La Sdraio dell'Agnello: LOOP

Ti svegli la mattina. Tardi, perché hai bevuto come una spugna la sera prima.

Perché? Perché sei stressato e hai una deadline da lì a poco e quella che ti piace non ti caga, a dispetto delle tante di cui non te ne frega niente che invece non si staccano da whatsapp, perché quello che ami è a Sydney e ieri hai mollato uno che ha lo stesso spessore di un foglio A4, e oggi devi presentare alla MEGAZIENDA di cui francamente non te ne frega un cazzo, preferiresti farti le selfie alle gambe su una spiaggia pugliese. Ti svegli prendi la bici e corri come un matto/a per arrivare in agenzia. Sei sudato/a ed è Marzo a Milano.

Ora fa caldo ma alle 19.00 prenderai un colpo di freddo, lo sai e non hai portato il ricambio, perché sei troppo stanco/a o troppo imbecille.

“Impagina questo, sposta il logo, ha chiamato il cl

Coca-Cola porta l'arcobaleno in Sud Africa

coca cola arcobaleno sud africa

20 anni fa l’arcivescovo Desmond Tutu coniò la frase “La Nazione Arcobaleno” per indicare la vittoria di Nelson Mandela alle prime elezioni democratiche di Johannesburg a sottolineare le diversità che resero grande questo Paese.

20 anni dopo Coca-Cola , in occasione dei festeggiamenti del  ‘Freedom Month’  e con l’aiuto di FCB Johannesburg, ha ricreato un arcobaleno utilizzando sole, acqua e l’expertise di veri professionisti americani.

Nel cielo del Central Business District di Johannesburg sono stati condivisi veri momenti di felicità, rispondendo a quella domanda che Coca-Cola pone da tanto a tutti i suoi consumatori: What is Happiness?

 “Siamo entusiasti di questa modalità di creare veri arcobaleni, catturando la luce del sole sotto certi angoli prefissati attraverso un nebbiolina artificiale fatta di acqua riciclata”

ha spiegato Sharon Keith di Coca-Cola South Africa.

“Avvicinandosi il Giorno della Libertà, volevamo costruire un simbolo della nostra diversità e solennizzare il cammino fin qui percorso dalla nostra nazione. Coca-Cola, come brand, vuole ispirare momenti di ottimismo, così come fanno gli arcobaleni”.

arcobaleno cocacola sud africa

Se volete sapere fin dove arrivino gli arcobaleni, provate a scoprirlo.

E allora, Finding True Happiness!

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Nuovi strumenti di analisi per i video su Facebook

Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine: Facebook cambia ogni giorno sotto i nostri occhi!

Non si fa in tempo ad abituarsi alle ultime novità –  come il passaggio obbligatorio a Messenger o la recente acquisizione di Moves – che quel diavolaccio di Mark Zuckerberg se ne esce con qualcosa di nuovo.

L’ultima trovata è apparsa meno di ventiquattrore fa nella sezione facebook for business del social network più famoso del mondo e riguarda i video e i nuovi strumenti per misurarne la reale portata.

Nel giro di qualche settimana saranno infatti introdotti questi nuovi elementi:

– monitoraggio del numero totale di visualizzazioni sopra i 3 secondi (elemento temporale imprescindibile dal momento in cui è stato introdotto l’autoplay su Facebook);

– monitoraggio del numero totale di utenti singoli che hanno guardato il video (scorporando così questo dato da quello di chi clicca più di una volta sullo stesso filmato);

– possibilità di essere informati solo sulle statistiche di chi guarda una buona percentuale del video (la soglia può essere impostata da 25, 50, 75 e 100%, se quel che interessa è sapere chi è arrivato alla fine del video);

Audience Retention o soglia di attenzione: un chiaro grafico informerà gli autori del video su quali sono i momenti in cui l’attenzione è scemata, permettendo loro di apporre le dovute correzioni; inoltre Facebook invierà un report in cui saranno illustrati i momenti di caduta dell’attenzione anche in base al tipo di target per cui era stato pensato il filmato

 “Se per esempio” si legge nel testo di facebook for business ” le donne tra i 18 e i 34 anni sono il target della vostra campagna, i dati di caduta dell’attenzione mostreranno il numero di visualizzazioni ricevute da quel particolare target di persone”.

