La Battaglia delle Idee 2014: come funziona la sfida di pitch tra startup

Ormai manca poco a La Battaglia delle Idee, il mega-evento targato Ninja Marketing che ti permetterà di proporre la tua idea e vincere i premi giusti per realizzarla!

Hai presente le sfide tra rapper in cui gli sfidanti si scontrano a colpi di rime? Durante La Battaglia delle Idee è così che si scontreranno le startup in gara: un confronto/scontro diretto fra le idee.

Un’idea contro un’altra, cronometrate in tempi decrescenti fino alla vittoria,  mentre un vero dj hip-hop scandisce il ritmo della sfida e la mitica Kris Grove fa da maestra di cerimonia.

1: Presentazione delle idee

Nella prima fase ognuno dei partecipanti ha tre minuti a disposizione per esporre la propria idea. Ogni speaker potrà scegliere di presentare la propria idea come preferisce, proiettando delle slide su uno schermo, oppure in modi creativi (utilizzando dei video, delle scenografie, mimando scene o presentando plastici, disegnando l’idea) purché rispetti i tempi previsti.

2: Scontro diretto

Una volta presentate tutte le idee in gara lo staff Ninja comporrà i confronti diretti cercando di associare idee simili o paragonabili in qualche modo. I concorrenti, che si affrontano a coppie, hanno pochi secondi a testa per convincere la platea costituita da pubblico e giuria della bontà della loro idea. Si passa quindi alla votazione.

Le fasi successive si ripetono con la stessa modalità ma con sempre meno tempo a disposizione per ogni speaker. Round dopo round, le idee migliori superano i vari livelli del torneo fino allo scontro finale.

I vincitori.

Alla fine degli scontri emergeranno due idee vincitrici, una scelta dal pubblico e una dalla giuria tecnica, che saranno premiate con i premi messi in palio da Ninja Marketing e i nostri partner: un mese di coaching by 56Cube, corsi di Ninja Academy, consulenza in seeding e social media strategy by Viralbeat, consulenza in go to market strategy by Razorfish, un viaggio in Croazia per fare team building by SNAV, hosting web by OVH, libri di marketing by Dario Flaccovio Editore… e molto altro!

battlesa

Iscrivi la tua idea alla #BattleSA!

Vuoi metterti in gioco e sfidare le altre startup a colpi di pitch? Visita La Battaglia delle Idee e compila il form a te riservato!

Preparati a due giorni di training, networking e duelli all’ultimo sangue! Consulta qui il programma completo. L’appuntamento è per il 5 e 6 Luglio  al Teatro Ghirelli di Salerno!

E per raggiungerci, viaggia con Italo: chiamando il numero gratuito  060708 chiedi della promo Italo Ninja e prenota il tuo viaggio in treno con il 15% di sconto!

Mauro Lupi: ecco come il Social Business genera valore per le aziende [INTERVISTA]

Quello del Social Business è oggi un tema sempre più caldo, che interessa direttamente tutte le aree aziendali (marketing, gestione delle risorse umane, R&D per citare qualche esempio) e spinge le aziende di qualunque tipologia e dimensione a ripensare ai tradizionali processi organizzativi interni e di interazione con i differenti network di stakeholder di riferimento.

Un topic di grande interesse dunque, che da una prospettiva complementare merita di essere approfondito nei significati e nelle sue diverse declinazioni. Cosa si intende oggi per Social Business e Social Business Transformation, e in che modo questa nuova prospettiva permette di generare valore nel business? Per chiarirci le idee sul tema abbiamo coinvolto Mauro Lupi, Partner di OpenKnowledge e Speaker al Social Business Forum 2014, l’evento internazionale che si terrà l’1 e 2 Luglio al Marriott Hotel di Milano di cui vi abbiamo parlato di recente.

E’ nata un’intervista ricca di spunti, che permette sicuramente di chiarire molte idee a proposito dell’argomento. Curiosi? Non vi resta che leggerla! 😉

Buongiorno Mauro, grazie per questa intervista. Iniziamo con una definizione: cosa si intende per ‘Social Business’?

Buongiorno a tutti! Social Business è l’impianto strategico con il quale le aziende impostano un nuovo modo di posizionarsi sul mercato, in cui cambia il sistema di relazione con il mondo esterno e che coinvolge l’intera organizzazione. È ormai noto il deciso mutamento negli equilibri tra aziende e consumatore: quest’ultimo è “social”, non solo nelle relazioni tra i suoi pari ma anche verso le imprese. Ciò costringe ogni organizzazione a sviluppare un approccio al mercato di tipo bidirezionale e collaborativo, modalità che intaccano l’intero modo di fare business.

