Come rendere accattivante un profilo Google+

Immagine tratta da googleplusblog.it

Provare a visitare il proprio profilo social in maniera anonima, cioe’ non essendo loggati con i propri dati, da fuori, può raccontarci molto di come sta andando la strategia social che si è deciso di usare. Un buon punto di partenza per valutare se si è fatto un buon lavoro. Se la nostra faccia social funziona. Se il come ci presentiamo agli altri è efficace.

E’ noto che una volta che ci imbattiamo nel profilo social di qualcuno, sia esso su Google+, su Facebook o su Twitter, decidiamo in pochi istanti se quello che abbiamo visto ci ha colpito e conquistato o non ci è piaciuto per nulla.
Ecco percè un’ottimizzazione intelligente, sia a livello di immagini sia di parole scelte, può essere la perfetta combinazione per riuscire nell’intento.

Vediamo insieme alcuni consigli di Guy Kawasaki per creare il miglior profilo possibile.

by Carli Jean Miller

Attenzione alla scelta delle immagini

Per conquistare chi capita sul nostro profilo esattamente in quei pochi secondi di cui scrivevamo sopra, è importante scegliere o creare al meglio le immagini che ci rappresentano.

L’ampio spazio che Google+ ci offre fra immagine, copertina e descrizione vanno utilizzati al meglio per mandare il messaggio che ci interessa arrivi subito agli altri. Devono essere immagini di qualità, affidabili, coerenti con quello che si vuol dire.

Usate tutto lo spazio a disposizione per raccontarvi al meglio. Potrebbe essere utile, per esempio, inserire una frase, un motto o una citazione che vi rappresenta.

Mostrare la faccia

La foto del profilo non può essere altro che il vostro viso. Se avete altri account social l’immagine deve essere la medesima su tutti: sara’ riconoscibile e creerete, così, il vostro social media logo.

Piccoli suggerimentio grafici:

  • lo spazio per l’immagine del profilo di Google+ ha forma circolare, tenetelo a mente nello scegliere la foto giusta;
  • fotografi professionisti affermano che una foto simmetrica risulta meno interessante di una simmetrica;
  • ricordate di scegliere una foto che illumini il viso e che lo renda ben visibile.

Attenzione alle dimensioni delle foto

Vero è che chi scorre un profilo Google+ vede i post con immagini relativamente piccole, ma nel caso di click viene visualizzata un’immagine più grande. Di questo bisogna tener conto nel momento in cui si condivide qualcosa.

Che brutto sarebbe cliccare incuriositi da un post e trovarsi davanti ad un’immagine sgranata?

by Tyssul Patel

Scegliere con attenzione il nome

Esiste un solo modo per rendersi facilmente trovabili dal maggior numero di utenti: scegliere un nome chiaro e facile da digitare e da ricordare. Un nome che dica tutto quello che c’è da dire su di voi immediatamente.

Mi raccomando – come già suggerito per l’immagine profilo – che sia lo stesso su tutti gli account social media!

Il motto

Google+ permette di inserire un “motto”, una frase che vi rappresenti, una sorta di mantra. La sua scelta va fatta con cura, anch’essa è una delle prime cose che devono conquistare in quei, ormai famosi, secondi… Vanno scelte 3 o 4 parole che raccontino in modo serio e chiaro chi siamo.

Vanity url

Se non l’avete ancora fatto, richiedete l’url personalizzato, in modo da non figurare solo come un numero.

Fornire informazioni dettagliate

Arrivati fin qui dovremmo avere un’immagine di Google+ vincente; ora tocca pensare ai dettagli. Quindi non scordate di aggiungere il maggior numero di informazioni rilevanti sul vostro profilo, alla sezione Informazioni; raccontatevi!

Sono tutte informazioni che possono giocare un ruolo fondamentale nella decisione dei vostri possibili follower.

I manichini diventano senzatetto con JWT Amsterdam

La crisi economica sembra non aver risparmiato nemmeno un’isola felice come Amsterdam. Il numero di senzatetto nella capitale dei Paesi Bassi è in costante aumento e BADT (acronimo di  Belangenbehartiging Amsterdamse Dak- en Thuislozen, associazione no-profit per aiutare i senzatetto) si adopera costantemente per portarli via dalla strada.

L’agenzia JWT Amsterdam ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi in favore di BADT per combattere questa dolorosa piaga sociale.
Per la campagna, costata 100 euro e una settimana di lavoro, JWT Amsterdam ha raccolto dei manichini usati, ha fatto ad ognuno una piccola fessura in testa in modo da farli sembrare un salvadanaio, li ha vestiti di stracci e portati in situazioni tipiche dei senzatetto con cartelli scritti a mano chiedendo donazioni per BADT.

La provocatoria campagna – supportata anche da un video – ha presto destato l’attenzione dei cittadini di Amsterdam che hanno notevolmente contribuito alla causa di BADT.

