Con National Geographic il Selfie diventa Wild

In principio si chiamavano autoscatti, poi Ellen Degeneres ha fatto in modo che il Selfie entrasse prepotentemente nella consuetudine, linguistica e mentale, di chiunque.

Da qui al mito il passo è breve, dal mito allo scimmiottamento grottesco ancora più breve fino a quando la creatività e il sarcasmo si inseriscono ed ecco venire alla luce una divertentissima campagna pubblicitaria.


E’ proprio questo il caso della nuova campagna di National Geographic, ideata da Silvio Medeiros e Heads, per celebrare il nuovo sodalizio con l’agenzia fotografica brasiliana Diomedia.

Ascensori, bagni, camere da letto, il background è lo stesso di ogni selfie che si rispetti peccato che al posto della bella e vanitosa di turno ci siano il gorilla macho, il panda pigro, la mamma canguro con il suo cucciolo e il koala insolitamente deciso e vanesio.

Tutti quanti sono uniti però dal claim: “There are lots of terrible animal picture out of there. National Geographic Collection. The best nature images are here“.

Il messaggio è chiaro: anche se la massiva diffusione degli smartphone e delle app di editing fotografico ci abbiamo reso tutti “fotografi” per trovare i migliori scatti di animali e natura non si può prescindere da National Geographic. In maniera sibillina sembra che tra le righe il messaggio sia anche sarcasticamente rivolto ai veri protagonisti dei selfie, come a dire: “E gli animali saremmo noi?”.

Diomedia ha reso la campagna virale lanciando su Instagram l’hashtag #thebestfromnature e invitando tutti a partecipare.

Partecipa GRATIS al free webinar del Corso in Performance Marketing

Corso Online in Performance Marketing

Metà dei soldi che spendo in pubblicità è sprecata. Il guaio è che non so quale metà!“. Per quasi un secolo e mezzo secolo la celebre frase di John Wanamaker non venne smentita. Oggi però il mondo è cambiato, tutto è monitorabile. E cosa più importante: i modelli di pagamento dell’advertising online si basano sul raggiungimento di risultati concreti, da cui il nome Performance Marketing.

Martedì 3 giugno 2014, a partire dalle ore 17, ci sarà il FREE WEBINAR di presentazione del Corso Online in Performance Marketing (con SCONTO Early Booking fino al 10 giugno 2014): una lezione gratuita, in cui alcuni docenti del corso presenteranno le principali tematiche che verranno affrontate nel percorso formativo.

Iscriversi è semplicissimo! A partire da questa pagina, cliccando su “Iscriviti, é Gratis!” vi si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrati, vi arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono solo 500: quindi “chi prima arriva meglio alloggia”! ;)

Free webinar

  Ricapitolando quindi:

FREE WEBINAR
Corso Online in Performance Marketing
con Alessio Semoli e Alberto Mengora

Martedì 3 giugno 2014, dalle ore 17

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR!

E non dimenticate di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

Nvidia e la sfida su Assetto Corsa con GeForce GTX

Nvidia e la sfida su Assetto Corsa con GeForce GTX

Oggi Venerdi 23 e domani Sabato 24 Maggio si potrà partecipare all’inedito concorso, promosso da Nvidia, per sfidarsi su Assetto Corsa, un sorprendente simulatore di guida, 100% Made in Italy.

Nvidia e la sfida su Assetto Corsa con GeForce GTX

Gioco sviluppato dall’italianissima Kunos Simulazioni, medesima software house di netKar-proFerrari Virtual Academy.

Sono inclusi alcuni dei circuiti più leggendari: Monza, Silverstone, Imola, SPA-Francorchamps.
Tutti sono stati riprodotti sfruttando la tecnologia Laserscan, che rende possibile replicare tutti i dettagli dei tracciati, la conformazione le pendenze e irregolarità del manto stradale, garantendo una risposta al volante efficace e verosimile.

Quattro differenti profili di guida (gamer, racer, pro, più un quarto totalmente personalizzabile) consentono a giocatori e piloti virtuali con diverse abilità di godersi la simulazione al livello di difficoltà che preferiscono.

Compatibilità garantita con la tecnologia Nvidia 3D Vision, sistemi di visualizzazione a triplo schermo, sensori di movimento Track IR e con il rivoluzionario Oculus Rift.
Mentre per una guida più realistica è consigliato l’uso di appositi volanti e pedaliere per PC.

È anche possibile avvalersi di opzioni di setup avanzate e telemetria per l’analisi dei dati, gommatura dinamica dell’asfalto, modalità “time of the day“, che simula la posizione e l’orientamento reali del sole dipendentemente dalle coordinate geografiche del circuito, dall’orario e dalla stagione, per riprodurre le stesse condizioni di luminosità del mondo reale.

La sfida

Grazie ad appositi PC equipaggiati da GeForce GTX 770, chi realizzerà il miglior tempo tra tutti i partecipanti di tutti i negozi che aderiscono all’iniziativa potrà essere ospite di una visita personalizzata presso gli studi di sviluppo di Kunos Simulazioni a Vallelunga.
Tecnologia e divertimento videoludico per veri piloti!

Il gioco è venduto su Steam a 34,99 €.

