TEDxMatera: l’Ancient Future per Barbara Serra [INTERVISTA]

Dopo aver presentato i primi due speaker del TEDxMatera, ovvero Federico Ferrandina e Alex Giordano, abbiamo avuto il piacere di confrontarci anche con un’altra personalità di rilievo nella panoramica internazionale: Barbara Serra, sicuramente tra le giornaliste più influenti nella nostra società.

Chi è Barbara Serra

Barbara Serra
Barbara Serra è una giornalista televisiva con dieci anni di esperienza presso i più prestigiosi canali all-news internazionali. Dal 2006 conduce il TG dalla sede di Londra per Al Jazeera English, il canale in lingua inglese del gruppo televisivo Arabo, Al Jazeera. È anche corrispondente per Al Jazeera, e ha fatto reportage da tutta Europa, da Washington DC e dal Medio Oriente, dove ha preparato vari servizi da Israele, la Cisgiordania e Gaza. Nel 2009 ha seguito il viaggio del Papa Benedetto XVI in Terra Santa, diventando la prima giornalista di Al Jazeera a viaggiare sul volo Papale. In precedenza, è stata corrispondente per Sky News dal 2003, lavorando su storie di cronaca britannica ed internazionale. Fra i vari incarichi, è stata inviata a Roma per la morte di Papa Giovanni Paolo II e in California per il processo di Michael Jackson.

Nel 2005 ha iniziato a condurre il TG per Channel 5 (prodotto da Sky News) diventando la prima conduttrice di TG non di madre lingua inglese sulla televisione Britannica. Barbara ha iniziato la sua carriera nel 2000, alla sede generale della BBC a Londra, come collaboratrice per il programma Today su BBC radio 4, e poi come collaboratrice/reporter per BBC London News, il servizio regionale TV e Radio della BBC per Londra. Barbara collabora spesso anche con i media italiani. Nel 2011 e 2012, ha condotto due stagioni di “Cosmo”, programma di divulgazione scientifica domenica sera su Rai Tre. Dal 2007 partecipa da Londra al programma TV Talk su Rai Tre.

Per la carta stampata, Barbara ha scritto vari articoli per il Magazine del Corriere della Sera toccando, fra i vari argomenti, il tema del femminismo in Italia e la situazione nella Striscia di Gaza. Barbara è nata a Milano da genitori italiani, ma è cresciuta all’estero, prima in Danimarca e poi in Inghilterra. Ha una laurea in Relazioni Internazionali dalla London School of Economics e un Masters in Giornalismo dalla City University a Londra.

In base alla sua esperienza, com’è possibile contribuire oggi al giornalismo italiano?

giornalismo italiano

“Vorrei fare una premessa: esiste un po’ il mito che in Italia non ci sia la Stampa libera. C’è da dire invece che in Italia ognuno è libero di dire ciò che vuole senza il pericolo che venga picchiato o arrestato, cosa che invece succede, come stiamo vedendo, per esempio in questo momento in Egitto, che tiene in prigione quattro dei nostri giornalisti da mesi e mesi. Perciò non è corretto dire, come si sente a volte, che l’Italia non sia un Paese libero.
I giornali sono un business e il pubblico dovrebbe sempre tenerlo a mente. Ci sono sicuramente dei conflitti di interessi più gravi di altri, ma questo dipende da particolari leggi che esistono in alcuni Paesi e in altri no. In Italia c’è molta, troppa influenza politica sulle testate giornalistiche sia tv che stampa. Perciò come si può fare giornalismo in Italia? In Italia ci sono tante storie incredibilmente rilevanti, l’Italia è un Paese molto stimolante per un giornalista, che non può mai annoiarsi qui. Certo, ci vuole anche coraggio in Italia a fare questo lavoro più che in altri luoghi.

giornalismo non è terrorismo

Per quanto riguarda l’indipendenza dei gruppi editoriali anche fuori dall’Italia si assiste a una condizione per cui ci sono interessi partitici e sono solo questi, nelle forme più importanti, a costituire un reale problema per la gente. Anche all’estero è così. Anche in America è così, dove i giornali più che legati ad una politica sono impostati ideologicamente, cosa che di per sé non costituisce un problema, in quanto si possono avere idee di destra o di sinistra ma mantenere comunque una posizione neutrale nel trattare una notizia. Dobbiamo perciò avere fiducia nel pubblico aiutandolo a capire cosa sta leggendo, ma dobbiamo lasciare che ognuno scelga liberamente il proprio canale di informazione.

In Italia si può contribuire al giornalismo, quindi, trovando storie di inchiesta e cronaca che veramente sappiano cambiare poco a poco il sistema”.

Che tipo di formazione è necessario avere per lavorare nel mondo dell’informazione?

orsina nazionale giornalisti

“Molti dei colleghi che ho avuto in posti importanti, come Al Jazeera o Sky News, non hanno neanche la laurea. Io credo che il giornalismo non sia un lavoro, ma un mestiere.

Il nostro lavoro è raccontare il mondo e dire davvero cosa sta succedendo; per farlo non hai bisogno di una laurea. Naturalmente ci sono alcune cose che devi imparare per non finire in galera e non far male qualcuno, ma quello lo impari in tre mesi. Perciò se mi chiedi qual è la formazione che bisogna avere, ti rispondo: vivere, guardarsi attorno, essere curioso, essere intelligente, saper scrivere correttamente, andare veramente a scovare nei dettagli e non essere superficiale, chiedere tutti i pareri legati ad una storia, ricordarsi che ci sono sempre tantissime versioni di un evento e mai solo una, essere coraggiosi, essere pronti ad avere la mente aperta.

Il mondo del giornalismo è diventato talmente tanto competitivo che sta passando l’idea che fare il giornalista sia come fare l’avvocato o il medico. Ma non è così, considerando che per fare uno stage è richiesta la Scuola di Giornalismo, Nel mio libro, Gli italiani non sono pigri, ho parlato con tanti ragazzi italiani e a proposito di questo sbarramento uno di loro ha affermato che sia “come pagare una tangente”. Dal mio punto di vista questo sistema è sbagliato, perché il giornalista, per definizione, deve riflettere molto sulla propria società. Se si chiede di conseguire una laurea, un’altra laurea, un post laurea, poi uno stage, si stai selezionando chi, con i soldi di famiglia, poteva permettersi tutti questi passaggi e si sta tagliando via quelli che magari a diciotto anni erano andati a trovarsi un lavoro e magari a venticinque hanno un’idea più chiara di come davvero funziona la società.
Pensa che a Londra non c’è neanche l’albo dei giornalisti”.

Cosa pensa dell’affermazione “I giornali sono in crisi, ma il giornalismo non è mai stato meglio” di Alan Rusbridger di due anni fa?

sito su smartphone

“Io ho iniziato a lavorare come giornalista nel 1999, quando c’erano molte meno opzioni rispetto ad ora. Basta pensare che oggi solo la tv ha moltissimi canali di all news rispetto al passato, o che la radio ha i suoi canali digitali e che, se i giornali sono in crisi, non lo è l’esigenza di scrivere, di avere un blog, di fondare una testata, di studiare come la gente si fida di questi canali.

Ma le cose stanno cambiando e per me, quando questo avviene, significa che allora si stanno aprendo più opportunità. Sta tutto cambiando. Non è più il momento di sognare di condurre il tg delle 20:00, perché tra qualche anno non esisterà neanche più il tg delle 20:00. Oggi il giornalista deve guardare al futuro, non pensare al passato. Facebook, per fare un esempio, è stato inventato da un ragazzo che ha cambiato il mondo per quanto riguarda i contatti sociali, ma chi mai avrebbe detto “da grande voglio fare qualcosa come Facebook”? Il cambiamento importante è arrivato da un giovane. Ecco perché sono completamente d’accordo con Alan Rusbridger”.