Il video:  A piggy bank for the homeless

Lo straordinario impatto ottenuto dalla campagna in favore di BADT è stato documentato anche tramite un video della durata di più di un minuto, in cui, oltre a “svelare” il backstage della stessa vengono ritratte le reazioni delle persone davanti a questi manichini. Tutto ammantato da un grande alone empatico in quanto viene tutto raccontato tramite scritte a pennarello su cartoni, come le richieste d’aiuto delle persone in difficoltà.

A piggy bank for the homeless from JWT Amsterdam on Vimeo.

La straordinarietà di questa campagna risiede nel paradosso della stessa: dei manichini, abituali simboli di moda e che si trovano nelle vetrine patinate, si “personalizzano” per conferire visibilità proprio agli invisibili, quelli che sono davvero umani ma abbandonati nell’oblio.

Lo spunto di riflessione deriva soprattutto dal fatto che i manichini non passano inosservati – anzi, come detto, richiamano l’attenzione di molta gente, contro la disumana indifferenza che solitamente viene inflitta ai senzatetto.

Lomo’Instant Camera: metà Polaroid, metà LOMO

Lomo’Instant: metà Polaroid, metà LOMO

Oggi sono tutti un po’ fotografi o, almeno, pensano di esserlo. Basta un semplice smartphone per riprendere il mondo da ogni prospettiva, ma il risultato non riesce sempre a catturare lo sguardo delle altre persone. Nell’epoca in cui tutti hanno la possibilità di scattare “belle foto” forse è ancora più difficile far emergere la propria arte. In passato il vero esperto si notava sin dalla scelta della pellicola, ma oggigiorno i rullini fotografici sono caduti nel dimenticatoio.

Solo chi ama le origini della fotografia continua a perseguire lo stile della lomografia che in passato si eseguiva con la famosa macchina LOMO. Ed anche se adesso basta un filtro di Instagram per ricreare lo stesso effetto, molti preferiscono restare ancorati al passato utilizzando non per forza fotocamere retro, ma anche nuove interessanti varianti come quella lanciata da Lomography: Lomo’Instant.

Lomo’Instant: metà Polaroid, metà LOMO

La particolare fotocamera riprende lo stile della vecchia LOMO, ma integra anche la caratteristica principale dell’amata Polaroid: le  pellicole autosviluppanti. Avrete tra le mani, dunque, una macchina fotografica istantanea con design old-style dotata di un sistema di lenti avanzato che conquisterà facilmente l’interesse degli appassionati del settore.

Lomo’Instant include tre tipi di lenti: una Lente Grandangolare Integrata e Lenti Fisheye e da Ritratto attaccabili (la macchina fotografica viene commercializzata solo con la prima). Inoltre, offre la possibilità di scattare in tre diverse modalità con flash o senza flash.

Lomo’Instant: metà Polaroid, metà LOMO

Attualmente Lomo’Instant sta cercando di conquistare i finanziatori tramite Kickstarter, ma il trionfo della sua raccolta fondi è già segnato: l’obiettivo era quello di raccogliere 100.000 dollari ed attualmente hanno già incassato oltre 900.000 dollari. Le prime fotocamere sono previste per Novembre 2014.

Volete finanziare questa macchina fotografica? Non perdete altro tempo e raggiungete la pagina del progetto creativo.

Expo delle startup in Lombardia con Crosscreativity

Crosscreativity promosso da Regione Lombardia, grazie al progetto europeo Creative Companies in  Alpine Space (CCAlps) al suo terzo anno di attività, rappresenta un’ottima occasione per vivere due giornate dedicate ai temi dell’innovazione e alle start up culturali e creative. 

Crosscreativity ed Expo delle Startup per la community di innovatori

Realizzato con Expo delle Start up e in collaborazione con Unioncamere Lombardia, Politecnico di Milano e Meet the Media Guru, Cross Creativity ambisce a costruire una “community” di innovatori attraverso incontri e confronti.

In Lombardia la fiera diventa Expo

Expo delle startup, ex“Fiera delle startup”, ha infatti cambiato non solo denominazione ma anche location (lo scorso anno fu realizzata nella sede del Sole 24 ore in via Monterosa a Milano), riferendosi all’esposizione universale e dimostrandosi nuovamente un ottimo concorso per le realtà più promettenti dell’ecosistema. Si tratta infatti di 100 startup, selezionate tramite like ai video di presentazione caricati online nelle scorse settimane. accorse da tutta Italia per presentarsi al mondo degli investitori e concentrare le attività di networking nella capitale lombarda, che nel 2015 sarà sede del Global entrepreneurship congress. Le stesse startup che lo scorso anno non si erano ancora costituite e si presentavano solo con un banchetto, biglietti da visita e un roll-up, quest’anno sono una partita iva, uno staff e degli advisors: la passata edizione dell’evento ha fornito la possibilità di incontrare potenziali investitori ed approfondire le business ideas. Difficile parlare di tutte le cento idee, i cui video di presentazione sono comunque disponibili sul sito della competizione. Ho scelto di citarne cinque, alcune di cui ho già scritto, altre che mi hanno colpito per l’idea, e nonostante siano in fasi di sviluppo completamente diverse, c’è chi è già finanziato rispetto a chi ha appena costituito il team. Tutti progetti  con un unico obiettivo comune: mettersi in gioco per realizzare la propria idea.

