Roma Web Fest: il festival dedicato alle serie web [VIDEO]

Si terrà dal 26 al 28 settembre al MAXXI la seconda edizione del Roma Web Fest, il primo festival ufficiale dedicato alle web serie in Italia.

Più di 100 progetti italiani e stranieri hanno fatto parte della selezione iniziale di quest’anno: ogni serie è stata sottoposta al voto del pubblico, e sarà poi la giuria tecnica a decretare i vincitori per le categorie di premi che verranno annunciati durante la serata finale del 28 settembre.

Di seguito l’elenco completo delle web serie in concorso al Roma Web Fest:

Azione:

Bodycount
Gifted Corporation
Manigances
Quella sporca sacca nera
Saute qui peut

Cartoon

Future duck
Il tango del portiere
Preti
Un-mate Neila

Comedy-Sketch

Brothers – the series
Trombamici
Esami
Non è un paese per porci
Apostoli
Coinquilini

Comedy-story

Come Kubrick in Ombre Rosse
Felici ma furlans
Chris and Josh
Lunatici
Pappagalli
Fame

Drama

La linea dei topi
Milano Underground
Munecas
The Wakefield Variation
Notte Noir

Mockumentary

The Lake Prespa Folder
Wimpole Street

Web Show Tutorial

Bet Variety
Cotto & frullato
La cueva de Ralph
What you can do

Aziendale

#ilvecchiocolcappello
Anche i supereroi pagano le bollette
Elba – L’eredità di Napoleone
Play Evermind “Solo”

Altro

1minuteart
Coglione no
Gods
Perfect girl
Va travagghia

Science-Fantasy-Horror

El gran dìa de los feos
Horror Vacui
Shadows of the plague
La Super cafetera
Under

Finalisti di diritto dei Festival gemellati

Fasateen
The Crew
Libres
Low Life

Il Presidente della giuria dell’edizione 2014 è Jean Michel Albert, Direttore del Marsiglia Web Fest. Accanto a lui numerosi illustri nomi noti tra cui Marco Müller, direttore del Festival Internazionale del film di Roma, l’attore Luca Argentero, la direttrice generale di Roma Lazio film commission Cristina Priarore, lo sceneggiatore e regista Massimo Gaudioso e molti altri esponenti del mondo giornalistico e di quello cinematografico italiano.

Nei giorni del festival è previsto un programma ricco di eventi, grazie anche alla collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, e sarà possibile incontrare attori e registi delle serie in concorso con veri e propri workshop dedicati al mondo della serialità web. Un modo per comprendere al meglio il futuro e le possibilità che riserverà questa nuova tipologia di produzione e diffusione, spesso low budget; un sistema che fino ad ora ha tentato di rompere i confini dettati dallo schermo televisivo.

Che vinca il migliore!

Microsoft compra Minecraft per 2,5 miliardi di dollari

Le voci di una potenziale acquisizione erano nell’aria e pochi giorni fa Microsoft ha confermato di aver intrapreso le procedure per l’acquisizione di Mojang, lo sviluppatore del famoso videogame Minecraft, per una somma pari a 2,5 miliardi di dollari, il videogame lanciato nel 2009 in forma sperimentale dallo sviluppatore svedese Markus Notch Persson.

Un investimento quello di Microsoft fatto a ragion veduta, considerato che Minecraft è tra i videogame più giocati di tutti i tempi con oltre 100 milioni di download solo per piattaforma PC e che riscuote grande approvazione anche per le piattaforme mobile, classificandosi tra le applicazione top a pagamento negli store di Android e IOS.

Le notizie dell’interessamento da parte di Microsoft risalgono ai primi di settembre, che allora fecero suscitare critiche dure da parte dei fan più sfegatati del videogame. Nonostante questo però Mojang ha pubblicato un annuncio sul sito ufficiale dell’azienda confermando la trattativa con la major americana, Yes, the deal is real. Mojang is being bought by Microsoft. I motivi della trattativa sarebbero da riscontrare nell’impossibilità da parte di Persson e compagni di portare avanti altri progetti, da qui la decisione di abbandonare l’azienda insieme ai co-fondatori Carl Manneh e Jacob Porsér.

Quello che ci si chiede è, cosa ne farà Microsoft di Minecraft dopo questo considerevole investimento? Minecraft molto probabilmente sarà pubblicato in esclusiva per Xbox One e forse anche per Windows e Windows Phone, cercando di raggiungere e superare la concorrenza di Play Station 4 che raggiunge circa 10,2 milioni di console vendute, a fronte delle 5,1 milioni di Xbox One. Staremo a vedere cosa succederà, intanto aspettiamo il 2015 per vedere come si finalizzerà l’acquisizione.