I servizi appena elencati saranno disponibili sia per i video caricati gratis, sia per quelli a pagamento (con ovvio scopo commerciale).

Come dovremmo leggere queste novità?

Se da un lato si possono vedere come un tentativo di stare dietro al colosso del mondo video, Youtube – che questi strumenti di calcolo analitici li utilizza già, da molti anni – dall’altra potrebbero essere proprio un attacco alla piattaforma di video sharing di Google Inc.

Cosa accadrebbe se dal prossimo mese le agenzie di pubblicità e i privati del mondo dell’advertising iniziassero a dar la precedenza a Facebook piuttosto che a Youtube?

Se doveste investire nella promozione di un video, a parità di strumenti, preferireste caricarlo dove i vostri acquirenti bivaccano tutto il giorno o dove fanno delle fuggevoli capatine?

A buon intenditore…

Unconventional Days: Mini Cooper Holiday Present [-3 al corso in "NON-CONVENTIONAL & VIRAL MKTG"]

unconventional marketing mini cooper holiday present

Ci siamo quasi. Il corso intensivo in Non-conventional & Viral Marketing della Ninja Academy sta per iniziare. Oggi vogliamo ricordarti che cosa è riuscita ad inventarsi Mini Cooper nel gennaio 2010, qualche giorno dopo i festeggiamenti e i bagordi natalizi.

Siamo ad Amsterdam, Babbo Natale è già un nostalgico ricordo. Tra le vie della città, passanti increduli e curiosi non riescono a credere ai loro occhi: fra scarti, spazzatura ecco spuntare, si fa per dire, uno scatolone davvero insolito: un gigantesco involucro di cartone della Mini Cooper. L’idea è quella di far credere che qualche bambino molto fortunato abbia ricevuto in regalo una “macchinina” un po’ diversa dalle altre.

Un’operazione di unconventional marketing in vero stile guerilla. Guardare per credere!

Unconventional Mini Cooper Holiday Present

Primo Maggio a Taranto, con Caparezza e Mannoia il crowdfunding si fa musica

Cosa hanno in comune Jonathan Swift e Fiorella Mannoia?  A parte la canzone “Il cielo d’Irlanda”, proprio niente in effetti, se non fosse che il concerto del Primo Maggio a Taranto è stato organizzato grazie al modello collaborativo che ispirò gli Irish Loan Fund, gli istituti collettivi di microcredito che combattevano la povertà del popolo irlandese tra il Settecento e l’Ottocento.

Definito come il “controconcerto“, in contrapposizione a quello romano dei sindacati, il Primo Maggio tarantino ha dato vita ad una delle più produttive e consolidate forme di sostegno dal basso: la collaborazione.

Abbattendo le consuete barriere dell’investimento finanziario, la massiccia operazione di raccolta fondi, sviluppata attraverso eventi capillarmente distribuiti nei mesi precedenti all’iniziativa, è culminata nel mega concerto del giorno della festa dei lavoratori: una dodici ore di musica e informazione alla quale anche gli artisti presenti hanno contribuito partecipando gratuitamente e dimostrando in prima persona di aderire all’idea di uno sviluppo sociale che parte dalle coscienze civiche dei cittadini.

 

 

Primo Maggio di lotta a Taranto 2014: Sì ai diritti, No ai ricatti – …futuro? Ma quale futuro?!

Con questo titolo  il Comitato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti ha promosso la manifestazione. Non proprio “accattivante” nella forma ma decisamente diretto nel messaggio, a ribadire lo scopo non commerciale del concerto, con un superamento della separazione concettuale tra pubblico e privato in vista di un risultato comune.

Il concerto è diventato in questo modo il concerto di tutta la città e di tutti coloro che hanno voluto contribuire con erogazioni liberali o con la loro attività diretta a sostegno dell’iniziativa, artisti compresi.