Instancabile Coca Cola: si fa piccola e regala tappi di felicità [VIRAL VIDEO]

Instancabile Coca Cola: si fa piccola e regala tappi di felicità

Nessuna novità: quando si parla di advertising, Coca Cola sforna un successo dopo l’altro. Semplicemente geniali le ultime due campagne Coca Cola. Diverte e sorprende quella per l’Europa, regala attimi di felicità quella per gli Emirati Arabi Uniti.

“Sono le piccole cose nella vita che ci rendono felici“ è il claim della campagna europea per il lancio della piccola di casa Coca Cola, la mini lattina da 150 cl.

E proprio partendo da questa lattina in Germania l’agenzia Ogilvy&Mather ha pensato ‘in piccolo’ creando una divertentissima campagna pubblicitaria.

Una serie di mini chioschi sono stati posizionati nelle vie delle principali città tedesche, con tanto di mini distributore e barista quasi incastonato all’interno! Il risultato è stato sorprendente a livello di successo e vendite: quasi il 280% in più di vendite rispetto ai normali distributori.

Regala attimi di pura felicità, e perché no anche qualche lacrima, la campagna lanciata negli Emirati Arabi Uniti dove, un gran numero di operai asiatici lavorano come braccianti lontano da casa. Tempi intensi di lavoro e salari bassissimi rendono difficile la comunicazione quotidiana con i familiari.

Instancabile Coca Cola: si fa piccola e regala tappi di felicità

Pensando a queste difficoltà Coca Cola ha trovato una geniale soluzione regalando loro una speciale cabina telefonica per chiamare i propri cari al costo di un tappo: non monete ma tappi per 3 minuti di conversazioni internazionali gratuite! Le cabine sono state installate direttamente nei campi di lavoro, rendendo così più facile comunicare con le famiglie lontane.

Cosa ne pensate?

Mad Men: i pubblicitari che hanno ispirato la figura di Don Draper

Jon Hamm
Mad Men…. ancora!?! Sappiamo di correre il rischio di essere ripetitivi e ridondanti, visto che molto spesso vi proponiamo contenuti che ruotano attorno ad uno dei telefilm più visti della TV.

Agiamo così non perché abbiamo deciso una svolta verso temi generalisti, ma perché siamo convinti che Mad Men sia un vettore di accompagnamento ideale per scoprire l’universo del marketing del passato, presente e futuro.

Al di là degli aspetti che rendono questo prodotto eccellente per drammaturgia e sviluppi narrativi, è l’attenzione per la ricostruzione di quel mondo nei minimi dettagli, il ruolo centrale della comunicazione pubblicitaria che rendono il telefilm il modo migliore per raccontare cosa sia stato (e cosa sia ancora oggi) lo sviluppo del marketing negli Stati Uniti e nel mondo.

Questa volta lo facciamo attraverso la figura di Don Draper la cui complessità caratteriale, il cui fascino e fiuto per gli affari, costituiscono il fulcro attorno al quale ruotano le vicende di Mad Men.

Spesso ci si chiede, da semplici spettatori, quali siano i processi di costruzione di un personaggio, se sia solo il frutto della bravura degli autori o se in realtà vi siano figure storiche o letterarie che abbiano svolto un ruolo nella creazione di un profilo psicologico così riuscito. Così come accadde in passato per il Dr. House di Hugh Laurie, le cui somiglianze con Sherlock Holmes hanno prodotto un personaggio culto negli anni duemila, vediamo se e quali sono i pubblicitari che hanno ispirato Matthew Weiner nella costruzione del personaggio di Don Draper.

Così simili, così lontani: Don Draper e Draper Daniels

Daniels è uno dei più grandi pubblicitari del dopoguerra. E’ il creatore delle campagne della Marlboro negli anni 50 e la sua biografia lo dipinge come un gran donnaiolo, almeno nei primi tempi.

Riuscì infatti a sedurre prima e far rompere il fidanzamento poi, a quella che pochi anni dopo diventò sua moglie, Myra Janco, sua partner in affari sin da primi anni 60 ed una delle prime donne negli Stati Uniti a ricoprire il ruolo di vice presidente esecutivo di una agenzia pubblicitaria – tanto per capire la caratura del personaggio.

Ma è proprio sua moglie Myra a spiegarci perché Daniels e Draper in realtà sono molto diversi tra loro. Negli anni infatti, il seduttore si convertì a uomo devoto alla sua compagna ed alla vita familiare. Una metamorfosi tale da spingere il creatore della serie, a dover dichiarare esplicitamente che Draper Daniels ha dato ‘solo’ il nome/cognome a Don, e nulla più.

Il fondatore del marketing moderno: Albert Lasker

Lasker è a tutti gli effetti il padre dell’advertising così come lo concepiamo oggi. Sino alle sue campagne, la pubblicità veniva vissuta come meramente illustrativa. Serviva per informare la clientela sulle peculiarità e specifiche di un determinato prodotto.

Albert è il primo a capire che il ruolo di un copy gira intorno alla sua capacità di persuadere lo spettatore a comprare un determinato prodotto attraverso meccanismi di fascinazione e stimolo costante, indurre quel sentimento di necessità a possedere un determinato bene.

La sua inventiva è ben nota nel secolo scorso attraverso alcune campagne leggendarie, di tali impatto anche ai giorni nostri nonostante non ne siamo a conoscenza.