Minecraft prima di Microsoft

Minecraft è un videogame sviluppato nel 2009 dallo svedese Markus Persson, che attraverso un semplice linguaggio java ha ideato uno dei giochi con maggior successo dei nostri tempi. Il 19 novembre del 2011 il controllo creativo è passato nella mani di Jens Bergensten, per lasciare libero l’ideatore di progettare altri prodotti. Grazie al successo ottenuto con Minecraft, Persson ha fondato nel 2009 l’azienda Mojang AB.

Il videogame permette ai giocatori di costruire un mondo immaginario in maniera privata utilizzando ingegno e creatività. Il protagonista ha la possibilità di muoversi all’interno del mondo inventato senza un obiettivo specifico, questo tipo di esperienza ludica prende il nome di modalità sandox.

Fu lanciato la prima volta in versione alpha nell’agosto del 2009, mentre la versione completa venne annunciata e rilasciata nel novembre del 2011. Da lì a breve vennero pubblicate anche le versioni pocket per piattaforme mobile, Android e IOS, oltre che alle versioni per PlayStation 3 e Xbox 360 nel maggio 2012.

Sin dall’annuncio della pubblicazione Minecraft ha ottenuto ottimi risultati in termini di registrazione e di vendite, basti accennare ad uno blackout del webserver Minecraft avvenuto nel maggio del 2010 a causa di un eccessivo numero di iscrizione al gioco in modalità online. Nel 2011, anno della versione completa il videogame ha ottenuto 10 milioni di utenti registrati, e all’uscita della versione pocket nel 2013 sono state 10 milioni le copie vendute per mobile, ed il trend è sempre più in crescita.

Come integrare al meglio Content Marketing e Internet of Things per coinvolgere i propri clienti

Il connubbio tra content marketing digitale e il cosiddetto Internet delle cose (in inglese Internet of Things, abbreviato in IoT) sta aprendo le porte a un mondo di opportunità per brand e consumatori. Dispositivi indossabili, app, sensori: prendiamo spunto dall’articolo di Rusty Weston su Ogilvydo.com per capire come il content marketing può utilizzare l’IoT per acquisire (e coinvolgere) clienti. Lo facciamo rispondendo a tre domande.

Cosa significa “Internet delle cose” per i Content Marketer?

Raccogliere dati per un content marketer è una grande opportunità di creare contenuti personalizzati per il proprio cliente e, di conseguenza, migliorare lead generation e brand awareness. Ma bisogna procedere con cautela. All’interno di un rapporto di fiducia, in cui privacy e tutela dei dati sono messi al centro della relazione azienda-cliente, il flusso di dati raccolto attraverso l’IoT sono elementi preziosi per rendere la propria strategia di marketing più efficace, confezionato su misura sul proprio target.

Content marketing: quale può essere uno scambio vantaggioso fra aziende e consumatori?

I brand hanno bisogno dei dati dei consumatori sia per capire se la propria offerta è adeguata al target, sia per offrire contenuti “cuciti” sull’esigenza dei propri clienti. A loro volta, i consumatori esigono contenuti utili e “sfruttabili”, ovvero insights da cui trarre indicazioni, informazioni e spunti di analisi. In questo rapporto di scambio, app e dispositivi indossabili possono fare la loro parte. Ecco alcuni esempi di cui parla Weston nel proprio articolo:

  • Babolat Play, una racchetta che si connette ad una app per registrare dati sul proprio gioco;
  • un dispositivo come Fitbit Flex in grado di dirti quanto hai dormito, quanto lontano hai camminato e quante calorie hai bruciato nel corso della giornata;
  • un’app che migliora sensibilmente la vita domestica come il termostato Nest.

Cosa può andare male?

Come già detto prima, privacy e tutela dei dati vanno messi al centro e non ci devono essere ombre: se un cliente decide di dare a un’azienda i propri dati personali, deve esserne chiaro l’utilizzo. Soprattutto, deve avere qualcosa in cambio per cui valga la pena di rinunciare a un pizzico di privacy.
Quello della raccolta dei dati è un tema spinoso, lo sappiamo bene: ma in un rapporto di fiducia e di correttezza i dati possono rappresentare un plus per entrambe le parti in gioco.

Lo scambio non funziona quando non si riesce a interpretare le esigenze del target, compromettendo anche la privacy. Weston presenta due esempi:

  • un dispositivo indossabile che avvisa tutti le palestre nei dintorni che tu sei un po’ fuori forma, ma molto determinato a perdere peso: in quel caso, il rischio di essere invasi da richieste di iscrizioni è alto;
  • un sensore nell’automobile che avvisa la tua compagnia di assicurazione (e pure le altre) che sei un guidatore irresponsabile.

Sono casi paradossali, improbabili ma non impossibili.