Espressione di un consapevole impegno, sono state le rapidissime operazioni di pulizia del parco archeologico delle mura greche che ha ospitato l’evento: dopo meno di ventiquattro ore, uno spazio decisamente ampio è stato completamente ripulito, ad opera degli organizzatori ma anche di tanti comuni cittadini, volontariamente intervenuti in una sorta di “ringraziamento” collettivo per il grande spettacolo offerto.

 

 

Niente di paragonabile, in termini di costi, rispetto al massiccio uso di mezzi e macchinari per la pulizia di piazza San Giovanni a Roma, a spese del Comune.

Il crowdfunding ha dimostrato in questa occasione un’altra enorme potenzialità a livello di comunicazione e soft advertising, creando una nuova tipologia di partecipante all’evento, quella del fruitore-finanziatore, al tempo stesso diffusore e testimonial.

Concerti, vino, t-shirt, lavoro e grandi nomi

 

Una serie di concerti e spettacoli, a Taranto ma anche a Roma, Bologna e altre città d’Italia, ha contribuito a raccogliere parte dei fondi necessari all’organizzazione di un evento tanto impegnativo in termini di attrezzatura, sicurezza, gestione e servizi, con lo slogan “Aspettando il Primo Maggio”.

La musica non è stata l’unico strumento di sensibilizzazione e raccolta di fondi: un’ottima bottiglia numerata di vino primitivo IGP (il vino “Libero e Pensante”, appunto), è servita a veicolare un invito alla collaborazione, passando dal web direttamente alle tavole dei tarantini e dei supporters.

Durante il concerto, alcuni stand erano adibiti alla raccolta volontaria di fondi per l’acquisto di un emogasometro, una apparecchiatura medica indispensabile per il reparto oncologico dell’ospedale Moscati di Taranto. Senza dimenticare il cd con i brani di alcuni degli artisti presenti al simbolico prezzo di due euro.

 

 

E non solo: quanto può valere in termini di visibilità e passaparola social l’impegno diretto e spontaneo di big del panorama musicale italiano come Roy Paci, Sud Sound System, Caparezza, 99Posse, Luca Barbarossa, Paola Turci e tutti gli altri? Difficile da quantificare, ma certamente ha attribuito un valore non meramente economico all’iniziativa.

Lo scivolone della Cisl e la #sagapaesana

Impossibile non riconoscere l’enorme successo e l’entusiasmo per la riuscita di questa grande operazione di sensibilizzazione dal basso. Impossibile, già, ma non per tutti. Lo sconsiderato tweet dell’account ufficiale del sindacato Cisl, che ha definito il concerto di Taranto una “saga (o sagra, forse?) paesana” ha suscitato una “levata di scudi telematica” in favore del controconcerto. Oltre nove milioni di tweet (ok, almeno due erano i miei!) sull’onda degli hashtag lanciati dal direttore artistico Roy Paci:

 

Con la totale assenza delle istituzioni e dei soliti finanziamenti “calati dall’alto” la città è riuscita ad organizzare un evento che non solo è stato di successo, ma ha scatenato una attenzione mediatica e social mai vista a Taranto nemmeno nei tempi delle inchieste sul gruppo Ilva.

Su questo ha posto l’accento Michele Riondino, che, svestiti i panni del giovane Montalbano, ha affiancato Roy Paci nella direzione artistica del Primo Maggio tarantino.

 

 

Perché Taranto non è solo industria e non è nemmeno solo una perla del mediterraneo, ma ha anche dimostrato una coesione sociale in grado di smuovere coscienze e infastidire i “monopolisti” della musica della festa del lavoro.

Per dirla con Caparezza: “per Taranto linfa, non Ilva“.

foto di Daria D’Acquisto 

Strategie digital e non solo al corso in Fashion Marketing della Ninja Academy!