A suo parere, quanto i social media aiutano la diffusione delle idee scientifiche ed innovative?

social media landscape

“C’è un pericolo sui social media: la gente segue solo le cose a cui è interessata e non segue gente che non pensa come loro. Quindi seguire persone interessanti significa seguire persone con cui vai d’accordo. Non c’è niente di male in questo, ma ti stai chiudendo.

Per fare un esempio: il direttore del Tg1 sceglie ogni giorno le sette, otto storie che sono più importanti da far conoscere al pubblico italiano quel giorno. Questo è il lavoro di un direttore di un telegiornale. Su Twitter sei tu che scegli la scaletta delle notizie da seguire, quindi se puoi scegliere di seguire le persone che la pensano come te sui temi che più ti interessano, non necessariamente avrai un’immagine di quelli che sono i temi più importanti in assoluto.

uccellino twitter

Per fare un altro esempio, fino a qualche anno fa nessuno seguiva l’economia, poi c’è stata la crisi dell’Euro e adesso ci troviamo dove sappiamo. Perciò i social media, in questo senso, conservano il pericolo che la gente si chiuda e segua le mode del momento“.

Può darci qualche anticipazione dall’intervento che terrà ad TEDxMatera?

tedx matera

“Rispetto al tema dell’Ancient Future è interessante parlare di Matera rispetto alla sua storia perché, lavorando da Al Jazeera e avendo origini meridionali -mia madre è siciliana-, posso dirti che noi mediterranei che siamo abituati a considerare come “antiche” le cose che viviamo e lo diamo quasi per scontato. Ho letto su internet la lista dei luoghi più antichi e ho scoperto che in Siria c’è una delle città più antiche del mondo, poi c’è Atene, poi c’è l’Egitto, c’è Gerusalemme, c’è la Terra Santa, e alla luce di queste scoperte il nostro concetto di’antichità cambia di connotazione. Se infatti consideriamo Grecia, Siria, Israele, Palestina, Egitto e Italia ci rendiamo conto che l’antichità, com’è stato nel vostro straordinario caso, non è garanzia di successo.
Tutto questo ci porta al tema del Cambiamento: non vuol dire infatti che avere una grande storia significhi avere un grande presente e sto cercando quindi di interpretare l’Ancient Future rispetto alla necessità di rinnovare il Paese, di cambiare la società, di cambiare la mentalità.

uomo guarda paesaggio urbano

L’argomento principale è che noi, in Italia, guardiamo molto al sistema anglosassone che è riuscito a diventare dinamico, competitivo e, nonostante tutti quanti i suoi difetti, comunque ha successo.
Allora io paragonerò questo sistema, in cui sono cresciuta e che conosco, con quello italiano e userò la parola d’ordine di questo momento, che è “meritocrazia”. Tutti ne parlano come la soluzione ai nostri problemi, perché è giusto, ma nessuno parla davvero di che cosa sia la meritocrazia.
Dopo vent’anni che lavoro a Londra posso dirti che la meritocrazia è molto più spietata di quanto ne parlino in Italia, perché la meritocrazia non premia i bravi, ma i migliori. Ma per diventare il migliore devi saper competere e devi riuscire ad alimentare un’ambizione che hai dentro. Noi in Italia invece parliamo di meritocrazia come se fosse un antidoto a tutto, ma non capiamo cosa voglia dire.

La meritocrazia premia la competività, il lavoro e l’ambizione. A Londra arrivano ogni giorno cinquemila persone nuove, tutte con un curriculum. Ogni giorno arrivano cinquemila curriculum nuovi e bisogna scegliere il migliore. Gli altri poi si rimettono in gara, una delle grandi differenze tra Non si può dire che a Londra possa contare il curriculum, quindi. Una delle più gradi differenze tra un giovane italiano e un giovane inglese è proprio nella questione della mentalità, perché bisogna saper competere, saper perdere e saper rimettersi in gioco. Gli italiani tendono ad arrendersi alla prima sconfitta.

Email marketing e turismo: cosa funziona (e perché funziona)

email marketing turismo

Se è vero che agli italiani si può toccare tutto meno che le proprie vacanze, in questo scenario in cui grande attenzione viene posta al tema del tempo libero, l’email continua più che mai a configurarsi come strumento di business fondamentale per i marketer e gli operatori del settore.

Dai grandi alberghi alle piccole catene, passando per i B&B di montagna, mare e lago, tutti possono utilizzare con successo la cara vecchia posta elettronica. Ecco perché:

  • offre la possibilità di profilare efficacemente i propri destinatari attraverso filtri anagrafici o basati sulle attività dei turisti;
  • rende possibile l’invio di messaggi email automatici al verificarsi di determinate condizioni (compleanni, acquisti, ricorrenze e così via);
  • permette di utilizzare contenuti dinamici sulla base del sesso dell’utente finale ma anche della tipologia di destinatario o area geografica di provenienza.

In questa infografica trovi:

  • un metodo pratico per tracciare il profilo di ospiti e potenziali clienti;
  • modelli e layout di campagne di email marketing pensate per target reali;
  • esempi semplici di flussi per generare contatti per la tua struttura.

L’infografica è tratta dall’ebook gratuito di MailUp “L’email marketing per il turismo fatto per i turisti” realizzato in collaborazione con Antonio Maresca e Danilo Pontone, due dei maggiori esperti di web marketing turistico.

Infografica email marketing

#1 Come creare un’email per il tuo cliente tipo: metodo e modelli

Per cominciare, scegli e analizza i tuoi target specifici (noi abbiamo scelto famiglie con figli piccoli al mare, coppie di giovani fidanzati al lago e businessman in viaggio di lavoro in città).

La prima domanda è: quali tra le caratteristiche del tuo albergo (pulizia, servizi, staff, prezzo) e quelle del luogo in cui è situato (posizione, arte&cultura, shopping e così via) sono più importanti per i tuoi clienti? A questo punto, non ti resta che metterti nei panni dei tuoi ospiti e assegnare un valore da 1 a 5 a ciascuna caratteristica individuata.

Hai studiato bene gli esempi riportati nell’infografica? Da ora puoi  utilizzarli come guida per le tue prossime campagne di email marketing.

#2 Modello di email promozionali per famiglie, giovani coppie e businessman

Abbiamo messo in atto la medesima analisi e abbiamo realizzato dei modelli di email promozionali con  informazioni relative ai principali bisogni e paure dei target selezionati. Ecco il risultato.

 mini infografica email marketing turistico

#3 Costruisci la tua lista “turistica”

Una volta poste le giuste domande (e individuato il target di riferimento) non ti resta che mettere in moto il processo di list building, ovvero di costruzione del tuo database di contatti. Come? Tutto inizia da un contenuto valido e personale!

Analizza paure e desideri dei tuoi ospiti e crea per ciascuno di loro un contenuto di qualità e dedicato. Potresti realizzare:

  • un calendario degli eventi e delle sagre estive di paese, perfetto per genitori con bimbi piccoli
  • una guida ai ristoranti della zona, destinata alle coppie giovani in cerca di romanticismo
  • una mappa con i punti caldi della città, utile per chi viaggia per lavoro

Per poter visionare i contenuti che metti a disposizione, chiedi un indirizzo email e (almeno) nome e cognome. Per farlo, crea pagine di atterraggio (landing page) ad hoc, e promuovile anche sui social network: se ben costruite ti permettono di incrementare anche del 200% il numero di email raccolte in relazione ai visitatori.

Invia la tua campagna promozionale, utilizzando gli strumenti che hai a disposizione (metodo e template grafici) ma ricorda:  dopo la prenotazione sei solo a metà dell’opera! Perché il tuo diventi un cliente fidelizzato non sottovalutare i messaggi automatici e le profilazioni successive.

Per entrare più nel dettaglio, scarica qui l’ebook gratuito “L’email marketing per il turismo fatto per i turisti”.

Google Glass, selfie e vetri vertiginosi: i migliori video della settimana

Esuberante come un dibattito sulla relatività dell’atomo con Valeria Marini, ecco a voi il post raccolta con i migliori video della settimana scorsa, i più “hey, ma questi sì che sono top!. Questa volta faremo il giro del mondo, poi un viaggio strappalacrime in India e per finire un panorama vertiginoso di Chicago.

