La leadership visionaria impone di lavorare prima su se stessi: Mark Hansen [INTERVISTA]

Siamo giunti alla fine delle interviste dedicate alla conoscenza dei relatori che quest’anno sono presenti al Forum delle Eccellenze, il 29 e il 30 novembre prossimi, in una due giorni dedicata ai temi dell’innovazione e del cambiamento in azienda.

Romperà il ghiaccio il 28 novembre, con l’intervento su “Come reinventare il tuo business per il mondo di oggi”, Kjell Nordstrom, a cui è seguito lo speech “Neuromarketing: scopri come decidono i tuoi clienti e costruisci l’esperienza d’acquisto perfeta” di Francesco Gallucci, concludendo la mattinata il pensiero su “Team leadership: come valorizzare le differenze ed ottenere il massimo dalla squadra” di Mauro Berruto.

Il 29 novembre, invece, insieme a Michael Gelb, che parlerà di “Innovazione e creatività: impara a pensare come Leonardo Da Vinci” e Alex Bellini, con “Come liberare le potenzialità nascoste in ognuno di noi per affrontare sfide straordinarie”, sarà il turno di Mark Hansen, per la prima volta in Italia, a parlare de “I dieci pilastri della leadership visionaria”.

Hansen, eletto Business Leader dell’anno dalla Northwood University, ha vinto il prestigioso Horatio Alger Award assegnato ogni anno ai più influenti leader americani, è un noto autore di fortunati best seller nel settore. Il suo pensiero è rivolto soprattutto alla vision aziendale con l’obiettivo di stimolare le imprese a generare più profitti concentrando le loro attività sulle priorità. Ecco in anteprima per noi quali sono i punti che toccherà con l’intervento di domani a Milano.

Cos’è la leadership visionaria?

Qualsiasi cosa tu fai al tuo interno, tu esprimi, per questo è importante in primo luogo essere dei buoni leader di sé stesso. Io e Jack Canfield (co-autore di Brodo caldo per l’anima) abbiamo avuto una magnifica ossessione nel lavoro per questo libro, e lo abbiamo scritto in una cartolina che leggevamo a colazione, pranzo, cena, e, più importante di tutti, prima di andare a dormire. C’era scritto: siamo così contenti che stiamo vendendo un milione e mezzo di libri e così abbiamo continuato a fare e a riaggiornare la procedura.

Cosa significa essere imprenditori di successo?

Significa: piuttosto che sognare, lavorare sodo e essere focalizzati sull’obiettivo. Prima di andare a dormire la notte, chiedetevi cinquanta volte di fila questa domanda: “Qual è il destino di Dio per il mio talento?”: Allora ti sveglierai con la risposta – scrivilo e fallo! Siamo tutti codificati a livello del DNA per il successo e la realizzazione. Noi coltiviamo o abitudini che facilitano la nostra maggiore auto-realizzazione, o abitudini che sono dannose per il nostro bene più grande. Per sbarazzarsi di una cattiva abitudine la si deve sostituire con una buona… e continuare a fare quello.

Nella sua visione, un leader deve saper attirare energia, soldi, successo: che ruolo ha l’etica in tutto questo?

Un leader di successo deve attingere alla propria etica personale: la mia più grande benedizione è che i miei genitori hanno insistito che io cominciassi a lavorare per guadagnare soldi all’età di nove anni e mi hanno insegnato la buone abitudini di lavoro. E il pranzo non era mai gratis!

Cosa ci consiglia per avere una “mentalità espansiva”?

Devi lavorare sodo, devi lavorare in maniera intelligente, ma soprattutto si deve lavorare in una maniera diversa. Altra cosa, devi trovare il modo di iniziare i primi minuti critici di ogni giorno meditando positivamente e correttamente. Allora la vostra giornata avrà senza sforzo, il flusso energetico. Infine, il miglior consiglio che posso darvi è quello di leggere tutti i miei libri di azioni positive sull’auto-aiuto.

Come dovremmo scegliere amici, partner e soci?

Prima di tutto lavora su te stesso, l’ostacolo più grande che si deve affrontare è se stessi. Il successo personale è sempre un lavoro in costruzione. Devi fare continuamente auto-disciplina e auto-iniziativa all’azione per generare i risultati desiderati.

"Il lavoro al centro" del Forum delle Risorse Umane 2014

Il 27 Novembre, dalle 8:30 alle 18:00 (Piazza Città di Lombardia, Milano, Auditorium), un evento unico, tutto italiano, per incontrare, conoscere e confrontarsi con i vertici delle principali aziende, associazioni di categoria, istituzioni, sindacati e non solo. Un punto di incontro per condividere la visione del people management e scoprire come le organizzazioni valorizzano le persone. Questo è il Forum delle Risorse Umane 2014. “Il lavoro al centro”.

Puntiamo sul lavoro

Il Forum delle Risorse Umane è il principale appuntamento italiano annuale dell’HR Management, organizzato da Comunicazione Italiana.

Comunicazione Italiana è il primo “Business Social Media” del nostro Paese, che realizza edizioni, servizi, eventi, mettendo in relazione i membri della community con i decision maker ed opinion leader dell’economia e delle istituzioni.

L’evento HR prevede, di fatti, un contesto esclusivo per incontrarsi, confrontarsi, formarsi, attrarre talenti e allo stesso tempo dialogare con la comunità politica, economica, scientifica e sociale d’Italia; a partecipazione gratuita.

Il programma dell’avvenimento, non a caso, concerne appuntamenti come i Business Matching, benchmarking group, interviste, workshop tematici, business networking e molto altro, tra HR director, top manager e professionisti del settore.

