti. Invece, queste istituzioni finanziarie tradizionali ora possono beneficiare delle opportunità che Indiegogo offre loro, come ad esempio la convalida sul mercato, che servono per ridurre al minimo i rischi. Oggi queste istituzioni stanno in realtà cercando sulla piattaforma il prossimo progetto su cui investire.

I progetti hardware amano Indiegogo. Quali altre categorie stanno acquisendo sempre più favore del pubblico?

Le tre categorie di campagne su Indiegogo – imprenditoriale, causa e creativa – costituiscono ognuna circa un terzo dei progetti sulla piattaforma. Detto questo, stiamo sicuramente vedendo alcune categorie prendere slancio, come il cinema e l’hardware, che entrambi attirano forti community. Infatti, i fondi raccolti in film su Indiegogo sono cresciuti di quasi il 50% nel corso dell’ultimo anno.

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Puoi condividere alcune storie di fondo dietro il “celebrity round” di maggio?

Mentre continuiamo a innovare, Indiegogo beneficerà di un gruppo diversificato e con esperienza di investitori. Siamo entusiasti perché queste persone sono consiglieri che hanno esperienza come Richard Branson e Megan Smith, quindi saranno grandi coach nell’aiutarci a continuare a cambiare il mondo della finanza. Abbiamo fondato Indiegogo per democratizzare l’accesso al capitale per tutti, e queste persone si uniranno a noi in questa missione.

Commercio, creazione e campagne: che cosa ti eccita più circa gli sviluppi futuri IndieGoGo su mobile?

Vogliamo amplificare il successo di finanziamento dei nostri campaigner e vogliamo fornire collaboratori con un’esperienza che li permette di modellare il mondo che li circonda. Per continuare a mantenere questa promessa, abbiamo appena lanciato la nostra applicazione mobile per iPhone e siamo stati scelti come l’unica piattaforma di crowdfunding per partecipare al lancio di Apple Pay. Sono entusiasta che le persone potranno gestire campagne, condividerle e finanziarle più semplicemente e in movimento.

Come definisci l’innovazione?

Considero l’innovazione come l’intersezione di pensiero non lineare, punti deboli e realizzazione. Non è possibile portare nulla di nuovo a meno che non pensi criticamente fuori dagli schemi su ciò che non funziona nel mondo di oggi e si inventi una soluzione per risolvere il problema. Lo vedo ogni giorno su Indiegogo dove le persone di tutto il mondo riconoscono qualcosa che vogliono cambiare, sviluppano un obiettivo e prendono il controllo finanziando ciò che conta per loro.

Quali progetti su Indiegogo hanno attirato l’attenzione per il loro modo creativo di fare campagna?

La creatività è la chiave delle grandi campagne. Il team che sta dietro Geek Pulse, per esempio, ha raccolto più di 1 milione di dollari per la produzione di DAC ad alta definizione e amplificatori per cuffie. Hanno utilizzato fantastici livelli di coinvolgimento degli utenti nel corso della loro campagna per la creazione di comminity, tra cui la denominazione dei loro sostenitori in ‘Geek Force‘ e la costruzione di un forum online chiamato ‘Geek Temple‘, dove i sostenitori potevano interagire e fornire feedback. Dando agli utenti molti modi per partecipare alla loro campagna, compreso un piano di vantaggi robusto, sono diventati subito una delle campagne più finanziate di IndieGoGo, ricevendo i contributi provenienti da più di 6.300 contributor in tutto il mondo.

Come è possibile attrarre e coinvolgere la community di sostenitori?

I social media sono fondamentali per attrarre contributor – costituiscono uno dei fattori più importanti per sfruttare il proprio seguito. In genere il 25-30% dei soldi di una campagna proviene da una cerchia ristretta e il nostro prodotto integra i social media per rendere la campagna facilmente condivisibile ad amici, familiari e farla girare.

I proprietari delle campagne che trattano i loro finanziatori come i loro compagni di squadra e postano gli aggiornamenti riescono a coinvolgere e scatenare il loro pubblico. Ad esempio, le campagne che inviano almeno tre aggiornamenti raccolgono circa il 239% in più di soldi rispetto a quelle che inviare 2 aggiornamenti o meno. Le persone vogliono essere aggiornate quindi questo è fondamentale per mantenere i finanziatori e potenziali contributori attivi e impegnati.

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Quali sono i segreti di una campagna su Indiegogo di successo?