Corso Fashion Marketing

Si è concluso ormai qualche settimana fa il corso in Fashion Marketing organizzato dalla Ninja Academy che ha visto la presenza di Alessandro Calzolari e Chiara Dal Ben come docenti. Un corso web- live che ha permesso a tutti i partecipanti di analizzare a fondo il mercato del fashion e ad acquisire le prime nozioni fondamentali per diventare un Fashion Digital Strategist di successo.

Ripercorriamo insieme i contenuti e gli eventi più interessanti che si sono succeduti nelle lezioni.

Diventare Fashion Digital Strategist e fare Business Online

Durante la prima lezione, Alessandro ha voluto fare un rapido excursus su quello che è lo scenario attuale del marketing e del digital sottolineando come sia fondamentale avere delle basi generiche da cui partire, prima di andare ad analizzare strumenti e tattiche specifiche per il fashion. Saper usare i tools è infatti un passaggio secondario: la cosa più importante per una azienda, a prescindere dal mercato in cui essa operi, è saper creare una strategia.

Dopo una descrizione sulle principali figure che operano ed emergono nel panorama digital fashion, con tanto di relativi e preziosissimi consigli, si è entrato nel vivo del corso con le prime nozioni dirette alla creazione di strategie e gestione di crisi.

fashion digital strategy

Grazie alle case history di successo (e insuccesso) di numerose aziende moda di tutto il mondo, si è parlato di crisi management, ovvero di strategie e tecniche per prevenire possibili crisi e/o saperle gestire sul momento e di creazione di strategie di marketing digitale andando ad analizzare un ventaglio di possibilità a livello strategico che una azienda può mettere in atto per promuovere i propri brand online.

Nella terza lezione, ci si è soffermati sui principali social network utili a veicolare messaggi nel mondo della moda, oltre alle infinite possibilità e operazioni che essi permettono di attivare, tra cui i concorsi, croce e delizia di ogni digital strategist.

Nelle ore dedicate a Chiara Dal Ben, si è invece analizzata la figura del digital pr, delle attività che svolge quotidianamente, ma soprattutto ci si è focalizzati sul mondo dei blogger e delle strategie che possono essere messe in atto grazie alla loro collaborazione.

Nell’ultima lezione, infine, si è parlato di Bric, Gamification e Start-up: accantonate le case history, ci si è concentrati sui principali driver di comunicazione, ovvero delle linee guida per capire chi sono gli utenti del proprio mercato e quali attività e strategie mettere in atto.

Il question time: quando le domande le fanno gli studenti!

Durante il corso in Fashion Marketing gli studenti hanno potuto rivolgere le loro domande ai docenti e ascoltare le risposte durante la lezione dedicata al Question Time.

Tantissime le richieste di approfondimento sui blogger, richieste alle quali Chiara ha saputo rispondere grazie alla sua esperienza e alle sue conoscenze dirette nel mondo del blogging.

post facebook corso fashion marketing

Il Question Time è proseguito anche all’interno del gruppo Facebook dedicato al corso, dove gli studenti hanno potuto continuare a rivolgere le loro domande ai docenti, producendo così numerose conversazioni stimolanti, interessanti e sicuramente fondamentali per l’apprendimento di ognuno.

Il gruppo dei Ninja Fashion Digital Strategist

post facebook corso fashion marketing

Non solo domande: il gruppo è diventato un vero e proprio laboratorio didattico e ricreativo del corso! Oltre a consigli, collaborazioni e condivisioni di esperienze, è nato infatti un bellissimo gruppo di studenti che ancora oggi, a distanza ormai di numerosi giorni, continuano a scrivere e a confrontarsi tra loro sulla propria professione e sulle proprie esperienze nel mondo digital.

post facebook corso fashion marketing

post facebook corso fashion marketing

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Grazie ancora a tutti gli studenti, ai docenti e al team Academy per la bellissima energia che ha coinvolto ogni singolo partecipante! A presto!