Prendiamo in mano la valigia e iniziamo il nostro viaggio con i video più belli della settimana!

Seeds [through Google Glass]

La prima tappa del nostro viaggio è l’India dove un gruppo di studenti della University of Southern California’s School of Cinematic Arts ha realizzato un video strappalacrime utilizzando i fantomatici Google Glass.

Attraverso il punto di vista del protagonista vivremo l’esperienza di un viaggio tra due mondi totalmente differenti: da una parte la grande città americana e dall’altra la cultura e le tradizioni indiane. Due civiltà che si scontrano e incontrano in un video che, ne sono sicuro, vi emozionerà.

Around the World in 360° Epic Selfie

Dopo il tweet selvaggio e l’hashtag sfrenato spopola una nuova mania nel web: la selfie dipendenza. Autofotografarsi non è mai stato tanto cool e allora perché non farne un video? Detto… fatto!

Il motociclista Alex Chacon ha deciso di realizzare il giro del mondo in moto e per immortalare il viaggio ha realizzato un’infinità di video selfie! 600 giorni di viaggio, quasi 126 miglia percorse, 5 motociclette e una videocamera GoPro… Il risultato? Un video spettacolare!

Experience Tilt

L’ultima tappa del nostro viaggio tra i migliori video degli ultimi giorni è la citta di Chicago. Oltre ad essere famosa per aver dato i natali all’icona anni ’80 Mr. T, a Chicago sono stati costruiti i primi grattacieli che costituiscono uno degli skyline più belli d’America.

Ora, esiste un grattacielo con una tecnologia che permette di far ruotare una parete di vetro in modo da avere un vista incredibile. Bene, mixatela con la città di Chicago e il risultato è… un video incredibile!

Sfruttando la tecnica del time-lapse, il filmato ci mostra lo spettacolare passaggio da giorno a notte dello skyline della città regalandoci un punto di vista davvero unico.

Partecipa GRATIS al free webinar del Corso in Social Media Marketing

Free webinar Social Media Marketing

I Social Network come Professione e strumento di Business?

Il Corso Intensivo in Social Media Marketing che si terrà il 27 e 28 giugno 2014 @ Working Capital Accelerator a Roma illustrerà le strategie e gli strumenti più innovativi grazie ai quali progettare piani di comunicazione sulle piattaforme sociali, lanciare campagne promozionali, analizzare le metriche di Social Analytics, ideare contest e soluzioni creative, affrontare le sfide di gestione sulle Community online.

Per farvi arrivare preparati al Corso, Ninja Academy ha organizzato per Venerdì 30 maggio il FREE WEBINAR di presentazione: una lezione gratuita durante il quale si verrà introdotti nello scenario professionale della Comunicazione e del Marketing Social Media, attraverso una sintetica presentazione di Best Practice sulle principali piattaforme, e di Case Study che hanno lasciato il segno negli ultimi anni.

Iscriversi è semplicissimo! A partire da questa pagina, cliccando su “Iscriviti, é Gratis!” vi si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrati, vi arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono solo 500: quindi “chi prima arriva meglio alloggia”! ;)

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  Ricapitolando quindi:

FREE WEBINAR
Corso Intensivo in Social Media Marketing
con Lorenzo Viscanti e Laura Saldamarco

Venerdì 30 maggio 2014, dalle ore 18

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR!

E non dimenticate di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!

BE NINJA.

TEDxMatera: l’Ancient Future per Alex Giordano [INTERVISTA]

Dopo aver conosciuto meglio Federico Ferrandina tra gli speaker che interverranno al TEDxMatera il prossimo 20 maggio, non poteva mancare il confronto con il co-fondatore di Ninja Marketing, Alex Giordano, che ci introduce all’Ancient Future con queste importanti riflessioni.

Chi è Alex Giordano


Personaggio eclettico, è stato tra i pionieri italiani di internet. Insieme a Mirko Pallera fondanel 2004 il collettivo Ninja Marketing, che diventa il primo osservatorio sul marketing non-convenzionale ed i social media, diventa un riferimento italiano nella cultura del social networking e dell’innovazione.

Addvisory Board del progetto di ricerca “Responsible Business in the Blogsphere” presso il Center for Corporate Values della Copenhagen Business School; docente di web communication e marketing mediterraneo presso l’istituto Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e direttore scientifico del Forum Internazionale sul Marketing e Management Mediterraneo, progetto di ricerca italo-francese (Euromed-Bocconi) che lavora su un modello di Marketing sostenibile. Si occupa di ricerca in campo di Etnografia Digitale e Netnografia dirigendo il Centro Studi Etnografia Digitale da lui co-diretto con Adam Ardvisson.

Direttore Scientifico delle scuole di perfezionamento sulla Netnografia “Digital Ethnography Week” organizzate dall’Università di Milano, dalla Fondazione Ahref e dal Centro Studi Etnografia Digitale. Direttore scientifico del Festival di Internet di Pisa (2013) e membro del board della Maker Fair di Roma (2013), è considerato tra i massimi esperti di Social Innovation.

Con la pubblicazione di Societing Reloaded eravamo rimasti alle tue affermazioni sul ruolo dei social media per il societing e per la social innovation: cosa ti sembra sia già cambiato in tali contesti rispetto ad un anno fa?

“Mi spiace cominciare con una nota apparentemente pessimista, ma devo dire che rapidamente il terreno sta diventando sempre più scivoloso.
Così com’era successo in passato con tante forme di organizzazione, com’è stato per la communication guerriglia, per il social networking, così anche la Social Innovation ci ha messo poco a diventare un’ideologia pericolosa.

Un Hype funzionale ad un certo modo di fare giornalismo, una parola vuota che vuol dire tante cose e spesso nulla. Tutta questa enfasi data alla social innovation, unita anche al fatto che rappresenti una nuova ghiotta opportunità in termini di finanziamenti europei, ne ha fatto un ennesimo strumento al servizio del personal branding a scapito di una autentica e necessaria attitudine “social”.
E questo forse si spiega col fatto che in questo continuo e repentino senso di spaesamento, dato dalla radicale mutevolezza della società fluida, l’abitudine a non avere abitudini non solo diventa necessario ma viene elevato a requisito professionale.
Le tecnologie avanzate non provocano spaesamento ma riducono a profilo professionale la stessa esperienza di spaesamento e in questo quadro, per citare il filosofo P. Virno, opportunismo e cinismo diventano le tonalità emotive del nostro tempo”.

Cosa intendi con opportunismo?

Fuori da ogni moralismo potremmo definire l’opportunista come colui che trovandosi a che fare con un flusso di possibilità sempre più intercambiabili si tiene disponibile per il maggior numero di esse. E questa, che a primo acchito sembra essere una caratteristica positiva del social innovator, e forse lo è, sfocia nel suo eccesso osceno quando acquisisce una rilevanza tecnica.
L’opportunista è diventato ormai una figura professionale di chi va in giro, tra convegni e conferenze, a trattare il sociale con taglio tecnocratico o, peggio, riducendo il tutto a griglie, schemi e liturgie del post-it. Tutti strumenti utili e necessari ma ammesso che rimangano strumenti. Siamo in epoca nuova e diversa che ha in sè i semi per aiutarci a scegliere di coltivare un futuro diverso ma un futuro nuovo ha bisogno di azioni coraggiose: dobbiamo imparare a morire come ego per rinascere in una moltitudine. Ma mi rendo conto che è più rassicurante, anche se distruttivo, incasellare nelle vecchie categorie mentali tutto il nuovo che si presenta a nome della “social innovation” .
Che Dio ce la mandi buona…”

Sei appena rientrato in Italia dopo una pausa dai social network abbastanza importante: cosa è successo in questo periodo?