Comunicazione e HR mischiate a 360°. Un’opportunità che garantisce ampie visioni nel settore delle Risorse Umane, che avrà e che sta già avendo una grande rilevanza nel nostro Paese con il lavoro come “tema caldo” del momento.

L’obiettivo dell’evento

“Essere nel Forum delle Risorse Umane significa entrare in relazione con i principali player dell’area Risorse Umane in Italia”.

È un momento di incontro pensato proprio per il Top Management aziendale, HR Director, Responsabili della formazione e del recruiting, società di head hunting ed executive search, esperti di economia e rappresentanti delle Istituzioni, avente il fine di scambiare saperi ed entrare in relazione con “chi decide”: opinion leader, decision maker e stakeholder del settore.

L’obiettivo dell’evento è quello di creare un confronto in cui prenda parte sia il mondo del lavoro, rappresentato dalle organizzazioni private, pubbliche e dalle associazioni sindacali, e sia dai lavoratori.

Tra le aziende partecipano rappresentanti del top management di diversi settori, come quello dell’Aerospazio, Alimentare, dell’Arredamento e Design, Bancario e Assicurativo, Automotive, del Commercio e Distribuzione, Cosmesi, Chimica e Farmaceutica, Edilizia e Ingegneria Civile, Editoria, Elettronica, Energia e Ambiente, Informatica, Industria, Moda, Musica e Spettacolo, Nautica, Sport ed Intrattenimento, Trasporti, Telecomunicazioni, Turismo, Pubblica Amministrazione, No Profit.

Per maggiori informazioni: www.forumhr.it

Partecipa GRATIS al free webinar del Corso in Digital PR e Web Reputation Management

Free webinar del Corso in Digital PR e Web Reputation Management

Cosa dicono gli altri di te quando non ci sei? E’ una domanda che ci poniamo spesso nella vita e alla quale molti manager ed imprenditori non sanno rispondere quando si tratta della propria azienda.

Su Internet consumatori, stakeholder ed audience creano un enorme quantità di conversazioni accessibili a chi lavora nel marketing e nel management d’impresa, come pure nella comunicazione istutizionale, in audit e/o in funzioni di compliance. Eppure, in pochi hanno imparato a interpretare questi dati cogliendone le opportunità competitive.

Esistono gli strumenti e metodologie per conoscere cosa il mercato dice dei tuoi prodotti, del tuo marchio, dei tuoi concorrenti o delle tue funzioni aziendali: l’ascolto, unito alla capacità di reagire in tempo reale, fa la differenza tra il successo e l’insuccesso online.

Free webinar del Corso Online in Digital PR & Web Reputation Management

Martedì 04 Novembre, a partire dalle 17, ci sarà il FREE WEBINAR di presentazione del Corso Online in Digital PR & Web Reputation Management (con SCONTO Early Booking fino al 6 novembre): una lezione gratuita nella quale Giovanna Montera e Matteo G. P. Flora, docenti del corso, presenteranno le tematiche e alcune case history che verranno affrontate nel percorso formativo, illustrando perchè è importante gestire e monitorare una conversazione nel tempo con gli utenti.

Iscriversi è semplicissimo! A partire da questa pagina, cliccando su “Iscriviti, é Gratis!” vi si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrati, vi arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono solo 500: quindi “chi prima arriva meglio alloggia”! ;)

Free webinar

  Ricapitolando quindi:

FREE WEBINAR
Corso Online in Digital PR & Web Reputation Management
con Giovanna Montera e Matteo G. P. Flora

Martedì 4 novembre 2014, dalle ore 17

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR!

E non dimenticate di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

Tornano gli OK Go con I Won't Let You Down [VIRAL VIDEO]

I video (sempre più viral) degli OK Go, insieme a giochi di ruolo e gattini, entrano nella categoria delle cose di cui non mi stancherò mai. Con I Won’t Let You Down la band statunitense è tornata a farmi battere il cuore con un video che, inutile dirlo, nel giro di appena un giorno ha superato le due milioni di visualizzazioni.

Dopo aver “fatto suonare” una Chevrolet e averci fatto impazzire con illusioni ottiche psichedeliche, gli OK Go tornano e lo fanno alla grande! Questa volta Damian, Andy, Tim, Dan e Andrew hanno deciso di “giocare” con ombrelli danzanti, Honda UNI-CUB e droni volanti.

Il video I Won’t Let You Down, singolo preso dall’album Hungry Ghosts, è a dir poco… incredibile! Gli OK Go mixano, ancora una volta, tecnologia e sogno realizzando una coreografia a bordo di Honda UNI-CUB, una sorta di robot scooter manovrabili spostando il peso corporeo. Una tecnologia sperimentale che la Honda ha messo a disposizione per il video.

Ma, come sempre, il video non si limita solo a questo! Oltre all’UNI-CUB, la vera protagonista del video è la folle coreografia firmata furitsukekagyou air:man. Un favoloso incontro tra Manjushaka, Busby Berkeley e i Chiodini (gioco in voga negli anni ’90 di cui ero pazzo). Per concludere in bellezza il video è girato grazie ad un drone volante.

Il risultato lascia letteralmente a bocca aperta! Una regia precisa e accurata supportata che gestisce in maniera divina un piano sequenza magistrale. Un inchino alla fotografia di Akiyoshi Irio che riesce a creare immagini nitide dai colori vividi e brillanti. Unico difetto? Finisce troppo presto.

Con oltre due (e siamo vicinissimi alle tre) milioni di visualizzazioni in appena 24 ore, gli OK Go con I Won’t Let You Down entrano di diritto nella categoria “Viral video di cui parleremo per tutta la settimana agli aperitivi con gli amici”. Il pubblico di YouTube ha apprezzato il video con oltre 52 mila mi piace e commenti del tipo “best video i have ever seen” o “Craziness” e anche “これスゴイ!” che in giapponese vuol dire incredibile. Fidatevi.