Unconventional Days: Ikea [- 4 al corso in "NON-CONVENTIONAL & VIRAL MKTG"]

A pochissimi giorni dal corso di alta formazione professionale in “Non-Conventional & Viral Marketing” targato Ninja Academy, scopriamo insieme la campagna “Create space. Organise” realizzata per Ikea, nel 2009, dall’agenzia LOWE & Partners Kuala Lumpur.

La scala di un punto vendita Ikea in Malesia viene trasformata, con dei semplici sticker, in una cassettiera, con ogni cosa riposta al suo interno in maniera ordinata. I gradini diventano cassetti e l’effetto sorpresa dei clienti del negozio è assicurato!

L’azienda svedese, da sempre sinonimo di organizzazione, utilizza in chiave unconventional una scala che diviene il mezzo di comunicazione per veicolare, in maniera semplice ed originale, il messaggio da trasmettere: Creare spazio. Organizzare.

Le proporzioni alterate della cassettiera salva spazio e i colori forti ed accesi della biancheria riposta al suo interno, catturano subito l’attenzione dei passanti. L’azione di ambient marketing fa leva sulla comunicazione creativa ed efficace e riesce a trasmettere il concept della campagna con estrema immediatezza: essere organizzati significa creare spazio.

Mobile banking e sicurezza: come cambia la percezione dei consumatori

Mobile banking e mobile payment sono fenomeni osservati da tempo e di cui si parla in fasi alterne di crescita e rallentamento. Ma cosa incide veramente sula percezione degli utenti mobile a riguardo?  La percezione di scarsa sicurezza e la mancanza di veri vantaggi nell’utilizzo di queste tecnologie limitano l’utilizzo da parte dei consumatori.

A rivelarlo è la ricerca “Consumers and Mobile Financial Services 2014” della Federal Reserve (del marzo 2014), che delinea una situazione ancora in evoluzione ma con grandi margini di sviluppo. La ricerca fa riferimento al mercato statunitense, ma è esemplare riguardo il fenomeno. 

Aumentano gli smarphone ma meno gli utilizzatori di servizi bancari

Tra il 2012 e il 2013 la percentuale di telefoni cellulari è rimasta costante ma, come sappiamo, è aumentata la percentuale di smartphone : nel 2012 il 52% degli americani dotati di telefonia mobile aveva uno smartphone, nel 2013 si arriva la 61%. Se parliamo di telefonia mobile in generale, tra i 18 e 44 anni è posseduta dal 91% delle popolazione, scende all’87% tra i 45 e 59 anni e all’81% sopra i 60 anni.

Ma se ci limitiamo descrivere il mercato dei “telefoni intelligenti” all’interno dei possessori di telefono cellulare, vediamo come ci si concentri nella fascia più giovane, con una percentuale del 79% tra i 18 e i 29 anni, del 77% tra i 30 e i 44 anni, del 58% tra i 45 e 59 anni o solo il 33% tra gli over 60. Non può stupirci nemmeno la variazione che vediamo in base al reddito familiare: sotto i 25.000 dollari annui solo il 44% delle persone possiede uno smartphone.

Se analizziamo i servizi che permettono di condurre transazioni o avere informazioni sul proprio conto bancario vediamo un incremento nel corso degli anni: nel 2011 il 42% dei possessori di smartphone hanno dichiarato di aver utilizzato servizi di mobile banking. Nel 2013 siamo arrivati al 51%.

Ma cosa significa mobile banking?