Per esempio, se nella nostra infanzia i genitori ci hanno sempre offerto un bel succo d’arancia lo dobbiamo anche a lui. Fu lui infatti, ingaggiato dalla California Fruit Growers Exchange a risolvere quello che per gli agricoltori era diventato un danno economico, producevano più arance di quanto richiesto dal mercato interno ed esterno, e tramutarlo in una nuova opportunità, trasformando un prodotto esistente in natura tramutandolo in un nuovo bene di consumo primario.

Anche i fazzoletti di carta così come li conosciamo ed usiamo oggi hanno seguito lo stesso percorso sotto il genio di Albert Lasker. Venivano infatti utilizzati dalle sole signore per struccarsi, un mercato piccolo visto il target e uso di riferimento, trasformato in un prodotto di largo utilizzo per tutti nella sua nuova veste.

E’ stato anche il creatore della campagna per le sigarette Lucky Strike per donne nella quale presentò le sigarette come uno strumento per la perdita di peso..

La serie ha creato un legame speciale con Lasker innanzitutto plasmando l’estro di Draper su quest’ultimo, ma anche con una citazione diretta. Difatti entrambi hanno promosso una campagna sulle sigarette in cui vengono presentate come “tostate“.

Le svolte ‘contro’ le società del tabacco: Emerson Foote

Emerson Foote, oltre ad essere una delle figure di riferimento del mondo pubblicitario per i suoi lavori, ha fatto storia per una sua scelta di rottura rispetto all’establishment dell’epoca, episodio ispiratore anche nella serie Mad Men. Era il 1964 quando, da presidente del consiglio di amministrazione dell’agenzia McCann-Erikson, decise di rassegnare le dimissioni perchè non voleva più pubblicizzare sigarette.

I fan della serie sanno che questa scelta è stata di ispirazione diretta nella quarta stagione, quando Draper ha comprato una pagina del New York Times per spiegare perché aveva lasciato la Lucky Strike. Sappiamo che questa scelta in realtà è stata strategica in quanto il colosso del tabacco aveva già licenziato la sua agenzia e che quindi questo gesto serviva a coprire una forte perdita.

E’ da apprezzare il parallelismo delle due vite deciso dagli sceneggiatori, un omaggio molto diretto ad una figura di rottura per il coraggio avuto nel corso della sua vita.

Così ‘vicini’ da fargli odiare Don? George Lois

Unico ancora in vita tra le straordinarie figure mostrate in questa nostra piccola antologia, George Lois è uno dei pochi coi quali si è potuto verificare di persona l’attendibilità dello show.

Lois ha dato molto alla costruzione del personaggio di Don Draper, da una somiglianza nel look e nel fascino con l’attore Jon Hamm passando per il carattere spavaldo ai limiti dell’arroganza – Lois pare abbia preso a botte un collega una volta perché questi voleva modificare il suo lavoro in una maniera poco gradita.

Da un punto di vista creativo Lois ha segnato un passaggio fondamentale in termini di design, accuratezza del lavoro del copy, stile ed acutezza. Ha coniato uno degli slogan più famosi nel mondo della televisione per MTV “I want my MTV!” e detiene un record invidiabile, ha infatti curato le copertine del magazine Esquire per ben 90 volte !!

Va anche detto però che è uno dei critici più feroci della serie Mad Men, si è pubblicamente esposto contro una struttura narrativa a suo dire votata al maschilismo e nella quale viene esaltato l’alcool come un elemento troppo presente.

Barilla lancia Good4 Startup the Future


Che la cultura del cibo sia il motore capace di far ripartire un’Italia zoppicante ce lo sentiamo ripetere spesso: la forza travolgente di Slow Food e il successo internazionale di Eataly ve li abbiamo già raccontati in un post recente. Ma si tratta solo di un paio di attori coinvolti in una discussione sempre più ampia e rumorosa intorno all’alimentazione di cui Expo 2015 è al momento attuale una delle voci più altisonanti. “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” è il tema della manifestazione, una filosofia già condivisa da molti imprenditori italiani che della terra hanno fatto la propria fortuna. Tra questi vi è il Gruppo Barilla che del cibo buono ha fatto una filosofia e crede fermamente nel ricorso ad esso per lo sviluppo del Pianeta, come dimostra la nuova iniziativa Good4 Startup the Future.

La filosofia del Buonp per Te, Buono per il Pianeta

Buono per Te, Buono per il Pianeta” non è l’ennesimo claim ammiccante, ma un modello radicato di fare impresa adottato dal Gruppo Barilla nell’espansione del proprio business. La bontà, infatti, si riferisce senza dubbio alla produzione di alimenti sani che contribuiscano a una corretta alimentazione, ma anche all’attenzione per il benessere dei consumatori dal punto di vista ambientale, economico e sociale.  È proprio ai valori aziendali più radicati che si ispira Good4 Startup the Future, il contest dedicato a giovani studenti, ricercatori e imprenditori fino ai trent’anni, che premia le idee più innovative per promuovere il benessere delle popolazioni attraverso una corretta gestione e valorizzazione del cibo.