In conclusione…

Per avere un sunto del discorso, può tornare utile l’infografica di Rusty Weston con le sei regole per una content strategy basata su un flusso di dati utili per il vostro cliente.
Content marketing: acquisire clienti con l'Internet delle cose

E voi? Che ne dite? Trovate che l’IoT possa essere realmente utile per una strategia efficace di content marketing?

Italia del miracolo. Arte, Design e Pubblicità nel ventennio del Boom

italiadelmiracolo

Federico Seneca, Agipgas, il gas liquido del sottosuolo italiano (1950 c.), stampa litografica su cartoncino

Nell’entroterra maceratese, dove Marche e Umbria si toccano, in una vallata baciata dal sole e bagnata dal Verdicchio è cresciuto Enrico Mattei. A Matelica (Macerata), in omaggio a quegli anni – quando l’Ingegnere trasformò un’azienda in liquidazione come l’Agip Gas in un ente pubblico competitivo – fino al 6 novembre sarà visitabile la mostra “Italia del miracolo. Arte, Design e Pubblicità 1948-1968“.

italia del miracolo manifesto

Nella chiesa di Sant’Agostino – iconografie fiamminghe che la Controriforma ritenne blasfeme (il sangue di Cristo sotto un torchio diventa vino) e immacolati capitelli corinzi dietro un portale gotico inclinato) – quasi a forzare un contrasto tra sacro e profano, dal 29 luglio 2014 questa particolare esposizione richiama l’attenzione di designer e turisti di tutto il mondo. L’Archivio Cirulli (il più grande archivio privato di Arte italiana del Novecento) ha portato tra gli Appennini, da New York e Bologna, i più pregiati pezzi della sua collezione forte di oltre 200mila foto, dipinti, manifesti, sculture e oggettistica della storia d’Italia più recente.

In principio fu la TV

Susanna Tutta Panna è eletta mascotte della mostra, a ricordare che in questo percorso tutto nasce con la televisione. Sono gli anni in cui si va a letto dopo il Carosello – trasmissione pubblicitaria che dal 1957 al 1977 ha accompagnato la vita italiana – in un periodo di grande trasformazione sociale, economica e di costume, rispecchiando gli albori di quel consumismo contraddistinto dal passaggio dall’agricoltura all’industria, dalla scarsità al benessere, dalla bottega al supermercato. Qualche stampa di Bruno Munari pubblicizza l’avvio delle trasmisisoni RAI, in apertura dell’esposizione matelicese, quindi i manifesti pubblicitari – originali dell’epoca, con tanto di timbri di affissione coevi – di artisti come, tra gli altri, Armando Testa, Giò Ponti e Erberto Carboni: le storiche réclame della Simmenthal e della Barilla, il bambino Invernizzi che si lecca le dita, Caballero e Carmencita, il gatto a tre zampe dell’Agip Gas.

italia del miracolo

Franz Marangolo, Campari Soda...corre col tempo. Studio per pubblicità (1960 c.) china su cartoncino

La cartellonistica segue le note vicende televisive composte da “pezzo” e “codino” del Carosello, proiettate in un angolo della chiesa, ma nel percorso espositivo trovano spazio anche bozzetti e studi per comunicazioni parallele: le chine di Franz Marangolo per Campari, dipinti ad olio di Giovanni Pintori per la Olivetti, l’originale pupazzo dell’ippopotamo Pippo della Lines idea dello Studio Testa. Nella terra di Mattei non poteva mancare un omaggio all’Ingegnere e alla sua rapida scalata, con delle stampe fotografiche sui lavori ai cantieri di ricerca e sfruttamento Eni di inizio anni Cinquanta, che poi accantona la fabbrica del desiderio della pubblicità per mostrare scatti di proteste sindacali e ritratti di Agnelli, Olivetti e industriali che legarono il loro nome all’industrializzazione a doppia cifra di un Paese attraversato anche da una cultura della povertà che permise di sopportare le condizioni sociali del tempo, mantenendo dignità e identità. Ma soprattutto quella combattività che ha costituito le basi del “miracolo”.

Dal passato al futuro

Un occhio agli anni del boom e l’altro al domani: in questa mostra si celebra l’Italia che si muove, che scopre il tempo libero, che si indebita per il frigorifero, la lavatrice e la televisione. Il successo del design italiano e il cromosoma italico di matrice futurista che genera progetti e prodotti destinati a segnare la storia della cultura visiva moderna e contemporanea, coniugando la flessibilità con la trasversalità dei saperi, la tradizione artigiana con l’arte. Ma celebra anche l’Italia che impara l’italiano guardando le trasmissioni televisive che tanto hanno contribuito a un’identità nazionale viziata dall’effimero del consumismo, certamente, pur tuttavia ottimista e proiettata verso un progresso economico e sociale che difficilmente generazioni future riviranno. Non è quindi casuale né fuori luogo la scelta di spostare la mostra, dopo il 6 novembre, a Milano per l’Expo 2015.