Ma cosa significa mobile banking? Per gli intervistati significa, per il 93%, controllare il proprio conto e le transazioni effettuate, per il 72% scaricare ed utilizzare l'applicazione della propria banca, per il 57% trasferire denaro tra conti correnti, per il 53% ricevere un avviso via mail dal proprio istituto bancario, per il 44% fare un pagamento, per il 43% ricevere un avviso tramite sms, per il 41% trovare indicazione sullo sportello bancomat più vicino.Come i consumatori interagiscono con la propria bancaVediamo come sono soliti interagire gli americani con il proprio istituto bancario: l'82% tramite il tradizionale sportello, per il 75% tramite lo sportello bancomat, il 72% utilizzando l'online banking tramite desktop, portatile o tablet, il 33% tramite telefono e solo per il 30% tramite mobile banking (erano il 28% nel 2012 e il 21% nel 2011) e il 14% con mobile payments. L'uso del mobile banking rimane comunque strettamente correlato con l'età.Scarsa domanda e percezione di poca sicurezzaIl grande impedimento nell'adozione del mobile banking appare essere la limitata domanda da parte dei consumatori. Molti di questi dicono che i proprio bisogni informativi sono già soddisfatti tramite altri mezzi più tradizionali e non trovano un beneficio vero nell'utilizzo di queste nuove tecnologie.La sicurezza è spesso anche citata come ragione per non utilizzare questi mezzi. Addirittura, nel 2013, abbiamo una diminuzione della percezione della sicurezza da parte degli intervistati. Che siano i casi di cronaca scoppiati negli USA o altro non possiamo affermarlo con certezza, certo è che questo dato in controtendenza deve far riflettere.Scarsa domanda e percezione di poca sicurezza

Ora i consumatori sembrano essere più consapevoli del bisogno di proteggere i propri dati sensibili presenti sugli smartphone e sentono un maggiore bisogno di protezioni e password che li difendano da frodi o furti di dati: la percentuale delle persone che proteggono i propri dati con password è aumentata dal 54% al 61% dal 2012 al 2013.

Più banking che pagamenti tramite smartphone

Se parliamo di mobile payments vediamo un incremento minore: nel 2011 siamo attorno ad una percentuale del 23%, mentre nel 2013 siamo poco sopra, solo il 24% dei possessori di smartphone dichiara di realizzare pagamenti tramite il proprio dispositivo.

Solo il 17% dei possessori di telefoni cellulari ha realizzato, nel 2013 un pagamento mobile. Ma perchè percentuali così basse?

Ma perchè percentuali così basse?

Ma perchè percentuali così basse?

Gli intervistati ritengono più semplice pagare in contanti i tramite carta di credito o bancomat, hanno paura per la sicurezza della transazione oppure, anche in questo caso, non trovano un particolare beneficio nell’utilizzo di questi strumenti.

La percezione delle sicurezza è quindi uno dei fattori fondamentali nella decisione d’uso di queste tecnologie.

Più banking che pagamenti tramite smartphone

Più banking che pagamenti tramite smartphone

Ma è nella distribuzione per fasce d’età che vediamo una diversa distribuzione. Rimangono i giovani e giovanissimi ad essere i maggiori utilizzatori ma con scarti minori rispetto a quanto atteso e rispetto all’uso del banking.

Ma è nella distribuzione per fasce d'età che vediamo una netta controtendenza.

Ma è nella distribuzione per fasce d'età che vediamo una netta controtendenza.

Aumentare i servizi per stimolare l’uso

I consumatori esprimono un significativo interesse nei confronti di una possibile espansione dei servizi offerti. Vorrebbero utilizzare i proprio smartphone per fare più cose, per esperienze d’acquisto più consapevoli e complete. Sono pronti ad utilizzare i propri dispositivi per compare prezzi, per ricevere sconti e promozioni, per controllare le proprie finanze, per organizzare le proprie spese.

Non sembra ancora il momento del salto definitivo. Le percentuali sono in aumento sicuramente ma manca ancora il salto finale.

Sicurezza e l’ampliamento dei servizi offerti sembra essere la via giusta per consacrare questo tipo di opportunità. Molti americani, come emerge dalla ricerca, sono ancora scettici, hanno paura, preferiscono i metodi tradizionali.

Sta ora agli istituti bancari, ai servizi commerciali, ai grandi network rendere interessante, veloce, sicura e pratica questa tecnologia. Non basta quindi solo un’evoluzione tecnologia del mezzo ma serve una vera rivoluzione culturale, simile a quella che anni fa ha fatto diventare di uso come servizi come il bancomat o la carta di credito.

Qui per scaricare la ricerca completa Consumers and Mobile Financial Services 2014.