Mentre chiunque può lanciare una campagna su Indiegogo subito, spesso ci vuole duro lavoro e un’attenta considerazione per portarla al livello successivo, quindi più ci si prepara in anticipo, meglio è. Troviamo che la maggior parte delle grandi campagne su Indiegogo prendano tempo prima di pubblicare i progetti.

Ciò include creare un gruppo di persone su cui poter contare, determinare quanto costeranno gli incentivi e pianificare quando rilasciare nuovi contenuti o aggiornare i contributor in anticipo. In questo modo i giorni in cui la campagna è attiva fileranno liscio per voi e il vostro team.

Anche se questo è solo un suggerimento, la formazione è sempre stata una priorità assoluta per noi Indiegogo, per questo offriamo un sacco di risorse formative per aiutare i campaigner ad avere successo tra cui il nostro Indiegogo Playbook e Indiegogo Field Guide.

Su una scala da 1 a 10, quanto detesti il detto “tutto o niente”? 🙂

Difficile da dire, perché “tutto o niente” ha certamente il suo posto su Indiegogo, ma fin dal primo giorno abbiamo voluto fornire agli utenti la possibilità di scegliere tra “tutto o niente” o “prendi tutto ciò che raccogli”, per conquistare il successo. Indiegogo ha deciso di consentire sia il finanziamento fisso sia il finanziamento flessibile per permettere ai proprietari della campagna di decidere che cosa funziona meglio per loro.

Con una campagna a finanziamento fisso o “tutto o niente”, il denaro può essere raccolto solo se l’intero obiettivo è raggiunto. Questa opzione è ideale per le campagne che hanno bisogno di una quantità minima di denaro per andare avanti con un progetto. Ad esempio, se un nuovo prodotto ha bisogno di $ 20.000 per attrezzature e configurazione (indipendentemente dal numero di unità che saranno prodotte), l’opzione del finanziamento fisso sarebbe l’opzione migliore.

Il finanziamento flessibile permette di tenere il denaro che si raccoglie, anche se non si raggiunge l’obiettivo di finanziamento. Questo funziona per le campagne che possono beneficiare di qualsiasi quantità di finanziamenti che venga raccolta.

Un selfie tutto di palloncini: il nuovo filtro di Old Navy

Stufo dei soliti filtri Instagram? Da oggi puoi trasformare le tue foto in ritratti composti da palloncini! Ciò che ti serve è la macchina utilizzata da Old Navy per celebrare i suoi primi 20 anni di attività. Il brand di abbigliamento americano, proprietà di Gap, ha infatti scelto di festeggiare il proprio compleanno in due città con l’originale #selfiebration, iniziativa che sfrutta il fenomeno selfie, con una selfie machine e 1000 palloncini.

Il brand americano ha, in primo luogo, annunciato sul suo sito due eventi: a New York, il 22 ottobre scorso precisamente a Times Square e a Los Angeles, presso Hollywood and Highland Centre, il 25 ottobre.

Come vedere il proprio selfie composto da migliaia di palloncini?

Prima di tutto era necessario scattarsi una foto, un selfie nitido e twittare il proprio personale augurio per Old Navy, ricordandosi di aggiungere l’hashtag #selfiebration, esprimendo infine un piccolo desiderio!

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Come spiegato nel video backstage, la selfie machine era composta da 1000 palloncini, tutti collegati tra loro, attraverso un sistema ad aria compressa, in modo da gonfiarsi contemporaneamente, così da non lasciare spazi vuoti durante la riproduzione della fotografia.

L’hashtag aveva la funzione di inviare alla macchina la foto, permettendo di elaborare il ritratto, gonfiare tutti i palloncini corretti e necessari, avendo così un’immagine identica alla foto originale.

La selfie machine aveva un’autonomia di 8 ore; per offrire a tutti l’opportunità di vedere il proprio ritratto, è stato necessario far comparire i selfie non più di 30 secondi, così da dare spazio a più persone e garantire il massimo successo all’iniziativa.

Tutti i partecipanti che non hanno potuto vedere il loro ritratto, hanno ricevuto tramite Twitter una gif animata della selfie machine in cui appariva la creazione del loro ritratto originale.

L’obiettivo? 1.000 selfie al giorno!

La divertente #selfiebration ha avuto un impatto incredibile: milioni di persone, prima e durante i due eventi, hanno postato sui propri social network la loro fotografia e celebrato nel migliore dei modi l’anniversario del brand americano.

Alla luce del successo di questa iniziativa di guerrilla marketing, è necessario analizzare perché un’attività di brand marketing basata sui selfie possa avere così tanto successo, in particolare all’interno di un settore come l’abbigliamento.