La verità è che mi ero innamorato troppo. Ero finito vittima di un amore passionale che poteva essere distruttivo per entrambi i partner. E come capita in questi casi ho capito che forse la passione poteva essere pericolosa e poteva farci bruciare entrambi: me ed il circo umano dei social media. Potevamo essere pericolosi l’uno per l’altro. Anzi eravamo pericolossissimi per il fatto stesso di essere la stessa cosa, l’uno realmente parte dell’altro e viceversa. E questo non riguarda solo me come studio di Etnografia Digitale ma un ormai un po’ tutti noi che scandiamo la nostra vita al ritmo della timeline. Allora ho preferito lasciare la città “per vedere quanto alte si erigevano le sue torri sopra le case”.

Ma attenzione, non ho inteso fare seppoku, lasciare i social media facendo morire la parte di me legata ai miei profili social, ma piuttosto ricercavo una forma di suicidio anteriore (cit. Antonin Artaud), non sentivo l’appetito di sparire ma quello di non essere mai caduto in questo circo umano. Ma ho capito che è impossibile ed ho avuto la conferma che vale sempre poco criticare è che è meglio utilizzare le energie verso un esercizio di comprensione. Siamo in flusso e dobbiamo esserci. Il problema è che non abbiamo avuto il tempo di adattarci a queste rapide mutazioni. Abbiamo mutuato estensioni del nostro essere troppo grandi a dispetto di capacità ancora molto ridotte di vivere con autenticità il nostro essere fluidi.
Non esiste l’infosfera come fatto a sè, come tecnologia, come infrastruttura, come ecosistema altro. Noi siamo parte dell’infosfera e questo da un lato estende (pericolosamente) le nostre possibilità dall’altro impone un senso di responsabilità enorme, guidato da strumenti critici che non abbiamo e che non sappiamo dove prendere.

Tra tanta enfasi della socialità in realtà quello che ci piace celebrare sono solo “ipotesi di relazione”. Stiamo preferendo la pornografia al sensualità, in un’orgia evolutiva al ribasso: abbiamo tecnologiche e strumenti che utilizziamo per scimmiottare quello che già esiste, per far peggio quello che altri strumenti anche primitivi facevano già piuttosto che metterci tutti a studiare come questi strumenti possano migliorare la nostra condizione umana”.

Superati i casi come il Brixton Village a Londra oppure Co/Auletta in Italia, in che modo credi si possano utilizzare i social media in questo momento per campagne di riqualificazione di centri urbani o rurali in Italia?

“Se è vera l’ipotesi dell’infosfera, di questo guscio fatto di informazioni elettroniche che avvolgono il reale, oggi si tratta di ridiscutere tutta l’ontologia: ogni cosa del reale sarà sempre di più essa stessa più tutti i livelli di informazione “aumentati” con le tracce scritte, volontariamente o involontariamente, dalle esperienze dei cittadini.
In quest’ottica si abbattono molti confini spazio/temporali e non esisteranno più centri urbani moderni e periferie rurali arretrate. Tutti si svolge in una dimensione fluida dello spazio e del tempo, dove la ruralità non è lontana ma diventa elemento dialettico per re-introdurre in maniera autentica anche nei contesti urbani e moderni alcune istanze fondamentali per la nostra sopravvivenza. Non mi riferisco solo agli orti urbani ma proprio alla coscienza ecologica, a stili di vita più umani ed a tutte quelle cose che per alcuni sembrano solo sogni lontani ma che per altri sono invece una vivida realtà presente.

In questo senso anche nei progetti di ricerca a cui stiamo lavorando (cfr www.ruralhub.it ), che indagano il rapporto tra ruralità ed innovazione, facciamo riferimento non ad una ruralità olografica e naif ma, per dirla con le parole di Ian Chambers (tra i fautori del Center of Cultural Studies di Birminghan), ad un concetto di ruralità critica.
Detto questo non credo sia la giusta posizione quella di pensare di poter fare i salvatori di centri rurali arretrati cercando di colonizzare una certa visione d’innovazione e sviluppo, credo che invece possa essere utile innescare dei rapporti dialettici dal cui confronto possiamo migliorare tutti”.

Allora non è importante il tema della banda larga?

Si lo è. Ma a patto che lo sia almeno quanto lo è acquisire gli strumenti critici per capire come possiamo utilizzare questo potenziale per migliorare le nostre comunità.
Il più arretrato paese delle aree interne potrà invidiare a Milano il suo cablaggio, ma ti assicuro che Milano ha tanto da imparare dal paesino su quel che significa comunità ed etica delle relazioni.
O davvero pensiamo che le comunità siano quelle cose mi legano a qualcosa perché anche io ho cliccato like su Facebook quando un culo ha attirato la mia attenzione?

Sulla scorta del tema del TEDxMatera, “Ancient Future”, in che modo ritieni che nella Smart City la tecnologia prenderà il posto dell’Agorà?


“Possiamo dire che le trasformazioni sociali in atto nel nostro tempo hanno come sfondo la crisi della classica ripartizione dell’esperienza umana in lavoro, azione politica e intelletto (o vita della mente).

In passato il lavoro è sempre stato sostanzialmente legato alla produzione, un processo ripetitivo e prevedibile. L’intelletto invece riguardato la vita della mente è di per se inappariscente (quello che pensiamo sfugge allo sguardo degli altri). L’Azione Politica la possiamo definire quasi per opposizione agli altri due ambiti: ha a che veder con il possibile e l’imprevisto perchè Interviene sulle relazioni sociali; non ingombrava i contesti di lavoro e intelletto ma li poteva modificare. E possiamo certamente dire che diversamente dall’intelletto, l’Azione Politica è pubblica, consegnata alla contingenza, al buzz creato dal passaporala dei molti, comporta “L’esposizione agli occhi degli altri” (Hannah Arendt).

Ora, senza scomodare le importantisisme riflessioni fatte da grandi filosofi da Aristotele a Paolo Virno, possiamo certamente affermare che per quanto siano state numerose le intersezioni anche nel passato questi ambiti rimaneva distinti per motivi strutturali. Oggi invece tutto il nostro agire è sottoposto allo sguardo di tutti ed alla sua relativa discussione. E pertanto diventa politico.
La possibilità delle tecnologie emergenti di mappare il “sentiment” rispetto ad un istanza o, addirittura, calcolare sulla base delle conversazioni dei cittadino lo stato d’animo di un posto, rendono pubblica e quindi politica finanche la dimensione dei sentimenti, la vita della nostra mente. Si sono dissolti i confini tra pura attività intellettuale, azione politica e lavoro.
In questo senso possiamo dire che quello che sta succedendo è l’esatto contrario: l’Agorà sta prendendo il posto delle Smart City Tecnologiche. Nel senso che, malgrado il tentativo di molte amministrazioni comunali o imprese che hanno interessi opportunistici verso gli investimenti dedicati a capitloi definiti “green” o “smart city” di marcare il territorio parlando di tecnologie che salveranno il mondo, quello che farà Smart una città è proprio il riaffermarsi della dimensione “politica”.
Le tecnologie saranno “smart” nelle città che sapranno utilizzarle per valorizzare le relazioni sociali tra i cittadini”.

Nel suo famoso studio etnografico, Edward Banfield descrisse la Basilicata attraverso il familismo amorale, alla base morale di una società arretrata. Come immagineresti una ricerca netnografica in Basilicata che possa superare questa teoria?

Paolini a Matera interpreta un simbolo di modernità

“Sarebbe interessante divulgare un po’ meglio quelle ricerche da chi furono divulgate e da con quali obiettivi 😉
Ma cercherò di rispondere circostanzalmentea alla tua domanda: quello che può fare l’Etnografia Digitale è di aiutarci a Capire che forse la parola “Basilicata” “se descrive in se una realtà ben definita sulle cartine politiche dell’Italia non è un termine che descrive bene tutte le “Geografie possibili” in termini di comunità locali, comunità di interessi, comunità di pratiche che sono aggregate sul territorio, che sono aggregate dal territorio, che sono aggregate per il territorio.