In cosa si differenzia il Social Business rispetto ad altri termini come ‘Social Media’ e ‘Digital Transformation’?

Sono termini attinenti ma diversi; in sintesi, possiamo dire che Social Business è l’impianto strategico complessivo che definisce il nuovo modo di fare impresa, la Digital Transformation è il framework di riferimenti contententi tutti i cambiamenti che le organizzazioni devono effettuare per via del digital; infine, i Social Media sono l’ambito specifico che identifica determinati canali online. Ed è con questo ordine che i tre concetti vanno considerati, mentre purtroppo le aziende partono spesso dall’approntamento di iniziative tattiche sui canali senza aver impostato prima le basi strategiche complessive.

In che modo il Social Business può creare valore per le imprese? Esistono a tuo parere realtà aziendali che più di altre possono trarne maggiore profitto?

Il valore principale di progetto di Social Business è quello di non perdere il treno della relazione con le persone, siano clienti, partner o collaboratori. Occorre superare l’obiettivo primario tipico delle aziende, concentrato su un funnel di vendita lineare dove le persone sono ‘spinte’ ad acquistare con compagne e iniziative di comunicazioni autoreferenziali. I consumatori sono stufi di questo approccio, ma a differenza di quanto accadeva fino a qualche anno fa hanno oggi maggiore potere di scelta, maggiori informazioni, maggior controllo nell’indirizzare l’offerta.

Non penso ci siano industry o strutture di aziende nelle quali il Social Business funziona di più. Semmai possono risultare differenti gli obiettivi prioritari e le modalità di implementazione, ad esempio tra organizzazioni di tipo B2B da quelle B2C. Indubbiamente, a beneficiare maggiormente di un orientamento al Social Business sono quelle realtà capaci di mettere davvero al centro dell’attenzione i loro clienti e quelle che valorizzano gli aspetti collaborativi (sia interni che esterni) nel fare business.

Ci sono sotto-aree tematiche del paradigma del Social Business che stanno oggi interessando maggiormente le aziende?

In termini di interesse è probabilmente il Content Marketing l’area in maggior fermento, se non altro perché codificata già da qualche anno. Ma anche perché la “guerra dell’attenzione” che si trovano a combattere le aziende di ogni tipo le costringe a trovare soluzioni alternative per raggiungere le persone e mantenere attiva e profittevole la relazione, possibilmente spendendo meno in advertising.

Comunque, i territori che innescano iniziative orientate al Social Business sono più di uno. E ovviamente i social media diventano la cartina tornasole all’interno delle organizzazione per misurare il livello di maturità raggiunto rispetto al Social Business.

Molto stimolante è anche il tema dei progetti di innovazione collaborativa (crowdsourging, idea management) i quali, se ben organizzati, testimoniano l’innata disponibilità a collaborare degli individui opportunamente ingaggiati.

3 consigli finali alle realtà organizzative che vogliono aprirsi al Social Business ma che non hanno ancora chiaro come.

  1. Verificare di conoscere davvero i proprio clienti (smettendola di considerarli “target”). Non solo “chi sono”, ma individuare interessi e passioni così come i bisogni e le criticità, anche non strettamente legate al business dell’azienda. Attraverso queste informazioni si riesce a viluppare una strategia di posizionamento che incroci le persone per quello che sono davvero e non come “elemento da colpire”.
  2. Imbastire logiche collaborative interne, per migliorare l’efficienza e – soprattutto – stimolare e motivare tutti i collaboratori.
  3. Individuare le piattaforme tecnologiche in grado di abilitare in maniera produttiva nuovi processi di collaborazione, marketing, relazione, misurazione.

 

Un grazie a Mauro Lupi: Ninja, voi siete tutti pronti per la Social Business Transformation? Knowledge for Change! 😉

In Extremis, divertenti scatti di persone cadute rovinosamente tra i propri oggetti

divertenti scatti di persone cadute rovinosamente

Movimenti goffi e cadute, si sa, suscitano sempre simpatia. Il fotografato Sandro Giordano ha dedicato a questo tema una raccolta di immagini nelle quali i protagonisti sembrano essere crollati rovinosamente in mezzo a oggetti feticcio che li caratterizzano e definiscono la loro personalità.

