La Sdraio dell'Agnello: "Non voglio vedere questo post"

Mettiamo caso, ma davvero per caso, che io non abbia nulla da dire oggi.
Cosa faccio? Chiamo il mio contatto in Ninja Marketing, e dico “Senti bella mia, oggi stammi bene io pubblico martedì, che sto pieno di appuntamenti mi sono fatto male in settimana e guarda non tengo un cazzo da dire.”
E lei mi direbbe:
“Agnello ma come? Ma sei stronzo? Con tutti i miliardi che prendi per ogni cartella che scrivi per il Washington Post ora nemmeno due righe per noi?”
E io:
“No. Scusa ora entro nella SPA che dopo devo andare a giocare a tennis con quella che assomiglia a Camoranesi, come si chiama, quella lì italiana brava.”
Ok a parte gli scherzi non ho nulla da dire oggi. Sul serio.

A parte una cosa. Una piccolissima cosa.

Se fossi un brand e avessi da comunicare oggi il nulla assoluto, il mio social-media-master-of-coolness-strategist di Orvieto  mi direbbe di pubblicare su faceboom una bella immagine di lavatrice, caramelle, merendine, tubi, cani, materiale edile, o chissà che caspita vendo, con un testo semplice, vicino, qualcosa di amichevole, coinvolgente, umano.
“HEI NOI CI SIAMO OGGI! – nome del prodotto-”
Così tanto per aumentare l’engagement .
Un brand non avendo nulla da dire non dice alla fine nulla eppure spende soldi.
Io non beccherò una lira ma almeno vi sto dicendo qualcosa pur non avendo nulla da dire. E magari ora avete pure sorriso.
Ed è questa la bellezza del giochino della scrittura, quella senza pensieri o paletti. Puoi anche non avere un cazzo da dire, ma almeno puoi dirlo bene e portarlo dove vuoi tu. E a quel punto diventa qualcosa da dire.

Quindi io sono bravo e i brand cretini?
No.

Se ci fosse voglia, tempo, spensieratezza e due idee non cagate come uova in una batteria di polli cinesi, magari si potrebbe applicare questo semplice trucchetto anche alla scrittura pubblicitaria, e che diavolo, mi voglio rovinare, anche al social media marketing.
E sarebbe anche molto facile. Previa ristrutturazione di tempo e compiti nelle agenzie.
Ma di questo ne parleremo un’altra volta.

Per ora statemi bene.
E buon lunedì.
Ah ieri ha perso la Juventus, potevo anche parlare di quello.
Vabbeh.

L’Agnello.

Selfie, cani e virus: i migliori annunci stampa della settimana

Una nuova settimana, un nuovo inizio! Una costante: la storica rubrica dei migliori annunci stampa della settimana raccolti per voi da Ninja Marketing! Che sia dato inizio alla carrellata creativa: Go!

Air France: France Is In The Air

Questa campagna stampa per Air France ci ha conquistato fin da subito! Colori sgargianti e complementari, modelle truccate e ricchi sfondi con elementi che fanno riferimento alla cultura francese: cibo, belle donne, arte.
Esatto: “France is in the air“!

Advertising Agency: BETC, Paris, France
Executive Creative Director: Rémi Babinet
Copywriters: David Soussan, Nathalie Dupont
Art Director: Marie-Eve Schoettl
Photographers: Sofia Sanchez, Mauro Mongiello

Safernet Brasil: Selfie

Quanto pensi sia pericoloso il tuo ultimo scatto selfie? Safernet Brasil, associazione civile di diritto privato che  previene e denuncia gli abusi della privacy e i reati a mezzo internet, pensa che internet non abbia segreti e ci invita a tenere il più possibile la nostra privacy off-line. 

Advertising Agency: Propeg, Brazil
Creative Directors: Ana Luisa Almeida, Edu Henrique
Art Directors: Lenilson Lima, Gus Simões, Bertone Baludíno, André Oki, Thiago Machado
Copywriters: Mauricio Oliveira, Guilherme Caccicio, Hayre Borges
Illustrator: Ricardo Moreira
Photographer: Vini Goulart

Santa Casa de Misericórdia de São Paulo: Pneumonia/Hepatitis/AIDS


Secondo l’ospedale privato ‘Santa Madre della Misericordia’ di San Paolo (Brasile), l’obesità uccide più persone di questi terribili virus: polmonite, epatite e AIDS. La teoria è forte e la messa in grafica è ancora più controversa: la visione è quella classica di un microscopio, in cui però la cellula e i virus che la attaccano sono sostituiti da alimenti ipercalorici.