Le ricerche netnografiche sulle community online orientate alla sostenibilità hanno permesso di delineare il possibile ruolo dei social media in relazione a iniziative di consumo sostenibile e hanno portato gli autori a distinguere tra principali tipologie di Online Social Change Community ovvero di gruppi online che usano i social media al fine di provocare intenzionalmente un cambiamento sociale; ne hanno definito tre tipologie specifiche:
OSCC locally based: comunità online relativa ad una particolare comunità locale;
OSCC OSCC support-based: comunità che usa i social media per soddisfare specifici bisogni emozionali e informazionali;
OSCC issue-based: comunità focalizzate su particolari questioni sociali.
In quest’ottica ben venga il Familismo se comincia a riguardare la fiducia con le nostre comunità estese e se concepisce come estese queste comunità a prescindere dai rapporti di sangue o geografici.

In realtà è quello che sta succedendo nel Mondo di oggi e non solo in Basilicata. Tutte le relazioni e le forme sociali di vita emergenti si basano su i valori di Trust e Reputation. E la cosa se assume la portata globale non mi sembra un male in sé.

Quante comunità coesistono che partono dalla Basilicata o che comprendono gruppi di interesse in Basilicata esistono? Centinaia? Migliaia? Forse milioni. Ed ognuna di queste ha un “sindaco” sempre diverso scelto da una etica condivisa (ovvero da quello che abbiamo deciso insieme che siano i nostri valori) ed ognuno di noi può entrare ed uscire da questi comunità in base ai diversi momenti di vita.
Quindi ancora una volta la Basilicata e tutte le periferie del Mondo possono diventare elemento critico e dialogare con elementi presi dalle trasformazioni tecnologiche per aiutarci a superare le vecchie categorie del pensiero e le nuove ideologie tecnocratiche per lavorare tutti ad un nuovo Familismo Etico Esteso. Sarebbe fantastico! Anzi lo è, sta avvenendo già a prescindere da qualsiasi osservatore esterno”. 😉

Ci lasci qualche anticipazione sul tuo intervento al TEDxMatera?


Racconterò una storia, la storia dei ragazzi di RuralHub e di questo progetto di ricerca fantastico con il quale mi onoro di collaborare.
Di come si fonde con i percorsi legati all’etnografia digitale ed all’innovazione e che cosa può comportare per le politiche di sviluppo in Italia cominciare a considerare le aree interne e la dimensione rurale in ottica di social innovation.

In realtà l’apparente ossimoro di un “futuro arcaico” non è aldilà da venire. Anzi allo stesso tempo si dissolve e si amplifica in una dimensione dove la concezione del tempo lineare sta svanendo e si afferma sempre di più una visione del tempo puntiforme.
E parlerò che ancora una volta il recupero della dimensione culturale mediterranea ci accorre in aiuto per dipanare la complessità del tempo.
Era qui infatti, nel Mediterraneo, che il tempo aveva due nomi: Kronos e Kairos.

Recuperare questa dialettica è l’unico modo per tornare a comprendere che il tempo non è solo qualcosa di inesorabile che scorre a prescindere da noi, ma che è anche e sopratutto una “scelta”.
Spero che in questa ottica si possa uscire dalla dimensione dell’attesa per tornare a capire che è il momento di scegliere di scegliere.
Forse ci vorranno decenni per vedere ed apprezzare i risultati di questa rinascita, ma è oggi che abbiamo l’urgenza di fare questa scelta”.

App of the Week: SketchVid trasforma i tuoi schizzi in video

SketchVid è la nuova app per iOS che trasforma anche lo scarabocchio più grossolano in un’animazione sorprendente per Instagram.

L’applicazione consente praticamente di disegnare su una foto oppure di realizzare lo schizzo a mano libera. Registra i tratti, come si sta disegnando e quindi automaticamente trasforma il tutto in un video di 15 secondi.

SketchVid è stata creata da due sviluppatori e amici di Toronto, Saeed Ghaferi e Arfan Chaudhry. Come hanno raccontato a TechCrunch, l’app è nata per caso: per dimostrare all’amico Arfan che era stato lui a realizzare uno schizzo, Saeed ha pensato all’idea di un’applicazione che potesse registrare la creazione di un disegno.

Ovviamente esistono già applicazioni di quel tipo, ma i due sviluppatori hanno pensato di fare qualcosa di più, realizzando appunto un’app che potesse essere utilizzata con Instagram; in questo modo SketchVid adatta i video realizzati ai tempi, i 15 secondi, e alla risoluzione della nota app di photo sharing.

Volete qualche esempio? Ecco qualche video:

 

E questo:

 

SketchVid è attualmente disponibile gratuitamente su iOS con funzioni premium disponibili per l’acquisto in-app, tra cui strumenti di disegno supplementari. Inoltre è attualmente in lavorazione una versione Android.

Potete scaricare l’app cliccando l’immagine qui sotto:

 

 

 

 

SketchVid è sicuramente un’app che piacerà a molti, non soltanto agli artisti: noi Ninja pensiamo già che anche questa app possa avere degli interessanti usi a livello di marketing, magari utilizzandola per un concorso appunto su Instagram.

 

Startup digitale e compliance legale: istruzioni per l'uso [PARTE 2]

[ …Segue]
Questo post è stato scritto a quattro mani da Antonia Verna e Marco Bellezza, in collaborazione con lo studio legale Portolano-Cavallo che, per i lettori di Ninja Marketing, hanno realizzato una preziosa rassegna di consigli utili per una startup: dai rapporti tra i fondatori, alla scelta del tipo societario passando per tutti gli aspetti regolamentari, ecco la seconda parte di un post che risponde a tutte le vostre domande.

Valorizzare la propria proprietà intellettuale

È fondamentale dotarsi fin da subito degli strumenti idonei a proteggere i titoli di proprietà intellettuale in possesso della startup: l’elaborazione di un’idea, la creazione di un marchio, di un software e di una qualsiasi creatività potrebbe, infatti, essere compromessa dal non aver adottato strumenti e strategie adeguati a proteggerla. Di seguito alcune considerazioni di rilievo.

(i) Marchio
Si tratta del tipico segno distintivo che consente ad una società di presentare sé stessa e i propri prodotti/servizi sul mercato distinguendosi dai concorrenti.

Il valore di un marchio è condizionato da diversi fattori, quali il grado di notorietà acquisito ed il particolare carattere distintivo rivestito dallo stesso.

È necessario analizzare e decidere quale tipologia di marchio registrare e quale estensione geografica attribuire allo stesso. È possibile, infatti, registrare diverse tipologie di marchio, a seconda dell’estensione territoriale considerata: marchio internazionale, marchio comunitario e nazionale. Operata tale scelta è opportuno verificare che altri non abbiano già registrato un marchio identico o simile a quello che si intende registrare per lo svolgimento di un attività anche solo potenzialmente in concorrenza con la propria. Per l’espletamento di tale verifica sarà determinante l’assistenza di un consulente, poiché tale attività può rivelare delle criticità anche in relazione alla natura stessa del marchio. Svolti positivamente tali accertamenti, si potrà procedere alla registrazione del marchio presso i diversi organismi competenti a ricevere le rispettive domande di registrazione.

(ii) Nome a dominio
Nell’attuale realtà digitale, il nome a dominio è un valore fondamentale dell’azienda.

Prima di procedere alla registrazione dello stesso, è opportuno eseguire una ricerca sui diversi database disponibili in modo tale da essere certi di non violare privative preesistenti di terzi e, conseguentemente, evitare il rischio di perdere la registrazione del nome a dominio a seguito della procedura di opposizione.

Inoltre, l’utilizzo di un marchio altrui può ingenerare confusione per il pubblico e, come affermato anche dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), la registrazione di un nome a dominio corrispondente a un marchio registrato altrui può costituire una pratica commerciale scorretta, sanzionabile sulla base dalle vigenti disposizioni contenute nel codice del consumo.