StartupBus Italia 2014: Treviso [DAY 3]

StartupBus Italia 2014: Treviso [DAY 3]

Ultima tappa italiana per le cinque startup! Ad ospitarla provvede H-Farm, che da nove anni offre i suoi servizi di acceleratore e di investitore per le startup che riescono ad entrare a far parte del suo complesso ecosistema di capitale umano, eventi, consulenze strategiche, economiche e finanziarie, nonché di eventi formativi sul piano tecnologico e risorse finanziarie. Il focus ultimo è rendere la tecnologia più fruibile, semplificando le esperienze d’uso.

Oggi gli esperti di H-Farm sono a disposizione dei team di StartupBus, sempre più determinati, ma anche provati dall’intensità dell’esperienza. In due giorni i Buspreneur si sono incontrati e confrontati, hanno formulato e realizzato idee, sono partiti e ripartiti più volte, perché i professionalissimi e severissimi feedback ricevuti ad ogni tappa li hanno costretti a rimettersi in gioco più e più volte, giorno e notte.

Tre giorni in tre minuti

StartupBus Italia 2014: Treviso [DAY 3]

Il campo di battaglia finale è sempre lui, il pitch. Perdipiù in inglese.

La lingua anglosassone è diventata via via sempre più preponderante tra i sedili del Bus, poiché pensare e realizzare non basta: occorre saper convincere per vincere, e al Pioneers Festival di Vienna nessun giurato intenderà ragioni, se esposte nella lingua di Dante.

Ma cosa hanno imparato gli startupper in merito?

Nell’epoca dell’ipercomunicazione e dei social network, l’idea giusta non può emergere se non è esposta in modo sintetico ed esaustivo: sono tante, troppe, le cose che si vorrebbero dire sul proprio progetto imprenditoriale, ed è sempre più difficile scegliere cosa sacrificare per concentrarsi sulle questioni fondamentali.

Gli investitori, croce e delizia, dovranno essere convinti in breve tempo, e per farlo le leve più potenti sono quattro:

  • Il problema. Chi sono i clienti? come si comportano? che domanda generano?
  • La soluzione. Mai partire da qui; deve essere una risposta convincente per una ben precisa domanda, formulata dalla prospettiva dei futuri clienti.
  • Il modello di business. Occorre creare valore. Per farlo occorre realizzare una chiara analisi, tra gli altri, di costi, ricavi, partner, concorrenti, strategie comunicative e canali di distribuzione.
  • Il team. Prima ancora che su un prodotto, l’investimento è sulle persone: le abilità dei singoli, l’armonia all’interno del team, la capacità di finalizzare gli sforzi comuni sono le basi di una startup, e costituiscono il migliore biglietto da visita.

Con 3 minuti a disposizione, la prima cosa da fare è dunque catturare l’attenzione, ma subito dopo occorre passare alle questioni più pressanti esposte qui sopra. L’entusiasmo che deve trasparire da un pitch deve essere incanalato ed usato come veicolo per rispondere alla domanda finale: “Perché scegliere la nostra proposta?“.

Un ultimo accorgimento: l’aggettivo è fondamentale. Il soggetto è un team, un “noi” che deve presentarsi come soggetto coerente ed incisivo. Anche chi non parla è al centro dell’attenzione, e deve tenersi pronto a prendere il microfono quando le domande degli investitori chiamano in causa le sue competenze.

Ma chi sono i team di StartupBus Italia 2014? Sentiamo cos’hanno detto, in libertà, sul loro progetto e sul loro team. Poi sono andati a dormire. Davvero.

C-All

Parte dal tema della sicurezza per le donne e lo estende alle aggressioni in generale. Quando non c’è tempo per chiamare aiuto via cellulare, la risposta può provenire da un chip integrabile negli accessori più comuni, come orologi o collane, in grado di attivarsi con la pressione di due tasti e di chiamare automaticamente una lista di contatti fidati, comunicando la posizione di chi è in pericolo… e senza tenere la propria migliore amica al telefono per ore!

StratupBus Italia 2014: C-All

Conpy

“Conscious parents, happier children.” Gli stimoli che i bambini ricevono sono oggi più che mai elevatissimi, rendendo il loro percorso di crescita instabile. Un algoritmo in grado di identificare lo stadio di sviluppo di un fanciullo, le abilità che sta manifestando e quelle ancora da scoprire, potrebbe costituire un caposaldo affidabile per la sua crescita e per la tranquillità dei genitori. Se poi questa tecnologia venisse tradotta in un gioco per bambini in grado di fornire un preciso riscontro sui loro progressi ai genitori, beh… meno notti insonni e più serenità in famiglia!

StratupBus Italia 2014: Conpy

TouchLife

Gli incidenti non sono mai mancati, tra le notizie dei quotidiani. L’intervento delle forze dell’ordine è il più delle volte tempestivo: procedure di soccorso rodate vengono applicate puntualmente, spesso con successo. Purtroppo, proprio il fatto di ricorrere a degli standard, può portare a trascurare dei particolari. Come comunicare, ad esempio, eventuali allergie, se si è svenuti?
Alle volte la soluzione è a portata di mano, ma non ce ne accorgiamo. Questo team sì, e propone di sfruttare gli scanner biometrici sempre più diffusi sui dispositivi mobile per accedere alle informazione mediche di una persona, archiviate in cloud e sbloccabili tramite il riconoscimento delle impronte digitali. Si può dare una mano, insomma, ma alle volte basta un dito.