Advertising Agency: Y&R, São Paulo, Brazil
Executive Creative Directors: Rui Branquinho, Flávio Casarotti
Art Director: Rafael Goulart
Copywriter: Bruno Souto
Photographer: Marcelo Ribeiro

Caninocross: Tongue

Grazie alla pubblicità possiamo scoprire un sacco di cose! Grazie a questa print siamo venuti a conoscenza di uno sport che si pratica in tutto il mondo. Stiamo parlando del CaniCross, corsa agonistica che si pratica insieme al proprio cane. La lingua di questi sportivi è davvero strana, assomiglia proprio a quella dei compagni di gara a quattro zampe!

Advertising Agency: Gitanos Studio, San José, Costa Rica
Creative Director / Art Director: Daniel Montiel
Photographer: Eloy Mora

Purina ProPlan dog food: All the energy your dog needs

Se nella print precedente il migliore amico dell’uomo non era visibile, in questa esempio, invece, è il protagonista. McCann Erickson Israele firma questa divertentissima pubblicità paradossale. I croccantini Purina donano al tuo cane tutta l’energia di cui ha bisogno e anche di più!

Attenti: la buca in giardino di Fido potrebbe essere davvero profonda!

Advertising Agency: McCann Erickson, Tel Aviv, Israel
Creative Directors: Nir Levi, Sigal Abudi
Art Director: Moran Kal
Copywriter: Lior Shoham

iBeacon: scopriamo gli sviluppi che può portare un CMS per gestirli

Inbeacons: scopriamo il CMS per gestire gli iBeacon

iBeacon: scopriamo gli sviluppi che può portare un CMS per gestirli

iBeacon è una tecnologia ideata da Apple che permette di tracciare un utente iOS7 all’interno di un edificio. Si tratta di un piccolo dispositivo a basso consumo energetico basato sulla tecnologia bluetooth che, grazie a un app specifica, consente di collegarsi all’iPhone di un utente e inviargli notifiche sulle caratteristiche di un prodotto nelle vicinanze e di eventuali promozioni.

Una volta attivata la connessione fra lo smartphone e l’iBeacon, l’utente potrà ricevere informazioni dettagliate sui prodotti ai quali si avvicina.
Beacon, in inglese, significa faro: non a caso, l’obiettivo del device è guidare l’utente in un’esperienza d’acquisto più completa possibile.

Come racconta il nostro collega Andrea, la caratteristica più interessante di iBeacon riguarda il suo essere un protocollo “passivo”, cioè in background: una volta installata l’app e attivato il bluetooth, le notifiche arrivano automaticamente sul device, senza altre azioni da parte dell’utente. La portata del segnale sarà di circa 50 metri.

Questa tecnologia può rappresentare un bel salto per il retail e il mobile marketing.
Gli smartphone consentono di navigare velocemente e con buona qualità: Alessandro Prunesti ci informa che secondo alcune ricerche di Google il 90% degli utenti si serve dello smartphone per cercare notizie sui propri acquisti e il 19% per concludere l’acquisto. Non solo: sempre più spesso andiamo a caccia di notizie sul prodotto sullo smartphone all’interno del punto vendita.
Ecco perché iBeacon può rappresentare un plus sia per il retailer che per il cliente.

Inbeacons: una novità italiana per gestire gli iBeacon

I ragazzi di Inbeacons.com, dopo aver sviluppato la prima app, hanno pensato che un CMS avrebbe aiutato nella gestione senza modificare il codice per ogni cambiamento. A quanto pare, l’idea ha ottenenuto riscontri positivi fra gli early adopter, soprattutto per la possibilità di configurare il comportamento di un’app da una dashboard web based e di avere la possibilità di decidere quali contenuti pushare quando i dispositivi si avvicinano ad un beacon.