Good4 our Wellbeing, Planet, Communities and Knowledge

Il potere del cibo come strumento per diffondere benessere e supportare lo sviluppo economico e sociale è maggiore di quanto potremmo pensare. Ce lo insegna Barilla che nel bando di selezione individua quattro aree di intervento alle quali i progetti presentati potranno fare capo. La prima è Good4 our Wellbeing che raccoglie tutti i progetti nutrizionali e di sicurezza alimentare: i candidati dovranno sviluppare idee originali sull’alimentazione sicura e nutrizionalmente corretta, senza rinunciare al gusto e alla varietà. Good4 our Planet si incentra invece sull’ambiente e la filiera: gli aspiranti startupper dovranno cercare soluzioni innovative per rendere più sostenibile il percorso del cibo dal coltivatore al consumatore. Un’altra area di intervento è Good4 our Communities che si concentra sullo sviluppo di benessere per gli individui a partire da una migliore gestione delle risorse alimentari. Infine Good4 our Knowledge è la categoria che si lega all’educazione alimentare, ovvero alla sensibilizzazione sull’importanza di un cibo di qualità, nutriente e gustoso che sia sostenibile sia per l’ambiente che per tutti gli attori coinvolti nella filiera.

Premi da 15.000 € e non solo

Per il vincitore di ognuna delle categorie Good4 our Wellbeing, Good4 our Planet e Good4 our Communities la giuria di esperti assegnerà un premio di 15.000 € per l’avvio dell’attività. Inoltre grazie al sostegno dell’incubatore Startup Mi, partner dell’iniziativa, i vincitori saranno supportati nello sviluppo dell’idea con uno speed up tutoring di 6 mesi. Della categoria Good4 our Knolwledge saranno invece premiati tre partecipanti al contest che, oltre al premio in denaro, saranno ammessi gratuitamente al Master of Management in Food and Beverage della SDA Bocconi, anch’essa partner di Good4 Startup the Future.

Hai anche tu un’idea Good4?

Per partecipare al contest Good4 Startup the Future è sufficiente compilare il form sul sito dedicato all’iniziativa entro il 15 ottobre 2014. Ovviamente, prima della compilazione, fatevi venire un’idea originale e innovativa: siamo certi che la nostra cultura del cibo non potrà che generare ottime idee per il benessere del Pianeta.

Credits: buonopertebuonoperilpianeta.it, barillagood4.com, expo2015.org

Dai social network alla vendita: il segreto del successo [INFOGRAFICA]

social network vendite
I social network trainano le vendite? Questa è la domanda che negli ultimi tempi ha suscitato più di un dibattito nel mondo del digital marketing. Chi afferma che dipende dal mercato, chi dal community manager, chi da ciò che viene condiviso.

Ed è di quest’ultima idea l’azienda che ha realizzato l’infografica di cui vi parliamo oggi, che sostiene come la chiave del successo che collega social media e vendite è la condivisione di contenuti generati dagli utenti.

Questo consente infatti di generare un rapporto autentico, foto e documenti reali che permettono a tutti gli altri stakeholder di vivere il brand in un modo sempre più vicino al quotidiano di ognuno.

social network vendite

Come si può notare dall’infografica, gli step da compiere sarebbero quattro, vediamoli insieme.

1) Raccogliere sui social network i contenuti generati dagli utenti

Realizzate degli spazi virtuali dove poter inserire i contenuti dei vostri utenti.

Incentivateli a condividere le loro foto e video sui social, promuovete dei concorsi online ai quali possano partecipare attivamente, fate in modo che sia valorizzato ogni contributo. Un’idea potrebbe essere utilizzare Instagram e un hashtag dedicato per includere tutti i contenuti in un unico spazio fruibile alla community che ruota intorno al vostro brand!

2) Raccogliere i dati degli utenti

Ogni volta che realizzate una promozione o un’attività di comunicazione, fate in modo di non disperdere i preziosi dati raccolti.

Contatti, dati demografici e comportamenti e abitudini del vostro target sono informazioni fondamentali per analizzare il bacino d’utenza e realizzare attività sempre più appetibili. Predisponete dei form e non dimenticate mai di chiedere l’autorizzazione a diffondere contenuti e di far accettare le vostre condizioni d’uso!

3) Trasformare il sito in un social hub

Rendete il vostro sito ufficiale un raccoglitore di contenuti social e non solo: personalizzatelo mixando immagini professionali con quelle realizzate dagli utenti.

4) Guidare gli acquisti

Guidate gli acquisti nella vostra campagna associando foto e video con contenuti legati al prodotto, create dei collegamenti con pagine simili e oggetti correlati,  per stimolare l’acquisto d’impulso, ma soprattutto tracciate ogni condivisione per misurare i risultati della vostra campagna!

Dieci secondi per testare il potenziale della tua startup

I tuoi potenziali clienti hanno realmente bisogno di ciò che stai vendendo? Possono vivere senza la tua idea startup? Ecco un metodo semplice per valutare quanto potrebbe essere davvero produttiva la tua iniziativa di business.

Nel 1998, la rivista Inc. dedicava puntualmente una sezione alle tendenze nelle startup, col titolo Upstarts. All’epoca, un campo rovente era quello dei servizi aziendali, dato che la totale ragione d’essere delle startup stava nelle commesse per le grandi imprese.

Il sistema di Janet Kraus per valutare un’idea di startup

Janet J. Kraus, aveva co-fondato Circles, una società per l’accoglienza e la creazione di eventi con sede a Boston, poi  cresciuta fino ad essere acquisita da Sodexo nel 2007. Nel frattempo Kraus ha iniziato a dirigere Spire, una società progettata per creare piattaforme di condivisione di risorse sociali, specializzate nel settore dei viaggi e del tempo libero. Nel 2010 ha venduto anche Spire a Perfect Escapes.