L’obiettivo della serie In Extremis (bodies with no regret) non è solo strappare una risata a coloro che le vedono, dietro queste immagini c’è una critica al materialismo che proprio gli oggetti sparpagliati nelle foto in un ordine solo all’apparenza casuale rappresentano.

Ecco le più belle immagini della serie, selezionate da Boredpanda.com

cadute rovinose nel tennis

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare [VIDEO]

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Garagista Beer è un brand di birra artigianale che ha recenetemente diffuso online una simpatica campagna per lanciare sul mercato una edizione limitata della sua birra in Sud Africa. “The Hipster Hijacking” è un video dallo stile indie – volutamente caricaturale – in cui un gruppo di hipster, che alla birra artigianale e alle edizioni limitate è risaputo non possono assolutamente resistere, prendono d’assalto un camion che sta trasportando le preziose bottiglie.

A fare da sottofondo alla razzia c’è il brano “The Raucous Calls of Morning” di Heyward Howkins, che rende lo spot un simpatico epigramma dell’immaginario legato all’universo indie.

Nei giorni successivi al lancio del video il brand ha creato un finto retroscena del video stesso, fingendo che la birra fosse stata davvero rubata, promuovendo la partecipazione ad un contest.
Nella descrizione del video infatti leggiamo:

Aiutaci a ritrovare la nostra birra e vinci una cassa di Limited Edition Garagista. Metti like alla nostra pagina Facebook e carica una foto degli hipster che sospetti siano collegati al furto usando l’hashtag #Garagistasuspect.

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Garagista Beer, la birra che tutti gli hipster vorrebbero rubare

Sembra che i colpevoli siano stati acciuffati, perché la birra nel frattempo è stata recuperata tutta, ufficialmente presentata e messa sul mercato 😉

Credits:

Production Company: The Institute
Director: Duvan Durand
Producer: Dana Van Vreden
Editor: Carlos Feyder
Sound Design: Gerdus Oosthuizen
PR Agency: Amplicon

Facebook adv: immagini più grandi nella colonna destra

foto via allfacebook.com

Certo con Facebook non ci si annoia mai. È infatti di qualche giorno fa la notizia che Facebook ha ufficialmente cominciato a proporre un nuovo formato per gli annunci nella colonna destra.

Sembra inoltre che dal primo agosto tuti i nuovi annunci creati saranno soggetti alla politica del testo in quantità uguale o inferiore al 20% dell’immagine, e dal primo settembre la regola si applicherà anche retroattivamente a tutti gli annunci già presenti.

Ma perché questa operazione? Ovviamente, per guadagnare di più.

Maggiori dimensioni, infatti, significheranno meno spazio disponibile, più concorrenza e quindi maggiori costi.

Ma un vantaggio c’è anche per gli inserzionisti: le immagini più grandi infatti permetteranno a chi pianifica le pubblicità di utilizzare le stesse immagini che sono utilizzate anche per le adv che appaiono in news feed, oltre al fatto che si riuscirà certamente a comunicare in modo migliore che non con minuscoli quadratini come è stato fino ad oggi.

Che ne pensate? Avete già cominciato a vedere le pubblicità più grandi nella colonna destra?

La Battaglia delle Idee: Roberto Ascione e la Disrupting Healthcare [INTERVISTA]

E’ uno degli interventi più attesi alla #BattleSA quello di Roberto Ascione – presidente di Razorfish Healthware, agenzia leader globale nella comunicazione digitale per il settore Healthcare. Nata nel 1996 a Napoli, l’agenzia è per tutti i ragazzi del mezzogiorno un esempio vivido di come intraprendere un business di successo sul territorio puntando tutto sull’innovazione e la sua forza creatrice.

In attesa di ascoltare il suo speech “Disrupting Healthcare: quando l’innovazione cambia la salute” scambiamo quattro chiacchiere veloci con Roberto sui temi principali de La Battaglia delle Idee 2014.

Se vuoi partecipare all’evento, prenota il tuo ticket gratuito qui!

 

Cosa significa per te disruption?

La disruption può essere ovunque e soprattutto un fenomeno disruptive non ha bisogno di essere necessariamente di grande portata almeno inizialmente. Infatti io penso che i fenomeni più disruptive siano quelli che riescono a cambiare una parte della vita di quante più persone possibile con la minima complessità.

Quali startup in ambito health ti affascinano di più?

Certamente due con le quali noi stessi collaboriamo. Videum che è la prima piattaforma per digital video nell’area salute a livello globale. PeopleWho che offre la creazione di community per pazienti con patologie croniche, aperta sia a pazienti sia a medici. Infìne 23me sebbene non sia più tecnicamente una Start-up ne conserva la mentalità ad iniziare dal contino sviluppo del prodotto.