In questo modo le modifiche, più veloci, possono essere fatte attraverso una dashboard, con risparmio di tempo e fatica notevoli. “Il nostro obiettivo è sempre quello di ridurre al minimo le incombenze relative alla gestione tecnica, un’esigenza particolarmente sentita”.
Presto Inbeacons offrirà tre diversi pacchetti: un tool gratuito per le sperimentazioni, un pacchetto base, che offrirà più opzioni, e un pacchetto pro con più funzionalità.

iBeacon diventerà un punto di riferimento nell’ambito tecnologico, come successo per gli altri prodotti Apple? Contribuirà alla rivitalizzazione del retail marketing?
Siamo solo all’inizio: vedremo in futuro se la casa di Cupertino avrà avuto ragione anche questa volta.

Come migliorare le Facebook Ads

In un momento in cui la visibilità dei post su Facebook è pressocché vicina allo zero, potrebbe tornare utile ripassare alcuni suggerimenti per migliorare le proprie campagne a pagamento. Con alcuni semplici accorgimenti, infatti, si potranno raggiungere i risultati sperati anche con meno investimento previsto. Ma vediamo insieme quali.

1. Presta attenzione al colore delle immagini

Che il colore delle immagini sia importante è noto a tutti, ma quale colore potrebbe aiutare le nostre campagne a performare meglio rispetto ad altre?

Vi suggeriamo questa grafica che riassume quali atmosfere e situazioni possono evocare i diversi colori. Utilizzate quindi la tonalità che preferite a seconda dell’obiettivo da raggiungere!

2. Sii sempre te stesso, usa il tuo linguaggio!

Lo ripetiamo sempre perchè è fondamentale: nei tuoi messaggi, sia che essi siano post che pubblicità a pagamento, sii sempre te stesso. Utilizza il linguaggio che riflette il tuo brand, e fai in modo che il messaggio sia diretto, conciso, chiaro, originale e autentico.

3. Utilizza immagini di impatto

Non è mai facile scegliere l’immagine giusta da utilizzare per le tue campagne facebook, soprattutto per quelle che finiranno sulla colonna destra. Si tratta di immagini piccole, e quindi la vostra bravura dovrà essere quella di riuscire ad essere incisivi anche in così pochi pixel.

I colori, come già visto, possono essere di aiuto, ma il segreto principale è la riconoscibilità. Operate nel settore food? Fate in modo che uno dei vostri prodotti sia in primo piano e ben riconoscibile, anche a costo di sacrificare testo e logo. Viceversa, siete un brand di abbigliamento? Prestate molta attenzione alla componente umana: l’utente si riconoscerà nell’immagine e sarà più invogliato a richiedere maggiori informazioni e a interagire con la promo.

4. Scegli bene il tuo target

Conosci il tuo target? Sai chi è che compra il tuo prodotto o è già interessato al tuo brand? Realizza una profilazione, e vai a cercare lo stesso gruppo di riferimento su Facebook.

Non inserire mai più Paesi in una stessa campagna: il mercato inglese e il mercato francese, oltre la lingua, potrebbero avere processi di acquisto e interazione molto diversi tra loro.

In genere evita di inserire ulteriori filtri nel campo “altri dati demografici”: non sempre tutti gli utenti inseriscono i dati e qualora lasciassero in bianco rischieresti di perdere tutta questa fetta di potenziali fan.

5. No caratteristiche, ma benefit

Può sembrare scontato, ma è bene ricordarlo. Il nostro target non vuole conoscere le caratteristiche del nostro prodotto, vuole sapere perché lo dovrebbe comprare, cosa ci guadagna lui ad avere l’oggetto o a partecipare a un evento.

Nelle campagne ads Facebook offre un numero limitato di parole: sfruttatele al meglio. Evocate sensazioni, benessere, fate capire realmente il valore aggiunto del prodotto.

Italia Caput Mundi: lo storytelling sugli occhiali [PARTE 5]

Riprendiamo il discorso sui prodotti made in Italy, in quanto eccellenze per l’export internazionale, a partire dalla riflessione della settimana scorsa, quando abbiamo scoperto che l’etichetta “made in Italy” anticamente veniva usata nei Paesi europei per distinguere quella merce che non sarebbe stata dovuta comprare dal consumatore.
Ma se questo poteva costituire uno svantaggio competitivo per i produttori italiani, ben presto la maèstria degli artigiani e la qualità superiore dei materiali e della manifattura dei prodotti fatti in Italia dettero al marchio quella connotazione positiva ancora oggi riconosciuta ovunque.

Il discorso per esempio vale, come abbiamo visto, non solo per prodotti famosi come le scarpe o la pasta, ma anche per le piastrelle, per i rubinetti o, scopriremo oggi, gli occhiali, che non sono propriamente conosciuti dalla maggioranza delle persone come eccellenze internazionali.