Spotlime, l’app che illumina i tuoi eventi

Qualche settimana fa ho intervistato Francesco Rieppi, il CEO di Spotlime, da allora seguo i loro consigli sui canali social e ovviamente utilizzo l’application che sta imparando dalle mie scelte, proponendomi grazie ad un algoritmo di intelligenza artificiale, solo eventi in linea con i miei gusti. Francesco ci ha aveva raccontato quanto fosse fondamentale per Spotlime effettuare un’eccellente event curation.  

Sjuga, crea un sito direttamente dalla pagina Facebook

Realizzata dai ragazzi dell’agenzia Crispy Bacon di Bassano del Grappa e presentata al Web Summit di Dublino nella versione 1.0, Sjuga consente di trasformare una pagina Facebook in un sito,sia che si tratti di una persona, un’azienda o un’ecommerce. Da poco rilasciata la versione 2.0 è disponibile con tre diverse fasce di prezzo, dalla gratuita ai 12 dollari al mese con tutte le integrazioni social. Uno strumento semplice che consente di avere in pochi clic un sito sincronizzato con la pagina propria pagina Facebook, di conseguenza con tutte le future pubblicazioni.

iPassme, mobile wallet per le aziende

Il mio primo articolo Ninja trattava di Beacon made in Italy, di startup digitali che sfruttano il potenziale della tecnologia bluetooth low energy 4.0. Rientrano tra i veterani della fiera, non avevano una società lo scorso anno, ma avevano già le simpatiche spillette brandizzate e le idee chiare sul loro prodotto. Nel frattempo continuano a macinare nuove partnership e collaborazioni, come per i 13.107 downloads del ticket iPassMe per il live blog di iPhone Italia durante l’evento Apple WWDC2014.

Cliquer,campagne fedeltà personalizzate

Arrivati direttamente da Roma, appena concluso il programma di formazione di InnovactionLab, il team di Cliquer non si è fatto  scappare l’occasione di partecipare all’evento milanese alla ricerca del primo seed. Cliquer è un sistema innovativo per la gestione delle campagne di marketing e fedeltà altamente personalizzate. Il progetto di lancio è Cliquer Sport, che ha come principali clienti i circoli sportivi. Disponibile la versione Alpha già in fase di test nei primi circoli sportivi di Roma.

Networkmamas, consulenza al femminile

Un portale di corsi online e telelavoro che vanta ad oggi più di 200 mamme attive, dalla grafica, all’esperta di web marketing. Come nelle migliori storie di startup, Networkmamas nasce da un bisogno reale e sentito: il problema di trovare o mantenere un lavoro per le neomamme, come è successo a Cristina Interliggi, founder di networkmamasdisoccupata per caso dopo la nascita del primo figlio. Partiti da Torino, sono da poco entrati a far parte del portfolio di Digital Magics grazie al progetto Rcs Nest.

Chip Shop Awards: le migliori pubblicità politicamente scorrette


Esistono vari e molteplici tipi di pubblicità nel mondo: ci sono quelle che ispirano, quelle che emozionano, quelle che divertono.

Ogni pubblicitario sa bene che esistono delle regole e degli schemi per fare comunicazione. Per soddisfare le esigenze del cliente queste regole vengono rispettate, sacrificando la propria creatività. Ma non per forza deve andare così!

Si è recentemente conclusa l’undicesima edizione dei Chip Shop Awards tenutasi al Ministry of Sounds di Londra.
I Chip Shop Awards sono una competizione senza regole in cui i creativi in gara hanno carta bianca in termini di originalità, uso del linguaggio e scorrettezza dei contenuti. Quindi i premi vengono assegnati proprio per la capacità di inorridire e offendere.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=PYE0nWeLDzE’]

Una competizione senza frontiere dove i creativi la fanno da padrone andando a scavare nel dark side della pubblicità, quello che in ufficio di solito si tiene nascosto. La competizione è aperta a tutti sia per chi è del campo sia chi non lo è, rappresenta un bacino che raccoglie nuove e originali idee, magari non proprio adatte a tutti.

Ecco una selezione dei vincitori in diverse categorie, coprite gli occhi ai bambini!

Best use of bad taste

Best Remake of an Existing Advert

Best use of a celebrity

Best ad based on a topical news story/breaking news

It’s so wrong it’s right

Best use of a shop window postcard space

Best use of a future technology/technology that doesn’t exist yet

Best use of Logo

Best work for a brand you haven’t a hope of winning

Best use of outdoor space

Best use of sarcasm in an ad

Best use of plagiarism

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=SoS84Um_tbo’]

Non è finita qui!
Le categorie sono tantissime e i partecipanti hanno dato proprio il meglio di loro stessi. Per approfondimenti e curiosità su gli altri vincitori basta andare sul sito dei Chip Shop Awards o scoprire i vincitori dell’edizione precedente.