Janet Kraus è attualmente Senior Lecturer della Harvard Business School e si può davvero dire che non è una di quegli studiosi le cui teorie nate presto non siano durate a lungo. Ha applicato queste idee, ottenendo risultati e ora le insegna.

La Kraus ha svelato il suo sistema, molto semplice, per valutare le idee startup (sia le proprie che quelle dei suoi studenti). Chiede innanzitutto ai fondatori di valutare se le loro idee siano Ossigeno (senza di loro non si può vivere), Aspirina (rendono la vita meno dolorosa), o Gioielli (lusso totale) per i potenziali clienti.

Per Janet Kraus le migliori idee imprenditoriali possiedono caratteristiche di tutte e tre queste definizioni.

Ossigeno, aspirina o gioielli

L’ossigeno si riferisce a prodotti o servizi con domanda anelastica: cibo, abbigliamento, servizi funebri e alcuni servizi di utility. Gli esseri umani non possono vivere senza. Naturalmente bisogna leggere tra le righe e ossigeno può anche essere qualcosa senza il quale le imprese non possono vivere, dato che sono proprio le imprese il cliente tipo a cui aspirare. Questo può quindi includere la posta elettronica e altre piattaforme software, che sono la linfa vitale di molte aziende.

L’aspirina si riferisce a prodotti che alleviano il dolore, sia per le imprese che per i consumatori, pur non essendo essenziali per la sopravvivenza. Un esempio? Il caffè. Se ne ha bisogno come l’ossigeno, è vero, ma di fatto si può vivere senza e non morirne.

Quelli che la Kraus chiama gioielli sono i prodotti o i servizi strettamente di lusso. Dolci, cinema, videogiochi o altre attività ricreative sedentarie. Sono coinvolgenti, ma non sono di vitale importanza. Né la loro capacità di alleviare il dolore si può confrontare con quella del caffè o dell’aspirina.

Solo quando la tua idea rientra in tutte e tre le categorie puoi davvero dire di avere una grande idea startup.

Pensa al tuo smartphone. Lo vedi sotto una luce diversa? Sì, perché il tuo cellulare è allo stesso tempo ossigeno (telefono, email), aspirina (applicazioni che consentono di comunicare o pagare) e gioielli (giochi, musica).

La vera utilità di questo sistema, però, non sta nel cercare di capire in che modo inserire la propria idea in tutte e tre le categorie, quanto piuttosto nella possibilità di valutare velocemente la potenziale necessità e quindi produttività del prodotto o servizio che si ha intenzione di vendere.

Se un’ idea è soltanto gioielli, va bene. Molti creatori di video-game sono riusciti a sfondare. Ma se la tu ambizione imprenditoriale è raccogliere tonnellate di venture capital, potrebbe essere più saggio puntare su idee ossigeno.

Peach Underneath, la nuova società di Kraus

Per quanto riguarda Kraus , la sua nuova società, Peach Underneath, ha il potenziale per essere ossigeno, aspirina e gioielli tutto in una volta, naturalmente. Il lancio è previsto per il mese di giugno, ma solo dopo aver raccolto una certa quantità di venture capital. Peach Underneath è una linea di biancheria intima femminile di design e nella misura in cui la biancheria è qualcosa che la stragrande maggioranza dei consumatori usura, è un prodotto ossigeno. Naturalmente, cercare e provare reggiseni può essere un’esperienza un po’ scomoda, quindi escogitare un modo per vendere biancheria intima che elimina questi disagi è aspirina. Infine, nella misura in cui il design nell’abbigliamento è un lusso e non una necessità, Peach Underneath è anche una forma di idea gioielli.

 

Fonte: Inc.

Una classifica dei prodotti top a marchio “made in Italy”

made in italy prodotti di eccellenza

Grazie alla campagna di comunicazione Italia Caput Mundi di cui ci siamo occupati recentemente, un video storytelling in puntate di pochi minuti l’una, nato esclusivamente per il web e dedicata ai prodotti made in Italy d’eccellenza nell’export internazionale, abbiamo avuto modo di conoscere l’identità dei prodotti made in Italy più importanti e il “pensiero laterale” che ha portato le imprese italiane a produrre questi beni di successo mondiale.

Italia Caput Mundi, però, prima di essere concepita come campagna di sensibilizzazione sull’argomento, è uno studio scientifico condotto dall’Università di Siena con patrocinio ministeriale e basato sull’indice Fortis-Corradini, per il quale è stato rilevato che l’Italia ha un patrimonio di migliaia di aziende che ci permettono di essere al primo posto per produzione in 250 differenti categorie merceologiche.

Incrociando i risultati ottenuti da questa ricerca con il database AIDA, che contiene informazioni su oltre 700.000 società di capitale, Italia Caput Mundi ha individuato più di 4500 aziende italiane con fatturato superiore ai 5 milioni di euro appartenenti alle 250 categorie di prodotto di cui deteniamo la leadership mondiale.

I rubinetti e la leadership italiana

rubinetteria made in italy

Se sappiamo dire che Made in Italy sicuramente significa scarpe, ci verrebbe mai in mente di associarlo alla rubinetteria?
Grazie a questa classifica abbiamo scoperto che tra le categorie gerarchiche in elenco, la “fabbricazione di prodotti in metallo” (esclusi macchinari e attrezzature) risiede per il 29,74% nel Veneto, il 21,63% in Lombardia, il 12,62% in Toscana, che detengono la percentuale maggiore di industrie produttrici di rubinetteria in Italia per 1/3 sul totale.