Export da record per gli occhiali made in Italy

Proprio il mese scorso Cirillo Marcolin, presidente dell’Anfao, l’Associazione nazionale fabbricanti articoli ottici, dichiarava che nel 2013 abbiamo battuto l’ennesimo record, in termini di valore e di volumi, con l’export di occhiali da vista e da sole made in Italy.
L’esportazione di questo prodotto, infatti, è cresciuta del 7,2% a 2,811 miliardi, pari al 90% della produzione, che vale 2,919 miliardi di euro.

I mercati principali per l’occhialeria italiana sono stati fino ad ora Europa e Stati Uniti, che assorbono l’80% del flusso di uscita degli occhiali dall’Italia. Per quanto riguarda i mercati cinese e asiatico, invece, nel 2013 il mercato ha subito un lieve calo, registrando una crescita del 2,7%: a penalizzare questi mercati è il calo della vendita di montature.

L’importanza delle politiche attive per i consumi degli italiani

Questi numeri parlando chiaro e ci permettono di fare una riflessione in termini di politiche da attivare, perché se siamo competitivi sul piano internazionale, allora occorre riuscire assolutamente a far ripartire la domanda interna, poiché nel 2013 il mercato italiano ha perso un altro 2,3% e per il 2014 le previsioni di vendite in Italia non sono positive.

Ma cos’hanno di speciale gli occhiali fatti in Italia?

Quando ho iniziato a scrivere questo post, ho scoperto una storia davvero affascinante legata agli occhiali da vista italiani: infatti a Venezia, nel 1100, quando si riteneva importante mantener segreta l’arte della produzione del vetro, tra l’altro considerato un materiale pericoloso al punto da essere circoscritto alla località di Murano, fu vietata espressamente ogni fonte di traffico a forestieri, sia interna che esterna. In realtà, la produzione di lenti a Venezia era oramai molto presente e i commercianti cercavano di difendersi dalla produzione straniera di lenti.

Addirittura, nel 1284, i Capitolari delle Arti Veneziane prevedevano pene per chi fabbricasse occhiali in vetro, lasciandoci comprendere quanto l’arte di costruirli sia tutt’altro che recente, e che tale arte consolidata sia stata remunerativa già all’epoca al punto da giustificare una contraffazione.

Da lì, facendo un salto fino ai giorni nostri, quando ci riferiamo ad un prodotto made in Italy come gli occhiali, grazie alla campagna di comunicazione Italia Caput Mundi, abbiamo imparato che un prodotto italiano è leader sul mercato mondiale innanzitutto perché frutto di un pensiero laterale: da semplice oggetto quotidiano, il produttore italiano ha lavorato su originalità, eleganza, comodità, riuscendo a realizzare la sintesi di un oggetto icona di design e funzionalità.

Nessun segreto, perciò, nessun stratagemma particolare, se non quello di lavorare sulla grande qualità del prodotto al punto da distinguerlo da tutti gli altri presenti sul mercato.

Sarebbe riduttivo chiudere lo storytelling di oggi con “sembra facile, ma non lo è”, eppure a primo impatto sembra che le cose, per un artigiano o un commerciante italiano, oggi stiano proprio così. Non entra in discussione la capacità di produrre in maniera eccellente come ormai si fa da generazioni -anche perché l’eccellenza di un attore sta proprio nel fare con facilità qualcosa che per gli altri non è facile, e questo la rende già inimitabile in prima istanza- quanto piuttosto la coscienza della classe dirigente attuale nel rendere facile la vita di un imprenditore italiano in Italia.

Per un quadro più generale sull’eccellenza italiana, leggi Una classifica dei prodotti top a marchio “made in Italy”.

App of the Week: divertiti con Hipster CEO a creare la tua startup

Il termine hipster in Italia è accompagnato da giudizi spesso non proprio positivi, che qui non staremo a considerare… secondo il Merriam-Webster’s Collegiate Dictionaryl’hipster è  comunque “una persona che è particolarmente consapevole e interessato a modelli nuovi e non convenzionali (come nel jazz o moda)”.

Ecco probabilmente la spiegazione del nome dell’app di cui vi parliamo oggi, Hipster CEO, l’app con cui potete creare una startup e divertirvi a farla crescere.