Un tuo giudizio sul mercato startup del Mezzogiorno?

Siamo all’inizio e c’è molto da fare, ma la strada è giusta. Occorre lavorare sull’intero ecosistema e probabilmente selezionare tematiche di investimento su cui focalizzare veri e proprio cluster.

Cosmesi: la rivoluzione dai social media alla stampa 3D

Il valore dell’industria della cosmesi

L’industria della cosmesi e dei prodotti per la cura della persona vale 9.532 milioni di € (consumi nel 2013), coinvolge in Italia 600 imprese che producono il 65% del make-up distribuito nel mondo. Il persistere di una situazione economica generale sfavorevole si ripercuote anche sull’industria della cosmesi, dove, più che ad una riduzione effettiva degli acquisti, ha spinto il consumatore nella ricerca del miglior rapporto qualità/prezzo, e quindi a spostarsi verso prodotti appartenenti ad una fascia prezzo inferiore. 

Le esportazioni di cosmetici sono continuano a crescere, segnando a fine 2013 un incremento del +54,% vs il 2009, di cui un +11% è stato registrato tra il 2013 ed il 2012.  A trainare l’export sono i paesi emergenti come India, Cina, Estremo Oriente, nuovi membri UE, Paesi Arabi e America Latina, dove si registrano tassi di crescita estremamente interessanti (fonte Beauty Report 2014, Cosmetica Italia).

Come il web influenza il processo d’acquisto

Le imprese della cosmesi in Italia investono circa il 7% del loro fatturato in innovazione, tecnologia, ricerca e sviluppo – la media nazionale stimata per ciascuna azienda è del 3%. Il 44% degli investimenti “no food” in comunicazione è rappresentato dalla cosmesi (fonte Beauty Report 2014, Cosmetica Italia). Ma quanto questi investimenti influenzano realmente il processo d’acquisto?

Coloro che più influenzano ed orientano maggiormente gli acquisti dei consumatori sono gli utenti della rete con opinioni e recensioni, nel 34,4% dei casi per lo shopping online, nel 13,7% dei casi per chi si reca nei punti vendita. Seguono giudizi e consigli degli amici, che impattano al 24,4% sull’online e all’8,7% sull’offline.

A cercare informazioni su Facebook e Twitter sono l’11,8% degli acquirenti online ed il 7,5% dei consumatori tradizionali. I grandi media (tv e radio) influiscono sempre meno nel processo d’acquisto, quando questo avviene online infatti solo il 6,4% delle persone ricorda di aver visto alcune pubblicità, mentre nessuno si è ricordato di servizi ascoltati in televisione o in radio. I cosmetici sono prodotti che necessitano di essere provati e testati, il passaparola diventa quindi la leva su cui puntare.

In un’era sempre più digitale, dove anche il passaparola diventa globale, è necessario per le imprese rafforzare la propria presenza in rete, con focus sui social network che consentono l’interscambio di informazioni che i clienti vanno cercando.

La presenza dell’industria cosmetica sui social media

I brand della bellezza si raccontano sui social media attraverso i loro prodotti, presentandoli e mostrandone l’utilizzo grazie a partnership con make-up artist e beauty-blogger. I loro socil prediletti sono Facebook, YouTube e Twitter. Il Centro di Ricerca sui Media e la Comunicazione dell’Università Cattolica e Digital Pr hanno recentemente pubblicato unto il 5°Beauty Report dedicato alle 18 imprese di cosmesi e cura del corpo più rilevanti sul mercato italiano. Vediamo nell’infografica che segue il rapporto che questi 18 brand hanno con i social media.

E se tutto il make-up che troviamo sui social diventasse improvvisamente a portata di click?

Cosa accadrebbe se un giorno ciascuno di noi, dopo aver consultato blog e social vari  alla ricerca dei nuovi trend della cosmesi, fosse in grado di autoprodurre rossetti ed ombretti restando comodamente seduto sul proprio divano di casa sorseggiando la propria bibita preferita? Ciò che scritto così sembra un futuro distante anni luce, è già realtà!

Mink, adesso la cosmetica si stampa in 3D

Grace Choi, laureata ad Harvard, è pronta a portare pigmenti di colore all’interno di rossetti, ombretti, blush e persino fondotinta.. con pochi semplici click! La sua arma segreta? Mink, la stampante 3D per il make up.