Vacanze da ninja: 3 app emergenti di cui non potrai più fare a meno

Italiani, un popolo di santi, poeti e navigatori. Soprattutto in mobilità. L’estate sta ormai per entrare nel vivo, portando con sé le tanto agognate vacanze da vivere all’insegna del relax, del divertimento e… dello smartphone.

I social network e le app dedicate hanno ormai rivoluzionato il modo di pianificare e vivere i nostri viaggi, divenendo anche il trait d’union per eccellenza tra turisti e player del settore: TripAdvisor ci porta dritti nel ristorante migliore, Airbnb ci offre pernottamenti caratteristici ad un prezzo da sogno, BlaBlaCar ci fa viaggiare risparmiando, SkyScanner ci fa prendere il volo perfetto in tutta semplicità.

Ma per noi Ninja, geek inguaribili e digital addicted, non è mai abbastanza, costantemente alla ricerca di una nuova chicca da sfoderare con amici e colleghi. Quest’estate stupiteli così: ecco 3 app emergenti per le vostre vacanze a cui non potrete più fare a meno, garantito!

Freeppie, quando essere social conviene

Se in Italia essere Major su Foursquare equivale molto spesso ad una misera birra gratis, con Freeppie il nostro spirito social verrà finalmente premiato: fotografa, recensisci e condividi per guadagnare punti da spendere in pernottamenti, pasti, biglietti e servizi scontati o addirittura gratuiti.

Il concetto è semplice: se sei un turista, più racconti e più ti conviene; se sei una struttura aderente, più offri e più ha la possibilità di promuoverti, raccogliere feedback e far parlare di te positivamente. A win-win situation, don’t you?

SeatGuru, e il tuo volo non ha più segreti

Oltre i confini europei non è esattamente di primo pelo, qui però in pochi conoscono i vantaggi di una app che (non a caso) è stata acquisita da TripAdvisor. Cerchi un volo? Hai subito l’andamento dei prezzi mese per mese. Cerchi informazioni su partenze e atterraggi? Puoi verificare lo status e gli orari di decollo e di atterraggio previsti per ogni viaggio.

Vuoi saperne di più sul tuo volo? Per ogni aereo hai a disposizione la mappa dei posti a sedere e per ognuno il numero, la classe e gli optional corrispondenti, visualizzabili con un semplice tocco. Un’unica  pecca: al momento SeatGuru parla solo in dollari.

Swarm, incontrarsi è più semplice

Se invece passerete le vacanze a casa, potete giocare con uno degli spin-off più chiacchierati del momento: in attesa di vedere Foursquare nella sua nuova veste business oriented, Swarm ne ha raccolto l’eredità più ludica. La geolocalizzazione permette di sapere se in zona si trovano i nostri amici, importabili anche da Facebook e Twitter.

Programmi per la serata? Basta creare un “piano”, una conversazione condivisa: ecco come bypassare Whatsapp, con il vantaggio di coinvolgere le persone in zona che realmente potrebbero partecipare. Ovviamente, per sapere cosa c’è di bello da fare sul territorio, si ritorna subito su Foursquare. Il risultato? Servizio complessivamente migliore ed esperienza utente amplificata.

Secondo voi quali saranno le app emergenti dell’estate? Se avete qualche chicca da condividere, segnalatecela con un commento!

Intanto potete trovare in fondo all’articolo i link a tutte le app!

Twitter: oltre i 140 caratteri c’è di più. Ecco 3 ultime novità

twitter_oltre_i_140_Caratteri

Dopo le funzioni speciali dedicate ai Mondiali di calcio, Twitter introduce sul suo social network gli embedded tweet e le gif animate. Due novità importanti quasi a voler dimostrare che quei 140 caratteri, a Twitter, cominciano a stare stretti.

Le Gif animate

Dopo Tumblr, che ha fatto delle gif uno dei suoi punti di forza, Google+ e Pinterest, anche Twitter dice sì alle gif animate. La notizia è infatti di ieri sera, comunicata dall’account ufficiale di Twitter, ovviamente, con un cinguettio. Ad oggi le gif animate sono supportate solo nella versione web di Twitter e nelle app per iOS e Android (penalizzati, dunque, i possessori di Windows Phone).

 

E se vi state già allarmando sulla possibile quantità di dati scaricati inutilmente dai vostri piani telefonici, non preoccupatevi: le gif non vengono attivate automaticamente, ma previo click sul bottone “play”. Almeno ad un primo sguardo, quindi, lo stream non dovrebbe risultare caotico e disordinato.

Embedded tweets

E a sottolineare il fatto che forse 140 caratteri non bastano più, è anche la nuova funzione disponibile in app mobile di embeddare i tweet nei… tweet. Un modo utile per condividere il contenuto di un altro utente e commentarlo, cosa che spesso è difficile con i retweet a causa del numero di caratteri disponibili limitato.

Per farlo, basta utilizzare il tasto “copia link” e incollarlo nel nuovo tweet che volete inviare. Il risultato sarà più o meno così:

Traduzioni automatiche

Infine, forse per facilitare la lettura dei tantissimi tweet sui Mondiali scritti nelle lingue più disparate, Twitter ha introdotto una traduzione automatica dei tweet operata attraverso Bing, visibile sia dalla app sia da web.