L’Italia è tra i leader mondiali nella produzione di rubinetti. Proprio da noi esiste il più grande distretto produttivo di materiali trasformati in rubinetti, che risponde al 15% sul totale nell’export mondiale, con 400 aziende e 10.000 lavoratori coinvolti.

Le piastrelle, la storia e la tradizione del belpaese

storia piastrelle italiane
L’esportazione delle piastrelle italiane equivale a circa 2,4 miliari di euro l’anno di fatturato: si tratta di un vero e proprio patrimonio per la nostra economia, oltre che dell’ennesimo fattore di orgoglio della tanto amata etichetta “made in Italy”.

Le piastrelle in ceramica sono un prodotto globale e la bellezza del suo utilizzo sta nelle sue caratteristiche materiali: da oltre 2000 anni rappresenta la sintesi di solidità ed estetica in pochi centimetri quadrati. La piastrella in passato era addirittura elevata ad opera d’arte e oggi il suo mercato è un driver di crescita del nostro Paese: il Distretto ceramico di Sassuolo rappresenta la capitale mondiale del settore, contando 600 imprese e oltre 2000 addetti impiegati alla produzione, che da solo produce l’80% del totale nazionale.

La gomma, un vanto nazionale

<gomma qualità eccellente
L’industria della gomma rappresenta un ottimo esempio di settore industriale sul quale converrebbe in questo momento investire in Italia, sopratutto dal punto di vista infrastrutturale e digitale.

Così se il Made in Italy tradizionale sta ridimensionando il proprio ruolo leader, al contrario di altri settori stanno registrando i più elevati tassi di crescita, come i beni intermedi dell’industria metallurgica (+10,1%), quelli dell’industria estrattiva (+8,8%) e quelli dell’industria della gomma e della plastica (+8,6%), definiti Top Sector della crescita.

Gli occhiali un fiore all’occhiello del made in italy di qualità

occhiali realizzati in italia
Sin dal Medioevo i produttori italiani di occhiali dovettero difendersi dalla contraffazione e, ancora oggi, l’arte italiana di produrre occhiali è riconosciuta in tutto il mondo: solo Europa e Stati Uniti ne comprano l’80%.

Proprio di recente Cirillo Marcolin, presidente dell’Anfao, l’Associazione nazionale fabbricanti articoli ottici, dichiarava che nel 2013 abbiamo battuto l’ennesimo record, in termini di valore e di volumi, con l’export di occhiali da vista e da sole made in Italy. L’esportazione di questo prodotto, infatti, è cresciuta del 7,2% a 2,811 miliardi, pari al 90% della produzione, che vale 2,919 miliardi di euro.

I mercati principali per l’occhialeria italiana sono stati fino ad ora Europa e Stati Uniti, che assorbono l’80% del flusso di uscita degli occhiali dall’Italia. Per quanto riguarda i mercati cinese e asiatico, invece, nel 2013 il mercato ha subito un lieve calo, registrando una crescita del 2,7%: a penalizzare questi mercati è il calo della vendita di montature.

Gli orologi, il primato italiano che non ti aspetti

orologi di qualità nostrana
Il reparto orologeria italiano produce ricchezza per un valore di oltre 140 milioni di euro l’anno, andando a posizionare i propri prodotti tra i beni di lusso internazionali.

Nel 2011 l’esportazione di orologi e sue parti meccaniche made in Italy ha sfiorato i 141 milioni di euro e, secondo l’indagine di Gfk per Assorologi, nel 2013 sono stati effettuati acquisti per 1,5 miliardi, con un rialzo del prezzo medio, che va da 163 a 174 euro, ma scende del 5,6% il numero di pezzi venduti.

Gli italiani, inoltre, a differenza che per alti prodotti, continuano a preferire gioiellerie e orologerie tradizionali per i loro acquisti: in tutto, nel 2013, sono stati oggetto di shopping circa 6,6 milioni di pezzi, per un valore di 1,15 miliardi di euro, inoltre i canali di vendita preferiti restano le gioiellerie tradizionali e negozi all’interno di centri commerciali; anche l’ecommercecontinua a salire con un volume del 10% e scende vistosamente a valore, con un -5,4%.

Va osservato quindi come il reparto orologeria italiano produca ricchezza per un valore annuale così alto da essere appunto un’eccellenza internazionale, andando a posizionare i propri prodotti tra i beni di lusso mondiali.

La pasta, il simbolo della qualità gastronomica italiana nel mondo

pasta made in italy

Indiscutibilmente bella, buona e sana, la pasta è sintesi di tradizione ed innovazione continua, restando uno dei prodotti su cui si basa il senso culturale di “italianità“.
Non a caso “La pasta tiene alta bandiera del made in Italy, l’export è da record” titolava Il Sole 24 Ore a febbraio, in una sintesi aggiornata sui consumi di pasta italiana nel mondo: grazie agli elevati standard qualitativi e a un indiscutibile appeal sui consumatori esteri, il prodotto simbolo dell’Italia ha realizzato un export record per 1,8 miliardi di euro nel 2013, segnando una crescita del 3,7% rispetto al 2012.

Questo trend positivo si è ormai avviato da quattro anni e, secondo le previsioni, continuerà grazie anche a nuovi mercati, come Cina ed Emirati Arabi Uniti, che hanno fatto registrare un incremento delle esportazioni del 33,6%; Brasile, con una crescita del 16%; Nord Africa, con una crescita del 13,5%.