StratupBus Italia 2014: TouchLife

Tuk-Tuk

Viaggiare è una necessità quotidiana. Per svago o per lavoro, miliardi di persone ogni giorno si allontanano da casa, il più delle volte non per una semplice passeggiata. Il ritmo dei trasporti è frenetico e non lascia scampo a ritardi. Certo, velocità e puntualità hanno un prezzo, che si può mitigare con tariffe scontate o il sempre più popolare ricorso al car pooling. Ma chi ha detto che questa pratica non possa essere estesa anche ai taxisti che finora l’hanno subita? Se in aeroporto, ad esempio, un “tuk” ci consentisse di trovare un altro viaggiatore con la nostra stessa meta, non saremmo ben contenti di dividere la spesa e di salire a bordo? Probabilmente sì. E allora sarà il conducente a parlare, per encomiare quest’idea.

StartupBus Italia 2014: Tuk-Tuk

uHelp

Forte di aver fatto incetta di premi a Milano, questa app si basa su una duplice concezione di emergenza. Da un lato quella personale, un malessere, dall’altro quella generale, una calamità. Nel primo caso, spesso basta l’intervento delle persone vicine per impedire alla situazione di degenerare, nel secondo, la possibilità di segnalare di non aver bisogno di aiuto in risposta ad un appello digitale geolocalizzato, consente ai soccorritori di concentrarsi su altre persone. Due funzioni, una app, un unico spirito di solidarietà.

StartupBus Italia 2014: uHelp

Lavoro nell'ICT, l'Italia resta indietro

Il futuro risiede nelle nuove tecnologie e logica vorrebbe che ad una crescita dell’utilizzo delle ICT corrispondesse anche una crescita degli impiegati in questi settori di attività.

I dati dell’Osservatorio delle Competenze Digitali Assintel 2014 e del White Paper sul Digital Mismatch realizzato da Modis, divisione del Gruppo Adecco specializzata nel recruiting in ambito ICT, dicono però tutt’altro. In realtà, nonostante un mercato in piena accelerazione, l’Italia rimane ancora indietro.

Considerando i nuovi contratti di lavoro in ambito di Information and Communication Technology, il dato relativo al 2013 indica un saldo negativo rispetto all’anno precedente in termini assoluti (- 0,3%), anche se sono in aumento le assunzioni nel lungo periodo.

I giovani e il lavoro nelle ICT

I giovani rappresentano la categoria maggiormente coinvolta dalle assunzioni nel settore: il 33,9% tra i 25 e i 29 anni; il 22,9% tra i 30 e i 44 anni. Il fattore dell’età incide in particolare sulle nuove skills e attitudini che inevitabilmente il mercato sta ricercando, piuttosto che su ragioni economiche. Grande attenzione, ad esempio, sulla generazione dei Millennials e su quella dei nativi digitali, che con il loro modo diverso di approcciarsi al lavoro e alle nuove tecnologie appaiono più competitivi rispetto alle generazioni precedenti, almeno per le professionalità dell’ICT.

Giovani, però, non significa senza esperienza. Ed ecco che dal rapporto di Modis emerge che il 63% delle assunzioni riguarda persone con esperienza specifica pregressa o maturata all’interno della professione stessa. Solo per il 23% non è richiesta alcuna esperienza sul campo.

Aumenta soprattutto la richiesta di laureati, ma resta difficile il reclutamento di professionalità ICT. La ricerca di lavoratori con un titolo universitario di secondo livello o post laurea è passata dal 34% del 2013 al 39% del 2014, percentuale che sale al 57% se si considerano i lavoratori assunti con lauree di primo livello. I più richiesti? I candidati con una laurea in Ingegneria (71%), seguiti dai laureati in Economia (16%) e da quelli in ambito scientifico/matematico e fisico (11%).

Al contrario di quanto ci si aspetterebbe sulla base delle richieste del mercato, si registra un calo degli iscritti nelle facoltà di informatica e ingegneria, mentre l’offerta formativa universitaria resta troppo spesso inadeguata a sostenere l’innovazione dell’industria e del mercato internazionale. Il digital mismatch rischia così di diventare anno dopo anno sempre più incolmabile solo attraverso professionalità interne.

Chi sono e dove vivono i nuovi occupati nel settore ICT

Un altro grande divario in Italia è costituito dalla distribuzione geografica e per gender.
Con appena il 18% degli occupati, la presenza femminile risulta ancora molto bassa nel mondo ICT e per di più rimane ancora relegata ai soli ruoli di programmazione e web design, con poco impatto nell’ambito tecnico-sistemico.
Così pure a livello geografico, rimarcando un cliché che si vorrebbe superato, il 53% dei professionisti ICT si concentra nel Nord Italia, e soprattutto in Lombardia, dove si trova la maggior parte delle aziende del settore; il Centro Italia e il Sud arrancano invece con il 24% e il 23%.

Come va il mercato del lavoro ICT nel resto del mondo?

Anche gli studenti britannici hanno perso interesse per l’ICT (-17% dal 2009 al 2010) e si registra anche nel Regno Unito una carenza di profili con le corrette competenze richieste della aziende. Il numero di lavoratori sotto i 30 anni è calato del 33% dal 2001 al 2010. Si prevede addirittura un’inversione di tendenza, e che sia il mercato a diventare “candidate driven”, cioè le aziende saranno disposte a pagare premi maggiori per accaparrarsi i talenti migliori.

Nel Sud-Est Asiatico, invece, dove l’economia è cresciuta rapidamente e la tecnologia sta avanzando tanto rapidamente da dover combattere la mancanza di candidati con le conoscenze e l’esperienza necessarie, il numero di neolaureati, seppure molto alto, non è sufficiente a coprire le richieste del mercato. Nel 2010, Nasscom, che rappresenta le Software House indiane, stimava una carenza di circa 500.000 professionisti ICT. Qui governi e organizzazioni cominciano a focalizzare l’attenzione sull’educazione per poter rimanere competitivi.

