Mauro Berruto: il cambiamento? È innanzitutto desiderio [INTERVISTA]

??Se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito?: una delle vision che esprimerà la nuova edizione del Forum delle Eccellenze, il 29 e 30 novembre prossimi

“Comprendere le strategie più efficaci, trarre ispirazione dai leader, cogliere nuovi stimoli, anticipare il futuro”: così si presenta il Forum delle Eccellenze, il grande evento formativo ed esponenziale che torna il 29 e il 30 novembre prossimi a Milano e che da sette anni si dedica alle imprese e ai professionisti, fornendo argomenti e strumenti strategici per supportare il cambiamento e l’innovazione in termini di management.

Lo fa con la voce di coach e trainer di fama internazionale e attraverso una formula seminario che diventa un momento di scambio di esperienze, per ispirare nuove visioni e trasmettere buone pratiche. Ci eravamo avvicinati a questi argomenti grazie ad un primo confronto con Tim Gallwey, sulla capacità di innescare un cambiamento positivo, fuori e dentro di sé.
Così, in quanto media partner del Forum, abbiamo avuto la possibilità e il piacere di continuare a discutere di questi temi anche con i sei relatori della nuova edizione: il primo a esprimere un’idea di cambiamento, legata alla parola chiave “desiderio”, è un italiano, il coach della Nazionale italiana maschile di volley, Mauro Berruto, la cui nota carriera si è contraddistinta anche per il successo delle sue strategie di coaching applicate al mondo manageriale. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Cosa significa allenare il desiderio e perché è così importante farlo?


Significa ricordare a se stessi e ai propri uomini che gli aspetti tecnici non sono l’unica componente rispetto all’obiettivo di raggiungere una “high performance” in qualunque contesto: sportivo, artistico, di business.

Come dice Antoine de Saint Exupery: “Se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.

In che modo si crea una squadra vincente? Che ruolo hanno le soggettività nel team?

Una squadra è il luogo in cui ogni individuo mette a disposizioni i propri punti di forza per un interesse comune. Una squadra diventa vincente quando il singolo condivide e accetta l’idea che sarà il lavoro collettivo a realizzare anche i propri sogni individuali.

Quali sono i “metodi infallibili” per ottenere risultati impossibili?

Non ci sono metodi infallibili. C’è però un metodo, il più semplice di tutti. Si fonda su due parole chiave delle quali oggi, in questi tempi burrascosi e di crisi (non solo economica), dovremmo riappropriarci: l’atteggiamento e la fatica. L’atteggiamento, perché è il modo in cui facciamo le cose che fa la differenza. La fatica, perché è la medicina del mondo.

È tutta una questione di mentalità ed esercizio costante, quindi? Cosa accadrebbe lasciando una persona a se stessa?

È una questione di mentalità, esercizio e senso di squadra. Anche in quelle che sembrano le più individuali delle attività si scopre sempre il lavoro di tante persone che hanno fatto un lavoro meticoloso, dettagliato, di qualità e che magari non hanno modo di essere riconosciute e gratificate per ciò che hanno fatto.

Ecco perché non occorre lasciare le persone a se stesse. A tutti noi piace fare parte di squadre, meglio ancora se di squadre vincenti.

Libertà di sognare e desiderabilità sociale: siamo il frutto di che cosa?

Noi siamo il frutto di decisioni continue che prendiamo quotidianamente. Odio quel modo di rispondere di fronte alle difficoltà di chi ti dice: “Io sono fatto così…” Noi siamo quello che vogliamo essere! E ripeto lo diventiamo grazie all’atteggiamento e alla fatica.

Perché dovremmo ambire sempre ai massimi risultati, al meglio di ciò che prescrive la società?

Già Machiavelli sosteneva, attraverso la metafora dell’arciere, che se noi vogliamo centrare il centro di un bersaglio occorre che miriamo più in alto.
Quel mirare alto, quel desiderare sempre quello che talvolta sembra addirittura impossibile è lo strumento più prezioso che noi abbiamo a disposizione per realizzare appieno il nostro potenziale.

Realizzare il massimo del proprio potenziale è la vera vittoria. Diventiamo donne e uomini “vincenti” non quando spolveriamo coppe e trofei vinti ma quando abbiamo la sensazione di aver usato tutte le nostre risorse a disposizione e di aver espresso la totalità del nostro potenziale. Le “vittorie” saranno una conseguenza.

[Credits foto: Fotolia.com]

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