Per queste ultime due novità, tuttavia, Twitter non ha rilasciato alcuna comunicazione ufficiale, pertanto potrebbe trattarsi di due funzioni ancora in fase di test che però, siamo certi, saranno ben apprezzate dalla comunità del social cinguettante se implementate ufficialmente.

#Facebookdown. Di nuovo [BREAKING NEWS]

Se da qualche minuto non riuscite ad accedere a Facebook, non preoccupatevi, non siete i soli.

Questo è il messaggio che compare a chi tenta di accedere al social. Il problema sembra essere diffuso in tutto il mondo, scatenando come sempre la felicità del rivale Twitter per la mole di tweet con hashtag #facebookdown. Con tanto di “cavalcate d’onda” stile Oreo:


L’ultima volta era stata ad Ottobre, e come allora la polemica in rete impazza.

UPDATE: alle ore 10.30 circa Facebook è tornato attivo.

Ultimamente in casa Zuckerberg ci sono parecchi disservizi, dal blackout di Whatsapp a quello di Facebook. Che sia ora che gli utenti inizino a guardarsi intorno?

Ringrazio per la collaborazione Rosanna Perrone, editor della sezione Business, che durante il #facebookdown ha partecipato alla stesura dell’articolo con alcune considerazioni molto importanti per chi si occupa di social media marketing:

Quale danno potrebbero subire le aziende di tutto il mondo se il disservizio non dovesse risolversi subito? Facebook sarà tenuto a risarcire una perdita economica?

Social CRM e Big Data: quattro chiacchiere con Marco Magnaghi

Marco Magnaghi, special guest del Corso Intensivo in Social Media Marketing

Marco Magnaghi, special guest #NinjaRoma14

Marco Magnaghi si occupa di Media e Digital. Sin dal 1996 si dedica con passione al web, affiancando agli studi le prime esperienze con portali e start up. Dopo la laurea in Economia lavora nel mondo del Consulenza Direzionale e del Largo Consumo, dove si occupa non solo di strategia aziendale, marketing, innovazione, comunicazione e digitale, ma anche di formazione. Ai manager e i professionisti offre una visione sui trend evolutivi e spiega loro come calarli concretamente nei processi aziendali di comunicazione e contatto. Sarà lo special guest della seconda giornata del Corso Intensivo in Social Media Marketing della Ninja Academy.  È autore del libro Social CRM, email, social media e web 2.0: creare nuove relazioni con i clienti, edito da Hoepli.

Marco, ne parlano tutti con disinvoltura, ma a mio avviso pochissimi ne hanno una piena consapevolezza. Che cosa intendiamo per big data?

Bella domanda. Ti posso rispondere in modo accademico, dicendoti che i big data si chiamano così perché sono misurabili in termini di Petabyte (non è una parolaccia: sono un migliaio di terabyte, ovvero 10 alla quindicesima byte) o addirittura Exabyte, Zettabyte, YottaByte (1024). Nella realtà, sono pochissime le aziende che hanno moli di dati così importanti. Più utile, quindi, pensare ai Big Data, come dati destrutturati (che non seguono regole, formati, standard) e che cambiano spesso nel tempo, come tutti i commenti sui social network, blog, forum.  Per fare un esempio, pensiamo ai tweet prodotti durante la partita d’esordio della nazionale Italiana contro l’inghilterra: 415.000 tweet, apparentemente una infinità, ma pur sempre gestibili, per lo meno a livello basico, all’interno di un file di MS Excel 2010.

Il Big Data è quindi una moda (basta fare una ricerca su Google Trends per vedere l’impennata dell’interesse attorno a questo tema) ma è comunque un fenomeno positivo perché rappresenta l’evoluzione di un modello culturale che tende alla raccolta dei dati e alla valorizzazione e traduzione in informazioni.

Dal CRM al Social CRM: quanto e come sta cambiando il modo di trasformare strategicamente in output i dati dei clienti?

Il CRM è una di quelle parole che andavano molto di moda anni fa, che serviva per descrivere la “cura del cliente” in generale, dal call center che risponde ai problemi alla raccolta punti che dà diritto a sconti e premi.

Nulla di nuovo. Sin dai tempi antichi i commercianti si prendevano cura dei loro clienti, dai mercanti che conoscevano per nome i loro clienti e le loro preferenze, a forme di fidelizzazione come le raccolte punti: le prime si fanno risalire al 1793 quando,  nel New Hampshire, un commerciante offriva ai suoi clienti piccoli gettoni di rame che potevano essere collezionati e poi convertiti in prodotti gratuiti. La collezione della prova di acquisto cartacea vera e propria, utilizzata ancora oggi, si fa risalire alla Babbitt Company, la produttrice del primo sapone da bucato confezionato: nel 1851, raccogliendo 25 involucri del sapone, si riceveva in regalo una litografia a colori.