La registrazione di un dominio non impedisce che venga registrato da terzi un dominio simile.
Per i domini “.it”, il soggetto che ritiene di subire un pregiudizio dalla registrazione altrui può avviare presso l’anagrafe dei domini .it la procedura di opposizione, finalizzata all’ottenimento della riassegnazione del dominio. Procedure analoghe sono attivabili innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria, anche in via di urgenza, sulla base di quanto previsto dal codice della proprietà industriale.

È consigliabile registrare un dominio corrispondente ad una parola sui cui è possibile dimostrare di vantare un diritto (per esempio, il nome di un prodotto/servizio venduto, la denominazione sociale, etc.) e di procedere alla registrazione del marchio corrispondente al dominio.

(iii) Software e design di siti web
La legge sul diritto d’autore riconosce una tutela espressa anche al software, qualificando lo stesso come opera dell’ingegno.

In Italia e negli altri paesi dell’Unione Europea non è possibile brevettare un software, come avviene invece negli Stati Uniti, ma si può impedire a terzi di utilizzare un codice sorgente simile o identico a quello di un proprio software dimostrando di aver elaborato per primi tale codice.

Per dimostrare la priorità nell’elaborazione del codice sorgente vi sono diverse accortezze che sarebbe consigliabile adottare. Ad esempio, si può registrare il software presso il registro pubblico del software della SIAE o ricorrere ad un sistema più semplice, quale l’apposizione di un timbro postale sulla stampa del codice per dare certezza alla data in cui il software è stato finalizzato ed immesso sul mercato.

Ancora, è possibile tutelare l’interfaccia grafica di un software, così come il design di un sito web. Qualora tale elemento rivesta i caratteri della creatività e dell’originalità sarà possibile tutelarlo attraverso il diritto d’autore e, a determinate condizioni, attraverso le norme che tutelano il design.

Informazioni agli utenti del sito internet e dell’App

Il sito web o l’applicazione mobile devono riportare tutte le informazioni richieste dalla normativa italiana di settore e, precisamente, dal codice del consumo, dal decreto sul commercio elettronico, dal codice civile e dalla normativa in tema di disciplina dell’imposta sul valore aggiunto. Ad esempio, ai sensi del codice del consumo e del decreto sul commercio elettronico è necessario fornire al consumatore tutte le informazioni che consentono di identificare il fornitore del servizio (quali: denominazione sociale, sede legale, partita iva, ecc.).

I documenti contrattuali da redigere

Bisogna investire tempo e risorse nella redazione dei documenti contrattuali, affinché questi possano adeguatamente tutelare il business ed al contempo essere di facile fruizione per gli utenti. È importante che tutte le informazioni fornite siano intellegibili, esatte e complete al fine di evitare il rischio di eventuali controversie o sanzioni per pratiche commerciali scorrette. Nel caso in cui il business sia rivolto a consumatori italiani, i termini e condizioni d’uso e di vendita e tutte le altre informazioni presenti sul sito web o sulla applicazione mobile dovranno essere redatte in lingua italiana.

La privacy policy

È molto probabile che lo svolgimento dell’attività di una startup digitale implichi il trattamento di dati personali. In tal caso, devono essere rispettate le regole e gli adempimenti previsti dal codice in materia di protezione dei dati personali e dai provvedimenti emessi dal Garante.

È quindi necessario fornire, prima che si proceda alle operazioni di trattamento dati, un’informativa privacy che illustri quali dati personali saranno trattati e per quali finalità. Il consenso deve essere espresso, e ciò richiede un comportamento di tipo “positivo” da parte dell’utente, e specifico, ossia dato per ciascuna delle finalità del trattamento: ad esempio, la finalità di marketing e quella di profilazione richiedono due consensi distinti da parte dell’interessato (per la profilazione è richiesta inoltre la notificazione al Garante). Una particolare attenzione va prestata nell’utilizzo di cookies in relazione alla disciplina di protezione dei dati personali. Infine, per quanto riguarda i dati sensibili, essi possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dell’interessato e previa autorizzazione del Garante.

Chi ben inizia… è a metà dell’opera


La startup digitale è per definizione una realtà dinamica in continua evoluzione e la struttura legale che deve contenerla ed accompagnarla nella crescita deve essere adeguata a tali caratteristiche. Per questo suggeriamo che i soci fondatori instaurino e mantengano un dialogo continuo e diretto con i consulenti che li assisteranno nella realizzazione del progetto, al fine di consentire a questi ultimi di conoscere e capire le esigenze delle parti e del mercato e trovare di volta in volta il modo più pratico, efficiente ed immediato per risolvere le problematiche che potranno presentarsi.

Chi sono gli autori

Antonia Verna
Antonia è socia dello studio dal 1° gennaio 2012, precedentemente ha lavorato a Londra ed a Milano presso un primario studio italiano. Assiste da più di 15 anni clienti italiani e stranieri in operazioni riguardanti i settori Mergers & Acquisitions, Private Equity & Venture Capital, societario e contrattuale. Antonia ha sviluppato una solida competenza in relazione al lancio di start-up, soprattutto nel digitale e nei settori IT.
Antonia partecipa, in qualità di docente, alle clinic in materia di diritto commerciale, M&A ePrivate Equity organizzate dalla Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano.
Nel 1996 ha frequentato un corso di specializzazione post-laurea in “Giurista internazionale d’Impresa” presso la School of Management della LUISS Guido Carli di Roma. Nel 2000 ha conseguito il Master of Laws presso la Temple University di Philadelphia.
E’ autrice di diversi articoli in materia di M&A e corporate finance pubblicati su diverse newsletter e riviste di settore.
E’ Vice Presidente di EWLA (European Women Lawyers Association) e membro di IBA (International Bar Association), PWA (Professional Women Association) e EPWN(European Professional Women’s Network).

Marco Bellezza
Assiste clienti, italiani e stranieri, in questioni relative al diritto dei media e delle nuove tecnologie in ambito stragiudiziale e giudiziale.
E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali e coautore del “Codice della comunicazione digitale” (Egea 2012). Collabora stabilmente con la rivista “Giurisprudenza Italiana”.
E’ fondatore e presidente dell’Osservatorio Pugliese della Proprietà Intellettuale Concorrenza e Consumo digitale (www.oppic.it).
È membro della redazione del sito medialaws.eu dedicato all’approfondimento del diritto comparato dei media e della comunicazione. Collabora stabilmente con il blog Media Wiredel Center for Global Communication Studies dell’Annenberg School – Università della Pennsylvania.

TEDxMatera: l'Ancient Future per Federico Ferrandina [INTERVISTA]

Matera è “il luogo ideale” in cui far confluire “idee che meritano di essere condivise”: così ce lo ha presentato Mariapia Ebreo la prima volta. Il TEDxMatera nasce infatti dalla volontà di puntare l’attenzione sulle piccole realtà che, proprio come Matera e la Basilicata tutta, sono dotate di vocazioni e talenti, che meritano di essere valorizzati e comunicati.

Ecco perché il prossimo 20 maggio a Casa Cava, nei Sassi di Matera, dieci storie di valore saranno raccontate sul palco del TEDxMatera, per gli attenees, gli ospiti presenti, e per la platea “online” che il circuito dei video TEDx raggiunge a livello internazionale. Le interviste di Ninja Marketing agli speaker dell’evento intendono perciò essere un’anteprima di quello che accadrà tra qualche giorno per far conoscere meglio gli ospiti che ci stanno raggiungendo da tutto il mondo per portare la propria interpretazione di “Ancient Future”, il tema portante del TEDXMatera.

Chi è Federico Ferrandina

Federico Ferrandina è un musicista italiano, diplomato in Chitarra Classica e Composizione, impegnato nella realizzazione di colonne sonore, canzoni e produzioni musicali di vario genere. Le sue composizioni si muovono tra musica orchestrale, jazz, tango e pop/rock.
Molti dei suoi brani sono stati utilizzati nelle colonne sonore di film e programmi televisivi in Francia, Polonia, Canada e Stati Uniti (“Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallèe, vincitore di due premi Oscar e due Golden Globe; “Friends With Kids” di Jennifer Westfeldt, i serials “Twisted” della ABC, “Big Love” della HBO e altri). Ha conseguito due Global Music Awards nel novembre 2012, per la canzone “What we are” e per il brano strumentale “Paradigma”.