Si contano circa 200 tipi di pasta differenti e oltre 120 pastifici che li producono: tra le regioni italiane esportatrici di pasta, così, al primo posto troviamo la Campania, con valori e ritmi di crescita sostenuti, seguita da Emilia Romagna e da Veneto.

Il prosciutto e gli insaccati d’eccellenza

le specialità gastronomiche italiane
Quando parliamo di reparto salumeria italiano ci riferiamo all’industria delle carni che, per tradizione ed innovazione, ha saputo puntare su due caratteristiche principali, che sono qualità del prodotto e sicurezza della provenienza delle carni. In questo senso made in Italy corrisponde ad un “saper fare italiano” che si distingue ancora una volta in cucina e nel food. Insieme al prosciutto, salami, pancette e coppe sono i prodotti cosiddetti “belli e ben fatti”, di fascia medio alta nel settore chiave del Made in Italy, che sono esportati all’estero.

Stando ai dati Assica (l’Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi), nel 2012 sono state esportare dall’Italia negli Stati Uniti circa 5.892 tonnellate di salumi, con una crescita del 21,5% rispetto all’anno precedente. Di queste, l’83% è rappresentato da prosciutti crudi.

Il controvalore delle esportazioni italiane di salumi negli USA nel 2012 equivale a 68 milioni di euro, pari ad una crescita del 29,7% rispetto al 2011. Si stima che nel 2014, complice l’entrata in vigore del provvedimento del maggio 2013 con cui le Autorità statunitensi di APHIS (Animal and Plant Health Inspection Service) hanno ufficialmente riconosciuto l’indennità di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e delle Province autonome di Trento e Bolzano dalla Malattia Vescicolare del Suino, il flusso delle esportazioni aumenterà di 10 milioni di euro, a cui va aggiunto un “effetto traino” sull’export degli altri salumi tipici italiani.

Tra questi, il Prosciutto di Parma è il prodotto della salumeria italiana più venduto all’estero. Infatti l’export della DOP di Parma vale infatti 232 milioni di euro, ovvero più di quanto realizzano insieme Prosciutto Cotto, Mortadella e Wurstel.

Le esportazioni incidono per il 28% sul fatturato complessivo del Prosciutto di Parma, quota di molto superiore rispetto alla media del comparto agroalimentare italiano.
Questi risultati sono ancora più significativi se si considera che il Prosciutto di Parma rappresenta al 100% il Made in Italy in quanto vanta una filiera interamente italiana.

Le scarpe, l’eleganza italiana ai piedi del mondo

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Sulle calzature italiane non c’è molto da raccontare che già non si sappia: insieme al food, rappresentano uno dei simboli dell’etichetta Made in Italy, nonché si collocano tra i beni di lusso internazionale, amate e ricercate dai maggiori collezionisti e stilisti di tutto il mondo.

Secondo l’indice Fortis-Corradini, su una casistica totale di 5.517 prodotti in cui è diviso il commercio internazionale, le calzature made in Italy si posizionano al quinto posto, con un valore export pari a 2.160,2 milioni di dollari.

In conclusione: cos’è il Made in Italy


Leggendo “made in Usa” pensiamo all’innovazione, al “made in Japan” colleghiamo l’alta tecnologia, il “made in Germany” è riconosciuto per affidabilità e robustezza, il “made in Switzerland” ci dà l’idea di precisione. Ma il “Made in italy”? Se non sapreste rispondere, sarebbe normale. Durante questo nostro viaggio alla scoperta delle eccellenze italiane, abbiamo scoperto tanti paradossi di questa etichetta e il primo è che “made in Italy” è il marchio di un grande concetto di fascinazione, ma anche di un grande insieme di non-definizioni.

E il problema è storico. A differenza di quanto si può immaginare, il marchio “made in Italy” non è nato a tutela dei prodotti italiani ma con l’intento opposto. Agli inizi degli anni Sessanta infatti alcuni Paesi europei, tra cui Germania, Francia e l’Inghilterra, inserivano il marchio “made in Italy” per difendere i propri prodotti rispetto a quelli stranieri e indicare quindi con un’etichetta quali fossero quelli che il consumatore avrebbe dovuto evitare d’acquistare.

fatto in cina o in italia

Con il passare del tempo i produttori italiani sono riusciti a trasformare questo isolamento in opportunità. Quello che all’inizio è nato come un handicap, si è poi rivelata essere una fortuna grazie alla quale l’Italia ne è uscita con un’identità ben precisa, diventando simbolo di artigianalità, creatività e qualità.