Tornato dalle vacanze? Un mare di opportunità è qui! #ninjamaster

© Julien Eichinger - Fotolia.com

Eccoci di ritorno dalle vacanze estive, carichi di energie e pronti a iniziare un nuovo anno formativo. Come iniziarlo al meglio?

Il 13 ottobre partirà il Ninja Master Online in Digital Marketing, giunto quest’anno alla sua seconda edizione: un ricco percorso formativo multidisciplinare di 60 ore grazie al quale sviluppare e aggiornare le proprie competenze sulle strategie di marketing e vendita nell’ambiente digitale.

Perché scegliere questo Master? Ve lo raccontiamo nel video che i ragazzi di Voicemap hanno preparato:

Insomma, un percorso didattico completamente online, corsi in diretta oppure on-demand, un corpo docente costituito dai migliori esperti del settore e per chi decidesse di seguire la Ninja Digital Factory, la possibilità di realizzare di un project work multidisciplinare grazie al quale mettere subito in pratica le competenze acquisite durante le lezioni del master.

E inoltre la possibilità di iscriversi gratuitamente ad uno dei seguenti corsi online fruibili on-demand: SEO&SEM Strategy, Facebook Marketing (ed. aprile 2014), Fashion Marketing, Diventare Freelance, Marketing Low Cost, Email Marketing.

Ma non è tutto. Perché a grande richiesta lo sconto early booking è stato prolungato fino a martedì 30 settembre.

Non dimenticate inoltre di partecipare al #DigitalDrink, un happy hour diverso, divertente ed alcolico ma al contempo brillante e formativo: giovedì 25 settembre alle 17 potrete prendervi un drink ed incontrare online Tagliaerbe, Giovanna Montera, Tommaso Sorchiotti, Alessio Semoli e Gianpaolo Lorusso. Sono alcuni dei docenti del Master Online in Digital Marketing di Ninja Academy: tra un sorso e l’altro vi parleranno di Digital PR, Conversion Hacking, Web Analytics, Social Media Marketing.

Vi aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
BE NINJA!

Ninja social oroscopo dal 18 al 24 settembre

Cari segnettini, siete pronti al cambiamento (sia nevrotico che ormonale) dato da passaggio di Marte in Sagittario???

Se ci fosse uno streaming astro come Apple watch, ve lo diremmo anche su quel canale!

La notiziona riguarda molti segni, in primis i segni di fuoco che si trovano a festeggiare con nuovo ardore ed energia come blogger trionfatori al festivale della rete!

Bene il Sagittario dunque, carico come una molla, Leone ed Ariete che faranno a gara condividendo news su Linkedin per emergere  nel lavoro ma anche con nuove o antiche prede d’amore.

Qualche Luna di traverso per  i Pesci colti da crisi di insicurezza (ma verranno consolati) e Gemelli , che avranno a che fare con qualche bisticcio più del dovuto e non ne lasceranno passare una al partner…per non litigare meglio stare lontani dallo smartphone tentatore!

La Vergine invece, grazie a Venere complice e amica, regala soprendenti slanci affettivi e il partner potrebbe non credere ai suoi occhi.

Grandi rivincite per Scorpione, che si toglie sassolini dalla scarpa e riconquista i favori del capo e Bilancia, creativa come un’opera di street art ma anche dolce e comunicativa grazie a Mercurio nel segno .

Cancro in netto miglioramento rispetto alle paturnie di settimana scorsa e coccolatissimo in famiglia, mentre Toro in gran recupero fisico!

Per il Capricorno crisi di gelosia in agguato ma il partner saprà perdonarvi, per l’ Acquario piccoli stress da sfogare con una bella seduta di  shopping via twitter!

 

Buona settimana!!!

Todi Appy Days: ecco il programma del festival dedicato alle app!

Vi avevamo anticipato a luglio che Todi Appy Days è un evento da segnare subito sul calendario ( dal 25 al 28 settembre, ve lo ricordiamo) e a cui non mancare: programma alla mano, ora possiamo darvi la certezza che questo festival internazionale dedicato completamente alle app è davvero imperdibile!

#TodiAppyDays: 4 giorni no-stop dedicati alla mobile revolution!

Andiamo ai numeri del programma di Todi Appy Days per capire la portata dell’evento:  più di 140 speaker e oltre ottanta eventi dedicati alle App dislocati negli storici Palazzi di Todi, dal 25 al28 Settembre.

Lo scopo dell’iniziativa è di creare un’occasione d’incontro e di confronto fra i players che stanno facendo crescere il settore delle App, il cui valore, destinato a crescere, ammonta a circa 26 miliardi di euro, pari al 2% del PIL italiano. Ecco perché noi di Ninja Marketing l’abbiamo sempre definita una vera mobile revolution, che è impossibile ormai ignorare.