Anche in Europa ci sono però esempi virtuosi. Un caso in particolare è quello del Belgio, che grazie ad una politica di comunicazione patrocinata dal Governo e dalle Associazioni di categoria ha fatto in modo che gli studenti ricominciassero ad avvicinarsi all’ICT con maggior interesse. Come risultato, nel 2014 c’è stato un incremento del 3% dei nuovi iscritti alle facoltà del settore rispetto all’anno precedente, con un trend positivo che dura già da tre anni. Si stima, comunque, che ci saranno circa 800 vacancy su 11.700 offerte.

La soluzione per rispondere al gap tra offerta e domanda nel mercato del lavoro ICT? Per Adecco i passi da fare sono soprattutto in direzione della formazione. È necessario intercettare i giovani a partire dalle scuole superiori, ma anche coinvolgere le donne, per le quali il settore IT consente un buon work life balance.

Indispensabile infine, modificare la percezione poco cool dell’informatico. E se un telefilm come Big Bang Theory spopola secondo i dati di audience televisiva, forse un primo passo in questa direzione è stato già fatto.

L'innovazione è un processo neuro-evoluzionistico: Francesco Gallucci [INTERVISTA]

Alla nuova edizione del Forum delle Eccellenze, che inizierà il 29 novembre prossimo a Milano, ci sarà anche Francesco Gallucci, uno tra i massimi esperti di neuromarketing, il cui lavoro è teso principalmente a comprendere le dinamiche che influenzano le persone nel prendere decisioni.

È per questo motivo che insieme a Michael Gelb, Kjell Nordstrom, Mauro Berruto e Alex Bellini, Francesco Gallucci interverrà a proposito del cambiamento legato al tema dell’innovazione per stimolare a imprese e professionisti attraverso dati, esempi e casi di studio rilevanti. Ecco intanto come ha risposto per noi in anteprima sull’evento tanto atteso.

In che momento il marketing smette di fare il suo dovere?

Innanzitutto c’è il problema generale che il marketing non ha elaborato tutti i possibili benefici derivanti dalla tecnologia. L’innovazione sembra incontrare più resistenze nel mondo del marketing rispetto alle altre funzioni aziendali. Ciò dipende principalmente dal fatto che l’impresa non è organizzata per sviluppare efficaci strategie di marketing integrando i diversi media e canali e ciò penalizza la capacità di comunicazione dei brand e dei suoi valori attraverso, ad esempio, lo storytelling, il brand content e il brand entertainment.

Il marketing smette di fare il suo dovere anche quando si tratta di conoscere i bisogni dei propri clienti o di anticiparli. In questo senso le neuroscienze potrebbero dare un contributo di conoscenze consistente e ridurre notevolmente il rischio associato al lancio di un nuovo prodotto o di una nuova campagna. Un problema più generale riguarda la scarsa diffusione dell’approccio “scientifico” al marketing nel nostro Paese che potrei riassumere nella criticità di come misuriamo le cose. Se ad esempio vogliamo quantificare l’impatto che l’uso dei social ha su ogni brand, dovremmo aver cura di creare un misurazione ad hoc almeno per ogni categoria di prodotto, invece si fa tutto allo stesso modo.

Il secondo problema è che la maggior parte dei decisori pensa oggi che l’advertising fatto sui media tradizionali continui ad essere la più efficace. Ma cosa vuol dire essere efficace? Penso che con tale termine vogliamo intendere la capacità di persuasione e di spinta all’acquisto. Con i media tradizionali abbiamo perso queste certezze e ormai si parla quasi esclusivamente di esposizione e di audience. Con i nuovi media, invece si guarda sempre di più al coinvolgimento emotivo e all’interazione che producono migliori risultati sulla capacità di decisione e di trasformazione in acquisto.
Ma si tratta di meccanismi sfuggenti e di certo le metriche in nostro possesso non sono affidabili come credevamo in passato, tantomeno possono venirci in aiuto le ricerche di mercato tradizionali. La novità dei nuovi media, invece, è che possiamo capire qual è il “sentiment”, ovvero l’opinione generale degli utenti rispetto a questo o a quel brand. Si passa da una pubblicità persuasiva e insistente all’aggiungere valore su valore per coinvolgere il cliente. Anche in questo ambito disponiamo ormai di neurometriche consolidate che ci aiutano a comprendere e a quantificare gli effetti cognitivo-emozionali della comunicazione o dell’esperienza di consumo dei nuovi prodotti.

Qual è il ruolo del cervello umano all’interno dell’evoluzione tecnologica?

L’evoluzione del cervello e l’evoluzione della tecnologia procedono in parallelo.
Quanto più siamo in grado di accrescere le nostre conoscenze e creare nuove connessioni tanto più aumenta la nostra capacità di creare nuovi presupposti per fare un balzo tecnologico imprevedibile accelerando l’evoluzione in modo non lineare ma logaritmica.

Infatti, un processo evoluzionistico qual è quello della tecnologia nel tempo accelera perchè si creano nuove funzionalità che servono per fare il prossimo passo. Se riportiamo su un grafico i pilastri dell’evoluzione biologica prima e quella umana poi si coglie una tendenza molto chiara: una radicale e profonda accelerazione del processo evoluzionistico.
Ad esempio il primo passo nell’evoluzione biologica, l’evoluzione del DNA, ci ha messo miliardi di anni, ma poi l’evoluzione ha usato quella spina dorsale di processo d’informazione per fare il passo successivo. L’esplosione Cambriana quando tutti i corpi animali si sono evoluti, ha richiesto solo 10 milioni di anni, 200 volte più veloce. E poi arriviamo noi l’homo sapiens, la prima specie che ha creato la tecnologia, la specie che ha unito la funzione cognitiva con un appendice opponibile e ha richiesto centinaia di migliaia di anni. Dai primi strumenti di pietra l’uomo ha sempre usato la tecnologia di ultima generazione per creare la generazione successiva: la stampa ci ha messo un secolo per essere adottata, i primi computer erano progettati con carta e penna, ora usiamo computer.