Ricordate il Tamagotchi? Ecco, negli anni ’90 il passatempo dei giovani era quello di occuparsi di un animale domestico virtuale: oggi tutti, giovani e no, si occupano di piccole città virtuali, di squadre di calcio fittizie, si divertono insomma con Sim City, Second Life, Farmville.

Hipster CEO si inserisce in questo tipo di giochi ma in un modo davvero originale: in un periodo in cui si parla tanto di startup che fanno improvvisamente fortuna, ecco un gioco che ti mette alla prova e ti sfida a diventare il nuovo Zuckerberg!

Come si gioca?

Si inizia selezionando la vostra idea di prodotto da una lista preimpostata tra applicazione dating, servizio di file-sharing , app di messagistica, mobile gaming , microblogging  e altri. Quindi , si seleziona un target di mercato – ancora una volta, da una lista preimpostata che va dai geek agli appassionati di birra.

Si inizia con circa 14 mila dollari e un impiegato (cioè voi stessi) : da lì in poi si arriva a fare qualsiasi cosa, dall’assumere degli specialisti al garantire la formazione dei dipendenti, aggiornare il proprio ufficio e persino mantenere la felicità personale .

La chiave del successo su Hipster CEO è assumere per la propria startup il “talento giusto”, per il proprio marketing, per le vendite o per altre esigenze tecniche.

Occhio agli investimenti!

Su Hipster CEO la situazione della tua startup può cambiare improvvisamente per effetto degli investimenti, sia quelli che la vostra azienda può ricevere come le richieste di acquisizione ad esempio,  sia quelli che scegliete di fare. In entrambi i casi, proprio come nella vita reale, le possibilità di fallimento vi possono aspettare dietro l’angolo.

Nonostante il gioco riproduca diverse possibilità di gestione di una startup , ci sono ancora alcuni aspetti da migliorare come il fatto che non si possa utilizzare il denaro ricevuto dalla vendita della propria startup precedente per iniziare una nuova avventura. D’altro lato, il denaro accumulato nel proprio portafogli può essere speso per attività costosissime e a volte poco utili come ad esempio su dei fantomatici  “Groogle Occhiali “, al costo di $ 5 milioni!

 Se siete troppo pigri per aprire una startup ma continuate a sognare di crearne una, provate a giocare a Hipster CEO: non dovrete neanche chiedere un prestito in banca, vi basteranno 2,69 euro per scaricare l’app e avviare la vostra prima startup 😉

Potete scaricare l’app cliccando sull’immagine qui sotto:

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Freschissima, arriva la nuova top 10 fumetti e illustrazioni con la vostra dose di stimoli creativi settimanali, tra autori affermati, nuovi talenti, giovani promesse, sia in Italia che nel mondo. Pronti per una nuova ispirazione?

Buona visione!

Top 10 fumetti e illustrazioni Cho

Michael Cho ha annunciato di essere al lavoro sul suo primo graphic novel, che si intitolerà “Shoplifter”. Pubblicato dalla newyorkese Pantheon Books, sarà in uscita a settembre 2014.

Top 10 fumetti e illustrazioni comics cidad

Joe e Anthony Russo, i registi di “Captain America: The Winter Soldier” in questi giorni in tutti i cinema, sono all’opera sul loro graphic novel. Si tratta di “Ciudad”, annunciato in uscita per il prossimo dicembre dalla Oni Press. Un lavoro in cui collaboreranno con l’autore Ande Parks e l’artista Fernando Léon.

Top 10 fumetti e illustrazioni Mike Allred Silver Surfer

Questa è la cover del numero 1 del nuovo atteso “Silver Surfer” dell’immenso Mike Allred, per Marvel, uscito negli USA il 26 marzo. Con la sceneggiatura di Dan Slott e i colori di Laura Allred.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Sfar_Rrondhem_Alfred

“Donjon” è la serie a fumetti fantasy scritta da Lewis Trondheim e Joann Sfar, con in ogni numero un incredibile disegnatore, questa volta si tratta di Alfred per il volume “Donjon Crépuscule 110. Haut Septentrion” edito da Delcourt.

Top 10 fumetti e illustrazioni Kellie Strom

Tra le prossime uscite della casa editrice indipendente inglese Nobrow ci sarà anche il volume illustrato di Kellie Strøm che si intitola “Worse Things Happen at Sea”: navi storiche, creature mostruose, abissi e oceani profondissimi.

Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Donya_Todd's

Donya Todd irrompe sulla scena dei fumetti Regno Unito con la new wave del fumetto britannico. Questo è il suo “Death & The Girls”, una centrifuga pop-surreale-macabra di dissolutezza, pazzia e scappatelle per Blank Slate Books.

Top 10 fumetti e illustrazione Sampayo Munoz

I maestri José Munoz e Carlos Sampayo rendono alla grande cantante jazz Billie Holiday, a trent’anni dalla sua morte con uno struggente omaggio che porta il suo nome: “Billie Holiday” in uscita in questi giorni in tutte le fumetterie per Edizioni BD.

Top 10 fumetti e illustrazioni Emile Bravo

Il tratto inconfondibile di Emile Bravo disegna la storia di Jean Regnaud “Mia mamma (è in America, ha conosciuto Buffalo Bill), in arrivo nella nuova edizione per BAO Publishing. Gli autori saranno in Italia il 1 e 2 aprile, in occasione del Future Film Festival con la proiezione del film d’animazione tratto dal loro graphic novel.

Top 10 fumetti e illustrazioni Kitty Crowter

Kitty Crowther è un’autrice e illustratrice di letteratura per l’infanzia. Di origine metà inglese e metà svedese, vive e lavora in Belgio. In questi giorni è stata a Bologna per uno degli incontri organizzati da “Aspettando Bilbolbul”.

Top 10 fumetti e illustrazioni Katsumi Komagata

Katsumi Komagata lavora sull’oggetto libro, giochi di colori e forme, trasformazioni della carta nelle mani per conoscere, comprendere, imparare. In Italia in occasione della Bologna Children’s Book Fair, potete vedere le sue opere nella mostra “Air zoo”, alla Cineteca di Bologna fino al 24 aprile e nella mostra “I libri di Katsumi Komagata” al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica fino al 27 aprile. Nell’immagine vedete il “Little Tree”.

Nel salutarvi vi ricordo come ogni volta che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio!
Grazie a tutti quelli che l’hanno già fatto, vi aspettiamo!
Odri

Il romanticismo di Firestone: rurale è bello [VIDEO]

Sento che già siete fuori strada: la protagonista dello spot di Firestone realizzato dall’agenzia creativa di Chicago, Leo Burnett, non ha l’anulare sinistro talmente cicciottone da avere come fede nuziale uno pneumatico, bensì ci sono due piccioncini (o quattro?) che hanno fretta di partire con il loro pick-up.

Flashback?

Sarà forse uno spot che, allo stesso modo di UP, ripercorre le vicissitudini di una coppia da giovane a meno giovane?

Montaggio parallelo e analogie

La tecnica del montaggio parallelo accosta due scene per mostrare somiglianze. Entrambi gli uomini guardano l’orologio e aspettano la loro metà.

Forever Dependable

True Love Will Find You In The End calza a pennello, il brano del 1984 del cantante americano Daniel Johnston aggiunge ulteriore tenerezza ai gesti affettuosi dei protagonisti e dona un tocco di semplicità campagnola che non stona per niente. Il pick-up da noi in Italia non è del tutto consueto, ma la ruralità anche se in forme diverse esiste e come! Il pick-up è l’apecar dei nostri nonni, utile e “familiare”. Siamo troppo abituati ad un immaginario delle auto e dei suoi componenti legati al prestigio, soldi, potere, classe, forza ma quanto invece è importante l’affidabilità e la sicurezza? Di Firestone ci possiamo fidare, è quanto recita il claim e..con una famigliola così graziosa come fare a pensare il contrario?

In ogni caso il premio Firestone come miglior attore dovrebbe andare a lui

CheFare 2: le finali. Nuovi modi di creare cultura oggi

La centralità delle nuove tecnologie sta contribuendo a fare emergere un particolare tipo di intelligenza collaborativa, basata sull’empatia e il sapere ormai reticolare.

I processi cooperativi che ne derivano sono più facilitati, dando vita a una grande quantità di nuove pratiche di produzione sociale, culturale ed economica. Il risultato è che le buone idee adesso si trovano dappertutto e il loro valore ha a che fare in misura sempre maggiore col consenso costruito all’interno delle comunità e dei territori.