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Ad ognuno il suo selfie

In diversi ambiti è fondamentale conoscere il proprio consumatore e porlo al centro dell’attenzione. Ma questo dettaglio è imprescindibile per un brand di abbigliamento, che costruisce i propri prodotti su misura per il proprio target. È importante dunque dare spazio alle persone, dal momento che ciò permetterebbe ad un’impresa di identificare il consumatore ideale, più coinvolto dall’iniziativa e ricercare i tratti più comuni tra tutti i partecipanti.

Le attività di guerrilla marketing basate sulle dinamiche selfie devono comunque essere studiate sulla base della percezione del brand, su come e quale caratteristica si vuole comunicare, ed è necessario che il consumatore sia sempre messo al  primo posto, per non far venir meno il punto cardine di questa dinamica.

Un selfie per conoscere il prodotto

Quello di Old Navy è un caso in cui il focus è stato studiato più sul brand e la sua consumer insight, che sui i prodotti di abbigliamento. Tuttavia una strategia come #selfiebration può diventare rilevante anche nel momento in cui si sceglie di dare importanza allo stesso tempo, sia ai consumatori sia al prodotto. Far provare, far giocare con i capi della nuova collezione può aiutare sia in termini d’immagine, diffondendo in modo virale le novità del brand, sia per comprendere meglio quali sono le caratteristiche più importanti dei prodotti, per studiarli ad hoc.

Un selfie come in-store activation

Tale strategia  può essere utilizzata anche per potenziare le perfomance di un proprio punto vendita, oppure, sponsorizzare un nuovo negozio. Oltre alla componente virale, che alimenta la diffusione del proprio brand, un’azione unconventional come #selfiebration presenta una struttura facilmente proponbile in diverse occasioni e location. Il vantaggio per un’azienda può essere quello di avere un format di tendenza, coinvolgente, ma allo stesso tempo standardizzato e trasferibile in diverse realtà, creando anche un’immagine uniforme del proprio brand.

Ai Clio Awards trionfa Giulia Magaldi con Underground Stations [INTERVISTA]

Si chiama Giulia Magaldi, ed è una contributor della sezione Mobile di Ninja. Solo pochi giorni fa, insieme alla sua squadra, composta oltre a lei dai colleghi Francisco Garcia e German H. Rivera, ha ricevuto un oro ai Clio Awards 2014, svoltisi a New York. Il progetto con il quale ha vinto si chiama “Undergound Stations” e mira a valorizzare il talento dei musicisti nelle metro di New York.

Spesso siamo di fronte a grandi artisti che passano inosservati perché suonano vicino ad un treno e non in una radio, dice.

Per farli sbarcare nel mondo della musica, lei e il suo team hanno dunque pensato di stabilire una collaborazione con Pandora (network con più di cento canali Internet, ognuno specializzato in un genere musicale), e dar vita ad “Underground Stations”.

I musicisti del metro verrano registrati nelle loro esibizioni, classificati per genere e inseriti nei palinsesti dei canali Pandora, tra un big e l’altro, come pubblicità non intrusiva. Così, un pezzo di “alternative rock” può andare in onda dopo un brano dei Coldplay. A quel punto, se l’ascoltatore è incuriosito dal brano e desidera saperne di più, può consultare la sua scheda, verificare in quale stazione del metrò ed in quali orari si esibisce e persino comprare il brano direttamente on-line.

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Il progetto non solo è partito con successo, ma è piaciuto così tanto alla giuria dei Clio Awards tanto da aver loro assegnato una statuetta dorata nella categoria Integrated Student Campaign.
Noi l’abbiamo sentita per farci raccontare di più di questa esperienza.

Com’è nata l’idea e come siete arrivati a svilupparla?

Inizialmente ci siamo ispirati ad un brief che “One show the one Young” aveva pubblicato. L’obiettivo che bisognava raggiungere era quello di salvare la musica che a causa di Internet ha perso il valore commerciale che aveva in passato. Io, Francisco e German lavoriamo in pubblicità, e a volte le ispirazioni vengono mentre camminiamo per strada o quando aspettiamo la metro. E proprio mentre andavamo a lavoro un giorno ci siamo soffermati ad ascoltare un pianista eccezionale. Ci siamo resi conto che molti artisti passano inosservati perché suonano in metro e non in radio.

Come avete scelto i musicisti che avrebbero fatto parte del progetto?