Sembra proprio che il tasso di adozione di nuove idee raddoppia ogni decennio, ci abbiamo messo mezzo secolo per adottare il telefono, la prima tecnologia della realtà virtuale tecnologie recenti, come il PC, il web, i cellulari, in meno di un decennio. Possiamo affermare che l’accelerazione logaritmica della tecnologia sia fortemente legata allo sviluppo delle conoscenze che il cervello acquisisce continuamente e che sta imparando a memorizzare anche in spazi esterni e pubblici e quindi condivisi e accessibili in qualunque momento anche se apparentemente in modo caotico.
Sembrerebbe un processo molto irregolare e casuale ma la crescita esponenziale della conoscenza condivisa e della tecnologia è invece un risultato molto omogeneo e costante.

Nell’era del consumo consapevole è ancora possibile “vendere con le emozioni”?

Lella Casolari, Libere emozioni

L’iperofferta che ci circonda sta alla base della nuova ecologia dei consumi. Possiamo accedere a centinaia di migliaia di prodotti, siamo avvolti da un sistema che comunica continuamente attraverso miriadi di piccoli e grandi device. Attrarre il consumatore vuol dire prima di tutto stimolare la sua attenzione e indirizzarla sui contenuti di un messaggio per qualche frazione di secondo, quanto basta per innescare il desiderio di approfondimento. Ciò che muove l’interesse del consumatore non è un meccanismo razionale, il tempo di esposizione è troppo limitato, ma è emozionale.

Quindi si deve partire dall’attenzione, di cui si occupa una nuova branca di studi, l’economia dell’attenzione appunto, e di come questa può essere attratta da particolari stimoli emotivi che guidano le scelte di ognuno di noi e attraverso queste convogliano verso un obiettivo sogni, desideri e traguardi da raggiungere. Sappiamo che ogni persona ha un desiderio perché è mossa da un’emozione. La vendita emotiva riguarda i processi di scelta del consumatore, diventa efficace se riesce a comprenderne il linguaggio e quelle zone dell’interesse che definisco “aree della pertinenza”, ovvero dove i bisogni più sentiti dei consumatori affiorano in mondo più evidente e la cui conoscenza può consentire di progettare le nuove proposta e creare occasioni di vendita in grado di suscitare attenzione ed emozioni.

In che modo il neuromarketing può sostenere valori sociali ed economici creando un valore maggiore rispetto al mero guadagno delle aziende?

L’attenzione e i desideri delle persone si stanno spostando sempre di più sui valori “spirituali”, sui valori etici e su quelli in grado di suscitare emozioni positive. A queste deve ispirarsi chi pensa e produce prodotti e servizi di qualsiasi natura. Lo stesso vale per la comunicazione che deve essere in linea con il nuovo sentire dei consumatori. Le esperienze delle aziende sul web e sui social media confermano in modo evidente tale tendenza, le aziende di successo sono quelle che riescono a portare nel loro business l’autenticità, le emozioni, la trasparenza e l’empatia.

Hanno più successo i brand che sanno raccontarsi in modo credibile ed elargire esperienze emotive e valori sociali che non puntano in modo esclusivo al profitto. Il neuromarketing è lo strumento di ricerca più efficace per cogliere, attraverso lo studio delle reazioni profonde agli stimoli i livelli di empatia e di pertinenza attivati sui consumatori fornendo in tal modo indicazioni preziose per modificare i contenuti stessi dei messaggi.

Cosa influenza le decisioni di acquisto oggi?

Gli studi più recenti sui processi decisionali dei consumatori dimostrano che ogni fase è accompagnata e preceduta dall’attivazione di neuroni.
L’attivazione neurale non è una semplice conseguenza dell’azione in quanto tale, ma deriva dallo scopo che il consumatore si è prefissato. Questo è un’obiettivo di fondamentale importanza per il marketing.

Tuttavia, l’acquistare è un processo che molto spesso scaturisce dall’interazione tra la mente emotiva e la mente cognitiva, cioè tra processi automatici e i processi razionali. Nel momento in cui la corteccia frontale orienta la scelta dell’individuo, la sua mente emotiva ha già concluso il processo decisionale. Questo dimostra che le emozioni sono una componente imprescindibile dei processi che regolano le decisioni, e non solo un input che devia il cervello consapevole dalle scelte razionali. Altri studi ci dicono che le informazioni sui prodotti di cui mediamente dispone un consumatore sono superiori alla capacità di elaborazione della corteccia orbito-frontale, sede del pensiero razionale e della creatività. Pertanto, molte informazioni oltre a risultare inutili, possono indurre a compiere scelte sbagliate.

Il rendimento nell’analisi cognitiva delle informazioni è decrescente, ciò vuol dire che superata una data quantità d’informazioni, il cervello razionale non è più in grado di discriminare la diversa rilevanza dei dati, e finisce col prendere decisioni illogiche, oppure col non decidere. Quindi un’informazione eccessiva porta a decisioni errate poiché ha un impatto negativo sulla comprensione dei dati stessi. Ogni volta che la mente si trova a ponderare un possibile acquisto, il consumatore vive inconsciamente una tempesta di emozioni di diverso segno. La decisione dell’acquisto è determinata dal prevalere delle emozioni di segno positivo su quelle di segno negativo. Gran parte delle decisioni inerenti gli acquisti deriva da un calcolo mentale che pone sui due piatti di una ipotetica bilancia emotiva: le sensazioni positive derivanti dall’acquisto o quelle negative conseguenti la perdita di denaro dovuta al pagamento. Posso affermare che la regola generale prevede che sia l’emozione dominante a guidare l’acquisto.