Doppiaggio, bingo e capelli: i migliori annunci stampa della settimana

La pubblicità, la più efficace arma di seduzione della merce. Come ogni lunedì vi proponiamo i migliori annunci stampa provenienti dalle più creative agenzie del mondo! A voi:

Nestle: Moon

Semplice e naturale questa print per la linea di acque minerali a marchio Nestlè. Il tappo sopra la sagoma della luna fa apparire una bottiglia d’acqua.

Advertising Agency: Nabaroski, Cairo, Egypt
Creative / Senior Art Director: Mohamed Nabarawy
Copywriter: Shahir Serry

Papermate: Right the wrong



Bianco buono, nero cattivo, bianco giusto, nero sbagliato. Bianco correttore, nero inchiostro. La forza comunicativa di questa splendida campagna stampa per un correttore di inchiostro si basa su una semplice e universale opposizione. Si fa riferimento con grazia espressiva a campi narrativi diversi (religione, fantasy, mitologia).

La nostra preferita? La prima: l’angelo tramortisce il demone con il solo uso del dito, che non è nient’altro che la punta del correttore.

Advertising Agency: TBWA, Kuala Lumpur, Malaysia
Chief Creative Officer: Saad Hussein
Creative Director: Chow Kok Keong
Copywriter: Tan Jit Seng
Art Director: Loo Kok Seng

Lysopaine: Bingo/Concert/Game

Vox Lysopaine, la pastiglia per la gola che vi farà ritrovare la voce, dopo una mega vincita al gratta e vinci, dopo un match importante e dopo il concertone metal!

Advertising Agency: Y&R, Paris, France
Creative Director: Pierrette Diaz
Art Directors: Guillaume Auboyneau, Steven Guyard
Copywriter: Eric Lavenac
Illustrators: Antoine Magnien, Anne Lecerf

Dukto drain opener: Elephant/Bear

Problemi domestici: i capelli che intasano la  doccia! Dukto Drain Opener è il prodotto per le tubature che promette di liberare la vostra doccia dai temibili intoppi formati da peli e capelli, rappresentati in queste ads da due animali selvatici che resistono con tenacia al risucchio dello scarico.

Headline: “Lasciali correre liberi“.

dvertising Agency: Fahrenheit DDB, Lima, Peru
Executive Creative Director: Ricardo Chadwick
Creative Director: Ricardo Mendoza
Head of Art: Luciano Leone
Illustrator: Estilo3D

Capitaine Plouf Music & Sound Design: Sound


Missione: presentare la serietà e l’affidabilità del lavoro e dei lavoratori di uno studio di registrazione e doppiaggio specializzato in advertising tramite scenette umoristiche.

Azione: Per l’amore del suono, quello più reale possibile, i dipendenti si prestano a torture corporali di ogni tipo. Ne fa le spese anche un povero coniglietto, elettrificato per doppiare un cartone animato.

Risultati: Ottimi, un sacco di risate.

Missione compiuta.

Advertising Agency: McCann Erikson, Paris, France
Creative Directors: Pierre Riess, Romain Guillon
Art Director: Nicolas Boyer
Copywriter: Marc Platet
Photographer: Sacha Goldberger

BrandZ Top 100 Most Valuable Global: 7 lezioni dai brand

brandZ 2014 i segreti dei brand di successo

Ufficialmente la BrandZ Top 100 Most Valuable Global verrà resa nota mercoledì 21 Maggio, ma noi vogliamo darti qualche assaggio della classifica che raccoglie i 100 migliori brand che si sono distinti a livello globale.

Lanciata per la prima volta nel 2006 da Millward Brown (agenzia di ricerca specializzata in efficacia della pubblicità, comunicazione strategica e ricerca su media e brand equity), per conto di WPP la classifica viene stilata ogni anno per evidenziare quali sono le marche più virtuose su scala mondiale. Alla sua nona edizione,  l’agenzia svela quali sono i segreti del successo dei brand che nel giro di questi otto anni hanno creato valore.