Il CRM “moderno” in Italia nasce negli anni ’90, con l’introduzione dei programmi di fedeltà basati su carte elettroniche esibite in cassa, che permettono ai consumatori di collezionare i punti a ogni loro acquisto, per poi accedere a sconti o premi, e alle aziende di raccogliere i dati in modo strutturato per analizzare le abitudini dei consumatori.

Per farti un esempio di quello che si può fare con i dati delle carte fedeltà: negli Stati Uniti il retailer Target ha messo a punto un modello, attraverso raffinate tecniche statistiche di data mining, che permette di calcolare un “pregnancy index” sulla base di alcuni acquisti che devono avvenire in contemporanea: latte detergente, calcio, zinco e magnesio, sapone, grosse confezioni di cotone idrofilo, salviettine, liquido igienizzante per le mani, una borsa più grande del solito, e altri prodotti. Nessun acquisto, da solo, fa pensare che la persona dopo 6 mesi avrà un bambino ma, dall’acquisto combinato di questi articoli, si può predire con un’attendibilità dell’87% dei casi che la cliente partorirà. Bisogna però andarci piano. Se legalmente un’azienda può raccogliere e analizzare i nostri comportamenti e preferenze, con il consenso dei clienti, altra cosa è assumere un atteggiamento commerciale troppo aggressivo: sempre negli Stati Uniti, un padre ha scoperto che la figlia sedicenne era incinta quando gli sono arrivati a casa solamente buoni sconto di vestitini e pannolini da spendere nei punti vendita di Target!

Si intuisce che il numero di informazioni che seminiamo ogni giorno su web e social media – le pagine che visitiamo, i form che compiliamo, i post che commentiamo, gli amici che abbiamo, ecc – offrono molte più informazioni rispetto a quelle descritte dai nostri acquisti. Ecco il potenziale del Social CRM: un patrimonio di informazioni incredibili che va gestito con cura per trovare nuovi clienti e fidelizzarli. L’abuso di questo approccio rischia di generare l’effetto “Grande Fratello” e quindi, la perdita del cliente.

É il ritorno alla conoscenza diretta del consumatore, per nome e cognome, dei suoi gusti e preferenze, anche se mediato dalle tecnologie e applicabile a milioni di clienti e reso possibile anche grazie ai Big Data.

Big data e PMI: quali sono le aspettative delle aziende italiane?

I dati, snelli o ciccioni che siano, servono per perseguire degli obiettivi. Il primo passo per aziende grandi o piccole è capire quali obiettivi ottenere: desidero incrementare l’apertura delle mail dirette (DEM)? Posso farlo richiedendo maggiori informazioni ai miei clienti, capirne gli interessi e suddividerli in segmenti e comunicare in modo più affine alle loro aspettative. Voglio proporre un nuovo prodotto e favorirne la prova? Posso proporre buoni sconto digitali e valutarne l’efficacia in tempi molto rapidi, modificando l’offerta o il valore dello sconto. Voglio pubblicizzare un mio prodotto ma solo in una città e per una precisa tipologia di consumatori? Posso creare inserzioni specifiche attraverso Facebook e ottimizzare gli investimenti, senza disperdere i messaggi. La metodologia di lavoro è la stessa sia per le grandi multinazionali che per le microimprese, perché le domande di base sono le stesse: come farmi conoscere? Come rendere rilevante la mia offerta? Come essere commercialmente più efficace? Sia per vendere un biglietto di un traghetto, sia per vendere un corso di cupcake (esempi non a caso perché descritti nel libro) la conoscenza del mio cliente mi può assolutamente agevolare. Una PMI può quindi iniziare inserendo una form di registrazione sul proprio sito, magari in una pagina un po’ curata e con un incentivo alla registrazione, e da lì fare analisi, dotarsi di uno strumento di email marketing (ce ne sono di gratuiti fino a 2000 invii), e provare a comunicare in modo diretto.

Social Media Marketing: quali tool deve utilizzare il marketer moderno?

Il tool principale è il buon senso: evitare di approcciare tutte le novità, tutti i nuovi canali “perché ci sono tutti” o perché “ ci stanno andando tutti”. Occorre capire cosa serve realmente all’azienda per raggiungere i risultati di marketing e, auspicabilmente, di business. Il Marketer deve quindi pretendere l’allineamento con gli altri colleghi, per essere certo che il suo lavoro sia utile all’azienda e possa realmente contribuire al raggiungimento di risultati importanti.

In termini operativi, per quanto concerne l’analisi dei risultati, web e social media prevedono nativamente degli strumenti per valutare l’andamento e la qualità delle visite, il numero di persone coinvolte in un social network, la progressione delle acquisizione, l’engagement rate, etc. La Social Analytics è la fase successiva, per chi desidera confrontare i propri risultati con quelli dei competitor o di pagine significative a cui ispirarsi. Per quanto riguarda il dialogo, all’aumentare del numero di pagine e account social gestiti serve introdurre strumenti per gestire centralmente la linea editoriale: penso a tool come Hootsuite.