In cosa consiste il CRM Cloud 2.0? [INFOGRAFICA]

Nella storia dei software di CRM, la tecnologia cloud sta sicuramente rapprentando una sfida importante.

Nello specifico, il CRM Cloud 2.0 sta riuscendo – e riuscirà sempre più! – a integrare le infrastrutture CRM con differenti device, su diversi sistemi operativi. Il tutto on top rispetto a un portafoglio di social apps (Facebook, Twitter e Instagram per fare qualche esempio) molto rilevante. Il risultato? Un sistema always on, capace di lavorare sempre (sia online che offline), e di coinvolgere gli utenti in modo “arricchito” e innovativo.

Cosa aspettarsi allora nell’imminente futuro? Secondo financeonline.com, le nuove app cloud riusciranno ad assegnare e processare informazioni e transazioni in funzione dei dati provenienti dai sistemi log-on (come username e password). E i servizi di cloud hosting faranno sempre di più la differenza nel determinare la qualità dei sistemi di CRM.

Non ci resta allora che osservare con interesse tutte le varie novità, e leggere questa interessante infografica proposta da Visual.ly dedicata al tema del CMR Cloud 2.0. Enjoy!

LinkedIn: quali sono le azioni che aumentano le impression

“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”
Lo sappiamo, può sembrare che il terzo principio della dinamica non c’entri assolutamente nulla con i social network. Invece, gli ultimi dati social mostrano che ogni azione fatta dai brand o dalle persone corrisponde a like, visualizzazioni ed engagement.

LinkedIn, in particolare, lo dimostra molto bene. Il social professionale per eccellenza rende già possibile capire chi ha visualizzato il proprio profilo e, grazie a molte guide di settore, tutti sappiamo di dover interagire con altri utenti, pubblicare link interessanti e partecipare alle discussioni, per aumentare le impression.

Ma quanto di quello che viene fatto su LinkedIn è veramente efficace al fine di aumentare le visualizzazioni sul profilo? E quindi quali sono le reazioni uguali e contrarie alle azioni svolte sul social?

Presto detto: poche settimane fa è stata implementata una nuova feature che permette di analizzare nel dettaglio lo storico degli eventi che hanno generato più impression.

Sachit Kamat, Principal Product Manager e Engagement Lead di Linkedin, ha dichiarato:

Potete vedere esattamente quali azioni hanno portato a uno specifico aumento dell’engagement, inclusi gli update del profilo, i nuovi collegamenti o l’entrare in nuovi gruppi.

La feature è stata implementata nella sezione Profilo, più precisamente alla voce Who’s Viewed Your Profile. La nuova impostazione, infatti, è per ora disponibile solo se si cambiano le impostazioni in lingua inglese (in generale il consiglio è sempre quello di utilizzare i social in questa modalità).

Com’è possibile vedere dall’immagine, generalmente le visualizzazioni maggiori sono proprio nei giorni in cui l’utente ha agito di più su LinkedIn.

grafico di linkedin

Questo nuovo strumento è disponibile anche in versione mobile, e fornisce anche alcuni suggerimenti. Ad esempio aggiungere social networking nelle skill permetterebbe di aumentare l’engagement del 15%, e usare la geolocalizzazione può portare fino all’11% in più delle impression totali.

Concludiamo riprendendo le parole di Sachit Kamat:

Analizzare chi guarda il vostro profilo in base alle azioni fatte, permetterà di focalizzarsi sulle azioni più rilevanti per i vostri obiettivi professionali, massimizzando l’engagement che il profilo riceve. E più engagement significa più opportunità.

E più opportunità significa più lavoro, aggiungiamo noi.

SMAU Milano 2014: l'Italia dell'Innovazione è pronta per EXPO 2015 [Ninja Report]

Imprenditori, manager, aziende, pubbliche amministrazioni, startup e professionisti nel settore dell’Innovazione si sono dati appuntamento, il 22, il 23 e il 24 ottobre a Milano, per la 51esima edizione della principale fiera italiana dedicata all’Innovazione, alla Tecnologia e all’Information & Communication Technology: SMAU 2014.

Fieramilanocity, location dell’evento, ha accolto circa 50.000 visitatori professionali, i quali hanno potuto conoscere oltre 500 aziende, di cui 200 startup, centri di ricerca e le più innovative regioni d’Italia. Un vero e proprio ecosistema ramificato nel campo dell’Innovazione con progetti, idee ed iniziative dedicate all’Open Innovation.

Questa edizione non è stata affatto un semplice roadshow di eventi. SMAU 2014 è stato, piuttosto, un vero e proprio marketplace di opportunità e di business per tutte le imprese, per il sistema della Pubblica Amministrazione e per i professionisti che hanno potuto scoprire e conoscere i progetti più innovativi in campo digital.

Gli stand dello SMAU sono stati crocevia di imprenditori, manager e professionisti motivati a valorizzare il fare impresa italiano.

Tra i padiglioni espositivi spiccavano, da un lato i grandi player del digital, tra cui: Aruba, Avaya, Cloud Italia Telecomunicazioni, Dell, Edisoftware, Fujitsu, Huawei, Microsoft, Salesforce.com, SAP, SAS, TeamSystem, Telecom Italia, Vodafone, Wacom, Zucchetti; dall’altro l’ecosistema dell’Innovazione dei territori, riunito all’interno degli stand delle diverse regioni, tra cui Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Piemonte e Veneto.