Un modo dunque per i visitatori – tra professionisti del settore, istituzioni, aziende, studenti e semplici curiosi – di conoscere più da vicino le applicazioni che tanto profondamente stanno cambiando le nostre abitudini.

Programma

Direttore tecnico della manifestazione sarà Fabio Lalli, già Presidente della communityIndigeni Digitali e Ceo di IQUII, società specializzata nello sviluppo di strategie digitali e applicazioni mobile/werable.

Riassumere in poche parole tutto il programma dei 4 giorni di Todi Appy Days non è facile, per questo vi rimandiamo intanto al programma sul sito ufficiale. Dalle iniziali 4 aree tematiche di cui vi avevamo parlato a luglio, ora Todi Appy Days ha suddiviso gli incontri in ben 6 aree tematiche:

1. Area Personal

2. Area Business

3. Area Enjoy

4. Area Life

5. Area Tech

6. Area Special Event

A Todi Appy Days parteciperanno anche tantissime community attive nel mondo delle applicazioni mobile: tanto per dirne una, venerdì 26 e Sabato 27 Settembre gli esperti della Community Instagramers Italia Academy saranno a Todi Appy Days per svelare al pubblico tecniche e segreti del più famoso social network dedicato alla fotografia istantanea.

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26 – 27 settembre: Hackaton!

All’interno di Todi Appy Days non poteva ovviamente mancare un Hackathon!

I partecipanti avranno 24 ore di tempo (dalle h. 15 del 26 settembre alle h. 15 del 27) per sviluppare un’applicazione mobile che, combinando Open Data e le API messe a disposizione dai partner dell’evento, possa offrire nuovi servizi a cittadini, turisti e amministrazioni locali. 

All’inizio dell’hackathon, chiunque abbia già un’idea su cosa voglia realizzare avrà un minuto di tempo per presentarla agli altri partecipanti e convincerli a unirsi al suo team. Una volta terminato l’hackathon, tutti i team faranno una demo dell’app che hanno sviluppato.

Una giuria valuterà i progetti presentati e giudicherà quali di questi potranno aggiudicarsi i premi messi in palio.

La Regione Umbria e Alfredata hanno messo a disposizione dei partecipanti all’hackathon un ricco dataset che spazia dalle informazioni turistiche a informazioni sull’istruzione e la sanità dalla regione. 

A questi si aggiungono le API messe a disposizione da Deezer e Screenweek, partner tecnici dell’evento.

Todi Appy Days Hackathon si svolgerà nelle sale del Palazzo del Vignola. 

Le registrazioni apriranno alle 14.00 di venerdì 26 settembre.

Ricordatevi di portare il vostro pc, tablet, smartphone, quello che insomma vi servirà per sviluppare! La cena a sacco e la colazione ve la offre Todi Appy Days, ma se proprio alla fame non potete resistere, portatevi anche una merenda! Tranquilli: il caffè non mancherà 😉

E per restare sempre connessi, basterà scaricare APPYDAYS: l’applicazione, realizzata da IQUII consentirà di vivere la kermesse in tempo reale e di seguirla più da vicino.

Todi Appy Days in… Musica!

E per divertirsi insieme, dedicato agli APPassionati di musica, in programma per giovedì 25 ci sarà anche l’esibizione e premiazione delle band finaliste del contest “Pump App The Volume”, indetto in collaborazione con il MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, e Venerdì 26 le performance di Fabio Bonelli e Giacomo Mazzuccato alias Yakamoto Kotzuga, proposte da Rockit.

Chi desidera ballare, potrà farlo Sabato 27 a suon di App-Jockey grazie agli studenti del corso di Sound Design dello IED di Milano che realizzeranno una performance musicale e sonora che esplora le potenzialità delle applicazioni più diverse: un piccolo viaggio nei suoni sintetizzati, registrati e trasformati dai dispositivi mobili (telefoni e tablet) attraverso una serie di App dedicate al suono.

Ve lo abbiamo detto che a Todi come partner ci siamo anche noi di Ninja Marketing? Potrebbe essere l’occasione per conoscerci, che ne dite? 🙂

La Social Media Week arriva nella Capitale!

La Social Media Week arriva nella Capitale!

Anche Roma, spesso dimenticata dagli eventi sul digital, sarà protagonista della Social Media Week 2014, la settimana internazionale dedicata al mondo social e all’innovazione digitale. La data è vicina: segnate sull’agenda come occupati i giorni dal 22 al 26 settembre, perché le attività, gli eventi e gli incontri saranno davvero tanti!

Il motto dell’evento, on air in contemporanea in 5 continenti, sarà “The future of now: always on, always connected”.