In realtà, non c’è stata una vera e propria selezione. Tutti i musicisti del metro sono inclusi nella nostra idea di Underground Stations. Nessuna esclusione, il talento é quello che importa.

Qual è stata la reazione del network?

Non appena pubblicato il case study, il network ha reagito positivamente. Senza che noi ce ne rendessimo conto, blog di pubblicità di tutto il mondo (Australia, Italia, Inghilterra, America) hanno cominciato a pubblicare articoli parlando di Underground Stations. Le views del video si sono replicate. Abbiamo vinto 3 premi, tra cui l’oro ai Clio Awards.
Ci é sfuggito un pó tutto di mano… positivamente ;).

Giulia M. (Italia), Francisco G. (Panama) e German H. R. (Puerto Rico): siete un team di tre nazionalità diverse. Come siete arrivati a collaborare insieme e trovarvi ai Clio Awards?

Giulia Magaldi, Francisco Garcia e German H. Rivera: tutti e tre abbiamo frequentato Miami Ad School, una università di pubblicità, quindi ci conosciamo da due anni. Avevamo già collaborato insieme per altri progetti, ma questo è stato come una pentola a pressione che bolliva nelle nostre conversazioni da almeno sei mesi.

Pensi che un progetto simile sia esportabile anche in Italia?

Assolutamente sí. Di artisti “di strada” con talento ce ne sono tantissimi in tutte le città italiane. Sarebbe un onore per noi collaborare anche con loro.

Ogni volta che incontriamo il pianista che ispirato la nostra idea, ci fermiamo ad ascoltarlo, riponiamo un paio di dollari nel suo cappello e prendiamo la metro emozionati. Lui non sa ancora che é stato la nostra ispirazione. Un giorno glielo confideremo.

Corso Online in Marketing Turistico: nozioni, case history, esempi e tanto altro ancora!

corso online marketing turistico

Pochi giorni fa, si è concluso il Corso Online di Marketing Turistico firmato Ninja Academy, tenuto da Andrea RossiMaurizio Goetz e Armando Travaglini. Che il turismo fosse una delle più diffuse attività umane lo sapevamo già; ma grazie a questo corso si è sottolineata ancora di più l’importanza del marketing nel turismo. È essenziale saper progettare esperienze di viaggio, riuscendo ad essere competitivi; il differenziale è dato dal digitale e dallo Storytelling. 

L’industria turistica è cambiata radicalmente dall’inizio dell’era digitale; oggi è diventato fondamentale veicolare i messaggi e la comunicazione di un brand turistico, integrandoli con tutti i canali digitali. I prodotti ed i servizi di viaggio sono, sempre più, personalizzati, localizzati e mirati: questo ha portato, inevitabilmente, ad una vasta serie di ripercussioni e di adattamenti. E chi poteva spiegarci tutto questo, se non i nostri docenti Ninja?

Nozioni, case history, esempi e tanto altro ancora

La prima parte del corso ha permesso di capire come progettare esperienze turistiche di valore, mettendo al centro la soddisfazione del turista e sfruttando i social media in un’ottica di esperienza integrata nel ciclo di esperienza estesa.

L’esigenza è quella di passare da un turismo indifferenziato a turismi esperenziali.

Il Concept Esperienziale è la chiave di lettura per la proposta di valore.Definisce il sistema di offerta esperienziale, i meccanismi di interazione, i comportamenti, i risultati attesi, lo storytelling, il fil rouge, le modalità e gli elementi che definiscono l’esperienza.

Nella seconda parte del corso, invece, si è analizzato come sia importante l’elemento della narrazione nell’ambito nel turismo. Attraverso i racconti le persone si avvicinano, sviluppano nuove associazioni, iniziano ad anticipare nella mente storie di viaggi, creando un legame con alcune destinazioni turistiche.

Anticipare l’esperienza è un modo per focalizzare l’attenzione e fissare il ricordo prima del viaggio.

Tutto, è stato semplice e chiaro grazie ad esempi, a case history e question time.

Tuttavia, l’interazione è stato l’elemento principale del corso e scoprire pian piano come le case history, fossero spunto di idee e riflessioni, non poteva che rendere il tutto più interessante.

Ovviamente, tralasciando la parte culturale, non poteva non crearsi una grande famiglia Ninja, con un linguaggio tutto proprio.

E giunti alla fine, la soddisfazione di coloro che hanno partecipato al corso, vale più di tutto il resto.

Grazie a tutti gli studenti, ai docenti ed al tutto il team ninja.
E voi, cosa aspettate a controllare i prossimi corsi in programma della Ninja Academy?