Cosa significa, da musicista e compositore, produrre musica “da film”?

Preferisco piuttosto parlare di musica “per film”, che significa letteralmente “a favore del film”. Per dirla in modo asettico, significa produrre oggetti sonori in funzione della realizzazione di un oggetto filmico. La logica che guida queste produzioni è determinata principalmente da variabili extra-musicali, come il susseguirsi delle immagini, le idee e i gusti dei registi, lo sviluppo di una narrazione. Questo implica competenze e sensibilità ulteriori rispetto al semplice lavoro di un musicista, che si formano e consolidano con lo studio e l’esperienza.

In che modo la musica può interpretare due istanze come “ancient” e “future”, tema del TEDxMatera?

Credo stia accadendo per tutte le arti, nella contemporaneità c’è una interessante attenzione al modo in cui i mezzi espressivi attuali entrano in contatto con elementi “antichi” e storicizzati. Ciascuno vive queste coabitazioni a suo modo, un esempio è l’uso delle più recenti tecnologie insieme a strumenti classici. Il rapporto tra “ancient” e “future” in musica è una sfida quotidiana, e mi piace che si ripresenti ogni volta in modo problematico, come stimolo per non rifugiarsi nel luogo comune.

Produzione musicale e discografica nel secolo dei social media: cosa cambia rispetto al passato?

I cambiamenti portati dai social media sono a dir poco vertiginosi, non solo per le possibilità di diffondere e fruire di quasi tutto quel che accade nel mondo, ma anche sul piano per così dire poietico: i social media intervengono e alterano i meccanismi e i processi produttivi in modo sostanziale. Faccio parte di comunità online in cui ci si confronta costantemente su come realizzare orchestrazioni efficaci, ed esistono perfino comunità e gruppi di produzione underground che mettono in comunicazione produttori e musicisti in tutto il mondo innescando collaborazioni. Non è inusuale ormai imbattersi in progetti condivisi da musicisti che si trovano in continenti diversi, alcune mie collaborazioni sono nate così.

Che idea ha dei social network nati a sostegno della produzione discografica in crowdfunding?

È certamente una risorsa interessante, mi chiedo però la reale efficacia del fundraising laddove si tratti di artisti completamente sconosciuti. Mi pare che sia più semplice per chi ha già una visibilità raccogliere attenzioni attorno a un progetto, ho visto campagne vincenti anche nell’ambito del cinema sponsorizzate da personaggi di rilievo, inevitabilmente non c’è la stessa risposta e partecipazione se manca il nome o la struttura di riferimento. Tendo ad essere critico con l’orizzontalità a tutti i costi, non è detto che sia un pregio assoluto dei social network, è anche fonte di dispersione.

Qual è il problema principale, in questo momento, in Italia per un artista che intende ripercorrere le sue stesse orme?

Il problema è lo stesso che si pone per qualsiasi altra professione: è difficile e raro che ci si veda riconoscere competenza, esperienza e qualità. Tutto quel che mi ha permesso di vivere di questo mestiere è successo fuori dall’Italia.

Può anticiparci qualcosa del suo intervento al TEDxMatera?

Racconterò il mio viaggio attraverso diverse esperienze umane e musicali, che si traduce anche nel viaggio attraverso i luoghi in cui fisicamente mi sono dovuto spostare, e il modo in cui questo viaggio determina le mie coordinate attuali e i viaggi prossimi che sto progettando. Naturalmente non mancherà la musica.

Raccontare una storia: 7 consigli da grandi scrittori

Storytelling

Cos’è una storia? È da considerare come una macchina, un qualcosa di costruito da pianificare passo dopo passo, o come una creatura vivente, in continua trasformazione?

Sul web si trovano decine e decine di articoli che raccolgono consigli su come costruire una storia, ma chi potrebbe spiegarci il mestiere dello scrittore meglio di autori come George Martin o Neil Gaiman?

Il libro Wonderbook: The Guide to Creating Imaginative Fiction di Jeff Vandermeer è una guida alla scrittura creativa che raccoglie i suggerimenti dai più famosi narratori contemporanei e noi ve ne vogliamo proporre qualcuno: ecco 7 consigli da chi di scrittura se ne intende!

Racconta, non mostrare

L’espressione “Mostra, non raccontare” (“Show, don’t tell“) è utilizzata come raccomandazione per gli scrittori che fanno un uso eccessivo di spiegazioni e commenti a discapito dell’azione e dei dialoghi. Il lettore si sente più coinvolto se vede la scena schiudersi di fronte a sé, senza troppe interferenze dello scrittore.

Secondo Kim Stanley Robinson, autore della trilogia Mars,  questa idea è stata però messa da parte 40 anni fa con la pubblicazione di Cento anni di solitudine di Gabriel Garcia Márquez, ma in minima parte è ancora seguita. L’autore ritiene  che “la roba interessante di solito si trova in quella che viene chiamato esposizione, cioè la scrittura su ciò che non siamo noi”.

L’importanza di chiamarsi…

Lo scrittore e sceneggiatore Neil Gaiman, sottolinea l’importanza di un buon nome per descrivere la genesi del protagonista del suo romanzo American Gods.

“Il suo nome doveva essere descrittivo. Ho provato a chiamarlo Lazy, ma non sembrava gli piacesse, così l’ho chiamato Jack, ma non gli piaceva neanche questo. Ho provato ogni nome in cui mi sono imbattuto cercando tutti quelli impressionati nella mia testa. Era come cercare il nome di Tremotino. Ha finalmente ricevuto il suo nome da una canzone di Elvis Costello […] È la storia di due uomini che si chiamano Shadow e Jimmy. […] Una volta trovato il nome, ero pronto a cominciare”

Costruisci un solido background

Stant Litore, autore della serie Zombie Bible, si pone tre domande durante la creazione di personaggi: quale momento ha definito il rapporto del personaggio con i suoi genitori, quale momento ha definito il suo più grande desiderio, e quale momento ha definito la sua più grande paura.

Litore spiega: “Questi tre momenti sono tutto ciò che mi serve, perché mi dicono da dove il personaggio proviene, quello che vuole e cosa lo  trattiene. ”

Lascia le impurità

Charles Yu, autore di How to Live Safely in a Science Fictional Universe consiglia di non limitarsi a raccontare solo le cose belle ed apparentemente perfette e di dare spazio anche alle impurità.

Spiega: “I lettori vogliono sapere come i calzini del padre del protagonista contrastano con i suoi stinchi bianco pallido. Vogliono sapere i titoli dei libri strani che rivestono le pareti del suo studio. Vogliono sapere che suono fa quando russa.”

Anche se questo tipo di informazioni rendono la narrazione meno liscia, meno bella e non si sa bene a cosa servano è giusto fornirle.

Sei un Architetto o un Giardiniere?

Lo scrittore più amato e odiato degli ultimi anni autore del ciclo Cronache del ghiaccio e del fuocoGeorge Martin, divide i narratori in Architetti e Giardinieri.

L’Architetto fa progetti ancora prima di fissare il primo chiodo, progetta tutta la casa, dove saranno i tubi, quante stanze ci saranno e quanto sarà alto il tetto.

Il Giardiniere,invece, scava un buco e pianta un seme, poi lo irriga con il suo sangue e il sudore in attesa di vedere cosa succederà. Non è del tutto casuale, perché ovviamente il giardiniere sa quello che sta piantato, a meno che non arrivi una diversa ispirazione a sorpresa, ma ha sempre un’idea generale di quello che sta facendo.

Martin confessa: “Io sono decisamente un Giardiniere”.