Nonostante alcuni prodotti molto famosi, i beni a marchio made in Italy sono eccellenze della produzione italiana che restano rare gemme poco conosciute anche a livello nazionale, tanto che Google quest’anno ha deciso di sostenerle offrendo loro un’importante vetrina con il progetto “Eccellenze in digitale”. Al centro dell’idea di Google ci sono due idee principali per il made in Italy: l’internazionalizzazione e la digitalizzazione delle imprese tipiche. Inoltre uno degli obiettivi principali è riuscire a fondere le esigenze dei giovani, che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro e le esigenze delle imprese, che hanno bisogno di nuove idee e nuove soluzioni per rinnovare il proprio modo di produrre, anche se per esempio l’idea di far entrare le startup all’interno delle PMI per aiutare le eccellenze italiane a recuperare competitività era già in mente da molto.
eccellenze in digitale

Come valorizzare il potenziale di queste realtà così ambite, così ricercate all’estero ma purtroppo così poco accessibili a causa di una debole presenza sul web, ci ha pensato Google. L’opportunità non ha un valore basso: basta pensare che fra tanti milioni di prodotti commercializzati nel mondo, sono circa 250 quelli che provengono dall’Italia e che detengono la prima posizione nell’export mondiale, con oltre 4.500 aziende italiane che li producono protagoniste di questo primato. Sono inoltre 347 i prodotti italiani che detengono la seconda posizione nell’export mondiale, e che sono 387 quelli che detengono invece la terza posizione.

Considerando perciò, nel complesso, il numero di primi, secondi e terzi posti nell’export mondiale detenuti da ciascun Paese del G20, l’Italia figura quarta assoluta dopo Germania, Cina e Stati Uniti. Inoltre l’Italia è seconda al mondo soltanto alla Germania per numero di posizioni di eccellenza nell’export in rapporto alla sua popolazione.

Le aziende coinvolte in questo processo di produzione sono per lo più piccole e medie imprese, che producono tra i 5 e i 50 milioni di euro l’anno di fatturato e hanno un numero di dipendenti compreso tra i 10 e i 250 addetti. Ecco, in ordine, la top ten dei prodotti a marchio made in Italy più importanti a livello internazionale.

strategia digitale

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Secondo il Rapporto Export di SACE relativo le principali direttrici geografiche, settoriali e strategiche per le vendite di beni italiani all’estero nel quadriennio 2013-2016, vedremo crescere l’export italiano del 7,2%, accelerando il ritmo di crescita fino raggiungere un valore pari a 535 miliardi di euro nel 2016, e a guidare questa crescita delle esportazioni saranno i comparti a medio-alta tecnologia.

Sappiamo che le vendite all’estero dei prodotti made in Italy hanno recuperato i livelli pre-crisi già nel 2011 ma che se nelle esportazioni possiamo vedere un volano di crescita importante per la nostra economia, è altrettanto vero che preoccupante invece è la domanda interna, sulla quale il made in Italy dovrebbe appunto trovare la via per rafforzarsi.

Nel complesso, comunque, attualmente la domanda mondale di prodotti Made in Italy sta crescendo di circa il 4% e in questo contesto si colloca strategico il ruolo dell’eCommerce: il commercio elettronico, infatti, sta avendo in Italia un netto andamento in controtendenza rispetto all’economia in generale con segnali positivi soprattutto per le PMI, le quali registrato con l’eCommerce un incremento di fatturato medio di oltre il 60% grazie, soprattutto, a clienti stranieri.

Ma se quindi non è l’individualità che manca al nostro Paese e alla personalità di chi gli dà vita, che cosa manca quindi agli italiani per brillare? Un sistema Paese in grado di fornire le infrastrutture, i laboratori, le leggi e gli strumenti adeguati per eccellere in Italia.

E’ Google il top brand per eccellenza! Ecco quanto vale

Google

Tra i top brand mondiali, Google supera Apple, così ha annunciato la Millward Brown, agenzia leader nel settore delle ricerche di mercato. Il valore del brand è cresciuto del 40% in un anno e ha raggiunto 158.84 miliardi di dollari (circa 115 miliardi euro) nel 2014.

Perché Google ha sbaragliato la concorrenza?

L’anno 2013 ha segnato una svolta per l’azienda di Mountain View. Big G si è infatti distinta in termini di innovazione, investimenti in intelligenza artificiale e numero di partnership. Per questo Google ha sbaragliato la concorrenza, precisa Benoit Tranzer, capo della Millward Brown France.

L’esempio che meglio racchiude il segreto del successo di Google, che si merita così il primo posto della classifica Top Brandz 2014 è proprio quello dei Google Glass. Luxottica e alcuni top brand come Ray-Ban e Oakley sono le aziende partner con cui Google ha stretto accordi per lanciare sul mercato statunitense questi dispositivi per la realtà aumentata della weareable technology.

Android vs Apple

E gli altri brand?

Duro colpo per Apple, che per tre anni ha dominato la classifica. Il brand ha perso del 20% il proprio valore, che è sceso a $147.88 miliardi. Ora si accontenterà della posizione numero due.

Niente da fare per i brand italiani, che non compaiono nelle prime 10 posizioni. Infatti sono le aziende statunitensi a conquistare la top 10.

Sul podio, dopo Google e Apple, troviamo IBM il cui valore si ferma ai $107.54 miliardi seguita da Microsoft ($90.19 miliardi).
Dopo tanta tecnologia, troviamo McDonald’s il cui brand è stato valutato $85.71 miliardi. Subito dopo, segue Coca Cola con un valore di $80.68 miliardi.

Tra i brand top 100 troviamo la cinese Ping An (settore assicurazioni) valutata $12.4 miliardi e il marchio China Life ($12 miliardi). Nel settore lusso troviamo in trentesima posizione Louis Vuitton il cui valore supera i $25 miliardi.

I parametri presi in considerazione dalla Millward Brown tengono in considerazione non solo le performance finanziarie ed economiche di ogni singolo brand, ma anche la percezione che hanno i consumatori sui marchi.

Anche a te  Google fa palpitare il cuore?

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