EXPO 2015

Partiamo con quello che è stato il tema del convegno inaugurale di SMAU e il focus dell’edizione di quest’anno: EXPO 2015, come valorizzare al meglio l’offerta italiana di prodotti e servizi anche sui mercati internazionali.

L’innovazione e le tecnologie digitali sono, infatti, gli strumenti migliori da utilizzare per competere a livello internazionale.

Per preparare le imprese a EXPO 2015, SMAU ha presentato un ricco calendario di workshop, eventi e progetti incentrati sulle opportunità per le imprese italiane derivanti da questo importante appuntamento.

Tra le tante iniziative di SMAU, App4Expo è un esempio della volontà della Regione Lombardia a stimolare gli operatori del commercio e del turismo a migliorare i servizi sul territorio e, quindi, l’economia.

Un esempio su tutti è la Realtà Aumentata presentata allo SMAU dal Comune di Monza per contribuire al rilancio dell’economia lombarda e conferire al territorio il giusto appeal per il pubblico dell’imminente EXPO 2015.

Indossando un paio di occhiali (smart glasses), o semplicemente inquadrando una strada o un monumento  con uno smartphone o un tablet, è possibile “vivere” un luogo a 360°, scoprendo quello che ad occhio nudo non si riesce a vedere.

Io, ad esempio, ho passeggiato, virtualmente, per le strade di Monza, sono entrata nella Villa Reale e ho potuto vedere, ascoltare e vivere il territorio di Monza in 3D.

Un’esperienza di engagement marketing che, al di là di coinvolgere, suscita curiosità ed invoglia il turista a recarsi e, poi, ritornare sul territorio per scoprire ulteriori elementi attrattivi.

Startup e Open Innovation

startup, spin-off, centri di ricerca, incubatori e acceleratori sono i veri protagonisti del rinnovamento delle imprese italiane e rappresentano il patrimonio di innovazione, know how, ricerca e sviluppo indispensabile alle imprese per competere sul mercato in una logica di Open Innovation.

La mia curiosità alla fiera è stata catturata, in buona parte, dalle startup presenti che hanno portato una ventata di freschezza allo SMAU. Una delle cose più belle e stimolanti è stata scoprire queste giovani realtà innovative del panorama italiano all’interno di una vasta area espositiva in cui i loro stand erano posizionati proprio vicino a quelli dei grandi colossi imprenditoriali. Tale integrazione espositiva ha voluto rimarcare, ancora di più, come le startup siano un “ponte” tra mondo delle università, della ricerca e il sistema delle imprese esistente.

La parola chiave è integrazione. Integrazione e condivisione delle conoscenze al fine di valorizzare, promuovere, far crescere e digitalizzare il nostro sistema produttivo.

Nell’ottica di favorire il processo rinnovamento delle imprese, le oltre 200 startup, centri di ricerca, università, distretti tecnologici e le regioni italiane hanno mostrato i loro prodotti e servizi destinati a rinnovare il business delle imprese mature.
Le aziende devono, necessariamente, aprirsi all’innovazione, raccogliere nuove idee e nuovi stimoli.

I workshop

A tutto questo si sono aggiunti i circa 300 workshop volti a mostrare i molteplici strumenti a disposizione delle imprese per valorizzare i propri prodotti e servizi.

Alcuni esempi:

    1. I rischi e le opportunità del Web 3.0. Dobbiamo avere uno sguardo di insieme, per capire il tutto, e non uno sguardo dettagliato. Sfruttare le dinamiche del cambiamento per fare del Web 3.0 uno spazio sicuro in cui vivere.
    2. Social networking e blogging in ambito business. Come utilizzare il web per valorizzare il proprio brand. Le aziende e i singoli professionisti devono, necessariamente, fare personal branding, curare e promuovere la propria immagine sul web, mantenendo sempre una comunicazione chiara e diretta con i propri clienti ed interlocutori.
    3. Il mobile marketing. L’evoluzione del mercato in seguito ai cambiamenti dettati dai nuovi paradigmi della mobilità e le potenzialità della comunicazione multicanale attraverso i nuovi dispositivi.

Le tecniche di comunicazione più efficaci per le startup, dai pich al public speaking di fronte ai business investor. E’ stato spiegato quanto sia importante individuare il proprio modello comunicativo partendo dall’analisi della propria identità di startup e di brand e comunicare l’essenza del progetto imprenditoriale con parole chiave e messaggi semplici e diretti.

Rudy Bandiera

Lo SMAU è stato utile a…

  • Incontrare partner tecnologici e studiare le migliori soluzioni per ogni esigenza di business;
  • Incontrare e conoscere direttamente le PMI, le startup e i partner che operano sul territorio;
  • Partecipare ai workshop in programma e confrontarsi con i relatori;
  • Condividere esperienze e conoscere nuove tecnologie;
  • Fare networking per trovare nuovi partner commerciali.

Innovazione è sinonimo di crescita e competitività. Solo cogliendo le opportunità offerte dalle innovazioni le PMI possono rimanere al passo con i tempi e competere su scala globale anche con realtà più grandi e strutturate.

Masha Fedele

La 51 esima edizione di SMAU ha dato ampio spazio a tecnologie cloud, sviluppo mobile, digital marketing, e-commerce, sistemi di innovazione applicati alla pubblica amministrazione e alla sanità e, soprattutto, è stata una preziosa occasione per conoscere le iniziative e i progetti imprenditoriali funzionali alla crescita e allo sviluppo del nostro Paese.

Allo SMAU si è respirata un’aria di entusiasmo, creatività imprenditoriale e voglia di fare business che ci fa guardare al futuro con energia e coraggio. 

Accendi il cervello. Le nuove idee nascono guardando le cose, parlando alla gente, sperimentando, facendo domande e andando fuori dall’ufficio
(Steve Jobs).