Deforma il familiare

Il vincitore del Premio Pulitzer Junot Diaz dice che i suoi racconti in prima persona lo portano a spingersi oltre l’esperienza personale.

Spiega: “Non sono mai stato in grado di scrivere direttamente su cose che accadono a me. Ho bisogno di deformarle in modo da renderle strane per me”.

Parla con la gente

Lauren Beukes è stato lodato dalla critica per il suo romanzo noir di fantascienza Zoo City, il cui protagonista è un ugandese ex drogato.

Beukes dice: “Non ho molta pazienza per gli autori che sono troppo pigri per fare ricerca… Cultura, razza, sessualità e lingua sono elementi che modellano le nostre esperienze. L’unico modo per rendere un’esperienza credibile è effettuare delle ricerche, attraverso i libri o blog o documentari o giornalistica o, più importante ed ovvio, parlando con la gente. “

Startup digitale e compliance legale: istruzioni per l'uso [PARTE 1]

Questo post è stato scritto a quattro mani da Antonia Verna e Marco Bellezza, in collaborazione con lo studio legale Portolano-Cavallo, sottoforma di un’utile rassegna per Ninja Marketing che vuole guidare la startup a darsi basi solide, dagli aspetti regolamentari ai consigli dei consulenti.

Il mercato e la struttura giuridica della startup

Il lancio di una nuova iniziativa imprenditoriale richiede che i promotori prestino particolare attenzione alla scelta degli strumenti giuridici necessari per realizzare l’idea: è consigliabile che la struttura sia discussa ed analizzata preliminarmente insieme ad un commercialista/fiscalista ed un avvocato al fine di identificare e concordare le formalità che dovranno essere adempiute per implementarla.

Quale tipo societario scegliere?

S.p.a., S.r.l., S.a.s., e così via: qual è la vesta giuridica giusta per una startup? L’analisi e la valutazione della struttura legale da adottare per realizzare il progetto comprende tra le altre cose anche la scelta del veicolo societario più consono alla tipologia di business, alle esigenze delle parti coinvolte ed alle prospettive di crescita.

Partendo dal dato che nella maggioranza dei casi dietro il progetto esista una pluralità di persone, di solito la scelta ricade sulle società di capitali, e, in particolare, sulla società a responsabilità limitata, la “S.r.l.”, in quanto è sufficiente un capitale sociale di 10.000 euro per costituirla (a differenza dei 120.000 euro richiesti per la società per azioni, “S.p.a.”) e non c’è l’obbligo di nominare i sindaci. Sia nel caso di S.r.l. che di S.p.a. con più soci fondatori, è sufficiente versare il 25% del capitale perché la società sia validamente costituita. Il restante 75% può essere versato in un momento successivo, salvo che si tratti di società unipersonale, nel qual caso l’intero capitale minimo richiesto dalla legge deve essere versato all’atto costitutivo.

In aggiunta alla figura tradizionale della S.r.l., sono state introdotte negli ultimi anni due nuove tipologie di S.r.l.: la società semplificata a responsabilità limitata (“S.r.l.s.”) e la società a responsabilità limitata con un capitale sociale minimo inferiore a 10.000 euro.
Queste due nuove tipologie sono state introdotte allo scopo di favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali in quanto entrambe possono essere costituite con un capitale sociale minimo compreso tra 1 e 10.000 euro (che deve essere interamente versato all’atto della costituzione). Tuttavia, in entrambi i casi la normativa di riferimento prevede vincoli e restrizioni rispetto alla disciplina tipica della S.r.l., di cui è opportuno tener conto affinchè sia fatta una valutazione funzionale alle peculiarità del progetto.

Nella fase di scelta bisogna considerare tutte le possibili alternative, lasciandosi consigliare da esperti legali e contemperando vari fattori, inclusi i costi di avvio e di gestione della nuova società.

I rapporti tra i soci fondatori

Nella fase di lancio è senz’altro opportuno e necessario che i soci fondatori condividano un piano d’azione che includa prospettive di sviluppo e strategie operative. Ci riferiamo al cosiddetto “business plan”. In sede di costituzione del veicolo societario prescelto, i soci fondatori dovranno condividere ed approvare le disposizioni dello statuto sociale, che regolerà la vita della futura società ed i rapporti tra i soci. Qualora i soci fondatori vogliano mantenere riservato il contenuto di taluni accordi, potranno procedere alla redazione di patti parasociali. In quest’ultimo caso, sarebbe consigliabile predisporre delle scritture semplici e non dilungarsi in negoziazioni di clausole complesse dal momento che tali patti dovranno necessariamente essere rivisti e rinegoziati nel momento in cui si dovrà disciplinare l’entrata di un socio finanziatore.

La startup innovativa

All’atto di costituzione della nuova società, i soci fondatori dovranno verificare se la start up che stanno avviando possa o meno qualificarsi come “startup innovativa”, alla luce di quanto previsto dalla legge entrata in vigore il 19 dicembre 2012, come successivamente modificata. Infatti, laddove siano presenti i requisiti richiesti dalla legge, il legale rappresentante della società potrà rilasciare una autodichiarazione al registro delle imprese del luogo in cui ha sede la società, chiedendo la registrazione della società come start up innovativa in una sezione speciale.

La qualifica di startup innovativa si presume resti per i primi quattro anni di vita della startup, salvo che prima di tale termine la società perda anche uno solo dei requisiti richiesti dalla legge.
Il riconoscimento della qualifica di startup innovativa comporta per la società, per chi investe nel suo capitale e per chi lavora per la stessa, la possibilità di godere di talune agevolazioni societarie, nonché di godere di alcuni benefici fiscali.

Gli aspetti regolamentari


Bisogna accertarsi se l’attività che la startup intende svolgere sia soggetta al rilascio di appositi provvedimenti autorizzatori da parte di autorità pubbliche o enti di certificazione.
Nel settore dell’eCommerce è sufficiente che prima dell’inizio dell’attività venga presentata la segnalazione certificata di inizio attività (“SCIA”). In altri casi, invece, con riferimento all’esercizio di specifiche attività anche online, potrebbero essere richiesti specifici titoli abilitativi.

[Continua…]


Chi sono gli autori

Antonia Verna
Antonia è socia dello studio dal 1° gennaio 2012, precedentemente ha lavorato a Londra ed a Milano presso un primario studio italiano. Assiste da più di 15 anni clienti italiani e stranieri in operazioni riguardanti i settori Mergers & Acquisitions, Private Equity & Venture Capital, societario e contrattuale. Antonia ha sviluppato una solida competenza in relazione al lancio di start-up, soprattutto nel digitale e nei settori IT.
Antonia partecipa, in qualità di docente, alle clinic in materia di diritto commerciale, M&A ePrivate Equity organizzate dalla Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano.
Nel 1996 ha frequentato un corso di specializzazione post-laurea in “Giurista internazionale d’Impresa” presso la School of Management della LUISS Guido Carli di Roma. Nel 2000 ha conseguito il Master of Laws presso la Temple University di Philadelphia.
E’ autrice di diversi articoli in materia di M&A e corporate finance pubblicati su diverse newsletter e riviste di settore.
E’ Vice Presidente di EWLA (European Women Lawyers Association) e membro di IBA (International Bar Association), PWA (Professional Women Association) e EPWN(European Professional Women’s Network).

Marco Bellezza
Assiste clienti, italiani e stranieri, in questioni relative al diritto dei media e delle nuove tecnologie in ambito stragiudiziale e giudiziale.
E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali e coautore del “Codice della comunicazione digitale” (Egea 2012). Collabora stabilmente con la rivista “Giurisprudenza Italiana”.
E’ fondatore e presidente dell’Osservatorio Pugliese della Proprietà Intellettuale Concorrenza e Consumo digitale (www.oppic.it).
È membro della redazione del sito medialaws.eu dedicato all’approfondimento del diritto comparato dei media e della comunicazione. Collabora stabilmente con il blog Media Wiredel Center for Global Communication Studies dell’Annenberg School – Università della Pennsylvania.