L’analisi si basa sulla combinazione di 2 elementi: andamento delle performance economico-finanziare aziendali (accertato dai dati provenienti da Bloomberg e Kantar Worldplanet) e la percezione che hanno i consumatori sui brand (più di 2 milioni di intervistati).

Apple, Samsung e Amazon sono tra le realtà che dominano la classifica della Millward Brown. Ognuna per un motivo diverso, ognuna con una lezione da insegnare. Ecco che cosa può apprendere un’azienda desiderosa di rinnovarsi:

#1 Trovare una verità assoluta

Il principio K.I.S.S (keep it simple, stupid) vale ancora oggi ed Apple lo sa bene. L’azienda di Steve Jobs sa che tanto più una tecnologia è semplice da usare, tanto più questa sarà richiesta e apprezzata. Non è un caso quindi, che Apple nel 2012 si trovasse in prima posizione nella classifica dei 100 TOP Brand con un valore stimato $183,0 miliardi. E pensare che nel 2006 Apple partiva dalla 29esima posizione con un valore di 16 miliardi di dollari!

Diverso invece è stato il destino di Nokia, che ha preferito fare affidamento sulla propria superiorità tecnologica per ostacolare l’ascesa di Apple, perdendo  così di vista quello che chiedevano i consumatori. Un imperdonabile errore che ha portato il brand addirittura fuori classifica.

#2 Crea il tuo personale punto di contatto

Il marketing di Samsung, cavalcando l’onda del selfie è riuscita a creare un personale punto di contatto, sfruttando un evento famoso come quello degli Oscar 2014.

La benevolenza da parte dei consumatori nei confronti del brand è frutto di alcune memorabili campagne pubblicitarie (te la ricordi Winner takes the earth?) che hanno permesso a Samsung di crescere così rapidamente, aggiudicandosi un 30esimo posto nella classifica. I margini di miglioramento sono ampi e se il marchio sudcoreano-americano continua così potrà avanzare nelle primissime posizioni.

Samsung, campagna Winner takes the earth

#3 La superiorità tecnologica non è tutto

Il legame tra uomo e brand è irrazionale, quasi come l’amore tra un uomo una donna. Apple, Samsung e Nokia offrono prodotti simili dal punto di visto tecnologico eppure i consumatori sanno quale dei tre scegliere.

#4 L’espansione internazionale non è l’unica via alla crescita

Estendere il proprio brand ad altre categorie merceologiche si è rivelato una tattica di successo per un retail brand come Amazon, che distributore di libri è diventato distributore universale. Walmart invece ha creduto che una strategia di acquisizione su altri mercati sarebbe stata vincente in un’ottica di espansione mondiale, ma non è servita ad arrestare il declino a cui sarebbe andata incontro.

#5 Forte innovazione e rinnovamento determinano crescite significative in quasi tutti i mercati

Questa è la lezione impartita da Amazon, che ha sconvolto le nostre abitudini d’acquisto. La tendenza è diventata in poco tempo quella di comprare prodotti di diversa natura merceologica sul sito di e-commerce più famoso al mondo.

Pensa nel 2007 l’azienda si trovava nella 92esima posizione. Attualmente il marchio copre la posizione numero 9, con un valore di 45,7 miliari di dollari. Che ascesa per Amazon. Sembra che anche Vodafone e BT stiano seguendo la linea dell’e-commerce di Seattle, grazie ad un ampliamento dell’offerta dei servizi.

#6 Spesso i concorrenti non sono quello che si crede

Chi è il primo competitor di Visa? Se la risposta è MasterCard, sappi che hai sbagliato. Il denaro contante e gli assegni sono i veri nemici di tutte le carte di credito.

#7 Impara a vivere localmente

Mc Donald’s e Coca Cola hanno plasmato la loro filosofia di marketing proprio su questo mantra: impara a vivere localmente, adattando il brand ai gusti locali di un territorio preciso.

mc flurry con oreo

Mancano poche settimane alla pubblicazione della classifica dei 100 Top Brand dell’anno 2014. E tu, ti sei fatto un’idea dei brand più virtuosi dell’anno 2014?