Per quanto concerne il contatto diretto, disintermediato rispetto ai Social Network, imprescindibile è strutturare il sito web con landing page fatte bene, che chiedano poche informazioni e, possibilmente, diano incentivi alla registrazione (ebook, digital goods, concorsi, ecc). Con strumenti di email marketing si cerca di chiudere il cerchio: ho comunicato via social o via adv, ho offerto la possibilità per gli utenti di registrarsi, ho un database che posso usare per contattare direttamente le persone attraverso e-mail dirette.

Questo è l’insieme minimo di strumenti per chi voglia fare efficacemente il marketing (digital o social, anche se mi chiedo per quanto tempo continueremo a dover usare questo aggettivo).

Social Media marketing e lavoro: quali sono le figure richieste dal mercato e quali competenze devono possedere?

Qui lascio la parola a chi ne sa molto più di me. Non a caso nel libro intervisto Giulio Xhaet che, con il suo “Le nuove Professioni del Web”, risponde in modo puntuale a questa domanda. Mi limito a dire che i Data Analyst (per poi approdare ai Data Scientist) oggi possono essere molto utili quando si cerca di ottenere di più dal Digital Marketing in generale. Non intendo solo persone laureate in statistica o matematica con il massimo dei voti, ma chiunque sappia usare in modo un po’ evoluto excel: dalla classica Pivot e Vertical LookUp all’uso dell’R quadro (cose che si possono imparare tranquillamente, senza ambire a lanciare i razzi nello spazio).

Big data e contextual advertising: è possibile un approccio cookie-less, che rispetti la privacy dei clienti e dei prospect? Se sì, come?

Il tracciamento dei cookies è una realtà imprescindibile. Esistono tecnologie super spinte e raffinate per conoscere le persone e fornire messaggi pubblicitari il più affini possibili alle caratteristiche delle persone: visto che dobbiamo essere esposti all’adv, tanto vale che sia interessante! Programmatic Buying, Real Time Bidding.

L’ultima parte del tuo libro è destinata al Social caring: quali sono le nuove frontiere del customer care?

A lungo le aziende hanno creduto di poter usare i canali social per dialogare, ma nel rispetto di una linea editoriale pre impostata in modo unilaterale. Poi le persone, secondo le previsioni del Cluetrain Manifesto del 1999, hanno iniziato a saperne più delle aziende, a manifestare insofferenza e a pretendere spiegazioni. Rispetto alla riservatezza dei call center, una lamentela su una pagina di Facebook o su Twitter è pubblica, quindi potenzialmente dannosa per la reputazione aziendale. La censura è l’ultima delle possibilità, come dimostrato da alcuni casi clamorosi di qualche anno fa, e l’unico modo per mostrare credibilità è rispondere tempestivamente alle sollecitazioni praticamente in tempo reale o quasi: alle persone poco importa se una risposta, per essere confezionata, dovrà passare attraverso 4 uffici diversi in azienda. Tecnicamente le aziende posso usare direttamente Facebook o Twitter per rispondere, o trovare supporto nelle tecnologie dedicate (un esempio: www.socialbullguard.com), che ha senso utilizzare solo se viene definito un processo che regoli chi prende in carico le richieste, a chi devono essere inoltrate, chi deve rispondere, secondo quali tempistiche e canoni di risposta.

Vincenzo Cosenza, di BlogMeter, pubblica regolarmente una ricerca dove evidenzia le aziende da prendere come esempio, in termini di quantità di risposte assolute e relative e di tempo medio di risposta. Alcune  nuove tecnologie a disposizione per fare Social Caring, o Social Customer Care, offrono anche la possibilità di tracciare le richieste pregresse, vedere se e quante volte le persone hanno richiesto assistenza (evidenziando, quindi, i “perditempo” e chi ha la “lamentela facile” da chi ha davvero bisogno), valutare il klout score di chi scrive e collegare il profilo al CRM aziendale, per segmentare le richieste e valutare anche diversi gradi di urgenza nella risposta da fornire. Può non piacere l’idea che chi abbia un Klout score più alto potrà, teoricamente, ottenere una risposta prima di altri. In effetti, anche chi ha tessere gold nei programmi di raccolta punti e chiama i call center, quasi sempre ha una corsia “preferenziale” nella risposta.

Marco, svelaci qualche curiosità dal mondo dei big data.

L’università di Cambridge ha pubblicato uno studio nel 2013 dove emerge come è possibile descrivere i tratti della personalità dalla semplice analisi dei Like degli utenti di Facebook.

Gli attributi analizzabili sono l’orientamento sessuale, l’origine etnica, l’orientamento politico, la religione, il livello di soddisfazione della propria vita o anche l’uso di sostanze stupefacenti. Il modello proposto può essere applicato a qualsiasi insieme di dati in grado di descrivere una nostra preferenza, come le ricerche via web, la musica ascoltata in streaming (vedi i dati della carta fedeltà di Target, descritti in precedenza). La differenza è che i dati di Facebook sono pubblici e, attraverso Facebook Connect, sono facilmente ottenibili, sempre previa autorizzazione delle persone. L’aspetto curioso è vedere che chi ha fatto Like su “Thunderstorm”, o anche su “curly fries” appaia mediamente più intelligente degli altri; chi invece ha tra i suoi like  “I love being a mom” o “Lady Antebellum” risulterebbe invece meno intelligente.