Connessi sempre, quindi, e in ogni settore. Saranno infatti tantissimi i temi che verranno affrontati nel corso della settimana: dal social advertising al crm digitale, dal marketing online nella politica, a quello del commercio elettronico, passando per la digital music, i pagamenti e la social tv, argomento che tra l’altro sarà affrontato venerdì 26 da una delle nostre Ninja, Nunzia Falco Simeone!

E adesso veniamo agli aspetti pratici: come registrarsi e come scoprire il programma? Ovviamente sul sito internet, dove sarà possibile trovare l’elenco dettagliato delle attività previste a Roma, eventi svolti principalmente nel centro storico: dal Montecitorio Meeting Centre alla sede di Business International, passando ad altre location esclusive.

E voi, a quale panel sarete presenti?

Apple Pay è la vera One More Thing?

One more thing è probabilmente l’espressione più importante e ricordata nei Keynote di Steve Jobs. Con questa frase infatti si identificava un prodotto o un servizio “rivoluzionario“, capace di inventare nuovi bisogni nei consumatori portando di fatto Apple ad essere una delle compagnie più potenti ed influenti al mondo.

Per questo, ha fatto davvero rumore quando Tim Cook, per la prima volta dopo Jobs, ha riutilizzato questa frase durante l’ultimo keynote per presentare l’Apple Watch, il primo dispositivo wearable di Apple. La sensazione però, rimandando la prova dell’Apple Watch al 2015 (quando sarà disponibile al grande pubblico) è che sia stata un’altra la rivoluzione di Apple: Apple Pay.

Dopo la presentazione al pubblico dei nuovi iPhone 6 ed iPhone 6 Plus (che nelle prime 24 ore di prevendita e nei paesi in cui era possibile effettuarla hanno venduto 4 milioni di esemplari, stabilendo un nuovo record), si è passati alla dimostrazione di Apple Pay, la nuova idea per “eliminare il portafoglio e le carte di credito presenti in esso”. Cardine di questo sistema, oltre ad un chip hardware di sicurezza ed il Touch ID (presente sin dall’iPhone 5S) è l’NFC.

Dopo gli anni in cui Apple non aveva mai adottato questo protocollo (contrariamente a molti dei suoi competitor), preparando il terreno per una rivoluzione commerciale e a misura di consumatore con iBeacon, adesso NFC è presente nei nuovi iPhone 6 ed è il cardine di questo sistema di pagamento, che può essere in store ed online (in quest’ultimo caso, anche tramite l’iPhone 5S e il suo lettore di impronte digitali).

Come affermato direttamente da Apple, NFC rimarrà però per il momento utilizzabile solamente per Apple Pay (quindi non sfruttabile per gli altri usi che vengono invece permessi dagli altri sistemi operativi). Forse una mossa per garantire come priorità lo sviluppo di iBeacon. Ma, rimanendo comunque a questa novità, come mai Apple ha deciso di optare proprio ora per l’adozione di questo protocollo?

Come rilevato da molta della stampa specializzata oltreoceano il tempismo è abbastanza sospetto, e va ricercato in un dettaglio che affonda le sue radici nella differenza dei pagamenti tra USA ed Europa. La maggioranza dei POS degli Stati Uniti infatti è ancora legata al vecchio meccanismo dello “swipe” della carta di credito, seguito dalla firma dell’acquirente. In Europa, al contrario, i pagamenti con carte di credito contenenti il chip di sicurezza sono una realtà ormai consolidata, con pagamenti contactless che sono già una realtà ed in costante aumento, con dati che gli analisti stimano in circa 100 milioni di contactless cards in Europa (un quinto delle carte di credito in circolazione) e circa un milione e mezzo di terminali contactless.

Le banche statunitensi dovranno adeguarsi al sistema “europeo” entro Ottobre 2015. Questo, ovviamente, vuole dire l’acquisto di nuovi POS: quale migliore occasione per dotarsi di POS evoluti contenenti NFC e permettere, quindi, pagamenti in mobilità anche con il sistema di Apple? Sistema che, tra l’altro, contiene già centinaia di milioni di carte di credito memorizzate nei vari Apple ID?

Oltre a questo, ciò che rende Apple Pay potenzialmente disruptive è la combinazione fra la soddisfazione del bisogno di sicurezza nell’effettuare le transazioni ed il valore dell’esperienza utente che il metodo garantirebbe. Secondo Tim Cook infatti, è proprio quest’ultimo il maggiore elemento che deve essere considerato in un pagamento, per renderlo veramente efficace (e riuscire dove molti altri hanno fallito o non hanno sfondato come ci si aspettava: Google Wallet è un esempio).