Tutto questo perché la nostra epoca è contrassegnata in modo crescente da una comunicazione di tipo orizzontale e l’industria culturale tradizionale, con la ricerca del consumo di massa, sembra non essere più in grado di rispondere alle nuove necessità contemporanee dell’accesso alla cultura.

C’è bisogno per questo di immaginare innovative formule (di progettazione, organizzazione, distribuzione del sapere), che siano in grado di agire nella “molteplicità” del presente. Allo stesso tempo è necessario sperimentare alternativi modi per sostenere economicamente le iniziative culturali, nuove forme di economia basate su creatività, innovazione, collaborazione, giocate soprattutto su definizioni alternative di valore.

La cultura ha cioè bisogno di nuove spinte e proposte, e CheFare entra in gioco proprio in questo contesto. Tale progetto assume la valenza di strumento per indagare le trasformazioni del presente e le strade del futuro. Una sfida che la cultura e le pratiche innovative devono e possono così raccogliere.

CheFare

CheFare è una piattaforma per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti di innovazione culturale in Italia. Il progetto ha in particolare lo scopo di coniugare i valori di impresa e di sostenibilità economica con quelli della cultura più in generale.

CheFare fa parte dell’associazione culturale doppiozero (ente non profit che ha a cuore le sorti della cultura e dell’editoria), ed è co-prodotto da un network di soggetti partner come Avanzi, Fondazione Ahref, Tafter, Fondazione Fitzcarraldo, Societing, Lìberos; media partner quali Domenica-Il Sole 24 ore, Vita e con il patrocinio della Regione Puglia-Assessorato alle Politiche Giovanili e Bollenti Spiriti.


CheFare si basa sull’idea che per e far riconoscere valore economico alla cultura è necessario creare progetti culturali che abbiano in sè una forte valenza sociale e territoriale. Per questo motivo l’intero processo di CheFare premia, attraverso un concorso, le capacità dei soggetti proponenti di mobilitare le proprie reti sociali, attraverso il voto on-line e la capacità di narrazione che progetti e soggetti stessi suscitano nel territorio.

Un team di specialisti decreterà poi il progetto vincitore.

CheFare: perché partecipare?

Partecipare a CheFare offre l’opportunità di presentare a livello nazionale la propria realtà. Favorisce cioè la visibilità delle organizzazioni che lavorano nella cultura e la diffusione delle loro idee, fornendo strumenti innovativi per raccontare la propria storia, attraverso un progetto che verrà messo in rete.

Un team di esperti di CheFare, poi, lo valuterà e se passerà questa prima selezione lo metterà online per ben due mesi, affinchè venga conosciuto, apprezzato e per questo votato dal pubblico di Internet.

Gli 8 progetti che avranno in seguito ottenuto più voti, accederanno alla fase finale di CheFare, dove verranno valutati da una giuria apposita che sceglierà e decreterà il vincitore, il quale riceverà un premio da 100.000 euro per il prosieguo e sviluppo del progetto presentato.

Il bando CheFare è rivolto a imprese non profit, low profit e profit: associazioni, comitati, organizzazioni di volontariato, fondazioni, imprese sociali, società di persone, società di capitali, società cooperative, società consortili, organizzazioni non governative, associazioni di promozione sociale, Onlus, associazioni e società sportive dilettantistiche.

I 9 finalisti

Attualmente sono stati ammessi all’ultima fase di CheFare ben 9 finalisti.
1)A di Città
2)Apparecchio per aprire dal di sotto
3)di Casa in Casa
4)Farm Regeneration
5)Kinodromo
6)Memory Sharing
7)Or@le
8 )Periferica
9)Terra Piatta

9 invece di 8 per una differenza di soli due voti/punti che sarebbe stata inutile da non considerare.
Adesso, come già scritto e spiegato, toccherà ad una giuria attenta ed esperta valutare i 9 progetti finalisti, incontrando i proponenti stessi e passando al microscopio le diverse proposte. Il 3 aprile sarà annunciato il vincitore.

 

 

Per saperne di più:  www.che-fare.com

Stay tuned!

Vincere sul lavoro con i segreti di Ken il Guerriero

La vita in agenzia può essere stressante, un vero campo di battaglia, per questo bisogna studiare a fondo i grandi maestri del passato e imparare da loro.

Parlo ovviamente di Ken il Guerriero e delle sacre tecniche di Hokuto Marketing, qui provate per voi da me e Ciube.

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Alla prossima.

Jack ‘n Roll