L’algoritmo è stato sviluppato implementato da una start up Italiana, Cube You e può essere testato andando sul sito. Le applicazioni per le aziende sono interessanti: possono accedere a tutti socio-demo-psicografici delle persone, che accettano volontariamente il trasferimento dei dati, e possono quindi capire con chi si sta parlando, segmentare l’utenza in funzione delle caratteristiche e comunicare meglio.

Wind Business Award 2014, la tua idea startup per l'innovazione

 

Torna Wind Business Award l’iniziativa di Wind Business Factor, l’incubatore virtuale che aiuta le startup e le piccole e medie imprese a sviluppare il proprio business puntando su tre aspetti chiave: le relazioni, attraverso un business network di valore, le conoscenze, attraverso sessioni formative che consentono di acquisire competenze e capacità, le opportunità, attraverso la partecipazione a concorsi e le offerte dei partner.

Italian, Social e Digital Innovation

Dopo il successo delle precedenti edizioni, Wind Business Factor apre il programma a tre distinte categorie.
Saranno protagoniste idee startup di Italian Innovation, talenti del made in Italy nella moda, design, arredamento, food & wine, artigianato, nuovi makers. Insomma, tutti quei progetti punto di incontro tra il genius loci dell’Italia e l’innovazione globale delle nuove reti.

Ci sarà spazio anche per la Social Innovation, con idee, progetti, startup e iniziative sia profit che non profit che rispondano a bisogni sociali emergenti coniugando sostenibilità e innovazione nei campi dell’educazione, integrazione, smart city, accessibilità, green-tech, salute, etc.

Infine una terza sezione dedicata alla Digital Innovation aperta a tutte le idee, startup e imprese innovative che aspirino a competere sui mercati globali e sulle reti digitali con piattaforme web, applicazioni mobile, soluzioni hi-tech, etc.

Acquisire conoscenze e cogliere opportunità

Il business social network di Wind Business è un luogo ideale dove poter acquisire conoscenze, cogliere opportunità, trovare alleanze per sviluppare idee imprenditoriali e ricevere un aiuto concreto per la crescita della propria impresa.
Per questo l’obiettivo del Wind Startup Award è offrire opportunità immediate, concrete e gratuite per tutti gli imprenditori e aspiranti imprenditori attraverso una serie di strumenti messi a disposizione dei partecipanti.

Mentorship e tutoring per la stesura del business plan, la ricerca e la presentazione agli investitori; corsi di formazione imprenditoriale di tre settimane a San Francisco, grazie alla rinnovata collaborazione con la Startup School di Mind the Bridge, per una validazione personalizzata dei business model e una totale immersione nel mondo della Silicon Valley; programmi di accelerazione e di incubazione in Italia e all’estero in partnership con LUISS ENLABS “la fabbrica delle startup” e Bic Lazio. Infine un premio in denaro, per la startup o l’iniziativa profit e non profit candidata nella categoria Social Innovation, per un valore di 5.000 euro.

La community di Wind Business Factor

Wind Business Factor in questi anni ha raggiunto già alcuni importanti obiettivi, con una community di circa 19.500 imprenditori e innovatori sul sito ed oltre 17.900 sui principali social media, dando visibilità ad oltre 4.500 idee e startup iscritte alla business community. I visitatori della piattaforma, inoltre, possono usufruire di più di 470 video tutorial formativi ed interviste, realizzati appositamente per la Palestra online, con testimonianze di imprenditori, investitori e di esperti del settore.
Dal Wind Business Factor sono già uscite startup come StereoMood, Mangatar, Maison Academia, Ad Espresso, In3DGallery, SpotOnWay, Fattura24, Formabilio.

 

 

Partecipa a Wind Business Award e vinci con la tua idea innovativa

Se la tua idea ha la giusta originalità e innovazione partecipare è molto semplice, anche se il progetto è ancora da raffinare e la documentazione da sistemare. L’elemento più importante nella prima fase è infatti il networking nella community di coach, startup di successo e investitori di Wind Business Factor. Intanto ci sarà il tempo di crescere attraverso i video tutorial della Palestra, i webinar e gli eventi dal vivo.

Wind Startup Award è rivolto a studenti, liberi professionisti e giovani imprenditori che vogliano candidare la loro idea, il loro progetto o la loro startup, entro il 30 settembre 2014.

Per partecipare basta iscriversi e creare il proprio profilo e quello dell’idea/startup, scegliendo la categoria che meglio rappresenta il progetto imprenditoriale tra digital, italian e social. Il video o la presentazione dell’idea completeranno la scheda di partecipazione. Sarà poi una commissione tecnica, composta dal team di WBF, dai mentor e dai manager di Wind, a selezione conclusa, a decretare i progetti che avranno accesso alla shortlist delle migliori idee e startup nelle tre diverse categorie dell’Award.