Tutte le carte di credito infatti verranno memorizzate in Passbook, applicazione contenuta di default in iOS, senza che il numero della carta stessa venga archiviato né sul dispositivo né sui server Apple. Come si vede nel video, pochi secondi sono sufficienti per il pagamento in un negozio che avviene – lato utente – tramite l’utilizzo della propria impronta digitale (con Touch ID). Lato hardware invece, nel Secure Element contenuto nello smartphone viene memorizzato un account number, sicuro e monouso (con un processo di tokenizzazione) che è utilizzato per la transazione con il POS Contactless compatibile. Al momento del pagamento viene inoltre generato un dynamic code, che sostituisce il numero di sicurezza a tre cifre presente sul retro della carta di credito.

“La sicurezza e la privacy sono i punti cardine di Apple Pay. Se un utente usa Apple Pay in un negozio o in un ristorante, il personale di cassa non vedrà più il suo nome, il numero di carta di credito o il codice di sicurezza: così si riduce il rischio di truffe,” ha recentemente dichiarato Eddy Cue, Senior Vice President di Internet Software and Services di Apple. “Apple non raccoglie i dati relativi alla cronologia degli acquisti, perciò non sappiamo cosa comprano gli utenti, dove acquistano o quanto hanno pagato. E se l’iPhone viene perso o rubato, con Trova il mio iPhone si possono sospendere velocemente i pagamenti da quel dispositivo.”

Questo sistema funziona anche per i pagamenti online, in maniera del tutto semplice e pagando tramite il pulsante Apple Pay dedicato che verrà adottato dai siti ecommerce. Interessato indiretto (ma non troppo) in questo ambito sembra essere Paypal, al momento escluso dall’accordo: quest’ultimo infatti utilizza la stesso principio da molti anni, ma Apple, con la sua peculiare integrazione tra hardware e software (anche l’Apple Watch potrà effettuare micro transazioni), ha un’importante carta da giocare. Tanto è vero che, con riferimento al recente leak delle password di alcuni account iCloud di famose celebrità (dovute alla debolezza della password, non a bug di iCloud) Paypal ha pubblicato un advertising polemico su una pagina del New York Times, forse non del tutto riuscito:

In più, la possibilità di aggiungere una carta di credito fisica semplicemente fotografandola e memorizzandola in Passbook, aggiunge ulteriore semplicità ed efficacia all’esperienza utente. Verrà rilasciato inoltre un set di API che consentirà agli sviluppatori di integrare Apple Pay in molti servizi online.

Apple Pay sarà disponibile da Ottobre con un aggiornamento dedicato di iOS 8, ma soltanto negli USA. E qui è possibile trovare un paradosso: l’Europa, come già spiegato in precedenza, ha una rete di carte di credito e dispositivi contactless già abbastanza sviluppata, dato che i maggiori player di carte di credito (Mastercard, Visa ed American Express) hanno speso parecchia visibilità in questa tipologia di carte di credito durante gli ultimi anni. Negli Usa sono solamente 220.000 i POS Contactless ad oggi disponibili. Questo però dovrebbe risolversi in un breve periodo, almeno stando alle dichiarazioni di Steve Perry, Chief Digital Officer di Visa Europe, il quale ha affermato sul sito dell’Ansa: “stiamo collaborando con Apple e con le banche del consorzio di cui facciamo parte per portare questo nuovo servizio sul mercato europeo“.

Ad oggi sono molti i marchi che negli Stati Uniti hanno deciso di collaborare con Apple e supportare Apple Pay. La grafica sotto riporta alcuni tra i più famosi per i pagamenti in-store.

Photocredits @apple.com

Mentre per quanto riguarda il mondo online:

Photocredits @apple.com

Apple guadagnerà anche dalle transazioni effettuate dagli utenti: una mossa che, secondo i dati forniti da Bloomberg, potrebbe fruttare all’azienda una fetta degli oltre 40 miliardi che le banche incassano ogni anno dai cosiddetti “swipe fees“, le commissioni interbancarie dovute al rischio di frode. Un articolo del Financial Times riporta circa 15 centesimi ogni 100$ di spesa: Apple riuscirebbe quindi a diventare una sorta di “società di servizi” per le banche, una mossa che prima di oggi non era mai riuscita a nessuno – nemmeno a Google.

Tutto questo verrà accettato dalle banche e dai gestori delle carte di credito? Al netto infatti di commissioni da devolvere ad Apple e, forse, una minore visibilità dei marchi del credito, probabilmente si: questo soprattutto perchè l’adozione del sistema Apple, con la sua possibile portata, potrebbe incrementare verticalmente il mercato delle transazioni con carta di credito, previsto da una ricerca di Forrester entro il 2017 pari a 90 miliardi di dollari. Una cifra esorbitante, e che potrebbe essere raggiunta anche grazie alla nuova One More Thing di Apple.

Anche i tassi di interesse e le commissioni delle transazioni, proprio per favorire questo sistema, potrebbero abbassarsi, anche sotto la commissione richiesta per il pagamento con carta di credito tradizionale: l’elevata sicurezza infatti, dovrebbe rendere tutto questo possibile.