Il lancio della stampante Mink è previsto entro la fine dell’anno, con un prezzo al pubblico di 300 dollari. Saranno inoltre commercializzati cartucce e materiali collaterali.

1, 2 … 3D la nuova sfida ai colossi della cosmesi

Come Mink rivoluzionerà il mondo della cosmesi? Come i grandi colossi difenderanno le loro nuance contraddistintive da questo attacco digitale? Quali opportunità di business si apriranno alle beauty-blogger grazie a Mink? Quanti nuovi brand-fai-da-te verranno commercializzati grazie alla combo Mink+e-commerce? In attesa di trovare risposta a questi quesiti vi lascio a meditare su quella che potrebbe essere una delle più grandi rivoluzioni della cosmesi.

Vieni alla #battleSA su Italo con gli sconti last minute per Salerno!

Ninjas, siete in fermento creativo per la #battleSA?

State facendo riunioni-fiume con i vostri team per affilare le vostre armi in vista della sfida, magari caricandovi  con la sountdrack ufficiale dell’evento su Spotify? Oppure state scrollando il sito www.labattagliadelleidee.it per appuntare in calendar gli speech e workshop gratuiti più interessanti per la vostra formazione? Magari, state solo pensando a cosa mettere nel trolley per passare questa due giorni di networking, training e divertimento.

Mentre fervono i preparativi, vi diamo un altro splendido motiv0 per essere dei nostri:

Italo è Official Ninja Transfer e vi offre una Promo speciale per raggiungere Salerno!

Prenotando entro il 02/07 un viaggio Italo per raggiungere La Battaglia delle Idee, potrete approfittare di un prezzo scontato pari al 15%, attivabile con questa procedura:

Chiamate Pronto Italo al numero gratuito 060708 dalle ore 6.00 alle ore 23.00 tutti i giorni dal lunedì al venerdi e comunicat all’operatore che desiderate prenotare il transfer con la promo “Italo Ninja” per La Battaglia delle Idee. L’operatore Italo vi fornirà tutte le specifiche relativamente alla scontistica.

Affrettatevi, la promo è valida fino al 02/07 alle 23! 😉 

Come vincere la battaglia social dei Mondiali 2014

mondiali CinnamonToast ‏

Tweet di CinnamonToast ‏@CTCSquares

I mondiali 2010 in Sudafrica sono stati uno dei primi eventi internazionali di sport contraddistinto dalla esplosione dell’uso dei social media. Durante la finale i tweet arrivarono da 172 paesi in 27 diverse lingue. In tutto sono stati 2,3 i miliardi di utenti coinvolti.

Twitter durante i Mondiali2010 - creata da @miguelrios

Pensate a quanto è aumentato in 4 anni il coinvolgimento delle persone tramite social media nella fruizione degli eventi sportivi, e a come le aziende possono entrare nel dialogo. Un esempio lo abbiamo visto due giorni fa con l’uscita dai mondiali dell’Italia.

Asciugate le lacrime per i nostri calciatori… lo show continua e, dunque, perché perdersi la possibilità di entrare in contatto con milioni di persone? Vediamo cosa si raccomanda nel web, per fare social media marketing “mondiale”.

L’uso dei social media durante gli eventi sportivi mette a disposizione uno spazio d’azione che non tutte le aziende sanno di poter sfruttare. Perché, allora, non cogliere questa occasione? Siete ancora in tempo.

Curare i contenuti in base ai propri follower

Questa è la prima regola da seguire. Inutile fornire i risultati delle partite minuto per minuto ad un pubblico che probabilmente è più interessato a commentare le fidanzate dei calciatori inquadrate durante il match, ad esempio; oppure prendere spunto da un cartellino giallo può essere utile se il vostro brand ha qualche legame con il colore giallo.

Ciò che verrà condiviso sui social durante i match va pensato per il vostro pubblico di riferimento, che seguirà l’evento in quel preciso momento. Sarà più facile farlo con una buona programmazione e più difficile in real time, anche se comunque possibile, come vedremo di seguito.

Contenuti programmati, in realtime ma anche un piano alternativo pronto

Ipotizzare i risultati possibili delle partite, avere un piano di riserva.

Avere delle infografiche già pronte e due immagini opposte l’una all’altra a seconda del risultato finale, vi permetterà di essere efficaci al momento giusto.