Solo vantaggi quindi? Possiamo dimenticare tranquillamente la carta di credito a casa come suggerito da Tim Cook, mostrando entusiasticamente e per ben due volte, durante il Keynote, il video di come pagare con Apple Pay? Probabilmente (almeno per ora) no. Apple si focalizza su usabilità, sicurezza e soprattutto semplicità, tre elementi che prima di oggi non erano mai stati combinati insieme in maniera così chiara ed efficace. Ma gli utenti saranno disposti a pagare con i propri telefoni in luogo delle loro carte di credito? E sopratutto, nonostante la sicurezza garantita dal Software Element e dal Touch ID, quale sarà il grado di resistenza ai tentativi degli hacker (anche se, verrebbe da dire, clonare una carta di credito tradizionale potrebbe essere molto più facile)?

Riguardo al mercato italiano, oltre all’incognita dell’accoglienza da parte degli utilizzatori da sempre abituati ad usare in maggioranza il contante (tanto è vero che, ad esempio, Amazon.it ha introdotto il pagamento in contanti specificatamente per il nostro paese), bisognerà capire quale sarà la posizione delle banche e degli operatori telefonici. Questi ultimi hanno investito (forse in ritardo) nei pagamenti contactless e con Apple Pay si ritroverebbero “tagliati fuori”.

Le banche hanno ovviamente la necessità di accordarsi con Apple per fare funzionare il sistema dei pagamenti (così come avviene negli Usa, in cui sono stati stretti accordi commerciali con i maggiori istituti di credito proprio per questo motivo), ma ci sono aperture molto importanti in tal senso.

Ninja, voi usereste Apple Pay?

HubCab, l' app condivisibile amica dei tassisti

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Quando si parla di taxi, la mente vola subito a New York, dove infinite braccia si alzano per richiamare l’attenzione di quelle macchine gialle entrate nell’immaginario collettivo grazie ai film di ogni epoca. Che siano gialle, bianche o nere, proprio quelle macchine potrebbero scomparire a causa delle nuove app di cab-sharing (vedi Uber). A soccorrere i tassisti che, di fronte a tale fenomeno hanno assistito ad una drastica riduzione dei loro proventi, ci pensano i ricercatori italiani e americani del MIT (Massachussets institute of technology) di Boston e del Cnr (Centro nazionale ricerche) che hanno sviluppato un algoritmo per il taxi-sharing, che consente non solo di snellire il traffico nelle città, ma anche di ridurre i tempi di percorrenza del 30% e delle emissioni inquinanti.

HubCab e il “ride-sharing”

ride sharing

L’algoritmo di HubCab elaborato ha dimostrato come sia possibile condividere più di 150 milioni di corse usando un server per coordinare i dati provenienti dai cellulari dotati dell’app di taxi sharing. L’algoritmo, specifica Paolo Santi, primo ricercatore presso l’Istituto di informatica e telematica e co-autore dell’app, tiene conto di quattro fattori: il tempo, le coordinate GPS, la salita a bordo ed infine l’abbandono del veicolo. Per ogni corsa l’algoritmo deve essere in grado di identificare l’insieme di altri viaggi che si stanno sovrapponendo, al fine di conoscere e trovare il perfetto abbinamento per le corse da condividere in taxi. Dallo studio condotto si evince che ogni viaggio è condivisibile con altri 100 corse. Questa app sembra rispondere non solo alla richiesta d’aiuto dei tassisti, rimettendoli in corsa, ma anche alle problematiche ambientali contribuendo ad un mondo più green.

E’ indubbio che condividere una corsa in taxi permette anche un risparmio economico da parte degli utenti, mediante una riduzione delle tariffe. Lo studio pubblicato sulla rivista Pnas (Proceedings of the national academy of sciences) dimostra che se i passeggeri sono disposti a tollerare cinque minuti, e non oltre, di ritardo per un singolo viaggio, quasi il 95% delle corse potrebbe essere condivisa. “Naturalmente, nessuno dovrebbe mai essere costretto a condividere un veicolo”, chiarisce Carlo Ratti, professore presso il Dipartimento del MIT di Studi Urbani e Pianificazione (DUSP) e uno dei coautori, “tuttavia la nostra ricerca dimostra che cosa accadrebbe se le persone avessero la condivisione come opzione.” E’ di qualche giorno fa la notizia dell’incontro mondiale di tutti i sindacati dei trasporti tenutosi a Bruxelles. L’incontro è stato decisivo per elaborare una strategia contro tutte quelle app che, in via concorrenziale e a scapito dei tassisti, forniscono un servizio di trasporto automobilistico privato, mettendo in contatto gli utenti e i conducenti privati. E’ evidente che si tratta di una sfida globale con caratteristiche di liberismo senza regole, dove a vincere è il più forte.

Si alle nuove tecnologie a patto che siano regolamentate.