Prendete spunto dall’ormai famoso esempio di Oreo, che ormai ha fatto scuola durante il Super Bowl.

milka mondiali

www.facebook.com/MilkaIT

Non dimenticarsi dei competitor

Sottostimare gli interventi dei molti brand che faranno di tutto per essere coinvolti nel dialogo fra gli utenti è un errore. Allo stesso modo lo è non mappare le loro azioni, principalmente per due motivi:

  • potrebbero citarvi e dovrete essere pronti a rispondere;
  • potrebbero utilizzare una strategia simile, e se lo fanno prima di voi risultereste non creativi

Twitter prima di tutti ma…

Twitter, come abbiamo visto, è senza dubbio il miglior strumento per l’engagemment durante un evento sportivo, e quello più utilizzato; ma fate un’accurata ricerca e se i vostri follower sono più attivi su Facebook o Pinterest non dimenticatevene!

Nell’usare twitter è importante scegliere gli hashtag migliori a seconda delle situazioni. Inutile oggi fare riferimento al morso di #Suarez, ad esempio, dato che ha già avuto la sua massima esposizione in real time. Meglio tenerselo magari per raccontare i momenti del mondiale quando saranno conclusi.

Usare gli hashflag

Un evento come i mondiali coinvolge il mondo intero e se la vostra è un’azienda internazionale che vuole esplorare possibili altri mercati, iniziare dai social media in un’occasione come questa è un punto di partenza. Non dimenticate, però, di fare prima una ricerca su quali siano i mercati potenzialmente interessanti per voi, anche in questo caso non si può improvvisare.

Avevate già pensato all’occasione mondiali 2014? Come avete usato twitter? Che altro aggiungereste a questa breve lista?

10 cose che possiamo tornare a fare ora che l'Italia è fuori dai mondiali

10: Scervellarsi su come Yo abbia fatto a raccogliere 1 milione e passa di $

Sì, esiste ancora. E’ stata hackerata ed ha anche più di un milione di utenti. “Se pensi che questa sia solo un’app per dire ‘yo’, stai sbagliando tutto”, dichiara il founder Or Arbel. Dunque, pensiamoci bene.

9: Commiserarci sugli articoli-lista delle cose che non possiamo più fare a 30 anni


Tutte le foto di rave party alcolici sostituiti su Facebook da foto di figli e matrimoni. L’incomprensione profonda per i Vip di Torino. Le storie d’amicizia-amore infinite, stile Ross e Rachel. Citare ancora Friends per le metafore di vita.

8: Seguire la vicenda di Max Uggeri

Wired pubblica un articolo su Max Uggeri che ieri ha provocato scompiglio nel panorama startup italiano. Utilizzando persino l’immagine sopra (rinominandola “1403617523_uggeri-600×335”, legando col SEO il suo nome al protagonista di Prova a Prendermi…) Leggere i vari commenti in rete su quest’importante vicenda ci terrà impegnati ed informati.

7: Fare fotomontaggi a Jeremy Meeks

Questo è un “uso criminoso” del tempo libero.

6: Preoccuparci di ISIS

Sappiamo per filo e per segno la fedina penale di Jeremy ma non quella di Abu Bakr al-Baghdadi, leader di ISIS: Islamic State in Iraq and Syria – un gruppo terroristico definito più violento ed anti-americano di Bin Laden. ISIS in questi giorni non solo sta marciando verso Baghdad dopo aver conquistato Mosul, Tiqrit e pozzi petroliferi: ha anche il tempo di presidiare attivamente i social media: profilo Twitter, Instagram, Youtube. Per non parlare della situazione instabile Ucraina – Russia. Chi glielo dice a Pitbull e Shakira?

5: Riflettere in maniera collaborativa e costruttiva sui luoghi comuni

Adesso, prima di passare alle Domande Stupide, possiamo aggiungere: Non meritavamo di vincere.

4: Foto “Io c’ero” coi Rolling Stones/Pearl Jam/Arcade Fire/Aerosmith

Foto di Massimo Barsoum - Toiati

Perché nulla testimonia il tuo essere parte della Storia come un selfie in fila ZZ999. A proposito di domande stupide: quanto costa affittare il Circo Massimo?

3: Realizzare davvero quanti mesi mancano fino al prossimo episodio GoT

Gli indizi lasciati da Lena Headey su Instagram. I test fondamentali per conoscere il tuo nome vero in Game of Thrones, oppure pagare 20K$ per fartene intitolare uno direttamente da George RR. Tutti passatempi in attesa dell’Inverno.

2: Renderci utili in maniera concreta con un tweet #bringbackourgirls mentre siamo a mare

Ricordiamo tutti Kony2012, vero?

1: Smetterla di #tenereduro!